Daniele Gatti dirige l’Orchestra Mozart: appuntamento al Teatro Nuovo Giovanni da Udine mercoledì 3 dicembre 2025

Il concerto, in programma alle ore 20.30, concluderà un’esperienza artistica in residenza

Un importante progetto impreziosisce la seconda Stagione musicale del Giovanni da Udine firmata dal direttore artistico Paolo CascioL’Orchestra Mozart diretta da Daniele Gatti sarà infatti ospite del Teatro udinese per un progetto di residenza. L’esperienza si concluderà mercoledì 3 dicembre con l’atteso concerto che, in prima nazionale, condurrà l’ascoltatore lungo un viaggio alla ricerca delle radici del neoclassicismo musicale, spaziando dalla Sinfonia in Do di Igor Stravinskij alla Sinfonia n. 1 in Re maggiore, op. 25 Sinfonia classica di Sergej Prokof’ev per culminare con l’esecuzione della splendida quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven.

Il concerto, che fa parte della 29ma Stagione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine realizzata anche con il sostegno di Fondazione Friuli,  sarà preceduto alle ore 10.30 da una prova aperta alle scuole e, alle 18.00, dalla conferenza di approfondimento “Prendi Nota – Echi di classicità e visioni del destino” a cura del musicologo Gaston Fournier-Facio (ingresso gratuito).

L’Orchestra Mozart è stata fondata da Claudio Abbado nel 2004 ed è costituita dalle prime parti delle più prestigiose orchestre internazionali, cui si affiancano giovani talenti provenienti da ogni parte d’Europa. A dirigerla in questa particolare occasione è Daniele Gatti, oggi annoverato tra i più importanti direttori d’orchestra del panorama internazionale. Nominato Direttore Musicale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a partire dal 2026, Daniele Gatti è oggi annoverato tra i più importanti direttori d’orchestra del panorama internazionale, con impegni regolari sul podio dei Berliner Philharmoniker, dei Wiener Philharmoniker e della Staatskapelle Dresden, di cui è attualmente Direttore principale. 

INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni concerto e/o spettacolo. Acquisti online sempre possibili su Vivaticket.it. Per informazioni: biglietteria@teatroudine.it www.teatroudine.it

mercoledì 3 dicembre 2025 – ore 20.30

ORCHESTRA MOZART
DANIELE GATTI direttore

Igor Stravinskij Sinfonia in Do
Sergej Prokof’ev Sinfonia n. 1 in Re maggiore, op. 25 Sinfonia classica
Ludwig van Beethoven  Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67

Progetto artistico in residenza. Prima nazionale.

Daniele Gatti con la Staatskapelle Dresden conclude il ciclo di Orchestre ospiti 2025

Tutto esaurito lunedì 8 settembre alla Scala per il ritorno del direttore milanese

che dall’agosto 2024 è Chefdirigent della prestigiosa orchestra tedesca.

La tournée della Staatskapelle tocca anche Wiesbaden, Bucarest, Linz e Praga.

Dopo gli appuntamenti di giugno con la London Symphony Orchestra diretta dal suo Chief Conductor Antonio Pappano e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Kirill Petrenko, il ciclo di Orchestre ospiti 2025 si conclude con un altro appuntamento attesissimo e tutto esaurito da settimane, il concerto della Staatskapelle Dresden diretta da Daniele Gatti, Chefdirigent dell’Orchestra a partire dalla Stagione 2024/2025. La tappa milanese fa parte di una tournée che tocca il Rheingau Musik Festival di Wiesbaden il 6 settembre e prosegue con il Festival Enescu di Bucarest il 10 e 11, il Brucknerfest di Linz il 13 e il Rudolfinum di Praga il 14. Sui leggii il Requiem di Tōru Takemitsu e la Quinta di Mahler, con cui lo scorso 31 agosto il M° Gatti ha inaugurato la Stagione Sinfonica della Staatskapelle (del programma di Dresda facevano parte anche i Rückert-Lieder che non saranno ripresi in tournée). Questo programma (che varia in alcune date) sarà ripreso anche per la grande tournée della Staatskapelle in Cina in novembre.

Il programma

Il programma si apre con il Requiem di Tōru Takemitsu. Il compositore giapponese entrò in contatto con la musica occidentale ascoltando le trasmissioni radiofoniche delle forze armate americane con le dirette dei concerti dell’Hollywood Bowl. Le influenze principali sul suo linguaggio musicale furono quelle di Debussy e Messiaen, cui negli anni ‘60 si aggiunse John Cage. La prima opera su larga scala di Takemitsu per un grande ensemble, e quella che lo ha fatto conoscere in Occidente, è proprio il Requiem per orchestra d’archi, dedicato alla memoria del compositore Fumio Hayasaka. Il brano divenne celebre quando Stravinskij, che lo aveva ascoltato durante una tournée in Giappone nel 1959, lo dichiarò un capolavoro.

La Quinta sinfonia fu scritta da Mahler durante i mesi estivi del 1901 e del 1902 trascorsi a Maiernigg, sul Wörthersee, e riflette la piena maturità dell’artista, ormai personalità influente dell’Opera di Vienna e uno dei più stimati direttori d’orchestra dell’epoca. Le sue composizioni erano inserite nei Festival musicali e nei programmi di direttori importanti, incluso Richard Strauss; nel novembre 1901 aveva conosciuto Alma Schindler, che sposò nel marzo dell’anno successivo. La Quinta sinfonia, in cui Mahler rinuncia all’inserimento dei Lieder che avevano caratterizzato la Seconda, Terza e Quarta per tornare a un linguaggio puramente orchestrale, venne eseguita per la prima volta a Colonia il 18 ottobre 1904 sotto la direzione dell’autore, ottenendo un successo di stima, ma si impose ben presto tra le più amate ed eseguite del compositore. Un ulteriore momento di popolarità le derivò dall’inserimento del quarto movimento, l’Adagietto per arpa e archi, nella colonna sonora del film Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971). L’esecuzione della Quinta con la Staatskapelle assume particolare significato nell’ambito della prima esecuzione dell’integrale delle sinfonie da parte dell’Orchestra, voluta da Daniele Gatti.

Daniele Gatti e la Staatskapelle Dresden

Quando Daniele Gatti ha assunto la carica di Direttore principale della Staatskapelle di Dresda nell’agosto 2024, è iniziato un nuovo capitolo di una collaborazione di lunga data. Gatti ha debuttato con l’Orchestra nel febbraio 2000 su invito dell’allora Direttore principale Giuseppe Sinopoli, con un programma che comprendeva opere di Mendelssohn, Hindemith e Brahms. Negli anni successivi è tornato più volte a Dresda. Grazie alla padronanza di Gatti del repertorio principale della Staatskapelle, alle sue interpretazioni visionarie e al suo acuto senso del suono e delle tradizioni uniche di questo storico ensemble, il pubblico potrà godere di esperienze concertistiche eccezionali. Durante la sua prima stagione, lancerà il primo ciclo completo delle opere sinfoniche di Gustav Mahler dell’Orchestra. Oltre al suo incarico a Dresda, Daniele Gatti assumerà anche l’incarico di Direttore principale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e dal 2016 è consulente artistico della Mahler Chamber Orchestra.

DANIELE GATTI INAUGURA IL FESTIVAL DI BAYREUTH CON I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA

La nuova produzione, firmata da Matthias Davids, debutta venerdì 25 luglio ed è trasmessa in diretta su Radio3 Rai

Quinto direttore italiano dopo Toscanini, De Sabata, Erede e Sinopoli ad essere chiamato sul podio del Festspielhaus di Bayreuth, Daniele Gatti inaugura l’edizione 2025 della più importante manifestazione wagneriana con una nuova produzione di Die Meistersinger von Nürnberg (I maestri cantori di Norimberga) firmata dal regista tedesco Matthias Davids. Gatti è alla sua seconda inaugurazione a Bayreuth dopo avervi debuttato nel 2008 con Parsifal, titolo che ha riproposto in altre tre occasioni fino al 2011. Prima di lui, solo Giuseppe Sinopoli era stato invitato ad aprire il Festival, fondato da Wagner nel 1876. La prima rappresentazione dei Meistersinger è in programma venerdì 25 luglio alle ore 16.00 ed è trasmessa in diretta su Radio3 Rai. Lo spettacolo replica a Bayreuth fino al 22 agosto.

Attuale Direttore Principale della Staatskapelle di Dresda e recentemente nominato prossimo Direttore musicale del Teatro del Maggio Fiorentino, Daniele Gatti ha una grande consuetudine con il repertorio wagneriano. Ha diretto Lohengrin a Bologna e Milano; Parsifal a Roma, Bayreuth, Zurigo, Parigi e New York; Tristan und Isolde a Parigi e Roma; Die Meistersinger von Nürnberg a Zurigo, Salisburgo e Milano. Nel 2026 dirigerà nuovamente Parsifal alla Semperoper Dresden con la regia di Floris Visser.

A salire sul palco in Die Meistersinger von Nürnberg sono Georg Zeppenfeld nel ruolo del calzolaio e poeta Hans Sachs, Michael Nagy nei panni dell’ortodosso Sixtus Beckmesser, Michael Spyres in quelli del giovane cavaliere Walther von Stolzing e Christina Nilsson, interprete di Eva. Le scene sono di Andrew D. Edwards, i costumi di Susanne Hubrich, le luci di Fabrice Kebour, e i movimenti coreografici di Simon Eichenberger. La drammaturgia è di Christoph Wagner-Trenkwitz.

IL TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO ANNUNCIA LA STAGIONE 2026E L’88ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL

Sei le tipologie di abbonamento offerte al pubblico; i rinnovi possono essere effettuati
a partire dal 7 luglio.

I nuovi abbonamenti sono in vendita a partire dal 15 luglio. I biglietti per i singoli spettacoli sono in vendita a partire dall’8 settembre.

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino annuncia la prossima stagione 2026 e l’88esima edizione del Festival Maggio Musicale: dodici titoli d’opera – in un arco temporale dal barocco al contemporaneo, con una nuova commissione –  2 cicli sinfonici diretti dal Direttore musicale Daniele Gatti, numerosi concerti sinfonici e sinfonico-corali con le numerose presenze di Zubin Mehta che nel 2026 festeggerà i suoi 90 anni, due balletti e gli spettacoli per le famiglie e le scuole.

ToscaPagliacci in dittico con Cavalleria RusticanaIl castello di Barbablù in dittico con
La voix humaineThe Death of Klinghoffer – titolo inaugurale del Festival –
Un ballo in mascheraGiulio CesareWozzeckRomanzo criminaleSimon Boccanegra
Les contes dHoffmann sono i titoli d’opera che compongono la stagione lirica e il Festival.

“Dodici titoli, dodici mondi. La nuova stagione d’opera del Maggio Musicale Fiorentino – dice il sovrintendente Carlo Fuortes – è un viaggio nel tempo, nella società e nell’anima umana. Un intreccio forte di storie che parlano di tutti noi: amori impossibili, solitudini, violenze, rivolte, sogni infranti e desideri che resistono. L’opera, qui, non è solo patrimonio da custodire: è materia viva, che brucia ed emoziona.

Un ballo in mascheraSimon BoccanegraToscaI racconti di Hoffmann: titoli amati, carichi di tradizione e bellezza ma anche di inquietudini che parlano del presente. Il doppio binomio verista Pagliacci/Cavalleria Rusticana riporta in scena un teatro crudo, passionale, dove ogni gesto è vita o morte. E poi Giulio Cesare di Händel: il barocco come specchio del potere, della seduzione e dell’ambiguità. Ma è nella frattura, e forse nell’azzardo – continua Fuortes – che il cartellone del 2026 trova la sua voce più forte. Con The Death of Klinghoffer di John Adams, titolo di forte impatto politico e civile, l’opera si apre al mondo e alle sue ferite ancora aperte. Wozzeck di Berg scava nella follia, nel disagio, nel linguaggio frammentato del nostro tempo. La voce umana di Poulenc e Il castello di Barbablù di Bartok raccontano, ciascuno a modo suo, il dolore muto e la distanza tra le persone. Il presente entra in scena con forza grazie a Romanzo criminale, nuova commissione del Maggio e di Musica per Roma, dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, che cura il libretto e con la musica di Nicola Piovani. Una storia italiana, cruda e affascinante, che diventa teatro musicale per la prima volta: un ponte tra il linguaggio del cinema, del noir e la forza evocativa della musica dal vivo.”

I direttori impegnati sul podio in questo “viaggio tra mito e realtà” sono 
Michele GambaRiccardo FrizzaMartin RajnaLawrence Renes
Emmanuel TjeknavorianGianluca CapuanoThomas GuggeisNicola Piovani
James Conlon Kent Nagano. Nomi, alcuni, di nuove affermazioni della direzione d’orchestra, giovani talenti che già oggi segnano comunque il futuro della musica, accanto a direttori acclamati e più acclarati del podio internazionale, capaci di rinnovare la grande tradizione operistica con autorevolezza e sensibilità. A rendere questa stagione un grande affresco scenico contribuisce un parterre di registi tra i più interessanti e visionari del panorama internazionale: Robert CarsenClaus GuthDeborah WarnerValentina Carrasco
Àlex Ollé (La Fura dels Baus), Davide LivermoreMassimo Popolizio e Laurent Pelly
La regia della nuova produzione di The Death of Klinghoffer sarà a cura di Luca Guadagnino. “Le loro letture porteranno in scena mondi estetici diversi ma certamente di grande interesse ed emozione, tra classicità reinventata, radicalità visiva, precisione psicologica e impatto cinematografico” commenta il sovrintendente.

