IL TURCO IN ITALIA, PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO FILARMONICO ROSSINI TRA COMICO E SATIRA

In scena per la Stagione Lirica di Fondazione Arena, quattro recite dal 16 al 23 novembre

Dal 16 novembre l’esotico irrompe sul palcoscenico del Teatro Filarmonico: è lo spassoso Turco in Italia, dramma buffo in due atti di Rossini, per la prima volta a Verona dopo oltre due secoli. Tra farsa e moderna commedia, con personaggi memorabili, situazioni esilaranti, belcanto e musica indiavolata, Il Turco in Italia è un prezioso unicum in tutta l’opera rossiniana, grazie allo sguardo metateatrale del Poeta in scena. Scritto in fretta per la Scala sull’onda del successo dell’Italiana in Algeri, ebbe esito sfortunato ma fu tra i primi titoli ad essere riscoperti nel Novecento, per fissarsi nel repertorio grazie a figure come Maria Callas, Gianandrea Gavazzeni, Franco Zeffirelli e Riccardo Chailly. Oltre alle repliche fino al 23 novembre, anche una recita straordinaria in forma ridotta per bimbi e famiglie il 22 novembre.

Una coppia in crisi, un seducente straniero, una ex coraggiosa, un terzo incomodo, un poeta in cerca di ispirazione: Rossini mette in scena l’umanità, fragile, ridicola, appassionata, con un sorriso malizioso e cinico. A Verona, per la prima volta, arriva il colorato allestimento del regista Roberto Catalano con Carlo Lepore, Sara Blanch, Dave Monaco, Fabio Previati, Marianna Mappa, Michele Patti, Matteo Macchioni.

Il Maestro Lü Jia dirige Orchestra e Coro di Fondazione Arena.

Sabato 22 novembre recita straordinaria in forma ridotta per famiglie.

Giovedì 13 novembre alle 18, nella Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica, il giornalista e critico musicale Davide Annachini presenterà l’opera in un incontro aperto al pubblico

IL TURCO IN ITALIA

di Gioachino Rossini

domenica 16 novembre ore 15.30

mercoledì 19 novembre ore 19.00

venerdì 21 novembre ore 20.00

domenica 23 novembre ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

“Tutti lo chiedono, tutti lo vogliono”, per parafrasare il suo immortale Figaro, Gioachino Rossini ha soli 22 anni e già 11 titoli nel curriculum, quasi tutti di grande successo oltre i confini dei vari piccoli stati in cui era divisa l’Italia, quando l’impresario del milanese Teatro alla Scala gli commissiona due opere per l’estate 1814, tra cui Il Turco in Italia. Pochi mesi prima, a Venezia e poi in altre città, aveva trionfato L’Italiana in Algeri, e il nuovo titolo comico sembra sulla carta destinato ad altrettanto successo, promettendo lo stesso divertimento in una situazione opposta all’opera precedente. Come spesso accadeva, Rossini lavora in poche settimane sul libretto dell’emergente Felice Romani attinto da un soggetto settecentesco: libertini e turcherie acquisiscono qui uno spessore molto umano, così moderno da sembrare più cinico che giocoso. Già dalla prima del 14 agosto 1814, l’opera non decolla, guadagnandosi una certa attenzione in seguito ma presto eclissata da Barbiere, Cenerentola e dalle opere serie, quindi dal Romanticismo. Nel Novecento segnato dal meta-teatro di Pirandello, quest’opera – dove i personaggi sono studiati tanto dal pubblico quanto dal poeta Prosdocimo, in cerca di un soggetto comico dalla realtà – sarebbe stata recuperata prima di altri titoli del belcanto nella lunga Rossini Renaissance: il direttore Gianandrea Gavazzeni ha in scena Maria Callas già a Roma nel 1950, quindi incide l’opera e la riprende con un cast all-star a Milano nel ’55, in uno spettacolo del giovanissimo Franco Zeffirelli destinato a lungo cammino. L’edizione critica arriva però solo nel 1998 e con essa una nuova ricezione consapevole dell’opera: in questa forma filologicamente aggiornata, Il Turco in Italia arriva a Verona a distanza di oltre 200 anni dalle sue uniche apparizioni nella città scaligera (1817 e 1822).  

La vicenda, originariamente ambientata a Napoli (già capitale dell’opera buffa e immaginario set di Così fan tutte), mostra i capricci di Fiorilla, stanca del marito Geronio tanto da avere un geloso spasimante, Narciso, invaghita dell’altrettanto capriccioso Selim, principe turco appena sbarcato nel golfo (sulle note del Don Giovanni mozartiano, omaggio e parodia di Rossini). Qui sono arrivati anche Zaida, ex promessa sposa di Selim ingiustamente ripudiata, che con l’aiuto di Albazar spera di riconquistare l’amato. In un susseguirsi di incontri, buffi scontri, equivoci e pentimenti, l’ordine naturale viene ristabilito. Il tutto avviene – caso raro nell’opera italiana – sotto lo sguardo vigile e distaccato del poeta Prosdocimo che trova in questa bizzarra umanità il soggetto ideale della sua prossima commedia.    

