Concerti Straordinari al Teatro alla Scala: Domenica 30 giugno 2024 ~ ore 20, THE FAIRY QUEEN

The Fairy Queen:Purcell diretto da William Christie

con la coreografia di Mourad Merzouki

VERSIONE SEMISCENICA

Les Arts Florissants

William Christie

Direttore

Mourad Merzouki

Coreografia e versione semiscenica

Soliste e solisti de Le Jardin des Voix 2023


Paulina Francisco, soprano
Georgia Burashko, mezzosoprano
Rebecca Leggett, mezzosoprano
Juliette Mey, mezzosoprano
Ilja Aksionov, tenore
Rodrigo Carreto, tenore
Hugo Herman-Wilson, baritono
Benjamin Schilperoort, basso-baritono

Ballerine e ballerini della Compagnie Käfig

Baptiste Coppin, Samuel Florimond, Anahi Passi
Alary-Youra Ravin, Daniel Saad, Timothée Zig

Prezzi: da 110 a 18 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

The Fairy Queen:Purcell diretto da William Christie

con la coreografia di Mourad Merzouki

Il capolavoro tratto dal Sogno shakespeariano sarà eseguito in forma semiscenica

dal complesso barocco Les Arts Florissants con le voci dell’accademia Le Jardin des Voix

e i ballerini della Compagnie Käfig, che attinge al linguaggio dell’hip hop

Il 30 giugno il ciclo di Concerti Straordinari del Teatro alla Scala ospita un appuntamento particolarmente prezioso: The Fairy Queen (‘La regina delle fate’) per cui Henry Purcell nel 1693 trasse ispirazione dal Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Per questa esecuzione in forma semiscenica William Christie è sul podio dell’orchestra barocca Les Arts Florissants da lui fondata nel 1979 (e con lui protagonista della memorabile esecuzione ad Aix-En Provence nel 1989 che segnò il ritorno del pezzo in repertorio), mentre le voci provengono dall’Accademia per giovani cantanti annessa allo stesso gruppo, Le Jardin des Voix. Un elemento di estremo interesse in una prospettiva di recupero delle forme ibride del teatro dell’epoca delle Restaurazione è la presenza sul palcoscenico dei danzatori della compagnia Käfig impegnati nella coreografia del loro fondatore Mourad Merzouki, tra i maggiori protagonisti del processo di inclusione di diversi linguaggi e in particolare dell’hip hop nel panorama coreografico francese di oggi.    

William Christie

William Christie, clavicembalista, direttore d’orchestra, musicologo e insegnante, è l’ispiratore di una delle più emozionanti avventure musicali degli ultimi trent’anni. Pioniere nella riscoperta della musica barocca, ha fatto conoscere il repertorio della Francia del XVII e XVIII secolo a un pubblico molto vasto. Nato a Buffalo e formatosi ad Harvard e Yale, William Christie vive in Francia dal 1971. La svolta nella sua carriera è avvenuta nel 1979, quando ha fondato Les Arts Florissants.

Les Arts Florissants

Fondato nel 1979 da William Christie, Les Arts Florissants è uno degli ensemble di musica barocca più rinomati al mondo. Fedele all’esecuzione su strumenti d’epoca, questo ensemble ha svolto un ruolo pionieristico nel portare alla ribalta la musica europea del XVII e XVIII secolo. Oggi Les Arts Florissants propone un centinaio di concerti e spettacoli all’anno sui più grandi palcoscenici francesi e internazionali, diretti da William Christie e Paul Agnew.

Le Jardin des Voix

Le Jardin des Voix è l’Accademia barocca delle Arts Florissants per giovani cantanti. Creata nel 2002 e diretta da William Christie e Paul Agnew, questa accademia biennale è pensata per accogliere giovani cantanti lirici all’inizio della loro carriera. Dopo tre settimane di lavoro intensivo, i vincitori sono invitati a presentare uno spettacolo che viene portato in tournée internazionale. Questa esperienza favorisce la loro integrazione professionale e permette loro di esibirsi su alcuni dei più grandi palcoscenici del mondo, costruendo al contempo una fedele collaborazione con Les Arts Florissants.

Mourad Merzouki

È una delle figure più interessanti ed eclettiche della coreografia francese contemporanea. Si è interessato al circo e alle arti marziali prima di incontrare l’hip-hop alla fine degli anni Ottanta. Ha studiato danza con Maryse Delente, Jean-François Duroure e Josef Nadj. Nel 1989 ha creato la compagnia Accrorap con alcuni colleghi, nel 1996 la sua compagnia, Käfig, che significa “gabbia”. Dal giugno 2009, Merzouki è direttore del Centre chorégraphique national de Créteil et du Val-de-Marne, dove crea e mette in scena nuove opere, ma fornisce anche sostegno a gruppi indipendenti e compagnie emergenti. Nel 2013 ha creato il Festival Kalypso, offrendo un nuovo livello di esposizione alle compagnie di danza hip-hop nella regione di Parigi.

Nel marzo 2016, Merzouki è stato nominato consulente artistico del Pôle en Scènes di Bron. Ha creato ponti tra le discipline, aprendo spazi diversi a un pubblico sempre più vasto. Dal 2023 collabora con l’allenatrice Julie Fabre della squadra francese di nuoto artistico per coreografare il balletto per i Giochi Olimpici del 2024. Nel 2023 e nel giugno 2024 ha creato programmi coreografici per il Musée d’Orsay.

Il Barocco attraverso le Stagioni della Scala

Dominique Meyer è stato un attivo promotore della rinascita barocca in Francia durante i suoi anni al Théâtre des Champs-Elysées e ha portato alla Scala la medesima passione e impegno culturale. Oltre alle opere di Cavalli, Vinci, Cesti, Gassmann che sono comparse per la prima volta nel calendario del Piermarini, le stagioni concertistiche si sono arricchite di Cantate, Oratori, Passioni e opere in forma di concerto. In questa Stagione ricordiamo il Collegium Vocale Gent con la Matthäuspassion di Bach diretta da Philippe Herreweghe e Alcina di Haendel con i Musiciens du Louvre diretti da Marc Minkowski e Magdalena Kožená protagonista.  Il 2 dicembre 2024 torna Sir John Eliot Gardiner con Charpentier e Bach eseguiti dal Monteverdi Choir e dagli English Baroques Soloists; il 17 aprile 2025 la Johannes-Passion segna il debutto di Raphaël Pichon con la sua Orchestra Pigmalyon; mentre il 18 maggio è la volta della versione in forma di concerto dell’opera della giovinezza milanese di Mozart Mitridate re di Ponto con Les Talents Lyriques e Christophe Rousset; infine il 26 novembre 2025 Les Indes Galantes di Rameau sono eseguite dalla Cappella Mediterranea diretta da Leonardo Garcìa Alarcón.

The Fairy Queen di Dinko Fabris (dal programma di sala)

Non aveva ancora compiuto trentatré anni Henry Purcell quando, il 2 maggio 1692, fu rappresentata per la prima volta al Queen’s Theatre di Dorset Garden la sua “opera” The Fairy Queen, adattamento del Midsummer Night’s Dream di William Shakespeare di uno o più autori ignoti, ma certamente interni alla United Company che gestiva il teatro, sotto la direzione di Thomas Betterton. Appena tre anni prima si era conclusa la “Gloriosa Rivoluzione” che aveva portato sul trono d’Inghilterra Guglielmo III d’Orange e Mary II Stuart, figlia dello spodestato Giacomo II. Artisti e musicisti si erano dovuti riposizionare sul nuovo assetto politico che spazzava via le tentazioni di restaurare il cattolicesimo nella nazione ora saldamente protestante. Purcell era riuscito a farsi assumere come “musician composer” della camera privata del nuovo sovrano ed era stato incaricato di comporre ogni anno un’ode per il compleanno della regina Mary. Inoltre, dal 1690 aveva avviato la sua collaborazione con il Dorset Garden, il “teatro della regina”, presentandovi in quell’anno Dioclesian e nel successivo 1691 King Arthur, titoli con cui Purcell puntava alla nascita di un’opera nazionale inglese.

Per comprendere meglio l’operazione Fairy Queen e il suo forte impatto sul pubblico, che determinò l’inconsueta scelta dell’impresario di riproporla nella successiva stagione 1693, sarà bene ricordare che il teatro di Dorset Garden era il più all’avanguardia di Londra per le macchine sceniche, l’illuminotecnica e le altre meraviglie sperimentate già da tempo in Italia e in Francia.

Il teatro poteva accogliere, solo nei due ordini di palchi e nella galleria, 850 abbonati spettatori. Il suo palcoscenico era comodo per accogliere attori, cantanti, danzatori e coro e lo spazio per l’orchestra era assai ampio. In effetti il “Gentleman’s Journal” del maggio 1692 aveva esaltato il lato spettacolare della nuova produzione di Fairy Queen, che era costata la cifra sbalorditiva di 3000 sterline: “la Musica e le Scene sono straordinarie. Ho ascoltato le lodevoli danze e senza dubbio tutto lo spettacolo è molto piacevole”. Ma come potevano essere “ascoltate” le danze? E che cos’era questo spettacolo che nel libretto stampato veniva chiamato “opera”?

Roger North, che scriveva pochi anni dopo la morte di Purcell, coniò la celebre – ma in seguito fortemente contestata – definizione di “semi-operas” per gli spettacoli ideati da Betterton e Purcell al Dorset Garden a cominciare dal 1690, presentati come “opere” in quanto “esse consistono per metà di musica e per metà di recitazione”. La prefazione al libretto di Fairy Queen del 1693 chiarisce che anche gli spettacoli francesi erano agli inizi “not perfect Operas”, ma tragedie con musiche, canto, danze e macchine, e che per introdurre in Inghilterra uno spettacolo costoso come l’opera bisognava farla gradualmente conoscere e sperare di poter produrre presto in loco danzatori e soprattutto cantanti adeguati. Appare invece irrilevante la fonte letteraria utilizzata, ossia il Sogno di Shakespeare, che nel libretto non è neppure menzionata: dunque non costituiva problema il rispetto del testo originale e le tante manipolazioni apportate. Eppure, si trattava proprio della storia narrata nella commedia shakespeariana, con gli stessi personaggi (solo Hippolyta viene eliminata e Teseo rinominato “the Duke”), affidata a una compagnia di attori e divisa in cinque atti; solo che, come ha calcolato Roger Savage, dei 2100 versi dell’originale del Bardo ne vengono eliminati ben 950 e modificati notevolmente altri 400, aggiungendo infine 200 versi nuovi. Qual era il compito del musicista? Invece che inserire come in passato musiche di scena tradizionali, canzoni o danze isolate, ogni atto del Fairy Queen offriva nel finale un vero e proprio Masque, ossia una sorta di spettacolino autonomo composto di arie solistiche o a più voci, cori, suite di danze e altra musica, il tutto supportato da meravigliosi interventi di scenotecnica. I cinque Masque musicati da Purcell non sono collegati al testo parlato se non per la costante evocazione magica di fate e spiriti, ma grazie al dinamismo delle continue entrées dei personaggi che cantano e danzano, costituiscono una serie così coerente da poter essere seguita come spettacolo autonomo, ciascun Masque concentrato su un tema o naturalistico o magico: nel I Atto le Fate e i Poeti ubriachi; nel II la magia della Notte; nel III le varietà dell’Amore; nel IV le Stagioni e nel V ed ultimo, dopo l’apparizione di Giunone, il Masque nuziale di Hymen. Non mancano momenti comici, parodistici o altamente spettacolari, che si prestano all’utilizzo di effetti scenici sorprendenti e al dilagare dei danzatori e dei coristi sulla scena. Esempi parodistici sono la scena dei “Drunken Poets” nel primo Masque, col poeta ubriaco e balbuziente punzecchiato dalle Fate, e il duetto nel III Atto tra il basso Coridon e Mopsa, soprano o alto en travesti. L’amore, protagonista della commedia shakespeariana, anima alcune delle arie più struggenti dell’intera produzione purcelliana: si pensi nel III Atto a “If Love’s a Sweet Passion” (soprano e coro) o all’aria cantata nel V Atto da Giunone su un carro volante tirato da pavoni “Thrice Happy Lovers”, seguita dall’aria più celebre dell’opera, “O let me weep” (The Plaint), il lamento di Laura che autocita la Didone di Purcell di pochi anni prima.  Alla categoria del fantastico e magico appartengono la maggior parte delle arie solistiche nei vari Masque, tra cui “Come all ye songsters of the sky” (II,9), “Ye gentle spirits of the air” (III,24) e il patetico “When a cruel long winter” (IV,34), con cui sono introdotte le Stagioni. L’effetto inebriante della festa di corte è prodotto soprattutto dalle continue entrées di danze alternate ai cori, in accelerazione a partire dal II Atto: Seguaci della notte, Cigni, Fate, Uomini verdi, Falciatori, Scimmie, carri di Febo e Stagioni, esseri dei boschi, spiriti, fino all’apoteosi del V Atto con uomini e donne Cinesi che cantano il coro “Thus Happy and Free” in un esotico giardino con fontane e uccelli in volo.

Con The Fairy Queen si affermava anche nei teatri inglesi la tesi tutta barocca della supremazia della magia (gli apparati scenotecnici) sulle altre arti e la “semi-opera” di Purcell sarebbe certamente rimasta a lungo sulle scene se non se ne fosse smarrita la partitura dopo la morte dell’autore, ritrovata solo agli inizi del Novecento e da allora collocata tra i capolavori della storia della musica. Fu il compositore Gustav Holst a dirigerne la prima esecuzione moderna nel 1911 mentre la ripresa più influente in pieno revival della musica antica fu quella di Aix-en-Provence nel 1989 con Les Arts Florissants di William Christie, la cui versione discografica resta quella di riferimento.

Dan Ettinger sul podio del Teatro di San Carlo

In programma la Faust-Symphonie di Liszt

con Giorgio Berrugi

Venerdì 28 giugno, ore 19.00

Torna Dan Ettinger sul podio del Massimo napoletano venerdì 28 giugno alle ore 19:00. Il prossimo appuntamento della Stagione di Concerti vedrà protagonista il direttore musicale, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, insieme al tenore Giorgio Berrugi.

In programma, Eine Faust-Symphonie S. 108 di Franz Liszt.

Liszt conobbe la tragedia goethiana per merito di Hector Berlioz, il dedicatario dell’opera, che così ricorda nei suoi Mémoires l’incontro avvenuto nel 1830: «Liszt venne a trovarmi. Non ci conoscevamo ancora. Gli parlai del Faust di Goethe, che mi confessò di non aver letto e di cui divenne presto un appassionato ammiratore, come me».

Eine Faust-Symphonie debuttò a Weimar nel 1857 e fu lo stesso Liszt a dirigerla, in occasione dell’inaugurazione del monumento in bronzo dedicato a Goethe e Friedrich Schiller.

La aprono tre Charakterbilder, ritratti psicologici dedicati ai principali personaggi: Faust, Gretchen e Mephistopheles, con l’aggiunta, in chiusura, del Chorus mysticus.

Dan Ettinger, direttore musicale del Teatro San Carlo dalla Stagione 2022-23, è uno dei direttori d’orchestra più richiesti a livello internazionale della sua generazione. Dirige nei più importanti teatri d’opera del mondo come la Metropolitan Opera di New York, la Washington National Opera, la Royal Opera House, l’Opéra National de Paris, il New National Theatre di Tokyo, l’Opernhaus di Zurigo, il Festival di Salisburgo e le Opere di Stato di Vienna e di Monaco di Baviera.

Giorgio Berrugi si è esibito in importanti teatri d’opera, auditorium e festival musicali come Teatro alla Scala, Royal Opera House, Lincoln Center, Teatro Bol’šoj, Opéra Bastille e Théâtre des Champs-Élysées, Deutsche Oper, Lyric Opera di Chicago, Opera di Roma, Gran Teatre del Liceu, Gewandhaus di Lipsia, Concertgebouw di Amsterdam, Suntory Hall di Tokyo, Wigmore Hall di Londra, Parco della Musica di Roma, Arena di Verona.

/ Concerto Sinfonico

28 Giugno 2024

Dan Ettinger / Giorgio Berrugi

Direttore | Dan EttingerTenore | Giorgio Berrugi

Programma
Franz LisztEine Faust-Symphonie da Wolfgang von Goethe, in tre parti per tenore, coro maschile e orchestra, S. 108

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Teatro di San Carlo | CREMISI
venerdì 28 giugno 2024, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII

Durata: 1 ora e 15 minuti, senza intervallo

MASSIMILIANO FINAZZER FLORY AL CARACALLA FESTIVAL 2024 CON VISSI D’ARTE, VISSI D’AMORE. ASPETTANDO GIACOMO PUCCINI

L’omaggio del regista al grande compositore a cento anni dalla sua scomparsa

29 giugno e 2 luglio, alle ore 21.00, al Teatro del Portico

Un’originale ibridazione tra una lettura teatrale e un programma radiofonico in diretta, con il pubblico presente in platea. Dall’idea di raccontare Giacomo Puccini attraverso la radio, unendo il centenario dalla scomparsa del compositore a quello della prima trasmissione radiofonica italiana, nasce Vissi d’arte, vissi d’Amore. Aspettando Giacomo Pucciniuno spettacolo di e con Massimiliano Finazzer Flory, in scena il 29 giugno e il 2 luglio, alle ore 21.00, al Caracalla Festival 2024, nello spazio del Teatro del Portico. Attraverso la lettura delle lettere e dei libretti utilizzati da Puccini, grazie alla collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi, l’attore e regista ripercorre la formazione, i più grandi successi e gli ultimi momenti di vita del compositore lucchese. In scena, anche il soprano Caterina Meldolesi e il tenore Marco Miglietta, che eseguono brani tratti da Le Villi, Manon Lescaut, La bohème, Tosca, Madama Butterfly, Fanciulla del West, Gianni Schicchi, Turandot, accompagnati al pianoforte da Zenoviia-Anna Danchak.

Lo spettacolo è la prima proposta teatrale della programmazione “Off” del Caracalla Festival 2024, che ha preso il via il 24 giugno con il Puccini Dance Circus Opera.

«In Vissi d’arte, vissi d’amore, uno speaker appassionato di cinema e ignorante di Puccini, ci racconta in studio vita, morte e miracoli di Puccini e di tanto in tanto manda in onda brani lirici leggendone i libretti come fossero sceneggiature di film – dice Massimiliano Finazzer Flory –. Così gli spettatori sono trasportati in una doppia epoca: quella di Puccini e quella della comunicazione con la radio, perché tutto si muove da quel 1924, anno della scomparsa del compositore e del primo annuncio radiofonico in Italia. Al centro della scena, quasi a unire la voce recitante e la musica, il teatro e la lirica, vi sono le maestranze. “Il dietro le quinte” diventa un’altra quinta, spettacolo nello spettacolo, è l’arte nel suo farsi e nel suo darsi. Ho voluto quindi rappresentare ciò che non si vede dell’opera ma che ne restituisce il corpo: falegnami, elettricisti, truccatrici, costumisti quali attori in scena dietro il palcoscenico».

