Sabato 2 novembre, alle ore 15.30 in sala Grande, l’ultima recita di “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini.

Sul podio il direttore principale Daniele Gatti; la regia è di Lorenzo Mariani.

In scena, nelle parti principali, Carolina López Moreno come Cio-Cio-San; Nicola Alaimo interpreta SharplessSuzuki è interpretata Marvic Monreal.

Il tenore Vincenzo Costanzo subentra nella parte di F. B. Pinkerton e taglia il traguardo di 330 recite sostenute nel corso della sua carriera

Sabato 2 novembre, alle ore 15.30, in Sala Grande, è in cartellone l’ultima recita di Madama Butterfly di Giacomo Puccini: lo spettacolo, accolto con grandissimo calore ed entusiasmo dal pubblico che ha affollato il Teatro in ognuna delle recite sino ad ora andate in scena. Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il direttore principale Daniele Gatti; la regia è curata da Lorenzo Mariani; il direttore del Coro è Lorenzo Fratini

Sul palcoscenico, nella parte della protagonista Cio-Cio-San, Carolina López Moreno.  Vincenzo Costanzo, reduce dal successo della Tosca che ha chiuso la programmazione lirica dello scorso 86º Festival del Maggio, interpreta F.B. Pinkerton, subentrando a Piero Pretti; Nicola Alaimo veste i panni del console Sharpless mentre Marvic Monreal è Suzuki. Goro e lo Zio Bonzo sono interpretati rispettivamente da Oronzo D’Urso, e Bozhidar BozhkilovMin Kim e Elizaveta Shuvalova vestono i panni del Principe Yamadori e di Kate Pinkerton; Davide Sodini è Il Commissario imperiale. Chiude il cast un nutrito gruppo di artisti del Coro del Maggio: Giovanni Mazzei è Lo zio Yakusidé; Egidio Massimo Naccarato è L’ufficiale del registro, Thalida Marina FogarasiPaola Leggeri e Nadia Pirazzini sono rispettivamente La zia, La cugina e La madre della protagonista Cio-Cio-San. 

Le scene sono di Alessandro Camera, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Marco Filibeck

Parlando del personaggio da lui interpretato e del suo ritorno al Maggio nel volgere di pochi mesi dopo la Tosca dello scorso giugno, Vincenzo Costanzo ha sottolineato le sue emozioni nel vestire nuovamente i panni di Pinkerton, personaggio chiave della sua carriera a cui ha dato voce in ben 329 occasioni in tutto il mondo prima di quest’ultima a Firenze: “Sono davvero felice di essere qui a Firenze dove dieci anni fa, nel febbraio del 2014, ho interpretato per la prima volta il ruolo di F.B. Pinkerton. Mi fu data questa possibilità all’età di 22 anni e ora ho nuovamente l’opportunità di portare in scena questo personaggio che mi ha accompagnato in tutta la mia carriera: quella del 2 novembre, mi sembra quasi incredibile, sarà quindi la 330ª volta che darò voce a Pinkerton. Ricordo ancora bene la mia prima produzione di Madama Butterfly con la direzione di Juraj Valčuha e la regia di Fabio Ceresa, con Fiorenza Cedolins nel ruolo di Cio-Cio-San; fu davvero una grandissima emozione. Ringrazio quindi la sovrintendenza e Daniele Gatti che mi hanno voluto: mi sento davvero onorato di essere di nuovo qui al Maggio e di prendere parte a questa magnifica produzione, con la direzione strepitosa del maestro Gatti, la bellissima regia di Lorenzo Mariani e dove dunque, più di 10 anni dopo, continuo il mio percorso ‘insieme’ a Pinkerton.” 

La locandina:

GIACOMO PUCCINI

MADAMA  BUTTERFLY

Tragedia giapponese in tre atti (da John L. Long e David Belasco)

Libretto di Luigi Illica  e Giuseppe Giacosa

Edizione: Edwin F. Kalmus & Co., Inc., Boca Raton, Florida

Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore DANIELE GATTI

Regia LORENZO MARIANI

Scene Alessandro Camera

Costumi Silvia Aymonino

Luci Marco Filibeck

Madama Butterfly (Cio-Cio-San) Carolina López Moreno

Suzuki Marvic Monreal

Kate Pinkerton Elizaveta Shuvalova

F. B. Pinkerton Vincenzo Costanzo

Sharpless Nicola Alaimo

Goro Oronzo D’Urso

Il principe Yamadori Min Kim

Lo zio Bonzo Bozhidar Bozhkilov

Yakusidé Giovanni Mazzei

Il Commissario imperiale Davide Sodini

L’Ufficiale del registro Egidio Massimo Naccarato

La madre di Cio-Cio-San Nadia Pirazzini

La zia Thalida Marina Fogarasi

La cugina Paola Leggeri

ORCHESTRA E CORO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Assistente regia Francesco Bonati

Aiuto scenografo Francesca Amato

Costumista collaboratrice Maria Antonietta Lucarelli

Assistente Light designer Jenny Cappelloni

Figuranti speciali Mengjie Yang, Zhiming Ouyang

Bambine Elena Tirinnanzi, Clelia Succu

Sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio, Firenze

A dicembre le étoile della danza a Verona per Il Lago dei cigni

Manni, Andrijashenko e Macario con il Ballo areniano per il gran finale di stagione
L’Orchestra di Fondazione Arena eseguirà le musiche di Čajkovskij diretta dal Maestro Päh

Il Lago dei cigni

Domenica 15 dicembre ore 15.30

Mercoledì 18 dicembre ore 19.00

Venerdì 20 dicembre ore 20.00

Domenica 22 dicembre ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

Le stelle della danza, a Verona, per una produzione interamente firmata da Fondazione Arena. Dicembre sarà il mese del balletto. Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko e Alessandro Macario saranno i protagonisti del gran finale della Stagione 2024, che si chiude con Il Lago dei cigni di Čajkovskij.

Dal 15 al 22 dicembre, per quattro repliche, torna la danza sul palcoscenico del Teatro Filarmonico, a otto anni di distanza dall’ultimo spettacolo. Il titolo, dal 1877 tra i classici più belli di tutti i tempi, contiene pagine sinfoniche memorabili, scene e passi a due indimenticabili.

Lo spettacolo, una nuova produzione originale di Fondazione Arena, porterà a Verona nomi di assoluto prestigio internazionale. Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, étoile e primo ballerino del Teatro alla Scala, coppia d’arte e nella vita, nei cuori di tanti fan anche per un’indimenticabile proposta di matrimonio sul palcoscenico dell’Arena. Saranno rispettivamente Odette/Odile, ossia i due volti femminili di cigno bianco/cigno nero e il principe Siegfried, per quattro serate indimenticabili dal 15 al 22 dicembre. Accanto a loro ci sarà il mago Rothbart di Alessandro Macario, artista internazionale che dal Teatro San Carlo ha danzato in tutto il mondo, e il Ballo areniano.

Un debutto speciale anche sul podio. L’Orchestra di Fondazione Arena sarà diretta da Vello Pähn, direttore estone poliedrico, applaudito in tutti i principali palcoscenici della danza classica d’Europa, dall’Opéra di Parigi a Vienna e Monaco, già atteso a Londra, Berlino e alla Scala.

La produzione vedrà scene dipinte su disegni di Michele Olcese, direttore degli allestimenti scenici di Fondazione Arena, mentre la narrazione seguirà la classica coreografia di Evgenij Polyakov, ripresa per l’occasione da Enrica Pontesilli. Lo spettacolo durerà 2 ore e mezza, compreso un intervallo.

Il Lago dei cigni tornerà anche per la speciale notte di San Silvestro, martedì 31 dicembre alle 19.30, con un cast d’eccezione per una sola serata che sarà svelato a breve.

Biglietti in vendita al link www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alla Biglietteria dell’Arena e, due ore prima di ogni spettacolo, alla Biglietteria del Filarmonico in via Mutilati.

Main sponsor della Stagione Artistica 2024 del Teatro Filarmonico è BCC Veneta.

GIOVANI E BAMBINI. Agli spettacoli integrali si aggiungeranno due appuntamenti targati ‘Arena Young’. L’anteprima di venerdì 13 dicembre, con le prove generali aperte agli studenti e agli universitari (su prenotazione all’indirizzo mail scuola@arenadiverona.it), e la versione ridotta nel pomeriggio di sabato 14 dicembre, già pressoché sold-out, che vedrà in scena i primi ballerini Rosa Pierro e Artem Sorochan, principal e solista all’Aalto Ballett di Essen, in Germania.

FILARMONICO 2025 E ABBONAMENTI. Fondazione Arena di Verona ricorda agli abbonati che fino al 12 novembre è possibile rinnovare gli abbonamenti già in essere, riservando il proprio posto per le Stagioni artistiche 2025. L’anno prossimo saranno sei i titoli d’opera e dieci gli appuntamenti sinfonici. Dal 13 novembre sarà possibile, invece, sottoscrivere nuovi abbonamenti e speciali carnet.  

BIGLIETTERIA ARENA DI VERONA Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Aperta da lunedì a venerdì 10.30-16.00 | sabato 9.15-12.45

Tel. 045 8005151

BIGLIETTERIA TEATRO FILARMONICO Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona

Aperta due ore prima dello spettacolo

Tel 045 8002880

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Punti vendita TicketOne.it

CBO: CON “IL BAROCCO” SI CHIUDE LA RASSEGNA “LE ARMONIE DELL’ARTE”

Protagonisti gli storici dell’arte Cristina Acidini e Marco Carminati, insieme alla Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna guidata da Paolo Mancini, solista e concertatore 

Musiche di Lully, Corelli, Händel, Bach, Vivaldi

Lunedì 4 novembre alle 20.30 all’Auditorium Manzoni

È l’età della meraviglia, ma anche dell’inquietudine e della bizzarria quella a cui è dedicato l’ultimo appuntamento dal titolo “Il Barocco” della rassegna “Le Armonie dell’Arte”, in programma lunedì 4 novembre alle 20.30 all’Auditorium Manzoni. Ospiti per l’occasione saranno gli storici dell’arte Cristina Acidini e Marco Carminati; sul palco insieme a loro la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna.

Acidini è la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno (fondata nel 1563), oltre ad essere stata anche soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure e del Polo Museale fiorentino. È inoltre autrice di saggi sull’arte del Rinascimento. Accanto a lei Marco Carminati, esperto di storia della pittura e della miniatura rinascimentale e autore di diverse pubblicazioni. Ha lavorato all’inserto “Domenica” del Sole 24 Ore, di cui è stato anche caporedattore responsabile. Nel 2018 è stato nominato Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti di Perugia e dal 2023 è vicepresidente degli Amici di Brera.

Sebbene segnato da guerre e divisioni, il periodo compreso tra la fine del Cinquecento e la metà del Settecento è caratterizzato da rivoluzioni in ogni ambito: in campo scientifico  con le «sensate esperienze» di Galileo Galilei e le intuizioni di Cartesio, Newton e Bacone; nell’arte con il linguaggio di artisti come Bernini, Rubens, Juvarra e Pietro da Cortona, nel complesso caratterizzato dalla «tensione dinamica, l’andamento curvilineo delle architetture, la proliferazione dell’ornamento e la dilatazione pittorica delle superfici» e da «un acuto senso della teatralità», che dalla Roma del primo Seicento si diffonde in Europa, in Asia e nelle Americhe.

Anche la musica è coinvolta in questo cambiamento, come testimoniano le pagine interpretate dalla Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna guidata per l’occasione da Paolo Mancini, solista e concertatore. Alla celebre Marche pour la cérémonie des Turcs di Jean-Baptiste Lully, si accostano il Concerto grosso in re maggiore, op. 6 n. 4 di Arcangelo Corelli – l’altro solista al violino è Marco Ferri – e l’aria Lascia ch’io pianga dall’opera Rinaldo di Georg Friedrich Händel nell’interpretazione del soprano Juana Shtrepi. Il mezzosoprano Aoxue Zu canta invece Erbarme dich, mein Gott dalla Passione secondo Matteo BWV 244 di Johann Sebastian Bach, e dello stesso compositore tedesco è anche il Concerto per violino n. 1 in la minore BWV 1041, di cui viene eseguito il primo movimento. Si torna poi in Italia con le note di Antonio Vivaldi: in programma l’Allegro molto dal Concerto per archi n. 4 in la maggiore RV 158 e il celeberrimo Concerto in sol minore”L’estate” RV 315 dalle Quattro Stagioni.

“Le Armonie dell’Arte” è una coproduzione tra Teatro Comunale di Bologna e Innovio, realizzata grazie al supporto di IllumiaPwC Italia e dei Centri di Consulenza Finanziaria di Bologna – Allianz Bank Financial Advisors. La rassegna è curata da Barbara Abbondanza, con la direzione artistica di Valentino Corvino e il coordinamento editoriale di Giovanni Carlo Federico Villa. Le creazioni video sono di Innovio Arts. 

Biglietti a 10 euro (Under30), 15 euro (Ridotto abbonati opera, sinfonica e danza) e 20 euro (intero) per il Settore 1; a 10 euro (Under30 e Ridotto abbonati opera, sinfonica e danza), 15 euro (intero) e 5 euro (studenti UNIBO) per il Settore 2; in vendita online sul sito del TCBO, sulla piattaforma TicketSms e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi),  dal martedì al venerdì  dalle 12 alle 18 e il  sabato dalle 11 alle 15; il giorno dello spettacolo presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio.

LE TRE GRANDI ULTIME SINFONIE DI MOZART AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

DIRIGE L’ORCHESTRA FABIO BIONDI

Era l’estate del 1788 quando Mozart, nella sua ultima stagione creativa, componeva con sorprendente rapidità e maestria un gruppo di tre sinfonie: la Sinfonia n. 39 in Mi bemolle maggiore K543, la Sinfonia n. 40 in Sol minore K 550, e la Sinfonia n. 41 in Do maggiore K. 551, conosciuta come la “Jupiter”. Composizioni che esprimono tutto il magistero di una personalità matura, a soli 32 anni. Il Teatro Massimo ripropone le tre sinfonie domenica 3 novembre alle 20:30 per l’ultimo appuntamento della stagione sinfonica 2024, e ha chiamato a dirigerle, sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo un palermitano di fama internazionale come il maestro Fabio Biondi.

