Venerdì 2 e sabato 3 febbraio il concerto inaugurale della Stagione Sinfonica 2024 del Teatro Filarmonico con Pinchas Steinberg alla direzione ed un quartetto di grandi voci soliste

GRANDIOSO E VISIONARIO, FONDAZIONE ARENA OMAGGIA BRUCKNER A 200 ANNI DALLA NASCITA

Oltre 140 artisti fra Orchestra e Coro sul palcoscenico del Teatro Filarmonico per la Quarta Sinfonia “Romantica” e il colossale Te Deum.

TEATRO FILARMONICO DI VERONA

Bruckner Romantica Steinberg

1° Concerto

Musiche di Anton Bruckner

Pinchas Steinberg Direttore

Mariangela Sicilia, Anna Maria Chiuri, Galeano Salas, Fabrizio Beggi Solisti

Venerdì 2 febbraio ore 20.00

Sabato 3 febbraio ore 17.00

Fondazione Arena di Verona inaugura la Stagione Sinfonica 2024 del Teatro Filarmonico con un grande omaggio. Il primo concerto, che si terrà venerdì 2 e sabato 3 febbraio, sarà dedicato a Anton Bruckner, di cui si celebrano quest’anno i 200 anni dalla nascita.

Oltre 140 le voci e gli strumenti in campo per l’esecuzione della Quarta Sinfonia “Romantica” e del colossale Te Deum, l’inno di lode per eccellenza che Bruckner scrisse quasi di getto nel 1881, completandolo tre anni dopo. Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona saranno accompagnati da un quartetto di grandi voci soliste, artisti di eccellenza nel repertorio operistico e non solo: il soprano Mariangela Sicilia, il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, il tenore Galeano Salas e il basso Fabrizio Beggi. La bacchetta di questo incanto sonoro sarà affidata ad uno dei più grandi maestri di oggi, pronto a tornare a Verona dopo venticinque anni: Pinchas Steinberg.

Anton Bruckner (1824-1896) veniva da un’umile famiglia austriaca di provincia: talento precoce ma persona schiva, eccellente organista ma compositore autodidatta, dovette aspettare i quarant’anni per ottenere l’ambìto diploma e per dedicarsi a pieno regime alla creazione, insegnando Teoria al Conservatorio di Vienna ma rimanendo un outsider nell’agguerrito panorama musicale della Capitale, diviso in partiti pro- e contro Wagner e la sua idea di musica dell’avvenire. In questo clima scrisse e continuò a rielaborare, in incessante autocritica, undici sinfonie e molta musica sacra, imprinting originale dell’autore.

Sin dal loro apparire, le ampie architetture sonore di Bruckner sono state paragonate a quelle delle grandi cattedrali, costruite esplorando la varietà dei registri e l’estensione dell’organo, fra possenti e fragorosi accordi e temi misteriosi ed evocativi. Aggettivi che ben si addicono alla musica in programma per il primo concerto sinfonico 2024 al Teatro Filarmonico che si aprirà con il Te Deum, poco più di venti minuti di enorme impatto sonoro, quasi un unisono che apre e chiude un vortice vario e complesso, ricco di oasi liriche per solisti impegnati.

Oggi le più alte istituzioni concertistiche del mondo ricordano Bruckner, quando però la sua musica non era certo popolare, fu il suo allievo Gustav Mahler, alfiere tra i pochi e massimo direttore d’orchestra, a scrivere sulla propria copia del Te Deum “per voci angeliche, cercatori di Dio, cuori tormentati e anime purificate nel fuoco”.