L’allestimento in scena da domenica 16 novembre alle 15.30 è firmato dal regista Roberto Catalano, al debutto veronese, con scene di Guido Buganza, costumi di Ilaria Ariemme, luci di Oscar Frosio, nato al Teatro Sociale di Rovigo in coproduzione con i teatri di Ravenna, Jesi, Novara, Rimini, Pisa. Qui lo sfondo napoletano e l’orientalismo “posticcio” sono meno rilevanti dell’approfondimento psicologico dei personaggi. Figure moderne, a tutto tondo, portate dal contesto consumistico –pur buffo e colorato– a trattare le persone come oggetti sostituibili, per (ri)scoprire alla fine l’autenticità e l’unicità dell’amore vero.

Per dare vita alle figure del dramma buffo di Rossini servono dunque attori impegnati e raffinati belcantisti, caratteristiche del cast guidato dal basso Carlo Lepore, già protagonista rossiniano nelle ultime produzioni veronesi, qui nel ruolo del titolo, il principe Selim. La volubile Donna Fiorilla è l’applaudito soprano Sara Blanch, il marito tradito l’esperto baritono Fabio Previati, il di lei spasimante Narciso il tenore Dave Monaco (tra i più recenti vincitori del concorso Operalia), Zaida è il soprano Marianna Mappa, Albazar il tenore Matteo Macchioni, mentre il poeta Prosdocimo è il giovane baritono Michele Patti. Sul podio, alla guida dell’Orchestra di Fondazione Arena e del Coro preparato da Roberto Gabbiani, torna al Teatro Filarmonico il Maestro Jia, già direttore musicale a Verona. Dopo la prima, l’opera replica mercoledì 19 novembre alle 19, venerdì 21 alle 21 e domenica 23 novembre alle 15.30.

Dopo il successo de La Cenerentola lo scorso anno, anche Il Turco in Italia avrà una replica straordinaria in forma ridotta e adattata per un pubblico di bimbi e famiglie, sabato 22 novembre alle 15.30 con lo stesso cast e il soprano Vittoriana De Amicis nella parte di Fiorilla.

Il Turco in Italia è il penultimo titolo della Stagione Lirica 2025, ricca di capolavori rari e prime esecuzioni al Teatro Filarmonico: è ancora possibile acquistare i biglietti sul sito https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle biglietterie dell’Arena – sia in quella centrale di via Dietro Anfiteatro sia nella nuova sede di via Roma.

È inoltre già possibile abbonarsi alle nuove stagioni 2026.

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO APERTO AL PUBBLICO

Fondazione Arena conferma gli incontri gratuiti di approfondimento, il giovedì prima del debutto di ogni opera, con grandi nomi della critica musicale nazionale. In collaborazione con l’Accademia Filarmonica di Verona, giovedì 13 novembre alle 18 nella prestigiosa Sala Veranda (via Mutilati 4), il giornalista e critico musicale Davide Annachini presenterà Il Turco in Italia al pubblico. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI

La programmazione 2025 di Arena Young comprende spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie: si comincia con l’Anteprima riservata a studenti e giovani, che potranno assistere alla prova generale di venerdì 14 novembre alle ore 16, preceduta da una presentazione dedicata alle ore 14.30.

Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà partecipare alle rappresentazioni infra-settimanali al Filarmonico con uno speciale Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, mercoledì 19 novembre alle ore 18 e venerdì 21 novembre alle ore 19.

Il turco in italia in versione ridotta per bambini e ragazzi

Sabato 22 novembre alle 15.30 al Teatro Filarmonico. Biglietti a 5 e 10 euro

Un’opera grande, con orchestra, coro, tecnici e importanti solisti, anche per i piccoli: Fondazione Arena di Verona propone una versione ridotta de Il Turco in Italia di Rossini, sabato 22 novembre alle 15.30 al Teatro Filarmonico, con biglietti a tariffe speciali: 5 euro per gli under14, 10 euro per ragazzi over14 e adulti.

Le pagine più belle del divertente capolavoro rossiniano presentate in un’agile narrazione della durata complessiva di 70 minuti.

Una moglie capricciosa, un marito esasperato, un affascinante straniero, una ex coraggiosa, un ammiratore scomodo, un poeta in cerca di ispirazione, un amico di cuore: Rossini mette in scena con un sorriso l’intera umanità, fragile, buffa, appassionata.

A Verona i personaggi saranno interpretati da artisti dalla carriera internazionale: Carlo Lepore, Vittoriana De Amicis, Dave Monaco, Fabio Previati, Marianna Mappa, Michele Patti, Matteo Macchioni. Il Maestro Lü Jia dirige Orchestra e Coro di Fondazione Arena, mentre mimi, comparse e tecnici movimenteranno lo spettacolo firmato dal regista Roberto Catalano.

