MUSICA E CINEMA AL TEATRO MASSIMO CON IL GATTOPARDO

La Fondazione inaugura la stagione sinfonica con

la proiezione del film e le musiche di Nino Rota eseguite dal vivo

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo sale Timothy Brock

IL GATTOPARDO, 4 dicembre 2025, ore 19:30, Sala Grande
 

La Fondazione Teatro Massimo di Palermo alza il sipario sulla stagione sinfonica, giovedì 4 dicembre alle 19.30, con un evento straordinario. Per la prima volta in un teatro d’opera, verrà proposta la proiezione del film “Il Gattopardo di Luchino Visconti, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nella versione recentemente restaurata, con l’esecuzione integrale dal vivo delle musiche della colonna sonora composta da Nino Rota. Ad eseguire la partitura sarà l’Orchestra del Teatro Massimo, diretta da Timothy Brock, riconosciuto tra i massimi esperti internazionali nella restituzione dal vivo delle musiche da film, che guiderà l’esecuzione sincronizzata con le immagini.

Il progetto di restauro del film e la separazione della colonna sonora dai dialoghi è nato dalla collaborazione di CAM Sugar  casa discografica e archivio musicale specializzato in colonne sonore dei grandi maestri del cinema – e la Cineteca di Bologna, con il supporto della Fondazione Giorgio Cini.  La difficile impresa di separare le musiche dai dialoghi è stata resa possibile grazie al ritrovamento della partitura manoscritta di Nino Rota e dei master originali delle registrazioni d’epoca, oltre all’utilizzo di tecniche avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale, per separare le tracce.

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “Il Gattopardo” è una profonda riflessione sulla fine di un mondo e sull’illusione del cambiamento in Sicilia durante il Risorgimento. La musica di Nino Rota esalta questa narrazione, intrecciando malinconia e grandezza, nostalgia e splendore, contribuendo a fare del romanzo e del film un’icona della cultura italiana nel mondo. Tra i momenti musicali più celebri del film, spicca la suite finale del “Gran valzer brillante”, basata su un brano inedito di Giuseppe Verdi, che venne arrangiato e trascritto per orchestra da Nino Rota.

Protagonista della musica italiana del ventesimo secoloRota è stato un bambino prodigio, allievo di grandi maestri, protetto di Toscanini, amico di Stravinskij. A differenza di altri compositori, ha accettato le esigenze e i limiti imposti dalla committenza cinematografica, creando più di centocinquanta colonne sonore, alcune delle quali hanno fatto la storia del cinema – La dolce vita, Il Gattopardo, Il padrino, Romeo e Giulietta.

A dirigere l’Orchestra del Teatro Massimo torna uno dei massimi esperti nel campo della musica per film, Timothy Brock. Direttore musicale e compositore statunitense, è specializzato nel repertorio della prima metà del XX secolo e nelle rappresentazioni di film muti con accompagnamento musicale. È autore di oltre 20 colonne sonore originali per film muti di Buster Keaton, Ernst Lubitsch, Robert Wiene, F.W. Murnau, Fritz Lang, John Ford e molti altri. Nel 1999 la Fondazione Chaplin lo ha incaricato di restaurare la partitura originale di “Tempi Moderni”, avviando una collaborazione che lo ha portato a curare e dirigere le musiche originali di tutti i grandi capolavori di Chaplin in tutto il mondo.

Il Gattopardo” con la regia di Luchino Visconti è un film Titanus, restaurato da Cineteca di Bologna, The Film Foundation, Pathé, Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, Twentieth Century Fox e Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale presso il laboratorio “L’Immagine Ritrovata”. Il restauro è stato promosso da GUCCI e The Film Foundation, Digital Picture Restoration e Colorworks. Con uno speciale ringraziamento a Martin Scorsese, Titanus e Giuseppe Rotunno.

Tra gli eventi collaterali all’inaugurazione della stagione concertistica, il 3 dicembre alle 17.00, è prevista alla libreria Feltrinelli di Palermo (via Cavour), la presentazione del libro di Francesco Lombardi “Nino Rota. Storia del mago Doppio e della fata Giglia” (Feltrinelli editore). L’opera ripercorre la grande avventura artistica e umana del compositore, avvalendosi di documenti e testimonianze per lo più inediti che ricostruiscono la parabola di un artista la cui vita è stata intensissima, fatta di legami familiari e rapporti d’amicizia molto forti e collaborazioni con alcuni dei maggiori artisti del suo tempo, da Fellini e Visconti a De Filippo, Béjart, Coppola e Zeffirelli. Il volume sarà presentato da Marco Betta, Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, e da Dario Oliveri, docente di Storia della Musica Moderna e Contemporanea all’Università degli Studi di Palermo.

Biglietti: da 16 a 35 € Infohttps://www.teatromassimo.it/event/il-gattopardo/

IL DEBUTTO DI SIR JOHN ELIOT GARDINER CON L’ORCHESTRA DEL TCBO

Concerto straordinario, con pagine di Mendelssohn e Dvořák, domenica 7 dicembre alle 17.30 all’Auditorium Manzoni

Ha ottenuto due Grammy e ha ricevuto con le sue incisioni più Gramophone Awards di qualsiasi altro artista vivente; è salito sul podio delle maggiori orchestre internazionali, dai Berliner Philharmoniker alla Royal Concertgebouw Orchestra; ha fondato ensemble rinomati nel mondo, distinguendosi quale figura centrale nella rinascita della musica antica e come pioniere dell’esecuzione storicamente informata. È il grande direttore d’orchestra inglese Sir John Eliot Gardiner il protagonista del concerto straordinario proposto dal Teatro Comunale di Bologna domenica 7 dicembre alle 17.30 all’Auditorium Manzoni. Per il suo debutto alla testa dell’Orchestra e del Coro femminile – preparato da Gea Garatti Ansini – della fondazione lirico-sinfonica felsinea, Gardiner ha scelto di interpretare alcuni numeri musicali da Ein Sommernachtstraum (Sogno di una notte di mezza estate) op. 61 (MWV M13) di Felix Mendelssohn-Bartholdy – con soliste le artiste del Coro del TCBO Chiara Salentino, soprano, e Matilde Lazzaroni, mezzosoprano – accanto alla Sinfonia n. 6 in re maggiore op. 60, B. 112 di Antonín Dvořák.

