La Scala negli USA

Prosegue il periodo all’estero del Teatro alla Scala:

un Gala a New York, una mostra a Washington

e una proiezione a Los Angeles

Dopo le tappe a Berlino, Parigi, Vienna, Madrid e Londra, prosegue oltreoceano il ciclo di presentazioni internazionali della Stagione 2025/2026 del Teatro alla Scala, che fa tappa negli Stati Uniti ospite del Consolato Generale Italiano a New York, nella persona del Console Fabrizio Di Michele, e dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, nella persona del Direttore Claudio Pagliara. Il Sovrintendente e Direttore artistico Fortunato Ortombina esporrà la nuova Stagione e le linee artistiche del Teatro alla Scala in dialogo con Paolo Besana, Direttore della Comunicazione, anche in vista delle celebrazioni per i 250 anni dalla fondazione del Teatro.

Il 1° novembre è prevista una serata di gala organizzata dalla Teatro alla Scala Association of America presso la New York Historical: la Presidente dell’associazione, Milena Adamian Sheynkman, dialoga con Fortunato Ortombina in un evento arricchito da una conversazione tra il direttore d’orchestra Daniele Rustioni, impegnato in questi giorni al Metropolitan Opera, insieme a Paolo Gavazzeni, Coordinatore artistico del Teatro alla Scala. Impreziosisce la serata un momento musicale dedicato alla Bohème con la partecipazione del soprano Juliana Grigoryan.  

Da New York a Washington, dove il 22 gennaio verrà inaugurata la mostra “Callas, Visconti, Zeffirelli”, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Washington, e di cui il Teatro alla Scala è inconfondibile sfondo. Per commemorare il 50° anniversario della scomparsa di Luchino Visconti e proseguendo le celebrazioni per il centenario di Franco Zeffirelli e Maria Callas, l’Istituto Italiano di Cultura di Washington presenta la mostra “La Divina a Washington: Due artisti alla Scala per Maria Callas”, che aprirà il 22 gennaio 2026 presso la Luther W. Brady Art Gallery. Il progetto, che mira a celebrare il genio visionario di due registi italiani e dell’iconico soprano, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Teatro alla Scala, la Fondazione Franco Zeffirelli, l’Ambasciata di Grecia negli Stati Uniti e la George Washington University. La mostra presenta per la prima volta negli Stati Uniti sei splendidi costumi indossati da Maria Callas durante le sue esibizioni al Teatro alla Scala a metà degli anni Cinquanta, restaurati grazie al contributo della Fondazione Berti.

Tappe di un articolato e multiforme percorso scaligero negli USA, dato che, contemporaneamente, a Los Angeles è stato proiettato La Scala – The Force of Destiny, il documentario sulla preparazione della Serata inaugurale della scorsa Stagione, nell’ambito dell’American French Film Festival. Prodotto audiovisivo realizzato da Federation Studios & MDE Films e primo documentario coprodotto nell’ambito di una nuova partnership tra Rai Documentari e France Télévisions, La Scala – The Force of Destiny, dopo la sua presentazione avvenuta nelle scorse settimane, è protagonista di una distribuzione internazionale di grande portata, dalle sale cinematografiche austriache e tedesche al Festival del Cinema di Madrid, dal Messina Opera Film Festival alla trasmissione sulle tv francesi. Una diffusione garantita anche dall’interessamento di un nuovo distributore australiano, Palace Films.  

Teatro Regio, venerdì 5 dicembre 2025, ore 20 : Romeo e Giulietta

La partitura di Prokof’ev si fa gesto: Shakespeare secondo John Cranko
con il Balletto del Teatro Nazionale di Praga

La danza è un appuntamento che scandisce da sempre la Stagione del Regio, un rito collettivo che torna e si rinnova; in questa Stagione 2025/2026 rafforza la sua presenza dando appuntamento già nel mese di novembre per proseguire fino a fine dicembre.

Dal 27 al 29 novembre Roberto Bolle inaugura il percorso con Caravaggio, creazione di Mauro Bigonzetti su musiche di Bruno Moretti ispirate a Monteverdi (produzione Artedanza). A dicembre il Rosso della Stagione si fa amore, conflitto, incanto e perdita: dal 5 al 14 dicembre il Balletto del Teatro Nazionale di Praga presenta Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev nella coreografia di John Cranko, e dal 19 al 28 dicembre debutta il Balletto dell’Opera Nazionale di Riga con Il lago dei cigni di Čajkovskij nella ripresa di Aivars Leimanis.

Dieci recite per uno spettacolo firmato da grandi maestri

Da venerdì 5 a domenica 14 dicembre per 10 rappresentazioni va in scena Romeo e Giulietta, balletto in tre atti musicato da Sergej Prokof’ev sul libretto che lo stesso Prokof’ev e Sergej Radlov trassero dalla tragedia di Shakespeare. L’interpretazione è affidata al prestigioso Balletto del Teatro Nazionale di Praga, già ospite nel 2023 con La bella addormentata di Čajkovskij. La coreografia è di John Cranko; scene e costumi originali di Jürgen Rose; coreologia e ripresa di Jane Bourne; messa in scena di Filip Barankiewicz, direttore artistico della Compagnia; luci di Jürgen Rose e Valentin Däumler.

L’Orchestra del Teatro Regio è diretta dal Maestro Václav Zahradník.

Prokof’ev tra classicità ritrovata e ardore

Commissionato dal Bol’šoj nel 1933, abbozzato nel 1934 e completato nel settembre 1935, Romeo e Giulietta affrontò da subito resistenze in ambito sovietico. Prokof’ev rielaborò la partitura — anche su stimolo di direttore d’orchestra, orchestrali e ballerini, tra cui la star dell’epoca Galina Ulanova — abbandonando l’ipotesi di un lieto fine per restituire la verità tragica della vicenda. L’interesse di Ėjzenštejn nel 1938 testimonia la potenza visiva di questa scrittura che debuttò proprio nel 1938 a Brno, vicino a Praga; la versione oggi più eseguita vide la luce al Kirov l’11 gennaio 1940. In queste pagine l’energia “barbarica” delle prove giovanili si fonde con una classicità ritrovata: un brano per tutti la celebre Danza dei cavalieri. Il risultato è un classico del Novecento che continua a parlare con voce attuale.

Il mito Cranko

A oltre sessant’anni dalla creazione, la coreografia di Romeo e Giulietta di John Cranko resta un capolavoro per forza narrativa, profondità psicologica e perfetta fusione tra danza e teatro, sostenuto dalla musica — amatissima — di Prokof’ev. Nato alla Scala con Carla Fracci e Mario Pistoni e rielaborato per lo Stuttgarter Ballett nel 1962 con Márcia Haydée e Ray Barra, è oggi nel repertorio di compagnie come National Ballet of Canada, Australian Ballet, Opéra de Paris, Wiener Staatsballett, Bayerisches Staatsballett e Joffrey Ballet. Questa produzione di Jane Bourne restituisce l’immediatezza del dramma con le scenografie e i costumi originali di Jürgen Rose, designer di fama internazionale, che amplificano luce, spazio e colore del racconto.

Il Balletto del Teatro Nazionale di Praga: un’identità cosmopolita

Fondato nel 1883, è oggi la maggiore compagnia della Repubblica Ceca: 75 danzatori di 19 nazionalità, un repertorio che dal grande classico si estende al contemporaneo e una cifra stilistica che riflette una città crocevia d’Europa. Sotto la guida di Filip Barankiewicz — già primo ballerino dello Stuttgarter Ballett e maître ospite per compagnie internazionali — il linguaggio si è allargato grazie a collaborazioni con Jiří Kylián, William Forsythe, John Neumeier, Jean-Christophe Maillot. «Il cuore della nostra visione — afferma Barankiewicz — è un repertorio capace di tenere insieme classico, neoclassico e contemporaneo: una ricchezza che nutre danzatori e pubblico.»

Conferenza

Il ballettosarà presentato al pubblico mercoledì 3 dicembre alle ore 18 al Piccolo Regio Puccini nella conferenza condotta dalla giornalista Elisa Guzzo Vaccarino. L’ingresso è libero.

Durata

Durata complessiva del balletto: circa 2 ore e 35 minuti, inclusi due intervalli.

Promozioni: Insieme e In 2 conviene!

Chi desidera vivere una serata al Regio in compagnia può scegliere tra due formule, entrambe attive sia su Romeo e Giulietta sia su Il lago dei cigni:

  • La formula Insieme prevede lo sconto del 20% per 1 o 2 adulti e lo sconto del 50% per under 16;
  • La formula In 2 prevede l’acquisto di due biglietti, con il 50% di sconto sul secondo.

Biglietti e Informazioni

I biglietti sono in vendita alla Biglietteria del Teatro Regio e on line su www.teatroregio.torino.it.

Biglietteria: Piazza Castello 215 – Torino | Tel. 011.8815.241/242 | biglietteria@teatroregio.torino.it.

Orario di apertura: da lunedì a sabato ore 11-19; domenica: ore 10.30-15.30.

Informazioni e aggiornamenti: www.teatroregio.torino.it

Il mese della prevenzione del tumore al seno col VAPORETTO ROSA venerdì 31 ottobre.

Partenza alle ore 10,15 da Ferrovia Pontile F30 e fermata di fronte al museo Navale con una formazione cameristica che si esibirà alle ore 11,00 in un programma musicale dedicato al melodramma

Anche quest’anno ottobre si è tinto di rosa per un’iniziativa fondamentale: il mese della prevenzione del tumore al seno, campagna globale dedicata a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce del cancro al seno, una malattia che colpisce milioni di donne in tutto il mondo.

La Fondazione Teatro La Fenice è orgogliosa di poter salire a bordo del ‘Vaporetto rosa’ per portare il contributo della grande musica nella battaglia contro il tumore al seno e nella cruciale campagna di sensibilizzazione verso la prevenzione e le diagnosi precoci. Il Teatro veneziano parteciperà venerdì 31 ottobre con partenza alle 10.15 da Ferrovia Pontile F30 e fermata alle 11 di fronte museo Navale dove una formazione cameristica composta dalle flautiste Claudia Piga e Margherita Russo e dalla violoncellista Federica Colombo si esibirà in un programma musicale dedicato al melodramma, proponendo arrangiamenti e trascrizioni di alcune delle pagine più amate del grande repertorio. Eseguiranno infatti «Nessun dorma», l’ispirata aria di Calaf dalla Turandot di Giacomo Puccini; si misureranno poi con la leggerezza di «La donna è mobile», l’aria del duca di Mantova dal Rigoletto di Giuseppe Verdi; e con il brindisi «Libiamo, né lieti calici» dalla Traviata di Verdi; seguirà l’appassionata Habanera dalla Carmen di Georges Bizet; e poi, ancora, di Wolfgang Amadeus Mozart, l’impervia e celestiale aria della Regina della notte, «Der Holle Rache», dalla Zauberflöte e il rondò ‘alla turca’ dalla Sonata op. 11 in la maggiore kv 331. 

