CAVALLERIA RUSTICANAOPERA CUNTATARivive sulla scalinata monumentale del Teatro Massimo

l’opera di Mascagni nel “cunto” di Salvo Piparo

2 luglio 2025 ore 21:15 

Palermo 30 giugno 2025 –  L’Estate del Teatro Massimo presenta il 2 luglio alle ore 21:15sulla scalinata monumentale una lettura inedita e contemporanea della “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni. Autore, interprete e regista di questo speciale appuntamento realizzato in collaborazione con l’Associazione Kleis, è Salvo Piparo, che farà rivivere l’opera attraverso la forza e l’immediatezza del cunto” siciliano. Con il suo ritmo incalzante, Piparo rievocherà una storia di morte e di passione, partendo anche da ricordi vissuti da bambino in prima persona. In particolare ricorda il set di Francis Ford Coppola che proprio sulla scalinata del Teatro Massimo nel 1989 girava alcune scene indimenticabili de Il padrino – Parte III, con Al Pacino, Andy García e Sofia Coppola, mentre in Teatro si rappresentava proprio Cavalleria rusticana.
Piparo racconta l’opera con il ritmo incalzante del cunto, decifrandola attraverso l’attualità e toccando trasversalmente temi come la violenza, gli alterchi e gli sgarbi subiti, ancora presenti tra i vicoli della città e nelle cronache. I suoi ricordi personali si intrecciano all’attualità dell’opera, capace di narrare ancora vicende del nostro tempo.
In scena anche sette giovani narratori – Martina Saladino, Benedetta Vitale, Monica Scibona, Paolo Cacciatore, Claudia Calì, Giuseppe Portaluri – interpretano il popolo a cui è affidata la coscienza dei fatti, le contraddizioni delle gesta e la rivalsa della giustizia. Mentre sulla scalinata verranno proiettate immagini di repertorio degli allestimenti storici di Cavalleria Rusticana al Teatro Massimo. Completa il cast artistico l’aiuto regista Salvo Damiano.

SALVO PIPARO. Appassionato ricercatore di tradizioni popolari, rievoca la storia attraverso la tecnica del cuntu. Ha messo in scena testi di Salvo Licata ed è autore di numerosi spettacoli quali CrollalanzaShakespeare era siciliano, una produzione sul 150° della venuta di Garibaldi in Sicilia Focuranni, rappresentata in occasione della inaugurazione del Museo della Mafia a Salemi in omaggio al Presidente Giorgio Napolitano. Testimonial ufficiale per Unicef, da anni è impegnato con la sua attività teatrale nella lotta contro il pizzo. Tra i successi più recenti: Pallonate scritto e diretto da Ficarra & Picone e Buttanissima Sicilia tratto dall’omonimo libro di Pietrangelo Buttafuoco. E’ stato ambasciatore per il Mediterraneo all’Expo con oltre cinque spettacoli e show cooking messi in scena insieme al fratello, lo Chef Francesco Piparo, che partecipa alla trasmissione Rai La Prova del Cuoco condotto da Antonella Clerici. E’ stato l’attore narrante della trasmissione di Rai 3 Amori Criminali condotto da Barbara De Rossi. Ospite della stagione estiva dei Teatri di Pietra, per il Festival Dionisiache di Segesta, ha superato il record di presenze dell’intera stagione con Shakespeare in brexit. Al Teatro Biondo Stabile di Palermo ha presentato con grande successo C’era e c’era Giuseppe Schiera. È un appassionato interprete della voce del popolo che nelle sue rappresentazioni ritorna ad essere espressione autentica della saggezza più profonda dei grandi pensatori di strada, maestri indiscussi dell’arte del saper vivere attraverso la lente dell’ironia e dell’audace sopravvivenza, tra comicità e crudo realismo.

PER LA PRIMA VOLTA AL TCBO “CANDIDE” DI LEONARD BERNSTEIN

Il nuovo allestimento dell’operetta comica, coprodotta con il Teatro Verdi di Trieste, è firmatoda Renato Zanella per regia e coreografia e vede la direzione di Kevin Rhodes

Dal 4 all’8 luglio al Comunale Nouveau

«Candide è, prima di tutto, un viaggio. Un percorso di formazione e insieme di follia, un’esplorazione dei paradossi umani attraverso il filtro della satira, della musica e del teatro». Queste le parole del regista e coreografo veronese Renato Zanella sull’operetta comica in due atti di Leonard Bernstein dal romanzo di Voltaire – in scena al Comunale di Bologna per la prima volta nella storia del Teatro – che firma un nuovo allestimento di Candide ispirato allo spirito dissacrante dei Monty Python e all’inquietudine filosofica di The Truman Show. Lo spettacolo, co-prodotto con il Teatro Verdi di Trieste dove ha debuttato lo scorso 13 giugno, è in programma al Comunale Nouveau da venerdì 4 luglio alle 20.00 (e in replica fino a martedì 8 luglio) con la direzione dell’americano Kevin Rhodes.

«Leonard Bernstein definì Candide la sua ‘lettera d’amore musicale all’Europa’, – commenta il direttore d’orchestra – un’affermazione tipicamente bernsteiniana su un’opera scritta in origine per il palcoscenico di Broadway. Dico ‘tipicamente’ perché Bernstein cercava sempre di rompere le convenzioni e, come il suo celebre idolo Gustav Mahler, amava mescolare forme e stili per creare qualcosa di nuovo ed eclettico. Ma chiariamolo subito: Candide non è un musical di Broadway. È piuttosto un’operetta, o un Singspiel».

Per Rhodes e Zanella, che nel 2025 celebrano 30 anni di sodalizio artistico nato a metà degli anni Novanta alla Wiener Staatsoper, dove l’uno era il direttore principale del balletto e l’altro il direttore del corpo di ballo e coreografo principale, è la prima collaborazione con il TCBO. Rhodes ha collaborato con rinomate compagnie di danza di istituzioni come La Scala di Milano, l’Opéra di Parigi, la Staatsoper Unter den Linden di Berlino e con il New York City Ballet; Zanella è direttore artistico del Balletto presso la SNG Opera e Balletto di Lubiana, dopo aver lavorato anche con il Balletto dell’Opera Nazionale Greca, l’Arena di Verona e il Balletto Nazionale di Bucarest, e dal 2009 cura anche la regia di opere liriche.

«Ho immaginato la vicenda all’interno di una fantomatica Università della Vestfalia – racconta il regista – in quella terra che nel libretto viene descritta come poco evoluta e abitata da gente che parla una lingua incomprensibile, trasportando la narrazione in un contesto accademico surreale. È un luogo di studio e di apprendimento, ma anche uno spazio di sperimentazione, un microcosmo popolato da professori, studenti e figure in continuo mutamento, che riflettono i temi centrali dell’opera: la corruzione, il potere, i dogmi religiosi e politici, l’assurdità della guerra». Le scene dello spettacolo sono di Mauro Tinti, i costumi di Danilo Coppola, le luci di Paolo Liaci.

Attualissimi i temi dell’operetta, che vede alternarsi nel cast nelle diverse date i tenori Marco Miglietta ed Enrico Casari nel ruolo del titolo; i soprani Tetiana Zhuravel e Francesca Benitez come Cunegonde, i baritoni Bruno Taddia e Valdis Jansons nei panni di Voltaire/Dott. Pangloss/Martin/Cacambo. Completano il cast Madelyn Renée e Benedetta Mazzetto (The old lady/Baroness), Felix Kemp e Michele Patti (Maximilian/The Captain/Tsar Ivan), quindi David Astorga e Raffaele Feo come The Governor/Vanderdendur/Ragotski/Baron Thunder-Ten-Tronck/Grand Inquisitor, Aloisa Aisemberg ed Eleonora Filipponi come Paquette/Lisbon woman, Saverio Pugliese come Inquisitor I/Charles Edward/Father Bernardo/First Jesuit, Yuri Guerra come Lisbon men/Informer 1/Inquisitor II/Croupier/First Officer/Sailor Act 1/Sailor Act 2/Waiter/Waitress, Giulio Iermini come Informer 2/Inquisitor III/King Stanislaus/Second Officer/Re Eldorado, Xin Zhang come Sultan Achmet/Crook/Cardinal Archbishop/Señor, Zhibin Zhang come Hermann Augustus/Don Issachar/James the Baptist/Señor. L’Orchestra e il Coro – preparato da Gea Garatti Ansini – sono quelli del Teatro Comunale di Bologna.

È un viaggio tra mille vicissitudini quello che intraprende il protagonista Candide nel capolavoro di Bernstein, originariamente su libretto di Lillian Hellman e liriche di Richard Wilbur, con aggiunte di John Latouche e Dorothy Parker, per la sua prima assoluta nel 1956 a Broadway accolta con freddezza. Il successo arrivò dopo numerosi ritocchi, che portarono nel 1973 all’apprezzato adattamento su libretto di Hugh Wheeler, cui seguirono ulteriori aggiustamenti fino alla “versione finale rivista” del 1989. L’esilio da casa, la guerra, le calamità naturali, l’omicidio, la corruzione, sono solo alcuni degli ostacoli che il giovane affronta in un obbligato viaggio intorno al mondo che lo costringe a perdere progressivamente la sua ingenuità e ottimismo, che sposava l’idea di Gottfried Wilhelm von Leibniz sul “migliore dei mondi possibili”. Nella lettura di Zanella sono Pangloss e Cunegonde a progettare questa forzata maturazione del protagonista, sottolineata da Bernstein con una musica che, secondo il regista, si distingue per il suo timing; in scena ci sono anche otto ballerini, cornice costante del racconto.

La versione di Candide eseguita a Bologna è la “scozzese” del 1988, su libretto di Hugh Wheeler, testi di Richard Wilbur e liriche supplementari di Stephen Sondheim, John Latouche, Dorothy Parker, Lillian Hellman e Leonard Bernstein, eseguita per la prima volta il 17 maggio di quell’anno al Theater Royal di Glasgow (con Bernstein in sala): dirigeva John Mauceri e la regia era di Jonathan Miller e di John Wells. Questa versione, con alcune modifiche, venne poi ripresa dallo stesso Bernstein al Barbican Centre di Londra in forma di concerto con la London Symphony Orchestra nel dicembre del 1989 e incisa dalla Deutsche Grammophon.

Presenting partner di Candide è Alfasigma.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

I biglietti – da 15 a 90 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio.

IL TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO ANNUNCIA LA STAGIONE 2026E L’88ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL

Sei le tipologie di abbonamento offerte al pubblico; i rinnovi possono essere effettuati
a partire dal 7 luglio.

I nuovi abbonamenti sono in vendita a partire dal 15 luglio. I biglietti per i singoli spettacoli sono in vendita a partire dall’8 settembre.

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino annuncia la prossima stagione 2026 e l’88esima edizione del Festival Maggio Musicale: dodici titoli d’opera – in un arco temporale dal barocco al contemporaneo, con una nuova commissione –  2 cicli sinfonici diretti dal Direttore musicale Daniele Gatti, numerosi concerti sinfonici e sinfonico-corali con le numerose presenze di Zubin Mehta che nel 2026 festeggerà i suoi 90 anni, due balletti e gli spettacoli per le famiglie e le scuole.

ToscaPagliacci in dittico con Cavalleria RusticanaIl castello di Barbablù in dittico con
La voix humaineThe Death of Klinghoffer – titolo inaugurale del Festival –
Un ballo in mascheraGiulio CesareWozzeckRomanzo criminaleSimon Boccanegra
Les contes dHoffmann sono i titoli d’opera che compongono la stagione lirica e il Festival.

“Dodici titoli, dodici mondi. La nuova stagione d’opera del Maggio Musicale Fiorentino – dice il sovrintendente Carlo Fuortes – è un viaggio nel tempo, nella società e nell’anima umana. Un intreccio forte di storie che parlano di tutti noi: amori impossibili, solitudini, violenze, rivolte, sogni infranti e desideri che resistono. L’opera, qui, non è solo patrimonio da custodire: è materia viva, che brucia ed emoziona.

Un ballo in mascheraSimon BoccanegraToscaI racconti di Hoffmann: titoli amati, carichi di tradizione e bellezza ma anche di inquietudini che parlano del presente. Il doppio binomio verista Pagliacci/Cavalleria Rusticana riporta in scena un teatro crudo, passionale, dove ogni gesto è vita o morte. E poi Giulio Cesare di Händel: il barocco come specchio del potere, della seduzione e dell’ambiguità. Ma è nella frattura, e forse nell’azzardo – continua Fuortes – che il cartellone del 2026 trova la sua voce più forte. Con The Death of Klinghoffer di John Adams, titolo di forte impatto politico e civile, l’opera si apre al mondo e alle sue ferite ancora aperte. Wozzeck di Berg scava nella follia, nel disagio, nel linguaggio frammentato del nostro tempo. La voce umana di Poulenc e Il castello di Barbablù di Bartok raccontano, ciascuno a modo suo, il dolore muto e la distanza tra le persone. Il presente entra in scena con forza grazie a Romanzo criminale, nuova commissione del Maggio e di Musica per Roma, dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, che cura il libretto e con la musica di Nicola Piovani. Una storia italiana, cruda e affascinante, che diventa teatro musicale per la prima volta: un ponte tra il linguaggio del cinema, del noir e la forza evocativa della musica dal vivo.”