Lo spettacolo è il primo appuntamento della rassegna Musica in famiglia, che proseguirà nei prossimi mesi sempre il sabato pomeriggio: il 20 dicembre lo spettacolo di burattini Notturno con… brio! svelerà i segreti del teatro e i sogni di chi lo fa vivere. Il 14 gennaio debutterà l’inedito Mozart e Salieri GOT TALENT, che all’interno del Festival Mozart a Verona 2026 farà scoprire al pubblico i due compositori in una divertente sfida musicale, mentre il 7 febbraio lo spettacolo DiVERDIamoci condurrà gli spettatori in un viaggio nel tempo a casa di Verdi, in cerca di ispirazione per la sua nuova opera. Il 28 febbraio si esibiranno in concerto i giovani solisti del Conservatorio E. F. Dall’Abaco di Verona, il 7 marzo le arpe e un grande libro illustreranno la fiaba di Mignolina, mentre il 18 aprile tornerà il format Opera in giallo con un’indagine interattiva sui delitti dell’opera Pagliacci. Infine il 30 maggio debutterà in pubblico il nuovissimo Coro di voci bianche di Fondazione Arena.

Sono oltre 70 gli appuntamenti di Arena Young, il cartellone di Fondazione Arena di Verona in cui l’offerta artistica incontra proposte su misura per scuole di ogni ordine e grado. Quelli di Musica in famiglia sono spettacoli pensati per una trasversale partecipazione a teatro di grandi e piccini, con biglietti a tariffe speciali, acquistabili alle Biglietterie di Fondazione Arena (via Roma e via Dietro Anfiteatro, sul sito www.arena.it, sui canali social.

Posti per Il Turco in Italia sabato 22 novembre alle 15.30 acquistabili anche a questo link diretto: https://shop.arena.it/ticketshop/webticket/seatmap?eventId=942&el=true

Info e prenotazioni: Area Formazione e Promozione Scuole scuola@arenadiverona.it – tel. 045 8051933.

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00)

sabato (09.15 – 12.45)

chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00)

mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00)

domenica (12.00 – 15.30)

             chiusa il lunedì

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

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ALLA BASILICA DI MASSENZIO : DA EPISODIO BIBLICO A TRAGEDIA QUOTIDIANA CONTEMPORANEA

LA RESURREZIONE DI HÄNDEL

FIRMATA DA ILARIA LANZINO, CHE DEBUTTA IN ITALIA

Dal 1° luglio alla Basilica di Massenzio per il Caracalla Festival 2025

con George Petrou sul podio dell’Orchestra Nazionale Barocca e

Sara Blanch, Ana Maria Labin, Teresa Iervolino, Charles Workman e Giorgio Caoduro nel cast

«È la storia di una famiglia contemporanea in lutto per la perdita improvvisa di un figlio. La morte di Gesù quindi, non è presentata come un evento biblico e sacro, ma come una tragedia umana legata alla vita quotidiana di un gruppo familiare, i cui membri reagiscono in modi diversi ma con atteggiamenti simili a quelli dei personaggi dell’oratorio».

Così la regista Ilaria Lanzino racconta la sua messinscena de La Resurrezione di Georg Friedrich Händel, in programma da martedì 1° luglio alle 21 alla Basilica di Massenzio, nel Foro Romano. È il primo degli appuntamenti di teatro musicale del Caracalla Festival 2025 ideato da Damiano Michieletto per il Teatro dell’Opera di Roma.

«Ho creato la figura del padre – prosegue la regista – che, come San Giovanni nell’originale, incarna la fiducia nella resurrezione e dunque supera il lutto grazie alla fede; della madre, che come Maddalena è travolta dalla disperazione senza fede; e della nonna, che come Cleofe è sospesa tra le due posizioni. Ho anche voluto mettere in discussione la rigida contrapposizione tra bene e male, che nell’opera originale è rappresentata schematicamente dalle figure dell’Angelo e di Lucifero. Quest’ultimo, come Maddalena, è una figura emarginata, piena di dolore e risentimento, tendente a ciò che viene considerato peccato, imperfetta e per questo simbolo della fragilità umana. Anche per questi personaggi smarriti l’amore eterno trova uno spazio, una forma di resurrezione e di perdono. In questo viaggio alla ricerca della fede – conclude Lanzino – si tenta di rispondere alla domanda: c’è una Resurrezione? Può la fede salvarci dal dolore del lutto e dalla perdita di senso di fronte alla morte?».