A Venezia l’iniziativa Vaporetto Rosa è partita su iniziativa della Presidenza del Consiglio Comunale nel 2015 con l’obiettivo di aumentare il tasso di risposta agli screening mammografici, negli anni successivi il raggio si è ampliato estendendo questo messaggio a tutta la famiglia su indicazione del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS3 Serenissima.  Durante tutto il mese, all’interno del Comune di Venezia e nel territorio metropolitano sono state promosse numerose attività per ricordare a tutti l’importanza di sottoporsi a controlli regolari. 
Dal 2018 è parte del progetto il Vaporetto Rosa di Alilaguna che naviga per le acque della laguna portando il messaggio di Prevenzione agli abitanti e agli ospiti della città! Al suo interno vengono 

ospitate le visite senologiche gratuite effettuate dai senologi della Breast Unit dell’ULSS3 Serenissima col supporto dei volontari Avapo e Lilt di Venezia.
Dal 2021 il Vaporetto Rosa ha iniziato a partecipare come Ambasciatore della Prevenzione alle principali manifestazioni cittadine, per raggiungere col suo messaggio un pubblico sempre più vasto.

BIOGRAFIA

Il Trio lavora in questa particolare formazione dal 2021 quando si forma presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Achille Peri di Reggio Emilia, nell’ambito del corso di Musica da camera tenuto da Simone Gramagli, corso completato dal Trio con pieni voti e lode. Il Trio ha dato inizio alla propria attività focalizzandosi sul repertorio francese novecentesco e sulla ricchezza e raffinatezza timbrica che lo contraddistinguono, eseguendo musica di autori quali Debussy, Ravel, Jolivet e Damase. Attualmente, il Trio si sta dedicando a un ampliamento del proprio repertorio, avvicinandosi ad altri periodi e stili musicali attraverso trascrizioni di grandi pagine della tradizione, con autori quali Vivaldi, Telemann, Franck e Respighi

Ingo Metzmacher chiude la Stagione Sinfonica del Teatro Massimo con la monumentale Sinfonia “Resurrezione” di Mahler.

Orchestra e Coro del Teatro Massimo, Voci soliste il soprano Ruth Iniesta e il contralto Natalia Gavrilan venerdì 31 ottobre alle ore 20:30

Si conclude venerdì 31 ottobre alle 20:30 con l’esecuzione della monumentale Sinfonia n. 2 in Do minore “Resurrezione per soli, coro e orchestra di Gustav Mahler, la Stagione Sinfonica 2024-2025 del Teatro Massimo di Palermo. A guidare l’imponente organico orchestrale e corale sarà il maestro Ingo Metzmacher, una delle bacchette più autorevoli del panorama internazionale, noto per la sua profonda affinità con il repertorio tardo-romantico e le grandi partiture del Novecento. Sul palco, al fianco dell’Orchestra e del Coro del Teatro Massimo, preparato dal Maestro Salvatore Punturo, saliranno due grandi soliste, il soprano Ruth Iniesta e il contralto moldavo Natalia Gavrilan.

Composta tra il 1888 e il 1894, la Seconda Sinfonia è l’opera che impegnò Mahler più a lungo, rappresentando un vero e proprio spartiacque nella storia della sinfonia. Il compositore ambiva a racchiudere in essa “un mondo della massima varietà e complessità”, superando i canoni tradizionali per abbracciare i grandi temi di morte, vita e trasfigurazione. Ad ispirarlo nel 1894 fu la cerimonia funebre per il direttore d’orchestra e compositore Hans von Bülow, che riportava nelle prime parole dell’inno del poeta Friedrich Klopstock: “Auferstehen!” (Risorgere!). Questo evento gli diede l’ispirazione definitiva per il grandioso Finale, nel quale unisce l’orchestra a due voci soliste e al coro, sull’esempio del “corale della gioia” della Nona di Beethoven. «La mia esigenza di esprimermi musicalmente, sinfonicamente, inizia solo là dove dominano le oscure sensazioni, sulla soglia che conduce all’“altro mondo”» diceva Gustav Mahler.

La sinfonia si articola in cinque movimenti: Il grandioso movimento iniziale, Totenfeier (Rito funebre), è una visione tempestosa e apocalittica che pone la grande domanda: “Perché sei vissuto? Perché hai sofferto?” I movimenti centrali fungono da interludio: un lento e malinconico Andante moderato evoca il ricordo di un momento felice, mentre il terzo tempo, tratto dal Lied La predica ai pesci di Sant’Antonio da Padova, descrive la vita come un turbinio insensato. Il quarto movimento, Urlicht (Luce primigenia), è un Lied per contralto e orchestra che anticipa la promessa della salvezza. Il Finale, dopo un “grande appello” di ottoni in lontananza che evoca il Giudizio Universale, il Coro interviene in pianissimo, culminando in un inno di fede e amore che celebra la Resurrezione e la redenzione. Mahler non descrive una ricompensa religiosa, ma afferma con forza la vittoria dello spirito e dell’amore sull’angoscia terrena.

Biglietti: da 30 a 10 euro.

Ingo Metzmacher, tra i più importanti direttori tedeschi, si è dedicato in modo particolare alla musica del XX e XXI secolo. È stato direttore musicale dell’Opera di Stato di Amburgo (posizione già tenuta da Mahler) dal 1997 al 2005, direttore principale dell’Opera Nazionale Olandese di Amsterdam, nonché direttore principale e direttore artistico della Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino dal 2007 al 2010. Dal 2016 al 2025 è stato direttore artistico del KunstFestSpiele Herrenhausen. È spesso ospite di importanti orchestre come i Wiener Philharmoniker, la Cleveland Orchestra, la Gewandhausorchester, la Vienna Symphony Orchestra e l’Ensemble Modern, oltre che di teatri d’opera e festival come l’Opera di Stato di Vienna, l’Opéra National de Paris, il Teatro alla Scala di Milano, il Festival di Salisburgo e il Festival d’Aix-en-Provence.

LA TOSCA DI PUCCINI in diretta su Rai3, l’1 novembre, dal Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con il Ministero della Cultura e Rai Cultura

Un evento straordinario per celebrare uno dei capolavori più amati della storia dell’opera. Sabato 1° novembre, alle 20.50 in diretta in mondovisione su Rai3, Tosca, nella ricostruzione dell’allestimento originale del 1900 riproposto al Teatro dell’Opera di Roma, dove nacque il capolavoro di Giacomo Puccini. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura e Rai Cultura, anticipa l’apertura della stagione 2025/2026 dell’Opera di Roma e celebra il 125esimo anniversario dell’opera. A introdurre e commentare la serata su Rai3, saranno Cristiana Capotondi e Alessandro Preziosi, protagonisti del progetto televisivo.

Il 14 gennaio del 1900, Roma assiste alla prima assoluta di Tosca, un evento che lascia un segno indelebile nella storia della musica e della città. Sullo stesso palcoscenico torna oggi una ricostruzione completa e dettagliatissima dell’allestimento originale ideato da Adolf Hohenstein, realizzata con la supervisione dell’Archivio Storico Ricordi.

Sul podio il maestro Daniel Oren, mentre la regia è firmata da Alessandro Talevi. Protagoniste tre grandi stelle della lirica: Eleonora Buratto (Tosca), Jonathan Tetelman (Cavaradossi) e Luca Salsi (Scarpia). Completano il cast Gabriele Sagona (Angelotti), Domenico Colaianni (Sagrestano), Matteo Mezzaro (Spoletta), Daniele Massimi (Sciarrone), Alessandro Guerzoni (Carceriere) e Maria Nardone (Pastorello). La regia TV è affidata a Fabrizio Guttuso Alaimo.

Le scene e i costumi originali di Adolf Hohenstein sono stati ricreati rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti, con le luci firmate da Vinicio Cheli. L’Orchestra e il Coro, quest’ultimo diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma. È prevista anche la partecipazione della Scuola di Canto Corale.

«L’aspetto incredibile della partitura di Tosca – afferma il direttore Oren – è la sua fusione di passione, desiderio, sesso, commozione. Tutto suona sempre molto forte, molto drammatico, di una liricità pazzesca. Accanto alla crudeltà più estrema ci sono bellezza e poesia. Questo è il suo segreto. Per questo non invecchierà mai».

Il regista Alessandro Talevi sottolinea invece la modernità dell’opera: «Non ho mai smesso di ammirare la sottigliezza e la cura dei particolari con cui Puccini crea i suoi scenari e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista».

Seguendo le indicazioni originali di Puccini, l’allestimento restituisce la Roma vissuta dal compositore, dalle vedute dell’alba su Castel Sant’Angelo agli interni dorati di Sant’Andrea della Valle, fino ai rintocchi del Mattutino che il compositore di Lucca ascoltava all’alba per coglierne l’intonazione autentica da inserire in partitura.

In occasione della recita straordinario di Tosca, il Teatro dell’Opera di Roma presenta anche la mostra ‘Tosca 125. Oltre la scena’, che ne esplora la genesi e la fortuna attraverso documenti, bozzetti, fotografie e costumi provenienti dall’Archivio Storico Ricordi e dalle collezioni del Teatro.

LOCANDINA

Tosca

Musica Giacomo Puccini

Melodramma in tre atti

Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

Tratto dal dramma omonimo di Victorien Sardou

DIRETTORE Daniel Oren

REGIA Alessandro Talevi

Maestro del Coro Ciro Visco

Scene Adolf Hohenstein

Ricostruite da Carlo Savi

Costumi Adolf Hohenstein

Ricostruiti da Anna Biagiotti

Luci Vinicio Cheli

PERSONAGGI e INTERPRETI


Floria Tosca Eleonora Buratto

Mario Cavaradossi Jonathan Tetelman

Barone Scarpia Luca Salsi

Cesare Angelotti Gabriele Sagona

Sagrestano Domenico Colaianni

Spoletta Matteo Mezzaro
Pastorello Maria Nardone

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento Teatro dell’Opera di Roma

Ricostruzione dell’allestimento storico del 1900
in collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi

“L’Oscar del Turismo – La Costa d’Amalfi regina d’Italia” Villa Rufolo incoronata prima attrazione del territorio

La Costiera Amalfitana si conferma la regina del turismo italiano, conquistando il prestigioso “Oscar del Turismo”, assegnato sulla base dei dati nazionali elaborati da The Data Travel Appeal Company.
Durante l’incontro organizzato ieri a Praiano dal Distretto Turistico, il riconoscimento è stato consegnato ufficialmente agli operatori della Costa d’Amalfi, a testimonianza di un successo condiviso da tutto il territorio.

Alla presenza dell’assessore regionale al Turismo Felice Casucci, il Distretto Turistico, guidato da Andrea Ferraioli, ha colto l’occasione per lanciare un nuovo riconoscimento: i “Destination Amalfi Coast Awards”, dedicati alle realtà locali con la migliore reputazione online.

Attraverso l’analisi di circa 150.000 tracce digitali relative alla stagione 2025, sono state individuate sette categorie di eccellenza. Nella sezione dedicata alle attrazioni – che comprende parchi, piazze, monumenti e punti di interesse – a primeggiare è Villa Rufolo, che ottiene un sentiment di 93,7 e un indice di popolarità record di 109,9 punti.

Il monumento simbolo di Ravello, gestito dal 2006 dalla Fondazione Ravello, aggiunge così un nuovo trofeo alla sua lunga lista di successi. Già da quattro anni, infatti, Tripadvisor lo ha inserito tra le “Top 10% best things to do in the world” nell’ambito dei Travellers’ Choice Awards.
Un risultato che conferma ancora una volta come Villa Rufolo rappresenti un simbolo d’eccellenza per l’intera Costiera Amalfitana: un luogo iconico capace di incantare visitatori da tutto il mondo, con un numero di recensioni tale da garantirle un posto stabile tra le migliori esperienze turistiche globali.

