MUSICA E CINEMA AL TEATRO MASSIMO CON IL GATTOPARDO

La Fondazione inaugura la stagione sinfonica con

la proiezione del film e le musiche di Nino Rota eseguite dal vivo

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo sale Timothy Brock

IL GATTOPARDO, 4 dicembre 2025, ore 19:30, Sala Grande
 

La Fondazione Teatro Massimo di Palermo alza il sipario sulla stagione sinfonica, giovedì 4 dicembre alle 19.30, con un evento straordinario. Per la prima volta in un teatro d’opera, verrà proposta la proiezione del film “Il Gattopardo di Luchino Visconti, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nella versione recentemente restaurata, con l’esecuzione integrale dal vivo delle musiche della colonna sonora composta da Nino Rota. Ad eseguire la partitura sarà l’Orchestra del Teatro Massimo, diretta da Timothy Brock, riconosciuto tra i massimi esperti internazionali nella restituzione dal vivo delle musiche da film, che guiderà l’esecuzione sincronizzata con le immagini.

Il progetto di restauro del film e la separazione della colonna sonora dai dialoghi è nato dalla collaborazione di CAM Sugar  casa discografica e archivio musicale specializzato in colonne sonore dei grandi maestri del cinema – e la Cineteca di Bologna, con il supporto della Fondazione Giorgio Cini.  La difficile impresa di separare le musiche dai dialoghi è stata resa possibile grazie al ritrovamento della partitura manoscritta di Nino Rota e dei master originali delle registrazioni d’epoca, oltre all’utilizzo di tecniche avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale, per separare le tracce.

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “Il Gattopardo” è una profonda riflessione sulla fine di un mondo e sull’illusione del cambiamento in Sicilia durante il Risorgimento. La musica di Nino Rota esalta questa narrazione, intrecciando malinconia e grandezza, nostalgia e splendore, contribuendo a fare del romanzo e del film un’icona della cultura italiana nel mondo. Tra i momenti musicali più celebri del film, spicca la suite finale del “Gran valzer brillante”, basata su un brano inedito di Giuseppe Verdi, che venne arrangiato e trascritto per orchestra da Nino Rota.

Protagonista della musica italiana del ventesimo secoloRota è stato un bambino prodigio, allievo di grandi maestri, protetto di Toscanini, amico di Stravinskij. A differenza di altri compositori, ha accettato le esigenze e i limiti imposti dalla committenza cinematografica, creando più di centocinquanta colonne sonore, alcune delle quali hanno fatto la storia del cinema – La dolce vita, Il Gattopardo, Il padrino, Romeo e Giulietta.

A dirigere l’Orchestra del Teatro Massimo torna uno dei massimi esperti nel campo della musica per film, Timothy Brock. Direttore musicale e compositore statunitense, è specializzato nel repertorio della prima metà del XX secolo e nelle rappresentazioni di film muti con accompagnamento musicale. È autore di oltre 20 colonne sonore originali per film muti di Buster Keaton, Ernst Lubitsch, Robert Wiene, F.W. Murnau, Fritz Lang, John Ford e molti altri. Nel 1999 la Fondazione Chaplin lo ha incaricato di restaurare la partitura originale di “Tempi Moderni”, avviando una collaborazione che lo ha portato a curare e dirigere le musiche originali di tutti i grandi capolavori di Chaplin in tutto il mondo.

Il Gattopardo” con la regia di Luchino Visconti è un film Titanus, restaurato da Cineteca di Bologna, The Film Foundation, Pathé, Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, Twentieth Century Fox e Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale presso il laboratorio “L’Immagine Ritrovata”. Il restauro è stato promosso da GUCCI e The Film Foundation, Digital Picture Restoration e Colorworks. Con uno speciale ringraziamento a Martin Scorsese, Titanus e Giuseppe Rotunno.

Tra gli eventi collaterali all’inaugurazione della stagione concertistica, il 3 dicembre alle 17.00, è prevista alla libreria Feltrinelli di Palermo (via Cavour), la presentazione del libro di Francesco Lombardi “Nino Rota. Storia del mago Doppio e della fata Giglia” (Feltrinelli editore). L’opera ripercorre la grande avventura artistica e umana del compositore, avvalendosi di documenti e testimonianze per lo più inediti che ricostruiscono la parabola di un artista la cui vita è stata intensissima, fatta di legami familiari e rapporti d’amicizia molto forti e collaborazioni con alcuni dei maggiori artisti del suo tempo, da Fellini e Visconti a De Filippo, Béjart, Coppola e Zeffirelli. Il volume sarà presentato da Marco Betta, Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, e da Dario Oliveri, docente di Storia della Musica Moderna e Contemporanea all’Università degli Studi di Palermo.

Biglietti: da 16 a 35 € Infohttps://www.teatromassimo.it/event/il-gattopardo/

IL DEBUTTO DI SIR JOHN ELIOT GARDINER CON L’ORCHESTRA DEL TCBO

Concerto straordinario, con pagine di Mendelssohn e Dvořák, domenica 7 dicembre alle 17.30 all’Auditorium Manzoni

Ha ottenuto due Grammy e ha ricevuto con le sue incisioni più Gramophone Awards di qualsiasi altro artista vivente; è salito sul podio delle maggiori orchestre internazionali, dai Berliner Philharmoniker alla Royal Concertgebouw Orchestra; ha fondato ensemble rinomati nel mondo, distinguendosi quale figura centrale nella rinascita della musica antica e come pioniere dell’esecuzione storicamente informata. È il grande direttore d’orchestra inglese Sir John Eliot Gardiner il protagonista del concerto straordinario proposto dal Teatro Comunale di Bologna domenica 7 dicembre alle 17.30 all’Auditorium Manzoni. Per il suo debutto alla testa dell’Orchestra e del Coro femminile – preparato da Gea Garatti Ansini – della fondazione lirico-sinfonica felsinea, Gardiner ha scelto di interpretare alcuni numeri musicali da Ein Sommernachtstraum (Sogno di una notte di mezza estate) op. 61 (MWV M13) di Felix Mendelssohn-Bartholdy – con soliste le artiste del Coro del TCBO Chiara Salentino, soprano, e Matilde Lazzaroni, mezzosoprano – accanto alla Sinfonia n. 6 in re maggiore op. 60, B. 112 di Antonín Dvořák.

Già fondatore del Monteverdi Choir, degli English Baroque Soloists e dell’Orchestre Révolutionnaire et Romantique, nel 2024 Sir John Eliot Gardiner ha dato vita all’innovativo progetto Springhead Constellation, che include gli ensemble Constellation Choir & Orchestra: un collettivo internazionale che unisce musica, arte e sostenibilità, promuovendo spettacoli accessibili e interdisciplinari rivolti a tutte le generazioni.

Mendelssohn scrisse le musiche di scena per la commedia shakespeariana Sogno di una notte di mezza estate nel 1843 su commissione del re Federico Guglielmo IV di Prussia – che aveva apprezzato il lavoro fatto dal compositore tedesco per la rappresentazione dell’Antigone di Sofocle – partendo dall’Ouverture di successo Ein Sommernachtstraum,che aveva composto ancora diciassettenne nel 1826. E proprio questa pagina viene proposta da Gardiner a Bologna, insieme alla celeberrima Marcia nuziale, allo Scherzo, alla Marcia degli Elfi, al Lied per coro “Bunte”, all’Intermezzo, al Notturno e al Finale tratte dall’op. 61.

È del 1880 la Sesta Sinfonia di Dvořák, tenuta a battesimo nella veste completa a Londra nel 1882 dal noto direttore Hans Richter sul podio della Filarmonica di Vienna, che ne sancì il successo internazionale, poi confermato dall’esecuzione – sempre londinese – del 1884 diretta dallo stesso compositore ceco. Gli echi brahmsiani e del sinfonismo tedesco sono evidenti in questa partitura, che però non rinuncia ai riferimenti folklorici tipici del linguaggio di Dvořák, ispirato a melodie e ritmi della sua terra.

I biglietti – da 17,50 a 55 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo.

CONCERTO STRAORDINARIO

Domenica 7 dicembre ore 17.30, Auditorium Manzoni

Sir John Eliot Gardiner direttore

Chiara Salentino soprano

Matilde Lazzaroni mezzosoprano

Gea Garatti Ansini Maestro del Coro

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

PROGRAMMA

Felix Mendelssohn-Bartholdy

Ein Sommernachtstraum, per soli, coro femminile e orchestra, op. 61 (MWV M13)

Ouverture – Allegro vivace
Scherzo – Allegro molto vivace
Marcia degli Elfi – Allegro molto vivace

Bunte – lied per coro – Allegro non troppo

Intermezzo – Allegro appassionato

Notturno – Con moto tranquillo

Hochzeitmarsch (Marcia nuziale) – Allegro vivace

Finale – Allegro vivace

Antonín Dvořák

Sinfonia n. 6 in re maggiore op. 60, B. 112

  1. Allegro non tanto
  2. Adagio
  3. Scherzo, Furiant: Presto – Trio: Poco meno mosso
  4. Finale: Allegro con spirito
IN-CIN-LA L’OPERETTA DI CARLO LOMBARDO E VIRGILIO RANZATO NELLA PRODUZIONE DELLA COMPAGNIA CORRADO ABBATI

 Teatro Regio di Parma

 domenica 7 dicembre, ore 17.00

Con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta da Alberto Orlandi, il Rapsody Choir preparato da Gregorio Pedrini, gli interpreti Antonella De Gasperi, Sara Intagliata, Kang Hyunwook, Luca Mazzamurro, Fabrizio Macciantelli, Corrado Abbati, Matteo Catalini e Il Balletto di Parma con le coreografie di Francesco Frola

Giovani e innamorati, timidi e inesperti: ecco i protagonisti di una delle operette più famose di sempre, Cin-Ci-La, scritta nel 1925 da Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, che si fanno ispirare dall’esotismo in gran voga all’epoca e confezionano una favola in musica ambientata a Macao, con due giovani ed ingenui sposi, Ciclamino e Myosotis, eredi al trono. Il paese è bloccato nell’attesa dell’erede, che tarda ad arrivare. L’arrivo della strampalata coppia parigina Cin-Ci-La e Petit Gris porterà, attraverso rocambolesche ed esilaranti vicende, all’immancabile lieto fine.

La celebre operetta compie 100 anni, un successo che si rinnova al Teatro Regio di Parma domenica 7 dicembre 2025, ore 17.00, grazie alla produzione del centenario proposta dalla Compagnia Corrado Abbati, che ne firma l’adattamento e la regia, nell’allestimento e con i costumi di InScena Art Design, con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta da Alberto Orlandi, il Rapsody Choir preparato da Gregorio Pedrini, Il Balletto di Parma con le coreografie di Francesco Frola e gli interpreti Antonella De Gasperi (Cin-Ci-La), Sara Intagliata (Mysotis), Kang Hyunwook  (Ciclamino), Luca Mazzamurro  (Petit-Gris), Fabrizio Macciantelli (Fon Ki), Corrado Abbati (Blum), Matteo Catalini Un cinese).

Prelazioni per gli abbonati del Teatro Regio di Parma e riduzioni del 50% ai giovani under 35.

Cin-Ci-La biglietti da 10 a 40 euro in vendita online e presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma. Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A – 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

orari di apertura: martedì, giovedì e sabato 10:00 – 13:00; mercoledì e venerdì 10:00 – 13:00, 16:00 – 18:00 e un’ora e mezza prima dello spettacolo.

Verso il 7 dicembre: gli appuntamenti al Teatro alla Scala dal 28 novembre all’Inaugurazione

Dieci giorni di intensa attività culturale e istituzionale accompagnano l’attesa per la Prima

Nelle settimane che conducono alla Serata Inaugurale della Stagione 2025/2026, con la messa in scena di Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk, il Teatro alla Scala intensifica la propria attività offrendo, dal 28 novembre al 7 dicembre, un articolato palinsesto di iniziative che affianca la programmazione artistica. Il Piermarini si conferma luogo di incontro e riflessione, proponendo un percorso diviso tra momenti di approfondimento aperti alla città e appuntamenti dedicati a specifici interlocutori.

Gli appuntamenti aperti al pubblico

Venerdì 28 novembre alle ore 18 nel Ridotto dei Palchi il secondo appuntamento del ciclo “Note di storia”, in collaborazione con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, intitolato “Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura”. L’incontro vedrà Mariamargherita Scotti dell’Istituto Ernesto De Martino e Veniero Rizzardi della Fondazione Archivio Luigi Nono dialogare su un tema di forte impatto civile: il volto del dissenso represso nelle democrazie, partendo dal cosiddetto Affaire Audin e la risposta artistica di Luigi Nono nella sua Intolleranza 1960. L’opera, definita azione teatrale politica e sperimentale, utilizza testi di Brecht e Alleg per narrare l’oppressione e la resistenza attraverso il viaggio di un rifugiato. Prenotazione consigliata tramite DICE.

