Il grande tenore torna alla Scala il 25 gennaio
Tutto esaurito alla Scala per il recital che il tenore Juan Diego Flórez terrà domenica 25 gennaio (ore 20) insieme al pianista Vincenzo Scalera. Flórez, che torna dopo il successo dell’autunno scorso ne La Fille du régiment, presenta un programma variegato che attraversa tre grandi tradizioni vocali dell’Ottocento e del primo Novecento – italiana, francese e spagnola – ed evidenzia modi differenti di intendere il canto tenorile, accomunati però dall’attenzione alla parola, alla linea melodica e all’espressione del sentimento.
Alla Scala Juan Diego Flórez ha debuttato a soli ventitré anni nell’Armide diretta da Riccardo Muti nel 1996 e da allora ha raccolto calorosi consensi in numerose interpretazioni: Falstaff, Il cappello di paglia di Firenze, Nina ossia la pazza per amore, La sonnambula, Il barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri, La Cenerentola, La Fille du régiment, La donna del lago, Le Comte Ory, Otello di Rossini, Orfeo ed Euridice. Ha partecipato allo spettacolo inaugurale della Stagione 2020-2021, …a riveder le stelle, e al Concerto per la pace (Stabat Mater di Rossini) diretto da Riccardo Chailly nell’aprile 2021. Più recente il successo in due titoli donizettiani: Lucia di Lammermoor (2023) e la già citata Fille du régiment (2025).
Oltre alle celebri interpretazioni di ruoli belcantistici, negli ultimi anni Flórez ha ampliato il suo repertorio alle opere del romanticismo francese, come Roméo et Juliette e Faust di Gounod, Werther e Manon di Massenet.
La sua discografia comprende numerose registrazioni d’opera e album solistici. Nel 2024 ha fondato la sua etichetta discografica, inaugurata con un progetto dedicato alla zarzuela. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui la Gran Cruz de la Orden El Sol del Perù, massima onorificenza del suo Paese, e il titolo di “Österreichischer Kammersänger”. Accanto all’attività artistica, è attivamente impegnato nella promozione dell’educazione musicale e dell’inclusione sociale. Nel 2011 ha fondato “Sinfonía por el Perú”, un importante progetto ispirato a “El Sistema” venezuelano, che offre a bambini e giovani provenienti da contesti vulnerabili l’accesso a una formazione musicale di alto livello, favorendo lo sviluppo artistico e personale. Tra i prossimi impegni dell’artista diversi recital in Europa e in America, Les pêcheurs de perles alla Staatsoper di Vienna a maggio e La Fille du régiment alla Royal Opera di Londra a luglio.
Il pianista Vincenzo Scalera, nato negli Stati Uniti da genitori italoamericani e laureato alla Manhattan School of Music di New York, ha iniziato il suo rapporto con la Scala nel 1980 come maestro collaboratore, lavorando con direttori del calibro di Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Carlos Kleiber e Riccardo Chailly. Ha partecipato a diversi festival di richiamo, tra cui quelli di Edimburgo, Salisburgo e Martina Franca, il Rossini Opera Festival di Pesaro e le Chorégies d’Orange. Si è esibito nei principali centri musicali in Italia e all’estero, accompagnando nei loro recital grandi cantanti, come Carlo Bergonzi, Montserrat Caballé, Leyla Gencer, Lucia Valentini Terrani, José Carreras, Raina Kabaivanska, Katia Ricciarelli, Renata Scotto, Cesare Siepi, Leontina Vaduva, Vittorio Grigolo, oltre a Juan Diego Flórez. Ha partecipato, come cembalista, alle registrazioni discografiche della Cenerentola e del Viaggio a Reims di Rossini diretti da Claudio Abbado. È un artista Steinway e dal 2003 insegna all’Accademia Teatro alla Scala.
Il ciclo dei Recital di Canto proseguirà con altri quattro appuntamenti: il 9 marzo con il soprano Marina Rebeka e il Quartetto d’Archi del Teatro alla Scala (musiche di Respighi); il 7 giugno con il controtenore Jakub Józef Orliński e il pianista Michal Biel (musiche di Händel e Purcell); il 21 giugno con il tenore Francesco Meli, il baritono Luca Salsi e il pianista Nelson Calzi (musiche di Verdi); il 22 novembre con il tenore Benjamin Bernheim e il pianista Mathieu Porday (musiche di Gounod, Massenet, Bizet, Puccini, Verdi).
TRE MONDI CANORI
di Antonio Polignano
dal programma di sala del recital del 25 gennaio 2026
Il programma di questo recital si sviluppa secondo un itinerario coerente, articolato in tre sezioni dedicate a distinti ambiti geografici e culturali – Italia, Francia e Spagna – ciascuno portatore di una propria tradizione vocale e teatrale. All’interno di questa architettura, gli interventi pianistici di Vincenzo Scalera si inseriscono come raffinato completamento del percorso musicale, contribuendo ad approfondire la conoscenza del repertorio.