Il versante sinfonico e sinfonico corale mette in cartellone il ciclo dedicato alle nove sinfonie di Ludwig van Beethoven e il ciclo dedicato a Felix Mendelssohn che sono affidati a Daniele Gatti, Direttore musicale del Maggio, ruolo che assumerà ufficialmente a partire dal Festival. “Gatti offrirà al pubblico – continua Fuortes – due percorsi sinfonici di grande respiro: l’integrale delle Sinfonie di Beethoven, vera colonna vertebrale della musica occidentale, e un ciclo dedicato a Felix Mendelssohn, con tutte le sinfonie e l’oratorio Elias, restituendo la pienezza spirituale e intellettuale di un autore ancora poco esplorato nei teatri d’opera italiani; e qui mi fa particolare piacere di ricordare oltre alla nostra smagliante Orchestra uno dei protagonisti di questi cicli, presente in tre concerti, in quasi tutte le opere, e in molti dei concerti della stagione: il mirabile Coro del Maggio, diretto da Lorenzo Fratini”.

Nel corso della stagione concertistica, molto ricca, con decine di appuntamenti sono previsti i più grandi direttori d’orchestra della scena internazionale a partire da Zubin Mehta, direttore onorario a vita del Maggio, che proporrà ben cinque programmi musicali tra cui un concerto particolarmente simbolico che il maestro dirigerà il 29 aprile, proprio nel giorno del suo 90esimo compleanno che ha deciso di festeggiare al Maggio e a Firenze.  Sul podio del nostro teatro saliranno Myung-Whun ChungPhilippe Jordan (con Beatrice Rana al pianoforte), Gianandrea NosedaTeodor Currentzis alla guida della musicAeterna Orchestra, Michele Mariotti (con Andrea Lucchesini al pianoforte), Daniele Rustioni
Diego Ceretta (con Benedetto Lupo al pianoforte e l’Orchestra della Toscana), 
Thomas Guggeis, Tomàs Netopil, Dmitry Sinkovski, Aziz Shokhakimov (con 
Alexandra Dovgan al pianoforte), Christophe Rousset. Inoltre i recital di canto di 
Jessica Pratt (sul podio Christopher Franklin), Asmik Grigorian (al pianoforte 
Lukas Geniušas),  Francesco Meli e Luca Salsi (al pianoforte Nelson Calzi); due concerti con la voce di Drusilla Foer (sul podio per il primo Salvatore Percacciolo e Timothy Brock nel secondo), e il concerto di Natale del 6 dicembre con il Coro di Voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Sara Matteucci.



Due gli spettacoli di balletto: Zakharova &Repin in Pas de deux for toes and fingers e il ritorno, sempre attesissimo, di Roberto Bolle; gli appuntamenti di “C’è musica e Musica” giunto alla terza edizione dedicati alle famiglie e le scuole con 6 appuntamenti (4 alla domenica e 2 di sabato) lo spettacolo di Venti lucenti firmato da Manu Lalli, La danza delle maschere, che sarà ispirato al “Ballo in maschera” opera in programmazione nel corso della Stagione 2026.

Il maestro Daniele Gatti Direttore musicale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Diffuso oggi l’annuncio del sovrintendente Carlo Fuortes

“Con Daniele Gatti, il Maggio segna la continuità ma anche il rinnovamento ed è pronto
a costruire nuove pagine importanti della sua storia”

Il sovrintendente Carlo Fuortes annuncia la nomina del maestro Daniele Gatti come Direttore musicale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 2026 e per i successivi tre anni. Il maestro s’insedierà ufficialmente come Direttore musicale in occasione della prossima 88esima edizione del Festival del Maggio e rimarrà in carica fino al 30 giugno 2029 al termine del 91esimo Festival. Gli impegni artistici del Maestro con il Maggio lo coinvolgeranno in opere, concerti sinfonici e sinfonico-corali e tournée.

“Sono particolarmente felice di annunciare questa nomina – afferma il sovrintendente Carlo Fuortes – Daniele Gatti è uno dei più grandi direttori della scena internazionale e ha già segnato profondamente la storia recente del nostro Teatro, ricoprendo fino allo scorso anno il ruolo di Direttore Principale con straordinari risultati artistici. In passato abbiamo avuto modo di lavorare insieme in diverse occasioni e conosco bene la sua visione, il suo rigore e la sua grandissima sensibilità musicale. La scelta di Daniele Gatti – continua il sovrintendente – rappresenta un investimento artistico di altissimo livello. Un segno di continuità ma anche di rinnovamento: accoglierlo alla guida musicale del nostro Teatro significa riaffermare con forza l’identità del Maggio come centro d’eccellenza, luogo di creazione e pensiero musicale, fedele alla sua storia ma sempre proiettato verso il futuro. A nome mio, del Consiglio di Indirizzo della Fondazione e di tutto il Teatro rivolgo a Daniele Gatti il più caloroso benvenuto. Lo accogliamo con entusiasmo, pronti a costruire insieme nuove pagine importanti della nostra storia.”

“Sono felice – afferma Daniele Gatti – e lo sono per più motivi. Torno a fare musica stabilmente con gli straordinari professori dell’orchestra e con gli artisti del coro del Maggio Musicale, a lavorare con tutte le persone legate alla fondazione lirico-sinfonica fiorentina, e lo faccio nella nuova veste di Direttore musicale, dopo la precedente esperienza come Direttore principale. Torno inoltre a collaborare con Carlo Fuortes, un sovrintendente di alta professionalità e lealtà, per il quale ho grande stima, e con cui abbiamo condiviso felicemente molti progetti in passato. Ringrazio tutti per questa nuova avventura artistica”.

Domenica 11 maggio, alle ore 20, il maestro Daniele Gatti torna sul podio della Sala Mehta alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio

Appuntamento sinfonico con un programma le musiche di Igor Stravinskij e Sergej Prokof’ev.

Solista, come contralto, Ksenia Dudnikova.

Il concerto sarà trasmesso in diretta su Rai Radio 3

Dopo il grande successo dei concerti del Ciclo Brahms dello scorso autunno, che hanno segnato i suoi ultimi impegni nelle vesti di direttore principale del Teatro, il maestro Daniele Gatti torna alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio per un nuovo appuntamento sinfonico nell’ambito dell’87º Festival del Maggio. Ksenia Dudnikova – fra i protagonisti dell’Adriana Lecouvreur inaugurale dell’83ª edizione del Festival – è la voce solista della serata.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il programma del concerto è composto dalle musiche di Igor Stravinskij e Sergej Prokof’ev di cui il maestro Gatti è fra i più autorevoli interpreti a livello internazionale.

In apertura la “Sinfonia in do” di Igor Stravinskij, la cui composizione impegnò l’autore nel corso di quasi due anni: i primi due movimenti videro la luce in Francia, rispettivamente nell’autunno del 1938 e nell’estate del 1939 – in un periodo buio della vita del compositore che nel giro di pochi mesi perse la figlia, la moglie e la madre – ma fu conclusa solo l’anno seguente in America, dove il musicista realizzò il terzo e il quarto movimento.

Chiude la serata sinfonica Aleksandr Nevskij op. 78 di Sergej Prokof’ev: nel 1938 il compositore ricevette l’incarico di scrivere la colonna sonora di “Alexander Nevskij” del grande regista Sergej Ejzentejn, un film dedicato alle gesta dell’eroe medioevale che aveva guidato il popolo russo in numerose battaglie. L’anno dopo il compositore decise di estrapolare dalla colonna sonora una Cantata per mezzosoprano, coro e orchestra in cui riassume in maniera concisa la vicenda ma senza sacrificarne la narrazione.

Il concerto:

Igor Stravinskij

Sinfonia in do

«Questa Sinfonia, composta alla Gloria di Dio, è dedicata alla Chicago Symphony Orchestra nell’occasione del cinquantesimo anniversario della sua fondazione». Con queste parole Stravinskij congedava nell’agosto del 1940 la sua Sinfonia in do, una sinfonia nel senso classico del termine nella quale l’autore adottava forma e procedimenti tipici del genere principe della musica strumentale occidentale. La genesi dell’opera fu piuttosto travagliata e impegnò l’autore a più riprese nel corso di due anni. I primi due movimenti videro la luce in Francia, rispettivamente nell’autunno del 1938 e nell’estate del 1939, nel periodo più tragico della vita del compositore che nel giro di pochi mesi perse la figlia, la moglie e la madre. Stravinskij si gettò a capofitto nella musica e concluse l’opera l’anno seguente in America, dove realizzò il terzo e il quarto movimento. Anche se rispettosa del canone tradizionale, la Sinfonia in do rivela lo spirito innovativo del suo autore e così quegli stilemi classici che aleggiano nel primo e nel secondo movimento (i richiami a Beethoven e ad Haydn segnalati dallo stesso Stravinskij) inevitabilmente si intersecano nelle maglie di una scrittura moderna fatta di fraseggi irregolari, sfasamenti ritmici e combinazioni timbriche inusuali. Un semplice motivo di sole tre note enunciato dagli archi nel primo movimento (Moderato alla breve) è il seme da cui germoglia l’intero discorso sinfonico, una sorta di motto che servirà da collante tra primo e ultimo movimento. Il secondo tempo (Larghetto concertante) in forma tripartita mette in risalto le sonorità degli oboi con un disegno cristallino che viene turbato solo nella sezione centrale. Il terzo movimento (Allegretto) ha invece tutto l’aspetto di uno Scherzo in cui dominano ritmi di danza lanciati a tutta velocità con continui cambi di metro. Nel finale (Largo. Tempo giusto, alla breve) ricompare il motto iniziale nel serioso corale di fagotti e ottoni che salda e chiude l’opera secondo il principio della forma ciclica.

Sergej Prokof’ev

Aleksandr Nevskij op. 78

Nel 1938 Prokof’ev riceve l’incarico di scrivere la colonna sonora dell’Alexander Nevskij di Sergej Ejzentejn, film dedicato alle gloriose gesta dell’eroe medioevale che aveva guidato il popolo russo in numerose battaglie: da quella contro l’invasione mongola a quella sul fiume Neva contro gli svedesi, fino alla gloriosa vittoria sui Cavalieri Teutonici nella battaglia sul lago ghiacciato dei Ciudi. L’anno seguente il compositore decide di estrapolare dalla colonna sonora una Cantata per mezzosoprano, coro e orchestra in sette movimenti dove riassume in maniera concisa la vicenda senza sacrificarne la portata narrativa. La Cantata dall’Alexander Nevskij op. 78 diventa in breve opera di propaganda stalinista. La rievocazione di eroi del passato consente infatti di esprimere al meglio i sentimenti di patriottismo e nazionalismo, elementi comuni a molte cantate composte durante il periodo bellico, e il valore mostrato da Alexander Nevskij e dal suo esercito in battaglia diventa quindi la metafora perfetta dell’impegno richiesto al popolo russo dinanzi alla minaccia della Germania nazista. Dando libero sfogo alla propria vena lirico-narrativa, Prokof’ev adotta due stili compositivi diversi nel descrivere le armate nemiche in lotta. Se per le sezioni che vedono protagonista l’esercito tedesco, ma anche il campo di battaglia disseminato di morti dopo lo scontro, il compositore si avvale di un linguaggio aspro, dissonante e dai ritmi percussivi e meccanici, nelle sezioni dedicate ad Alexander e ai suoi uomini sceglie invece di usare canti popolari russi, melodie tonali e corali dal respiro epico, come quello che chiude solennemente la Cantata e sancisce la vittoria del popolo russo sull’invasore.

La locandina:

IGOR STRAVINSKIJ

Sinfonia in do

SERGEJ PROKOF’EV

Aleksandr Nevskij op. 78

Contralto Ksenia Dudnikova

Direttore Daniele Gatti

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Prezzi:

Settore D: 20€

Settore C: 35€

Settore B: 50€

Settore A: 70€

Durata complessiva 1 ora e 35 minuti circa, con intervallo

Il 12 e 13 febbraio alla Semperoper della capitale della Sassonia con Eleonora Buratto, Szilvia Vörös, Francesco Meli, Michele Pertusi e il Sächsischer Staatsopernchor Dresden

Fu uno dei più distruttivi bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale quello che il 13 e 14 febbraio 1945 rase al suolo gran parte della città di Dresda. 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200 di bombe incendiarie furono scaricate da più di 800 aerei inglesi, cui si unirono successivamente i B-17 americani, seminando morte e terrore, con il preciso intento di distruggere completamente la città. Gran parte del centro storico fu raso al suolo in un enorme fuoco che riscaldò l’aria di centinaia di gradi. Lo scrittore statunitense Kurt Vonnegut ricordò la tragedia nel suo celebre Mattatoio n. 5.

Ottant’anni dopo questi drammatici eventi la Staatskapelle della capitale della Sassonia, una delle più antiche e prestigiose orchestre al mondo, fondata nel 1548, e il suo Direttore principale Daniele Gatti, li ricordano con un concerto che vede simbolicamente in locandina la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, in programma mercoledì 12 febbraio e giovedì 13 febbraio alle 19 alla Semperoper. Il teatro, che fu anch’esso bombardato, per l’occasione ospiterà una mostra commemorativa sia della sua distruzione sia della successiva ricostruzione, ultimata quarant’anni fa, nel 1985.