Sabato 29 novembre alle ore 10:30, sempre al Ridotto dei Palchi, il Teatro ospita AGIS Lombardia con la presentazione dell’indagine sul pubblico delle imprese di spettacolo in Lombardia, condotta da Ergo Research. I lavori saranno aperti dal Sovrintendente e Direttore Artistico Fortunato Ortombina. Ingresso su prenotazione all’indirizzo comunicazione@agislombarda.it.

Mercoledì 3 dicembre alle ore 18, ancora al Ridotto Toscanini, si terrà la presentazione del volume “La forza del destino”, ristampa anastatica del libretto originale della prima versione dell’opera a cura di Raffaele Mellace. Il volume, che rende disponibile il manoscritto autografo di Francesco Maria Piave con le annotazioni di Giuseppe Verdi, è il primo frutto della collaborazione editoriale fra il Teatro alla Scala e Il Saggiatore, che proseguirà fino al 2028 in occasione dei 250 anni del Teatro. Interverranno il Sovrintendente e Direttore Artistico Fortunato Ortombina, Luca Formenton, presidente Il Saggiatore, Paolo Besana, Direttore della Comunicazione del Teatro e il professor Raffaele Mellace. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Il 6 dicembre alle ore 12, nell’ambito delle celebrazioni degli 80 anni dell’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, il Teatro, sempre al Ridotto dei Palchi, ospita uno degli appuntamenti di questo anniversario, durante il quale verrà presentato lo spot celebrativo realizzato per l’occasione dagli allievi dell’Università Iulm. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Sempre il 6 dicembre, alle 18, nuovamente al Ridotto dei Palchi, nel percorso di avvicinamento alla Prima scaligera, Fabiana Giacomotti sarà in dialogo con la costumista dell’opera Olga Shaishmelashvili per l’appuntamento “Volontà di potenza”. Intervengono Mattia Palma, direttore della Rivista del Teatro alla Scala, e Nico Vascellari. RSVP tmvpress@terramoretti.it.

Daniele Gatti dirige l’Orchestra Mozart: appuntamento al Teatro Nuovo Giovanni da Udine mercoledì 3 dicembre 2025

Il concerto, in programma alle ore 20.30, concluderà un’esperienza artistica in residenza

Un importante progetto impreziosisce la seconda Stagione musicale del Giovanni da Udine firmata dal direttore artistico Paolo CascioL’Orchestra Mozart diretta da Daniele Gatti sarà infatti ospite del Teatro udinese per un progetto di residenza. L’esperienza si concluderà mercoledì 3 dicembre con l’atteso concerto che, in prima nazionale, condurrà l’ascoltatore lungo un viaggio alla ricerca delle radici del neoclassicismo musicale, spaziando dalla Sinfonia in Do di Igor Stravinskij alla Sinfonia n. 1 in Re maggiore, op. 25 Sinfonia classica di Sergej Prokof’ev per culminare con l’esecuzione della splendida quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven.

Il concerto, che fa parte della 29ma Stagione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine realizzata anche con il sostegno di Fondazione Friuli,  sarà preceduto alle ore 10.30 da una prova aperta alle scuole e, alle 18.00, dalla conferenza di approfondimento “Prendi Nota – Echi di classicità e visioni del destino” a cura del musicologo Gaston Fournier-Facio (ingresso gratuito).

L’Orchestra Mozart è stata fondata da Claudio Abbado nel 2004 ed è costituita dalle prime parti delle più prestigiose orchestre internazionali, cui si affiancano giovani talenti provenienti da ogni parte d’Europa. A dirigerla in questa particolare occasione è Daniele Gatti, oggi annoverato tra i più importanti direttori d’orchestra del panorama internazionale. Nominato Direttore Musicale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a partire dal 2026, Daniele Gatti è oggi annoverato tra i più importanti direttori d’orchestra del panorama internazionale, con impegni regolari sul podio dei Berliner Philharmoniker, dei Wiener Philharmoniker e della Staatskapelle Dresden, di cui è attualmente Direttore principale. 

INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni concerto e/o spettacolo. Acquisti online sempre possibili su Vivaticket.it. Per informazioni: biglietteria@teatroudine.it www.teatroudine.it

mercoledì 3 dicembre 2025 – ore 20.30

ORCHESTRA MOZART
DANIELE GATTI direttore

Igor Stravinskij Sinfonia in Do
Sergej Prokof’ev Sinfonia n. 1 in Re maggiore, op. 25 Sinfonia classica
Ludwig van Beethoven  Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67

Progetto artistico in residenza. Prima nazionale.

Gran finale per il Salotto musicale di Nevile Reid : il duo Serafini–Smolarek chiudono la rassegna

Il Salotto musicale di Nevile Reid si prepara a salutare la sua edizione 2025 con un ultimo appuntamento di grande prestigio, dopo una rassegna che ha registrato sette concerti molto partecipati, confermando la capacità dell’iniziativa di attrarre pubblico anche in periodi tradizionalmente caratterizzati da una minore presenza turistica. Una risposta calorosa che premia la qualità artistica della programmazione e la continuità del progetto culturale promosso dalla Fondazione Ravello negli spazi di Villa Rufolo.

Domenica 30 novembre, alle ore 12, nell’Auditorium del complesso monumentale, il sipario si chiuderà con il concerto del duo formato da Flavio Serafini (flauto) e Kasia Smolarek (chitarra), due musicisti che vantano già una carriera internazionale di altissimo livello. Il duo si è esibito in sale iconiche come il Musikverein di Vienna, la Tonhalle di Zurigo, il KKL di Lucerna e l’Auditorium Parco della Musica di Roma, imponendosi per eleganza interpretativa e versatilità stilistica.

Per il concerto conclusivo, il programma abbraccerà un itinerario musicale che dalle atmosfere intime del Romanticismo giunge alla brillantezza del repertorio contemporaneo. Si apre con i Valses Poéticos di Enrique Granados, raffinata raccolta dal fascino danzante e sognante, per proseguire con una delle opere più amate del primo Ottocento, la Sonata in la minore D821 “Arpeggione” di Franz Schubert, proposta in una trascrizione che esalta il dialogo tra il timbro caldo del flauto e la trasparenza della chitarra.

Spazio poi alla travolgente energia di Astor Piazzolla con Histoire du Tango, viaggio attraverso l’evoluzione del tango dalle origini fino alle forme colte del Novecento, e infine alla virtuosistica Fantasia brillante su “Carmen” di Georges Bizet nella trascrizione di François Borne, un omaggio alla celebre opera che unisce bellezza melodica e spettacolarità tecnica.

Con questo appuntamento il Salotto musicale di Nevile Reid conferma la propria vocazione a offrire esperienze musicali di alto profilo anche fuori dai tradizionali circuiti stagionali, contribuendo in modo significativo alla vitalità culturale di Ravello e della Costiera.

Un finale appassionante per una rassegna che, ancora una volta, ha saputo conquistare il pubblico con la qualità degli interpreti e l’atmosfera unica dell’Auditorium di Villa Rufolo.

Domenica 30 novembre ore 12.00

Kasia Smolarek, chitarra

Flavio Serafini, flauto

Biglietto di ingresso alla Villa

Programma

Enrique Granados (Leida 1867 – Canale della Manica 1916)

Valses Poeticos

Franz Schubert (Vienna 1797-1828)

Sonata in la minore d821 “Arpeggione”

Astor Piazzolla (Mar del Plata 1921 – Buenor Aires 1992)

Histoire du Tango

Georges Bizet – Francois Borne (Montpellier 1840 – Tolosa 1920)

Fantasia brillante su “Carmen”

L’ingresso al concerto è gratuito per i residenti e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.it; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk : il 7 dicembre, alla Scala, Riccardo Chailly e Vasily Barkhatov portano in scena Šostakovič

La Scala celebra il cinquantenario della morte del compositore

Il 4 dicembre l’anteprima Under30

Il 7 dicembre diretta su Rai1 e Rai Radio3 dalle 17.45

Inaugura la Stagione d’opera 2025/2026 del Teatro alla Scala Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.

Il Direttore musicale Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, dirige Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. La regia è di Vasily Barkhatov, le scene sono di Zinovy Margolin, i costumi sono firmati da Olga Shaishmelashvili, le luci sono a cura di Alexander Sivaev. Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmajlova), Najmiddin Mavlyanov (Sergej), Yevgeny Akimov (Zinovij Borisovič Izmailov) e Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov).

L’opera andrà in scena domenica 7 dicembre alle ore 18 (con l’Anteprima Under30 giovedì 4 dicembre alle ore 18), mercoledì 10 dicembre alle ore 20 (turno Prime Opera), sabato 13 dicembre alle ore 20 (turno A), martedì 16 dicembre alle ore 20 (turno B), venerdì 19 dicembre alle ore 20 (turno C), martedì 23 dicembre alle ore 20 (turno D) e martedì 30 dicembre alle ore 20 (fuori abbonamento).

L’opera

Il compositore, autore anche del libretto tratto dal romanzo di Nikolaj Leskov, aveva immaginato l’opera come prima anta di un trittico che avrebbe descritto la condizione della donna in diverse epoche della storia russa. La vicenda, ambientata nella campagna russa negli anni 1860 (la servitù della gleba è abolita nel 1861), vede protagonista la giovane Katerina Izmajlova che, sposata contro la sua volontà a Zinovij, un giovane possidente imbelle, e soggetta alle angherie anche sessuali del suocero, è attratta dal garzone Sergej, sfacciato e brutale. Quando il suocero li scopre e frusta Sergej, Katerina lo avvelena con una zuppa di funghi. Al ritorno del marito, Katerina e Sergej si liberano anche di lui e si sposano, ma durante la cerimonia un servo scopre il cadavere di Zinovij nascosto in cantina. Katerina e Sergej (che nel racconto di Leskov uccidono anche un nipote per sottrargli l’eredità) sono condannati ai lavori forzati. Durante il viaggio Sergej preferisce a Katerina una ragazza più giovane: Katerina la uccide trascinandola con sé nelle acque ghiacciate del fiume.   

Dopo la doppia prima, il 22 gennaio 1934 a Leningrado e due giorni dopo a Mosca, l’opera gode di un clamoroso succès de scandale, sia per la spietata critica sociale sia per l’inedito realismo nella rappresentazione della sessualità. Šostakovič abbandona la vena satirica astratta e surreale della sua prima opera, Il naso – tratta da Gogol’ e andata in scena per sole sei rappresentazioni a Mosca nel 1930 – per rifarsi alla ruvida aderenza al vero di Musorgskij, e il pubblico risponde entusiasta: duecento rappresentazioni in due anni tra Leningrado e Mosca. Il vento però sta cambiando, come spiega Galina Vishnevskaya, celebre interprete di Katerina, nelle sue memorie: “I compositori dell’ex-Proletkult che in passato erano stati spietatamente criticati da Šostakovič stavano ora monopolizzando l’Unione dei Compositori proprio di fianco al Cremlino, e covavano il loro rancore verso Šostakovič”.

Ma soprattutto, le direttive di Ždanov, nuovo responsabile della cultura del Partito comunista, chiedono ottimismo, eroi positivi e finali lieti. Nel gennaio 1936 Stalin assiste a una rappresentazione. L’articolo della Pravda segna il bando per l’opera in Russia e la disgrazia del compositore, che dura fino agli anni di Kruščëv, quando Šostakovič accetta di curare una versione emendata del suo lavoro che va in scena a Mosca nel 1963 con il nuovo titolo Katerina Ismailova. Le scene di erotismo più acceso sono soppresse, il linguaggio musicale è meno abrasivo.

Il rapporto di Riccardo Chailly con la produzione operistica di Šostakovič ebbe inizio proprio al Piermarini più di cinquant’anni fa: “Tutto cominciò nel 1972, quando avevo 19 anni. Ebbi il privilegio di assistere alle prove e alle rappresentazioni dell’opera Il naso di Šostakovič, diretta da Bruno Bartoletti con la regia di Eduardo De Filippo. Rimasi letteralmente stordito per giorni. Mi colpì enormemente la modernità, il coraggio di affrontare un testo di Gogol’ in quel modo”.

Da una parte, la tecnica compositiva di uno Šostakovič appena ventiquattrenne che realizza un’orchestrazione di rara fattura, in cui – come continua Chailly – “non si corregge niente, non si taglia niente, e che mostra nella scrittura un sapiente e innovativo uso della politonalità”. Dall’altra, una conoscenza capillare del patrimonio delle melodie popolari russe, fattore determinante per lo strabiliante successo riscosso nel periodo precedente alla sua censura, che porta questo titolo a essere rappresentato quasi duecento volte tra Leningrado e Mosca nell’arco di un anno e mezzo. Continua Chailly: “Šostakovič accenna, ammicca, inserisce quasi a mosaico elementi riconoscibili dalla tradizione popolare russa”.

