Piccolo Orso e la Montagna di ghiaccio di Giovanni Sollima e Giancarlo De Cataldo

Dopo il successo delle recite riservate alle scuole,

al via le repliche dedicate al pubblico delle famiglie

Oltre 4 mila studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado hanno applaudito il debutto di Piccolo Orso e la Montagna di ghiaccio, il nuovo lavoro dell’acclamato compositore Giovanni Sollima su libretto di Giancarlo De Cataldo in scena in prima assoluta al Teatro Malibran nell’ambito della programmazione Education della Fondazione Teatro La Fenice. Concluse le prime recite riservate alle scuole, che hanno coinvolto e entusiasmato studenti provenienti da tutto il Veneto e dalle regioni limitrofe, ora sarà la volta delle repliche aperte al pubblico e alle famiglie. Sono due le recite in programma destinate a spettatori di tutte le età: sabato 31 gennaio ore 15.30 e domenica 1 febbraio 2026 ore 11.00.

          Frutto della felice e collaudata sinergia di Sollima e De Cataldo – un connubio artistico, quello tra i due artisti, Piccolo Orso e la Montagna di ghiaccio nasce da un’idea di Fenice Education e Aslico, in occasione del trentesimo anniversario di Opera domani, in coproduzione europea con il Festival Internacional de Música y Danza de Granada e Opéra Grand Avignon.

L’allestimento sarà affidato alla regia di Lorenzo Ponte, con le scene di Alice Benazzi, i costumi di Giulia Rossena, la coreografia di Livia Bartolucci e il light design di Emanuele Agliati.

La direzione musicale sarà di Julia Cruz, alla testa dell’Orchestra 1813. Lo spettacolo è patrocinato dalla Regione del Veneto. Con il sostegno di Intesa Sanpaolo.

          Con questo spettacolo originale – una fiaba musicale in un prologo e quattro scene, opera partecipativa con cantanti, mimi e orchestra – gli autori Sollima e De Cataldo si sono posti come obiettivo la sensibilizzazione del giovane pubblico sull’ineludibile problema dello scioglimento dei ghiacciai. La nuova opera rappresenta in particolare un contributo alle iniziative intraprese a questo riguardo dall’ONU – la celebrazione, nel 2025, dell’Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai e, a partire dal 21 marzo dello stesso anno, della Giornata mondiale dei ghiacciai –, nonché a quelle dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. L’iniziativa è inserita infatti anche nell’ambito del programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici e valorizzerà il dialogo tra arte, cultura e sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali ospitati rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026. Inoltre, fin dalla sua gestazione si è fortemente voluto che il progetto poggiasse su una solida valenza scientifica, individuando in primis il partner specifico – vale a dire l’Istituto di Scienze Polari – per condividere approfondimenti e metodologie al fine di sviluppare coerentemente il libretto e la messa in scena.

          «Quando un’istituzione storica e di rilievo internazionale come la Fondazione Teatro La Fenice sceglie non solo di produrre, ma di scendere in campo come co-ideatrice di un progetto, significa riconoscere all’opera la sua funzione originaria: quella di essere specchio della società e motore di riflessione civile – sono le parole di Andrea Erri, direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice –. è stata una nostra precisa volontà, condivisa fin dalla genesi di questa nuova commissione, quella di coinvolgere attivamente l’Istituto di Scienze Polari del CNR. L’innovazione reale di Piccolo Orso risiede proprio qui: aver abbattuto gli steccati tra cultura umanistica e scientifica, provando che sono lenti complementari e indispensabili, insieme, per mettere a fuoco la realtà. In questo contesto, la musica si riappropria della sua funzione più alta: farsi medium universale per scuotere le coscienze, dimostrando che l’opera lirica è un linguaggio vivo, capace di parlare alle problematiche degli uomini di oggi con la stessa forza con cui parlava a quelli di ieri».

          I dati parlano chiaro: secondo la World Meteorological Organization, nel 2023 si è registrata la più alta perdita di massa glaciale degli ultimi cinquant’anni, in tutte le principali regioni glaciali. Questo fenomeno non solo compromette la disponibilità e la qualità dell’acqua, ma porta anche a un aumento di frane, valanghe e inondazioni, mettendo a rischio comunità e interi ecosistemi. I ghiacciai non sono solo una risorsa naturale, ma sono anche testimoni della storia climatica della terra e luoghi di profondo significato culturale per molte popolazioni indigene: la loro scomparsa rappresenta sì, un’emergenza ambientale, ma anche la perdita irreversibile di un patrimonio naturale e culturale unico. Piccolo Orso e la Montagna di ghiaccio affronta queste tematiche utilizzando il linguaggio della musica e dell’opera per sensibilizzare le giovani generazioni, la comunità educativa e i professionisti della cultura sulla crisi globale, attraverso narrazioni coinvolgenti e attività educative e di sensibilizzazione scientifica. Inoltre, in piena coerenza con questi messaggi cruciali, per la messinscena dello spettacolo – quindi scenografie, oggetti di scena e costumi – saranno utilizzati materiali certificati, riciclati o riutilizzabili; così come per il tour verrà data priorità a trasporti a basso impatto ambientale e strategie logistiche ottimizzate per ridurre le emissioni.

          Piccolo Orso e la Montagna di ghiaccio vedrà come interpreti Irene Celle e Federica Livi nel ruolo della Regina; Luisa Bertoli e Solomía Antonyak in quello di Piccola Orsa; Gianluca Moro e Luis Arance Ortega in quello di Piccolo Orso; Tamon Inoue e Andrea Visentin interpreteranno Quanto-sono-figo; Antonino Arcilesi e Nicola Ciancio, Mangianeve; Ilaria Marchianó, Robottino-quasi-tutto-fare; Francesco Tomasi, Tricheco. Lo spettacolo va in scena nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice.

Seguiranno le recite al Teatro Sociale di Como: il 7 e 8 maggio 2026 (recite scolastiche) e il 9 maggio 2026 (recite Opera family). Per informazioni www.teatrolafenice.it

Domenica 1 febbraio, Ingo Metzmacher e Matthias Goerne al Teatro di San Carlo

Domenica 1 febbraio (ore 19) omaggio a Hans Werner Henze

La Stagione di Concerti 2025/2026 del Teatro di San Carlo continua nel segno dell’Italia e di Napoli. Domenica 1 febbraio 2026 (ore 19) Ingo Metzmacher, tra i più autorevoli direttori d’orchestra del panorama internazionale, dirigerà l’Orchestra del Lirico di Napoli. Voce solista il baritono Matthias Goerne.

Il programma, proposto in occasione del centenario della nascita di Hans Werner Henze, rende omaggio a uno dei protagonisti assoluti del secondo Novecento, mettendo in luce il suo legame profondo con la cultura italiana e, in particolare, con Napoli. In apertura, due pagine che affondano le radici nella tradizione e nell’immaginario del nostro Paese: “La selva incantata” e i “Fünf Neapolitanische Lieder”. Nella seconda parte della serata, la Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 73 di Johannes Brahms.


È di Carlo Gozzi la favola teatrale che ispira, a Henze, l’opera “Il re cervo” e, da questa, trae nel 1991 “La selva incantata”, una rielaborazione orchestrale di due scene dal secondo atto. “Nell’originale – spiega il compositore – l’Aria, qui riscritta per orchestra sola, è cantata dal protagonista (tenore) che brama di ritornare nella foresta, alla natura, alle origini della sua esistenza animale. Il Rondò, in un solo rapidissimo tempo di danza (forse una tarantella?), è costruito in tre parti: la prima è allegra, buffonesca, la seconda ha un carattere lirico-romantico, mentre nella terza parte il carattere musicale si capovolge e diventa impetuoso ed altamente drammatico”.

I “Fünf Neapolitanische Lieder” sono, invece, scritti nel 1956 su poesie anonime del Seicento: un ciclo di cinque “Canzoni ‘e copp’ ‘o tammurro”, come riporta il sottotitolo, con dedica a Ingeborg Bachmann. Nascono nella Napoli a cui Henze era legato da un rapporto privilegiato: “Da sempre la città è piena di misteriosi rumori, di stridulo chiasso, di suoni inquietanti – scrive in quell’anno – e sembra che tutto questo sia collegato al canto, si origini dal canto e sfoci nel canto. In realtà tutto inizia con il parlare. […] È una sinfonia di voci, con trilli, cadenze, ora nitide e definite, quasi eleganti, ora furiose e indignate, come le urla disperate di un moribondo”.

Composta nell’estate del 1877 sulle rive del lago Wörthersee, la Seconda Sinfonia è spesso definita la “Pastorale” di Brahms: se la Prima era stata il frutto di una gestazione ventennale all’ombra di Beethoven, la Seconda sgorga con sorprendente, e insolita, fluidità. La prima esecuzione, avvenuta nel dicembre dello stesso anno, vede sul podio Hans Richter alla guida dei Wiener Philharmoniker.

L’opera si distingue per un lirismo luminoso e una natura quasi bucolica, pur lasciando trapelare, nelle sue fitte trame strumentali, quella malinconia introspettiva tipica del linguaggio brahmsiano.

Ingo Metzmacher ha legato il suo nome a prestigiose istituzioni ricoprendo, tra le altre, le cariche di Direttore Musicale dell’Opera di Amburgo e della Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino. Interprete di riferimento per la musica del XX e XXI secolo, ha diretto regolarmente complessi del calibro dei Berliner e Wiener Philharmoniker, della Royal Concertgebouw Orchestra e della Chicago Symphony. La sua vasta discografia riflette un impegno costante nella divulgazione dei linguaggi contemporanei, attività affiancata dalla pubblicazione di saggi dedicati all’opera e alla nuova musica.

Matthias Goerne, baritono tra i più autorevoli della scena internazionale, si è perfezionato sotto la guida di Hans-Joachim Beyer, Elisabeth Schwarzkopf e Dietrich Fischer-Dieskau. Ospite regolare dei più importanti palcoscenici del mondo, dal Metropolitan di New York alla Royal Opera House di Londra e al Festival di Salisburgo, ha collaborato con direttori quali Sir Simon Rattle e Kirill Petrenko. La sua discografia è stata insignita di numerosi premi tra cui un Gramophone Award e cinque candidature ai Grammy.

Stagione 25/26

1 febbraio 2026

Ingo Metzmacher

Direttore | Ingo Metzmacher

Baritono | Matthias Goerne

Programma
Hans Werner Henze

La selva incantata

Fünf Neapolitanische Lieder

Johannes Brahms, Sinfonia n. 2 in re maggiore per orchestra, op. 73

Orchestra del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI

domenica 1 febbraio 2026, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII

Durata: 2 ore circa, con intervallo

I KINDERTOTENLIEDER DI MAHLER CON LA VOCE DI FLEUR BARRON E L’ORCHESTRA RAI

Il 29 e 30 gennaio a Torino con Nicolò Umberto Foron sul podio, che propone anche pagine di Messiaen e Rachmaninov

Replica sabato 31 gennaio a Cremona

«Ora il sole osa sorgere e splendere ancora, come se una sciagura nella notte non fosse avvenuta. La sciagura è avvenuta: certo, a me solo è toccata, e il sole splende ovunque e per tutti gli altri, là fuori». Sono gli struggenti versi che introducono il primo dei cinque Kindertotenlieder di Gustav Mahler, che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone giovedì 29 gennaio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. Replica, sempre a Torino, venerdì 30 gennaio alle 20, e sabato 31 gennaio alle 20.30 a Cremona, in occasione dell’inaugurazione della stagione musicale del Teatro Amilcare Ponchielli.

Sconcerto, mesta rassegnazione, nostalgia, risentimento, senso di vuoto, annullamento del tempo: i “canti per i fanciulli morti” sono una vera e propria disamina del dolore e della sua evoluzione, basati su componimenti del poeta tardoromantico Friedrich Rückert, musicati da Mahler tra il 1901 e il 1904.

A interpretarli è chiamato Nicolò Umberto Foron, al suo debutto nella Stagione Sinfonica Rai dopo aver diretto, lo scorso anno, il concerto finale del progetto Professione Orchestra. Attuale Direttore assistente della London Symphony Orchestra, ha già ricoperto ruoli di direzione con la Mozarteum Orchester Salzburg, la Staatskapelle Weimar e l’Opéra National de Montpellier. Accanto a lui il mezzosoprano Fleur Barron, già interprete nel novembre 2025 dei Fünf Lieder della moglie di Mahler, Alma. Vincitrice di un Grammy Award nel 2025 per la migliore registrazione operistica – nella quale ha cantato il ruolo del titolo nell’Adriana Mater di Kaija Saariaho con la San Francisco Symphony diretta da Esa-Pekka Salonen – Barron è artista di grande versatilità: interprete d’opera, musica sinfonica e da camera, sa spaziare dal barocco al contemporaneo. 