Dopo l’intervallo toccherà alla Quarta sinfonia, la più celebre del repertorio bruckneriano, eseguita solo una volta dalla compagine areniana oltre vent’anni fa. Come da sua prassi, per sette volte l’autore la rimaneggiò, creando altrettante versioni: quella in programma nel fine settimana seguirà l’edizione ancora oggi più diffusa, più o meno come la approntò Bruckner per la prima esecuzione, con i primi tre movimenti del 1878 e l’ampio Finale riveduto nel 1880. Pur non seguendo un programma extra-musicale, per quest’opera Bruckner fece più volte riferimento a immagine concrete, che sono rintracciabili nei quattro movimenti della Sinfonia e che le valsero il nomignolo, presto accettato, di “Romantica”, in senso letterario e artistico. Sin dall’ipnotico richiamo del corno che apre la sinfonia su un misterioso tremolo degli archi, la magia è presto tracciata: “…una città medievale, cavalieri che escono dalla grande porta a cavallo, l’ombra della foresta che li attornia…”. Il secondo movimento, Andante, ha un tono composto e processionale, mentre gli echi della caccia sono espliciti nello Scherzo. Come da tradizione beethoveniana, le cellule tematiche della sinfonia tornano rielaborate nel complesso Finale, che riporta la luce solenne ed eroica del Mi bemolle maggiore.

Il 1° concerto sinfonico, che vedrà esibirsi a pieno organico l’Orchestra della Fondazione Arena e il Coro preparato dal maestro Roberto Gabbiani, debutterà venerdì 2 febbraio alle 20 e replicherà sabato 3 febbraio alle 17. La durata prevista è di 110 minuti circa compreso un intervallo. L’intera Stagione Artistica 2024 è in vendita con un ricco programma di opera, balletto, musica sinfonica e cameristica. È possibile abbonarsi abbonamenti o scegliere un carnet al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico.

Anche quest’anno BCC di Verona e Vicenza è main sponsor della Stagione Artistica 2024 al Teatro Filarmonico.

 INFORMAZIONI
Ufficio Stampa Fondazione Arena di Verona – Via Roma 7/D, 37121 Verona
Per informazioni e prenotazioni: Area Formazione e Promozione Scuole scuola@arenadiverona.it – tel 045 8051933

E per i giovani, il Preludio raddoppia e offre un’introduzione all’ascolto prima di ogni concerto. La rassegna Ritorno a teatro riprende anche per la Stagione Sinfonica, fra le diverse iniziative di Arena Young rivolte a studenti e personale di scuole, università, accademie. In questo percorso di avvicinamento alla musica sinfonica, il mondo della Scuola potrà assistere agli spettacoli del Teatro Filarmonico con l’opportunità di partecipare ad un Preludio un’ora prima dell’inizio a cura della Fondazione. Per il 1° concerto è possibile prenotare sia il Preludio di venerdì 2 febbraio alle 19 sia quello di sabato 3 febbraio alle 16.

BIGLIETTERIA ARENA DI VERONA Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Aperta da lunedì a venerdì 10.30-16.00 | sabato 9.15-12.45

Tel. 045 8005151

BIGLIETTERIA TEATRO FILARMONICO Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona

Aperta due ore prima dello spettacolo

Tel. 045 8002880

biglietteria@arenadiverona.it Call center (+39) 045 8005151 www.arena.it

Punti vendita TicketOne.it

Mercoledì 31 gennaio 2024 ~ ore 20, al Teatro alla Scala : DANIIL TRIFONOV

Grandi Pianisti alla Scala 2023/2024

DANIIL TRIFONOV

Pianoforte

Jean- Philippe Rameau

Suite in la min. RCT 5

Wolfgang Amadeus Mozart

Sonata n. 12 in fa magg. K. 332

Felix Mendelssohn-Bartholdy

Variations sérieuses in re min. op. 54

Ludwig van Beethoven

Sonata in si bem. magg. op. 106 “Große Sonate für das Hammerklavier”

Prezzi: da 110 a 18 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

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PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL CICLO “GRANDI PIANISTI ALLA SCALA”:

3 giugno 2024 – Hélène Grimaud (in vendita dal 30 gennaio)

13 ottobre 2024 – Beatrice Rana (in vendita dal 23 maggio)

20 ottobre 2024 – Maurizio Pollini (in vendita dal 23 maggio)