Già fondatore del Monteverdi Choir, degli English Baroque Soloists e dell’Orchestre Révolutionnaire et Romantique, nel 2024 Sir John Eliot Gardiner ha dato vita all’innovativo progetto Springhead Constellation, che include gli ensemble Constellation Choir & Orchestra: un collettivo internazionale che unisce musica, arte e sostenibilità, promuovendo spettacoli accessibili e interdisciplinari rivolti a tutte le generazioni.

Mendelssohn scrisse le musiche di scena per la commedia shakespeariana Sogno di una notte di mezza estate nel 1843 su commissione del re Federico Guglielmo IV di Prussia – che aveva apprezzato il lavoro fatto dal compositore tedesco per la rappresentazione dell’Antigone di Sofocle – partendo dall’Ouverture di successo Ein Sommernachtstraum,che aveva composto ancora diciassettenne nel 1826. E proprio questa pagina viene proposta da Gardiner a Bologna, insieme alla celeberrima Marcia nuziale, allo Scherzo, alla Marcia degli Elfi, al Lied per coro “Bunte”, all’Intermezzo, al Notturno e al Finale tratte dall’op. 61.

È del 1880 la Sesta Sinfonia di Dvořák, tenuta a battesimo nella veste completa a Londra nel 1882 dal noto direttore Hans Richter sul podio della Filarmonica di Vienna, che ne sancì il successo internazionale, poi confermato dall’esecuzione – sempre londinese – del 1884 diretta dallo stesso compositore ceco. Gli echi brahmsiani e del sinfonismo tedesco sono evidenti in questa partitura, che però non rinuncia ai riferimenti folklorici tipici del linguaggio di Dvořák, ispirato a melodie e ritmi della sua terra.

I biglietti – da 17,50 a 55 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo.

CONCERTO STRAORDINARIO

Domenica 7 dicembre ore 17.30, Auditorium Manzoni

Sir John Eliot Gardiner direttore

Chiara Salentino soprano

Matilde Lazzaroni mezzosoprano

Gea Garatti Ansini Maestro del Coro

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

PROGRAMMA

Felix Mendelssohn-Bartholdy

Ein Sommernachtstraum, per soli, coro femminile e orchestra, op. 61 (MWV M13)

Ouverture – Allegro vivace
Scherzo – Allegro molto vivace
Marcia degli Elfi – Allegro molto vivace

Bunte – lied per coro – Allegro non troppo

Intermezzo – Allegro appassionato

Notturno – Con moto tranquillo

Hochzeitmarsch (Marcia nuziale) – Allegro vivace

Finale – Allegro vivace

Antonín Dvořák

Sinfonia n. 6 in re maggiore op. 60, B. 112

  1. Allegro non tanto
  2. Adagio
  3. Scherzo, Furiant: Presto – Trio: Poco meno mosso
  4. Finale: Allegro con spirito
IN-CIN-LA L’OPERETTA DI CARLO LOMBARDO E VIRGILIO RANZATO NELLA PRODUZIONE DELLA COMPAGNIA CORRADO ABBATI

 Teatro Regio di Parma

 domenica 7 dicembre, ore 17.00

Con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta da Alberto Orlandi, il Rapsody Choir preparato da Gregorio Pedrini, gli interpreti Antonella De Gasperi, Sara Intagliata, Kang Hyunwook, Luca Mazzamurro, Fabrizio Macciantelli, Corrado Abbati, Matteo Catalini e Il Balletto di Parma con le coreografie di Francesco Frola

Giovani e innamorati, timidi e inesperti: ecco i protagonisti di una delle operette più famose di sempre, Cin-Ci-La, scritta nel 1925 da Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, che si fanno ispirare dall’esotismo in gran voga all’epoca e confezionano una favola in musica ambientata a Macao, con due giovani ed ingenui sposi, Ciclamino e Myosotis, eredi al trono. Il paese è bloccato nell’attesa dell’erede, che tarda ad arrivare. L’arrivo della strampalata coppia parigina Cin-Ci-La e Petit Gris porterà, attraverso rocambolesche ed esilaranti vicende, all’immancabile lieto fine.

La celebre operetta compie 100 anni, un successo che si rinnova al Teatro Regio di Parma domenica 7 dicembre 2025, ore 17.00, grazie alla produzione del centenario proposta dalla Compagnia Corrado Abbati, che ne firma l’adattamento e la regia, nell’allestimento e con i costumi di InScena Art Design, con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta da Alberto Orlandi, il Rapsody Choir preparato da Gregorio Pedrini, Il Balletto di Parma con le coreografie di Francesco Frola e gli interpreti Antonella De Gasperi (Cin-Ci-La), Sara Intagliata (Mysotis), Kang Hyunwook  (Ciclamino), Luca Mazzamurro  (Petit-Gris), Fabrizio Macciantelli (Fon Ki), Corrado Abbati (Blum), Matteo Catalini Un cinese).

Prelazioni per gli abbonati del Teatro Regio di Parma e riduzioni del 50% ai giovani under 35.

Cin-Ci-La biglietti da 10 a 40 euro in vendita online e presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma. Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A – 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

orari di apertura: martedì, giovedì e sabato 10:00 – 13:00; mercoledì e venerdì 10:00 – 13:00, 16:00 – 18:00 e un’ora e mezza prima dello spettacolo.

Verso il 7 dicembre: gli appuntamenti al Teatro alla Scala dal 28 novembre all’Inaugurazione

Dieci giorni di intensa attività culturale e istituzionale accompagnano l’attesa per la Prima

Nelle settimane che conducono alla Serata Inaugurale della Stagione 2025/2026, con la messa in scena di Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk, il Teatro alla Scala intensifica la propria attività offrendo, dal 28 novembre al 7 dicembre, un articolato palinsesto di iniziative che affianca la programmazione artistica. Il Piermarini si conferma luogo di incontro e riflessione, proponendo un percorso diviso tra momenti di approfondimento aperti alla città e appuntamenti dedicati a specifici interlocutori.

Gli appuntamenti aperti al pubblico

Venerdì 28 novembre alle ore 18 nel Ridotto dei Palchi il secondo appuntamento del ciclo “Note di storia”, in collaborazione con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, intitolato “Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura”. L’incontro vedrà Mariamargherita Scotti dell’Istituto Ernesto De Martino e Veniero Rizzardi della Fondazione Archivio Luigi Nono dialogare su un tema di forte impatto civile: il volto del dissenso represso nelle democrazie, partendo dal cosiddetto Affaire Audin e la risposta artistica di Luigi Nono nella sua Intolleranza 1960. L’opera, definita azione teatrale politica e sperimentale, utilizza testi di Brecht e Alleg per narrare l’oppressione e la resistenza attraverso il viaggio di un rifugiato. Prenotazione consigliata tramite DICE.