Attore, regista teatrale e cinematografico, Massimiliano Finazzer Flory vive e lavora tra Milano e New York. Tra i suoi numerosi spettacoli si ricordano Pinocchio, storia di un burattino, Grande serata futuristaEssere Leonardo da Vinci. Un’intervista impossibile, Verdi legge Verdi, I promessi sposi. È autore anche di diverse pubblicazioni e film realizzati alcuni in collaborazione con Rai Cinema: BEING Leonardo da Vinci, Ali dorate. Dante, per nostra fortuna, La musa inquieta, Un coach come padre. Nel 2023 ha prodotto il docufilm Altri comizi d’amore, in omaggio a Pasolini, e ha ricoperto il ruolo di direttore artistico del “Maggio Manzoniano”, evento in Duomo di Milano per i 150 anni dalla scomparsa dello scrittore.

La programmazione “Off-Teatro e Letture” del Caracalla Festival prosegue, sempre al Teatro del Portico, il 17 e 20 luglio alle ore 19.00, con Romantici&co. di Valerio Magrelli, un reading che esplora sul tema del romanticismo e della sua evoluzione dall’Ottocento ad oggi. Il 24 luglio, sempre alle 19.00, viene invece presentato “Calibano: Peter Grimes/L’outsider”, quarto numero della rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma.

Il 28 e 29 giugno al Teatro La Fenice, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia diretta da Markus Stenz eseguirà il Concerto in mi minore di Mendelssohn con Vikram Francesco Sedona violino solista e la Settima Sinfonia di Anton Bruckner

Il 3 luglio il concerto sarà eseguito anche nella prestigiosa Grosser Saal della Elbphilarmonie di Amburgo con gli stessi protagonisti

Markus Stenz torna alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice per due concerti sinfonici che si susseguiranno a stretto giro nell’ambito della Stagione 2023-2024. Nel primo, in programma venerdì 28 giugno 2024 ore 20.00 (turno S) e sabato 29 giugno 2024 ore 20.00, il maestro tedesco dirigerà il Concerto in mi minore per violino e orchestra op. 64 di Felix Mendelssohn Bartholdy, con Vikram Francesco Sedona – vincitore del trentaduesimo Concorso Città di Vittorio Veneto – interprete della parte solistica e la Settima Sinfonia in mi maggiore wab 107 di Anton Bruckner, per celebrare il compositore austriaco nel duecentesimo anniversario della nascita.

Nel concerto successivo, il 6 e 7 luglio 2024, Stenz dirigerà invece musiche di Ives, Bellini e Wagner.

            Il concerto del 28 e 29 giugno sarà eseguito ad Amburgo mercoledì 3 luglio in occasione dell’inaugurazione del Festival musicale dello Schleswig-Holstein, nella prestigiosa Grosser Saal della Elbphilarmonie, la sala da concerto tedesca da oltre duemila posti considerata tra le più grandi e acusticamente avanzate a livello mondiale. La Grosser Saal – collocata all’interno di un edificio che con i suoi 108 metri è la struttura abitabile più alta di Amburgo – è stata inaugurata l’11 gennaio 2017 e ospita quest’anno alcune tappe del celebre Festival musicale della regione dello Schleswig-Holstein, la cui programmazione nel 2024 è dedicata proprio alla città lagunare di Venezia e alla sua cultura musicale.

Il Concerto in mi minore di Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847) è considerato ancora oggi come uno degli esempi più rilevanti del concerto romantico così come una delle opere più conosciute e apprezzate del compositore di Amburgo.

Mendelssohn incominciò a pensare a questo secondo concerto nel 1835 quando fu nominato direttore principale della già prestigiosa Orchestra del Gewandhaus di Lipsia. A spingerlo alla composizione fu sicuramente l’amicizia con Ferdinand David, enfant prodige anch’egli di Amburgo e ottimo violinista che lo stesso Mendelssohn scelse, sempre nel 1835, come concertino della sua nuova orchestra. Il nuovo concerto fu, infatti, il risultato della collaborazione stretta tra i due musicisti che però si prolungò per ben sei anni, tra scrittura, revisioni e reciprochi consigli.

La Settima Sinfonia in mi maggiore wab 107 di Anton Bruckner rappresenta un punto di svolta importante nella sua vicenda tanto musicale quanto biografica. È infatti la partitura che arrecò all’autore, arrivato ormai quasi a sessant’anni, il primo vero, grande successo e la celebrità internazionale. Fu composta nell’arco di due anni, tra il 23 settembre 1881 e il 5 settembre 1883, nel segno dell’omaggio a Wagner, al quale Bruckner aveva già dedicato la Terza (1873). A tal proposito, due avvenimenti furono decisivi nel periodo in cui l’autore lavorava alla partitura: l’esperienza della prima rappresentazione di Parsifal a Bayreuth (1882) e la morte di colui che Bruckner considerava il «maestro di tutti i maestri» (1883). Anche la dedica a Ludwig II di Baviera, munifico protettore di Wagner, assumerà un preciso valore simbolico.

Come di consueto, il concerto di venerdì 28 giugno 2024 sarà preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.   

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00, ridotto abbonati da € 15,00 a € 60,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Alessio Vlad nuovo Presidente della Fondazione Ravello

Alessio Vlad, è il nuovo Presidente della Fondazione Ravello. Il Maestro, ravellese d’adozione, già direttore artistico della sezione musicale del festival dal 2016 al 2018 e dal 2020 al 2023, legato per storia personale e familiare alla Città della Musica e alla Costiera Amalfitana, ricoprirà questo nuovo ruolo. È stato nominato ieri con decreto del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, sentito il sindaco di Ravello, Paolo Vuilleumier, come previsto dalla procedura statutaria. Lo stesso decreto nomina quale componente del cda della Fondazione, l’architetto Monica Giannattasio. Il nuovo cda sarà completato nei prossimi giorni con il componente designato dal Comune di Ravello.

L’Isidore String Quartet in concertomartedì 2 luglio alla Reggia di Monza

La formazione statunitense, che nel 2022 ha vinto il primo premio nel prestigioso Concorso internazionale per quartetto d’archi di Banff, eseguirà musiche di Bach, Wijeratne e Mendelssohn

La vittoria nel prestigioso Concorso per quartetto d’archi di Banff nel 2022 ha rivelato l’Isidore String Quartet come una delle realtà giovani più interessanti del panorama quartettistico internazionale. Dopo Bologna, la formazione newyorkese farà tappa in Brianza: martedì 2 luglio la Sala degli Specchi della Villa Reale di Monza ospiterà, infatti, questo ensemble cameristico in rapida ascesa, nato nel 2019 con l’obiettivo di rivisitare, riscoprire e attualizzare il repertorio per quartetto d’archi. In programma musiche di Johann Sebastian Bach (L’arte della fuga), Felix Mendelssohn (Quartetto in mi bemolle maggiore op. 44 n. 3) e il contemporaneo Dinuk Wijeratne (The Disappearance of Lisa Gherardini, ispirato al furto della Gioconda e commissionato dal Banff Centre). Afferma Wijeratne: «La composizione di questo brano nasce dalla consapevolezza che sono stati proprio il furto e la successiva scomparsa del quadro a creare intorno alla Gioconda un’aura di leggenda». L’evento è organizzato dalla Fondazione Gioventù Musicale d’Italia e inizierà alle ore 18.30 (ingresso 12 euro; biglietteria in loco). Con il biglietto si potrà accedere solo alla Sala degli Specchi per assistere al concerto, dal primo piano nobile arrivando dall’Avancorte. È consigliata la prenotazione (tel:  3355492189).                                                                  

I musicisti dell’Isidore String Quartet, i violinisti Phoenix Avalon e Adrian Steele, il violista Devin Moore e il violoncellista Joshua McClendon, hanno iniziato a suonare insieme alla Juilliard School, studiando con tutti i componenti del Julliard Quartet e con altri importanti insegnanti statunitensi ed europei. In seguito al trionfo al Concorso di Banff si sono cimentati in un lungo tour nelle maggiori sale da concerto e per le più importanti Stagioni in Nordamerica ed Europa e hanno ottenuto una residenza al Banff Centre. L’ISQ collabora con numerosi importanti solisti e, oltre all’attività concertistica, lavora al progetto “Music Heals Us”, che supporta le persone emarginate, in particolare anziani, disabili, persone in comunità di recupero, carcerati e senzatetto. Con altri artisti ed esperti la formazione newyorkese utilizza la “Tecnica Alexander”, che permette di esplorare e sviluppare consapevolezza del corpo e preparazione mentale, applicandola alla performance dal vivo. Il nome Isidore vuole rendere omaggio al legame musicale dell’ensemble con il Juilliard Quartet: uno dei primi membri di quel gruppo era infatti il leggendario violinista Isidore Cohen.                                                      

Dal 12 ottobre 2024 al 19 giugno 2025: 9 titoli d’opera con 4 nuovi allestimenti, un titolo di balletto, 12 concerti sinfonici, 6 concerti di musica vocale da camera, tournée e attività culturali

INAUGURAZIONE DELLA STAGIONE LIRICA e BALLETTO

La Stagione di Lirica e Balletto con un’inaugurazione congiunta che vede protagonisti la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova e il Teatro Nazionale di Genova. In programma la doppia rappresentazione di Giro di vite, racconto di Henry James tradotto e adattato per il teatro di prosa da Carlo Sciaccaluga con la regia di Davide Livermore, e di The Turn of the Screw, opera in un prologo e due atti di Benjamin Britten tratta dal racconto di James, con la direzione di Riccardo Minasi – direttore musicale dell’Opera Carlo Felice – e la regia di Davide Livermore. Entrambe le nuove produzioni sono realizzate in collaborazione tra la Fondazione Teatro Carlo Felice, il Teatro Nazionale di Genova e il Palau de les Arts Reina Sofía di València.

TUTTI I TITOLI DELLA STAGIONE LIRICA e BALLETTO

Lucia di Lammermoor, dramma tragico in tre atti di Gaetano Donizetti, nell’Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e l’ABAO-OLBE di Bilbao, sarà diretto da Francesco Ivan Ciampa per la regia di Lorenzo Mariani.

Giampaolo Bisanti sarà maestro concertatore e direttore de Il cappello di Paglia di Firenze, nella Nuova versione dell’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice in collaborazione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège. Regia di Damiano Michieletto.

Lo schiaccianoci, balletto in due atti di Pëtr Il’ič Čajkovskij sarà interpretato dall’Armenian National Opera and Ballet Theatre, direttore

Karen Durgaryan,coreografia di Georgy Kovtun da Marius Petipa.

Con la direzione di Renato Palumbo e la regia di Giorgio Gallione, sarà in scena il melodramma in tre atti La traviata, di Giuseppe Verdi, nell’Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice.

Donato Renzetti – direttore emerito del Teatro – dirigerà Andrea Chénier, dramma storico in quattro quadri di Umberto Giordano, nell’Allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Bologna e dell’Opéra Garnier Monte-Carlo, con la regia di Pier Francesco Maestrini.

Nell’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice, sarà in scena Falstaff , commedia lirica in tre atti di Giuseppe Verdi, per la direzione di Riccardo Minasi e la regia di Damiano Michieletto.

Die Liebe der Danae (L’amore di Danae), commedia mitologica in tre atti di Richard Strauss, nel Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice, sarà per la prima volta rappresentata nella versione originale con complessi artistici italiani. La direzione è affidata a Fabio Luisi – direttore onorario del Teatro –, con la regia di Laurence Dale.

Carmen, opéra-comique in quattro atti di Georges Bizet, sarà in scena nell’Allestimento della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, maestro concertatore e direttore Donato Renzetti, regia di Emilio Sagi.

Chiude la stagione lirica Die Zauberflöte (Il flauto magico), Singspiel in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, direzione di Giancarlo Andretta e regia di Daniele Abbado. Protagonisti, i Solisti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale per cantanti lirici dell’Opera Carlo Felice diretta da Francesco Meli.

Tra i solisti in cast nella Stagione Lirica:

Karen Gardeazabal, Franco Vassallo, Nina Minasyan, Iván Ayón Rivas, Luca Tittoto, Marco Ciaponi, Nicola Ulivieri, Paolo Bordogna, Benedetta Torre, Olga Peretyatko, Francesco Meli, Roberto Frontali, Fabio Sartori, Amartuvshin Enkhbat, Maria Josè Siri, Ambrogio Maestri, Galeano Salas, Ernesto Petti, Erika Grimaldi, Caterina Sala, Sara Mingardo, Scott Hendricks, Angela Meade, John Matthew Myers, Piero Pretti, Annalisa Stroppa, Giuliana Gianfaldoni.

I direttori della Stagione Sinfonica:

Riccardo Minasi – direttore musicale del Teatro – Donato Renzetti – direttore emerito del Teatro, Wolfram Christ, Claudio Marino Moretti – Maestro del Coro dell’Opera Carlo Felice – Hartmut Haenchen, Leonhard Garms,

Da mercoledì 26 giugno alle ore 15.00, inizio della vendita degli abbonamenti

Da lunedì 1° luglio, inizio della vendita dei biglietti singoli

Info e biglietti: www.operacarlofelicegenova.it

«A conclusione di una Stagione lirico-sinfonica 2023/2024 che ha conseguito un enorme successo di pubblico e di critica – dichiara il Sovrintendente Claudio Orazi – vi è grande attesa per il cartellone artistico 2024/2025 che si annuncia ricco di nuove emozioni. Con il sostegno di decine di migliaia di spettatori, tra fedeli abbonati e tantissimi giovani, abbiamo raggiunto un ruolo di primo piano tra le istituzioni musicali nazionali ed internazionali attraverso una programmazione che spazia dalla musica barocca a quella contemporanea, assicurando la conservazione, la tutela e la valorizzazione del grande repertorio operistico italiano. Un progetto che, anche per la prossima Stagione, sarà condiviso con direttori e artisti di fama internazionale unitamente a registi che sono al vertice della ricerca di nuovi linguaggi dell’arte e della scena teatrale.

Un teatro fortemente impegnato nel coinvolgimento di un nuovo pubblico, impegno al quale contribuiscono, in forma motivata e crescente, il Ministero della Cultura, la Regione Liguria, il Comune di Genova ed il Gruppo Iren in qualità di soci fondatori. Al loro fianco risaltano le qualificate sponsorizzazioni di Banca Passadore, Intesa San Paolo, Esselunga. Di rilievo la qualità dei partner che, ad oggi, condividono e cooperano alle attività ed ai progetti del teatro: basti ricordare il Teatro Nazionale di Genova, l’Università, il Conservatorio e l’Accademia di Belle Arti di Genova, cui si aggiungono l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Arcidiocesi di Genova, la Gog, il Premio Paganini.

In ambito territoriale, con la stagione di Liguria Musica, sono decine i Comuni che collaborano stabilmente con il teatro; da Imperia a La Spezia, da Rapallo a Monterosso, da Alessandria a Novi Ligure e molti altri. Al forte radicamento territoriale, sinonimo di identità e memoria, si aggiungono rilevanti collaborazioni internazionali quali quelle con la Royal Opera House di Muscat, il National Centre for the Performing Arts di Pechino, l’Opera di Montecarlo, l’Opera di Parigi, il Teatro Nazionale di Zagabria, il Teatro alla Scala, la Columbia University e la Saint Patrick’s Old Cathedral di New York. Collaborazioni queste ultime cui si aggiungerà un nuovo progetto dedicato all’Euro-Mediterraneo, a partire dalla città di Tangeri.

Sulla base di tali risultati è intenzione del teatro crescere ancora, nel solco di una Fondazione Lirica a “carattere policentrico” che oggi gestisce direttamente diversi luoghi di spettacolo (Teatro Carlo Felice, Teatro della Gioventù, Teatro Auditorium Montale, Foyer del Teatro, Teatro ai Parchi di Nervi) e collaborazioni in Italia e nel Mondo con decine di altre istituzioni. Tutto questo è possibile, grazie all’impegno dei lavoratori di tutti i comparti e ad un formidabile team artistico composto da Fabio Luisi (direttore onorario), Donato Renzetti (direttore emerito), Riccardo Minasi (direttore musicale)».

«Una nuova Stagione artistica in cui non mancano solisti e direttori di spessore con la nota Orchestra dell’Opera Carlo Felice e tantissime collaborazioni che sapranno coinvolgere non solo tutti gli appassionati, ma quel folto pubblico composto da tanti giovani che l’Opera Carlo Felice ha saputo attrarre in questi anni insieme ai grandi talenti dell’Accademia di alto perfezionamento – dice il presidente ad interim della Regione Liguria Alessandro Piana. Una Stagione all’insegna del nuovo e della tradizione con un programma molto ricco. Un omaggio a capolavori immortali della lirica, con allestimenti prestigiosi, versioni originali e tematiche che continuano ad emozionare il pubblico di ogni età. E accanto proposte che testimoniano l’impegno del nostro Teatro nel promuovere la creatività e l’innovazione come è ben evidente nell’inaugurazione congiunta, che si svolgerà il 12 ottobre, tra Opera Carlo Felice e Teatro Nazionale di Genova, con la messa in scena del dittico Giro di vite – The Turn of the Screw dando modo al pubblico genovese di cogliere ogni legame tra prosa e versione musicale. Un’importante proposta a livello nazionale che testimonia la collaborazione tra istituzioni, portata avanti con grande successo in questi anni.

Anche per questo siamo certi che le emozioni non mancheranno sia nelle rappresentazioni liriche sia nei concerti sinfonici e sinfonico-corali, nei concerti di musica vocale da camera, negli eventi su tutto il territorio ligure e nel progetto di promozione internazionale a New York che sarà un vero e proprio ponte tra culture diverse all’insegna dell’arte. Ogni serata rappresenterà un’occasione unica per vivere la magia della musica dal vivo in uno dei teatri più prestigiosi e suggestivi d’Italia che ha saputo nel tempo rinnovarsi continuamente e affacciarsi a tanti palcoscenici internazionali».