Ma non finisce qui. In Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk coesiste con questa tradizione folklorica anche un aspetto legato alla musica mitteleuropea, come attesta la citazione all’interno della seconda aria di Katerina nel Quarto Atto, dell’Abschied dal Lied von der Erde di Gustav Mahler, come ricorda Chailly: “Qui Šostakovič aveva bisogno di rappresentare musicalmente il vuoto totale di una donna delusa da tutto, a un passo dalla disperazione definitiva”.

Del resto – come ci ricorda Franco Pulcini – nel Quarto Atto “l’alchimia dell’orchestrazione raggiunge effetti lugubri. Pensiamo all’impressionante ‘Passacaglia’, interludio posto fra i due quadri del secondo atto. Il finale dell’opera, l’ultimo atto, è di abissale pessimismo, con musica in presa diretta emotiva. Qui e altrove, insieme a Musorgskij, il faro dell’ispirazione resta soprattutto l’ultimo Mahler, poeta sinfonico della morte, per le tinte cadaveriche che traspaiono nel tessuto strumentale”.

Una partitura piena di contrasti, dunque, in cui, al fianco di questo elemento struggente, convive l’elemento grottesco, magistralmente rappresentato musicalmente da Šostakovič. Continua il Direttore musicale: “Il grottesco in quest’opera sconvolge fin dal primo ascolto. Basta concentrarsi sul canto del prete dopo aver scoperto che Boris è stato avvelenato da Katerina. Una scrittura che rimanda quasi al mondo dell’operetta, un linguaggio musicale completamente diverso, quasi da tragedia satirica, in cui s’impone l’idea del grottesco”.

L’opera alla Scala

La revisione dell’opera negli anni ‘50 aveva suscitato un vivo interesse anche in via Filodrammatici. Il successo planetario del romanzo Il dottor Zivago, proibito dalla censura sovietica e pubblicato per la prima volta dall’editore italiano Feltrinelli nel 1957, aveva creato un’ondata di interesse per le opere del dissenso e il Direttore artistico Francesco Siciliani aveva avviato invano le trattative per ottenere che la prima assoluta della Katerina avvenisse alla Scala. L’opera vi arriva invece solo nel maggio 1964, con la direzione di Nino Sanzogno, la regia di Milo Wasserbauer e Inge Borkh nei panni di Katerina. Negli anni seguenti Mstislav Rostropovich si fa paladino della riscoperta della prima e più radicale versione dell’opera: una battaglia insieme artistica e politica per le ragioni autentiche, ancorché rinnegate, del lavoro poetico. Bisognerà attendere il 1992 perché Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk arrivi anche alla Scala, con la regia di André Engel e la direzione di Kazushi Ono, per poi tornare nuovamente nel 2007, con la direzione di Myung-Whun Chung e la regia di Richard Jones.

Riccardo Chailly, direttore

Con la sua dodicesima inaugurazione di stagione il maestro Riccardo Chailly prosegue una collaborazione con il Teatro alla Scala che risale al 1978 e che proseguirà anche nei prossimi anni. Le opere di Giuseppe Verdi, dai titoli giovanili fino a Aida e Don Carlo, la scoperta delle versioni originali di titoli pucciniani, il ritorno di capolavori che ebbero alla Scala la loro prima rappresentazione, nonché una vastissima ricognizione del repertorio sinfonico, che negli ultimi anni si è concentrato in particolare sulla Seconda Scuola di Vienna, sono solo alcuni dei percorsi approfonditi dal Maestro in un rapporto sempre più stretto con l’Orchestra e il Coro scaligeri. Tra questi filoni, anche il repertorio russo: con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk Chailly corona un percorso iniziato nel lontano 1991 con La fiera di Sorocincy di Modest Musorgskij e proseguito poi con L’angelo di fuoco di Prokof’ev nel 1994 e con Boris Godunov nel 2022.

Riccardo Chailly ha intessuto negli anni un rapporto profondo con Orchestra e Coro scaligeri. Un legame che, come nel caso del repertorio operistico di Šostakovič, vede strettamente connesso il Direttore musicale al Teatro alla Scala, in un lavoro di perpetua ricerca e condivisione di meravigliose pagine del repertorio, e che proietta questa sinergica e prolifica collaborazione nel futuro garantendo al pubblico la presenza di Riccardo Chailly al Piermarini negli anni a venire.

Vasily Barkhatov, regista

Vasily Barkhatov segna con questa regia il suo debutto scaligero. Quello fra direzione musicale e regia è stato in questo caso un lavoro capillare e profondo nella partitura, iniziato da molto tempo, come ricorda il regista: “Questa è la mia prima collaborazione con Riccardo Chailly. Quasi due anni fa abbiamo parlato per la prima volta dell’opera. Grazie al lavoro con lui ho potuto scoprire ulteriori aspetti interessanti della partitura: una partitura molto cinematografica, in cui vengono forniti minuziosi dettagli per l’azione scenica e che ci consente dunque di rappresentare minuziosamente i personaggi dal punto di vista psicologico. Stiamo osservando e discutendo insieme tutto, è una collaborazione che ci vede affiancati molto in profondità”.

Ne deriva una regia concentrata sul personaggio di Katerina Izmajlova, in una drammaturgia che si sviluppa lungo i suoi ricordi e le sue confessioni. Le coordinate della messa in scena si basano proprio sulla drammaturgia suggerita da Šostakovič, che, secondo le parole di Barkhatov, “oscilla tra humour e tragedia cinematografica, tra l’assurdo, il realistico e la tragedia violenta. Facciamo lo stesso, cercando di salvaguardare l’intero contenuto della partitura”.

E chi è Katerina, nella visione di Barkhatov? Afferma il regista: “Katerina sta compiendo un delitto per la sua libertà e per la sua identità, ma rimane pur sempre un delitto. Proviamo a entrare nella sua mente. Katerina ha bisogno di fare questo, non ha altro modo per fuggire da una costrizione. Ma quando diventa cosciente del tradimento di Sergej, in Siberia, realizza profondamente di aver commesso nient’altro che un omicidio, capisce di essere un mostro, capisce di non aver fatto niente di buono”.

Una donna che, lottando per la sua identità, compie un gesto efferato. Tuttavia, continua Barkhatov, “non la vedo assolutamente come una pazza, ma come una donna scontenta e frustrata, che ha preso questo amore con Sergej come qualcosa di grande”.

Un’opera che parla ancora molto al presente e porta in scena, ad esempio, l’attuale tema della libertà sessuale, una delle conquiste della Rivoluzione russa, che, come si diceva al tempo, avrebbe dovuto garantire che la possibilità di soddisfare i propri istinti dovesse essere semplice come “bere un bicchier d’acqua” quando si ha sete. Ma è nel 1934, anno di pubblicazione dell’opera, che l’Unione Sovietica introduce il divieto di aborto, cerca di assumere contromisure significative contro il divorzio e mette al bando l’omosessualità. Come ci ricorda Franco Pulcini, tra gli altri, “il successo dell’opera coincide con l’abolizione di tale libertà”, e rappresenta in qualche modo un riscatto di queste libertà perdute.

Del resto, Šostakovič ambienta la vicenda nel mondo provinciale del distretto di Mcensk, una società rurale, arretrata e patriarcale, che fa sì che il testo sia connotato da un linguaggio esplicito e prosaico, atto a rappresentare una società fortemente patriarcale in cui la considerazione della donna è estremamente arretrata, e che il compositore mette in scena per condannarla.

Le trasmissioni Rai

Anche per questo 7 dicembre si rinnova la collaborazione con Rai, che propone la Prima in diretta su Rai1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45, con una definizione quattro volte superiore rispetto agli standard televisivi abituali, come già avvenuto negli anni scorsi con Don Carlo e La forza del destino. Si tratta della quarantanovesima apertura della Stagione d’opera del Teatro alla Scala trasmessa in diretta dalla Rai, preludio all’anniversario del 2026, che segna i cinquant’anni di questa importante collaborazione, iniziata nel 1976. Su Rai1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti di Giorgia Cardinaletti dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando, prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti. Per Radio3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini, e sarà prevista la trasmissione sul Circuito Euroradio in diretta in Romania, Croazia, Slovacchia, Serbia, Portogallo, Bulgaria e Slovenia, e in differita in Spagna (data da destinarsi), Francia (13 dicembre), Svezia (data da destinarsi), Svizzera (data da destinarsi) e Belgio (27 dicembre).

Lo spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in diretta anche su Rai Radio3, su Rai1 HD canale 501, su Rai4K e su RaiPlay, dove potrà essere visto per 15 giorni dopo la Prima. Anche quest’anno la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta. Sono numerosi i broadcaster di tutti i continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi sottoscritti con Rai Com: da ARTE per Francia, Belgio, Austria, Germania, Liechtenstein e Lussemburgo alla Svizzera RSI, dalla portoghese RTP. Dall’Europa al Giappone, dove la NHK manderà in onda l’opera in differita in formato 4K HDR. La Prima della Scala sarà fruibile in tutto il mondo sulla piattaforma Medici Tv e sarà proiettata in diretta anche nelle sale cinematografiche di Finlandia, Scandinavia, Spagna, Svizzera, America Latina, Australia e Nuova Zelanda.

Aspettando il 7 dicembre. Come ogni anno, il Teatro alla Scala propone un ampio palinsesto di appuntamenti di avvicinamento all’apertura della Stagione d’opera. Un calendario che prosegue fino al 7 dicembre, e che è iniziato nelle scorse settimane con l’incontro di studio intitolato“La donna e la storia: un’inquietante tragedia satirica”, a cui, insieme al Riccardo Chailly e al curatore Raffaele Mellace, hanno partecipato Paolo Nori, Franco Pulcini e Anna Giust.

Agli incontri organizzati dal Teatro si aggiunge il calendario di eventi compresi nel progetto “Prima diffusa” promosso da Comune di Milano, Rai e Edison.

Qui di seguito il calendario dei prossimi incontri.

  • VENERDÌ 28 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Secondo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli

Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura

Dialogo tra Mariamargherita Scotti e Veniero Rizzardi

  • LUNEDÌ 1° DICEMBRE, ore 18.30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro con il regista Vasily Barkhatov,riservato agli abbonati Under30

  • GIOVEDÌ 4 DICEMBRE, ore 18:Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anteprima Under30

  • VENERDÌ 5 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro dedicato ai lettori di ViviMilano

Dialogo tra Gian Mario Benzing e il M° Riccardo Chailly

  • SABATO 6 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Moda, scene e costume teatrale”, incontro a cura di Fabiana Giacomotti

In collaborazione con ‘Il Foglio quotidiano’. Si ringrazia Bellavista – Terra Moretti

  • DOMENICA 7 DICEMBRE, ore 17.15, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, viale Pasubio 5:

Terzo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli.

Prima Diffusa alla Fondazione Feltrinelli: breve introduzione di Carlo Boccadoro all’opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, approfondimento con guida all’ascolto durante la proiezione della Prima.

Rappresentazioni

Giovedì 4 dicembre 2025 ore 18 ~ Anteprima Under30

Domenica 7 dicembre 2025 ore 18 ~ Inaugurazione Stagione 2025/2026

Mercoledì 10 dicembre 2025 ore 20 ~ Abb. Prime Opera

Sabato 13 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno A

Martedì 16 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno B

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno C

Martedì 23 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno D

Martedì 30 dicembre 2025 ore 20 ~ Fuori abbonamento

Prezzi

Serata inaugurale 7 dicembre 2025

da 3.200 a 150 euro

Repliche

da 300 a 40 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

TCBO: LA VIOLA DI TIMOTHY RIDOUT E LA DIREZIONE DI ROBERTO ABBADO PER HINDEMITH E SCHUMANN

Il giovane solista inglese debutta nella stagione della fondazione lirico-sinfonica felsinea e con la Filarmonica

Lunedì 1° dicembreore 20.30 all’Auditorium Manzoni

“In pochi colpi d’arco, il britannico Timothy Ridout si è ritagliato un posto nella ristrettissima cerchia dei grandi violisti”. Così il quotidiano francese «Le Monde» sul solista trentenne che debutta nella Stagione della Fondazione lirico-sinfonica felsinea, interpretando Der Schwanendreher, concerto per viola e piccola orchestra sopra antichi canti popolari di Paul Hindemith. A guidare la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna il “suo” Direttore principale Roberto Abbado, che nella seconda parte della serata – in programma lunedì 1° dicembre alle 20.30 all’Auditorio Manzoni – propone anche la Sinfonia n. 2 in do maggiore, op.61 di Robert Schumann.