Sabato 29 novembre alle ore 10:30, sempre al Ridotto dei Palchi, il Teatro ospita AGIS Lombardia con la presentazione dell’indagine sul pubblico delle imprese di spettacolo in Lombardia, condotta da Ergo Research. I lavori saranno aperti dal Sovrintendente e Direttore Artistico Fortunato Ortombina. Ingresso su prenotazione all’indirizzo comunicazione@agislombarda.it.

Mercoledì 3 dicembre alle ore 18, ancora al Ridotto Toscanini, si terrà la presentazione del volume “La forza del destino”, ristampa anastatica del libretto originale della prima versione dell’opera a cura di Raffaele Mellace. Il volume, che rende disponibile il manoscritto autografo di Francesco Maria Piave con le annotazioni di Giuseppe Verdi, è il primo frutto della collaborazione editoriale fra il Teatro alla Scala e Il Saggiatore, che proseguirà fino al 2028 in occasione dei 250 anni del Teatro. Interverranno il Sovrintendente e Direttore Artistico Fortunato Ortombina, Luca Formenton, presidente Il Saggiatore, Paolo Besana, Direttore della Comunicazione del Teatro e il professor Raffaele Mellace. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Il 6 dicembre alle ore 12, nell’ambito delle celebrazioni degli 80 anni dell’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, il Teatro, sempre al Ridotto dei Palchi, ospita uno degli appuntamenti di questo anniversario, durante il quale verrà presentato lo spot celebrativo realizzato per l’occasione dagli allievi dell’Università Iulm. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Sempre il 6 dicembre, alle 18, nuovamente al Ridotto dei Palchi, nel percorso di avvicinamento alla Prima scaligera, Fabiana Giacomotti sarà in dialogo con la costumista dell’opera Olga Shaishmelashvili per l’appuntamento “Volontà di potenza”. Intervengono Mattia Palma, direttore della Rivista del Teatro alla Scala, e Nico Vascellari. RSVP tmvpress@terramoretti.it.

Daniele Gatti dirige l’Orchestra Mozart: appuntamento al Teatro Nuovo Giovanni da Udine mercoledì 3 dicembre 2025

Il concerto, in programma alle ore 20.30, concluderà un’esperienza artistica in residenza

Un importante progetto impreziosisce la seconda Stagione musicale del Giovanni da Udine firmata dal direttore artistico Paolo CascioL’Orchestra Mozart diretta da Daniele Gatti sarà infatti ospite del Teatro udinese per un progetto di residenza. L’esperienza si concluderà mercoledì 3 dicembre con l’atteso concerto che, in prima nazionale, condurrà l’ascoltatore lungo un viaggio alla ricerca delle radici del neoclassicismo musicale, spaziando dalla Sinfonia in Do di Igor Stravinskij alla Sinfonia n. 1 in Re maggiore, op. 25 Sinfonia classica di Sergej Prokof’ev per culminare con l’esecuzione della splendida quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven.

Il concerto, che fa parte della 29ma Stagione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine realizzata anche con il sostegno di Fondazione Friuli,  sarà preceduto alle ore 10.30 da una prova aperta alle scuole e, alle 18.00, dalla conferenza di approfondimento “Prendi Nota – Echi di classicità e visioni del destino” a cura del musicologo Gaston Fournier-Facio (ingresso gratuito).

L’Orchestra Mozart è stata fondata da Claudio Abbado nel 2004 ed è costituita dalle prime parti delle più prestigiose orchestre internazionali, cui si affiancano giovani talenti provenienti da ogni parte d’Europa. A dirigerla in questa particolare occasione è Daniele Gatti, oggi annoverato tra i più importanti direttori d’orchestra del panorama internazionale. Nominato Direttore Musicale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a partire dal 2026, Daniele Gatti è oggi annoverato tra i più importanti direttori d’orchestra del panorama internazionale, con impegni regolari sul podio dei Berliner Philharmoniker, dei Wiener Philharmoniker e della Staatskapelle Dresden, di cui è attualmente Direttore principale. 

INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni concerto e/o spettacolo. Acquisti online sempre possibili su Vivaticket.it. Per informazioni: biglietteria@teatroudine.it www.teatroudine.it

mercoledì 3 dicembre 2025 – ore 20.30

ORCHESTRA MOZART
DANIELE GATTI direttore

Igor Stravinskij Sinfonia in Do
Sergej Prokof’ev Sinfonia n. 1 in Re maggiore, op. 25 Sinfonia classica
Ludwig van Beethoven  Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67

Progetto artistico in residenza. Prima nazionale.

Gran finale per il Salotto musicale di Nevile Reid : il duo Serafini–Smolarek chiudono la rassegna

Il Salotto musicale di Nevile Reid si prepara a salutare la sua edizione 2025 con un ultimo appuntamento di grande prestigio, dopo una rassegna che ha registrato sette concerti molto partecipati, confermando la capacità dell’iniziativa di attrarre pubblico anche in periodi tradizionalmente caratterizzati da una minore presenza turistica. Una risposta calorosa che premia la qualità artistica della programmazione e la continuità del progetto culturale promosso dalla Fondazione Ravello negli spazi di Villa Rufolo.

Domenica 30 novembre, alle ore 12, nell’Auditorium del complesso monumentale, il sipario si chiuderà con il concerto del duo formato da Flavio Serafini (flauto) e Kasia Smolarek (chitarra), due musicisti che vantano già una carriera internazionale di altissimo livello. Il duo si è esibito in sale iconiche come il Musikverein di Vienna, la Tonhalle di Zurigo, il KKL di Lucerna e l’Auditorium Parco della Musica di Roma, imponendosi per eleganza interpretativa e versatilità stilistica.

Per il concerto conclusivo, il programma abbraccerà un itinerario musicale che dalle atmosfere intime del Romanticismo giunge alla brillantezza del repertorio contemporaneo. Si apre con i Valses Poéticos di Enrique Granados, raffinata raccolta dal fascino danzante e sognante, per proseguire con una delle opere più amate del primo Ottocento, la Sonata in la minore D821 “Arpeggione” di Franz Schubert, proposta in una trascrizione che esalta il dialogo tra il timbro caldo del flauto e la trasparenza della chitarra.

Spazio poi alla travolgente energia di Astor Piazzolla con Histoire du Tango, viaggio attraverso l’evoluzione del tango dalle origini fino alle forme colte del Novecento, e infine alla virtuosistica Fantasia brillante su “Carmen” di Georges Bizet nella trascrizione di François Borne, un omaggio alla celebre opera che unisce bellezza melodica e spettacolarità tecnica.

