Al Teatro del Maggio va in scena “Wozzeck” di Alban Berg, fra le opere più significative del Novecento

“Wozzeck” di Alban Berg è in cartellone per tre recite dal 27 settembre al 3 ottobre nella Sala Grande.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il direttore Thomas Guggeis.

La regia dello spettacolo è di Deborah Warner al suo debutto al Maggio.

Allestimento della Royal Opera House, Covent Garden

La recita del 30 settembre sarà trasmessa in diretta su RaiRadio 3

È Wozzeck di Alban Berg il primo appuntamento operistico della stagione autunnale al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Capolavoro del compositore austriaco e una delle opere più significative del Novecento, arriva sul palcoscenico della Sala Grande per tre recite complessive: la prima è in cartellone domenica 27 settembre alle ore 17 seguita da due repliche in programma mercoledì 30 alle ore 20 e sabato 3 ottobre alle ore 15:30. Si tratta della quinta programmazione nel corso delle stagioni del Maggio, dopo l’ultima di 28 anni fa.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio Musicale Fiorentino e del Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio, Thomas Guggeis, che affronta per la prima volta un’opera al Maggio dopo il concerto sinfonico diretto nel giugno scorso. Guggeis sarà inoltre sul podio della Sala Mehta, il 26 settembre il giorno antecedente alla prima di Wozzeck, per l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler. La regia è firmata da Deborah Warner, al suo primo impegno al Maggio, che porta a Firenze l’allestimento del Covent Garden del 2023 dove fu accolto con grande successo.

Il Coro del Maggio è diretto da Lorenzo Fratini, il Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggioè diretto da Sara Matteucci.

La compagnia di canto vede Wolfgang Koch nella parte del protagonista Wozzeck e Anja Kampe* come la sua compagna Marie, insieme a Ian Koziara (Tambourmajor), Sam Furnes* (Andres), Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Hauptmann), Clive Bayley (Doktor), Barnaby Rea e Alex Otterburn (i due Handwerksbursch), Dafydd Jones (Der Narr), Helena Rasker (Margret), Massimiliano Esposito (Ein Soldat). Kampe e Furnes, nei medesimi personaggi erano interpreti della messa in scena del Covent Garden nel 2023.

Wozzeck, ispirato al dramma “Woyzeck” di Georg Büchner, nasce dalla volontà di Berg di portare sulla scena una vicenda nella quale riconosce alcuni dei temi più profondi della sensibilità espressionista: l’alienazione, l’incubo, la violenza e la progressiva perdita di sé stessi. Berg assiste a una rappresentazione del dramma di Büchner nel 1914 e ne rimane profondamente colpito, tanto da decidere di trasformarlo in opera. Completata nel 1922, Wozzeck debutta alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre 1925: la vicenda mette al centro un uomo schiacciato dalle condizioni sociali, dalla miseria e dall’umiliazione; un soldato semplice sottoposto all’autorità dei superiori e “sfruttato” dal Dottore per i suoi esperimenti, incapace di sottrarsi a una realtà che progressivamente lo conduce verso una terribile spirale di follia e violenza. Accanto a lui Marie, la madre di suo figlio, che diventa il fulcro di un dramma nel quale desiderio, gelosia e disperazione si intrecciano fino all’esito, nefasto, della vicenda.