19 novembre 2024 – Alexandre Kantorow (in vendita dal 23 maggio)

DANIIL TRIFONOV

Nato a Nižnij Novgorod nel 1991, Daniil Trifonov ha iniziato lo studio del pianoforte a cinque anni e lo ha proseguito alla Scuola Gnesin di Mosca nella classe di Tatiana Zelikman, perfezionandosi poi al Cleveland Institute of Music sotto la guida di Sergei Babayan. Ha studiato anche composizione e continua a scrivere musica per pianoforte, per orchestra e da camera. Durante la Stagione 2010-2011 ha vinto il terzo premio al Concorso Chopin di Varsavia, il primo premio al Concorso Rubinstein di Tel Aviv, il primo premio e il gran premio al Concorso Čajkovskij di Mosca. Nel 2013 gli è stato conferito il Premio Franco Abbiati della critica musicale italiana e nel 2019 è stato nominato “Artist of the Year” ai Musical America Awards. Nella Stagione 2019-2020 è stato artist-in-residence presso la New York Philharmonic, eseguendo, tra l’altro, la prima mondiale del proprio Quintetto per pianoforte e il Concerto per pianoforte di Skrjabin sotto la direzione di Jaap van Zweden e un ciclo di sette concerti per la serie “Perspectives” alla Carnegie Hall, coronato con l’esecuzione del suo Concerto per pianoforte con Gergiev e l’Orchestra del Teatro Mariinskij; ha interpretato il Concerto n. 1 di Čajkovskij diretto da Riccardo Muti nel gala che ha concluso le celebrazioni per il 125° anniversario della Chicago Symphony; ha eseguito il ciclo completo dei Concerti per pianoforte di Rachmaninov al Festival Rachmaninov di New York, con la Philharmonia Orchestra di Londra e in tournée con i Münchner Philharmoniker; e ha partecipato al Concerto di Capodanno dei Berliner Philharmoniker diretti da Simon Rattle. È stato in residenza anche presso i Berliner Philharmoniker e al Musikverein di Vienna, dove si è esibito con i Wiener Philharmoniker e ha interpretato il suo Concerto per pianoforte per la prima volta in Austria. Dal suo debutto come solista alla Carnegie Hall di New York, alla Wigmore Hall di Londra, alla Suntory Hall di Tokyo e alla Salle Pleyel di Parigi nel 2012-2013, ha continuato a esibirsi nelle sedi più prestigiose al mondo.

Nell’autunno del 2022 ha partecipato ai gala inaugurali delle stagioni della National Symphony Orchestra di Washington e della Carnegie Hall di New York, dove è poi tornato con la National Symphony Orchestra e Joshua Bell. Gli altri momenti salienti della Stagione 2022-2023 hanno incluso concerti con la New York Philharmonic e la Chicago Symphony, residenze artistiche stagionali con la Filarmonica di Rotterdam e Radio France nonché tournée con l’Orchestre National de France e la Royal Philharmonic Orchestra.

La Stagione 2023-2024 prevede importanti impegni in tre diversi continenti, che comprendono il Concerto per pianoforte n. 1 di Brahms con la Cleveland Orchestra e la Toronto Symphony, il Concerto per pianoforte n. 2 di Brahms con la Los Angeles Philharmonic, l’Atlanta Symphony e la Israel Philharmonic Orchestra; il Concerto per pianoforte di Schumann con la New York Philharmonic; il Concerto n. 9 K. 271 “Jeunehomme” di Mozart con la Filarmonica di Rotterdam alla Carnegie Hall, al Kennedy Center e in altre sedi degli Stati Uniti; il Concerto per pianoforte n. 1 di Chopin con l’Orchestre de Paris; il Concerto per pianoforte di Mason Bates (composto per Daniil Trifonov durante la pandemia) con la Chicago Symphony, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma e la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin; e i Concerti di Gershwin e Rachmaninov con la Philadelphia Orchestra, alla quale si unirà in una tournée europea.