«Il 13 febbraio 2005 fui invitato dalla Sächsische Staatskapelle di Dresda per questa stessa ricorrenza» – dice Daniele Gatti – «Ricordo che proposi il Requiem di Verdi. Vent’anni dopo, come direttore principale della compagine, mi è sembrato doppiamente significativo ripresentare lo stesso brano».

Daniele Gatti ha scelto dunque il capolavoro che Giuseppe Verdi aveva concepito già nel 1868, come progetto, poi naufragato, di una composizione collettiva in memoria di Gioachino Rossini. La morte di Alessandro Manzoni, che sopraggiunge nel 1873, lo addolorò così profondamente da indurlo a riprendere il lavoro e dedicarlo all’artista che venerava come un santo. Eseguito per la prima volta dallo stesso Verdi il 22 maggio 1874 nella Basilica di San Marco a Milano, il Requiem è impregnato di una forte carica drammatica, che riflette la linea maestra del teatro verdiano: una grandiosa meditazione sul mistero della morte, che pur sotto il segno della ribellione contro la volontà divina, restituisce all’uomo dignità e consolazione.

Nel cast sono impegnati il soprano Eleonora Buratto, il mezzosoprano Szilvia Vörös, il tenore Francesco Meli e il basso Michele Pertusi, insieme allo Sächsischer Staatsopernchor Dresden.

Daniele Gatti porta per la prima volta alla Scala, la Decima di Mahler ricostruita

Il 10, 14 e 16 febbraio il Maestro milanese propone il capolavoro incompiuto del compositore

nel completamento di Deryck Cooke.

Lunedì 10, venerdì 14 e domenica 16 febbraio per la Stagione Sinfonica del Teatro alla Scala Daniele Gatti dirige la Sinfonia n° 10 di Gustav Mahler. La Sinfonia, lasciata incompiuta dal compositore alla sua morte nel 1911, è presentata nel completamento di Deryck Cooke.

L’Andante-Adagio viene eseguito nella versione originaria di Gustav Mahler.

Gatti, che è tornato nella buca scaligera per Falstaff di Giuseppe Verdi (sette rappresentazioni dal 16 gennaio al 7 febbraio 2025) nella ripresa dello storico allestimento del 1980 di Giorgio Strehler e Ezio Frigerio, è impegnato in questi giorni anche a Dresda, dove è Direttore Stabile della gloriosa Staatskapelle, per il Requiem di Verdi in memoria delle vittime del bombardamento del 13 febbraio 1945.

La Sinfonia n° 10 non è mai stata eseguita alla Scala. Solo l’Adagio, di cui Mahler completò anche l’orchestrazione, è stato inserito ripetutamente nei programmi, a partire dagli impaginati di Giuseppe Sinopoli e includendo un concerto diretto da Daniel Barenboim con la Divan nel 2011 e un recital di Igor Levit che nel 2023 ne ha eseguito una trascrizione pianistica. Lo stesso Gatti aveva eseguito Andante e Adagio nel 2023 con la Gustav Mahler Jugendorchester. A Milano l’Orchestra Verdi, ora Sinfonica di Milano, ha spesso eseguito il completamento di Rudolf Baršaj e una sola volta, nel 2011, quella di Cooke con Junichi Hirokami.  

Di seguito la presentazione della Sinfonia curata da Luca Ciammarughi per il numero di febbraio de “La Scala – Rivista del Teatro”.

L’incompiuta Sinfonia n.10 di Gustav Mahler è stata oggetto di ampi dibattiti relativi alla liceità o meno di un completamento. Fra le posizioni più intransigenti nella difesa di un manoscritto da preservarsi nel suo stato originale e intoccabile, ci fu quella del grande direttore d’orchestra mahleriano Bruno Walter, che fece pressione su Alma Mahler per convincerla a non accettare un intervento spurio. Già dagli anni Venti, però, qualche ritocco era stato fatto: quando Ernst Krĕnek preparò l’edizione in facsimile dell’Andante-Adagio iniziale e del terzo movimento Purgatorio, eseguiti a Vienna il 14 ottobre 1924 sotto la direzione di Franz Schalk, alla trascrizione del manoscritto a opera di Krĕnek misero mano, per le aggiunte, lo stesso Schalk e Zemlinsky, dopo che Walter aveva rifiutato di occuparsene (e infatti, a differenza di quanto avvenuto per Das Lied von der Erde e la Nona, anch’esse eseguite postume, non diresse la Decima).

Lunga è comunque la lista dei nomi illustri che declinarono l’invito a preparare un’edizione ricostruita: innanzitutto Schönberg, a cui Alma aveva mostrato l’intero manoscritto nel 1949, e Šostakovič, che rifiutò un invito al completamento da parte dello studioso Jack Diether.

Ad accettare l’incarico fu finalmente nel 1959 il musicologo inglese Deryck Cooke, a cui dobbiamo il completamento più plausibile, quello proposto nella Stagione Sinfonica scaligera il 10, 14 e 16 febbraio con Daniele Gatti sul podio della Filarmonica della Scala. Lo storico e musicologo Gastón Fournier-Facio, curatore nel 150° anniversario della nascita del volume Gustav Mahler. Il mio tempo verrà (Il Saggiatore) e del più recente Tutto Mahler. La vita e le opere raccontate dai grandi esperti italiani (Zecchini), ci aiuta a comprendere il senso e il valore dell’operazione di Cooke: “Performing Version è, significativamente, il sottotitolo che Cooke pone nella copertina della sua versione. Egli afferma con chiarezza che si tratta di una ‘versione per l’esecuzione’, il cui scopo è quello di far ascoltare questo lavoro incompiuto mahleriano nella versione più completa e attendibile possibile. Chiaramente, per arrivare a una versione integrale della Sinfonia, Cooke è dovuto intervenire sull’orchestrazione, le dinamiche, i fraseggi, oltre ad aver dovuto completare alcune parti mancanti.

Ma l’attendibilità è legata allo studio profondo che il musicologo ha fatto prima di giungere alla versione definitiva di questo completamento: si tratta di un processo che parte dal 1959 e arriva fino alla grande edizione della partitura uscita nel 1976, anno della morte di Cooke”.

Il completamento della Decima di Mahler creò un vero e proprio “caso”: i contrari, basandosi sul veto di Walter e sul fatto che nè Schönberg nè Berg nè Webern ammisero mai la possibilità di completare gli abbozzi mahleriani,  facevano capo a Erwin Ratz; tra i favorevoli, il grande musicologo mahleriano francese Henry-Louis de La Grange e altri studiosi concordi nell’affermare che grazie al lavoro di Cooke il pubblico ha avuto la fortuna di poter udire la Decima come suono nella sua integrità, nella versione più verosimile che fosse dato di realizzare. Cooke si difese affermando che l’intero manoscritto è eseguibile al pianoforte – e, come ricorda Quirino Principe nella sua monografia su Mahler, “pare infatti che Gustav lo abbia suonato una volta ad Alma, da cima a fondo”. La questione, ci racconta Fournier-Facio, “è scegliere se privarsi del tutto di questa possibilità di ascolto o prendere atto che il completamento è necessario per ascoltare quello che è in ogni caso un unico grande sketch della Decima”. La prima esecuzione di una ricostruzione ancora incompleta, a carico il 19 dicembre 1960 della Philharmonia Orchestra di Londra diretta da Berthold Goldschmidt, che aveva collaborato strettamente con Cooke e un’equipe di musicologi, fu presentata da Cooke come “conferenza con esempi musicali”.

Grazie alla mediazione di Alma Mahler e di Henry-Louis de La Grange, Cooke poté vedere altre 44 pagine di manoscritto fino a quel momento ignote, che confluirono nell’esecuzione della London Symphony del 13 agosto 1964.

Un’ulteriore revisione fu eseguita il 15 ottobre 1972 dalla New Philharmonia diretta da Wyn Morris. La versione definitiva della ricostruzione, afferma Fournier-Facio, “lascia comunque aperta l’ipotesi che Mahler avrebbe potuto cambiare qualcosa anche nell’ordine dei movimenti”.

Le prime tre cartelle sono numerate (1, 2, 3), la quarta è senza titolo e sull’ultima sta scritto “Finale”: se l’ordine appare chiaro, bisogna fare i conti con i possibili ripensamenti di Mahler, evidenti da un manoscritto in cui la quarta cartella vede sovrapposti un IV su III e l’ultima reca un V a matita blu sovrapposto a un IV a penna.

Inoltre, Mahler scrisse “Finale” anche sulla seconda cartella, dimenticandosi probabilmente di cancellarlo. Al di là dell’ordine dei movimenti, il problema principale rimane l’orchestrazione, che in Mahler è determinante: se l’Adagio appare completo, lo Scherzo della seconda cartella presenta un’orchestrazione abbozzata solo per archi (talora solo i primi violini) e ottoni, il Purgatorio della terza cartella è orchestrato solo per le prime trenta misure (ma presenta successivamente molte indicazioni per la strumentazione), la cartella senza titolo e insufficiente nella sezione centrale e la cartella indicata Finale presenta poche indicazioni sulla futura orchestrazione.  Per quanto riguarda le indicazioni di tempo, i segni d’espressione, di dinamica e le legature, perfino l’Adagio introduttivo ne difetta. “Sappiamo – chiosa Fournier – quanto per Mahler queste indicazioni fossero importanti, ma siamo anche coscienti della particolare devozione con cui Cooke e la sua equipe hanno svolto il loro lavoro”. Del resto, se la Decima appare come un “non ancora”, il musicologo Ernesto Napolitano sottolinea nel suo recente Forme dell’addio. L’ultimo Gustav Mahler (EDT) che questa Sinfonia incompiuta condivide un destino con il Canto della terra e la Nona, ovvero il fatto che mancano soprattutto “le correzioni che Mahler era solito apportare, insistenti e a volte non meno che ossessive, dopo le esecuzioni”. Se è vero, dunque, che la Nona e il Canto della terra sono opere complete, il fatto che non siano state eseguite mentre il compositore era ancora in vita allarga la questione del “rispetto della volontà definitiva dell’autore” anche a queste opere.

Come ci ricorda ancora Fournier-Facio, Boulez affermava che “la Dixieme de Mahler n’existe pas” (“la Decima di Mahler non esiste”). L’affermazione è vera se si adotta un punto di vista di estremo (e forse eccessivo) purismo. Più pragmaticamente, possiamo dire che essa esiste in una forma che è completa a livello di concezione globale e che è incompleta nei dettagli. La domanda cruciale è pero un’altra: quest’opera, in cui Cooke legge complessivamente un ritorno alla vita e all’amore rispetto al pervasivo clima di morte della Nona, è incompiuta – si chiede Napolitano – “per una morte temuta ma in fondo inaspettata” oppure porta con sé “lo stigma del frammentario”, ovvero l’incompiutezza come frutto di una volontà dell’autore? Questo non lo sapremo mai.

Daniele Gatti sceglie il Falstaff di Strehler per il suo ritorno con un’opera alla Scala

Il direttore milanese manca dalla buca scaligera dai Meistersinger del 2017, pur essendo tornato regolarmente in concerto. Lo spettacolo di Strehler è ripreso da Marina Bianchi,

protagonisti Ambrogio Maestri, Rosa Feola, Luca Micheletti, Marianna Pizzolato,

Juan Francisco Gatell, Martina Belli e Rosalia Cid.

Torna in scena con sette recite dal 16 gennaio al 7 febbraio Falstaffdi Giuseppe Verdi nello spettacolo concepito dal regista Giorgio Strehler e dallo scenografo Ezio Frigerio per l’inaugurazione della Stagione 1980/81 diretta da Lorin Maazel e più volte rappresentato sotto la direzione di Riccardo Muti. La regia è ripresa da Marina Bianchi.

Sul podio Daniele Gatti, che con l’ultimo capolavoro di Verdi torna a dirigere un’opera alla Scala dopo molti anni di presenza solo sinfonica: l’ultimo titolo furono Die Meistersinger von Nürnberg nel 2017. Gatti aveva già diretto Falstaff alla Scala nel 2015 nello spettacolo di Robert Carsen, e davvero l’opera torna come un appuntamento ricorrente in diverse fasi del suo percorso artistico: da spettatore in galleria alla Scala nel 1980, in versione semiscenica a Santa Cecilia nel 1997 a Bologna nel 2001 con la regia di Pizzi, poi alla Staatsoper di Vienna, a Zurigo, al Théâtre des Champs Elysées con la regia di Mario Martone nel 2010, a Londra nel 2012, con lo spettacolo di Carsen ripreso ad Amsterdam nel 2014 e alla Scala nel 2015.

Gatti, che lo scorso dicembre ha diretto la Petite Messe Solennelle di Rossini per il Concerto di Natale, sarà sul podio anche per due appuntamenti mahleriani: il 10, 14 e 16 febbraio per la Stagione Sinfonica con la Sinfonia n° 10 nel completamento di Deryck Cooke, e l’8 settembre con la Sinfonia n° 5 insieme alla Staatskapelle Dresden di cui è Direttore Principale dal 2024.