La ricerca che ha incoronato la Costiera Amalfitana come meta italiana più amata dai visitatori stranieri ha analizzato oltre 30 milioni di tracce digitali, tra recensioni, post, racconti di viaggio e contenuti condivisi online. Il livello di gradimento raggiunge infatti punte straordinarie, con un sentiment medio di 90 punti su 100, ben al di sopra della media nazionale, che si ferma intorno agli 80 punti.

Interessante anche un altro dato: pur registrando nel 2025 un leggero calo nelle presenze, la Costiera fa segnare un aumento della reputazione complessiva e della soddisfazione dei visitatori – italiani e stranieri – di circa 1,5 punti, a conferma di una qualità dell’esperienza sempre più alta.

TCBO: I BALLETTI DA IDOMENEO DI MOZART E LA “QUARTA” DI BRAHMS CON JAMES CONLON SUL PODIO

Venerdì 31 ottobre alle 20.30 all’Auditorium Manzoni

Immergerà l’ascoltatore nell’atmosfera dell’apertura della prossima Stagione d’Opera 2026 del Teatro Comunale di Bologna il concerto diretto da James Conlon per la Stagione Sinfonica in corso, che presenta i Balletti K 367 dall’Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart – capolavoro serio del compositore salisburghese del 1780 con cui si inaugurerà il 24 gennaio la lirica – insieme all’Ouverture e alla Marcia in re maggiore dalla stessa opera. Venerdì 31 ottobre alle 20.30 all’Auditorium Manzoni il Direttore musicale dell’Opera di Los Angeles propone anche la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 di Johannes Brahms, proseguendo l’esplorazione delle pagine di questi due autori avviata con il concerto dello scorso aprile, che lo aveva visto dirigere gli Intermezzi dal Thamos, König in Ägypten (Thamos, re d’Egitto) e l’Ouverture dal Lucio Silla di Mozart, abbinati alla Seconda Sinfonia di Brahms.

Grazie alla riscoperta novecentesca di Idomeneo, hanno catturato interesse anche le danze conclusive dall’opera mozartiana, poste a coronamento del lieto fine con le nozze di Ilia e Idamante – raramente eseguite in concerto come numero indipendente e talvolta anche escluse dalle rappresentazioni del titolo – con la Ciaccona, il larghetto “Announce”, il Largo “Pas seul”, il Passepied, la Gavotta, la Passacaglia, che Conlon decide di non proporre nell’ordine originale e di mescolare a due brani dall’opera completa: l’Ouverture e la Marcia dal primo atto.

Sul podio dell’Orchestra della fondazione lirico-sinfonica felsinea, lo statunitense Conlon – ospite di prestigiose realtà musicali, dal Metropolitan di New York al Festival di Salisburgo, passando per la Staatsoper di Vienna e il Teatro alla Scala, e che è stato anche Direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai – affronta inoltre la Quarta e ultima sinfonia di Brahms, composta in due estati tra il 1884 e il 1885 nell’austriaca Mürzzuschlag in Stiria. Un lavoro considerato intimistico – seppur grandioso nelle dimensioni, nei colori orchestrali, nella ricchezza del materiale compositivo e nella densità della scrittura – che si chiude nel Finale con l’antica forma della Ciaccona, prendendo a prestito il tema del coro conclusivo della cantata “Nach dir, Herr, verlaget mich” BWV 150 di Johann Sebastian Bach.

I  biglietti – da 15 a 50 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo.

Per ogni concerto della Stagione Sinfonica 2025 prosegue “Note a margine”, una rassegna di incontri con il pubblico che si tengono circa 30 minuti prima dell’inizio del concerto presso il foyer del bar dell’Auditorium Manzoni.

STAGIONE SINFONICA 2025 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Venerdì 31 ottobre ore 20.30, Auditorium Manzoni

James Conlon direttore

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart

da Idomeneo e Balletti K 367

Ouverture

Passepied

Passacaglia

Marcia

Gavotta

Ciaccona

Larghetto “Announce”

Ciaccona “Ripresa”

Pas seul

Johannes Brahms

Sinfonia n. 4 in mi minore per orchestra op. 98

Allegro non troppo

Andante moderato

Allegro giocoso

Allegro energico e passionato

LE VILLI DI PUCCINI IN SCENA AL TEATRO FILARMONICO IL 29, 31 OTTOBRE ED IL 2 NOVEMBRE

La leggenda della Foresta nera, fra amore, tradimento, rimorso e vendetta, rivive nello spettacolo di Maestrini. Cadario dirige Orchestra e Coro di Fondazione Arena e giovani interpreti affermati

LE VILLI di Giacomo Puccini

mercoledì 29 ottobre ore 19.00

venerdì 31 ottobre ore 20.00

domenica 2 novembre ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

Mercoledì 29, venerdì 31 ottobre e domenica 2 novembre va in scena l’opera Le Villi, l’esordio di Puccini, per la prima volta al Teatro Filarmonico di Verona. Un lavoro di breve durata ma grande ambizione, in cui il compositore venticinquenne, appena diplomato, tentò di fondere in maniera originale la tradizione italiana e le innovazioni europee in una favola dark ispirata alla mitologia slava e celtica. Scritta nel 1883 per il concorso bandito da Sonzogno, Le Villi non vinse ma meritò ugualmente un debutto scenico – con grande successo – e un contratto del giovane autore con l’editore Ricordi.

Le Villi del titolo sono spiriti dei boschi, ninfe di delicata bellezza che costringono gli amanti infedeli a danzare fino alla morte. Il soggetto del librettista Fontana si ispira alla novella di Karr e al celebre balletto Giselle, ma è qui sviluppato in una parabola di delitto e castigo, in cui si sente l’impronta scapigliata dell’epoca, il gusto per il mistero, l’orrore e il tenebroso, trattato però con l’appassionata vena melodica che renderà immortale Puccini presso il grande pubblico di ogni epoca.

Dopo il successo della prima, di domenica 26 ottobre, con un Filarmonico gremito, Le Villi torna in scena mercoledì 29 ottobre alle 19, venerdì 31 ottobre alle 20 e domenica 2 novembre alle 15.30. L’allestimento proveniente dal Teatro Regio di Torino è firmato dal regista Pier Francesco Maestrini con scene di Juan Guillermo Nova, costumi di Luca Dall’Alpi, luci di Bruno Ciulli e movimenti curati da Michele Cosentino. Nel cast giovani artisti dalla carriera internazionale applauditi nelle ultime stagioni veronesi: l’innamorata Anna è interpretata dal soprano Sara Cortolezzis, suo padre Guglielmo dal baritono Gezim Myshketa, mentre Roberto, amante infedele e tormentato, è il tenore Galeano Salas.

Fondamentale in quest’opera il respiro sinfonico, affidato all’Orchestra di Fondazione Arena diretta dal Maestro Alessandro Cadario, con il Coro preparato da Roberto Gabbiani.

Con Le Villi prosegue la Stagione Lirica 2025, ricca di capolavori rari e titoli in prima esecuzione assoluta al Teatro Filarmonico. Biglietti e carnet sono in vendita sul sito https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico e alle biglietterie di via Dietro Anfiteatro e via Roma. Già aperta la campagna abbonamenti per il 2026, in queste settimane è possibile procedere con i rinnovi per le nuove stagioni d’Opera e Balletto e Sinfonica.

BCC Veneta è main sponsor della Stagione Artistica 2025 e 2026 di Fondazione Arena al Teatro Filarmonico.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI

Arena Young comprende anche nel 2025 spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie. Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà partecipare alle rappresentazioni infrasettimanali al Filarmonico partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, mercoledì 29 ottobre alle ore 18. Info e prenotazioni: Area Formazione e Promozione Scuole, mail scuola@arenadiverona.it – tel. 045 8051933.

Per il concerto di WALTON la viola di TAMESTIT il 30 e 31 ottobre a Torino con un omaggio a Ravel nel 150esimo dalla nascita e Orozco-Estrada sul podio

Debutta nella stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai prima di essere portato in tournée in Spagna, all’Auditorio Nacional de Música di Madrid, il Concerto per viola e orchestra di William Walton, con l’acclamato Antoine Tamestit in veste di solista. 

La pagina è in programma all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino giovedì 30 ottobre alle 20.30, con trasmissione in diretta su Radio3. Replica del concerto a Torino venerdì 31 ottobre alle 20 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, che lo proporrà poi su Rai5 giovedì 13 novembre a partire dalle 22.20.

Sul podio, anche poi nella successiva tournée dell’Orchestra Rai in Spagna dal 3 al 6 novembre, è impegnato Andrés Orozco-Estrada, Direttore principale della compagine. Nato a Medellín, in Colombia, nel 1977, ha debuttato con la compagine della radio-televisione italiana nel maggio 2022, e nell’ottobre 2023 ha iniziato una collaborazione di tre anni come Direttore principale, che lo porta sul podio della Rai più volte in stagione e in tournée. È stato a capo di compagini come l’Orchestra della Radio di Francoforte, i Wiener Symphoniker e la Houston Symphony. Dalla stagione 2025/2026 è Generalmusikdirektor della Città di Colonia, prendendo le redini della Gürzenich Orchestra e dell’Opera della città tedesca, una delle più importanti metropoli culturali europee. Dirige abitualmente orchestre come i Wiener e i Berliner Philharmoniker, la Staatskapelle di Dresda, la Gewandhausorchester di Lipsia e quella del Concertgebouw di Amsterdam.

In apertura di serata Orozco-Estrada propone Alborada del gracioso di Maurice Ravel, del quale ricorrono quest’anno i 150 anni dalla nascita. Rielaborato in versione orchestrale nel 1918, il lavoro – composto per pianoforte nel 1895 – è uno dei primi d’ispirazione iberica del catalogo di Ravel. “Alborada” si riferisce a una serenata d’amore, eseguita con la chitarra nelle ore mattutine. Questa forma, che probabilmente deriva dalla tradizione galiziana, è riconducibile forse alla prassi trovadorica. Il “Gracioso”, invece, è una figura comica del teatro tradizionale spagnolo, celebre nelle opere di Calderón e Lope de Vega.

Segue il Concerto per viola e orchestra di William Walton, composto nel 1929 ed eseguito per la prima volta a Londra da Paul Hindemith. Solista è Antoine Tamestit, che ha all’attivo collaborazioni con prestigiose orchestre quali la Boston Symphony, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, l’Orchestre de Paris, l’Orchestre National de France e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. 

Nella seconda parte della serata, la Sinfonia n. 9 in mi bemolle maggiore op. 70 di Dmitrij Šostakovič.Scritta nell’agosto del 1945 per celebrare la vittoria di Stalin sul nazismo, la partitura si distingue dai toni epici e nazionalistici delle due sinfonie precedenti per la sua scrittura leggera e scanzonata, di piacevole taglio neoclassico, che causò non pochi malumori, soprattutto tra le alte personalità del regime sovietico.