La prima sezione è dedicata alla lirica da camera italiana, genere di straordinaria ricchezza formale ed espressiva che, per molti compositori romantici, rappresenta uno spazio privilegiato di sperimentazione poetica e musicale. Anche in Italia la romanza da camera conosce una diffusione tutt’altro che marginale, sebbene una combinazione di fattori – l’isolamento rispetto alle principali correnti strumentali europee, la centralità assoluta del melodramma e il relativo disinteresse della borghesia – ne abbia spesso relegato il ruolo a un ambito secondario. A differenza del Lied tedesco o della mélodie francese, che attingono sistematicamente alla grande poesia contemporanea, la lirica da camera italiana rimane spesso un’attività episodica; tuttavia, non mancano esempi di alta qualità, capaci di stabilire un dialogo intenso tra musica e parola, talvolta anche con la tradizione letteraria nazionale, da Metastasio in poi. Questa posizione marginale ha però un effetto non trascurabile: sottrae il genere alla pressione del successo immediato che caratterizza il teatro d’opera della prima metà dell’Ottocento, permettendo una scrittura più libera e intima. Come nel melodramma coevo, anche qui l’obiettivo resta spesso la creazione di una melodia efficace e memorabile, risultato che molti compositori raggiungono con sorprendente naturalezza. I Péchés de vieillesse di Rossini si presentano come una raccolta organica articolata in quattordici album, pubblicati quasi integralmente solo dopo il 1955. Quattro di essi comprendono musica vocale: L’Album italien, L’Album français, i Morceaux réservés e le Miscellanées de musique vocale. Il titolo complessivo allude, con ironia e distaccata eleganza, a un’attività compositiva volutamente inattuale, espressione di una creatività libera e capricciosa, indifferente alle vanità di un secolo nel quale Rossini non si riconosce più. Le sylvain (tratto dai Morceaux réservés) è una di quelle pagine in cui si coglie l’inesauribile talento melodrammatico del compositore, capace di dar vita a brani di struggente delicatezza, ma sempre animati da una partecipazione consapevolmente divertita, che tradisce il desiderio di recuperare la tradizione dell’intrattenimento nei salotti aristocratici di fine Settecento, in sottile polemica con il mondo teatrale contemporaneo.
Ben diverso è il contesto in cui nascono le Sei ariette per camera di Bellini (1829). Il compositore catanese attraversava allora una fase particolarmente favorevole, nonostante l’ancora recente insuccesso della Zaira. Dal punto di vista testuale, le composizioni riflettono pienamente il clima poetico ed espressivo del Neoclassicismo, da Metastasio a Pindemonte. Malinconia, ninfa gentile, ne è un buon esempio: l’esordio in fa minore è struggente, ma presto il passaggio alla relativa maggiore e quindi l’attestarsi sulla tonalità di fa maggiore insinuano una delicatezza neoclassica, tipicamente belcantistica. Vanne, o rosa fortunata, tra le pagine più ispirate della raccolta, offre un caso esemplare di riuso tematico: la melodia, ripresa nella stretta del terzetto che conclude il primo Atto della Norma, muta radicalmente significato passando dal clima arcadico della romanza alla tensione drammatica della scena teatrale. Almen se non poss’io, tra le più riuscite della raccolta, viene qui proposta nella trascrizione pianistica di Carl Czerny, a riprova di una popolarità non inferiore a quella di tante arie operistiche del tempo. Ben altro carattere possiede La ricordanza (1834), su un sonetto di Carlo Pepoli, il librettista dei Puritani, che si colloca in una dimensione più prossima a quella del melodramma contemporaneo. Non a caso, la sua memorabile melodia, con le sapienti e originali armonizzazioni che caratterizzano l’estrema stagione creativa di Bellini, sarebbe poi stata riutilizzata dal compositore nel cantabile per la celebre scena della follia di Elvira, nell’estremo capolavoro della sua maturità. Anche la donizettiana Ah, rammenta, o bella Irene, modellata sullo schema dell’aria doppia cantabile-cabaletta senza tempo di mezzo, tipico delle arie rossiniane del primo periodo, con la ripresa variata del tema della cabaletta e qualche passaggio armonicamente interessante, si riallaccia, sia pure in una dimensione compositiva più modesta e di maniera, all’opera coeva. A ideale conclusione di questa sezione – pur con uno spostamento nell’ordine del programma – si colloca l’aria di Oronte “La mia letizia infondere… Come poteva un angelo” dai Lombardi alla prima crociata (1843), tra le più amate del primo Verdi per il suo lirismo puro e immediato.