I direttori impegnati sul podio in questo “viaggio tra mito e realtà” sono 
Michele GambaRiccardo FrizzaMartin RajnaLawrence Renes
Emmanuel TjeknavorianGianluca CapuanoThomas GuggeisNicola Piovani
James Conlon Kent Nagano. Nomi, alcuni, di nuove affermazioni della direzione d’orchestra, giovani talenti che già oggi segnano comunque il futuro della musica, accanto a direttori acclamati e più acclarati del podio internazionale, capaci di rinnovare la grande tradizione operistica con autorevolezza e sensibilità. A rendere questa stagione un grande affresco scenico contribuisce un parterre di registi tra i più interessanti e visionari del panorama internazionale: Robert CarsenClaus GuthDeborah WarnerValentina Carrasco
Àlex Ollé (La Fura dels Baus), Davide LivermoreMassimo Popolizio e Laurent Pelly
La regia della nuova produzione di The Death of Klinghoffer sarà a cura di Luca Guadagnino. “Le loro letture porteranno in scena mondi estetici diversi ma certamente di grande interesse ed emozione, tra classicità reinventata, radicalità visiva, precisione psicologica e impatto cinematografico” commenta il sovrintendente.

Il versante sinfonico e sinfonico corale mette in cartellone il ciclo dedicato alle nove sinfonie di Ludwig van Beethoven e il ciclo dedicato a Felix Mendelssohn che sono affidati a Daniele Gatti, Direttore musicale del Maggio, ruolo che assumerà ufficialmente a partire dal Festival. “Gatti offrirà al pubblico – continua Fuortes – due percorsi sinfonici di grande respiro: l’integrale delle Sinfonie di Beethoven, vera colonna vertebrale della musica occidentale, e un ciclo dedicato a Felix Mendelssohn, con tutte le sinfonie e l’oratorio Elias, restituendo la pienezza spirituale e intellettuale di un autore ancora poco esplorato nei teatri d’opera italiani; e qui mi fa particolare piacere di ricordare oltre alla nostra smagliante Orchestra uno dei protagonisti di questi cicli, presente in tre concerti, in quasi tutte le opere, e in molti dei concerti della stagione: il mirabile Coro del Maggio, diretto da Lorenzo Fratini”.

Nel corso della stagione concertistica, molto ricca, con decine di appuntamenti sono previsti i più grandi direttori d’orchestra della scena internazionale a partire da Zubin Mehta, direttore onorario a vita del Maggio, che proporrà ben cinque programmi musicali tra cui un concerto particolarmente simbolico che il maestro dirigerà il 29 aprile, proprio nel giorno del suo 90esimo compleanno che ha deciso di festeggiare al Maggio e a Firenze.  Sul podio del nostro teatro saliranno Myung-Whun ChungPhilippe Jordan (con Beatrice Rana al pianoforte), Gianandrea NosedaTeodor Currentzis alla guida della musicAeterna Orchestra, Michele Mariotti (con Andrea Lucchesini al pianoforte), Daniele Rustioni
Diego Ceretta (con Benedetto Lupo al pianoforte e l’Orchestra della Toscana), 
Thomas Guggeis, Tomàs Netopil, Dmitry Sinkovski, Aziz Shokhakimov (con 
Alexandra Dovgan al pianoforte), Christophe Rousset. Inoltre i recital di canto di 
Jessica Pratt (sul podio Christopher Franklin), Asmik Grigorian (al pianoforte 
Lukas Geniušas),  Francesco Meli e Luca Salsi (al pianoforte Nelson Calzi); due concerti con la voce di Drusilla Foer (sul podio per il primo Salvatore Percacciolo e Timothy Brock nel secondo), e il concerto di Natale del 6 dicembre con il Coro di Voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Sara Matteucci.



Due gli spettacoli di balletto: Zakharova &Repin in Pas de deux for toes and fingers e il ritorno, sempre attesissimo, di Roberto Bolle; gli appuntamenti di “C’è musica e Musica” giunto alla terza edizione dedicati alle famiglie e le scuole con 6 appuntamenti (4 alla domenica e 2 di sabato) lo spettacolo di Venti lucenti firmato da Manu Lalli, La danza delle maschere, che sarà ispirato al “Ballo in maschera” opera in programmazione nel corso della Stagione 2026.

Ivor Bolton dirige musiche di Stravinskij e Mendelssohn

venerdì 27 e domenica 29 giugno al Teatro La Fenice

Pulcinella di Stravinskij e la Scozzese di Mendelssohn: sono i due brani in programma nel prossimo appuntamento della Stagione Sinfonica, che vedrà protagonista Ivor Bolton alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice. Il maestro britannico, tra i più ricercati del panorama attuale, dirigerà Pulcinella di Igor Stravinskij, affiancato dalle voci soliste del soprano Francesca Aspromonte, del tenore Juan Sancho e del basso Luca Tittoto; e la Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 Scozzese di Felix Mendelssohn Bartholdy. Due le repliche in programma al Teatro La Fenice, nell’ambito della Stagione Sinfonica 2024-2025: venerdì 27 giugno 2025 ore 20.00 (turno S) e domenica 29 giugno ore 17.00 (turno U).

                            Il programma della serata si aprirà con lo straniato neoclassicismo di Igor Stravinskij, e in

particolare con l’esecuzione di Pulcinella, il «balletto in un atto per piccola orchestra con tre voci soliste su musiche di Giovani Battista Pergolesi» che il russo compose tra il 1919 e il 1920 su invito di Sergej Diaghilev. Questi aveva infatti ritrovato pagine manoscritte settecentesche realizzate dal musicista marchigiano o a lui attribuite e chiese a Stravinskij di rielaborale per una nuova creazione coreografica. L’impresario dei Balletti russi coinvolse nel progetto anche Leonide Massine per le coreografie e Pablo Picasso per scene, costumi e sipario. Sebbene la collaborazione tra i tre artisti non sia stata tra le più semplici, Stravinskij riuscì a portare a termine la partitura a Biarritz il 20 aprile 1920 e la prima rappresentazione del balletto ispirato alla maschera napoletana si svolse all’Opéra di Parigi il 15 maggio 1920 sotto la direzione orchestrale di Ernest Ansermet.

                        Seguirà la Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 Scozzese di Felix Mendelssohn Bartholdy (1908-

1847). Così come per la successiva Italiana, anche questa composizione nacque da un viaggio di formazione: il compositore nel 1829 aveva infatti visitato l’Inghilterra e la Scozia e fu dall’esperienza di quell’orizzonte romantico settentrionale e ossianico che prese le mosse la Scozzese. La definitiva stesura della composizione arrivò dopo tredici anni di lunga elaborazione: i primi abbozzi della partitura risalgono al suo soggiorno romano del 1831, pressoché simultaneamente allo schizzo della Sinfonia Italiana, ma quell’abbozzo rimase nel cassetto. L’ambiente romano rendeva incapace il compositore «di ritornare indietro coi sentimenti nel brumoso paesaggio scozzese». Quel germe seminato dal viaggio scozzese del 1829 avrebbe dovuto aspettare oltre un decennio per essere completamente sviluppato; tanto che la Sinfonia Scozzese rimase l’ultimo dei cinque lavori sinfonici del compositore. Sarà infatti ripresa solamente nel 1841, in un momento di intensissima attività, conclusa nel gennaio 1842 e finalmente eseguita nell’estate successiva alla Società Filarmonica di Londra, sotto la direzione dello stesso autore e con dedica alla regina Vittoria.

                             Per approfondire la conoscenza della partitura, è in programma il consueto appuntamento

introduttivo: il concerto di venerdì 27 giugno 2025 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle ore 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice. I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Ivor Bolton

È uno dei più rinomati direttori nel repertorio classico e barocco: la sua versatilità è in ogni caso senza confini. Ha registrato un’acclamata serie di Sinfonie di Bruckner con la Mozarteumorchester Salzburg, di cui è stato direttore principale per dodici anni. Inoltre, ha diretto Billy Budd di Britten al Teatro Real di Madrid e alla Royal Opera House – Covent Garden, ricevendo il premio alla miglior produzione di «Opernwelt». Con la Sinfonieorchester Basel, di cui è stato direttore principale a partire dal 2016, ha registrato una serie di composizioni di Gabriel Fauré. A Madrid ricopre la posizione di direttore musicale dal 2015. Oltre a questi ruoli, è direttore onorario della Mozarteumorchester Salzburg, con la quale appare ogni anno al Salzburg Festival e in tour, e direttore principale della Dresden Festival Orchestra. Stabilisce una stretta relazione con la Bayerische Staatsoper, dove dal 1994 ha diretto una vasta serie di nuove produzioni, tra cui in particolare opere di Monteverdi, Händel e Mozart. Si è aggiudicato il prestigioso Bayerische Theaterpreis per il suo eccellente lavoro a Monaco. Nel 2024 è stato dichiarato Commander of the British Empire a Buckingham Palace per i suoi eccezionali servigi alla musica. Durante il periodo come direttore musicale dell’English Touring Opera e della Glyndebourne Touring Opera, si è esibito in rinomate sedi quali Maggio Musicale Fiorentino, Opéra National de Paris, Royal Opera House – Covent Garden, English National Opera, così come nei teatri d’opera di Bologna, Bruxelles, Amsterdam, Lisbona, Sydney, Berlino, Amburgo e Genova. In ambito concertistico, è stato direttore principale della Scottish Chamber Orchestra e apprezzato ospite ai bbc Proms e al Lincoln Center di New York, tra gli altri, e ha lavorato con ensemble come Tonhalle Orchestra Zurich, Concertgebouworkest Amsterdam, Orchestre de Paris, Rotterdams Philharmonisch Orkest, Gürzenich Orchester Köln, Wiener Symphoniker e Freiburg Baroque Orchestra. Tra i successi della scorsa stagione, Medée e Orlando al Teatro Real di Madrid, Entführung aus dem Serail e Idomeneo alla Bavarian State Opera di Monaco, concerti con Gürzenich Orchester Köln, Brucknerorchester Linz, Ne#therlands Philharmonic Orchestra, Mozartwoche e Salzburg Festival. Nella stagione corrente è impegnato in Theodora e Mitridate ancora a Madrid e nelle Nozze di Figaro alla Wienerstaatsoper, oltre alle sue attività a Basilea e Dresda. Sul versante concertistico, è impegnato con Gürzenich Orchester Köln, Maggio Musicale Fiorentino, in una data al Royal Danish Theater di Copenaghen ed esibizioni con Tonkünstler Orchester Niederösterreich, Belgium National Orchestra e hr Frankfurt, cui si aggiunge la costante collaborazione con Mozartwoche e Salzburg Festival.

Onegin di John Cranko al Teatro di San Carlo fino a giovedì 3 luglio

La Stagione di Danza 2024-2025 del Teatro di San Carlo prosegue con Onegin, il dramma in danza ispirato al romanzo in versi di Aleksandr Puškin, nella versione di John Cranko.

La supervisione coreografica è di Reid Anderson-Graefe, già Direttore dello Stuttgart Ballet che ne custodisce l’eredità artistica, affiancato da Jane Bourne per la messa in scena. L’allestimento vede le scene e i costumi di Elisabeth Dalton riprodotti da Steen Bjarke, anche light designer, e Diana Eckmann.

Le musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, rielaborate da Kurt-Heinz Stolze, verranno eseguite dall’Orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Martin Yates.

Prima rappresentazione in calendario giovedì 26 giugno alle ore 20:00. Onegin sarà in scena per sei repliche, fino a giovedì 3 luglio.

Impegnati Étoiles, Solisti e Corpo di Ballo del Lirico di Napoli, sotto la direzione di Clotilde Vayer.

I protagonisti, Onegin e Tatjana, vedranno l’alternarsi di tre coppie: Danilo Notaro e Claudia D’Antonio danzeranno il 26 giugno e il 3 luglio.

Per le recite del 27 giugno e del 1 luglio, interpreteranno i due ruoli Alessandro Staiano e Anna Chiara Amirante.

Stanislao Capissi e Luisa Ieluzzi, infine, saranno sul palcoscenico il 29 giugno e il 2 luglio.

Creato nel 1965 per lo Stuttgart Ballet, Onegin rappresenta uno dei vertici del balletto narrativo del Novecento. È con straordinaria potenza espressiva che Cranko porta in scena la vicenda di Onegin, un giovane aristocratico annoiato dalla vita, che troppo tardi comprende la profondità del suo amore per Tatjana. Nella storia del Teatro di San Carlo, il balletto ha visto poche rappresentazioni. È approdato per la prima volta al Lirico di Napoli nel 1995, con Alessandra Ferri e Patrizia Manieri in coppia con Rex Harrington e Ivan Goliandin. Ha conosciuto solo una seconda messa in scena, nel 2007, con protagonisti Giovanna Spalice e Giuseppe Picone in alternanza con Elena Tentschikowa e Ivan Gil-Ortega.

DANZA

Dal 26 Giugno al 03 Luglio

Onegin

Balletto in tre atti di John Cranko basato sul romanzo di Alexander Pushkin Musica di K.H. Stolze da P.I. Tchaikovsky

Scene e Costumi | Elisabeth Dalton Riprodotti da Steen Bjarke e Diana Eckmann Light design| Steen Bjarke Messa in scena | Jane Bourne Supervisione di Reid Anderson-Graefe Copyright: Reid Andreson-Graefe

Direttore | Martin Yates

Orchestra, Étoiles, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo Direttore del Balletto | Clotilde Vayer

Teatro di San Carlo | CREMISI giovedì 26 giugno 2025, ore 20:00 – A – CREMISI – IV venerdì 27 giugno 2025, ore 20:00 – B – CREMISI – V domenica 29 giugno 2025, ore 17:00 – F – CREMISI – IV martedì 1 luglio 2025, ore 20:00 – C/D – CREMISI – V mercoledì 2 luglio 2025, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V giovedì 3 luglio 2025, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V

L’ARENA DI VERONA SI “TINGE” DI VERDI; DOPO LA PRIMA SOLD-OUT DE LA TRAVIATA, FINE SETTIMANA CON NABUCCO E AIDA.