La Stagione di Lirica e Balletto

• Sabato 12 ottobre 2024 si terrà l’inaugurazione congiunta della Stagione Lirica e Balletto dell’Opera Carlo Felice Genova e della Stagione Teatrale del Teatro Nazionale di Genova con The Turn of the Screw racconto scritto da Henry James nel 1898 – alternando un adattamento teatrale in prosa fedele al testo originale e la versione musicata da Benjamin Britten in un unico allestimento presso il Teatro Ivo Chiesa. Tale importante iniziativa è unica a livello nazionale ed in linea con gli obiettivi statutari del Carlo Felice tesi alla cooperazione integrata tra istituzioni culturali. Il dittico si apre con Giro di vite, traduzione e adattamento di Carlo Sciaccaluga, Produzione del Teatro Nazionale in collaborazione con la Fondazione Teatro Carlo Felice e il Palau de les Arts Reina Sofía di València, con la regia di Davide Livermore, le scene di Manuel Zuriaga, i costumi di Mariana Fracasso, le luci di Antonio Castro e le musiche di Giua e Mario Conte; interpreti, Linda Gennari (Istitutrice), Gaia Aprea (Mrs. Grose), Aleph Viola (Peter Quint), Virginia Campolucci (Miss Jessel), Ludovica Iannetti (Flora), Luigi Bignone (Miles). A seguire, verrà rappresentata The Turn of the Screw, opera in un prologo e due atti di Benjamin Britten su libretto di Myfawny Piper dal racconto di James, nel Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice in collaborazione con il Teatro Nazionale e con il Palau de les Arts Reina Sofía. La direzione sarà affidata a Riccardo Minasi, direttore musicale dell’Opera Carlo Felice Genova al 2022, i cui recenti e imminenti debutti sinfonici includono i Berliner Philharmoniker, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Gürzenich-Orchester Köln, la Staatskapelle Dresden, la Royal Concertgebouw Orchestra, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, la Swedish Radio Symphony Orchestra, la Frankfurt Radio Symphony Orchestra e la Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra. La regia sarà curata da Davide Livermore, con le scene di Manuel Zuriaga, i costumi di Mariana Fracasso e le luci di Antonio Castro; interpreti:  Valentino Buzza (Quint), Karen Gardeazabal (The Governess), Oliver Barlow (Miles), Lucy Barlow (Flora), Polly Leech (Mrs. Grose), Marianna Mappa (Miss Jessel). Commenta Davide Livermore: «Ho la gioia enorme di potervi raccontare che il Teatro Nazionale e l’Opera Carlo Felice inaugureranno congiuntamente le Stagioni con Giro di vite di Henry James, lo stesso titolo, che ho l’onore di mettere in scena sia nella versione di prosa per il Teatro Nazionale sia nella versione operistica di Benjamin Britten per il Carlo Felice. Ne sono entusiasta, è un modo per sottolineare quanto è fondamentale fare sistema, quanto è fondamentale che le eccellenze di una città non si isolino in una roccaforte, ma che continuino invece a desiderare di essere a disposizione della cittadinanza con progettualità, con apertura e con idee. Sono grato al Carlo Felice per aver accolto questa idea, organizzandola insieme a noi in piena collaborazione di spirito. Ringrazio nuovamente il Sovrintendente Claudio Orazi e il Direttore artistico Pierangelo Conte.»

• Lucia di Lammermoor, dramma tragico in tre atti di Gaetano Donizetti, su libretto di Salvatore Cammarano dal romanzo The Bride of Lammermoor di Walter Scott, sarà in scena a partire da venerdì 15 novembre nell’Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e con l’ABAO-OLBE di Bilbao. Francesco Ivan Ciampa sarà alla direzione dell’Orchestra e del Coro dell’Opera Carlo Felice, con la regia di Lorenzo Mariani, le scene di Maurizio Balò, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Linus Fellbom. Il cast si compone di: Franco Vassallo (Enrico), Nina Minasyan (Lucia), Iván Ayón Rivas (Edgardo), Paolo Antognetti (Arturo), Luca Tittoto (Raimondo), Alena Sautier (Alisa) e Manuel Pierattelli (Normanno).

• A partire da venerdì 13 dicembre, sarà in scena la Nuova versione dell’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice in collaborazione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège de Il cappello di paglia di Firenze, farsa musicale in quattro atti di Nino Rota su libretto proprio e di Ernesta Rinaldi da Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Laviche e Marc Michel.  Giampaolo Bisanti sarà alla direzione dell’Orchestra e del Coro dell’Opera Carlo Felice, con la regia di Damiano Michieletto, le scene di Paolo Fantin, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Luciano Novelli. Nel cast: Marco Ciaponi (Fadinard), Nicola Ulivieri (Nonancourt), Paolo Bordogna (Beaupertuis / Emilio), Didier Pieri (Lo zio Vezinet), David Ferri Durà (Felice), Blagoj Nacoski (Achille di Rosalba / Una guardia), Benedetta Torre (Elena), Giulia Bolcato (Anaide), Marika Colasanto (La modista), Sonia Ganassi (La Baronessa di Champigny).

• Lo schiaccianoci, balletto in due atti di Pëtr Il’ič Čajkovskij dal racconto Nußknacker und Mausekönig di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, sarà in scena da sabato 21 dicembre. Con la direzione di Karen Durgaryan, il corpo di ballo dell’Armenian National Opera and Ballet Theatre sarà interprete della coreografia di Georgy Kovtun da Marius Petipa, scene e costumi di Vyacheslav Okunev.

• Da domenica 12 gennaio 2025 sarà in scena La traviata, melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave dal romanzo La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, nell’Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice. La direzione sarà affidata a Renato Palumbo, per la regia di Giorgio Gallione, con le scene e i costumi di Guido Fiorato e le luci di Luciano Novelli. A dare vita ai protagonisti dell’opera: Olga Peretyatko / Elena Schirru (14, 16, 18) (Violetta Valery), Carlotta Vichi (Flora Bervoix), Chiara Polese (Annina), Francesco Meli / Klodjan Kaçani (14, 16, 18) (Alfredo Germont), Roberto Frontali / Leon Kim (14, 16, 18) (Giorgio Germont), Roberto Covatta (Gastone), Claudio Ottino (Barone Douphol), Andrea Porta (Marchese d’Obigny), Francesco Milanese (Dottor Grenvil).

• Il dramma storico in quattro quadri Andrea Chénier, di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica, sarà in scena da giovedì 6 febbraio nell’Allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Bologna e dell’Opéra Garnier Monte-Carlo. Torna sul podio del Carlo Felice Donato Renzetti – direttore emerito del Teatro, tra i più stimati direttori d’orchestra della scuola italiana. Durante la sua carriera, Renzetti ha diretto molte delle più prestigiose orchestre, tra cui la London Sinfonietta, la London Philharmonic, la Philharmonia Orchestra, la English Chamber Orchestra, la DSO Berlin, la Tokyo Philharmonic, l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestra Rai, la Dallas Symphony, la Belgian Radio and Television Orchestra a Bruxelles, l’Orchestre National du Capitol de Toulouse e l’Orchestre National de Lyon. La regia è affidata a Pier Francesco Maestrini, con le scene e i video di Nicolás Boni, i costumi di Stefania Scaraggi e le luci di Daniele Naldi. Il cast si compone di Fabio Sartori (Andrea Chénier), Amartuvshin Enkhbat / Stefano Meo (9, 12) (Carlo Gérard), Maria Josè Siri (Maddalena di Coigny), Cristina Melis (La mulatta Bersi), Siranush Khachatryan (La contessa di Coigny), Manuela Custer (Madelon), Nicolò Ceriani (Roucher), Matteo Peirone (Fléville), Marco Camastra (Fouquier Tinville), Luciano Roberti (Matthieu), Didier Pieri (Un incredibile), Gianluca Sorrentino (L’abate), Andrea Porta (Schmidt).

• Nell’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, sarà in scena da venerdì 7 marzo la commedia lirica in tre atti Falstaff, di Giuseppe Verdi, su libretto di Arrigo Boito dalla commedia The Merry Wives of Windsor e dal dramma The History of Henry the Fourth di William Shakespeare. Riccardo Minasi tornerà alla direzione, per la regia di Damiano Michieletto e con le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Alessandro Carletti. Nel cast figurano Ambrogio Maestri (Sir John Falstaff), Ernesto Petti (Ford), Galeano Salas (Fenton), Blagoj Nacoski (Dottor Caius), Cristiano Olivieri (Bardolfo), Luciano Leoni (Pistola), Erika Grimaldi (Alice Ford), Caterina Sala (Nannetta), Sara Mingardo (Mrs. Quickly), Paola Gardina (Mrs. Meg Page).

Commenta Damiano Michieletto: «Vi mando un saluto e faccio un grande in bocca al lupo all’Opera Carlo Felice, al Direttore artistico Pierangelo Conte e al Sovrintendente Claudio Orazi, per una Stagione ricca di successi e ricca di vita sul palcoscenico per il pubblico di Genova. Pubblico che sono molto contento di ritrovare con i due spettacoli Il cappello di paglia di Firenze e Falstaff. La prima produzione è della Fondazione Teatro Carlo Felice e torna a distanza di anni in una veste nuova, con cambiamenti nell’impianto scenico e nei movimenti del coro,  per proporre una ripresa che sia allo stesso tempo qualcosa di diverso e con qualche idea nuova. Falstaff è un’altra opera a cui sono molto legato e questo allestimento pone l’opera di Verdi a contatto con la vita e con l’idea di anzianità del compositore, a questo proposito è ambientata nella casa di riposo che Verdi fece costruire proprio per gli artisti ormai sulla via del tramonto, come è Falstaff. Sono due spettacoli che spero possano incontrare il gusto del pubblico, emozionare, divertire, e trasmettere la bellezza dello spettacolo dal vivo, un contatto diretto con il pubblico e con le sue emozioni. Un grande in bocca al lupo a tutti i dipendenti e le maestranze dell’Opera Carlo Felice, ci vediamo nella vostra città!»

• Da domenica 6 aprile sarà in scena – in prima rappresentazione italiana della versione originale con complessi artistici italianiDie Liebe der Danae (L’amore di Danae), commedia mitologica in tre atti di Richard Strauss su libretto di Joseph Gregor. La direzione è affidata a Fabio Luisi – direttore onorario dell’Opera Carlo Felice, direttore musicale della Dallas Symphony Orchestra, direttore principale della Danish National Symphony, direttore emerito dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e direttore principale della NHK Symphony Orchestra di Tokyo – e a Michael Zlabinger, che sarà sul podio nella recita di mercoledì 16 aprile. Dopo il successo di A Midsummer Night’s Dream, titolo inaugurale della Stagione 2023-2024, Laurence Dale cura la regia del Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice, con le scene e i costumi di Gary McCann e le luci di John Bishop. A dare vita ai protagonisti dell’opera: Scott Hendricks (Jupiter), Timothy Oliver (Merkur), Tuomas Katajala (Pollux), Angela Meade (Danae), Valentina Farcas (Xanthe), John Matthew Myers (Midas), Albert Memeti (Erste König), Eamonn Mulhall (Zweite König), Nicolas Legoux (Dritte König), Giovanni Battista Parodi (Vierte König), Anna Graf (Semele), Agnieszka Adamczak (Europa), Hagar Sharvit (Alkmene), Valentina Stadler (Leda).

Commenta Fabio Luisi: «Sono felicissimo di presentare per la prima volta in Italia l’ultima opera di Richard Strauss, L’amore di Danae, che rappresenta in un certo senso un testamento spirituale e drammaturgico del compositore bavarese. Sempre oscillando, come nei suoi capolavori Arianna a Nasso e La donna senz’ombra fra mitologia e mito, fra commedia e rappresentazione sacra, fra buffo e tragico, Strauss dipinge un poliedrico ed a tratti spietato ritratto delle passioni e delle debolezze umane, con un linguaggio musicale complesso e maturo. Ringrazio l’Opera Carlo Felice per il coraggio nel voler produrre questo progetto».

Laurence Dale: «L’anno scorso ho avuto un’esperienza meravigliosa con la regia di A Midsummer Night’s Dream di Benjamin Britten all’Opera Carlo Felice Genova. Non c’è complimento più grande che essere nuovamente invitato, e sono molto felice di tornare a Genova per lavorare insieme ai colleghi e agli amici del Teatro a un progetto per me ancora più difficile. Si tratta di Die Liebe der Danae, penultima opera di Richard Strauss. Anche questa volta abbiamo un meraviglioso direttore musicale, Fabio Luisi, esperto in questo repertorio, che conosco da molto tempo e con il quale sono molto contento di lavorare per la prima volta. Per questa produzione molto complessa sul piano vocale abbiamo inoltre gli interpreti più adatti. Die Liebe der Danae è una commedia, caso raro per Strauss se pensiamo a Salome o Elektra, è quindi una bella un’opportunità per realizzare una commedia con una musica di grande ricchezza e invenzione. La protagonista dell’opera è la principessa Danae, della quale Giove è sinceramente innamorato. Danae adora l’oro, così Giove fingere di essere Mida, che può trasformare tutto in oro. Danae dovrà scegliere tra il vero amore e la ricchezza, e alla fine troverà l’amore. Non vedo l’ora di tornare a Genova!»

Carmen, opéra-comique in quattro atti di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy dalla novella di Prosper Mérimée, nell’Allestimento della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, sarà in scena da venerdì 16 maggio. Donato Renzetti sarà maestro concertatore e direttore, con la regia di Emilio Sagi, le scene di Daniel Bianco, i costumi di Renata Schussheim e le luci di Eduardo Bravo. Il cast si compone di: Piero Pretti / Amadi Lagha (17, 24) (Don Josè), Luca Tittolo / Abramo Rosalen (17, 24) (Escamillo), Saverio Fiore (Le Dancaire), Armando Gabba (Le Remendado), Paolo Ingrasciotta (Morales), Luca Dall’Amico (Zuniga), Annalisa Stroppa / Caterina Piva (17, 24) (Carmen), Giuliana Gianfaldoni / Angela Nisi (17, 24) (Micaela), Vittoriana De Amicis (Frasquita), Alessandra Della Croce (Mercedes).

• In chiusura di Stagione, Die Zauberflöte (Il flauto magico), Singspiel in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Emanuel Schikaneder, sarà rappresentato da venerdì 13 giugno nell’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice. Direzione di Giancarlo Andretta, regia di Daniele Abbado, scene di Lele Luzzati, costumi di Santuzza Calì e luci di Luciano Novelli. Saranno i Solisti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale dell’Opera Carlo Felice Genova a interpretare i personaggi mozartiani, nell’ambito di un progetto formativo che anche nella quinta edizione dell’Accademia – nata nel 2020 – prevede il debutto degli allievi nell’ultimo titolo della Stagione Lirica. Commenta Daniele Abbado: «Sono molto contento di riprendere Il flauto magico realizzato con Lele Luzzati nel 2002, è un’occasione molto importante per ricordare l’artista straordinario che è stato. Conobbi Lele durante gli anni di formazione e diventammo amici, quando lui mi dette fiducia nei miei primi anni come regista fu per me un grande onore. Insieme lavorammo ad un film d’animazione con Giulio Giannini, a uno spettacolo per bambini su testi di Bruno Munari, e poi realizzammo Il flauto per il Carlo Felice di Genova. Ricordo un lungo periodo di progettazione serena e positiva, tanti incontri che si svolgevano quasi sempre a casa di Lele a Genova tra confronti, discussioni e ricerca. Per me era la prima volta, invece Lele Luzzati aveva già lavorato a Il flauto magico in diverse occasioni, era evidente che ci fosse uno sposalizio poetico tra il mondo artistico di Lele e quest’opera, fu molto stimolato a trovare soluzioni scenotecniche nuove, inaspettate e interessanti. Anche il periodo di prove fu sereno, con un ottimo cast e un bravissimo direttore. Lo spettacolo nacque bene e venne apprezzato dal pubblico. Il ricordo è molto forte e sono felice di avere la possibilità di ricostruire questo spettacolo e ritrovare un’altra volta Lele Luzzati».

I titoli La traviata (1853), Andrea Chénier (1896), Falstaff (1893) e Carmen (1875), si inseriscono nell’ambito del progetto culturale “Genova nell’Ottocento”, tema protagonista del 2025 genovese, che nel corso dell’anno verrà declinato attraverso diverse attività del Comune di Genova e delle Istituzioni culturali del territorio.

Donato Renzetti: «La Stagione passata 2023-24 ha avuto un notevole riscontro positivo, non solo da parte della critica cittadina, nazionale e internazionale, ma anche e soprattutto del pubblico, sempre più numeroso. Il successo non è stato solo delle produzioni alle cui ho partecipato – A Midsummer Night’s Dream che poi è stata ripresa alla Royal Opera House di Muscat, Werther, e la prima mondiale di Édith – ma anche di tutte le opere in cartellone, che hanno avuto notevoli consensi. Ciò è dovuto alla progettazione e all’ideazione della Stagione, e alla sinergia tra il Sovrintendente Claudio Orazi e il Direttore artistico Pierangelo Conte. Non ci si è fermati solo alla Stagione Lirica in Teatro, un altro grande traguardo è stato quello di portare numerosi concerti in tutta la Regione Liguria, con musica da camera, sacra, contemporanea, spaziando quindi in tutti i campi della musica. Importante è stata anche la scoperta di giovani talenti, direttori, solisti, e i cantanti con la nostra Accademia. Una particolarità che ha solo Genova è la disposizione a collaborare con i giovani, dalle scuole medie alle superiori e all’università: ad ogni spettacolo abbiamo visto numerosi studenti. La cultura fa parte della nostra storia, a partire dalle scuole, e un popolo senza cultura non ha sicuramente futuro. La nuova Stagione ricalcherà l’idea della Stagione passata. Io dirigerò tre programmi sinfonici e due opere molto importanti del nostro repertorio: Andrea Chénier e Carmen. C’è un rapporto straordinario con le maestranze, con l’Orchestra e con il Coro, ma anche con i Tecnici e tutti i lavoratori del Teatro, che ringrazio. Il lavoro e il successo sono di tutte le maestranze, perché tutti collaborano. Sono convinto che la Stagione sarà positiva, accorrete numerosi: “senza musica la vita sarebbe un errore”!»

“PICCOLO CINEMA PUCCINI” AL CARACALLA FESTIVAL

Dal 27 giugno al 1° luglio al Teatro del Portico tre serate di cinema e sette film

ispirati alla figura del grande compositore

Dopo l’omaggio cinematografico a Giuseppe Verdi dello scorso anno, il Caracalla Festival 2024 presenta “Piccolo Cinema Puccini”, una rassegna filmica a cura di Giuliano Danieli dedicata a Giacomo Puccini in occasione dei cento anni dalla scomparsa. Nello spazio del Teatro del Portico sono in programma tre serate, dal 27 giugno al 1° luglio, con pellicole rare, ritrovate e cult ispirate alla figura e alle opere del compositore: sette film che spazieranno dal cinema muto a quello contemporaneo, dai corti d’animazione a quelli sperimentali, includendo anche delle prime proiezioni assolute per l’Italia.

La rassegna prende il via il 27 giugno, con due film sulla vita del compositore: Puccini e la fanciulla di Paolo Benvenuti (2008), che esplora il complesso rapporto fra il compositore, il suo laboratorio creativo e l’universo femminile, e il raro filmato d’epoca Un giorno con Puccini (1918 circa), restaurato e reso disponibile dalla Cineteca di Bologna, e accompagnato da una colonna sonora inedita commissionata per quest’occasione a Vincenzo Ramaglia.

Il 1° luglio, invece, la serata è dedicata a tre riletture della storia di Madama Butterfly. In prima assoluta italiana viene proiettato Madame Butterfly’s Illusion (1940), capolavoro giapponese dell’animazione in silhouette firmato da Wagoro Arai (copia proveniente dal National Film Archive of Japan). Segue Aria (2001), corto in stop-motion di Pjotr Sapegin e, infine, uno dei film più apprezzati di David Cronenberg, M. Butterfly (1993).

Il terzo e ultimo appuntamento, previsto per il 4 luglio, è dedicato a due Tosche cinematografiche realizzate a ridosso delle due Grandi Guerre: un affascinante frammento, restaurato dalla Cineteca di Bologna, della Tosca di Alfredo De Antoni (1918), accompagnato da una nuova colonna sonora sperimentale di Vincenzo Ramaglia; e il classico Avanti a lui tremava tutta Roma di Carmine Gallone (1946), film sospeso fra melodramma e neorealismo con Anna Magnani protagonista, messo a disposizione dal CSC Cineteca Nazionale, con cui si rinnova quest’anno la proficua collaborazione già avviata in occasione della rassegna di cinema verdiano al Caracalla Festival 2023.

