LE STELLE DELL’OPERA, IN ARENA, PER TOSCA

Il 2, 9 e 16 agosto Anna Netrebko è la protagonista

nel classico spettacolo di Hugo De Ana con Yusif Eyvazov e Luca Salsi

Il 30 agosto ultima serata con Elena Stikhina, Jonas Kaufmann e Ludovic Tézier

Dirige Daniel Oren, a 40 anni dal debutto in Arena proprio con il capolavoro di Puccini

Il 101° Arena di Verona Opera Festival completa il suo omaggio a Puccini. Dopo i sold-out di Turandot e La Bohème, è la volta di una grande produzione: in scena dal 2 al 30 agosto, alle ore 21, quattro serate di Tosca nell’allestimento elegante e noir di Hugo De Ana. Sul palcoscenico un cast di stelle capitanato da Anna Netrebko e diretto da Daniel Oren, a 40 anni dal suo debutto areniano.

Un triangolo amoroso intenso e drammatico, una caccia all’uomo in una città scossa dalla rivoluzione, una musica ricca e avvincente per un’opera che scorre come un film thriller nella Roma del 1800. Con un ritmo teatrale incalzante e arie celeberrime (Recondita armonia, Vissi d’arte, E lucevan le stelle…), Tosca è fra i titoli più amati e rappresentati al mondo, e sesta nella lunga classifica delle opere più popolari all’Arena di Verona dal 1913 ad oggi, sempre con interpreti di prestigio internazionale, come conferma anche il cast di stelle del Festival 2024.

Nei panni della protagonista Floria Tosca, cantante devota e innamorata, diva del suo tempo catapultata in un intrigo politico a rischio della vita, è Anna Netrebko che torna in Arena, per la prima volta in questo ruolo. Un legame profondo con l’Anfiteatro e la città scaligera: il suo debutto a Verona risale al 2019 come Leonora ne Il Trovatore. Da allora, anche nelle estati segnate dalla pandemia, la stella dell’opera non è mai mancata all’appuntamento del Festival areniano, proponendo ogni anno un personaggio diverso. Dopo essere stata protagonista del Gala 2020, ha interpretato Turandot nel 2021, Aida e Turandot nel 2022, per aprire e chiudere con recite sold-out il 100° Festival 2023 rispettivamente come Aida e La Traviata.

Per le prime tre rappresentazioni, accanto a lei il tenore Yusif Eyvazov (Mario Cavaradossi) e il baritono Luca Salsi (il Barone Scarpia), nell’apprezzato allestimento curato per regia, scene, costumi e luci da Hugo De Ana. Una produzione che unisce potenti simboli, sontuosi costumi tradizionali, rapidi cambi scena ed effetti mozzafiato. Completano il cast il fuggiasco Angelotti di Gabriele Sagona, il Sagrestano di Giulio Mastrototaro, gli sgherri Spoletta, interpretato da Carlo Bosi, e Sciarrone, da Nicolò Ceriani. Nel cameo del carceriere torna Carlo Striuli, nota voce areniana, e tre giovanissime voci bianche si alternano nei panni del pastorello: Erika Zaha (2 e 9 agosto), Lorenzo Pigozzo (16 agosto) e Mattia Lucatti (30 agosto).

Sul podio per tutte le rappresentazioni, il maestro Daniel Oren guiderà l’Orchestra di Fondazione Arena, il Coro preparato da Roberto Gabbiani e le voci bianche di A.Li.Ve. istruite da Paolo Facincani. Il direttore festeggia quarant’anni esatti dal suo esordio in Arena, avvenuto proprio con Tosca al Festival 1984.

Stelle anche per l’ultima serata di Tosca in programma venerdì 30 agosto: protagonista sarà il soprano Elena Stikhina, fra i più apprezzati di oggi, reduce da recenti successi in Arena. Jonas Kaufmann vestirà per la prima volta a Verona i panni di Mario Cavaradossi, pittore e rivoluzionario, appassionato amante di Tosca. Sarà il baritono Ludovic Tézier a interpretare il Barone Scarpia, spietato capo della polizia, persecutore di rivoluzionari come Cavaradossi, e ardente di passione per la diva Tosca, antagonista fra i più iconici di tutto il repertorio operistico

La storia di Floria Tosca, creata dal drammaturgo Victorien Sardou per Sarah Bernhardt nel 1887, conquistò subito Giacomo Puccini che, dopo lunghe trattative, ne affidò il libretto ai fidi Giacosa e Illica, quasi sfidando gli eccessi drammatici dei colleghi contemporanei oggi accomunati dall’aggettivo “veristi”, e riscuotendo alla prima romana del 1900 un successo clamoroso e ininterrotto, facendo della protagonista la diva per eccellenza del repertorio operistico.

Puccini riesce ancora oggi a conquistare il pubblico con melodie indimenticabili, orchestrazione raffinatissima, forte caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, una narrazione teatrale avvincente, inarrestabile, quasi da film thriller, grazie anche al brillante tessuto tematico che, già dai tre accordi iniziali, si fissa nella mente dello spettatore.

L’Arena di Verona Opera Festival 2024, con 50 serate di spettacolo fino al 7 settembre, è sostenuta da numerosi sponsor, in primis UniCredit, che vanta una longevità di collaborazione di oltre 25 anni, e poi Calzedonia, Pastificio Rana, Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, RTL 102.5, Genny, che firma le divise del personale adibito all’accoglienza del pubblico, e Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, Metinvest, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Tra i nuovi sostenitori, Poste Italiane, ManPower Group e Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

AL VIA, IL 7 AGOSTO, IL ROF 2024: cinque opere e un calendario ricchissimo nell’anno di Pesaro Capitale italiana della cultura

La 45esima edizione del Rossini Opera Festival si terrà a Pesaro dal 7 al 23 agosto 2024, Il programma, mai così ampio, coprirà un periodo di ben 17 giorni, 4 in più del consueto, onde offrire maggiori possibilità di assistere agli spettacoli al pubblico che da tutto il mondo sarà a Pesaro, anche in coincidenza con gli eventi di Pesaro capitale italiana della cultura 2024.

Saranno proposte ben cinque opere: due nuove produzioni (Bianca e Falliero e Ermione) e tre riprese (L’equivoco stravagante, Il barbiere di Siviglia e Il viaggio a Reims dei giovani dell’Accademia Rossiniana). Nel programma concertistico figurano la prima assoluta nella revisione sulle fonti della Messa di Ravenna, la Cantata Il vero omaggio, due Concerti lirico-sinfonici e cinque Concerti di Belcanto. Il programma sarà chiuso con l’esecuzione in forma di concerto del Viaggio a Reims, a celebrazione del 40o anniversario della sua prima esecuzione in tempi moderni al ROF 1984.

Il Festival sarà inaugurato il 7 agosto all’Auditorium Scavolini, nuovo spazio teatrale riaperto all’interno del già celebre PalaFestival, da Bianca e Falliero, non più eseguita al ROF dal 2005.  Lo spettacolo è ripreso da Rai Cultura che lo trasmetterà in prima serata su Rai5 alle 21.15.  Roberto Abbado dirigerà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso. Nel cast, Jessica Pratt (Bianca), Aya Wakizono (Falliero), Dmitry Korchak (Contareno), Giorgi Manoshvili (Capellio), Nicolò Donini (Priuli), Carmen Buendía (Costanza), Dangelo Díaz (Cancelliere), Claudio Zazzaro (Ufficiale/Usciere). Lo spettacolo è affidato a Jean-Louis Grinda, con Rudy Sabounghi per scene e costumi e Laurent Castaingt alle luci. Le tre repliche si terranno l’11, 14 e 19 agosto.

Seguirà l’8 agosto al Teatro Rossini la prima dell’Equivoco stravagante, già visto con grande successo al ROF 2019. Michele Spotti guiderà la Filarmonica Gioachino Rossini e il Coro del Teatro della Fortuna nello spettacolo ideato da Moshe Leiser e Patrice Caurier con le scene di Christian Fenouillat, i costumi di Agostino Cavalca e le luci di Christophe Forey. Nella compagnia di canto figurano Maria Barakova (Ernestina), Nicola Alaimo (Gamberotto), Pietro Adaíni (Ermanno), Carles Pachón (Buralicchio), Patricia Calvache (Rosalia) e Matteo Macchioni (Frontino). Repliche il 12, 16 e 21 agosto.

Alla Vitrifrigo Arena il 9 agosto sarà la volta della seconda nuova produzione, Ermione, assente a Pesaro dal 2008. Michele Mariotti dirigerà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso. La  messinscena è a cura di Johannes Erath, con scene di Heike Scheele, costumi di Jorge Jara, video di Bibi Abel e luci di Fabio Antoci.  Nel cast, Anastasia Bartoli nel ruolo del titolo, affiancata da Victoria Yarovaya (Andromaca), Enea Scala (Pirro), Juan Diego Flórez (Oreste), Antonio Mandrillo (Pilade), Michael Mofidian (Fenicio), Martiniana Antonie (Cleone), Paola Leguizamón (Cefisa) e Tianxuefei Sun (Attalo). Repliche il 13, 17 e 20 agosto.

La quarta opera in cartellone, in programma alla Vitrifrigo Arena dal 10 agosto, sarà Il barbiere di Siviglia, applauditissima al ROF nel 2018 e ripresa anche nell’edizione autunnale del 2020. Lo spettacolo, ideato da Pier Luigi Pizzi, sarà diretto da Lorenzo Passerini, alla guida dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini e del Coro Ventidio Basso. Nella compagnia di canto, Maria Kataeva (Rosina), Andrzej Filonczyk (Figaro), Jack Swanson (Conte d’Almaviva), Carlo Lepore (Don Bartolo), Michele Pertusi (Don Basilio), Patrizia Biccirè (Berta), William Corrò (Fiorello/Ufficiale). Repliche il 15, 18 e 22 agosto.

Tutte e quattro le opere saranno diffuse in diretta radiofonica su Rai Radio 3, Bianca e Falliero anche nel circuito Euroradio. Nelle mattinate delle prime, il 7, 8, 9 e 10 agosto, nella Sala della Repubblica del Teatro Rossini si terranno i ROF Talks, incontri su temi di attualità nei quali saranno inoltre presentate le opere in scena la sera a teatro.

Gli allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, svoltasi nel mese di luglio, saranno protagonisti, il 16 e 19 agosto all’Auditorium Scavolini, del Viaggio a Reims ideato da Emilio Sagi e ripreso da Matteo Anselmi, sotto la direzione di Davide Levi. La prima recita del Viaggio a Reims sarà trasmessa in diretta su Opera Vision, portale gratuito finanziato dall’Unione Europea che ospiterà per i sei mesi successivi le due recite del 16 e del 19 agosto. I cantanti dell’Accademia Rossiniana si esibiranno inoltre nei Concerti al Museo Nazionale Rossini (9, 11, 13, 15 e 17 agosto).

Fitto il programma concertistico, con dieci appuntamenti tutti in programma al Teatro Rossini. Si comincerà  l’11 agosto con una prima assoluta: la Messa di Ravenna, eseguita nella revisione sulle fonti a cura di Ferdinando Sulla, anche direttore della Filarmonica Gioachino Rossini  e del Coro del Teatro della Fortuna, nonché dei solisti Jorge Juan Morata, Tianxuefei Sun e Alejandro Baliñas. Seguirà il 15 agosto la Cantata Il vero omaggio, con Giulio Cilona alla guida della Filarmonica Gioachino Rossini e del Coro del Teatro della Fortuna. Nel cast Sara Blanch, Victoria Yarovaya, Ruzil Gatin e Alejandro Baliñas.

Saranno due i Concerti lirico-sinfonici: il 18 agosto Alessandro Cadario dirigerà Gregory Kunde e la Filarmonica Gioachino Rossini; il 20 agosto Jacopo Brusa dirigerà Giorgio Caoduro e l’Orchestra Sinfonica G. Rossini. In programma anche cinque Concerti di Belcanto: protagoniste Eleonora Buratto (12 agosto), Pietro Spagnoli (13 agosto), Ramón Vargas (14 agosto), Sara Blanch (17 agosto) e Daniela Barcellona (21 agosto). Il 22 agosto Delphine Constantin-Reznik, (arpa) e Roman Reznik (fagotto) saranno protagonisti di Rossinimania.

Il ROF 2024 si chiuderà il 23 agosto all’Auditorium Scavolini con l’esecuzione in forma di concerto del Viaggio a Reims. Diego Matheuz dirigerà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso, nonché un cast composto da Vasilisa Berzhanskaya (Corinna), Maria Barakova (Marchesa Melibea), Nina Minasyan (Contessa di Folleville), Karine Deshayes (Madama Cortese), Jack Swanson (Cavalier Belfiore), Dmitry Korchak (Conte di Libenskof), Mihael Mofidian (Lord Sidney), Erwin Schrott (Don Profondo), Nicola Alaimo (Barone di Trombonok), Vito Priante (Don Alvaro), Alejandro Baliñas (Don Prudenzio), Tianxuefei Sun (Don Luigino), Paola Leguizamón (Delia), Martiniana Antonie (Maddalena), Vittoriana De Amicis (Modestina), Nicolò Donini (Antonio), Jorge Juan Morata (Zefirino/Gelsomino).

Gli Enti fondatori del ROF sono il Comune di Pesaro, Intesa Sanpaolo e la Fondazione Scavolini. Il Festival si attua con il sostegno di Ministero della Cultura, Comune di Pesaro, Regione Marche, EBWorld, Fondazione Meuccia Severi. Gruppo DiBa è il Green partner per il 2024, mentre i Media partner sono Rai Cultura, Rai 5, Rai Radio 3, nonché Classica Tv, Opera Vision, Up Tv.

Al 50° Festival della Valle d’Itria sabato 3 agosto a Palazzo Ducale di Martina Franca la Nona Sinfonia di Beethoven con l’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari diretti da Riccardo Frizza.

Voci soliste Jacquelyn Wagner, Eleonora Filipponi, Ladislav Elgr, Simon Lim.