Sul podio il direttore Thomas Guggeis, di ritorno pochi mesi dopo il concerto tenuto lo scorso aprile nell’ambito dell’88esimo Festival del Maggio, che dirige il suo primo titolo lirico al Maggio: “Uno spettacolo che mi piace”, dice il maestro Guggeis nella sua intervista per il programma di sala “perché riesce a combinare una dimensione realistica, nel rappresentare personaggi e situazioni, a una dalla forza più immaginativa, che risulta molto poetica. Avendo già diretto la sua Lulu due anni fa a Francoforte, quest’opera mi permette di entrare in maniera più profonda nell’universo di Berg. Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto del teatro musicale del XX secolo: Wozzeck è un’opera densa, con un arco drammatico semplicemente perfetto e un linguaggio musicale che si adatta sempre al contenuto tragico della storia del soldato Wozzeck. Dal punto di vista strettamente musicale mi ha colpito l’enorme varietà di forme, di colori strumentali, di proporzioni perfette nell’architettura generale composta da 15 scene, ognuna con la sua caratteristica: cambia tutto da un momento all’altro, accade sempre qualcosa di nuovo. È musica complessa ma ben strutturata nel ritmo della sua narrazione, grazie al genio di Berg che traduce ogni scena con una forma musicale adatta come per esempio la passacaglia nella scena del Dottore. Un ritmo rapido, che non dà tregua: in questo, molto adatto ai nostri tempi. Il pubblico di oggi non faticherà a sentire la storia di Wozzeck, anche per come viene raccontata da Berg, molto vicina alla propria realtà. Con le sue strutture così precise e intense, riesce a riempire il cuore di emozioni; è un dramma che ci tocca direttamente”.
La dimensione umana e sociale dell’opera sono al centro della lettura narrativa ricca di sfumature di Deborah Warner, che guarda alla vicenda di Wozzeck come a uno spaccato di società nella quale i rapporti di potere, il militarismo e lo sfruttamento diventano parte integrante della vita quotidiana. Il mondo rappresentato nella sua messinscena è quello di una cittadina di provincia tedesca, popolata da soldati e persone comuni, nel quale la brutalità non appare come un elemento eccezionale ma come una presenza costante, capace di insinuarsi nella normalità.
La regista britannica, che proprio con questo titolo ha debuttato nel mondo dell’opera all’Opera North di Leeds nel 1993, ha sottolineato gli aspetti che più caratterizzano la sua produzione:  “È un’opera che affronta di petto temi come la salute mentale, il bullismo, la povertà e la disperazione delle vite rappresentate. “Wir arme Leut!” lamenta Wozzeck (“Noi povera gente!”) ed è proprio questo il cuore dell’opera, d’un’attualità sconvolgente oggi esattamente come quando fu scritta all’indomani della Prima Guerra mondiale. Al centro del dramma non c’è un re o un grande leader, ma un lavoratore che lotta per guadagnarsi da vivere. L’opera possiede un’intensità viscerale che l’ha resa la mia porta d’accesso al mondo della lirica, nonché la prima opera in assoluto di cui abbia curato la regia. È stata un’esperienza meravigliosa ritornare su quest’opera alla Royal Opera House nel 2023, a trent’anni dalla mia prima produzione, ed è stato un ulteriore privilegio poter scendere ancora più in profondità con questa ripresa nelle ultime settimane qui a Firenze. Come tutti i grandi capolavori, questo testo insegna a chi guarda la compassione, e questo è un insegnamento sempre attuale, soprattutto in un momento della storia mondiale in cui l’attenzione verso gli ultimi è urgente come non mai”.

Significativo è il rapporto fra il movimento delle 15 scene e quello della musica. In un flusso continuo, l’allestimento non nasconde le trasformazioni del palcoscenico: schermi e sipari vengono utilizzati per separare gli ambienti, lasciando però intravedere ciò che accade al di là, in un gioco di silhouette, trasparenze e apparizioni. Gli elementi scenici si spostano e ricompongono davanti agli occhi dello spettatore, talvolta sulla piattaforma girevole, dando alla successione dei quadri un movimento continuo e quasi cinematografico. Ne emerge uno spazio instabile, nel quale la realtà sembra poter cambiare forma da un momento all’altro: questo si trasfigura dunque in una scena capace di accompagnare la musica di Berg senza però sovrapporsi ad essa, lasciando emergere tutta l’intensità psicologica della vicenda.