Con questo appuntamento il Salotto musicale di Nevile Reid conferma la propria vocazione a offrire esperienze musicali di alto profilo anche fuori dai tradizionali circuiti stagionali, contribuendo in modo significativo alla vitalità culturale di Ravello e della Costiera.

Un finale appassionante per una rassegna che, ancora una volta, ha saputo conquistare il pubblico con la qualità degli interpreti e l’atmosfera unica dell’Auditorium di Villa Rufolo.

Domenica 30 novembre ore 12.00

Kasia Smolarek, chitarra

Flavio Serafini, flauto

Biglietto di ingresso alla Villa

Programma

Enrique Granados (Leida 1867 – Canale della Manica 1916)

Valses Poeticos

Franz Schubert (Vienna 1797-1828)

Sonata in la minore d821 “Arpeggione”

Astor Piazzolla (Mar del Plata 1921 – Buenor Aires 1992)

Histoire du Tango

Georges Bizet – Francois Borne (Montpellier 1840 – Tolosa 1920)

Fantasia brillante su “Carmen”

L’ingresso al concerto è gratuito per i residenti e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.it; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk : il 7 dicembre, alla Scala, Riccardo Chailly e Vasily Barkhatov portano in scena Šostakovič

La Scala celebra il cinquantenario della morte del compositore

Il 4 dicembre l’anteprima Under30

Il 7 dicembre diretta su Rai1 e Rai Radio3 dalle 17.45

Inaugura la Stagione d’opera 2025/2026 del Teatro alla Scala Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.

Il Direttore musicale Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, dirige Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. La regia è di Vasily Barkhatov, le scene sono di Zinovy Margolin, i costumi sono firmati da Olga Shaishmelashvili, le luci sono a cura di Alexander Sivaev. Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmajlova), Najmiddin Mavlyanov (Sergej), Yevgeny Akimov (Zinovij Borisovič Izmailov) e Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov).

L’opera andrà in scena domenica 7 dicembre alle ore 18 (con l’Anteprima Under30 giovedì 4 dicembre alle ore 18), mercoledì 10 dicembre alle ore 20 (turno Prime Opera), sabato 13 dicembre alle ore 20 (turno A), martedì 16 dicembre alle ore 20 (turno B), venerdì 19 dicembre alle ore 20 (turno C), martedì 23 dicembre alle ore 20 (turno D) e martedì 30 dicembre alle ore 20 (fuori abbonamento).

L’opera

Il compositore, autore anche del libretto tratto dal romanzo di Nikolaj Leskov, aveva immaginato l’opera come prima anta di un trittico che avrebbe descritto la condizione della donna in diverse epoche della storia russa. La vicenda, ambientata nella campagna russa negli anni 1860 (la servitù della gleba è abolita nel 1861), vede protagonista la giovane Katerina Izmajlova che, sposata contro la sua volontà a Zinovij, un giovane possidente imbelle, e soggetta alle angherie anche sessuali del suocero, è attratta dal garzone Sergej, sfacciato e brutale. Quando il suocero li scopre e frusta Sergej, Katerina lo avvelena con una zuppa di funghi. Al ritorno del marito, Katerina e Sergej si liberano anche di lui e si sposano, ma durante la cerimonia un servo scopre il cadavere di Zinovij nascosto in cantina. Katerina e Sergej (che nel racconto di Leskov uccidono anche un nipote per sottrargli l’eredità) sono condannati ai lavori forzati. Durante il viaggio Sergej preferisce a Katerina una ragazza più giovane: Katerina la uccide trascinandola con sé nelle acque ghiacciate del fiume.   

Dopo la doppia prima, il 22 gennaio 1934 a Leningrado e due giorni dopo a Mosca, l’opera gode di un clamoroso succès de scandale, sia per la spietata critica sociale sia per l’inedito realismo nella rappresentazione della sessualità. Šostakovič abbandona la vena satirica astratta e surreale della sua prima opera, Il naso – tratta da Gogol’ e andata in scena per sole sei rappresentazioni a Mosca nel 1930 – per rifarsi alla ruvida aderenza al vero di Musorgskij, e il pubblico risponde entusiasta: duecento rappresentazioni in due anni tra Leningrado e Mosca. Il vento però sta cambiando, come spiega Galina Vishnevskaya, celebre interprete di Katerina, nelle sue memorie: “I compositori dell’ex-Proletkult che in passato erano stati spietatamente criticati da Šostakovič stavano ora monopolizzando l’Unione dei Compositori proprio di fianco al Cremlino, e covavano il loro rancore verso Šostakovič”.

Ma soprattutto, le direttive di Ždanov, nuovo responsabile della cultura del Partito comunista, chiedono ottimismo, eroi positivi e finali lieti. Nel gennaio 1936 Stalin assiste a una rappresentazione. L’articolo della Pravda segna il bando per l’opera in Russia e la disgrazia del compositore, che dura fino agli anni di Kruščëv, quando Šostakovič accetta di curare una versione emendata del suo lavoro che va in scena a Mosca nel 1963 con il nuovo titolo Katerina Ismailova. Le scene di erotismo più acceso sono soppresse, il linguaggio musicale è meno abrasivo.

Il rapporto di Riccardo Chailly con la produzione operistica di Šostakovič ebbe inizio proprio al Piermarini più di cinquant’anni fa: “Tutto cominciò nel 1972, quando avevo 19 anni. Ebbi il privilegio di assistere alle prove e alle rappresentazioni dell’opera Il naso di Šostakovič, diretta da Bruno Bartoletti con la regia di Eduardo De Filippo. Rimasi letteralmente stordito per giorni. Mi colpì enormemente la modernità, il coraggio di affrontare un testo di Gogol’ in quel modo”.

Da una parte, la tecnica compositiva di uno Šostakovič appena ventiquattrenne che realizza un’orchestrazione di rara fattura, in cui – come continua Chailly – “non si corregge niente, non si taglia niente, e che mostra nella scrittura un sapiente e innovativo uso della politonalità”. Dall’altra, una conoscenza capillare del patrimonio delle melodie popolari russe, fattore determinante per lo strabiliante successo riscosso nel periodo precedente alla sua censura, che porta questo titolo a essere rappresentato quasi duecento volte tra Leningrado e Mosca nell’arco di un anno e mezzo. Continua Chailly: “Šostakovič accenna, ammicca, inserisce quasi a mosaico elementi riconoscibili dalla tradizione popolare russa”.

