“SÈNTITI PÀRTE”; PER LA NUOVA STAGIONE, I POMERIGGI MUSICALI PENSANO AL PROPRIO PUBBLICO

Da ottobre 2025 a maggio 2026 una programmazione nel segno di Mozart


Il 9 e l’11 ottobre Alexander Lonquich e Louis Lortie danno il via all’integrale dei concerti per pianoforte di Mozart, compositore del quale si ascolteranno altre pagine celebriTorna Mikhail Pletnëv per l’integrale di RachmaninovNovità contemporanee di Carlo Galante, Filippo Del Corno, Dardust e Mason Bates, ma anche una vera “antica” riscoperta con la prima mondiale dell’opera Marina di Umberto Giordano con Sonya Yoncheva e Freddie De TommasoConclusi i lavori di restauro delle poltrone della Sala e gli accorgimenti per migliorare l’acustica con un progetto di Jürgen Reinhold dello studio Müller BBM di Monaco: “battesimo sonoro” il 2 ottobre con il Requiem di Mozart diretto da Fasolis

Con l’81ª Stagione sinfonica 2025/2026, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali rinnova il suo legame con il pubblico del Teatro Dal Verme e di Milano, proponendo da ottobre a maggio, nei consueti concerti del giovedì sera (ore 20) e del sabato pomeriggio (ore 17), un nuovo cartellone che unisce capolavori del repertorio classico a nuove proposte e interpreti internazionali. Il titolo della stagione – Sèntiti pàrte – è un invito a vivere la musica come esperienza condivisa, in equilibrio tra tradizione e contemporaneità, e corrisponde alla crescente simbiosi tra l’Orchestra e il suo pubblico.

«Nelle ultime tre stagioni, dopo le difficoltà del periodo pandemico – afferma il direttore generale e artistico Maurizio Salerno – abbiamo raggiuto risultati ragguardevoli, sia artistici che di pubblico. Infatti, se con la 79a stagione 2023/2024 abbiamo festeggiato il superamento del numero di abbonati pre-pandemia, con l’80° stagione 2024/2025 abbiamo consolidato quei numeri incrementandoli ulteriormente: sono stati emessi 1.930 abbonamenti, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente (1.759 abbonati). L’incremento di pubblico ai concerti non si limita agli abbonamenti, ma il rilancio complessivo del brand “Pomeriggi” ha avuto un effetto significativo anche sullo sbigliettamento e quindi sulle presenze complessive: nell’80a Stagione abbiamo registrato cinque concerti sold-out (cioè con oltre 1400 presenze ciascuno) e il numero di spettatori già a maggio superava quello dell’intera stagione precedente: 54mila presenze contro le 49 mila totali della scorsa Stagione. Un successo che si riverbera anche sulle attività divulgative come quella degli “Altri Pomeriggi”, con una media di 70 partecipanti under30 alla volta, dei Piccoli Pomeriggi Musicali e delle prove aperte per le scuole».

“Sèntiti pàrte” (gli accenti aggiunti giocano con la componente ritmica che accomuna la musica e le parole) è il claim anche della campagna abbonamenti firmata da Venti caratteruzzi e illustrata da fotografie di Lorenza Daverio che ritraggono insieme i professori dell’Orchestra e alcuni abbonati della Stagione in corso, tra quelli più longevi ai più recenti della rassegna “Altri Pomeriggi”. In queste settimane a Milano la campagna sta accompagnando i viaggi in metropolitana e sui tram del centro.

L’81ª stagione ha un’anteprima tematica il 2 ottobre con il Requiem K626 di Mozart diretto da Diego Fasolis: al compositore austriaco è dedicato infatti un consistente progetto biennale che prevede l’integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra, affidati ad Alexander Lonquich e Louis Lortie che, per l’inaugurazione del 9 e 11 ottobre, eseguiranno il Concerto per due pianoforti e orchestra n. 10 in Mi bemolle maggiore K365 insieme a pagine di Poulenc e Busoni. Lonquich sarà poi al Teatro Dal Verme per altri due programmi, mentre Louis Lortie per tre.

Questi concerti iniziali saranno le prime occasioni in cui il pubblico sarà acconto nella sala del Teatro Dal Verme dopo alcuni lavori di restauro conservativo che si sono svolti negli scorsi mesi. In particolare sono state restaurate e tappezzate le poltrone e realizzati alcuni accorgimenti per migliorare l’acustica architettonica con un progetto frutto di una soluzione studiata da Jürgen Reinhold dello studio Müller BBM di Monaco.
Una testimonianza dell’impegno costante della Fondazione verso la propria Casa musicale dopo i lavori di efficientamento energetico che sono stati realizzati lo scorso anno, il recente ripristino della Sala Piccola e la videosorveglianza/circuito chiuso.

Pagine mozartiane si ascolteranno anche nei concerti con Alessandro Bonato sul podio e il violinista Gennaro Cardaropoli (Concerto per violino e orchestra n. 5 in La maggiore K219 e Sinfonia n. 36 in Do maggiore K425 “Linz”) e con il successivo ritorno di Fasolis e del Coro della Radiotelevisione Svizzera impegnati nella Messa in Do minore K427.

«L’ottantunesima Stagione dei Pomeriggi Musicali apre le sue porte con un programma ricco di capolavori e nuove proposte da ascoltare al Teatro Dal Verme di Milano, luogo d’elezione in cui tradizione e innovazione si fondono per dare a tutti gli ascoltatori l’opportunità di “sentirsi parte” della nostra missione sonora, artistica e civile» – prosegue Maurizio Salerno – «Mozart è il filo rosso che attraversa l’intera stagione, ma accanto a lui vivono i grandi sinfonisti dell’Ottocento, il Novecento più raffinato e la musica d’oggi, sempre nella convinzione che ogni ascolto possa diventare esperienza viva e condivisa».

Spazio quindi a uno dei più grandi pianisti del nostro tempo: Mikhail Pletnëv che, dallo scorso anno, ha instaurato un rapporto di fiducia con I Pomeriggi Musicali e realizzerà l’integrale dei concerti di Rachmaninov (il n. 1 a febbraio e poi il n. 2 a maggio) destinata a completarsi nella stagione 2026/2027.

Nell’81ª Stagione non possono mancare le bacchette più amate dal pubblico e dall’Orchestra come Stefano Montanari, impegnato in Schumann con il violinista Francesco ManaraGeorge Pehlivanian che torna per due programmi di cui uno con il giovane e pluripremiato violoncellista Ettore Pagano per il Concerto di Elgar, Alessandro Cadario con due importanti progetti dedicati alla contemporaneità, Carlo Boccadoro con il violista Timothy RidoutAlessandro Bonato per uno degli appuntamenti mozartiani e per l’immancabile Concerto di Natale. Per la prima volta insieme ai Pomeriggi Musicali, il celebre baritono Matthias Goerne interpreterà alcune orchestrazioni dei Lieder di Schubert con la bacchetta di Fasolis.

Evento speciale in stagione sarà la prima mondiale, in forma di concerto, dell’opera Marina di Umberto Giordano, con due star della lirica come il soprano Sonya Yoncheva e il tenore Freddie De Tommaso, insieme a baritoni Ernesto Petti e Mihai Damian, diretti da Vincenzo Milletarì. L’esecuzione è resa possibile dalla collaborazione con la Libreria Musicale Italiana e l’Edizione Nazionale delle Opere di Umberto Giordano (edizione critica della partitura a cura di Andreas Gies). Marina fu la prima opera in assoluto scritta da Umberto Giordano, nel 1888, per partecipare al Concorso Sonzogno: a vincere fu però Pietro Mascagni con Cavalleria rusticana; la partitura di Giordano si credeva perduta e adesso verrà eseguita per la prima volta, rinnovando la tradizione del Teatro Dal Verme come palcoscenico di debutti promettenti, come testimoniato dalle Willis di Puccini eseguita lo scorso anno.

Seguendo la vocazione istituzionale che anima I Pomeriggi Musicali dal novembre 1945, sono in programma alcune prime assolute commissionate per la nuova stagione, come Liza di Carlo GalantePurpura di Filippo Del Corno – due compositori già nella “storia” dell’istituzione milanese – e la Suite per pianoforte e orchestra di Dardust, pianista, compositore, produttore e autore anche di celebri canzoni di successo che dallo scorso anno ha cominciato un percorso di ricerca con l’Orchestra. In programma anche in prima italiana Mothership, il Concerto per pianoforte e orchestra e la Philharmonia Fantastique di Mason Bates, compositore e dj statunitense vincitore di un Grammy Award, già in residenza anche al Kennedy Center di Washington, con la Chicago Symphony Orchestra, la San Francisco Symphony, l’Orchestra Sinfonica di Pittsburgh e la California Symphony, il secondo compositore vivente più eseguito al mondo.

Due le compagini ospiti dell’81ª Stagione mentre l’Orchestra sarà impegnata nei titoli di OperaLombardia: l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius con il pianista Alessandro Taverna che eseguirà in una sola serata tutti e cinque i concerti di Prokof’ev; mentre i Virtuosi italiani diretti da Alberto Martini, proporranno un programma di musica francese.


L’81a stagione dei Pomeriggi Musicali si apre con un’anteprima fuori abbonamentogiovedì 2 ottobre, affidata alla bacchetta di Diego Fasolis. In programma, il Requiem in Re minore K626 di Mozart – compositore centrale nella programmazione 2025/2026 –, con Lenneke Ruiten (soprano), Marie-Claude Chappuis (contralto), Alessandro Fisher (tenore) e Alessandro Ravasio (basso) come solisti, e dal Coro della Radiotelevisione Svizzera. Il concerto inaugurale, in calendario giovedì 9 e sabato 11 ottobre, riunisce sul palco Louis Lortie e Alexander Lonquich, impegnati in un ricco programma per due pianoforti che intreccia Poulenc (il Capriccio d’après Le Bal Masqué e il Concerto in Re minore), Mozart (Concerto in. 10 n Mi bemolle maggiore K365) e Busoni, del quale si ascolta il Duettino concertante “Busoni-Verz. B 88” per due pianoforti, tratto dal finale del Concerto per pianoforte e orchestra in Fa maggiore K459 di Mozart. 

George Pehlivanian dirige il 16 e il 18 ottobre un programma che accosta due grandi pagine romantiche: il Concerto per violoncello op. 85 di Elgar, con il ritorno del giovanissimo e pluripremiato Ettore Pagano come solista, e la monumentale Sinfonia n. 9 “La Grande” in Do maggiore D944di Schubert. Il 23 e 25 ottobre torna l’Orchestra di Padova e del Veneto guidata da Marco Angius per un progetto del celebre pianista Alessandro Taverna che esegue in un’unica serata l’integrale dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra di Prokof’ev.

Si passa a novembre con il ritorno dei Virtuosi Italiani (giovedì 20 e sabato 22), guidati dal primo violino concertatore Alberto Martini: il programma, impreziosito dalla presenza di Vincenzo Bolognese al violino e Caterina Artuso all’arpa, spazia da Saint-Saëns e Chausson a Debussy, Milhaud e Bizet/Waxman. Il 18 dicembre, il pubblico potrà immergersi nell’atmosfera delle feste con un Concerto di Natale fuori abbonamento dedicato ai valzer degli Strauss, diretto da Alessandro Bonato, una delle migliori giovani bacchette italiane di oggi.

L’anno nuovo si apre, l’8 e il 10 gennaio, nel segno di Mozart, con Bonato sul podio e il virtuoso Gennaro Cardaropoli al violino; in programma il Concerto per violino e orchestra n. 5 in La maggiore K219 e la Sinfonia n. 36 in Do maggiore K425 “Linz”. Il 22 e 24 gennaio Louis Lortie, in veste di concertatore al pianoforte, apre il ciclo dell’integrale dei concerti per pianoforte con il n. 16 in Re maggiore K451 e il n. 23 in La maggiore K488
Anticipandoli con il Rondò per pianoforte in Re maggiore K.485. Il 29 e 31 gennaio Alessandro Cadario dirigerà un concerto che, accanto a pagine di Ravel, Stravinskij e Prokof’ev, si caratterizza per la presenza del pianista e compositore Dardust, che eseguirà una sua nuova Suite per pianoforte e orchestra, commissionata dai Pomeriggi Musicali. Il ciclo mozartiano prosegue il 5 e 7 febbraio con Alexander Lonquich al pianoforte e alla direzione: in programma tre Concerti (K.238, K.246 “Lützow”, K.271 “Jeunehomme”) e il Rondò K.511. Il 12 e 14 febbraio la Stagione propone un evento speciale: la prima esecuzione assoluta dell’opera Marina di Umberto Giordano, in edizione critica. 

Vincenzo Milletarì dirige un cast che include Sonya YonchevaFreddie De TommasoErnesto Petti e Mihai DamianRyan McAdams torna sul podio il 19 e 21 febbraio per il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Fa diesis minore op. 1 di Rachmaninov eseguito da Mikhail Pletnëv, e poi per la Quarta Sinfonia di Brahms. Il 26 e 28 febbraio ancora Mozart con Louis Lortie: la Sonata K280 e i Concerti K413 e K467. Il 5 e 7 marzo si apre una finestra sulla musica americana contemporanea con tre lavori di Mason Bates (due in prima italiana), diretti da McAdams con Shai Wosner al pianoforte e live electronics. Diego Fasolis torna il 12 e 14 marzo per dirigere la Messa in Do minore K427 di Mozart, con solisti di prestigio e il Coro della Radiotelevisione Svizzera. Il 19 e 21 marzoStefano Montanari dirige un programma schumanniano con Francesco Manara al violino, impegnato nel Concerto in Re minore, seguito dalla Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61. 

George Pehlivanian di nuovo sul podio il 26 e 28 marzo, guida l’orchestra attraverso un trittico che va da Dallapiccola (Piccola musica notturna) a Grieg (Peer Gynt, Suite n. 1), fino alla brillante Shahrazād di Rimskij-Korsakov. Il 9 e 11 aprile, ancora Diego Fasolis per un concerto dedicato a Schubert, con il celebre baritono Matthias Goerne impegnato in una selezione di Lieder e nella Sinfonia n. 4 in Do minore d417 “Tragica”. Il ciclo dei Concerti di Mozart prosegue il 16 e 18 aprile, con Louis Lortie che concertatore e solista propone la Fantasia K475 e i Concerti K414 e K491. Il 30 aprile e 2 maggio Alessandro Cadario dirige la prima assoluta di Liza di Carlo Galante, accanto alla Sinfonia “Tempora mutantur” di Haydn e al Concerto per violino di Beethoven con Rainer Honeck. Il 7 e 9 maggio Alexander Lonquich propone la Sonata K310 e due Concerti di Mozart, il n. 13 in Do maggiore k415 e il celebre n. 20 Re minore k466. Il 14 e 16 maggio, sotto la direzione di Carlo Boccadoro, il violista Timothy Ridout interpreta Purpura di Filippo Del Corno, prima assoluta co-commissionata con l’Orchestra Haydn, in un programma che accosta poi la Sinfonia n. 44 in Re maggiore K81 di Mozart con la Serenata n. 2 in La maggiore op. 16 di Brahms. Chiude la stagione, il 21 e 23 maggioRyan McAdams con Mikhail Pletnëv e due capisaldi del repertorio tardo-romantico: il Secondo Concerto di Rachmaninov e la Quinta Sinfonia di Čajkovskij.