Nel ruolo del titolo torna Ambrogio Maestri, che alla Scala è stato Falstaff con Riccardo Muti nel 2001 e 2004, con Daniel Harding nel 2013 e con Zubin Mehta nel 2017, ma è stato presenza costante in un repertorio che va dall’Elisir d’amore a Adriana Lecouvreur. Attesissima Alice Ford è Rosa Feola, che dopo il debutto scaligero nella Gazza Ladra diretta da Chailly aveva cantato Nannetta nel Falstaff diretto da Zubin Mehta, prima di diventare una delle voci più apprezzate dal pubblico scaligero in un repertorio che va da Mozart a Rossini e Donizetti. Attesa anche per il ritorno alla Scala nei panni di Ford di Luca Micheletti: attore, regista e cantante, Micheletti è una delle figure più sorprendenti del panorama del teatro italiano di oggi. Miss Quickly è Marianna Pizzolato, una voce importante che alla Scala si è ascoltata soltanto nel Ritorno di Ulisse in patria nel 2011; Nannetta è Rosalia Cid, soprano cresciuto al Maggio Musicale e già ascoltata a Milano come Voce dal cielo e come Lisette nel Don Carlo e nella Rondine diretti da Riccardo Chailly, e il suo Fenton è Juan Francisco Gatell, tenore che alla Scala ha cantato in un repertorio che spazia dal Viaggio a Reims al Don Giovanni e a Lucia di Lammermoor. La terza comare, Meg Page, ha la voce del mezzosoprano Martina Belli, che tornerà in stagione anche come Maddalena in Rigoletto.     

Antonino Siragusa, dopo tante occasioni rossiniane, torna alla Scala nei panni del Dottor Cajus, mentre Bardolfo e Pistola sono Christian Collia e Marco Spotti.

L’8 gennaio alle 18 nel Ridotto dei Palchi Pietro Mioli terrà un incontro dal titolo “Elogio della leggerezza” per il ciclo “Prima delle prime” promosso dagli Amici della Scala. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, presso il Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”, per gli spettatori muniti di biglietto si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Raffaele Mellace.

Falstaff – spiega il Maestro Gatti a Elisabetta Fava che lo ha intervistato per “La Scala – Rivista del Teatro” – è un unicum: non c’è niente di simile che lo preceda né che lo segua (a parte forse Gianni Schicchi); rimane una meravigliosa stella solitaria, che neanche Aida e Otello fanno presagire. La sua struttura, il dettato musicale che scorre, il trattamento delle voci non hanno precedenti. Sopravvivono ancora alcuni momenti incasellati come “arie”: il monologo di Ford; l’aria “Quand’ero paggio del duca di Norfolk”, una delle più brevi mai scritte; e ancora nell’ultimo quadro i due assoli di Fenton (il sonetto) e Nannetta (come regina delle fate). Ma pur essendo pezzi chiusi, sono pensati tutti in modo nuovo, come attimi di sospensione. Interessante anche che siano proprio i due giovani gli unici veri destinatari delle strutture tradizionali, perché in fondo anche il monologo di Ford è formalmente aperto”.

Maestri ricorda il suo primo Falstaff, costruito con Muti e Strehler, nell’intervista a Luca Baccolini, sempre sulla Rivista del Teatro: “Con Muti ho costruito il personaggio per quasi un anno, una cura, un cesello, una pazienza che oggi non esistono più. In pratica, ho avuto a disposizione la Scala per un anno, o meglio: per un anno hanno investito tempo ed energie su di me. Per costruire fisicamente il personaggio non hanno trascurato niente: con m’e lavorava Marise Flach, che ha collaborato a lungo con Strehler, una maestra nell’arte dell’espressione corporea. Mi fece provare e riprovare persino come mi alzavo dalla sedia o come aprivo una porta. Perché? Perché era evidente che all’epoca lo facevo come un trentenne. Oggi, che di anni ne ho 54, mi viene tutto più naturale”.

Al Teatro alla Scala la Petite messe con Daniele Gatti per celebrare il Natale

Tutto esaurito per il Maestro milanese che torna alla Scala il 21 dicembre con la versione per orchestra dell’ultimo capolavoro di Gioachino Rossini.

Cantano Mariangela Sicilia, Vasilisa Berzhanskaya, Yijie Shi e Michele Pertusi

Sabato 21 dicembre Daniele Gatti torna al Teatro alla Scala per dirigere il Concerto di Natale: sui leggii la Petite messe solennelle di Gioachino Rossini con un formidabile quartetto di solisti: Mariangela Sicilia, Vasilisa Berzhanskaya, Yijie Shi e Michele Pertusi insieme al Coro del Teatro alla Scala diretto da Alberto Malazzi. Il Maestro ha scelto di portare alla Scala la versione orchestrale della Messa, originariamente concepita per soli, coro, due pianoforti e harmonium, che ha già diretto con i complessi di Santa Cecilia a Roma e in tournée, e finora mai eseguita al Piermarini.

Daniele Gatti, che lo scorso aprile ha diretto la Filarmonica nella Nona di Mahler per la Stagione Sinfonica del Teatro, tornerà alla Scala nei prossimi mesi con altri tre appuntamenti. Il primo, dal 16 gennaio, è Falstaff di Giuseppe Verdi nella ripresa del celebre allestimento di Giorgio Strehler che aprì la Stagione 1980/81 con Lorin Maazel sul podio e fu più volte ripreso da Riccardo Muti. L’ultima opera diretta da Gatti alla Scala sono Die Meistersinger von Nürnberg di Wagner nel 2017, ma nel 2015 aveva lasciato il segno la sua lettura proprio di Falstaff, nell’allestimento di Robert Carsen. Dal 10 febbraio Gatti tornerà a Mahler dirigendo la Decima sinfonia nella ricostruzione di Deryck Cooke per la Stagione Sinfonica: l’8 settembre sarà la volta della Quinta con la Sächsische Staatskapelle Dresden, di cui da quest’anno il Maestro è Direttore Principale.

Ma l’interesse del concerto di Natale si concentra anche sulle voci: dopo le prove come Magda nella Rondine diretta da Riccardo Chailly e nel recente concerto per il Centenario, Mariangela Sicilia si è imposta come autentica rivelazione dell’anno pucciniano, ed è particolarmente attesa a questo appuntamento con Rossini. Rossini è autore d’elezione per Vasilisa Berzhanskaya, che si è messa in luce in recenti apparizioni al ROF ed è in questi giorni applauditissima Preziosilla nella Forza del destino diretta da Riccardo Chailly alla Scala, in attesa di tornare come Adalgisa in Norma diretta da Fabio Luisi. Legato al ROF è anche Yijie Shi, proveniente dalla locale Accademia Rossiniana e oggi ospite regolare di teatri come il Metropolitan, San Francisco, la Fenice di Venezia e il Maggio Fiorentino. Infine, proprio a un Concerto di Natale, quello del 1997 diretto da Riccardo Muti, risale il debutto scaligero del grande Michele Pertusi (che riascolteremo presto come Oroveso in Norma): sui leggii c’erano la preghiera da Mosé di Rossini ma anche La forza del destino con ‘La vergine degli angeli’ che lo vedeva accanto ad Andrea Rost.

Rossini scrisse la Petite messe solennelle a Passy nel 1863 per coro, soli, due pianoforti e harmonium. Dei cosiddetti Péchés de vieillesse questa pagina condivide le dimensioni intime e il garbo ironico, sottolineato dalle numerose e celebri annotazioni d’autore culminanti nella celebre lettera al buon Dio: “Bon Dieu, La voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique sacrée que je viens de faire ou bien de la Sacrée musique? J’étais né pour L’Opera Buffa, tu Le sais bien! Peu de science un peu de coeur tout est la. Sois donc Beni, et accorde moi Le Paradis”. L’ironia non cancella tuttavia un’ispirazione religiosa autentica e accorata, e le dimensioni ridotte non diminuiscono il valore musicale di un capolavoro che i grandi compositori del primo Novecento avrebbero sentito come un’anticipazione. Sempre legato alla prima versione cameristica, Rossini desiderava nondimeno che la sua espressione di fede potesse essere eseguita in chiesa e per questo era necessaria un’orchestrazione. Le testimonianze ci parlano di un compositore preoccupato che altri potessero orchestrare la Messa dopo la sua morte e insieme riluttante ad accettare la prassi liturgica del tempo, che vietava a voci dei due sessi di cantare fianco a fianco in chiesa. Di fatto la nuova versione, ultimata presumibilmente nel 1867, non fu eseguita se non nel 1869, dopo la morte di Rossini e non in una basilica ma al Théâtre Italien.  

Sabato 21 dicembre 2024 ~ ore 20

Concerto di Natale

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Daniele Gatti, direttore

Mariangela Sicilia, soprano

Vasilisa Berzhanskaya, mezzosoprano

Yijie Shi, tenore

Michele Pertusi, basso

Gioachino Rossini

Petite messe solennelle

per quattro voci, coro e orchestra

Alberto Malazzi, Maestro del Coro

Prezzi: da 180 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Al Teatro alla Scala la Petite messe con Daniele Gatti per celebrare il Natale

Tutto esaurito per il Maestro milanese che torna alla Scala il 21 dicembre

con la versione per orchestra dell’ultimo capolavoro di Gioachino Rossini.

Cantano Mariangela Sicilia, Vasilisa Berzhanskaya, Yijie Shi e Michele Pertusi

Sabato 21 dicembre Daniele Gatti torna al Teatro alla Scala per dirigere il Concerto di Natale: sui leggii la Petite messe solennelle di Gioachino Rossini con un formidabile quartetto di solisti: Mariangela Sicilia, Vasilisa Berzhanskaya, Yijie Shi e Michele Pertusi insieme al Coro del Teatro alla Scala diretto da Alberto Malazzi. Il Maestro ha scelto di portare alla Scala la versione orchestrale della Messa, originariamente concepita per soli, coro, due pianoforti e harmonium, che ha già diretto con i complessi di Santa Cecilia a Roma e in tournée, e finora mai eseguita al Piermarini.

Daniele Gatti, che lo scorso aprile ha diretto la Filarmonica nella Nona di Mahler per la Stagione Sinfonica del Teatro, tornerà alla Scala nei prossimi mesi con altri tre appuntamenti. Il primo, dal 16 gennaio, è Falstaff di Giuseppe Verdi nella ripresa del celebre allestimento di Giorgio Strehler che aprì la Stagione 1980/81 con Lorin Maazel sul podio e fu più volte ripreso da Riccardo Muti. L’ultima opera diretta da Gatti alla Scala sono Die Meistersinger von Nürnberg di Wagner nel 2017, ma nel 2015 aveva lasciato il segno la sua lettura proprio di Falstaff, nell’allestimento di Robert Carsen. Dal 10 febbraio Gatti tornerà a Mahler dirigendo la Decima sinfonia nella ricostruzione di Deryck Cooke per la Stagione Sinfonica: l’8 settembre sarà la volta della Quinta con la Sächsische Staatskapelle Dresden, di cui da quest’anno il Maestro è Direttore Principale.

Ma l’interesse del concerto di Natale si concentra anche sulle voci: dopo le prove come Magda nella Rondine diretta da Riccardo Chailly e nel recente concerto per il Centenario, Mariangela Sicilia si è imposta come autentica rivelazione dell’anno pucciniano, ed è particolarmente attesa a questo appuntamento con Rossini. Rossini è autore d’elezione per Vasilisa Berzhanskaya, che si è messa in luce in recenti apparizioni al ROF ed è in questi giorni applauditissima Preziosilla nella Forza del destino diretta da Riccardo Chailly alla Scala, in attesa di tornare come Adalgisa in Norma diretta da Fabio Luisi. Legato al ROF è anche Yijie Shi, proveniente dalla locale Accademia Rossiniana e oggi ospite regolare di teatri come il Metropolitan, San Francisco, la Fenice di Venezia e il Maggio Fiorentino. Infine, proprio a un Concerto di Natale, quello del 1997 diretto da Riccardo Muti, risale il debutto scaligero del grande Michele Pertusi (che riascolteremo presto come Oroveso in Norma): sui leggii c’erano la preghiera da Mosé di Rossini ma anche La forza del destino con ‘La vergine degli angeli’ che lo vedeva accanto ad Andrea Rost.

Rossini scrisse la Petite messe solennelle a Passy nel 1863 per coro, soli, due pianoforti e harmonium. Dei cosiddetti Péchés de vieillesse questa pagina condivide le dimensioni intime e il garbo ironico, sottolineato dalle numerose e celebri annotazioni d’autore culminanti nella celebre lettera al buon Dio: “Bon Dieu, La voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique sacrée que je viens de faire ou bien de la Sacrée musique? J’étais né pour L’Opera Buffa, tu Le sais bien! Peu de science un peu de coeur tout est la. Sois donc Beni, et accorde moi Le Paradis”. L’ironia non cancella tuttavia un’ispirazione religiosa autentica e accorata, e le dimensioni ridotte non diminuiscono il valore musicale di un capolavoro che i grandi compositori del primo Novecento avrebbero sentito come un’anticipazione. Sempre legato alla prima versione cameristica, Rossini desiderava nondimeno che la sua espressione di fede potesse essere eseguita in chiesa e per questo era necessaria un’orchestrazione. Le testimonianze ci parlano di un compositore preoccupato che altri potessero orchestrare la Messa dopo la sua morte e insieme riluttante ad accettare la prassi liturgica del tempo, che vietava a voci dei due sessi di cantare fianco a fianco in chiesa. Di fatto la nuova versione, ultimata presumibilmente nel 1867, non fu eseguita se non nel 1869, dopo la morte di Rossini e non in una basilica ma al Théâtre Italien.  