Tutte le serate iniziano alle ore 21.00 e sono arricchite da brevi introduzioni a cura di tre studiosi del Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca: Gabriella Biagi Ravenni, Emanuele Senici e Andrea Balestri. L’ingresso del pubblico si trova in via Antoniniana, 14.

Info https://www.operaroma.it/

Biglietti (posto unico 10 euro) in vendita:

– al Teatro Costanzi secondo gli orari di apertura

– sul sito operaroma.it alle pagine: Momenti della Vita di Puccini, 27 giugno; Madama Butterfly, tre riletture, 1° luglio; Tosca a ridosso delle due grandi guerre, 4 luglio.

– la sera della proiezione, a partire dalle ore 19.30, presso la biglietteria di via Antoniniana, 14. 

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ALL’ARENA DI VERONA FIGARO, AIDA E TURANDOT

TRE OPERE DAL 27 AL 29 GIUGNO

Giovedì va in scena Il Barbiere di Siviglia con l’applaudito cast della prima.

A seguire, Aida ‘di cristallo’ con una nuova protagonista e l’ultima replica di Turandot

Prosegue il 101° Arena di Verona Opera Festival. Dal 27 al 29 giugno, sul palcoscenico dell’anfiteatro scaligero, tre imperdibili opere.

IL BARBIERE DI SIVIGLIA. Giovedì 27 giugno, alle 21.30, il palcoscenico dell’Arena diventa un grande giardino all’italiana, per Il Barbiere di Siviglia firmato da Hugo De Ana. Un set magico e buffo, fra siepi, rose rosse ed eleganti abiti rococò in cui si muovono i personaggi, teneri e scaltri, del capolavoro comico di Rossini. Ad interpretarli sono gli artisti internazionali applauditi alla prima: il giovane baritono Mattia Olivieri è Figaro, barbiere e factotum che aiuterà il Conte di Almaviva a conquistare Rosina – il tenore Renè Barbera e il mezzosoprano Vasilisa Berzhanskaya. Ad ostacolarli l’anziano e burbero tutore Bartolo e il maestro di musica Basilio, impersonati da Paolo Bordogna e Roberto Tagliavini. Completano il cast Marianna Mappa, Nicolò Ceriani e Domenico Apollonio. Puro teatro musicale, una ritmata festa per gli occhi ma anche per le orecchie, diretta dal maestro George Petrou, alla guida di Orchestra e Coro di Fondazione Arena.

AIDA. L’opera regina dell’Arena, Aida, è in scena venerdì 28 giugno alle 21.30. L’allestimento è quello ‘di cristallo’ curato da Stefano Poda, con piramidi di luce, trasparenze, laser, costumi tra iconografia egizia, alta moda e arte contemporanea. In un mondo diviso tra due popoli in guerra, Verdi racconta l’amore e i conflitti della principessa etiope Aida e del generale egizio Radames. Nei panni di quest’ultimo si conferma il tenore Martin Muehle, mentre come protagonista fa il suo esordio stagionale il soprano Maria José Siri. Debutto anche per il baritono sudcoreano Youngjun Park come Amonasro, padre di Aida. Tornano in scena anche gli altri apprezzati artisti, a cominciare dalla principessa Amneris, rivale di Aida, di Agnieszka Rehlis dopo il felice debutto areniano, i bassi Rafał Siwek (Ramfis) e Giorgi Manoshvili (Re), quindi Francesca Maionchi e Riccardo Rados. Il Maestro Marco Armiliato guida i complessi artistici di Fondazione Arena, impegnati con Ballo e Tecnici.

TURANDOT. Sabato 29 giugno, sempre alle 21.30, ultima recita di Turandot, nell’allestimento da fiaba di Franco Zeffirelli con i costumi da Oscar di Emi Wada. Il giovane direttore Michele Spotti dirige le maestranze areniane a pieni ranghi e gli artisti della prima, registrata da Rai Cultura e prossimamente trasmessa in prima serata. Nei panni di Calaf è il tenore Yusif Eyvazov, con la dolce e coraggiosa Liù di Mariangela Sicilia e il padre Timur di Riccardo Fassi. Protagonista, la principessa di ghiaccio del titolo, è Olga Maslova. Il cast schiera inoltre Youngjun Park, Riccardo Rados, Matteo Macchioni, Nicolò Ceriani e Leonardo Cortellazzi. Con un’orchestra dagli infinti colori e una folla densa di coro, ballo, voci bianche, mimi, figuranti, acrobati, questa Turandot è solo il primo dei tre titoli con cui Fondazione Arena omaggia Puccini nel centenario della morte.

ARENA PER TUTTI. Un fine settimana dedicato ai percorsi sensoriali guidati grazie ad Arena per tutti, il progetto di accessibilità all’opera più grande d’Europa, promosso da Fondazione Arena con Müller. Ben 25 serate di spettacolo dal vivo, da giugno a settembre, durante le quali tutti hanno la possibilità di seguire l’opera con supporti ad hoc tra cui libri di sala digitali, audio descrizione per persone cieche e ipovedenti, sottotitoli specifici per persone sorde. Quest’anno, in tre lingue: italiano, inglese e tedesco. Ben 2.500 biglietti in più per persone con disabilità motoria, 100 per ogni serata. Info e prenotazioni su www.arenapertutti.it e all’indirizzo e-mail inclusione@arenadiverona.it.

L’Arena di Verona Opera Festival 2024 è sostenuta da numerosi sponsor, in primis UniCredit, che vanta una longevità di collaborazione di oltre 25 anni, e poi Calzedonia, Pastificio Rana, Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, RTL 102.5, Genny, che firma anche quest’anno le divise del personale adibito all’accoglienza del pubblico, e Müller, che sostiene nuovamente i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, Metinvest, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Tra i nuovi sostenitori, Poste Italiane, ManPower Group e Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse, con il Gruppo Editoriale Athesis, media partner. Info: www.arena.it

“4 Canti per Santa Rosalia” inaugura l’estate del Teatro Massimo

Gli appuntamenti dal 27 al 30 giugno

Con “4 Canti per Santa Rosalia”, oratorio in quattro parti per soprano, mezzosoprano, voce narrante e orchestra, e la drammaturgia e i testi di Fabrizio Lupo, il Teatro Massimo di Palermo inaugura giovedì 27 giugno alle 21:00 la stagione di spettacoli, concerti e balletti dell’estate. Lo spettacolo, con nuove musiche in prima esecuzione assoluta delle compositrici Corinne Latteur, Giulia Tagliavia, Valentina Casesa e Maria Mannone, vuole contribuire a rinnovare il rito che celebra da quattrocento anni la devozione per la patrona di Palermo e a ridare nuova vita a testi antichi di oratori e cantate per Santa Rosalia di cui non ci sono giunte le musiche. Con l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Alberto Maniaci, l’attore Filippo Luna e le voci di Maria Cristina Napoli e Marta Di Stefano. Il titolo “4 Cantievoca un luogo simbolico della città di Palermo e del Festino, quel Teatro del Sole dove si incrociano le due strade principali del centro storico di Palermo. Ma quattro canti sono anche le musiche originali che il Teatro Massimo ha commissionato per l’occasione alle quattro compositrici, Corinne Latteur, Giulia Tagliavia, Valentina Casesa e Maria Mannone. Le loro quattro composizioni originali rivestiranno di nuove musiche i testi degli oratori e delle cantate ritrovati negli archivi della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana e della Biblioteca Comunale di Palermo e individuati da Consuelo Giglio. A dirigere l’Orchestra del Teatro Massimo è il Maestro Alberto Maniaci; le cantanti soliste sono il soprano Maria Cristina Napoli e il mezzosoprano Marta Di Stefano; la voce narrante è quella dell’attore FilippoLuna che lega le quattro composizioni attraverso i testi di Fabrizio Lupo, ispirati a quattro momenti della vita della Santa e suddivisi in quattro numeri musicali che vengono declinati dalle compositrici secondo le loro diverse ispirazioni: Il Canto della città bambina, il Canto dello sposo, il Canto pellegrino e il Canto della roccia: nascita, scelta, eremitaggio e morte della Santa.

“Sin dall’inizio – diceFabrizio Lupo, drammaturgo, scenografo e studioso della tradizione siciliana delle feste popolari – con la forma di oratorio mi sono potuto concentrare sulla narrazione in musica che prende corpo solo attraverso il suono. Ho ripartito le quattro parti del libretto in quattro numeri musicali. Un’apertura musicale, una narrazione della vita, un canto ed infine una preghiera. Ogni parte è composta da un momento musicale più o meno lungo, seguito da una narrazione della favola di Rosalia. A chiusura di ogni parte una preghiera, per scacciare i mali che ci affliggono, come nella tradizionale invocazione a Santa Rosalia: “Scansanni ri fame, guerra, peste e terremoti”. La fame, simboleggiata dai migranti che abbandonano il deserto che avanza, la guerra, cheuccide ancora oggi i bambini come nella Strage degli Innocenti, la peste, che abbiamo vissuto da poco con la pandemia e iterremoti, che chiamo cataclismi a causa del nostro operato sciagurato per il quale dovremmo chiedere a Rosalia, patrona della biodiversità, di perdonarci”.

Autrici delle musiche sono quattro compositrici siciliane, di nascita o di adozione, a partire da Corinne Latteur, di origini belghe ma diplomata a Palermo in composizione e in direzione d’Orchestra, prima donna in Sicilia a conquistare i titoli in entrambe le discipline. È autrice del Primo Canto che racconta nel primo brano la nascita di Rosalia (Sogno felice); nel secondo (Nata da un sogno)insieme alla voce narrante di Filippo Luna evoca “una bimba pura come il giglio della sua casata e rosa come la passione della fede”; e con il terzo brano (Canto della città bambina) costituito da un’aria per soprano e orchestra, canta tutto l’amore di Rosalia verso la propria città: “Panormo mia citate amata …non temer strali fatali”. Il Secondo Canto è firmato da Giulia Tagliavia, allieva di Donatella Sollima, Marco Betta e Luis Bacalov, autrice di successo di colonne sonore per il cinema, di film per la tv (Rai) e di serie (Netflix). Firma il “Canto dello Sposo” dove le due voci, di Rosalia (soprano) e del Demonio (mezzosoprano), rappresentano il conflitto di Rosalia tra vocazione e tentazione. Il canto è “intonato su cellule melodiche ripetitive, semplici, quasi dei mantra di preghiera che accompagnano Rosalia nel suo pellegrinaggio per scacciare ‘all’inferno’ la voce di Demonio”. Chiude la composizione un corale guidato dagli strumenti ad arco, sulla narrazione della “Preghiera contro la Peste”. Il Terzo Canto è affidato invece a Valentina Casesa,autrice di musica strumentale e d’opera, musica per immagini e per la danza, eseguita in contesti nazionali ed internazionali, è diplomata in pianoforte, in composizione e direzione di coro. Il suo Terzo Canto con linguaggio tonale e semplice fa un elogio alla semplicità e alla vita umile di Rosalia nel momento che precede la decisione di salire al Monte per trovarvi rifugio e pace. “Dopo una intro orchestrale di particolare intensità emotiva, le note del terzo canto presentano nella parte centrale una piccola oasi di quiete dedicata esclusivamente alle voci protagoniste; per riprendere nel finale il leitmotiv della piccola aria di Rosalia e portarlo figurativamente in “cima al Monte” attraverso un crescendo costruito su onde sonore sempre più ampie, fino alla massima espressività degli archi sul finale del brano”. Il Quarto Canto infine è di una compositrice che si divide tra musica e scienza, Maria Mannone, laureata in fisica teorica, ricercatrice del CNR, master all’IRCAM della Sorbonne, con un PhD in Composition presso la University of Minnesota, USA. Diplomata oltre che in composizione, anche in direzione d’orchestra e pianoforte e docente di neuroscienze e diagnostica avanzata dell’Università di Palermo. Il suo Canto “Panormus Divae Rosaliae”, è una composizione per soprano, mezzosoprano e piccola orchestra ed è basato sul testo in latino del “Canto della roccia”. “In esso, la tradizione classica del contrappunto vocale dialoga con la modernità armonica dei passaggi orchestrali. La micro e macrostruttura della composizione sono basate sul testo … Immagini suggerite dai versi, quali saxa cadunt, le pietre della città che metaforicamente si sgretola, sono rese musicalmente con cromatismi discendenti … La Santuzza sostiene la città con un misto di forza e di gentilezza: fra i versi, infatti, si susseguono i richiami alla marzialità e alla forza (Tuis Aquilis invictis / Tolle fulmina) e, al tempo stesso, alla delicatezza delle rose (da Rosas). La musica accompagna il testo e ne sottolinea l’energia … “.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo torna a dirigere il Maestro Alberto Maniaci, allievo di Piero Bellugi e di Ennio Nicotra per la direzione d’orchestra e di Marco Betta per la composizione, autore di numerose composizioni cameristiche, orchestrali e per il teatro musicale e per la danza. Biglietti: da 10 a 25 €; Info: https://www.teatromassimo.it/event/4-canti-per-santa-rosalia/

STAIRWAY TO THE STARS 28 giugno ore 21:00

La programmazione estiva prosegue il 28 e il 29 giugno con le formazioni giovanili strumentali del Teatro Massimo, i giovani talenti musicali guidati dal Maestro Michele De Luca. Venerdì 28 giugno alle 21:00 sulla scalinata monumentale ha inizio “Stairway to the Stars” ,un programma di concerti all’aperto a ingresso libero, che offrirà a chi attraversa la piazza la magia delle note e dei grandi autori. A esibirsi i pianisti Enrico Gargano, Sara Benedetta La Barbera, Riccardo Di Giovanni, Serena De Giorgi e Salvatore Maira che si alterneranno per eseguire musiche di Schubert, Chopin, Schumann, Liszt e Debussy.

PIANO YOUNG 29 giugno, ore 19:00 e ore 21:00
Sabato 29 giugno, ore 19:00 e 21:00 in Sala Stemmi, l’appuntamento è con “Piano Young” e ipianistiLeonardo Massa, Giuseppe Cinà e Antonio Magrì (ore 19:00)e con Riccardo Di Giovanni, Giuseppe Consiglio e Vittoria D’Agostaro(ore 21:00)chesi avvicenderanno nell’interpretazione di grandi pagine di Bach, Chopin, Schumann, Rachmaninoff, Scriabin e Debussy. Biglietti: 10 € (intero) / 8 € (ridotto) .

PER AMORE DI ROSALIA 30 giugno ore 18.00 e ore 21.00
L’omaggio a Santa Rosalia caratterizza anche lo spettacolo in programma domenica 30 giugno (ore 18.00 e ore 21.00)in Sala Grande,“Per amore di Rosalia”, ideato da Giovanni ed Elisa Parrinello con la regia e la drammaturgia di Elisa Parrinello, e realizzato dal Teatro Massimo in collaborazione con il Teatro Ditirammu di Palermo. In scena più di 230 giovanissimi artisti che compongono la Massimo Kids Orchestra, i Giovani del Ditirammu Lab, la Cantoria, il Coro di voci bianche del Teatro Massimo diretti da Salvatore Punturo e Giuseppe Ricotta e con la partecipazione straordinaria del Maestro puparo Enzo Mancuso del Teatro dell’Opera dei Pupi Carlo Magno. Sul podio, Michele De Luca dirige un programma musicale che prevede l’esecuzione di arrangiamenti di musiche della tradizione popolare intorno alla figura della Santuzza rielaborate dai fondatori del Ditirammu, Vito Parrinello e Rosa Mistretta,e le musiche originali di Salvatore Nogara, Serena Ganci, Tamuna, Peppuccio Pecoraro e Nino Nobile. Le scene sono curate da Stefano Canzoneri e i costumi da Marja Hoffmann, Elisa Parrinello e Donatella Nicosia. Biglietti: 20 € (intero); 16 € (ridotto); 10 € Card Under 35; Info: https://www.teatromassimo.it/event/per-amore-di-rosalia/

Madama Butterfly, capolavoro di Giacomo Puccini, va in scena in un affascinante allestimento e chiude la Stagione lirica e di balletto 2024

Venerdì 28 giugno alle 20.30 (turno A), per la Stagione lirica e di balletto 2024 del Teatro Lirico di Cagliari, va in scena il quinto ed ultimo appuntamento: Madama Butterfly, tragedia giapponese in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal racconto Madame Butterfly di John Luther Long e dal dramma Madame Butterfly di David Belasco, su musica di Giacomo Puccini (Lucca, 1858 – Bruxelles, 1924).

La Stagione lirica e di balletto si conclude quindi nei mesi estivi, a favore del pubblico di abbonati e dei numerosissimi turisti presenti nell’Isola, con un gradito ritorno, a distanza di tre anni dall’ultima rappresentazione (marzo 2021, in diretta televisiva e in streaming durante il lockdown) e sei dall’ultima con il pubblico in sala.

È il secondo dei due omaggi, dopo Tosca, che il Teatro Lirico di Cagliari rivolge alla memoria del maestro Giacomo Puccini, in occasione del Centenario della sua scomparsa.

L’affascinante allestimento originale arriva dal Teatro alla Scala (dove è andato in scena, per la prima volta, nel dicembre 1985/gennaio 1986 e poi fino al 2006-2007 per altre sei volte) ed attualmente è di proprietà del Teatro Lirico di Cagliari: si tratta di una messinscena di essenziale semplicità, con precisi riferimenti storici della tradizione nipponica, moderna, sobria e nel totale rispetto del dettato pucciniano che a Cagliari è firmata per la regia da Daniela Zedda da un’idea di Keita Asari, illustre regista cinematografico e teatrale nipponico (Tokyo, 1933-2018), per le scene da Ichiro Takada, per i costumi da Hanae Mori, ripresi da Marco Nateri, per le luci da Marco Filibeck, riprese da Andrea Ledda e per la coreografia da Luigia Frattaroli.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico sono guidati da Gianluca Martinenghi (Milano, 1968), bacchetta che ha affiancato alla direzione d’orchestra, anche importanti studi in musicologia e numerosi incarichi direttivi, al suo debutto a Cagliari.

Il maestro del coro è Giovanni Andreoli.

Protagonisti dell’opera sono due cast di straordinario spessore, formati da giovani ed affermati cantanti che si alternano nelle recite quali: Monica Zanettin (28-30-3-5-7)/Marta Mari (29-2-4-6) (Madama ButterflyCio-Cio-San); Agostina Smimmero (28-30-3-5-7)/Emilia Rukavina (29-2-4-6) (Suzuki); Elisa Pais (Kate Pinkerton); Carlo Ventre (28-30-3-5-7)/Ragaa Eldin (29-2-4-6) (F. B. Pinkerton); Alberto Gazale (28-30-3-5-7)/Carlos Almaguer (29-2-4-6) (Sharpless); Cristian Collìa (28-30-3-4-5)/Andrea Schifaudo (29-2-6-7) (Goro); Orlando Polidoro (Il principe Yamadori); Cristian Saitta (Lo zio Bonzo); Alessandro Frabotta (Il Commissario imperiale/L’Ufficiale del registro); David Ceraulo Mancosu/Christian Serra (Dolore).