Il concerto prende le mosse dalla Sinfonia n.39 in mi bemolle maggiore K 543, la prima ad essere composta e, come le altre, probabilmente eseguita in pubblico solo dopo la morte del compositore. Un capolavoro che mostra tutta la grandezza di Mozart nella creazione di musica orchestrale e la sua capacità di combinare melodie eleganti con una strumentazione brillante: dall’introduzione del primo movimento con il suo tema maestoso e solenne, fino alla delicatezza del movimento lento, e alla vitalità del finale. Segue la celebre Sinfonia n. 40 in Sol minore K 550, forse tra le sue opere più ammirate ed eseguite e una delle poche sinfonie di Mozart in tonalità minore. “Dotata di “leggerezza e grazia greca” – come Robert Schumann la definì – e apprezzata anche da Beethoven al quale, si dice, probabilmente ispirò la composizione del terzo movimento della sua Quinta Sinfonia. Chiude il concerto la Sinfonia n. 41 in Do maggiore K 551, la più lunga e complessa tra le sinfonie mozartiane, poi battezzata Jupiter, come il più grande dei pianeti del sistema solare, probabilmente dall’impresario londinese Salomon che, dopo aver assicurato la carriera inglese di Haydn, si adoperò anche per far conoscere a Londra le composizioni di Mozart.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo dirige il Maestro Fabio Biondi, direttore d’orchestra e violinista dalla carriera internazionale. Nato a Palermo, ha iniziato la sua carriera molto giovane, e ha collaborato quale primo violino con i più famosi ensemble specializzati nell’esecuzione di musica antica con strumenti e prassi esecutiva originali. Nel 1989 ha fondato Europa Galante che grazie a un’intensa attività concertistica estesa in tutto il mondo e a un incredibile successo discografico, è divenuto l’ensemble italiano specializzato in musica antica più famoso e più premiato in campo internazionale. Con Europa Galante è invitato nei più importanti Festival e nelle sale da concerto più famose del mondo, dal Teatro alla Scala di Milano all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, dalla Suntory Hall di Tokio al Concertgebouw di Amsterdam, dalla Royal Albert Hall di Londra al Musikverein a Vienna, dal Lincoln Center di New York alla Sydney Opera House. Oggi incarna il simbolo della perpetua ricerca di uno stile libero da condizionamenti dogmatici e interessato alla ricerca del linguaggio originale. Questa inclinazione lo porta a collaborare in veste di solista e direttore con orchestre quali: Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, Chicago Symphony Orchestra, Opera di Halle, Orchestra da Camera di Zurigo, Orchestra da Camera di Norvegia, Orchestra del Mozarteum di Salisburgo, Mahler Chamber Orchestra. Nelle ultime stagioni, in qualità di solista, si è esibito al Théâtre de la Ville di Parigi, alla Reading Concert Hall e al Kings Place di Londra con le Sonate e Partite di Bach, pubblicate per Naïve nel 2022.

ESA-PEKKA SALONEN ALL’OPERA DI ROMA CON LA PHILHARMONIA ORCHESTRA

Giovedì 7 novembre alle ore 20.00 il direttore finlandese è protagonista di un concerto straordinario al Costanzi. In programma musiche di Bartók e Sibelius 

Prima tappa della tournée in Italia della prestigiosa orchestra inglese

Dopo più di dieci anni, Esa-Pekka Salonen torna al Costanzi con un programma dedicato a due compositori pionieri della riscoperta del folklore musicale, Béla Bartók e Jean Sibelius. Giovedì 7 novembre, ore 20.00, il musicista finlandese dirige la Philharmonia Orchestra di Londra – di cui è stato direttore principale dal 2008 al 2021 e di cui è attualmente direttore onorario – in una data straordinaria all’Opera di Roma. L’ultima volta al Costanzi con la Philharmonia Orchestra risale al 2013. In questa nuova occasione – prima delle tre tappe della tournée in Italia della compagine inglese, a cui seguono Lucca (Teatro del Giglio) l’8 novembre e Milano (Teatro alla Scala) il 9 novembre – Salonen accosta il Concerto per orchestra di Bartók, tra i brani che consacrarono il compositore ungherese al pubblico americano e poi europeo, ricco di asimmetrie ritmiche e di motivi ispirati alla tradizione popolare magiara, alla Sinfonia n. 1 di Sibelius, espressione, con il suo susseguirsi di soli agli archi e ai legni, di quella raffinata capacità di elaborazione tematica che ha reso Sibelius uno dei migliori sinfonisti del suo tempo. Il concerto di Esa-Pekka Salonen e la Philharmonia Orchestra è la prima delle sei proposte sinfoniche della Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma e precede l’inaugurazione ufficiale del Costanzi, che si apre il 27 novembre con il Simon Boccanegra di Verdi firmato da Richard Jones e diretto da Michele Mariotti. 

Compositore e direttore d’orchestra finlandese, Esa-Pekka Salonen è attualmente direttore musicale della San Francisco Symphony e direttore onorario della Philharmonia Orchestra di Londra, della Los Angeles Philharmonic e della Swedish Radio Symphony Orchestra. Precedentemente, è stato anche direttore principale dell’Orchestra della Radio Svedese e direttore dell’Helsinki Festival, città in cui è nato. Vanta collaborazioni con le maggiori orchestre al mondo e numerose tournée internazionali, dall’Europa al Giappone. Apprezzato per le sue interpretazioni di musica contemporanea, il suo repertorio comprende musiche di Berlioz, Ligeti, Schönberg, Šostakovič e Stravinskij. Ampia anche la sua carriera discografica: tra le incisioni più recenti si ricordano i tre Concerti per pianoforte di Béla Bartók con la San Francisco Symphony e, con la Philharmonia Orchestra, entrambe di Bartók, il Mandarino miracoloso e la Suite di danze. Ha ottenuto diversi riconoscimenti: tra questi nel 1993 quello dell’Accademia Chigiana – è stato il primo direttore a riceverlo – e quello della Royal Philharmonic Society Opera, nel 1995. Tra i più recenti, nel 2020, la nomina di Cavaliere Onorario Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico (KBE) ricevuta dalla Regina Elisabetta II. 

La Philharmonia Orchestra è una delle grandi orchestre del panorama mondiale, che unisce eccellenza e innovazione per perseguire l’obiettivo di creare l’esperienza orchestrale del futuro. Il direttore d’orchestra finlandese Santtu-Matias Rouvali ha preso il testimone come Direttore principale nel 2021 e Marin Alsop lo ha raggiunto come Direttore principale ospite nel 2023. Fondata nel 1945 dal produttore dell’etichetta discografica EMI Walter Legge come orchestra di registrazione, vanta una storia di collaborazioni con importanti personalità artistiche quali Otto Klemperer, Herbert von Karajan, Riccardo Muti, Esa-Pekka Salonen e Christoph von Dohnányi, e ha presentato in prima mondiale composizioni di Richard Strauss, Sir Peter Maxwell Davies, Kaija Saariaho e molti altri. Residente dal 1995 presso la Royal Festival Hall nel cuore di Londra, l’Orchestra collabora con alcuni dei più importanti musicisti internazionali – i nomi per la Stagione 2024/25 includono il pianista Nikolai Lugansky e i direttori Herbert Blomstedt e Riccardo Muti, che fa il suo atteso ritorno alla Philharmonia – ed è ospite delle sale da concerto più importanti al mondo, da Vienna a Tokyo, da New York a San Paolo. Fin dalla sua nascita ha investito nelle più avanzate tecnologie emergenti, al fine di proporre al pubblico esperienze musicali di altissima qualità. Il suo ampio catalogo comprende infatti molte registrazioni di riferimento, esecuzioni in streaming e colonne sonore di centinaia di film e videogiochi. 

Oltre a questo appuntamento, nella Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma sono in programma altri cinque concerti sinfonici. L’8 dicembre Michele Mariotti dirige l’Entr’acte n. 3 di Franz Schubert dal dramma Rosamunde, il ciclo dei Kindertotenlieder di Mahler e la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica di Beethoven. Il concerto prevede la partecipazione straordinaria di Sergio Rubini che legge testi di Giacomo Leopardi. Sabato 22 marzo 2025, invece, Mariotti propone Ein deutsches Requiem di Brahms, affiancato dal soprano Carolina López Moreno e dal baritono Derek Welton. Il 28 aprile, il Costanzi ospita l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori che, diretta da Ignazio Maria Schifani, propone La gloria di primavera di Alessandro Scarlatti in occasione dei trecento anni della morte del compositore. Un progetto del Ministero dell’Università e Ricerca in collaborazione con il Conservatorio di Palermo. Il 10 maggio 2025, James Conlon dirige la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič e la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Beethoven. La programmazione sinfonica si chiude il 26 settembre 2025, con il debutto di Diego Ceretta all’Opera di Roma con il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77 di Brahms – violino solista Marc Bouchkov – e la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Dvořák.

STAGIONE 2024/25 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA 

Esa-Pekka Salonen

Philharmonia Orchestra

CONCERTO STRAORDINARIO 

Direttore Esa-Pekka Salonen

Concerto per orchestra 

Béla Bartók

Sinfonia n. 1 in mi minore 

Jean Sibelius

TEATRO COSTANZI

giovedì 7 novembre ore 20.00

CREDITO FOTOGRAFICO : Benjamin Suomela

PARSONS DANCE INAUGURA LA STAGIONE DI DANZA 2024-2025 DEL TEATRO CELEBRAZIONI

La compagnia statunitense a Bologna con il nuovo tour Balance of Power

In programma anche due prime esecuzioni europee

Giovedì 7 novembre, ore 21.00

È la compagnia internazionale Parsons Dance ad aprire il cartellone 2024-2025 dedicato alla danza del Teatro Celebrazioni di BolognaGiovedì 7 novembre alle ore 21.00 il corpo di ballo newyorkese farà tappa nella città felsinea con il nuovo tour italiano Balance of Power, un programma che racchiude amati classici del suo repertorio e inedite produzioni presentate per la prima volta in Europa.

Parsons Dance è stata fondata nel 1985 dal coreografo David Parsons – considerato dal New York Magazine «uno dei più grandi protagonisti della danza moderna» – e dal pluripremiato lighting designer Howell Binkley, vincitore, tra gli altri, di un Tony Award per il musical di Broadway Hamilton.

La compagnia è una delle poche che, oltre a essersi affermate in tutto il mondo con successo sempre rinnovato, è riuscita a lasciare un segno nell’immaginario contemporaneo e a creare coreografie divenute veri e propri “cult” della danza a livello globale. I suoi spettacoli sono andati in scena in oltre 445 città, in 30 Paesi nei cinque continenti e nei più importanti teatri e festival internazionali, tra cui The Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, Sydney Opera House, Maison de la Danse di Lione, Teatro La Fenice di Venezia e Teatro Municipal di Rio de Janeiro.

Due sono i pezzi coreografici proposti in prima esecuzione europea. Il primo è Juke, commissionato a Jamar Roberts, già ballerino dell’American Dance Theatre di Alvin Ailey e coreografo residente: un omaggio a Spanish Key, tratto dall’album Bitches Brew del leggendario musicista jazz Miles Davis, e agli anni Settanta, con le forme psichedeliche che creano una cornice per far risaltare il talento dei singoli danzatori. Il secondo, The Shape of Us, ruota ancora attorno alla musica. Si tratta dell’ultima creazione di David Parsons: un viaggio dall’alienazione alla connessione con le melodie del gruppo elettronico sperimentale Son Lux, guidato da Ryan Lott, che ha ricevuto una nomination all’Oscar per la colonna sonora del film Premio Oscar 2023 Everything Everywhere All At Once. I ballerini si esplorano scoprendo la reciproca bellezza e i loro legami comunitari.

Seguono quattro balletti di repertorio della Parsons Dance, tre dei quali coreografati da David Parsons. Tutte le creazioni diParsons portano il segno di una straordinaria teatralità e di un lavoro fisico che si trasforma in virtuosismo e leggerezza, prima tra tutte Caught (1982), definita dalla critica «una delle più grandi coreografie degli ultimi tempi». Si tratta di un assolo mozzafiato sulle note di Let The Power Fall di Robert Fripp, nel quale il danzatore sembra sospeso in aria grazie a un gioco di luci stroboscopiche. Balance of Power, che dà anche il titolo al tour, è un assolo di grande successo. Creato nel 2020 durante la pandemia e in collaborazione con il compositore e percussionista italiano Giancarlo De Trizio, il pezzo evidenzia l’intrigante equilibrio di potere tra musicista, danzatore e coreografo. Ogni movimentoha un suo corrispettivo sonoro ed è perfettamente accordato a uno specifico suono delle percussioni, dall’inizio in sordina fino al frenetico finale. Whirlaway, che mette in luce l’affascinante visione artistica di Parsons, è stato commissionato nel 2014 per celebrare Allen Toussaint, il fenomeno musicale di New Orleans. Sulle note che spaziano dal rock al blues, passando per il jazz, la coreografia è un continuo alternarsi di assoli, passi a due, a quattro, a sei, a otto, con coppie che si rimescolano continuamente, come se si divertissero spensieratamente in una danza giocosa.

Takademe (1996) è invece un assolo creato da Robert Battle ai tempi in cui era ballerino della compagnia e mescola umorismo e movimento acrobatico in una decostruzione accorta dei ritmi della danza indiana Kathak; forme chiare e salti propulsivi imitano le sillabe ritmiche vocalizzate della partitura sincopata di Sheila Chandra.