Il concerto si apre con la Meditazione sinfonica per orchestra Les Offrandes oubliées di Olivier Messiaen, scritta nel 1930 a Fuligny quando il compositore aveva ventidue anni. La pagina fu eseguita per la prima volta a Parigi il 19 febbraio 1931, diretta da Walther Straram al Théâtre des Champs-Élysées. Prima autentica prova per orchestra di Messiaen, questo breve trittico contiene già i futuri tratti distintivi della sua arte, segnata da originalità timbrica e da un carattere tutto peculiare. 

In chiusura le Danze sinfoniche op. 45 di Sergej Rachmaninov. Ultimo lavoro del compositore russo, creato nel 1940 su commissione della Philadelphia Orchestra, può essere considerato l’ultimo vessillo di quella civiltà tardoromantica a cui Rachmaninov fu sempre legato e che in quegli anni era ormai del tutto superata.

I biglietti per il concerto a Torino, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it.

Il 29 gennaio il Teatro La Fenice sarà ‘aperto’ alle visite gratuite in occasione del trentennale dell’incendio

Le fotografie raccolte da Daniele Paolin

e altri scatti provenienti dall’Archivio storico

per ricordare il Teatro prima del rogo

In occasione del trentesimo anniversario dell’incendio che distrusse la Fenice, la Fondazione Teatro La Fenice aprirà gratuitamente nella giornata di giovedì 29 gennaio 2026, dalle ore 9.30 alle ore 15.00 le porte del Teatro di Campo San Fantin a tutto il pubblico, appassionati, curiosi e semplici avventori che ancora non l’abbiano fatto, potranno visitare il Teatro ricostruito. E per chi invece il Teatro ricostruito lo conosce già, ci sarà la possibilità di confrontare l’immagine attuale con il ricordo di quella precedente il rogo, grazie a una mostra allestita per l’occasione con le fotografie raccolte da Daniele Paolin nel 1989 e con altri suggestivi scatti conservati dall’Archivio storico ed eccezionalmente esposti per questa occasione. Dal sito di Fest, festfenice.com, sarà possibile scaricare l’audio-guida della visita a teatro. La mostra resterà visibile al pubblico fino a giovedì 12 febbraio 2026.

          Le immagini raccolte da Daniele Paolin nascono per insegnare, per spiegare e oggi anche per ricordare. Ricordare com’era il Teatro. Intorno al 1989, Paolin – docente all’Accademia di Belle Arti, scenografo realizzatore della Fenice e uomo di palcoscenico – fece fotografare gli spazi del ‘vecchio’ Teatro: i palchi color nocciola, le porte in legno di noce, la platea con la moquette rossa, le Apollinee adattate a sala prove, vissute e trasformate dal lavoro quotidiano. Quelle fotografie servivano agli studenti, quando il Teatro non poteva essere agibile a causa del perdurare delle prove: sono frutto dunque di un progetto educativo, ma sono anche uno sguardo sincero su ciò che il pubblico non vedeva e non vede neanche ora. Paolin in quelle immagini c’è, in una di esse lo troviamo al lavoro, in piedi, mentre dipinge un fondale nell’atelier di scenografia sopra al palcoscenico: proprio lì dove, pochi anni dopo, sarebbe iniziato l’incendio.

          «Oggi queste fotografie riemergono come un omaggio, e tutti noi – il pubblico certo, ma anche i lavoratori della Fondazione Teatro La Fenice – ringraziamo Daniele Paolin per avercene fatto dono consegnandoci la memoria di un Teatro molto simile a quello di oggi, eppure profondamente diverso. Non è un racconto di ricostruzione. È qualcosa di più intimo: una raccolta di immagini inedite, di frammenti custoditi nel tempo. Una sorpresa anche per chi questo Teatro lo vive ogni giorno».

          Una sezione della mostra presenterà alcune immagini che ritraggono il ‘cuore nascosto del Teatro’, quella parte che il pubblico in sala non vede e non conosce. È il retro del palcoscenico: lo spazio del lavoro, dell’attesa, della tecnica, del gesto silenzioso che rende possibile la magia. Le fotografie esposte, datate 1937 e provenienti dall’Archivio storico del Teatro, mostrano il palco in restauro com’era prima dell’incendio: gli arconi a sesto acuto poi demoliti, la scala che portava direttamente ai camerini dei tecnici, la grande finestra termale posta sul retro del palco, ormai chiusa. Qui c’è un grande modello in legno del palcoscenico, realizzato a mano da uno storico capo macchinista del Teatro, Adriano Mezzalira, detto ‘Cartafina’ – e conservato per decenni nei laboratori di scenografia. Un oggetto di lavoro, non di rappresentanza. Un pezzo unico, mai esposto, che restituisce la precisione, l’intelligenza e la cura artigianale di chi il Teatro lo amava e lo faceva funzionare ogni giorno.

          «Fotografie e modellino sono gioielli nascosti – sono ancora i lavoratori della Fondazione Teatro La Fenice a parlare –, scrigni aperti eccezionalmente al pubblico in occasione del trentesimo anniversario dell’incendio. Non per celebrare la perdita, ma per condividerne la storia: la memoria del fare, del costruire, del lavorare dietro la scena. Il cuore nascosto del teatro, appunto».

Al Teatro Massimo di Palermo: “Aida. Anime di sabbia” il capolavoro di Verdi raccontato ai ragazzi.

Dal 27 al 30 gennaio, la Sala Grande ospita un nuovo allestimento della stagione “Educational” firmato da Manu Lalli, regista di riferimento per il teatro musicale dei giovani. Protagonisti sul palco, insieme agli interpreti, anche studenti delle scuole palermitane.

Il monumentale scenario dell’antico Egitto si spoglia dei suoi fasti ottocenteschi per rivelare un’anima intima e universale. Dal 27 al 30 gennaio, per la stagione “Educational”, rivolta a scuole e famiglie, la Sala Grande del Teatro Massimo presenta “Aida. Anime di sabbia“, nuovo allestimento del Teatro Massimo, firmato dalla regista Manu Lalli su musiche di Giuseppe Verdi, con arrangiamenti e musiche originali di Simone Piraino.

La regista e drammaturga Manu Lalli, con la compagnia Venti Lucenti, ha rivoluzionato la divulgazione dell’opera lirica per il giovane pubblico nei principali teatri italiani. La sua metodologia, punta al coinvolgimento dei giovanissimi, e mira a rendere il palcoscenico un luogo di formazione umana oltre che culturale. L’allestimento, dedicato a un pubblico dagli 8 ai 14 anni, rilegge la vicenda di AidaRadamès e Amneris non solo come un dramma lirico, ma come il racconto di tre adolescenti travolti da forze più grandi di loro. In un mondo dominato da orgoglio, violenza e prevaricazione, i protagonisti diventano specchio delle inquietudini dei ragazzi di ogni epoca.

Accanto all’Orchestra diretta dai Maestri Daniele Malinverno (27, 29 gennaio) e Michele De Luca (28, 30 gennaio), e al Coro del Teatro Massimo, diretto dal Maestro Salvatore Punturo, un cast di giovani talenti: Mariagiorgia Caccamo (27, 29) e Anna Ryabenkaya (28, 30) nel ruolo del titolo, Sonia Sala (27, 29) e Ambra Abbisogni (28, 30) in quello di AmnerisSamuele Di Leo (27, 28) e Alfonso Zambuto (29, 30) in quello di Radamès; il narratore è Giuseppe Randazzo. Sul palco saliranno gli alunni dell’IC Politeama (plesso La Masa) e dell’IC Giotto-Cipolla, coinvolti attivamente dopo un percorso di laboratori didattici curati da Carla Barbato e Anton Giulio Pandolfo. La regia è coadiuvata dall’assistente Chiara Casalbuoni. Le scene di Daniele Leone e i costumi realizzati da Marco BurberiPaola Pietri e Ginevra Boni daranno forma a questa visione “di sabbia” e tempo.

“Aida non è solo un’opera monumentale ambientata in un Egitto idealizzato ma un racconto universale che parla di emozioni umane profonde” – sottolinea Manu Lalli. Rappresentarla oggi, e con dei bambini, significa soprattutto tornare alla sua essenza intima, profonda, ancestrale. AidaRadamesAmneris sono ragazzi (proprio come ragazzi sono gli spettatori e i piccoli interpreti dello spettacolo) e, come tanti giovani, sono travolti dalle forze di un mondo che li circonda e che alle volte li annichilisce con le sue turbolenze, spesso tanto grandi da essere incomprensibili. Dentro le note di Aida scorre un messaggio universale, più intimo, capace di parlare oltre il velo dell’esotismo. Quest’opera può essere letta, infatti, anche come simbolo di una storia senza tempo: una storia di passioni, turbamenti e sogni dei giovani di qualsiasi epoca”.

Lo spettacolo sarà in scena dal 27 al 30 gennaio e dal 28 al 30 aprile 2026.
Info: https://www.teatromassimo.it/event/aida-anime-di-sabbia/

Teatro alla Scala,31 gennaio, 3 febbraio 2026 : GALA FRACCI

Primi ballerini, Solisti

e Artisti del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Artisti ospiti

Marianela Nuñez (3 feb.)

Maia Makhateli (31 gen.)

Roberto Bolle

Patricio Revé

Jacopo Tissi (31 gen.)

Orchestra del Teatro alla Scala

Direttore

Kevin Rhodes

Con la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala

Défilé (musica Richard Wagner)

da Il corsaro (coreografia Marius Petipa – musica Riccardo Drigo)

da Francesca da Rimini (coreografia Mario Pistoni, musica Pëtr Il’ič Čajkovskij)

daLa Bella addormentata nel bosco (coreografia Rudolf Nureyev, musica Pëtr Il’ič Čajkovskij)

da Giselle (regia e coreografia Akram Khan, musica Vincenzo Lamagna da Adolphe Adam)

da Onegin (balletto di John Cranko, musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij)

da Don Chisciotte (coreografia Rudolf Nureyev, musica Ludwig Minkus)

Boléro (coreografia Maurice Béjart, musica Maurice Ravel)

Date

Sabato 31 gennaio 2026 – ore 20 – Prima rappresentazione – Turno Prime Balletto

Martedì 3 febbraio 2026 – ore 20 – Fuori abbonamento

Prezzi

da € 10 a € 215

www.teatroallascala.org

Prima delle prime – Balletto

Teatro alla Scala con Amici della Scala

Mercoledì 28 gennaio 2026, ore 18.00

Ridotto dei Palchi “A.Toscanini”

Aurora Marsotto “Carla, l’arte della danza”

31 gennaio, 3 febbraio 2026

GALA FRACCI

quinta edizione

Prima parte

DÉFILÉ

Tannhäuser – Marcia dall’Atto II

Musica Richard Wagner

Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala

IL CORSARO

Coreografia di Marius Petipa

Musica di Riccardo Drigo

Gran Pas de deux

Martina Arduino Mattia Semperboni

FRANCESCA DA RIMINI

Coreografia Mario Pistoni

Ripresa da Guido Pistoni

Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij

Estratto

Vittoria Valerio Nicola Del Freo

Gabriele Corrado

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

Coreografia Rudolf Nureyev

Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij

dall’Atto III

Alice Mariani Jacopo Tissi (31 gen.)