Rappresentata per la prima volta a Milano, al Teatro alla Scala, il 17 febbraio 1904, l’opera è ambientata a Nagasaki ed è incentrata sul personaggio di Butterfly, giovanissima geisha sedotta dal tenente americano Pinkerton, da lui abbandonata e infine suicida. Madama Butterfly può essere definita un monodramma in cui la musica analizza la storia interiore dell’unica protagonista, dall’ingenuità iniziale ai primi sospetti sul proprio destino, fino al terzo atto in cui domina assoluta sulla scena. Siamo davanti al dramma psicologico di una donna all’ombra della quale si muovono tutti gli altri personaggi, l’ancella Suzuki con delicata partecipazione, le pallide figure di Pinkerton e Sharpless e le macchiette di Goro e Yamadori. Attento all’atmosfera esotica del dramma, Puccini ricorse a ritmi e motivi giapponesi liberamente reinventati, nel massimo sforzo di ricostruzione ambientale di quell’estremo Oriente che, alla fine dell’Ottocento, aveva sostituito, nella moda letteraria e teatrale, le turcherie in voga nel Settecento ed in età rossiniana.

L’opera, della durata complessiva di 2 ore e 30 minuti circa compreso un intervallo, viene rappresentata ovviamente in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto.

Madama Butterfly viene replicata: sabato 29 giugno alle 19 (turno G); domenica 30 giugno alle 17 (turno D); martedì 2 luglio alle 20.30 (fuori abbonamento); mercoledì 3 luglio alle 20.30 (turno B); giovedì 4 luglio alle 19 (turno F); venerdì 5 luglio alle 20.30 (turno C); sabato 6 luglio alle 17 (turno I); domenica 7 luglio alle 17 (turno E).

Stagione lirica e di balletto 2024

venerdì 28 giugno, ore 20.30 – turno A

sabato 29 giugno, ore 19 – turno G

domenica 30 giugno, ore 17 – turno D

martedì 2 luglio, ore 20.30 – fuori abbonamento

mercoledì 3 luglio, ore 20.30 – turno B

giovedì 4 luglio, ore 19 – turno F

venerdì 5 luglio, ore 20.30 – turno C

sabato 6 luglio, ore 17 – turno I

domenica 7 luglio, ore 17 – turno E

Centenario pucciniano

Madama Butterfly

tragedia giapponese in tre atti

libretto Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

dal racconto Madame Butterfly di John Luther Long e dal dramma Madame Butterfly di David Belasco

musica Giacomo Puccini

editore proprietario: Universal Music Publishing Ricordi s.r.l., Milano

personaggi e interpreti

Madama Butterfly (Cio-Cio-San) Monica Zanettin (28-30-3-5-7)/Marta Mari (29-2-4-6) soprano

Suzuki Agostina Smimmero (28-30-3-5-7)/Emilia Rukavina (29-2-4-6) mezzosoprano

Kate Pinkerton Elisa Pais mezzosoprano

F. B. Pinkerton Carlo Ventre (28-30-3-5-7)/Ragaa Eldin (29-2-4-6) tenore

Sharpless Alberto Gazale (28-30-3-5-7)/Carlos Almaguer (29-2-4-6) baritono

Goro Cristian Collìa (28-30-3-4-5)/Andrea Schifaudo (29-2-6-7) tenore

Il principe Yamadori Orlando Polidoro tenore

Lo zio Bonzo Cristian Saitta basso

Il Commissario imperiale/L’Ufficiale del registro Alessandro Frabotta basso

Dolore David Ceraulo Mancosu/Christian Serra mimo

maestro concertatore e direttore Gianluca Martinenghi

Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari

maestro del coro Giovanni Andreoli

regia Daniela Zedda, da un’idea di Keita Asari

scene Ichiro Takada

costumi Hanae Mori, ripresi da Marco Nateri

luci Marco Filibeck, riprese da Andrea Ledda

coreografia Luigia Frattaroli

allestimento originale del Teatro alla Scala, di proprietà del Teatro Lirico di Cagliari

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Prezzi biglietti: platea da € 75,00 a € 50,00 (settore giallo), da € 60,00 a € 40,00 (settore rosso), da € 50,00 a € 30,00 (settore blu); I loggia da € 55,00 a € 40,00 (settore giallo), da € 45,00 a € 30,00 (settore rosso), da € 40,00 a € 25,00 (settore blu); II loggia da € 35,00 a € 25,00 (settore giallo), da € 25,00 a € 20,00 (settore rosso), da € 20,00 a € 15,00 (settore blu).

Ai giovani under 35 ed ai disabili sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

Il Teatro Lirico di Cagliari continua ad offrire la possibilità, al variegato e multiforme pubblico di giovani e giovanissimi studenti di tutte le scuole sarde di qualsiasi ordine e grado, di avvicinarsi ancora una volta o, in alcuni casi, per la prima volta all’affascinante mondo del teatro musicale a condizioni davvero vantaggiose ed agevolate.

Anche in occasione di questo spettacolo, sono a disposizione biglietti, al prezzo promozionale di € 5, per tutte le scuole della Sardegna, compresi i conservatori e le università.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, mercoledì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio.

Per informazioni:

Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it.

Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online: www.vivaticket.com. Servizio promozione culturale scuola@teatroliricodicagliari.it.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Domenica 23 giugno (ore 20) appuntamento alla Scala con il tenore ROBERTO ALAGNA

Domenica 23 giugno 2024 ~ ore 20

Recital di canto 2023/2024

ROBERTO ALAGNA

Tenore

JEFF COHEN

Pianoforte

Giacomo Puccini


da Le Villi – Torna ai felici dì

da Edgar – Orgia, chimera dall’occhio vitreo

da La bohèmeScena di Musetta

pianoforte solo(arr. Jeff Cohen)


da Manon Lescaut

Tra voi belle, brune e bionde

Donna non vidi mai

Intermezzo – pianoforte solo(arr. Jeff Cohen)

No!… Pazzo son!… Guardate

da La Bohème – Che gelida manina

da Tosca – E lucevan le stelle

da Madama Butterfly

Duo dei fiori e Coro a bocca chiusapianoforte solo(arr. Jeff Cohen)

Addio, fiorito asil

da La fanciulla del West – Ch’ella mi creda libero e lontano

da La rondine Nella dolce carezza della danza

pianoforte solo(arr. Jeff Cohen)

da Turandot – Nessun dorma

Prezzi: da 60 a 14 euro
Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Domenica 23 giugno (ore 20) appuntamento con il tenore ROBERTO ALAGNA, che per il ciclo dei Recital di Canto propone un concerto interamente dedicato a celebri pagine di Giacomo Puccini, nel centenario della morte del compositore.

Alla Scala Roberto Alagna ha debuttato nel 1990 ne La traviata ed è poi tornato per La bohème, Rigoletto, Macbeth, Aida e Fedora, oltre ad aver partecipato alla serata “… a riveder le stelle” nel 2020.

Dopo questo recital pucciniano il tenore è atteso alla Scala il 9, 12 e 15 luglio nella parte di Calaf al fianco di Anna Netrebko nella pucciniana Turandot, diretta da Michele Gamba con la regia di Davide Livermore

Nato a Clichy-sur-Bois da genitori siciliani, Roberto Alagna ha iniziato a cantare da autodidatta, esibendosi nei cabaret parigini. Nel 1988, dopo aver vinto il concorso Pavarotti, ha debuttato come Alfredo nella Traviata: è l’inizio di una brillante carriera internazionale, nel corso della quale ha arricchito il suo repertorio di oltre sessanta ruoli. Oltre a interpretare i personaggi tenorili più amati come Alfredo (che ha cantato più di 150 volte), Cavaradossi, Turiddu, Canio, Don José, Manrico e Calaf, ama riscoprire opere francesi poco note o dimenticate, come Cyrano de Bergerac di Franco Alfano, Le jongleur de Notre-Dame di Massenet, Le Roi Arthus di Ernest Chausson, Fiesque di Édouard Lalo. Due opere contemporanee sono state composte appositamente per lui: Marius et Fanny di Vladimir Cosma e Le dernier jour d’un condamné del fratello David Alagna. Vanta una discografia sterminata che testimonia l’eclettismo della sua carriera e comprende opere complete, duetti, oratori, antologie, musica sacra e canzoni. I suoi album più recenti sono Caruso 1873, un omaggio a Caruso, Le Chanteur, dedicato alla grande chanson francese, lo Stabat Mater di Arvo Pärt e Seigneur, con il chitarrista Jean-Félix Lalanne e il pianista Marek Ruszczyński. Interessato a ogni aspetto del canto, ha fatto regolarmente incursioni nella musica popolare; il suo successo in questo campo ha fatto di lui un artista amato da un pubblico sempre più vasto. Ultimamente ha aggiunto al suo repertorio i ruoli di Des Grieux, Éléazar (nella Juive di Halévy) e Samson. Nel 2019 ha cantato per la centesima volta sia all’Opéra (in una rappresentazione di Otello) sia al Covent Garden (Andrea Chénier).

Nel dicembre 2020 ha affrontato per la prima volta un’opera di lingua tedesca, debuttando nel Lohengrin alla Staatsoper Unter den Linden a Berlino. All’inizio del 2023 si è esibito nel musical Al Capone per 45 date alle Folies Bergère. Dopo una serie di concerti di arie d’opera, nell’estate del 2023 ha cantato all’Arena di Verona nella Tosca e nella Madama Butterfly. A partire da aprile 2024 porta in tournée il suo programma Seigneur, esibendosi sotto le volte di alcune grandi cattedrali francesi. Nel dicembre 2023 il tenore è stato Turiddu in Cavalleria rusticana al Covent Garden e poi Calaf nella Turandot al Metropolitan. Nella stagione in corso interpreta Adriana Lecouvreur al Gran Teatre del Liceu di Barcellona, Tosca alle Chorégies d’Orange e vari concerti, tra cui un importante programma di omaggio a Puccini, in occasione del Centenario del compositore.

Nel 2008 Roberto Alagna è stato nominato Cavaliere della Legion d’onore della Repubblica Francese.                               

JEFF COHEN

Nato a Baltimora, ha studiato pianoforte con Leon Fleisher, Reine Gianoli e Peter Feuchtwanger. Si è esibito, oltre che con Roberto Alagna, con June Anderson, Cecilia Bartoli, Yann Beuron, Jane Birkin, Tassis Christoyannis, Karine Deshayes, Elsa Dreisig, Jean-Paul Fouchécourt, Véronique Gens, Isabelle Georges, Angela Gheorghiu, Ivry Gitlis, Ida Haendel, Sumi Jo, Aleksandra Kurzak, Steve Lacy, François Le Roux, Noël Lee, Ute Lemper, Blanca Li, Mady Mesplé, Didier Sandre.

Le sue incisioni comprendono l’integrale delle opere di Hahn, Lalo, Saint-Saëns, Gounod, Godard con Tassis Christoyannis per il Palazzetto Bru Zane; un recital registrato dal vivo alla Scala con Angela Gheorghiu; un CD di brani di Duparc, Fauré, Hahn, Gounod, Loeffler con François Le Roux e uno di Lieder di Mozart per fortepiano con Véronique Dietschy; un album con brani di Henri Vieuxtemps e le sonate di Mendelssohn e Hummel per viola e pianoforte con Pierre Lénert; un album di canzoni di Kurt Weill e di cabaret con Ute Lemper, uno di Korngold con Isabelle Georges e un altro di fado con Luisa Cruz.

Ha lavorato come vocal coach in registrazioni di opere liriche con direttori del calibro di Bertrand de Billy, Mark Elder, Christopher Hogwood, John Nelson, Michel Plasson e George Solti. È stato maestro collaboratore al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, docente all’École d’Art Lyrique de l’Opéra de Paris, direttore musicale al Théâtre du Châtelet e consulente della Bibliothèque nationale de France per una serie di concerti sulla mélodie francese. Ha diretto L’opera da tre soldi di Brecht per la regia di Giorgio Strehler al Théâtre du Châtelet, è stato assistente di Myung-Whun Chung per l’Otello all’Opéra Bastille e ha collaborato con Patrice Chéreau a Hamlet e Lucio Silla. Si è esibito in Impressions de Pelléas di Peter Brook e con Fanny Ardant in Masterclass, per la regia di Polanski. È stato direttore degli studi musicali per Street Scene di Weill con l’Atelier Lyrique de l’Opéra Bastille e ha portato in tournée Le jardin des délices della coreografa Blanca Li.

Attualmente vive a Parigi, dove insegna Lied e mélodie al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica e Danza. Compone musiche di scena per il teatro e per il cinema; ha collaborato, tra l’altro, con Noémie Lvovsky, Cédric Klapisch e Coline Serreau. Ha ideato e condotto un programma per bambini, Jeff d’orchestre, alla televisione francese. Nel 2019 è stato nominato Commandeur des Arts et des Lettres.

Turandot alla Scala per il Centenario pucciniano

Michele Gamba dirige il nuovo allestimento di Davide Livermore

con Anna Netrebko, Yusif Eyvazov (in alternanza con Roberto Alagna),

Rosa Feola e Vitalij Kowaljov

Diretta su LaScalaTv e su arte.tv il 4 luglio in collaborazione con Unitel e Arte Concert.

Il 25, giorno della Prima, sarà presentata nel Ridotto dei Palchi la moneta commemorativa

del centenario pucciniano realizzata dal Poligrafico dello Stato e dedicata a Turandot.

Il nuovo allestimento di Turandot è parte delle celebrazioni aperte con La rondine

e che continueranno a novembre con una mostra al Museo in collaborazione

con l’Archivio Ricordi e un concerto diretto da Riccardo Chailly.

Le celebrazioni per il Centenario della morte di Giacomo Puccini proseguono al Teatro alla Scala con un nuovo allestimento di Turandot, in scena per sette rappresentazioni dal 25 giugno al 15 luglio con la direzione di Michele Gamba e la regia di Davide Livermore che partecipa anche al disegno delle scene insieme a Gabriela Peronetti e Gep Cucco, mentre i costumi sono firmati da Mariana Fracasso, le luci da Antonio Castro e i video da D-Wok.  

La nuova Turandot è occasione del ritorno di Anna Netrebko, al suo terzo titolo pucciniano alla Scala dopo La bohème del 2012 e Tosca con cui aveva inaugurato la Stagione 2019/2020. L’artista è attesa anche il prossimo 7 dicembre nella Forza del destino con Riccardo Chailly, che la dirigerà anche il 29 novembre – giorno della morte di Puccini – in un concerto straordinario insieme a Jonas Kaufmann, dedicato ai primi lavori del compositore, dalle Villi a Manon Lescaut. Con lei canteranno in tutte le recite di Turandot Rosa Feola come Liù e Vitalij Kowaljov come Timur, mentre nella parte di Calaf si alterneranno Yusif Eyvazov                              (25 e 28 giugno, 4 e 6 luglio) e Roberto Alagna (9, 12 e 15 luglio), che il 23 giugno sarà impegnato anche in una serata pucciniana per il ciclo dei Recital di Canto. Il Coro, personaggio chiave dell’opera, è diretto da Alberto Malazzi.

25, 28 giugno; 4, 6, 9, 12, 15 luglio 2024 ~ ore 20

Giacomo Puccini

TURANDOT

Dramma lirico in tre atti e cinque quadri

Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore MICHELE GAMBA

Regia DAVIDE LIVERMORE

Scene eleonora peronetti, paolo gep cucco, davide livermore

Costumi mariana fracasso

Luci antonio castro

Luci d-wok

Personaggi e interpreti principali

La Principessa Turandot        Anna Netrebko

Il Principe Ignoto (Calaf)       Yusif Eyvazov (25, 28 giu., 4, 6 lug.)

Roberto Alagna (9, 12, 15 lug.)

Liù                                          Rosa Feola

L’imperatore Altoum             Raúl Giménez

Timur                                     Vitalij Kowaljow

Ping                                        Sung-Hwan Damien Park

Pang                                        Chuan Wang

Pong                                       Jinxu Xiahou

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala

Maestro del Coro Alberto Malazzi

Maestro del Corodi Voci Bianche Bruno Casoni

Turandot, lasciata incompiuta alla morte del compositore nel 1924, andò in scena per la prima volta il 25 aprile 1926 alla Scala con la direzione di Arturo Toscanini e il finale di Franco Alfano che verrà utilizzato anche in questa produzione. Alla prima Toscanini interruppe la rappresentazione alla morte di Liù, deponendo la bacchetta e pronunciando le parole (variamente riportate) “Qui finisce l’opera perché il Maestro è morto”. Anche in questa Turandot del Centenario lo spettacolo si fermerà in un momento di omaggio al grande compositore prima di proseguire con il finale di Alfano. 

Il direttore

Michele Gamba, che il 1° giugno ha diretto al Quirinale il Concerto per la Festa della Repubblica (che è stata occasione per celebrare anche i 30 anni dell’Orchestra della Rai), ha con il Teatro alla Scala un rapporto consolidato. Dopo essere salito sul podio per I due Foscari, Le nozze di Figaro, L’elisir d’amore e la prima assoluta di Madina di Fabio Vacchi, oltre che in diversi concerti da direttore e da pianista, Gamba ha ottenuto un forte successo personale alla Scala dirigendo nel 2022 il nuovo allestimento di Rigoletto di Verdi con la regia di Mario Martone e nel ‘24 la prima scaligera di Médée di Cherubini in versione originale francese con la regia di Damiano Michieletto. Poche settimane prima, la sua direzione dell’Elisir d’amore al Metropolitan di New York veniva salutata dal New York Times come “performance classica dell’anno” per il 2023. Nella Stagione 2024/2025 tornerà per Tosca, ripresa dell’allestimento di Davide Livermore, ma già nell’autunno sarà a Milano per il Requiem di Verdi all’Auditorium. 

Lo spettacolo

Davide Livermore e il suo team hanno realizzato per la Scala produzioni di Tamerlano di Händel, Don Pasquale di Donizetti, ben quattro serate inaugurali con Riccardo Chailly (Attila di Verdi, Tosca di Puccini la serata televisiva …a riveder le stelle durante il lockdown e Macbeth), La Gioconda e Les Contes d’Hoffmann. Nella versione di Livermore Turandot sarà una fiaba in cui i personaggi sono archetipi in cui possiamo riconoscere i passi da compiere nel cammino verso la realizzazione di noi stessi. Un mondo di principi e principesse che devono imparare a vincersi per diventare re e regine: al principe Calaf che deve vincere la paura per poter scoprire lui per primo il suo nome corrisponde la principessa Turandot che deve seppellire il lutto e la maledizione dell’ava Lu Ling per diventare del tutto se stessa. In scena una gigantesca lente mobile evidenzia gli elementi simbolici di un mondo di sogno – o d’incubo – costruito a partire da un’accurata ricerca iconografica sull’arte cinese di oggi.

Le scenografie sono opere d’arte digitale ideate e progettate da D-Wok, tra le prime società al mondo a rendere virtuali le scenografie per i palcoscenici operistici, mescolando la dimensione analogica con la dimensione digitale. La concezione è di Davide Livermore, con la direzione di Paolo Gep Cucco, direttore creativo di D-Wok, creatore e direttore di manifestazioni e progetti internazionali di entertainment design e video design. Lo spazio scenico assume quindi una concezione rinnovata, che unisce la tradizione dell’opera italiana con le tecnologie più all’avanguardia.