Protagonisti sul palco Zoey Anderson, Megan Garcia, Téa PérezLuke Romanzi, Joseph CyranskiJustine DeliusJoanne HwangLuke Biddinger, Emerson Earnshaw.

Riconosciuta universalmente per la sua danza energica, acrobatica e corale, Parsons Dance ha da sempre raggiunto un vasto pubblico. L’elevata preparazione atletica dei ballerini, guidata dalla maestria di David Parsons nel dare anima alla tecnica, è stata, sin dagli esordi, tra gli elementi distintivi della compagnia.

PREZZI BIGLIETTI: Intero € 38,00 – Ridotto € 35,00 – Under 29 € 32,00

I biglietti sono acquistabili online e nei punti vendita autorizzati sui circuiti Vivaticket e TicketOne, e presso la biglietteria del Teatro Celebrazioni (https://bit.ly/parsonsdance24WEB).

La biglietteria del Teatro Celebrazioni è aperta dal martedì al sabato dalle ore 15 alle ore 19 e nei giorni di spettacolo a partire da un’ora prima dell’inizio (Via Saragozza 234, Bologna | Tel: 051.4399123 | E-mail: info@teatrocelebrazioni.it).

Il pubblico potrà prenotare per una cena o un aperitivo al Celebrazioni Bistrot, nel foyer del Teatro, a cura del Ristorante Biagi e del cocktail bar 10 Codivilla, aperto da un’ora e mezza prima dell’inizio dello spettacolo.

Info e prenotazioni: +39 329 8120861.

L’Orchestra dell’Opera Carlo Felice invitata all’Opéra de Monte-Carlo per La rondine di Puccini in forma di concerto, dirige Giacomo Sagripanti

Mercoledì 30 ottobre 2024, ore 20.00

Opéra de Monte-Carlo

Prosegue il progetto internazionale che vede l’Opera Carlo Felice Genova sempre più presente sul panorama europeo e statunitense. Dopo i successi delle tournée a Muscat (Oman) con A Midsummer Night’s Dream dello scorso febbraio e a New York nell’ambito di A Bridge of Music l’8 e il 9 ottobre 2024, l’Orchestra dell’Opera Carlo Felice è stata invitata dall’Opéra de Monte-Carlo a prendere parte mercoledì 30 ottobre all’esecuzione in forma di concerto de La rondine di Giacomo Puccini, opera che ebbe la sua prima rappresentazione proprio a Monte Carlo nel 1917. L’esecuzione si svolge nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte di Puccini (1858 -1924), l’Orchestra del Carlo Felice e il Coro dell’Opéra de Monte-Carlo (preparato da Stefano Visconti) saranno diretti da Giacomo Sagripanti.

Solisti: Pretty Yende (Magda), Deanna Breiwick (Lisette), Charles Castronovo (Ruggero), Juan Francisco Gatell (Prunier), Roberto De Candia (Rambaldo), Marta Pluda (Bianca), Valentina Corò (Suzy), Aleksandrina Mihaylova (Yvette), Przemyslaw Baranek (Périchaud / Rabonnier), Vincenzo Di Nocera (Gobin), Stefano Arnaudo (Crébillon /Un maggiordomo), Chiara Iaia (Georgette), Rossella Antonacci (Gabriella), Federica Spatola (Lolette), Pasquale Ferraro (Adolfo / Studente / Un giovane), Galia Bakalov (Un cantante).

Dichiara il Sovrintendente: «L’invito dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice all’Opéra de Monte-Carlo è motivo di grande orgoglio per la Fondazione, che continua a perseguire un progetto di internazionalizzazione sempre più esteso e a consolidare il rapporto con prestigiose Istituzioni, nella condivisione di valori culturali e artistici che vedono le  nostre maestranze in primo piano. L’esecuzione de La rondine di Puccini in occasione del centenario della morte del compositore si pone inoltre in continuità con le rappresentazioni di Madama Butterfly e La bohème che la Fondazione ha proposto al proprio pubblico con un caloroso riscontro nei i mesi di gennaio e aprile 2024, a celebrare uno dei più importanti nomi della storia dell’opera italiana».

Per ulteriori informazioni: www.opera.mc e www.operacarlofelicegenova.it

La storia dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice inizia nei primi anni del ‘900; l’attività sinfonica e operistica è da allora continuativa. Con un repertorio che spazia dal Seicento alla musica contemporanea, la compagine si distingue per produttività e versatilità. Sul podio si avvicendano direttori di rilevanza internazionale, per citarne solo alcuni: Victor De Sabata, Igor Stravinsky, Franco Capuana, Sergiu Celibidache, Hermann Scherchen, Claudio Abbado, Alceo Galliera, Carlo Maria Giulini, Riccardo Muti, Georges Prêtre, Mstislav Rostropovič, Gianandrea Gavazzeni, Daniel Oren, Antonio Pappano, Christian Thielemann, Daniele Gatti, Gennadij Roždestvenskij, Bruno Campanella, Zubin Mehta, Nello Santi, Sir Neville Marriner, Kirill Petrenko, Hartmut Haenchen, Vladimir Fedoseev, Andrea Battistoni, Fabio Luisi (Direttore onorario), Donato Renzetti (Direttore emerito). Dal 2022 Riccardo Minasi è il Direttore musicale. Numerose sono le incisioni registrate al Teatro Carlo Felice, in particolare di produzioni liriche, per etichette quali Deutsche Grammophon, Decca, Sony, TDK, Rai-Trade, Nuova Era Records, Arthaus Musik, Dynamic, Bongiovanni, Denon/Nippon Columbia e BMG-Ricordi. L’alto livello artistico consolidato negli anni le consente di prendere parte a manifestazioni di grande prestigio quali il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Ravello Festival, il Festival di musica sacra Anima Mundi di Pisa, e d’esibirsi in importanti sedi nazionali e internazionali quali il Parco della Musica di Roma, il Teatro degli Arcimboldi di Milano, l’Auditorium della Conciliazione di Roma, il Teatro dal Verme di Milano, la Royal Opera House di Muscat, la Astana Opera, il Mariinskij Concert Hall, la Basilica di S. Francesco ad Assisi.

La vita è sogno di Gian Francesco Malipiero al Teatro Malibran chiude la Stagione Lirica e Balletto 2023-24 del Teatro La Fenice

La vita è sogno di Gian Francesco Malipiero chiude la Stagione Lirica e Balletto 2023-2024 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Da tempo attesa sul palcoscenico lagunare, sarà proposta in occasione dell’ottantesimo anniversario della prima rappresentazione veneziana, in un nuovo allestimento con la regia di Valentino Villa, le scene di Massimo Checchetto, i costumi di Elena Cicorella e il light design di Fabio Barettin, e con la direzione musicale di Francesco Lanzillotta alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice.

L’opera andrà in scena al Teatro Malibran il 31 ottobre, 3, 5, 7, 10 novembre 2024.

                Suddivisa in tre atti e quattro quadri, su un libretto che è in sostanza una libera traduzione e riduzione dello stesso Malipiero  dal dramma filosofico-teologico spagnolo (1635) di Pedro Calderón de la Barca, l’opera appartiene a una fase creativa del musicista veneziano che si distingue all’interno della sua copiosa produzione operistica: se quest’ultima è generalmente caratterizzata dal rifiuto delle convezioni drammaturgico-musicali dell’opera ottocentesca e dalla predilezione per la Commedia dell’Arte, La vita è sogno – insieme ad altre opere, nate tra il 1936 e il 1943 e tratte da grandi ‘classici’ del teatro – rappresenta una «parentesi lirica», come la definì l’autore stesso, un avvicinamento all’opera lirica tradizionale testimoniato da un limitato recupero del recitativo e da uno sviluppo coerente dell’azione. Permane, comunque l’articolazione ‘a pennelli’ giustapposti tipica della musica di Malipiero.

La composizione risale al 1941 ma la partitura debuttò in prima rappresentazione assoluta all’Opernhaus di Breslavia il 30 giugno 194,3 per approdare a Venezia l’anno dopo, nell’aprile del 1944.

                Così, il regista Valentino Villa, illustra alcuni degli elementi chiave alla base del suo allestimento: «Nella didascalia iniziale dell’opera si legge: “Senza luogo né tempo in un mondo di fantasia”. Mi sono interrogato molto su queste parole, e ho infine concluso che in realtà il sogno e la fantasia non stessero così bene insieme. Dunque ho preferito privilegiare il primo alla seconda, per cui lo spettacolo si colloca in una zona “senza luogo né tempo”, nell’astrazione di un’epoca storica che, in fondo, è un’astrazione più che una citazione e inscritta nelle logiche proprie del sogno. Quello che abbiamo immaginato con Massimo Checchetto è un apparato scenografico che dà la possibilità di fluire tra i quadri che mano a mano si giustappongono, come è caratteristico in questa opera di Malipiero. Un apparato che  però rimane in una forma meno connotata e più astratta. Dall’altro lato ho chiesto a Elena Cicorella di lavorare sui costumi richiamando un ipotetico Seicento, anche se in un contesto non del tutto definito che può andare dalla Spagna ai Fiamminghi. La macchina scenografica è perciò più astratta rispetto all’elemento del costume, e prende i luoghi che vengono nominati all’interno del libretto come delle indicazioni, delle funzioni, per cui vengono riprese delle forme che sono ovviamente legate alla torre, ma anche alla torre come pozzo, come alto e basso. Il dispositivo scenico contiene degli elementi di dinamica e di meccanica legati al flusso, al sogno dunque, e che citano, anche visivamente, uno strumento che il principe lega alla figura del padre: un sestante, lo strumento, appunto, che misura l’angolo di elevazione di un corpo celeste sopra l’orizzonte».

                «La raffinatezza con cui Malipiero tratta la massa orchestrale – spiega il direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta – raggiunge qui vette altissime; l’attenzione al dettaglio è notevole, molte sono inoltre le indicazioni scritte su come il particolare strumento deve suonare un certo passaggio. Ciò che colpisce però è un’orchestrazione in cui l’orchestra diventa la somma di tanti ensemble cameristici. Rari sono infatti i momenti in cui tutte le sezioni suonano contemporaneamente. È evidente che Malipiero prediliga il timbro puro dello strumento o di una sezione strumentale, così come la plasticità di un’orchestra che lavora per sottrazione».

                Nel prestigioso cast di questo nuovo allestimento della Vita è sogno figurano Riccardo Zanellato interprete del re; Leonardo Cortellazzi in quello del principe, suo figlio; Francesca Gerbasi sarà Estrella, nipote del re; Levent Bakirci sarà impegnato nel doppio ruolo di Don Arias, nipote del re e di uno della folla; Simone Alberghini sarà Clotaldo; Veronica Simeoni, Diana; Enrico Di Geronimo sarà infine il servo di Diana e uno scudiero del re.

Maestro del Coro Alfonso Caiani.

                Ecco il dettaglio delle recite con orari e turni di abbonamento: giovedì 31 ottobre 2024 ore 19.00 (turno A); domenica 3 novembre ore 15.30 (turno B); martedì 5 novembre ore 19.00 (turno D); giovedì 7 novembre ore 19.00 (turno E); domenica 10 novembre ore 15.30 (turno C).

Le recite del 31 ottobre e del 5 novembre fanno parte dell’iniziativa La Fenice per la città realizzata in collaborazione con il Comune di Venezia; quelle del 3, 7 e 10 novembre fanno parte della Fenice per la città metropolitana, in collaborazione con la Città Metropolitana di Venezia.

Per informazioni www.teatrolafenice.it

AL COMUNALE NOUVEAU I “CARMINA BURANA” DI ORFF DIRETTI DA MARCO ANGIUS

Solisti Maria Eleonora Caminada, Marco Ciaponi e Tamon Inoue

Giovedì 31 ottobre e sabato 2 novembre alle 20, e domenica 3 novembre alle 16 

Tra le pagine più amate e conosciute del Novecento, i Carmina Burana di Carl Orff arrivano al Comunale Nouveauper la Stagione d’Opera 2024 del TCBO.

A dirigere tutte le compagini della Fondazione lirico-sinfonica felsinea – Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche – torna Marco Angius, bacchetta di riferimento per il repertorio del Ventesimo secolo e contemporaneo. La cantata scenica – in programma nelle serate di giovedì 31 ottobre e sabato 2 novembre alle 20 e nel pomeriggio di domenica 3 novembre alle 16 – vede come solisti il soprano Maria Eleonora Caminada, il tenore Marco Ciaponi e il baritono giapponese Tamon Inoue. A istruire il Coro e il Coro di Voci Bianche del TCBO sono rispettivamente Gea Garatti Ansini e Alhambra Superchi. L’esecuzione è accompagnata dalle creazioni video di Innovio Arts.

Direttore artistico e musicale dell’Orchestra di Padova e del Veneto, Angius è salito sul podio dell’Ensemble Intercontemporain, della Tokyo Philharmonic e dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai; recentemente ha guidato l’Orchestra del Comunale nel dittico Dido and Aeneas (Didone ed Enea) di Purcell e Die sieben Todsünden (I sette peccati capitali) di Weill.

Carmina Burana – che hanno come titolo originale Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumntis atque imaginibus magicis – furono terminati da Orff nel 1936.Strutturati in un prologo, cinque parti e un finale, sono basati su 24 canti medievali goliardici in latino, francese antico e alto tedesco medio tratti dal Codex Buranus, proveniente dall’abbazia di Benediktbeuern in Baviera. Il compositore tedesco ne venne a conoscenza nel 1934, rimanendone stregato, tanto che – secondo le sue stesse parole – «incominciò un vagliare e cercare, un trovare e gettar via finché ogni particolare del gran mucchio venne a delinearsi sempre meglio». Nonostante esponenti del regime nazista li stroncarono inizialmente per la «Stimmung jazzistica» (umore jazzistico), i «testi incomprensibili nella loro veste linguistica» e «uno stile musicale lapidario», dopo la prima esecuzione a Francoforte nel 1937 i Carmina Burana piacquero da subito al pubblico, e furono regolarmente eseguiti dalla metà degli anni Quaranta (la prima italiana si tenne al Teatro alla Scala il 12 ottobre 1942). Celeberrima, anche per il suo utilizzo in ambito cinematografico e pubblicitario, è l’invocazione alla sorte “O Fortuna” cantata dal coro, che apre e chiude l’opera.