Ma non finisce qui. In Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk coesiste con questa tradizione folklorica anche un aspetto legato alla musica mitteleuropea, come attesta la citazione all’interno della seconda aria di Katerina nel Quarto Atto, dell’Abschied dal Lied von der Erde di Gustav Mahler, come ricorda Chailly: “Qui Šostakovič aveva bisogno di rappresentare musicalmente il vuoto totale di una donna delusa da tutto, a un passo dalla disperazione definitiva”.

Del resto – come ci ricorda Franco Pulcini – nel Quarto Atto “l’alchimia dell’orchestrazione raggiunge effetti lugubri. Pensiamo all’impressionante ‘Passacaglia’, interludio posto fra i due quadri del secondo atto. Il finale dell’opera, l’ultimo atto, è di abissale pessimismo, con musica in presa diretta emotiva. Qui e altrove, insieme a Musorgskij, il faro dell’ispirazione resta soprattutto l’ultimo Mahler, poeta sinfonico della morte, per le tinte cadaveriche che traspaiono nel tessuto strumentale”.

Una partitura piena di contrasti, dunque, in cui, al fianco di questo elemento struggente, convive l’elemento grottesco, magistralmente rappresentato musicalmente da Šostakovič. Continua il Direttore musicale: “Il grottesco in quest’opera sconvolge fin dal primo ascolto. Basta concentrarsi sul canto del prete dopo aver scoperto che Boris è stato avvelenato da Katerina. Una scrittura che rimanda quasi al mondo dell’operetta, un linguaggio musicale completamente diverso, quasi da tragedia satirica, in cui s’impone l’idea del grottesco”.

L’opera alla Scala

La revisione dell’opera negli anni ‘50 aveva suscitato un vivo interesse anche in via Filodrammatici. Il successo planetario del romanzo Il dottor Zivago, proibito dalla censura sovietica e pubblicato per la prima volta dall’editore italiano Feltrinelli nel 1957, aveva creato un’ondata di interesse per le opere del dissenso e il Direttore artistico Francesco Siciliani aveva avviato invano le trattative per ottenere che la prima assoluta della Katerina avvenisse alla Scala. L’opera vi arriva invece solo nel maggio 1964, con la direzione di Nino Sanzogno, la regia di Milo Wasserbauer e Inge Borkh nei panni di Katerina. Negli anni seguenti Mstislav Rostropovich si fa paladino della riscoperta della prima e più radicale versione dell’opera: una battaglia insieme artistica e politica per le ragioni autentiche, ancorché rinnegate, del lavoro poetico. Bisognerà attendere il 1992 perché Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk arrivi anche alla Scala, con la regia di André Engel e la direzione di Kazushi Ono, per poi tornare nuovamente nel 2007, con la direzione di Myung-Whun Chung e la regia di Richard Jones.

Riccardo Chailly, direttore

Con la sua dodicesima inaugurazione di stagione il maestro Riccardo Chailly prosegue una collaborazione con il Teatro alla Scala che risale al 1978 e che proseguirà anche nei prossimi anni. Le opere di Giuseppe Verdi, dai titoli giovanili fino a Aida e Don Carlo, la scoperta delle versioni originali di titoli pucciniani, il ritorno di capolavori che ebbero alla Scala la loro prima rappresentazione, nonché una vastissima ricognizione del repertorio sinfonico, che negli ultimi anni si è concentrato in particolare sulla Seconda Scuola di Vienna, sono solo alcuni dei percorsi approfonditi dal Maestro in un rapporto sempre più stretto con l’Orchestra e il Coro scaligeri. Tra questi filoni, anche il repertorio russo: con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk Chailly corona un percorso iniziato nel lontano 1991 con La fiera di Sorocincy di Modest Musorgskij e proseguito poi con L’angelo di fuoco di Prokof’ev nel 1994 e con Boris Godunov nel 2022.

Riccardo Chailly ha intessuto negli anni un rapporto profondo con Orchestra e Coro scaligeri. Un legame che, come nel caso del repertorio operistico di Šostakovič, vede strettamente connesso il Direttore musicale al Teatro alla Scala, in un lavoro di perpetua ricerca e condivisione di meravigliose pagine del repertorio, e che proietta questa sinergica e prolifica collaborazione nel futuro garantendo al pubblico la presenza di Riccardo Chailly al Piermarini negli anni a venire.

Vasily Barkhatov, regista

Vasily Barkhatov segna con questa regia il suo debutto scaligero. Quello fra direzione musicale e regia è stato in questo caso un lavoro capillare e profondo nella partitura, iniziato da molto tempo, come ricorda il regista: “Questa è la mia prima collaborazione con Riccardo Chailly. Quasi due anni fa abbiamo parlato per la prima volta dell’opera. Grazie al lavoro con lui ho potuto scoprire ulteriori aspetti interessanti della partitura: una partitura molto cinematografica, in cui vengono forniti minuziosi dettagli per l’azione scenica e che ci consente dunque di rappresentare minuziosamente i personaggi dal punto di vista psicologico. Stiamo osservando e discutendo insieme tutto, è una collaborazione che ci vede affiancati molto in profondità”.

Ne deriva una regia concentrata sul personaggio di Katerina Izmajlova, in una drammaturgia che si sviluppa lungo i suoi ricordi e le sue confessioni. Le coordinate della messa in scena si basano proprio sulla drammaturgia suggerita da Šostakovič, che, secondo le parole di Barkhatov, “oscilla tra humour e tragedia cinematografica, tra l’assurdo, il realistico e la tragedia violenta. Facciamo lo stesso, cercando di salvaguardare l’intero contenuto della partitura”.

E chi è Katerina, nella visione di Barkhatov? Afferma il regista: “Katerina sta compiendo un delitto per la sua libertà e per la sua identità, ma rimane pur sempre un delitto. Proviamo a entrare nella sua mente. Katerina ha bisogno di fare questo, non ha altro modo per fuggire da una costrizione. Ma quando diventa cosciente del tradimento di Sergej, in Siberia, realizza profondamente di aver commesso nient’altro che un omicidio, capisce di essere un mostro, capisce di non aver fatto niente di buono”.

Una donna che, lottando per la sua identità, compie un gesto efferato. Tuttavia, continua Barkhatov, “non la vedo assolutamente come una pazza, ma come una donna scontenta e frustrata, che ha preso questo amore con Sergej come qualcosa di grande”.