I concerti della 81a Stagione sono programmati come sempre al Teatro Dal Verme il giovedì alle ore 20 e il sabato alle ore 17. Talvolta le prove generali del giovedì alle ore 10 sono aperte al pubblico e costituiscono gli appuntamenti del ciclo “In anteprima”.

Orchestra I Pomeriggi Musicali
27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di  Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven, Stravinskij e Prokof’ev. Nel fervore della ricostruzione post bellica, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra con un solido repertorio classico e una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione in Italia della musica del Novecento censurata durante il fascismo. Si avvia, inoltre, una tenace attività di commissione musicale che perdura ancora oggi, arricchendo un repertorio che si estende all’indietro sino al Barocco. Celebri interpreti e giovani esordienti trovano spazio nelle Stagioni dell’Orchestra milanese. È il caso di Abbado, Accardo, Benedetti Michelangeli, Bernstein, Boulez, Celibidache, Chailly, Gatti, Gavazzeni, Giulini, Magaloff, Menuhin, Mehta, Muti, Pollini, Segovia. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra figurano anche Nino Sanzogno, Gianluigi Gelmetti, e i milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. I Pomeriggi Musicali svolgono la loro attività principalmente a Milano e nelle città lombarde; quindi contribuiscono alla programmazione di Opera- Lombardia nei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona e Pavia. L’Associazione Nazionale Critici Musicali ha assegnato il Premio Abbiati 2020 ai Pomeriggi Musicali per il concerto di riapertura (15 giugno 2020) dopo il primo lockdown, diretto da Stefano Montanari. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano, del quale nel 2022 si sono festeggiati i 150 anni dalla costruzione.


81a stagione 2025/2026

Gli abbonamenti a 21 concerti hanno un costo intero da 175 a 290 euro + prevendita
Gli abbonamenti a 21 concerti hanno un costo ridotto da 130 a 215 euro + prevendita
La riduzione è valida per gli under 30, per gli over 60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati.

carnet “liberi di scegliere” a 15 concerti hanno un costo intero da 161 a 258 euro + prevendita
carnet “liberi di scegliere” a 15 concerti hanno un costo ridotto da 117 a 194 euro + prevendita
La riduzione è valida per gli under 30, per gli over 60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati.

Gli abbonamenti a 13 concerti “In anteprima” hanno un costo unico di 95 euro + prevendita (posto unico)

I biglietti per i singoli concerti hanno un costo da 13 a 23,50 euro (intero) e da 11 a 19 euro (ridotto). I biglietti per le prove generali “In anteprima” hanno un costo unico di 12 euro.
La riduzione è valida per gli under 30, per gli over 60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati.


 Biglietteria TicketOne – Teatro Dal Verme
via San Giovanni sul Muro, 2 – 20121, Milano
Tel. +39 02 87 905 – www.ipomeriggi.it

La biglietteria del Teatro Dal Verme è aperta da martedì a sabato ore 10-18
biglietteria@ipomeriggi.it / Te. +39 02 87905 201

Acquista online www.ipomeriggi.it/acquista /  www.ticketone.it

AL TEATRO REGIO DI PARMA : FALSTAFF

venerdì 3 ottobre, ore 20.00
domenica 12 ottobre, ore 20.00
giovedì 16 ottobre, ore 20.00

allestimento del Teatro Regio di Parma

Falstaff, terzo titolo operistico della programmazione del XXV Festival Verdi, debutta al Teatro Regio di Parma venerdì 3 ottobre 2025 ore 20.00 con recite domenica 12 ottobre ore 20.00 e giovedì 16 ottobre ore 20.00. L’opera va in scena nell’applaudito allestimento del 2017 firmato da Jacopo Spirei con le scene di Nikolaus Webern, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Giuseppe Di Iorio.

Michele Spotti dirige l’opera nell’edizione critica a cura di Gabriele Dotto (The University of Chicago Press e Casa Ricordi) sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani. Protagonisti in scena Misha Kiria (Sir John Falstaff), Roberta Mantegna (Mrs. Alice Ford), Alessandro Luongo (Ford), Giuliana Gianfaldoni (Nannetta), Teresa Iervolino (Mrs. Quickly), Dave Monaco (Fenton), Caterina Piva (Mrs. Meg Page), Roberto Covatta (Bardolfo), Eugenio Di Lieto (Pistola), Gregory Bonfatti (Dott.Cajus).

La première dell’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3.

«Per il suo ritorno alla commedia – scrive Giuseppe Martini – Verdi trovò le condizioni opportune di lavoro grazie a una convergenza di circostanze favorevoli: il rapporto di fiducia con un poeta provvisto di strumenti tecnici forbitissimi come Arrigo Boito, la solidità della propria posizione storica, il mutamento di gusto di fine secolo, un soggetto produttivo e originale. Già un quarto di secolo prima il personaggio di Falstaff era emerso nelle conversazioni verdiane, ma solo dopo il successo di Otello riprese forma possibile, forse anche suggerito da una rappresentazione della Pamela nubile di Goldoni recitata dalla Duse che Verdi vide a teatro insieme a Boito. La chiave era dunque non l’opera buffa tout-court ma la commedia di mezzo carattere, dalle sfumature agrodolci, ed è a questo tono equilibrato che puntò il lavoro di Verdi e Boito quando cominciarono a impegnarsi sulla nuova impresa, alla quale per altro Verdi pose mano dall’agosto del 1889 con estrema cautela e con la tranquillità di chi, non avendo più nulla da dimostrare, lavora prima di tutto per occuparsi divertendosi».

«Quando mi viene chiesto quale sia la mia opera preferita – racconta il direttore Michele Spotti –rispondo senza indugiare: Falstaff. Ciò che per me rende Falstaff davvero interessante dal punto di vista musicale è anche un aspetto ludico, una sorta di “caccia al tesoro”, dove i tesori sono gli spunti tematici ispirati alle opere precedenti del compositore. Una sorta di fil rouge che percorre la sua vita compositiva, con gli innumerevoli riferimenti al Ballo in maschera, alla trilogia popolare, all’Aida… Queste autocitazioni assumono una connotazione goliardica, talvolta serenamente rassegnata. Ogni nota, ogni battuta, ogni frase può avere più significati o può descrivere un personaggio. Una delle mie parti orchestrali preferite si trova nel primo atto, in “Se Falstaff si assottiglia, non è più lui…”, dove ottavino e violoncello raddoppiano il tema cantato da Falstaff, alludendo rispettivamente alla sua sottigliezza (ottavino) e alla corpulenta stazza del cavaliere (violoncello). Nell’edizione critica a cura di Gabriele Dotto, che eseguiremo, si trovano inoltre diverse novità rispetto alle partiture tradizionalmente eseguite, come piccole chicche testuali e ulteriori aggiornamenti anche a livello di articolazioni».

«Non di rado si fraintende Verdi dipingendolo come un conservatore, ma in realtà è un grandissimo innovatore, uno sperimentatore e anche un provocatore. Un artista totale – afferma il regista Jacopo Spirei. Io ho cercato di seguire questa sua vena nello scavo che ho fatto sulla partitura e sul libretto (che è di livello, anch’esso, assoluto). E, in un lavoro di ricerca compiuto dal gruppo di artisti da me guidato, si cerca in questo allestimento di distillare la riflessione portata dal messaggio contemporaneo di quest’opera. Ho cercato di scavarla nei segni e nei linguaggi e di portarla a un livello per così dire “popolare”, privo di sovrastrutture e con una connotazione fortemente contemporanea. Questo Falstaff è dunque un percorso di ricerca dentro un personaggio che vede il proprio mondo crollare, ma che allo stesso tempo non rinuncia a essere parte di quel mondo, non rinuncia a partecipare al gioco, e vuole fermamente dimostrare di esserci ancora, di essere ancora in grado di poter sedurre, imbrogliare, beffare».

PROVAUNDER 30 E AFTERSHOW

Il pubblico Under30 potrà assistere all’ultima prova di Falstaff mercoledì 1 ottobre alle ore 20.00. Al termine della prova sarà possibile partecipare all’Aftershow sempre riservato agli Under 30, che prevede l’aperitivo con dj set a cura di Filippo Orlandi nelle sale del Ridotto del Teatro Regio.

I biglietti per la prova Under30 sono già disponibili presso la Biglietteria e online al costo di 10 euro. L’acquisto dei biglietti per l’Aftershow, dal costo di 5 euro, è riservato a chi ha già i biglietti per la prova Under 30.

ASPETTANDO FALSTAFF

Martedì 30 settembre alle ore 20.30 al Ridotto del Teatro Regio di Parma, il concerto Aspettando Falstaff  (biglietti 10 euro, posto unico) porterà il pubblico dentro le atmosfere dell’opera con l’esecuzione delle più celebri arie e scene del capolavoro verdiano. Protagonisti quattro giovani artisti che hanno completato il percorso formativo dell’Accademia Verdiana del Teatro Regio di ParmaMatteo PietrapianaMelissa d’OttaviArlene Miatto AlbeldasFrancesco Congiu accompagnati al pianoforte da Claudia Zucconi, con introduzione all’ascolto di Giuseppe Martini.

Teatro di San Carlo, per la Stagione Musica da camera : Mozart e Beethoven

Domenica 28 settembre, ore 18.00

È dedicato a due straordinarie pagine del classicismo viennese il prossimo appuntamento della Stagione di Musica da Camera del Teatro di San Carlo, in calendario domenica 28 settembre alle ore 18:00.

I Professori d’Orchestra del Lirico di Napoli, protagonisti dell’intera rassegna, proporranno il “Quintetto in Mi bemolle maggiore”, K. 452 di Wolfgang Amadeus Mozart e il “Quintetto in Mi bemolle maggiore”, op. 16 di Ludwig van Beethoven.

La formazione cameristica sarà composta da Luca Sartori al clarinetto, Giovanni Costa al fagotto, Hernan Garreffa all’oboe, Ricardo Serrano al corno e Vincenzo Caruso al pianoforte.

Il Quintetto mozartiano, scritto nel 1784, fu definito dallo stesso compositore, in una lettera al padre, come “la migliore opera che io abbia mai scritto”. È un entusiasmo che trova ragione nella maestria con cui l’autore risolve nella partitura il problema della scrittura strumentale.

È un’opera che fece da modello per Beethoven circa un decennio più tardi, nel 1796, proprio per il Quintetto op. 16. Pur nel rispetto della stessa formazione strumentale e della stessa tonalità dell’antecedente mozartiano, il linguaggio si apre a una forza espressiva più vigorosa, anticipando i tratti della sua maturità.

Mozart / Beethoven

Clarinetto | Luca Sartori
Fagotto | Giovanni Costa
Oboe | Hernan Garreffa
Corno | Ricardo Serrano
Pianoforte | Vincenzo Caruso

Programma
Wolfgang Amadeus Mozart, Quintetto in Mi bemolle maggiore per pianoforte e fiati, K. 452
Ludwig van Beethoven, Quintetto in Mi bemolle maggiore per pianoforte e fiati, op. 16

IL 71° FESTIVAL PUCCINI SI CHIUDE CON NUMERI RECORD:QUASI 45.000 PRESENZE E SUPERATI I 2 MILIONI DI EURO DI INCASSO

“Tutto comincia da qui”: Torre del Lago e la Villa di Puccini rinnovano la propria identità intorno alla musica del maestro toscano

La nuova campagna di comunicazione digitale ha ottenuto risultati ragguardevoli con milioni di visualizzazioni, click e condivisioni

Con l’ultima replica di Manon Lescaut lo scorso 6 settembre, il 71° Festival Puccini di Torre del Lago ha chiuso la programmazione 2025 registrando risultati molto significativi e alcuni record: oltre 2 milioni di incasso (2.000.292,34 euro per l’esattezza) e 44.801 presenze, provenienti da 61 paesi diversi, superando i risultati dell’edizione 2024 che celebrava il centenario della morte di Puccini e aveva in programma più serate.

Il cartellone 2025, apertosi il 18 luglio con una nuova produzione di Tosca firmata da Alfonso Signorini, è stato caratterizzato dalla presenza di alcuni tra i più grandi interpreti della scena operistica internazionale che si sono alternati serata dopo serata sul suggestivo palcoscenico sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, a pochi passi dalla Villa di Puccini, dove il Maestro riposa. La stagione era composta da cinque tra titoli più amati dal pubblico – Tosca, La bohème, Turandot, Madama Butterfly, Manon Lescaut – per un totale di 16 serate d’opera al Gran Teatro, il Gala con Anna Netrebko, il concerto dedicato a Morricone e una serie di appuntamenti collaterali. Le sole 16 serate d’opera hanno generato 1.792.197,10 euro di incasso netto, con una media spettatori di 2.086 a serata e un incasso medio di 112.573,97 euro per 17 eventi complessivi. La media di presenze e incassi è la più alta dal 2009 a oggi, superando stagioni equiparabili anche per numero di recite.

Tosca ha inaugurato la stagione con un cast d’eccezione: Aleksandra Kurzak e Roberto Alagna nella serata inaugurale, poi Eleonora Buratto (al debutto italiano in forma scenica), Carmen Giannattasio e Vanessa Goikoetxea, con Michael Fabiano, Vittorio Grigolo e Francesco Meli come Cavaradossi e Luca Salsi, Mikołaj Zalasiński e Ivan Inverardi nei panni di Scarpia. Quella inaugurale con 3.125 spettatori e 146.690,28 euro di incasso netto, non solo è stata la serata di maggior successo dell’intera stagione ma record assoluto per il Festival dal 2009 a oggi.

La bohème, nello storico allestimento di Ettore Scola ripreso da Marco Scola di Mambro e con la bacchetta di Piergiorgio Morandi, ha visto protagonisti Vittorio Grigolo e Nino Machaidze nei panni di Rodolfo e Mimì, Sara Blanch e Ilina Mihaylova come Musetta e poi un trio di giovani cantanti toscani composto da Carlo Raffaelli, Maria Novella Malfatti e Claudia Belluomini.

Turandot è tornata in scena nella produzione di Signorini del 2017 con le scenografie di Carla Tolomeo e i costumi di Fausto Puglisi, sotto la bacchetta molto apprezzata di Renato Palumbo. Nel ruolo di Calaf hanno debuttato a Torre del Lago due celebri tenori come Gregory Kunde e Yusif Eyvazov e anche Dario Di Vietri, accanto alle Turandot di Anna Pirozzi, Olga Maslova e Courtney Ann Mills, alle Liù di Carolina López Moreno, Rosa Feola, Alina Tkachuk ed Elisa Balbo. Michele Pertusi ha debuttato come Timur, mentre Massimiliano Pisapia ha impersonato Altoum.