 A duecento anni dalla prima esecuzione, l’omaggio del Festival al capolavoro musicale di tutti i tempi

L’1 agosto la replica di “Aladino e la lampada magica” di Nino Rota e il 2 agosto l’ultima replica di “Norma” di Bellini diretta da Fabio Luisi

Patrimonio Unesco, capolavoro di tutti i tempi, simbolo di fratellanza, unità, pace, gioia, la Nona Sinfonia di Beethoven veniva eseguita per la prima volta il 7 maggio 1824 a Vienna in un gremito Theater am Kärntnertor che accolse con entusiasmo quella storica esecuzione. A duecento anni da quell’evento rivoluzionario per la storia della musica occidentale, il 50° Festival della Valle d’Itria propone l’esecuzione della celeberrima partitura chiamando a raccolta a Palazzo Ducale di Martina Franca sabato 3 agosto (ore 21) l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari diretti da Riccardo Frizza, con le voci soliste di Jacquelyn Wagner (soprano, applauditissima Norma nella produzione in corso del Festival), Eleonora Filipponi (mezzosoprano), Ladislav Elgr (tenore), Simon Lim (basso).

Il concerto viene introdotto dal giornalista e critico musicale Sandro Cappelletto.

Grandiosa architettura sonora, la Sinfonia in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra appare in alcuni frammenti, schizzi e appunti sui taccuini del musicista di Bonn già prima del 1824, segno che da tempo Beethoven aveva immaginato un’opera che fosse un grande affresco sinfonico e corale, che andasse oltre i confini classici strumentali della Sinfonia inserendo nell’ultimo movimento un percorso nuovo, con l’impiego del coro e voci soliste, impegnate nella celebre ode di Schiller An die Freude che era diventata in quegli anni un simbolo degli ideali dei giovani tedeschi.

Il concerto del 7 maggio 1824, al Theater am Kärntnertor, rimase memorabile: la nuova Sinfonia fu diretta dallo stesso autore, insieme a tre brani della Missa Solemnis. Se l’esecuzione non fu impeccabile, a causa del poco tempo a disposizione per le prove, l’entusiasmo del pubblico fu invece enorme, tributando a Beethoven non gli applausi, che difficilmente avrebbe potuto sentire, ma un festoso sventolare di fazzoletti.

“È un grande privilegio affrontare questo monumento della musica di ogni tempo che duecento anni fa rivoluzionò la stessa concezione sinfonica e non solo per la presenza delle voci e del coro quanto per il messaggio di libertà e di fratellanza universale che il compositore prese da Schiller per farlo prima suo e poi di tutti quelli che l’ascoltarono quel 7 maggio del 1824 al Theater am Kärntnertor di Vienna, sventolando entusiasticamente alla fine i fazzoletti (affinché Beethoven, sordo, che condivideva il palco con il direttore, intendesse l’entusiasmo dei presenti). E da allora la Sinfonia Corale è una delle pietre miliari della musica e del pensiero occidentali”. Così racconta Riccardo Frizza, gradito ritorno al Festival della Valle d’Itria: “Torno a Martina Franca con emozione. Nell’estate del 2001, che segnò il mio debutto come direttore d’orchestra, lì affrontai un tutto Verdi (i Quattro pezzi sacri e il Libera me, Domine composto come ultimo brano della Messa ideata per celebrare il primo anniversario della morte di Rossini). E torno per partecipare all’edizione del cinquantenario di questo festival nato dalla volontà di alcuni visionari e diventato un autentico patrimonio musicale mondiale”.

Nella stessa giornata, alle ore 17 presso il Chiostro del Carmine, l’ultimo dei Concerti del Sorbetto con “Assaggi rossiniani” offerti dal mezzosoprano Saori Sugiyama, dal tenore Pepe Hannan, dal baritono Francesco Bossi (tutti provenienti dall’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”), accompagnati al pianoforte da Eugenio Aiello. In programma le più belle arie d’opera di Gioachino Rossini, da La cambiale di matrimonio, L’italiana in Algeri, La Cenerentola, Il signor Bruschino, Il barbiere di Siviglia. Al termine la consueta degustazione di un fresco sorbetto.

LE REPLICHE DELLE OPERE DEL FESTIVAL

Nelle due giornate che precedono la Nona Sinfonia di Beethoven, il Festival prosegue la sua programmazione a Palazzo Ducale giovedì 1 agosto (ore 21) con la seconda replica di Aladino e la lampada magica fiaba musicale di Nino Rota del 1968, per la direzione musicale di Francesco Lanzillotta alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, regia di Rita Cosentino, e venerdì 2 agosto (ore 21) con l’ultima replica della Norma di Bellini, l’opera con cui il Festival ha inaugurato la sua 50esima edizione in omaggio alla storica edizione del 1977 che rese celebre il Festival a livello internazionale. Fabio Luisi dirige i complessi orchestrali e corali del Teatro Petruzzelli di Bari, regia di Nicola Raab, e un cast di voci internazionali.

Programma su www.festivaldellavalleditria.it

Biglietti: Norma e Aladino da 10 a 60 euro, Nona di Beethoven da 10 a 40 euro; Concerto del Sorbetto 5 euro. Info: tel. +39 080 4805100, info@festivaldellavalleditria.it

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sabato 3 agosto

ore 17, Chiostro del Carmine, Martina Franca

ASSAGGI ROSSINIANI

Saori Sugiyama mezzosoprano

Pepe Hannan tenore

Francesco Bossi baritono

Eugenio Aiello pianoforte

Gioachino Rossini (1792-1868)

“Grazie, grazie, troppo presto” da La cambiale di matrimonio (F. Bossi)

“Pensa alla patria” da L’italiana in Algeri (S. Sugiyama)

“Sì, ritrovarla io giuro” da La Cenerentola (P. Hannan)

“Un soave non so che” da La Cenerentola (S. Sugiyama, P. Hannan)

“Nel teatro del grande mondo” da Il signor Bruschino (F. Bossi)

“Cruda sorte, amor tiranno!” da L’italiana in Algeri (S. Sugiyama)

“Ecco, ridente in cielo” da Il barbiere di Siviglia (P. Hannan)

“All’idea di quel metallo” da Il barbiere di Siviglia (P. Hannan, F. Bossi)

“Dunque io son… tu non m’inganni?” da Il barbiere di Siviglia (S. Sugiyama, F. Bossi)

ore 21

Palazzo Ducale, Martina Franca

IX SINFONIA DI BEETHOVEN

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari

Riccardo Frizza direttore

Jacquelyn Wagner soprano

Eleonora Filipponi mezzosoprano

Ladislav Elgr tenore

Simon Lim basso

Marco Medved maestro del coro

Presentazione a cura di Sandro Cappelletto

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra

L’ULTIMA AIDA ‘DI CRISTALLO’ IN ARENA IL 1° AGOSTO

Giovedì, alle 21, ultima replica dello spettacolo firmato da Stefano Poda

Cast d’eccezione diretto da Daniel Oren: Kunde, Margaine, Tèzier, Vinogradov e, per un’unica data, Elena Stikhina

L’opera regina dell’Arena tornerà dal 10 agosto nella storica edizione 1913

Un Antico Egitto simbolico, riletto dall’arte contemporanea, con giochi di luce, trasparenze, materiali innovativi, centinaia di mimi e figuranti che moltiplicano le forti emozioni dei personaggi verdiani: Aida nella sua veste “di cristallo” va in scena per un’ultima volta giovedì 1° agosto alle 21 con un cast internazionale di stelle dirette da Daniel Oren, alla guida dei complessi artistici di Fondazione Arena.

Aida è l’opera di Giuseppe Verdi che è divenuta simbolo degli spettacoli lirici in Arena, con il suo equilibrio perfetto di grandiosa coralità e appassionato intimismo. Giovedì 1° agosto, alle 21, protagonista per un’unica data è il soprano Elena Stikhina, nei panni di Aida, principessa etiope costretta in schiavitù alla corte dei Faraoni e della loro figlia, la principessa Amneris interpretata da Clémentine Margaine, sua rivale in amore per il generale Radames, ruolo in cui torna il tenore Gregory Kunde, Premio Lugo 2024. Il re etiope Amonasro, padre di Aida, è eccezionalmente il baritono Ludovic Tézier, mentre le autorità egizie sono rappresentate da due bassi, il gran sacerdote Ramfis da Alexander Vinogradov e il Re da Simon Lim. Completano il cast il soprano Francesca Maionchi (sacerdotessa) e il tenore Carlo Bosi (messaggero). Il maestro Daniel Oren dirige l’Orchestra di Fondazione Arena e il Coro preparato da Roberto Gabbiani, impegnato con Ballo e Tecnici nell’allestimento ‘di cristallo’ curato da Stefano Poda, con piramidi di luce, trasparenze, laser, costumi tra iconografia egizia, alta moda e arte contemporanea.

Dopo quest’ultima Aida nella produzione 2023, dal 10 agosto il capolavoro di Verdi torna nell’allestimento a firma di Gianfranco de Bosio. Un omaggio al centenario dello scomparso regista e sovrintendente. Una celebrazione di quella che fu la prima notte d’opera in Arena nel 1913, con le scenografie storiche disegnate da Ettore Fagiuoli.

Tutti gli spettacoli di agosto e settembre del 101° Arena Opera Festival iniziano alle ore 21.

L’Arena di Verona Opera Festival 2024, con 50 serate di spettacolo fino al 7 settembre, è sostenuta da numerosi sponsor, in primis UniCredit, che vanta una longevità di collaborazione di oltre 25 anni, e poi Calzedonia, Pastificio Rana, Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, RTL 102.5, Genny, che firma le divise del personale adibito all’accoglienza del pubblico, e Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, Metinvest, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Tra i nuovi sostenitori, Poste Italiane, ManPower Group e Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse, con il Gruppo Editoriale Athesis, media partner.

GRANDI STAR DELLA LIRICA PER TURANDOT E TOSCA AL CARACALLA FESTIVAL

Sonya Yoncheva, Vittorio Grigolo e Brian Jagde sono tra gli applauditi protagonisti delle prossime date  

Sono tra le voci liriche più importanti al mondo, e dopo il grande successo delle repliche che li hanno visti coinvolti nei giorni scorsi – Sonya Yoncheva e Vittorio Grigolo il 24 luglio in Tosca, Brian Jagde il 25 luglio in Turandot – salgono nuovamente sul palco del Caracalla Festival per le prossime date dei capolavori di Puccini. Domenica 28 luglio, alle ore 21.00, il grande tenore americano Brian Jagde, che ieri ha conquistato il pubblico con la celebre aria “Nessun dorma”, torna a vestire i panni del principe Calaf accanto alla Turandot interpretata da Angela Meade. Recentemente applaudito proprio in questa parte alla Scala di Milano, Jagde ha riscosso grande apprezzamento di pubblico e critica. All’Opera di Roma ha debuttato lo scorso anno come Canio in Pagliacci. Mercoledì 31 luglio, sempre alle ore 21.00, e pronti a replicare i calorosi applausi ricevuti il 24 luglio, sono invece le star Sonya Yoncheva e Vittorio Grigolo a tornare nei panni di Tosca e Cavaradossi. I due artisti incarnano nuovamente i protagonisti del più romano dei capolavori di Puccini dopo il grande successo ottenuto nella tournée della Fondazione Capitolina in Giappone a settembre 2023 nei medesimi ruoli. Le nuove produzioni di Tosca e Turandot sono proposte, per celebrare Puccini nel centenario dalla scomparsa, con il progetto scenografico di Massimiliano e Doriana Fuksas e affidate alla regia di Francesco Micheli. Sul podio di Tosca sale Antonino Fogliani, mentre Turandot è diretta da Donato Renzetti. La drammaturgia è di Alberto Mattioli, i costumi di Giada Masi, le luci di Alessandro Carletti e i video di Luca Scarzella, Michele Innocente e Matteo Castiglioni. I movimenti coreografici sono di Mattia Agatiello.  

Protagonista di un videogioco, alter ego virtuale di una ragazza che si isola dal mondo rinchiudendosi nella sua stanza, la Turandot firmata da Francesco Micheli è un’esplorazione di quel fenomeno di ritiro sociale volontario che in Giappone è noto come hikikomori. Eseguita nella versione lasciata incompiuta da Puccini, che si ferma al compianto per la morte di Liù, l’opera vede alternarsi, nelle prossime repliche, Angela Meade (28 luglio; 2 e 4 agosto) e Lise Lindstrom (6, 8 e 10 agosto) nel ruolo del titolo. Dopo Brian Jagde, a interpretare la parte di Calaf sono invece Luciano Ganci (2, 4, 6, 8 agosto) e Arsen Soghomonyan (10 agosto). Si alternano invece in quella di Liù Maria Grazia Schiavo (28 luglio; 4 agosto) e Juliana Grigoryan (2, 6, 8 e 10 agosto). Piero Giuliacci canta l’imperatore Altoum, Alessio Cacciamani Timur. Ping, Pong e Pang sono rispettivamente interpretati da Haris Andrianos, Marcello Nardis e Marco Miglietta. Mattia Rossi, dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma, è impegnato nella parte di Un mandarino. Cantano il Principe di Persia Giuseppe Ruggiero (28 luglio; 4 e 8 agosto) e Giordano Massaro (2, 6 e 10 agosto), mentre Artemisia Repa (28 luglio; 4 e 8 agosto) e Susanna Cristofanelli (2, 6 e 10 agosto) si alternano come prima ancella. La seconda ancella è invece incarnata da Mariko Iizuka (28 luglio; 4 e 8 agosto) e Laura Orlandi (2, 6 e 10 agosto). Orchestra e Coro, diretto da Ciro e Visco, con la partecipazione della Scuola di Canto Corale, sono della Fondazione Capitolina. 

Le prossime repliche di Turandot sono in programma domenica 28 luglio, venerdì 2 agosto, domenica 4 agosto, martedì 6 agosto, giovedì 8 agosto e sabato 10 agosto. Tutte le rappresentazioni iniziano alle ore 21.00. 