Un’opera che parla ancora molto al presente e porta in scena, ad esempio, l’attuale tema della libertà sessuale, una delle conquiste della Rivoluzione russa, che, come si diceva al tempo, avrebbe dovuto garantire che la possibilità di soddisfare i propri istinti dovesse essere semplice come “bere un bicchier d’acqua” quando si ha sete. Ma è nel 1934, anno di pubblicazione dell’opera, che l’Unione Sovietica introduce il divieto di aborto, cerca di assumere contromisure significative contro il divorzio e mette al bando l’omosessualità. Come ci ricorda Franco Pulcini, tra gli altri, “il successo dell’opera coincide con l’abolizione di tale libertà”, e rappresenta in qualche modo un riscatto di queste libertà perdute.

Del resto, Šostakovič ambienta la vicenda nel mondo provinciale del distretto di Mcensk, una società rurale, arretrata e patriarcale, che fa sì che il testo sia connotato da un linguaggio esplicito e prosaico, atto a rappresentare una società fortemente patriarcale in cui la considerazione della donna è estremamente arretrata, e che il compositore mette in scena per condannarla.

Le trasmissioni Rai

Anche per questo 7 dicembre si rinnova la collaborazione con Rai, che propone la Prima in diretta su Rai1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45, con una definizione quattro volte superiore rispetto agli standard televisivi abituali, come già avvenuto negli anni scorsi con Don Carlo e La forza del destino. Si tratta della quarantanovesima apertura della Stagione d’opera del Teatro alla Scala trasmessa in diretta dalla Rai, preludio all’anniversario del 2026, che segna i cinquant’anni di questa importante collaborazione, iniziata nel 1976. Su Rai1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti di Giorgia Cardinaletti dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando, prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti. Per Radio3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini, e sarà prevista la trasmissione sul Circuito Euroradio in diretta in Romania, Croazia, Slovacchia, Serbia, Portogallo, Bulgaria e Slovenia, e in differita in Spagna (data da destinarsi), Francia (13 dicembre), Svezia (data da destinarsi), Svizzera (data da destinarsi) e Belgio (27 dicembre).

Lo spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in diretta anche su Rai Radio3, su Rai1 HD canale 501, su Rai4K e su RaiPlay, dove potrà essere visto per 15 giorni dopo la Prima. Anche quest’anno la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta. Sono numerosi i broadcaster di tutti i continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi sottoscritti con Rai Com: da ARTE per Francia, Belgio, Austria, Germania, Liechtenstein e Lussemburgo alla Svizzera RSI, dalla portoghese RTP. Dall’Europa al Giappone, dove la NHK manderà in onda l’opera in differita in formato 4K HDR. La Prima della Scala sarà fruibile in tutto il mondo sulla piattaforma Medici Tv e sarà proiettata in diretta anche nelle sale cinematografiche di Finlandia, Scandinavia, Spagna, Svizzera, America Latina, Australia e Nuova Zelanda.

Aspettando il 7 dicembre. Come ogni anno, il Teatro alla Scala propone un ampio palinsesto di appuntamenti di avvicinamento all’apertura della Stagione d’opera. Un calendario che prosegue fino al 7 dicembre, e che è iniziato nelle scorse settimane con l’incontro di studio intitolato“La donna e la storia: un’inquietante tragedia satirica”, a cui, insieme al Riccardo Chailly e al curatore Raffaele Mellace, hanno partecipato Paolo Nori, Franco Pulcini e Anna Giust.

Agli incontri organizzati dal Teatro si aggiunge il calendario di eventi compresi nel progetto “Prima diffusa” promosso da Comune di Milano, Rai e Edison.

Qui di seguito il calendario dei prossimi incontri.

  • VENERDÌ 28 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Secondo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli

Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura

Dialogo tra Mariamargherita Scotti e Veniero Rizzardi

  • LUNEDÌ 1° DICEMBRE, ore 18.30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro con il regista Vasily Barkhatov,riservato agli abbonati Under30

  • GIOVEDÌ 4 DICEMBRE, ore 18:Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anteprima Under30

  • VENERDÌ 5 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro dedicato ai lettori di ViviMilano

Dialogo tra Gian Mario Benzing e il M° Riccardo Chailly

  • SABATO 6 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Moda, scene e costume teatrale”, incontro a cura di Fabiana Giacomotti

In collaborazione con ‘Il Foglio quotidiano’. Si ringrazia Bellavista – Terra Moretti

  • DOMENICA 7 DICEMBRE, ore 17.15, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, viale Pasubio 5:

Terzo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli.

Prima Diffusa alla Fondazione Feltrinelli: breve introduzione di Carlo Boccadoro all’opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, approfondimento con guida all’ascolto durante la proiezione della Prima.

Rappresentazioni

Giovedì 4 dicembre 2025 ore 18 ~ Anteprima Under30

Domenica 7 dicembre 2025 ore 18 ~ Inaugurazione Stagione 2025/2026

Mercoledì 10 dicembre 2025 ore 20 ~ Abb. Prime Opera

Sabato 13 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno A

Martedì 16 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno B

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno C

Martedì 23 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno D

Martedì 30 dicembre 2025 ore 20 ~ Fuori abbonamento

Prezzi

Serata inaugurale 7 dicembre 2025

da 3.200 a 150 euro

Repliche

da 300 a 40 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

TCBO: LA VIOLA DI TIMOTHY RIDOUT E LA DIREZIONE DI ROBERTO ABBADO PER HINDEMITH E SCHUMANN

Il giovane solista inglese debutta nella stagione della fondazione lirico-sinfonica felsinea e con la Filarmonica

Lunedì 1° dicembreore 20.30 all’Auditorium Manzoni

“In pochi colpi d’arco, il britannico Timothy Ridout si è ritagliato un posto nella ristrettissima cerchia dei grandi violisti”. Così il quotidiano francese «Le Monde» sul solista trentenne che debutta nella Stagione della Fondazione lirico-sinfonica felsinea, interpretando Der Schwanendreher, concerto per viola e piccola orchestra sopra antichi canti popolari di Paul Hindemith. A guidare la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna il “suo” Direttore principale Roberto Abbado, che nella seconda parte della serata – in programma lunedì 1° dicembre alle 20.30 all’Auditorio Manzoni – propone anche la Sinfonia n. 2 in do maggiore, op.61 di Robert Schumann.