Alice Mariani  Navrin Turnbull (3 feb.)

e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

GISELLE

Regia e coreografia Akram Khan

Musica Vincenzo Lamagna da Adolphe Adam

dall’atto II : passo a due

Camilla Cerulli Marco Agostino

musica registrata

Seconda parte

ONEGIN

Balletto in tre atti di John Cranko

Musica di Pëtr Ilic Čajkovskij

Arrangiamento e orchestrazione di Kurt-Heinz Stolze

dall’atto I, quadro secondo: passo a due

Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko

DON CHISCIOTTE

Coreografia Rudolf Nureyev

Musica Ludwig Minkus

dall’atto III: Gran Pas de deux

Maia Makhateli  Patricio Revé (31 gen)

Marianela Nuñez Patricio Revé (3 feb)

Maria Celeste  Losa

e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

BOLÉRO

Coreografia Maurice Béjart

Musica Maurice Ravel

Roberto Bolle

Gabriele Corrado Gioacchino Starace Edoardo Caporaletti Emanuele Cazzato

e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

TCBO: UN IDOMENEO “METAFISICO” DIRETTO DA ROBERTO ABBADO E FIRMATO DA MARIANO BAUDUIN INAUGURA LA STAGIONE 2026 “VERSO ITACA”

Il nuovo allestimento del primo capolavoro serio di Mozart vede nel cast Antonio Poli, Mariangela Sicilia, Francesca Di Sauro e Salome Jicia

In scena dal 24 gennaio alle 18 – anche in diretta su Rai Radio3 – al 1° febbraio al Comunale Nouveau

Si apre nel segno di Mozart – nel 270° anniversario della nascita del compositore – la nuova Stagione d’Opera 2026 del Teatro Comunale di Bologna intitolata simbolicamente “Verso Itaca”, la prima firmata dalla Sovrintendente Elisabetta Riva e dal Direttore artistico Pierangelo Conte e l’ultima realizzata fuori dalla sede storica di Largo Respighi, dove si rientrerà il 14 febbraio 2027 con una grande festa per la riapertura dopo i lavori di riqualificazione.

È un inedito allestimento di Idomeneo, primo capolavoro serio di Wolfgang Amadeus Mozart, ad inaugurare il cartellone sabato 24 gennaio alle 18.00 al Comunale Nouveau, anche con trasmissione in diretta su Rai Radio3e in replica fino al 1° febbraio. Lo spettacolo è firmato per la regia da Mariano Bauduin, al debutto nella stagione della fondazione lirico-sinfonica felsinea, ed è guidato musicalmente da Roberto Abbado, Vincitore nel 2008 del “Premio Abbiati”. «Idomeneo, come Giano bifronte, – dice il direttore d’orchestra – è un’opera che guarda al futuro ma nasce dalla grande riforma dell’opera seria avviata da Gluck a metà del Settecento, un’eredità che Mozart mise a frutto in maniera prodigiosa sia dal punto di vista musicale che drammatico. Leggendo la partitura, infatti, balza agli occhi l’eccezionale istinto teatrale di Mozart, che coglie in maniera perfetta le situazioni drammatiche e il carattere dei personaggi, trovando una ricchissima varietà di forme espressive per collegare in maniera fluida l’intera vicenda».

Bauduin sceglie in questa produzione di non raccontare un mito classico rielaborato dal tardo Settecento, ma di abbandonare il tempo della convenzione, di guardare come in un caleidoscopio che altera, deforma, trasforma ogni immagine, come avviene nei progetti pittorici del movimento metafisico: «Ho deciso di avvicinarmi al mito di Idomeneo – racconta il regista – provando a immaginare cosa avrebbe preferito fare Mozart se fosse vissuto all’epoca di De Chirico e di Savinio, che hanno più volte intrapreso il racconto visivo del mito classico, trasformando l’idea stessa di neoclassicismo in qualcosa che di nuovo e di classico avesse soltanto l’essenza inconscia». A completare il team creativo sono Dario Gessati che cura le scene, Marianna Carbone i costumi, Daniele Naldi le luci e Miki Matsuse van Hoecke a firmare le coreografie.

Il dramma per musica in tre atti in lingua italiana, su libretto di Giambattista Varesco da Antoine Danchet per la tragédie-lyrique Idoménée di André Campra, vede nel cast interpreti di pregio al ritorno sul palco bolognese come il tenore Antonio Poli nel ruolo del titolo (Idomeneo, re di Creta), il soprano Mariangela Sicilia nelle vesti di Ilia (principessa troiana, figlia di Priamo) e il mezzosoprano Francesca Di Sauro nel ruolo “en travesti” di Idamante (figlio di Idomeneo) – entrambe al debutto nella parte – e il soprano Salome Jicia nei panni di Elettra (principessa, figlia d’Agamennone, re d’Argo).

Con loro sul palco Leonardo Cortellazzi come Arbace, Xin Zhang nei panni del Gran Sacerdote di Nettuno, Luca Park è La Voce dell’Oracolo di Nettuno, mentre Chiara Salentino e Matilde Lazzaroni si alternano con Maria Adele Magnelli e Carmela Marina Fabbiano come Due cretesi e Tommaso Norelli e Massimiliano Brusco si scambiano con Gianluca Monti e Pasquale Conticelli nei panni di Due troiani. Il Coro del Teatro Comunale di Bologna è preparato da Gea Garatti Ansini.

Al basso continuo Nicoletta Mezzini (fortepiano) ed Enrico Corli (violoncello).

Direttore Principale della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, Roberto Abbado è stato sul podio di numerose produzioni operistiche del TCBO: dal Macbeth verdiano firmato da Robert Wilson al più recente Trittico pucciniano con la regia di Pier Francesco Maestrini, oltre che di numerosi concerti sinfonici. Ha diretto orchestre prestigiose, come la Concertgebouworkest di Amsterdam, i Wiener Symphoniker, l’Orchestre National de France, la Staatskapelle Dresden e la Gewandhausorchester di Lipsia. Mariano Bauduin ha collaborato per oltre vent’anni con Roberto De Simone e ha lavorato con teatri come il San Carlo di Napoli, l’ABAO di Bilbao, l’Opera di Wiesbaden. Regista teatrale, musicista, direttore d’orchestra, direttore artistico, è anche fondatore di “The Beggars’ Theatre – Il teatro dei mendicanti”, il progetto di Teatro in Periferia nella zona est di Napoli.

“Non scordate il mio desiderio di scrivere opere. Invidio chiunque ne scriva una”, scriveva Mozart al padre il 4 febbraio 1788; “desidererei proprio piangere di dispetto quando sento o leggo un’aria. Ma italiana, non tedesca, seria, non buffa”. Con questo entusiasmo nel 1780 il compositore, allora venticinquenne, accolse dal Teatro di Monaco la commissione dell’Idomeneo, da rappresentarsi nel 1781 al Residenztheater durante il carnevale. Per il libretto l’abate Giovanbattista Varesco, cappellano di corte dell’arcivescovo di Salisburgo, riscrisse la tragédie-lyrique di Danchet come opera seria metastasiana, con il tradizionale lieto fine, ma anche con elementi che esulano da questa forma – dai cori decorativi e drammatici ai balletti – sulla scia di ciò che stavano facendo all’epoca altri compositori, quali Christoph Willibald Gluck, Niccolò Piccinni, Niccolò Jommelli e Tommaso Traetta, per adeguare al gusto moderno l’antica struttura del dramma per musica, che era tipicamente fondato sull’alternanza rigorosa di arie e recitativi secchi. Idomeneo occupa, quindi, una posizione centrale nella storia del teatro di Mozart e non solo, anticipando il rinnovamento del teatro musicale settecentesco. «Per Bologna abbiamo studiato una versione basata essenzialmente sulla partitura di Monaco del 1781 – spiega Roberto Abbado – recuperando anche i balli e le numerose marce, che a mio avviso definiscono in maniera più precisa la struttura drammaturgica complessiva, e includendo anche l’Aria di Elettra nell’Atto terzo “D’Oreste, d’Aiace”. Idomeneo guarda al futuro anche dal punto di vista musicale. Mozart, infatti, trova una tinta armonica estremamente audace, anticipando certe soluzioni adottate nei lavori degli anni successivi, così come un’orchestra capace di rendere una ricca varietà di chiaroscuro sonoro, analoga a quella del Don Giovanni».

Alla base della narrazione il mito greco, con il ritorno in patria del re di Creta dopo la guerra di Troia, e la promessa a Nettuno – affinché lo salvi dal naufragio – di sacrificare il primo essere umano che vedrà al suo sbarco, senza immaginare che sarebbe stato proprio suo figlio Idamante. Di qui le difficoltà del re per evitare il terribile impegno preso nei confronti della divinità del mare, l’intrecciarsi con la storia d’amore tra la principessa troiana Ilia e Idamante, la minaccia della sicurezza di Creta se non dovesse compiersi il sacrificio, fino al messaggio di salvezza dell’oracolo: Idomeneo deve rinunciare al trono in favore di Idamante, che sposerà Ilia e regnerà su Creta, placando le ire di Nettuno.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

Opening Partner è Gruppo Hera.

I biglietti – da 25 a 150 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio.

Info: https://www.tcbo.it/eventi/idomeneo-2026/

Ovazioni e tutto esaurito per la nuova coreografia de “Il lago dei cigni” di Jean-Sébastien Colau al Teatro Massimo.

Grande accoglienza del pubblico palermitano per Andrea Sarri e Maia Makhateli. 

Un’ovazione interminabile ha salutato ieri sera il debutto al Teatro Massimo di Palermo de Il lago dei cigni. In una Sala Grande gremita in ogni ordine di posto, la nuova versione coreografica firmata da Jean-Sébastien Colau ha appassionato il pubblico, trasportando il capolavoro di Čajkovskij nelle atmosfere della Sicilia del Gattopardo. Applausi a scena aperta al termine di quasi ogni quadro hanno scandito la serata, trasformatasi in un vero e proprio tributo all’eccellenza del Corpo di ballo che, sotto la guida di Colau, ha mostrato una solida coesione e maturità. Un’autentica ovazione è stata riservata alla coppia di protagonisti: la straordinaria Maia Makhatelistella del Dutch National Ballet, ha offerto un’interpretazione di Odette/Odile tecnicamente impeccabile e commovente. Accanto a lei, il beniamino di casa Andrea Sarri, palermitano e premier danseur dell’Opéra di Parigi, ha letteralmente infiammato la platea, con una prova di grande vigore e sensibilità interpretativa, confermando il legame speciale che lo unisce alla sua città.

A dare respiro e corpo alla rappresentazione ha contribuito l’Orchestra del Teatro Massimo, diretta dal Maestro Nicola Giuliani, che ha restituito alla partitura di Čajkovskij tutto il suo splendore romantico, in una perfetta simbiosi tra buca e palcoscenico. L’allestimento, impreziosito dalle scenografie di Francesco Zito e dai raffinati costumi di Cécile Flamand, ha trasformato il palcoscenico in un affresco storico di grande bellezza, rendendo omaggio all’estetica di Tomasi di Lampedusa.
Il successo della “prima” e il sold out di tutte le recite conferma Il lago dei cigni come uno degli appuntamenti centrali della stagione.

Lo spettacolo resterà in scena fino all’ 1 febbraio 2026 vedendo l’avvicendarsi di tre cast nei ruoli principali. Nei panni di Odette/Odile si alterneranno Maia Makhateli (24, 25, 27 gennaio), Martina Pasinotti (23, 29, 31) e Yuriko Nishihara (28, 30, 1 febbraio); nel ruolo del principe Siegfried, accanto alle rispettive partner, danzeranno Andrea Sarri (24, 25, 27 con Makhateli; 23, 29, 31 con Pasinotti) e Michele Morelli (28, 30, 1). Completano il cast: per Rothbart Diego Millesimo (22, 24, 25, 27, 30) e Andrea Mocciardini (23, 28, 29, 31, 1); Benno Alessandro Cascioli (22, 24, 25, 27) Diego Mulone (23, 29, 31) e Giovanni Traetto (28, 30, 1); l’Amica di Benno Francesca Davoli (22, 24, 25, 27), Carla Del Sorbo (23, 29, 31), Giulia Neri (28, 30, 1).
Calendario delle recite: 23, 24, 25, 27, 28, 29, 30, 31 gennaio e 1 febbraio 2026. Durata: 2h e 40’ (80’ primo atto; 80’ secondo atto + 20’ di intervallo); Infohttps://www.teatromassimo.it/event/il-lago-dei-cigni/

GIORNO DELLA MEMORIA: AL TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE UN CONCERTO PER RICORDARE

Il 27 gennaio, nel giorno in cui si celebrano in tutto il mondo le vittime della Shoah, il Teatro Nuovo Giovanni da Udine invita il pubblico a una riflessione che passa attraverso l’ascolto di alcuni capolavori musicali: passando da Mendelssohn a Prokof’ev e Šostakovič, un concerto affidato alla FVG Orchestra diretta da Paolo Paroni coinvolgerà il pubblico in un percorso che attraversa epoche e linguaggi diversi, ma unito dal destino di compositori e opere segnati dalla censura, dalla persecuzione e dalla violenza dei totalitarismi del Novecento.

Il concerto è proposto in una matinée riservata alle scuole (inizio alle ore 11.00) e alle ore 20.30 per tutti.