Studio sul potere attraverso la parola latina, invece, la Tosca in scena al Caracalla Festival vuole essere anche, nelle parole del regista, un omaggio ad Anna Magnani, perché «come Tosca è Roma, Roma è Anna Magnani. Tanto è vero che nel film Avanti a lui tremava tutta Roma lei è una sorta di Tosca novecentesca, una partigiana che lotta per la libertà». Oltre a Sonya Yoncheva e Vittorio Grigolo, interpretano Tosca e Cavaradossi rispettivamente Carmen Giannattasio (26 luglio; 3, 7 e 9 agosto), Saimir Pirgu (26 luglio) e Arsen Soghomonyan (3, 7 e 9 agosto). Nella parte di Scarpia, invece, due formidabili interpreti: Claudio Sgura (3, 7 e 9 agosto) e Roberto Frontali (26 e 31 luglio), che torna sul palcoscenico delle Terme romane dopo aver incarnato Rigoletto nell’allestimento di Damiano Michieletto la scorsa estate. Completano il cast Domenico Colaianni (Sagrestano), Saverio Fiore (Spoletta) e Vladimir Sazdovski (Angelotti); Daniele Massimi (31 luglio; 7 agosto) e Maurizio Cascianelli (26 luglio; 3 e 9 agosto) che si alternano nella parte di Sciarrone, e Fabio Tinalli (31 luglio; 7 agosto) e Alessandro Fabbri (26 luglio; 3 e 9 agosto) in quella del carceriere. 

Le prossime repliche di Tosca sono in programma venerdì 26 luglio, mercoledì 31 luglio, sabato 3 agosto, mercoledì 7 agosto e venerdì 9 agosto. Tutte le rappresentazioni iniziano alle ore 21.00 

Info su https://www.operaroma.it/ 

Biglietti in vendita

– sul sito ai seguenti link: Turandot https://www.operaroma.it/spettacoli/turandot-3/ e Tosca https://www.operaroma.it/spettacoli/tosca-10/ 

– al botteghino del Teatro Costanzi secondo l’orario di apertura

– la sera dello spettacolo anche alle Terme di Caracalla a partire dalle 19.30

Riccardo Chailly riporta alla Scala i Gurre-Lieder per il centocinquantesimo dalla nascita di Schönberg

Il Maestro conclude la Stagione Sinfonica proponendo il capolavoro visionario della giovinezza del compositore in tre serate il 13, 16 e 17 settembre insieme ai due Cori della Scala e del Bayerischer Rundfunk diretti da Alberto Malazzi e Peter Dijkstra e un grande cast, Camilla Nylund, Okka von der Damerau, Andreas Schager, Michael Volle e Norbert Ernst.

Diretta su LaScalaTv il 17 settembre.  

Si annuncia come un evento destinato a restare nella memoria il concerto conclusivo della Stagione Sinfonica 2023/2024: in occasione del centocinquantenario della nascita di Arnold Schönberg (13/09/1874 – 13/07/1951) Riccardo Chailly, che del compositore ha già proposto Verklärte Nacht lo scorso maggio e dirigerà A Survivor from Warsaw nell’ottobre 2025, riporterà alla Scala venerdì 13, lunedì 16 e martedì 17 settembre i Gurre-Lieder, eseguiti qui una sola volta, nel 1973 sotto la direzione di Zubin Mehta.

Capolavoro smisurato e visionario della giovinezza esaltata e ambiziosa del compositore ancora influenzato da Wagner e lontano dalle avventure della nuova musica, i Gurre-Lieder sono raramente eseguiti per l’enorme organico che richiedono. Al Piermarini l’Orchestra si unirà al Coro del Teatro alla Scala diretto da Alberto Malazzi, al Chor des Bayerischen Rundfunks diretto da Peter Dijkstra e a un formidabile quintetto di solisti: il soprano Camilla Nylund, il mezzosoprano Okka von der Damerau, i tenori Andreas Schager e Norbert Ernst e il basso Michael Volle.

Il concerto del 17 settembre sarà trasmesso in diretta su LaScalaTv, dove resterà disponibile on demand fino al 24 settembre.

Schönberg, come racconta Zemlinsky, affrontò alcune poesie dei Gurresange del poeta e botanico danese Jens Peter Jacobsen, nell’intenzione di partecipare a un concorso per Lieder per canto e pianoforte indetto dal Tonkünstlerverein di Vienna. Il testo, che risale al 1868/69, è uno dei capisaldi della poesia danese dell’Ottocento e affonda le sue radici nella mitologia nordica, culminando nell’incubo impressionante e visionario della cavalcata dei morti.

Gurre – spiega Paolo Petazzi nell’articolo per il numero di settembre della Rivista del Teatro – è il nome del castello dove vive Tove, la donna amata dal re Waldemar e uccisa dal veleno della gelosa moglie di lui: alla vicenda di amore e morte che occupa la prima parte dei Gurre-Lieder segue nella breve seconda parte la ribellione di Waldemar contro Dio e nella terza parte l’evocazione (anche attraverso le voci di un contadino e del buffone Klaus) della notturna “caccia selvaggia” cui sono condannati il re ribelle e i suoi cavalieri. Alla fine, il sorgere del sole dissolve l’incubo. Schönberg ideò l’intera cantata dal punto di vista compositivo tra il 1900 e il 1901, ma nel 1903 interruppe la strumentazione all’inizio della terza parte. La riprese e finì nel 1910/11. La prima esecuzione fu diretta da Franz Schreker a Vienna il 23 febbraio 1913 con esito trionfale.

Alla Scala i Gurre-Lieder si eseguono per la seconda volta, a oltre mezzo secolo dalla prima del 1973 con Zubin Mehta sul podio. Chailly li aveva diretti negli anni Ottanta con i complessi della RAI di Milano (cui si era unito il Coro della RAI di Roma) e poi nel 1985 a Berlino.

Lo stesso Riccardo Chailly, intervistato da Petazzi per la Rivista, spiega a proposito delle differenze stilistiche tra la parte orchestrata nel 1901/3 e quella orchestrata nel 1910/11: “Il mutamento stilistico è evidente, ma lo percepisco come naturale. Non ho nessun preconcetto di fronte al linguaggio stesso che si evolve. Anche Schönberg diceva di essere andato in una nuova direzione, ma senza rinnegare nulla. C’e una lettera a Kandinskij (del 28 settembre 1913) in cui cita proprio i Gurre-Lieder ribadendo che non li disprezza affatto. E aggiunge: “Rispetto a quel periodo ho certamente subito una evoluzione, ma non mi sono migliorato, soltanto il mio stile è divenuto migliore, cosicché posso approfondire ciò che già allora avevo da dire…”. Nella loro grandezza, i Gurre-Lieder restano una partitura tonale.”

L’ORCHESTRA DEL TCBO IN PIAZZA MAGGIORE PER IL CONCERTO FINALE DEL CONCORSO “2 AGOSTO”  

Oltre ai brani vincitori, in programma anche il Concerto in sol di Ravel e la Rhapsody in Blue di Gershwin

Nella doppia veste di direttore e pianista Frédéric Chaslin

Venerdì 2 agosto 2024 alle 21.15 anche in diretta su Rai5 e Rai Radio3

Giunge quest’anno alla sua trentesima edizione il Concorso Internazionale di Composizione “2 agosto” che, come di consueto, sarà coronato dal concerto finale in Piazza Maggiore a Bologna, in programma venerdì 2 agosto alle 21.15 con trasmissione in diretta su Rai5 e Rai Radio3. La serata, realizzata nell’ambito delle iniziative per commemorare le vittime della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, vede protagonista l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Frédéric Chaslin, impegnato anche come solista.

La prima parte del concerto sarà dedicata all’ascolto dei tre brani vincitori, selezionati da una giuria presieduta da Silvia Colasanti, e composta da Raquel García-Tomás, Virginia Guastella, Frédéric Chaslin e Marcello Panni. Le partiture, tutte e tre per orchestra come indicato dal bando del Concorso, sono: Tishtrya dell’iraniano Sina JafariKia – classe 1990, terzo premio – che si è ispirato alla tradizione musicale e alla mitologia del suo paese d’origine; Mementodi Lorenzo Petrizzo – classe 1997, secondo classificato – che ha inserito nel brano numerosi riferimenti alla strage del 2 agosto, a partire dalle mutazioni, 85 come le vittime, su una ninna nanna popolare emiliana tratta dal Canzoniere Italiano di Achille Schinelli; e infine Essere un fiore di Francesco Darmanin – classe 1995, vincitore del primo premio – che ha tratto il titolo dalle parole della poetessa Emily Dickinson “To be a Flower, is profound Responsibility”, legando il tema della memoria con quello della responsabilità individuale. Due menzioni speciali della giuria del Concorso sono andate, poi, a Francesco Mariotti per Quadri e a Graziano Ricciardi per Reductio ad absurdum.

Dopo la premiazione dei vincitori del Concorso, la seconda parte della serata vedrà invece l’esecuzione di due celebri pagine per pianoforte e orchestra del Novecento come il Concerto in sol maggiore di Maurice Ravel e la Rhapsody in Blue di George Gershwin, con Chaslin impegnato nella duplice veste di direttore d’orchestra e solista. Sebbene il Concerto in sol porti in sé alcuni elementi jazzistici, conosciuti da Ravel durante il viaggio negli Stati Uniti del 1928, il compositore francese non esitava a definirlo «un “concerto” nel senso più esatto del termine, nello stesso spirito di quelli di Mozart e Saint-Saëns». Iniziato nel 1929 e completato nel 1931, venne presentato nella Salle Pleyel di Parigi con lo stesso Ravel sul podio e Marguerite Long al pianoforte. Festeggia invece cent’anni dalla sua creazione la Rhapsody in Blue, che al tempo segnò l’epoca di maggiore successo del compositore newyorkese, il quale la definì “un caleidoscopio musicale dell’America, col nostro miscuglio di razze, il nostro incomparabile brio nazionale, i nostri blues, la nostra pazzia metropolitana”.

Il Concorso “2 agosto”, che dal 2019 è organizzato dal Teatro Comunale di Bologna, è patrocinato e promosso dall’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e dal Comitato di Solidarietà alle Vittime delle Stragi, ed è nato nel 1994 con l’intento non solo di tenere viva la memoria delle vittime, ma anche di rispondere alla violenza con la creatività dell’arte e della musica. La manifestazione ha costituito, inoltre, un’importante occasione per i giovani compositori di tutto il mondo di farsi conoscere e ascoltare, facendo eseguire le proprie opere da solisti di fama e orchestre di alto livello.

L’ingresso al concerto è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Premio Venezia: la quarantesima edizione a ottobre 2024

Si rinnova il tradizionale appuntamento con il concorso pianistico nazionale Premio Venezia, promosso dalla Fondazione Amici della Fenice in collaborazione con la Fondazione Teatro La Fenice. Giunto alla sua quarantesima edizione e realizzato con il sostegno della Regione del Veneto e del Comune di Venezia è tra i concorsi pianistici nazionali più prestigiosi, annoverando nel suo albo dei vincitori musicisti divenuti oggi tra i più importanti del panorama attuale, quali Maurizio Baglini, Giuseppe Albanese, Roberto Prosseda, Alexander Gadiiev, solo per citarne alcuni.

            Finalità principale del concorso è quella di dare ai neodiplomati più preparati e promettenti l’opportunità di farsi conoscere al grande pubblico, con un aiuto concreto per muovere i primi passi nella difficile carriera di concertisti, che richiede un continuo perfezionamento artistico. Grazie al contributo di numerosi sponsor e generosi mecenati, il Premio Venezia si distingue per il significativo ammontare di premi di oltre 95.000 euro  assegnati ai cinque finalisti, nonché, per il primo classificato, la possibilità di esibirsi in quindici concerti in Italia e all’estero, di cui uno con l’Orchestra del Teatro La Fenice.

Il termine per le iscrizioni è fissato per lunedì 26 agosto 2024. Il concorso è aperto ai pianisti di ogni nazionalità con età non superiore ai 24 anni alla data del concorso; titolari di un diploma di Conservatorio di Musica o di Istituto Musicale Pareggiato italiano conseguito in tutte le sessioni nell’anno accademico 2022-2023; voto minimo di diploma del vecchio ordinamento 10 oppure diploma accademico di I livello da 105 a 110.

Il calendario del concorso prevede nelle giornate di martedì 8, mercoledì 9 e giovedì 10 ottobre 2024 lo svolgimento delle prime selezioni a porte chiuse alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, alla sola presenza della giuria tecnica.

La seconda fase, il concerto dei concorrenti si terrà venerdì 11 ottobre ore 9.00 e ore 15.00 sempre alle Sale Apollinee, alla presenza del pubblico e di una giuria popolare della Fondazione Amici della Fenice che affiancherà quella tecnica. La terza prova sarà sabato 12 ottobre ore 15.00per la cinquina dei semifinalisti chesi esibiranno in Sala Grande della Teatro. Il gran finale, il concerto dei finalisti semprein Sala Grande si svolgerà domenica 13 ottobre ore 17.00: novità introdotta in questa edizione 2024, la finale vedrà protagonisti i tre migliori pianisti del concorso.

I componenti la giuria tecnica del Premio Venezia, scelti tra musicologi ed esecutori di chiara fama sono Joaquin Achucarro, Luca Mosca, Carla Moreni, Filippo Gorini, Enrico Brondi e Marco Tutino. La Giuria Popolare sarà composta da dieci soci della Fondazione Amici della Fenice.

I pianisti svolgeranno le loro prove su un pianoforte Fazioli, partner tecnico.

Il bando è pubblicato e scaricabile sul sito www.teatrolafenice.it

Per informazioni premiovenezia@teatrolafenice.org.