In recital, nella stagione in corso presenterà un programma di Sonate di Prokof’ev e Debussy in un tour europeo con il violoncellista Gautier Capuçon; inoltre porterà in tournée a Vienna, Monaco, Barcellona, Madrid, Venezia, Boston, San Francisco, Dallas e New York, oltre che a Milano, un nuovo programma per pianoforte solo, con brani di Rameau, Mozart, Mendelssohn e Beethoven.

Trifonov vanta un’ampia e premiata discografia che comprende, tra i titoli più recenti, Bach: The Art of Life e Transcendental, un album dedicato a Liszt che gli è valso il Grammy Award come “miglior album solista strumentale” nel 2018. Nel 2021 è stato insignito del titolo di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Governo francese.

Gli Oper! Awards premiano l’Orchestra scaligera

Il premio è il principale riconoscimento assegnato da una giuria di critici musicali tedeschi.

La cerimonia ieri sera ad Amsterdam. Nella motivazione il lavoro di Riccardo Chailly sull’opera italiana ma anche la versatilità dell’Orchestra dal contemporaneo al repertorio tedesco.

Si è svolta ieri ad Amsterdam la cerimonia di assegnazione degli Oper! Awards 2024, il premio operistico internazionale assegnato ogni anno in Germania da una giuria formata dai critici musicali delle principali testate. Il premio per la migliore Orchestra, assegnato all’Orchestra della Scala, è stato ritirato dal Coordinatore Artistico del Teatro, André Comploi.  

La motivazione cita il lavoro del Direttore Musicale Riccardo Chailly su Lucia di Lammermoor, ma ricorda anche lo scavo nella partitura di Fin de partie del 2018, il cui eco non si è ancora spento, la dedizione a rarità come L’amore dei tre re e il repertorio tedesco.

“Anche gli esperti di Donizetti – recita la motivazione – sono rimasti sorpresi dai colori scuri trovati dall’Orchestra del Teatro alla Scala con Riccardo Chailly in Lucia di Lammermoor: il belcanto inteso non come veicolo di star con un accompagnamento ancillare, ma come un profondo dramma sociale di cui l’orchestra stessa è il motore. I suoni sensuali della prima assoluta di Fin de partie di Kurtág sono anch’essi indimenticabili. Sia che affronti L’amore dei tre re di Montemezzi, non molto tempo fa, o il monumentale repertorio tedesco, l’Orchestra suona sempre a partire dalla tradizione musicale italiana, ovvero tenendo conto delle possibilità della voce umana”.

Tra gli altri premi, il riconoscimento ai cantanti Ermonela Jaho e Michael Spyres, alla direttrice Nathalie Stutzmann, alla regista Lydia Steier, alla Dutch National Opera di Amsterdam come migliore compagnia e un “Honorary lifetime achievement” a Waltraud Meier.

Tutte le informazioni su www.oper-awards.com

Carnevale in Fenice con La bohème di Giacomo Puccini

Nel pieno del periodo di carnevale, la Fenice riporta in scena uno dei suoi spettacoli più amati dal pubblico, La bohème di Giacomo Puccini. Il capolavoro pucciniano tornerà in scena nel Teatro di Campo San Fantin per celebrare i cento anni dalla morte del compositore toscano, nel fortunato allestimento firmato da Francesco Micheli per la regia, Edoardo Sanchi per le scene, Silvia Aymonino per i costumi e Fabio Barettin per il disegno luci.

Stefano Ranzani dirigerà l’Orchestra e al Coro del Teatro La Fenice – quest’ultimo preparato da Alfonso Caiani – e guiderà anche le voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani, istruite dal maestro Diana D’Alessio. Alla prima di venerdì 2 febbraio 2024 ore 19.00 – che sarà tra l’altro trasmessa in diretta su Rai Radio3 – seguiranno quattro recite: il 4, 6, 8 e 10 febbraio 2024.