Primo Premio ai concorsi internazionali per viola “Lionel Tertis” e “Cecil Aronowitz”, nonostante la giovane età Ridout è impegnato nell’ampliamento del repertorio per il suo strumento, eseguendo prime assolute come il Concerto per viola di Mark Simpson “Hold Your Heart in Your Teeth”, interpretato l’anno scorso alla Philharmonie di Berlino con la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin diretta da Robin Ticciati. Il violista è inoltre ospite di realtà rinomate, dalla Wigmore Hall al Concertgebouw di Amsterdam, e di compagini come l’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese e la BBC Symphony Orchestra, oltre ad aver collaborato con direttori quali Sir Simon Rattle e Sir András Schiff.

Vincitore nel 2008 del “Premio Abbiati”, Roberto Abbado è stato sul podio di numerosi concerti sinfonici e produzioni operistiche del TCBO: dal Macbeth verdiano firmato da Robert Wilson al più recente Trittico pucciniano con la regia di Pier Francesco Maestrini e sarà impegnato per l’inaugurazione della Stagione 2026 con Idomeneo di Mozart nel nuovo allestimento curato da Mariano Bauduin. Ha diretto orchestre prestigiose, come la Concertgebouworkest di Amsterdam, i Wiener Symphoniker, l’Orchestre national de France, la Staatskapelle Dresden e la Gewandhausorchester di Lipsia.

Conosceva bene la viola Paul Hindemith, che ebbe lunga esperienza come solista di questo strumento a cui dedicò svariati lavori. Non fa eccezione Der Schwanendreher, letteralmente “il gira-cigni”, ovvero colui che nelle cucine medievali girava il volatile allo spiedo, accomunato allegoricamente al menestrello di strada che muoveva la manovella della ghironda a forma di cigno. Tutti i tre movimenti impiegano canti popolari cinquecenteschi tedeschi e il titolo del concerto fa riferimento a quello utilizzato come materiale tematico per l’ultimo tempo: sette variazioni sul canto popolare “Non sei un gira-cigni?”. Eseguito la prima volta ad Amsterdam il 14 novembre 1935, con l’autore stesso come solista, questo concerto ricorre a un organico insolito, che non prevede negli archi né i violini né le viole, per dare risalto allo strumento solistico ed evocare un timbro antico e folcloristico.

Iniziava a manifestarsi l’instabilità psichica di Schumann tra il 1845 e il 1846, periodo di composizione della sua Seconda Sinfonia in do maggiore. «Ho composto la sinfonia nel dicembre 1845, ancora mezzo malato – spiegava l’autore in una lettera –; mi sembra che lo si possa avvertire ascoltandola. Solamente nell’ultimo movimento mi sono sentito nuovamente me stesso; adesso, sto meglio, dopo aver finito l’opera intera. Ma mi fa pensare a giorni tristi». La sinfonia destinata a diventare una delle più apprezzate da compositori come Brahms e Čajkovskij, venne tenuta a battesimo da Felix Mendelssohn al Gewandhaus di Lipsia il 5 novembre del 1846, riscuotendo in quella occasione scarso successo, tanto che fu necessario apportare delle modifiche per l’esecuzione nella città natale di Schumann, Zwickau, nel luglio del 1847.

Main Partner della Stagione Sinfonica 2025 del Teatro Comunale di Bologna è Intesa Sanpaolo, grazie al cui sostegno sono inoltre aperte gratuitamente alle scuole gran parte delle prove generali dei concerti.

I biglietti – da 10 a 40 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo. 

Per ogni concerto della Stagione Sinfonica 2025 prosegue “Note a margine”, una rassegna di incontri con il pubblico che si tengono circa 30 minuti prima dell’inizio del concerto presso il foyer del bar dell’Auditorium Manzoni. 

Partenope di Morricone in prima rappresentazione assoluta al Teatro di San Carlo

Vanessa Beecroft firma una regia inedita per l’unica opera lirica

scritta da Ennio Morricone pubblicata da SZ Sugar

Venerdì 12 e domenica 14 dicembre in chiusura delle celebrazioni di “Napoli Millenaria” promosse dal Comune di Napoli con la partnership di Napoli 2500

A trent’anni dalla sua composizione, l’unica opera lirica di Ennio Morricone vede la luce per la prima volta al Teatro di San Carlo, nella Stagione 2025/2026 presentata sotto il segno di “Be Luminous”Partenope. Musica per la sirena di Napoli, su libretto di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto, sarà in scena per due date, venerdì 12 dicembre alle ore 20:00 domenica 14 alle 17:00. L’appuntamento è la punta di diamante delle celebrazioni promosse dal Comune di Napoli con la partnership di Napoli 2500 per i 2500 anni dalla fondazione della città.

Partenope, pubblicata dalla casa editrice SZ Sugar, restituisce alla scena un capitolo poco conosciuto ma fondamentale del percorso creativo di Morricone. La nuova produzione del Teatro di San Carlo è affidata alla visione contemporanea di Vanessa Beecroft che, per il Massimo partenopeo, firma una regia inedita e cura l’intero progetto visivo con Daniela Ciancio, per i costumi, e con Danilo Rubeca, per la coreografia, impegnato anche come regista collaboratore. Sul podio Riccardo Frizza, alla guida di Orchestra e Coro del Lirico di Napoli, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi

La storia del mito fondativo della città vede in scena due Partenope, Jessica Pratt Maria AgrestaFrancesco Demuro interpreta Melanio, mentre Désirée Giove, già allieva dell’Accademia del Teatro di San Carlo, è Persefone. La voce narrante è quella di Mimmo Borrelli.

L’opera, definita “da camera” dato il cast vocale contenuto, venne composta nel 1995 su libretto di Sandro Cappelletto e Guido Barbieri ma, per una serie di circostanze, non vide mai la luce. L’orchestrazione alterna strumenti antichi e moderni – dai flauti dolci alle percussioni napoletane, dalle arpe alle tube – creando un impasto sonoro in cui si mescolano il respiro arcaico del mito e la voce contemporanea della città. Nel racconto, la sirena Partenope attraversa la metamorfosi, la perdita e la rinascita fino a divenire figura cosmica e fondatrice, emblema di libertà e sacrificio. 

Stagione 25/26

Dal 12 Dicembre al 14 Dicembre

Partenope

Opera in un atto
Musica di Ennio Morricone
Libretto di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto

Direttore | Riccardo Frizza
Regia | Vanessa Beecroft
Costumi | Daniela Ciancio per Vanessa Beecroft
Coreografia | Danilo Rubeca per Vanessa Beecroft


Interpreti
Partenope 1 | Jessica Pratt
Partenope 2 | Maria Agresta
Persefone | Désirée Giove#
Melanio | Francesco Demuro
Narratore | Mimmo Borrelli

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Nuova produzione del Teatro di San Carlo

#Ex Allievo Accademia del Teatro di San Carlo

Prima Rappresentazione Assoluta
Vanessa Beecroft firma una regia inedita per “Partenope” al Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | BLU
venerdì 12 dicembre 2025, ore 20:00 – TAGLIANDO A – C/D – BLU – III
domenica 14 dicembre 2025, ore 17:00 – TAGLIANDO B – F – BLU – III

Opera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese

Mario Brunello e Sergej Krylov con l’Orchestra del Mare al Teatro del Maggio

Domenica 14 dicembre alle ore 20 – in Sala Zubin Mehta – il concerto dell’Orchestra del Mare con il violoncellista Mario Brunello, il violinista Sergej Krylov e i musicisti  dell’Orchestra Giovanile Italiana.

L’ensemble utilizza strumenti ricavati dai legni delle barche dei migranti e realizzati dalle persone detenute del carcere di Milano-Opera nell’ambito del progetto “Metamorfosi” della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.

Un progetto di Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.
Con i patrocini del Comune di Firenze e della Fondazione Cariplo.
Con il contributo di Fondazione CR Firenze.

Si ringrazia per il sostegno l’Hotel Anglo American e Toscana Aeroporti.

Domenica 14 dicembre 2025 alle ore 20, nella Sala Mehta del Teatro del Maggio, il concerto dell’Orchestra del Mare composta per l’occasione dal violoncellista Mario Brunello, il violinista Sergej Krylov e i musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole. Un concerto dal grande valore sociale a favore della “Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti”.

Il programma della serata mette in cartellone il “Concerto per 2 violini in re minore” di Johann Sebastian BachCampanella, estratto dal “Concerto per violino e orchestra n. 2” di Niccolò PaganiniAdios Nonino di Astor Piazzolla e Violoncello vibrez! di Giovanni Sollima.

In occasione di questo importante evento, ai maestri Brunello e Krylov saranno donati – dalle stesse persone detenute coinvolte nel lavoro di costruzione degli strumenti musicali – un violoncello e un violino costruiti nella liuteria del carcere di Milano-Opera.

I due artisti diventeranno dunque “ambasciatori” di questa iniziativa che pone al centro il dramma contemporaneo dei migranti e la necessità di rendere concreto, all’interno delle carceri, l’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale “…le pene non possono consistere in trattamenti disumani ma devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il concerto è un progetto di Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti; gode dei patrocini del Comune di Firenze e della Fondazione Cariplo e il contributo di Fondazione CR Firenze. Si ringrazia per il sostegno l’Hotel Anglo American e Toscana Aeroporti.

“L’Orchestra del Mare” spiega il presidente della “Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti”, Arnoldo Mosca Mondadori – “cerca di trasformare ciò che viene ritenuto, come diceva Papa Francesco, scarto, in armonia e speranza: barche destinate a essere rottamate, persone migranti che scappano dalla fame e dalla guerra, e infine persone detenute che trasformano questo legno in strumenti musicali. Sono grato al Maggio Fiorentino per dare voce a tutto questo”.

“Questo concerto è un vero e proprio messaggio” ha sottolineato Mario Brunello parlando di questo evento speciale “Questi strumenti, costruiti con il legno dei barconi dei migranti raccolti dalle rive dopo aver attraversato il mare, suoneranno insieme all’Orchestra Giovanile Italiana per trasmettere un appello di speranza da condividere con il pubblico.

Al nostro fianco, in un ideale passaggio di testimone per questo messaggio, ci saranno anche Maria Salvatori al violoncello e Angela Tempestini al violino”.

Il ricavato della serata sostiene il progetto Metamorfosi – il cui esito è l’Orchestra del Mare – aiutando a finanziare non solo i laboratori di liuteria nelle carceri di Opera e Secondigliano, ma anche quelli di Rebibbia e Monza, dove con i legni delle barche vengono realizzati anche oggetti di carattere sacro, come i rosari. Tutte le persone detenute che lavorano al progetto sono assunte in coerenza con l’articolo 27 della Costituzione Italiana.

Mario Brunello, che nelle stagioni del Teatro ha debuttato nell’autunno del 1992 in un concerto al Teatro Verdi insieme all’Orchestra del Maggio diretta nell’occasione da Stanislav Skrowaczewski, è fra i più apprezzati e illustri violoncellisti della sua generazione: è stato il primo europeo a vincere il prestigioso “Concorso Čajkovskij” a Mosca nel 1986. Ha collaborato con i più importanti direttori d’orchestra fra i quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Daniele Gatti, Antonio Pappano, Valerij Gergiev, Seiji Ozawa e Claudio Abbado. Nell’arco della sua carriera si è esibito con alcune delle più prestigiose orchestre del mondo tra cui la London Symphony, la Philadelphia Orchestra, la NHK Tokyo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Filarmonica della Scala e la Münchner Philharmoniker.

Sergej Krylov ha iniziato lo studio del violino a cinque anni, completando la sua formazione alla Scuola Centrale di Musica di Mosca. È stato nominato Direttore musicale della Lithuanian Chamber Orchestra nel 2008, con la quale ama esplorare, nel doppio ruolo di direttore e solista, un repertorio molto ampio che spazia dal barocco alla musica contemporanea.

Negli ultimi anni è ospite di importanti istituzioni musicali e ha collaborato con la Filarmonica della Scala, la London Philharmonic, la DSO Berlin, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestre la Philharmonique de Radio France e la St. Petersburg Philharmonic.

Nel corso delle stagioni del Maggio, Krylov ha debuttato – in un concerto diretto da Fabio Luisi – nel settembre del 2019 e ha successivamente preso parte alla tournée a Bucarest, sempre insieme al maestro Luisi e all’Orchestra del Maggio, dell’autunno del 2019.