Grandi voci e nuovi debutti nei cast del fine settimana al 102° Opera Festival areniano. La Traviata debutta venerdì 27 giugno alle 21.30 con la direttrice Speranza Scappucci e un cast di stelle: Amartuvshin Enkhbat, Galeano Salas e, per la prima volta in Arena, Angel Blue, in un Anfiteatro sold-out. Sabato 28 torna in scena Nabucco, nuova produzione che ha inaugurato il Festival 2025 con le telecamere di Rai Cultura. Domenica 29 Daniel Oren guida i complessi artistici areniani e un nuovo cast in Aida nell’allestimento di Stefano Poda.

LA TRAVIATA. Prima volta sul podio di un’opera lirica in Arena, Speranza Scappucci dirige un’attesa prima volta areniana anche per il soprano statunitense Angel Blue, nei panni della protagonista Violetta Valéry. Accanto a lei, il tenore Galeano Salas sarà l’amato Alfredo e, ad osteggiarne l’unione, il di lui padre Germont sarà interpretato da Amartuvshin Enkhbat, baritono titolare dell’inaugurazione 2025. Con loro, nei ruoli di fianco, in scena Sofia Koberidze, Carlo Bosi, Francesca Maionchi, Jan Antem, Gabriele Sagona, Giorgi Manoshvili, Hidenori Inoue e Alessandro Caro, anche questi ultimi al loro esordio nel Festival. Lo spettacolo è l’elegante Traviata fine ‘800 interamente firmata da Hugo De Ana, che torna sull’immenso palcoscenico a nove anni dall’ultima ripresa, con le coreografie di Leda Lojodice tra colossali cornici e simbolici specchi. Disponibili solo gli ultimi posti a visibilità laterale, repliche il 5, 11, 19, 25 luglio e 2 agosto.

NABUCCO. Sabato 28, sempre alle 21.30, torna in scena l’opera corale per eccellenza, quella che lanciò la carriera di Verdi: dramma romantico di ispirazione biblica, nel nuovo allestimento di Stefano Poda diventa viaggio dei singoli personaggi e dell’umanità intera simboleggiata dal coro, dal conflitto alla riconciliazione. Lo spettacolo, che è stato ripreso da Rai Cultura in collaborazione con il Ministero della Cultura, ha già raggiunto oltre 600 mila spettatori dal vivo e in tv, e vede un nuovo protagonista in un cast che riconferma gli interpreti del weekend inaugurale. Per la prima volta in Arena, Nabucco sarà il giovane baritono Youngjun Park, insieme ad Anna Pirozzi (Abigaille), Roberto Tagliavini (Zaccaria), e ai colleghi Galeano Salas (Ismaele), Francesca di Sauro (Fenena), Matteo Macchioni (Abdallo), Daniela Cappiello (Anna), Gabriele Sagona (Gran Sacerdote di Belo). Sul podio Pinchas Steinberg, che con questo titolo ha fatto il suo atteso ritorno in Arena. Con 400 artisti fra Ballo, mimi e figuranti, centrale è il Coro preparato da Roberto Gabbiani. Repliche fino al 5 settembre.

AIDA. A chiudere il fine settimana interamente dedicato a Verdi, l’opera regina dell’Anfiteatro dal 1913: Aida, forse come nessun’altra opera, sa conciliare dimensione spettacolare e privata, riti collettivi e amori sussurrati. Domenica 29 giugno alle 21.30 torna in scena nell’allestimento, definito ‘di cristallo’ per le superfici trasparenti e gli inediti giochi di luce, curato in ogni aspetto da Stefano Poda, che fonde in scena una personale unione di antica simbologia egizia e alta moda contemporanea. Nel ruolo del titolo si riconferma Maria José Siri, mentre debuttano Luciano Ganci come Radames e Anna Maria Chiuri come Amneris. Ai bassi Simon Lim (Re) e Alexander Vinogradov (Ramfis), si unisce Youngjun Park quale Amonasro, re nemico e padre di Aida. Completano il cast Carlo Bosi e Francesca Maionchi. I complessi artistici e tecnici areniani vedono impegnato anche il Ballo, coordinato da Gaetano Bouy Petrosino, e sono diretti dall’esperto Daniel Oren.

I biglietti per tutte le date sono già in vendita su arena.it, sui canali social dell’Arena di Verona, su Ticketone e alla Biglietteria Centrale dell’Arena. Speciali riduzioni sono riservate agli under 30 e agli over 65.

L’Arena di Verona Opera Festival 2025 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis UniCredit, che vanta una longevità di collaborazione di oltre 25 anni, e poi Calzedonia, Pastificio Rana, Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Numia, RTL 102.5, Genny, che ha firmato le divise del personale adibito all’accoglienza del pubblico, e Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, Metinvest, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Calvisius Arena Foyer, ManPower Group e Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e Ferroli. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse, con il Gruppo Editoriale Athesis, media partner.

(Crediti fotografici: Ennevi Foto / Fondazione Arena di Verona)

ALLA BASILICA DI MASSENZIO : DA EPISODIO BIBLICO A TRAGEDIA QUOTIDIANA CONTEMPORANEA

LA RESURREZIONE DI HÄNDEL

FIRMATA DA ILARIA LANZINO, CHE DEBUTTA IN ITALIA

Dal 1° luglio alla Basilica di Massenzio per il Caracalla Festival 2025

con George Petrou sul podio dell’Orchestra Nazionale Barocca e

Sara Blanch, Ana Maria Labin, Teresa Iervolino, Charles Workman e Giorgio Caoduro nel cast

«È la storia di una famiglia contemporanea in lutto per la perdita improvvisa di un figlio. La morte di Gesù quindi, non è presentata come un evento biblico e sacro, ma come una tragedia umana legata alla vita quotidiana di un gruppo familiare, i cui membri reagiscono in modi diversi ma con atteggiamenti simili a quelli dei personaggi dell’oratorio».

Così la regista Ilaria Lanzino racconta la sua messinscena de La Resurrezione di Georg Friedrich Händel, in programma da martedì 1° luglio alle 21 alla Basilica di Massenzio, nel Foro Romano. È il primo degli appuntamenti di teatro musicale del Caracalla Festival 2025 ideato da Damiano Michieletto per il Teatro dell’Opera di Roma.

«Ho creato la figura del padre – prosegue la regista – che, come San Giovanni nell’originale, incarna la fiducia nella resurrezione e dunque supera il lutto grazie alla fede; della madre, che come Maddalena è travolta dalla disperazione senza fede; e della nonna, che come Cleofe è sospesa tra le due posizioni. Ho anche voluto mettere in discussione la rigida contrapposizione tra bene e male, che nell’opera originale è rappresentata schematicamente dalle figure dell’Angelo e di Lucifero. Quest’ultimo, come Maddalena, è una figura emarginata, piena di dolore e risentimento, tendente a ciò che viene considerato peccato, imperfetta e per questo simbolo della fragilità umana. Anche per questi personaggi smarriti l’amore eterno trova uno spazio, una forma di resurrezione e di perdono. In questo viaggio alla ricerca della fede – conclude Lanzino – si tenta di rispondere alla domanda: c’è una Resurrezione? Può la fede salvarci dal dolore del lutto e dalla perdita di senso di fronte alla morte?».

Al suo debutto assoluto in Italia, la regista, nata a Pisa, arriva dopo anni di formazione e di lavoro all’estero, soprattutto in Germania, dove si è distinta per le interpretazioni audaci di opere come Nabucco di Verdi a Düsseldorf, dove ebrei e babilonesi intonano uniti il coro ‘Va pensiero’, e Lucia di Lammermoor di Donizetti a Norimberga, dove la protagonista diventa un uomo, Luca, in lotta con la famiglia perché innamorato di un coetaneo. Recente il suo successo al Theater an der Wien di Vienna con l’Ambleto di Francesco Gasparini, restituito attraverso una tagliente analisi psicologica dei rapporti tra i personaggi e un approccio cinematografico. Per La Resurrezione le sue fonti di ispirazione sono state i film Antichrist di Lars von Trier, La stanza del figlio di Nanni Moretti, The Broken Circle Breakdown di Felix van Groeningen e So Long, My Son di Wang Xiaoshuai. In questo nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, Ilaria Lanzino è affiancata da Dirk Becker per le scene, da Annette Braun per i costumi e da Marco Filibeck per le luci.

Händel era proprio a Roma nel 1708 quando ricevette la commissione di un grande oratorio sacro per la Pasqua da parte del marchese Francesco Maria Marescotti Ruspoli, all’epoca suo mecenate. La Resurrezione fu eseguita per la prima volta a Palazzo Bonelli ai Santissimi Apostoli l’8 aprile 1708, già in forma scenica. Il tema affrontato è altamente simbolico: l’azione si svolge tra il Venerdì Santo e la Pasqua, e alterna gli scontri tra Lucifero e l’Angelo con le profonde meditazioni di Maria Maddalena, Maria di Cleofe e San Giovanni Evangelista. Una lotta tra la fede e la sua assenza, tra l’entusiasmo e il cinismo nell’esistenza di oggi.

La direzione musicale è affidata a uno specialista del repertorio barocco come George Petrou, anche lui al primo impegno con la Fondazione capitolina. Petrou dirige l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori, un progetto sostenuto dal Ministero dell’Università e della ricerca in collaborazione con Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo.

Protagonisti sul palco sono Sara Blanch (Angelo), Ana Maria Labin (Maddalena), Teresa Iervolino (Cleofe), Charles Workman (San Giovanni) e Giorgio Caoduro (Lucifero). Lo spettacolo è replicato il 2, 4 e 5 luglio, sempre alle ore 21.00.

L’ORCHESTRA RAI PER SAN GIOVANNI A TORINO

Nel giorno del Patrono della città, martedì 24 giugno, all’Auditorium Rai

Dirige Robert Treviño con il mezzosoprano Justina Gringytė

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai si unisce ai festeggiamenti del Patrono della città di TorinoSan Giovanni, con un concerto straordinario in programma martedì 24 giugno, alle ore 18.00, all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini”. Sul podio sale Robert Treviño che, insieme al mezzosoprano Justina Gringytė, propone celebri brani da opere di Verdi e li affianca a pagine favolistiche e descrittive, come Una notte sul Monte Calvo di Musorgskij e Belkis, regina di Saba di Ottorino Respighi. Treviño e Gringytė tornano sul palco dell’OSN Rai dopo avervi interpretato, il 13 e il 14 marzo scorso, i Folk Songs di Luciano Berio per il centenario dalla nascita del compositore. La serata di martedì 24 giugno è registrata da Rai Radio3, che la trasmetterà in data da destinarsi.

Ad aprire il concerto l’Ouverture da I vespri sicilianiel’aria di Cuniza dal secondo atto dell’Oberto, conte di San Bonifacio, affiancata all’aria di Azucena da Il trovatore “Condotta ell’era in ceppi”, entrambe di Verdi. Si prosegue con L’apprendista stregone di Paul Dukas, poema sinfonico ispirato all’omonima ballata di Goethe e scelto, nel 1940, per accompagnare il cortometraggio con protagonista Topolino inserito nel film Fantasia. Si torna a Verdi con l’aria della principessa di Eboli dal Don Carlo “O don fatale”. A chiudere la serata, invece, due lavori sinfonici, Una notte sul Monte Calvo di Musorgskij, eseguito nella versione rielaborata e orchestrata da Rimskij-Korsakov, e la suite dal balletto Belkis, regina di Saba di Ottorino Respighi. Il primo è un poema sinfonico che descrive musicalmente un sabba di streghe sul Monte Calvo durante la notte di San Giovanni. Il secondo è una suite che Respighi trasse dall’omonimo balletto per cui compose la musica nel 1931, e che metteva in scena il viaggio compiuto nel deserto dalla figura biblica della Regina di Saba, desiderosa di mettere alla prova la saggezza del Re Salomone.

Justina Gringytė è ospite regolare di teatri come l’Opéra de Paris, la Royal Opera House di Londra, il Teatro Real di Madrid e il Teatro Bol’šoj di Mosca, ed è stata premiata come giovane cantante dell’anno agli International Opera Awards nel 2015. Robert Treviño, Direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca e Consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö. è cresciuto a Fort Worth, in Texas, e si è imposto all’attenzione internazionale al Teatro Bol’šoj di Mosca nel 2013, sostituendo Vassily Sinaisky sul podio del Don Carlo di Verdi. Da allora è invitato regolarmente dalle orchestre più prestigiose in America – dalla Cincinnati Symphony alla Philadelphia Orchestra – e all’estero – dai Münchner Philharmoniker alla London Symphony Orchestra. Con l’Orchestra della Rai nell’autunno 2021 è stato protagonista di una brillante tournée in Germania che ha toccato Francoforte, Colonia e Amburgo.

I biglietti per il concerto, al costo di 5 euro ciascuno, sono in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino e online sul sito dell’OSN Rai. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

Daniel Oren sul podio del Ravenna Festival

23 GIUGNO

ore 18 Biblioteca Classense, Chiostro Grande

Il tradizionale appuntamento sulla Via Sancti Romualdi è con il fisico e inventore Federico Faggin, per una conversazione su Corpo, mente e spirito rivisti.