Al suo debutto assoluto in Italia, la regista, nata a Pisa, arriva dopo anni di formazione e di lavoro all’estero, soprattutto in Germania, dove si è distinta per le interpretazioni audaci di opere come Nabucco di Verdi a Düsseldorf, dove ebrei e babilonesi intonano uniti il coro ‘Va pensiero’, e Lucia di Lammermoor di Donizetti a Norimberga, dove la protagonista diventa un uomo, Luca, in lotta con la famiglia perché innamorato di un coetaneo. Recente il suo successo al Theater an der Wien di Vienna con l’Ambleto di Francesco Gasparini, restituito attraverso una tagliente analisi psicologica dei rapporti tra i personaggi e un approccio cinematografico. Per La Resurrezione le sue fonti di ispirazione sono state i film Antichrist di Lars von Trier, La stanza del figlio di Nanni Moretti, The Broken Circle Breakdown di Felix van Groeningen e So Long, My Son di Wang Xiaoshuai. In questo nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, Ilaria Lanzino è affiancata da Dirk Becker per le scene, da Annette Braun per i costumi e da Marco Filibeck per le luci.

Händel era proprio a Roma nel 1708 quando ricevette la commissione di un grande oratorio sacro per la Pasqua da parte del marchese Francesco Maria Marescotti Ruspoli, all’epoca suo mecenate. La Resurrezione fu eseguita per la prima volta a Palazzo Bonelli ai Santissimi Apostoli l’8 aprile 1708, già in forma scenica. Il tema affrontato è altamente simbolico: l’azione si svolge tra il Venerdì Santo e la Pasqua, e alterna gli scontri tra Lucifero e l’Angelo con le profonde meditazioni di Maria Maddalena, Maria di Cleofe e San Giovanni Evangelista. Una lotta tra la fede e la sua assenza, tra l’entusiasmo e il cinismo nell’esistenza di oggi.

La direzione musicale è affidata a uno specialista del repertorio barocco come George Petrou, anche lui al primo impegno con la Fondazione capitolina. Petrou dirige l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori, un progetto sostenuto dal Ministero dell’Università e della ricerca in collaborazione con Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo.

Protagonisti sul palco sono Sara Blanch (Angelo), Ana Maria Labin (Maddalena), Teresa Iervolino (Cleofe), Charles Workman (San Giovanni) e Giorgio Caoduro (Lucifero). Lo spettacolo è replicato il 2, 4 e 5 luglio, sempre alle ore 21.00.

FONDAZIONE ARENA OMAGGIA SALIERI NEL 200° ANNIVERSARIO CON L’ORATORIO LA PASSIONE DI CRISTO

Orchestra e Coro di Fondazione Arena, con quattro solisti d’eccezione, danno vita alla trasposizione più intensa dei versi dell’azione sacra di Metastasio. Sul podio il Maestro Francesco Ommassini.

Debutto al Teatro Filarmonico, Venerdì Santo alle 19; replica straordinaria sabato a Legnago

SALIERI LA PASSIONE Ommassini

 Concerto straordinario

venerdì 18 aprile ore 19.00

Teatro Filarmonico di Verona

sabato 19 aprile ore 17.00

Teatro Salieri di Legnago

Per il tradizionale concerto sinfonico-corale che precede la Pasqua, Fondazione Arena di Verona presenta l’oratorio La Passione di Gesù Cristo, che debutta sul palcoscenico del Teatro Filarmonico venerdì 18 aprile alle 19. Un concerto straordinario che celebra il 200° anniversario di Antonio Salieri (1750-1825), nato a Legnago e divenuto riferimento per la sua epoca, compositore di corte a Vienna e insegnante di una nuova generazione di compositori, tra cui Beethoven, Cherubini e Schubert. I complessi artistici di Fondazione Arena si cimentano con l’oratorio per la prima volta in edizione critica aggiornata con nuovi materiali venuti alla luce dalla Hofkapelle di Vienna. La Passione di Gesù Cristo è opera di rara esecuzione ma molto ammirata già dalla sua creazione, avvenuta quando il compositore era solo ventiseienne. 

Com’era prassi, il libretto dell’azione sacra del celebre Pietro Metastasio, poeta imperiale, è stato messo in musica nel tempo da oltre settanta compositori diversi, anche dopo il legnaghese: all’epoca della prima, si narra che lo stesso Metastasio dichiarasse all’imperatore asburgico Giuseppe II che, fra tutte le intonazioni, quella di Salieri fosse la più drammatica.

L’Orchestra di Fondazione Arena e il Coro preparato dal Maestro Roberto Gabbiani, saranno diretti dal Maestro Francesco Ommassini.

Solisti, nei panni di Pietro, Giovanni Maddalena e Giuseppe d’Arimatea, quattro voci d’eccezione dalla scena lirica internazionale, alcune all’esordio sul palcoscenico del Teatro Filarmonico: il soprano Sara Blanch, il contralto Paola Gardina, il tenore Santiago Ballerini, il basso Roberto Lorenzi.