La sezione francese attraversa tre momenti significativi dell’opera dell’Ottocento, delineando un percorso che va dall’opéra-comique al grand opéra, fino al melodramma romantico maturo. Viens, gentille dame da La Dame blanche (1825) di Boïeldieu appartiene a un opéra-comique in cui elementi narrativi e soprannaturali (sei anni prima del Robert le diable di Meyerbeer!) si fondono in una scrittura musicale di grande raffinatezza. L’aria si caratterizza per una linea melodica flessibile e per un accompagnamento leggero, che richiedono controllo del legato, chiarezza di fraseggio ed eleganza espressiva. “Quel trouble inconnu me pénètre… Salut! Demeure chaste et pure” è invece tratta dal Faust (1859) di Gounod, l’opera che accoglie elementi dell’opéra-comique e del grand opéra, indicandone un ideale superamento. Qui la vocalità si fa contemplativa: la melodia ampia e continua traduce l’idealizzazione amorosa in un canto di grande morbidezza timbrica e intensità espressiva. “Ah, tout est bien fini… Ô souverain, ô juge, ô père” da Le Cid (1885) di Massenet, tipico grand opéra di tardo Ottocento, unisce declamazione drammatica e slancio lirico, affidando alla voce il compito di esprimere il conflitto interiore dell’eroe tra dovere, fede e sentimento. Meno nota ma significativa è Jocelyn di Benjamin Godard (1888), qui rappresentata dalla celebre Berceuse, proposta in versione pianistica: una pagina dall’atmosfera sospesa, dal colore arcaico e popolare, costruita sul ritmo ternario tipico della ninnananna e su una melodia di grande semplicità ed efficacia lirica.
Chiude il programma un gruppo di romanze tratte dal repertorio della zarzuela, genere teatrale affine alla commedia ma con parti cantate, nato nella prima metà del Seicento come divertimento di corte.
Si tratta di brani scritti nel primo Novecento, che offrono un quadro sintetico ma significativo delle diverse declinazioni della scrittura tenorile all’interno di questo genere. Pur radicata nella tradizione teatrale e popolare spagnola, la zarzuela sviluppa una vocalità colta, capace di coniugare immediatezza espressiva e raffinatezza musicale. Bella enamorada, da El último romántico (1928) di Reveriano Soutullo e Juan Vert, rappresenta il versante più lirico del genere: una romanza di ampio respiro melodico, costruita su una linea cantabile sostenuta e appassionata, che richiede legato, intensità espressiva e nobile fraseggio. Con la Jota di Perico, da El guitarrico (1904) di Agustín Pérez Soriano, l’ispirazione popolare emerge con maggiore evidenza. Il rapporto evocativo tra voce e accompagnamento richiama la tradizione chitarristica spagnola, privilegiando naturalezza del canto, chiarezza di dizione e flessibilità ritmica. Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná, da La alegría del batallón (1909) di José Serrano, introduce una dimensione più brillante e di carattere, in cui l’ironia si intreccia a un sottile lirismo. La scrittura alterna slancio melodico e accenti più discorsivi, valorizzando il senso teatrale e le capacità dell’interprete. Ideale complemento a questa sezione è la Mazurka glissando del musicista cubano Ernesto Lecuona, pagina pianistica di scrittura brillante ed elegante, caratterizzata appunto dall’uso sistematico della tecnica del glissando.
Domenica 25 gennaio 2026 ~ ore 20
Tenore
JUAN DIEGO FLÓREZ
Pianoforte
VINCENZO SCALERA
Gioachino Rossini
da Péchés de vieillesse, Vol. III: Morceaux réservés
n. 9 Le Sylvain
Vincenzo Bellini
da Sei ariette per camera
1. Malinconia, ninfa gentile
2. Vanne, o rosa fortunata
La ricordanza
da Sei ariette per camera
4. Almen se non poss’io
(trascrizione per pianoforte di Carl Czerny)
Gaetano Donizetti
Ah! rammenta, o bella Irene
François-Adrien Boieldieu
da La Dame blanche
Viens, gentille dame
Reveriano Soutullo e Juan Vert
da El último romántico
Bella enamorada
Agustín Pérez Soriano
da El guitarrico
Jota de Perico
José Serrano
da La alegría del batallón
Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná
Ernesto Lecuona
Mazurka glissando
per pianoforte
Jules Massenet
da Le Cid
Ah, tout est bien fini… Ô souverain, ô juge, ô père
Charles Gounod
da Faust
Quel trouble inconnu me pénètre… Salut! Demeure chaste et pure
Benjamin Godard
da Jocelyn
Berceuse
(trascrizione per pianoforte)
Giuseppe Verdi
da I Lombardi alla prima crociata
La mia letizia infondere… Come poteva un angelo
Prezzi: da 60 a 15 euro
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org