24 GIUGNO

ore 21.30 MAR Museo d’arte della Città di Ravenna

Il Signum Saxophone Quartet spazia da Grieg e Barber a Gershwin e Piazzolla, fino al giovanissimo compositore vietnamita-americano Viet Cuong.

24 GIUGNO

ore 21.30 Cervia, Arena dello Stadio dei Pini

Il Trebbo in musica

Dardust è in scena con il suo nuovo progetto Urban Impressionism, una sinfonia matura e imponente, in cui gli archi e il pianoforte accolgono le frizioni dell’elettronica.

dal 25 GIUGNO

al 13 LUGLIO

tranne lunedì e giovedì

ore 20 Palazzo Malagola

Si completa il trittico di Don Chisciotte ad ardere, che Marco Martinelli ed Ermanna Montanari di Albe/Ravenna Teatro hanno dedicato al caposaldo del canone letterario occidentale.

25 GIUGNO

ore 21.30 Cervia, Arena dello Stadio dei Pini

Il Trebbo in musica

Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, assi del jazz italiano, ci offrono un ritratto di Pino Daniele, scomparso dieci anni fa, con Il cielo è pieno di stelle.

26 GIUGNO

ore 21 Teatro Alighieri

La cantautrice americana Cat Power riporta invece in scena lo storico concerto di Bob Dylan “della Royal Albert Hall” del 1966, che scosse le fondamenta della musica folk.

26 GIUGNO

ore 21 Pala De André

Zubin Mehta sul podio dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino per il Concerto op. 61 di Beethoven, con solista Amira Abouzahra, e Ein Heldenleben di Richard Strauss.

27 GIUGNO

ore 21 Basilica Metropolitana

Cantare amantis est

Un Concerto del Giubileo con l’Orchestra Cherubini diretta da Hossein Pishkar – in programma, anche una nuova composizione commissionata per l’occasione a Leonardo Marino.

Buio d’inferno e la dolce sinfonia di Paradiso

Un viaggio tra musica e parole

prossimi appuntamenti: 24 e 26 giugno alle 17 alla Domus dei Tappeti di Pietra

OPERA IN CONCERTO : Le voci di Desirée Rancatore e Marco Ciaponi per un viaggio tra i capolavori del melodramma italiano

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo il maestro Alberto Maniaci

24 giugno 2025 ore 21.00 Sala Grande

Opera in Concerto è un raffinato percorso tra alcune delle pagine più celebri ed emozionanti del melodramma italiano dell’Ottocento, con alcune arie di ascolto più raro. Ne sono protagonisti, martedì 

24 giugno alle 21.00 nella 

Sala Grande del Teatro Massimo, due artisti i grande sensibilità, acclamati a livello internazionale: 

Desirée Rancatore, soprano 

Marco Ciaponi, tenore  

Alberto Maniaci, sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo

Il concerto rende omaggio a quattro giganti della musica italiana: Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini eGiuseppe Verdi. Maestri che, pur con stili e sensibilità diverse, hanno plasmato il canto lirico italiano, riconosciuto dall’UNESCO nel 2023 come “patrimonio immateriale dell’umanità”.Il programma si apre con la Sinfonia da L’inganno felice di Rossini, una farsa giovanile che anticipa i successivi capolavori del compositore e proseguirà con intense arie verdiane come “Lunge da lei… De’ miei bollenti spiriti” da La Traviata, e la straziante “Ah, la paterna mano” dal Macbeth, in cui Macduff canta il suo dolore per la perdita dei figli. Non mancheranno i celebri crescendi rossiniani, e la scena del temporale dal Barbiere di Siviglia, e le melodie belliniane con l’iconica “Casta Diva” da NormaDonizetti sarà presente con pagine celebri da L’Elisir d’amore, tra cui il secondo duetto tra Nemorino e Adina, e l’aria della protagonista di Linda di Chamounix, brano di grande virtuosismo vocale. In chiusura il Preludio dal primo atto de La Traviata, immergendo il pubblico nell’atmosfera drammatica di una delle opere più amate di Verdi e il duetto finale tra Arturo ed Elvira da I Puritani di Vincenzo Bellini.

 Infohttps://www.teatromassimo.it/event/opera-in-concerto-maniaci/Biglietti: da 10 a 25 euro

Alberto Maniaci (Palermo, 1987), è pianista, compositore e direttore d’orchestra. Diplomato con lode in Pianoforte, Composizione e Direzione d’orchestra al Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo. Allievo di Piero Bellugi, Ennio Nicotra, Carmelo Caruso e Marco Betta, nel 2016 è stato l’unico italiano selezionato da Riccardo Muti per la sua Music Academy. Vincitore del Premio delle Arti 2012 e del terzo premio al Concorso “Luigi Mancinelli”, ha diretto orchestre come la Verdi di Milano, I Pomeriggi Musicali, Orchestra del Teatro Massimo, Orchestra Sinfonica Siciliana, Filarmonia Veneta, tra le altre. Ha fondato l’Orchestra Mediterranea con la quale ha svolto numerose tournée. Le sue musiche sono edite da Kelidon, Undici07 e Wicky. È titolare di cattedra presso il Conservatorio “A. Toscanini” di Ribera e docente a contratto di Direzione d’orchestra al Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo.

Desirée Rancatore, nata a Palermo, si è formata in violino, pianoforte e poi in canto sotto la guida della madre Maria Argento, perfezionandosi a Roma con Margaret Baker Genovesi. Debutta giovanissima al Festival di Salisburgo ne Le nozze di Figaro, per poi esibirsi in Italia nel 1997 al Teatro Regio di Parma con L’Arlesiana di Cilea. Da allora si afferma come uno dei più apprezzati soprani di coloratura della sua generazione. Ha cantato nei principali teatri e festival del mondo, tra cui Teatro alla Scala, Fenice di Venezia, Teatro Massimo di Palermo, Covent Garden, Wiener Staatsoper, San Francisco Opera, Opéra de Paris, Teatro Real di Madrid, Liceu di Barcellona. Collabora regolarmente con importanti direttori come Muti, Maazel, Chung, Haitink, Conlon, Mariotti, e registi come Pizzi, Michieletto, Vick, Carsen. Nel 2004 è Semele ne L’Europa riconosciuta di Salieri per la riapertura della Scala, diretta da Riccardo Muti. Nel 2018 riceve il Premio Bellini d’Oro al Teatro Massimo Bellini di Catania.

Marco Ciaponi Nato a Barga (Lucca) nel 1989, si forma con Rebecca Berg e si perfeziona con Cinzia Forte. Vincitore del Premio Zarzuela al Concorso Operalia 2017, ottiene anche il Secondo Premio al Concorso Internazionale Renata Tebaldi di San Marino, il Primo Premio al Concorso Flaviano Labò di Piacenza (2015) e al Concorso Internazionale “Voci Verdiane” di Busseto. Debutta nel 2014 come Nemorino ne L’elisir d’amore al Teatro Municipale di Piacenza sotto la direzione di Stefano Ranzani e sotto la guida di Leo Nucci. Da allora è ospite di importanti teatri internazionali: canta Alfredo nella Traviata alla Deutsche Oper di Berlino, alla Semperoper di Dresda, alla Komische Oper di Berlino, all’Opera di Lipsia, al Macerata Opera Festival e al Teatro Comunale di Bologna; interpreta Elvino ne La sonnambula a Dresda, Düsseldorf, Avignone, Limoges e Ancona; Tonio nella Fille du régiment alla Wiener Staatsoper e al Teatro Lirico di Cagliari; Don Ottavio in Don Giovanni a Parma, Trieste e Colonia. Il suo repertorio comprende anche il Duca di Mantova (Rigoletto), Fenton (Falstaff), Ernesto (Don Pasquale), Rinuccio (Gianni Schicchi), Tebaldo (I Capuleti e i Montecchi), Ferrando (Così fan tutte), Prunier (La Rondine) e Beppe (Pagliacci). Ha collaborato con direttori e registi rinomati in produzioni nei teatri più prestigiosi, tra cui Teatro alla Scala, Dutch National Opera, Bol’šoj, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Petruzzelli di Bari e Teatro Filarmonico di Verona.

PROGRAMMA

Gioachino Rossini (Pesaro, 1792 – Passy, 1868) Sinfonia da L’inganno felice
Giuseppe Verdi (Le Roncole, 1813 – Milano, 1901) “Lunge da lei… De’ miei bollenti spiriti” da La traviata
Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797-1848) “Caro elisir, sei mio… Esulti pur la barbara” da L’elisir d’amore
Gioachino Rossini Temporale da Il barbiere di Siviglia
Vincenzo Bellini (Catania, 1801 – Parigi, 1835) “Casta Diva… Ah! Bello a me ritorna” da Norma
Giuseppe Verdi “Parigi, o cara” da La traviata
Gioachino Rossini Sinfonia da La scala di seta
Giuseppe Verdi “O figli… Ah, la paterna mano” da Macbeth
Gaetano Donizetti “Una parola, o Adina… Chiedi all’aura lusinghiera” da L’elisir d’amore
Giuseppe Verdi Preludio Atto I da La traviata 
Gaetano Donizetti“O luce di quest’anima” da Linda di Chamounix
Vincenzo Bellini “Vieni fra queste braccia” da I puritani

“CANTO PER SANTA ROSALIA”, domenica 22 giugno al Teatro Massimo di Palermo

L’omaggio del Teatro Massimo per i 400 anni del Festino


Il concerto inaugurale dell’estate tra sacro e profano

Il Teatro Massimo di Palermo inaugura con “Canto per Santa Rosalia” la stagione estiva di spettacoli e concerti domenica 22 giugno alle 21:00 in Sala Grande, rendendo omaggio alla Santuzza patrona della città, in occasione del quattrocentesimo anniversario del primo Festino. Il concerto inaugurale vedrà la prima esecuzione assoluta di CantVs. Canto per Santa Rosaliaun’opera appositamente commissionata dalla Fondazione alla talentuosa compositrice Maria Chiara Casà. E un programma di musiche corali, sacre e profane, di Gabriel Fauré che vede protagonisti il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Massimo, diretti dal Maestro del Coro della Fondazione, Salvatore Punturo. Solisti il soprano Gabriella Barresi, il mezzosoprano Loredana Megna, il contralto Maria Rosalia Gottuso, il tenore Gianmarco RandazzoVanniaturi del CantVs Biagio Di Gesù. Al pianoforte Claudio Marchetti.Il programma musicale accosta alla composizione di Maria Chiara Casà le pagine di Fauré creando due ‘pannelli’: uno dedicato a composizioni sacre, nate dal fervore religioso, e l’altro a pagine profane che esplorano vari aspetti della vita. Questa dualità rispecchia l’anima stessa del Festino, fulcro della vita palermitana, che è al tempo stesso espressione di profonda religiosità collettiva e una celebrazione festosa in ogni suo aspetto.«Ho solo ricordi positivi dei miei anni vissuti a Palermo – commenta Maria Chiara Casà – e tra questi uno dei più belli è certamente il Festino. Ricevere la commissione dal Teatro Massimo è stato un onore … La sua scrittura ha rappresentato un processo profondamente introspettivo e catartico, pieno di ricordi ed elaborazione». In CantVs – prosegue – ho cercato di far convergere in un unico fiume le due celebrazioni per Santa Rosalia, quella sacra e quella profana, partendo da un mormorio di folla lontana che gradualmente si avvicina e si trasforma magmaticamente in preghiera, per confluire poi in un “contrappunto” tra la preghiera corale e le caratteristiche vanniate sotto il carro, in un unico canto”.

Salvatore Punturo. Da settembre 2022 ricopre il ruolo di Maestro del Coro del Teatro Massimo di Palermo. Si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Palermo, dove ha proseguito, inoltre, gli studi di composizione. Vincitore, da solista, di numerosi premi in concorsi nazionali e internazionali, si è distinto anche per la musica da camera, in duo con il fratello violinista. Ha perfezionato i suoi studi dapprima con Pier Narciso Masi e in seguito con Boris Petrushanskj. Ha suonato per diverse associazioni musicali in Italia e all’estero, in Belgio, in Portogallo e in America, dove ha collaborato con la Wayne State University e il Michigan Opera Theatre di Detroit. È docente di Lettura della Partitura presso il Conservatorio di Palermo. Dal 2003 dirige il Coro di voci bianche del Teatro Massimo di Palermo, al quale si sono aggiunte in anni recenti altre formazioni corali giovanili della Fondazione.

Maria Chiara Casà (1994) Compositrice, pianista, tastierista e direttore d’Orchestra Maria Chiara Casà è autrice di musica sinfonica, da camera, leggera per il teatro e per il cinema. Diplomata in Pianoforte, Composizione per la musica applicata, Direzione d’Orchestra e Composizione con Giovanni D’Aquila. Il suo linguaggio musicale spazia tra le principali tecniche della musica d’avanguardia, con particolare attenzione al minimalismo, al neotonalismo, allo spettralismo e anche brani con riferimenti alla musica pop. Ha ottenuto commissioni da vari teatri italiani e diverse esecuzioni in tutta Europa. Le sue opere sono edite e pubblicate da Casa Musicale Sonzogno e Universal Edition. Tra gli ultimi lavori le colonne sonore per il cinema: “Boris 4” (distrib. Disney+), “Daemon mind”, “Dimension slip”, “Il tempo della tartaruga” (CSC Palermo) e le musiche di scena per “Assassini”, regia di Massimo Venturiello e “Il Miracolo” di e con Salvatore Riggi.