Madama Butterfly, nel celebre e commovente spettacolo della regista Manu Lalli, ha visto alternarsi sul podio Francesco Ivan Ciampa e Antonino Fogliani; protagoniste Maria Agresta e Valeria Sepe con accanto da Vincenzo Costanzo (Pinkerton), Luca Micheletti (Sharpless) e Chiara Mogini (Suzuki).

Manon Lescaut, con la regia di Daniele De Plano e le sculture di Igor Mitoraj, ha avuto come intensa protagonista Maria José Siri che, per la prima del 30 agosto ha emozionato il pubblico ancora di più portando a termine la recita da seduta, dopo una caduta in palcoscenico. Accanto a lei Luciano Ganci, Claudio Sgura e Roberto De Candia, Giacomo Prestia, diretti da Valerio Galli.

Pubblico internazionale e grandi emozioni per il Gala del 13 agosto con il celebre soprano Anna Netrebko che, con il tenore Martin Muehle e il baritono Jérôme Boutillier, sotto la direzione di Michelangelo Mazza, ha presentato pagine di Verdi e Puccini, bissando “Vissi d’arte”.

«Il Festival Puccini 2025 – dichiara il presidente Fabrizio Miracolo – segna per la Fondazione l’inizio di un nuovo corso. Abbiamo voluto riportare al centro Torre del Lago, il luogo del cuore di Puccini, riaffermando il principio che ci guida: “tutto comincia da qui”. I numeri che presentiamo oggi, le serate affollate, la qualità degli interpreti, sono la prova concreta di un rilancio che si fonda su un nuovo modello di gestione, sulla direzione artistica di Angelo Taddeo, su un team rinnovato e sulla forza della musica e delle collaborazioni come quella con la Fondazione Simonetta Puccini presieduta da Giovanni Godi. Un ringraziamento particolare va al sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro, che ha accompagnato con determinazione il processo di rilancio, sostenendo in questi anni la riqualificazione dell’area del Gran Teatro e riconoscendo nel Festival un presidio culturale di eccellenza. Anticipare l’annuncio e la vendita dei biglietti per l’edizione 2026 è stato un ulteriore segnale di efficienza e di capacità progettuale, in linea con i grandi festival internazionali».

«Abbiamo puntato tutto sulle voci e sui grandi interpreti internazionali – sottolinea il direttore artistico Angelo Taddeo – e i risultati ci hanno dato ragione. Tosca, Bohème, Turandot, Butterfly e Manon hanno visto alternarsi i migliori interpreti della scena operistica mondiale, in un dialogo continuo con i luoghi pucciniani. È stata evidente l’emozione di tutti i cantanti che prima del debutto hanno salutato il Maestro nella cappella in cui riposa a Villa Puccini e per questo ringraziamo anche la disponibilità della Fondazione Simonetta Puccini. Abbiamo cominciato dicendo che volevamo restituire alla manifestazione un’identità forte basata sulla vocalità e la strada è segnata. Adesso guardiamo al 2026, anno del centenario di Turandot che celebreremo a inizio festival con un nuovo allestimento e con un programma che renderà il Festival un punto di riferimento dell’estate musicale internazionale».

Com’è noto infatti sono già aperte le vendite per il festival 2026 che si svolgerà dal 17 luglio al 5 settembre e che prevede Turandot (17 e 24 luglio, 1 e 9 agosto) nel centenario della prima esecuzione, Tosca (18 e 31 luglio, 8 e 21 agosto), La bohème (25 luglio, 6 e 28 agosto), Madama Butterfly (7 e 22 agosto, 4 settembre) e La fanciulla del West (29 agosto e 5 settembre).

La 71ª edizione è stata inoltre accompagnata da una strategia di comunicazione rinnovata, molto focalizzata sui canali digitali. Per la prima volta sono state attivate campagne social dedicate, che hanno generato oltre 8,4 milioni di visualizzazioni, raggiungendo 2,5 milioni di persone e producendo più di 5.200 click sul pulsante “acquista”. Un risultato che ha consolidato il Festival come protagonista anche online, capace di intercettare nuovi pubblici e ampliare il proprio raggio a livello internazionale.

Sul fronte organico, Instagram ha raccolto risultati davvero ragguardevoli, totalizzando 2,4 milioni di visualizzazioni nel periodo del Festival, con un incremento del 23,7% dei follower e oltre 356.000 account raggiunti. Le attività del profilo sono cresciute di oltre +500% rispetto al trimestre precedente: +524% visite al profilo, +295% click sul link esterno e +568% tocchi sull’indirizzo. La strategia digitale si è distinta anche per il livello di coinvolgimento: le campagne e i contenuti hanno generato oltre 21.500 reazioni, 817 commenti, 363 salvataggi, 1.778 condivisioni e più di 81.000 click sui link. Numeri che testimoniano una partecipazione viva e un dialogo costante con il pubblico. I contenuti più apprezzati sono stati i video dietro le quinte, le interviste e i reel dagli spettacoli, che hanno dato vita ad una narrazione immersiva. Il “Nessun dorma” (nel foyer a causa del temporale) interpretato da Gregory Kunde ha superato le 147.000 visualizzazioni ed è andato virale, così come “Tu che di gel sei cinta” con Carolina López Moreno, che ha superato le 112.000. Molte interviste agli artisti hanno registrato migliaia di visualizzazioni (Roberto Alagna 47mila, Aleksandra Kurzak 37mila, Luca Salsi 25mila, Michele Pertusi 24mila, Vittorio Grigolo 31mila, Piero Pretti Costanzo 41mila, Carmen Giannattasio 13mila, Maria José Siri 16mila), confermando la forza del contatto diretto tra pubblico e interpreti. Il Festival Puccini si è così confermato non solo come evento artistico di rilievo internazionale, ma anche come modello di comunicazione digitale: la combinazione tra attività organica e campagne a pagamento ha dimostrato come l’esperienza dal vivo possa oggi vivere e rivivere online, ampliando le possibilità di coinvolgimento e avvicinando nuovi spettatori, anche oltre confine.

Tra le attività realizzate nel 2025, di particolare importanza è stato il progetto di accessibilità “Tutti per Puccini”. Grazie infatti al contributo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, per il secondo anno consecutivo, il Festival Puccini si è impegnato a rendere l’opera fruibile a tutti, in particolare a persone con disabilità sensoriale e intellettiva. “Tutti per Puccini” è stato coordinato da Elena Di Giovanni e Francesca Raffi, docenti dell’Università di Macerata con numerose esperienze nel settore maturate  presso altri festival e teatri italiani). Per le due recite di Turandot “accessibili” sono state registrate 170 prenotazioni tra persone con disabilità e accompagnatori, provenienti da Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Liguria, con la partecipazione di associazioni nazionali e locali come ANFFAS Versilia, ASI – Affrontiamo la Sordità Insieme, Associazione Down Lucca, Ente Nazionale Sordi, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Presente anche la campionessa paraolimpica Federica Cecchi (Associazione Fiore di Loto, Camaiore). I servizi accessibili hanno incluso percorsi multisensoriali pre-spettacolo con interprete LIS, audio-introduzioni in italiano e inglese, audio-descrizione in cuffia durante l’opera, schede easy-to-read in collaborazione con ANFFAS Versilia e Cooperativa Le Briccole Special, sottotitoli per persone sorde su dispositivi mobili, trailer accessibile con voce narrante, sottotitoli, LIS e audio-descrizione, materiali digitali accessibili disponibili online. Con Tutti per Puccini il Festival ha riaffermato il suo impegno a rendere l’opera un patrimonio realmente aperto a tutti, trasformando Torre del Lago in un laboratorio di accessibilità culturale riconosciuto a livello nazionale.

MICHELE SPOTTI NOMINATO PRINCIPAL GUEST CONDUCTOR DELLA DEUTSCHE OPER DI BERLINO

Insieme a Maxime Pascal assumerà l’incarico a partire dalla stagione 2026/27

“Berlino occasione di esplorazione artistica e dialogo musicale” per il trentaduenne direttore d’orchestra brianzolo

Michele Spotti è stato nominato oggi Principal Guest Conductor (Direttore ospite principale) della Deutsche Oper di Berlino, incarico che assumerà a partire dalla stagione 2026/27. A soli 32 anni, l’attuale Direttore musicale dell’Opera e dell’Orchestra Filarmonica di Marsiglia condividerà il ruolo con Maxime Pascal, andando a costituire uno dei pilastri del nuovo assetto musicale del teatro voluto dal Direttore generale designato Aviel Cahn. Al loro fianco, come Conductor in Residence, ci sarà Titus Engel.

«Sono molto felice che siamo riusciti ad attrarre Maxime Pascal e Michele Spotti, due direttori enormemente rinomati e molto diversi tra loro, affinché si impegnino con il nostro teatro – commenta Aviel Cahn. Pascal ha radici profonde nel repertorio del XX secolo, mentre Spotti è un giovane rappresentante della grande tradizione romantica italiana. Lavoro, inoltre, con Titus Engel da molti anni. Pochi direttori nel mondo operistico di lingua tedesca sono aperti e innovativi come lui».

Il rapporto con la Deutsche Oper prevede per Spotti la direzione di almeno due produzioni e un concerto sinfonico all’anno, in un progetto che punta ad ampliare le prospettive interpretative dell’orchestra. Per il direttore brianzolo si tratta di un ritorno sul palco berlinese, con cui ha intrecciato un legame significativo già nel 2023 con Il viaggio a Reims di Rossini e, più recentemente, a gennaio 2025 con Rigoletto di Verdi.

«Berlino è sempre stata per me una città di esplorazione artistica e di dialogo musicale – dichiara Michele Spotti. Spero di contribuire a onorare la lunga tradizione di direttori italiani legati a questa città, portando la ricchezza del nostro repertorio, ma non solo, sul dinamico palcoscenico della Deutsche Oper».

Il nuovo incarico arriva in un momento particolarmente significativo della carriera internazionale di Spotti. Di recente, il Ministero della Cultura francese lo ha insignito del titolo di “Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres”, una delle più alte onorificenze conferite a personalità che si distinguono per la creazione e la diffusione artistica. La stagione 2025/26 lo vedrà, inoltre, impegnato in due appuntamenti di rilievo: in ottobre dirigerà per la prima volta Falstaff al Festival Verdi di Parma e a maggio debutterà al Metropolitan di New York con La traviata.

Con la nomina a Principal Guest Conductor della Deutsche Oper di Berlino, Spotti entra a far parte di una squadra che rappresenta la scelta di un modello collegiale e internazionale per il futuro del teatro, fondato su competenze complementari e su una visione condivisa di apertura artistica.

Photo di Marco Borrelli

Il maestro Min Chung sul palco della Sala Mehta alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 26 settembre 2025 alle ore 20 il maestro Min Chung sul palco della Sala Mehta alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. 

In programma “L’Ascension” di Olivier Messiaen e la “Sinfonia n. 3 in do minore” di Camille Saint-Saëns.

Dopo il successo del primo concerto dopo la pausa estiva, diretto da Jérémie Rhorer, prosegue la programmazione sinfonica della stagione autunnale al Teatro del Maggio: venerdì 26 settembre alle ore 20 il maestro Min Chung torna sul podio della Sala Zubin Mehta: in programma le composizioni di Olivier Messiaen eCamille Saint-Saëns.

Min Chung – che al Maggio ha debuttato nel febbraio del 2024 in occasione di un doppio appuntamento concertistico – si è formato a Parigi dove ha studiato contrabbasso, violino e pianoforte; nel corso della sua carriera ha già guidato importanti ensemble come l’Orchestra Nazionale Sinfonica della RAI, i Wiener Kammerorchester, l’Orchestra Haydn di Bolzano e la Filarmonica di Tokyo.

Il concerto si apre con L’Ascension, quattro meditazioni sinfoniche per orchestra, di Olivier Messiaen. Composta nel 1933, L’Ascension fu eseguita per la prima volta a Parigi nel febbraio 1935. Prima grande opera sinfonica di Messiaen – di cui il sottotitolo è “Quatre Meditations symphoniques pour orchestre” – L’Ascension verrà realizzata anche per organo dall’autore stesso, nel 1935, con un diverso terzo movimento. Già nella versione sinfonica, però, si percepisce un’aura organistica di fondo, poiché il compositore sembra trattare talvolta l’orchestra in modo da simulare i diversi registri organistici e le sonorità solenni e spirituali dello strumento. Il titolo allude alla festa dell’Ascensione di Cristo ed è esplicitamente legato alla fede cattolica del compositore, declinata però attraverso un simbolismo musicale che non ha nulla di strettamente liturgico.

Segue, in chiusura, la “Sinfonia n. 3 in do minore – Sinfonia per organo op. 78”, firmata da Camille Saint-Saëns. Composta nell’inverno tra il 1885 e il 1886 fu eseguita a Londra, alla Philharmonic Society, il 19 maggio 1886, diretta dallo stesso autore e venne dedicata a Franz Liszt.  Nella struttura tematica di tutta la sinfonia divisa in modo molto originale in due tempi  – anche se racchiude in sé la tradizionale architettura in quattro– si riconosce la presenza delle prime note del Dies Irae anche se da questa sequenza “liturgica”, Saint-Saëns si distacca infondendo alla sinfonia uno spirito eroico e grandioso.

 Solista all’organo nel corso dell’esecuzione del brano di Camille Saint-Saëns, Andrea Severi.

Il concerto:

OLIVIER MESSIAEN

L’Ascension, quattro meditazioni sinfoniche per orchestra

Nato ad Avignone nel 1908, Olivier Messiaen è considerato uno dei compositori più originali e poliedrici del Novecento. Una volta terminati gli studi al Conservatorio di Parigi viene nominato organista della chiesa de la Sainte-Trinité di Parigi, incarico che manterrà per tutta la vita. Al contempo, mosso da una vivace curiosità musicale, conduce un’indagine continua sul suono effettuando ricerche su nuove scale, studiando nuovi ritmi di derivazione indiana, trascrivendo i canti degli uccelli, sperimentando le innovazioni elettroniche. Nella sua vasta e varia produzione sono numerose le composizioni di carattere sacro o mistico, tra cui L’Ascension,Quatre Méditations symphoniques pour orchestre, composta tra il 1932 e il 1933. L’opera, articolata in quattro parti che rappresentano le fasi dell’ascensione di Cristo al Padre, è ispirata ai testi sacri del Vangelo di Giovanni, la Messa dell’Ascensione e il Salmo 46. L’immagine ascensionale è tradotta in musica su più livelli: da quello tonale, che vede iniziare la composizione in Mi maggiore per approdare poi a Sol maggiore nell’ultima parte, a quello timbrico che prevede un’alternanza tra sezioni orchestrali, dai soli fiati del primo movimento ai soli archi dell’ultimo. La prima meditazione – Majesté du Christ demandant sa gloire à son Père – è la preghiera indirizzata da Gesù al Padre durante la Passione e si configura musicalmente come un lungo inno affidato in apertura agli ottoni e ripreso poi dai soli fiati. La seconda meditazione – Alléluias sereins d’une âme qui désire le ciel – esprime la speranza nella resurrezione. I legni intonano il motivo dell’Alleluia a cui segue un altro motivo affidato al corno inglese accompagnato dagli archi. Nella sezione dei legni possiamo ritrovare richiami onomatopeici al canto degli uccelli, elemento centrale nella poetica di Messiaen. Nella terza meditazione – Alléluia sur la trompette, Alléluia sur la cymbale – aperta dal timbro squillante delle trombe,tutto sembra parlare di giubilo e Messiaen ricorre a tutta l’orchestra. Nell’ultima – Prière du Christ montant vers son Père – l’atmosfera si fa invece estremamente raccolta. Il momento finale dell’ascensione è affidato ai soli archi divisi in più sezioni che intonano lenti e ieratici la preghiera che si disperde verso l’alto nell’evocazione dell’eternità.