Chiude il concerto La valse di Ravel, pagina nata tra il 1919 e il 1920, quando l’Europa provava a riemergere dalle macerie della Grande Guerra. L’impulso fu fornito dell’impresario dei Ballets russes Sergei Diaghilev, che incoraggiò l’autore a comporre un poema coreografico per poi rifiutarsi di ricavarne un balletto. Solo dopo otto anni dalla stesura definitiva La valse fu messa in scena all’Opera di Parigi, grazie all’intuito della mecenate e danzatrice Ida Rubinštejn, riscuotendo un caloroso successo.

I biglietti, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it.

Kent Nagano chiude la Stagione Sinfonica 2024-2025 con due appuntamenti venerdì 31 ottobre e domenica 2 novembre al Teatro La Fenice.

In programma musiche di Lully, Schubert e Richard Strauus

L’autorevole bacchetta di Kent Nagano chiuderà con un grande concerto la Stagione Sinfonica 2024-2025 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. L’acclamato maestro statunitense, dal 2015 direttore musicale generale della Staatsoper Hamburg e direttore principale della Philharmonisches Staatsoper Hamburg, dirigerà un programma articolato in tre brani, con Il borghese gentiluomo di Molière a fare da trait d’union tra la musica di Jean Baptiste Lully e quella di Richard Strauss, passando per la freschezza della Terza Sinfonia di Schubert.

Violino solista Roberto Baraldi.

La prima divenerdì 31 ottobre 2025 ore 20.00 (turno S) sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3. Replica domenica 2 novembre ore 17.00.

            L’apertura della serata sarà affidata alla Suite dal Bourgeois gentilhomme di Jean Baptiste Lully (1632-1687).

È il 14 ottobre 1670 quando presso il Castello di Chambord, sontuosa residenza dei re di Francia, venne presentata per la prima volta quest’‘opera’ nell’ambito di una festa di corte. Più precisamente si tratta della nona delle comédie-ballets nate dalla collaborazione fra le deux grands Baptistes, cioè Jean Baptiste Poquelin detto Molière e Jean Baptiste Lully (anche in scena come Jourdain e Cléante rispettivamente), e la settima con i balletti concepiti dal celebrato coreografo Pierre Beauchamp. Lo spunto per il soggetto lo offrì l’ambasciatore della Sublime Porta, Sulemain Aga, colpevole di aver espresso il suo disappunto per l’accoglienza ritenuta non abbastanza all’altezza e comunque inferiore a quella che il suo sultano avrebbe riservato a una persona del suo rango. Offeso, Luigi XIV decretò che i turchi venissero messi alla berlina in un ballet turc ridicule. È uno spettacolo totale, una sorta di wagneriano Gesamtkunstwerk ante litteram, che assomma recitazione, canto, danza e musica, sia negli intermezzi fra i diversi atti sia all’interno della commedia stessa e conclusa da un grandioso Ballets des Nations. Il genere non è nuovo, ma Molière e Lully regalano perfezione al modello che è pratica già in uso nel teatro antico. Dopo Chambord, Le Bourgeois gentilhomme venne replicato più volte a Parigi, al Palais Royal, dove prese la forma in cinque atti che conosciamo ancora oggi e fu affidata alle stampe il 18 marzo 1671.

            Il programma musicale proseguirà con la gioiosa freschezza della Sinfonia n. 3 in re maggiore d 200 di Franz Schubert (1797-1828). Iniziata il 24 maggio 1815, la Terza Sinfonia fu completata dal compositore all’epoca diciottenne nel luglio di quello stesso anno: alla rapidità della composizione, in uno degli anni più fecondi di Schubert, corrispondono una grazia leggera e una concisione che differenziano questa sinfonia dal più vasto e ambizioso respiro della precedente. La Terza si pone sotto il segno di una scorrevole freschezza, nella slanciata vivacità del primo tempo come nel giocoso umorismo del finale, non privo di moduli ‘italiani’, col suo andamento quasi di tarantella. Non si hanno notizie di esecuzioni di questa sinfonia vivente l’autore: probabilmente fu eseguita da un’orchestra di dilettanti all’epoca della sua composizione. Sappiamo con certezza però che il finale venne eseguito a Vienna, nel 1865, insieme all’Incompiuta, mentre la prima esecuzione integrale risale al 1881, quando fu diretta a Londra da August Manns.

Der Bürger als Edelmann di Richard Strauss (1864-1949) andò in scena per la prima volta al Teatro di Corte di Stoccarda il 25 ottobre 1912, con la regia di Max Reinhardt e la direzione dello stesso Strauss. Purtroppo il lavoro non ebbe successo e si rivelò ben presto inadatto al teatro di repertorio, anche per la difficoltà di reperire per la rappresentazione due compagnie distinte di cantanti e di attori. Di qui, su suggerimento di Hofmannsthal, la decisione di Strauss di separare l’opera dalla commedia dialogata e danzata: il compositore approntò quindi una nuova versione di Ariadne e la rese autosufficiente introducendo un atto autonomo – un prologo dove si mostrano i preparativi dello spettacolo –, mentre i brani per il Bourgeois vennero rivisti e articolati in diciassette numeri in vista di una esecuzione a Berlino nel 1918 in abbinamento alla commedia di Molière. Successivamente, da queste musiche di scena Strauss estrapolerà nove numeri per mettere a punto la suite orchestrale op. 60 che sarà eseguita per la prima volta a Salisburgo il 31 gennaio 1920. La musica che il capolavoro di Molière ispira a Richard Strauss guarda nostalgicamente al passato, che viene però reinventato in un’ottica tipicamente novecentesca. Il compositore tiene presente la musica di Lully del 1670 rielaborandone addirittura alcune parti: in particolare, Das Menuett des Lully n. 5, la Courante n. 6 e Auftritt des Cleonte n. 7 sono sofisticati rifacimenti lulliani, nei quali serpeggia un’ironia analoga a quella con cui il commediografo francese delinea l’arricchito Jourdain. Elaborazioni che si armonizzano benissimo con il resto di una composizione in cui si fondono genialmente elementi arcaizzanti e moderni.

            Per approfondire la conoscenza delle partiture eseguite, è in programma il consueto appuntamento introduttivo: il concerto di venerdì 31 ottobre 2025 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle ore 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00 – ridotto abbonati da € 1500 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

A DAMIANO MICHIELETTO IL PREMIO VIA CONDOTTI 2025 

Il riconoscimento è attribuito ogni anno a personalità che si distinguono  

per il loro legame con la Capitale   

È il regista veneto Damiano Michieletto a essere insignito quest’anno, insieme a Lino Banfi e alla giovanissima attrice Elisa Del Genio, del Premio Via Condotti, istituito nel 1977 dall’Associazione Via Condotti e conferito ogni anno «a chi, non romano, ama Roma e ne è riamato». Il Premio è assegnato a Michieletto per il legame che nel corso della sua carriera di regista d’opera e di teatro ha costruito con la Capitale, dove ha firmato importanti progetti contribuendo così alla valorizzazione del suo patrimonio culturale, come il Caracalla Festival, rassegna estiva del Teatro dell’Opera di Roma della quale ha avuto “carta bianca” per l’ideazione del cartellone 2025. Michieletto, Banfi e Del Genio riceveranno il Premio durante il festival Alice nella città. La cerimonia di premiazione è in programma domenica 26 ottobre alle ore 18.30 presso Palazzo Ripetta, nell’ambito di “Fuori Sala”, il format di Alice nella città ideato per valorizzare la Capitale, il suo centro storico e altri luoghi iconici.  

Il Premio Via Condotti è nato con l’intento di celebrare le personalità che si distinguono nei mondi della moda, dell’arte e della cultura creativa. Tra i premiati delle passate edizioni, figurano nomi quali Eduardo De Filippo, Federico Fellini, Renato Guttuso, Luchino Visconti, Giovanni Paolo II, il Re di Spagna, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, Rita Levi-Montalcini, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, Nilde Iotti, Audrey Hepburn, Michele Placido, Fiorello, Mariangela Melato, Giuseppe Tornatore, e Ferzan Ozpetek.  

IL BAROCCO INCONTRA IL NOVECENTO : ROMEO CASTELLUCCI ALL’OPERA DI ROMA FIRMA LA REGIA DEL PROGETTO SCENICO STABAT MATER, SUL PODIO MICHELE MARIOTTI

Dal 28 al 31 ottobre 2025 presso la Basilica dell’Ara Coeli

un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma che lega due secoli di musica

Romeo Castellucci porta a Roma il suo progetto sull’oratorio Stabat Mater con musiche di Giovanni Battista Pergolesi – dal testo del poema latino attribuito a Jacopone da Todi – e di Giacinto ScelsiDal 28 al 31 ottobre in scena nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli con la direzione di Michele Mariotti, un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma in coproduzione con Grand Théâtre de Genève, Opera Ballet Vlaanderen e De Nationale Opera. Noto in Europa per le sue performance teatrali e installazioni immersive, Castellucci propone una rinnovata versione scenica dell’opera presentata a maggio di quest’anno alla Cathédrale Saint-Pierre a Ginevra. La drammaturgia fonde il barocco liturgico di Pergolesi con il sonoro novecentesco di Quattro Pezzi per orchestra (ciascuno su una nota sola) e Three Latin Prayers per coro a cappella di Scelsi. Castellucci cura inoltre scene, costumi e luci con la collaborazione artistica di Maxi Menja Lehmann, Paola Villani (collaboratrice alla scenografia), Clara Rosina Straßer (collaboratrice ai costumi), Benedikt Zehm (collaboratore alle luci) e Aurélien Dougé (coordinatore dei movimenti).

«Stabat Mater – stava la Madre, nel dolore, ai piedi della croce. Così comincia il poema di Jacopone da Todi. Bastano queste due parole ora: un predicato verbale e un soggetto. L’assenza di complemento di luogo significa ovunque, ma anche adesso. La musica di Pergolesi ha dato forma, una volta per tutte, a questo stare universale e muto davanti alla perdita. Non ci sono spiegazioni, né le parole possono dire. Anche la presentazione nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli di questo oratorio non fornisce risposte. Dopo essere stato creato nella Cattedrale di Ginevra, la “Roma protestante” di Calvino, questo Stabat Mater si presenta ora nel centro della Roma cattolica, nella chiesa stretta tra le forme del potere militare e civile, presa, si direbbe, nella morsa temporale costituita dall’Altare della Patria da una parte e dal Campidoglio dall’altra. Una madre senza figlio, gettata a terra, tra le statue equestri del potere». Romeo Castellucci descrive con queste parole la sua visione di Stabat Mater caratterizzata da un dialogo fra «la musica di Pergolesi e quella ascetica, timbrica e monodica composta da Giacinto Scelsi – genio assoluto del XX secolo che ricercò, per tutta la vita, il suono assoluto e che, per una rara coincidenza, visse a poche centinaia di metri da Santa Maria in Ara Coeli.»