Dopo l’affermazione ottenuta con Manon Lescaut (1893), il trentacinquenne Giacomo Puccini prese in considerazione come soggetto per la sua opera successiva le Scènes de la vie de bohème di Henri Murger, un romanzo d’appendice pubblicato a puntate più di quarant’anni prima nella rivista parigina «Le corsaire Satan», trasformato poi dallo stesso Murger e da Théodore Barrière in una pièce in cinque atti, rappresentata con successo nel 1849. La stesura del nuovo libretto per Puccini fu affidata dall’editore Giulio Ricordi ai letterati Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, un binomio artistico destinato ad affiancare il compositore lucchese per più di un decennio, fino a Tosca (1900) e Madama Butterfly (1904).

Rappresentata al Teatro Regio di Torino sotto la direzione del ventinovenne Arturo Toscanini l’1 febbraio 1896, La bohème fu accolta con perplessità dalla critica, ma incontrò nelle riprese un sempre crescente successo di pubblico, tanto da divenire una delle opere più popolari di tutti i tempi. Il libretto, un affresco in cui si alternano momenti di vivacità, di intimità, di rimpianto per il tempo trascorso, di tristezza dolorosa, prevede sei personaggi principali: un quartetto di giovani amici (il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard, il filosofo Colline) e due fanciulle (Mimì e Musetta), tutti ricchi di simpatia e di entusiasmo quanto poveri di quattrini. Il dramma si conclude con la morte per tisi di Mimì tra le braccia dell’amato Rodolfo dopo una separazione ricomposta in extremis; ma più che di una trama vera e propria si può parlare di un susseguirsi di situazioni liriche accomunate da un tema unitario, la celebrazione della giovinezza.

Di assoluto richiamo il cast di questa ripresa della Bohème, che comprende Celso Albelo (Rodolfo), Alessio Arduini (Marcello), Armando Gabba (Schaunard), Adolfo Corrado (Colline), Matteo Ferrara (Benoît, Alcindoro), Claudia Pavone (Mimì) e Mariam Battistelli (Musetta). Inoltre gli artisti del Coro Dionigi D’Ostuni e Massimo Squizzato si alterneranno nel ruolo di Parpignol, Alessandro Vannucci e Salvatore Benedetto in quello del venditore ambulante, Salvatore Giacalone e Giampaolo Baldin in quello del sergente dei doganieri, infine Emanuele Pedrini ed Enzo Borghetti in quello del doganiere.

L’opera sarà proposta con i sopratitoli in italiano e in inglese.

Cinque le recite in programma, con i seguenti turni di abbonamento: venerdì 2 febbraio 2024 ore 19.00 (turno A); domenica 4 febbraio ore 15.30 (turno B); martedì 6 febbraio ore 19.00 (turno D); giovedì 8 febbraio ore 19.0 (turno E); sabato 10 febbraio ore 15.30 (turno C).

IL RITORNO DI ENRICO DINDO ALL’AUDITORIUM DI TORINO CON L’ORCHESTRA RAI

Sul podio Andris Poga. In programma brani di Weinberg, Boulanger e Stravinskij

Giovedì 1 e venerdì 2 febbraio all’Auditorium Rai di Torino

È il grande violoncellista torinese Enrico Dindo il protagonista del concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in programma giovedì 1° febbraio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, anche in live streaming su raicultura.it e in replica venerdì 2 febbraio alle 20. Il concerto è registrato da Rai Radio3, che lo trasmetterà in differita.

Vincitore del Premio Rostropovič di Parigi nel 1997, Dindo è ospite regolare di orchestre internazionali e festival prestigiosi al fianco di direttori come Riccardo Chailly, Myung-whun Chung e Riccardo Muti. Per il suo ritorno con l’Orchestra Rai propone il Concerto in do minore per violoncello e orchestra op. 43 scritto nel 1948 da Mieczyslaw Weinberg, presentato per la prima volta dall’OSN Rai a Torino. Si tratta in realtà di una versione più ampia, rielaborata nel 1956, del Concertino che il compositore scrisse dopo l’assassinio da parte del KGB del suocero, il celebre attore ebreo Solomon Mikhoels, per ordine di Stalin. La versione orchestrale, di carattere cupo e inquieto al pari di quella originaria, fu eseguita per la prima volta nel 1957 con la Filarmonica di Mosca diretta da Kirill Kondrašin e Mstislav Rostropovitch al violoncello.