CAMILLE SAINT-SAËNS

Sinfonia n. 3 in do minore “Sinfonia per organo” op. 78

Classe 1835, il francese Camille Saint-Saëns ebbe un ruolo rilevante nella vita musicale parigina della seconda metà dell’Ottocento. Compositore, didatta, pianista, organista, era altresì uno strenuo promotore della musica strumentale francese in un periodo storico in cui il successo dilagante dell’opera non lasciava spazio a nessun altro genere. Nella sua ricca produzione, accanto a opere e operette, figurano molte pagine strumentali: poemi sinfonici, tre sinfonie, concerti per strumento solista e orchestra, composizioni cameristiche e brani organistici. Se delle prime due sinfonie Saint-Saëns non andava particolarmente fiero, alla Sinfonia n. 3 in do minore op. 78 dedicò tutto il proprio ingegno: l’opera rappresenta infatti l’apice della sua produzione orchestrale. Composta tra il 1885 e il 1886, a Sinfonia fu eseguita alla Royal Philharmonic Society di Londra il 19 maggio del 1886 diretta dallo stesso autore. Dedicata a Franz Liszt, la Sinfonia consta di due soli movimenti anche se all’interno di ognuno di essi è riscontrabile una struttura bipartita che rimanda alla classica struttura in quattro movimenti. L’organico orchestrale, ben nutrito in ogni sezione, annovera in aggiunta l’organo e il pianoforte chiamato a eseguire passaggi anche a 4 mani. L’incipit del primo movimento presenta un breve motivo che tornerà ciclicamente nel corso dell’opera mentre nella sezione seguente in Allegro moderato ben tre temi si intrecciano nel moto incessante degli archi che rende il discorso sinfonico teso e drammatico. L’atmosfera si tempera nel Poco adagio, oasi lirica e sentimentale in cui riappare il motivo iniziale sostenuto sommessamente dall’organo. Il secondo movimento ha le sembianze di uno Scherzo con il tema energico affidato alla sezione degli archi, mentre nella sezione conclusiva del movimento (Maestoso – Allegro) spicca nuovamente l’organo che innesca un lungo episodio fugato dove Saint-Saëns combina una corposa trama polifonica a una scrittura orchestrale brillante e vigorosa.

La locandina:

Olivier Messiaen

L’Ascension, quattro 

meditazioni sinfoniche per orchestra

Majesté du Christ demandant 

sa gloire à son Père / Alléluias 

sereins d’une âme qui désire le ciel/ 

Alléluia sur la trompette, 

Alléluia sur la cymbale / Prière du Christ 

montant vers son Père 

Camille Saint-Saëns

Sinfonia n. 3 in do minore
“Sinfonia per organo” op. 78


Adagio. Allegro moderato. Poco adagio. Allegro moderato

Presto. Allegro moderato. Maestoso. Allegro

Direttore Min Chung

Organo Andrea Severi

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Il concerto è preceduto dalla guida all’ascolto tenuta da Katiuscia Manetta nel Foyer di Galleria della Sala Mehta.

È riservata ai possessori del biglietto e si svolge 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo (durata: 30 minuti circa).

Prezzi:

Settore D: 20€ 

Settore C: 35€ 

Settore B: 50€ 

Settore A: 70€

Durata complessiva 1 ora e 40 minuti circa, compreso intervallo


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Giuseppe Mengoli dirige la Sesta Sinfonia di Mahler

La musica di Gustav Mahler sarà ancora protagonista in Fenice: pochi giorni dopo l’esecuzione dellaQuarta Sinfonia, l’Orchestra del Teatro La Fenice eseguirà infatti la Sesta Sinfonia in la minore del compositore austriaco, denominata Tragica. A dirigerla, uno dei più interessanti direttori d’orchestra del momento: Giuseppe Mengoli, giovane ma già affermato maestro, recente vincitore, tra l’altro, del primo premio al Concorso Mahler 2023 dell’Orchestra Sinfonica di Bamberg. Due le repliche del concerto nell’ambito della Stagione Sinfonica 2024-2025 della Fondazione Teatro La Fenice: la prima è fissataper sabato 27 settembre 2025 ore 20.00 (turno S); la replica di domenica 28 settembre ore 17.00 sarà riservata al pubblico under35 di Esu Padova e Venezia

            Gustav Mahler (1860-1911) iniziò la composizione della Sesta nell’estate 1903 e la riprese nel luglio 1904, dopo aver portato a termine il ciclo dei Kindertotenlieder. Compiuto l’abbozzo del Finale Mahler, nell’eccezionale slancio creativo dell’estate 1904, cominciò la Settima, componendo il secondo e il quarto tempo, le due Nachtmusiken, pagine lontanissime dal carattere della Sinfonia in la minore appena terminata. La strumentazione della Sesta lo avrebbe poi impegnato fino all’1 maggio 1905. La partitura fu pubblicata a Lipsia (presso C. E Kahnt) nel marzo o aprile 1906, e fu eseguita per la prima volta a Essen il 27 maggio 1906, sotto la direzione di Mahler.

In rapporto alle sinfonie precedenti essa segna senza dubbio un momento a sé: elementi di continuità sono i rapporti dell’Andante e del Finale con i Kindertotenlieder e soprattutto quelli del primo e dell’ultimo tempo con la apocalittica visione di Revelge, il Lied del 1899 che di alcuni aspetti della Sesta costituisce una sorta di premessa ideale; tuttavia Mahler sembra allontanarsi sempre di più dai paesaggi e dai caratteri, dai percorsi eccentrici delle opere precedenti. Nei tortuosi, lacerati, complessi percorsi che Mahler costruisce sotto il segno prevalente di una tensione febbrile, di una concitazione dirompente, si profilano con visionaria evidenza intuizioni timbriche nuove: l’orchestra della Sesta tende a una individuazione più frantumata, anche rispetto alla Quinta, proponendo rilievi taglienti, colori di incisiva asprezza.

            Per approfondire la conoscenza della partitura, è in programma il consueto appuntamento introduttivo: il concerto di sabato 27 settembre 2025 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle ore 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00 – riservato under35 per la replica del 28 settembre € 10,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Giuseppe Mengoli

Vincitore del primo premio al Concorso Mahler 2023 dell’Orchestra Sinfonica di Bamberg, dopo questo successo ha diretto un programma che includeva l’Ein Heldenleben di Strauss con i Wiener Symphoniker al Bregenzer Festspiele. Nel novembre 2023 è tornato ai Bamberger Symphoniker per sostituire Herbert Blomstedt con brevissimo preavviso, dando vita a un concerto ampiamente acclamato dalla critica. Ha collaborato nuovamente con l’orchestra nel febbraio del 2024, per una produzione della Bayerische Rundfunk. Nella stagione 2023-2024 ha debuttato con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della rai di Torino, con l’Opéra di Marsiglia, con la Rotterdam Philharmonic, la swr Stoccarda, il Massimo di Palermo e la Bruckner Orchester Linz. Nella stagione precedente, ha concluso il suo periodo come Assistant Conductor con Lorenzo Viotti presso l’Orchestra Filarmonica dei Paesi Bassi e l’Opera Nazionale Olandese di Amsterdam. Durante quella stagione, ha debuttato con la Nederland Kamer Orchester e il solista Leonard Elschenbroich dirigendo la prima mondiale del Concerto per violoncello n. 2 di Willem Jeths alla Biennale di Violoncello 2022. La carriera di direttore d’orchestra è stata il risultato della sua passione e interesse sempre più profondi per l’arte della direzione, che ha esplorato durante il suo lavoro come primo violino in orchestre giovanili e professionali dall’età di sedici anni, nonché conseguenza della sua sconfinata curiosità che lo ha portato a esperienze molto diverse, tra cui lo studio di più strumenti, la partecipazione a spettacoli teatrali e l’esibizione con bande musicali. Ha poi lavorato come primo violino e assistente direttore con Oleg Caetani, Daniel Barenboim, Christoph König e John Axelrod con orchestre quali la Real Orquesta Sinfónica de Sevilla, l’Opera House di Oslo, la Sinfonica di Milano e la Royal Operahouse di Covent Garden. Nel 2018 ha debuttato come direttore d’orchestra con la Gustav Mahler Jugend Orchester a Bad Schandau. È stato anche primo violino della Gustav Mahler Jugendorchester, della Filarmonica Toscanini, e violinista orchestrale in orchestre quali la Konzerthaus Orchester e la Rundfunk Sinfonieorchester di Berlino. Vincitore

di numerosi concorsi internazionali come violinista, ha completato gli studi violinistici con lode e menzione speciale. Oltre al violino, ha studiato anche percussioni, pianoforte, tromba oltre che jazz ed è compositore e arrangiatore. Dopo aver conseguito la laurea in direzione d’orchestra, ha completato il master presso l’Hochschule für Musik Franz Liszt di Weimar con Nicolás Pasquet ed Ekhart Wycik.

DIEGO CERETTA DEBUTTA ALL’OPERA DI ROMA CON BRAHMS E DVOŘÁK

Venerdì 26 settembre alle 20 con Marc Bouchkov al violino

«Per un italiano è più facile avere proposte operistiche che sinfoniche, sia in Italia che all’estero, ma di fatto nelle mie stagioni non dirigo tantissima opera, non perché non mi piaccia, ma per mantenere un equilibrio tra i due versanti»Sono le parole di Diego Ceretta, che venerdì 26 settembre (ore 20) dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma in un concerto dedicato a due giganti del repertorio ottocentesco: Brahms e Dvořák. Il concerto, che chiude la proposta sinfonica della stagione 2024/25, segna il debutto del direttore milanese sul podio capitolino in veste di direttore, dopo essere stato assistente di Daniele Gatti nella prima mondiale di Julius Caesar di Giorgio Battistelli (inaugurazione 2021/22).

Ceretta affronta per la prima volta il Concerto per violino in re maggiore op. 77 di Johannes Brahms e la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Antonín Dvořák. «Mi piaceva l’idea di completare il mio percorso nelle ultime sinfonie di Dvořák – spiega il direttore – e questa in particolare mi sembrava adatta per via dei molteplici rapporti con la musica di Brahms». Protagonista del ‘Concerto in re maggiore’ il violinista belga di origine russo-ucraina Marc Bouchkov, interprete dalla forte impronta poetica, tra i più apprezzati della sua generazione, anche lui al debutto con l’Opera di Roma. «Ci sono delle stranezze in questo programma – prosegue Ceretta –. Penso allo stupefacente inizio dell’ultimo movimento della Settima di Dvořák, un lampo che nasce dal niente ed esplode all’improvviso per poi placarsi di nuovo, sembra di stare sulle montagne russe… Anche il monumentale inizio del Concerto è decisamente anomalo, ma la cosa che mi colpisce maggiormente in questo lavoro è l’atmosfera, il clima che Brahms riesce a creare, e questo, secondo me, mitiga anche l’anomalia di un concerto che parla la lingua della sinfonia».

Diego Ceretta è considerato una delle bacchette emergenti più interessanti del panorama europeo. Classe 1996, nominato Direttore principale dell’Orchestra della Toscana nel 2023, non ancora trentenne, ha diretto orchestre prestigiose come quelle del Teatro Regio di Torino e del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra dell’Arena di Verona, l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, l’Orchestre National de Montpellier (con Alexandre Tharaud) e la Filarmonica di Cracovia, collaborando con solisti e istituzioni di rilievo internazionale. Fra le opere da lui dirette La sonnambula al Teatro Lirico di Cagliari, Il barbiere di Siviglia al Teatro Regio di Parma e Don Chisciotte, allestimento del Teatro San Carlo di Napoli presso il Museo del Louvre di Parigi.

Formazione cosmopolita e carriera in ascesa caratterizzano Marc Bouchkov, vincitore di concorsi internazionali e ospite di realtà musicali come la Philharmonie di Berlino e il Concertgebouw di Amsterdam. Le sue apparizioni orchestrali includono esibizioni con L’Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, la München Philharmonic Orchestra e Philippe Jordan, la Verbier Festival Orchestra diretta da Gábor Takács-Nagy e la Brussels Philharmonic Orchestra diretta da Nikolaj Szeps-Znaider. Bouchkov si è esibito inoltre in molte delle sale da concerto più prestigiose del mondo, fra cui la Wigmore Hall e la Carnegie Hall. È attualmente professore presso la facoltà del Conservatorio Reale di Liegi, in Belgio e professore presso la Folkwang University of Arts di Essen, Germania.

Dedicato all’amico e grande virtuoso ungherese Joseph Joachim, il Concerto per violino in re maggiore op. 77 di Brahms, al suo debutto nel 1879 a Lipsia, fu definito da alcuni “un concerto contro il violino”, è tuttavia considerato uno dei pilastri del repertorio violinistico. Vista da molti come la sinfonia più “brahmsiana”, ma al tempo stesso anche inconfondibilmente dvořákiana, in parte ispirata ai ritmi della furiant, la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Antonín Dvořák esprime anche una certa tensione drammatica. Nate a pochi anni di distanza, le due composizioni si muovono nello stesso tracciato del grande sinfonismo ottocentesco, percorrendolo tuttavia con intenti diversi, diversità che le pongono oggi in un dialogo aperto e ancora ricco di sfumature anche per il pubblico contemporaneo. 

Il concerto verrà registrato da Radio3 Rai che lo trasmetterà in data da definirsi. 

Anna Leonardi e Michele Marco Rossi nominati co-direttori artistici di Ravenna Festival

Mentre la XXXVI edizione si avvicina al coronamento con la Trilogia d’Autunno dal 12 al 16 novembre, Ravenna Festival entra in una nuova fase della propria storia, nel doppio segno della continuità e del rinnovamento: a inizio agosto, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Ravenna Manifestazioni ha infatti deliberato all’unanimità la nomina di Anna Leonardi e Michele Marco Rossi quali co-direttori artistici a partire dall’edizione 2026, accogliendo l’indicazione della fondatrice del Festival Cristina Mazzavillani Muti.