PROGRAMMA

22 giugno ore 21.00 – Sala Grande del Teatro Massimo

CANTO PER SANTA ROSALIA

Direttore Salvatore Punturo

Coro e Coro di voci bianche del Teatro Massimo

Pianoforte Claudio Marchetti

Gabriel Fauré (Pamiers, 1845-Parigi, 1924)

Ave Maria op. 67 per coro femminile

Maria, Mater Gratiae op. 47 per coro femminile

Ave Verum e Tantum Ergo op. 65 per coro femminile 

Soprano Gabriella Barresi

Mezzosoprano Loredana Megna

Contralto Maria Rosalia Gottuso

Messe Basse per coro di voci bianche

Tantum Ergo op. 55 per tenore solo e coro 

Tenore Gianmarco Randazzo

Maria Chiara Casà (n. Canicattì, 1994)

CantVs. Canto per Santa Rosalia 

(nuova commissione del Teatro Massimo, in prima esecuzione assoluta)

Vanniaturi Biagio Di Gesù

Gabriel Fauré

Le Ruisseau op. 22 per mezzosoprano solo e coro femminile

Mezzosoprano Damiana Li Vecchi

Madrigal op. 35

Cantique de Jean Racine op. 11

Les Djinns op. 12

Pavane op. 50

 POMERIGGI MUSICALI IN TOURNÉE ALL’ESTERO IN CROAZIA E SLOVENIA DOPO UNA TAPPA A TRIESTE

Continuano i festeggiamenti per gli 80 anni dalla Fondazione nel 1945

L’Orchestra I Pomeriggi Musicali continua i festeggiamenti per i propri 80 anni con una tournée internazionale che, dal 19 al 22 giugno, la porterà in alcune suggestive località prima in Friuli-Venezia Giulia e poi in Croazia e Slovenia. Un viaggio musicale che unisce capolavori sinfonici alla bellezza dei luoghi e soprattutto rappresenta un’occasione di contatto con nuovi pubblici.

La tournée si apre giovedì 19 giugno in Italia, con un concerto nel prestigioso scenario del Castello di Miramare a Trieste, per la conclusione della rassegna “Estate in musica” della Società dei Concerti di Trieste. Per questa occasione in uno dei parchi storici più amati d’Italia, l’Orchestra, diretta da Alessandro Cadario, eseguirà due celebri pagine del repertorio romantico europeo: il Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra op. 73 “Imperatore” di Beethoven, solista Davide Cabassi, e la Sinfonia n. 4 “Italiana” di Mendelssohn, un programma che ben si sposa con il contesto paesaggistico e culturale di Trieste, città di confine e crocevia di civiltà.

Il viaggio dei Pomeriggi Musicali continuerà venerdì 20 giugno con tappa a Zagabria, in Croazia, nella storica Lisinski Hall, una delle sale concertistiche più rinomate del Paese che, con i suoi 1.800 posti, ospita dagli anni Sessanta stagioni e appuntamenti prestigiosi. Il programma del concerto dell’Orchestra milanese nella capitale croata si apre con le Cinq mélodies populaires grecques di Maurice Ravel nella recente orchestrazione di Alessandro Cadario, omaggio per il 150° anniversario della nascita del compositore francese. Una rilettura che, pur rispettando lo spirito delle melodie originali, restituisce nuova luce alla loro ricchezza timbrica e al loro afflato espressivo. Quindi anche qui il Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra op. 73 “Imperatore” di Beethoven affidato a Cabassi e poi la Sinfonia n. 41 in do maggiore K551 “Jupiter” di Mozart, ad anticipare il nucleo della programmazione della stagione 2025/2026 a Milano che sarà dedicato proprio al compositore austriaco.

Il giorno successivo, sabato 21 giugno, l’Orchestra si trasferirà a Varazdin, nel cuore della Croazia nord-occidentale, per esibirsi nel Croatian National Theatre, punto di riferimento culturale della regione. Terza e ultima tappa domenica 22 giugno in Slovenia, nel cortile del Castello Khislstein di Kranj, costruzione di difesa che ha origine nella seconda metà del Duecento.

In entrambi gli appuntamenti sarà proposto il programma con Ravel-Beethoven-Mozart affidato a Cadario e Cabassi.

Alessandro Cadario direttore

Musicista eclettico nel repertorio e attento alla prassi esecutiva dei diversi stili, ha diretto nel corso della sua carriera concerti sinfonici, opere e balletti nelle stagioni dei principali enti lirici e festival italiani ed internazionali, salendo sul podio di importanti orchestre come l’Orchestra del Teatro Mariinskij, il Coro e l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo, l’Orchestra Filarmonica della Fenice, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, il Coro e l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, il Coro e l’Orchestra del Teatro Petruzzelli, l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Orchestra Haydn, la Filarmonica Toscanini. Nel 2015 ha diretto al Teatro alla Scala, nella cornice del Festival delle Orchestre Internazionali e, dal 2016, è Direttore ospite principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano. Nel 2017 è stato scelto dalla Presidenza del Senato per dirigere il concerto istituzionale, trasmesso in diretta su Rai 1 dall’Aula del Senato. Nella stagione 2020-2021 ha debuttato al Rossini Opera Festival con Il viaggio a Reims e ha diretto al Teatro Carlo Felice di Genova L’elisir d’amore e una nuova produzione della Serva padrona abbinata a Trouble in Tahiti.

Fra gli impegni recenti, la prima assoluta dell’opera Jeanne Dark di Fabio Vacchi al Maggio Musicale Fiorentino, è tornato nei cartelloni del Rossini Opera Festival, del Festival MiTo, del Teatro Petruzzelli, del Teatro Massimo di Palermo, della Royal Opera House di Muscat e ha debuttato al Teatro Bellini di Catania e all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, Dopo il debutto a Caracalla, è tornato al Teatro dell’Opera di Roma per il Pipistrello di Strauss. Oltre al repertorio classico rivolge la sua attenzione alla musica contemporanea; sue composizioni sono state presentate in prima assoluta al Lincoln Center di New York, al Teatro dell’Opera di Darmstadt, al Teatro Dal Verme di Milano e al National Concert Hall di Taipei. Ha diretto numerose prime assolute di autori come Bettinelli, Fedele, Galante, Tutino, Campogrande, Vacchi, D’Amico, Antonioni. Alessandro Cadario è diplomato in direzione d’orchestra con il massimo dei voti al Conservatorio G. Verdi di Milano, e si è perfezionato all’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Ha inoltre conseguito il diploma di violino, in direzione di coro e in composizione.

Davide Cabassi pianoforte

Nato a Milano, si è diplomato in pianoforte al conservatorio della sua città e ha debuttato a tredici anni con l’Orchestra Sinfonica della Rai di Milano sotto la direzione di Vladimir Delman. Ha suonato per numerose realtà musicali italiane come la Società del Quartetto, le Serate Musicali, la Società dei Concerti, il Festival Pianistico di Brescia e Bergamo ecc. e in sale quali la Carnegie Hall a New York, la Rachmaninoff Hall a Mosca, Gasteig a Monaco di Baviera, il Mozarteum di Salisburgo, il Louvre e la Salle Gaveau di Parigi, la Roque d’Antheron. Parallelamente all’attività concertistica, ha intrapreso un’intensa attività discografica incidendo per Sony BMG, Concerto Classics e Collegno quindi del 2012 per Decca (Sonate e Variazioni di Mozart e l’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven). È ideatore artistico delle stagioni concertistiche Kawai a Ledro (TN), Un pianoforte in Ateneo (Kawai – Cattolica, Milano), degli Incontri Contemporanei (Milano), dei Campus Musicali Estivi Kawai a Ledro e del Concorso Internazionale Shigeru Kawai. Nel 2010 ha fondato con la moglie, la pianista Tatiana Larionova, la stagione concertistica Primavera di Baggio, per rilanciare la periferia disagiata della sua città, coinvolgendo i bambini ed “invadendo” gli spazi associativi, specie quelli riscattati dalle mafie.

La Massimo Kids Orchestra e la Massimo Youth Orchestra, dirette dal Maestro Michele De Luca.

Fondazione Teatro Massimo e Cassa Depositi e Prestiti

insieme per le nuove generazioni
 

Un weekend di musica con le formazioni giovanili

La Fondazione Teatro Massimo di Palermo e Cassa Depositi e Prestiti (CDP), rinnovano la loro partnership e rafforzano l’impegno a favore delle formazioni giovanili del Teatro Massimo: la Massimo Kids Orchestra e la Massimo Youth Orchestra, dirette dal Maestro Michele De Luca.

La collaborazione conferma l’attenzione di CDP al valore etico dell’arte e all’investimento nelle nuove generazioni. Grazie a questo supporto le orchestre giovanili, composte da circa 200 talentuosi musicisti di età compresa tra i 7 e i 23 anni, possono consolidare le attività che li vedono sempre più impegnati nella vita culturale della città di Palermo ma che intessono importanti collaborazioni anche con altre realtà musicali nazionali, come la JuniOrchestra dell’Accademia di Santa Cecilia.

Il contributo di CDP permette al Teatro Massimo di ampliare ulteriormente l’offerta di alta formazione musicale rivolta ai giovani talenti. Attraverso questo percorso di crescita artistica i ragazzi sviluppano non solo competenze musicali, ma anche valori essenziali come la cooperazione, il rispetto delle diversità e un forte senso di appartenenza a una comunità.

UN WEEKEND DI MUSICA PER LA CITTÁ
Sabato 21 giugno alle 10:30, sulla Scalinata monumentale del Teatro Massimo, la Marching Band della Massimo Kids & Youth Orchestra, diretta dal Maestro Vincenzo Alioto, sarà protagonista di un concerto aperto alla città (ingresso gratuito). L’evento celebra la Festa della Musica e darà il via all’ampio programma di concerti che anche con il contributo di Cassa Depositi e Prestiti impegnerà le orchestre giovanili durante tutta l’estateDomenica 22 giugno, alle 19:00, nella Sala degli Stemmi del Teatro Massimo, con il recital pianistico Piano Young saranno protagoniste le giovani pianiste Sara La BarberaClaire Monteleone e Serena De Giorgi.

IL MAESTRO ZUBIN METHA CHIUDE L’87ma EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL MAGGIO

Sabato 21 giugno 2025 alle ore 20 – nella Sala a lui intitolata – il maestro Zubin Mehta sul podio alla guida dell’Orchestra del Maggio per il concerto conclusivo dell’87esima edizione del Festival del Maggio.

In cartellone le musiche di Ludwig van Beethoven e di Richard Strauss.

Si ringrazia Ferragamo per il sostegno

Dopo quasi tre mesi ricchi di tre opere (SalomeDer junge Lord e Aida), il balletto Caravaggio con Roberto Bolle, dodici concerti e i numerosi appuntamenti del “Maggio aperto” e lo spettacolo per le famiglie, è in cartellone l’ultimo concerto sinfonico della programmazione dell’87º Festival del Maggio Musicale Fiorentino che comunque prosegue con le recite di Aida fino a 1 luglio 2025. Sabato 21 giugno – alle ore 20, in Sala Mehta – il maestro Zubin Mehta sale sul podio, alla guida dell’Orchestra del Maggio, per un concerto con musiche di Ludwig van Beethoven e di Richard Strauss. Con lui nel corso delle due esecuzioni lo affiancheranno Amira Abouzahra, solista nel concerto beethoveniano e Salvatore Quaranta nell’esecuzione della composizione straussiana.

Il concerto si apre con il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61 di Ludwig van Beethoven: la partitura – iniziata nell’autunno del 1806 – fu pronta in poche settimane e il 23 dicembre di quello stesso anno il Concerto op. 61 debuttò con Clement solista al Theater an der Wien, suscitando pareri discordanti. L’iniziale diffidenza nei confronti di quest’opera, che nei decenni seguenti troverà meritata affermazione, fu dettata dalla sua natura poco virtuosistica. A differenza di altri concerti per violino e orchestra, dove il solista fa bella mostra delle proprie capacità con virtuosismi di ogni sorta sulle quattro corde, il Concerto op. 61 di Beethoven è invece improntato a una scrittura elegante e cantabile che poco concede al virtuosismo puro. La protagonista nel corso del Concerto in re maggiore, come violino solista, è Amira Abouzahra: ha già partecipato e vinto numerosi concorsi internazionali, fra cui il “Jugend musiziert” in Germania, l’International Ilona Fehér Violin Competition in Ungheria, Franz Liszt Chamber Orchestra in Virtuosos Talent Show e il String Soloist Award all’ISA Festival esibendosi in prestigiosi palcoscenici come il Lincoln Center a New York, il Covent Garden a Londra, al Palace of Arts di Budapest e all’Old Parliament House di Singapore. 

Recentemente, proprio insieme al maestro Mehta, è stata fra le protagoniste della tournée del Maggio la scorsa estate in Cina.

Il maestro Zubin Mehta, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e Amira Abouzahra saranno inoltre protagonisti il 26 giugno a Ravenna, a Palazzo Mauro De André, per un altro appuntamento sinfonico.

Chiude la serata “Ein Heldenleben op. 40”. Ultimo dei poemi sinfonici di Richard Strauss, Ein Heldenleben (Vita d’eroe) op. 40 fu composto nel 1898 e tenuto a battesimo a Francoforte l’anno seguente – nel marzo del 1899 – dallo stesso autore. La grande stagione dei poemi sinfonici si chiudeva con un lavoro autobiografico, poiché l’eroe del titolo è il compositore stesso. “Il programma di Ein Heldenleben era pronto nella mia mente prima che io componessi la  musica” racconta Strauss, che in una lettera all’editore Spitzweg dice anche di aver realizzato l’opera per appagare “un’urgentissima necessità di eroismo”.