L’opera di Berg, nel corso delle stagioni del Maggio, è stata già programmata quattro volte: nel gennaio del 1963, con la direzione di Bruno Bartoletti e la regia di Virginio Puecher (spettacolo ripreso l’anno successivo nell’ambito dello storico Maggio espressionista); nel maggio del 1979, ancora con la direzione di Bartoletti e la regia di Liliana Cavani e, infine, nel celebre allestimento del giugno del 1998 con la direzione di Zubin Mehta e la regia di William Friedkin.

L’opera:
«Ho visto Wozzeck in scena, prima della guerra, e ne ho ricavato una così incredibile impressione che mi sono deciso di metterlo immediatamente in musica». Così scriveva Alban Berg all’amico e collega Anton Webern nel 1918, epoca in cui il suo nome era conosciuto solo nella ristretta cerchia degli allievi di Schoenberg. La fama e l’affermazione internazionale arriveranno qualche anno dopo e proprio grazie a Wozzeck, opera ispirata all’omonimo romanzo di Georg Büchner, che diventerà ben presto un’opera simbolo del primo Novecento nonché emblema del teatro espressionista. Nel testo di Büchner Alban Berg aveva infatti individuato temi particolarmente cari alla poetica espressionista quali l’incubo, l’alienazione mentale, l’omicidio brutale. L’opera in tre atti e quindici quadri debuttò alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre del 1925 riscuotendo notevole successo. Berg concepì l’opera come un sistema di forme chiuse dove ogni scena di ogni atto rimanda a una struttura formale della tradizione strumentale occidentale come la suite, la rapsodia, la marcia, la passacaglia, per citarne solo alcune, riviste attraverso una scrittura orchestrale livida e angosciata. Sul versante della vocalità, spicca il canto quasi parlato in Sprechgesang di Wozzeck, che rinunciando a ogni artificio melodico sottolinea la dolente umanità del protagonista.

La locandina:

WOZZECK di Alban Berg

Maestro concertatore e direttore Thomas Guggeis
Regia Deborah Warner

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Hyemi Shin
Costumi Nicky Gillibrand
Luci Adam Silverman
Coreografia Kim Brandstrup

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci

Wozzeck Wolfgang Koch
Tambourmajor Ian Koziara
Andres Sam Furnes
Hauptmann Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Doktor Clive Bayley
1. Handwerksbursch Barnaby Rea
2. Handwerksbursch Alex Otterburn
Der Narr Dafydd Jones
Marie Anja Kampe
Margret Helena Rasker

Mariens Knabe Manfredi Attori
Ein Soldat Massimiliano Esposito

Figuranti speciali Elena Barini, Luciano Colzani, Daniele Del Bandecca, Simone Desiato, Filippo Labate, Piero Lanzellotti, Simone Gennaro Maiorano, Moreno Pio Mondì, Francesco Pacelli, Simone Ticci

Bambini Sophie Abel, Gherardo Attori, Bianca Basile, Nora Lampis, Sofia Lillo Vitali, Alice Maggiaoli, Alice Manni, Viola Meriggi, Violante Ginevra Orso, Giosuè Quadri, Elia Rossi, Gregorie Zaric

 Prezzi:

Visibilità limitata: 15€  – Galleria: 35€ – Palchi: 45€
Platea 5: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ – Platea 1: 130€

Durata complessiva: 1 ora e 40 minuti circa

IL TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO ANNUNCIA LA STAGIONE 2026E L’88ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL

Sei le tipologie di abbonamento offerte al pubblico; i rinnovi possono essere effettuati
a partire dal 7 luglio.

I nuovi abbonamenti sono in vendita a partire dal 15 luglio. I biglietti per i singoli spettacoli sono in vendita a partire dall’8 settembre.

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino annuncia la prossima stagione 2026 e l’88esima edizione del Festival Maggio Musicale: dodici titoli d’opera – in un arco temporale dal barocco al contemporaneo, con una nuova commissione –  2 cicli sinfonici diretti dal Direttore musicale Daniele Gatti, numerosi concerti sinfonici e sinfonico-corali con le numerose presenze di Zubin Mehta che nel 2026 festeggerà i suoi 90 anni, due balletti e gli spettacoli per le famiglie e le scuole.