La delibera del CdA della Fondazione è stata anche occasione per rinnovare i ringraziamenti a Franco Masotti, per lo straordinario lavoro compiuto in questi anni di direzione artistica del Festival.

“Siamo felici e onorati dell’incarico che ci viene affidato – dichiarano Anna Leonardi e Michele Marco Rossi – La tradizione del Ravenna Festival affonda le sue radici nella visione di Cristina Mazzavillani Muti. Lavoreremo al nostro meglio per portare avanti quegli ideali, per continuare questa visione nel solco della multidisciplinarietà e della trasversalità culturale, generazionale e artistica. Ravenna è una grande casa delle artiste e degli artisti, un laboratorio del presente e una lente della contemporaneità. La nostra felicità va di pari passo con la speranza di contribuire a costruire un futuro in cui arte e cultura possano rappresentare sempre più uno strumento fondamentale di espressione per la vita delle persone, anche e soprattutto in questi tempi pieni di guerra e sofferenza.”

Anna Leonardi e Michele Marco Rossi hanno già curato per la manifestazione i progetti Chiamata alle arti nel 2024, che ha portato a Ravenna oltre 300 giovani artisti tra orchestre, ensemble, performer, rapper, artisti visivi, compagnie teatrali e fotografi, creando uno spazio unico di espressione e scambio tra le nuove generazioni, e Cantare amantis est nel 2025, a inclusione delle due giornate di masterclass che hanno visto il Maestro Riccardo Muti guidare oltre tremila coristi provenienti da tutt’Italia in pagine di Verdi e nell’inno di Mameli.

Insieme ad Angelo Nicastro, Anna Leonardi e Michele Marco Rossi cureranno la programmazione del prossimo anno, mentre nel 2027 e 2028 saranno chiamati a delineare in autonomia i percorsi artistici della manifestazione. Il mandato triennale consentirà di avviare un lavoro di ricerca, ascolto e dialogo con il territorio, rafforzando il legame tra la tradizione culturale della città e le sfide della contemporaneità.

Il 28 settembre apertura in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio

Dopo il successo dello scorso anno, la Fondazione Ravello propone a turisti ed appassionati la seconda edizione della rassegna musicale “Il salotto musicale di Nevile Reid” disegnata dal Direttore artistico Lucio Gregoretti. La formula, già collaudata nella prima edizione ideata dal Direttore generale Maurizio Pietrantonio, è quella delle matinée domenicali, nell’intento di una ulteriore promozione e valorizzazione di Villa Rufolo e di un ampliamento dell’offerta culturale che la Fondazione, presieduta da Alessio Vlad, intende rivolgere al territorio con particolare riferimento ai giovani e ai suoi numerosi ospiti.

Sito privilegiato dei concerti l’Auditorium di Villa Rufolo che riapre alla musica domenica 28 settembre (ore 12) in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, alle quali la Fondazione Ravello anche quest’anno aderisce. Il concerto vedrà protagonisti la flautista Ylenia Cimino e il pianista Fabio Silvestro, due affermati solisti vincitori di diversi concorsi. Questa giornata prevede inoltre in mattinata (alle 10.30 e alle 10.45 per gli ospiti stranieri) visite guidate a cura di esperti della storia della villa per esplicitare meglio il titolo scelto per connotare l’iniziativa “Villa Rufolo: mille anni di storia, architettura, musica e buone pratiche”.

Il cartellone de “Il Salotto musicale di Nevile Reid” prevede successivi sei appuntamenti, divisi equamente tra ottobre e novembre.

Domenica 5 ottobre sul palco accanto alla pianista Elisabetta Furio, un giovane talento cresciuto nelle file dell’Orchestra Scarlatti Young: il clarinettista Giuseppe Di Crescenzo. Idue solisti si cimenteranno con pagine di Schumann, Brahms, Saint-Saëns e Poulenc.

Domenica 19 ottobre sarà di scena il duo violino-pianoforte, composto da Silvia Borghese, vincitrice del primo premio al Concorso Internazionale di Capri intitolato a Emilia ed Elsa Gubitosi e Sara D’Allocco cheha al suo attivo una già intensa attività concertistica, sia solistica sia cameristica. Per loro un programma che spazierà da Vitali e Tartini a Kreisler, Saint-Saëns e Ysaÿe.

A chiudere la programmazione di ottobre, domenica 26Chiara Pulsoni, pianista di sala presso alcuni dei principali teatri ed enti musicali italiani e Alberto Senatore, primo violoncello solista del teatro San Carlo di Napoli che proporranno pagine di Chopin, Debussy e Mendelssohn.

Il Quartetto Scarlatti, composto dai violini di Chiara Rollini e Domenico Giannattasio, dalla viola di Matteo Introna e dal violoncello di Ludovica Cordova, aprirà domenica 9,gli appuntamenti novembrinieseguendo pagine diDvorak, Borodin e Webern.

Domenica 16 novembre incursione nella musica del ‘700 con l’Ensemble Barocco Napoletano formato da Tommaso Rossi al flauto, Ugo Di Giovanni all’arciliuto e Manuela Albano al violoncello che nel loro Soffio di Partenope – Il flauto a Napoli nella prima metà del XVIII secolo proporranno un ghiotto programma con composizioni per flauti e basso continuo della Napoli dell’epoca.

A chiudere la rassegna, domenica 30 novembre, il duo Flavio Serafini (flauto) e Kasia Smolarek (chitarra). Il duo vanta già esperienze internazionali prestigiose ed esibizioni in sale iconiche come il Musikverein di Vienna, la Tonhalle di Zurigo, il KKL di Lucerna e l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Per questo finale in programma grandi classici del Romanticismo fino a composizioni contemporanee, con brani di Bizet, Piazzolla, Granados e Schubert.

L’accesso alle matinée sarà gratuito per il pubblico residente e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.itprenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621.

Salotto musicale di Nevile Reid

Auditorium di Villa Rufolo

(settembre – novembre)

Domenica 28 settembre, ore 12.00

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio

Ylenia Cimino, flauto

Fabio Silvestro, pianoforte

Musiche di Platti, Donizetti, Gaubert, Fauré, Tchaikowsky, Borne

Biglietto di ingresso alla Villa

Domenica 5 ottobre, ore 12.00

Elisabetta Furio, pianoforte

Giuseppe Di Crescenzo, clarinetto

Musiche di Schumann, Brahms, Saint-Saëns, Poulenc

Biglietto di ingresso alla Villa

Domenica 19 ottobre, ore 12.00

Silvia Borghese, violino

Sara D’Allocco, pianoforte

Musiche di Vitali, Tartini, Kreisler, Saint-Saëns, Ysaÿe

Biglietto di ingresso alla Villa

Domenica 26 ottobre ore 12.00

Chiara Pulsoni, pianoforte

Alberto Senatore, violoncello

Musiche di Chopin, Debussy, Mendelssohn

Biglietto di ingresso alla Villa

Domenica 9 novembre ore 12.00

Quartetto Scarlatti

Chiara RolliniDomenico Giannattasio, violini

Matteo Introna, viola

Ludovica Cordova, violoncello

Musiche di Dvorak, Borodin, Webern

Biglietto di ingresso alla Villa

Domenica 16 novembre ore 12.00

Ensemble barocco di Napoli

Soffio di Partenope – Il flauto a Napoli nella prima metà del XVIII secolo

Tommaso Rossi, flauto dolce

Ugo Di Giovanni, arciliuto

Manuela Albano, violoncello

Musiche di Anonimo del XVII, Scarlatti, Leo, Fiorenza, Mancini

Biglietto di ingresso alla Villa

Domenica 30 novembre ore 12.00

Kasia Smolarek, chitarra

Flavio Serafini, flauto

Musiche di Schubert, Bizet, Piazzolla, Granados

Biglietto di ingresso alla Villa

DON GIOVANNI DI MOZART INAUGURA LA STAGIONE 2025-2026 DI OPERA, BALLETTO E CONCERTI DEL TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA

In scena la pluripremiata produzione del regista Damiano Michieletto per il Teatro La Fenice di Venezia con la direzione di Constantin Trinks

Tra gli interpreti vocali Simone Alberghini (Don Giovanni), Desirée Rancatore (Donna Anna), Jennifer Holloway (Donna Elvira), Giulio Mastrototaro (Leporello)


Genova, Teatro Carlo Felice

Don Giovanni da venerdì 3 a domenica 12 ottobre 2025

Introduzione all’ascolto primo foyer da 60’ prima dell’inizio di ogni recita

incontri di presentazione

mercoledì 24 settembre con gli studenti del Liceo Musicale “S. Pertini” e l’Associazione Carlo Felice Young APS

sabato 27 settembre con gli Amici del Teatro Carlo Felice e Conservatorio Niccolò Paganini
 

È uno dei capolavori assoluti del repertorio operistico a inaugurare la Stagione artistica 2025-2026 della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova: il dramma giocoso Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte in scena da venerdì 3 ottobre alle ore 20 (repliche: sabato 4 ottobre ore 15, domenica 5 ottobre ore 15, venerdì 10 ottobre ore 20, sabato 11 ottobre ore 20 e domenica 12 ottobre ore 15) nel teatro progettato da Aldo Rossi che comincia un nuovo percorso sotto la guida del sovrintendente Michele Galli e del direttore artistico Federico Pupo.

«Nel ringraziare da parte di Regione Liguria il sovrintendente e il direttore artistico per l’impegno già profuso nell’elaborare questa nuova stagione – dichiara l’assessore alla Cultura della – desidero sottolineare che il sostegno istituzionale nei confronti del Teatro Carlo Felice viene confermato anche grazie alla prospettiva non solo di rinnovare la tradizione del teatro genovese ma anche di occuparsi, accanto al pubblico degli adulti, anche di quello dei giovani e dei bambini. Portare sempre più persone e di ogni età al Carlo Felice permette di combattere, attraverso l’arte, le condizioni di disagio tipiche di alcuni giovani, e di comunicare fra i valori del teatro anche quelli del lavoro multiforme di tutti gli operatori che lo realizzano, artistici, tecnici e amministrativi, come modello di coesione sociale».

«Una produzione come Don Giovanni, firmata dal regista Damiano Michieletto e dal suo team di creativi, premiato e apprezzato in tutto il mondo è un’opportunità straordinaria per la città e per il Teatro – commenta l’assessore alla Cultura del Comune Giacomo Montanari – Inauguriamo la stagione artistica del Teatro Carlo Felice con un capolavoro di Mozart che può contare sulla qualità di un cast d’eccellenza e su un maestro riconosciuto a livello internazionale, come Constantin Trinks. Ringrazio il Carlo Felice, gli artisti e il pubblico, che contribuiranno a rendere questa stagione memorabile e invito i cittadini a vivere questa esperienza culturale con entusiasmo e partecipazione. Buona stagione a tutti!».

«Inaugurare la Stagione con Don Giovanni – sottolinea il sovrintendente Michele Galli – significa confrontarsi con un’opera che ci fa interrogare sul senso stesso del teatro e sulla sua importanza. È un titolo fondativo della nostra identità culturale, e al Carlo Felice si inserisce come apertura di un percorso di rinnovamento che desideriamo condividere con la città e con il nostro pubblico, caratterizza la ripartenza delle attività tradizionali ma anche le novità, costituite dalla divulgazione e dalla sezione Education. L’allestimento – ormai “classico” e pluripremiato a livello internazionale – che metteremo in scena testimonia la volontà di sottolineare la vocazione di Genova come porto di arrivo e di partenza per nuove rotte e nuove riflessioni artistiche».

«Il Don Giovanni di Mozart e Da Ponte nella messa in scena di Damiano Michieletto – aggiunge il direttore artistico Federico Pupo – è uno spettacolo che ha saputo rinnovare la lettura di un classico senza mai tradirne l’essenza. Portarlo a Genova significa aprire la stagione con un segnale forte: radicare il Teatro Carlo Felice nella tradizione e, al tempo stesso, nell’attualità di letture contemporanee. È un lavoro che dialoga con la nostra idea di teatro come spazio capace di raccontare, attraverso Mozart, i conflitti e le ambiguità dell’uomo moderno. È la prima tappa della nostra traversata tra epoche, linguaggi, emozioni diverse».

Per questa occasione inaugurale, arriva per la prima volta a Genova una delle più celebri, premiate e apprezzate produzioni del regista Damiano Michieletto e del suo “dream team” – costituito dallo scenografo Paolo Fantin, dalla costumista Carla Teti, dal light designer Fabio Barettin – cioè quella ideata per il Teatro La Fenice di Venezia e che negli anni ha collezionato riconoscimenti – nel 2011 Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale Critici Musicali per le scene e i costumi e ben cinque International Opera Awards per regia, scene, costumi e miglior spettacolo in Europa nel 2010 – e numerose riprese nel teatro lagunare sempre di grande successo.

Sul podio ci sarà Constantin Trinks, direttore tedesco con un’importante carriera internazionale, chiamato a guidare l’Orchestra e il Coro (diretto da Claudio Marino Moretti) del Teatro Carlo Felice, e un cast che unisce interpreti di solida esperienza e voci emergenti: Simone Alberghini (Don Giovanni), Desirée Rancatore (Donna Anna), Ian Koziara (Don Ottavio), Jennifer Holloway (Donna Elvira), Giulio Mastrototaro (Leporello), Mattia Denti (Il Commendatore), Alex Martini (Masetto) e Chiara Maria Fiorani (Zerlina). Nelle recite del 4 e 11 ottobre ci saranno nei ruoli principali Gurgen Baveyan (Don Giovanni), Irina Dubrovskaya (Donna Anna), David Ferri Durà (Don Ottavio), Monica Zanettin (Donna Elvira, anche nella recita del 12 settembre), Bruno Taddia (Leporello). La regia di Michieletto è ripresa da Elisabetta Acella.

L’opera, che già Mozart elaborò dopo il successo a Praga del 29 ottobre 1787 per la ripresa a Vienna il 7 maggio 1788, viene messa in scena a Genova nella versione di Praga con l’aggiunta dell’aria KV 540a (Don Ottavio, «Dalla sua pace») e del recitativo e aria KV 540c (Donna Elvira, «Mi tradì quell’alma ingrata») dalla versione di Vienna.

