XXXVII Edizione di Ravenna Festival, giovedì 21 maggio alle 21, al Pala De André, il concerto inaugurale

Royal Philharmonic Orchestra

Vasily Petrenko direttore

Anne-Sophie Mutter violin

 Nel concerto di apertura della XXXVII edizione di Ravenna Festival, l’impeccabile tecnica e la profondità interpretativa coltivate da Anne-Sophie Mutter nel corso di una straordinaria carriera faranno onore al Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Beethoven, che la violinista ha inciso sedicenne con il suo leggendario mentore Karajan. Il programma del concerto con la Royal Philharmonic Orchestra guidata da Vasily Petrenko si completa con la Sinfonia n. 5 di Mahler (21 maggio, Pala De André).

Riccardo Muti sarà impegnato con la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in due concerti: quello dedicato a Nobilissima visione di Paul Hindemith – seguito dalla conversazione con Massimo Cacciari su San Francesco, Giotto e Dante (7 giugno, Rocca Brancaleone) e quello che si apre nel doppio segno di Verdi per completarsi con De Falla e Ravel (30 giugno, Pala De André). Un florilegio di compositori italiani è invece il percorso di Italiana!, in cui Muti dirige The Philharmonic Brass, l’ensemble composto da ottoni dei Berliner e dei Wiener e musicisti di altre prestigiose orchestre europee (2 luglio, Rocca Brancaleone).

L’Orchestra Cherubini sarà diretta anche da Kent Nagano per la Pastorale di Beethoven e la prima italiana delle Quattro stagioni di Vivaldi rivisitate dalla compositrice uzbeko-tedesca Aziza Sadikova (14 giugno, Pala De André), da Nicola Piovani nel suo Padre Cicogna, racconto sinfonico per quattro voci, voce recitante (quella del pluripremiato Toni Servillo) e orchestra dall’omonimo poemetto di Eduardo De Filippo (27 giugno, Pavaglione di Lugo) e da Daniele di Bonaventura nel concerto preceduto dall’intervento dello psicoanalista e saggista Massimo Recalcati (1 luglio, Rocca Brancaleone).

Diretta da Enrico Onofri, la Münchener Kammerorchester si esibisce invece in due concerti il cui arco simbolico è teso tra classicismo, romanticismo e musica contemporanea. Il primo dei concerti, dedicato agli under 35, sarà seguito da un DJ set in Sala Corelli (30 maggio, Teatro Alighieri), mentre il secondo vedrà esibirsi anche Arsenii Moon al pianoforte per Chopin (31 maggio, Rocca Brancaleone).

Kent Nagano chiude la Stagione Sinfonica 2024-2025 con due appuntamenti venerdì 31 ottobre e domenica 2 novembre al Teatro La Fenice.

In programma musiche di Lully, Schubert e Richard Strauus

L’autorevole bacchetta di Kent Nagano chiuderà con un grande concerto la Stagione Sinfonica 2024-2025 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. L’acclamato maestro statunitense, dal 2015 direttore musicale generale della Staatsoper Hamburg e direttore principale della Philharmonisches Staatsoper Hamburg, dirigerà un programma articolato in tre brani, con Il borghese gentiluomo di Molière a fare da trait d’union tra la musica di Jean Baptiste Lully e quella di Richard Strauss, passando per la freschezza della Terza Sinfonia di Schubert.

Violino solista Roberto Baraldi.

La prima divenerdì 31 ottobre 2025 ore 20.00 (turno S) sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3. Replica domenica 2 novembre ore 17.00.

            L’apertura della serata sarà affidata alla Suite dal Bourgeois gentilhomme di Jean Baptiste Lully (1632-1687).