Al via la vendita dei nuovi abbonamenti e dei singoli biglietti per le Stagione Lirica e Balletto e Sinfonica del Teatro La Fenice 2024-2025

Al via, da mercoledì 4 settembre 2024, la vendita dei nuovi abbonamenti e dei singoli biglietti della Stagione Lirica e Balletto e della Stagione Sinfonica 2024-2025 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Sottoscrizioni e singoli titoli di accesso potranno essere acquistati nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

La Stagione Lirica e Balletto 2024-2025, composta da undici titoli d’opera, tra caposaldi del teatro musicale, grandi pagine del repertorio italiano ed europeo, affascinanti riscoperte e diverse prime rappresentazioni veneziane, prenderà il via il 20 novembre con Otello di Verdi. In occasione del suo ventennale verrà riallestita La traviata, lo spettacolo che inaugurò la prima Stagione Lirica della Fenice dopo l’incendio: e sarà un momento di grande suggestione per il ritorno sul podio di Diego Matheuz. Gli spettacoli di danza saranno quattro: Romeo e Giulietta di John Neumeier con l’Hamburg Ballet; La Cenerentola di Jean-Christophe Maillot con Les Ballets de Monte-Carlo; España della Compagnia Larreal – Real Conservatorio Profesional de Danza Mariemma, che porterà in scena i colori e ritmi della danza bolera; e Hashtag di Riyad Fhgani con la Pockemon Crew, una delle compagnie hip hop tra le più titolate al mondo. Sempre dal 4 settembre  sarà possibile sottoscrivere anche un abbonamento ai soli titoli di danza. Nella stagione lirica a febbraio sarà ripreso Rigoletto di Verdi nell’allestimento Damiano Michieletto; e, per festeggiare il carnevale, Il barbiere di Siviglia di Rossini. Capolavoro di comicità, sarà proposto Il trionfo dell’onore di Alessandro Scarlatti, per i trecento anni dalla morte del compositore. E poi un capolavoro del melodramma romantico quale è Anna Bolena di Donizetti: vi si misurerà Pier Luigi Pizzi. Dal teatro musicale del Novecento due caposaldi degli anni Venti, molto diversi tra loro: l’esordio operistico di Kurt Weill con Der Protagonist; e Wozzeck di Alban Berg: entrambi questi titoli saranno diretti da uno specialista di questo repertorio, Markus Stenz. Ancora Verdi con un nuovo allestimento di Attila. Mentre dal repertorio francese saranno proposti i Dialogues des carmélites di Poulenc, con la regia di Emma Dante e la direzione musicale di Frédéric Chaslin, in una messinscena coprodotta con il Teatro dell’Opera di Roma. E poi Tosca di Puccini, una delle pagine più amate dal pubblico, che sarà in scena in un nuovo allestimento con la regia di Joan Anton Rechi e la direzione musicale di Daniele Rustioni. Nell’ambito della programmazione Educational, ritornerà Acquaprofonda di Giovanni Sollima, mentre debutta il nuovo allestimento dell’Arcifanfano re dei matti di Baldassare Galuppi, in coproduzione con l’Accademia di Belle Arti e con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia.

La Stagione Sinfonica si svolgerà a partire dal 6 dicembre 2024 fino al 2 novembre 2025, con direttori tra più celebri a livello internazionale, attesi ritorni e debutti, nella sala grande del Teatro La Fenice e al Teatro Malibran. L’apertura di Stagione sarà affidata a Hervé Niquet, che dirigerà il Te Deum di Charpentier, insieme a brani di Dauvergne e Méhul. Tornerà Charles Dutoit con la London di Haydn e con la Sinfonia Dal nuovo mondo di Dvořák.E poi Christian Arming, con musiche di Johann Strauss e Richard Strauss. Alpesh Chauhan si misurerà con la Renana di Schumann e con pagine di Mandelssohn, Milhaud e Farrenc; mentre Enrico Onofri proporrà un concerto con musiche di Haydn, Sacchini, Kraus, Sammartini e Boccherini esaltando grazia e passione nell’Età dei Lumi. Tornerà Rudolf Buchbinder che, nella doppia veste di direttore e pianista solista, proporrà il Primo, il Secondo, il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, chiudendo il cerchio con i Concerti beethoveniani interpretati nella Stagione 2023-2024. Un programma speciale è previsto nel periodo della Quaresima, con Ton Koopman che dirigerà la Passione secondo Matteo di Bach e, a stretto giro, Myung-Whun Chung, che si misurerà con la Seconda Sinfonia Resurrezione di Mahler. Giungerà in Fenice Martin Rajna, con la Quarta Sinfonia di Beethoven e l’Ottava Sinfonia di Dvořák. Manlio Benzi proporrà la Quinta Sinfonia di Sibelius, e dirigerà Giacomo Menegardi, vincitore della XXXIX edizione del Premio Venezia, nell’esecuzione del Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Chopin. Ivor Bolton tornerà in Fenice per dirigere la Scozzese di Mendelssohn e la suite dal balletto Pulcinella di Stravinskij; mentre Stanislav Kochanovsky proporrà musiche di Prokof’ev e Čajkovskij. Saranno graditi ritorni anche quelli di Daniele Rustioni, che dirigerà la Quarta di Mahler, e Markus Stenz che proporrà la Sinfonia Militare di Haydn e la Prima di Brahms; mentre debutta sul podio veneziano Giuseppe Mengoli, con un’opera di grande enfasi come la Sesta Sinfonia Tragica di Mahler. Altra novità, per la prima volta Kent Nagano dirigerà la compagine veneziana, e sarà con la Terza di Schubert e con Il borghese gentiluomo di Molière secondo due grandi autori: l’ouverture e le danze dalla partitura di Lully e la suite dalle musiche di scena di Richard Strauss. Come orchestra ospite la Fenice ospiterà la Cappella Musicale Pontificia, che eseguirà musiche di Giovanni Pierluigi da Palestrina in occasione dell’anno giubilare e del cinquecentesimo anniversario della nascita del compositore. Si rinnoveranno inoltre anche in questa nuova Stagione il Concerto di Natale nella Basilica di San Marco e nel Duomo di Mestre, con Marco Gemmani e la Cappella Marciana impegnati nell’esecuzione di una Messa con musiche di Francesco Cavalli; il Concerto di Capodanno con la direzione musicale di Daniel Harding, che sarà trasmesso in diretta televisiva su Rai1; e il concerto sinfonico in Piazza San Marco, in piena estate, con Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, trasmesso ormai come da tradizione in diretta televisiva e radiofonica su Rai5 e su Rai Radio3.

Main partner della Stagione è Intesa Sanpaolo.

Per informazioni www.teatrolafenice.it

ALADINO E LA LAMPADA MAGICA AL FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA DAL 27 LUGLIO

Al Festival della Valle d’Itria la riscoperta dell’opera di Nino Rota,

che si ispira a uno dei più noti racconti da Le mille e una notte.

A Palazzo Ducale di Martina Franca dal 27 luglio

con Francesco Lanzillotta alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari

e la regia di Rita Cosentino.

Il 27 luglio la giornata di studi “Il punto su Nino Rota” alla Fondazione Paolo Grassi

Terza opera del 50° Festival della Valle d’Itria in scena da sabato 27 luglio a Palazzo Ducale di Martina Franca (repliche il 30 luglio, 1 e 4 agosto, ore 21) con l’omaggio a Nino Rota nella nuova produzione di Aladino e la lampada magica “fiaba lirica” del 1968 del compositore che scelse la Puglia come terra d’adozione.

Eseguita regolarmente all’estero, manca dai teatri e festival musicali italiani da decenni; una vera e propria rarità dunque quella che propone il Festival della Valle d’Itria (l’opera viene proposta nella versione integrale, edizione Schott), che di Nino Rota ha già allestito nelle edizioni passate altre sue due opere, Il cappello di paglia di Firenze e Napoli milionaria, portando alla luce il repertorio meno conosciuto del compositore tra i più influenti e prolifici della storia del cinema, ma che non smise mai di comporre musica vocale, da camera e per orchestra, oltre, appunto, a opere di teatro musicale.

Francesco Lanzillotta, fra i più brillanti direttori della sua generazione, apprezzato nei maggiori teatri europei e italiani, dirige l’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari. Firma la regia l’argentina Rita Cosentino artista presente nei principali palcoscenici teatrali, scene e costumi di Leila Fteita. Nei ruoli principali il tenore Marco Ciaponi (Aladino), il soprano Claudia Urru (La Principessa Badr-al-Budùr), il basso Marco Filippo Romano (Mago e Re) e il baritono Alexander Ilvakhin (Il genio dell’anello), Rocco Cavalluzzi (Il Gran Ministro). A loro si affiancano i talentuosi interpreti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” – Eleonora Filipponi, Omar Cepparolli, Pepe Hannan, Davide Zaccherini, Zachary McCulloch, Anastasia Churakova, Giovanni Accardi – e il Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi (direttore Angela Lacarbonara), giovane realtà nata da un progetto che coinvolge le scuole del territorio, occasione per avvicinare i ragazzi al mondo della lirica e al Festival. La banda di palcoscenico è la Banda Musicale della Città di Martina Franca “Armonie d’Itria”.

Composta su libretto dello scrittore e amico di Rota Vinci Verginelli, l’opera si ispira a una dei racconti più noti da  Le Mille e una notte, ovvero Aladino e la lampada meravigliosa. Ne nasce un’opera “in cui la musica è chiamata quasi ad integrare il senso della fiaba” come ebbe a scrivere lo stesso Rota nelle sue note in occasione della prima assoluta al Teatro San Carlo di Napoli nel 1968. Una scrittura musicale di ricca inventiva melodica, che segue alla perfezione i tempi teatrali, legata alle forme classiche e alla tradizione operistica italiana.

Quella di Aladino è una favola a più livelli di lettura, adatta sia per i piccoli che per i grandi. Fiaba di contenuto esoterico “Aladino è un classico esempio di superamento e coraggio e risponde a ciò che viene definito ‘il cammino dell’eroe’. Da questo punto di vista, una delle ragioni dell’interesse duraturo della storia di Aladino è il suo significato profondo: una lezione di coraggio e di volontà di superare le difficoltà della vita” racconta la regista italoargentina Rita Cosentino. Il racconto di Aladino proviene dall’antica tradizione orale, tramandato nei secoli e raccolto poi nei libri. “I racconti – prosegue la Cosentino – ci aiutano a conoscere chi siamo, a sapere da dove veniamo, visto che in essi sopravvivono le tradizioni. Le parole di questi racconti sono la scintilla fondazionale che attiva la nostra immaginazione ogni volta che cominciamo a leggere un libro. Ed è così come comincia quest’opera, con una scintilla magica sulle pagine di un libro, svegliato dalla curiosità di un bambino”. All’idea registica risponde la scenografia di Leila Fteita che cura anche i costumi: una grande biblioteca bianca, tutta di scultura che all’interno svela i mondi del viaggio di Aladino.

“Con Aladino e la lampada magica Rota opta per una partitura ampia” racconta il direttore d’orchestra e compositore Francesco Lanzillotta che ha più volte diretto il Nino Rota meno conosciuto e che pochi anni fa ha vinto a Bari il Premio di composizione Nino Rota. “È un’opera – prosegue – in cui l’elemento corale, così come quello orchestrale, è molto importante. I personaggi sono caratterizzati in maniera forte sia dal punto di vista vocale sia da quello teatrale”. E prosegue: “La partitura di Aladino è un vero e proprio manuale di orchestrazione ed è la dimostrazione che l’opera lirica in Italia non ha avuto fine con Turandot”.

LA TRAMA

Lo sfaccendato Aladino, orfano di padre, viene avvicinato da un mago maghrebino che si spaccia per suo zio e lo conduce nella Caverna delle Meraviglie con l’intento di farsi consegnare la lampada magica. Il piano fallisce e il ragazzo, rimasto intrappolato, si salva grazie al Genio dell’anello che aveva ricevuto dal mago, scoprendo poi insieme con la madre anche i poteri del Genio della lampada. Madre e figlio sono così liberati dalla miseria che li opprimeva e Aladino, abbagliata la corte con le straordinarie ricchezze di cui ora dispone, può ottenere la mano della bellissima principessa Badr-al-Budùr. Il mago, però, non si dà per vinto e, camuffatosi da venditore ambulante, si impadronisce della lampada con l’inganno per trasportare con sé in Maghreb il palazzo di Aladino e la sua sposa. Il lieto fine sarà garantito ancora una volta dal Genio dell’anello e dall’astuzia di Badr-al-Budùr. Un coro di voci bianche incornicia la vicenda raccontando che “C’era una volta una grotta” che custodiva una lampada più preziosa di ogni altra cosa al mondo e che “saggio è il mortale che alla grotta scenderà”.

Festival della Valle d’Itria : A Leila Fteita il 47° Premio “Bacco dei Borboni”

Verrà consegnato a Leila Fteita giovedì 25 luglio alle ore 18 presso il Park Hotel San Michele di Martina Franca, il 47° Premio “Bacco dei Borboni”.  Attivo dal 1978 e ideato dall’imprenditore e scrittore Glauco Ferrante, il premio, in collaborazione con l’Associazione Voltaire di Martina Franca, viene assegnato ogni anno in occasione del Festival della Valle d’Itria all’artista più “popolare” dell’edizione in corso. Leila Fteita, scenografa e costumista di fama internazionale, ha firmato nel 2024 scene e costumi delle due produzioni di Palazzo Ducale, Norma di Vincenzo Bellini con cui il Festival ha inaugurato, e Aladino e la lampada magica di Nino Rota che debutterà il prossimo 27 luglio. A collegare simbolicamente le due produzioni è proprio la scenografia “girevole” ideata da Leila Fteita, un grande muro a “onda”, con grandi crepe su cui vengono proiettati giochi di luci e video per Norma, che ruotando si trasforma in una imponente libreria bianca, tutta in scultura, per l’allestimento di Aladino.

La prima collaborazione di Leila con il Festival risale al 2022, per le scene e i costumi de Il giocatore di Prokof’ev che le valsero il prestigioso Premio Abbiati dell’Associazione nazionale dei critici musicali italiani per la migliore scenografia e i migliori costumi, ultimo premio Abbiati, in ordine cronologico, vinto dal Festival.