Chi è Don Giovanni, chiedeva nel 2010 il musicologo Michele Girardi a Damiano Michieletto durante le prove prima del debutto a Venezia? «Un personaggio sul quale puoi dire tutto e il contrario di tutto. Sul quale sono state scritte migliaia di cose, che ti sfugge continuamente, e quando vuoi cercare di definirlo lo stai limitando. […] Quando sei regista devi scegliere, non puoi restare nel vago perché è un classico, ed è ciò che sto facendo, e approfondendo mentre provo. Mi premeva trovare una lettura che non lo riducesse a dei cliché, tuttavia stavolta ho deciso di non attualizzare la vicenda in un altro contesto, ma di riflettere sul momento in cui l’opera è stata scritta e approfondire le complesse relazioni tra i personaggi. Ho preso le mosse dai tratti della psicologia di Don Giovanni che mi hanno emozionato, partendo da quel che emerge dal canto di Leporello all’inizio dell’opera, che, con una sintesi ch’è tipica dei personaggi semplici, e proprio in un momento in cui la sua affermazione rischia di passare inosservata, sembra parlare di sé stesso, ma in realtà ci dice una cosa fondamentale del “cavaliere estremamente licenzioso”: […] Don Giovanni è una persona che nulla sa gradire, e che non troverà mai qualcosa che appagherà i suoi desideri. E quindi non potrà mai stupirsi o commuoversi, perché sono emozioni che lo frenerebbero. Lo stupore fa scattare una molla che in lui non scatta mai. Anche alla fine, quando arriva il Commendatore, Don Giovanni non si frena, ma rilancia continuamente (“Pèntiti. – No. – Sì. – No”), proiettandosi in avanti fino all’autodistruzione, come una macchina lanciata a folle velocità, che prima o poi andrà fuori strada, e non frena quando c’è una curva, e quindi si schianta. In queste condizioni la fine di Don Giovanni non arriva tramite un deus ex machina che risolve i problemi degli altri personaggi che non sono in grado di frenare Don Giovanni, ma è un’autodistruzione. Parafrasando Kierkegaard, Don Giovanni muore per eccesso di vita, è talmente oltre ad ogni limite che è condannato all’autodissoluzione. Anche quando canta «Viva la libertà!», frase che può avere vari riflessi, anche politici – e libertà è un’altra parola molto abusata – Don Giovanni è libero, ma in un certo senso anche condannato a un percorso obbligato, e non ha altra scelta se non quella di andare avanti… E tutti i personaggi che ruotano intorno a lui una volta che vengono a contatto con Don Giovanni cominciano a subire questo suo fascino malato. Non c’è mai un momento nell’azione in cui non si parli di Don Giovanni: quando è in scena domina tutte le relazioni che si stabiliscono in quel momento, e quando non c’è gli altri personaggi soffrono per causa sua».

L’inizio della nuova stagione è occasione per la ripresa di vecchie tradizioni della Fondazione ma anche per attivare nuove collaborazioni e iniziative.

Così tornano i consueti incontri di presentazione dei titoli, in programma al Teatro Auditorium Eugenio Montale: mercoledì 24 settembre, alle ore 18, appuntamento con gli studenti del Liceo Musicale “Sandro Pertini” che – in collaborazione con l’Associazione Carlo Felice Young APS – presentano l’opera ai loro coetanei e a tutti coloro che vogliono partecipare, con un incontro dal titolo Mozart e il mito del grande seduttore. Quindi sabato 27 settembre, alle ore 16 – in collaborazione con gli Amici del Teatro Carlo Felice e Conservatorio Niccolò Paganini – conversazione con Lorenzo Costa su Ironia, filosofia e divertimento nel Don Giovanni.

Importante novità nello spirito di divulgazione e coinvolgimento del pubblico, saranno delle introduzioni all’ascolto di circa 30 minuti che gli spettatori delle singole recite potranno seguire nel primo foyer, un’ora prima dell’inizio, curate dal direttore artistico Federico Pupo con ospiti vari secondo le occasioni.

Inoltre Don Giovanni, in questo stesso allestimento e con gli stessi interpreti, sarà il primo titolo che – in una versione appositamente pensata per il pubblico delle scuole primarie e secondarie di I grado e delle classi prime delle secondarie di II grado – costituirà uno degli appuntamenti di “Un mare di musica… felice”, nuovo progetto Education che sarà presentato in tutti i suoi dettagli il 24 settembre.

Il Teatro Carlo Felice di Genova presenta la Stagione di Opera, Balletto e di Concerti 2025/2026: una programmazione che segna l’inizio di un nuovo percorso, caratterizzato non solo dal rinnovamento della guida istituzionale e artistica, ma anche da un’idea di teatro sempre più vivace, accogliente, fecondo. La prima rotta è tracciata: si parte da Don Giovanni a ottobre 2025 e si approda alla Bohème a giugno 2026, due capolavori che aprono e chiudono una stagione fatta di scelte, ritorni d’autore e nuove tappe. È il tempo dei Naviganti, di coloro che cercano nessi di significato lungo l’intero tragitto, non solo quando giungono alla meta. Sulla mappa si succedono i grandi titoli del repertorio e voci meno frequenti della contemporaneità. In questo spirito, la nuova stagione – otto opere, un balletto e undici concerti – non si limita a proporre spettacoli, ma intende evocare visioni tanto agli spettatori più assidui quanto agli sporadici curiosi. Ai più giovani, cui è dedicata La bohème con i solisti dell’Accademia, e ai cultori del teatro d’opera, che troveranno in Tristan und Isolde e Don Giovanni occasioni di ascolto e riflessione più rare e complesse. Agli appassionati del melodramma italiano, che vedranno alternarsi Il trovatore, Macbeth e Cavalleria rusticana, e a chi cerca nel teatro anche la sfida della contemporaneità, come accade con Il nome della rosa. Per Genova, navigare è molto più che un’immagine evocativa: è un codice genetico che la città e la sua storia portano impresso sulle pietre, nel vento, nel profilo del porto, nella mobilità dell’orizzonte. È la sua vocazione: partire, tornare, attraversare. Il Teatro Carlo Felice – posto nel cuore della città, accanto a Piazza De Ferrari che ne è snodo e salotto – incarna da sempre questa dimensione; l’edificio stesso, nella sua architettura, si offre al paesaggio come torre-faro: visibile, severa e rassicurante al contempo. Nelle sere di spettacolo, la torre si accende, scandisce il tempo della comunità che la circonda e le indica nuovi orientamenti e nuovi approdi dell’espressività. La programmazione si configura così come una carta nautica da esplorare, con punti cardinali e rotte possibili. Il Teatro Carlo Felice invita la sua città a salire a bordo.

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venerdì 3 ottobre 2025, ore 20 Turno A
sabato 4 ottobre 2025, ore 15 Turno F
domenica 5 ottobre 2025, ore 15 Turno C
venerdì 10 ottobre 2025, ore 20 Turno B
sabato 11 ottobre 2025, ore 20 Turno L
domenica 12 ottobre 2025, ore 15 fuori abbonamento


Il dissoluto punito o sia il Don Giovanni

Dramma giocoso in due atti K527

Libretto di Lorenzo Da Ponte dal dramma El burlador de Sevilla y convidado de piedra di Tirso de Molina attraverso il libretto Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giovanni Bertati per Giuseppe Gazzaniga

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Prima rappresentazione Praga, 29 ottobre 1787

Inaugurazione della stagione di opera e balletto 2025/2026

Direttore Constatin Trinks
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla TetI
Luci Fabio Barettin

Don Giovanni Simone Alberghini / Gurgen Baveyan (4, 11)
Donna Anna Desirée Rancatore / Irina Dubrovskaya (4, 11)
Don Ottavio Ian Koziara / David Ferri Durà (4, 11)
Il Commendatore Mattia Denti
Donna Elvira Jennifer Holloway / Monica Zanettin (4, 10, 12)
Leporello Giulio Mastrototaro / Bruno Taddia (4, 11)
Masetto Alex Martini
Zerlina  Chiara Maria Fiorani

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

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Abbonamenti a 5, 8 e 9 titoli: da 70 a 610 euro

Biglietti da 15 a 100 euro

Biglietterie

Teatro Carlo Felice Galleria Cardinal Siri 6 – 16121 Genova
Apertura da lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 19.00.

Per gli spettacoli serali l’apertura è un’ora prima dell’inizio e la chiusura 15 minuti dopo l’inizio. Per gli spettacoli pomeridiani o serali di domenica l’apertura è due ore prima dell’inizio e la chiusura 15 minuti dopo l’inizio.

Teatro Della Gioventù Via Cesarea 16 – 16121 Genova
Martedì e giovedì dalle ore 10.00 alle ore 15.00

Biglietteria On-Line vivaticket.com (biglietto@printhome)

Nir Kabaretti dirige i complessi stabili cagliaritani, il 26-27 settembre, per Rotte sonore, nuova rassegna musicale al Teatro Carmen Melis

Venerdì 26 settembre alle 20 e sabato 27 settembre alle 19 al Teatro Carmen Melis prosegue Rotte sonore, nuova rassegna musicale del Teatro Lirico di Cagliari, che prevede, per il secondo appuntamento, un accattivante concerto dal titolo Voices of America, con Nir Kabaretti (Holon, Israele, 1968), «direttore dall’immensa musicalità e calda personalità» (Zubin Mehta), che si esibisce, per la prima volta a Cagliari, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro Lirico. Il maestro del coro è Giovanni Andreoli.

Il programma musicale, di ispirazione jazz e che strizza l’occhio al musical e alle sonorità americane, prevede: An American in Paris di George Gershwin; The Promise of Living from The Tender Land di Aaron Copland; Agnus Dei (versione per coro dell’Adagio per archi) di Samuel Barber; West Side Story: Symphonic Dances di Leonard Bernstein.

Rotte sonore è un ideale viaggio tra sonorità diverse ed atmosfere di paesi lontani nel tempo e nello spazio che guardano al jazz e al musical americano, ma anche all’opera lirica e alla danza europea e che, nei sette programmi musicali proposti, vogliono essere un appetibile preludio alle Stagioni d’opera e di danza 2025-2026.

La rassegna musicale vede impegnati e in primo piano l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico di Cagliari, quest’ultimo diretto da Giovanni Andreoli, da settembre a novembre 2025. Ognuno dei sette programmi musicali proposti è eseguito due volte e il complesso corale è impegnato in due programmi, in ruoli di assoluta rilevanza.

Si tratta di concerti della durata di un’ora circa che non prevedono intervallo e, soprattutto, che si tengono tutti al Teatro Carmen Melis, sala più piccola e quindi più adatta ad un ascolto attento e coinvolgente che soddisferà di certo sia l’abbonato più esigente che lo spettatore serale o il giovane curioso.

I biglietti serali per tutti gli spettacoli della rassegna Rotte sonore si possono acquistare da martedì 16 settembre 2025 e lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Prezzi biglietti (posto numerato): € 25 (intero), € 15 (ridotto abbonati/under 30).

Ai giovani under 30 ed ai disabili sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale scuola@teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Nir KabarettiDirettore

Negli ultimi anni si è affermato con crescente prestigio a livello internazionale, con una vasta esperienza nel repertorio sinfonico ed operistico. Nel 2018 è stato nominato Direttore musicale dell’Israel Sinfonietta Be’er Sheva, mentre dal 2014 è Direttore musicale della Southwest Florida Symphony. Dopo la laurea all’Università di Musica di Vienna, diviene maestro collaboratore e direttore del coro alla Wiener Staatsoper e al Festival di Salisburgo. In seguito ha ricoperto il ruolo di assistente del direttore musicale del Teatro Real di Madrid e di assistente personale di Zubin Mehta al Teatro del Maggio Musicale di Firenze. Ha collaborato con alcuni dei più illustri direttori d’orchestra, tra cui: Claudio Abbado, Lorin Maazel, Seiji Ozawa, Valery Gergiev, Riccardo Muti. Ha ricevuto la borsa di studio della Fondazione culturale America-Israele per i giovani direttori d’orchestra e ha vinto il Concorso di direzione d’orchestra “Forum Junger Kunstler” nel 1993. Nel 1994 è stato tra i finalisti del Concorso internazionale per direttori d’orchestra di Douai (Francia). Nir Kabaretti svolge un’intensa carriera a livello internazionale. Tra le varie collaborazioni si ricordano quelle con: orchestre filarmoniche di Israele, Tokyo, Zagabria, Belgrado, Bogotà e Rochester, Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, Filarmonica Arturo Toscanini, Orchestre Philharmonique Royal de Liège, orchestre da camera di Philadelphia, Mantova, Losanna e Vienna, National Taiwan Symphony Orchestra, Orquesta Filarmonica de Buenos, Orquestre National du Theatre du Capitole de Toulouse, Orchestra Sinfonica di Milano, Bochumer Symphoniker, Jerusalem Symphony, Real Orquesta Sinfonica de Sevilla. L’esperienza operistica e di balletto di Nir Kabaretti comprende produzioni in teatri quali: Scala di Milano, Maggio Musicale Fiorentino, Real di Madrid, Opera di Israele, Opera di Losanna, Avenches Opera Festival, New National Theatre di Tokyo, Festival di Bregenz, Expo 2000 di Hannover, San Carlo di Napoli. Nel 2019 Nir Kabaretti ha debuttato al Festival Puccini di Torre del Lago con Madama Butterfly. Ha lavorato con alcuni dei musicisti più richiesti al mondo tra cui: Lang Lang, Placido Domingo, Joyce Di Donato, Angel Joy Blue, Vadim Repin, Gilles Apap, Helene Grimaud, Andre Watts. Tra gli impegni delle ultime stagioni figurano: una serie di concerti a Fort Meyers e a Liegi con l’Orchestre Philarmonique e, in tournèe, in Belgio, poi a Santa Barbara, Michigan, Bloomington, a Parma con l’Orchestra Toscanini, in Israele con la Israel Sinfonietta, a Palermo con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, a Bari con l’Orchestra Sinfonica di Bari e a Padova con l’Orchestra di Padova e del Veneto; Die Fledermaus a Bari; Madama Butterfly al Festival Puccini di Torre del Lago; Tosca a Jesi e al Metz Métropole; L’elisir d’amore all’Opera di Losanna; La Traviata al Teatro Verdi di Pisa e al Teatro Pergolesi di Jesi; Romeo e Giulietta di Čajkovskij e il dittico Infra-En kopp kaffe alla Royal Swedish Opera di Stoccolma; Lo schiaccianoci a Roma e Giselle al Teatro Massimo di Palermo. Tra gli impegni della Stagione 2025-2026 si segnalano: la ripresa di Juliet and Romeo di Ek alla Royal Swedish Opera di Stoccolma e al Teatro Real di Madrid; una nuova produzione di Norma al Metz Métropole; la Nona Sinfonia di Beethoven al Teatro Massimo di Palermo. Nir Kabaretti parla correntemente ebraico, inglese, italiano, tedesco e spagnolo.

IL BARBIERE DI SIVIGLIA rilancia la stagione lirica del Teatro Massimo di Palermo con una ventata di energia e leggerezza

Tanti applausi per il cast, la regia di Stefania Bonfadelli e la direzione di Riccardo Bisatti in un teatro sold-out

Repliche fino al 25 settembre

 Con una ventata di energia e leggerezza che ha celebrato il genio di Rossini e il belcanto italiano è ripartita dopo la pausa estiva la stagione lirica del Teatro Massimo con “Il Barbiere di Siviglia”.