Turandot alla Scala

Il 25 aprile 1926 il sipario si leva sulla prima assoluta dell’ultima opera di Giacomo Puccini: cantano Rosa Raisa e Miguel Fleta, le scene sono quelle celeberrime di Galileo Chini, i costumi altrettanto celebri sono firmati da Caramba, ma alcune fonti li attribuiscono a Umberto Brunelleschi, e Toscanini depone la bacchetta alla morte di Liù, le ultime note di pugno del Maestro. Nello stesso 1926 e poi nel 1928 e 1929 (con Georges Thill) lo spettacolo è ripreso da Ettore Panizza, nel 1930 da Giuseppe del Campo, nel 1932 da Victor de Sabata, nel 1935 da Gino Marinuzzi con Gina Cigna, Giacomo Lauri Volpi e Mafalda Favero. Marinuzzi riprende il titolo nel 1939 con un nuovo allestimento di Colomanno Nadasdy, sostituito già nel 1942 con Franco Ghione sul podio da uno spettacolo di Mario Frigerio destinato a tornare nel 1944 di nuovo con Marinuzzi e nel 1948 con Franco Capuana. Dieci anni dopo Antonino Votto battezza la versione di Margherita Wallmann con un cast favoloso: Birgit Nilsson Turandot e Di Stefano e Corelli ad alternarsi come Calaf. La formazione regge con lievi variazioni nel 1960 e ‘62, nel 1964 dirige Gavazzeni, nel 1968 Georges Prêtre, nel 1970 Nino Sanzogno, nel 1976 Zubin Mehta. Una nuova pietra miliare nell’interpretazione dell’opera alla Scala è posta nel 1983 dalla coppia formata da Lorin Maazel e Franco Zeffirelli con le voci di Ghena Dimitrova, Nicola Martinucci, Plácido Domingo e Franco Bonisolli ad alternarsi come Calaf e Katia Ricciarelli come Liù. Un trionfo replicato nel 1985, 1988 e 1989. Georges Prêtre torna nel 2001 con le voci di Alessandra Marc e Nicola Martinucci e lo spettacolo di Keita Asari che sarà ripreso agli Arcimboldi da Carlo Rizzi nel 2004. Nel 2011 un nuovo spettacolo è firmato da Giorgio Barberio Corsetti, dirige Valery Gergiev. L’ultima apparizione di Turandot è il 1° maggio 2015 quando, per la turbolenta inaugurazione di Expo tra contestazioni e black bloc, Riccardo Chailly, da poco nominato Direttore musicale, dirige Nina Stemme, Aleksandrs Antonenko e Maria Agresta nello splendido spettacolo creato da Nikolaus Lehnhoff per Amsterdam e ripensato per gli spazi della Scala. È la prima volta che il finale di Luciano Berio viene proposto a Milano in forma scenica dopo essere stato diretto in concerto dallo stesso Chailly con l’allora Orchestra Verdi.  

Dmitry Matvienko e Sergej Krylov al Teatro di San Carlo

Sabato 22 giugno, ore 19.00

Sono Dmitry Matvienko e Sergej Krylov i protagonisti del prossimo appuntamento della Stagione di Concerti del Teatro di San Carlo, sabato 22 giugno alle ore 19:00

Il violinista Krylov torna sul palcoscenico del Lirico di Napoli dopo sei anni di assenza: tra i più grandi virtuosi della sua generazione, Mstislav Rostropovič lo definì “uno dei cinque migliori violinisti contemporanei”.

A dirigere l’Orchestra del Teatro di San Carlo sarà il giovane bielorusso, vincitore nel 2021 del Primo Premio alla Malko Competition.

Il programma prevede il Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 35di Pëtr Il’ič Čajkovskij e, nella seconda parte, la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore, op. 60 di Ludwig van Beethoven.

Tra le pagine più amate e impervie del repertorio violinistico, il Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 35 è il solo concerto che Čajkovskij scrisse per questo strumento. Lo compose nel 1878, nel corso del felice soggiorno a Clarens sul lago di Ginevra, reduce dall’impresa che rappresentarono la Quarta Sinfonia e l’Evgenij Onegin. Fu inizialmente dedicato a Leopold Auer, che però respinse l’opera per le difficoltà che il violino solista è chiamato ad affrontare. La prima esecuzione avvenne solo tre anni dopo, a Vienna e con la direzione di Hans Richter, con Adolf Brodskij, il definitivo destinatario dell’opera.

Ne L’Europa musicale da Gluck a Wagner, Hector Berlioz descriverà la Quarta Sinfonia di Ludwig van Beethoven: “Il carattere di questa partitura è generalmente vivo, sveglio, gaio, oppure d’una dolcezza celeste”. Le parole sembrano far eco all’immagine che già ne diede Robert Schumann: “Una slanciata fanciulla greca tra due giganti nordici”, in un giudizio che non può svincolarsi dal considerare la monumentalità della Terza, l’Eroica, e della Quinta Sinfonia. Toni luminosi pervadono la partitura, che si rifugia negli schemi consacrati dalla tradizione classica e volge spesso lo sguardo al passato, in particolare allo stile di Haydn. È uno squarcio su visioni interiori sorprendentemente distese, serene.

Negli ultimi anni Sergej Krylov è stato ospite di prestigiose istituzioni musicali collaborando con orchestre quali la Filarmonica della Scala, la London Philharmonic, la DSO Berlin, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Russian National Orchestra, la Saint Petersburg Philharmonic, la Budapest Festival Orchestra e molte altre. Tra i maggiori direttori con cui ha lavorato figurano Mikhail Pletnev, Vasily Petrenko, Andrey Boreyko, Vladimir Jurowski, Andris Poga, Dmitrij Kitaenko, Yuri Temirkanov, Fabio Luisi, Ton Koopman, Roberto Abbado, Nikolaj Znaider.

Dmitry Matvienko ha diretto orchestre prestigiose come l’Orchestra del Teatro Carlo Felice Genova, l’Orchestre Philarmonique de Monte-Carlo, l’Orchestra del Teatro Comunale Bologna, l’Orchestra del Teatro Regio Torino, l’Orchestra Nazionale di Russia, la Bergen Philharmonic, Adelaide Symphony Orchestra, Sønderjyllands Symfoniorkester, Danish National Symphony Orchestra, Helsingborg Symphony, Orquesta de la Comunidad de Madrid, Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, Aarhus Symfoniorkester, Iceland Symphony Orchestra, Wiener Concert-Verein.

Dmitry Matvienko / Sergej Krylov

Direttore | Dmitry Matvienko
Violino | Sergej Krylov

Programma

Pëtr Il’ič Čajkovskij, Concerto per violino e orchestra in re maggiore, Op. 35

Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore Op. 60


Orchestra del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI
sabato 22 giugno 2024, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII

Durata: 1 ora e 30 minuti circa, con intervallo

Omaggi a Puccini dal mondo

Il concerto della Fenice in Piazza San Marco

James Conlon dirige Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Solisti il soprano Selene Zanetti, il tenore Francesco Demuro

e il pianista Alexander Malofeev

sabato 13 luglio 2024 ore 21.00

Nel centenario della morte di Giacomo Puccini, la Fondazione Teatro La Fenice omaggerà il compositore di Lucca con un grande concerto in Piazza San Marco, Omaggi a Puccini dal mondo, in programma sabato 13 luglio 2024 alle ore 21.00. Il direttore d’orchestra James Conlon alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, con Alfonso Caiani maestro del Coro, il soprano Selene Zanetti, il tenore Francesco Demuro e il pianista Alexander Malofeev saranno gli interpreti di un programma musicale composto da pagine di Wagner, Ravel, Gershwin, Verdi e dello stesso Puccini. I biglietti per questo straordinario evento sono già in vendita nelle biglietterie Eventi Venezia Unica e online su www.teatrolafenice.it.

            La ricorrenza del centesimo anniversario della morte di Giacomo Puccini rappresenta un’occasione per celebrare la vita e l’arte di uno dei più amati compositori della storia. Le sue opere, dalla straordinaria intensità emotiva, sono ancora oggi capaci di rapire lo spettatore grazie all’intelligenza delle armonie e alla bellezza delle melodie, e continuano a incantare intere generazioni di appassionati, con il pregio sempre più raro, tra l’altro, di mettere d’accordo neofiti e cultori della lirica. Nel programma del concerto della Fenice in Piazza San Marco – già di per sé, per lo scenario che accoglierà l’evento, di forte intensità emotiva – interpreti d’eccellenza, specialisti di questo repertorio, ripercorreranno alcune delle pagine del suo catalogo, alternando brani pucciniani a pagine di altri autori, in qualche modo legati, per influenze e scambi, al compositore toscano.

Il programma musicale dell’evento inizierà e finirà con la musica e di Giacomo Puccini. In apertura il tenore Francesco Demuro eseguirà l’aria di Cavaradossi «E lucevan le stelle» da Tosca; il soprano Selene Zanetti l’aria di Cio-Cio-San «Un bel dì vedremo» da Madama Butterfly. Seguirà un brano strumentale, la Rhapsody in Blue di George Gershwin, che sarà proposta nel centenario della prima assoluta – fu eseguita per la prima volta il 12 febbraio 1924 a New York – nell’interpretazione di Alexander Malofeev: pianista classe 2001, questo giovane interprete alla tastiera è salito alla ribalta internazionale nel 2014, ottenendo a soli tredici anni il Primo Premio al Concorso Čajkovskij per Giovani Musicisti. Ad oggi è uno dei più famosi pianisti della sua generazione.

Il programma proseguirà con alcuni brani di impatto spettacolare. Di Giuseppe Verdi, la marcia trionfale, danze e finale del secondo atto di Aida; di Puccini, il finale dell’atto primo della Bohème. Altro brano di sicura presa, verrà eseguito il Bolero di Maurice Ravel, testimonianza dell’influenza pucciniana sul mondo musicale francese. E poi ancora l’impetuosità della Walkürenritt, la Cavalcata delle Valchirie dalla Walküre di Richard Wagner. Il gran finale è ancora una volta con Giacomo Puccini, con tre brani dalla Turandot, la sua ultima partitura, autografa proprio fino all’aria di Liù «Tu che di gel sei cinta». E dopo l’aria del principe Calaf «Nessun dorma», un brano che non ha più bisogno di presentazioni, il finale sarà con «Padre augusto»: la soluzione dell’ultimo enigma dell’opera, e il lieto fine della vicenda, sono affidati alla voce di Turandot, che innesca il fastoso inno conclusivo nel quale l’integrazione firmata da Franco Alfano sprigiona tutte le solennità corali della scrittura pucciniana.

I biglietti per il concerto (da € 20,00 a € 300,00, ridotto da € 20,00 a € 250,00 riservato ad abbonati Teatro La Fenice e residenti nel Comune e nella Città metropolitana di Venezia ) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it

L’UTOPIA DELLA VALLE

Sabato 22 giugno al Teatro Verdi di Martina Franca

la prima proiezione del documentario di Leo Muscato

sui cinquant’anni del Festival della Valle d’Itria.

In settimana altri due incontri di “Mettiamoci all’opera”, il 19 e 21 luglio

Si terrà sabato 22 giugno (ore 21.15) presso il Teatro Verdi di Martina Franca la prima proiezione del documentario L’utopia della valle del regista martinese Leo Muscato, scritto con Massimo Bernardini e Laura Perini, dedicato ai cinquant’anni del Festival della Valle d’Itria e prodotto dalla Fondazione Paolo Grassi.

Nell’ambito degli incontri “Mettiamoci all’opera” nati per approfondire le opere e gli autori del 50° Festival della Valle d’Itria, la proiezione, a ingresso gratuito (necessaria la prenotazione al link https://www.eventbrite.it/e/924430505527), sarà un’occasione preziosa per ripercorrere mezzo secolo di storia di arte in musica, di impegno e passione.

“C’è una rispondenza segreta tra le cose degli uomini e i luoghi dove vengono pensate, create, agite. Ci sono imprese umane che non avrebbero potuto nascere altrimenti che là dove sono nate – racconta Muscato, apprezzato drammaturgo e regista di opera e prosa –.  Sono vicende di sentimento e artigianato, d’intelletto e creatività nate dal brulicare operoso di chi lavora senza sosta per salvare frammenti di memoria dalla massa di detriti che il passo pesante della Storia produce di continuo. Alcune di queste avventure finiscono bene, ed è il caso di raccontarle e celebrarle, per onorare il ricordo di chi le ha costruite mattone su mattone”.

Con la consulenza musicale di Carla Moreni e la fotografia di Samir Iacovone, il documentario, della durata di 88 minuti, ripercorre la storia del festival pugliese come vissuta e narrata da artisti, maestranze, pubblico e critici che hanno visto crescere e prender forma l’idea di un festival unico nel suo genere, nato grazie alla tenacia e alla passione di figure illuminate – Paolo Grassi, Alessandro Caroli e, su tutti, Franco Punzi, anima instancabile del festival per quasi mezzo secolo, di cui il documentario regala una preziosa e commovente testimonianza.

In un anno di lavoro sono state realizzate 26 interviste e 70 ore di riprese video. Ritroviamo in video i direttori artistici Alberto Triola e Sebastian F. Schwarz, i direttori d’orchestra Fabio Luisi e Michele Spotti, il regista Pier Luigi Pizzi, i cantanti Patrizia Ciofi, Marco Filippo Romano, gli operatori culturali Carlo Fontana e Giovanni Soresi, il critico e musicologo Angelo Foletto, lo storico pugliese Giuseppe Vacca. Poi alcuni martinesi che si sono avvicinati al festival da bambini: gli scrittori Donato Carrisi e Mario Desiati. Altri che hanno mosso i primi passi delle loro carriere sul suo palcoscenico: la danzatrice Rossella Brescia, il conduttore televisivo Beppe Convertini, i musicisti Emanuele Urso, Manuel Amati e Andrea Monarda. E ovviamente tutta la squadra del festival di oggi, in primis Michele Punzi e Rino Carrieri presidente e direttore della Fondazione Paolo Grassi, e Nicola Raguso segretario generale del Festival.

Realizzato grazie al contributo di Ministero della Cultura, Regione Puglia e Comune di Martina Franca, il documentario verrà nuovamente proiettato durante il festival il 23 luglio e in altre date in via di definizione.

Gli altri appuntamenti della settimana di “Mettiamoci all’opera”

Sono all’Auditorium della Fondazione Paolo Grassi i prossimi due incontri di “Mettiamoci all’opera”. Mercoledì 19 luglio (ore 19.30) la proiezione del film di Tony Palmer God Rot Tunbridge Wells!. Realizzato nel 1985 in occasione dei 300 anni della nascita di Händel, il film, ambientato a Londra, vede il vecchio compositore tedesco (impersonato dall’attore inglese Trevor Howard) ripercorre la sua vita e carriera musicale.

Venerdì 21 giugno (ore 19) la presentazione di E la giostra va. Conversazioni con Gianni Tangucci di Francesco Libetta (Edizioni Edifir, 2023) libro che raccoglie i racconti e i retroscena di tanti spettacoli rimasti nella leggenda, i ricordi personali e le testimonianze di una vita professionale del maestro Tangucci, direttore artistico di molti teatri e fondazioni italiane che sarà presente all’incontro insieme all’autore del libro.

PUCCINI DANCE CIRCUS OPERA, PER CORO DI CORPI E STRUMENTI AL CARACALLA FESTIVAL 

La nuova creazione della Compagnia blucinQue debutta alle terme romane, unendo teatro, danza, circo contemporaneo e musica dal vivo

24 e 25 giugno ore 21.00 al Teatro del Portico  

in occasione del centenario della morte di Puccini  

Uno spettacolo onirico e avvolgente, dove la musica di Puccini incontra l’elettronica, e dove il teatro e la danza si sposano con il circo contemporaneo. Puccini Dance Circus Opera, per coro di corpi e strumenti è la nuova creazione della Compagnia blucinQue, ideata dalla regista e coreografa Caterina Mochi Sismondi, direttrice della compagnia, in occasione del centenario della morte di Puccini. Lo spettacolo debutta al Caracalla Festival il 24 e 25 giugno, alle ore 21.00, nello spazio del Teatro del Portico. Cinque le performer in scena che, accompagnate da un trio d’archi e da una musicista, eseguono coreografie aeree e terrene ispirandosi alle protagoniste delle opere pucciniane. Il progetto nasce da una co-produzione tra blucinQue, Entroterre Festival e Orchestra della Toscana ed è sostenuto dal Centro nazionale di produzione blucinQue Nice.

Gli allestimenti scenografici di Puccini Dance Circus Opera, per coro di corpi e strumenti richiamano un vecchio teatro o una sala concerto di una reggia in decadenza, come un luogo sospeso nel tempo. In questo spazio, cinque donne si sostengono, cadono e si rialzano, viaggiando tra passato, presente e futuro. Un coro di corpi che si sposta come un’onda, lasciando di volta in volta affiorare caratteristiche, segni, luoghi e personalità di Manon Lescaut, Madama Butterfly, Mimì, Tosca e Turandot. 

«In scena – dice la regista Caterina Mochi Sismondioltre alla danza si alternano alcune tecniche di circo contemporaneo come la sospensione capillare, che porta in aria Cio Cio San e la trasforma in Butterfly, o la corda aerea che diviene armatura, protezione e possibile via di fuga per Turandot. Tutti gli attrezzi, come anche le cinghie, il cerchio e il trapezio diventano necessari portatori di segno del personaggio e sono parte integrante della scenografia o dei costumi delle protagoniste. Le artiste prendono il volo, anche grazie al rigger e performer Michelangelo Merlanti, così da andare a dipingere la “tela della scena”, tra terra e cielo»

Le performers impegnate nello spettacolo sono Elisa Mutto, Sara Frediani, Marta Alba, Iolanda del Vecchio e Rocio Belen Reyes Patricio. Presente anche, oltre al già citato rigger Merlanti, come voce in scena Ivan Ieri, che riporta frammenti dei libretti pucciniani, intervallati da alcune immagini video, riprese in live dallo stesso attore.

Di sottofondo, la musica del trio d’archi al femminile con Irene Dosio, Maria Sandu, Nadia Marino. Musica live ed elettronica di Beatrice Zanin

Info https://www.operaroma.it/ Biglietti https://www.operaroma.it/spettacoli/puccini-dance-circus-opera

Giovedì 27 giugno 2024 L’Astrée in concerto al Giovanni da Udine

Raccontare le Stagioni: i capolavori di Antonio Vivaldi aprono la programmazione di Teatro Estate 2024

Il gruppo cameristico L’Astrée e il violino solista Francesco D’Orazio si esibiranno in un avvincente programma dedicato al compositore veneziano e a Fritz Kreisler, che in pieno Novecento ne fece rinascere lo stile inconfondibile

Si avvicina a grandi passi Teatro Estate 2024, la rassegna estiva che porterà sul palcoscenico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, tra fine giugno e fine luglio, concerti, musical, spettacoli di teatro-danza, Lezioni di Storia in Musica e storytelling d’autore, pensati per un pubblico di tutte le età.

Ad inaugurare la serie sarà, giovedì 27 giugno (inizio ore 21.00) il prestigioso gruppo cameristico L’Astrée, Premio Abbiati nel 2005, la cui attività, documentata da numerose incisioni, sta contribuendo con successo alla diffusione del repertorio barocco italiano su strumenti d’epoca.