È il 14 ottobre 1670 quando presso il Castello di Chambord, sontuosa residenza dei re di Francia, venne presentata per la prima volta quest’‘opera’ nell’ambito di una festa di corte. Più precisamente si tratta della nona delle comédie-ballets nate dalla collaborazione fra le deux grands Baptistes, cioè Jean Baptiste Poquelin detto Molière e Jean Baptiste Lully (anche in scena come Jourdain e Cléante rispettivamente), e la settima con i balletti concepiti dal celebrato coreografo Pierre Beauchamp. Lo spunto per il soggetto lo offrì l’ambasciatore della Sublime Porta, Sulemain Aga, colpevole di aver espresso il suo disappunto per l’accoglienza ritenuta non abbastanza all’altezza e comunque inferiore a quella che il suo sultano avrebbe riservato a una persona del suo rango. Offeso, Luigi XIV decretò che i turchi venissero messi alla berlina in un ballet turc ridicule. È uno spettacolo totale, una sorta di wagneriano Gesamtkunstwerk ante litteram, che assomma recitazione, canto, danza e musica, sia negli intermezzi fra i diversi atti sia all’interno della commedia stessa e conclusa da un grandioso Ballets des Nations. Il genere non è nuovo, ma Molière e Lully regalano perfezione al modello che è pratica già in uso nel teatro antico. Dopo Chambord, Le Bourgeois gentilhomme venne replicato più volte a Parigi, al Palais Royal, dove prese la forma in cinque atti che conosciamo ancora oggi e fu affidata alle stampe il 18 marzo 1671.

            Il programma musicale proseguirà con la gioiosa freschezza della Sinfonia n. 3 in re maggiore d 200 di Franz Schubert (1797-1828). Iniziata il 24 maggio 1815, la Terza Sinfonia fu completata dal compositore all’epoca diciottenne nel luglio di quello stesso anno: alla rapidità della composizione, in uno degli anni più fecondi di Schubert, corrispondono una grazia leggera e una concisione che differenziano questa sinfonia dal più vasto e ambizioso respiro della precedente. La Terza si pone sotto il segno di una scorrevole freschezza, nella slanciata vivacità del primo tempo come nel giocoso umorismo del finale, non privo di moduli ‘italiani’, col suo andamento quasi di tarantella. Non si hanno notizie di esecuzioni di questa sinfonia vivente l’autore: probabilmente fu eseguita da un’orchestra di dilettanti all’epoca della sua composizione. Sappiamo con certezza però che il finale venne eseguito a Vienna, nel 1865, insieme all’Incompiuta, mentre la prima esecuzione integrale risale al 1881, quando fu diretta a Londra da August Manns.

Der Bürger als Edelmann di Richard Strauss (1864-1949) andò in scena per la prima volta al Teatro di Corte di Stoccarda il 25 ottobre 1912, con la regia di Max Reinhardt e la direzione dello stesso Strauss. Purtroppo il lavoro non ebbe successo e si rivelò ben presto inadatto al teatro di repertorio, anche per la difficoltà di reperire per la rappresentazione due compagnie distinte di cantanti e di attori. Di qui, su suggerimento di Hofmannsthal, la decisione di Strauss di separare l’opera dalla commedia dialogata e danzata: il compositore approntò quindi una nuova versione di Ariadne e la rese autosufficiente introducendo un atto autonomo – un prologo dove si mostrano i preparativi dello spettacolo –, mentre i brani per il Bourgeois vennero rivisti e articolati in diciassette numeri in vista di una esecuzione a Berlino nel 1918 in abbinamento alla commedia di Molière. Successivamente, da queste musiche di scena Strauss estrapolerà nove numeri per mettere a punto la suite orchestrale op. 60 che sarà eseguita per la prima volta a Salisburgo il 31 gennaio 1920. La musica che il capolavoro di Molière ispira a Richard Strauss guarda nostalgicamente al passato, che viene però reinventato in un’ottica tipicamente novecentesca. Il compositore tiene presente la musica di Lully del 1670 rielaborandone addirittura alcune parti: in particolare, Das Menuett des Lully n. 5, la Courante n. 6 e Auftritt des Cleonte n. 7 sono sofisticati rifacimenti lulliani, nei quali serpeggia un’ironia analoga a quella con cui il commediografo francese delinea l’arricchito Jourdain. Elaborazioni che si armonizzano benissimo con il resto di una composizione in cui si fondono genialmente elementi arcaizzanti e moderni.