Il concerto straordinario, fuori abbonamento, avrà una durata di 90 minuti circa senza intervallo. Biglietti in vendita al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alla Biglietteria dell’Arena e, due ore prima di ogni concerto, alla Biglietteria stessa del Teatro Filarmonico in via Mutilati.

BCC Veneta si conferma main sponsor della Stagione Artistica di Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico.

La replica del concerto del 19 aprile 2025, ore 17:00 si terrà presso il Teatro Salieri di Legnago e sarà ad ingresso libero.

La Stagione Sinfonica di Fondazione Arena al Teatro Filarmonico riprende dopo Pasqua con un importante anniversario del 2025, quello di Luciano Berio, a cent’anni dalla nascita, protagonista del doppio appuntamento del 2 e 3 maggio. In programma i Folk songs, affidati al mezzosoprano Corinna Scheurle, per la prima esecuzione al Filarmonico, le Danze di Galanta di Zoltán Kodály (1882-1967) e un altro capoalvoro del Novecento, la Musica per archi, percussioni e celesta di Bartók. Sul podio il maestro Marco Alibrando. 

BIGLIETTERIA ARENA DI VERONA Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Aperta da lunedì a venerdì 10.30-16.00 | sabato 9.15-12.45

Tel. 045 8005151

BIGLIETTERIA TEATRO FILARMONICO Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona

Aperta due ore prima dello spettacolo

Tel. 045 8002880

biglietteria@arenadiverona.it

Call center +39 045 8005151

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Un’Orontea milanese : Robert Carsen colloca l’opera di Cesti nell’ambiente dell’arte nella Milano di oggi.

Dirige Giovanni Antonini, nel cast Stéphanie D’Oustrac.

Venerdì 20 settembre nel Ridotto dei Palchi un convegno approfondisce l’opera di Cesti.

Diretta su LaScalaTv il 5 ottobre.

L’Orontea di Antonio Cesti va in scena alla Scala per cinque rappresentazioni dal 26 settembre al 5 ottobre 2024. È la prima volta che questo titolo, e qualsiasi titolo di Cesti, viene rappresentato al Piermarini, ma il Teatro ne produsse una pionieristica edizione nel 1961 per gli spazi ridotti della Piccola Scala.

La nuova produzione, che si inserisce nel progetto di riscoperta del melodramma italiano delle origini voluto da Dominique Meyer e che ha portato in scena negli anni scorsi La Calisto di Francesco Cavalli e Li zite ngalera di Leonardo Vinci, è diretta da Giovanni Antonini con la regia di Robert Carsen, scene e costumi di Gideon Davey e luci dello stesso Carsen insieme a Peter van Praet. In palcoscenico Stéphanie d’Oustrac è Orontea, Francesca Pia Vitale Silandra, Carlo Vistoli Alidoro, Hugh Cutting Corindo, Mirco Palazzi Creonte, Luca Tittoto Gelone, Maria Nazarova Giacinta, Sara Blanch Tibrino e Marcela Rahal Aristea.

Giovanni Antonini, al suo sesto titolo alla Scala, e Robert Carsen che raggiunge il quattordicesimo, si ritrovano dopo lo strepitoso successo del Giulio Cesare di Händel nel 2019 per dar vita a uno spettacolo che riporta ai giorni nostri la vicenda della regina Orontea, refrattaria alla ragion di stato e innamorata del pittore Alidoro. La protagonista diventa una donna di potere nostra contemporanea, figura di riferimento nel mondo dell’arte nella Milano di oggi. Ancora una volta Carsen modifica l’ambientazione ma va al cuore dei meccanismi di seduzione, inganno, sorpresa, sensualità e ironia del teatro barocco, ammiccando alla platea come faceva allora il testo, arguto ed esplicito, di Giacinto Andrea Cicognini e Giovanni Filippo Apolloni.

Come sempre nel caso di opere rare o di particolare interesse, il Teatro offre al pubblico occasioni speciali di conoscenza e approfondimento: venerdì 20 settembre dalle ore 15 alle ore 18 il Ridotto dei Palchi ospiterà l’incontro di studio “Un capolavoro comico del Seicento”, curato e moderato dal Consulente scientifico del Teatro alla Scala Raffaele Mellace con la partecipazione del Maestro Giovanni Antonini e degli studiosi Lorenzo Bianconi, Davide Daolmi e Paolo Fabbri.

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, presso il Ridotto dei Palchi, si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Elisabetta Fava.

La rappresentazione del 5 ottobre sarà trasmessa in live streaming sulla piattaforma LaScalaTv e resterà disponibile on demand fino al 12 ottobre.