Sabato 21 dicembre 2024 ~ ore 20

Concerto di Natale

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Daniele Gatti, direttore

Mariangela Sicilia, soprano

Vasilisa Berzhanskaya, mezzosoprano

Yijie Shi, tenore

Michele Pertusi, basso

Gioachino Rossini

Petite messe solennelle

per quattro voci, coro e orchestra

Alberto Malazzi, Maestro del Coro

Prezzi: da 180 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Sabato 2 novembre, alle ore 15.30 in sala Grande, l’ultima recita di “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini.

Sul podio il direttore principale Daniele Gatti; la regia è di Lorenzo Mariani.

In scena, nelle parti principali, Carolina López Moreno come Cio-Cio-San; Nicola Alaimo interpreta SharplessSuzuki è interpretata Marvic Monreal.

Il tenore Vincenzo Costanzo subentra nella parte di F. B. Pinkerton e taglia il traguardo di 330 recite sostenute nel corso della sua carriera

Sabato 2 novembre, alle ore 15.30, in Sala Grande, è in cartellone l’ultima recita di Madama Butterfly di Giacomo Puccini: lo spettacolo, accolto con grandissimo calore ed entusiasmo dal pubblico che ha affollato il Teatro in ognuna delle recite sino ad ora andate in scena. Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il direttore principale Daniele Gatti; la regia è curata da Lorenzo Mariani; il direttore del Coro è Lorenzo Fratini

Sul palcoscenico, nella parte della protagonista Cio-Cio-San, Carolina López Moreno.  Vincenzo Costanzo, reduce dal successo della Tosca che ha chiuso la programmazione lirica dello scorso 86º Festival del Maggio, interpreta F.B. Pinkerton, subentrando a Piero Pretti; Nicola Alaimo veste i panni del console Sharpless mentre Marvic Monreal è Suzuki. Goro e lo Zio Bonzo sono interpretati rispettivamente da Oronzo D’Urso, e Bozhidar BozhkilovMin Kim e Elizaveta Shuvalova vestono i panni del Principe Yamadori e di Kate Pinkerton; Davide Sodini è Il Commissario imperiale. Chiude il cast un nutrito gruppo di artisti del Coro del Maggio: Giovanni Mazzei è Lo zio Yakusidé; Egidio Massimo Naccarato è L’ufficiale del registro, Thalida Marina FogarasiPaola Leggeri e Nadia Pirazzini sono rispettivamente La zia, La cugina e La madre della protagonista Cio-Cio-San. 

Le scene sono di Alessandro Camera, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Marco Filibeck

Parlando del personaggio da lui interpretato e del suo ritorno al Maggio nel volgere di pochi mesi dopo la Tosca dello scorso giugno, Vincenzo Costanzo ha sottolineato le sue emozioni nel vestire nuovamente i panni di Pinkerton, personaggio chiave della sua carriera a cui ha dato voce in ben 329 occasioni in tutto il mondo prima di quest’ultima a Firenze: “Sono davvero felice di essere qui a Firenze dove dieci anni fa, nel febbraio del 2014, ho interpretato per la prima volta il ruolo di F.B. Pinkerton. Mi fu data questa possibilità all’età di 22 anni e ora ho nuovamente l’opportunità di portare in scena questo personaggio che mi ha accompagnato in tutta la mia carriera: quella del 2 novembre, mi sembra quasi incredibile, sarà quindi la 330ª volta che darò voce a Pinkerton. Ricordo ancora bene la mia prima produzione di Madama Butterfly con la direzione di Juraj Valčuha e la regia di Fabio Ceresa, con Fiorenza Cedolins nel ruolo di Cio-Cio-San; fu davvero una grandissima emozione. Ringrazio quindi la sovrintendenza e Daniele Gatti che mi hanno voluto: mi sento davvero onorato di essere di nuovo qui al Maggio e di prendere parte a questa magnifica produzione, con la direzione strepitosa del maestro Gatti, la bellissima regia di Lorenzo Mariani e dove dunque, più di 10 anni dopo, continuo il mio percorso ‘insieme’ a Pinkerton.” 

La locandina:

GIACOMO PUCCINI

MADAMA  BUTTERFLY

Tragedia giapponese in tre atti (da John L. Long e David Belasco)

Libretto di Luigi Illica  e Giuseppe Giacosa

Edizione: Edwin F. Kalmus & Co., Inc., Boca Raton, Florida

Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore DANIELE GATTI

Regia LORENZO MARIANI

Scene Alessandro Camera

Costumi Silvia Aymonino

Luci Marco Filibeck

Madama Butterfly (Cio-Cio-San) Carolina López Moreno

Suzuki Marvic Monreal

Kate Pinkerton Elizaveta Shuvalova

F. B. Pinkerton Vincenzo Costanzo

Sharpless Nicola Alaimo

Goro Oronzo D’Urso

Il principe Yamadori Min Kim

Lo zio Bonzo Bozhidar Bozhkilov

Yakusidé Giovanni Mazzei

Il Commissario imperiale Davide Sodini

L’Ufficiale del registro Egidio Massimo Naccarato

La madre di Cio-Cio-San Nadia Pirazzini

La zia Thalida Marina Fogarasi

La cugina Paola Leggeri

ORCHESTRA E CORO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Assistente regia Francesco Bonati

Aiuto scenografo Francesca Amato

Costumista collaboratrice Maria Antonietta Lucarelli

Assistente Light designer Jenny Cappelloni

Figuranti speciali Mengjie Yang, Zhiming Ouyang

Bambine Elena Tirinnanzi, Clelia Succu

Sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio, Firenze

Le quattro sinfonie di Johannes Brahms al Maggio: sabato 26 ottobre 2024 alle ore 20, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 e la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

Alla guida dell’Orchestra del Maggio, sul podio della Sala Mehta, il direttore principale Daniele Gatti

In cartellone, sabato 26 ottobre 2024 alle ore 20, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
e la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 con le quali il maestro Gatti conclude il ciclo dedicato a Johannes Brahms

Si informa il gentile pubblico che i posti per il concerto sono in rapida fase di esaurimento e sono ancora solo disponibili i biglietti per le poltrone in tribuna Coro

Dopo i grandi successi dei concerti del 10 e del 17 ottobre, volge al termine il ciclo – con il direttore principale Daniele Gatti alla testa dell’Orchestra del Maggio – dedicato a Johannes Brahms con il “Requiem tedesco” e le quattro sinfonie.

In apertura al concerto di sabato 26 ottobre alle ore 20, in Sala Mehta, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73. La velocità con cui Brahms realizzò la nuova composizione fu sorprendente se paragonata alla lunghissima gestazione del suo primo sforzo sinfonico. Se la Sinfonia n. 1 era stata salutata come ‘Decima sinfonia’, alludendo all’eredità beethoveniana di cui Brahms era custode e garante, la Seconda fu denominata sia ‘pastorale’, per il carattere prevalentemente lirico e melodico, sia ‘viennese’, per il ritmo di valzer presente in due dei quattro movimenti.
Il concerto prosegue con la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98: dopo dieci anni dalla sua prima prova in campo sinfonico, Brahms aveva ormai confermato il suo valore dopo aver costruito passo dopo passo il proprio linguaggio nel segno della classicità rivista attraverso la sensibilità romantica. Nella Sinfonia n. 4 il virtuosismo compositivo si sposa a una cantabilità intrisa di malinconia dando vita a un discorso musicale dove ogni idea tematica viene plasmata meticolosamente prima di trovare la sua collocazione ideale.

Il programma:

JOHANNES BRAHMS

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

Era trascorso appena un anno dalla presentazione della Sinfonia n. 1 quando nell’estate del 1877, sulle sponde del lago di Wörth in Carinzia, vide la luce la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73. La rapidità con cui Brahms realizzò la nuova composizione fu sorprendente se paragonata alla lunghissima gestazione, durata quasi un ventennio, che accompagnò la sua prima creatura sinfonica. Se la Prima era stata salutata come ‘Decima sinfonia’, alludendo all’eredità beethoveniana di cui Brahms era custode e garante, la Seconda fu denominata sia ‘pastorale’, per il carattere prevalentemente lirico e melodico, sia ‘viennese’, per il ritmo di valzer presente in due dei quattro movimenti. L’incipit dell’opera è un motto di sole tre note intonato dagli archi gravi a cui rispondono corni, fagotti, flauti e clarinetti. Potrebbe sembrare un’introduzione ma in realtà è già il tassello fondamentale con cui Brahms costruisce il primo tema e da lì l’intero discorso sinfonico. L’Adagio seguente è una pagina di intenso lirismo che accoglie le sonorità cameristiche di fiati e archi al ritmo cullante di berceuse, mentre l’Allegretto grazioso con i suoi due Trii si muove spensierato a passo di danza bucolica. Nell’ultimo movimento, a sancire il collegamento con l’inizio della sinfonia, ecco ricomparire il motto iniziale di tre note che Brahms trasforma con innumerevoli combinazioni ritmico-melodiche nel tripudio generale dell’orchestra.

Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98
Durante le vacanze estive del 1884 e del 1885 Brahms attese alla composizione della Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98, l’ultima del suo catalogo. A dieci anni di distanza dalla sua prima e temutissima prova in campo sinfonico, Brahms aveva ormai confermato il suo valore sul campo dopo aver costruito passo dopo passo il proprio linguaggio nel segno della classicità rivista attraverso la sensibilità romantica. Nella Sinfonia n. 4 il virtuosismo compositivo si sposa a una cantabilità intrisa di malinconia dando vita a un discorso musicale dove ogni idea tematica viene plasmata meticolosamente prima di trovare la sua collocazione ideale. Il primo movimento, ad esempio, è costruito interamente a partire da un intervallo di terza e dal suo rivolto; si tratta di materiali minimi che tra le mani di un artigiano delle note come Brahms vengono sfruttati in tutte le loro possibilità. Anche il secondo tema è costruito su intervalli di terza, così come tutte le altre idee tematiche che sembrano germogliare da quel medesimo seme dalle potenzialità infinite. E se nell’Allegro iniziale il compositore costruisce con pochi e semplici intervalli un intero e complesso movimento, nel grandioso Allegro finale decide di sfoggiare il più alto magistero contrappuntistico. Brahms chiude infatti il capitolo, breve ma intenso, della sua produzione sinfonica con una Ciaccona (una serie di variazioni su un basso ostinato) basata su un tema derivato dalla Cantata BWV 150 di Bach. Una scelta che celebra la tradizione musicale di appartenenza e stabilisce, al tempo stesso, il punto di non ritorno del sinfonismo romantico.

La locandina:

JOHANNES BRAHMS
Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
Allegro non troppo/ Adagio non troppo/
Allegretto grazioso (quasi Andantino). Presto ma non assai. Tempo I/Allegro con spirito

Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98
Allegro non troppo/Andante moderato/Allegro giocoso/Allegro energico e passionato

Direttore
Daniele Gatti

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Prezzi:
Settore D: 20€; Settore C: 35€; Settore B: 50€; Settore A: 70€

Durata complessiva 2 ore circa (intervallo incluso)

Le quattro sinfonie di Johannes Brahms al Teatro del Maggio

Sul podio della Sala Mehta, alla guida dell’Orchestra del Maggio, il direttore principale Daniele Gatti

Giovedì 17 ottobre 2024 alle ore 20, dirige la Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90

e la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68.

Prima del concerto, giovedì 17 ottobre alle ore 19, nel Foyer del Teatro, verrà inaugurata la mostra “Al Comunale! Dal Politeama Vittorio Emanuele II al Teatro del Maggio”

Si informa il gentile pubblico che i posti per il concerto sono in rapida fase di esaurimento e sono ancora solo disponibili i biglietti per le poltrone in tribuna Coro

Dopo il concerto dedicato all’esecuzione di Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms nella Sala Mehta lo scorso 10 ottobre, gremita in ogni ordine di posto, altri due appuntamenti sinfonici, il 17 e poi il 26 ottobre 2024, con la proposta delle quattro sinfone sono dedicati al grande compositore tedesco dal maestro Daniele Gatti alla testa dell’Orchestra del Maggio.

In apertura al concerto di giovedì 17 ottobre, la Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90, scritta nell’estate del 1883 a quasi sei anni di distanza dal completamento del suo ultimo lavoro sinfonico: la prima esecuzione ebbe luogo nel dicembre dello stesso anno a Vienna, con la direzione di Hans Richter, e il trionfo fu tale da stupire lo stesso Brahms che da sempre guardava con diffidenza agli immediati successi e acclamazioni da parte del pubblico per quanto questa volta egli ne trasse un, seppur intimo, grande e consapevole compiacimento.

Chiude il concerto la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68, il cui debutto ebbe luogo nel 1876 ma i cui primi appunti di Brahms su di essa risalgono a più di vent’anni prima, ossia al 1855: la gestazione del primo sforzo sinfonico del compositore tedesco fu molto lunga ed elaborata; il primo tempo di essa fu completato solo nel 1862 mentre l’attuale forma del lavoro fu terminata nelle estati del biennio 1874-1876 che Brahms trascorse in quasi totale isolamento sull’isola di Rügen, nel Mar Baltico, in un contesto a lui del tutto congeniale per dedicarsi alla composizione.

L’ultimo appuntamento con i concerti dedicato alle sinfonie di Johannes Brahms, sempre diretto dal maestro Daniele Gatti, è in programma – in Sala Mehta – sabato 26 ottobre 2024 alle ore 20: in cartellone la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 e la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98.