La musica è accostata alle creazioni video appositamente realizzate per lo spettacolo da Innovio Arts, che uniscono – attraverso la tecnica della video-creazione digitale – l’iconografia del “Codex Buranus” e di altri codici medievali con la raffigurazione fantastica che il cinema coevo di Orff dà del Medioevo. La narrazione avvolge testo e musica in un immaginario originale fatto di giochi visivi che non fanno che accrescere l’impatto emotivo di questo capolavoro del Novecento.

Presenting Partner dello spettacolo, e ancora una volta vicina al Teatro, è Alfasigma.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione nel Foyer del Comunale Nouveau. 

Ultimissimi posti disponibili presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi, 1).

OTTAVIO DANTONE TRA CLASSICISMO E NEOCLASSICISMO ALL’AUDITORIUM RAI “A.TOSCANINI”

Con l’Orchestra Rai e Luca Milani solista nel Concerto per clarinetto di Mozart

Torna sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai Ottavio Dantone, uno dei più apprezzati interpreti di oggi di musica antica e non solo. Il concerto è in programma mercoledì 30 ottobre 2024 alle ore 20.00 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino,è trasmesso in diretta su Rai Radio3 e in live streaming su raicultura.it. Replica giovedì 31 ottobre alle 20.30.

Nato musicalmente come clavicembalista e poi salito sui podi più prestigiosi del mondo, dalla Scala al Festival di Salisburgo, passando per i Proms di Londra, Dantone è uno dei “direttori di famiglia” dell’Orchestra Rai, che lo ospita regolarmente per più di un programma a stagione. In quella in corso tornerà anche venerdì 18 aprile 2025 per il Concerto di Pasqua, per interpretare Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce di Franz Joseph Haydn.

La serata del 30 e 31 ottobre invece si apre con la Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 detta “Classica” di Sergej Prokof’ev. Un esempio di neoclassicismo novecentesco che il compositore scrisse nel 1917 guardando soprattutto al modello di Haydn, oltre che a quello di Mozart. La Sinfonia Classica è stata eseguita per la prima a volta nel 1918 a Leningrado sotto la direzione dello stesso Prokof’ev, che dopo due settimane dalla prima lasciò la Russia per espatriare in America.

Segue il Concerto per clarinetto e orchestra in la maggiore KV 622 di Wolfgang Amadeus Mozart, affidato al primo clarinetto dell’Orchestra Rai Luca Milani, impegnato in veste di solista. Composto nel 1791, anno della scomparsa di Mozart, il lavoro è l’unica pagina concertistica scritta per clarinetto dal compositore. Nato su commissione dell’amico Anton Stadler, nonostante sia stato creato quando l’autore era ormai allo stremo delle sue forze, il brano è decisamente lontano dalla furia emotiva del Requiem,estremo e incompiuto lascito mozartiano, ed è piuttosto caratterizzato da un senso di pace, vicino forse alla rassegnazione. Il concerto è particolarmente amato dal pubblico, anche per l’utilizzo nella colonna sonora del film Out of Africa (La mia Africa)di Sydney Pollack, che ne ha reso celeberrimo il secondo movimento.

Chiude la serata la Sinfonia n. 100 in sol maggiore di Franz Joseph Haydn detta “Militare”. Scritta ed eseguita per la prima volta nel 1794 all’Hanover Square Rooms di Londra, nel giorno del 72esimo compleanno dell’autore, la Sinfonia è caratterizzata da un piglio militaresco, riscontrabile nell’uso di ritmi di marcia, nelle melodie esotiche e nell’impiego di strumenti tipici delle parate militari, quali timpani e gran cassa.

I biglietti, da 9 a 30 euro, sono in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino e online sul sito dell’OSN Rai. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

Al Teatro Auditorium Eugenio Montale, da Lunedì 28 ottobre a Martedì 19 novembre : Zêna

Commedia musicale in un atto di Fabrizio Lamberti

Libretto di Mauro Graiani

Commissione della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Da Lunedì 28 ottobre a Martedì 19 novembre

Teatro Auditorium Eugenio Montale

Da lunedì 28 ottobre torna in scena al Teatro Auditorium Eugenio Montale la commedia musicale in un atto Zêna, di Fabrizio Lamberti – maestro concertatore, direttore e pianista –  su libretto di Mauro Graiani, che ne cura regia, scene, costumi e luci. A dare vita ai protagonisti della commedia saranno: Rosario D’Aniello (Bacci), Danilo Ramon Giannini (Carbunin/Dieguito/Juan/Edmondo de Amicis), Andrea D’Andreagiovanni (Schiappacasse/Pedro Vasena/Padre Miguel/Banchiere/Poliziotto), Elisa Dal Corso/Laura Repetto (6, 8, 11, 15) (Natalina/Maria), Fabrizio Lamberti (Sagrestano).

Con la partecipazione straordinaria in video di Corrado Tedeschi nella parte di Bacci anziano e con la Zêna Òrchèstra.

L’opera è la versione in atto unico della commedia musicale Zêna (If I Think Home), ispirata alla canzone popolare Ma se ghe penso. La trama segue la storia di un ragazzino della Genova di fine ‘800 che parte per cercare fortuna in Argentina armato solo di buone speranze e di una piantina di basilico, grazie alla quale riuscirà ad affermarsi. Nonostante ciò, una volta in là con gli anni, il protagonista cederà alla nostalgia di casa e tornerà a Genova. L’organico di questo atto unico prevede cinque attori cantanti – quattro dei quali si alternano in doppio, triplo ruolo – un quartetto di musicisti e un elemento video a ritrarre il protagonista ormai anziano, voce e volto narrante dell’intera vicenda. La narrazione è incentrata sulle difficoltà di coloro che, ieri come oggi, fuggono da una vita di stenti per risollevare le sorti della propria esistenza, ma devono fare i conti con il richiamo delle proprie radici. Zêna è indirizzata in particolare ad un pubblico di studenti, con l’obiettivo di sensibilizzarli al tema dell’immigrazione.

Date

Ottobre 2024Lunedì 28 (ore 9.30 e ore 11.30); martedì 29 (ore 9.30 e ore 11.30); mercoledì 30 (ore 9.30 e ore 11.30); giovedì 31 (ore 9.30 e ore 11.30).

Novembre 2024Lunedì 4 (ore 9.30 e ore 11.30); martedì 5 (ore 9.30 e ore 11.30); mercoledì 6 (ore 9.30 e ore 11.30); giovedì 7 (ore 9.30 e ore 11.30); venerdì 8 (ore 9.30 e ore 11.30); lunedì 11 (ore 9.30 e ore 11.30); martedì 12 (ore 9.30 e ore 11.30); mercoledì 13 (ore 9.30 e ore 11.30); giovedì 14  (ore 9.30 e ore 11.30); venerdì 15 (ore 9.30 e ore 11.30); lunedì 18 (ore 9.30 e ore 11.30); martedì 19 (ore 9.30 e ore 11.30).

Biglietti

Intero 10,00 euro

Ridotto 5,00 euro

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it

Simone Young e Alexander Soddy sul podio del Ring

Una direttrice di grande prestigio nei maggiori teatri e un nome emergente

dirigeranno la nuova Tetralogia del Teatro alla Scala con la regia di David McVicar.

E il Teatro anticipa il ciclo con un convegno di studi venerdì 25 ottobre.

Saranno una direttrice e un talento emergente a colmare il vuoto lasciato dalla rinuncia di Christian Thielemann: Simone Young e Alexander Soddy dirigeranno il ciclo completo del Ring des Nibelungen nella nuova produzione del Teatro alla Scala in scena tra il 2024 e il 2026 con la regia di David McVicar.

Nei primi tre titoli della Tetralogia Simone Young dirigerà le prime tre rappresentazioni, Alexander Soddy le altre tre. In particolare, Simone Young dirigerà Das Rheingold il 28 e 31 ottobre e il 3 novembre e Alexander Soddy il 5, 7 e 10 novembre 2024; per Die Walküre sono previsti Simone Young il 5, 9 e 12 febbraio e Alexander Soddy il 15, 20, 23 febbraio 2025; per Siegfried Simone Young il 6, 9 e 13 giugno e Alexander Soddy il 16 e 21 giugno 2025. Le date degli spettacoli restano invariate, salvo un’inversione con una data di balletto: la rappresentazione di Siegfried prevista il 12 giugno è ora posticipata al 13 giugno e la rappresentazione di Paquita del 13 giugno è anticipata al 12.

Nella Stagione 2025/2026 sarà Alexander Soddy a dirigere le prime rappresentazioni di Götterdämmerung, poi Simone Young le successive; infine ciascuno dei due artisti dirigerà un ciclo completo.

Il nuovo Ring des Nibelungen scaligero ˗ nel cui cartellone campeggiano i nomi di molte tra le maggiori voci wagneriane di oggi, come Michael Volle, Camilla Nylund, Klaus Florian Vogt, Elza van den Heever e Okka von der Damerau ˗ mantiene quindi inalterato il suo calendario unendo l’autorevolezza di una prestigiosa bacchetta wagneriana come Simone Young all’interesse per il nuovo talento di Alexander Soddy. La Tetralogia inoltre procederà con coerenza e unità di visione. Quindici anni fa, all’inizio della sua carriera, Alexander Soddy è stato assistente di Simone Young nel Ring ad Amburgo e il legame tra i due artisti è rimasto intatto da allora: le due bacchette lavorano insieme alla costruzione di una linea interpretativa coerente e di quel suono “sostenuto ma trasparente” (Young) che Wagner creò nella buca di Bayreuth.   

Simone Young è una delle bacchette più autorevoli in questo repertorio: giovanissima assistente di Barenboim nel Ring berlinese con la regia di Kupfer, ha diretto la sua prima Tetralogia alla Staatsoper di Vienna nel 1999 ottenendo un successo confermato a Monaco, Berlino, Amburgo e questa estate a Bayreuth, dove è stata la prima direttrice cui è stato affidato il Ring. Alla Scala ha debuttato nel 2023 con Peter Grimes di Britten e Turangalîla di Messiaen. In queste settimane è stata impegnata anche in Fin de partie di Kurtág alla Staatsoper di Vienna.

Il quarantunenne Alexander Soddy, che è stato Generalmusikdirektor a Mannheim, dirige regolarmente al Metropolitan, al Covent Garden e alle Staatsoper di Vienna, Monaco e Berlino, dove ha diretto ben quattro titoli in questa stagione, e sta intensificando la sua presenza in Italia: nel 2025 è già in cartellone alla Scala con Così fan tutte e al Maggio Musicale con Macbeth e Salome. Alexander Soddy ha appena diretto Fidelio al Covent Garden e i prossimi impegni includono Die Meistersinger e Fin de partie alla Staatsoper di Berlino.

Il Teatro ringrazia Michael Güttler, che aveva dato la sua disponibilità a dirigere l’ultima rappresentazione di Siegfried. Il suo intervento non sarà necessario con il nuovo calendario, ma ritroveremo presto il Maestro nella programmazione scaligera.

Il Teatro alla Scala anticipa le rappresentazioni di Das Rheingold con il convegno “Il Ring alla Scala” che si terrà venerdì 25 ottobre dalle ore 15 alle ore 18 al Ridotto dai Palchi con interventi di Maurizio Giani, Anna Maria Monteverdi, Marco Targa e una conversazione tra il regista David McVicar e il consulente scientifico del Teatro alla Scala Raffaele Mellace.

ESA-PEKKA SALONEN ALL’OPERA DI ROMA CON LA PHILHARMONIA ORCHESTRA

Giovedì 7 novembre alle ore 20.00 il direttore finlandese è protagonista di un concerto straordinario al Costanzi. In programma musiche di Bartók e Sibelius 

Prima tappa della tournée in Italia della prestigiosa orchestra inglese

Lezione di Giovanni Bietti gratuita e aperta al pubblico martedì 29 ottobre ore 17.00

Dopo più di dieci anni, Esa-Pekka Salonen torna al Costanzi con un programma dedicato a due compositori pionieri della riscoperta del folklore musicale, Béla Bartók e Jean Sibelius. 

Giovedì 7 novembre, ore 20.00, il musicista finlandese dirige la Philharmonia Orchestra di Londra – di cui è stato direttore principale dal 2008 al 2021 e di cui è attualmente direttore onorario – in una data straordinaria all’Opera di Roma. L’ultima volta al Costanzi con la Philharmonia Orchestra risale al 2013. In questa nuova occasione – prima delle tre tappe della tournée in Italia della compagine inglese, a cui seguono Lucca (Teatro del Giglio) l’8 novembre e Milano (Teatro alla Scala) il 9 novembre – Salonen accosta il Concerto per orchestra di Bartók, tra i brani che consacrarono il compositore ungherese al pubblico americano e poi europeo, ricco di asimmetrie ritmiche e di motivi ispirati alla tradizione popolare magiara, alla Sinfonia n. 1 di Sibelius, espressione, con il suo susseguirsi di soli agli archi e ai legni, di quella raffinata capacità di elaborazione tematica che ha reso Sibelius uno dei migliori sinfonisti del suo tempo. Il concerto di Esa-Pekka Salonen e la Philharmonia Orchestra è la prima delle sei proposte sinfoniche della Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma e precede l’inaugurazione ufficiale del Costanzi, che si apre il 27 novembre con il Simon Boccanegra di Verdi firmato da Richard Jones e diretto da Michele Mariotti. 