Formatosi come scenografo e pittore, Castellucci ha rivoluzionato il linguaggio del teatro europeo, fondando nei primi anni ’80 la compagnia Socìetas Raffaello Sanzio, con cui ha introdotto una forma di drammaturgia visiva incentrata sull’impatto sensoriale delle immagini. Dal Festival di Avignone – di cui è stato artista associato – ai teatri di Berlino, Vienna, Parigi e Madrid, Castellucci ha costruito nelle più importanti sale teatrali e festival europei un percorso indipendente, che intreccia filosofia, arti visive e religione. Nel suo denso e visionario tracciato creativo anche una carriera operistica di respiro internazionale, che lo ha visto firmare regie per alcune delle opere più complesse del repertorio, da Orfeo ed Euridice a Moses und Aron, da Tannhäuser a Salome, fino al Don Giovanni, presentato al Festival di Salisburgo nel 2021. Nel corso della sua esperienza artistica ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia, diversi premi Ubu, onorificenze in Francia, Austria, Belgio e ha diretto importanti istituzioni come la sezione Teatro della Biennale. Nel 2023 è tornato a Roma con Il Terzo Reich, presentato al Teatro Nazionale nell’ambito di Short Theatre: un’installazione-concerto che rifletteva sui meccanismi di potere insiti nella comunicazione.

«È un dolore viscerale quello descritto attraverso la scrittura limpida e sorprendentemente moderna dello Stabat Mater di Pergolesi. Cromatismi, appoggiature, dissonanze e una poetica degli affetti essenziale ma intensa costruiscono un clima tagliente, quasi rarefatto, reso ancor più evidente da un’orchestra d’archi ridotta al minimo, dal suono volutamente asciutto e senza anima. In questo senso, un luogo come la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli amplifica la percezione di sospensione e fragilità che la partitura vuole trasmettere». Così parla dell’opera di Pergolesi il direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma Michele Mariotti, che torna a confrontarsi con l’espressione musicale del compositore dopo il concerto a febbraio dello scorso anno al Costanzi, in cui ha diretto lo Stabat Mater di Pergolesi e il Pulcinella di Igor Stravinskij.

In scena il soprano ungherese Emőke Baráth e il mezzosoprano Sara Mingardo. Baráth specializzata nei repertori barocco e classico, con riconoscimenti ottenuti in importanti concorsi internazionali come quello per l’opera barocca a Innsbruck, collabora con ensemble di musica antica come Il Pomo d’Oro, Les Talens Lyriques e Le Concert d’Astrée. Sara Mingardo, già ospite del Costanzi proprio per l’esecuzione dello Stabat Mater di Pergolesi nel concerto diretto da Mariotti, ha ricevuto importanti riconoscimenti tra cui, nel 2001, due Grammy Awards per la registrazione di Les Troyens di Berlioz con Sir Colin Davis, e il Premio Abbiati nel 2009.

Lo Stabat Mater di Pergolesi composto nel 1736 poco prima della morte del compositore, scomparso a 26 anni, rappresenta un punto di riferimento nel repertorio religioso del Settecento, evocando il dolore di Maria ai piedi della croce, letteralmente “stava la madre”. A scandire il percorso tragico anche le sonorità di Giacinto Scelsi, che introducono uno spazio acustico contemporaneo nel tessuto sacro di Pergolesi. Il risultato è una preghiera scenica totale in cui dialogano epoche e stili, sacro e sperimentazione sonora.

Dopo la prima rappresentazione, martedì 28 ottobre (ore 20), Stabat Mater torna in scena alla Basilica in Ara Coeli mercoledì 29, giovedì 30 e venerdì 31 ottobre, sempre alle ore 20.

L’ingresso alla Basilica è consentito esclusivamente dall’entrata principale, situata in cima alla scalinata ai piedi di Piazza d’Aracoeli. I titolari di un abbonamento All Inclusive 2024–25 hanno usufruito del diritto di prelazione e hanno già riservato il proprio posto. Sono disponibili per il pubblico altri 100 posti per ciascuna replica in programma il 29, 30 e 31 ottobre.

Per assistere alla rappresentazione è necessario prenotare un ticket gratuito su TicketOne, disponibile a partire dalle ore 12 di lunedì 27 ottobre.

Info: https://www.operaroma.it/spettacoli/stabat-mater/

Fotohttps://drive.google.com/drive/folders/1f0p3kDw90PRrabYDNeFK3IPzemJlO_Fn?usp=drive_link

L’UTILIZZO È CONCESSO ESCLUSIVAMENTE PER ARTICOLI SULLO SPETTACOLO E CON OBBLIGO DI CITARE IL CREDITO FOTOGRAFICO INDICATO

Interviste a Michele Mariotti e Romeo Castellucci: https://youtu.be/5-Zek0S5r5w?si=iOs3t4nzK17iwrKD

video di Francesco Siciliano

26 ottobre 2025 

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Cosimo Manicone

Responsabile Stampa

cosimo.manicone@operaroma.it 

VOLTI DEL POTERE – STAGIONE 2024/2025 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Stabat Mater

Musiche di Giovanni Battista Pergolesi e Giacinto Scelsi

Direttore Michele Mariotti

Regia, scene, costumi e luci Romeo Castellucci

Drammaturgia Christian Longchamp

Collaboratrice artistica Maxi Menja Lehmann

Collaboratrice alle scene Paola Villani

Collaboratrice ai costumi Clara Rosina Straßer

Collaboratore alle luci Benedikt Zehm

Coordinatore dei movimenti Aurélien Dougé

Soprano Emőke Baráth

Mezzosoprano Sara Mingardo

Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma

Con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma (Maestro Alberto De Sanctis)

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma

In coproduzione con Grand Théâtre de Genève, Vlaamse Opera, De Nationale Opera

BASILICA DI SANTA MARIA IN ARA COELI

Prima rappresentazione martedì 28 ottobre, ore 20

Repliche

mercoledì 29 ottobre, ore 20

giovedì 30 ottobre, ore 20

venerdì 31 ottobre, ore 20

L’ingresso alla Basilica è consentito esclusivamente dall’entrata principale, situata in cima alla scalinata ai piedi di Piazza d’Aracoeli.

I titolari di un abbonamento All Inclusive 2024–25 hanno usufruito del diritto di prelazione e hanno già riservato il proprio posto.

Sono disponibili per il pubblico altri 100 posti per ciascuna replica in programma il 29, 30 e 31 ottobre.

Per assistere alla rappresentazione è necessario prenotare un ticket gratuito su TicketOne, disponibile a partire dalle ore 12 di lunedì 27 ottobre.

Teatro Regio, sabato 8 novembre 2025 ore 20 : “Il ratto dal serraglio” di W.A.Mozart

Il brillante capolavoro di Mozart al Teatro Regio
Orchestra e Coro del Regio diretti da Gianluca Capuano
nel raffinato e coloratissimo allestimento firmato dal regista francese Michel Fau

Anteprima Giovani, mercoledì 5 novembre ore 20

Sabato 8 novembre alle ore 20 va in scena Il ratto dal serraglio, uno dei capolavori più vivaci, raffinati e sorprendenti di Wolfgang Amadeus Mozart. Sul podio di Orchestra e Coro del Regio debutta Gianluca Capuano, che per l’occasione firma un doppio esordio: è infatti la sua prima direzione sia al Teatro Regio sia nel Ratto dal serraglio. Il Coro del Teatro Regio è preparato dal maestro Ulisse Trabacchin.

Firmato dal poliedrico attore e regista francese Michel Fau, popolarissimo in patria, l’allestimento sarà in scena al Teatro Regio dall’8 al 16 novembre. Realizzato nel 2024 per l’Opéra Royal de Versailles, lo spettacolo porta in scena un Oriente sontuoso e teatrale, sospeso fra leggerezza e malinconia, fra colore e paradosso con sgargianti scenografie di Antoine Fontaine, costumi vivacissimi di David Belogou e luci di Joël Fabing, ispirate al chiarore caldo delle lampade a olio del Settecento.

La produzione è realizzata con il sostegno di Italgas, Socio Sostenitore del Teatro Regio che rafforza il suo impegno sul fronte culturale, contribuendo a promuovere l’eccellenza artistica e a valorizzare il patrimonio musicale italiano.

L’Anteprima Giovani dell’opera – dedicata al pubblico under 30 – è mercoledì 5 novembre alle ore 20.

Mozart: la rivoluzione della tolleranza

Brillante e travolgente, Il ratto dal serraglio è una “turcheria” in tre atti in cui Mozart fonde comicità, sentimento e virtuosismo musicale in un perfetto equilibrio tra leggerezza e profondità. La morale illuministica che chiude l’opera — «Essere umani e buoni / e perdonare senza egoismo» — ne racchiude il cuore: un inno alla ragione e alla tolleranza, dove la diversità diventa dialogo e l’amore trionfa sul pregiudizio.

Tra Oriente e Occidente, un racconto di libertà

Tra farsa e sentimento, Il ratto dal serraglio narra l’amore di Belmonte per Konstanze, prigioniera del Pascià Selim insieme a Blonde e Pedrillo. Il crudele Osmin, guardiano del serraglio, ostacola il loro piano di fuga, mentre Blonde rivendica con forza la libertà femminile. Il finale, segnato dal perdono di Selim, trasforma la vicenda in un inno alla tolleranza. Figura affascinante e moderna, Selim è l’unico personaggio a non cantare, ma a parlare, simbolo di equilibrio e umanità.

Protagonisti: Olga Pudova, Alasdair Kent, Leonor Bonilla, Manuel Günther, Wilhelm Schwinghammer e Sebastian Wendelin (Selim).

Domenica 9 e sabato 15 novembre: Sofia Fomina, Anthony Leon, Eleonora Bellocci, Denzil Delaere e Dmitry Ivaschenko.

Conferenza-concerto

L’opera sarà presentata al pubblico giovedì 30 ottobre alle ore 18 nel Foyer del Toro nella conferenza-concerto condotta dalla musicologa Liana Püschel. L’incontro prevede esibizioni live; l’ingresso è libero.

La Scuola all’Opera

Giovedì 13 novembre il progetto La Scuola all’Opera presenta Il ratto dal serraglio raccontato ai ragazzi, una versione “pocket” del capolavoro di Mozart pensata per il pubblico dai 10 ai 18 anni. L’adattamento di Vittorio Sabadin, della durata di 90 minuti, è realizzato con la regia di Riccardo Fracchia e Giulio Laguzzi sul podio dell’Orchestra del Regio.

TCBO: CON “IL CREPUSCOLO DEGLI DEI” SI CHIUDE IL “RING” WAGNERIANO DIRETTO DA OKSANA LYNIV

L’ultimo capitolo della Tetralogia, eseguita integralmente in forma di concerto nel capoluogo emiliano tra il 2024 e il 2025, vede tra i protagonisti Tilmann Unger come Siegfried e Sonja Šarić come Brünnhilde

Venerdì 24 ottobre alle 18.00 e domenica 26 ottobre alle 16.00 all’Auditorium Manzoni

È la fine del mondo – secondo la mitologia nordica – la Götterdämmerung, soggetto a cui si ispira la terza giornata e quarto dramma della saga wagneriana Der Ring des Nibelungen (L’anello del Nibelungo) che vede la bacchetta di Oksana Lyniv dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Dopo essere stata sul podio nel 2024 per il prologo Das Rheingold (L’oro del Reno) e per la prima giornata Die Walküre (La Valchiria), e quest’anno a giugno per la seconda giornata Siegfried (Sigfrido), venerdì 24 ottobre alle 18.00 e in replica domenica 26 ottobre alle 16.00 all’Auditorium Manzoni la direttrice d’orchestra è protagonista dell’ultimo capitolo della Tetralogia di Richard Wagner, Il crepuscolo degli dei (Götterdämmerung), con cui si conclude l’esecuzione in forma di concerto in due anni di tutto il ciclo nibelungico.