Leila Fteita si diploma all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e subito dopo diventa assistente di Mauro Pagano. In seguito, collabora con Ezio Frigerio, Dante Ferretti, Gae Aulenti, Peter Stein, Margherita Palli, Tullio Pericoli e Hugo De Ana alla realizzazione di spettacoli d’opera, prosa e balletto nei più prestigiosi teatri in Italia e nel mondo. Come scenografa collabora, tra gli altri, con Liliana Cavani, Luca Ronconi, Ermanno Olmi, Michael Hampe, Pier’Alli, Jérome Savary, Franco Zeffirelli, Bob Wilson, Werner Herzog, Nicolas Joël, Hugo De Ana, Graham Vick, Peter Stein. Collabora con Giorgio Strehler, in qualità di assistente scenografa di Ezio Frigerio, per Arlecchino servitore di due padroni, I giganti della montagna, L’isola degli schiavi, Falstaff, Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte. Nel 1992 esordisce alla Scala come scenografa con il balletto La bottega fantastica. Nel 2002 firma le scene di Mine Ha-Ha al Piccolo Teatro di Milano. Ha avuto per diversi anni la cattedra di storia della scenografia al dipartimento di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università Statale di Milano. Dal 2013 tiene il laboratorio di scenografia nel Corso di Laurea Magistrale in Televisione, cinema e new media presso l’Università IULM. Nel 2009 firma le scene e i costumi dell’Elisir d’amore al Teatro Regio di Torino con la regia di Marina Bianchi. Nel 2010 realizza le scene per Le convenienze ed inconvenienze teatrali di Donizetti alla Scala, con la regia di Antonio Albanese. Nel maggio 2012 ha collaborato con Hugo De Ana per Un ballo in maschera all’Opera di Pechino. Nel 2013 ha collaborato al Ring wagneriano di Cassiers e Barenboim; a Verona nello stesso anno ha firmato scene e costumi per Don Pasquale al Teatro Filarmonico con la regia di Antonio Albanese. Insieme a Dante Ferretti, ha collaborato con Ferzan Ozpetek per Aida al Maggio Musicale Fiorentino e per La traviata al San Carlo di Napoli. Nel 2015 ha firmato scene e costumi per El amor brujo e Cavalleria rusticana al Filarmonico di Verona e per Dido and Aeneas di Purcell a Firenze e ha collaborato alla Turandot alla Scala, spettacolo di inaugurazione di Expo 2015. Nell’ottobre 2016 ha firmato le scene e i costumi di Aida (regia di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi) per il Teatro Coccia di Novara. Ha realizzato le scene per Madama Butterfly della prima della Scala per la stagione 2016-17 e nel 2017 è stata costumista di Turandot per il Festival Pucciniano di Torre del Lago con la regia di Signorini. Nel 2018 firma scene e costumi di La bohème per il Festival Pucciniano, scene per La traviata al Teatro dell’Opera di Roma e Tokyo e Rigoletto al Teatro Coccia di Novara e per l’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” di Sassari, dove torna per Il tabarro nel 2020.

Tra gli impegni più recenti, Bohème al Teatro Regio di Torino e Madama Butterfly con la regia di Chiara Muti al Maggio Musicale. Firma scene e costumi per La vedova allegra e il dittico Pergolesi/Bernstein La serva padrona e Trouble in Tahiti, entrambi al Carlo Felice di Genova con la regia di Luca Micheletti, e per Amorosa presenza di Nicola Piovani al Verdi di Trieste (regia Chiara Muti).

Nell’estate 2022 a Martina Franca per il Festival della Valle d’Itria firma scene e costumi per Il giocatore di Prokof’ev con la regia di David Poutney, che le valgono il Premio Abbiati assegnato dall’Associazione dei critici musicali italiani. Per Vicenza Lirica firma scene e costumi di Don Giovanni. Con Antonio Albanese ha aperto la stagione 2023 del Lirico di Cagliari con Gloria di Francesco Cilea e a marzo è stata a Catania con Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi dove ha firmato le scene di Adriana Lecouvreur. Nell’ autunno 2023 firma scene e costumi del Barbiere di Siviglia al Teatro dell’Opera a Liegi ed Elisir d’amore a Bilbao. Sta lavorando al progetto scenografico, con la regia di Luca Micheletti, dell’opera nuova commissionata dal Teatro di Roma L’ultimo viaggio di Sindbad con musica di Silvia Colasanti.
Dal 2022 fa parte del corpo docenti dell’Accademia del Teatro alla Scala.

Il premio “Bacco dei Borboni” vanta nel suo albo d’oro nomi di grande prestigio nazionale e internazionale.

Albo del premio

1978 Katia Ricciarelli
1979 Viorica Cortez
1980 Alberto Zedda
1981 Raina Kabaivanska
1982 Lamberto Pugelli
1983 Wakoh Shimada
1984 Giorgio Gualerzi
1985 Orchestra Satu Mare
1986 Bruno Campanella
1987 Rodolfo Celletti
1988 Filippo Crivelli
1989 Egisto Marcucci
1990 Viktoria Mullova
1991 Daniela Dessì
1992 Alessandra Ruffini
1993 Giuseppe Morino
1994 Giuliano Carella
1995 Patrick Fournillier
1996 Lucia Valentini Terrani
1997 Patrizia Ciofi
1998 Sergio Segalini
1999 Loris Azzaro
2000 Lorenzo Mariani
2001 Jean Luis Pichon
2002 Nicolas Rivenq
2003 Guido De Monticelli
2004 Luca Grassi
2005 Sofiya Soloviy
2006 Maria Laura Martorana
2007 Francesca Scaini
2008 Massimiliano Caldi
2009 Serena Daolio e Danilo Formaggia
2010 Sonia Ganassi
2011 Franco Fagioli
2012 Giacomo Sagripanti
2013 Jessica Pratt
2014 Domenico Colaianni
2015 Alfonso Antoniozzi
2016 Pier Luigi Pizzi
2017 Diego Fasolis
2018 Carmela Remigio
2019 Fabio Luisi
2020 Anna Caterina Antonacci
2021 Federico Maria Sardelli
2022 David Pountney

2023 Alessandro Talevi

L’ULTIMA BOHÈME CON CARMEN E AIDA ALL’ARENA DI VERONA DAL 25 AL 27 LUGLIO

 Giovedì 25 luglio, la coppia di stelle Alagna-Kurzak per la Carmen di Margaine

Venerdì 26 luglio, Aida ‘di cristallo’ diretta da Daniel Oren

Sabato 27 luglio ultima rappresentazione della nuova Bohème firmata da Signorini

Dopo le due serate-evento di Roberto Bolle and Friends, l’opera torna protagonista sull’immenso palcoscenico areniano. Nuovi ingressi di prestigio nei cast del fine settimana, con Carmen giovedì 25 luglio, Aida venerdì 26 e La Bohème, giunta all’ultima replica, sabato 27 luglio, sempre alle 21.15.

CARMEN

Giovedì 25 luglio, alle 21.15. Il capolavoro di Georges Bizet torna nello spettacolo grandioso e cinematografico di Franco Zeffirelli, con oltre 500 persone in scena e un cast di stelle. Protagonista nel ruolo del titolo è il mezzosoprano francese Clémentine Margaine, reduce dal successo riscosso insieme al torero Escamillo del baritono Luca Micheletti. Accanto a loro debutta una coppia in arte e nella vita: il tenore Roberto Alagna come Josè e il soprano Aleksandra Kurzak come Micaela. Si confermano nelle parti di fianco Alessia Nadin, Chiara Maria Fiorani, Jan Antem, Vincent Ordonneau, Gabriele Sagona, Fabio Previati. Sul podio torna il giovane maestro Leonardo Sini, alla guida dell’Orchestra di Fondazione Arena, del Coro areniano preparato da Roberto Gabbiani e delle voci bianche di A.Li.Ve. In scena, la Siviglia di Bizet si arricchisce delle coreografie autenticamente spagnole della Compagnia Antonio Gades.

AIDA

Venerdì 26 luglio, sempre alle 21.15, torna in scena Aida, opera di Verdi divenuta simbolo dell’Arena, qui nell’allestimento ‘di cristallo’ curato da Stefano Poda, con piramidi di luce, trasparenze, laser, costumi originali sospesi tra iconografia egizia, alta moda e arte contemporanea. Interpreti fra i più richiesti della scena internazionale salgono sull’immenso palcoscenico: per la sua ultima recita in questo allestimento, Aida è Maria Josè Siri, mentre la rivale Amneris è Ekaterina Semenchuk. Nei panni dell’amato Radames torna il tenore Gregory Kunde, il gran sacerdote Ramfis è impersonato dal basso Alexander Vinogradov; il re etiope Amonasro, padre di Aida, è il baritono Amartuvshin Enkhbat mentre come Re egizio esordisce il basso Simon Lim. Completano il cast Francesca Maionchi (sacerdotessa) e Riccardo Rados (messaggero). Per la prima volta sul podio di Aida per questa stagione, Daniel Oren dirige i complessi artistici e tecnici di Fondazione Arena.

LA BOHÉME

Sabato 27 luglio, alle 21.15, va in scena la seconda e ultima rappresentazione de La Bohème. Il capolavoro di Puccini, in Arena dopo tredici anni di assenza, replica dopo il successo del debutto con la regia di Alfonso Signorini, la scenografia trasparente di Guillermo Nova, i costumi d’epoca, e un cast d’eccezione. Il titolo pucciniano racconta giovinezza, amicizia e amore, storie di vita vera sempre attuali, nella cornice della Parigi di metà ‘800.

Vittorio Grigolo è Rodolfo, Juliana Grigoryan Mimì, Luca Micheletti è Marcello, Eleonora Bellocci Musetta, Alexander Vinogradov Colline, Jan Antem Schaunard, con Nicolò Ceriani, Riccardo Rados, Salvatore Salvaggio. Orchestra e Coro, voci bianche, mimi, acrobati e figuranti sono in scena diretti dall’esperta bacchetta di Daniel Oren, beniamino areniano che festeggia quarant’anni dal suo esordio in Anfiteatro nel segno di Puccini.

AL TESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA : ALADINO E LA LAMPADA MAGICA DI NINO ROTA

Al Festival della Valle d’Itria la riscoperta dell’opera di Nino Rota,

che si ispira a uno dei più noti racconti da Le mille e una notte.

A Palazzo Ducale di Martina Franca dal 27 luglio

con Francesco Lanzillotta alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari

e la regia di Rita Cosentino.

Il 27 luglio la giornata di studi “Il punto su Nino Rota” alla Fondazione Paolo Grassi

Terza opera del 50° Festival della Valle d’Itria in scena da sabato 27 luglio a Palazzo Ducale di Martina Franca (repliche il 30 luglio, 1 e 4 agosto, ore 21) con l’omaggio a Nino Rota nella nuova produzione di Aladino e la lampada magica “fiaba lirica” del 1968 del compositore che scelse la Puglia come terra d’adozione.

Eseguita regolarmente all’estero, manca dai teatri e festival musicali italiani da decenni; una vera e propria rarità dunque quella che propone il Festival della Valle d’Itria (l’opera viene proposta nella versione integrale, edizione Schott), che di Nino Rota ha già allestito nelle edizioni passate altre sue due opere, Il cappello di paglia di Firenze e Napoli milionaria, portando alla luce il repertorio meno conosciuto del compositore tra i più influenti e prolifici della storia del cinema, ma che non smise mai di comporre musica vocale, da camera e per orchestra, oltre, appunto, a opere di teatro musicale.

Francesco Lanzillotta, fra i più brillanti direttori della sua generazione, apprezzato nei maggiori teatri europei e italiani, dirige l’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari. Firma la regia l’argentina Rita Cosentino artista presente nei principali palcoscenici teatrali, scene e costumi di Leila Fteita. Nei ruoli principali il tenore Marco Ciaponi (Aladino), il soprano Claudia Urru (La Principessa Badr-al-Budùr), il basso Marco Filippo Romano (Mago e Re) e il baritono Alexander Ilvakhin (Il genio dell’anello), Rocco Cavalluzzi (Il Gran Ministro). A loro si affiancano i talentuosi interpreti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” – Marco Filippo Romano, Eleonora Filipponi, Omar Cepparolli, Pepe Hannan, Davide Zaccherini, Zachary McCulloch, Anastasia Churakova, Giovanni Accardi – e il Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi (direttore Angela Lacarbonara), giovane realtà nata da un progetto che coinvolge le scuole del territorio, occasione per avvicinare i ragazzi al mondo della lirica e al Festival. La banda di palcoscenico è la Banda Musicale della Città di Martina Franca “Armonie d’Itria”.

Composta su libretto dello scrittore e amico di Rota Vinci Verginelli, l’opera si ispira a una dei racconti più noti da  Le Mille e una notte, ovvero Aladino e la lampada meravigliosa. Ne nasce un’opera “in cui la musica è chiamata quasi ad integrare il senso della fiaba” come ebbe a scrivere lo stesso Rota nelle sue note in occasione della prima assoluta al Teatro San Carlo di Napoli nel 1968. Una scrittura musicale di ricca inventiva melodica, che segue alla perfezione i tempi teatrali, legata alle forme classiche e alla tradizione operistica italiana.

Quella di Aladino è una favola a più livelli di lettura, adatta sia per i piccoli che per i grandi. Fiaba di contenuto esoterico “Aladino è un classico esempio di superamento e coraggio e risponde a ciò che viene definito ‘il cammino dell’eroe’. Da questo punto di vista, una delle ragioni dell’interesse duraturo della storia di Aladino è il suo significato profondo: una lezione di coraggio e di volontà di superare le difficoltà della vita” racconta la regista italoargentina Rita Cosentino. Il racconto di Aladino proviene dall’antica tradizione orale, tramandato nei secoli e raccolto poi nei libri. “I racconti – prosegue la Cosentino – ci aiutano a conoscere chi siamo, a sapere da dove veniamo, visto che in essi sopravvivono le tradizioni. Le parole di questi racconti sono la scintilla fondazionale che attiva la nostra immaginazione ogni volta che cominciamo a leggere un libro. Ed è così come comincia quest’opera, con una scintilla magica sulle pagine di un libro, svegliato dalla curiosità di un bambino”. All’idea registica risponde la scenografia di Leila Fteita che cura anche i costumi: una grande biblioteca bianca, tutta di scultura che all’interno svela i mondi del viaggio di Aladino.