26, 28, 30 settembre; 2, 5 ottobre 2024 ~ ore 20

Antonio Cesti

L’ORONTEA

Dramma musicale in un prologo e tre atti

Libretto di Giacinto Andrea Cicognini
e Giovanni Filippo Apolloni

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore GIOVANNI ANTONINI

Regia ROBERT CARSEN

Scene e costumi gideon davey

Luci robert carsen e peter van praet

Personaggi e interpreti

            Orontea           Stéphanie d’Oustrac

            Creonte           Mirco Palazzi

            Silandra          Francesca Pia Vitale

            Corindo          Hugh Cutting

            Gelone             Luca Tittoto

            Tibrino            Sara Blanch

            Aristea            Marcela Rahal

            Alidoro           Carlo Vistoli

            Giacinta          Maria Nazarova

Orchestra del Teatro alla Scala

Date:

Giovedì 26 settembre 2024 ore 20 ~ Turno Prime Opera

Sabato 28 settembre 2024 ore 20 ~ Turno C

Lunedì 30 settembre 2024 ore 20 ~ Turno A

Mercoledì 2 ottobre 2024 ore 20 ~ Turno B

Sabato 5 ottobre 2024 ore 20 ~ Turno D

Prezzi: da 215 a 26 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

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Un’ora prima dell’inizio di ogni recita al Ridotto dei Palchi

si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Elisabetta Fava.

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La rappresentazione del 5 ottobre sarà trasmessa in live streaming

sulla piattaforma LaScalaTv e resterà disponibile on demand fino al 12 ottobre.

Venerdì 15 marzo 2024, alle ore 20, prima recita di “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti.

L’opera, diretta dal maestro Daniele Gatti, è proposta con la storica regia di Jonathan Miller, ripresa in questa occasione da Stefania Grazioli.

In locandina Marco Filippo Romano come Don Pasquale; Markus Werba nella parte del Dottor Malatesta; Sara Blanch è Norina; Yijie Shi interpreta Ernesto mentre Oronzo D’Urso veste i panni di Un notaro.

La recita del 15 marzo 2024 sarà trasmessa in differita su Rai Radio 3

A poche settimane di distanza dall’inizio dell’86ª edizione del Festival del Maggio, venerdì 15 marzo alle ore 20, nella Sala Grande del Teatro, va in scena una delle più celebri opere di Gaetano Donizetti, il Don Pasquale. Lo spettacolo è proposto nello storico, e ormai celebre, allestimento di Jonathan Miller – ripreso da Stefania Grazioli – un doveroso tributo del Teatro a un grande regista e a un allestimento molto amato, fin da subito, da pubblico e critica che è stato poi messo in scena in diversi teatri europei: una grande casa di bambole in cui si svolgeranno tutte le disavventure dei protagonisti dell’opera. Sul podio il maestro Daniele Gatti, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, che affronta per la prima volta questo titolo restando fedele alle origini dell’opera (napoletane e francesi) e mettendone in risalto il linguaggio rossiniano.

Cinque le recite complessive: il 15, il 19 e il 23 marzo alle ore 20 e il 17 e 24 marzo alle ore 15:30.

Sul palcoscenico Marco Filippo Romano veste i panni del protagonista della vicenda, Don Pasquale, anziano e ricco settantenne e zio di Ernesto, interpretato da Yijie Shi, giovane innamorato della giovane vedova Norina, interpretata da Sara Blanch

Markus Werba, che torna al Maggio dopo le recite del Don Giovanni  e Falstaff nell’ambito dell’85° Festival del Maggio, veste i panni del Dottor Malatesta; Oronzo d’Urso, talento dell’Accademia del Maggio, è invece Un notaro. 

Chiudono il cast come Tre voci soliste due artisti del Coro del Maggio, Valeriia Matrosova e Massimiliano Esposito, e Carlo Cigni.

Sempre i talenti dell’Accademia del Maggio saranno i protagonisti della recita del 23 marzo: le parti di Norina, del Dottor Malatesta e di Ernesto saranno infatti interpretate rispettivamente da Nikoletta HertsakMatteo Mancini e Lorenzo Martelli.

In questo allestimento del Maggio Musicale Fiorentino le scene e i costumi e le luci sono rispettivamente curati – come nell’edizione del 2001 e del 2011 – da Isabella Bywater e Jvan Morandi con le luci realizzate in questa occasione da Emanuele Agliati.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Mercoledì 13 marzo 2024, alle ore 17, nel Ridotto del Foyer di Galleria del Teatro del Maggio, Luca Zoppelli presenta l’opera; l’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prima di ogni recita sono inoltre proposte al pubblico le presentazioni degli spettacoli, tenute da Katiuscia Manetta, Maddalena Bonechi e Marco Cosci: le guide si tengono nel Foyer della Sala Zubin Mehta o nel Foyer di Galleria della Sala Grande 45 minuti circa prima dell’inizio di ogni recita.