Solista nel corso del pezzo straussiano Salvatore Quaranta, spalla dei primi violini dell’Orchestra del Maggio.

Il programma:

Ludwig van Beethoven

Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61

Nel corso della sua carriera Beethoven si dedicò assai di rado alle composizioni per violino e orchestra; così, a parte le due Romanze op. 40 e op. 50, il Concerto in re maggiore op. 61 rappresenta non solo la sua opera somma nel genere ma anche l’unico concerto scritto per questo strumento. L’occasione fu fornita dalla conoscenza del violinista Franz Clement, noto virtuoso del tempo, direttore del Theater an der Wien, nonché dedicatario e primo interprete dell’opera. La partitura, iniziata nell’autunno del 1806, fu pronta in poche settimane e il 23 dicembre di quello stesso anno il Concerto op. 61 debuttò con Clement solista al Theater an der Wien, suscitando pareri discordanti. L’iniziale diffidenza nei confronti di quest’opera – che nei decenni seguenti troverà meritata affermazione – fu dettata dalla sua natura poco virtuosistica. A differenza di altri concerti per violino e orchestra, dove il solista fa bella mostra delle proprie capacità con virtuosismi di ogni sorta sulle quattro corde, il Concerto op. 61 di Beethoven è invece improntato a una scrittura elegante e cantabile che poco concede al virtuosismo puro. Anche il rapporto dialettico tra solista e orchestra risente di questa scelta poiché risulta privo di forti contrapposizioni timbriche e dinamiche e non si risolve, come ci si aspetterebbe, con il prevalere esclusivo del solista sull’orchestra ma con un dialogo complice tra le due parti.

Richard Strauss

“Ein Heldenleben op. 40”

Ultimo dei poemi sinfonici di Richard Strauss, Ein Heldenleben (Vita d’eroe) op. 40 fu composto nel 1898 e tenuto a battesimo a Francoforte l’anno seguente – il 3 marzo 1899 – dallo stesso autore. La grande stagione dei poemi sinfonici si chiudeva con un lavoro autobiografico, poiché l’eroe del titolo è il compositore stesso. “Il programma di Ein Heldenleben era pronto nella mia mente prima che io componessi la  musica” racconta Strauss, che in una lettera all’editore Spitzweg dice anche di aver realizzato l’opera per appagare “un’urgentissima necessità di eroismo”. Un eroismo che si riflette nella tonalità scelta di mi bemolle maggiore – la stessa dell’Eroica di Beethoven – e nell’impiego di un’orchestra poderosa, rinforzata soprattutto nella sezione degli ottoni, “con tanti corni che sono sempre un chiaro segno di spirito eroico”, sottolineò compiaciuto il compositore. Un autoritratto realizzato senza risparmio dunque, frutto di un artista pienamente consapevole del proprio valore e di un successo ormai consolidato. Articolato in sei sezioni (L’eroe, Gli avversari, La compagna, Il campo di battaglia, Le opere di pace, Il ritiro dal mondo e La fine dell’eroe) Ein Heldenleben è una riflessione del compositore sulla propria esistenza ma anche un bilancio delle esperienze artistiche vissute fino a quel momento. Non a caso, Strauss dissemina la partitura di autocitazioni estrapolate dai poemi sinfonici precedenti che si uniscono a scelte musicali particolarmente efficaci: il tema dell’eroe, vigoroso e vitale, quello degli avversari, petulante e grottesco, il tema della donna amata affidato al timbro suadente del violino solista, fino al poetico episodio conclusivo che sigla la quiete finalmente conquistata dall’eroe dopo aver affrontato mille avventure.

La locandina:

LUDWIG VAN BEETHOVEN

Concerto in re maggiore op. 61 

per violino e orchestra

Allegro ma non troppo / Larghetto /

Rondò: Allegro

Violino Amira Abouzahra

_

RICHARD STRAUSS

Ein Heldenleben,

poema sinfonico op. 40

L’eroe / Gli avversari dell’eroe /

La donna dell’eroe /

Il campo di battaglia dell’eroe /

Le opere di pace dell’eroe / 

Ritiro dell’eroe dal mondo e compimento

Violino solista Salvatore Quaranta

Direttore Zubin Mehta

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Il concerto è preceduto dalla guida all’ascolto tenuta da Maddalena Bonechi nel Foyer di Galleria della Sala Mehta.

È riservata ai possessori del biglietto e si svolge 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo (durata: 30 minuti circa).

Prezzi:

Settore D: 20€ 

Settore C: 35€ 

Settore B: 50€ 

Settore A: 70€

Durata complessiva 2 ore e 5 minuti circa, con intervallo

TCBO: DA HAYDN A SOLBIATI PASSANDO PER BRAHMS CON MARCO ANGIUS SUL PODIO

Venerdì 20 giugno alle 20.30, Auditorium Manzoni

Duecentoventiquattro anni separano la Sinfonia n. 103 di Franz Joseph Haydn detta “Rullo di timpani” dal brano Sinopia di Alessandro Solbiati, che insieme a due pagine tardo-romantiche di Johannes Brahms come Das Schicksalslied e le Variazioni su un tema di Haydn sono al centro del concerto sinfonico del Teatro Comunale di Bologna in programma venerdì 20 giugno alle 20.30 all’Auditorium Manzoni. Sul podio sale Marco Angius, Direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto, bacchetta di riferimento per il repertorio moderno e contemporaneo – che per la fondazione lirico-sinfonica felsinea ha già diretto dello stesso Solbiati l’opera vincitrice del Premio “Abbiati” Il suono giallo, oltre a Jakob Lenz di Rihm, Luci mie traditrici di Sciarrino, più recentemente Die sieben Todsünden (I sette peccati capitali) di Weill insieme all’opera barocca Dido and Aeneas di Purcell, oltre a numerosi brani in prima assoluta e italiana.

Apre la serata Sinopia, commissione del TCBO a Solbiati che fu tenuta a battesimo nel 2019 proprio al Manzoni con l’Orchestra del Comunale diretta da Asher Fisch nell’ambito del festival Bologna Modern. Così il compositore – che ha ricevuto commissioni anche da realtà come La Biennale Musica, il Mozarteum di Salisburgo, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e Radio France – spiegava l’origine del brano: «Sebbene il termine “sinopia” (il disegno preparatorio di un affresco in terra rossa) derivi dalla città di Sinope da cui veniva tale terra rossa, mi è sempre piaciuto pensare che esso contenga un riferimento alla parola greca synopsis (“visione d’insieme”), perché questo è il doppio fascino delle sinopie, quello di essere da una parte un rapido schizzo che spesso rivela la personalità del pittore più del compiuto esito finale, e dall’altra parte una visione totale e sintetica del futuro affresco. Sinopia, il mio brano, riunisce infatti i due aspetti: in una dozzina di minuti delinea e racchiude con la chiarezza e i tratti d’ogni sintesi le fasi dell’arco narrativo di un mio progetto teatrale: esse sono il drammatico e quasi violento attacco, il suo precipitare nel vuoto e nella desolazione, il faticoso ripartire per una meta lontana in cui, al terzo tentativo, si ritrova un filo di luce».

Aveva subito suscitato “profonda attenzione” l’introduzione con il rullo di timpani che successivamente valse alla penultima sinfonia londinese di Haydn in mi bemolle maggiore il noto appellativo, stando a quello che scriveva il giornale «Morning Chronicle» dopo il primo ascolto, avvenuto il 2 marzo del 1795 al King’s Theatre di Londra con lo stesso compositore al cembalo. 

Ed è a un tema del secondo movimento di un Divertimento in si bemolle maggiore originariamente attribuito ad Haydn – ma forse opera dell’allievo del compositore Ignaz Pleyel – che sono dedicate le Variazioni su un tema di Haydn op. 56a di Brahms. Trascrivendo questo motivo in forma di corale che citava un canto liturgico austriaco, il Chorale in honorem St. Antonii, Brahms costruì nel 1873 otto variazioni chiuse da un maestoso Finale in forma di passacaglia, che contiene anche una citazione dal secondo tempo della Sinfonia n. 101 detta “L’orologio” di Haydn.

Angius completa il programma del concerto bolognese con Das Schicksalslied op. 54 che vede coinvolto, oltre all’Orchestra, anche il Coro del TCBO preparato da Gea Garatti Ansini. Nel 1868 Brahms rimase affascinato dal romanzo epistolare Iperione o l’eremita in Grecia di Friedrich Hölderlin e decise di trasporre in musica “Il canto del destino”. Il lavoro, iniziato l’anno seguente, non ebbe una stesura fluida, ma dubbi, interruzioni e sovrapposizioni con altre composizioni portarono al suo completamento nel 1871, con un finale aperto che suggerisce più interrogativi che risposte sul destino umano.

Main Partner della Stagione Sinfonica 2025 del Teatro Comunale di Bologna è Intesa Sanpaolo, grazie al cui sostegno sono inoltre aperte gratuitamente alle scuole gran parte delle prove generali dei concerti.

I biglietti – da 10 a 40 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo. 

Per ogni concerto della Stagione Sinfonica 2025 prosegue “Note a margine”, una rassegna di incontri con il pubblico che si tengono circa 30 minuti prima dell’inizio del concerto presso il foyer del bar dell’Auditorium Manzoni. 

Sabato 5 Luglio 2025, Chiostro delle Arti a Grottaglie, torna lo spettacolo itinerante : CH’IO SONO AMORE, CH’IO SONO NATURA

Spettacolo 20,30

ideazione e regia

Giovanni Di Lonardo

In scena

Giovanni Di Lonardo – interprete

M° Michele Santoro – chitarra

Grottaglie, Via XXV Luglio n° 89

CH’IO SONO AMORE, CH’IO SONO NATURA

itinerario di versi e musica nell’universo di Federico García Lorca

Torna lo spettacolo itinerante, dedicato alla poetica struggente e passionale di Federico García Lorca! Dopo aver emozionato il pubblico in palazzi storici come l’Ulmo di Taranto, castelli come quello Ducale di Minturno e l’eremo di Grottaglie, sarà il Chiostro delle Arti ad  ospitarlo. Sotto  la  direzione  artistica  di Alfredo Traversa  e  la collaborazione di Pietro Annicchiarico, questo luogo suggestivo – fatto di storia, sacralità e arte – è spazio congeniale per condividere una serata di musica e versi sotto il cielo estivo di luglio.

Lorca crea un prodigioso monumento all’amore che ha come fondamenta Eros e Thanatos, in eterna dialettica. I suoi versi sono ricchi di incanto: sono strappo, luce, vita. Tre spazi del suggestivo Convento di San Francesco di Paola si trasformano in tre stanze poetiche: Gacelas, Madrigali e Sonetti, in particolare, i Sonetti dell’amore oscuro, gli ultimi appassionati componimenti scritti nel 1935 dal poeta, che di lì a qualche mese fu assassinato dai miliziani del dittatore spagnolo Francisco Franco, vicino a Víznar, non lontano da Granada. A 90 anni dalla morte di Federico García Lorca, un omaggio dal forte impatto emotivo alla sua ineguagliabile opera poetica.

Appuntamento

SABATO 5 LUGLIO | ore 20,30

Biglietto unico 12 €

INFO E BIGLIETTI

whatsapp 334 8234108 | 388 3059654

mail  chiostrodellearti@gmail.com | giodilonardo@yahoo.it

Jaume Santonja dirige, il 20-21 giugno, il violinista Fabrizio Falasca e l’Orchestra, a chiusura della Stagione concertistica 2024-2025

Venerdì 20 giugno alle 20.30 (turno A) e sabato 21 giugno alle 19 (turno B) è in programma il dodicesimo e ultimo appuntamento della Stagione concertistica 2024-2025 del Teatro Lirico di Cagliari che prevede il ritorno a Cagliari del giovane direttore spagnolo Jaume Santonja (Bocairent, 1986), dopo il successo della “sua” Bohème nel dicembre 2023 e dei concerti del febbraio 2022 e dell’estate 2021, che, alla guida dell’Orchestra del Teatro Lirico, propone all’ascolto due pagine della letteratura musicale del primo Novecento: intensa e virtuosistica composizione finlandese del 1903-1904 la prima, esaltante ed eccellente partitura inglese del 1911 la seconda. In qualità di violino solista si esibisce, per la prima volta a Cagliari, Fabrizio Falasca (Sarno, Salerno, 1988), primo violino dell’Orchestra del Teatro Lirico.

Il programma musicale prevede quindi: Concerto in re minore per violino e orchestra op. 47 di Jean Sibelius e Sinfonia n. 2 in Mi bemolle maggiore op. 63 di Edward Elgar.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di un’ora e 45 minuti circa compreso l’intervallo.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Prezzi biglietti: platea € 35 (settore giallo), € 30 (settore rosso), € 25 (settore blu); I loggia € 30 (settore giallo), € 25 (settore rosso), € 20 (settore blu); II loggia € 10 (settore unico).

Ai giovani under 35 ed ai disabili sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, mercoledì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it.