Per il suo debutto al Giovanni da Udine, l’ensemble eseguirà alcune fra le più celebri composizioni di Antonio Vivaldi: le Quattro Stagioni. Nel ruolo di violino solista potremo apprezzare Francesco D’Orazio, Premio Abbiati quale “Miglior Solista”, interprete e guida d’eccezione in questo concerto che illustrerà, passo passo, le ricchezze musicali del capolavoro di Vivaldi.

Le “Quattro Stagioni”– pubblicate nel 1725 – sono in realtà i primi quattro concerti per violino e orchestra di una famosa raccolta intitolata Il cimento dell’armonia e dell’invenzione. Il titolo evoca un combattimento appunto tra l’armonia, ovvero la ragione, e l’invenzione, ovvero l’immaginazione. Ed è proprio di questo che si tratta: immaginare come possa suonare un temporale estivo, una fredda nevicata, o il canto di un usignolo in primavera adoperando la razionalità della forma concertistica. La Natura, per la prima volta raccontata musicalmente in tutte le sue sfumature, è l’assoluta protagonista di queste meravigliose composizioni famose in tutto il mondo, forse il risultato più stupefacente della florida vena creativa di Antonio Vivaldi.

Completa il programma della serata una preziosa rarità: il concerto per violino e orchestra di Fritz Kreisler (1875-1962), ispirato allo stile del compositore veneziano. Fra i più grandi violinisti del XX secolo, dopo una brillante formazione intraprese una carriera solistica che lo portò ad esibirsi nei più importanti teatri europei e americani. Aveva l’usanza di integrare i suoi recital con musiche di autori allora poco conosciuti del Sei-Settecento. Tuttavia, invece che recuperare i manoscritti originali in polverose biblioteche, preferiva comporre lui stesso concerti e sonate “in stile” che spacciava per Couperin, Boccherini, Pugnani… e Vivaldi. Nel 1927 pubblicò un concerto per violino in do maggiore che sul frontespizio riportava: “modificato dal manoscritto originale di Vivaldi e rivisto da Fritz Kreisler”. Quel concerto, che ascolteremo al Giovanni da Udine accanto a un Vivaldi vero, piacque moltissimo e divenne così popolare e diffuso che Kreisler fu costretto, anni dopo, ad ammettere che si trattava di una sua composizione.

FRANCESCO D’ORAZIO – Nato a Bari, si è diplomato in violino e viola sotto la guida del padre, perfezionandosi con Denes Zsigmondy presso il Mozarteum di Salisburgo e Yair Kless presso l’Accademia Rubin di Tel Aviv. Si è laureato in Lettere con una tesi in Storia della Musica sul compositore Virgilio Mortari. Ha tenuto concerti con la BBC Symphony Orchestra, la London Symphony Orchestra, l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, i Berliner Symphoniker, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’Orchestra Sinfonica Nazionale d’Il de France, l’Orchestra Filarmonica di Città del Messico, la Saarlandischer Rundfunk, l’Orchestra Filarmonica di Shangai, l’Orchestra Filarmonica di Nagoya, l’Accademia Bizantina, l’Ensemble Court-Circuite di Parigi, diretto, tra gli altri, da Lorin Maazel, Sakari Oramo, Hubert Soudant, Pascal Rophé e Luciano Berio. Il suo vasto repertorio spazia dalla musica antica eseguita con strumenti originali alla musica classica, romantica e contemporanea. Tra i numerosi compositori hanno scritto per lui lavori per violino e orchestra figurano Ivan Fedele, Terry Riley, Brett Dean, Fabio Vacchi, Michele dall’Ongaro, Michael Nyman, Vito Palumbo, Marcello Panni. Di particolare rilievo è stata la sua lunga collaborazione con Luciano Berio del quale ha eseguito Divertimento per trio d’archi in prima mondiale al Festival di Strasburgo, e inoltre Sequenza VIII al Festival di Salisburgo e Corale per violino e orchestra alla Cité de la Musique a Parigi e all’Auditorium Nacional de Musica di Madrid diretto dall’autore. Ha suonato in tutta Europa, Nord e Sud America, Messico, Australia, Cina e Giappone ed effettuato registrazioni discografiche per Decca, Bis, Kairos, Naive, Hyperion, Stradivarius e Amadeus. È stato ospite di prestigiose istituzioni quali il Teatro alla Scala di Milano, la Philharmonie di Berlino, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro Colon di Buenos Aires, Royal Albert Hall, Centre de Musique Baroque de Versailles, South Bank Centre di Londra e i Festival Proms di Londra, Cervantino in Messico, MiTo, Presences di Radio France, Ravello, Istanbul, Settimana Musicale Senese, Montpellier, Ravenna, Postdam, Salisburgo, Stresa, Tanglewood, Biennale di Venezia. Suona il violino “Comte de Cabriac” di Giuseppe Guarneri, fatto a Cremona nel 1711. Nel 2010 Francesco D’Orazio è stato insignito del XXIX Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana quale “Miglior Solista” dell’anno.

L’ASTRÉE – Nel 1991, sotto l’egida dell’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte e per iniziativa di Giorgio Tabacco nasce a Torino l’Astrée, formazione strumentale specializzata nel repertorio sei- settecentesco secondo criteri storici e con l’utilizzo di strumenti originali. L’Ensemble trae il proprio nome da una composizione di François Couperin Le Grand che sul finire del Seicento chiamò L’Astrée una delle sue Sonades en Trio.Il gruppo svolge un’intensa attività concertistica, ospite di importanti associazioni e festival quali: Settembre Musica e l’Unione Musicale di Torino, l’Autunno Musicale di Como, l’Oratorio del Gonfalone di Roma, la Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale, l’Associazione Filarmonica Romana, il Festival Internazionale di Musica Antica di Urbino, il Ravenna Festival, il Bologna Musica Insieme, il Festival di Hagen, il Centre de Musique Baroque di Versailles, il Festival Mozart di Lille, la Cambridge Society of Early Music di Boston, l’Auditorio de Musica di Madrid, la Frick Collection di New York, la New York University, la Vancouver University, il Teatro Coliseum di Buenos Aires, il Teatro Municipal di Santiago del Cile, L’Innsbrucker Festwochen, il Konzert Haus di Vienna.L’Astrée ha registrato per la casa discografica Symphonia due compact disc contenenti opere di importanti autori piemontesi del Settecento: Giovanni Battista e Giovanni Lorenzo Somis, Gaetano Pugnani, Gaspare Giuseppe Chiabrano. Con la casa discografica francese Opus111 ha realizzato un CD dedicato a Felice Giardini, uno al compositore napoletano Tommaso Giordani e ha preso parte un importante progetto che prevede la registrazione integrale dei concerti e delle cantate da camera di Antonio Vivaldi i cui autografi sono custoditi presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Nell’ambito di questo progetto sono stati realizzati alcuni CD contenenti concerti e cantate da camera in collaborazione con il mezzosoprano Laura Polverelli e con il soprano Gemma Bertagnolli. Molte le realizzazioni con la rivista Amadeus. Recentemente l’Astrée ha realizzato con la casa discografica francese Aparté e con il soprano Stéphanie Varnerin un CD dedicato alle cantate di Francesco Cesarini, compositore romano di inizi Settecento.  In occasione dei trent’anni di Fondazione del gruppo, l’Astrée ha registrato un CD dal titolo La Corte di Torino e quella di Londra con la casa discografica tedesca C.P.O. Il CD contiene alcuni quartetti e quintetti di Felice Giardini e di Johann Christian Bach, risalenti al periodo in cui il compositore piemontese e l’ultimo figlio del Genio di Eisenach si trovavano a Londra e operavano insieme alla diffusione presso le case aristocratiche di un nuovo stile: lo “Stile Galante”. Nel gennaio 2024, è uscito l’ultimo CD inciso dal Gruppo con C.P.O. che contiene una serie di arie per soprano, archi e continuo tratte da opere di autori napoletani della seconda metà del settecento.

Info e biglietteria

I biglietti e abbonamenti per tutti gli appuntamenti di Teatro Estate 2024 sono in vendita presso la biglietteria del Teatro (dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 19.00 e fino alle 21.00 nei giorni di spettacolo).

Biglietteria online sempre attiva su https://teatroudine.vivaticket.it/

Posto unico intero: € 25,00

Posto unico ridotto giovani fino a26 anni: € 12,50

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

via Trento, 4 – 33100 Udine

giovedì 27 giugno 2024 – ore 21.00

L’ASTRÉE

Francesco D’Orazio violino solista

Raccontare le stagioni

Antonio Vivaldi

da Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione op.8

Concerto per violino, archi e basso continuo n. 1 in mi maggiore, RV 269, “Primavera”

Concerto per violino, archi e basso continuo n. 2 in sol minore, RV 315, “Estate”

Concerto per violino, archi e basso continuo n. 3 in fa maggiore, RV 293, “Autunno”

Concerto per violino, archi e basso continuo n. 4 in fa minore, RV 297, “Inverno”

Fritz Kreisler

Concerto in Do maggiore per violino e orchestra d’archi “Nello stile di Antonio Vivaldi”

VOLTI DEL POTERE : LA STAGIONE 2024/25 DELL’OPERA DI ROMA

Il debutto di registi internazionali come Peter Sellars, Romeo Castellucci e Calixto Bieito, oltre al ritorno a Roma di Richard Jones, Deborah Warner, Valentina Carrasco e Pierre Audi. L’omaggio a celebrati coreografi come John Cranko, Pierre Lacotte e Roland Petit. La riproposta di capolavori creativi di Renato Guttuso ed Emanuele Luzzati. L’eccezionale impegno del direttore musicale Michele Mariotti, che propone quattro diverse produzioni operistiche e due concerti. Bacchette come quelle di James Conlon, Henrik Nánási, Rinaldo Alessandrini, Roberto Abbado, Omer Meir Wellber. Grandi voci della lirica come Anna Netrebko, Eleonora Buratto, Angela Meade, Luca Salsi, Corinne Winters, Yusif Eyvazov, Gregory Kunde, Gaëlle Arquez, Erwin Schrott e Ian Bostridge, affiancati da nuove star come Anastasia Bartoli, Mariangela Sicilia, Carlo Vistoli, Mattia Olivieri, Maria Kataeva e Joshua Guerrero. Danzatori come Nicoletta Manni, Friedemann Vogel, Madison Young, Julian MacKay, Javier Rojas, Olga Smirnova, Iana Salenko e Igor’ Cvirko. Titoli del grande repertorio come Simon Boccanegra, Carmen, Tosca, L’italiana in Algeri e Lucrezia Borgia. La prima volta a Roma di un capolavoro barocco come Alcina di Händel. Spazio al Novecento e al contemporaneo con Il prigioniero di Dallapiccola, celebrato nei cinquant’anni dalla scomparsa, e The Turn of the Screw di Britten, oltre alla prima rappresentazione in Italia di Adriana Mater di Kaija Saariaho. Titoli poco frequentati come Il re pastore di Mozart o Il diario di uno scomparso di Janáček proposti al Teatro Nazionale. Concerti sinfonici con direttori come James Conlon, l’emergente Diego Ceretta ed Esa-Pekka Salonen, ospite con la Philharmonia Orchestra di Londra.

È la stagione 2024/25 della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, la cui immagine è stata affidata a un grande artista figurativo come Francesco Vezzoli, scelto in collaborazione con il MAXXI, che ha realizzato una serie di evocative opere volte a rappresentare con la sua dirompente poetica i titoli in cartellone.

«Con la scorsa stagione abbiamo “sconfinato” in territori inesplorati e avvincenti – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone -. Con la prossima il nostro sguardo si propone di cogliere nuove sfide e superare nuovi confini, seguendo il fil rouge “Volti del potere”, come suggeriscono le belle e forti immagini create da Francesco Vezzoli. Una proposta artistica che attraversa quattro secoli, dal Barocco ai giorni nostri, esplorando i linguaggi della scena contemporanea, i capolavori del Novecento ma anche il grande repertorio, con una particolare attenzione per il recupero di quella tradizione artigianale che ha reso il nostro teatro e l’arte scenografica italiana celebri nel mondo. Questa nuova stagione si conferma inoltre come un investimento sempre maggiore: più titoli di opera e di balletto, più concerti, più serate di apertura del Costanzi, oltre a eventi in spazi alternativi di straordinaria bellezza come la Nuvola e le Terme di Diocleziano, cui si affianca il Teatro Nazionale. Un teatro in ottima salute, con un bilancio solido e in attivo ormai da tanti anni, con una media di riempimento della sala che supera il 90%, e con tantissime serate sold out, che ci hanno spinto a riaprire dopo anni la vendita dei posti di solo ascolto. Un progetto culturale fondato sulla curiosità e che punta a creare un luogo di riflessione, uno spazio di pensiero critico e libero».

Il cartellone si presenta quindi con 11 nuove produzioni, di cui 9 d’opera e 2 di danza, per un totale di 12 titoli operistici, 7 balletti e 6 concerti. Tre titoli di opera, uno di danza, un concerto e 17 serate complessive in più rispetto allo scorso anno. La stagione sarà seguita, nell’anno del Giubileo, dal festival estivo, la cui programmazione è interamente affidata a Damiano Michieletto: una nuova sfida e un’inedita forma di collaborazione per il regista e il Teatro dell’Opera di Roma, che tra i titoli proposti vedrà una nuova produzione di West Side Story di Bernstein diretta da Mariotti con la regia dello stesso Michieletto.

Sempre molto proficua la collaborazione con la Rai: Rai Cultura riprenderà il Simon Boccanegra inaugurale proponendolo in diretta e il Dittico formato da Suor Angelica di Puccini e Il prigioniero di Dallapiccola, mentre Radio3 trasmetterà tutta la stagione d’opera e di concerti.

«La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma propone un cartellone ricco di produzioni nuove e di sfide importanti anche in vista del Giubileo. – dichiara Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma e Presidente della Fondazione – Davvero una programmazione di grande rilievo, che valorizza il livello di eccellenza del nostro patrimonio teatrale nel campo dell’Opera, del Balletto e della Concertistica. Rendere la programmazione teatrale accessibile a tutti è una priorità che il Teatro dell’Opera porta avanti con convinzione, scommettendo su progetti per rendere la cultura sempre più partecipata e volta all’inclusione. I teatri stimolano infatti la partecipazione dei cittadini alla vita sociale e culturale di un territorio, raggiungono varie tipologie di pubblico e diventano collegamento tra generazioni e culture differenti. E, avvicinando la città, sperimentano modi innovativi di fruire dell’arte e di diffonderla. Un importante compito che valorizzando la filiera creativa incoraggia un consumo culturale vivace, diffuso e di qualità».

LA RETE DI COLLABORAZIONI ISTITUZIONALI E IL TEATRO DIFFUSO

La cura nella proposta artistica della stagione procede di pari passo con l’apertura del Teatro alla città. Per questo la rete di collaborazioni istituzionali all’interno di Roma si allarga sempre di più e si arricchisce di nuove relazioni progettuali e di future condivisioni. Con il MAXXI, Musica per Roma, con EUR S.p.A. attraverso EUR Culture per Roma, Romaeuropa Festival, l’Istituzione Università e Concerti, il Teatro di Roma, la Soprintendenza Speciale di Roma, il Museo Nazionale Romano, il Ministero dell’Università e Ricerca, le Università e il mondo della scuola, con Atac, con i quindici Municipi di Roma Capitale, presìdi fondamentali del territorio, e con alcuni pezzi della grande rete diffusa dell’associazionismo culturale e sociale di comunità. Una collaborazione speciale nel 2025 sarà quella con il Vaticano per le attività che riguardano il Giubileo.

Accanto alla stagione ufficiale di opere, balletti e concerti – e alle attività di “Fabbrica” Young Artist Program, della Scuola di Danza e della Scuola di Canto Corale – fioriscono quindi iniziative che si consolideranno ed estenderanno, come Linea Opera, che dopo aver costruito una forte relazione con i tanti territori, troverà spazio all’interno della programmazione di tutte le Anteprime giovani della Stagione. Ma anche Una notte a teatro, che rafforzerà, soprattutto tra i bambini, l’idea che il teatro è come una casa, e Cantamondo, corso di formazione al canto corale per i bambini delle scuole primarie per promuovere il loro processo di integrazione attraverso il linguaggio della musica.

La stagione e tutte le attività della Fondazione sono rese possibili grazie alla collaborazione con i soci privati Camera di Commercio di Roma e ACEA. Così come è fondamentale l’apporto di aziende che da anni – o anche più di recente – hanno scelto di sostenere le attività in qualità di Mecenati e Sponsor: Banca del Fucino, Terna, BMW Roma e Aeroporti di Roma.

LE COPRODUZIONI NAZIONALI E INTERNAZIONALI

All’apertura alla città corrisponde uno sguardo rivolto all’Italia e all’Europa: sono state strette collaborazioni con alcuni dei più importanti teatri nazionali e internazionali. Con De Nationale Opera di Amsterdam per Alcina, con la San Francisco Symphony per Adriana Mater, con il Festival Puccini di Torre del Lago per il Dittico formato da Suor Angelica e Il prigioniero; mentre Stabat Mater è in coproduzione con il Grand Théâtre de Genève, Opera Ballet Vlaanderen di Anversa e De Nationale Opera di Amterdam.

OPERA

Il ritorno di Richard Jones con Simon Boccanegra diretto da Mariotti

Dopo i successi de La dama di picche e Kát’a Kabanová, il grande regista inglese Richard Jones torna all’Opera di Roma per l’inaugurazione della Stagione 2024/25 con Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi. Diretto da Michele Mariotti, il nuovo allestimento si avvale di un cast di grandi voci italiane: Luca Salsi nel ruolo del titolo, Eleonora Buratto come Maria Boccanegra e Michele Pertusi nella parte del nobile Jacopo Fiesco. La prima, prevista come di consueto il 27 novembre, è trasmessa in diretta su Rai5 oltre che su Radio3. Repliche fino al 5 dicembre.

Tosca nei 125 anni dalla prima rappresentazione con la star Anna Netrebko

Il più romano dei capolavori di Giacomo Puccini, Tosca, torna al Costanzi per celebrare i suoi 125 anni nel luogo dove è stato rappresentato per la prima volta. Per l’occasione, sono in programma tre riprese dell’opera in tre diversi periodi. Lo spettacolo è proposto con la regia di Alessandro Talevi e le scene della prima rappresentazione assoluta, ricostruite a partire dagli originali bozzetti di Adolf Hohenstein. Nel ruolo del titolo si alternano grandi voci come quelle di Anna Netrebko, Anna Pirozzi, Saioa Hernández e la star emergente Anastasia Bartoli. La prima delle tre riprese va in scena il 14 gennaio 2025, a 125 anni esatti dalla data della prima rappresentazione. Repliche fino al 19 gennaio. Seguono altre cinque recite dal 1° al 6 marzo e tre repliche dal 9 al 13 maggio. Sul podio Michele Mariotti, cui succedono Francesco Ivan Ciampa, Daniel Oren e James Conlon.