È in programma una lezione straordinaria di Giovanni Bietti sul concerto di Salonen martedì 29 ottobre alle ore 17.00 in Sala Grigia al Costanzi. L’appuntamento è a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria attraverso Ticketone e il sito del Teatro. 

Compositore e direttore d’orchestra finlandese, Esa-Pekka Salonen è attualmente direttore musicale della San Francisco Symphony e direttore onorario della Philharmonia Orchestra di Londra, della Los Angeles Philharmonic e della Swedish Radio Symphony Orchestra. Precedentemente, è stato anche direttore principale dell’Orchestra della Radio Svedese e direttore dell’Helsinki Festival, città in cui è nato. Vanta collaborazioni con le maggiori orchestre al mondo e numerose tournée internazionali, dall’Europa al Giappone. Apprezzato per le sue interpretazioni di musica contemporanea, il suo repertorio comprende musiche di Berlioz, Ligeti, Schönberg, Šostakovič e Stravinskij. Ampia anche la sua carriera discografica: tra le incisioni più recenti si ricordano i tre Concerti per pianoforte di Béla Bartók con la San Francisco Symphony e, con la Philharmonia Orchestra, entrambe di Bartók, il Mandarino miracoloso e la Suite di danze. Ha ottenuto diversi riconoscimenti: tra questi nel 1993 quello dell’Accademia Chigiana – è stato il primo direttore a riceverlo – e quello della Royal Philharmonic Society Opera, nel 1995. Tra i più recenti, nel 2020, la nomina di Cavaliere Onorario Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico (KBE) ricevuta dalla Regina Elisabetta II. 

La Philharmonia Orchestra è una delle grandi orchestre del panorama mondiale, che unisce eccellenza e innovazione per perseguire l’obiettivo di creare l’esperienza orchestrale del futuro. Il direttore d’orchestra finlandese Santtu-Matias Rouvali ha preso il testimone come Direttore principale nel 2021 e Marin Alsop lo ha raggiunto come Direttore principale ospite nel 2023. Fondata nel 1945 dal produttore dell’etichetta discografica EMI Walter Legge come orchestra di registrazione, vanta una storia di collaborazioni con importanti personalità artistiche quali Otto Klemperer, Herbert von Karajan, Riccardo Muti, Esa-Pekka Salonen e Christoph von Dohnányi, e ha presentato in prima mondiale composizioni di Richard Strauss, Sir Peter Maxwell Davies, Kaija Saariaho e molti altri. Residente dal 1995 presso la Royal Festival Hall nel cuore di Londra, l’Orchestra collabora con alcuni dei più importanti musicisti internazionali – i nomi per la Stagione 2024/25 includono il pianista Nikolai Lugansky e i direttori Herbert Blomstedt e Riccardo Muti, che fa il suo atteso ritorno alla Philharmonia – ed è ospite delle sale da concerto più importanti al mondo, da Vienna a Tokyo, da New York a San Paolo. Fin dalla sua nascita ha investito nelle più avanzate tecnologie emergenti, al fine di proporre al pubblico esperienze musicali di altissima qualità. Il suo ampio catalogo comprende infatti molte registrazioni di riferimento, esecuzioni in streaming e colonne sonore di centinaia di film e videogiochi. 

Oltre a questo appuntamento, nella Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma sono in programma altri cinque concerti sinfonici. L’8 dicembre Michele Mariotti dirige l’Entr’acte n. 3 di Franz Schubert dal dramma Rosamunde, il ciclo dei Kindertotenlieder di Mahler e la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica di Beethoven. Il concerto prevede la partecipazione straordinaria di Sergio Rubini che legge testi di Giacomo Leopardi. Sabato 22 marzo 2025, invece, Mariotti propone Ein deutsches Requiem di Brahms, affiancato dal soprano Carolina López Moreno e dal baritono Derek Welton. Il 28 aprile, il Costanzi ospita l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori che, diretta da Ignazio Maria Schifani, propone La gloria di primavera di Alessandro Scarlatti in occasione dei trecento anni della morte del compositore. Un progetto del Ministero dell’Università e Ricerca in collaborazione con il Conservatorio di Palermo. Il 10 maggio 2025, James Conlon dirige la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič e la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Beethoven. La programmazione sinfonica si chiude il 26 settembre 2025, con il debutto di Diego Ceretta all’Opera di Roma con il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77 di Brahms – violino solista Marc Bouchkov – e la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Dvořák.

Info su www.operaroma.it 

Biglietti disponibili sul sito https://www.operaroma.it/spettacoli/esa-pekka-salonenphilharmonia-orchestra/ e al botteghino

Carmen chiude la Stagione d’Opera al Teatro di San Carlo

Sul podio Dan Ettinger, regia di Daniele Finzi Pasca

 Venerdì 25 ottobre, ore 20:00

Fino a domenica 3 novembre

La Stagione d’Opera 23/24 del Teatro di San Carlo chiude con Carmen: il capolavoro di Georges Bizet torna al Lirico napoletano nell’apprezzato allestimento con la regia di Daniele Finzi Pasca. Sul podio il Direttore Musicale Dan Ettinger.

Debutto venerdì 25 ottobre alle ore 20:00 e seguiranno 7 repliche fino a domenica 3 ottobre.

Le scene sono di Hugo Gargiulo, mentre a firmare i costumi è Giovanna Buzzi. Le luci, co-create con Finzi Pasca, sono di Alexis Bowles e le coreografie di Maria Bonzanigo.Impegnate tutte le compagini artistiche del Massimo partenopeo: insieme all’Orchestra,il Coro preparato da Fabrizio Cassi, il Balletto diretto da Clotilde Vayer e il Coro di Voci Bianche affidato a Stefania Rinaldi.

Nel ruolo del titolo il mezzosoprano Aigul Akhmetshina. Dmytro Popov, al suo debutto al San Carlo, darà voce e volto a Don José, mentre Selene Zanetti interpreta Micaëla. Nelle recite del 26 e 30 ottobre, nonché del 3 novembre, si alterneranno rispettivamente Victoria Karkacheva, Jean-François Borras e Désirée Giove.

E ancora nel cast, Mattia Olivieri sarà Escamillo, Pierre Doyen Moralès, Nicolò Donini Zuniga. Floriane Hasler e Andrea Cueva Molnar vestiranno i panni di Mercédès e Frasquita. Completano il cast Régis Mengus (Le Dancaïre), Loïc Félix (Le Remendado) e tre Artisti del Coro: Silvia Cialli (Une Merchande d’Orange), Giacomo Mercaldo (Un Bohémien) e Sergio Valentino (Lillas Pastia).

“Questa regia è stata pensata in forma pittorica – racconta Finzi Pasca. Tonalità di luce scompongono lo spazio come fossero colpi di pennello usando quattro colori dominanti: il giallo del primo atto, il bianco del secondo e poi a seguire il nero e il rosso. Le scene di Hugo assistito da Matteo, i costumi di Giovanna e le coreografie di Maria hanno dialogato con questa dimensione cromatica reinventando una Spagna sospesa in un non-tempo, onirica, concreta e irreale fatta della stessa materia che compone i miei sogni.”

E prosegue: “Volevo una Carmen semplice, libera, autonoma, capace di innamorarsi e di ribellarsi in un modo cristallino spinta dalla passione del vivere. La vorrei impregnata di una sensualità naturale, selvaggia, ma non costruita, e misurata con malizia.”

Tra le opere più conosciute e amate, Carmen si ispira alla novella omonima di Prosper Mérimée. Lavorare su questo soggetto fu una precisa volontà di Georges Bizet quando Camille Du Locle e Adolphe de Leuven, direttori dell’Opéra-Comique, commissionarono la scrittura di un’opera al compositore. La stesura del libretto fu, invece, affidata a Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Fredda fu l’accoglienza del pubblico alla prima rappresentazione nel marzo 1875, per un’opera che arriverà in Italia solo quattro anni più tardi e proprio a Napoli, al Teatro Bellini.

Carmen

/ Opera

Dal 25 Ottobre al 03 Novembre

Carmen

Opéra-comique in quattro atti
Musica di Georges Bizet
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy ispirato alla novella omonima di Prosper Mérimée

Direttore | Dan Ettinger
Regia e Co-creatore luci | Daniele Finzi Pasca
Scene | Hugo Gargiulo
Costumi | Giovanna Buzzi
Co-creatore luci | Alexis Bowles
Choreographies | Maria Bonzanigo

Interpreti
Carmen | Aigul Akhmetshina (25, 27, 29, 31, 2)/ Victoria Karkacheva (26, 30, 3)
Don José | Dmytro Popov  (25, 27, 29, 31, 2)/ Jean-François Borras (26, 30, 3)
Escamillo | Mattia Olivieri
Moralès | Pierre Doyen
Zuniga | Nicolò Donini
Micaëla | Selene Zanetti (25, 27, 29, 31, 2) / Désirée Giove (26, 30, 3)
Mercédès | Floriane Hasler
Frasquita | Andrea Cueva Molnar
Le Dancaïre / Il Dancairo | Régis Mengus
Le Remendado / Il Remendado | Loïc Félix
Une Merchande d’Orange | Silvia Cialli
Un Bohémien | Giacomo Mercaldo
Lillas Pastia | Sergio Valentino

♭ debutto al Teatro di San Carlo
♮ Artista del Coro

Orchestra, Coro e Balletto del Teatro di San Carlo
con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo

Maestro del Coro | Fabrizio Cassi
Direttore del Balletto | Clotilde Vayer
Direttore del Coro di Voci Bianche | Stefania Rinaldi

Produzione del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI
venerdì 25 ottobre 2024, ore 20:00 – A – CREMISI – II
sabato 26 ottobre 2024, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II
domenica 27 ottobre 2024, ore 17:00 – F – CREMISI – II
martedì 29 ottobre 2024, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III
mercoledì 30 ottobre 2024, ore 20:00 – B – CREMISI – III
giovedì 31 ottobre 2024, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – III
sabato 2 novembre 2024, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II
domenica 3 novembre 2024, ore 17:00 F.A. – CREMISI – II

Opera in Francese con sovratitoli in Italiano e in Inglese
Durata: 2 ore e 50 minuti circa, con intervallo

Le quattro sinfonie di Johannes Brahms al Maggio: sabato 26 ottobre 2024 alle ore 20, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 e la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

Alla guida dell’Orchestra del Maggio, sul podio della Sala Mehta, il direttore principale Daniele Gatti

In cartellone, sabato 26 ottobre 2024 alle ore 20, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
e la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 con le quali il maestro Gatti conclude il ciclo dedicato a Johannes Brahms

Si informa il gentile pubblico che i posti per il concerto sono in rapida fase di esaurimento e sono ancora solo disponibili i biglietti per le poltrone in tribuna Coro

Dopo i grandi successi dei concerti del 10 e del 17 ottobre, volge al termine il ciclo – con il direttore principale Daniele Gatti alla testa dell’Orchestra del Maggio – dedicato a Johannes Brahms con il “Requiem tedesco” e le quattro sinfonie.

In apertura al concerto di sabato 26 ottobre alle ore 20, in Sala Mehta, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73. La velocità con cui Brahms realizzò la nuova composizione fu sorprendente se paragonata alla lunghissima gestazione del suo primo sforzo sinfonico. Se la Sinfonia n. 1 era stata salutata come ‘Decima sinfonia’, alludendo all’eredità beethoveniana di cui Brahms era custode e garante, la Seconda fu denominata sia ‘pastorale’, per il carattere prevalentemente lirico e melodico, sia ‘viennese’, per il ritmo di valzer presente in due dei quattro movimenti.
Il concerto prosegue con la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98: dopo dieci anni dalla sua prima prova in campo sinfonico, Brahms aveva ormai confermato il suo valore dopo aver costruito passo dopo passo il proprio linguaggio nel segno della classicità rivista attraverso la sensibilità romantica. Nella Sinfonia n. 4 il virtuosismo compositivo si sposa a una cantabilità intrisa di malinconia dando vita a un discorso musicale dove ogni idea tematica viene plasmata meticolosamente prima di trovare la sua collocazione ideale.

Il programma:

JOHANNES BRAHMS

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

Era trascorso appena un anno dalla presentazione della Sinfonia n. 1 quando nell’estate del 1877, sulle sponde del lago di Wörth in Carinzia, vide la luce la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73. La rapidità con cui Brahms realizzò la nuova composizione fu sorprendente se paragonata alla lunghissima gestazione, durata quasi un ventennio, che accompagnò la sua prima creatura sinfonica. Se la Prima era stata salutata come ‘Decima sinfonia’, alludendo all’eredità beethoveniana di cui Brahms era custode e garante, la Seconda fu denominata sia ‘pastorale’, per il carattere prevalentemente lirico e melodico, sia ‘viennese’, per il ritmo di valzer presente in due dei quattro movimenti. L’incipit dell’opera è un motto di sole tre note intonato dagli archi gravi a cui rispondono corni, fagotti, flauti e clarinetti. Potrebbe sembrare un’introduzione ma in realtà è già il tassello fondamentale con cui Brahms costruisce il primo tema e da lì l’intero discorso sinfonico. L’Adagio seguente è una pagina di intenso lirismo che accoglie le sonorità cameristiche di fiati e archi al ritmo cullante di berceuse, mentre l’Allegretto grazioso con i suoi due Trii si muove spensierato a passo di danza bucolica. Nell’ultimo movimento, a sancire il collegamento con l’inizio della sinfonia, ecco ricomparire il motto iniziale di tre note che Brahms trasforma con innumerevoli combinazioni ritmico-melodiche nel tripudio generale dell’orchestra.

Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98
Durante le vacanze estive del 1884 e del 1885 Brahms attese alla composizione della Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98, l’ultima del suo catalogo. A dieci anni di distanza dalla sua prima e temutissima prova in campo sinfonico, Brahms aveva ormai confermato il suo valore sul campo dopo aver costruito passo dopo passo il proprio linguaggio nel segno della classicità rivista attraverso la sensibilità romantica. Nella Sinfonia n. 4 il virtuosismo compositivo si sposa a una cantabilità intrisa di malinconia dando vita a un discorso musicale dove ogni idea tematica viene plasmata meticolosamente prima di trovare la sua collocazione ideale. Il primo movimento, ad esempio, è costruito interamente a partire da un intervallo di terza e dal suo rivolto; si tratta di materiali minimi che tra le mani di un artigiano delle note come Brahms vengono sfruttati in tutte le loro possibilità. Anche il secondo tema è costruito su intervalli di terza, così come tutte le altre idee tematiche che sembrano germogliare da quel medesimo seme dalle potenzialità infinite. E se nell’Allegro iniziale il compositore costruisce con pochi e semplici intervalli un intero e complesso movimento, nel grandioso Allegro finale decide di sfoggiare il più alto magistero contrappuntistico. Brahms chiude infatti il capitolo, breve ma intenso, della sua produzione sinfonica con una Ciaccona (una serie di variazioni su un basso ostinato) basata su un tema derivato dalla Cantata BWV 150 di Bach. Una scelta che celebra la tradizione musicale di appartenenza e stabilisce, al tempo stesso, il punto di non ritorno del sinfonismo romantico.

La locandina:

JOHANNES BRAHMS
Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
Allegro non troppo/ Adagio non troppo/
Allegretto grazioso (quasi Andantino). Presto ma non assai. Tempo I/Allegro con spirito

Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98
Allegro non troppo/Andante moderato/Allegro giocoso/Allegro energico e passionato

Direttore
Daniele Gatti

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Prezzi:
Settore D: 20€; Settore C: 35€; Settore B: 50€; Settore A: 70€

Durata complessiva 2 ore circa (intervallo incluso)

DONIZETTI OPERA 2024: DECIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEDICATO AL COMPOSITORE BERGAMASCO

Programma celebrativo con due capolavori: Roberto Devereux e Don Pasquale Zoraida di Granata è la rarità per #donizetti200

Tornano LU OpeRave, gli incontri tematici, presentazioni, prove aperte, attività per scuole e famiglie

Nelle locandine i nomi di grandi interpreti come Javier Camarena, Roberto de Candia, Cecilia Molinari, John Osborn, Jessica Pratt insieme ad altri affermati più giovani interpreti e agli allievi della Bottega Donizetti

Sul podio Riccardo Frizza, Iván López-Reynoso e Alberto Zanardi

Le regie sono di Stephen Langridge, Amélie Niermeyer, Bruno Ravella e Mattia Agatiello

A Bergamo le attività cominciano il 25 ottobre in attesa dei weekend operistici
dal 14 novembre all’1 dicembre
.

2015-2024: manca meno di un mese alla decima edizione del festival Donizetti Opera, manifestazione di rilievo internazionale dedicata al compositore bergamasco e organizzata dalla Fondazione Teatro Donizetti presieduta da Giorgio Berta con la direzione generale di Massimo Boffelli, la direzione artistica di Francesco Micheli e quella musicale di Riccardo Frizza.

Il programma musicale si svolgerà a Bergamo “Città di Gaetano Donizetti” dal 14 novembre al 1° dicembre 2024 ma già dal 25 ottobre sono in programma numerose attività per il pubblico: incontri, conferenze e prove aperte.

«Ci avviciniamo al debutto del Donizetti Opera 2024 con tanti dati davvero incoraggianti – dichiara il Presidente della Fondazione Teatro Donizetti Giorgio Berta – Anche quest’anno la raccolta di fondi provenienti dagli sponsor e dai donatori è stata oltremodo significativa e di grande soddisfazione, attestandosi ad oggi per tutta la Fondazione a 1.300.000 euro. Abbiamo confermato le principali partnership ma anche registrato nuove importanti adesioni. Abbiamo lanciato un nuovo progetto che lega il numero degli Ambasciatori di Donizetti alle 73 opere del catalogo donizettiano e, ad oggi, abbiamo abbinato 50 Ambasciatori ad altrettanti titoli. Anche le prenotazioni e le vendite dei biglietti al momento sono in crescita rispetto allo scorso anno, a dimostrazione che l’equilibrio trovato dal direttore artistico Francesco Micheli fra ricerca e repertorio è vincente. Infine anche la stampa estera è sempre più interessata a raccontare e documentare la programmazione del Donizetti Opera: un’ulteriore conferma dell’internazionalità del festival».

«Il Donizetti Opera – dichiara l’Assessore alla Cultura di Bergamo Sergio Gandi – porterà in scena i titoli di Gaetano Donizetti all’interno di una proposta legata alla contemporaneità che affronterà temi anche di attualità politica, come già successo nelle ultime edizioni. Questo ha contributo nel tempo a far diventare una “star” un autore che per la città era quasi sconosciuto. In generale, questa programmazione articolata e così organizzata,  ha dato al festival e quindi anche a tutta la città un profilo internazionale, così come dimostrano i dati già in nostro possesso, che segnano l’87% di stranieri nelle prenotazioni dei gruppi. Tutto questo ci porta a poter considerare il Donizetti Opera un pilastro dell’identità di Bergamo: questa edizione che celebra le dieci edizioni lo dimostra in modo particolare».

«È la decima edizione del Donizetti Opera – sottolinea il direttore artistico Francesco Micheli – il decimo anno in cui si lavora alla costruzione del monumento a questo artista la cui grandezza è ancora tutta da esplorare, un monumento di cui siamo fieri, e grati, di aver potuto costruire il primo tassello. Abbiamo cercato, da un lato, di risalire alla fonte dell’uomo e dell’artista, proponendo le sue opere, sia quelle più note che quelle che lo sono meno, in edizioni filologicamente ineccepibili e coerenti con la prassi esecutiva dell’epoca. Dall’altro, abbiamo voluto coniugare al presente la rivoluzionaria teatralità di Donizetti, convinti che nessun teatro sia contemporaneo, vitale e necessario come il suo. L’obiettivo è sempre lo stesso, oggi come dieci anni fa: divulgare l’opera di Donizetti, e diffondere il benefico contagio del nostro amore per lui a Bergamo, in Italia e nel mondo intero».

L’edizione 2024 del festival Donizetti Opera è quindi celebrativa, con i weekend che “cominciano” il giovedì. Sarà riproposta al Balzer Globe LU OpeRave (giovedì 14, giovedì 21 e venerdì 29 novembre), la creazione 2023 ispirata alla più celebre delle opere donizettiane firmata dal regista e coreografo Mattia Agatiello con la direzione creativa di Stefano Libertini Protopapa. Al Teatro Donizetti andranno in scena due capolavori di Gaetano Donizetti: Roberto Devereux (venerdì 15, sabato 23 e giovedì 28 novembre) e Don Pasquale (domenica 17, venerdì 22 e sabato 30 novembre) affidati rispettivamente al direttore musicale del festival Riccardo Frizza e al regista inglese Stephen Langridge il dramma elisabettiano e alla regista Amélie Niemeyer e alla bacchetta del giovane messicano Iván López-Reynoso l’ultima grande commedia della maturità. In prima moderna, al Teatro Sociale, andrà in scena con la regia di Bruno Ravella la versione “Roma 1824” di Zoraida di Granata (sabato 16 novembre, domenica 24 novembre, domenica 1° dicembre) per il ciclo #donizetti200 e Alberto Zanardi sul podio.

A contribuire all’atmosfera festivaliera del weekend tornano i concerti Casa e Bottega: domenica 17 novembre alle ore 11 la Casa natale di Donizetti in Città alta ospiterà il primo dei tre concerti in programma, protagonisti Massimo Spadano, primo violino dell’Orchestra Donizetti Opera, e Francesco Libetta pianista e virtuoso celebre, che presenteranno alcune pagine per violino e pianoforte del Bergamasco come anteprima della loro nuova pubblicazione digitale per Sony Music in uscita nel 2025. Le due domenica successive, 24 novembre e 1° dicembre, sempre alle ore 11.00, concerti degli allievi della Bottega Donizetti accompagnati al pianoforte da Hana Lee, impegnati in brani dalle opere del compositore di casa. Com’è noto, l’attività della Bottega Donizetti è sostenuta dal Rotary Club Terra di San Marco attraverso la vendita durante il festival della Torta del Donizèt nella speciale confezione celebrativa da collezione e la realizzazione del dolce, affidata dalle pasticcerie Balzer, La Marianna e Morlacchi.

Ampio spazio durante il festival per l’attività Education e Opera Family. Per la prima volta, l’opera partecipata pensata per gli studenti della scuola primaria e secondaria di I grado, andrà in scena al Teatro Donizetti (non al Sociale come negli anni scorsi) e sarà Don Pasquale. Il grande gioco dell’amore, in programma il 22, 25 e 26 novembre al mattino (doppia recita alle ore 9.30 e alle 11.30; il 26 alle 9.00 e alle 11.00); autore della drammaturgia e regia è Manuel Renga, esperto di spettacoli musicali per bambini e ragazzi, mentre la direzione musicale è di Aram Khacheh con l’Ensemble Donizetti Opera e il pianista Marco Regazzi. Domenica 24 novembre alle 16, Don Pasquale. Il grande gioco dell’amore sarà aperto alle famiglie che alle 14.30 potranno anche partecipare ad un laboratorio di preparazione. Quest’ultimo è uno dei tre appuntamenti del Donizetti Opera Family che prenderanno il via domenica 17 novembre in Città Alta con una caccia al tesoro donizettiana dal titolo Il gufo investigatore (Casa natale, dalle 14 fino alle 16) e poi si completa, sabato 30 novembre (Teatro Donizetti ore 15.30) con Tano di Lammermoor uno spettacolo con i Burattini Cortesi su drammaturgia e regia di Manuel Renga e Simone Dini Gandini e i cantanti Leonardo Moroni, Roberto Dibitonto, Francesca Longa. Fra le attività Donizetti Education rientrano anche le tre anteprime Under30 in programma il 12, 13 e 14 novembre alle ore 17 dedicate alle scuole superiori e all’Università. Particolare importanza in questo ambito riveste la media partnership stretta dal festival con UniBG OnAir, la radio dell’Università di Bergamo.

Attorno ai titoli d’opera sono in programma alcuni momenti di riflessione e approfondimento. Tornano così gli attesi Donizetti Talk a cura dell’Area scientifica del festival con la partecipazione dei direttori e registi delle opere e l’accesso alle prove. Il primo incontro venerdì 8 novembre (Teatro Donizetti, Sala Riccardi, ore 17.30) è per Roberto Devereux con Livio Aragona e Maurizio Merisio; quindi sabato 9 novembre (ore 17.00) alla Biblioteca Mai e poi al Teatro Sociale, sarà dedicato a Zoraida di Granata e vedrà relatori Edoardo Cavalli e Paolo Fabbri. Si prosegue domenica 10 novembre (ore 17.00) nella Sala Riccardi del Teatro Donizetti con Candida Billie Mantica e Livio Aragona per Don Pasquale. Tutti questi incontri sono a ingresso gratuito con prenotazione consigliata su gaetanodonizetti.org

Altro ciclo di incontri è quello dei lunedì di novembre (Teatro Donizetti, Sala Riccardi, ore 18), intitolato Donizetti Today, in cui esperti e professionisti di ambiti non musicali e altre istituzioni cittadine riflettono e discutono su alcuni temi che sostanziano le vicende dei libretti delle opere donizettiane in programma. In dettaglio lunedì 4 novembre Don Giuliano Zanchi, Francesco Mazzucotelli e Andrea Valesini conversano su L’enigma della Pace. Aspirazione necessaria, conflitto inevitabile legato a Zoraida di Granatalunedì 11 novembre Alberto Mattioli e Marco Ubezio su Tutti pazzi per i Royals creando una connessione tra la passione di Donizetti per “i Tudori” e l’attuale famiglia regnante in Gran Bretagna; infine lunedì 18 novembre lo psichiatra Filippo Tancredi con Albert Mattioli, prendendo spunto da Don Pasquale, conversano su Desiderio senza età. Tutti gli incontri sono a ingresso gratuito con prenotazione consigliata su gaetanodonizetti.org

Si parla di biblioteche e libri con Donizetti Bookmarks (Teatro Donizetti, Sala Musica, ore 18), sabato 23 novembre C’è posta per Mai: una nuova lettera di Donizetti alla Biblioteca Civica con Paolo Fabbri e Fabrizio Capitanio in merito a una nuova acquisizione della Biblioteca “Angelo Mai”; quindi sabato 30 novembre si presenta il nuovo libro di Emilio Sala Opera, neutro plurale (il Saggiatore). Anche questi incontri sono a ingresso gratuito con prenotazione consigliata su gaetanodonizetti.org

Venerdì 29 novembre Dies natalis di Gaetano Donizetti sarà il momento culminante dei festeggiamenti per il decennale del festival. Ci sarà infatti D come Dieci, seconda giornata delle iniziative programmate per celebrare il traguardo, ripercorrendo insieme al pubblico e alla città le tappe fondamentali del Donizetti Opera, per ricordare e commentare le produzioni più amate e importanti che hanno permesso di scoprire nuovi aspetti e nuovi tesori dell’arte del compositore orobico. Sarà possibile ancora una volta visitare il Teatro Donizetti (dalle ore 10 alle ore 13), mentre invece in Città alta è in programma (ore 11.15) la tradizionale Elevazione musicale nella Basilica di Santa Maria Maggiore e l’omaggio ai monumenti funebri di Donizetti e Mayr; gli studenti inoltre (ore 10.30) saranno coinvolti in un flash mob in piazza Vecchia per ricordare sia Donizetti che Giacomo Puccini, del quale nello stesso giorno ricorre il centenario della morte. Si torna al Teatro Donizetti (ore 14.30) per DeCineForum con la presentazione e proiezione dell’opera La Favorite messa in scena nel 2021 e riconosciuta dall’Associazione Nazionale Critici Musicali con il Premio Abbiati per il miglior spettacolo dell’anno. Al Donizetti Studio (ore 18) ci sarà un nuovo laboratorio di canto per i più giovani che si esibiranno alle ore 19.30 davanti al Teatro, mentre in Sala Riccardi alle ore 19 torna Un Donizetti è per sempreconversazione e aperitivo tra musica e preziosi grazie a un altro degli Ambasciatori storici del festival, Curnis Gioielli che porterà in teatro le creazioni di Roberto Coin. Già molto attesa (alle 20, ingresso gratuito) l’edizione speciale e dal vivo di Citofonare Gaetano, Amarcord, il format nato per commentare le opere nel periodo covid attraverso il web: per questa edizione speciale Francesco Micheli, Ricardo Frizza e Alberto Mattioli raccoglieranno sul palcoscenico del Donizetti alcuni degli artisti che hanno segnato i dieci anni di festival e proietteranno in anteprima alcuni estratti della prima opera che ha lasciato il segno nella recente interpretazione donizettiana e cioè Anna Bolena nell’edizione del 2015. Finale di serata al Balzer Globe dove ci sarà la replica prevista in programma di LU OpeRave (ore 21.30). Le attività del Dies natalis sono realizzate con il sostegno di Stucchi S.p.A.