“Con Aladino e la lampada magica Rota opta per una partitura ampia” racconta il direttore d’orchestra e compositore Francesco Lanzillotta che ha più volte diretto il Nino Rota meno conosciuto e che pochi anni fa ha vinto a Bari il Premio di composizione Nino Rota. “È un’opera – prosegue – in cui l’elemento corale, così come quello orchestrale, è molto importante. I personaggi sono caratterizzati in maniera forte sia dal punto di vista vocale sia da quello teatrale”. E prosegue: “La partitura di Aladino è un vero e proprio manuale di orchestrazione ed è la dimostrazione che l’opera lirica in Italia non ha avuto fine con Turandot”.

LA TRAMA

Lo sfaccendato Aladino, orfano di padre, viene avvicinato da un mago maghrebino che si spaccia per suo zio e lo conduce nella Caverna delle Meraviglie con l’intento di farsi consegnare la lampada magica. Il piano fallisce e il ragazzo, rimasto intrappolato, si salva grazie al Genio dell’anello che aveva ricevuto dal mago, scoprendo poi insieme con la madre anche i poteri del Genio della lampada. Madre e figlio sono così liberati dalla miseria che li opprimeva e Aladino, abbagliata la corte con le straordinarie ricchezze di cui ora dispone, può ottenere la mano della bellissima principessa Badr-al-Budùr. Il mago, però, non si dà per vinto e, camuffatosi da venditore ambulante, si impadronisce della lampada con l’inganno per trasportare con sé in Maghreb il palazzo di Aladino e la sua sposa. Il lieto fine sarà garantito ancora una volta dal Genio dell’anello e dall’astuzia di Badr-al-Budùr. Un coro di voci bianche incornicia la vicenda raccontando che “C’era una volta una grotta” che custodiva una lampada più preziosa di ogni altra cosa al mondo e che “saggio è il mortale che alla grotta scenderà”.

IL CONVEGNO

In occasione della prima di Aladino, sabato 27 luglio (dalle ore 11) presso la Fondazione Paolo Grassi si terrà la giornata di studi “Il punto su Nino Rota” coordinata dal professore e giornalista Dinko Fabris che vedrà la partecipazione di musicisti e docenti di conservatorio di università. Una riflessione critica che prosegue nell’attenzione che il Festival e la Fondazione hanno dedicato a Rota, con un primo momento di riflessione sulla sua opera che ebbe luogo nel 1981 a Martina Franca, in occasione dell’allestimento del Cappello di paglia di Firenze (precedentemente nel 1977 a Martina Franca aveva diretto la prima esecuzione della sua Rabelaisiana) cui nel 2010 seguì la ripresa di Napoli milionaria. Un’attenzione verso il Nino Rota non solo autore di musica per film, che è andata a intensificarsi negli ultimi anni grazie a pubblicazioni scientifiche, studi biografici e riscoperta della sua musica da concerto e teatrale. La giornata celebra anche il trentennale dell’ADUIM- Associazione Docenti Universitari Italiani di Musica e presenta il recente volume Prove d’orchestra. Il punto su Nino Rota (Barletta, Cafagna editore, 2024). L’incontro è realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, l’Università degli Studi della Basilicata e l’Università del Salento.

27 · 30 LUGLIO / 1 · 4 AGOSTO · ore 21

MARTINA FRANCA PALAZZO DUCALE

ALADINO E LA LAMPADA MAGICA

di Nino Rota

Fiaba lirica in tre atti e undici quadri

su libretto di Vinci Verginelli da Le mille e una notte

Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Carlo, 14 gennaio 1968

Versione originale, Edizione Schott

Direttore Francesco Lanzillotta

Regia Rita Cosentino

Scene e costumi Leila Fteita

Aladino Marco Ciaponi tenore

Il Mago Maghrebino/ Il Re Marco Filippo Romano basso

La Principessa Badr-al-Budùr Claudia Urru soprano

La madre di Aladino Eleonora Filipponi mezzosoprano

Il Gran Ministro Rocco Cavalluzzi basso

L’orafo Omar Cepparolli basso

Il primo compagno di Aladino Pepe Hannan tenore

Il secondo compagno di Aladino Davide Zaccherini tenore

Il terzo compagno di Aladino Zachary McCulloch tenore

Un’ancella di Badr-al-Budùr Anastasia Churakova soprano

Il Genio della lampada Giovanni Accardi basso

Il Genio dell’anello Alexander Ilvakhin baritono

I mercanti, I banditori del Re, I compagni di Aladino, Le ancelle di Badr-al Budùr,

La corte del Re, Il popolo, I monelli Coro di bambini

Francesco Maria Basile, Vitantonio Blasi, Carlo Buonfrate figuranti

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari

Marco Medved maestro del coro

Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi

Angela Lacarbonara maestro del coro

Banda Musicale della Città di Martina Franca “Armonie d’Itria” banda di palcoscenico

Direttore di palcoscenico Grazia Nigri

Assistente alla regia Ivana Zaurino

Maestro di sala Liubov Gromoglasova

Maestro collaboratore Eugenio Aiello

Maestri collaboratori di palcoscenico Rosangela Palmisano, Angela Pascale

Maestro collaboratore alle luci Francesco Siri

Maestro collaboratore ai sovratitoli Chiara Raguso

Nuova produzione del Festival della Valle d’Itria

Inoltre oggi e domani sono in programma:

Martedì 23 luglio agli Orti del Duca di Martina Franca la proiezione del documentario di Leo Muscato L’utopia della valle

omaggio ai cinquant’anni del Festival della Valle d’Itria.

Ingresso libero

Mercoledì 24 luglio le Nina’s Drag Queens portano in scena

al Teatro Verdi lo spettacolo Il giardino delle ciliegie

in una nuova, originale versione da Cechov

Si terrà martedì 23 luglio (ore 21) agli Orti del Duca di Martina Franca la proiezione del documentario L’utopia della valle del regista martinese Leo Muscato, scritto con Massimo Bernardini e Laura Perini, dedicato ai cinquant’anni del Festival della Valle d’Itria e prodotto dalla Fondazione Paolo Grassi con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Puglia e Comune di Martina Franca. Un’occasione preziosa, e a ingresso libero, per ripercorrere mezzo secolo di storia di arte in musica, di impegno e passione.

Con la consulenza musicale di Carla Moreni e la fotografia di Samir Iacovone, il documentario, della durata di 88 minuti, ripercorre la storia del festival pugliese come vissuta e narrata da artisti, maestranze, pubblico e critici che hanno visto crescere l’idea di un festival unico nel suo genere, nato grazie alla tenacia e alla passione di figure illuminate – Paolo Grassi, Alessandro Caroli e, su tutti, Franco Punzi, anima instancabile del festival per quasi mezzo secolo, di cui il documentario regala una preziosa e commovente testimonianza.

“C’è una rispondenza segreta tra le cose degli uomini e i luoghi dove vengono pensate, create, agite. Ci sono imprese umane che non avrebbero potuto nascere altrimenti che là dove sono nate – racconta Muscato, apprezzato drammaturgo e regista di opera e prosa –.  Sono vicende di sentimento e artigianato, d’intelletto e creatività nate dal brulicare operoso di chi lavora senza sosta per salvare frammenti di memoria dalla massa di detriti che il passo pesante della Storia produce di continuo. Alcune di queste avventure finiscono bene, ed è il caso di raccontarle e celebrarle, per onorare il ricordo di chi le ha costruite mattone su mattone”.

In un anno Muscato ha realizzato 26 interviste e 70 ore di riprese video, per riportare lo sguardo diverso dei tanti protagonisti di questa storia: la squadra del presidente Franco Punzi; i direttori artistici Alberto Triola e Sebastian F. Schwarz; i direttori d’orchestra Fabio Luisi e Michele Spotti; il regista Pier Luigi Pizzi; i cantanti Patrizia Ciofi, Marco Filippo Romano; gli operatori culturali Carlo Fontana e Giovanni Soresi, il critico e musicologo Angelo Foletto; lo storico pugliese Giuseppe Vacca. Alcuni martinesi che si sono avvicinati al festival da bambini: gli scrittori Donato Carrisi e Mario Desiati. E altri che hanno mosso i primi passi delle loro carriere sul suo palcoscenico, tra i quali la danzatrice Rossella Brescia, il conduttore televisivo Beppe Convertini, i musicisti Emanuele Urso, Manuel Amati e Andrea Monarda.

LE NINA’S DRAG QUEENS

Mercoledì 24 luglio (ore 21) al Teatro Verdi, il Festival della Valle d’Itria si apre alla prosa, irriverente e ironica, delle Drag Queen, figure eclettiche, personaggi multiformi, vere e proprie maschere post-moderne. La compagnia milanese Nina’s Drag Queens arriva a Martina Franca con lo spettacolo Il giardino delle ciliegie. Étude pour un vaudeville en travesti plein de paillettes.

Il regista Francesco Micheli mette in scena il capolavoro di Cechov, opera teatrale di grande coralità, un affresco femminile vario e affascinante, in una nuova, originale versione, che si avvale delle scene di Clara Storti e Selena Zanrosso, dei costumi di Giada Masi e delle luci di Giulia Pastore.

Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov è una piccola saga familiare, stagliata sullo sfondo di un’epoca di grande cambiamento. Aspettando un unico avvenimento, la vendita del giardino, i personaggi si dibattono in situazioni apparentemente futili: amori inseguiti e non corrisposti, feste senza invitati, passeggiate tra i viali. Nell’adattamento di Micheli e con la traduzione di Fausto Malcovati, sei donne attendono la fine del mondo che hanno conosciuto. Intorno a loro, si avvicina una schiera di uomini, un coro di voci incalzante che segna l’inevitabile conto alla rovescia. “Ci siamo chiesti a cosa corrispondano, oggi, quelle ansie, quelle manie, quei caratteri. È la cronaca di un’epoca di passaggio: come quella che viviamo in questi anni”, spiegano le Ninas’ Drag Queen.

Per Francesco Micheli, “le drag queen sono creature anfibie, icone tra mondi opposti, angeli sgangherati, animali divini, incarnazione contemporanea del mito di Dafne: donne albero che sanguinano e piangono se fai loro del male. Un bosco di fanciulle albero, belle ma legnose, uomini in panni femminili che evocano il bel mondo al tramonto che un tempo affollava quei luoghi”.

Mercoledì 24 luglio (ore 21) al Teatro Verdi di Martina Franca, il Festival della Valle d’Itria si apre alla prosa, irriverente e ironica, delle Drag Queen, figure eclettiche, personaggi multiformi, vere e proprie maschere post-moderne.

La compagnia milanese Nina’s Drag Queens presenta il suo primo spettacolo Il giardino delle ciliegie. Étude pour un vaudeville en travesti plein de paillettes, per la regia di Francesco Micheli. In scena il capolavoro di Cechov, opera teatrale di grande coralità, un affresco femminile vario e affascinante, in una nuova, originale versione, che si avvale delle scene di Clara Storti e Selena Zanrosso, dei costumi di Giada Masi e delle luci di Giulia Pastore.

Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov è una piccola saga familiare, stagliata sullo sfondo di un’epoca di grande cambiamento. Aspettando un unico avvenimento, la vendita del giardino, i personaggi si dibattono in situazioni apparentemente futili: amori inseguiti e non corrisposti, feste senza invitati, passeggiate tra i viali. Nell’adattamento di Micheli e con la traduzione di Fausto Malcovati, sei donne attendono la fine del mondo che hanno conosciuto. Intorno a loro, si avvicina una schiera di uomini, un coro di voci incalzante che segna l’inevitabile conto alla rovescia. “Ci siamo chiesti a cosa corrispondano, oggi, quelle ansie, quelle manie, quei caratteri. È la cronaca di un’epoca di passaggio: come quella che viviamo in questi anni”, spiegano le Ninas’ Drag Queen.

Per Francesco Micheli, “le drag queen sono creature anfibie, icone tra mondi opposti, angeli sgangherati, animali divini, incarnazione contemporanea del mito di Dafne: donne albero che sanguinano e piangono se fai loro del male. Un bosco di fanciulle albero, belle ma legnose, uomini in panni femminili che evocano il bel mondo al tramonto che un tempo affollava quei luoghi”.

Programma su www.festivaldellavalleditria.it

Biglietti: da 25 a 10 euro.

Info: tel. +39 080 4805100, info@festivaldellavalleditria.it

DUE SOPRANI, COME NEL 1977, PER LA “NORMA” DEL FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA

di Gaetano Laudadio

Ancora un grande successo  per la seconda recita di Norma, sul grande palco del Palazzo Ducale di Martina Franca per la 50ma edizione del Festival della Valle d’Itria. Un folto pubblico, con la presenza di tanti stranieri e di appassionati del Belcanto, hanno assistito alla seconda rappresentazione di Norma, opera in due atti di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, e tratto da L’Infanticide” di Louis-Alexandre Soumet.
Norma inaugurò la stagione di Carnevale e Quaresima 1832, come era consuetudine in quegli anni, del Teatro alla Scala di Milano, il 26 dicembre del 1831 e nonostante l’insuccesso della prima, rimase in cartellone per svariate settimane, riscuotendo successivamente il meritato successo.

Considerata uno dei capolavori della storia operistica italiana, è una composizione belcantistica e romantica elaborata da Felice Romani con versi perfetti per la musicalità di Bellini.

E’ una storia dolorosa, intessuta di tutti quelli che sono gli aspetti complicati delle storie segrete degli amanti.  Ambientata in Gallia, durante la dominazione dell’impero romano, vede come protagonista la sacerdotessa Norma, figlia del capo dei Druidi Oroveso; ella è l’amante segreta di Pollione, il proconsole romano e quindi donna, madre e sacerdotessa!!!