Il programma della serata si aprirà con due pagine giovanili di Felix Mendelssohn, compositore “proibito” durante il nazismo in quanto ebreo: le Sinfonie per archi n. 3 e n. 4 (1821 – 1823) dai toni cupi e drammatici. Tutta dedicata al Novecento invece la seconda parte del programma, con un piccolo gioiello di Sergej Prokof’ev, L’Ouverture su temi ebraici op 34 ispirata a melodie popolari: una pagina di grande raffinatezza timbrica, in cui il compositore alterna ironia, malinconia e una sottile vena di inquietudine, trasformando materiali tradizionali in un linguaggio moderno e personale. In chiusura, la Suite per Orchestra Jazz n. 1 e la Suite per Orchestra di Varietà n. 1 di Dmitrij Šostakovič, composte fra il 1934 e il 1938, testimonianza pregnante del difficile rapporto intercorso fra il musicista e i regimi dittatoriali del suo tempo. Melodie apparentemente leggere, brillanti e ricche di colore celano infatti ambiguità e tensioni profonde, tanto da essere considerate “musica degenerata” dalla propaganda nazista: un esempio emblematico della capacità del compositore russo di mantenere viva la libertà espressiva anche sotto la pressione della censura.

Il concerto sarà preceduto da un’introduzione a cura del direttore artistico Musica Paolo Cascio e da una testimonianza video di Sami Modiano, sopravvissuto alla Shoah.

Biglietto unico: 20 euro (tariffa giovani: riduzione del 50% sul prezzo intero del biglietto).

INFO E BIGLIETTERIA

gli sportelli di via Trento 4 a Udine sono aperti al pubblico da martedì a sabato, dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni rappresentazione.
Chiusi nei giorni festivi e i lunedì.

Acquisti sempre possibili online su Vivaticket.it (link Vivaticket: biglietti online, prevendita concerti, biglietti spettacoli)

Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00)

biglietteria@teatroudine.it  |  www.teatroudine.it

CONCERTO PER IL GIORNO DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio alle ore 11.00 e alle 20.30 la FVG Orchestra diretta da Paolo Paroni suonerà musiche di Mendelssohn, Prokof’ev e Šostakovič

FVG ORCHESTRA

PAOLO PARONI direttore

Felix Mendelssohn
Sinfonia per archi in Mi minore n. 3
Sinfonia per archi in Do minore n. 4

Sergej Prokof’ev
Ouverture su Temi Ebraici, op. 34


Dmitrij Šostakovič
Suite per Orchestra Jazz n. 1Suite per Orchestra di Varietà n. 1

produzione Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Domenica 25 gennaio prima data per la rassegna da camera di Fondazione Arena

DEBUTTO SOLD-OUT PER MUSEI IN MUSICA 2026

Nel Teatrino di Palazzo Maffei, in programma l’Abendlied di Schumann/Busoni, il Quartetto n. 4 di Mozart e il Quintetto per clarinetto di Reger. In abbinamento, la visita alla Casa Museo.

Dieci concerti da camera in sette sedi diverse, la domenica mattina alle 11, dal 25 gennaio al 29 novembre. Inaugura Musei in Musica 2026, la rassegna di Fondazione Arena di Verona giunta quest’anno alla terza edizione. L’appuntamento di apertura, già sold-out, è domenica 25 gennaio nel Teatrino di Palazzo Maffei: aprono e chiudono il concerto due rare pagine per clarinetto e quartetto d’archi, ossia l’Abendlied (letterlamente “Canto della sera”) che Robert Schumann scrisse per pianoforte nel 1848 dedicandolo ai figli e ai “bambini grandi e piccoli”, qui nell’ammirata trascrizione di Ferruccio Busoni di trent’anni successiva, e il Quintetto op. 146 di Max Reger, sorta di testamento artistico e spirituale dell’ultimo grande romantico della tradizione musicale tedesca. Al centro del programma, come tradizionale legame al Festival Mozart a Verona, il Quartetto n. 4 in Do maggiore, il più perfetto dei suoi lavori giovanili secondo molta critica musicale, scritto dal genio di Salisburgo nell’ultimo dei tre viaggi in Italia, tra gli impegni operistici e sacri per cui era stato ingaggiato a Milano ancora sedicenne. Ad eseguire i brani, cinque professori d’Orchestra di Fondazione Arena: Giampiero Sobrino (clarinetto), Vincenzo Quaranta, Sofia Gelsomini (violini), Giuseppe Mari (viola) e Sara Airoldi (violoncello). 
Abbinata al concerto, la visita libera alle sale di Palazzo Maffei Casa Museo, cultural partner di Fondazione Arena, che sarà sede anche di altri tre appuntamenti il 19 e 26 aprile, e il 10 maggio.Sono disponibili biglietti per tutte le altre date della rassegna, realizzata in sinergia con Palazzo Maffei, Musei Civici di Verona, Accademia Filarmonica, Biblioteca Capitolare, Circolo Unificato dell’Esercito, Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e Museo Nicolis. 
Prossimo appuntamento domenica 1 marzo, nella storica Sala Maffeiana, dove il Coro di Fondazione Arena eseguirà l’integrale dei Liebesliederwalzer di Brahms.BIGLIETTI SINGOLI. Ogni data è acquistabile con un biglietto singolo a 15 euro (ridotto under30 a 10 euro) sul sito www.arena.it e alla biglietteria dell’Arena. Per tutti i concerti (ad eccezione del 29 novembre al Museo degli Affreschi), biglietti in vendita in loco anche la mattina stessa dell’evento, in base alla disponibilità di posti. I ticket per gli eventi ospitati a Palazzo Maffei, Biblioteca Capitolare, Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, Museo Nicolis e Museo degli Affreschi prevedono la visita libera omaggio al museo un’ora prima del concerto. Chi acquista il biglietto singolo per i concerti in Sala Maffeiana e/o al Circolo Unificato dell’Esercito potrà scegliere quale dei cinque musei visitare, a partire dal giorno successivo al concerto ed entro fine rassegna. 
Biglietti per singoli concerti e abbonamenti, con speciali riduzioni per il pubblico under30, sono ancora in vendita sul sito arena.it, alle Biglietteria dell’Arena e nel circuito Vivaticket.
INFORMAZIONI
Ufficio Stampa Fondazione Arena di Verona
Via Roma 7/D, 37121 Verona
tel. (+39) 045 805.1861-1905-1891-1939
ufficio.stampa@arenadiverona.it – www.arena.it

Masterclass di canto aperte al pubblico al Teatro del Maggio


Tre appuntamenti speciali nella Sala Coro del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con tre grandi protagonisti del mondo dell’opera: Eleonora Buratto (sabato 14 febbraio ore 19), Francesco Meli (sabato 21 febbraio ore 16) e Luca Salsi (giovedì 26 febbraio ore 19).


Insieme a loro, gli artisti dell’Accademia del Maggio, per offrire al pubblico uno sguardo privilegiato sul lavoro che precede il palcoscenico, tra studio, tecnica e confronto diretto con grandi interpreti.


 Il Teatro e l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino aprono le porte della Sala Coro per tre appuntamenti dedicati all’arte del canto. Sabato 14 febbraio alle ore 19, sabato 21 febbraio alle ore 16 e giovedì 26 febbraio alle ore 19 si terranno tre masterclass di canto aperte al pubblico, tenute da tre protagonisti assoluti del panorama lirico internazionale: Eleonora BurattoFrancesco Meli e Luca Salsi.

Accanto a loro i cantanti e i pianisti dell’Accademia del Maggio, coinvolti attivamente nelle sessioni di studio e approfondimento musicale. Le masterclass offriranno al pubblico un’occasione rara per osservare da vicino il lavoro quotidiano che precede il palcoscenico, entrando nel vivo del processo di perfezionamento tecnico, musicale e interpretativo.

“Le masterclass con artisti del mondo dell’opera rappresentano da sempre un’attività fondamentale dell’Accademia e fanno parte integrante del percorso formativo dei suoi giovani artisti” – dichiara Matteo Pais, direttore artistico dell’Accademia – “In questa occasione si è scelto di compiere un passo ulteriore, aprendo tali momenti di studio al pubblico. Come avviene in altre importanti realtà internazionali – università, accademie e festival – la masterclass pubblica costituisce un’esperienza formativa di alto valore, capace di coniugare didattica, pratica performativa e divulgazione. Per i giovani artisti, il confronto diretto con una grande personalità del panorama operistico contemporaneo offre un’occasione di perfezionamento vocale e musicale di altissimo livello; inoltre, la presenza del pubblico innalza il grado di complessità dell’esperienza, avvicinandola a una vera e propria performance. Abbiamo la fortuna di accogliere tre nomi di assoluto riferimento del panorama lirico internazionale: un confronto ideale per i nostri giovani artisti, e per il pubblico, con tre ambasciatori dell’arte del canto italiano nel mondo, che contribuisce ad accrescere ulteriormente il valore formativo, artistico e culturale di queste masterclass”.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto formativo dell’Accademia del Maggio, in particolare nel Maria Manetti Shrem Emerging Artists Program, residenza artistica biennale di alto perfezionamento e avviamento professionale per cantanti lirici e maestri collaboratori, accuratamente selezionati tra i migliori talenti attraverso un bando internazionale. Proprio in questo periodo è aperto il bando di selezione per l’ammissione, fino al 28 febbraio 2026 per i cantanti lirici e fino al 26 aprile 2026 per i maestri collaboratori. Impegnati nel costante raffinamento della loro arte, i giovani artisti uniscono la ricerca stilistica e interpretativa a un’intensa attività artistica, partecipando come solisti a opere e concerti del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e di altre prestigiose istituzioni musicali internazionali. 

Il programma musicale delle tre masterclass include composizioni di Mozart, Rossini, Donizetti, Verdi, Massenet, Mascagni, Puccini, Cilea.

I biglietti sono in vendita online sul sito del Maggio Musicale e presso la Biglietteria del Teatro.
Posto unico: 10€

Riccardo Chailly dirige la Filarmonica della Scala in un programma novecentesco: il secondo concerto della Stagione sinfonica scaligera accosta Hindemith a Gershwin

Solo tre anni distanziano la nascita di Paul Hindemith (1895) da quella di George Gershwin (1898), due protagonisti, ognuno a modo suo, della radicale rivoluzione (e parcellizzazione) semantica che investe il mondo della musica a cavallo tra Otto e Novecento. Sarà dedicato a questi due compositori il secondo concerto della Stagione sinfonica del Teatro alla Scala, in programma per lunedì 26, mercoledì 28 e venerdì 30 gennaio, con la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly.  Di Hindemith si propone “Rag Time (wohltemperiert)” per orchestra, oltre a “Der Schwanendreher”, concerto per viola e piccola orchestra, con solista la Prima viola Simonide Braconi. Di Gershwin vengono eseguiti la “Cuban Ouverture” e “An American in Paris”.

Quelli a cavallo delle due guerre mondiali sono due decenni di ricerca dal punto di vista del linguaggio musicale. Dopo la crisi della tonalità, sono numerose le strade che si aprono nel panorama della musica occidentale. Da una parte Hindemith, di cui Riccardo Chailly presenta per la prima volta alla Scala “Rag Time (wohltemperiert)”, composto nel 1921 trascrivendo in chiave di ragtime il soggetto della Fuga in do minore di Bach dal Libro I del “Clavicembalo ben temperato”. Si tratta della prima testimonianza che accosta la musica di Bach ai ritmi e alle armonie del Jazz e dei suoi affini, un filone che, nei decenni a venire, troverà tra i suoi principali rappresentanti Jacques Loussier o The Swingle Singers, artisti che hanno accostato la produzione di Johann Sebastian Bach al linguaggio jazzistico, attraverso arrangiamenti, improvvisazioni e tributi che hanno creato un’interazione tra il classico e il moderno, fondendo il contrappunto barocco con gli stilemi della “Nuova musica”. Il pioniere di questo filone è Paul Hindemith, e “Rag Time” rappresenta una imprescindibile pietra miliare di questo genere. Hindemith riuscì a creare un brano provocatorio per l’epoca in cui venne scritto, armonicamente “distorto”, ritmicamente trasfigurato e timbricamente arricchito grazie all’intrigante orchestrazione moderna. Del resto, questa interessante pagina, assimilata a buon diritto alla Neue Sachlichkeit e più in generale all’Espressionismo, potrebbe essere un po’ eretta a emblema dell’estetica di Hindemith e della postura creativa degli Anni Venti in Europa, in cui i dispositivi stilistici espressionisti vengono combinati con le forme e le strutture barocche in modo tale da generare un effetto quasi caricaturale.