Servizio promozione culturale scuola@teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online: www.vivaticket.com.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Fabrizio Falasca – Violino

Diplomato con menzione speciale al Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, continua gli studi all’Accademia Walter Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo e contemporaneamente alla Scuola di Musica di Fiesole con Felice Cusano e con Dora Schwarzberg all’Accademia di Pinerolo. Nel 2010 viene premiato al Concorso Biennale di Violino di Vittorio Veneto e nel 2013 al Concorso Violinistico Internazionale “Andrea Postacchini” di Fermo. Successivamente vince una borsa di studio e consegue il “Master of Music” alla Royal Academy of Music di Londra sotto la guida di So-Ock Kim. Si perfeziona con numerosi insegnanti tra cui Maxim Vengerov e Leonidas Kavakos. Si esibisce come solista in teatri e sale da concerto nazionali ed internazionali come: Royal Opera House di Muscat, Salle Garnier di Monte-Carlo, Vadhat Hall di Teheran, Armenian National Opera Theatre, Royal Festival Hall di Londra, Musikverein Brahms Saal di Vienna. Alterna all’attività solistica un’intensa attività cameristica, esibendosi in festival musicali in Italia e all’estero come: Festival di Ravello, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Festival di Kassel, Gulangyu Festival e in istituzioni come: Musica Insieme di Bologna, Amici della Musica di Firenze, Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, Philharmonia Chamber Music Series (Regno Unito) ed in importanti teatri e sale da concerto quali: Pergola di Firenze, Manzoni di Bologna, Carlo Felice di Genova, Verdi di Salerno, Ponchielli di Cremona. Suona regolarmente con il gruppo Philharmonia Chamber Players ed insieme a musicisti come Bruno Canino, Antonio Pompa-Baldi, Danusha Waskiewicz, Franco Petracchi, Benjamin Gilmore ed a numerose prime parti di importanti orchestre europee. È apparso come solista in trasmissioni radiofoniche per Radio RAI e BBC Radio ed ha inciso per CPO, Centaur Records, Aulicus Classics, Amadeus, Brilliant Classics. Nel 2016 vince il posto di concertmaster nella Tiroler Symphonie Orchester di Innsbruck e, nello stesso anno, viene nominato assistant concertmaster della Philharmonia Orchestra di Londra. Nel 2022 vince il posto di primo violino di spalla nell’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari. Nel 2025 vince il concorso di primo violino nell’Orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli. Collabora regolarmente, come primo violino di spalla ospite, con orchestre di teatri e festival quali: Fenice di Venezia, Opera di Roma, Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato, sempre come primo violino di spalla, con prestigiose orchestre come: Philharmonia Orchestra, Royal Philharmonic Orchestra, Orchestra de la Suisse Romande di Ginevra, BBC Philharmonic Orchestra, Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, Solistes Europèens Luxembourg, Tampere Philharmonic e, come co-leader, con la London Symphony Orchestra. Suona un violino Joseph Guarneri del 1727 e un Francesco Rugeri del 1690 appartenuti al violinista Cesare Barison, per gentile concessione della famiglia.

Jaume SantonjaDirettore

Importante direttore d’orchestra spagnolo la cui carriera è in rapida ascesa. Ha ricoperto incarichi importanti come Direttore Principale Ospite dell’Orchestra Sinfonica di Milano e Direttore Associato della Euskadiko Orkestra/Basque National Orchestra. Dal 2018 al 2020 è stato Direttore Assistente della City of Birmingham Symphony Orchestra CBSO, lavorando a stretto contatto con il Direttore Musicale Mirga Gražinytė-Tyla. Questo ruolo gli ha fornito un’esperienza inestimabile e opportunità professionali che hanno lanciato la sua carriera internazionale. Lo stile direttivo di Jaume Santonja è caratterizzato da una vibrante energia e da un approccio collaborativo. Crede fermamente nell’importanza della comunicazione e dell’empatia all’interno dell’orchestra e la sua leadership si basa sul rispetto reciproco e sulla passione condivisa per la musica. Il suo obiettivo è sempre quello di portare il pubblico in un viaggio emotivo, connettendosi profondamente con ogni lavoro che dirige. È regolarmente invitato a dirigere le principali orchestre in Spagna, tra cui: Orquesta y Coro Nacionales de España (OCNE), Orquestra de la Comunitat Valenciana (OCV), Barcelona Symphony Orchestra (OBC), Orquesta Sinfónica de Tenerife (OST), Real Filharmonía de Galicia. A livello internazionale ha lavorato con: BBC National Orchestra of Wales, Antwerp Symphony Orchestra (ASO), Stavanger Symphony Orchestra, Belgrade Philharmonic, Philharmonie Zuidnederland, Malaysian Philharmonic Orchestra. Collabora regolarmente con artisti rinomati come: Gautier Capuçon, Ning Feng, Alena Baeva, Lucas e Arthur Jussen, Alexandra Dariescu, Bruno Philippe, Alexandra Suonum, Tom Borrow, Andrei Korobeinikov, Alexandra Conunova, Alba Ventura, Denis Kozhukhin. La sua più recente attività operistica lo ha visto dirigere zarzuelas a Oviedo e La Bohème al Teatro Lirico di Cagliari. Ha conseguito un “Master of Music” in Direzione d’orchestra al Royal Conservatory di Anversa e un “Master of Music” in Percussioni al Conservatorium di Amsterdam. Inoltre, ha conseguito un diploma superiore in Percussioni alla Escola Superior de Música de Catalunya (ESMuC) di Barcellona. La carriera di Jaume Santonja include la fondazione del collettivo musicale “AbbatiaViva” che esplora modi innovativi e accessibili di presentare la musica. È stato percussionista principale della Antwerp Symphony Orchestra per sette stagioni e si è esibito con le più prestigiose orchestre giovanili come la Gustav Mahler Jugendorchester e la Verbier Festival Orchestra, sotto la direzione di celebri direttori come Mariss Jansons, Pierre Boulez e Zubin Mehta. Nel giugno 2020 Jaume Santonja è stato selezionato tra i quattro giovani direttori più promettenti per partecipare alle esclusive masterclass con Iván Fischer e la Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam.

Ravello Festival 2025, Villa Rufolo, Ravello, 11 luglio – 26 agosto 2025 : Le Donne dell’Antichità di Anselm Kiefer

Le Donne dell’Antichità di Anselm Kiefer arrivano a Villa Rufolo in collaborazione con la Galleria Lia Rumma

La Fondazione Ravello, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, presenta “Le Donne dell’Antichità” di Anselm Kiefer, esposizione che sarà allestita a Villa Rufolo dall’11 luglio al 26 agosto 2025 nell’ambito del Ravello Festival 2025.

Il progetto si concentra su uno dei temi più ricorrenti nella ricerca di Anselm Kiefer: la figura femminile come forza generativa, distruttiva o iniziatica. “Le Donne dell’Antichità”,ispirate a protagoniste della storia romana, della mitologia greca e delle tradizioni nordiche, sono rappresentate quali presenze archetipiche o simboliche.

Nomi evocati, corpi senza volto o frammentati, teste assenti o sostituite da oggetti come libri, piombo o filo spinato, abiti irrigiditi nel gesso, vestigia rituali, sospese tra rovina e monumentalità. Queste figure abitano un tempo fuori dalla cronologia e mettono in crisi ogni narrazione lineare del potere e della conoscenza.

Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi di Villa Rufolo e nel suo storico giardino, progettato da Francis Nevile Reid nel XIX secolo. L’architettura stratificata della villa – con le sue sale, logge e affacci sul paesaggio costiero – entra in dialogo con le opere, sottolineandone la dimensione scenica e metastorica.

La mostra riunisce alcune figure femminili della storia e del mito come Paete, che rievoca il gesto di Arria, matrona romana che si colpisce al ventre pronunciando al marito la celebre frase: “Paetus, non dolet”. Oppure Tusnelda moglie di Arminio, condotta a Roma come prigioniera e descritta da Tacito come donna fiera e coraggiosa. E ancora, rivolta alla storia, Apollodors Liste il cui lungo strascico accoglie lo svolgimento di una bobina di piombo su cui sono applicate una serie di fotografie di architetture in rovina o altri elementi simbolici nella produzione dell’artista a indicare lo svolgersi della storia e la dimensione senza tempo del mito e al suo ritorno nella contemporaneità.

Ravello, città da sempre legata alla grande cultura europea, ha accolto nel tempo personalità centrali del pensiero, dell’arte e della musica – da Richard Wagner a Gore Vidal. In questo contesto, la presenza di Anselm Kiefer – artista la cui opera ha interrogato la memoria, la storia e la forma del sapere – si inserisce in una continuità ideale tra passato e presente.

Nato nel 1945 a Donaueschingen, in Germania, Anselm Kiefer è uno degli artisti contemporanei più significativi. La sua opera comprende dipinti, sculture, vetrine, installazioni, libri e opere su carta come disegni, xilografie, acquerelli e fotografie. I materiali che utilizza – dal piombo, al cemento e al vetro, fino a tessuti, ceneri e piante – sono tanto vasti quanto simbolicamente significativi. La visione di Kiefer abbraccia filosofia, storia e letteratura, portando alla luce l’importanza del sacro e dello spirituale, del mito e della memoria, della metamorfosi e del rinnovamento. Vive e lavora in Francia dal 1993.

Didascalie immagini

ANKI-208

Anselm Kiefer

Paete, non dolet, 2000

Bronze, acrylic, barbed wire

162 × 136 × 136 cm

Courtesy Galleria Lia Rumma

ANKI-056

Anselm Kiefer

Apollodors Liste, 2004

Fibreglass, lead reel, photographs

130x360x120-230 cm

Courtesy Galleria Lia Rumma

Ravello Festival 2025

A fare da sfondo uno dei panorami più belli del mondo, nell’aria i sentori del mare e dei limoni della costiera amalfitana, intorno lo splendido giardino fiorito di Villa Rufolo a Ravello che già incantò Wagner: è questo lo scenario magico che anche nell’estate 2025 accoglierà alcune delle più note compagini orchestrali di oggi – dalle italiane dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la Filarmonica della Scala alla Royal Philharmonic Orchestra – insieme a solisti e bacchette eccellenti – tra cui Daniel Harding, Yuja Wang, Myung-Whun Chung, Kent Nagano e Michael Spyres – giovani in ascesa come il violoncellista Ettore Pagano e il pianista Filippo Gorini, collaborazioni con le istituzioni musicali campane, per offrire al pubblico l’esperienza unica del Ravello Festival giunto alla 73a edizione. Dal 6 luglio al 25 agosto, 15 concerti organizzati dalla Fondazione Ravello – guidata dal presidente Alessio Vlad con la direzione generale di Maurizio Pietrantonio e la direzione artistica di Lucio Gregoretti – realizzati grazie al sostegno della Regione Campania. Inaugurazione con un concerto di Jérémie Rhorer alla guida della sua orchestra Le Cercle de l’Harmonie, fondata nel 2005, compagine che usa strumenti d’epoca per restituire al repertorio classico e romantico le sue più autentiche sonorità. A fianco della musica classica, spazio al jazz con Stefano Bollani, Danilo Rea, Dado Moroni, Roberta Gambarini, Richard Galliano.

www.ravellofestival.com

Villa Rufolo

Piazza Duomo 1, Ravello

ore 9.00-20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30)

Nei giorni dei concerti del Ravello Festival l’orario di chiusura di Villa Rufolo è soggetto a variazioni.

Per ogni utile informazione contattare il numero +39 089 857621 oppure scrivere a segreteria@villarufolo.it oppure a prenotazioni@villarufolo.it

Biglietti

€ 8,00 ordinario

€ 7,00 per gruppi a partire da 15 persone

€ 6,00 per over 65 e bambini dai 5 ai 12 anni

I biglietti si acquistano solo in loco. Non è richiesta prenotazione.

www.ravellofestival.com

boxoffice@ravellofestival.com

tel. 089 858422

Il programma potrebbe subire variazioni.

TUTTI GLI EVENTI DEL RAVENNA FESTIVAL AL PAVAGLIONE DAL 17 AL 22 GIUGNO
17 GIUGNOore 21 Teatro AlighieriVivaldi d’amore è la serata che Accademia Bizantina dedica ai concerti per archi, violino e viola d’amore del Prete Rosso; nei doppi panni di direttore e solista Alessandro Tampieri.
18 GIUGNOore 21 Teatro AlighieriCon Joe Zawinul’s Music Odyssey la Zawinul Legacy Band 3.0 ripercorre l’odissea musicale del pioniere dello stile fusion e dell’evoluzione elettrica del linguaggio jazz.
18 GIUGNOore 21.30 Cervia, Arena dello Stadio dei Pini
Il Trebbo in musicaAttraverso il doppio punto di vista del geologo e del musicista, Mario Tozzi ed Enzo Favata ci accompagnano fra tradizioni e leggende del mare magnum con Mediterraneo, le radici di un mito
19 GIUGNOore 21.30 Pala De AndréIntrecciando danza, cinema e arti visive, in Notte Morricone il Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto rende omaggio all’uomo e all’artista e alle sue iconiche composizioni.
19 GIUGNOore 21.30 MAR Museo d’arte della Città di RavennaFiorito nella scena underground slovena e maturato attraverso collaborazioni internazionali, il folk avant-garde del trio Širom fa uso di una varietà di strumenti, inclusi oggetti convertiti alla musica. 
20 GIUGNOore 18, 20, 22 Classis RavennaRitornano a Classis le MicroDanze del Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto, brevi performance immaginate per spazi non teatrali. 
20 GIUGNOore 21.30 Antichi Chiostri FrancescaniAlexander Gadjiev si misura con Debussy, Bartók e Musorgskij, toccando alcune delle pagine più incandescenti della letteratura pianistica tra Otto e Novecento. 
20 GIUGNOore 21.30 Pavaglione di Lugo
Il Festival a LugoPrima italiana di The Passion of Octavius Catto di Uri Caine, composta in memoria dell’insegnante e attivista afroamericano per i diritti civili che fu assassinato a Philadelphia nel 1871. 
21 GIUGNOore 21.30 MAR Museo d’arte della Città di RavennaIn Terra Madre (Migrations), Marco Albonetti, Dane Richeson e il FontanaMix Ensemble propongono musiche dal mondo, arrangiate da Fred Sturm per celebrare differenze e tangenze. 
21 GIUGNOore 21.30 Pavaglione di Lugo
Il Festival a LugoLa coppia più bella del jazz? Certo il titolo calza a pennello ad Enrico Rava e Stefano Bollani – anzi, si può ben dire che sia stato lo stesso Rava a scoprire quel fuoriclasse di Bollani.
22 GIUGNOore 21.30 Pavaglione di Lugo
Il Festival a LugoMalika Ayane in inedita versione…sinfonica, con gli  arrangiamenti appositamente realizzati per l’Orchestra La Corelli ad esaltare una scrittura profondam

Giovedì 19 giugno alle ore 20, in Sala Grande del Teatro, l’ultimo appuntamento lirico dell’87esimo Festival del Maggio. 