            Per approfondire la conoscenza delle partiture eseguite, è in programma il consueto appuntamento introduttivo: il concerto di venerdì 31 ottobre 2025 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle ore 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00 – ridotto abbonati da € 1500 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

IL TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO ANNUNCIA LA STAGIONE 2026E L’88ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL

Sei le tipologie di abbonamento offerte al pubblico; i rinnovi possono essere effettuati
a partire dal 7 luglio.

I nuovi abbonamenti sono in vendita a partire dal 15 luglio. I biglietti per i singoli spettacoli sono in vendita a partire dall’8 settembre.

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino annuncia la prossima stagione 2026 e l’88esima edizione del Festival Maggio Musicale: dodici titoli d’opera – in un arco temporale dal barocco al contemporaneo, con una nuova commissione –  2 cicli sinfonici diretti dal Direttore musicale Daniele Gatti, numerosi concerti sinfonici e sinfonico-corali con le numerose presenze di Zubin Mehta che nel 2026 festeggerà i suoi 90 anni, due balletti e gli spettacoli per le famiglie e le scuole.

ToscaPagliacci in dittico con Cavalleria RusticanaIl castello di Barbablù in dittico con
La voix humaineThe Death of Klinghoffer – titolo inaugurale del Festival –
Un ballo in mascheraGiulio CesareWozzeckRomanzo criminaleSimon Boccanegra
Les contes dHoffmann sono i titoli d’opera che compongono la stagione lirica e il Festival.

“Dodici titoli, dodici mondi. La nuova stagione d’opera del Maggio Musicale Fiorentino – dice il sovrintendente Carlo Fuortes – è un viaggio nel tempo, nella società e nell’anima umana. Un intreccio forte di storie che parlano di tutti noi: amori impossibili, solitudini, violenze, rivolte, sogni infranti e desideri che resistono. L’opera, qui, non è solo patrimonio da custodire: è materia viva, che brucia ed emoziona.

Un ballo in mascheraSimon BoccanegraToscaI racconti di Hoffmann: titoli amati, carichi di tradizione e bellezza ma anche di inquietudini che parlano del presente. Il doppio binomio verista Pagliacci/Cavalleria Rusticana riporta in scena un teatro crudo, passionale, dove ogni gesto è vita o morte. E poi Giulio Cesare di Händel: il barocco come specchio del potere, della seduzione e dell’ambiguità. Ma è nella frattura, e forse nell’azzardo – continua Fuortes – che il cartellone del 2026 trova la sua voce più forte. Con The Death of Klinghoffer di John Adams, titolo di forte impatto politico e civile, l’opera si apre al mondo e alle sue ferite ancora aperte. Wozzeck di Berg scava nella follia, nel disagio, nel linguaggio frammentato del nostro tempo. La voce umana di Poulenc e Il castello di Barbablù di Bartok raccontano, ciascuno a modo suo, il dolore muto e la distanza tra le persone. Il presente entra in scena con forza grazie a Romanzo criminale, nuova commissione del Maggio e di Musica per Roma, dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, che cura il libretto e con la musica di Nicola Piovani. Una storia italiana, cruda e affascinante, che diventa teatro musicale per la prima volta: un ponte tra il linguaggio del cinema, del noir e la forza evocativa della musica dal vivo.”