Sul podio sale il direttore lettone Andris Poga, che propone altre due prime esecuzioni Rai a Torino: D’un matin de printemps e D’un soir triste di Lili Boulanger. Scritti entrambi tra il 1917 e il 1918, i due brani sono fortemente evocativi e in netto contrasto tra loro, rappresentando diversi stati d’animo della compositrice francese. Il primo richiama sentimenti di speranza e ottimismo, mentre il secondo di angoscia e dolore. Boulanger morì pochi mesi dopo averli scritti, a soli 24 anni.

In chiusura Poga propone la suite sinfonica dal balletto L’oiseau de feu di Igor Stravinskij, nella seconda versione che il compositore russo riorchestrò in Svizzera nel 1919, dopo quella preparata nel 1911, immediatamente a ridosso della prima parigina dei Ballets Russes di Djagilev. L’iridescente, spigolosa e vitalissima partitura, fortemente debitrice del teatro di Rimskij-Korsakov, segnò la prima affermazione dell’originalità del ventottenne Stravinskij, imponendolo definitivamente all’attenzione internazionale.  

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

Carla Moreni presenta Nerone di Arrigo Boito, al Teatro Lirico di Cagliari

Venerdì 2 febbraio, alle 17, nel foyer di platea del Teatro Lirico di Cagliari, la musicologa e critica musicale Carla Moreni presenta Nerone di Arrigo Boito, in un incontro con il pubblico. La tragedia in quattro atti va in scena venerdì 9 febbraio alle 20.30 (turno A), quale titolo inaugurale della Stagione lirica e di balletto 2024 del Teatro Lirico di Cagliari.

L’ingresso alla presentazione è libero.

Carla Moreni

È docente di Poesia per musica e Drammaturgia musicale al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Como. Dal 2000 è titolare della critica musicale per il supplemento culturale del Domenicale di “Il Sole 24 Ore”, dopo aver collaborato con “Avvenire” (1993-2000) e “Il Giorno” (1986-1993). Scrive saggi musicologici per le principali istituzioni concertistiche e teatrali in Italia e traduce libretti d’opera dal tedesco. Per le edizioni del Sole 24 Ore ha firmato i testi delle collane “Bacchette d’oro” e “Grandi interpreti della classica”. È intervenuta al Libro dell’anno Treccani, per le edizioni 2011-2012-2013. Ha fatto parte della giuria dei Concorsi “Busoni”, “Borciani”, “Trio di Trieste” e “Premio Venezia”. Milanese, diplomata in Flauto al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” della sua città, si è laureata in Storia della musica all’Università Statale, con una tesi dedicata al collezionismo musicale a Milano nell’Ottocento, che è stata pubblicata come primo numero della collana “Musica e Teatro” dagli Amici della Scala.

Nerone viene replicato: sabato 10 febbraio alle 19 (turno G); domenica 11 febbraio alle 17 (turno D); mercoledì 14 febbraio alle 20.30 (turno B); giovedì 15 febbraio alle 19 (turno F); venerdì 16 febbraio alle 20.30 (turno C); sabato 17 febbraio alle 17 (turno I); domenica 18 febbraio alle 17 (turno E).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, mercoledì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online: www.vivaticket.com.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

CONCORSO RUDOLF NOUREEV : sabato 16 e domenica 17 marzo 2024, presso la Sala Ballo del Teatro del Maggio, le masterclass e le preselezioni in presenza della V edizione del concorso

Una collaborazione tra la Fondation Rudolf Noureev, il Teatro Amintore Galli di Rimini e il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Sabato 16 e domenica 17 marzo 2024, presso la Sala ballo del Teatro del Maggio si terranno le Masterclass e le preselezioni in presenza per accedere alla Quinta edizione del Concorso Rudolf Noureev  – organizzato dall’Associazione Culturale ARTFEST  – che si svolgerà al Teatro Amintore Galli di Rimini dal 16 al 21 luglio 2024 nel pomeriggio di sabato 16 e durante la mattinata di domenica 17 marzo.