In cartellone “Aida” di Giuseppe Verdi. 

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il direttore emerito a vita Zubin Mehta.

La regia è firmata da Damiano Michieletto, che trasporta l’opera in una cruda e cupa cornice contemporanea. 

In scena, Olga Maslova come Aida; SeokJong Baek come Radamès; Daniela Barcellona interpreta Amneris e Daniel Luis de Vicente e Leon Kim (nelle recite del 28/6 e del 1/7) interpretano Amonasro.

Allestimento della Bayerische Staatsoper di Monaco

Si ringrazia Ferragamo per il sostegno

La recita del 25 giugno sarà trasmessa in differita su Rai Radio 3

Giunge al termine la programmazione lirica dell’87ºFestival del Maggio Musicale Fiorentino: giovedì 19 giugno 2025, alle ore 20, nella Sala Grande del Maggio, in programma una delle più amate opere di Giuseppe Verdi, l’Aida.  Sono cinque le recite complessive in cartellone: il 19, 25 giugno e il 1°luglio alle ore 20; il 22 giugno alle ore 15:30 e il 28 giugno alle ore 17. 

Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino il direttore emerito Zubin Mehta, che nel corso della sua carriera ha reso quest’opera una delle punte di diamante del suo repertorio verdiano. Quest’allestimento – caratterizzato da tinte e luci cupe, dove a emergere è l’aspetto nudo e umano dei personaggi che formano la messinscena – è ripreso dalla “Bayerische Staatsoper” di Monaco ed è firmato per la regia da Damiano Michieletto.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, le luci di Alessandro Carletti, la drammaturgia è firmata da Mattia Palma e i movimenti coreografici da Thomas Wilhelm. La proiezione video è curata da rocafilm | Roland Horvath

La compagnia di canto è formata da Olga Maslova – che torna al Maggio dopo le applaudite recite della Turandot inaugurale della scorsa edizione del Festival –come Aida e SeokJong Baek, anche lui protagonista della Turandot inaugurale dello scorso anno e della Messa da Requiem verdiana dello scorso aprile, come Radamès.

Daniela Barcellona interpretaAmneris, la figlia del faraone – parte da lei sostenuta qualche pochi mesi fa nella produzione di Aida al Teatro Colón di Buenos Aires -e Daniel Luis de Vicente e Leon Kim (nelle recite del 28 giugno e del 1º luglio), entrambi di ritorno dopo il Rigolettoandato in scena questo febbraio, interpretano Amonasro. Simon Lim interpreta Ramfis e Manuel Fuentes, anche lui di ritorno dopo il Rigoletto di questo febbraio, veste i panni de Il Re.

Chiudono il cast, rispettivamente nel ruolo di Una sacerdotessa e Un messaggero, Suji Kwon Yaozhou Hou.

Il maestro Zubin Mehta ha reso Aida una delle colonne portanti del suo repertorio dirigendola a Firenze a più riprese: la prima volta fu in occasione del 32° Maggio Musicale, nel 1969, con la regia di Carlo Maestrini e le scene e i costumi di Enrico d’Assia; la seconda fu durante la Stagione Estiva del 1996 per la regia di Lorenzo Mariani con le scene e costumi di Raffaele Del Savio; più recentemente ha diretto l’allestimento di Aida della primavera del 2011 con la regia di Ferzan Özpetek e le scene di Dante Ferretti. Numerose anche le occasioni in cui il direttore emerito del Maggio ha portato l’opera in tournée insieme all’Orchestra e al Coro del Maggio, come in Giappone nel settembre del 1996 e, nel marzo del 2016, al Čajkovskij Concert Hall di Mosca.

“Ritengo che Aida rappresenti un ponte fra la musica di Verdi e quella di Richard Wagner. Innanzitutto vi sono temi ricorrenti, come quello che risuona in orchestra, fin dal Preludio, quando appare Aida, che richiamano i Leitmotive wagneriani” ha sottolineato il maestro Mehta ribadendo il suo pensiero già espresso in precedenza in molte occasioni parlando di questa opera  “siamo di fronte ad un’opera in cui Verdi ha ormai abbandonato quasi del tutto i numeri chiusi, a favore di scene sempre più ampie e complesse. Il terzo atto, per esempio, con il suo continuo fluire musicale è molto vicino al concetto wagneriano di melodia infinita: qui si concentrano infatti senza soluzione di continuità alcune delle tematiche di fondo dell’opera in una continua tensione drammatica e musicale. Senza un attimo di respiro assistiamo al concitato colloquio fra Aida e il padre Amonasro, con la giovane schiava lacerata dalla scelta fra l’amor di Patria e l’amore per il vincitore dei suoi compatrioti e il Re etiope divorato dall’ansia di vendetta; quindi il duetto Aida-Radames, con quest’ultimo a sua volta costretto a scegliere fra l’amore per Aida e l’abbandono della Patria; infine l’involontario tradimento del giovane guerriero, la gioia feroce di Amonasro e il consegnarsi di Radamès al Gran sacerdote Ramfis. E Verdi risolve questa materia drammaturgica e musicale con soluzioni veramente geniali, con una tensione assolutamente incandescente. Di fronte a sentimenti tanto contrastanti e a personaggi così profondamente scolpiti a livello psicologico, vien da sorridere a pensare che si è parlato così a lungo di Aida come di un’opera scritta per un’occasione celebrativa.

Inoltre, credo sia sbagliato ‘schiacciare’ l’interpretazione di Aida solo sui grandi effetti spettacolari – continua a dire il maestro Mehta –  Pensiamo al duetto Amneris-Radamès all’ultimo atto, quando la figlia del Faraone offre al giovane guerriero la vita in cambio della rinuncia all’amore per Aida. I due sono soli, lontani da ogni clamore, e fra loro si svolge un dialogo in cui si scontrano sentimenti ancora una volta opposti: il desiderio di possesso e la gelosia di Amneris e l’affermazione della propria innocenza e dell’amore per Aida da parte di Radamès. E ancora la scena fra Aida e Radamès, quando la giovane schiava strappa all’amato, con abilità da “politica”, il segreto sul sentiero che le truppe egiziane percorreranno per piombare sul nemico etiope e poi lo invita a fuggire con lei lontano dalla patria. In entrambi i casi il dramma è tutto interiore, di personaggi lacerati nel loro intimo da passioni contrastanti. La grandezza di Verdi sta nel riuscire a fare “teatro” con questo scontro di sentimenti”.

Sottolineando gli aspetti che più caratterizzano la sua regia, Damiano Michieletto ha detto:  “Aida è una grande storia di guerra al cui interno c’è una piccola storia d’amore: ma nel definire il capolavoro di Verdi potremmo anche dire il contrario; va solo stabilitodove porre l’accento. Difatti è un’opera che affianca grandiosi momenti corali (come la celeberrima Marcia trionfale) a situazioni decisamente più intime e sentimentali. Per questo motivo non viene rappresentata nell’Egitto ambientato da Verdi ma in un “altrove” contemporaneo per raccontare i personaggi e la loro umanità, la psicologia e il dramma di chi vive la guerra. Le situazioni più intime sono naturalmente legate alla storia d’amore tra Aida e Radames che, in uno stile quasi shakespeariano, nasce sotto una contraria stella: i due appartengono infatti a popoli diversi che sono inoltre nemici fra loro. È un amore che è quasi impossibile, poiché destinato a scontrarsi con la grande storia che incombe alle loro spalle e, come spesso avviene nelle opere verdiane, c’è la figura del padre che costringe sua figlia a obbedire a suoi ordini facendole così perdere la sua natura. In questo allestimento, attraverso  flashback, racconteremo quelle che sono le memorie del passato; le memorie anche della madre di Aida e il ricordo di Aida bambina insieme ai suoi genitori. Questi flashback – immaginari e ‘sognanti’ – saranno quelli che ci conducono alla fine della storia, dove lei raggiunge Radames nella tomba, un luogo cupo e buio dove entrambi saranno accolti da una vera e propria piramide di cenere; la cenere – precisa il regista – che è il simbolo della distruzione della guerra, la troveremo sparsa ovunque fin dall’inizio dell’opera.  Desideravamo dare valore alla scelta di Aida di morire con Radames; ella sceglie di fare questo perché vuole coronare il suo sogno d’amore e dunque accanto a loro troveremo tutti coloro che sono già morti come il padre di Aida, gli amici; tutti si riuniscono in un’immaginaria ‘festa’ dove celebrano, sì, la morte ma lo fanno celebrando il loro amore. Sotto, sul proscenio, rimane Amneris che invoca il suo grido di pace: “pace, pace, pace!” che sono le ultime parole che rimangono di quest’opera e che forse è il messaggio che questa storia, dopo tutta la violenza e la guerra, vuol trasmettere: un messaggio di speranza”. 

L’opera:

Terzultima opera del catalogo verdiano su libretto di Antonio Ghislanzoni, Aida debutta il 24 dicembre 1871 al Teatro dell’Opera del Cairo. Dopo una lunga trattativa, Verdi aveva accettato la proposta del kedivè d’Egitto di comporre l’opera di soggetto egizio per l’inaugurazione del canale di Suez. Anche se indubbiamente modellata secondo il canone del grand opéra per la presenza di un intreccio storico-politico, scene di massa grandiose e balli, Aida è anche un’opera di individui, primo tra tutti la protagonista.

Aida, ex principessa etiope ridotta al rango di ancella di Amneris, la figlia del faraone, è divisa tra l’amore che prova per il capo dell’esercito egiziano Radamès e l’amore per la patria, secondo un ben noto e collaudato cliché del melodramma italiano. Le ragioni del suo cuore cozzano infatti con la fedeltà dovuta al padre, il re Amonasro, che è pronto a marciare su Tebe per liberare la figlia dalla schiavitù. Tuttavia pur di rimanere al fianco dell’amato, Aida sceglie la morte, sepolta viva insieme al suo Radamès in uno dei finali d’opera più iconici del teatro verdiano.

Accolta trionfalmente al suo debutto, Aida fu per molti anni l’opera più popolare di Giuseppe Verdi. Generalmente ricordata per gli squilli, le fanfare, la marcia trionfale e le monumentali pagine corali, Aida è anche opera di momenti musicali estremamente rarefatti, tratteggianti con colori orchestrali preziosi e delicati, come ad esempio nel noto finale.

La locandina:

AIDA

Musica di Giuseppe Verdi

Opera in quattro atti di Antonio Ghislanzoni

Edizione Edwin F.Kalmus & Co., INC.,

Boca Raton, Florida

Allestimento della Bayerische Staatsoper di Monaco

_

Maestro concertatore e direttore Zubin Mehta

Regia Damiano Michieletto

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Paolo Fantin

Costumi Carla Teti

Luci Alessandro Carletti

Video rocafilm | Roland Horvath

Drammaturgia Mattia Palma

Movimenti coreografici Thomas Wilhelm

Regista collaboratore Eleonora Gravagnola

_

Il Re Manuel Fuentes

Amneris Daniela Barcellona

Aida Olga Maslova

Radames SeokJong Baek

Amonasro Daniel Luis de Vicente/Leon Kim (recite del 28/6;1/7)

Ramfis Simon Lim

Messaggero Yaozhou Hou

Sacerdotessa Suji Kwon

Figuranti speciali

Mauro Barbiero, Elena Barsotti, Andrea Bassi, Carcina Braus, Nicolo Brescia, Rosario Campial, Alessandro Clardin, Leonardo Cirri, Maria Diletta Della Martira, Maria Novella Della Martira, Caterina Frani, Giampaolo Gobb, Edoardo Groppler, Ennco Labbate. Nioola Nonticell Leonardo Paoli, Andrea Papi, Livia Risso

Bambini

Arienna Barbieri Davide Calastrini, Simone Cardoso, Annejulia Daniels, Natalle Daniels, Slivia De Santis, Maria Jose Fioriano, Anita Giuliani, Gemma Granata, Carol Haxnari, Anna lannello, Ariana Lotti, Alma Diana Lucherini Alice Manni, Giuseppe Marcantonio, Elsa Mayer, Kay McMillan, Maria Vittoria Nocentini, Maya Sarti

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ 

Platea 3: 75€ 

Platea 2: 90€ 

Platea 1: 110€ (repliche)

Platea 1: 130€ (prima recita)