Di Hindemith, affidato alla prima parte scaligera Simonide Braconi, è poi “Der Schwanendreher”, terza tappa compositiva che il musicista dedica alla viola insieme all’orchestra (Hindemith, ancor prima di essere un eccellente compositore, fu un ottimo violista) dopo la Kammermusik n. 5 op. 36 n. 4 (1927) e la Konzertmusik op. 48 (1929-1930), e che porta il sottotitolo “Konzert nach alten Volksliedern” (Concerto su antichi canti popolari), che conferma l’interesse del musicista per l’antica musica vocale popolare tedesca.

Fin dal primo movimento, Zwischen Berg und tiefem Tal, l’orchestrazione e l’andamento quasi improvvisato richiamano l’arte dei menestrelli e segnano un netto distacco dalla tradizione del concerto classico-romantico. Il secondo movimento, Nun laube, Lindlein laube!, sviluppa una malinconica melodia di amore perduto, affidata alla viola solista in dialogo con l’arpa, mentre il terzo, Der Gutzgauch auf dem Zaune saß, utilizza il simbolismo ambiguo del cuculo, portatore anche di presagi oscuri. Il movimento finale, Seid ihr nicht der Schwanendreher?, in forma di variazioni, conferma l’opera come omaggio a un passato musicale e come presa di posizione critica nel clima culturale della Germania degli anni Trenta.

La seconda parte del concerto è invece dedicata a George Gershwin. Prima, “Cuban Ouverture”, nata da un viaggio all’Avana nel 1932 e intitolata inizialmente Rumba, che valorizza in modo particolare le percussioni tipiche cubane, poste in primo piano per esaltarne il carattere ritmico.  Poi, “An American in Paris”, poema orchestrale in cui il newyorkese, dopo un viaggio nella Ville Lumière, dipinge il tumulto delle strade di Parigi con un linguaggio musicale che intreccia classica e blues. Ne risulta un poema sinfonico per grande orchestra che evoca la vita urbana parigina, incluso il traffico cittadino reso celebre dall’uso dei clacson dei taxi, articolato in tre sezioni: una vivace passeggiata tra le strade di Parigi, un momento più lirico e nostalgico ai Giardini del Lussemburgo, e infine un episodio brillante ispirato al charleston.

Lunedì 26 gennaio 2026 ore 20 ~ turno A

Mercoledì 28 gennaio 2026 ore 20 ~ turno B

Venerdì 30 gennaio 2026 ore 20 ~ turno C

Stagione Sinfonica


Filarmonica della Scala


Riccardo Chailly, direttore

Paul Hindemith

Rag Time (wohltemperiert)

per orchestra

Der Schwanendreher

concerto per viola e piccola orchestra sopra antichi canti popolari

Simonide Braconi, viola

George Gershwin

Cuban Overture

An American in Paris

Prezzi: da 110 a 20 euro

Infotel 02 72 00 37 44 www.teatroallascala.

Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti ritorna a Cagliari, dopo 141 anni, nella straordinaria interpretazione di Jessica Pratt, per la Stagione d’opera 2025-2026

Mercoledì 28 gennaio alle 20 va in scena il secondo, accattivante appuntamento della Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari: Lucrezia Borgia, melodramma in un prologo e due atti, su libretto di Felice Romani, dal dramma omonimo di Victor Hugo, e musica di Gaetano Donizetti, la cui ultima esecuzione a Cagliari risale addirittura a 141 anni fa (gennaio/febbraio 1885 al Teatro Civico).

L’opera viene eseguita, nell’edizione critica a cura di Roger Parker e Rosie Ward, per la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, per cinque recite, in un nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, in coproduzione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con la regia di Andrea Bernard (Bolzano, 1987), architetto e vincitore nel 2024 del Premio Abbiati come “miglior regista” per Don Carlo di Verdi. Andrea Bernard, la cui regia è ripresa da Tecla Gucci, è al suo debutto a Cagliari. Le scene sono di Alberto Beltrame, i costumi di Elena Beccaro e le luci di Marco Alba, riprese da Alberto Cannoni.

Si tratta invece di un gradito ritorno in città, alla direzione di Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari, per Leonardo Sini (Sassari, 1990) che già diresse, a porte chiuse, l’Orchestra il 5 febbraio 2021, durante il travagliato periodo della pandemia, e ora si presenta, per la prima volta, al pubblico in sala con un importante curriculum internazionale già alle spalle. Il maestro del coro è Massimo Fiocchi Malaspina (momentaneamente in sostituzione di Giovanni Andreoli).

Protagonisti dell’opera sono giovani ed affermati cantanti che si alternano nelle recite, quasi tutti al loro debutto nel rispettivo ruolo, quali: Mirco Palazzi (28-30-1)/Francesco Leone (29-30-31)(Don Alfonso); Jessica Pratt (28-30-1)/Alessia Panza (29-30-31)(Donna Lucrezia Borgia); Matteo Desole (28-30-1)/Valerio Borgioni (29-30-31)(Gennaro); Ana Victória Pitts (28-30-1)/Michela Guarrera (29-30-31)(Maffio Orsini); Andrea Galli(Jeppo Liverotto); Lorenzo Barbieri(Don Apostolo Gazella); Andrea Pellegrini(Ascanio Petrucci); Mauro Secci(Oloferno Vitellozzo); Rocco Lia(Gubetta); Didier Pieri(Rustighello/Un usciere); Luca Gallo(Astolfo); Omar Trincas (Un coppiere).

Composta nell’autunno 1833, Lucrezia Borgia debutta al Teatro alla Scala il 26 dicembre dello stesso anno. Fu lo stesso Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797-1848) a proporre a Felice Romani di ricavare un libretto d’opera dal dramma di Victor Hugo, attratto tanto dalle situazioni ad alta tensione presenti nel testo quanto dalle atmosfere cupe che contornano la vicenda. Lucrezia Borgia, donna spietata nella gestione del potere e pronta a eliminare ogni suo nemico, ritrova a Venezia il figlio segreto Gennaro che ha dovuto abbandonare in tenera età. Il giovane, ignaro della verità, si sente attratto da quella nobildonna mascherata, fino a quando gli amici ne rivelano l’identità strappandole la maschera e oltraggiandola pubblicamente. Da quel momento si innesca una serie di eventi sempre più drammatici che porteranno all’avvelenamento della brigata di amici di Gennaro, lui stesso compreso. Solo alla fine dell’opera, nel corso di un duetto pieno di pathos, il giovane scoprirà di essere il figlio della tanto odiata Lucrezia. In Lucrezia Borgia Donizetti forgiò musicalmente la figura di una donna assai complessa e dalla doppia personalità. Il ruolo della protagonista, tanto spietata con i nemici quanto amorevole con il figlio segreto, richiede infatti un’interprete dotata di maestrìa vocale unita a grande personalità drammatica.

L’opera, della durata complessiva di 2 ore e 35 minuti circa compreso un intervallo, viene rappresentata, ovviamente, in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto.

Lucrezia Borgia viene replicata: giovedì 29 gennaio alle 19 (turno F); venerdì 30 gennaio alle 20 (turno C); sabato 31 gennaio alle 19 (turno G); domenica 1 febbraio alle 17 (turno D).

La recita per le scuole che, da quest’anno, assume come nuova intitolazione Opera NextGen e che prevede l’esecuzione in forma ridotta dell’opera della durata complessiva di 60 minuti circa, è venerdì 30 gennaio alle 11. Nel ruolo di narratore si esibisce l’attore cagliaritano Simeone Latini.

La recita dedicata, invece, al progetto “Oltre Insieme” è sabato 31 gennaio alle 19: un format, già sperimentato con Otello, il cui obiettivo è quello di rivolgersi, con sempre più forza, al pubblico con disabilità. Nello specifico si desidera rendere fruibile l’opera lirica a persone non vedenti, non udenti e con deficit cognitivi. In collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, tutte le opere della Stagione 2025-2026 verranno proposte in una versione inclusiva e immersiva, attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di esperienze e strumenti (percorsi multisensoriali prima dello spettacolo, audio-descrizioni, schede digitali, video in LIS – Lingua dei Segni Italiana) per rendere accessibile il prodotto culturale e musicale. Il percorso e le relative attività inizieranno alle 16.30.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

La Stagione d’opera 2025-2026 prevede cinque turni di abbonamento (A, C, D, F, G), per sette spettacoli ciascuno.

Da sottolineare, inoltre, la possibilità di acquistare da mercoledì 3 dicembre 2025 i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di abbonamenti e biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

Se si acquistano contemporaneamente sia l’abbonamento alla Stagione d’opera che quello alla Stagione di danza, si potrà usufruire di uno sconto del 10%.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Riccardo Frizza dirige l’Orchestra del Teatro di San Carlo con Federico Colli al pianoforte

Nuovo appuntamento della Stagione di Concerti 2025/2026 al Teatro di San Carlo: protagonisti, sabato 24 gennaio 2026 (ore 19:00), il direttore Riccardo Frizza e il pianista Federico Colli, insieme all’Orchestra del Lirico di Napoli.

In programma, tre capolavori che attraversano il grande repertorio romantico: “Les Préludes”, S 97 di Franz Liszt, il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54 di Robert Schumann e la Sinfonia n. 9 in mi minore “Dal nuovo mondo”, op. 95 di Antonín Dvořák.

“Les Préludes” è uno dei più celebri esempi di poema sinfonico, genere che lo stesso Liszt portò a maturità: un unico movimento orchestrale che, attraverso la musica, si propone di evocare un’idea, un’immagine, un soggetto letterario. L’opera è accostata alle “Méditations poétiques” di Alphonse de Lamartine, in particolare al celebre interrogativo: “Non è forse la nostra vita una serie di Preludi a quel canto di cui la morte intona la prima nota solenne?”.

La volontà di superare le forme tradizionali anima il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore, op. 54. Schumann lo concepisce, come scriveva a Clara nel 1839, “qualcosa a metà tra sinfonia, concerto e grande sonata”: un’opera in cui il pianoforte rinuncia al virtuosismo per intrecciarsi con l’orchestra in un dialogo serrato.

Chiude il programma la Sinfonia n. 9 in mi minore di Dvořák, frutto del soggiorno americano del compositore negli anni Novanta dell’Ottocento. Qui l’incontro con le varie espressioni della musica popolare americana alimenta la creazione di una sinfonia ispirata al “nuovo mondo”: suggestioni afroamericane e native si innestano in una solida architettura sinfonica, generando una delle sintesi più alte tra linguaggio colto e immaginario extraeuropeo dell’intero secolo.

Riccardo Frizza è direttore musicale e artistico del Festival Donizetti Opera di Bergamo, nonché direttore onorario della Hungarian Radio Symphony Orchestra and Choir. Formatosi al Conservatorio di Milano e all’Accademia Chigiana di Siena, è tra i più apprezzati direttori d’orchestra italiani sulla scena internazionale. Accanto all’intensa attività operistica, coltiva con continuità il repertorio sinfonico, collaborando con alcune delle principali orchestre al mondo.

Federico Colli ha raggiunto la notorietà internazionale dopo la vittoria della Medaglia d’Oro al Concorso Pianistico Internazionale di Leeds nel 2012. Elogiato dal Daily Telegraph per “il suo tocco meravigliosamente leggero e la sua eleganza lirica”, si è esibito con rinomate orchestre tra cui la Filarmonica della Scala, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la BBC Symphony Orchestra, nonché in sale quali il Musikverein di Vienna e la Royal Albert Hall di Londra.

Stagione 25/26

24 gennaio 2026

Riccardo Frizza / Federico Colli

Direttore | Riccardo Frizza Pianoforte | Federico Colli

Programma Franz Liszt, Les Préludes, S 97 Robert Schumann, Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54 Antonin Dvoràk, Sinfonia n. 9 in mi minore “Dal Nuovo Mondo”, op. 95

Orchestra del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI sabato 24 gennaio 2026, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII

Durata: 2 ore circa, con intervallo

Juan Diego Flórez apre la Stagione dei Recital di Canto insieme al pianista Vincenzo Scalera al Teatro alla Scala

Il grande tenore torna alla Scala il 25 gennaio

Tutto esaurito alla Scala per il recital che il tenore Juan Diego Flórez terrà domenica 25 gennaio (ore 20) insieme al pianista Vincenzo Scalera. Flórez, che torna dopo il successo dell’autunno scorso ne La Fille du régiment, presenta un programma variegato che attraversa tre grandi tradizioni vocali dell’Ottocento e del primo Novecento – italiana, francese e spagnola – ed evidenzia modi differenti di intendere il canto tenorile, accomunati però dall’attenzione alla parola, alla linea melodica e all’espressione del sentimento.   