La locandina:

JOHANN SEBASTIAN BACH

Concerto per 2 violini, archi e basso continuo in re minore BWV 1043

Vivace / Largo ma non tanto / Allegro

NICCOLÒ PAGANINI

Dal Concerto per violino e orchestra n. 2 in si minore: Campanella

ASTOR PIAZZOLLA

“Adios Nonino” per violoncello e archi

GIOVANNI SOLLIMA

“Violoncello vibrez!” per due violoncelli e archi

__

Orchestra del Mare:

Mario Brunellovioloncello

Sergej Krylovviolino

con i musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana

Prezzi:

Settore unico: 25€

NEANCHE PER FINTA : IL TEATRO REGIO DI PARMA PARTECIPA ALLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Scarpe rosse sui gradini e colonnato illuminato di rosso. Tre cucù verdiani e il recital Non lasciarmi in abbandono con le allieve di Accademia Verdiana Nicoletta Briguglio, Laura Delogu, Judith Maria Duerr, Olympia Hetherington, Mariko Lepage, Mariia Smirnova, Yijia Zhong, struggenti interpreti delle arie da Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti, Wolfgang Amadeus Mozart, accompagnate al pianoforte da Claudia Zucconi e presentate da Alessandro Roccatagliati

Teatro Regio di Parma

martedì 25 novembre 2025

Fornici del Teatro Regio

ore 13:00, 15:00, 17:00

Cucù verdiano

Ridotto del Teatro Regio

ore 18:00, ingresso libero

Non lasciarmi in abbandono

Recital con le allieve di Accademia Verdiana

Il Teatro Regio di Parma rinnova anche quest’anno la propria partecipazione alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 novembre e fa propri i valori di libertà, dignità, rispetto che la ispirano.

Una giornata di riflessione, ricordo, sensibilizzazione, a cui il Teatro Regio aderisce e che testimonia esponendo sui suoi gradini scarpe rosse e illuminando il colonnato di rosso.

Tre cucù verdiani dai fornici del Teatro alle ore 13:00, 15:00, 17:00e in Ridotto alle 18:00 il recital a ingresso libero Non lasciarmi in abbandono con le allieve di Accademia Verdiana Nicoletta Briguglio*, Laura Delogu*, Judith Maria Duerr*, Mariko Lepage*, Mariia Smirnova*,  Yijia Zhong* struggenti interpreti di arie da opere di Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti, Wolfgang Amadeus Mozart, accompagnate al pianoforte da Claudia Zucconi e presentate da Alessandro Roccatagliati.

Nel melodramma, molte sono le scene in cui personaggi femminili sono vittime di violenza da parte di uomini. Si tratta di violenza fisica, di abuso di autorità paterna, di minaccia, e talvolta di femminicidio perpetrato in scena, davanti agli occhi del pubblico. Il confine tra realtà e finzione, tra denuncia e spettacolo, è a volte difficile da cogliere e da definire. In questa giornata così importante che affronta uno dei temi più tragici della nostra società, il nostro auspicio è che la musica di Giuseppe Verdi Gaetano Donizetti, Wolgang Amadeus Mozart ci avvicini alla sofferenza delle donne protagoniste delle sue opere. Ci auguriamo che scene e parole oggi tragicamente attuali possano presto essere percepite come ricordo di passata barbarie e non come rintocchi di una campana che risuonano con agghiacciante regolarità. L’arte di Verdi, Donizetti, Mozart in questo momento e in questo giorno è per noi soprattutto una denuncia, che tutti dovremmo rendere nostra.

Neanche per finta è realizzata nell’ambito di RegioInsieme, il progetto con cui da anni il Teatro sensibilizza e ispira la comunità rispetto a temi sociali, di inclusività, facendo sì che proprio le nuove generazioni siano i primi testimoni di una cultura che in ogni gesto e in ogni occasione quotidiana rende viva l’uguaglianza e il rispetto. Per questa ragione, il Teatro invita tutti ad aggiungere la propria voce, raccontando e condividendo l’iniziativa sui propri profili social attraverso l’hashtag #neancheperfinta, allargando così la riflessione e la consapevolezza e coltivando la fiducia che ogni giorno anche grazie alla musica e alla cultura si combattano episodi di violenza.

Nata nel 2017, progetto cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus e dalla Regione Emilia-Romagna (Operazione Rif. PA 2024-23055/RER approvata con DGR n. 2287 del 09/12/2024), l’Accademia Verdiana si articola in nove mesi di lezioni, incentrate sullo studio del repertorio e del perfezionamento della tecnica vocale, laboratori dedicati ai movimenti coreografici e scenici, seminari e incontri di approfondimento, moduli dedicati alle materie storiografiche e alle materie contrattualistiche e manageriali volti a formare un artista lirico dal profilo completo. Direttore didattico dell’Accademia Verdiana è Francesco Izzo, musicologo, pianista e coach, professore ordinario di musicologia presso l’Università di Southampton, dove tiene corsi di storia e teoria della musica. Dal 2022 ricopre inoltre l’incarico di Referente scientifico dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani per il Festival Verdi.

Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine il Concerto di premiazione dell’8° Concorso internazionale di Composizione “Antonio Smareglia”

Appuntamento mercoledì 26 novembre alle ore 18.00. Ad aggiudicarsi il primo premio lo statunitense Douglas Hedwig con Iridium

Ad interpretare la composizione vincitrice e altri brani di Smareglia saranno il soprano Giulia Della Peruta e la pianista Franca Bertoli

Si terrà mercoledì 26 novembre alle ore 18.00 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il Concerto di premiazione del Concorso internazionale di Composizione “Antonio Smareglia”, giunto alla sua ottava edizione. Ospiti della serata saranno il soprano Giulia Della Peruta e la pianista Franca Bertoli, che interpreterà in prima assoluta Iridium per pianoforte solo dello statunitense Douglas Hedwig, vincitore della competizione. La nuova opera sarà pubblicata dalla Casa Editrice Sonzogno di Milano, una delle più antiche e blasonate case editrici europee.

Oltre al brano vincitore, il soprano Giulia Della Peruta e la pianista Franca Bertoli eseguiranno i canti Nell’onde chiare, Ruba ai fior, Una mesta sospirando, Deh! spegni o Dio, l’aria di Elisabetta dai Pittori fiamminghi e la Barcarola per pianoforte solo di Antonio Smareglia

Intitolato all’illustre compositore mitteleuropeo nato a Pola nel 1854 e vissuto a lungo a Grado, il Concorso internazionale di Composizione “Antonio Smareglia” vanta una giuria di musicisti provenienti da prestigiose istituzioni quali il Mozarteum di Salisburgo, il Conservatorio Reale di Bruxelles, l’Università di Vienna, l’Università e l’Accademia di musica di Lubiana, l’Università di Mosca, il St. Mary College of Maryland.

Il concorso è organizzato dall’Accademia di studi pianistici “Antonio Ricci” di Udine in collaborazione con la Casa Musicale Sonzogno e in partenariato con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, con il sostegno del Ministero della cultura, della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Udine, della Fondazione Friuli, della Società Filologica Friulana e dell’Ente Friuli nel mondo. La direzione artistica è di Flavia Brunetto.

Ingresso con biglietto di cortesia di € 2,00

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

via Trento, 4 – 33100 UDINE

mercoledì 26 novembre 2025 ore 18.00

Concerto di premiazione
8° Concorso internazionale
di Composizione “Antonio Smareglia”

musiche di Antonio Smareglia e Douglas Hedwig

Giulia Della Peruta, soprano

Franca Bertoli, pianoforte

Biglietteria

La biglietteria del Teatro Nuovo Giovanni da Udine di via Trento 4 è aperta da martedì a sabato (esclusi festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e, nei giorni di spettacolo  a partire da 90 minuti prima di ogni rappresentazione.

Per informazioni: tel. 0432 248418; biglietteria@teatroudine.it (servizio attivo negli orari di apertura della biglietteria).

RIPRENDONO I CONCERTI SINFONICI AL TEATRO FILARMONICO : ARCHI PROTAGONISTI CON IL SAX DI DI BACCO

Doppio appuntamento venerdì 28 novembre alle 20 e sabato 29 novembre alle 17

Il Maestro Wolfram Christ torna alla guida dell’Orchestra di Fondazione Arena con un programma dedicato agli archi: fra le trame della rara Suite di Janáček e le crepuscolari Metamorphosen, ultimo capolavoro di Strauss, il virtuoso Gaetano Di Bacco si cimenta nel Concerto per sassofono e archi di Glazunov

STRAUSS METAMORPHOSEN

Wolfram Christ Direttore

Gaetano Di Bacco Sassofono contralto

Orchestra di Fondazione Arena di Verona

venerdì 28 novembre ore 20.00

sabato 29 novembre ore 17.00

Teatro Filarmonico di Verona

Venerdì 28 novembre, alle 20, torna la musica sinfonica al Teatro Filarmonico con un doppio concerto che mette al centro gli archi dell’Orchestra di Fondazione Arena. Tre piccoli capolavori, tre diversi sguardi musicali: la Suite per archi di Janáček, il Concerto per sassofono e archi di Glazunov, le Metamorphosen di Strauss. Sul podio l’applaudito Wolfram Christ, già leggendaria prima viola dei Berliner, solista Gaetano Di Bacco, stella italiana del sax. Si replica sabato 29 novembre, alle 17.

Il programma. Il primo dei due fine settimana consecutivi dedicati alla Sinfonica mette in risalto violini, viole, violoncelli e contrabbassi dell’Orchestra: sul palcoscenico tra i 23 e i 34 professori, a seconda dei brani in repertorio, tre esecuzioni rare a Verona, tre modi diversi di fare musica tra Ottocento e Novecento. Il compositore moravo Leoš Janáček (1854-1928) rappresenta una delle voci più originali a cavallo tra i due secoli: la sua giovanile Suite per archi (1877) inanella sei danze diverse in cui si può già intravedere il pioniere che sarà in pochi anni, esploratore della lingua e della musica ceche, con uso personale di ritmi, melodie, armonie anche imprevedibili. A chiudere il programma il testamento spirituale dell’ultraottantenne bavarese Richard Strauss (1864-1949), quelle Metamorphosen scritte negli ultimi giorni della Seconda Guerra mondiale che, sotto una scrittura densa e articolata, celano il tema funebre della Sinfonia Eroica di Beethoven, un commosso ultimo addio all’Ottocento e alla patria lacerata dal conflitto. Al centro del programma un lavoro del 1934, il Concerto per sassofono contralto e archi in Mi bemolle maggiore di Aleksandr Glazunov (1865-1936), compositore russo che fu prezioso tramite tra il tardoromantico “possente gruppetto” dei Cinque e i nuovi autori della Russia sovietica, di cui fu stimato docente, Šostakóvič in testa. Questo breve concerto rapsodico, scritto quando Glazunov si era già stabilito a Parigi, usa molto liberamente le forme e il linguaggio della tradizione tardoromantica, ma è affidato a cantabilità e virtuosismi dell’allora ancora nuovo e poco conosciuto sassofono, di cui costituisce un caposaldo nel repertorio classico.

Gli interpreti. Solista a Verona sarà Gaetano Di Bacco, riferimento internazionale del sax, con migliaia di concerti all’attivo nelle più prestigiose sale del mondo come solo, in formazioni cameristiche e orchestrali, nonché in quartetto di sax. Sul podio (in luogo del previsto Bisatti) salirà il Maestro Wolfram Christ, direttore già noto anche come prima viola sia dei Berliner Philharmoniker sia dell’orchestra all-star di Lucerna voluta da Claudio Abbado, applaudito a Verona in Mahler e Schubert. Il programma avrà una durata di 85 minuti circa, compreso di intervallo. Biglietti in vendita al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico e nelle Biglietterie di via Dietro Anfiteatro e di via Roma.

Nel weekend la musica proseguirà con il penultimo concerto da camera di Musei in Musica, domenica 30 novembre alle 11 al Museo degli Affreschi. Concerto già sold-out da settimane.

Il fine settimana successivo vedrà concludersi tutte le rassegne di musica 2025: il 5 e 6 dicembre al Filarmonico i fiati dell’Orchestra areniana eseguiranno rarità di Poulenc, Richard Strauss e una prima assoluta di Orazio Sciortino, per l’ultima data della Stagione Sinfonica; il 7 dicembre in Sala Maffeiana, ultimo appuntamento con Musei in Musica, dedicato a Stravinsky.

ESTATE 2026, ECCO ALCUNE ANTEPRIME DEL 74° RAVELLO FESTIVAL

 
A Villa Rufolo alcuni dei più grandi direttori di oggi: Daniele Gatti, Kent Nagano e Simon Rattle
In scena tra la piazza e il Belvedere L’Orfeo di Monteverdi riletto da Luciano Berio
Appuntamenti anche nel periodo delle prossime feste natalizie e di quelle pasquali

Si svolgerà dal 4 luglio al 5 settembre 2026 la 74a edizione del Ravello Festival, organizzata dalla Fondazione Ravello – presieduta da Alessio Vlad e con la direzione generale di Maurizio Pietrantonio – grazie al sostegno della Regione Campania nella cornice unica di Villa Rufolo.
Tra i circa quindici appuntamenti in programma, la Fondazione Ravello ha deciso di anticipare già adesso alcune produzioni di particolare rilievo così da favorire la presenza del turismo culturale e una maggiore visibilità del festival.