«Ogni fine è un nuovo inizio – dice Lyniv – Sono molto felice di aver diretto il mio primo Ring integrale proprio a Bologna e che il pubblico bolognese abbia avuto nuovamente l’opportunità di ascoltare dal vivo il capolavoro di Wagner, che non ha perso la sua attualità fino ad oggi. Nel 1872, il grande compositore tedesco realizzò un’altra versione del testo del finale della Götterdämmerung, che tuttavia non entrò nella versione definitiva, ma desidero citare qui un passaggio in cui Brünnhilde si rivolge al popolo con le sue ultime parole. Wagner ha espresso il significato di queste parole in un grande finale orchestrale, e vorrei tanto che le ascoltassimo e le comprendessimo.

“Scomparve come un soffio, la stirpe degli dei; senza un sovrano lascio il mondo: il tesoro di una conoscenza più sacra ora lo dono al mondo. – Non beni, non oro, né splendore divino; non una casa, non una corte, né splendore signorile; non di accordi vaghi di alleanze ingannevoli, non di costumi ingannevoli di una regola ferma: felicemente nella gioia e nella sofferenza ci sia solo amore.”»

Il cast vede protagonisti il tenore Tilmann Unger come Siegfried e il soprano Sonja Šarić come Brünnhilde; accanto a loro il baritono Anton Keremidtchiev come Gunther, il basso Albert Pesendorfer come Hagen, il basso-baritono Claudio Otelli come Alberich, il soprano Charlotte Shipley come Gutrune, il contralto Atala Schöck come Waltraute, il soprano Yulia Tkachenko come Woglinde. I mezzosoprani Marina Ogii, Eglė Wyss, Eleonora Filipponi, Tamta Tarielashvili sono rispettivamente Wellgunde, Flosshilde, Die erste Norn (Prima Norna) e Die zweite Norn (Seconda Norna) mentre il soprano Brit-Tone Müllertz è Die dritte Norn (Terza Norna). Il Coro del Teatro Comunale di Bologna è preparato da Gea Garatti Ansini.

Com’è noto, Wagner lavorò alla stesura del Ring “a ritroso” per quanto riguarda l’elaborazione poetica e drammaturgica, ed ecco che Il crepuscolo degli dei finale è il primo testo affrontato, procedendo in modo inverso con la musica, cominciando quindi a comporre dal prologo L’oro del Reno. L’enorme progetto della Tetralogia – con cui Wagner mirava a fare dell’opera una metafora del mondo attraverso il mito – tenne impegnato il compositore tedesco per circa trent’anni, se si considera come avvio del tutto la lettura del «Nibelungenlied» e come conclusione la prima rappresentazione integrale nel nuovo teatro di Bayreuth nel 1876. E l’interesse per il personaggio di Sigfrido pare affondare le sue radici già nel 1845, quando Wagner stava lavorando alla creazione di Lohengrin. La composizione della Götterdämmerung – l’opera più lunga dell’intero catalogo wagneriano – iniziò il 2 ottobre 1869 e si concluse il 21 novembre 1874.

«lI Crepuscolo – ricorda Alberto Mattioli nelle note di sala – è, anche, un dramma familiare, di quelli che abbondano nel teatro coevo, pensiamo a Ibsen o a Strindberg. Sono famiglie disfunzionali, gruppi di famiglia in un inferno legati da rapporti complicati, illegittimi, perfino incestuosi. Sigfrido è figlio di fratello e sorella, rispettivamente Siegmund e Sieglinde; Gutrune, Gunther e Hagen, scrive Philippe Olivier nel suo brillante Wagner – Manuel pratique à l’usage des mélomanes, “appartengono a una famiglia cosiddetta allargata: se la loro madre è Grimhild, i padri divergono: Gibich per i primi due, Alberich per il terzo”».

Il ciclo bolognese Der Ring des Nibelungen è dedicato all’imprenditore e filantropo Marino Golinelli, da sempre amante e sostenitore delle arti, della musica e del teatro, e fondatore di Fondazione Golinelli che ha sostenuto la realizzazione della tetralogia.

Gli ultimissimi biglietti per l’opera Götterdämmerung sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi, 1), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo.

A Villa Rufolo il duo Senatore – Pulsoni per il quarto appuntamento del Salotto musicale di Nevile Reid

Prosegue con il quarto appuntamento la seconda edizione de “Il salotto musicale di Nevile Reid”, la rassegna di matinée domenicali promossa dalla Fondazione Ravello. Il concerto chiude il primo mese di programmazione che ha riscosso grande apprezzamento e riscontro di pubblico.

Domenica 26 ottobre alle ore 12, l’Auditorium di Villa Rufolo ospiterà Alberto Senatore, primo violoncello solista del Teatro San Carlo di Napoli e la pianista Chiara Pulsoni, collaboratrice di alcuni dei principali teatri ed enti musicali italiani.

Il duo proporrà un programma di grande eleganza e intensità che attraverserà pagine di Chopin, Sonata n.3 in sol minore op.65, Debussy, Sonata n.1 in re minore L 144 e Mendelssohn, Sonata n.2 in re maggiore op.58, offrendo al pubblico un viaggio sonoro tra romanticismo e impressionismo.

L’ingresso al concerto è gratuito per i residenti e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.it; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621.

Domenica 26 ottobre ore 12.00

Alberto Senatore, violoncello

Chiara Pulsoni, pianoforte

Biglietto di ingresso alla Villa

Programma

Fryderyk Chopin

Sonata n.3 in Sol min, op.65

Claude Debussy

Sonata n.1 in re minore, L 144

Felix Mendelssohn-Bartholdy

Sonata n.2 in re maggiore, op.58

Teatro del Maggio,“C’è musica & musica 2.0” : Domenica 26 ottobre 2025 alle ore 11 va in scena la “Guida del giovane all’orchestra”, composto da Benjamin Britten.

Guida del giovane all’orchestra

Tornano i frizzanti concerti domenicali del ciclo “C’è Musica & Musica 2.0”. 

Sul podio della Sala Mehta, alla guida dell’Orchestra del Maggio, il maestro Enrico Lombardi.

Interpreta la briosa mattinata musicale – nei panni del compositore Henry Purcell – Lorenzo Baglioni.

Il pubblico potrà accedere direttamente dalla Caffetteria del Teatro (apertura 9:30) e potrà consumare la prima colazione compresa nel prezzo del biglietto.

Riprendono i frizzanti concerti domenicali del ciclo C’è Musica & Musica 2.0, l’iniziativa del Teatro del Maggio nata per avvicinare il pubblico dei giovani e dei giovanissimi al fascino del mondo del teatro, delle sue rappresentazioni e dei suoi spettacoli.

Domenica 26 ottobre 2025 alle ore 11, in Sala Zubin Mehta, va in scena la “Guida del giovane all’orchestra”, composto da Benjamin BrittenThe Young Person’s Guide to the Orchestra, questo il titolo originale, ha come sottotitolo Variations and Fugue on a Theme of Henry Purcell (Variazioni e fuga su un tema di Henry Purcell) e fu concepita in due possibili versioni: una solamente strumentale e l’altra con un testo parlato di introduzione alle varie sezioni e ai vari strumenti.

La composizione si struttura in modo da far conoscere l’orchestra e i suoi strumenti ed è formata da sei brevi sottosezioni. Dopo aver presentato le famiglie dell’orchestra, Britten mette in luce gli strumenti, uno per uno: ciascuna delle 13 brevi variazioni che seguono (contrassegnate in partitura dalle lettere dell’alfabeto, dalla A alla M) ha infatti per protagonista uno strumento diverso.

Sul podio – alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino – il maestro Enrico Lombardi che torna in Teatro dopo le recite della produzione del Il giocatore di Luigi Cherubini, andata in scena nell’autunno del 2017. 

Dopo gli studi di pianoforte, organo e composizione, si è diplomato con lode e menzione in Direzione d’orchestra, al Conservatorio di Firenze e in Musica corale e Direzione di coro a Ferrara. Si è nel contempo laureato in “Discipline della Musica” all’Università di Bologna e si è perfezionato alla Hochschule für Musik und Theater di Amburgo, all’Accademia Chigiana di Siena e per la tecnica direttoriale e l’analisi drammaturgica, con Francesco Lanzillotta e Bruno Taddia. Ha diretto prestigiose orchestre tra le quali la Haydn di Bolzano e Trento, la Sinfonica di Milano, la Sinfonica “G. Rossini” di Pesaro e la Sinfonica nazionale della Rai, con un repertorio che spazia dal Seicento alle avanguardie del terzo millennio. Tra i suoi successi figurano Carmen di Bizet al Macerata Opera Festival, La Cenerentola di Rossini nel circuito di AsLiCo, La traviata di Giuseppe Verdi in quelli di Opera Lombardia e Rete lirica delle Marche, l’Adelaide di Borgogna di Rossini al Rossini Opera Festival di Pesaro e L’elisir d’amore di Donizetti ancora in Opera Lombardia.

Il protagonista in scena nei panni del compositore Henry Purcell è Lorenzo Baglioni, ormai artista di casa al Maggio e che torna protagonista dopo lo spettacolo del 15 febbraio scorso dove l’attore e comico fiorentino ha raccontato al giovane pubblico le musiche di Gioachino Rossini.

Cantante, autore, presentatore e attore, ex docente di matematica, col format delle canzoni didattiche (Bella, Prof! – Sony Music, Ripassongs – RTI) nel 2018 arriva sul palco di Sanremo con la canzone Il Congiuntivo. Ha condotto inoltre numerosi programmi per la TV quali Lo Zecchino d’oroL’Isola degli EroiBella, Prof!Un Palco per Due su Rai 2 e ha scritto sette libri editi da Mondadori e Rai Libri. Da dieci anni produce contenuti per il web che contano oltre 300 milioni di visualizzazioni.

La locandina:

Benjamin Britten

Guida del giovane all’orchestra

Variazioni e fuga su un tema di Purcell

Direttore Enrico Lombardi

Il compositore Henry Purcell Lorenzo Baglioni

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Durata complessiva 1 ora circa

Prezzi:

Under 18: 5€ 

Adulti: 15€

Quando sarai annoiato ti bagnerò la fronteOmaggio a Luciano Berio

Voce Triennale, 24 – 26 ottobre 2025

Uno speciale omaggio a Luciano Berio a cento anni esatti dalla nascita. Una tre giorni dedicata a Outis, una delle opere più celebri del compositore italiano – tra i protagonisti assoluti dell’avanguardia europea del Novecento – che prevede un’installazione site specific pensata appositamente per lo spazio di Voce e due dialoghi con altrettanti protagonisti della musica d’oggi. Un progetto realizzato da Triennale Milano e Teatro alla Scala, dove l’opera debuttò in prima assoluta nel 1996 con la regia di Graham Vick, rivelando al pubblico milanese il talento del grande regista inglese scomparso prematuramente nel 2021.