Dalla loro relazione clandestina sono nati due figli, allevati all’insaputa di tutti, dalla fedele Clotilde. Il proconsole, intanto, si è invaghito di Adalgisa, una giovane novizia del Tempio d’Irminsul ed intende lasciare Norma. Scoperto l’inganno Adalgisa interrompe la relazione con Pollione e solidarizza con la sacerdotessa Norma, anche lei colpevole per aver mancato al suo giuramento di castità.

La scenografia di Leila Fteita (anche costumista) che rappresenta per tutto il tempo il palazzo di Creonte, con una facciata rossa come insanguinata, è scarna ma efficace. Già dall’inizio, all’apparire di Norma sullo sfondo del palazzo di Creonte appaiono le fiamme che anticipano la tremenda conclusione e sarà proprio lì che avverrà la sublimazione di Norma immolandosi nel rogo da lei stessa preparato. All’annuncio delle intenzioni di Norma, Pollione capisce la grandezza del gesto da lei voluto e decide di morire con lei.   

Questa edizione martinese con la regia di Nicola Raab, ha proposto nel ruolo di Norma, la soprano Jacquelyn Wagner, che ha saputo con la sua presenza scenica dare grande potenza e drammaticità al suo ruolo con delle vere acrobazie vocali.

Brava, delicata l’interpretazione della romantica Valentina Farcas nel ruolo di  Adalgisa, l’altra amante di Pollione.    

Particolarmente apprezzati ed applauditi la cavatina “Casta Diva” , il  terzetto Norma, Adalgisa e Pollione – “Ah! di qual sei tu vittima” ed i duetti Norma e Adalgisa –“ Deh! con te, con te li prendi… “ e quello tra Norma e Pollione – “Qual cor tradisti, qual cor perdesti”.

Altro plauso va all’Orchestra del Teatro Petruzzelli, perfetta nel rispettare il gesto puntuale e preciso del M° Fabio Luisi, che ha saputo trasmettere ai maestri d’orchestra l’intensità e la drammaticità della partitura.; rimane una presenza importante per il Festival martinese.

Bravissimi i coristi del Petruzzelli, ben preparati dal M° Marco Medved, sia per la scelta fatta di creare ai lati del palco un effetto stereofonico sia anche e soprattutto per la precisione dei loro interventi: notevole l’intervento finale “Guerra,guerra”. Un incoraggiamento anche ai due allievi dell’Accademia Saori Sugiyama e Zachary McCulloch.

Alla fine applausi scroscianti per tutti i protagonisti.

L’opera sarà replicata il 28 luglio ed il 2 agosto sempre alle ore 21.00 e sempre a Palazzo Ducale

28 LUGLIO / 2 AGOSTO · ore 21

PALAZZO DUCALE, MARTINA FRANCA

NORMA di Vincenzo Bellini

Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani

Edizione Ricordi, a cura di Roger Parker

Direttore Fabio Luisi

Regia Nicola Raab

Scene e costumi Leila Fteita

Norma Jacquelyn Wagner

Adalgisa Valentina Farcas

Pollione Airam Hernández

Oroveso Goran Jurić

Clotilde Saori Sugiyama

Flavio Zachary McCulloch

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari

Marco Medved, Maestro del coro

La foto è di Clarissa Lapolla

Sabato 20 luglio ore 21, per il 50° Festival della Valle d’Itria, il mezzosoprano Teresa Iervolino canta le più belle arie d’opera alla Masseria Mangiato di Martina Franca nel secondo appuntamento de “Il canto degli ulivi”.

Alle ore 17 al Chiostro di San Domenico, prendono il via i “Concerti del Sorbetto”, tre appuntamenti con i giovani e talentuosi interpreti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”. Dopo la musica, la degustazione di un fresco sorbetto

Domenica 21 luglio replica di “Norma” a Palazzo Ducale.

Una antica masseria del XV secolo, conservatasi intatta nel tempo, la Masseria Mangiato di Martina Franca, ospita il secondo appuntamento de “Il canto degli ulivi”, il format che porta la musica del 50° Festival della Valle d’Itria tra i secolari ulivi delle più belle masserie del territorio.

Sabato 20 luglio (ore 21), per il concerto “Notti d’estate”, la protagonista è il mezzosoprano Teresa Iervolino, artista acclamata a livello internazionale come una delle voci principali del Belcanto e del Barocco, impegnata nel Festival anche nella nuova produzione di Ariodante di Händel in scena al Teatro Verdi dal 22 luglio. Accompagnata al pianoforte da Andrea del Bianco, la Iervolino canta arie da camera di Mercadante, Donizetti e Berlioz, nonché alcune delle più celebri arie d’opera dalla Semiramide di Rossini, la Carmen di Bizet e Samson et Dalila di Saint-Saëns. All’incontro musicale segue il brindisi con un fresco calice di vino, nella degustazione curata da Masseria Croce Piccola.

I CONCERTI DEL SORBETTO

Nelle cornici storiche del Chiostro di San Domenico e del Chiostro del Carmine di Martina Franca, per il 50° Festival della Valle d’Itria, prendono il via i “Concerti del Sorbetto”, tre appuntamenti musicali, in orario pomeridiano, con i giovani talenti che ogni anno, da tutto il mondo, raggiungono Martina Franca per frequentare l’Accademia di canto intitolata a Rodolfo Celletti.

Il 20, 27 luglio e il 3 agosto (ore 17), il pubblico avrà l’occasione di approfondire in ogni concerto un differente repertorio belcantistico – mozartiano, handeliano e rossiniano –, degustando al termine un fresco sorbetto.

Si parte sabato 20 luglio al Chiostro di San Domenico con il concerto “Incontro con Mozart”. Il soprano Rosalba Aurora Ducato, il tenore Pepe Hannan e il basso-baritono Giovanni Accardi, accompagnati al pianoforte da Piergiuseppe Lofrumento, cantano alcune arie d’opera mozartiane, da Le nozze di Figaro, Il flauto magico, Idomeneo, Così fan tutte, Don Giovanni, La clemenza di Tito.

Il “sorbetto” di sabato 27 luglio al Chiostro di San Domenico è dedicato al repertorio barocco, da sempre fiore all’occhiello del Festival della Valle d’Itria. Nel concerto “Un tocco di Barocco”, cantano il soprano Giulia Pierucci, tenore Manuel Caputo, basso Omar Cepparolli, al clavicembalo c’è Matteo Saverio Grasso. In programma, capolavori di Vivaldi e di Händel, tra cui brani da Ariodante (1735), titolo di raro ascolto in Italia, che quest’anno il Festival porta in scena.

Sabato 3 agosto al Chiostro del Carmine il sorbetto si unisce agli “Assaggi rossiniani” offerti dal mezzosoprano Saori Sugiyama, dal tenore Pepe Hannan, dal baritono Francesco Bossi, accompagnati al pianoforte da Eugenio Aiello nelle arie d’opera di Rossini, delle sue più conosciute opere, da La cambiale di matrimonio a L’italiana in Algeri, da La Cenerentola al Il barbiere di Siviglia.

Scuola di eccellenza nazionale operante nell’ambito dell’altissima formazione musicale, l’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca, promossa e organizzata dalla Fondazione Paolo Grassi in collaborazione con il Festival della Valle d’Itria, offre a giovani cantanti lirici una formazione altamente specifica nei diversi aspetti della tecnica, dello stile e dell’interpretazione del Belcanto italiano e del teatro musicale fino alle espressioni della contemporaneità. Dal 2014 il piano didattico prevede anche un corso per maestri collaboratori riservato a giovani pianisti.

LA REPLICA DI “NORMA”, DIRETTA SU RAI RADIO3

Tra gli eventi del fine settimana del Festival della Valle d’Itria, si segnala inoltre la replica a Palazzo Ducale di Martina Franca della Norma di Bellini domenica 21 luglio ore 21 (in diretta anche su Rai Radio3). Dirige Fabio Luisi, alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, con la regia di Nicola Raab, scene e costumi di Leila Fteita, e un cast di voci internazionale: Jacquelyn Wagner (Norma), Valentina Farcas (Adalgisa), Airam Hernandez (Pollione), Saori Sugiyama (Clotilde), Zachary McCulloch (Flavio), Goran Jurić (Oroveso). Il maestro del coro è Marco Medved.

METTIAMOCI ALL’OPERA

Per “Mettiamoci all’opera” gli incontri dedicati a introdurre il pubblico al programma del Festival della Valle d’Itria, il Chiostro di San Domenico esporrà dal 20 al 31 luglio i lavori degli studenti degli Istituti comprensivi di Martina Franca e dell’Istituto Comprensivo di Cisternino su Aladino e la lampada magica, realizzati nel laboratorio a cura della regista Rita Cosentino (inaugurazione il 20 luglio ore 19.45). Mentre il 21 luglio al Chiostro delle Agostiniane (ore 19) l’incontro “Lo sguardo che racconta” con gli studenti del DAMS di Bari che intervistano il cast di Aladino.

Link foto

https://www.dropbox.com/scl/fo/chn8pczoti254cpgzh2to/h?rlkey=805h31vwc21247qsk4l2se68x&dl=0

Programma su www.festivaldellavalleditria.it

Biglietti: posto unico Concerti del sorbetto 5 euro. Il canto degli ulivi (20 luglio) da 15 a 25 euro; Norma da 60 a 25 euro.

Info: tel. +39 080 4805100, info@festivaldellavalleditria.it

L’ORCHESTRA RAI AL ROF CON BIANCA E FALLIERO, ERMIONE E IL VIAGGIO A REIMS

Roberto Abbado, Michele Mariotti e Diego Matheuz sul podio dei tre titoli rossiniani

L’inaugurazione il 7 agosto in prima serata su Rai5

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai torna al Rossini Opera Festival. Per la 45esima edizione, nell’anno di Pesaro Capitale italiana della cultura, la compagine è protagonista di due nuove produzioni operistiche, Ermione e Bianca e Falliero, e dell’esecuzionein forma di concerto del Viaggio a Reims, a celebrazione del 40o anniversario della sua prima esecuzione in tempi moderni al ROF 1984.

Il Festival si apre il 7 agosto all’Auditorium Scavolini, nuovo spazio teatrale all’interno del PalaFestival, con Bianca e FallieroLo spettacolo è ripreso da Rai Cultura che lo trasmette in prima serata su Rai5 alle 21.15.Sul podio dell’OSN Rai Roberto Abbado.

Sul palcoscenico Jessica Pratt (Bianca), Aya Wakizono (Falliero), Dmitry Korchak (Contareno), Giorgi Manoshvili (Capellio), Nicolò Donini (Priuli), Carmen Buendía (Costanza), Dangelo Díaz (Cancelliere), Claudio Zazzaro (Ufficiale/Usciere). Con loro il Coro del Teatro Ventidio Basso. Il nuovo spettacolo è affidato a Jean-Louis Grinda, con Rudy Sabounghi per scene e costumi e Laurent Castaingt alle luci. Repliche l’11, 14 e 19 agosto.

La seconda nuova produzione del Festival, Ermione, va in scena il 9 agosto alla Vitrifrigo Arena. Sul podio dell’OSN Rai Michele Mariotti. Protagonisti Anastasia Bartoli nel ruolo del titolo, affiancata da Victoria Yarovaya (Andromaca), Enea Scala (Pirro), Juan Diego Flórez (Oreste), Antonio Mandrillo (Pilade), Michael Mofidian (Fenicio), Martiniana Antonie (Cleone), Paola Leguizamón (Cefisa) e Tianxuefei Sun (Attalo). Il coro è quello del Teatro Ventidio Basso. La messinscena è a cura di Johannes Erath, con scene di Heike Scheele, costumi di Jorge Jara, video di Bibi Abel e luci di Fabio Antoci. Repliche il 13, 17 e 20 agosto. 

Chiude il cartellone, il 23 agosto all’Auditorium Scavolini, l’esecuzione in forma di concerto del Viaggio a Reimscon l’OSN Rai diretta daDiego Matheuz e il Coro del Teatro Ventidio Basso. Il cast è composto da Vasilisa Berzhanskaya (Corinna), Maria Barakova (Marchesa Melibea), Nina Minasyan(Contessa di Folleville), Karine Deshayes (Madama Cortese), Jack Swanson (Cavalier Belfiore), Dmitry Korchak (Conte di Libenskof), Mihael Mofidian (Lord Sidney), Erwin Schrott (Don Profondo), Nicola Alaimo (Barone di Trombonok), Vito Priante (Don Alvaro), Alejandro Baliñas (Don Prudenzio), Tianxuefei Sun (Don Luigino), Paola Leguizamón (Delia), Martiniana Antonie (Maddalena), Vittoriana De Amicis (Modestina), Nicolò Donini (Antonio), Jorge Juan Morata (Zefirino/Gelsomino).

Un nuovo appuntamento nella Cavea del Maggio: martedì 23 luglio 2024 alle ore 21 il maestro Hankyeol Yoon torna alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio.

In programma “Ein Sommernachtsraum” (Sogno di una notte di mezza estate) di Felix-Mendelssohn Bartholdy.

Solisti Letizia Bertoldi e Olha Smokolina; la voce narrante è di Davide Gasparro.

Dopo il successo della freschissima prima recita de Il barbiere di Siviglia (in scena fino al 24 luglio), continua l’Estate al Maggio, manifestazione inclusa nel programma dell’ “Estate Fiorentina 2024”: in programma, sempre nella Cavea del Maggio, un concerto sinfonico corale che trova protagonista sul podio – a pochissimi mesi di distanza dal concerto in Sala Mehta che lo ha visto conquistare un grande successo di pubblico e di critica – il maestro Hankyeol Yoon alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio.