Sul podio della Sala Grande il maestro Daniele Gatti, che dirige l’opera di Donizetti per la prima volta nella sua carriera: “Ho colto al volo l’opportunità di affrontare per la prima volta il Don Pasquale, non avendola mai diretta ho avuto l’occasione di studiarla e di scoprirla e di ‘entrare’ così nel mondo del belcanto italiano, che nel corso della mia carriera ho toccato solo poche volte. Mi piace vedere quest’opera come un omaggio di Donizetti al teatro rossiniano buffo – mantenendo naturalmente l’impronta romantica tipica donizettiana – evidenziato da questo passaggio continuo tra un gesto affettivo di ricordo e uno sguardo sereno al genio di Rossini che scrive questo tipo di opere nei primi anni del XIX secolo: lo sentiamo in alcuni procedimenti armonici e l’uso di alcuni stereotipi tipici dell’opera buffa, con la sola differenza del recitativo, che in questo caso non è secco ma accompagnato. Inoltre ho la fortuna di avere un cast davvero eccellente ed è un grande piacere affrontare così per la prima volta questo titolo”.

Il Don Pasquale, in scena per la settima volta nel corso delle stagioni del Maggio, viene dunque proposto per la terza occasione nell’ormai storica regia firmata da Jonathan Miller nel settembre 2001, da subito accolta con grande calore dal pubblico e dalla critica; un allestimento portato inoltre con altrettanto successo a Milano, al Teatro alla Scala, alla Royal Albert Hall di Londra e all’Opera di Bilbao. Il grande regista londinese ambienta la vicenda nella casa di Don Pasquale, che è sì una dimora borghese settecentesca, ma pensata scenicamente come una grande casa delle bambole su tre piani, con ogni ambiente di essa curato e ben definito, dalla cucina al soggiorno fino alle camere da letto, mentre costumi e trucco rimarcano il carattere brioso dell’opera di Donizetti. 

“È un’opera in cui decisamente ne vedremo delle belle” ha sottolineato Stefania Grazioli, parlando dell’allestimento da lei ripreso di Jonathan Miller “Il Don Pasquale è la terza e ultima opera buffa di Gaetano Donizetti, che sappiamo essere stata una persona dotata di grande senso dell’umorismo; la vicenda – per quanto piena di momenti buffi e situazioni divertenti – non ha una comicità fine a sé stessa, bensì più profonda, con momenti anche malinconici. Il libretto è di altissimo livello, sia perché perfettamente connesso con la partitura sia perché riesce a bilanciare, proprio attraverso l’alternanza fra momenti divertenti e situazioni dal retrogusto più amaro. La regia di Miller, che fa capire in modo cristallino la sua grande sapienza teatrale, è ricca di gag davvero splendide ed è un grande onore e piacere riprendere questo allestimento, potendo contribuire con il lavoro svolto insieme al maestro Daniele Gatti e a tutto lo splendido cast di questa produzione”.

Marco Filippo Romano, che interpreta lo sfortunato protagonista della vicenda, Don Pasquale, torna al Maggio dopo le recite de L’elisir d’amore dell’estate del 2019: “Nonostante abbia già interpretato questo splendido ruolo all’estero, per me queste recite segnano il mio debutto come Don Pasquale in Italia; farlo qui al Teatro del Maggio, con questa straordinaria regia di Miller e insieme alla direzione del maestro Daniele Gatti – con cui ho la fortuna di collaborare per la prima volta – è assolutamente emozionante. Il vecchio Don Pasquale è senz’altro uno dei ‘principi’ dei ruoli buffi: nonostante questo non ha le tipiche caratteristiche, ad esempio, del buffo di stampo rossiniano; questa differenza, in Donizetti, la troviamo nelle frasi molto legate fra loro e da una malinconia spesso accentuata musicalmente o scenicamente. Con il protagonista dell’opera ci troviamo dunque davanti a un personaggio che, bensì sia vecchio, ha e sente nuovamente della vitalità dentro di sé, come sottolineato anche da alcuni passaggi musicali; egli, cercando di conquistare Norina, riscopre un sentimento che non aveva probabilmente da quando era giovane”.

La bella vedova Norina è interpretata da Sara Blanch, che sarà inoltre fra i protagonisti del concerto inaugurale diretto dal maestro Daniele Gatti dell’86°Festival del Maggio in programma il prossimo 13 aprile.

Parlando del personaggio di Norina, Sara Blanch ne ha sottolineato la grande forza e la grande indipendenza: “È una donna davvero capace, con esperienza nelle relazioni e che spesso prende l’iniziativa e credo che sia proprio lei in realtà il grande motore immobile della vicenda, che poi verrà orchestrata dal Dottor Malatesta: lei fa questo in risposta al fatto di sentire il suo amore con Ernesto ostacolato bruscamente da Don Pasquale. Ecco allora nascere in Norina questo grande spirito di ribellione davanti a questa ingiustizia e la necessità assoluta di cambiare lo stato della vicenda. Dal mio punto di vista trovo sia davvero interessante interpretare una parte del genere, perché permette di mostrare una donna con più sfumature; la rabbia per la vicenda con il vecchio Don Pasquale, i momenti di tenerezza con Ernesto e anche le tante situazioni in cui dimostra di avere anche una vena molto spiritosa: è davvero un personaggio completo”. 