«Le anticipazioni che presentiamo per il 2026 – sottolinea Alessio Vlad – riflettono la direzione intrapresa: un Festival attento alla qualità artistica, al dialogo tra epoche e linguaggi diversi e al legame con Villa Rufolo e il suo paesaggio. Continuiamo a lavorare perché Ravello sia palcoscenico dove si esibiscono le migliori orchestre e i migliori interpreti internazionali, senza dimenticare le più interessanti realtà musicali del territorio, luogo di scoperte sonore e proposte ricercate. La risposta del pubblico e della stampa per l’edizione 2025, in costante crescita, ci conferma che questa scelta è stata apprezzata. Ripeteremo anche la possibilità di registrarsi sul sito per ottenere una prelazione sull’acquisto, uno strumento utile per i nostri spettatori che arrivano da tutto il mondo e che riconoscono nel Festival un punto di riferimento irrinunciabile dell’estate musicale italiana».

Il programma, firmato dal direttore artistico Lucio Gregoretti, si aprirà come tradizione con un importante concerto sinfonico, sabato 4 luglio, affidato all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Daniele Gatti, mentre la chiusura, sabato 5 settembre, avrà come protagonista la Freiburger Barockorchester diretta da Simon Rattle.
Sabato 11 luglio sarà messo in scena L’Orfeo di Claudio Monteverdi nella riscrittura di Luciano Berio, una produzione affidata come previsto ad ensemble vocali e strumentali non solo “classici”, tra cui le bande musicali della Costiera. Lo spettacolo, con la regia di Manuel Renga, si svilupperà tra la Piazza del Duomo e il Belvedere di Villa Rufolo.


Venerdì 31 luglio, proseguirà con Die Walküre (in forma di concerto) il prestigioso progetto del direttore Kent Nagano di esecuzione del Ring des Nibelungen di Richard Wagner. Come già avvenuto nel 2023, il celebre direttore sarà a Ravello con la Dresdner Festspielorchester e il Concerto Köln.
L’attesissimo Concerto all’Alba sarà in programma martedì 11 agosto.

Prima del Festival estivo, la Fondazione Ravello propone alcuni appuntamenti musicali anche durante le feste natalizie e poi a Pasqua. Fra poco più di un mese, lunedì 29 dicembre, spazio a un grande protagonista della scena musicale e teatrale italiana: Massimo Ranieri, che torna a Ravello con lo spettacolo Tutti i sogni ancora in volo, ispirato all’omonimo programma televisivo dell’artista napoletano, pensato per omaggiare il varietà di una volta. Un racconto tra musica e teatro in cui Massimo Ranieri ripercorre successi musicali, incontri e pagine della sua carriera e i grandi classici della canzone italiana. Un appuntamento atteso, pensato come augurio collettivo di fine anno. 

Giovedì 1° gennaio 2026 (ore 18) il tradizionale e atteso Concerto di Capodanno: sul podio, il direttore spagnolo Jordi Bernàcer, applaudito nei principali teatri europei, alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Benevento e con due tra i cantanti più richiesti della scena operistica internazionale: il soprano Maria Kokareva e il baritono Amartuvshin Enkhbat, applaudito protagonista verdiano sui palcoscenici di tutto il mondo.
Accanto agli appuntamenti musicali prende il via anche Cinema Ravello, la nuova rassegna cinematografica pensata per accompagnare il pubblico dall’inizio delle feste fino alla fine dell’inverno. In programma i film di maggior successo della stagione cinematografica 2024/2025, selezionati – a cura di Cineventi, in collaborazione con il Comune di Ravello – per ampliare l’offerta culturale cittadina.

Quindi si va in primavera: domenica 29 marzo 2026 (Domenica delle Palme) sarà ripresa una vecchia tradizione locale cioè la Sacra Rappresentazione della Via Crucis: un grande spettacolo itinerante che coinvolge centinaia di attori e figuranti in costume, animando vie e piazze del centro storico con un percorso scenico che trasforma la città in un teatro diffuso.

Sin da subito, sul sito ufficiale ravellofestival.com, è possibile registrarsi alla newsletter per poi essere informati preventivamente e accedere alla prelazione sull’acquisto dei biglietti che verrà aperta nei prossimi mesi: questa modalità, avviata con successo nel 2025, agevola il pubblico nell’ottenere un accesso prioritario al momento di apertura della vendita dei biglietti.

Il programma completo verrà presentato prossimamente.

www.ravellofestival.com

Dialogo sull’amore e morte: al Teatro Nuovo Giovanni da Udine una conferenza concerto contro la violenza di genere

Il tema della violenza di genere è al centro della Conferenza Concerto Dialogo sull’amore e morte, in programma alTeatro Nuovo Giovanni da Udinemartedì 25 novembre con inizio alle ore 11.00. L’evento, riservato agli studenti e alle studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, fa parte della Stagione di Opera, Operetta e Danza firmata dalla direttrice artistica Fiorenza Cedolins e unisce musica e riflessioni su un tema di assoluta attualità collocandosi non a caso nellaGiornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La conferenza concerto Dialogo sull’amore e morte vuole essere l’occasione per analizzare la violenza di genere così tragicamente rappresentata nella Trilogia popolare verdiana ma anche, traendo spunto in particolare da alcuni passi del Trovatore, le tragiche conseguenze che ricadono sui figli e le figlie delle vittime di femminicidio. Sul palco, relatrici impegnate nella tutela delle vittime si confronteranno in un dibattito su un tema di cogente attualità, che deve essere analizzato e compreso, quanto più possibile anche attraverso l’ausilio dell’arte e della musica, soprattutto dalle giovani generazioni.

L’interpretazione di alcune splendide pagine del Trovatore sarà affidata al soprano Valentina Dell’Aversana, al mezzosoprano Mariangela Zito, al tenore Long Ning e al baritono Jaehyeon Kim, accompagnati al pianoforte da Daniele Bonini. Di importanza regionale e nazionale i nomi dei relatori e delle relatrici che hanno accolto l’invito del Teatro Nuovo Giovanni da Udine: Paolo Locatelli, critico musicale e divulgatore; Laura Cocozza Psicologa e Psicoterapeuta; Paola Dalle Molle Giornalista, Vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti FVG; Claudia Danelon Procuratrice aggiunta, Procura della Repubblica di Udine; Ester Soramel Avvocata, Vicepresidente Comitato Pari Opportunità Comune di Udine. Modera Roberta Nunin Professoressa ordinaria di Diritto del lavoro nell’Università di Trieste, Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Udine


La violenza di genere in Italia

I dati relativi ai reati riconducibili alla violenza di genere in Italia danno conto di un fenomeno esteso e trasversale: Nel corso del 2024, in Italia sono stati registrati 308 omicidi, di cui 110 con vittime donne, di cui 95 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 59 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (Fonte: Ministero dell’Interno*)

Ma se si allarga il perimetro anche ad altri reati legati alla violenza di genere – i cosiddetti “reati spia” – il fenomeno appare ancora più allarmante: nei primi sei mesi del 2024 sono stati infatti denunciati 8.592 atti persecutori, con il 74% di vittime donne, 12.424 casi di maltrattamenti rivolti a familiari o conviventi, con l’81% di vittime donne, e 2.923 violenze sessuali, con il 91% delle vittime di sesso femminile (fonte: Ministero dell’Interno**). I reati come maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, stalking, violenza di genere, revenge porn investono ogni fascia d’età, ma con una sempre più significativa presenza nella fascia adolescenziale.

Particolarmente importante, dunque, è la partecipazione all’appuntamento del mattino di oltre  400 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado della regione: preadolescenti e adolescenti che sono i primi destinatari delle testimonianze e riflessioni sul processo di cambiamento culturale fondamentale per prevenire e contrastare discriminazioni e violenze.

EVENTO GRATUITO RISERVATA ALLE SCUOLE CON PRENOTAZIONE ALL’INDIRIZZO UFFICIOSCUOLA@TEATROUDINE.IT

Teatro Nuovo Giovanni da Udine
via Trento, 4 – 33100 UDINE

martedì 25 novembre 2025 ore 11:00

DIALOGO SULL’AMORE E MORTE
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
conferenza concerto riservata alle scuole

Arie, duo e quartetti da Il Trovatore di Giuseppe Verdi

Valentina Dell’Aversana soprano 
Mariangela Zito mezzosoprano 
Long Ning tenore 
Jaehyeon Kim baritono 
Daniele Bonini pianista


interviene Paolo Locatelli, critico musicale e divulgatore

modera Roberta Nunin Professoressa ordinaria di Diritto del lavoro nell’Università di Trieste, Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Udine intervengono le esperte nella difesa dei diritti delle donne contro la violenza di genere

Laura Cocozza Psicologa e Psicoterapeuta
Paola Dalle Molle Giornalista, Vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti FVG
Claudia Danelon Procuratrice aggiunta, Procura della Repubblica di Udine
Ester Soramel Avvocata, Vicepresidente Comitato Pari Opportunità Comune di Udine

Una iniziativa del Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Ivor Bolton inaugura la Stagione Sinfonica 2025-26 alla Fenice con un programma musicale interamente dedicato a Johannes Brahms

Ivor Bolton inaugura la Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice. Nei due concerti in programma al Teatro La Fenice venerdì 28 novembre 2025 ore 20.00 (turno S) e sabato 29 novembre 2025 ore 17.00 (turno U), il maestro britannico, tra i più acclamati direttori d’orchestra del momento, guiderà Orchestra e Coro del Teatro La Fenice nell’esecuzione di un programma interamente dedicato a Johannes Brahms, articolato in tre momenti: apriranno la serata le Variazioni su un tema di Joseph Haydn op. 56a; seguirà Das Schicksalslied, la ‘Canzone del destino’, in mi bemolle maggiore per coro e orchestra op. 54 – il Coro del Teatro La Fenice è istruito da Alfonso Caiani –; infine, dopo l’intervallo, si ascolterà la Terza Sinfonia in fa maggiore per orchestra op. 90. La prima di venerdì 28 novembre sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3.

            Le Variazioni su un tema di Joseph Haydn op. 56a di Johannes Brahms (1833-1897) sono un esempio peculiare dell’arte brahmsiana applicata alla forma della variazione. Brahms compose questo lavoro nell’estate del 1873 a Tutzing, prendendo spunto da un antico tema corale – il Chorale di Sant’Antonio – erroneamente attribuito a Franz Joseph Haydn. In realtà, si tratta di un tema di autore anonimo (probabilmente un allievo di Haydn), anche se la denominazione storica rimarrà invariata. L’opera si apre con il tema, seguito da otto variazioni e un ampio finale: un arco formale che unisce sapientemente equilibrio classico e spirito romantico.

Tra le pagine corali di Johannes Brahms, Das Schicksalslied per coro e orchestra op. 54 occupa un posto particolare, non solo per l’intensità emotiva che vi si coglie, ma anche per la singolare modalità con cui il compositore affronta il rapporto tra parola e musica, tra testo poetico e visione personale. La ‘Canzone del destino’ nasce infatti dall’incontro di Brahms con la celebre poesia di Friedrich Hölderlin tratta dal romanzo epistolare Hyperion, uno dei capolavori del primo Romanticismo tedesco. Sono versi che mettono a confronto due dimensioni inconciliabili: da un lato, la serena beatitudine degli dèi, immersi nella luce eterna; dall’altro, il destino degli uomini, esposti all’instabilità, al dolore e alla caducità dell’esistenza. Brahms si imbatte in questi versi nell’estate del 1868, periodo di particolare intensità creativa per lui, immediatamente successivo al compimento dell’opera che più aveva segnato la sua affermazione europea, il Deutsches Requiem. La scoperta del Schicksalslied avviene, secondo il racconto dell’amico Albert Dietrich, durante una gita a Wilhelmshaven, sul Mare del Nord: la poesia di Hölderlin lo colpisce al punto da spingerlo a stendere subito alcuni schizzi musicali. Eppure, a dispetto di questa folgorazione iniziale, la gestazione dell’opera si rivela tutt’altro che rapida. Per oltre due anni Brahms lavora a intermittenza sul brano, cercando una soluzione che rispettasse la potenza espressiva del testo ma non si limitasse a riprodurne il pessimismo radicale. L’opera fu conclusa solamente nel 1871, anno in cui debuttò a Karlsruhe.