Al Comunale! Dal Politeama Vittorio Emanuele II al Teatro del Maggio:

La mostra Al Comunale! Dal Politeama Vittorio Emanuele II al Teatro del Maggio, in programma dal 17 ottobre al 22 dicembre 2024 nelle date e negli orari di spettacolo, nasce dalla collaborazione tra ADSI Toscana, Fondazione Alinari per la Fotografia e la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e si inserisce all’interno delle attività legate a Carte in dimora – Archivi.doc con il patrocinio della Regione Toscana.

Questa mostra racconta la storia e le trasformazioni del teatro Comunale attraverso 31 fotografie selezionate dagli Archivi Alinari e dall’Archivio storico del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. E sono le architetture ad andare in scena in un viaggio fotografico che partendo dal 1865 (con una rara immagine del Politeama) approda al 2011.

Il programma:

JOHANNES BRAHMS

Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90

La Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90 debuttò il 2 dicembre 1883 diretta da Hans Richter a capo dei Filarmonici di Berlino. Il successo fu grandioso e la Sinfonia, definita con autoironia dall’autore “disgraziatamente troppo celebre”, conquistò in breve tutta Europa. Clara Schumann la descrisse come un’opera grandiosa e piena di poesia dove “tutti i movimenti scaturiscono come da una colata unica, da un battito del cuore, ogni movimento un gioiello”. L’amica fidata aveva da subito individuato l’essenza dell’opera in quel motivo di tre note in apertura (fa – la bemolle – fa) che lega i quattro i movimenti. Le tre note iniziali, secondo la nomenclatura tedesca, corrispondono al motto brahmsiano di gioventù Frei aber Froh (libero ma felice). E di motivi per sentirsi libero e felice in quel periodo Brahms ne aveva davvero molti: era nel pieno della sua maturità artistica, era amato dai suoi estimatori ma, soprattutto, era considerato dal mondo musicale del tempo il più eminente e grande musicista dopo Bach e Beethoven, secondo una celebre definizione di Hans von Bülow.

La Sinfonia n. 3 si apre con le imponenti prime battute che vedono legni e archi intonare il motto di tre note: un’esplosione sonora trionfale che dà vita all’esposizione, in cui il primo tema energico e pulsante si relaziona senza contrasto con il secondo, dal tono affettuoso e cullante. L’Andante è animato da un tema lirico dalle movenze popolari, mentre lo Scherzo è una pagina dalle mezze tinte spiccatamente melodica con il celeberrimo tema cantato inizialmente dai violoncelli. A differenza del primo movimento, il Finale, dopo un decorso tortuoso, si chiude in maniera inaspettata con un accordo dell’orchestra in pianissimo: la calma solenne che ha il sapore di una nuova conquista sinfonica.

Sinfonia n. 1 in do minore op. 68

L’esordio tanto atteso di Johannes Brahms in campo sinfonico giunse finalmente nel 1876 con la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68. In un celebre articolo pubblicato nel 1853 Robert Schumann lo aveva definito ‘l’eletto’, ossia il musicista chiamato a proseguire il cammino sinfonico tracciato da Beethoven. E Brahms, perfezionista intransigente e desideroso di non deludere le aspettative, si era preso i suoi tempi – oltre vent’anni – avvicinandosi alla meta sinfonica con cautela ed estrema prudenza. L’investitura a erede del sommo Beethoven richiedeva una riflessione profonda sull’opera del maestro di Bonn non solo per assimilarla e farne tesoro ma anche per emanciparsene dando vita a un proprio stile. La Sinfonia n. 1, i cui primi abbozzi risalgono a vent’anni prima, fu portata a compimento tra le estati del 1874 e del 1876, trascorse da Brahms nell’isola di Rügen sul Mar Baltico. Il 4 novembre del 1876 la sinfonia debuttò a Karlsruhe con l’Orchestra Granducale diretta da Felix Otto Dessoff. Il pubblico l’accolse con favore, anticipando il grande successo che nel giro di pochi mesi avrebbe riscosso nelle maggiori città tedesche. Salutata dal direttore Hans von Bülow come ‘Decima’, per il legame spirituale che unisce Brahms a Beethoven, la Sinfonia n. 1 mostra tratti di originalità riscontrabili nella minuziosa elaborazione tematica di elementi minimi, trasformati e ampliati secondo il principio della variazione. Un’introduzione grandiosa scandita dal timbro dei timpani apre il primo movimento, dove Brahms espone in nuce i temi essenziali che prenderanno forma definitiva nell’Allegro. L’Andante ha il carattere di una pagina liederistica con i lunghi assolo di archi e oboi, mentre lo Scherzo suona garbato e leggiadro. Nel quarto movimento, infine, Brahms ripropone una drammatica introduzione che sfocia in un Allegro di ampio respiro, caratterizzato da un primo tema affine all’Inno alla gioia beethoveniano.

La locandina:

JOHANNES BRAHMS

Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90

Allegro con brio/Andante/Poco Allegretto/Allegro

Sinfonia n. 1 in do minore op. 68

Un poco sostenuto. Allegro. Meno allegro/Andante sostenuto/ Un poco Allegretto e grazioso/

Finale: Adagio. Più Andante. Allegro non troppo, ma con brio. Più allegro

Direttore

Daniele Gatti


Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Prezzi:

Settore D: 20€; Settore C: 35€; Settore B: 50€; Settore A: 70€

Durata complessiva 2 ore circa (intervallo incluso)

10 ottobre 2024, ore 20 il maestro Daniele Gatti sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio per  “Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms”.

Al compositore tedesco sono dedicati anche i concerti del 17 e 26 ottobre, sempre diretti da Daniele Gatti, con l’esecuzione delle sue quattro sinfonie

Giovedì 10 ottobre 2024 alle ore 20, in sala Zubin Mehta, torna sul podio il maestro Daniele Gatti per un concerto sinfonico corale: sui leggii, Ein deutsches Requiem per soli, coro e orchestra op. 45 di Johannes Brahms. Solisti: Rosalia Cid (soprano) e Liviu Holender (baritono). Maestro del Coro: Lorenzo Fratini.

Nata forse dalla necessità di esprimere in musica la perdita della madre nel febbraio del 1865, la composizione è basata su un testo con passi tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento che vennero selezionati e montati dallo stesso Brahms in maniera del tutto personale. Venne eseguita per la prima volta, in tre movimenti, nel dicembre del 1867, ma solo nell’aprile dell’anno successivo, quando fu eseguita completa dei suoi sei movimenti, riscosse davvero un grande successo di pubblico dando una svolta decisiva alla carriera del compositore tedesco.

Il maestro Daniele Gatti torna al Maggio dopo il grande successo riscosso nel 86a edizione del Festival del Maggio: tre concerti sinfonico corali e la direzione dell’opera Tosca, per la regia di Massimo Popolizio. Al momento, oltre ai suoi impegni sul podio della sala Zubin Mehta per il ciclo brahmsiano, è impegnato anche con le prove del nuovo allestimento della Madama Butterfly che andrà in scena dal 24 ottobre al 2 novembre nella Sala Grande.

Nelle altre due serate dedicate al compositore tedesco verrà eseguito il ciclo completo delle sinfonie: giovedì 17 ottobre ore 20, in cui eseguirà la n. 3 in fa maggiore op. 90 e la n. 1 in do minore op. 68, e sabato 26 ottobre 2024, in cui eseguirà la n. 2 in re maggiore op. 73 e la n. 4 in mi minore op. 98.

Solisti nel Requiem tedesco sono il soprano Rosalia Cid, ex allieva dell’Accademia del Maggio, che ha cantato in molte produzioni del Maggio tra le quali si ricordano Rigoletto (La contessa di Ceprano, febbraio 2021), Le nozze di Figaro (Barbarina; maggio 2022), La finta semplice (Ninetta; gennaio 2023) e Falstaff (Nannetta; giugno 2023). Il baritono Liviu Holender, invece, ha cantato al Maggio come Falke in Die Fledermaus (gennaio 2022) e come Harlequin in una nuova produzione di Ariadne auf Naxos (giugno 2022).

DANIELE GATTI INAUGURA LA STAGIONE DEI WIENER PHILHARMONIKER

Il 27, 28 e 29 settembre al Musikverein di Vienna e poi in tournée in Europa fino al 6 ottobre

Dopo la sua prima apertura di stagione da nuovo Direttore principale della Staatskapelle di Dresda, lo scorso 31 agosto alla Semperoper del capoluogo della Sassonia, Daniele Gatti inaugura la stagione dei Wiener Philharmoniker. Venerdì 27 settembre (con replica il 28 e il 29) sale sul podio del Musikverein, la celebre sala dorata del Concerto di Capodanno, con un programma dedicato a due grandi compositori russi del Novecento: Igor Stravinskij, con il suo balletto Apollon Musagète del 1928, e Dmitrij Šostakovič con la sua Decima sinfonia in mi minore, scritta nel 1953. 

Dopo i concerti a Vienna, il programma sarà portato in tournée in Europa: al Teatro Real di Madrid il 1° ottobre, al Palacio de Congresos di Saragozza il 2 ottobre, all’Auditorio di Barcellona il 3 ottobre, al Théâtre des Champs-Èlysèes di Parigi il 5 ottobre e all’E-Werk di Saarbrücken il 6 ottobre.

Daniele Gatti ha debuttato con i Wiener Philharmoniker nel febbraio del 2005 e nello stesso anno li ha diretti al Festival di Salisburgo e in tournée. Da allora è stato ospite regolare della grande compagine austriaca in stagione, a Salisburgo e in altre prestigiose tournée, come quella che nel 2015 li ha portati alla Carnegie Hall di New York con il Deutsches Requiem e l’integrale delle sinfonie di Johannes Brahms.

86ºFestival del Maggio, venerdì 7 giugno 2024 alle ore 20, il maestro Daniele Gatti sul podio della Sala Mehta per un concerto sinfonico corale.  

In programma il “Salmo IX” di Goffredo Petrassi e la “Sinfonia n. 5” di Dmitrij Šostakovič.

Il concerto sarà trasmesso in differita su Rai Radio 3

Il direttore principale Daniele Gatti – impegnato il 6 e poi l’8 giugno con le ultime due recite di Tosca –  sale sul podio della Sala Mehta alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, venerdì 7 giugno alle ore 20, per un concerto sinfonico corale con un programma caratterizzato da una marcata impronta sacra e in linea con il cartellone del concerto inaugurale del 13 aprile, che propose  il Salmo 13 di Alexander Zemlinsky e con quello del concerto del 5 maggio con un altro brano di Petrassi, il Magnificat.  

In apertura del concerto del 7 giugno, infatti, un’altra composizione di Goffredo Petrassi, il Salmo IX, un ampio lavoro per coro, orchestra d’archi, ottoni, percussioni e due pianoforti nella quale Petrassi riunisce abilmente la lezione dei grandi polifonisti del passato con le innovazioni musicali del suo tempo. La scrittura del Salmo fu iniziata nell’ottobre 1934 e terminata due anni dopo.  

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Così come per il concerto del 5 maggio, chiude il concerto una composizione di Dmitrij Šostakovič; in quest’occasione la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 una delle composizioni più emblematiche e sofferte che il compositore pietroburghese compose fra l’aprile del 1937 e il luglio dello stesso anno; un periodo buio nel quale le repressioni di Stalin erano forti, anche su quella che era la vita artistica, culturale e musicale del paese. Šostakovičstesso fu aspramente criticato per lo stile della sua Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk e dunque l’essenza della sua Quinta Sinfonia è legata a doppio filo a quelle che sono le sue emozioni di quegli anni così complessi: una pagina musicale in cui la catastrofe è travestita da trionfo, e dove il più urlato dissenso si scambia per consenso alle orecchie incapaci di ascoltare.

Prima del concerto è proposta al pubblico la presentazione del programma: la guida si tiene nel Foyer della Sala Zubin Mehta 45 minuti circa prima dell’inizio del concerto.

Il programma:

Goffredo Petrassi 

Salmo IX per coro e orchestra

Compositore e didatta nato nel 1904, Goffredo Petrassi è stato una delle personalità più autorevoli del panorama musicale italiano della seconda metà del XX secolo. Cresciuto musicalmente tra le fila dei pueri cantores della Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, Petrassi ha la possibilità di conoscere e studiare le opere dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco italiani, che lasciano in lui un’impressione duratura. Dopo gli esordi in campo strumentale sotto il segno della corrente neoclassica, il compositore si cimenta in una serie di opere corali di ampio respiro, tra cui il Salmo IX, nelle quali riunisce abilmente la lezione dei grandi polifonisti del passato con le innovazioni musicali del suo tempo. Composto nel 1934, il Salmo IX è un ampio lavoro per coro, orchestra d’archi, ottoni, percussioni e due pianoforti. Influenzato parimenti dal modello stravinskijano della Sinfonia di salmi e dalla tradizione corale barocca, il brano si distingue per le ampie architetture polifoniche in cui dominano sonorità asciutte, talvolta spigolose, accompagnate da ritmi incisivi. La prima esecuzione fu diretta nel dicembre del 1936, a Torino, da Vittorio Gui.