I direttori impegnati sul podio in questo “viaggio tra mito e realtà” sono 
Michele GambaRiccardo FrizzaMartin RajnaLawrence Renes
Emmanuel TjeknavorianGianluca CapuanoThomas GuggeisNicola Piovani
James Conlon Kent Nagano. Nomi, alcuni, di nuove affermazioni della direzione d’orchestra, giovani talenti che già oggi segnano comunque il futuro della musica, accanto a direttori acclamati e più acclarati del podio internazionale, capaci di rinnovare la grande tradizione operistica con autorevolezza e sensibilità. A rendere questa stagione un grande affresco scenico contribuisce un parterre di registi tra i più interessanti e visionari del panorama internazionale: Robert CarsenClaus GuthDeborah WarnerValentina Carrasco
Àlex Ollé (La Fura dels Baus), Davide LivermoreMassimo Popolizio e Laurent Pelly
La regia della nuova produzione di The Death of Klinghoffer sarà a cura di Luca Guadagnino. “Le loro letture porteranno in scena mondi estetici diversi ma certamente di grande interesse ed emozione, tra classicità reinventata, radicalità visiva, precisione psicologica e impatto cinematografico” commenta il sovrintendente.

Il versante sinfonico e sinfonico corale mette in cartellone il ciclo dedicato alle nove sinfonie di Ludwig van Beethoven e il ciclo dedicato a Felix Mendelssohn che sono affidati a Daniele Gatti, Direttore musicale del Maggio, ruolo che assumerà ufficialmente a partire dal Festival. “Gatti offrirà al pubblico – continua Fuortes – due percorsi sinfonici di grande respiro: l’integrale delle Sinfonie di Beethoven, vera colonna vertebrale della musica occidentale, e un ciclo dedicato a Felix Mendelssohn, con tutte le sinfonie e l’oratorio Elias, restituendo la pienezza spirituale e intellettuale di un autore ancora poco esplorato nei teatri d’opera italiani; e qui mi fa particolare piacere di ricordare oltre alla nostra smagliante Orchestra uno dei protagonisti di questi cicli, presente in tre concerti, in quasi tutte le opere, e in molti dei concerti della stagione: il mirabile Coro del Maggio, diretto da Lorenzo Fratini”.

Nel corso della stagione concertistica, molto ricca, con decine di appuntamenti sono previsti i più grandi direttori d’orchestra della scena internazionale a partire da Zubin Mehta, direttore onorario a vita del Maggio, che proporrà ben cinque programmi musicali tra cui un concerto particolarmente simbolico che il maestro dirigerà il 29 aprile, proprio nel giorno del suo 90esimo compleanno che ha deciso di festeggiare al Maggio e a Firenze.  Sul podio del nostro teatro saliranno Myung-Whun ChungPhilippe Jordan (con Beatrice Rana al pianoforte), Gianandrea NosedaTeodor Currentzis alla guida della musicAeterna Orchestra, Michele Mariotti (con Andrea Lucchesini al pianoforte), Daniele Rustioni
Diego Ceretta (con Benedetto Lupo al pianoforte e l’Orchestra della Toscana), 
Thomas Guggeis, Tomàs Netopil, Dmitry Sinkovski, Aziz Shokhakimov (con 
Alexandra Dovgan al pianoforte), Christophe Rousset. Inoltre i recital di canto di 
Jessica Pratt (sul podio Christopher Franklin), Asmik Grigorian (al pianoforte 
Lukas Geniušas),  Francesco Meli e Luca Salsi (al pianoforte Nelson Calzi); due concerti con la voce di Drusilla Foer (sul podio per il primo Salvatore Percacciolo e Timothy Brock nel secondo), e il concerto di Natale del 6 dicembre con il Coro di Voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Sara Matteucci.



Due gli spettacoli di balletto: Zakharova &Repin in Pas de deux for toes and fingers e il ritorno, sempre attesissimo, di Roberto Bolle; gli appuntamenti di “C’è musica e Musica” giunto alla terza edizione dedicati alle famiglie e le scuole con 6 appuntamenti (4 alla domenica e 2 di sabato) lo spettacolo di Venti lucenti firmato da Manu Lalli, La danza delle maschere, che sarà ispirato al “Ballo in maschera” opera in programmazione nel corso della Stagione 2026.