Tosca, Pagliacci in dittico con Cavalleria Rusticana, Il castello di Barbablù in dittico con
La voix humaine, The Death of Klinghoffer – titolo inaugurale del Festival –
Un ballo in maschera, Giulio Cesare, Wozzeck, Romanzo criminale, Simon Boccanegra, 
Les contes d’Hoffmann sono i titoli d’opera che compongono la stagione lirica e il Festival.

“Dodici titoli, dodici mondi. La nuova stagione d’opera del Maggio Musicale Fiorentino – dice il sovrintendente Carlo Fuortes – è un viaggio nel tempo, nella società e nell’anima umana. Un intreccio forte di storie che parlano di tutti noi: amori impossibili, solitudini, violenze, rivolte, sogni infranti e desideri che resistono. L’opera, qui, non è solo patrimonio da custodire: è materia viva, che brucia ed emoziona.

Un ballo in maschera, Simon Boccanegra, Tosca, I racconti di Hoffmann: titoli amati, carichi di tradizione e bellezza ma anche di inquietudini che parlano del presente. Il doppio binomio verista Pagliacci/Cavalleria Rusticana riporta in scena un teatro crudo, passionale, dove ogni gesto è vita o morte. E poi Giulio Cesare di Händel: il barocco come specchio del potere, della seduzione e dell’ambiguità. Ma è nella frattura, e forse nell’azzardo – continua Fuortes – che il cartellone del 2026 trova la sua voce più forte. Con The Death of Klinghoffer di John Adams, titolo di forte impatto politico e civile, l’opera si apre al mondo e alle sue ferite ancora aperte. Wozzeck di Berg scava nella follia, nel disagio, nel linguaggio frammentato del nostro tempo. La voce umana di Poulenc e Il castello di Barbablù di Bartok raccontano, ciascuno a modo suo, il dolore muto e la distanza tra le persone. Il presente entra in scena con forza grazie a Romanzo criminale, nuova commissione del Maggio e di Musica per Roma, dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, che cura il libretto e con la musica di Nicola Piovani. Una storia italiana, cruda e affascinante, che diventa teatro musicale per la prima volta: un ponte tra il linguaggio del cinema, del noir e la forza evocativa della musica dal vivo.”

I direttori impegnati sul podio in questo “viaggio tra mito e realtà” sono 
Michele Gamba, Riccardo Frizza, Martin Rajna, Lawrence Renes, 
Emmanuel Tjeknavorian, Gianluca Capuano, Thomas Guggeis, Nicola Piovani, 
James Conlon e Kent Nagano. Nomi, alcuni, di nuove affermazioni della direzione d’orchestra, giovani talenti che già oggi segnano comunque il futuro della musica, accanto a direttori acclamati e più acclarati del podio internazionale, capaci di rinnovare la grande tradizione operistica con autorevolezza e sensibilità. A rendere questa stagione un grande affresco scenico contribuisce un parterre di registi tra i più interessanti e visionari del panorama internazionale: Robert Carsen, Claus Guth, Deborah Warner, Valentina Carrasco, 
Àlex Ollé (La Fura dels Baus), Davide Livermore, Massimo Popolizio e Laurent Pelly. 
La regia della nuova produzione di The Death of Klinghoffer sarà a cura di Luca Guadagnino. “Le loro letture porteranno in scena mondi estetici diversi ma certamente di grande interesse ed emozione, tra classicità reinventata, radicalità visiva, precisione psicologica e impatto cinematografico” commenta il sovrintendente.