Alla Scala Juan Diego Flórez ha debuttato a soli ventitré anni nell’Armide diretta da Riccardo Muti nel 1996 e da allora ha raccolto calorosi consensi in numerose interpretazioni: Falstaff, Il cappello di paglia di Firenze, Nina ossia la pazza per amore, La sonnambula, Il barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri, La Cenerentola, La Fille du régiment, La donna del lago, Le Comte Ory, Otello di Rossini, Orfeo ed Euridice. Ha partecipato allo spettacolo inaugurale della Stagione 2020-2021, …a riveder le stelle, e al Concerto per la pace (Stabat Mater di Rossini) diretto da Riccardo Chailly nell’aprile 2021. Più recente il successo in due titoli donizettiani: Lucia di Lammermoor (2023) e la già citata Fille du régiment (2025).

Oltre alle celebri interpretazioni di ruoli belcantistici, negli ultimi anni Flórez ha ampliato il suo repertorio alle opere del romanticismo francese, come Roméo et Juliette e Faust di Gounod, Werther e Manon di Massenet.

La sua discografia comprende numerose registrazioni d’opera e album solistici. Nel 2024 ha fondato la sua etichetta discografica, inaugurata con un progetto dedicato alla zarzuela. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui la Gran Cruz de la Orden El Sol del Perù, massima onorificenza del suo Paese, e il titolo di “Österreichischer Kammersänger”. Accanto all’attività artistica, è attivamente impegnato nella promozione dell’educazione musicale e dell’inclusione sociale. Nel 2011 ha fondato “Sinfonía por el Perú”, un importante progetto ispirato a “El Sistema” venezuelano, che offre a bambini e giovani provenienti da contesti vulnerabili l’accesso a una formazione musicale di alto livello, favorendo lo sviluppo artistico e personale. Tra i prossimi impegni dell’artista diversi recital in Europa e in America, Les pêcheurs de perles alla Staatsoper di Vienna a maggio e La Fille du régiment alla Royal Opera di Londra a luglio.

Il pianista Vincenzo Scalera, nato negli Stati Uniti da genitori italoamericani e laureato alla Manhattan School of Music di New York, ha iniziato il suo rapporto con la Scala nel 1980 come maestro collaboratore, lavorando con direttori del calibro di Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Carlos Kleiber e Riccardo Chailly. Ha partecipato a diversi festival di richiamo, tra cui quelli di Edimburgo, Salisburgo e Martina Franca, il Rossini Opera Festival di Pesaro e le Chorégies d’Orange. Si è esibito nei principali centri musicali in Italia e all’estero, accompagnando nei loro recital grandi cantanti, come Carlo Bergonzi, Montserrat Caballé, Leyla Gencer, Lucia Valentini Terrani, José Carreras, Raina Kabaivanska, Katia Ricciarelli, Renata Scotto, Cesare Siepi, Leontina Vaduva, Vittorio Grigolo, oltre a Juan Diego Flórez. Ha partecipato, come cembalista, alle registrazioni discografiche della Cenerentola e del Viaggio a Reims di Rossini diretti da Claudio Abbado. È un artista Steinway e dal 2003 insegna all’Accademia Teatro alla Scala.

Il ciclo dei Recital di Canto proseguirà con altri quattro appuntamenti: il 9 marzo con il soprano Marina Rebeka e il Quartetto d’Archi del Teatro alla Scala (musiche di Respighi); il 7 giugno con il controtenore Jakub Józef Orliński e il pianista Michal Biel (musiche di Händel e Purcell); il 21 giugno con il tenore Francesco Meli, il baritono Luca Salsi e il pianista Nelson Calzi (musiche di Verdi); il 22 novembre con il tenore Benjamin Bernheim e il pianista Mathieu Porday (musiche di Gounod, Massenet, Bizet, Puccini, Verdi).

TRE MONDI CANORI

di Antonio Polignano

dal programma di sala del recital del 25 gennaio 2026

Il programma di questo recital si sviluppa secondo un itinerario coerente, articolato in tre sezioni dedicate a distinti ambiti geografici e culturali – Italia, Francia e Spagna – ciascuno portatore di una propria tradizione vocale e teatrale. All’interno di questa architettura, gli interventi pianistici di Vincenzo Scalera si inseriscono come raffinato completamento del percorso musicale, contribuendo ad approfondire la conoscenza del repertorio.

La prima sezione è dedicata alla lirica da camera italiana, genere di straordinaria ricchezza formale ed espressiva che, per molti compositori romantici, rappresenta uno spazio privilegiato di sperimentazione poetica e musicale. Anche in Italia la romanza da camera conosce una diffusione tutt’altro che marginale, sebbene una combinazione di fattori – l’isolamento rispetto alle principali correnti strumentali europee, la centralità assoluta del melodramma e il relativo disinteresse della borghesia – ne abbia spesso relegato il ruolo a un ambito secondario. A differenza del Lied tedesco o della mélodie francese, che attingono sistematicamente alla grande poesia contemporanea, la lirica da camera italiana rimane spesso un’attività episodica; tuttavia, non mancano esempi di alta qualità, capaci di stabilire un dialogo intenso tra musica e parola, talvolta anche con la tradizione letteraria nazionale, da Metastasio in poi. Questa posizione marginale ha però un effetto non trascurabile: sottrae il genere alla pressione del successo immediato che caratterizza il teatro d’opera della prima metà dell’Ottocento, permettendo una scrittura più libera e intima. Come nel melodramma coevo, anche qui l’obiettivo resta spesso la creazione di una melodia efficace e memorabile, risultato che molti compositori raggiungono con sorprendente naturalezza. I Péchés de vieillesse di Rossini si presentano come una raccolta organica articolata in quattordici album, pubblicati quasi integralmente solo dopo il 1955. Quattro di essi comprendono musica vocale: L’Album italien, L’Album français, i Morceaux réservés e le Miscellanées de musique vocale. Il titolo complessivo allude, con ironia e distaccata eleganza, a un’attività compositiva volutamente inattuale, espressione di una creatività libera e capricciosa, indifferente alle vanità di un secolo nel quale Rossini non si riconosce più. Le sylvain (tratto dai Morceaux réservés) è una di quelle pagine in cui si coglie l’inesauribile talento melodrammatico del compositore, capace di dar vita a brani di struggente delicatezza, ma sempre animati da una partecipazione consapevolmente divertita, che tradisce il desiderio di recuperare la tradizione dell’intrattenimento nei salotti aristocratici di fine Settecento, in sottile polemica con il mondo teatrale contemporaneo.

Ben diverso è il contesto in cui nascono le Sei ariette per camera di Bellini (1829). Il compositore catanese attraversava allora una fase particolarmente favorevole, nonostante l’ancora recente insuccesso della Zaira. Dal punto di vista testuale, le composizioni riflettono pienamente il clima poetico ed espressivo del Neoclassicismo, da Metastasio a Pindemonte. Malinconia, ninfa gentile, ne è un buon esempio: l’esordio in fa minore è struggente, ma presto il passaggio alla relativa maggiore e quindi l’attestarsi sulla tonalità di fa maggiore insinuano una delicatezza neoclassica, tipicamente belcantistica. Vanne, o rosa fortunata, tra le pagine più ispirate della raccolta, offre un caso esemplare di riuso tematico: la melodia, ripresa nella stretta del terzetto che conclude il primo Atto della Norma, muta radicalmente significato passando dal clima arcadico della romanza alla tensione drammatica della scena teatrale. Almen se non poss’io, tra le più riuscite della raccolta, viene qui proposta nella trascrizione pianistica di Carl Czerny, a riprova di una popolarità non inferiore a quella di tante arie operistiche del tempo. Ben altro carattere possiede La ricordanza (1834), su un sonetto di Carlo Pepoli, il librettista dei Puritani, che si colloca in una dimensione più prossima a quella del melodramma contemporaneo. Non a caso, la sua memorabile melodia, con le sapienti e originali armonizzazioni che caratterizzano l’estrema stagione creativa di Bellini, sarebbe poi stata riutilizzata dal compositore nel cantabile per la celebre scena della follia di Elvira, nell’estremo capolavoro della sua maturità. Anche la donizettiana Ah, rammenta, o bella Irene, modellata sullo schema dell’aria doppia cantabile-cabaletta senza tempo di mezzo, tipico delle arie rossiniane del primo periodo, con la ripresa variata del tema della cabaletta e qualche passaggio armonicamente interessante, si riallaccia, sia pure in una dimensione compositiva più modesta e di maniera, all’opera coeva. A ideale conclusione di questa sezione – pur con uno spostamento nell’ordine del programma – si colloca l’aria di Oronte “La mia letizia infondere… Come poteva un angelo” dai Lombardi alla prima crociata (1843), tra le più amate del primo Verdi per il suo lirismo puro e immediato.

La sezione francese attraversa tre momenti significativi dell’opera dell’Ottocento, delineando un percorso che va dall’opéra-comique al grand opéra, fino al melodramma romantico maturo. Viens, gentille dame da La Dame blanche (1825) di Boïeldieu appartiene a un opéra-comique in cui elementi narrativi e soprannaturali (sei anni prima del Robert le diable di Meyerbeer!) si fondono in una scrittura musicale di grande raffinatezza. L’aria si caratterizza per una linea melodica flessibile e per un accompagnamento leggero, che richiedono controllo del legato, chiarezza di fraseggio ed eleganza espressiva. “Quel trouble inconnu me pénètre… Salut! Demeure chaste et pure” è invece tratta dal Faust (1859) di Gounod, l’opera che accoglie elementi dell’opéra-comique e del grand opéra, indicandone un ideale superamento. Qui la vocalità si fa contemplativa: la melodia ampia e continua traduce l’idealizzazione amorosa in un canto di grande morbidezza timbrica e intensità espressiva. “Ah, tout est bien fini… Ô souverain, ô juge, ô père” da Le Cid (1885) di Massenet, tipico grand opéra di tardo Ottocento, unisce declamazione drammatica e slancio lirico, affidando alla voce il compito di esprimere il conflitto interiore dell’eroe tra dovere, fede e sentimento. Meno nota ma significativa è Jocelyn di Benjamin Godard (1888), qui rappresentata dalla celebre Berceuse, proposta in versione pianistica: una pagina dall’atmosfera sospesa, dal colore arcaico e popolare, costruita sul ritmo ternario tipico della ninnananna e su una melodia di grande semplicità ed efficacia lirica.

Chiude il programma un gruppo di romanze tratte dal repertorio della zarzuela, genere teatrale affine alla commedia ma con parti cantate, nato nella prima metà del Seicento come divertimento di corte.

Si tratta di brani scritti nel primo Novecento, che offrono un quadro sintetico ma significativo delle diverse declinazioni della scrittura tenorile all’interno di questo genere. Pur radicata nella tradizione teatrale e popolare spagnola, la zarzuela sviluppa una vocalità colta, capace di coniugare immediatezza espressiva e raffinatezza musicale. Bella enamorada, da El último romántico (1928) di Reveriano Soutullo e Juan Vert, rappresenta il versante più lirico del genere: una romanza di ampio respiro melodico, costruita su una linea cantabile sostenuta e appassionata, che richiede legato, intensità espressiva e nobile fraseggio. Con la Jota di Perico, da El guitarrico (1904) di Agustín Pérez Soriano, l’ispirazione popolare emerge con maggiore evidenza. Il rapporto evocativo tra voce e accompagnamento richiama la tradizione chitarristica spagnola, privilegiando naturalezza del canto, chiarezza di dizione e flessibilità ritmica. Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná, da La alegría del batallón (1909) di José Serrano, introduce una dimensione più brillante e di carattere, in cui l’ironia si intreccia a un sottile lirismo. La scrittura alterna slancio melodico e accenti più discorsivi, valorizzando il senso teatrale e le capacità dell’interprete. Ideale complemento a questa sezione è la Mazurka glissando del musicista cubano Ernesto Lecuona, pagina pianistica di scrittura brillante ed elegante, caratterizzata appunto dall’uso sistematico della tecnica del glissando.