Kent Nagano dirige lunedì 22 aprile al teatro La Fenice l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento

In programma Haydn e Beethoven

L’Orchestra Haydn e Bolzano e Trento, sotto la prestigiosa direzione musicale di Kent Nagano, è la compagine ospite della Stagione Sinfonica 2023-2024 della Fondazione Teatro La Fenice. Si esibirà al Teatro La Fenice lunedì 22 aprile 2024 ore 20.00, fuori abbonamento, proponendo un programma dedicato al classicismo, con pagine di Franz Joseph Haydn e Ludwig van Beethoven. In particolare, il maestro statunitense dirigerà uno dei capolavori del periodo londinese di Haydn, la Sinfonia concertante in si bemolle maggiore H.I:105; mentre del compositore di Bonn sarà eseguita la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36.

Stimolato dal confronto con l’esigente (e pagante) pubblico londinese, Franz Joseph Haydn (1732-1809) scrisse una serie di capolavori, che, pur nella loro diversità, formano un insieme organico e rappresentano un vertice assoluto nella storia della sinfonia. Le sinfonie londinesi sono il punto d’arrivo delle incessanti e spesso audaci sperimentazioni da lui condotte in oltre trent’anni di lavoro nel campo della sinfonia, durante i quali aveva trasformato la gracile sinfonia della metà Settecento in un organismo musicale ampio, equilibrato e solido, chiaramente definito nelle linee fondamentali ma allo stesso tempo talmente elastico da poter accogliere agevolmente le idee e le innovazioni dei maggiori compositori dei due secoli successivi. La Sinfonia concertante in si bemolle maggiore H.I:105 fu eseguita per la prima volta il 9 marzo 1792 in uno dei i concerti organizzati dall’impresario Johann Peter Solomon a Londra. Haydn utilizza quattro strumenti solisti, violino, violoncello, oboe e fagotto, e li combina in modi sempre diversi: tutti e quattro insieme, uno alla volta, la coppia degli archi contrapposta ai due fiati, i due strumenti acuti contrapposti ai due bassi, violino e fagotto contrapposti a oboe e violoncello e così via. All’avvicinarsi della conclusione, i solisti hanno tutta per loro un’ampia cadenza (scritta per esteso da Haydn e non lasciata all’improvvisazione come nei concerti solistici) prima che un gioioso e vigoroso tutti suggelli la composizione.

Ludwig van Beethoven (1770-1827) iniziò a comporre la sua Seconda Sinfonia in re maggiore op. 36 intorno al 1800, vi si dedicò con maggiore impegno dall’ottobre 1801 al maggio 1802, per poi completare il lavoro nell’estate della villeggiatura di Heiligenstadt (a quei tempi piccolo centro a nord di Vienna). Dedicata al fraterno amico Carl von Lichnowsky, dopo varie esecuzioni in forma privata in qualche dimora del principe, ogni volta occasione per cambiamenti e ritocchi da parte del compositore, debuttò in pubblico al Theater an der Wien il 5 aprile 1803, in un concerto dal programma interamente dedicato alla musica di Beethoven. Nonostante sia pervasa di energia e serenità, l’opera nacque in uno dei momenti più scoraggianti dell’esistenza del compositore: proprio in quegli anni infatti cominciò a manifestarsi la fase acuta della sua sordità con la conseguente decisione di abbandonare la carriera concertistica. I contemporanei, colpiti degli elementi di novità rispetto alle loro abitudini di ascolto, ne riconobbero inevitabilmente «la potenza del genio che in quest’opera colossale – si legge in una recensione del prestigioso l’«Allgemeine Musikalische Zeitung» del 1805 – si palesa nella ricchezza dei pensieri nuovi, nel trattamento del tutto originale e nella profondità della dottrina».

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00, ridotto abbonati da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it

Main partner della Stagione è Intesa Sanpaolo.