Il versante sinfonico e sinfonico corale mette in cartellone il ciclo dedicato alle nove sinfonie di Ludwig van Beethoven e il ciclo dedicato a Felix Mendelssohn che sono affidati a Daniele Gatti, Direttore musicale del Maggio, ruolo che assumerà ufficialmente a partire dal Festival. “Gatti offrirà al pubblico – continua Fuortes – due percorsi sinfonici di grande respiro: l’integrale delle Sinfonie di Beethoven, vera colonna vertebrale della musica occidentale, e un ciclo dedicato a Felix Mendelssohn, con tutte le sinfonie e l’oratorio Elias, restituendo la pienezza spirituale e intellettuale di un autore ancora poco esplorato nei teatri d’opera italiani; e qui mi fa particolare piacere di ricordare oltre alla nostra smagliante Orchestra uno dei protagonisti di questi cicli, presente in tre concerti, in quasi tutte le opere, e in molti dei concerti della stagione: il mirabile Coro del Maggio, diretto da Lorenzo Fratini”.

Nel corso della stagione concertistica, molto ricca, con decine di appuntamenti sono previsti i più grandi direttori d’orchestra della scena internazionale a partire da Zubin Mehta, direttore onorario a vita del Maggio, che proporrà ben cinque programmi musicali tra cui un concerto particolarmente simbolico che il maestro dirigerà il 29 aprile, proprio nel giorno del suo 90esimo compleanno che ha deciso di festeggiare al Maggio e a Firenze.  Sul podio del nostro teatro saliranno Myung-Whun Chung, Philippe Jordan (con Beatrice Rana al pianoforte), Gianandrea Noseda, Teodor Currentzis alla guida della musicAeterna Orchestra, Michele Mariotti (con Andrea Lucchesini al pianoforte), Daniele Rustioni, 
Diego Ceretta (con Benedetto Lupo al pianoforte e l’Orchestra della Toscana), 
Thomas Guggeis, Tomàs Netopil, Dmitry Sinkovski, Aziz Shokhakimov (con 
Alexandra Dovgan al pianoforte), Christophe Rousset. Inoltre i recital di canto di 
Jessica Pratt (sul podio Christopher Franklin), Asmik Grigorian (al pianoforte 
Lukas Geniušas),  Francesco Meli e Luca Salsi (al pianoforte Nelson Calzi); due concerti con la voce di Drusilla Foer (sul podio per il primo Salvatore Percacciolo e Timothy Brock nel secondo), e il concerto di Natale del 6 dicembre con il Coro di Voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Sara Matteucci.



Due gli spettacoli di balletto: Zakharova &Repin in Pas de deux for toes and fingers e il ritorno, sempre attesissimo, di Roberto Bolle; gli appuntamenti di “C’è musica e Musica” giunto alla terza edizione dedicati alle famiglie e le scuole con 6 appuntamenti (4 alla domenica e 2 di sabato) lo spettacolo di Venti lucenti firmato da Manu Lalli, La danza delle maschere, che sarà ispirato al “Ballo in maschera” opera in programmazione nel corso della Stagione 2026.

Thomas Guggeis debutta alla Scala con “Die Entführung aus dem Serail”

Il trentunenne Direttore dell’Opera di Francoforte, già assistente di Daniel Barenboim, ripropone l’opera di Mozart nel leggendario allestimento di Strehler nato a Salisburgo nel 1965.

Jessica Pratt è Konstanze, Daniel Behle Belmonte, Jasmine Delfs Blonde e Peter Rose è Osmin.

La rappresentazione del 3 marzo sarà trasmessa in diretta su LaScalaTv.

Debutta alla Scala nella ripresa di Die Entführung aus dem Serail (6 rappresentazioni dal 25 febbraio al 10 marzo; ultimi posti disponibili) il trentunenne Direttore principale dell’Opera di Francoforte Thomas Guggeis, già assistente di Daniel Barenboim alla Staatsoper di Berlino e apprezzato anche in città, dove è stato più volte ospite della Sinfonica di Milano. L’ultima apparizione scaligera del titolo risale al 2017, sul podio Zubin Mehta che aveva battezzato la produzione al Festival di Salisburgo nel 1965 quando aveva 29 anni.