Primo Premio ai concorsi internazionali per viola “Lionel Tertis” e “Cecil Aronowitz”, nonostante la giovane età Ridout è impegnato nell’ampliamento del repertorio per il suo strumento, eseguendo prime assolute come il Concerto per viola di Mark Simpson “Hold Your Heart in Your Teeth”, interpretato l’anno scorso alla Philharmonie di Berlino con la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin diretta da Robin Ticciati. Il violista è inoltre ospite di realtà rinomate, dalla Wigmore Hall al Concertgebouw di Amsterdam, e di compagini come l’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese e la BBC Symphony Orchestra, oltre ad aver collaborato con direttori quali Sir Simon Rattle e Sir András Schiff.

Vincitore nel 2008 del “Premio Abbiati”, Roberto Abbado è stato sul podio di numerosi concerti sinfonici e produzioni operistiche del TCBO: dal Macbeth verdiano firmato da Robert Wilson al più recente Trittico pucciniano con la regia di Pier Francesco Maestrini e sarà impegnato per l’inaugurazione della Stagione 2026 con Idomeneo di Mozart nel nuovo allestimento curato da Mariano Bauduin. Ha diretto orchestre prestigiose, come la Concertgebouworkest di Amsterdam, i Wiener Symphoniker, l’Orchestre national de France, la Staatskapelle Dresden e la Gewandhausorchester di Lipsia.

Conosceva bene la viola Paul Hindemith, che ebbe lunga esperienza come solista di questo strumento a cui dedicò svariati lavori. Non fa eccezione Der Schwanendreher, letteralmente “il gira-cigni”, ovvero colui che nelle cucine medievali girava il volatile allo spiedo, accomunato allegoricamente al menestrello di strada che muoveva la manovella della ghironda a forma di cigno. Tutti i tre movimenti impiegano canti popolari cinquecenteschi tedeschi e il titolo del concerto fa riferimento a quello utilizzato come materiale tematico per l’ultimo tempo: sette variazioni sul canto popolare “Non sei un gira-cigni?”. Eseguito la prima volta ad Amsterdam il 14 novembre 1935, con l’autore stesso come solista, questo concerto ricorre a un organico insolito, che non prevede negli archi né i violini né le viole, per dare risalto allo strumento solistico ed evocare un timbro antico e folcloristico.

Iniziava a manifestarsi l’instabilità psichica di Schumann tra il 1845 e il 1846, periodo di composizione della sua Seconda Sinfonia in do maggiore. «Ho composto la sinfonia nel dicembre 1845, ancora mezzo malato – spiegava l’autore in una lettera –; mi sembra che lo si possa avvertire ascoltandola. Solamente nell’ultimo movimento mi sono sentito nuovamente me stesso; adesso, sto meglio, dopo aver finito l’opera intera. Ma mi fa pensare a giorni tristi». La sinfonia destinata a diventare una delle più apprezzate da compositori come Brahms e Čajkovskij, venne tenuta a battesimo da Felix Mendelssohn al Gewandhaus di Lipsia il 5 novembre del 1846, riscuotendo in quella occasione scarso successo, tanto che fu necessario apportare delle modifiche per l’esecuzione nella città natale di Schumann, Zwickau, nel luglio del 1847.

Main Partner della Stagione Sinfonica 2025 del Teatro Comunale di Bologna è Intesa Sanpaolo, grazie al cui sostegno sono inoltre aperte gratuitamente alle scuole gran parte delle prove generali dei concerti.

I biglietti – da 10 a 40 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo. 

Per ogni concerto della Stagione Sinfonica 2025 prosegue “Note a margine”, una rassegna di incontri con il pubblico che si tengono circa 30 minuti prima dell’inizio del concerto presso il foyer del bar dell’Auditorium Manzoni. 

Partenope di Morricone in prima rappresentazione assoluta al Teatro di San Carlo

Vanessa Beecroft firma una regia inedita per l’unica opera lirica

scritta da Ennio Morricone pubblicata da SZ Sugar

Venerdì 12 e domenica 14 dicembre in chiusura delle celebrazioni di “Napoli Millenaria” promosse dal Comune di Napoli con la partnership di Napoli 2500

A trent’anni dalla sua composizione, l’unica opera lirica di Ennio Morricone vede la luce per la prima volta al Teatro di San Carlo, nella Stagione 2025/2026 presentata sotto il segno di “Be Luminous”Partenope. Musica per la sirena di Napoli, su libretto di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto, sarà in scena per due date, venerdì 12 dicembre alle ore 20:00 domenica 14 alle 17:00. L’appuntamento è la punta di diamante delle celebrazioni promosse dal Comune di Napoli con la partnership di Napoli 2500 per i 2500 anni dalla fondazione della città.

Partenope, pubblicata dalla casa editrice SZ Sugar, restituisce alla scena un capitolo poco conosciuto ma fondamentale del percorso creativo di Morricone. La nuova produzione del Teatro di San Carlo è affidata alla visione contemporanea di Vanessa Beecroft che, per il Massimo partenopeo, firma una regia inedita e cura l’intero progetto visivo con Daniela Ciancio, per i costumi, e con Danilo Rubeca, per la coreografia, impegnato anche come regista collaboratore. Sul podio Riccardo Frizza, alla guida di Orchestra e Coro del Lirico di Napoli, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi

La storia del mito fondativo della città vede in scena due Partenope, Jessica Pratt Maria AgrestaFrancesco Demuro interpreta Melanio, mentre Désirée Giove, già allieva dell’Accademia del Teatro di San Carlo, è Persefone. La voce narrante è quella di Mimmo Borrelli.

L’opera, definita “da camera” dato il cast vocale contenuto, venne composta nel 1995 su libretto di Sandro Cappelletto e Guido Barbieri ma, per una serie di circostanze, non vide mai la luce. L’orchestrazione alterna strumenti antichi e moderni – dai flauti dolci alle percussioni napoletane, dalle arpe alle tube – creando un impasto sonoro in cui si mescolano il respiro arcaico del mito e la voce contemporanea della città. Nel racconto, la sirena Partenope attraversa la metamorfosi, la perdita e la rinascita fino a divenire figura cosmica e fondatrice, emblema di libertà e sacrificio. 