Domenica 25 gennaio 2026 ~ ore 20

Tenore

JUAN DIEGO FLÓREZ

Pianoforte

VINCENZO SCALERA

Gioachino Rossini

da Péchés de vieillesse, Vol. III: Morceaux réservés

n. 9 Le Sylvain

Vincenzo Bellini

da Sei ariette per camera

1. Malinconia, ninfa gentile

2. Vanne, o rosa fortunata

La ricordanza

da Sei ariette per camera

4. Almen se non poss’io

(trascrizione per pianoforte di Carl Czerny)

Gaetano Donizetti

Ah! rammenta, o bella Irene

François-Adrien Boieldieu

da La Dame blanche

Viens, gentille dame

Reveriano Soutullo e Juan Vert

da El último romántico

Bella enamorada

Agustín Pérez Soriano

da El guitarrico

Jota de Perico

José Serrano

da La alegría del batallón

Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná

Ernesto Lecuona

Mazurka glissando

per pianoforte

Jules Massenet

da Le Cid

Ah, tout est bien fini… Ô souverain, ô juge, ô père

Charles Gounod

da Faust

Quel trouble inconnu me pénètre… Salut! Demeure chaste et pure

Benjamin Godard

da Jocelyn

Berceuse

(trascrizione per pianoforte)

Giuseppe Verdi

da I Lombardi alla prima crociata

La mia letizia infondere… Come poteva un angelo

Prezzi: da 60 a 15 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

MOZART E SALIERI NEL NUOVO ‘TALENT’ DI FONDAZIONE ARENA PER LE FAMIGLIE

Sabato 24 gennaio, alle ore 15.30, in Sala Filarmonica, lo spettacolo di Arena Young, prodotto con Fucina Machiavelli

Mozart e Salieri GOT TALENT

Sabato 24 gennaio, ore 15.30

Sala Filarmonica

Sopra e in basso, tre momenti delle prove di Mozart e Salieri GOT TALENT (EnneviFoto) e, sempre in basso, il pubblico di giovanissimi in Sala Filarmonica

Va in scena a Verona un nuovo talent. A contendersi il titolo due grandi compositori del passato. A decretarne il vincitore assoluto il pubblico di bambini, studenti e famiglie. Sabato 24 gennaio, alle ore 15.30, in sala Filarmonica il sipario si alza su Mozart e Salieri GOT TALENT, prodotto in collaborazione con Fucina Culturale Machiavelli. Dopo le recite per le scuole, di martedì 20, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, che prevedono una presenza di oltre 700 studenti provenienti da undici istituti diversi di Verona e provincia, lo spettacolo replica nel fine settimana per genitori, nonni e bimbi che potranno prendere parte al nuovo spettacolo realizzato da Fondazione Arena per il mese mozartiano. Un confronto originale e giocoso tra il giovane prodigio Amadeus e il compositore di corte Antonio Salieri. Riprendono così le rassegne Musica in Famiglia e Il Teatro si racconta 2026, nell’ambito di Arena Young.

Una sfida musicale e un’occasione per scoprire brani di entrambi gli autori, rigorosamente eseguiti dal vivo da un ensemble di giovani musicisti e cantanti, e allo stesso tempo per imparare diversi modi di vivere la musica, da quando viene scritta a quando viene ascoltata dal pubblico. Biglietti interi a 10 euro, ridotto under14 a 5 euro, acquistabili online sul sito arena.it e nelle biglietterie dell’Arena di Verona.

Lo spettacolo è firmato da Stefano Soardo e Sara Meneghetti con scene di Elisabetta Zerbinatti, costumi di Michela Toffali e luci di Pietro Paloschi: in scena Tobia Dal Corso Polzot è nei panni di Wolfgang Amadeus Mozart, Andreapietro Anselmi in quelli di Antonio Salieri, entrambi alle prese con la Diva, interpretata dal soprano Maddalena Debiasi, e Cherubino, il mezzosoprano Maria Giuditta Guglielmi. E in scena ci saranno nientemeno che l’Imperatore Giuseppe II e la sorella principessa Maria Cristina d’Asburgo-Lorena. I brani di Mozart e Salieri sono stati riarrangiati per l’occasione da Marco Rosato Siri ed eseguiti dal vivo da Rebecca Saggin (oboe), Katriel Morales (fagotto), Andrii Kulish (violino) e Matteo Cazzadori (pianoforte e clavicembalo).

Mozart e Salieri GOT TALENT, novità che vede la sua prima assoluta nel 2026, fa parte degli oltre 70 appuntamenti di Arena Young, che da ottobre 2025 a maggio 2026 fanno incontrare l’offerta artistica di Fondazione Arena di Verona con proposte formative su misura per scuole di ogni ordine e grado, già sostenute da Generali e grazie al supporto di Fondazione Cariverona e Provincia di Verona. Gli spettacoli del sabato pomeriggio per la rassegna Musica in famiglia proseguono il 7 febbraio con DiVERDIamoci, un viaggio nel tempo a casa di Verdi, in cerca di ispirazione per la sua nuova opera, il 28 febbraio con il concerto straordinario dei giovani solisti del Conservatorio E. F. Dall’Abaco di Verona. Il 7 marzo le arpe e un grande libro illustreranno la fiaba di Mignolina, mentre il 18 aprile tornerà il format Opera in giallo con un’indagine interattiva sui delitti dell’opera Pagliacci.

Musica in famiglia

Spettacoli del sabato pomeriggio all’insegna del teatro per grandi e piccini da condividere con tutta la famiglia.

Biglietti Adulti € 10,00 | Ragazzi (under 14) € 5,00

Mercoledi, 21 gennaio, Beatrice Rana al Teatro di San Carlo

Mercoledì 21 gennaio inaugura il Festival Pianistico
con Prokof’ev, Debussy e Čajkovskij

Al via la quinta edizione del Festival Pianistico al Teatro di San Carlo: il primo appuntamento della rassegna, mercoledì 21 gennaio 2026 (ore 20), vede protagonista Beatrice Rana, una delle pianiste più acclamate della scena internazionale.

Il programma del recital pone in relazione diverse prospettive: la forza espressiva di Prokof’ev, la ricchezza timbrica di Debussy e la rilettura virtuosistica di Čajkovskij secondo Pletnev. Ne risulta un itinerario pianistico che attraversa funzioni e linguaggi dello strumento, dal quadro narrativo alla miniatura, fino alla grande architettura della Sonata.

In apertura, una selezione di pezzi dal “Romeo e Giulietta”, op. 75 di Sergej Prokof’ev introduce il pianoforte come spazio scenico, con quattro caratteri che delineano una drammaturgia sintetica, ma riconoscibile: l’andamento solenne dei “Montecchi e i Capuleti”, la scrittura meditativa di “Frate Lorenzo”, la leggerezza di “Giulietta, giovane ragazza” e il profilo brillante di “Mercuzio”.

Segue il Livre II dai “Douze Études”, L 143, ultimo lavoro pianistico di Claude Debussy: pur mantenendo al centro l’aspetto tecnico, ogni studio sviluppa una propria dimensione timbrica.

Nell’arrangiamento di Michail Pletnëv della Suite da “Lo schiaccianoci”, op. 71a di Pëtr Il’ič Čajkovskij il pianoforte assume un’impronta quasi orchestrale: non una semplice riduzione, ma una reinvenzione che rielabora il materiale originale con passaggi di grande virtuosismo.

Torna Prokof’ev in chiusura, con la Sonata n. 6 in la maggiore, op. 82. È la prima delle cosiddette “Sonate di guerra”, un’opera che incarna la tensione dell’epoca alla vigilia del secondo conflitto mondiale, in cui la solidità della forma tradizionale convive con la durezza del linguaggio armonico.

Il Festival Pianistico proseguirà con i seguenti appuntamenti: 10 marzo (ore 20) Seong-Jin Cho; 19 marzo (ore 20) Hélène Grimaud; 12 ottobre (ore 20) Yunchan Lim.

Beatrice Rana si è imposta all’attenzione internazionale in seguito al Concorso Van Cliburn a cui prende parte nel 2013. È da allora che collabora con direttori e orchestre di primo piano a livello internazionale, tra cui Zubin Mehta, Riccardo Chailly, Antonio Pappano, la Filarmonica di Berlino, la Royal Concertgebouw, la London Symphony e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Si esibisce regolarmente in recital nelle sale più prestigiose di tutto il mondo ed è ospite di importanti festival tra cui i BBC Proms e il Festival de Pâques d’Aix-en-Provence.

Stagione 25/26

21 gennaio 2026

Beatrice Rana

Pianoforte | Beatrice Rana

Programma
Sergej Prokof’ev, Dieci pezzi da Romeo e Giulietta, op. 75
N. 6, “I Montecchi e i Capuleti”
N. 7, “Frate Lorenzo”
N. 4, “Giulietta, giovane ragazza”
N. 8, “Mercuzio”

Claude Debussy, Livre II da Douze Études per pianoforte L. 143,

Pëtr Il’ič ČajkovskijSuite da Lo schiaccianoci,op. 71a

Arrangiamento per pianoforte di Michail Pletnëv

Sergej Prokof’ev, Sonata n. 6 in la maggiore per pianoforte, op. 82

Teatro di San Carlo | BLU
mercoledì 21 gennaio 2026, ore 20:00 – F.A. – BLU – VIII

Durata: 1 ora e 30 minuti circa, con intervallo

APERTE LE ISCRIZIONI ALL’ACCADEMIA VERDIANA 2026

Il Corso di alto perfezionamento in repertorio verdiano, diretto da Francesco Izzo, offre a 12 selezionati cantanti lirici l’opportunità di conseguire una preparazione vocale e teatrale d’eccellenza con alcuni tra i più rinomati interpreti verdiani. La partecipazione è gratuita e gli allievi beneficiano di una borsa di studio di 1000 euro

Iscrizioni entro il 4 febbraio 2026

Selezioni dal 18 al 21 febbraio 2026

Lezioni da marzo a dicembre 2026

Sono aperte le iscrizioni alla IX edizione del Corso di Alto Perfezionamento in repertorio verdiano dell’Accademia Verdiana, il percorso formativo d’eccellenza gratuito, rivolto a 12 giovani cantanti lirici, che potranno conseguire una preparazione vocale, musicale, teatrale di eccellenza, ai quali verrà inoltre riconosciuta una borsa di studio di 1.000 euro.

Il Corso è promosso dal Teatro Regio di Parma e cofinanziato con risorse del Fondo sociale europeo plus e della Regione Emilia-Romagna (Operazione Rif. PA 2025-25390/RER approvata con DGR n. 2030 del 09/12/2025) ed è realizzato in collaborazione con Scuola di Musica di Fiesole, Accademia d’arte lirica di Osimo, Comune di Parma Assessorato alla cultura, Provincia di Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, Fondazione Arturo Toscanini, Fondazione Teatro Due di Parma, Associazione “Parma, io ci sto!”, Fondazione I teatri di Reggio Emilia.

La domanda d’iscrizione dovrà essere presentata entro mercoledì 4 febbraio 2026 creando il proprio profilo online al link seguente, come da regolamento pubblicato su teatroregioparma.it. Possono partecipare al Corso i cantanti lirici diplomati presso le Istituzioni Afam, o preparati da un insegnante privato, residenti o domiciliati in Emilia-Romagna, che abbiano compiuto 18 anni alla data di presentazione della domanda il 4 febbraio 2026.

L’obiettivo del Corso è formare artisti lirici di alto profilo, offrendo loro una preparazione vocale, teatrale, musicale sotto la guida di alcuni tra i massimi interpreti verdiani di tutto il mondo, vocal coach, pianisti accompagnatori specializzati e professionisti riconosciuti dell’universo manageriale musicale.

Direttore didattico dell’Accademia Verdiana è Francesco Izzo, musicologo, pianista e coach, professore ordinario di musicologia presso l’Università di Southampton nel Regno Unito e specializzato nello studio del melodramma ottocentesco. “Sono felice e onorato di proseguire il mio lavoro con il Teatro Regio e l’Accademia Verdiana – dichiara Francesco Izzo. L’Accademia è il simbolo di un teatro che celebra Verdi e il patrimonio del melodramma con i giovani e con lo sguardo rivolto al futuro. Il lavoro di studio e di ricerca che svolgiamo con gli allievi dell’Accademia è parallelo e strettamente collegato al Festival Verdi, che potrà vederli direttamente coinvolti, e vuole scoprire e approfondire, con umiltà e curiosità, tutta la ricchezza e complessità dell’universo verdiano. Si tratta certamente di cantare bene, ma anche di conoscere davvero ciò che Verdi ha scritto, le sue intenzioni, e le prassi esecutive del suo tempo”.

LE SELEZIONI

Le selezioni, articolate in una fase eliminatoria e una fase finale, si svolgeranno al Teatro Regio di Parma dal 18 al 21 febbraio 2026, secondo il programma indicato nel regolamento. L’esito sarà pubblicato online il 23 febbraio 2026.