Con la presenza di Guggeis si completa il progetto di valorizzazione delle nuove leve direttoriali nella Stagione d’opera della Scala, con la compresenza di tre Maestri tra i 30 e i 40 anni: in questi giorni sono al Piermarini anche Lorenzo Viotti, 33 anni, impegnato nelle ultime rappresentazioni di Simon Boccanegra e in tre serate per la Stagione Sinfonica, e il milanese Michele Gamba, anche lui già assistente di Barenboim a Berlino, che dopo il successo di Médée prova la ripresa di Madina di Fabio Vacchi (in scena dal 28) ma è impegnato anche in un concerto da camera con gli strumentisti scaligeri il 25.

Ogni anno la Scala ripropone uno dei suoi spettacoli storici: quest’anno è la volta del leggendario allestimento di Die Entführung aus dem Serail presentato da Giorgio Strehler e dallo scenografo Luciano Damiani nel 1965 al Festival di Salisburgo con la direzione di Zubin Mehta e riproposto nello stesso Festival per otto volte e alla Scala nel 1972, 1978, nel 1994 con Wolfgang Sawallisch e nel 2017 con Zubin Mehta sul podio. La regia è ripresa da Laura Galmarini con le luci di Marco Filibeck e i movimenti mimici di Marco Merlini.

Opera (o meglio Singspiel) pirotecnica e spettacolare, Die Entführung richiede acrobazie vocali a tutti gli interpreti, a cominciare dalla protagonista che alla Scala è la vertiginosa Jessica Pratt, che ha recentemente interpretato Konstanze a Bilbao, dopo aver ripreso all’Opéra de Wallonie l’impresa di cantare tutte le parti nei Contes d’Hoffmann. Il suo prossimo impegno in Italia sarà Bianca e Falliero al Rossini Opera Festival. Belmonte è Daniel Behle, tenore e compositoreche sarà impegnato a fianco di Cecilia Bartoli a Salisburgo nella Clemenza di Tito diretta da Gianluca Capuano. Jasmine Delfs è Blonde, Michael Laurenz Pedrillo e Peter Rose Osmin. La parte recitata di Selim è affidata a Sven-Eric Bechtolf. 

Gli incontri nel Ridotto e la diretta su LaScalaTv

Martedì 20 febbraio alle ore 18 nel Ridotto dei Palchi Cesare Fertonani conduce l’incontro con ascolti e video “Nel vortice dell’azione” per la serie Prima delle Prime, organizzata in collaborazione con gli Amici della Scala.

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, presso il Ridotto dei Palchi si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Franco Pulcini.

La rappresentazione del 3 marzo sarà trasmessa in diretta su LaScalaTv (dalle ore 19.45); come di consueto, nell’intervallo artisti ed esperti saranno intervistati da Mario Acampa. Dopo la diretta il video resterà disponibile on demand fino al 10 marzo 2024.

Il direttore

Thomas Guggeis ha studiato direzione d’orchestra nei Conservatori di Monaco e Milano, oltre a laurearsi in meccanica quantistica. Ha iniziato la carriera alla Staatsoper di Berlino, dove è stato assistente di Daniel Barenboim e ha attirato su di sé l’attenzione generale con una sostituzione all’ultimo momento in Salome, per poi assumere la carica di Kapellmeister all’Opera di Stoccarda dalla Stagione 2018/2019. Dal 2020 è tornato a dirigere a Berlino e dalla Stagione 2023/2024 è Generalmusikdirektor a Francoforte con un contratto di 5 anni. “Il bello del Ratto” – spiega Guggeis intervistato da Valentina Crosetto per la Rivista scaligera – “è proprio l’esuberante arcobaleno sonoro che Mozart cuce addosso all’esile trama: con un anno di tempo per comporre l’opera la riempie di raffinatezze, cambi di tempo, variazioni, nonostante l’orchestrazione non sia ancora così elaborata come nella trilogia dapontiana. Sino a pochi anni fa, era considerato poco più che una ‘operetta’ giovanile, nonostante la maestria con cui si accostano (secondo la tipica struttura del Singspiel) dialoghi teatralmente gustosi e arie di forma e contenuto diversissimo”.