Dai prossimi giorni per raccontare da vicino il festival sarà sempre più ricco di informazioni il Donizetti Social Club – community di WhatsApp per conoscere tutto quello che accade intorno a Gaetano con particolare attenzione al festival (novità, backstage, anteprime ecc.). Saranno a breve disponibili sulla Donizetti Opera Tube alcune apprezzate video serie come “Alle prove con Mattioli” – introduzioni alle opere registrate quest’anno nella Casa natale –, “Parla con Gaetano” con gli artisti che si “confessano” davanti alla statua di Donizetti e la nuova “Parla con Gaetano City Edition” con i bergamaschi che dialogano con il compositore, oltre a “I bambini ti raccontano le opere”, giovanissimi narratori d’eccezione raccontano i personaggi e le trame del festival 2024.

Le opere del Donizetti Opera 2024
La ripresa di LU OpeRave
La settimana inaugurale 2024 del festival Donizetti Opera – già vincitore nel 2019 dell’“Oper! Award” come miglior festival europeo per la critica tedesca e con quattro nomination all’International Opera Award sempre come miglior festival dell’anno – si apre al Balzer Globe con la ripresa di uno dei progetti più innovativi e apprezzati durante queste dieci edizioni del festival: LU OpeRave (giovedì 14, giovedì 21 e venerdì 29 novembre) in cui la musica di Donizetti incontra l’elettronica e le nuove tendenze; dal titolo è chiaro il riferimento a Lucia di Lammermoor, alla quale gli autori di questo progetto sperimentale si sono ispirati. All’origine di LU OpeRave ci sono Mixopera vol. 1 e vol. 2, gli EP di musica elettronica ispirati alla musica di Donizetti e realizzati da alcuni fra i più importanti musicisti elettronici europei raccolti intorno all’etichetta Fluidostudio, disponibili su tutte le piattaforme di streaming (Spotify, iTunes, Amazon Music, YouTube Music). Fra gli artisti degli EP coinvolti in LU OpeRave ci sono Stefano Libertini Protopapa (direttore creativo del progetto), ilromanticoH.E.R. autori delle musiche. Il libretto è dei Maniaci d’amore. La regia e la coreografia sono di Mattia Agatiello, che porta in scena la sua Fattoria Vittadini pluripremiata e celebre compagnia di danza con sede a Milano alla Fabbrica del Vapore. Le scene e i costumi sono di Andrea Cammarosano e Leonardo Persico. Gli interpreti sono di formazione ed esperienze musicali diverse – il soprano Laura Ulloa (allieva della Bottega nel 2021), il noto vocalist David Blank e la performer M¥SS KETA come voce narrante – e rappresentano una fusione pensata per parlare al pubblico di ogni generazione, confermando la forza innovativa e rivoluzionaria della poetica donizettiana.

Due capolavori assoluti al Teatro Donizetti
Roberto Devereux  (1837) su libretto di Salvadore Cammarano e Don Pasquale (1843) su libretto di Giovanni Ruffini sono due tra i più noti e amati titoli donizettiani che quest’anno vengono messi in scena per la prima volta al festival; per entrambi si farà riferimento all’Edizione Nazionale realizzata da Casa Ricordi in collaborazione e con il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti. Per Roberto Devereux si tratta di quella curata da Julia Lockhart e pubblicata nel 2022, mentre per Don Pasquale sarà una vera primizia, curata da Roger Parker e Gabriele Dotto, la cui uscita ufficiale è prevista nel 2026.
Donizetti è un vero artista romantico, che inaugura il XIX secolo sfidando i canoni classici, drammaturgici e musicali, e proponendo un’arte rivoluzionaria per il suo tempo ma indispensabile anche al nostro. Il tempo non è il miglior giudice, né nell’arte né nella vita. Lo dimostra, fra l’altro, il tema che accomuna due dei tre titoli del Donizetti Opera, Roberto Devereux e Don Pasquale: quello, scottante, della possibilità di amare, e dunque di desiderare, anche in età matura o addirittura tarda, senza distinzione di generi. Un argomento dove, una volta di più, il teatro donizettiano si dimostra capace di parlare alla nostra contemporaneità.

«Roberto Devereux è la mia opera donizettiana preferita» ha avuto modo più volte di dichiarare il direttore musicale del festival Riccardo Frizza che, dopo averla interpretata in giro per il mondo, la dirigerà con l’Orchestra Donizetti Opera a Bergamo per il festival 2024 (Teatro Donizetti, venerdì 15, sabato 23 e giovedì 28 novembre). La regia è invece dell’inglese Stephen Langridge che, già a capo della Gothenburg Opera, è attualmente direttore artistico del festival di Glyndebourne oltre a essere ospite fisso di importanti palcoscenici come la Royal Opera House di Londra, la Lyric Opera di Chicago, il festival di Salisburgo. Protagonisti vocali di questa che è «l’ultima tappa della saga noir che negli anni Donizetti dedicò alla dinastia Tudor» (P. Fabbri), sono alcuni celebri interpreti del Belcanto come Jessica Pratt (Elisabetta), John Osborn (Roberto Devereux), Simone Piazzola (Nottingham), Raffaella Lupinacci (Sara), David Astorga (Cecil) e gli allievi della Bottega Donizetti 2023); scene e costumi sono di Katie Davenport; l’allestimento è coprodotto con il Teatro Sociale di Rovigo. Donizetti lavorò alla composizione dell’opera nel corso dell’estate del 1837, un periodo funestato da eventi negativi, come la morte del terzo figlio e soprattutto dell’amata moglie Virginia Vasselli. Il Devereux è un’opera di svolta. Rispetto ai precedenti titoli “inglesi”, e giovandosi dell’esperienza maturata, il musicista indagò più a fondo la figura di Elisabetta, e ne ricavò un personaggio tragico e sfaccettato, al quale corrisponde una vocalità impervia, virtuosistica e dolente allo stesso tempo.

Il dramma buffo Don Pasquale (Teatro Donizetti, domenica 17, venerdì 22 e sabato 30 novembre) è certamente tra i titoli più conosciuti ed amati del Bergamasco sin dal trionfale debutto a Parigi nel 1843:sarà affidato vocalmente a due “maestri” come Roberto de Candia (Don Pasquale) e Javier Camarena (Ernesto) affiancato dalle voci degli allievi della Bottega Donizetti, ribadendo ancora una volta il desiderio della manifestazione bergamasca di essere trampolino di lancio per le voci nuove. Lo spettacolo – firmato dalla regista Amélie Niemeyer con le scene e i costumi di Maria-Alice Bahra – arriva dall’Opéra de Dijon. Sul podio dell’Orchestra Donizetti Opera il giovane messicano Iván López Reynoso che, rivelatosi al Rossini Opera Festival, è attualmente direttore musicale dell’Orchestra del Teatro Bellas Artes a Città del Messico. «Come Elisir, come LuciaDon Pasquale – sottolinea il direttore scientifico Paolo Fabbri – non ha mai smesso di essere rappresentato da quando nacque. Un capolavoro evergreen dell’ultima stagione creativa di Donizetti. A quell’epoca non è che se ne contassero poi tanti, in ambito comico. Anzi, era proprio il genere dell’opera comica ad essere in crisi. […] Don Pasquale va oltre, verso una commedia da camera il cui protagonista sfiora a tratti la caricatura, ma ne resta quasi sempre al di qua. Delle fregole amorose di un anziano per una giovane, per secoli si era riso: Ruffini e Donizetti preferirono sorriderne con malinconia, anche perché il compositore ‒ come sappiamo dalla sua biografia ‒ stava sorridendo di sé stesso». Donizetti, con la sua musica, sfonda i confini delle convenzioni comiche, tanto che la modernità della partitura avrebbe dovuto trovare riscontro nella messinscena che il compositore desiderava fosse contemporanea.

Il ciclo #donizetti200 al Teatro Sociale
Il titolo che compie i due secoli e che annualmente viene rappresentato come #donizetti200 è, nel 2024, Zoraida di Granata (Teatro Sociale 16 e 24 novembre, 1° dicembre) su libretto di Bartolomeo Merelli e – per la versione che debuttò al Teatro Argentina di Roma il 7 gennaio 1824 – Jacopo Ferretti. Si tratta di una coproduzione con il Wexford Festival Opera che alcuni mesi fa ha presentato lo stesso titolo ma nella versione del 1822; in entrambi i casi l’edizione critica è stata curata da Edoardo Cavalli per la Fondazione Teatro Donizetti. Regista dello spettacolo è Bruno Ravella, nato a Casablanca con origini italiane e polacche, studi in Francia e adesso stabile a Londra; scene e costumi sono di Gary McCann. Il cast comprende Konu Kim (Almuzir, unico interprete in comune con il festival irlandese), Zuzana Marková (Zoraida), Cecilia Molinari, (Abenamet) e anche per questo titolo alcuni personaggi saranno affidati agli Allievi della Bottega Donizetti. Sul podio Alberto Zanardi, giovane bacchetta cresciuta in questi anni “dietro le quinte” del festival, interprete nel 2023 del Piccolo compositore di musica, sarà alla guida dell’orchestra di strumenti d’epoca Gli Originali.

Fondamentale come sempre – nella stesura del programma festivaliero, nella scelta delle edizioni e nella restituzione filologica dei testi musicali – è l’attività di studio e ricerca sull’eredità e sull’individualità stilistica di Donizetti, affidata alle cure della sezione scientifica della Fondazione diretta da Paolo Fabbri.

Prosegue anche nel 2024 la collaborazione con l’Accademia Teatro alla Scala con la presenza del suo Coro diretto da Salvo Sgrò. Come di consueto, in buca ci saranno l’Orchestra Donizetti e l’Orchestra Gli Originali, con cui si sta realizzando l’esplorazione sistematica di pagine donizettiane su strumenti d’epoca.

Con un concerto dedicato a tre grandi compositori, il Teatro Carlo Felice celebra Wagner, Bartòk e Dvořák

Nuove Prospettive

Musiche di Richard Wagner, Béla Bartók e Antonín Dvořák

Viola Timothy Ridout

Direttore Riccardo Minasi

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Venerdì 25 ottobre 2024, ore 20.00

Venerdì 25 ottobre, alle ore 20.00, Riccardo Minasi tornerà a dirigere l’Orchestra dell’Opera Carlo Felice nell’ambito della Stagione Sinfonica 24-25 con Nuove Prospettive.

Il concerto vede la partecipazione di Timothy Ridout, violista britannico vincitore del Young Artist Award 2023 della Royal Philharmonic Society i cui recenti debutti includono la BBC Symphony Orchestra, la Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, gli Hamburger Symphoniker, e la BBC Philharmonic.

Il programma è dedicato a tre compositori accomunati dalla portata innovativa e dalla grande influenza che i loro lavori ebbero sul panorama musicale del loro tempo: l’Ouverture da Tannhäuser di Richard Wagner (nella prima versione eseguita a Dresda nel 1945), il Concerto per viola e orchestra di Béla Bartók (composto nel 1945, orchestrato sulla base degli abbozzi del compositore dall’allievo Tibor Serly ed eseguito postumo nel 1949) e la Sinfonia n. 9 Dal nuovo mondo di Antonín Dvořák, a cui il compositore lavorò tra il 1892 e il 1893.

Biglietti

I settore 35,00 euro

II settore 30,00 euro

Under 30* 15,00 euro

Under 18*10,00 euro

*tutti i settori

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it

Accademia Ricci, sabato 26 ottobre, recital dell’astro nascente del pianoforte, Arsenii Moon

L’artista russo, che ha vinto il prestigioso Concorso pianistico internazionale Ferruccio Busoni 2023, si esibirà a Palazzo Antonini, sede dell’Università degli Studi di Udine

25 anni, originario di San Pietroburgo, Arsenii Moon è l’astro nascente del pianismo internazionale atteso per il suo primo concerto a Udine sabato 26 ottobre, per il secondo appuntamento della stagione concertistica proposta dall’istituzione musicale presieduta da Flavia Brunetto

Il recital, che fa parte della stagione concertistica 2024/25 proposta dall’Accademia di Studi pianistici Antonio Ricci presieduta da Flavia Brunetto, si terrà con inizio alle ore 18.00 presso Palazzo Antonini, sede dell’Università degli studi di Udine. 

Arsenii Moon è stato il vincitore assoluto del Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni 2023 e si è aggiudicato anche il prestigioso Premio Benedetti Michelangeli, assegnato solo in caso di verdetto unanime della giuria: riconoscimento questo particolarmente significativo, considerando che non veniva concesso da quasi trent’anni. Inoltre, Moon è stato votato online da un gran numero di spettatori di tutto il mondo aggiudicandosi anche il Premio del Pubblico.