Kent Nagano

È considerato uno dei più prestigiosi direttori dei nostri giorni, sia nel repertorio operistico che in quello sinfonico. Dal settembre 2015 è stato direttore musicale generale della Statsoper Hamburg e direttore principale della Philharmoniker Hamburg. Inoltre, è stato impegnato come direttore artistico del Ring project con Concerto Köln e la Dresden Festival Orchestra, e come patron dell’Herrenchiemsee Festival. Quest’anno è stato nominato direttore onorario della Philharmonic State Orchestra, nel 2021 dell’Orchestre Symphonique de Montréal, nel 2019 di Concerto Köln, e nel 2006 della Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino. Nell’ottobre 2019, insieme a Mari Kodama, ha esteso le loro registrazioni dell’opera di Beethoven con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 0 in mi bemolle maggiore r WoO 4, una composizione giovanile quasi sconosciuta del musicista di Bonn, assieme al suo Rondo per piano e orchestra WoO 6 con la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino. L’edizione completa dei concerti per pianoforte di Beethoven è stata realizzata dalla Berlin Classics label. Per celebrare il suo settantesimo compleanno, nel 2021, è stato realizzato un cofanetto di cd con musiche di Olivier Messiaen per la br Klassik label. Nel settembre 2021, ha pubblicato il suo secondo libro per Berlin Verlag, 10 Lessons of my Life. Nel 2015 Erwarte Sie Wunder! è stato pubblicato ancora da Berlin Verlag, e poi tradotto in inglese dalla Canadian McGill-Queen’s University Press con il titolo di Classical Music – Expect the Unexpected e nel 2015 in francese con il titolo di Sonnez, merveilles! per le Éditions du Boréal.

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento

Si è costituita nel 1960 per iniziativa dei Comuni e delle Province di Bolzano e di Trento. Il suo repertorio spazia dal barocco ai contemporanei; in più occasioni autori come Luigi Nono, Luciano Berio, Franco Donatoni, Ivan Fedele, Stefano Gervasoni, Ney Rosauro, Matteo D’Amico, Giovanni Sollima le hanno affidato loro lavori in prima esecuzione assoluta. Ha stretto rapporti con Johannes Maria Staud, Roberto David Rusconi e Matteo Franceschini quali artisti in residence. L’Orchestra è apparsa in Austria (a Bregenz, a Erl, al Mozarteum di Salisburgo e al Musikverein di Vienna), Germania, Giappone (a Osaka e alla Suntory Hall di Tokio), Italia (al Maggio Musicale Fiorentino, alla Sagra Musicale Umbra di Perugia, al Rossini Opera Festival di Pesaro, ad Anima Mundi di Pisa, a MiTo SettembreMusica di Torino e alla Biennale Musica di Venezia), nei Paesi Bassi, negli Stati Uniti d’America, in Svizzera e in Ungheria. Sul suo podio sono saliti, fra gli altri, Claudio Abbado, Rinaldo Alessandrini, Riccardo Chailly, Ottavio Dantone, Carlo Maria Giulini, Eliahu Inbal, Stanislav Kochanovsky, Alain Lombard, Jesús López-Cobos, Peter Maag, Michele Mariotti, Sir Neville Marriner, Riccardo Muti, Kent Nagano, Daniel Oren, José Serebrier, Sir Jeffrey Tate, Juraj Valčuha, Lorenzo Viotti e Alberto Zedda. Ha ospitato nei suoi concerti solisti come Salvatore Accardo, Claudio Arrau, Jean-Efflam Bavouzet, Alfred Brendel, Mischa Maisky, Maria Tipo, Alexander Toradze, Uto Ughi e Arkadi Volodos. Dopo il fondatore Antonio Pedrotti si sono succeduti come direttori stabili Hermann Michael, Alun Francis, Christian Mandeal e Ola Rudner. Dal 2022 Ottavio Dantone è il nuovo direttore principale dell’Orchestra; dal 2024 ne sarà il direttore musicale. Dopo la quasi trentennale guida di Andrea Mascagni, alla direzione artistica si sono avvicendati Hubert Stuppner, Gustav Kuhn, Daniele Spini e Giorgio Battistelli (dal 2021).