Alla corte di Lucrezia Borgia con Valentina Carrasco

Torna al Costanzi, dopo 45 anni di assenza, il capolavoro noir di Gaetano Donizetti tratto dall’omonimo dramma di Victor Hugo: Lucrezia Borgia. La nuova produzione, in scena dal 16 al 23 febbraio, è affidata a Valentina Carrasco, che torna all’Opera di Roma dopo aver inaugurato la stagione 2019/20 con Les vêpres siciliennes. Sul podio è chiamato un esperto belcantista come Roberto Abbado, mentre nel ruolo del titolo si alternano Lidia Fridman, al suo debutto all’Opera di Roma, e Angela Meade, che torna al Costanzi dopo il successo di Ernani nel 2022 e dopo aver cantato la principessa Turandot a Caracalla.

Alcina di Händel per la prima volta al Costanzi

Dopo il successo del Giulio Cesare in Egitto nella scorsa stagione, anche quest’anno il cartellone ospita, dal 18 al 26 marzo, un capolavoro barocco: Alcina di Händel, che a 290 anni dalla sua prima assoluta viene rappresentata per la prima volta al Costanzi. Protagonisti il soprano Mariangela Sicilia e il controtenore Carlo Vistoli, Premio Abbiati 2024 proprio per il Giulio Cesare romano, che tornano insieme sul palco della Fondazione Capitolina dopo lo straordinario successo ottenuto con l’Orfeo ed Euridice di Gluck del 2019, interpretando Alcina e Ruggiero. Il nuovo allestimento, realizzato in collaborazione con De Nationale Opera di Amsterdam, è affidato a Pierre Audi per la regia, mentre sul podio sale Rinaldo Alessandrini, che torna, anche lui dopo il Giulio Cesare, nuovamente al Costanzi per interpretare un titolo barocco.

Il debutto di Calixto Bieito a Roma con il dittico Suor Angelica/Il prigioniero

Terza e ultima tappa del progetto “Trittico Ricomposto”, fortemente voluto dal direttore musicale Michele Mariotti e realizzato in collaborazione con il Festival Puccini di Torre del Lago, questa produzione segna il debutto al Costanzi del regista spagnolo Calixto Bieito. Dopo Il tabarro/Il castello del Principe Barbablù e Gianni Schicchi/L’heure espagnole, il nuovo allestimento, in scena dal 23 aprile al 2 maggio, accosta il titolo centrale del Trittico Pucciniano, Suor Angelica, a un altro capolavoro del Novecento, Il prigioniero di Luigi Dallapiccola, celebrato nei cinquant’anni dalla scomparsa. Interprete di Suor Angelica è Corinne Winters, che torna al Costanzi dopo gli straordinari successi dei Dialogues des Carmélites e di Kát’a Kabanová, mentre la zia principessa è Marie-Nicole Lemieux, al suo debutto con la Fondazione Capitolina. Nel ruolo del Prigioniero è invece impegnato il sempre più apprezzato Mattia Olivieri, affiancato da Ekaterina Semenchuck nella parte della madre. Rai Cultura trasmette lo spettacolo su Rai5. Dirige Michele Mariotti.

Litaliana in Algeri firmata da Emanuele Luzzati

Le colorate e favolistiche scene di Emanuele Luzzati e i costumi di Santuzza Calì sono il segno distintivo della messa in scena del capolavoro rossiniano Litaliana in Algeri che, dal 5 al 12 giugno, è proposto nel celebre allestimento proveniente dal Teatro Massimo di Palermo con la regia di Maurizio Scaparro, ripresa a Roma da Orlando Forioso. Per la prima volta sul podio della Fondazione Capitolina, Sesto Quatrini, mentre protagonista sul palco, nel ruolo di Isabella, è un mezzosoprano in grande ascesa come Maria Kataeva, affermatasi negli anni scorsi proprio per le sue interpretazioni rossiniane e anche lei al suo debutto al Costanzi.

La Carmen secondo Renato Guttuso per la bacchetta di Omer Meir Wellber

La ripresa di una messa in scena d’artista per Carmen, l’immortale capolavoro di Bizet: a essere riproposto al Costanzi, con sette rappresentazioni dal 21 al 28 giugno, è l’allestimento originale dell’Opera di Roma del 1970 con scene e costumi firmati da Renato Guttuso. Per l’occasione, sul podio è chiamato Omer Meir Wellber, prossimo direttore musicale dell’Elbphilharmonie e del teatro lirico di Amburgo, mentre la regia è appositamente commissionata a Fabio Ceresa, al suo debutto al Costanzi. Nel ruolo del titolo una grande star internazionale come Gaëlle Arquez, per la prima volta sul palco della Fondazione Capitolina.

Deborah Warner firma The Turn of the Screw con la direzione di Nánási

Dopo Billy Budd nel 2018 e Peter Grimes nel 2024, la regista britannica Deborah Warner torna al Costanzi firmando un altro capolavoro di Britten, The Turn of the Screw (Il giro di vite), tratto dall’omonimo romanzo breve di Henry James. La direzione musicale del nuovo allestimento, in programma dal 19 al 28 settembre 2025, è affidata alla bacchetta di Henrik Nánási, che torna all’Opera di Roma dopo Il flauto magico del 2017, mentre protagonista nel ruolo del fantasma Quint è il raffinatissimo tenore inglese Ian Bostridge, apprezzato interprete della musica di Britten.

Adriana Mater di Kaija Saariaho in prima italiana con la regia di Peter Sellars

In omaggio alla grande compositrice finlandese Kaija Saariaho, scomparsa nel 2023, l’Opera di Roma porta in Italia per la prima volta la sua Adriana Mater. Per l’occasione, debutta al Costanzi il grande regista Peter Sellars, il quale ha firmato sia la prima messa in scena dell’opera – che ha debuttato nel 2006 a Parigi – sia la sua ripresa del 2023 a San Francisco. L’opera, che racconta del difficile rapporto tra una madre e un figlio nato da una violenza, è ambientata nel corso di una guerra civile. Sul podio è chiamato Ernest Martínez Izquierdo, affermato interprete della musica di Saariaho che ha diretto le rappresentazioni di Adriana Mater all’Opera Nazionale Finlandese di Helsinki e alla Santa Fe Opera. Anche lui debutta al Costanzi. Dal 9 al 16 ottobre 2025.

Lo Stabat Mater di Romeo Castellucci

Per la prima volta il grande regista Romeo Castellucci arriva al Costanzi di Roma firmando regia, scene, costumi e luci di Stabat Mater, su musiche di Giovanni Battista Pergolesi e Giacinto Scelsi. Lo spettacolo, in coproduzione con il Grand Théâtre de Genève, l’Opera Ballet Vlaanderen di Anversa e De Nationale Opera di Amsterdam, è proposto dal 26 al 31 ottobre 2025 nello storico spazio delle Terme di Diocleziano. La direzione è affidata a Michele Mariotti, al suo quarto titolo nel corso della stagione. Cantano il soprano Emőke Baráth e il contralto Sara Mingardo.

La nuova proposta del Teatro Nazionale

Prosegue l’indagine dei repertori meno frequentati con produzioni pensate appositamente per lo spazio del Teatro Nazionale. Il primo titolo in scena, dal 14 al 23 maggio, è Il re pastore, composto da un Mozart appena diciannovenne su libretto di Pietro Metastasio. La regia del nuovo allestimento è affidata a Cecilia Ligorio, che debutta con la Fondazione Capitolina, mentre la direzione a Manlio Benzi. Tra gli interpreti Juan Francisco Gatell.

Segue, dal 18 al 24 ottobre 2025, un dittico che unisce Il diario di uno scomparso di Janáček – in continuità con la proposta del compositore ceco di questi anni, di cui sono state rappresentate Kát’a Kabanová, Da una casa di morti e Jenůfa – e La voix humaine di Poulenc. La nuova regia è affidata ad Andrea Bernard, Premio Abbiati 2024. Protagonisti del primo titolo sono il tenore Matthias Koziorowski e il mezzosoprano Veronica Simeoni. La donna de La voix humaine è invece Anna Caterina Antonacci, già straordinaria protagonista dei Dialogues des Carmélites di Poulenc che ha inaugurato la stagione 2022/23. I due atti unici sono proposti nella versione con pianoforte eseguita da Donald Sulzen.

BALLETTO

Lo schiaccianoci per Natale

È il tradizionale balletto delle feste natalizie ad aprire la stagione di danza. Dal 15 al 24 dicembre torna Lo schiaccianoci di Čajkovksij nella visione coreografica di Paul Chalmer. Gli elementi oscuri e psicologici della trama originale lasciano il posto a una favola amata da grandi e piccoli che racconta di come, allo scoccare della mezzanotte di un magico Natale, i sogni e i desideri della giovane Clara inizino a realizzarsi. Assieme alle stelle romane, i ruoli dei protagonisti sono affidati a Madison Young e Julian MacKay, principals del Bayerische Staatsballett al loro debutto al Costanzi. Per la prima volta sul podio romano la direttrice Andrea Quinn.

Il pipistrello a capodanno

Per capodanno arriva invece Il pipistrello, il balletto umoristico creato nel 1979 da Roland Petit e tratto dall’operetta di Johann Strauss jr., ambientato nella frizzante atmosfera della Belle Époque. Con la supervisione coreografica di Luigi Bonino, l’occasione celebra Petit nel centenario della sua nascita. Nel ruolo della seducente Bella si alternano l’étoile Rebecca Bianchi e la prima ballerina Federica Maine. Dirige l’orchestra Alessandro Cadario. In scena dalla vigilia di capodanno, con repliche fino al 5 gennaio.

La Carmen firmata da Bubeníček

Terzo titolo della stagione di danza è Carmen, proposto dal 26 al 31 gennaio nella lettura di Jiří Bubeníček, commissionato da Eleonora Abbagnato nel 2018 e vincitore del Premio migliore produzione coreografica EuropainDanza 2019. Noto per essere stato uno dei ballerini icona di John Neumeier, il coreografo ceco torna alle origini letterarie di questa storia di passione e morte con novità sui personaggi ma anche sul piano musicale, e con l’inserimento di brani di flamenco eseguiti dal vivo. In scena con il Corpo di Ballo del Teatro, Javier Rojas del Birmingham Royal Ballet, al suo debutto al Costanzi. Sul podio Manuel Coves.

Trittico Contemporaneo alla Nuvola

Forte del successo delle ultime stagioni, la formula del Trittico di danza, tenacemente voluta da Eleonora Abbagnato, quest’anno raddoppia. Il primo appuntamento è alla Nuvola dell’EUR dal 2 al 5 marzo, con una nuova creazione e due lavori del 2023 che arrivano in Italia per la prima volta. La serata si apre con In Esisto di Vittoria Girelli, un lavoro in cui la coreografa italiana ha rivelato la sua matura padronanza del vocabolario coreutico. Si prosegue con S di Philippe Kratz, vincitore del Premio Danza&Danza 2019 come miglior coreografo. La serata si chiude con la creazione di Francesco Annarumma che, sulla Sonata n.1 “The 12th Room” di Ezio Bosso, costruirà le sue Creature.

Nicoletta Manni e Friedemann Vogel per Onegin di Cranko

Torna al Costanzi dopo quasi 30 anni di assenza, il capolavoro di John Cranko tratto nel 1965 dall’omonimo romanzo di Puškin. Onegin, il balletto in tre atti su musica di Čajkovskij, è l’esempio perfetto di “dramma in danza” per genialità narrativa e spessore drammatico. A far rivivere una grande storia d’amore infelice, attraverso passi a due di straordinaria potenza espressiva, per la prima volta al Costanzi l’étoile del Teatro alla Scala Nicoletta Manni con Friedemann Vogel. Dopo la prima del 3 aprile, repliche fino al 9. Sul podio Philip Ellis.

Dawson / Lightfoot – León / Ekman

Il secondo trittico, in programma al Costanzi dal 20 al 25 maggio, porta già nel titolo tre grandi firme della scena contemporanea: Dawson / Lighfoot – León / Ekman. Composto sul ciclo di Lieder di Richard Strauss, Four Last Songs è un lavoro del 2023 di David Dawson che dice di aver “sempre immaginato che i ballerini scendessero all’interno della cupola di una cattedrale, come se fossero angeli” dando corpo alle idee della vita, dell’amore e della morte. Subject to Change è invece una creazione del 2003 di Paul Lightfoot e Sol León. Sull’avvincente musica di Schubert, sei danzatori in un balletto pieno di emozioni, che varia da un duetto opprimente a una vorticosa danza di gruppo. Creato nel 2010, Cacti è il pezzo di maggior successo di Alexander Ekman: un’allegra e sagace parodia degli eccessi nella danza contemporanea. Benjamin Pope dirige per la prima volta l’Orchestra dell’Opera di Roma.

Marco Spada nella ricostruzione di Lacotte

La stagione di danza si chiude con un omaggio a Pierre Lacotte, grande ricostruttore del repertorio, scomparso lo scorso aprile. Dal 25 al 31 ottobre 2025 è in scena Marco Spada, che Lacotte aveva ricreato nel 1981 proprio per l’Opera di Roma con Rudolf Nureyev nel ruolo del protagonista. Balletto del 1857 su musica di Auber con libretto di Scribe, era scomparso dal repertorio dopo la prima a Parigi. Ospiti di questa produzione saranno Olga Smirnova dell’Het Nationale Ballet di Amsterdam, Igor’ Cvirko del Teatro Bol’šoj e Iana Salenko dello Staatballett Berlin. L’Orchestra dell’Opera è diretta da David Garforth.

CONCERTI

Torna all’Opera di Roma anche Esa-Pekka Salonen, per una data straordinaria della tournée della Philharmonia Orchestra di Londra. Il concerto, in programma giovedì 7 novembre 2024, precede l’inaugurazione ufficiale della stagione e accosta la Sinfonia n.1 di Sibelius al Concerto per orchestra di Bartók.

Accanto a questo, sono in programma altri quattro concerti che vedono impegnati i complessi artistici del Teatro: due del Direttore musicale Michele Mariotti, uno di James Conlon e uno di Diego Ceretta.

A questi si aggiunge un concerto barocco.

Si comincia l’8 dicembre, con Mariotti che dirige l’Entr’acte n. 3 di Franz Schubert dal dramma Rosamunde, il ciclo dei Kindertotenlieder di Mahler e la Sinfonia n. 3 Eroica di Beethoven. Il concerto prevede la lettura di testi di Giacomo Leopardi, con Sergio Rubini voce recitante. Il baritono è Markus Werba. Sabato 22 marzo, invece, Mariotti propone Ein deutsches Requiem di Brahms.

Il 28 aprile è ospite l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori diretta da Ignazio Maria Schifani. In occasione dei trecento anni dalla morte di Alessandro Scarlatti, in collaborazione con il Ministero dell’Università e Ricerca e il Conservatorio di Palermo, è proposta la sua serenata La gloria di primavera.

Il 10 maggio, James Conlon sale sul podio del Costanzi per dirigere la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič, ricordato nei cinquanta anni della sua morte, e la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Beethoven.

Il 26 settembre 2025, infine, il giovane direttore Diego Ceretta debutta all’Opera di Roma accostando il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77 di Brahms alla Sinfonia n. 7 di Dvořák. Violino solista Marc Bouchkov.

Maria Stuarda, il secondo capitolo della Trilogia Tudor al Teatro San Carlo

Regia di Jetske Mijnssen, sul podio Riccardo Frizza

Pretty Yende per la prima volta nel ruolo di Maria Stuarda

Giovedì 20 giugno, ore 19:00

In scena fino a sabato 29 giugno

Teatro San Carlo, 18/06/24 – Maria Stuarda di Gaetano Donizetti in scena al Teatro di San Carlo. L’opera, il secondo capitolo della Trilogia Tudor, sarà sul palcoscenico per la Prima giovedì 20 giugno alle ore 19:00.Seguiranno le repliche fino a sabato 29 giugno.

La regia è di Jetske Mijnssen, per la coproduzione internazionale che vede in sinergia il Teatro di San Carlo con la Dutch National Opera e il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia.

Riccardo Frizza sarà sul podio alla guida di Orchestra e Coro del Lirico di Napoli, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi. Lo spettacolo vedrà impegnato anche il Balletto del Teatro di San Carlo diretto da Clotilde Vayer.

Le scene sono di Ben Baur, i costumi di Klaus Bruns, mentre è Cor van den Brink a firmare le luci. Lillian Stillwell cura la coreografia, la drammaturgia è di Luc Joosten.

Lo scontro tra le regine rivali si consuma in scena con due straordinarie voci della lirica contemporanea: Pretty Yende sarà Maria Stuarda, al suo debutto nel ruolo, mentre Aigul Akhmetshina sarà Elisabetta. Francesco Demuro interpreta Roberto, mentre Carlo Lepore Giorgio Talbot. Completano il cast Sergio Vitale (Lord Guglielmo Cecil) e Chiara Polese (Anna Kennedy).

Travagliata è la storia che precede la prima rappresentazione di Maria Stuarda, un’opera che si scontrò aspramente con la censura napoletana. Il San Carlo, nel 1834, commissionò un’opera nuova a Gaetano Donizetti, che si lasciò entusiasmare dal soggetto del dramma omonimo di Friederich Schiller, poi affidato al giovane librettista Giuseppe Bardari.

È il 9 settembre dello stesso anno quando Donizetti indirizza a Rossini questa lettera: «Scrissi Maria Stuarda per S. Carlo… Facemmo la prova generale e con molto successo… è proibita!». L’opera non andò in scena, vietata dallo stesso re Ferdinando II, e bisognerà attendere l’anno seguente per il suo debutto, che avverrà al Teatro alla Scala.

Fin dal secolo scorso, sono state soltanto due le rappresentazioni di Maria Stuarda al Massimo napoletano. Nel 1968 Leyla Gencerfu protagonista nel ruolo del titolo e, accanto a lei, Shirley Verrett interpretò Elisabetta. Nel 2010, anno dell’ultima ripresa, Maria Stuarda vide la voce e il volto di Mariella Devia, con Sonia Ganassi nei panni di Elisabetta.

/ Opera

Dal 20 Giugno al 29 Giugno

Maria Stuarda

Tragedia lirica in due atti
Musica di Gaetano Donizetti
Libretto di Giuseppe Bardari dalla traduzione di Andrea Maffei del dramma ‘Maria Stuart’ di Friedrich Schiller

Direttore | Riccardo Frizza
Regia | Jetske Mijnssen
Scene | Ben Baur
Costumi | Klaus Bruns
Luci | Cor van den Brink
Coregrafia | Lillian Stillwell
Drammaturgia | Luc Joosten

Interpreti
Maria Stuarda | Pretty Yende
Elisabetta | Aigul Akhmetshina
Anna Kennedy | Chiara Polese #
Roberto | Francesco Demuro
Giorgio Talbot | Carlo Lepore
Lord Guglielmo Cecil | Sergio Vitale

# ex allievo Accademia Teatro di San Carlo

Orchestra, Coro e Balletto del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi
Direttore del Balletto | Clotilde Vayer

Coproduzione Teatro di San Carlo, Dutch National Opera, Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia

Teatro di San Carlo | BLU
giovedì 20 giugno 2024, ore 19:00 – A – BLU – III
domenica 23 giugno 2024, ore 17:00 – F – BLU – III
mercoledì 26 giugno 2024, ore 19:00 – B – BLU – IV
sabato 29 giugno 2024, ore 20:00 – C/D – BLU – III

Opera in italiano con sovratitoli in Italiano e Inglese
Durata: 3 ore circa, con intervallo