Giorgio Strehler e la Scala

Nella Milano della ricostruzione, la Scala affidava a un ventiseienne Giorgio Strehler la regia di una nuova produzione de La traviata con Margherita Carosio e la direzione di Tullio Serafin. La prima ebbe luogo il 6 marzo del 1947; il 14 maggio con L’albergo dei poveri di Gorkij si sarebbe inaugurato il Piccolo Teatro. Opera e prosa, Scala e Piccolo sarebbero stati i due volti di una rivoluzione teatrale che avrebbe ridisegnato l’identità culturale della città di Milano collocandola tra le capitali delle scene europee. Alla Scala Strehler realizza tra il 1947 e il 1990 35 regie di 33 titoli per oltre 480 repliche complessive. Tra gli autori proposti Cimarosa, Petrassi, Malipiero, Perosi, Ghedini, Rota, Stravinskij, Weill, Dessau e Wagner ma sopra a tutti Mozart e Verdi. Del primo Strehler porta in scena Die Entführung aus dem Serail (da Salisburgo), Le nozze di Figaro (da Parigi) e Don Giovanni (scene di Frigerio, diretto da Muti per l’Inaugurazione ‘87-‘88); del secondo, oltre alla citata Traviata e al Falstaff diretto da Lorin Maazel nel 1980 e poi più volte ripreso da Muti, due titoli che hanno fatto la storia del teatro musicale per la sinergia perfetta tra la regia, la direzione di Claudio Abbado e interpreti vocali leggendari: Simon Boccanegra (Inaugurazione ‘71-‘72) e Macbeth (Inaugurazione ‘75-‘76).

Luciano Damiani e la Scala

Tra i maggiori scenografi del ‘900, Luciano Damiani nasce e studia a Bologna. A Milano debutta nel 1952 con Il cammino sulle acque di Orio Vergani al Piccolo Teatro con la regia di Strehler. E con Strehler realizza per la Scala numerosi spettacoli di riferimento, a partire da Il matrimonio segreto nel 1955 fino a Die Entführung e Macbeth, passando per L’angelo di fuoco, Mahagonny e Cavalleria rusticana. Alla Scala Daniani collabora anche con Puecher, Bacchelli, Wallmann, Benois e Ronconi (Don Carlo, 1977). Nel 1984 Damiani firma la regia di Idomeneo con la direzione di Gianandrea Gavazzeni. Negli stessi anni la collaborazione con Strehler prosegue al Piccolo con spettacoli storici come El nost Milan (1955), Vita di Galileo (1963), Il giardino dei ciliegi (1974), La tempesta (1977).

25, 29 febbraio; 3, 5, 8, 10 marzo 2024

Wolfgang Amadeus Mozart

DIE ENTFÜHRUNG AUS DEM SERAIL

Singspiel in tre atti

Libretto di Christoph Friedrich Bretzner
rielaborato da Johann Gottlieb Stephanie il Giovane

Produzione Teatro alla Scala

Direttore THOMAS GUGGEIS

Regia GIORGIO STREHLER

ripresa da Laura Galmarini

Scene e costumi luciano damiani

Luci marco filibeck

Movimenti mimici Marco Merlini

Personaggi e interpreti

Selim                                       Sven-Eric Bechtolf

Konstanze                              Jessica Pratt

Blonde                                    Jasmin Delfs

Belmonte                                Daniel Behle

Pedrillo                                   Michael Laurenz

Osmin                                     Peter Rose

Servo muto                             Marco Merlini

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Giorgio Martano

Date:

Domenica 25 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno Prime Opera

Giovedì 29 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno A

Domenica 3 marzo 2024 ore 20 ~ Turno D

Martedì 5 marzo 2024 ore 20 ~ Turno B

Venerdì 8 marzo 2024 ore 20 ~ Turno C

Domenica 10 marzo 2024 ore 14.30 ~ Fuori Abbonamento

Prezzi:da 250 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org