L’appuntamento del 16 e 17 marzo è rivolto a ballerini e ballerine, dai 14 anni ai giovani professionisti, che saranno giudicati da una giuria d’eccezione composta da Elisabeth Platel (Étoile e Direttrice École de Danse de l’Opéra National de Paris) e da Daniel Agésilas (Opéra National de Paris, Étoile Ballet Joseph Russillo), già Direttore del Conservatoire National Supérieure de Musique et Danse de Paris, Presidente di Giuria del Concorso Rudolf Noureev.

Il programma prevede due lezioni complete di due ore (sbarra e centro) con la professoressa Elisa Scala della Scuola di Ballo Accademia Teatro Alla Scala di Milano, rispettivamente il sabato pomeriggio e la domenica mattina, terminate le quali i giurati effettueranno una prima selezione.

Ai candidati pre-selezionati verrà chiesto di eseguire una loro variazione libera di classico dopo la quale saranno rivelati i nomi di coloro i quali saranno ammessi alla V edizione del Concorso Rudolf Noureev.

Nel mese di luglio, per sei giorni, al Teatro Galli di Rimini, i ballerini selezionati avranno la possibilità di perfezionare la conoscenza delle coreografie di Noureev con Étoiles quali Monique Loudières, Elisabeth Maurin e Wilfried Romoli, oltre che importanti pedagogisti, di vincere Premi di categoria e stage in Grandi scuole o Compagnie Internazionali e, infine, l’opportunità di esibirsi nello spettacolo finale.

“La scelta di fare le preselezioni a Firenze è dettata certamente dal desiderio di facilitare l’accesso a questa opportunità anche in altre regioni, ma anche da un mio antico legame professionale con questa città che accolse con grande slancio l’evento straordinario del ritorno di Martha Graham in Europa negli anni ‘80. Ovviamente potranno iscriversi ballerini di ogni regione e nazionalità, purché rispettino i requisiti illustrati nel regolamento”, afferma Maria Perchiazzi Guaraldi, coordinatrice e co-fondatrice del concorso Rudolf Noureev.

“Rimini crea un asse con Firenze nel segno della grande danza, grazie allo straordinario lavoro  dell’Associazione culturale Artfest e di Maria Perchiazzi Guaraldi – è il commento di Laura Fontana, responsabile della direzione del Teatri del Comune di Rimini – Questa capacità di coinvolgere nel Concorso anche realtà esterne alla città non solo testimonia il valore di una rassegna di livello internazionale, ma rappresenta al contempo un’occasione di crescita per il nostro Teatro e per la nostra città, che può presentarsi come polo di produzione culturale e artistica in fermento, proiettato al futuro e alle nuove generazioni, coerentemente col percorso di candidatura a capitale italiana della cultura che abbiamo intrapreso”.

Il Concorso Rudolf Noureev è organizzato dall’Associazione Culturale ARTFEST, in collaborazione con il Comune di Rimini e con il sostegno e il patrocinio della Fondazione Noureev.