Markus Werba, da poco protagonista come Leporello nel Don Giovanni, opera inaugurale dell’85°Festival del Maggio, e come Ford in Falstaff, nella medesima edizione del Festival, interpreta il Dottor Malatesta, colui che tesserà le trame della vicenda per far sì che, a spese del vecchio Don Pasquale, Norina ed Ernesto possano finalmente convolare a giuste nozze: “Il Dottor Malatesta è il vero e proprio deus ex machina della storia; infatti, nonostante sia proprio lui quello incaricato dal vecchio protagonista per trovargli una moglie, è molto legato a Ernesto è dunque ordisce le trame per ingannare Don Pasquale e far sì che il suo amico e Norina possano sposarsi. È infatti lui che suggerisce al protagonista di sposare sua sorella Sofronia (in realtà impersonata da Norina) facendogli credere che sia una giovane bella e pura appena uscita di convento. In questo modo, organizzando questo finto matrimonio, la vera Norina – sotto mentite spoglie – avrà modo di far davvero ‘impazzire’ Don Pasquale, facendogli spendere un sacco di soldi e progettando grandi feste, facendo chiamare sarti e gioiellieri e disdegnando le sue attenzioni affettuose”.

Yijie Shi, che torna sulle scene del Maggio dopo un’altra opera di Donizetti, la Lucia di Lammermoor del settembre 2015,veste i panni di Ernesto, il giovane innamorato di Norina: “è bellissimo poter tornare al Maggio, mi mancava moltissimo. La prima volta, credo, fu nel 2012 nel vecchio Teatro per “Il viaggio a Reims” di Rossini; le ultime, invece, nel 2014 (Falstaff) e Lucia di Lammermoor (2015) qui nel nuovo teatro. Sono davvero molto contento di essere tornato a Firenze (e in Europa) e ringrazio tantissimo il teatro”. Oronzo D’Urso, da poco fra i protagonisti de La principessa di gelo dello scorso febbraio, interpreta Un notaro.Chiudono la compagnia di canto due artisti del Coro del Maggio – Valeriia Matrosova e Massimiliano Esposito – e Carlo Cigni.

L’opera:

Il libretto è scritto da Giovanni Ruffini (anche se firmato da Michele Accursi), ed è un rifacimento del libretto scritto da Angelo Anelli nel 1810 per Ser Marcantonio di Stefano Pavesi. È un dramma buffo certamente, ma Don Pasquale segna un punto di arrivo e uno di rottura per l’opera buffa siglato da Donizetti; è l’approdo di una tradizione comica italiana che percorre i secoli comunque né troppo farsesca né troppo comica, ed è l’opera nella quale la commedia si affaccia verso l’amarezza. È l’antica trama, da Donizetti articolata in tre concisi atti, del vecchio (Don Pasquale), economo e celibe, raggirato con l’offerta di una sposa ingenua, la vedova invece scaltra e maliziosa che ama riamata il nipote di Don Pasquale. Equivoci e travestimenti, metamorfosi, spese, finte nozze, simulati tradimenti e insulti per far sì che il vecchio maledica le sue nozze fino a che, scoperta la verità dell’architettura a suo danno, non si rassegna a benedire le nozze tra i giovani. Il libretto, nella definizione drammaturgica offerta dalla musica di Donizetti, è un modello d’efficienza e di eleganza: un prontuario ben congegnato di situazioni comiche ritmate dall’intuito teatrale malizioso e attuale. 

La locandina

DON PASQUALE

di Gaetano Donizetti

Dramma buffo in tre atti

Libretto di M. A. (Michele Accursi),

Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti da Angelo Anelli 

Edizione Edwin F. Kalmus & Co., Inc., Roca Baton, Florida

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Direttore Daniele Gatti

Regia Jonathan Miller

ripresa da Stefania Grazioli

Scene e costumi Isabella Bywater

Luci Jvan MorandiRealizzate da Emanuele Agliati

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Don Pasquale Marco Filippo Romano

Dottor Malatesta Markus Werba/Matteo Mancini (23)

Ernesto Yijie Shi/Lorenzo Martelli (23)

Norina Sara Blanch/Nikoletta Hertsak (23)

Un notaro Oronzo D’Urso

Tre voci soliste Valeriia MatrosovaMassimiliano Esposito,Carlo Cigni

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini


In lingua originale
Con sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio, Firenze

Prezzi:

Visibilità limitata e ascolto: 15€

Galleria: 30€

Palchi: 40€

Platea 4: 50€ – Platea 3: 60€ – Platea 2: 75€ – Platea 1: 90€