Il nuovo allestimento del Teatro Massimo, firmato dalla regia di Stefania Bonfadelli, ha debuttato in un teatro gremito in ogni ordine di posto e ha conquistato il pubblico con la sua carica di comicità e un cast di specialisti di prim’ordine del repertorio rossiniano. A partire dal baritono Mattia Olivieri nel ruolo di Figaro, il mezzosoprano Maria Kataeva in quello di Rosina, il tenore Ruzil Gatin nei panni de Il Conte d’Almaviva e in quello di Bartolo, il burbero tutore, palermitano Vincenzo Taormina accolto da una ovazione del pubblico. A completare il cast Simón Orfila (Don Basilio), Italo Proferisce (Fiorello/Ufficiale) e Noemi Muschetti (Berta).

Sul podio il direttore prodige Riccardo Bisatti, classe 2000, ha diretto l’Orchestra del Teatro Massimo e il Coro, preparato dal Maestro Salvatore Punturo. Le repliche proseguiranno fino al 25 settembre e vedranno avvicendarsi nel cast alternativo Matteo Mancini (Figaro), Laura Verrecchia (Rosina), Pavel Kolgatin (Il Conte d’Almaviva), Giuseppe Toia (Bartolo). A firmare l’allestimento, elegante e minimal, un team creativo interamente femminile, con le scene di Serena Rocco, i costumi di Valeria Donata Bettella, le luci di Fiammetta Baldiserri, realizzate da Daniela Gullo e Giulia Bandera.

Calendario delle repliche: Giovedì 18 settembre, ore 18:30 (Turno B); Venerdì 19 settembre, ore 20:00 (Turno F); Sabato 20 settembre, ore 20:00 (Fuori abbonamento); Domenica 21 settembre, ore 18:30 (Turno D); Martedì 23 settembre, ore 18:30 (Turno Scuola); Mercoledì 24 settembre, ore 18:30 (Turno C); Giovedì 25 settembre, ore 18:30 (Fuori abbonamento).

OTELLO DEBUTTA AL XXV FESTIVAL VERDI NELLA NUOVA EDIZIONE CRITICA E IN UN NUOVO ALLESTIMENTO

FESTIVAL VERDI

Parma e Busseto

20 settembre – 19 ottobre

XXV Edizione

Roberto Abbado dirige per la prima volta l’opera verdiana, eseguita nella nuova edizione critica curata da Linda B. Fairtile per The University of Chicago Press e Casa Ricordi, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma, preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Federico Tiezzi firma la regia del nuovo allestimento realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, con le scene di Margherita Palli, i costumi di Giovanna Buzzi, le luci di Gianni Pollini, la drammaturgia di Fabrizio Sinisi.

Protagonisti Fabio Sartori, Ariunbaatar Ganbaatar, Mariangela Sicilia, Davide Tuscano, Francesco Pittari, Francesco Leone, Alessio Verna, Natalia Gavrilan, Cesare Lana.

Teatro Regio di Parma

venerdì 26 settembre 2025, ore 20.00

domenica 5 ottobre 2025, ore 15.30

sabato 11 ottobre 2025, ore 20.00

domenica 19 ottobre 2025, ore 20.00

Otello è l’opera inaugurale del XXV Festival Verdi, in debutto al Teatro Regio di Parma venerdì 26 settembre 2025 ore 20.00 (recite domenica 5 ottobre ore 15.30, sabato 11 ottobre ore 20.00, domenica 19 ottobre ore 20.00). L’opera è eseguita per la prima volta nella nuova edizione critica a cura di Linda B. Fairtile, The University of Chicago Press e Casa Ricordi. Roberto Abbado dirige il titolo verdiano per la prima volta sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. Il nuovo allestimento dell’opera, realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, è firmato dal regista Federico Tiezzi, per la prima volta al Regio, con Margherita Palli alle scene, Giovanna Buzzi ai costumi, Gianni Pollini alle luci e Fabrizio Sinisi alla drammaturgia. In scena Fabio Sartori (Otello), Ariunbaatar Ganbaatar (Jago), Mariangela Sicilia (Desdemona), Davide Tuscano (Cassio), Francesco Pittari (Roderigo), Francesco Leone (Lodovico), Alessio Verna (Montano), Natalia Gavrilan (Emilia), Cesare Lana (Un Araldo).

La première dell’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3.

«Tra le tre opere shakespeariane di Verdi – dichiara il direttore artistico Alessio Vlad– Otello è la più complessa, musicalmente e drammaturgicamente. Infatti le passioni che, traducendosi in valori assoluti, sono state l’oggetto di una lunga vicenda drammaturgica, qui degenerano provocando un devastante disfacimento dei valori che sono alla base dei rapporti umani. È un sovvertimento che viene rappresentato attraverso la costruzione di un linguaggio del tutto nuovo che anticipa sorprendentemente quello di alcune delle avanguardie artistiche che caratterizzeranno il nuovo secolo, a cominciare dall’Espressionismo.

Verdi con Otello si allontana da un mondo e da tutta la sua produzione precedente e si avvicina decisamente alla modernità e alla nostra realtà.

Roberto Abbado debutta il titolo, aggiungendo un fondamentale tassello all’importante lavoro fatto in questi anni sul repertorio verdiano. Fabio Sartori, Ariunbaatar Ganbaatar e Mariangela Sicilia sono stati scelti anche per la l’espressività che con le loro caratteristiche vocali sapranno dare ai loro rispettivi personaggi. Nuova produzione affidata a Federico Tiezzi, regista profondo, colto, capace come pochi altri nello scavare all’interno di una drammaturgia così piena di significati, dandole, in un costante rapporto con la musica, forma estetica e teatrale».

«Otello segna il ritorno di Verdi al teatro di Shakespeare – scrive Giuseppe Martini. Dopo un’elaborazione di oltre sette anni, l’opera debuttò alla Scala di Milano il 5 febbraio 1887, con un successo trionfale. Il giovanissimo Toscanini, secondo violoncello, sedeva in orchestra. Nuovo titolo dopo ben sedici anni, se si escludono il rifacimento di Simon Boccanegra e la seconda versione di Don Carlo, l’opera scatenò una vera e propria corsa dei teatri per ottenere il permesso di allestirla, permesso che arrivò al Teatro Regio di Parma nel luglio dello stesso anno, solo cinque mesi dopo il debutto scaligero. Otello è il segno dell’allineamento delle idee operistiche verdiane alla cultura europea del dramma musicale: decorso sonoro plastico e scorrevole, melodie cangianti, musica che segue l’azione delineando le sottili psicologie dei personaggi. Verdi riuscì in questo modo a concretizzare di nuovo un confronto con Shakespeare, realizzato per la prima volta con Macbeth e fallito con il mancato approdo a Re Lear, grazie alla collaborazione con un letterato-musicista come Arrigo Boito e al paziente lavoro di Giulio Ricordi, che nel 1887 alla Scala con Otello mise a punto un’operazione aggiornata anche a livello di comunicazione, saldando ai tempi nuovi l’immagine del grande teatro romantico verdiano e restituendola nelle forme di un grande evento mediatico. E Otello, opera che sa essere magniloquente e intimista, ha risposto alle esigenze di un’epoca senza mai snaturarsi, anzi travestendo una materia musicale fatta di cose antiche in una forma che a tutti è apparsa subito indubbiamente moderna».

«In Otello – spiega il direttore Roberto Abbado – c’è davvero tanto materiale musicale eccezionale che, il concetto di tinta verdiana, che ingloba tantissimi elementi, qui si può dire addirittura superato. Io penso che Otello non abbia una vera e propria tinta, perché ormai siamo di fronte a un dramma psicologico, a un’opera in cui Verdi si è spinto molto avanti. Per sintetizzarla con un aggettivo abusato, è un’opera modernissima. È modernissima nel linguaggio armonico, da questo punto di vista pienamente rappresentativa del proprio tempo, e in più ogni atto è una grande campata che viene articolata in diversi momenti, senza numeri chiusi. Se proprio si volesse identificare una tinta generale si potrebbe spendere il concetto di “violenza”, visto che l’opera comincia violentemente con una tempesta, che è anche metafora di quello che si agita nella mente di Otello, e finisce con due gesti violenti, l’assassinio di Desdemona seguìto dal suicidio di Otello».

«Lo scavo nelle relazioni dei personaggi – racconta il regista Federico Tiezzi – mi ha condotto a creare una “stanza della tortura” che si ripropone costantemente. Una stanza della tortura all’interno della quale, come in un dramma di Strindberg o di Ibsen, si esprimono i conflitti che legano e respingono i personaggi fra loro. In ambito analitico freudiano esiste una “Sindrome di Otello” che è una delle chiavi di lettura di questa opera. La cui modernità musicale, mi ha persuaso a spostare l’ultimo atto verso la modernità, tra Espressionismo e le foto di Crewdson, verso un mondo la cui l’atmosfera ricordi il clima delle opere di Alban Berg come Wozzeck e Lulu. Il luogo scenico dove faccio svolgere lo spettacolo è il nero magmatico e notturno dell’inconscio, – potremmo trovarci nella tempestosa scatola cranica di Otello. Questo nero oscuro è abitato dai corpi dei cantanti. E dalla luce. Che disegna e manipola lo spazio scenico. Ammetto che in questo impatto visivo ha avuto un ruolo il film di Orson Welles, regista che è per me un costante punto di riferimento: un film girato in un bianco e nero fosco e ossessivo».

Fondazione Ravello partecipa alle Giornate europee del Patrimonio

Il 28 settembre “Villa Rufolo: mille anni di storia, architettura,

musica e buone pratiche

La Fondazione Ravello anche quest’anno aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio, riportando la musica in Villa Rufolo a poco più di un mese dalla fine della 73esima edizione del Ravello Festival.

Esplicitando il titolo scelto per connotare l’iniziativa “Mille anni di storia, architettura, musica e buone pratiche”, la giornata di domenica 28 settembre si articolerà in due momenti.

Alle ore 10.30, visita guidata a cura di esperti del territorio e della storia della villa con focus particolare sull’architettura, gli stili, le tecniche costruttive e le innovazioni introdotte dai proprietari del Palazzo nelle varie epoche (alle 10.45 partenza della visita in lingua inglese).

Alle ore 12, nell’Auditorium di Villa Rufolo, spazio alla musica con il concerto della flautista Ylenia Cimino e del pianista Fabio Silvestro, due affermati solisti, vincitori di diversi concorsi nazionali ed internazionali. Per la Cimino un ritorno nella “Città della musica” dopo la sua applaudita esibizione al Ravello Festival 2019.

Il duo eseguirà un programma accattivante con pagine di Platti, Donizetti, Gaubert, Fauré, Tchaikovsky e Borne.

Per partecipare alla visita guidata è necessario prenotarsi con una mail a prenotazioni@villarufolo.it, con acquisto del biglietto ordinario di ingresso alla Villa.

L’ingresso al concerto sarà consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili e con acquisto del biglietto di ingresso alla Villa.

Le Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days) costituiscono il più partecipato degli eventi culturali in Europa, promosso nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea. Come ogni anno, i musei, i luoghi della cultura e le istituzioni culturali possono aderire inserendo loro iniziative nel programma online del Ministero della Cultura per il tramite della Direzione regionale Musei nazionali

Campania.

Lo scopo della manifestazione è far apprezzare e conoscere a tutti i cittadini il patrimonio culturale nazionale ed europeo e incoraggiare la partecipazione attiva per la sua salvaguardia e trasmissione alle nuove generazioni.

Nella giornata di domenica 28 settembre sarà inoltre ancora possibile visitare a Villa Rufolo la mostra delle opere di Anselm Kiefer espressamente prorogata per l’occasione.

www.villarufolo.it | Tel. 089 857621 | prenotazioni@villarufolo.it

Domenica 28 settembre

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio

Villa Rufolo

Ore 10.30 visita guidata in lingua italiana

Ore 10.45 visita guidata in lingua inglese

Biglietto di ingresso alla Villa

Auditorium di Villa Rufolo, ore 12.00

Ylenia Cimino, flauto

Fabio Silvestro, pianoforte

Biglietto di ingresso alla Villa

Programma

Giovanni Benedetto Platti

Sonata n. 6 in Sol Maggiore, Op. 3 

Gaetano Donizetti

Sonata

Philippe Gaubert

Nocturne et Allegro Scherzando

Gabriel Fauré

Fantasia Op. 79

Pyotr Ilyich Tchaikovsky

Aria di Lensky dall’Opera “Eugene Onegin”

François Borne

Fantaisie Brillante sur “Carmen”

Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari

La Stagione d’opera 2025-2026 è stata completata con tutti i cast artistici (cantanti e staff creativi) che sono già consultabili sulla home page del sito ufficiale del Teatro Lirico di Cagliari (www.teatroliricodicagliari.it).

Spiccano grandi nomi del circuito internazionale al loro debutto a Cagliari (Jessica Pratt, Fabio Sartori, Saioa Hernandez, Ewa Plonka, Yusif Eyvazov, Arun Gambattar), insieme ad alcuni graditissimi ritorni (Franco Vassallo, Matteo Desole, Ana Victoria Pitts, Michele Pertusi, Francesca Sassu, Angelo Veccia), anche se c’è grande attesa per il debutto da solista a Cagliari di Piero Pretti (Duca di Mantova) e per il ritorno di Francesco Demuro (Pollione), due applauditi artisti che, con orgoglio, portano la Sardegna nel mondo.

Intanto a partire da domani, martedì 16 settembre, si apre la campagna abbonamenti sia per la Stagione d’opera 2025-2026 con le conferme e variazioni su posti disponibili possibili fino a sabato 29 novembre 2025 che per la Stagione di danza 2025-2026 con i nuovi abbonamenti che saranno in vendita da martedì 16 settembre 2025 fino a mercoledì 22 aprile 2026.

I nuovi abbonamenti per la Stagione d’opera 2025-2026 invece, saranno in vendita da martedì 16 settembre 2025 fino a mercoledì 22 aprile 2026.

La Stagione d’opera 2025-2026 prevede cinque turni di abbonamento (A, C, D, F, G), per sette spettacoli ciascuno.

La Stagione di danza 2025-2026 prevede quattro nuovi turni di abbonamento (P, Q, R, S), per cinque spettacoli ciascuno (con la prelazione sull’acquisto dei biglietti per lo spettacolo fuori abbonamento con Roberto Bolle).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it.