            La Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90 nasce nell’estate del 1883 a Wiesbaden, sul Reno. Johannes Brahms ha cinquant’anni: non è più il giovane sostenuto da Robert e Clara Schumann, né l’artista tormentato dal timore di confrontarsi con Beethoven. Dopo i trionfi dei due Concerti per pianoforte e orchestra e del Concerto per violino op 77, il compositore torna al genere sinfonico con la sicurezza di chi ha ormai conquistato un posto stabile nel panorama musicale europeo. La Terza si impone subito come un’opera particolare: è la più breve delle quattro sinfonie brahmsiane, poco più di mezz’ora di musica, ma forse la più densa di significati, di allusioni e di energia concentrata. Hans Richter, che la dirige a Vienna il 2 dicembre 1883, la battezza subito come ‘l’Eroica di Brahms’, appellativo che non allude a un trionfalismo beethoveniano, bensì alla forza interiore che la attraversa. Brahms non costruisce un monumento esterno: scolpisce un paesaggio sonoro che alterna impeto e lirismo, vigore e malinconia, e che sorprende per il suo concludersi non in esplosioni orchestrali ma in un soffio, in un pianissimo che si spegne.

In occasione dell’evento diretto da Ivor Bolton, si rinnoverà il consueto appuntamento con le conferenze di approfondimento della Stagione Sinfonica: il concerto di venerdì 28 novembre 2025 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale della serata nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Ivor Bolton

È uno dei più rinomati direttori nel filone della musica barocca e classica: la sua versatilità, in ogni caso, è senza confini. Ha registrato una serie di sinfonie di Bruckner, acclamata dalla critica, con la Mozarteumorchester di Salisburgo, di cui è stato direttore principale dal 2004 al 2016. La versione di Billy Budd che ha diretto al Real di Madrid e alla Royal Opera House è stata premiata come Miglior produzione da «Opernwelt». Con la Sinfonieorchester di Basilea, di cui è stato direttore principale dal 2016 al 2025, ha registrato una serie di tre album con opere di Gabriel Fauré; successivi progetti discografici sono stati dedicati a Berlioz, Saint Saëns, Berio, Brahms e Britten. Il suo ultimo album con orchestra raccoglie lavori di Ernest Chausson (2025). Durante il suo incarico come direttore musicale del Teatro Real di Madrid (2015-2025), ha diretto numerose produzioni di successo, a partire da Leonore nel 2007 e  proseguendo, tra le altre, con La Calisto, Achille in Sciro, Peter Grimes, Rusalka, Médée e Mitridate, oltre a Only the Sound Remains di Kaija Saariaho. Progetti per la stagione presente includono il ritorno alla Wiener Staatsoper (Die Entführung aus dem Serail, Die Zauberflöte), Teatro di Real di Madrid (A Midsummer’ Night’s Dream), e Bayerische Staatsoper (Die Entführung aus dem Serail). L’attività concertistica lo porta alla Brucknerfest di Linz, così come alla Shanghai Philharmonic Orchestra e alla Yomiuri Nippon Symphony Orchestra in Giappone. Dai tempi in cui era direttore musicale della English Touring Opera e della Glyndebourne Touring Opera, è apparso in numerosi teatri d’opera, tra cui Maggio Musicale Fiorentino, Opéra National de Paris, Royal Opera House, English National Opera, oltre ai teatri di Bologna, Bruxelles, Amsterdam, Lisbona, Sydney, Berlino, Amburgo, Venezia, Vienna e Genova. Ha stabilito una stretta relazione con la Bayerische Staatsoper di Monaco, dove dal 1994 ha diretto venticinque nuove produzioni, in particolare opere di Monteverdi, Händel e Mozart. Si è aggiudicato il Bayerische Theaterpreis per il suo importante lavoro a Monaco. In concerto, è stato direttore principale della Scottish Chamber Orchestra e direttore ospite ai bbc Proms e al Lincoln Center New York, tra gli altri, così come alla Tonhalle Orchestra di Zurigo, al Concertgebouworkest di Amsterdam, alla Rotterdams Philharmonisch Orkest, alla Netherlands Philharmonic Orchestra, ai Wiener Symphoniker, alla Brucknerorchester Linz, alla Tonkünstler Orchester Niederösterreich, all’Orchestre de Paris, alla Belgium National Orchestra, all’Antwerp Symphony Orchestra, all’Orchestra Toscanini, al Maggio Musicale, alla Fenice, alla Gürzenich Orchester Köln, alla hr-Sinfonieorchester Frankfurt, alla Freiburg Baroque Orchestra e alla Slovenian Philharmonic Orchestra. Vanta una lunga e continuativa collaborazione con il Salzburg Festival e i Mozartwoche. Come riconoscimento della sua attività a Salisburgo ha ricevuto il Großes Verdienstzeichen des Landes Salzburg nel 2016 È anche Commander of the Order of the British Empire per i suoi eccezionali servizi alla musica.

“LA BOHÈME” FIRMATA DA GRAHAM VICK E PREMIATA CON L’“ABBIATI” AL COMUNALE NOUVEAU DI BOLOGNA

Sul podio il giovane direttore Martijn Dendievel. Nel cast Karen Gardeazabal, Stefan Pop, Giuliana Gianfaldoni, Vittorio Prato

In scena dal 23 al 30 novembre 2025 al Comunale Nouveau

Aveva definito La bohème di Giacomo Puccini “una commedia umile” il regista Graham Vick, raccontando il senso dell’opera in occasione del debutto del suo nuovo spettacolo – vincitore del Premio “Abbiati” della critica musicale italiana – per l’inaugurazione della Stagione 2018 del Comunale di Bologna. Ripreso dal Teatro felsineo tra il giugno e l’agosto del 2021 e dedicato nel corso delle recite alla memoria del grande artista, scomparso proprio nel luglio di quell’anno, l’allestimento torna ora al Comunale Nouveau a partire da domenica 23 novembre alle 18.00 e fino al 30 novembre. Affronta il titolo per la prima volta il direttore d’orchestra belga classe 1995 Martijn Dendievel, ospite frequente delle ultime stagioni, vincitore del Premio per la cultura fiamminga “Ultima Muziek”, Direttore Principale dell’orchestra bavarese Hofer Symphoniker e Direttore Principale designato della fiamminga Symfonieorkest Vlaanderen, già sul podio di compagini come l’Orchestre Philharmonique Royal di Liegi, la WDR Sinfonieorchester, la Tonkünstler-Orchester di Vienna e i Bamberger Symphoniker.

Il cast vede protagonisti nelle date del 23, 26 e 30 novembre il soprano Karen Gardeazabal nella parte di Mimì e il tenore Stefan Pop nei panni del poeta Rodolfo; Musetta è il soprano Giuliana Gianfaldoni – al debutto al TCBO –, il pittore Marcello è il baritono Vittorio Prato, il baritono Andrea Piazza è Schaunard e il basso Davide Giangregorio interpreta Colline. Nelle recite alternative (25, 27 e 29 novembre) nei rispettivi ruoli troviamo Melissa Purnell, Antonino Siragusa, Francesca Benitez, Luca Galli, Davide Peroni e Adriano Gramigni. Con loro sul palco anche Nicolò Ceriani (Benoît/Alcindoro), Yongtianyi Yin (Parpignol), e ancora in alternanza tra loro Francesco Amodio ed Enrico Piccinni Leopardi (Un venditore), mentre Gianluca Monti e Giuseppe Nicodemo si scambiano nelle parti di Un doganiere e Un sergente. Il Coro e il Coro di Voci Bianche del Comunale sono preparati rispettivamente da Gea Garatti Ansini e da Alhambra Superchi.

Nello spettacolo del regista inglese Mimì muore sola, in una stanza vuota, abbandonata dai suoi amici e da Rodolfo, incapaci di gestire e comprendere quell’evento drammatico. «C’era una volta la gioventù e poi arriva la morte. Il dramma è lì. I primi due atti sono pieni di vita, gli ultimi due sono sotto l’ombra della morte». Con queste parole Graham Vick riassumeva la vicenda del capolavoro pucciniano in quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica da Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger, che mostra uno scorcio di vita della gioventù parigina ottocentesca dalle atmosfere crepuscolari. Questo “scorcio di vita” il regista l’aveva riportato alla dimensione universitaria, così sentita e presente a Bologna, lavorando sui dettagli minori, sulle “piccole cose” che fanno la differenza, investendo molto nelle doti attoriali dei cantanti e nei rapporti tra i personaggi. «La bohème è un’opera per attori-cantanti, tutta basata com’è sulla parola; non è assolutamente spettacolare – spiegava ancora Vick – Una grande opera d’arte: per questo vale sempre la pena di tornare a interrogarla, di lavorarci sopra; cosa che non capita con altri titoli». A riprendere l’allestimento al Nouveau sono Ron Howell – che cura anche i movimenti scenici – e Yamal das Irmich; le scene e i costumi sono firmati da Richard Hudson e le luci da Giuseppe Di Iorio.

La bohème debuttò al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896; sul podio il ventinovenne Arturo Toscanini. Il successo fu immediato e trionfale. A Bologna l’opera arrivò in scena qualche mese dopo con lo stesso direttore d’orchestra: era il 4 novembre di quell’anno. Nella Bohème Puccini guarda ai lavori dell’ultimo Verdi, delineando una struttura drammaturgicamente e musicalmente molto libera, con una successione agevole tra arie e recitativi che gli permette di tratteggiare un quadro di profondo realismo, di cui sono protagonisti quattro ragazzi in lotta con l’inesorabile fuggevolezza del tempo. Al compositore lucchese interessano soprattutto quei momenti del quotidiano, vissuto dai personaggi, che procedono in modo discontinuo a seconda delle situazioni e dei diversi punti di vista. Un trattamento nuovo dell’intreccio drammatico-musicale che apre le porte a una dimensione comunicativa che sarà propria del cinema, della radio e della televisione.

Presenting partner dello spettacolo è Alfasigma.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

I biglietti – da 20 a 130 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio.

Info: https://www.tcbo.it/eventi/la-boheme-2025/

22.11.2025

LEKO / PAGLIACCI INAUGURANO CON GRANDE SUCCESSO LA STAGIONE LIRICA DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Il pubblico, in piedi e con un lunghissimo applauso,
ha reso omaggio alle donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno

 

Il momento più intenso della serata inaugurale è arrivato quando, sul palco, è apparso lo spaventoso elenco delle donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno. La platea si è alzata in piedi e ha tributato un lungo, commosso e interminabile applauso di omaggio e ricordo.

Un grande successo di pubblico ha accolto le due opere Aleko di Sergej Rachmaninov e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, dirette sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo dal Maestro Francesco Lanzillotta. che ha voluto portare in scena per la prima volta in Italia in forma scenica l’opera di Rachmaninov.

Successo anche per la regista Silvia Paoli, che ha messo in dialogo le due opere accomunate dal tema della violenza sulle donne. E molto apprezzato il cast internazionale, a partire dalla protagonista femminile, il soprano Carolina Lopez Moreno, che ha affascinato per doti vocali e interpretative nei ruoli delle protagoniste Zemfira e Nedda. Accanto a lei, chiamati più volte dal pubblico, il baritono azero Elchin Azizov interprete di Aleko e Tonio, il tenore Brian Jagde nei panni di Canio, applaudito a scena aperta al termine della celebre e struggente aria “Vesti la giubba”, Pavel Kolgatin nel ruolo del giovane zingaro di cui Zemfira si innamora e che morirà insieme a lei. Negli altri ruoli Petar Naydenov (padre di Zemfira), Gustavo Castillo (Silvio) e Matteo Mezzaro (Peppe), Teresa Nicoletti (vecchia zingara),  mentre nel cast alternativo i ruoli principali di AlekoZemfira e del giovane zingaro saranno interpretati da Federico LonghiTetiana Miyus e Ivan Magrì. Completano il cast: Antonio Barbagallo e Federico Cucinotta (un contadino), Gianmarco Randazzo e Francesco Polizzi (Un altro contadino).
Al fianco della regista Silvia Paoli ha lavorato un team creativo prevalentemente femminile: Eleonora De Leo (scene), Ilaria Ariemme (costumi), Fiammetta Baldiserri (lighting designer), Marcello Lumaca (lighting designer collaboratore), Daisy Ransom–Phillips (coreografia), Lisa Capaccioli (assistente alla regia), Alice Perez (aiuto costumi), Elena Madia (aiuto scene).
La produzione impegna tutte le compagini del Teatro a cui è andato il riconoscimento del pubblico: Orchestra, Coro, Coro di Voci bianche e Corpo di ballo del Teatro MassimoSalvatore Punturo è il Maestro del Coro, Jean-Sébastien Colau il Direttore del Corpo di ballo.

L’opera sarà in scena fino al 27 novembre con repliche il 22, 23, 25, 26 e 27 novembre.