Nuovo astro del concertismo internazionale, il brillante pianista pietroburghese aprirà la sua esibizione a Palazzo Antonini con Fantasia nach Johann Sebastian Bach di Ferruccio Busoni, composizione nota per l’estrema difficoltà tecnica che unisce la pulizia e il nitore dei temi di Bach allo slancio verso intensi virtuosismi. Seguirà l’esecuzione della Sonata n. 12 in fa maggiore di Mozart e alcuni noti capolavori del romanticismo tra cui l’Andante spianato e Grande Polacca brillante op. 22 di Fryderyk Chopin, da sempre un caposaldo all’interno dei recital dei più talentuosi pianisti.

Arsenii Moon è nato a San Pietroburgo nel 1999. All’età di sei anni ha iniziato a studiare pianoforte con Elena Zyabreva. Ha studiato con Alexander Sandler presso il Conservatorio Statale Rimsky-Korsakov di San Pietroburgo e attualmente è iscritto alla Juilliard School of Music di New York, dove prosegue la sua formazione con Sergei Babayan. Nel 2009 ha debuttato come solista con l’orchestra alla Filarmonica di San Pietroburgo e nel 2014 ha tenuto il suo primo recital alla Mozarthaus di Vienna. È vincitore di numerosi premi in concorsi internazionali, tra cui il primo premio all’Horowitz Competition in Ucraina, all’Arthur Rubinstein in Memoriam Competition in Polonia e al St. Priest Competition in Francia, il secondo premio al Cliburn Junior Competition negli Stati Uniti e il premio Tabor per pianoforte al Verbier Festival. Si è esibito sotto la guida di importanti direttori, quali Valery Gergiev, Mei-Ann Chen, Stanislav Kochanovsky, Mark Russell Smith e Ian Hobson. Ha vinto la borsa di studio Sviatoslav Richter della Fondazione Mstislav Rostropovich. Nel 2016 gli è stato assegnato il Premio Yuri Temirkanov e nello stesso anno ha ricevuto il premio speciale come miglior pianista presso l’Accademia del Festival di Verbier. È anche stato insignito dal Premio del Governo della Città di San Pietroburgo. Si è esibito in importanti sedi in Russia, quali la Sala Concerti del Teatro Mariinskij, in Europa e negli USA quali il Centro Krannert per le Arti dello Spettacolo nell’Illinois e la Salle Cortot di Parigi, registrando anche per Radio France. Dal 2019 è artista ufficiale Yamaha.

L’abbonamento e i biglietti per i concerti organizzati dall’Accademia di Studi Pianistici Antonio Ricci possono essere acquistati presso l’Angolo della Musica di Viale Leonardo da Vinci a Udine e presso la sede di ogni evento a partire da 45 minuti prima del concerto.

Per informazioni: accademiaricci.uniud.it — e-mail: accademiaricci@virgilio.it

DOPPIO SPETTACOLO MATTUTINO CON LE VILLI, LA PRIMA OPERA DI PUCCINI, IN VERSIONE RIDOTTA

Mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre alle 10.30, in Sala Filarmonica, una riduzione da camera dell’opera-ballo per il centenario pucciniano. Spettacolo aperto a tutta la cittadinanza. Biglietti a 10 e 5 euro

Sala Filarmonica
mercoledì 23 ottobre · ore 10.30
giovedì 24 ottobre · ore 10.30


Un’occasione imperdibile, per questo sarà aperta a tutta la cittadinanza.

Per la prima volta nella storia di Fondazione Arena, va in scena Le Villi, esordio operistico di Giacomo Puccini. Una leggenda ricca di melodia e fascino, tra grandi amori e forze soprannaturali, rivive in occasione del centenario pucciniano nel nuovo spettacolo che andrà in scena in Sala Filarmonica mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre alle 10.30. Biglietti acquistabili alla Biglietteria centrale dell’Arena oppure in via dei Mutilati nelle mattine di spettacolo. Biglietti a prezzi speciali: intero a 10 euro, ridotto per ragazzi e studenti fino ai 14 anni a 5 euro.

La breve “opera-ballo in due atti” è presentata all’interno della programmazione di Arena Young in una inedita riduzione da camera a cura di Sonia Zaramella, impegnata al pianoforte con altri professori dell’Orchestra areniana: Fabrizio Baldon (oboe), Camillo Papitto (violino), Ilir Bakiu (violoncello). Protagonisti in scena sono Adina Vilichi (Anna), Eder Vincenzi (Roberto), Lucio Mauti (Guglielmo). La storia traduce in musica una novella di Alphonse Karr ispirata all’allora già celebre balletto Giselle: inizia con la festa nel villaggio tedesco di Guglielmo, dove la figlia Anna e l’amato Roberto si sono fidanzati. Ma lui deve riscuotere un’eredità a Magonza, dove sarò presto sedotto. Solo al suo ritorno, scoprirà che Anna, abbandonata e disperata, è morta di dolore ma non ha lasciato questa terra: il suo fantasma lo attira nella Foresta Nera. Qui si imbatterà nelle Villi, pericolose fate dei boschi invocate dal dolore di Guglielmo. A narrare la vicenda sarà Davide Da Como, con video e immagini di Valentino Perera, mentre le Villi, coordinate da Elisa Cipriani, saranno impersonate da Martina Benciolini, Ester Ferrari, Giulia Quacqueri e Sofia Residori.

Le Villi, fatali sirene di terra, protagoniste della mitologia celtica e slava, ispirarono nel 1883 il librettista scapigliato Ferdinando Fontana, reclutato da Ponchielli per il suo ex allievo Puccini, allora venticinquenne e appena diplomato al Conservatorio di Milano, per un concorso bandito dall’editore Sonzogno, a caccia di nuovi talenti. L’atto unico di Puccini non vinse ma gli valse un contratto col rivale Ricordi, già editore di Verdi e Ponchielli, a cui sarebbe rimasto legato fino alla fine. Il soggetto, fra dramma e fantastico, tradotto in una originale e condensata opera-ballo, venne riveduto e ampliato da Puccini, fino alla forma attuale: tuttora le pagine strumentali de Le Villi celebrano il talento del suo giovane autore in sala da concerto, come avvenuto nella recente trasferta dell’Orchestra di Fondazione Arena a Francoforte.

In forma completa con coro e orchestra, Le Villi sarà in scena in autunno 2025 per la Stagione Lirica al Filarmonico. La riduzione dell’opera messa in scena da Fondazione Arena vuole avvicinare il pubblico al primo titolo di Puccini con uno spettacolo avvincente e fruibile per tutti.

PREZZI BIGLIETTI Posto unico non numerato
ADULTI (dai 15 anni in su) € 10
RAGAZZI (fino a 14 anni) € 5

BIGLIETTERIA ARENA DI VERONA Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona
Aperta da lunedì a venerdì 10.30-16.00 | sabato 9.15-12.45
Tel. 045 8005151

BIGLIETTERIA TEATRO FILARMONICO Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona
Aperta due ore prima dello spettacolo
Tel 045 8002880

biglietteria@arenadiverona.it
Call center (+39) 045 8005151
www.arena.it

Punti vendita TicketOne.it

Stiffelio, l’opera di Verdi che fece scandalo,per la prima volta in scena al Filarmonico di Verona

Dal 27 ottobre al 3 novembre, quattro recite con un cast tutto italiano di grandi interpreti

Giovedì 24 ottobre alle 18, in Sala Filarmonica, incontro gratuito di approfondimento con il giornalista e critico musicale Roberto Mori

Il tesoro nascosto fra i titoli di Verdi debutta finalmente al Teatro Filarmonico di Verona. Domenica 27 ottobre, alle ore 15.30, va in scena Stiffelio, a 174 anni dalla prima triestina. Dramma intimista avvincente e attualissimo, fu innovativo e coraggioso per la sua epoca. Considerato da molti la prova generale della Traviata, tratta di tradimento e perdono, introducendo il tema del divorzio nell’opera italiana, con originale profondità nella struttura e nella psicologia dei personaggi principali. Parti impegnative ricche di grande musica, in cui si cimenteranno interpreti verdiani con Orchestra e Coro di Fondazione Arena diretti da Leonardo Sini, già applaudito in Arena, con regia e luci di Guy Montavon e scene e costumi di Francesco Calcagnini. Repliche martedì 29 ottobre alle ore 19, giovedì 31 ottobre alle ore 20 e domenica 3 novembre alle ore 15.30.

Riprende la Stagione d’Opera di Fondazione Arena al Filarmonico. Dopo il successo di Turandot a Seoul e l’inaugurazione della Buchmesse con l’Orchestra areniana, e dopo aver conquistato il pubblico veronese con un ricco programma sinfonico da Wagner al Jazz, i complessi artistici e tecnici presentano il coraggioso Stiffelio. Con quest’opera, il maestro di Busseto concluse i suoi “anni di galera”, fase giovanile di lavoro intenso per dodici titoli in sette anni. Solo dopo quest’opera, data a Trieste nel 1850, nacquero la ‘trilogia popolare’ (Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata) e i capolavori della maturità. Proprio come Traviata e insieme a Luisa Miller (1849), Stiffelio è per Verdi l’occasione di creare un nuovo dramma in musica ‘borghese’: conflitti privati sullo sfondo di una società contemporanea a lui e al pubblico. Immediato fu dunque lo scandalo e la censura, che costrinse il fedele librettista Piave a cambiare i testi alla vigilia della prima, mentre Verdi completava le ultime pagine, tra cui la celebre Sinfonia.

La storia adatta il dramma francese Le Pasteur di Souvestre e Bourgeois e narra del ritorno a casa del pastore protestante Stiffelio: nel castello egli è guida spirituale (degli immaginari assasveriani) e marito di Lina, la quale, in sua assenza, è stata indotta al tradimento, forse con la forza, dal cortigiano Raffaele che ancora la ricatta. Il padre di Lina, il Conte Stankar, scopre l’accaduto e brama vendicare l’onore di famiglia prima ancora di Stiffelio che, pastore e marito in crisi, proporrà la separazione a Lina, donna moderna che dialoga da pari col consorte, chiedendogli perdono e allo stesso tempo l’assoluzione in qualità di suo pastore. Nella tesa scena corale finale, sono le parole del Vangelo a dettare la sorte dei protagonisti, con un toccante colpo di scena.

Rapporti moderni tra i personaggi e soluzioni musicali innovative ostacolarono la diffusione dell’opera: Verdi la ritirò presto dalla circolazione, rielaborandone buona parte in Aroldo per Rimini (1857) che conteneva nuova musica ma meno conflitti. Stiffelio rivide la luce solo nel 1968 a Parma, in pieno dibattito pubblico sulla legalità del divorzio, mentre l’edizione critica fu pubblicata nel 2003: seguendone fedelmente testo e musica, Stiffelio debutta finalmente a Verona nell’allestimento del Teatro Regio di Parma coprodotto con l’Opéra di Montecarlo. A firmare la regia e luci è il ginevrino Guy Montavon, da anni apprezzato regista e direttore generale, per la prima volta al Filarmonico coadiuvato da Cristiano Fioravanti. Scene e costumi di Francesco Calcagnini per ricreare ambienti fedeli al libretto e al contempo altamente simbolici e suggestivi.

L’opera richiede voci e interpretazioni di rilievo. Il protagonista, quasi sempre in scena senza un’aria o un assolo convenzionale, ha conquistato negli anni tenori quali Carreras, Del Monaco e Domingo. A Verona Stiffelio sarà interpretato da Luciano Ganci (27 e 31/10) e Stefano Secco (29/10 e 3/11) accanto ai soprani Caterina Marchesini (27 e 31/10) e Daniela Schillaci (29/10 e 3/11) che si alterneranno in virtuosismi vocali e tormenti interiori di Lina. Nei panni del padre Stankar ci sarà il baritono verdiano Vladimir Stoyanov, l’anziano confratello Jorg al basso Gabriele Sagona. I cugini di Lina saranno Francesco Pittari (Federico) e Sara Rossini (Dorotea) mentre l’insidioso Raffaele il tenore Carlo Raffaelli. L’Orchestra di Fondazione Arena e il Coro preparato da Roberto Gabbiani saranno diretti da Leonardo Sini, maestro già apprezzato da pubblico e critica in Arena, durante il Festival 2024.

Biglietti e carnet sono disponibili al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alla Biglietteria dell’Arena e, due ore prima di ogni recita, alla Biglietteria stessa del Teatro Filarmonico in via Mutilati.

BCC Veneta si conferma main sponsor della Stagione Artistica 2024 del Teatro Filarmonico.

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO APERTO AL PUBBLICO

Assieme all’opera riprendono anche gli incontri gratuiti di approfondimento. Stiffelio sarà presentato al pubblico giovedì 24 ottobre alle 18 in Sala Filarmonica (via Roma 1) dal giornalista e critico musicale Roberto Mori. Un’occasione gratuita, aperta a tutti, per scoprire e conoscere meglio l’opera di Verdi prima di vederla in scena. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI

La programmazione di Arena Young, che prevede spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie, prosegue anche in autunno con Stiffelio. L’Anteprima scuole consentirà a studenti e giovani di assistere alle prove generali, venerdì 25 ottobre alle ore 16. Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà assistere alle rappresentazioni infrasettimanali al Filarmonico partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, martedì 29 ottobre alle ore 18 e giovedì 31 ottobre alle ore 19. Info e prenotazioni: Area Formazione e Promozione Scuole scuola@arenadiverona.it – tel. 045 8051933.

BIGLIETTERIA ARENA DI VERONA Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Aperta da lunedì a venerdì 10.30-16.00 | sabato 9.15-12.45

Tel. 045 8005151

BIGLIETTERIA TEATRO FILARMONICO Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona

Aperta due ore prima dello spettacolo

Tel. 045 8002880

biglietteria@arenadiverona.it

Call center +39 045 8005151

www.arena.it

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