Servizio promozione culturale scuola@teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online: www.vivaticket.it.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Prezzi Stagione d’opera 2025-2026

 turno Aturni C, D, F, G
settoreabbonamento 7 spettacolibigliettoabbonamento 7 spettacolibiglietto
 plateaplatea
giallo€ 300,00€ 75,00€ 270,00€ 60,00
rosso€ 270,00€ 60,00€ 250,00€ 50,00
blu€ 235,00€ 50,00€ 225,00€ 40,00
 I loggiaI loggia
giallo€ 250,00€ 55,00€ 230,00€ 50,00
rosso€ 215,00€ 45,00€ 200,00€ 40,00
blu€ 190,00€ 40,00€ 175,00€ 35,00
 II loggiaII loggia
giallo€ 160,00€ 35,00€ 145,00€ 30,00
rosso€ 140,00€ 25,00€ 125,00€ 20,00
blu€ 120,00€ 20,00€ 105,00€ 15,00

Stagione di danza 2025-2026

 turni P, Q, R, S
settoreabbonamento 5 spettacolibiglietto
 platea
giallo€ 170,00€ 60,00
rosso€ 155,00€ 50,00
blu€ 130,00€ 40,00
 I loggia
giallo€ 135,00€ 50,00
rosso€ 115,00€ 40,00
blu€ 100,00€ 35,00
 II loggia
giallo€ 90,00€ 30,00
rosso€ 80,00€ 20,00
blu€ 60,00€ 15,00
TRILOGIA D’AUTUNNO H Ä N D E L : ORLANDO, ALCINA, MESSIAH DAL 12-16 NOVEMBRE AL TEATRO ALIGHIERI

L’invisibil fa vedere Amore

APERTE LE PREVENDITE BIGLIETTI

Tre titoli che si susseguono un giorno dopo l’altro sullo stesso palcoscenico, un agile e flessibile meccanismo scenico: è il marchio inconfondibile della Trilogia d’Autunno, ormai irrinunciabile appendice di Ravenna Festival votata a epoche e linguaggi diversi del teatro musicale. Con il titolo L’invisibil fa vedere Amore, quest’anno la Trilogia è dedicata a uno degli indiscussi “padri” della nostra musica: Händel, compositore inarrivabile e genio drammatico coetaneo di Bach e allo stesso modo grande e moderno, eppure rivolto ad altri orizzonti e soprattutto al teatro. È dal suo straordinario catalogo che emergono i tasselli di un trittico che, affidato alla collaborazione tra Pier Luigi Pizzi e Ottavio Dantone alla guida di Accademia Bizantina, richiama il mondo ideale e intramontabile dell’epica cavalleresca, con le due nuove produzioni di ORLANDO (12, 14 novembre) e ALCINA (13, 15 novembre), a cui è accostato il MESSIAH (16 novembre). 

I biglietti per i singoli appuntamenti sono disponibili presso la Biglietteria del Teatro, telefonicamente (0544 249244), online (ravennafestival.org), presso le filiali La Cassa di Ravenna Spa, gli IAT di Ravenna e Cervia e circuito Vivaticket

La Cenerentola di Jean-Christophe Maillot  interpretata dai Ballets de Monte-Carlo in scena al Teatro La Fenice

Va in scena al Teatro La Fenice Cenerentola del coreografo Jean-Christophe Maillot, nell’interpretazione dei Ballets de Monte-Carlo: una delle creazioni più amate della compagnia – debuttò nel 1999, Salle Garnier Opéra de Monte-Carlo – che ha segnato una svolta nella storia della compagine monegasca. La musica di Sergej Prokof’ev sarà eseguita dal vivo dall’Orchestra del Teatro La Fenice diretta da Igor Dronov. Lo spettacolo si avvale inoltre delle scenografie di Ernest Pignon-Ernest e dei costumi di Jérôme Kaplan. Cinque le recite in programma al Teatro La Fenice, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025: il 18, 19, 20, 21, 23 settembre 2025.

            L’originale versione della Cenerentola di Jean-Christophe Maillot offre una toccante meditazione sul lutto, e sul modo in cui le persone che scompaiono modellano il futuro di coloro che restano. Le tre donne intorno a Cenerentola – la matrigna e le due sorellastre – sono figure fortemente erotiche che usano il loro fascino per ottenere ciò che vogliono; mentre la Fata è il radioso ricordo o magica reincarnazione della madre di Cenerentola. È grazie a lei che Cenerentola si libererà dalle trappole del mondo artificiale in cui l’abbiamo trovata per la prima volta.

Ecco il dettaglio delle repliche, tutte fuori abbonamento, con gli orari: giovedì 18 settembre 2025 ore 19.00; venerdì 19 settembre ore 19.00; sabato 20 settembre ore 19.00; domenica 21 settembre ore 17.00; martedì 23 settembre ore 19.00.

Sabato 20 settembre 2025 alle ore 20 il maestro Jérémie Rhorer sale sul podio della Sala Zubin Mehta

Sabato 20 settembre 2025 alle ore 20 il maestro Jérémie Rhorer sale sul podio della Sala Zubin Mehta – alla guida dell’Orchestra e del Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino – per il primo appuntamento sinfonico-corale dopo la pausa estiva.

In cartellone “Trois Nocturnes” di Claude Debussy, “Shéhérazade” di Maurice Ravel, “Prélude à l’après-midi d’un faune”, sempre di Claude Debussy, e la “Sinfonia in tre movimenti” di Igor Stravinskij.

Solista il soprano Elizabeth Llewellyn.

Dopo la pausa estiva riprende la programmazione concertistica del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

In cartellone, sabato 20 settembre 2025 alle ore 20 in Sala Zubin Mehta, il primo appuntamento con le composizioni di Claude DebussyMaurice Ravel e Igor Stravinskij.

Sul podio, alla testa dell’Orchestra e del Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino, il maestro Jérémie Rhorer, impegnato inoltre fino al 23 settembre in Sala Grande con le recite de Les pêcheurs de perles di Georges Bizet. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il concerto si apre con Trois Nocturnes per coro femminile e orchestra, composizione firmata da Claude Debussy e basata su alcune poesie tratte dai “Poèmes anciens et romanesques” di Henri de Régnier. Segue uno dei più celebri lavori di Maurice RavelShéhérazade, poema per voce e orchestra che gli fu ispirato dalla lettura dei poemi orientali di Tristan Klingsor: nel corso dell’esecuzione del brano la solista è il soprano Elizabeth Llewellyn, al suo debutto sulle scene del Maggio.

La serata prosegue poi con Prélude à l’après-midi d’un faune – fra le composizioni più conosciute di Claude Debussy il quale trasse ispirazione da un’egloga di Mallarmé, poeta tra i più stimati dal compositore -e si conclude con la Sinfonia in tre movimenti di Igor Stravinskij, composta tra il 1942 e il 1945 e dedicata alla New York Philharmonic Symphony Society.

Parlando del concerto, il maestro Jérémie Rhorer si è soffermato sul programma in cartellone, evidenziando come questo unisca alcuni dei più grandi capolavori della musica francese e dell’influenza che questa musica ha avuto su musicisti quali Igor Stravinskij: “Il programma del concerto del 20 settembre è davvero affascinante, poiché unisce e avvicina tre magnifici esempi della musica francese a un grande compositore come Stravinskij. In particolare, soffermandomi su Debussy e Ravel, credo che siano capaci – con la loro musica – di usare l’orchestra per sfruttare tutti i colori musicali del mondo. Sempre parlando di questo programma mi viene inoltre da sottolineare come il direttore debba essere sempre al servizio del compositore, soprattutto in questi casi. Io lavoro sempre per capire quali fossero le intenzioni del musicista, rispettando la struttura del suo lavoro e cercando di restituire al pubblico l’architettura stessa delle musiche che vengono eseguite”.

Il programma:

CLAUDE DEBUSSY

Trois Nocturnes

Nel 1892 Claude Debussy pensò di realizzare una composizione articolata in tre brani per violino e orchestra dal titolo Trois scènes au crepuscule. Il progetto però non fu portato a compimento e il materiale musicale già composto venne impiegato in un’altra partitura nata tra il 1897 e 1899: Nocturnes, trittico sinfonico per coro femminile e orchestra. A dispetto delle sue abitudini, fu lo stesso Debussy a chiarire il senso del titolo in un testo di presentazione: “Non si tratta della forma abituale del Notturno”, disse, “ma di tutto ciò che la parola contiene di impressioni e di luci particolari.” Una musica che vive non solo nella dimensione del tempo ma anche nell’evocazione dello spazio, dove i frammenti tematici sono sottratti alle leggi della dialettica e trattati piuttosto come macchie sonore. Così in Nuages, il primo dei brani, non vi è traccia di un percorso che segua una logica discorsiva. Il tema principale affidato al corno inglese, su un morbido tappeto d’accompagnamento di clarinetti e fagotti, non conosce sviluppo e suggerisce un trascolorare infinito proprio come il passaggio delle nuvole. In Fètes la musica ha un cambio di marcia: il ritmo si fa incalzante e il discorso assume l’aspetto di un flusso con continui mutamenti di direzione. Nell’ultimo brano che chiude il trittico, Sirènes, i vocalizzi delcoro femminile evocano invece l’antico e seducente canto delle sirene su un accompagnamento orchestrale fluttuante e mutevole.

MAURICE RAVEL 

Shéhérazade, poema per voce e orchestra

Il fascino dell’Oriente che tanti artisti aveva contagiato nella seconda metà del XIX secolo non poteva lasciare indifferente un esteta come Maurice Ravel. Già nel 1898 il compositore aveva iniziato a musicare un libretto d’opera dal titolo Shéhérazade, portando però a compimento solo l’ouverture. Cinque anni dopo, nel 1903, ispirato dalla lettura dei poemi orientali di Tristan Klingsor (pseudonimo di Léon Leclère), Ravel realizzò il trittico Shéhérazade, poema per voce e orchestra eseguito per la prima volta a Parigi il 17 maggio del 1904. Nelle tre liriche che compongono il ciclo – Asie, La flûte enchantée, L’indifférent – Ravel recuperò la vocalità declamata sperimentata da Debussy nel Pelléas et Mélisande, rivestendo i voluttuosi versi poetici di Klingsor con linee melodiche di raffinato nitore. L’invocazione iniziale del primo poema ci trasporta in un attimo in quell’Oriente favoloso e immaginifico tanto amato dagli artisti decadenti dove l’incanto timbrico della musica di Ravel riesce a restituire il mistero di notti incantate, i profumi inebrianti di spezie e incensi, i colori mutevoli e fascinosi di mondi e popoli lontani, in uno scambio continuo tra parola ed evocazione sonora. 

CLAUDE DEBUSSY

Prélude à l’après-midi d’un faune

Il primo capolavoro sinfonico di Debussy, Prélude a l’après-midi d’un faune – composto tra il 1891 e il 1894 – trae ispirazione da un’egloga di Mallarmé, poeta vate del simbolismo e tra i più stimati dal compositore. Il risveglio e le le smanie sensuali del fauno del testo poetico sono affidate alla languida melodia iniziale del flauto, un arabesco sensuale che si libra nel vuoto per poi scorrere via tra armonie diverse in un continuo fluttuare di colori ed evocazioni sonore, seguendo una forma totalmente libera. Se ci fu chi non apprezzò l’ondivaga scrittura di Debussy, con l’indefinibile modulazione della frase melodica, il diretto interessato, Mallarmé, ne sottolineò invece la bellezza suggestiva, sottolineando come la musica avesse prolungato l’emozione del suo poema e ne avesse fissato lo scenario più di qualsiasi resa pittorica.

IGOR STRAVINSKIJ

Sinfonia in tre movimenti

La Sinfonia in tre movimenti fu composta da Igor Stravinskij tra il 1942 e il 1945 e dedicata alla New York Philharmonic Symphony Society. Dopo il debutto, il 24 gennaio 1946 a New York, alcuni commentatori associarono l’opera al periodo storico in cui era stata realizzata definendola una “Sinfonia di guerra”. Stravinskij rispose affermando che in essa erano sì riscontrabili i segni “del nostro difficile tempo, con i suoi violenti avvenimenti, con le sue tragiche alternative di speranza e disperazione, le sue inaudite sofferenze, la sua tensione e finalmente con la distensione e il sollievo”, ma che, tuttavia, non si trattava di una Sinfonia a programma. Nell’organico orchestrale rivestono un ruolo primario il pianoforte e l’arpa trattati come strumenti concertanti nel primo movimento (Metronomo = 160) e nel secondo movimento (Andante). Stravinskij sembra qui privilegiare i contrasti timbrici, tipici della forma del concerto, piuttosto che lo sviluppo tematico, proprio della sinfonia. Dopo la cantabilità a tratti cameristica del secondo movimento, l’ispirazione guerresca, già riscontrata nel primo movimento, torna prepotentemente nel terzo movimento (Con moto) dall’inizio fulmineo e contraddistinto dal ritmo di una marcia pesante e squadrata che confluisce poi una fuga.

La locandina:

Claude Debussy

Nocturnes per coro femminile 

e orchestra

Nuages / Fêtes / Sirènes (con coro femminile) 

Maurice Ravel 

Shéhérazade, tre poemi 

per voce e orchestra 

su testi di Tristan Klingsor 

Asie / La flûte enchantée / L’indifférent

Claude Debussy

Prélude à l’après-midi d’un faune

egloga per orchestra

da Stéphane Mallarmé

Igor Stravinskij

Sinfonia in tre movimenti

(160 di metronomo alla semiminima) /

Andante. Interlude: l’istesso tempo / 

Con moto

Direttore Jérémie Rhorer

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Soprano Elizabeth Llewellyn

Orchestra e Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino

Il concerto è preceduto dalla guida all’ascolto tenuta da Katiuscia Manetta nel Foyer di Galleria della Sala Mehta. L’incontro è dedicato ai possessori del biglietto e si svolge 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo (durata: 30 minuti circa).

Prezzi:

Settore D: 20€ 

Settore C: 35€ 

Settore B: 50€ 

Settore A: 70€

Durata complessiva 2 ore circa, con intervallo

Le tre cantate napoletane di Gioachino Rossini

Teatro di San Carlo

Giovedì 18 settembre – ore 19:00

Il Real Teatro di San Carlo di Napoli presenta “Tre cantate napoletane – Omaggio umiliato a Sua Maestà”, un concerto di rara raffinatezza musicale che riporta in vita pagine composte per celebrare la figura regale, offrendo al pubblico un viaggio tra storia, arte e devozione musicale. È in calendario giovedì 18 settembre alle ore 20:00

Sul podio Fabrizio Cassi, Direttore del Coro del Teatro di San Carlo, alla guida di Orchestra e Coro del Lirico di Napoli. Il quartetto di voci soliste vedrà impegnati il soprano Anastasiia Sagaidak e il mezzosoprano Sayumi Kaneko, ex Allieve dell’Accademia di Canto, insieme ai tenori Aldo Sartori e Chuan Wang.

Il cuore della serata sarà dedicato a Gioachino Rossini, con l’esecuzione di Pel faustissimo giorno natalizio di Sua Maestà, anche nota come “Giunone”, Omaggio umiliato a Sua Maestà, Cantata per Francesco I Imperatore d’Austria

Tre pagine di straordinaria bellezza che testimoniano il rapporto privilegiato tra la Napoli borbonica, la sua tradizione musicale e i grandi compositori che ne hanno fatto la storia. Le tre composizioni aprono una finestra su un aspetto poco frequentato ma sorprendentemente ricco della produzione di Rossini. Scritte per celebrare ricorrenze dinastiche, rivelano la versatilità del giovane autore, capace di piegare il proprio stile brillante e teatrale alle esigenze della musica cerimoniale. Tra richiami mitologici, slanci orchestrali e raffinata scrittura vocale, Rossini intreccia l’eleganza formale imposta dal contesto celebrativo con la vitale inventiva che già ne preannuncia i capolavori operistici.