Infohttps://www.teatromassimo.it/event/aleko-pagliacci/

Fondazione Arena, per la prima volta, all’Opera di Algeri

Prosegue il tour internazionale che ha già toccato Emirati Arabi Uniti e Oman

Nuove rotte per nuove sfide. Il tour internazionale di Fondazione Arena non conosce sosta. Dopo aver toccato Emirati Arabi e Oman, la meraviglia dell’opera lirica approda in Algeria. Per la prima volta, Fondazione Arena sarà all’Opera House di Algeri per un evento promozionale organizzato assieme all’Ambasciata italiana e all’Istituto italiano di Cultura della capitale, con il sostegno del Ministero italiano della Cultura. Venerdì 28 novembre, i cantanti Eleonora Bellocci, Francesco Meli, Marta Torbidoni e Gezim Myshketa, accompagnati al pianoforte dal sovrintendente Cecilia Gasdia, accenderanno al di là del Mediterraneo l’atmosfera areniana eseguendo le più belle arie d’opera. Il Canto lirico italiano, patrimonio dell’Umanità, al centro delle politiche internazionali. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle relazioni sostenute dal Piano Mattei per l’Africa, progetto che annovera la formazione e la valorizzazione del patrimonio culturale tra i suoi obiettivi strategici, varato dal Governo italiano per favorire i rapporti con il continente africano.

Nelle scorse settimane, invece, si è tenuto il roadshow nel Golfo. Gli eventi dedicati a operatori turistici e professionisti del settore, firmati Tourmeon, hanno visto Verona, con l’Arena e il Lago di Garda, protagonisti a Dubai, Abu Dhabi e Muscat. Per quattro giorni, la bellezza senza tempo delle icone scaligere e l’atmosfera delle serate areniane hanno incantato gli operatori attraverso presentazioni coinvolgenti, immagini evocative e racconti di esperienze autentiche: dalle notti magiche d’opera dell’Arena di Verona ai tramonti sul Garda, dall’ospitalità d’eccellenza dell’Hotel Due Torri alle tradizioni culturali e gastronomiche del territorio.

Le tappe si sono svolte a Conrad Etihad Towers di Abu Dhabi, ItaliaCamp Dubai – Hub for Made in Italy e Grand Hyatt Muscat in Oman. Oltre a Fondazione Arena di Verona, erano presenti Destination Verona & Garda Foundation e l’Hotel Due Torri Verona.

L’iniziativa si è svolta sotto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi, rappresentato dalla Direttrice Susanna Salafia, che nel suo intervento ha sottolineato il ruolo centrale del turismo culturale nella promozione dell’Italia nel mondo. La presenza delle istituzioni italiane nel Golfo ha dato ulteriore valore all’iniziativa, con la partecipazione di Lorenzo Fanara, Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, Francesca Dell’Apa, Console d’Italia a Dubai, Francesco Gargano e Francesca Gimigliano, Vice Ambasciatore e Addetta Commerciale dell’Ambasciata d’Italia a Muscat e Benedetto D’Anna, Head of Oman Desk di ITA Dubai.

Cecilia Gasdia, Sovrintendente Fondazione Arena di Verona: “Con entusiasmo portiamo nel mondo la nostra attività culturale e il nome dell’Arena di Verona, Anfiteatro Romano dove è ben rappresentata la Pratica del Canto Lirico, patrimonio dell’Unesco e protagonista del Festival Areniano. Proprio la peculiarità del nostro Festival, simbolo della musica italiana nel mondo che ogni anno accoglie migliaia di persone da ogni continente, ci spinge a dedicare sempre di più la nostra attenzione all’estero. L’accoglienza che riceviamo sempre ci dimostra l’interesse che il nostro patrimonio artistico desta e la potenza della cultura non solo come strumento di coesione e condivisione tra paesi diversi ma anche come strumento in grado di generare indotto economico e fermento artistico”.

Stefano Trespidi, Vicedirettore artistico di Fondazione Arena di Verona: “Il 61 per cento degli spettatori dell’Arena Opera Festival sono stranieri e provengono da 130 Paesi del mondo. Tutto questo è possibile perchè negli anni abbiamo investito nella promozione internazionale e nel consolidare l’immagine dell’Arena come baluardo del Made in Italy, simbolo dell’eccellenza culturale. In Arena gli spettatori trovano emozioni ed un’esperienza a 360 gradi, dalle degustazioni pre opera, alle cene stellate, alle visite nel backstage prima di assistere ad uno spettacolo unico al mondo, con centinaia di artisti in scena. Ricordo che, dalla ricerca Nomisma, Fondazione Arena genera per l’Italia un indotto di 2 miliardi di euro e il 60% resta nel veronese. Fare sinergia tra istituzioni significa incrementare i benefici per l’economia e lo sviluppo della nostra terra“.

Sir András Schiff debutta a Udine sulle note di Haydn con l’Orchestra of the Age of Enlightenment

Sempre sabato 22 novembre, alle 18.00, conferenza introduttiva al programma con il critico musicale Alessandro Tommasi (ingresso gratuito)

È un atteso debutto quello che vedrà il celebre direttore d’orchestra Sir András Schiff e l’Orchestra of the Age of Enlightenment protagonisti al Teatro Nuovo Giovanni da Udinesabato 22 novembre alle 20.30, di un concerto tutto dedicato al maestro del classicismo viennese, Franz Joseph Haydn.

L’appuntamento, che si colloca nell’ambito della Stagione di Musica firmata dal direttore artistico Paolo Cascio e realizzata grazie anche al sostegno di Fondazione Friuli, sarà preceduto da un incontro di approfondimento in programma sabato 22 novembre alle ore 18.00 dal titolo Prendi Nota – il sorriso di Haydn: maestro di sorprese e ironia con il critico musicale Alessandro Tommasi (ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili).

Nato a Budapest nel 1953, interprete di raffinata ed ineguagliabile eleganza, Sir András Schiff è stato protagonista di una carriera internazionale senza pari ed è noto anche per le sue posizioni di antimilitarista convinto. Strenuo difensore dei principi universali di democrazia e libertà, con il suo operato di artista e uomo di cultura realizza il suo impegno a favore della pace.

Nella doppia veste di direttore e solista al fortepiano – strumento amatissimo da Haydn – Schiff condurrà l’Orchestra of the Age of Enlightenment, celebre per le sue esecuzioni filologicamente eseguite su strumenti d’epoca, lungo alcune delle opere più significative di Haydn. 

I brani in programma spaziano dal 1765 al 1794 coprendo buona parte del periodo maturo del compositore austriaco la cui opera fu particolarmente apprezzata poiché capace di coniugare semplicità e ricercatezza, accenti popolari e regali, fattura profondamente colta ma, all’ascolto, dalla resa naturale e spontanea. In apertura si colloca la Sinfonia n. 39 in Sol minore, che inaugurò il suo periodo “Sturm und Drang”. Seguiranno poi la Sinfonia Concertante in Si bemolle maggiore, che combina l’orchestra con quattro solisti (violino, violoncello, oboe e fagotto) per fornire un’esperienza orchestrale ricca e piena di sorprese, il Concerto per pianoforte e orchestra in Re maggiore, che esalta la forma del concerto classico in modo leggero e brillante e, in chiusura, la Sinfonia n. 102: una pagina matura, dove humour, energia ritmica e rigore contrappuntistico si fondono in un capolavoro sinfonico.

Fondata nel 1986, l’Orchestra of the Age of Enlightenment è costantemente impegnata in tournée internazionali. Nella stagione 2025/26 si esibirà ad Anversa, Brno, Copenaghen, Dortmund, Francoforte, Halle, Lucerna, Lugano, Praga e Udine. L’OAE non ha mai avuto un direttore musicale. Vanta numerose collaborazioni a lungo termine e il titolo di Principal Artist è attualmente detenuto da John Butt, Sir Mark Elder, Adam Fischer, Iván Fischer, Vladimir Jurowski, Sir Simon Rattle e Sir András Schiff. Nel 2020, l’OAE è diventata l’orchestra residente della Acland Burghley School di Camden (Londra). La residenza – una novità per un’orchestra britannica – permette all’OAE di vivere, lavorare e suonare tra gli studenti della scuola.

Nato a Budapest nel 1953, Sir András Schiff ha iniziato a studiare pianoforte all’età di cinque anni con Elisabeth Vadász. Successivamente ha proseguito gli studi presso l’Accademia Franz Liszt di Budapest con Pál Kadosa, György Kurtág e Ferenc Rados, e con George Malcolm a Londra. Una parte importante della sua attività sono i recital pianistici incentrati in particolare sulle opere per pianoforte di Bach, Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Chopin, Schumann e Bartók. Appassionato musicista da camera, nel 1999 ha fondato l’orchestra da camera Cappella Andrea Barca, dal 1989 al 1998 ha diretto il festival Musiktage Mondsee, dal 1995 al 2013 è stato co-direttore artistico, insieme a Heinz Holliger, degli Ittinger Pfingstkonzerte in Svizzera, dal 1998 cura il festival “Omaggio a Palladio” al Teatro Olimpico di Vicenza. Nel 2018 ha accettato il ruolo di Artista Associato presso l’Orchestra of the Age Enlightenment. Insegna pianoforte e musica da camera presso la Kronberg Academy e la Barenboim Said Academy e tiene frequenti masterclass. Nel 2014 ha fondato il programma di mentoring “Building Bridges”, che offre supporto a giovani pianisti di talento. Per 15 anni, Sir András Schiff è stato artista esclusivo dell’etichetta Decca; in occasione del suo 70° compleanno, è stata pubblicata un’edizione in 78 dischi con tutti gli album da lui registrati per la Decca. Dal 1998 Sir András Schiff registra in esclusiva per l’etichetta ECM: le sue registrazioni ricevono regolarmente i massimi premi e riconoscimenti. Nella primavera del 2011, Sir András Schiff ha attirato l’attenzione per la sua opposizione agli allarmanti sviluppi politici in Ungheria e, in seguito ai conseguenti attacchi da parte di alcuni nazionalisti ungheresi, ha deciso di non esibirsi più nel suo paese d’origine. Nel marzo 2025 ha inoltre annullato tutte le esibizioni programmate negli Stati Uniti in segno di protesta contro le politiche di Donald Trump e dei suoi sostenitori. Nel giugno 2006 è stato nominato membro onorario della Beethoven-Haus di Bonn per il suo eccezionale lavoro come interprete di Beethoven. Nel 2011 ha ricevuto il Premio Robert Schumann della Città di Zwickau e l’Ordine “Pour le mérite for Sciences and Arts”. Nel 2012 gli è stata conferita la Gran Croce al Merito con Stella della Repubblica Federale di Germania e, nel 2022, la Medaglia Bach della Città di Lipsia, come uno dei più importanti interpreti bachiani del nostro tempo. Nel 2008 è stato insignito della Medaglia della Wigmore Hall di Londra per i suoi 30 anni di attività musicale. Nel 2012 è stato nominato “Special Supernumerary Fellow of Balliol College” (Oxford). Nel 2013 ha ricevuto la più alta onorificenza della Royal Philharmonic Society, la Medaglia d’Oro, per il suo straordinario lavoro musicale. Ha ricevuto lauree honoris causa dall’Università di Leeds (2014) e dal Royal College of Music (2018). Nel giugno 2014 è stato nominato Knight Bachelor dalla Regina Elisabetta II per i suoi servizi alla musica. Nel 2021 ha ricevuto a Praga il Premio Antonín Dvořák per i suoi molti anni di promozione dei compositori cechi attraverso la sua attività concertistica. Nel 2025 Sir András Schiff ha ricevuto il Praemium Imperiale, il più importante premio internazionale per la musica, la pittura, la scultura, l’architettura, il teatro e il cinema. Il premio viene assegnato ogni anno dalla Japan Art Association ed è considerato il ‘Premio Nobel delle arti’.

INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni spettacolo e concerto. Acquisti online sempre possibili su vivaticket.it. Per informazioni: biglietteria@teatroudine.it www.teatroudine.it

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE
via Trento, 4 – 33100 UDINE

sabato 22 novembre 2025 – ore 20.30

ORCHESTRA OF THE AGE OF ENLIGHTENMENT
SIR ANDRÁS SCHIFF fortepiano e direttore

Franz Joseph Haydn
Sinfonia n. 39 in Sol minore
Sinfonia Concertante in Si bemolle maggiore
Concerto per pianoforte e orchestra in Re maggiore
Sinfonia n. 102 in Si bemolle maggiore

sabato 22 novembre 2025 – ore 18.00

PRENDI NOTA
IL SORRISO DI HAYDN: MAESTRO DI SORPRESE E IRONIA

incontro con il critico musicale Alessandro Tommasi

ingresso gratuito