Ideata da Davide Parolin, l’installazione si propone di restituire alcuni elementi costitutivi della produzione originaria, ricomponendoli nello spazio espositivo attraverso tre componenti principali in dialogo tra loro: la traccia audio, che ripropone integralmente il tessuto musicale di Outis, viene presentata in loop per dare vita a un paesaggio sonoro immersivo, mentre cinque dei monitor utilizzati originariamente come oggetti scenici nella regia di Graham Vick, sono ricollocati nello spazio espositivo per trasmettere i cinque cicli nei quali è suddivisa l’opera, così da offrire una visione simultanea e comparata delle diverse sezioni drammaturgiche. Cento palloni da spiaggia colorati e gonfiabili, elementi scenici centrali dell’ultimo ciclo dell’opera, sono infine distribuiti all’interno dell’ambiente, andando a costituire un paesaggio instabile e ludico. L’installazione sarà aperta dalle ore 10.30 di venerdì 24 ottobre fino alle ore 18.00 di domenica 26 ottobre.

Gli incontri pubblici, coordinati da Raffaele Mellace, offriranno ulteriori approfondimenti dal punto di vista di due compositori che hanno avuto un forte legame con Berio e il suo teatro musicale: il primo appuntamento è in programma proprio nel giorno del centesimo anniversario della nascita di Berio, venerdì 24 ottobre alle ore 18.30 e vede protagonista Luca Francesconi, che fu assistente di Berio e maestro collaboratore in occasione della prima assoluta dell’opera La vera storia, cheebbe luogo alla Scala nel 1982, mentre sabato 25 ottobre alle ore 17.00 sarà la volta di Filippo Del Corno, che ricorderà anche l’esperienza del padre Dario Del Corno, librettista di Outis.

Il progetto si inserisce nelle collaborazioni di Triennale con i grandi archivi milanesi: si tratta di una delle principali linee di ricerca che confluiscono all’interno della programmazione di Voce, mettendo a sistema memoria storica e sperimentazione, inaugurata a giugno con l’Omaggio a Sylvano Bussotti in collaborazione con Archivio Storico Ricordi.

Triennale Milano ringrazia il Partner Campari, il Textile Partner Dedar, i Technical Partner Remuzzi Marmi, Cea Design e Lualdi e gli Institutional Partner Deloitte e Fondazione Deloitte, Lavazza Group, Salone del Mobile Milano per il sostegno alle attività di Voce.


Luciano Berio è nato ad Oneglia il 24 ottobre del 1925. Nel 1945 si trasferisce a Milano, dove studia presso il Conservatorio Giuseppe Verdi composizione con Giulio Cesare Paribeni e Giorgio Federico Ghedini, e direzione d’orchestra con Carlo Maria Giulini e Antonino Votto. Nel dicembre del 1954, insieme a Bruno Maderna, costituisce inoltre presso la RAI di Milano il primo studio di musica elettronica italiana, inaugurato l’anno successivo con il nome di Studio di Fonologia Musicale. In questa sede ha modo di sperimentare nuove interazioni tra strumenti acustici e suoni prodotti elettronicamente ed esplorare soluzioni inedite nel rapporto suono-parola. Il teatro musicale costituisce un nodo fondamentale della ricerca e della poetica di Berio. Il rapporto tra Berio e il Teatro alla Scala inizia alla Piccola Scala appaiando due lavori nuovi in collaborazione con Edoardo Sanguineti ad altrettanti classici secenteschi: nel 1963 Passaggio va in scena insieme a Dido and Aeneas di Purcell, dieci anni più tardi Laborintus II insieme al Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi. Del 1982 è la prima assoluta de La vera storia, su libretto di Italo Calvino, con Milva nella parte del Cantastorie. Berio e Calvino tornano a collaborare per Un re in ascolto: la prima assoluta avviene a Salisburgo nel 1984, la prima italiana alla Scala segue nell’86. La musica di Berio è una presenza costante anche nei programmi concertistici scaligeri, inclusi numerosi recital di Cathy Berberian, la straordinaria cantante e moglie del compositore sulla cui voce è costruito il brano elettronico Visage (1961). L’impegno di Berio per la musica si è esteso anche ad altre attività quali la direzione d’orchestra, la concezione di stagioni concertistiche e la promozione della musica contemporanea. Ha insegnato presso prestigiose istituzioni musicali e accademiche in Europa e negli USA. Dal 1974 al 1980 ha diretto il dipartimento elettroacustico dell’IRCAM di Parigi e nel 1987 ha fondato a Firenze il Centro Tempo Reale. Si è spento a Roma il 27 maggio del 2003.

Quando sarai annoiato ti bagnerò la fronte
Un progetto di: Triennale Milano e Teatro alla Scala

Installazione in Voce Triennale
24-26 ottobre 2025, ore 10.30-18.00
Ingresso libero

Venerdì 24 ottobre 2025, ore 18.30, incontro con Luca Francesconi
Ingresso libero con registrazione su triennale.org Sabato 25 ottobre 2025, ore 17.00, incontro con Filippo Del Corno
Ingresso libero con registrazione su triennale.org

Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine l’Amsterdam Baroque Orchestra & Choir con Athalia di Handel

Si avvicina la data di avvio del nuovo cartellone musicale del Teatro Nuovo Giovanni da Udine: la Stagione di Musica 2025/26 firmata dal direttore artistico Paolo Cascio prenderà infatti il via ufficialmente sabato 25 ottobre con l’esecuzione dello splendido oratorio Athalia, seconda tappa del Progetto Handel avviato nel dicembre 2024 con il Messiah. Una partitura di grande prestigio e dall’orchestrazione lussuosa, affidata per l’occasione alla sapiente maestria dell’Amsterdam Baroque Choir & Orchestra e di Ton Koopman, direttore e clavicembalista olandese che ha segnato la storia dell’interpretazione della musica antica nel corso del Novecento.

Sempre sabato 25 ottobre, alle ore 18.00, approfondiremo il programma del concerto nel corso del primo appuntamento di Stagione di Prendi Nota. Ospite un autorevole esperto della materia, il giornalista e scrittore Alberto Mattioli (ingresso gratuito con prenotazione consigliata).

Composto da George Frideric Handel nel 1733, Athalia è il terzo oratorio in lingua inglese da lui scritto: dunque un lavoro precoce all’interno di un genere che, praticamente, fu lui stesso a creare.  Handel ancora stava affinando i mezzi per importare tutti i trucchi e i segreti drammaturgici delle opere in un oratorio e con Athalia compì un enorme balzo in avanti, tanto che oggi il titolo viene definito come “Dramatic Oratorio”: praticamente, a tutti gli effetti, un’opera senza scene né costumi. Lavoro di grande prestigio e dall’orchestrazione lussuosa comprendente corni, trombe e timpani, Athalia sorprende ancor oggi per i suoi cori, per la varietà delle arie e per il forte taglio drammatico che accompagna le vicende della protagonista, la regina di Giuda, tra sogni premonitori, profezie e congiure.

Il concerto è il primo appuntamento del nuovo cartellone musicale del Giovanni da Udine che offrirà al pubblico un viaggio nella storia della Musica, dal Barocco al Novecento, assieme ai migliori interpreti e alle compagini di punta del panorama contemporaneo.  “La nuova Stagione sarà un viaggio sonoro lungo otto grandi concerti che intrecciano percorsi musicali di ampia varietà – spiega il direttore artistico Musica Paolo Cascio. Quest’anno abbiamo scelto di dare voce alla musica come strumento di dialogo, bellezza e riflessione, accogliendo progetti, programmi e artisti di prestigio che renderanno il nostro cartellone imprescindibile nel palinsesto culturale italiano. Grandi nomi del panorama internazionale e giovani talenti, produzioni originali, residenze artistiche e collaborazioni con realtà musicali, sia italiane che europee, di riconosciuta eccellenza: questi gli ingredienti principali della nuova Stagione. Mi piacerebbe che ogni concerto fosse un’occasione di incontro e meraviglia, capace di parlare a tutti: agli appassionati, ai curiosi, ai giovani che si avvicinano per la prima volta a questo mondo. Invito il nostro pubblico a lasciarsi sorprendere, ad ascoltare con cuore aperto e a vivere con noi un’altra stagione di musica che emoziona, ispira e unisce”.

ALTRI APPUNTAMENTI DELLA STAGIONE

Fra gli appuntamenti proposti, tre saranno occasione per il debutto al Giovanni da Udine di leggendari pianisti: Sir András Schiff, interprete raffinato nonché direttore di impareggiabile eleganza (22 novembre), il mito vivente degli 88 tasti Ivo Pogorelich (13 maggio) e Pierre-Laurent Aimard (22 gennaio), che per noi eseguirà in esclusiva nazionale un programma che intreccia Bach, Schubert e brani di György Kurtág nel 100° anniversario della nascita, di cui fu collaboratore. E poi, ancora, nomi come Sir John Eliot Gardiner (11 aprile), la pianista russa Lilya Zilberstein (26 marzo) e Daniele Gatti, protagonista con la leggendaria Orchestra Mozart di un progetto in residenza (3 dicembre) A chiudere il cartellone sarà la Prague Philharmonia diretta da Jiri Habart (28 maggio), con la festosa Sinfonia n. 7 di Beethoven. Non mancheranno inoltre due eccellenze musicali del Friuli Venezia Giulia, la FVG Orchestra diretta da Paolo Paroni e l’Orchestra Giovanile dei Filarmonici Friulani.  Nella Stagione 2025/26 prenderà inoltre il via Nota Bene. Lezioni di Musica e Storia, nuovo format che unisce concerto e ascolto guidato per scoprire fatti, aneddoti, fonti, riflessioni e interpretazioni dei grandi capolavori della Classica. E poiché la musica appartiene proprio a tutti, a prescindere dall’età, non mancheranno proposte rivolte anche ai “piccolissimi”, come Musica 0-3.

Ton Koopman ha fondato l’Amsterdam Baroque Orchestra (ABO) nel 1979. Il gruppo è formato da musicisti internazionali specializzati nell’ambito della musica barocca, che si ritrovano insieme varie volte all’anno per dar vita a nuovi progetti artistici. L’Amsterdam Baroque Choir (ABC) è stato fondato nel 1992 e ha fatto il suo debutto al Festival di Musica Antica di Utrecht con l’esecuzione in prima mondiale del “Requiem a 15 voci” e dei “Vespri a 32 voci” di H.I.F. Biber. La successiva incisione di entrambe le opere è stata premiata con il “Cannes Classical Award” per la migliore interpretazione di musica corale del XVII/XVIII secolo. Grazie alla rara combinazione tra chiarezza e flessibilità, l’Amsterdam Baroque Choir è considerato uno dei migliori cori dei nostri giorni. Tra il 1994 e il 2004, Ton Koopman e l’ABO&C hanno intrapreso uno dei più ambiziosi progetti discografici degli ultimi decenni: l’esecuzione e la registrazione integrale delle Cantate sacre e profane di Bach. Per questo straordinario progetto, Koopman e l’Amsterdam Baroque Orchestra & Choir hanno ricevuto il “Deutsche Schallplatten-Preis Echo Klassik”. Nel 2014, ABO&C ha portato a termine un altro grande progetto discografico: l’esecuzione e la registrazione di tutte le opere superstiti di Dieterich Buxtehude, autore di grande ispirazione per il giovane Bach. La raccolta di CD Dieterich Buxtehude Opera Omnia include musica da camera, per clavicembalo e organo ed opere vocali. L’ABO&C ha registrato una grande varietà di opere barocche e classiche: dalle Passioni di Bach a tutte le sinfonie di Mozart, dai concerti grossi di Locatelli a canzoni di Natale. I principali riconoscimenti includono il Gramophone Award, Diapason d’Or, Prix Hector Berlioz, Edison Awards, BBC Award ed Echo Klassik Award. Ton Koopman e la sua ABO&C sono frequentemente ospiti nelle più grandi sale concerto d’Europa, Nord America e Asia.

INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00. Acquisti online sempre possibili su vivaticket.it. Per informazioni: biglietteria@teatroudine.it www.teatroudine.it

OMAGGIO A LUCIANO BERIO A CENT’ANNI DALLA NASCITA

Giovedì 23 ottobre su Rai5 lo speciale “Corale” e Sinfonia per otto voci e orchestra

Il 24 ottobre 1925 nasceva uno dei più grandi protagonisti del Novecento, Luciano Berio.

A cento anni dalla sua nascita, lo speciale “Corale. Voci e sguardi su Luciano Berio”, in onda giovedì 23 ottobre alle 21.20 in prima visione su Rai5, ritrae la personalità, le opere e la vita del compositore e dell’uomo di cultura, profondo conoscitore della musica e della sua funzione educativa.

Attraverso interviste e preziosi materiali delle Teche Rai, lo speciale – realizzato da Michele Dall’Ongaro con la collaborazione di Marta Teodoro e la regia di Luigi Carbone – racconta il suo processo creativo, così innovativo e sperimentale, anche grazie alle testimonianze di artisti che hanno collaborato con lui come Riccardo Chailly, Andrea Lucchesini e Luca Francesconi. Notevoli anche le testimonianze di grandi personalità come Umberto Eco, Luca Ronconi, Edoardo Sanguineti e Cathy Berberian.

L’omaggio a Berio prosegue in musica con la riproposizione di Sinfonia per otto voci e orchestra diretta da John Axelrod sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e con le voci dei The Swingle Singers, celeberrimo gruppo musicale che il 10 ottobre 1968 eseguì la Sinfonia in prima assoluta insieme alla New York Philharmonic Orchestra, sotto la direzione dello stesso Berio. Gli Swingles si sono rinnovati nel corso degli anni, mantenendo intatta la predilezione per la musica contemporanea che abitualmente affiancano al repertorio classico e agli arrangiamenti di brani pop, folk e jazz.

Come illustrava Berio «il titolo di Sinfonia non vuole suggerire analogie con la forma classica; va piuttosto inteso etimologicamente, come il ‘suonare insieme’ di otto voci e strumenti oppure, in senso più generale, come il ‘suonare insieme’ di cose, situazioni e significati diversi». Commissionata in occasione del centoventicinquesimo anniversario della New York Philharmonic Orchestra, Sinfonia è un intreccio di strumenti e voci tra canto, sussurri, parole tratte da Beckett e Lévi-Strauss, riferimenti a Mahler, Stravinskij, Schönberg, Debussy, Ravel e altro ancora. Il risultato è una musica caleidoscopica e postmoderna «la più sperimentale che abbia mai scritto», diceva Berio. La regia tv è di Ariella Beddini.

UNA PARODIA IN MUSICA NELLA LONDRA HAENDELIANA ALLA CENTRALE MONTEMARTINI

Dal 25 al 29 ottobre una produzione del Teatro dell’Opera di Roma

in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e il Teatro di Roma

Frutto di una collaborazione inedita fra tre importanti istituzioni culturali della Capitale, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro di Roma – Teatro Nazionale e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’allestimento dell’opera Piramo e Tisbe di John Frederick Lampe (1703-1751), fagottista nell’orchestra di Händel a Londra, proposto in prima esecuzione italiana, debutta nella Sala Macchine, prestigioso spazio del Museo Centrale Montemartini (Via Ostiense 106) sabato 25 ottobre alle ore 20.00, in occasione del World Opera Day, con repliche dedicate alle scuole il 28 e 29 alle ore 11.00. La prima rappresentazione sarà trasmessa in diretta sui canali sociali ufficiali del Teatro dell’Opera di Roma.

Un’alleanza virtuosa promossa nell’ambito di un bando del Ministero della Cultura volto alla valorizzazione delle attività di spettacolo dal vivo negli spazi museali, con l’obiettivo di creare nuove occasioni di incontro tra patrimonio e creatività contemporanea. Il progetto ha una forte vocazione formativa e generazionale: coinvolge infatti giovani artisti emergenti — cantanti, attori, scenografi, costumisti e light designer — provenienti da “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma e dal Corso di perfezionamento per attori del Teatro di Roma, offrendo loro un’opportunità concreta di crescita professionale in un contesto unico.

Da diversi anni, infatti, i giovani talenti di “Fabbrica” si cimentano con il repertorio lirico. Ora, per la prima volta, affrontano un’operina del tardo periodo barocco dalla storia curiosa e affascinante: la mock opera – o parodia in musica. L’opera si ispira alla celebre vicenda narrata da Ovidio nelle Metamorfosi (Libro IV vv.55-166) e ripresa in chiave comica nell’ultima scena del Sogno di una notte di mezza estate (1595) di Shakespeare, in cui bottegai e artigiani mettono in scena una bizzarra parodia della tragedia antica.

La partitura di Lampe è stata riscoperta dal musicologo barocchista Lorenzo Tozzi nella biblioteca del Conservatorio Superiore di Musica di Parigi. Tozzi firma anche la consulenza musicale dello spettacolo. Alla tastiera il maestro Antonio Pergolizzi, mentre la regia è affidata a Cesare Scarton, che cura anche, insieme a Tozzi, la drammaturgia e l’adattamento del testo. Gli elementi scenici sono di Sofia Sciamanna, i costumi di Virginia Blini e le luci di Zofia Pinkiewicz. Interpreti dell’opera sono Guangwei Yao (Piramo), Jessica Ricci (Tisbe), Jiacheng Fan (Muro), Alejo Alvarez Castillo (Leone), Dayu Xu (Luna), tutti provenienti dalla quinta edizione di “Fabbrica”. A loro si uniscono gli artisti del Corso di perfezionamento del Teatro di Roma: Federico Gariglio (maestro suggeritore), Giacomo Cremaschi (primo gentiluomo), Andrei Cuciuc (secondo gentiluomo), Emanuele Baldoni (Semibreve) e Niccolò Massi (prologo/epilogo).

La Centrale Montemartini, sede dell’originale allestimento, è uno dei luoghi più suggestivi e simbolici della città di Roma, dove il dialogo tra antico e moderno si fa esperienza concreta. Prima centrale termoelettrica pubblica di Roma, venne inaugurata nel 1912. Dopo aver ospitato la mostra “Le macchine e gli dei”, inaugurata nel 1997, che presentava al pubblico importanti opere delle collezioni capitoline, l’esposizione temporanea si è trasformata in museo permanente che accoglie una straordinaria raccolta di sculture romane e mosaici esposti tra turbine, motori diesel e macchinari industriali d’inizio Novecento.

Considerata un’anticipazione della vicenda di Romeo e Giulietta, la storia di Piramo e Tisbe ha goduto di grande fortuna nei secoli, dal Medioevo fino ai giorni nostri. I due giovani amanti, osteggiati dalle rispettive famiglie, comunicano di nascosto attraverso una fessura nel muro che separa le loro case. L’incontro notturno, ostacolato da un leone e da un tragico equivoco, porterà entrambi al suicidio.

Citazioni o trattamenti di questa vicenda si ritrovano da Dante a Boccaccio, da Chrétien de Troyes a Geoffrey Chaucer, sino a Shakespeare. Ma se in quest’ultimo la satira era rivolta ai commedianti e agli attori da strapazzo del suo tempo, in Lampe (che forse impersonava il ruolo di Semibreve mentre la moglie Isabella Young quello di Tisbe) la parodia è diretta contro l’opera italiana, allora molto in voga a Londra, e contro gli strapagati castrati e cantatrici.

Il libretto si ispira al perduto Comick Masque of Pyramus and Thisbe di Richard Leveridge (Lincoln’s Inn Fields Theatre, 1716), probabilmente abbreviato dallo stesso Lampe. Gli spettatori della commedia shakespeariana Teseo, Ippolita e la corte ateniese – sono qui sostituiti da Semibreve, dal maestro suggeritore e da due anonimi gentiluomini inglesi, uno dei quali reduce da un viaggio in Italia, dove aveva avuto modo di apprezzare l’opera italiana.

Compositore sassone e difensore dell’opera inglese, Frederick Lampe si trasferì a Londra intorno al 1724, dove fu fagottista nell’orchestra di Händel al King’s Theatre. Collaborò con Henry Carey e Thomas Arne, cercando di creare un’opera in lingua inglese. Il suo successo maggiore fu The Dragon of Wantley (Covent Garden, 1737), parodia ironica dell’opera italiana e in particolare del Giustino di Händel, che ottenne grande favore di pubblico. Anche Pyramus and Thisbe (1745), presentata al Covent Garden, mise alla berlina gli eccessi e le assurdità dei libretti d’opera dell’epoca, sostituendo al tragico un lieto fine ironico. Figura centrale nelle dispute tra sostenitori dell’opera italiana e fautori di una tradizione nazionale, Lampe fu lodato da Charles Burney per l’efficacia e l’originalità della sua musica, giudicata superiore persino alla Beggar’s Opera di Gay e Pepusch.

Se i tredici numeri musicali superstiti (dieci arie e tre duetti, mentre i recitativi sono andati perduti) sono stati conservati nella lingua inglese, le sezioni recitate sono state tradotte in italiano per favorire la comprensione del pubblico.

Una produzione del Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale

In collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e la rete dei Musei in Comune di Roma Capitale

Con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo

Progetto vincitore dell’avviso pubblico “Sostegno per la valorizzazione delle attività di spettacolo dal vivo da parte di Istituti e luoghi della cultura statali presenti su tutto il territorio nazionale e da parte di soggetti giuridici creati o partecipati dal Ministero della Cultura che si occupano della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale” per l’anno 2025

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

LOCANDINA

Centrale Montemartini, Sala Macchine

sabato 25 ottobre 2025 ore 20.00

martedì 28 ottobre 2025 ore 11.00 (scuole)

mercoledì 29 ottobre 2025 ore 11.00 (scuole)

Piramo e Tisbe

Mock opera in un atto (1745)

di John Frederick Lampe

dalle Metamorfosi di Ovidio e

dal Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

Adattamento e drammaturgia Cesare Scarton e Lorenzo Tozzi

Consulenza musicale Lorenzo Tozzi

Prima esecuzione in Italia

Regia Cesare Scarton

Elementi scenici Sofia Sciamanna*

Costumi Virginia Blini*

Luci Zofia Pinkiewicz*

Personaggi e interpreti

Piramo Guangwei Yao*

Tisbe Jessica Ricci*

Muro Jiacheng Fan*

Leone Alejo Alvarez Castillo*

Luna Dayu Xu*

Maestro suggeritore Federico Gariglio**

Primo gentiluomo Giacomo Cremaschi**

Secondo gentiluomo Andrei Cuciuc**

Semibreve Emanuele Baldoni**

Prologo/Epilogo Niccolò Massi**

Antonio Maria Pergolizzi tastiere

*artisti di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

**artisti del corso di perfezionamento del Teatro di Roma