Dmitrij Šostakovič

Sinfonia n. 5 in re minore op. 47

Nel 1937 Dmitrij Šostakovič firma la Sinfonia n. 5, una delle sue composizioni più emblematiche e sofferte. L’anno precedente era stato duramente attaccato sulle colonne della «Pravda» e l’articolo che lo accusava di ‘formalismo’, ovvero autore di arte borghese nemica del popolo, aveva messo in pericolo la sua carriera e la sua stessa vita. In quel periodo Šostakovič aveva appena concluso la sperimentale e complessa Quarta sinfonia ma decise di non farla eseguire e di chiuderla in un cassetto, aspettando tempi migliori. In sostituzione compose la Quinta, un’opera stranamente apprezzata dal regime che non riconosce dietro ai pochi accenni di trionfalismo musicale l’atto di denuncia del compositore. L’ambiguo sottotitolo, ‘Risposta pratica di un compositore a una giusta critica’, fece pensare inizialmente a una resa dell’artista dinanzi alla stoccata inflittagli dal regime di Stalin ma nei quattro movimenti della Quinta Šostakovič, in realtà, non adotta un linguaggio retorico né popolare. Anni dopo, sarà lui stesso a chiarire come il giubilo riscontrabile nella Quinta fosse solo un connotato di facciata, l’ennesima e tragica maschera indossata per dare sfogo alla propria creatività in tempi dominati dalla paura e dal terrore.

La locandina:

GOFFREDO PETRASSI 

Salmo IX per coro e orchestra

DMITRIJ ŠOSTAKOVIČ

Sinfonia n. 5 in re minore op. 47

Moderato / Allegretto / Largo / Allegro ma non troppo

Direttore

Daniele Gatti 


Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino 

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Prezzi:

Settore D: 20€

Settore C: 35€

Settore B: 50€

Settore A: 70€ 

Durata complessiva 1 ora e 25 minuti circa (più intervallo)

Daniele Gatti dirige la Nona Sinfonia di Mahler

Tutto esaurito per il Maestro milanese sul podio della Filarmonica della Scala

il 22, 24 e 27 aprile nell’ambito della Stagione Sinfonica del Teatro,

ma l’ultimo concerto sarà visibile anche sulla piattaforma LaScalaTv.

Proprio con questa pagina Gatti aveva debuttato con la Filarmonica nel 2006.

Lunedì 22 aprile (repliche mercoledì 24 e sabato 27) Daniele Gatti dirige la Sinfonia n° 9 di Gustav Mahler nell’ambito della Stagione Sinfonica del Teatro alla Scala. I tre concerti sono prossimi al tutto esaurito ma la serata del 27 sarà trasmessa in diretta sulla piattaforma LaScalaTv.

Il Maestro milanese è il nuovo Direttore principale della Staatskapelle di Dresda. Ad agosto inaugurerà la stagione dell’Orchestra sassone con la quale sarà poi in tournée anche in Italia. A settembre aprirà inoltre la stagione dei Wiener Philharmoniker al Musikverein di Vienna e sarà in tournée con loro nelle principali città europee. È Direttore principale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e Consulente artistico della Mahler Chamber Orchestra. Nell’estate 2025 tornerà al Festival di Bayreuth per la nuova produzione dei Meistersinger von Nürnberg. Alla Scala Daniele Gatti, il cui nome è stato proposto dal Consiglio di amministrazione per la Direzione Musicale del Teatro dalla Stagione 2026/2027, ha debuttato alla Scala nel 1989 con L’occasione fa il ladro di Gioachino Rossini cui hanno fatto seguito Tancredi, sempre di Rossini, nel 1993, Lohengrin di Wagner nel 2007, Wozzeck di Berg nel 2008, Don Carlo di Verdi per l’inaugurazione della Stagione 2008/2009, Lulu di Berg nel 2010, La traviata di Verdi per l’inaugurazione della Stagione 2013/2014, Falstaff nel 2015 e Die Meistersinger von Nürnberg nel 2017, oltre a numerosi concerti in sede e in tournée. 

Gatti e Mahler alla Scala

Proprio con la Nona, accostata all’Incantesimo del Venerdì Santo dal Parsifal di Wagner, Gatti aveva debuttato sul podio della Filarmonica nel 2006, primo esempio di una predilezione mahleriana che sarebbe stata ribadita, dalla Sesta nel 2008, dai 5 Lieder con la Mahler Chamber e Matthias Goerne per il concerto celebrativo dei 150 anni della Società del Quartetto nel 2013, dalla Seconda “Resurrezione” nel 2017, dalla Quarta con l’Orchestra di Santa Cecilia e Chen Reiss nel 2021, dalla Terza con Elīna Garanča nel 2022 e dalla Prima l’anno scorso con la Gustav Mahler Jugendorchester.

La Stagione Sinfonica

La Stagione Sinfonica presenta importanti direttori e produzioni che spesso prevedono il coinvolgimento del Coro diretto da Alberto Malazzi: dopo l’apertura con il Direttore Musicale Riccardo Chailly che ha diretto i Quattro pezzi sacri di Verdi, lo scorso gennaio Ingo Metzmacher ha ricordato Luigi Nono nel centenario della nascita con Como una ola di fuerza y luz e in febbraio Lorenzo Viotti ha accostato Rimskij-Korsakov, Ravel e Rachmaninov. La Stagione prosegue con Riccardo Chailly dal 27 maggio con un programma dedicato alla Seconda Scuola di Vienna, mentre Thomas Guggeis dirigerà dal 29 giugno il Requiem di Mozart e dal 13 settembre di nuovo Chailly i maestosi Gurre-Lieder di Arnold Schönberg.

Stagione Sinfonica 2023/2024

Lunedì 22 aprile 2024 ore 20 – turno A

Mercoledì 24 aprile 2024 ore 20 – turno B

Sabato 27 aprile 2024 ore 20 – turno C

FILARMONICA DELLA SCALA

DANIELE GATTI, direttore

Gustav Mahler
Sinfonia n. 9 in re magg.

Prezzi: da 110 a 18 euro

Infotel 02 72 00 37 44

Concerto sinfonico diretto dal maestro Daniele Gatti, sul podio della Sala Mehta, sabato 16 marzo 2024 alle ore 20

In programma, composizioni di Franz Joseph Haydn, Paul Hindemith e Richard Wagner.

Il concerto sarà trasmesso in differita su Rai Radio 3

Ad appena ventiquattr’ore di distanza dalla prima del Don Pasquale di Gaetano Donizetti, in programma il 15 marzo in Sala Grande, il maestro Daniele Gatti, insieme all’Orchestra del Maggio, si ‘trasferisce’ in Sala Zubin Mehta per il concerto sinfonico previsto per sabato 16 marzo alle ore 20.

Sui leggii dell’Orchestra un programma che abbraccia quasi due secoli di musica: in apertura una delle più conosciute composizioni di Franz Joseph Haydn, la Sinfonia n. 44 in mi minore, nota come Trauer-Symphonie (Sinfonia funebre), composta intorno agli inizi degli anni ’70 del 1700 e pensata in primo luogo alle esecuzioni nelle sfarzose dimore dei principi Esterházy, della cui orchestra Haydn era maestro di cappella. Il sottotitolo Trauer-Symphonie, con cui oggi è conosciuta, non è però autografo, in quanto è stato probabilmente aggiunto tempo dopo l’epoca di composizione della sinfonia; secondo alcuni deriva forse da una volontà espressa dallo compositore di volerla eseguita durante il suo funerale. 

Segue la suite Nobilissima visione, di Paul Hindemith: l’ispirazione venne al compositore di Hanau nel periodo in cui egli era proprio a Firenze, dove rimase profondamente colpito dagli affreschi di Giotto nella Chiesa di Santa Croce, in particolar modo da quelli raffiguranti San Francesco d’Assisi. Nobilissima visione, che nasce come balletto, andò in scena per la prima volta a Londra nell’estate del 1938: subito Hindemith ne estrasse la suite che fu presentata a Venezia, diretta dallo stesso compositore, nel settembre dello stesso anno. 

Chiude il concerto Karfreitagszauber (L’incantesimo del Venerdì Santo) – un affresco musicale che descrive il risveglio della natura con il primo sole della mattina – ed estratto dal Parsifal, ultimo capolavoro di Richard Wagner andato in scena per la prima volta nel luglio del 1882 al Festival di Bayreuth diretto da Hermann Levi ma rimasto inedito negli altri teatri europei fino all’alba del 1914.

Il prossimo appuntamento sinfonico del maestro Daniele Gatti è invece in cartellone per il 13 aprile 2024, con il concerto inaugurale dell’86°Festival del Maggio Musicale Fiorentino, che vedrà fra i protagonisti Sara Blanch (anche lei impegnata nelle recite del Don Pasquale di questi giorni) insieme all’Orchestra e al Coro del Maggio. 

Il programma:

Franz Joseph Haydn

Sinfonia n. 44 in mi minore Trauer-Symphonie (Sinfonia funebre), Hob:I:44

Tra il 1767 e il 1772 Haydn realizzò un gruppo di composizioni particolarmente affini alle istanze coeve dello Sturm und Drang in cui sperimentòformule e tecniche espressive del tutto nuove. La Sinfonia n. 44 in mi minore fu completata nel 1772 ed è tra le più note del gruppo anche in virtù dell’appellativo apocrifo di Trauer-Symphonie (Sinfonia funebre) probabilmente collegato a un desiderio espresso dallo stesso Haydn. Pare infatti che il compositore, molti anni dopo aver composto la Sinfonia in mi minore, avesse dichiarato di apprezzarne così tanto l’Adagio da volere che venisse eseguito ai suoi funerali, cosa che tuttavia non avvenne. Nonostante non vi sia niente di lugubre in quest’opera, è altresì innegabile il suo carattere serio e impegnato dovuto tanto alla tonalità minore, sfruttata in tutte le sue potenzialità espressive, quanto alle melodie di particolare impatto impiegate da Haydn, come il mirabile canto affidato ai violini in sordina nel già citato Adagio, o i temi carichi di pathos e concitazione che innervano il primo e il quarto movimento.

Paul Hindemith

Nobilissima visione, suite

Nato nel 1938 dalla collaborazione con il coreografo Léonide Massine, il balletto Nobilissima visione di Paul Hindemith vide la luce in pieno regime nazista e fu l’ultimo lavoro del compositore prima della sua partenza definitiva dalla Germania. L’anno precedente Hindemith era rimasto folgorato dal ciclo di affreschi giotteschi sulla vita di San Francesco nella chiesa di Santa Croce a Firenze. Da lì l’idea, maturata con il coreografo, di farne un balletto; il titolo si riferisce infatti alla visione delle tre donne – Umiltà, Castità e Povertà – che cambiano radicalmente la vita di Francesco. Dopo il debutto a Londra il 21 luglio 1938, l’autore decise di estrapolare cinque numeri dalla partitura originaria per farne una suite che lui stesso presentò in prima esecuzione a Venezia il 13 settembre 1938. La suite orchestrale è suddivisa in tre macro sezioni in cui, pur non rispettando l’originaria successione narrativa, Hindemith mantiene una perfetta coerenza espressiva: dalle meditabonde melodie della prima sezione in cui si descrive il santo nel suo ritiro sui monti dopo aver scelto la via del Signore, al ritmo di marcia militare che descrive la vita di Francesco prima della conversione e il lirismo che sottolinea l’incontro con le tre donne nella seconda parte, fino alla conclusione della terza sezione – Laudes creaturarum – costruita su una grandiosa passacaglia con venti variazioni.

Richard Wagner

Da Parsifal: “Incantesimo del Venerdì Santo” (atto III)

Tenuto a battesimo da Hermann Levi al Festival di Bayreuth il 26 luglio del 1882, Parsifal è l’ultimodramma musicale di Richard Wagner. Nel mito medievale di Parsifal, cavaliere della Tavola Rotonda votato alla ricerca del Santo Graal, si ritrovano temi particolarmente congeniali alla poetica wagneriana. Il Parsifal di Wagner, il ‘puro folle’ perché inizialmente inconsapevole del proprio destino, è l’eletto alla conservazione e difesa della santa reliquia. Ma la via che porta alla rivelazione è lunga e disseminata di ostacoli e tentazioni. Dopo aver affrontato e sconfitto il mago Klingsor, rappresentante del mondo del Male, e riconquistato la Sacra lancia della salvezza, Parsifal vaga senza meta per un tempo indefinito, in un cammino di trasformazione spirituale. Temprato dalla sofferenza e spinto dalla fede, all’inizio del terzo e ultimo atto, giunge finalmente al castello di Montsalvat, tempio dei cavalieri del Graal. Ma il tempo della redenzione è ormai vicino e dopo il rito dell’investitura e della benedizione impartita dall’anziano cavaliere Gurnemanz, Parsifal si avvia al castello. Risuona in orchestra l’Incantesimo del Venerdì Santo, un pannello sonoro di elegiaca bellezza che descrive il risveglio della Natura ai primi raggi del sole mattutino. Nell’avvolgente melodia degli archi fluttuano dolcemente le sonorità dei legni e risuonano come echi di giubilo in lontananza gli squilli degli ottoni: è il benevolo presagio della rinascita e della salvazione finale. 