Stagione 25/26

Dal 12 Dicembre al 14 Dicembre

Partenope

Opera in un atto
Musica di Ennio Morricone
Libretto di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto

Direttore | Riccardo Frizza
Regia | Vanessa Beecroft
Costumi | Daniela Ciancio per Vanessa Beecroft
Coreografia | Danilo Rubeca per Vanessa Beecroft


Interpreti
Partenope 1 | Jessica Pratt
Partenope 2 | Maria Agresta
Persefone | Désirée Giove#
Melanio | Francesco Demuro
Narratore | Mimmo Borrelli

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Nuova produzione del Teatro di San Carlo

#Ex Allievo Accademia del Teatro di San Carlo

Prima Rappresentazione Assoluta
Vanessa Beecroft firma una regia inedita per “Partenope” al Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | BLU
venerdì 12 dicembre 2025, ore 20:00 – TAGLIANDO A – C/D – BLU – III
domenica 14 dicembre 2025, ore 17:00 – TAGLIANDO B – F – BLU – III

Opera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese

Mario Brunello e Sergej Krylov con l’Orchestra del Mare al Teatro del Maggio

Domenica 14 dicembre alle ore 20 – in Sala Zubin Mehta – il concerto dell’Orchestra del Mare con il violoncellista Mario Brunello, il violinista Sergej Krylov e i musicisti  dell’Orchestra Giovanile Italiana.

L’ensemble utilizza strumenti ricavati dai legni delle barche dei migranti e realizzati dalle persone detenute del carcere di Milano-Opera nell’ambito del progetto “Metamorfosi” della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.

Un progetto di Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.
Con i patrocini del Comune di Firenze e della Fondazione Cariplo.
Con il contributo di Fondazione CR Firenze.

Si ringrazia per il sostegno l’Hotel Anglo American e Toscana Aeroporti.

Domenica 14 dicembre 2025 alle ore 20, nella Sala Mehta del Teatro del Maggio, il concerto dell’Orchestra del Mare composta per l’occasione dal violoncellista Mario Brunello, il violinista Sergej Krylov e i musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole. Un concerto dal grande valore sociale a favore della “Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti”.

Il programma della serata mette in cartellone il “Concerto per 2 violini in re minore” di Johann Sebastian BachCampanella, estratto dal “Concerto per violino e orchestra n. 2” di Niccolò PaganiniAdios Nonino di Astor Piazzolla e Violoncello vibrez! di Giovanni Sollima.

In occasione di questo importante evento, ai maestri Brunello e Krylov saranno donati – dalle stesse persone detenute coinvolte nel lavoro di costruzione degli strumenti musicali – un violoncello e un violino costruiti nella liuteria del carcere di Milano-Opera.

I due artisti diventeranno dunque “ambasciatori” di questa iniziativa che pone al centro il dramma contemporaneo dei migranti e la necessità di rendere concreto, all’interno delle carceri, l’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale “…le pene non possono consistere in trattamenti disumani ma devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il concerto è un progetto di Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti; gode dei patrocini del Comune di Firenze e della Fondazione Cariplo e il contributo di Fondazione CR Firenze. Si ringrazia per il sostegno l’Hotel Anglo American e Toscana Aeroporti.

“L’Orchestra del Mare” spiega il presidente della “Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti”, Arnoldo Mosca Mondadori – “cerca di trasformare ciò che viene ritenuto, come diceva Papa Francesco, scarto, in armonia e speranza: barche destinate a essere rottamate, persone migranti che scappano dalla fame e dalla guerra, e infine persone detenute che trasformano questo legno in strumenti musicali. Sono grato al Maggio Fiorentino per dare voce a tutto questo”.

“Questo concerto è un vero e proprio messaggio” ha sottolineato Mario Brunello parlando di questo evento speciale “Questi strumenti, costruiti con il legno dei barconi dei migranti raccolti dalle rive dopo aver attraversato il mare, suoneranno insieme all’Orchestra Giovanile Italiana per trasmettere un appello di speranza da condividere con il pubblico.

Al nostro fianco, in un ideale passaggio di testimone per questo messaggio, ci saranno anche Maria Salvatori al violoncello e Angela Tempestini al violino”.

Il ricavato della serata sostiene il progetto Metamorfosi – il cui esito è l’Orchestra del Mare – aiutando a finanziare non solo i laboratori di liuteria nelle carceri di Opera e Secondigliano, ma anche quelli di Rebibbia e Monza, dove con i legni delle barche vengono realizzati anche oggetti di carattere sacro, come i rosari. Tutte le persone detenute che lavorano al progetto sono assunte in coerenza con l’articolo 27 della Costituzione Italiana.

Mario Brunello, che nelle stagioni del Teatro ha debuttato nell’autunno del 1992 in un concerto al Teatro Verdi insieme all’Orchestra del Maggio diretta nell’occasione da Stanislav Skrowaczewski, è fra i più apprezzati e illustri violoncellisti della sua generazione: è stato il primo europeo a vincere il prestigioso “Concorso Čajkovskij” a Mosca nel 1986. Ha collaborato con i più importanti direttori d’orchestra fra i quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Daniele Gatti, Antonio Pappano, Valerij Gergiev, Seiji Ozawa e Claudio Abbado. Nell’arco della sua carriera si è esibito con alcune delle più prestigiose orchestre del mondo tra cui la London Symphony, la Philadelphia Orchestra, la NHK Tokyo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Filarmonica della Scala e la Münchner Philharmoniker.

Sergej Krylov ha iniziato lo studio del violino a cinque anni, completando la sua formazione alla Scuola Centrale di Musica di Mosca. È stato nominato Direttore musicale della Lithuanian Chamber Orchestra nel 2008, con la quale ama esplorare, nel doppio ruolo di direttore e solista, un repertorio molto ampio che spazia dal barocco alla musica contemporanea.

Negli ultimi anni è ospite di importanti istituzioni musicali e ha collaborato con la Filarmonica della Scala, la London Philharmonic, la DSO Berlin, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestre la Philharmonique de Radio France e la St. Petersburg Philharmonic.

Nel corso delle stagioni del Maggio, Krylov ha debuttato – in un concerto diretto da Fabio Luisi – nel settembre del 2019 e ha successivamente preso parte alla tournée a Bucarest, sempre insieme al maestro Luisi e all’Orchestra del Maggio, dell’autunno del 2019.

La locandina:

JOHANN SEBASTIAN BACH

Concerto per 2 violini, archi e basso continuo in re minore BWV 1043

Vivace / Largo ma non tanto / Allegro

NICCOLÒ PAGANINI

Dal Concerto per violino e orchestra n. 2 in si minore: Campanella

ASTOR PIAZZOLLA

“Adios Nonino” per violoncello e archi

GIOVANNI SOLLIMA

“Violoncello vibrez!” per due violoncelli e archi

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Orchestra del Mare:

Mario Brunellovioloncello

Sergej Krylovviolino

con i musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana

Prezzi:

Settore unico: 25€