Un nuovo appuntamento dunque sul tetto del Teatro del Maggio – martedì 23 luglio 2024 alle ore 21 -dimostratosi non solo un luogo davvero affascinante per gli spettacoli ma anche un fresco stratagemma serale per poter assistere agli spettacoli del Maggio sotto il venticello della sera fiorentina. In cartellone Ein Sommernachtsraum (Sogno di una notte di mezza estate), musiche di scena per soli, coro e orchestra op. 61 di Felix-Mendelssohn Bartholdy.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Hankyeol Yoon è fra le bacchette più apprezzate del panorama internazionale; giovanissimo è già vincitore di numerosi riconoscimenti e premi, fra cui – recentemente – il prestigioso “Herbert von Karajan Young Conductors Award”, a questo si affiancano i premi ottenuti come compositore, è stato infatti premiato al “Concorso Internazionale di Composizione Luciano Berio” di Roma nel 2020 e al “Concorso di Composizione TonaLi” di Amburgo nel 2018; il maestro Yoon debutterà inoltre il prossimo agosto al Festival di Salisburgo .

Soliste del concerto due artiste dell’Accademia del Maggio: Letizia Bertoldi, in scena nella parte di Berta in questi giorni ne Il barbiere di Siviglia e Olha Smokolina, da poco nel cast de Il trovatore portato con grande successo nella recentissima tournée in Slovenia.

La voce narrante dello spettacolo è quella di Davide Gasparro, voce attoriale ormai “di casa” al Maggio e che torna dopo i successi de L’italiana in Algeri per le scuole della primavera dello scorso anno e il più recente spettacolo dell’ottobre 2023 nell’ambito del ciclo “C’è musica & musica”.

In programma, dunque, una delle più celebri composizioni di Felix-Mendelssohn Bartholdy, ossia Sogno di una notte di mezza estate: dopo aver assistito a una rappresentazione di dell’originale opera di William Shakespeare, nel 1826 il giovanissimo Mendelssohn prese la decisione di trasformare in musica quel mondo fiabesco; la prima esecuzione assoluta avvenne il 14 ottobre 1843 al Neues Palais di Potsdam.

Il programma:

Dopo aver assistito a una rappresentazione di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, nel 1826 il giovanissimo Mendelssohn matura la decisione di trasferire in musica quel mondo fiabesco abitato da creature soprannaturali. L’idea si traduce in un pezzo pianistico a quattro mani da suonare con la sorella Fanny, che viene poi orchestrato e trasformato in una ouverture da concerto, pubblicata come op. 21. Nella cornice dell’ouverture è già sintetizzata la vicenda teatrale: i quattro accordi intonati dai legni creano un clima di attesa, quand’ecco che il brulichìo degli archi subito ci trasporta nel mondo incantato delle fate, dove ogni gesto sonoro ha il sapore del sogno. Dell’eccezionalità di questo suo lavoro giovanile Mendelssohn era ben consapevole tanto che quindici anni più tardi, chiamato da Re Guglielmo IV di Prussia a realizzare le musiche di scena per la medesima pièce shaekesperiana, riprese l’ouverture per accostarla alle nuove pagine composte per l’occasione, tredici numeri tra brani strumentali, vocali e melologhi. Per la musiche di scena, oltre all’orchestra Mendelssohn impiega due voci femminili soliste e un coro femminile. Dopo la già citata ouverture spetta a uno Scherzo accompagnare l’ascoltatore nell’universo  fiabesco di Puck e compagni tra i guizzi dei legni che punteggiano la rapida melodia degli archi. Il Lied con coro intonato dagli Elfi che invocano il sonno per la regina Titania è costruito invece su una graziosa melodia dal sapore popolare in ritmo di berceuse. Fascinosi e ricchi di incanto sono poi l’Intermezzo e il Notturno esclusivamente strumentali, che con i loro particolari impasti timbrici sottolineano il clima romantico della composizione. Dopo la celeberrima Marcia nuziale, il Sogno di una notte di mezza estate si conclude con la ripresa quasi letterale dell’ouverture; questa volta però le veloci crome affidate agli archi non hanno più la funzione di tema ma fanno da sottofondo alla melodia intonata dal coro degli Elfi, garantendo unità e coerenza interna alla composizione.

La locandina:

FELIX MENDELSSOHN-BARTHOLDY

Sogno di una notte di mezza estate, op. 61

Musica di scena per la commedia di Shakespeare per soli, coro femminile e orchestra

Soprano Letizia Bertoldi

Mezzosoprano Olha Smokolina

Voce recitante Davide Gasparro

Direttore Hankyeol Yoon

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Prezzi
Settore B: 20 € | Settore A: 40 €

AIDA, CARMEN E LA NUOVA BOHÈME ALL’ARENA DI VERONA DAL 18 AL 21 LUGLIO

L’Aida ‘di cristallo’ giovedì 18 e domenica 21, Carmen ‘kolossal’ di Zeffirelli sabato 20 incorniciano la produzione tutta nuova de La Bohème, che debutta venerdì 19 luglio

Quattro serate di grande opera in questo fine settimana al 101° Arena di Verona Opera Festival 2024. Due rappresentazioni di Aida (giovedì 18 e domenica 21) e una di Carmen di Bizet (sabato 20 luglio) incorniciano la prima de La Bohème, nuova produzione del Festival 2024 per il centenario di Giacomo Puccini: venerdì 19 luglio in scena un cast di stelle, tra cui Grigolo, Grigoryan, Micheletti, Bellocci, Vinogradov, dirette da Daniel Oren nello spettacolo di Alfonso Signorini, regista al debutto in Arena.

AIDA. Giovedì 18 e domenica 21 luglio, sempre alle 21.15, torna in scena Aida, l’opera di Giuseppe Verdi che è diventato titolo simbolo degli spettacoli lirici all’Arena di Verona, con il suo equilibrio perfetto di grandiosa coralità e appassionato intimismo. Sul podio torna il maestro Marco Armiliato, alla guida dei complessi artistici di Fondazione Arena, impegnati con Ballo e Tecnici nell’allestimento ‘di cristallo’ curato da Stefano Poda, con piramidi di luce, trasparenze, laser, costumi tra iconografia egizia, alta moda e arte contemporanea. Grandi interpreti internazionali nel cast: Aida è interpretata da Maria Josè Siri, mentre nella rivale Amneris si alternano Clémentine Margaine (18/7) ed Ekaterina Semenchuk (21/7). L’amato Radames è interpretato dai tenori Yusif Eyvazov (18/7) e Ivan Magrì (21/7, al debutto areniano). Il gran sacerdote Ramfis è impersonato dal basso Alexander Vinogradov; il re etiope Amonasro, padre di Aida, è il baritono Amartuvshin Enkhbat mentre Marko Mimica veste i panni del Re egizio. Completano il cast Francesca Maionchi (sacerdotessa) e Riccardo Rados (messaggero).

LA BOHÉME. Venerdì 19 luglio, alle 21.15, dopo tredici anni di assenza, per due serate-evento torna a Verona il titolo pucciniano che più di tutti racconta la giovinezza, l’amicizia e l’amore, storie di vita vera sempre attuali, nella cornice della Parigi di metà ‘80. In un impianto scenografico trasparente (di Guillermo Nova) che mostra diversi piani d’azione in contemporanea, si muovono grandi artisti internazionali e giovani di talento nella regia di Alfonso Signorini, conduttore tv, giornalista ma anche pianista e appassionato d’opera con diverse regie all’attivo, qui al debutto areniano. Vittorio Grigolo è Rodolfo, Juliana Grigoryan Mimì, Luca Micheletti è Marcello, Eleonora Bellocci Musetta, Alexander Vinogradov Colline, con Nicolò Ceriani, Riccardo Rados, Salvatore Salvaggio. Orchestra e Coro, voci bianche, mimi, acrobati e figuranti sono in scena diretti dall’esperta bacchetta di Daniel Oren, beniamino areniano che festeggia quarant’anni dal suo esordio in Anfiteatro nel segno di Puccini.

CARMEN. Sabato 20 luglio, alle 21.15, dopo il sold-out delle prime due rappresentazioni, torna il capolavoro di Georges Bizet nello spettacolo cinematografico di Franco Zeffirelli, con oltre 500 persone in scena e grandi interpreti. Protagonista richiesta in tutto il mondo è il mezzosoprano francese Clémentine Margaine, alla prima recita di Carmen in Anfiteatro insieme al torero Escamillo del baritono Luca Micheletti. Accanto a loro tornano il tenore Francesco Meli come Josè e il soprano Daria Rybak come Micaela. Si confermano nei preziosi ruoli di fianco Alessia Nadin, Chiara Maria Fiorani, Jan Antem, Vincent Ordonneau, Gabriele Sagona, Fabio Previati. Sul podio torna il giovane e apprezzato maestro Leonardo Sini, alla guida dell’Orchestra di Fondazione Arena, del Coro areniano preparato da Roberto Gabbiani e delle voci bianche di A.Li.Ve. Fondamentale l’apporto autenticamente spagnolo della Compagnia di ballo Antonio Gades, spettacolo nello spettacolo con le coreografie di El Camborio.

Il Teatro di San Carlo omaggia il genio di Jerome Robbins

Serata Jerome Robbins” in scena dal 19 al 28 luglio

Il Teatro di San Carlo omaggia il genio di Jerome Robbins in una soirée dedicata al coreografo e regista statunitense.

Tre saranno le sue coreografie, riprese da Jean-Pierre Frohlich,che confluiranno in un unico spettacolo: In the Night, Afternoon of a Faun ed En sol.

Serata Jerome Robbins sarà in scena al Lirico da venerdì 19 a domenica 28 luglio per sei recite. In scena Étoiles, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo, la cui direzione è affidata a Clotilde Vayer.

Sul podio Philippe Béran, per la prima volta al San Carlo, alla guida dell’Orchestra del Teatro.

“Jerome Robbins è tutto – dichiara Clotilde Vayer. “È musicalità, storia, dettaglio, semplicità… è vita. È uno dei grandi geni della danza, nonché uno dei grandi coreografi della mia vita. Ritengo che, nella carriera di un ballerino, sia assolutamente necessario affrontare i suoi lavori, nella stessa maniera in cui lo è con MacMillan, o Balanchine. Ho lavorato con lui e ne ho appreso moltissimo: per questa ragione l’ho voluto per la compagnia. Ho scelto questi tre balletti – continua – perché le loro musiche sono meravigliose, non riguarda solo la danza. Ci sono i Notturni di Chopin, il Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy e, ancora, il Concerto in sol maggiore di Ravel. Per i musicisti, e per i ballerini, è quanto di meglio si possa chiedere.” 

In the Night è sulle note dei Notturni di Frédéric Chopin. L’amore e, in particolare, i diversi momenti della vita di coppia rappresentano il fil rouge che attraversa i quattro movimenti del balletto con i costumi di Anthony Dowell e le luci di Jennifer Tipton. Aniello Mallardo sarà al pianoforte.

Il primo pas de deux, con protagonista una coppia di giovani amanti, vedrà l’alternarsi di Giorgia Pasini e Salvatore Manzo (19/07, 25/07 e 28/07), Shaila D’Onofrio e Pietro Valente (21/07), Candida Sorrentino e Ferdinando De Riso (23/07), Claudia D’Antonio e Danilo Notaro (26/07).

Il successivo pas de deux vedrà impegnati Martina Affaticato e Stanislao Capissi (19/07 e 25/07), Chiara Amazio e Daniele Di Donato (21/07 e 26/07), Irene De Rosa e Giuseppe Aquila (23/07 e 28/07).

Per l’ultimo, con una coppia nel pieno di una animata discussione, protagonisti nelle recite del 19, 23 e 25 luglio, saranno Vittoria Bruno e Alessandro Staiano. Annalina Nuzzo danzerà con Giuseppe Ciccarelli (21/07) e Raffaele Vasto (26/07). Torna Vittoria Bruno per la recita del 28 luglio con Stanislao Capissi.

Segue Afternoon of a Faun, dal poema sinfonico di Claude Debussy Prélude à l’Après-midi d’un faune. La scena si sposta in uno studio di danza, dove avviene l’incontro tra due giovani ballerini: nei loro panni Karina Samoylenko ed Emmanuele Torre (19/07, 25/07 e 28/07), Claudia d’Antonio e Stanislao Capissi (21/07 e 26/07), Martha Fabbricatore e Raffaele Vittozzi (23/07). Le scene e le luci sono di Jean Rosenthal, mentre i costumi di Irene Sharaff.

A chiudere è En sol, sul Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra diMaurice Ravel. Protagonisti nel pas de deux saranno Claudia D’Antonio e Danilo Notaro (19/07, 25/07 e 28/07), Vittoria Bruno e Alessandro Staiano (21/07 e 26/07), Martina Affaticato e Daniele Di Donato (23/07). Erté firma scene e costumi, mentre è ancora Jennifer Tipton per luci. Lucio Grimaldi al pianoforte.

Danza

Dal 19 luglio al 28 luglio

Serata Jerome Robbins

Coreografie | Jerome Robbins
Riprese da Jean-Pierre Frohlich

In the Night
Balletto in quattro movimenti da Notturni di Fryderyk Chopin n.1 op.27, n.1 e n.2 op.55, n.2 op.9

Pianoforte | Aniello Mallardo
Costumi | Anthony Dowell
Luci | Jennifer Tipton

***

Afternoon of a Faun
Dal poema sinfonico di Claude Debussy “Prélude à l’après-midi d’un faune”, ispirato al poema di Stéphane Mallarmé

Scene e luci | Jean Rosenthal
Costumi | Irene Sharaff

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En sol
sul Concerto in sol maggiore pianoforte e orchestra di Maurice Ravel

Pianoforte | Lucio Grimaldi
Scene e costumi | Erté
Luci | Jennifer Tipton
Direttore | Philippe Béran

♭ debutto al Teatro di San Carlo

Orchestra e Balletto del Teatro di San Carlo

Direttore del Balletto | Clotilde Vayer

Durata: 1 ora e 10 minuti circa, con intervallo

Teatro di San Carlo | BLU
venerdì 19 luglio 2024, ore 20:00 – A- BLU – VI
domenica 21 luglio 2024, ore 19:00 – F – BLU – VI
martedì 23 luglio 2024, ore 20:00 – C/D – BLU – VIII
giovedì 25 luglio 2024, ore 20:00 – B – BLU – VIII
venerdì 26 luglio 2024 ore 20:00 – F.A. – BLU – VIII
domenica 28 luglio 2024, ore 19:00 – F.A. – BLU – VI