I candidati saranno valutati da una Commissione, nominata dall’Accademia, alla quale presenteranno cinque arie indicate nella domanda di partecipazione di cui tre arie d’opera di Verdi, un’aria d’opera o da concerto di Mozart, un’aria d’opera di Rossini, Bellini o Donizetti. “Per cantare veramente Verdi – spiega Francesco Izzo – dobbiamo fare riferimento alle sue radici, al repertorio che Verdi ben conosceva e a cui faceva riferimento, e per questo il percorso didattico dell’Accademia Verdiana si concentra anche sul belcanto e sul repertorio di inizio ’800. Da qui, dunque, la scelta di selezionare gli allievi anche sulla base della loro conoscenza del repertorio precedente, e della loro consapevolezza dello stretto legame esistente tra Verdi e i suoi predecessori”.

IL PERCORSO FORMATIVO

Il percorso formativo si svolgerà al Teatro Regio di Parma dal 3 marzo al 12 giugno e dal 31 agosto al’11 dicembre 2026, per una durata complessiva di 1000 ore ripartite tra lezioni, masterclass, seminari e incontri di approfondimento. Lo studio e l’interpretazione del repertorio verdiano e il potenziamento della tecnica vocale saranno il focus del percorso che, inoltre, si concentrerà sullo studio dei movimenti scenici e coreografici, sulle tecniche di recitazione e su approfondimenti di carattere storiografico. Completano l’offerta formativa i moduli dedicati alle materie contrattualistiche e manageriali, indispensabili per il profilo professionale di un artista che opera nel complesso mondo dello spettacolo.

L’Accademia Verdiana potrà inoltre offrire agli allievi collaborazioni artistiche nell’ambito della programmazione della Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma, del Festival Verdi e di Verdi Off.

Tra i docenti delle passate edizioni: Silvia Dalla Benetta, Vincenzo De Vivo, Martino Faggiani, Barbara Frittoli, Sonia Ganassi, Ron Howell, Renata Lamanda, Michele Pertusi, Damiana Pinti, Anna Pirozzi, Alessandro Roccatagliati, Sebastiano Rolli, Bruno Taddia, Mary Elizabeth Williams, Riccardo Zanellato.

Il regolamento completo della IX edizione di Accademia Verdiana è disponibile su teatroregioparma.it. Per informazioni: accademiaverdiana@teatroregiodiparma.it.

Alberto Mattioli presenta Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti al Teatro Carmen Melis

Domenica 25 gennaio, alle 11, nel Teatro Carmen Melis, ridotto del Teatro Lirico di Cagliari, il giornalista e critico musicale Alberto Mattioli presenta Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti, in un incontro con il pubblico. Il melodramma in un prologo e due atti va in scena mercoledì 28 gennaio alle 20 (turno A), quale secondo titolo della Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari.

L’ingresso alla presentazione è libero.

Alberto Mattioli

Nato a Modena nel 1969. Giornalista professionista, ha lavorato alla “Gazzetta di Modena” (1987-1992), al “Resto del Carlino” (1992-2000), al “Giorno” (2000-2006) e alla “Stampa” (2006-2022), dov’è stato redattore della Cultura, caposervizio degli Spettacoli, corrispondente da Parigi e inviato. Dal 2022 è freelance e attualmente scrive per “La Stampa”, “Il Foglio”, “QN” (“Il Resto del Carlino, “La Nazione”, “Il Giorno”), il gruppo dei quotidiani del nord-est (“La nuova Venezia”, “Il Piccolo”, “Messaggero veneto”, “Il mattino di Padova”, “La tribuna di Treviso” e “Corriere delle Alpi”) e tiene una rubrica mensile su “Amadeus”. Esperto d’opera, ha scritto programmi di sala o tenuto conferenze per i maggiori teatri italiani, Scala di Milano, Fenice di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino, Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Regio di Torino, Arena di Verona, Comunale di Bologna, Festival Verdi di Parma, Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, Sferisterio di Macerata e anche per il Grand Théâtre di Ginevra e l’Opernhaus di Zurigo. Ha scritto sei libretti d’opera, “La paura” per Orazio Sciortino, “La rivale” per Marco Taralli, “C’era due volte il barone Lamberto” per Marco Cara, “Raffa in the Sky” per Lamberto Curtoni, “Opera, amore” per Federico Gon e “Cronaca di un amore” per Davide Tramontano. Lavora come drammaturgo per la Bayerische Staatsoper di Monaco, l’Opera di Roma, l’Arena di Verona, l’Opéra di Monte-Carlo e il Festival Donizetti di Bergamo. Ha pubblicato dieci libri: “Big Luciano – Pavarotti, la vera storia” e “Anche stasera – Come l’opera ti cambia la vita” per Mondadori: “Meno grigi più Verdi”, “Il gattolico praticante”, “Pazzo per l’opera”, “Un italiano a Parigi”, “Elisabetta, la Regina infinita” (con Marco Ubezio), “Gran teatro Italia” e “Il loggionista impenitente” per Garzanti; “Destra maldestra” per Chiarelettere.

Lucrezia Borgia viene replicata: giovedì 29 gennaio alle 19 (turno F); venerdì 30 gennaio alle 20 (turno C); sabato 31 gennaio alle 19 (turno G); domenica 1 febbraio alle 17 (turno D).

La recita per le scuole che, da quest’anno, assume come nuova intitolazione Opera NextGen e che prevede l’esecuzione in forma ridotta dell’opera della durata complessiva di 60 minuti circa, è venerdì 30 gennaio alle 11. Nel ruolo di narratore si esibisce l’attore cagliaritano Simeone Latini.

La recita dedicata, invece, al progetto “Oltre Insieme” è sabato 31 gennaio alle 19: un format, già sperimentato con Otello, il cui obiettivo è quello di rivolgersi, con sempre più forza, al pubblico con disabilità. Nello specifico si desidera rendere fruibile l’opera lirica a persone non vedenti, non udenti e con deficit cognitivi. In collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, tutte le opere della Stagione 2025-2026 verranno proposte in una versione inclusiva e immersiva, attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di esperienze e strumenti (percorsi multisensoriali prima dello spettacolo, audio-descrizioni, schede digitali, video in LIS – Lingua dei Segni Italiana) per rendere accessibile il prodotto culturale e musicale. Il percorso e le relative attività inizieranno alle 16.30.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Beatrice Rana apre la stagione pianistica della Scala il 23 gennaio con Prokof’ev, Debussy e Čajkovskij

Nella Stagione 2025-2026 torna il ciclo “Grandi pianisti alla Scala” e ad aprire la rassegna è Beatrice Rana, protagonista di un recital che esalta energia ritmica, raffinatezza timbrica e le potenzialità pianistiche della musica per balletto. L’appuntamento è venerdì 23 gennaio alle ore 20.

Interprete capace di coniugare brillantezza tecnica e profondità poetica, Rana costruisce un percorso che attraversa tre mondi sonori diversissimi: il teatro musicale di Prokof’ev, il laboratorio timbrico di Debussy e la fantasia virtuosistica della grande tradizione della trascrizione.

Il programma si apre con una selezione dai Dieci pezzi per pianoforte da “Romeo e Giulietta” op. 75di Sergej Prokof’ev, pagine in cui l’immaginario del balletto si concentra in scene e caratteri scolpiti con taglio teatrale. Seguono gli Études, Libro II di Claude Debussy, vertice di ricerca del compositore francese sul tocco e sul colore. Pëtr Il’ič Cajkovskij ritorna con una scelta da Lo schiaccianoci op. 71 nella celebre trascrizione per pianoforte di Mikhail Pletnev, che trasforma la tavolozza orchestrale in una spettacolare prova di virtuosismo e fantasia. A chiudere la serata è ancora Prokof’ev con la Sonata n. 6 in la magg. op. 82, grande affresco drammatico e incalzante, di travolgente tensione espressiva.

Il ciclo “Grandi pianisti alla Scala” prosegue con altri quattro appuntamenti: Yefim Bronfman (8 marzo 2026), Hélène Grimaud (22 marzo 2026), Arcadi Volodos (17 maggio 2026) e Rudolf Buchbinder (4 ottobre 2026).

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Beatrice Rana ha debuttato con la Filarmonica della Scala nel 2015 ed è da allora regolarmente ospite al Piermarini. Nel 2026 torna alla Scala per il recital del ciclo “Grandi pianisti” (23 gennaio) e con la Česká Filharmonie diretta da Semyon Bychkov (28 febbraio).

Nata a Lecce in una famiglia di musicisti, ha iniziato a studiare musica a quattro anni e ha debuttato come solista a nove. Si è diplomata in pianoforte sotto la guida di Benedetto Lupo al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, dove ha anche studiato composizione con Marco Della Sciucca, perfezionandosi poi con Arie Vardi ad Hannover e all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Vincitrice di numerosi concorsi pianistici internazionali tra cui, a soli diciotto anni, quello di Montreal (primo premio), il Muzio Clementi e il Van Cliburn (medaglia d’argento e premio del pubblico), si esibisce nelle sedi più prestigiose e nei festival di maggior richiamo in tutto il mondo, come i Festival di Verbier, della Roque-d’Antheron, di Lucerna, Edimburgo e Aix-en-Provence, il Klavier-Festival Ruhr e i BBC Proms.

Ha suonato con le più importanti orchestre in Europa e in America, con direttori d’orchestra del calibro di Riccardo Chailly, Elim Chan, Gustavo Gimeno, Manfred Honeck, Jakub Hrůša, Paavo Jarvi, Vladimir Jurowski, Fabio Luisi, Klaus Makela, Susanna Mälkki, Zubin Mehta, Yannick Nézet-Séguin, Gianandrea Noseda e Antonio Pappano.

Ha iniziato la Stagione 2025-2026 interpretando la Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov al Festival di Edimburgo con la London Philharmonic Orchestra, ai BBC Proms con la BBC Symphony Orchestra, al Saratoga Performing Arts Center con la Philadelphia Orchestra e al Festival di Lucerna con l’Orchestra del Festival. Nel corso della stagione andrà in tournée con la LSO e Antonio Pappano, con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Daniel Harding, con la Filarmonica Ceca e Semyon Bychkov e con la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen e Riccardo Minasi. Inoltre si esibirà con la Bayerisches Staatsorchester, l’Orchestra del Royal Concertgebouw di Amsterdam, i Wiener Symphoniker, l’Orchestra Sinfonica della Radio Svedese e la Los Angeles Philharmonic e porterà in tournée in Europa e negli Stati Uniti un programma con musiche di Prokof’ev, Debussy e Čajkovskij.

Nel 2017 ha fondato nella sua città natale, Lecce, il Festival di musica da camera “Classiche Forme”, che è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in riconoscimento del valore culturale che apporta alla regione.

Nel 2015, il suo primo album con il Concerto n. 2 per pianoforte di Prokof’ev e il Concerto n. 1 per pianoforte di Čajkovskij, eseguiti con Antonio Pappano e l’Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma, è stato scelto come “Editor’s Choice” da Gramophone e ha ottenuto il premio “Newcomer of the Year” dal BBC Music Magazine. Nel 2018 la sua incisione delle Variazioni Goldberg di Bach è stata premiata con il prestigioso Classic BRIT Award. Nel 2023 ha inciso i concerti per pianoforte di Clara e Robert Schumann con la Chamber Orchestra of Europe diretta da Yannick Nézet-Séguin. Il suo ultimo album, uscito nel 2025, comprende una selezione dei concerti per tastiera di Bach, che lei stessa dirige e suona con la Amsterdam Sinfonietta.

Venerdì 23 gennaio 2026 ~ ore 20

Teatro alla Scala

Grandi pianisti alla Scala

Beatrice Rana

pianoforte

Sergej Prokof’ev

da Dieci pezzi per pianoforte da “Romeo e Giulietta” op. 75

Montecchi e Capuleti

Padre Lorenzo

Giulietta ragazza

Mercuzio

Claude Debussy

da Douze Études, Libro II

 Pour les degrés chromatiques

Pour les agréments

Pour les notes répétées

Pour les sonorités opposées

Pour les arpèges composés

Pour les accords

Pëtr Il’ič Čajkovskij

da Lo schiaccianoci op. 71

Marcia

Danza della Fata Confetto

Intermezzo

(trascrizione per pianoforte di Mikhail Pletnev)

Sergej Prokof’ev

Sonata n. 6 in la magg. op. 82

Prezzi: da 110 a 20 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org