La locandina:

FRANZ JOSEPH HAYDN

Sinfonia in mi minore Hob. I: 44 Trauer-Symphonie

Allegro con brio / Minuetto (Canon in Diapason) / Adagio / Finale: Presto

PAUL HINDEMITH

Nobilissima visione, Suite per orchestra dal balletto omonimo

Introduzione e Rondò: Sehr langsam. Mässig schnell. Marcia e Pastorale:

Lebhaft. Lebhaft. Langsam. Pastorale.Koda. Passacaglia: Feierlich bewegt. Sehr

Betont

RICHARD WAGNER

Da Parsifal

Karfreitagszauber (Incantesimo del Venerdì Santo), Atto III

Direttore

Daniele Gatti 


Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino 

Prezzi:

Settore D: 20€; Settore C: 35€; Settore B: 50€; Settore A: 70€ —

Venerdì 15 marzo 2024, alle ore 20, prima recita di “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti.

L’opera, diretta dal maestro Daniele Gatti, è proposta con la storica regia di Jonathan Miller, ripresa in questa occasione da Stefania Grazioli.

In locandina Marco Filippo Romano come Don Pasquale; Markus Werba nella parte del Dottor Malatesta; Sara Blanch è Norina; Yijie Shi interpreta Ernesto mentre Oronzo D’Urso veste i panni di Un notaro.

La recita del 15 marzo 2024 sarà trasmessa in differita su Rai Radio 3

A poche settimane di distanza dall’inizio dell’86ª edizione del Festival del Maggio, venerdì 15 marzo alle ore 20, nella Sala Grande del Teatro, va in scena una delle più celebri opere di Gaetano Donizetti, il Don Pasquale. Lo spettacolo è proposto nello storico, e ormai celebre, allestimento di Jonathan Miller – ripreso da Stefania Grazioli – un doveroso tributo del Teatro a un grande regista e a un allestimento molto amato, fin da subito, da pubblico e critica che è stato poi messo in scena in diversi teatri europei: una grande casa di bambole in cui si svolgeranno tutte le disavventure dei protagonisti dell’opera. Sul podio il maestro Daniele Gatti, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, che affronta per la prima volta questo titolo restando fedele alle origini dell’opera (napoletane e francesi) e mettendone in risalto il linguaggio rossiniano.

Cinque le recite complessive: il 15, il 19 e il 23 marzo alle ore 20 e il 17 e 24 marzo alle ore 15:30.

Sul palcoscenico Marco Filippo Romano veste i panni del protagonista della vicenda, Don Pasquale, anziano e ricco settantenne e zio di Ernesto, interpretato da Yijie Shi, giovane innamorato della giovane vedova Norina, interpretata da Sara Blanch

Markus Werba, che torna al Maggio dopo le recite del Don Giovanni  e Falstaff nell’ambito dell’85° Festival del Maggio, veste i panni del Dottor Malatesta; Oronzo d’Urso, talento dell’Accademia del Maggio, è invece Un notaro. 

Chiudono il cast come Tre voci soliste due artisti del Coro del Maggio, Valeriia Matrosova e Massimiliano Esposito, e Carlo Cigni.

Sempre i talenti dell’Accademia del Maggio saranno i protagonisti della recita del 23 marzo: le parti di Norina, del Dottor Malatesta e di Ernesto saranno infatti interpretate rispettivamente da Nikoletta HertsakMatteo Mancini e Lorenzo Martelli.

In questo allestimento del Maggio Musicale Fiorentino le scene e i costumi e le luci sono rispettivamente curati – come nell’edizione del 2001 e del 2011 – da Isabella Bywater e Jvan Morandi con le luci realizzate in questa occasione da Emanuele Agliati.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Mercoledì 13 marzo 2024, alle ore 17, nel Ridotto del Foyer di Galleria del Teatro del Maggio, Luca Zoppelli presenta l’opera; l’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prima di ogni recita sono inoltre proposte al pubblico le presentazioni degli spettacoli, tenute da Katiuscia Manetta, Maddalena Bonechi e Marco Cosci: le guide si tengono nel Foyer della Sala Zubin Mehta o nel Foyer di Galleria della Sala Grande 45 minuti circa prima dell’inizio di ogni recita.

Sul podio della Sala Grande il maestro Daniele Gatti, che dirige l’opera di Donizetti per la prima volta nella sua carriera: “Ho colto al volo l’opportunità di affrontare per la prima volta il Don Pasquale, non avendola mai diretta ho avuto l’occasione di studiarla e di scoprirla e di ‘entrare’ così nel mondo del belcanto italiano, che nel corso della mia carriera ho toccato solo poche volte. Mi piace vedere quest’opera come un omaggio di Donizetti al teatro rossiniano buffo – mantenendo naturalmente l’impronta romantica tipica donizettiana – evidenziato da questo passaggio continuo tra un gesto affettivo di ricordo e uno sguardo sereno al genio di Rossini che scrive questo tipo di opere nei primi anni del XIX secolo: lo sentiamo in alcuni procedimenti armonici e l’uso di alcuni stereotipi tipici dell’opera buffa, con la sola differenza del recitativo, che in questo caso non è secco ma accompagnato. Inoltre ho la fortuna di avere un cast davvero eccellente ed è un grande piacere affrontare così per la prima volta questo titolo”.

Il Don Pasquale, in scena per la settima volta nel corso delle stagioni del Maggio, viene dunque proposto per la terza occasione nell’ormai storica regia firmata da Jonathan Miller nel settembre 2001, da subito accolta con grande calore dal pubblico e dalla critica; un allestimento portato inoltre con altrettanto successo a Milano, al Teatro alla Scala, alla Royal Albert Hall di Londra e all’Opera di Bilbao. Il grande regista londinese ambienta la vicenda nella casa di Don Pasquale, che è sì una dimora borghese settecentesca, ma pensata scenicamente come una grande casa delle bambole su tre piani, con ogni ambiente di essa curato e ben definito, dalla cucina al soggiorno fino alle camere da letto, mentre costumi e trucco rimarcano il carattere brioso dell’opera di Donizetti. 

“È un’opera in cui decisamente ne vedremo delle belle” ha sottolineato Stefania Grazioli, parlando dell’allestimento da lei ripreso di Jonathan Miller “Il Don Pasquale è la terza e ultima opera buffa di Gaetano Donizetti, che sappiamo essere stata una persona dotata di grande senso dell’umorismo; la vicenda – per quanto piena di momenti buffi e situazioni divertenti – non ha una comicità fine a sé stessa, bensì più profonda, con momenti anche malinconici. Il libretto è di altissimo livello, sia perché perfettamente connesso con la partitura sia perché riesce a bilanciare, proprio attraverso l’alternanza fra momenti divertenti e situazioni dal retrogusto più amaro. La regia di Miller, che fa capire in modo cristallino la sua grande sapienza teatrale, è ricca di gag davvero splendide ed è un grande onore e piacere riprendere questo allestimento, potendo contribuire con il lavoro svolto insieme al maestro Daniele Gatti e a tutto lo splendido cast di questa produzione”.

Marco Filippo Romano, che interpreta lo sfortunato protagonista della vicenda, Don Pasquale, torna al Maggio dopo le recite de L’elisir d’amore dell’estate del 2019: “Nonostante abbia già interpretato questo splendido ruolo all’estero, per me queste recite segnano il mio debutto come Don Pasquale in Italia; farlo qui al Teatro del Maggio, con questa straordinaria regia di Miller e insieme alla direzione del maestro Daniele Gatti – con cui ho la fortuna di collaborare per la prima volta – è assolutamente emozionante. Il vecchio Don Pasquale è senz’altro uno dei ‘principi’ dei ruoli buffi: nonostante questo non ha le tipiche caratteristiche, ad esempio, del buffo di stampo rossiniano; questa differenza, in Donizetti, la troviamo nelle frasi molto legate fra loro e da una malinconia spesso accentuata musicalmente o scenicamente. Con il protagonista dell’opera ci troviamo dunque davanti a un personaggio che, bensì sia vecchio, ha e sente nuovamente della vitalità dentro di sé, come sottolineato anche da alcuni passaggi musicali; egli, cercando di conquistare Norina, riscopre un sentimento che non aveva probabilmente da quando era giovane”.

La bella vedova Norina è interpretata da Sara Blanch, che sarà inoltre fra i protagonisti del concerto inaugurale diretto dal maestro Daniele Gatti dell’86°Festival del Maggio in programma il prossimo 13 aprile.

Parlando del personaggio di Norina, Sara Blanch ne ha sottolineato la grande forza e la grande indipendenza: “È una donna davvero capace, con esperienza nelle relazioni e che spesso prende l’iniziativa e credo che sia proprio lei in realtà il grande motore immobile della vicenda, che poi verrà orchestrata dal Dottor Malatesta: lei fa questo in risposta al fatto di sentire il suo amore con Ernesto ostacolato bruscamente da Don Pasquale. Ecco allora nascere in Norina questo grande spirito di ribellione davanti a questa ingiustizia e la necessità assoluta di cambiare lo stato della vicenda. Dal mio punto di vista trovo sia davvero interessante interpretare una parte del genere, perché permette di mostrare una donna con più sfumature; la rabbia per la vicenda con il vecchio Don Pasquale, i momenti di tenerezza con Ernesto e anche le tante situazioni in cui dimostra di avere anche una vena molto spiritosa: è davvero un personaggio completo”. 

Markus Werba, da poco protagonista come Leporello nel Don Giovanni, opera inaugurale dell’85°Festival del Maggio, e come Ford in Falstaff, nella medesima edizione del Festival, interpreta il Dottor Malatesta, colui che tesserà le trame della vicenda per far sì che, a spese del vecchio Don Pasquale, Norina ed Ernesto possano finalmente convolare a giuste nozze: “Il Dottor Malatesta è il vero e proprio deus ex machina della storia; infatti, nonostante sia proprio lui quello incaricato dal vecchio protagonista per trovargli una moglie, è molto legato a Ernesto è dunque ordisce le trame per ingannare Don Pasquale e far sì che il suo amico e Norina possano sposarsi. È infatti lui che suggerisce al protagonista di sposare sua sorella Sofronia (in realtà impersonata da Norina) facendogli credere che sia una giovane bella e pura appena uscita di convento. In questo modo, organizzando questo finto matrimonio, la vera Norina – sotto mentite spoglie – avrà modo di far davvero ‘impazzire’ Don Pasquale, facendogli spendere un sacco di soldi e progettando grandi feste, facendo chiamare sarti e gioiellieri e disdegnando le sue attenzioni affettuose”.

Yijie Shi, che torna sulle scene del Maggio dopo un’altra opera di Donizetti, la Lucia di Lammermoor del settembre 2015,veste i panni di Ernesto, il giovane innamorato di Norina: “è bellissimo poter tornare al Maggio, mi mancava moltissimo. La prima volta, credo, fu nel 2012 nel vecchio Teatro per “Il viaggio a Reims” di Rossini; le ultime, invece, nel 2014 (Falstaff) e Lucia di Lammermoor (2015) qui nel nuovo teatro. Sono davvero molto contento di essere tornato a Firenze (e in Europa) e ringrazio tantissimo il teatro”. Oronzo D’Urso, da poco fra i protagonisti de La principessa di gelo dello scorso febbraio, interpreta Un notaro.Chiudono la compagnia di canto due artisti del Coro del Maggio – Valeriia Matrosova e Massimiliano Esposito – e Carlo Cigni.

L’opera:

Il libretto è scritto da Giovanni Ruffini (anche se firmato da Michele Accursi), ed è un rifacimento del libretto scritto da Angelo Anelli nel 1810 per Ser Marcantonio di Stefano Pavesi. È un dramma buffo certamente, ma Don Pasquale segna un punto di arrivo e uno di rottura per l’opera buffa siglato da Donizetti; è l’approdo di una tradizione comica italiana che percorre i secoli comunque né troppo farsesca né troppo comica, ed è l’opera nella quale la commedia si affaccia verso l’amarezza. È l’antica trama, da Donizetti articolata in tre concisi atti, del vecchio (Don Pasquale), economo e celibe, raggirato con l’offerta di una sposa ingenua, la vedova invece scaltra e maliziosa che ama riamata il nipote di Don Pasquale. Equivoci e travestimenti, metamorfosi, spese, finte nozze, simulati tradimenti e insulti per far sì che il vecchio maledica le sue nozze fino a che, scoperta la verità dell’architettura a suo danno, non si rassegna a benedire le nozze tra i giovani. Il libretto, nella definizione drammaturgica offerta dalla musica di Donizetti, è un modello d’efficienza e di eleganza: un prontuario ben congegnato di situazioni comiche ritmate dall’intuito teatrale malizioso e attuale. 

La locandina

DON PASQUALE

di Gaetano Donizetti

Dramma buffo in tre atti

Libretto di M. A. (Michele Accursi),

Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti da Angelo Anelli 

Edizione Edwin F. Kalmus & Co., Inc., Roca Baton, Florida

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Direttore Daniele Gatti

Regia Jonathan Miller

ripresa da Stefania Grazioli

Scene e costumi Isabella Bywater

Luci Jvan MorandiRealizzate da Emanuele Agliati

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Don Pasquale Marco Filippo Romano

Dottor Malatesta Markus Werba/Matteo Mancini (23)

Ernesto Yijie Shi/Lorenzo Martelli (23)

Norina Sara Blanch/Nikoletta Hertsak (23)

Un notaro Oronzo D’Urso

Tre voci soliste Valeriia MatrosovaMassimiliano Esposito,Carlo Cigni

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini


In lingua originale
Con sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio, Firenze

Prezzi:

Visibilità limitata e ascolto: 15€

Galleria: 30€

Palchi: 40€

Platea 4: 50€ – Platea 3: 60€ – Platea 2: 75€ – Platea 1: 90€