Info: concours.rudolfnoureev@gmail.com | +39 380 6413533 www.concoursrudolfnoureev.org

MUSEO IN MUSICA: sold out il primo concerto da camera della nuova rassegna di Fondazione Arena a palazzo Maffei

Sabato 28 gennaio, il primo degli 8 appuntamenti della domenica mattina,

con visita alla Casa Museo

Protagonista la musica da camera, dal ‘500 al ‘900, eseguita dai professori d’Orchestra di Fondazione Arena

Parte con un tutto esaurito la nuova rassegna di Fondazione Arena di Verona. Domenica 28 gennaio, inaugura, infatti, Museo in Musica, 8 concerti da camera, la domenica mattina alle ore 11, nella prestigiosa cornice del teatrino di Palazzo Maffei Casa Museo. Abbinata al biglietto dello spettacolo anche la visita alla collezione Luigi Carlon, nelle sale che si affacciano su piazza Erbe.

Ricco e variegato il programma musicale eseguito dai professori d’Orchestra della Fondazione Arena. Domenica 28 gennaio saranno accostati i Quintetti per clarinetto e archi di Mozart e Brahms, considerati vertici assoluti dell’arte di entrambi nonché pezzi d’obbligo nel repertorio clarinettistico. Il concerto è inserito nella programmazione del Festival Mozart a Verona.

L’ampio Quintetto per clarinetto del compositore austriaco nacque nel 1789 come segno d’amicizia per Anton Stadler, lo stesso dedicatario del Concerto K 622 di poco successivo: oltre a condividere la tonalità (con tre “massonici” diesis in chiave), i due brani sono fra le vette assolute del repertorio per lo strumento. All’epoca doveva essere uno sperimentale clarinetto di bassetto, con estensione più grave degli strumenti coevi, già ricchi come pochi per timbrica, ampiezza e possibilità espressive, esplorate appieno da Mozart in quattro movimenti (contro gli usuali tre). Più o meno un secolo dopo, a contatto con l’orchestra di Meiningen, l’ormai stanco Brahms si imbatte in un virtuoso del clarinetto, l’ex violinista Richard Mühlfeld e, come Mozart affascinato dalle capacità tanto dello strumento che del suo interprete, gli dedica un insolito Trio (op. 114), le due celebri Sonate op. 120 e questo Quintetto (1891) che si ispira per organico e struttura all’illustre precedente mozartiano, adattandolo ovviamente alla ritrovata inventiva, equilibrata e melanconica, del tardo romantico autore, in cui sempre paiono convivere le temperie nordiche della natia Amburgo e la tradizione elegante e formale dell’adottiva Vienna.

Ogni concerto sarà abbinato ad un’opera d’arte della Casa Museo, che per questo primo appuntamento sarà La Bagnante di Alessandro Puttinati.

Il programma proseguirà il 4 febbraio con tre diverse rarità del Novecento per piccolo ensemble di fiati: il Settimino di Hindemith e quattro brani dei francesi Ibert e Milhaud. Altra vetta storica della musica da camera sarà l’Ottetto di Schubert, capolavoro giovanile per fiati e archi in programma domenica 18 febbraio. Diverse formazioni di archi e legni solisti del Novecento saranno al centro della locandina successiva, il 3 marzo, con i Quintetti e la Sonata per due violini di Prokof’ev e Urie. Domenica 17 marzo sarà eseguita l’integrale dei Quartetti per flauto e archi di Mozart, mentre il 7 aprile i Violoncelli di Verona proporranno inedite trascrizioni di pagine d’opera per ensemble di otto violoncelli. Il repertorio barocco sarà protagonista del concerto di domenica 21 aprile, con Sonate e Variazioni per fiati e continuo di Händel, C. P. E. Bach, Lotti, Zelenka e Beethoven. Diversa la sede per l’appuntamento che chiuderà la rassegna: domenica 5 maggio, in Sala Maffeiana (ingresso da piazza Bra), il quartetto di tromboni di Fondazione Arena eseguirà brani e trascrizioni dedicate spaziando dal Rinascimento alla musica americana contemporanea.

Biglietti e abbonamenti possono essere acquistati sul sito www.arena.it, alla biglietteria dell’Arena e a Palazzo Maffei (nelle domeniche di spettacolo in base alla disponibilità di posti rimasti). Ogni data è acquistabile con un biglietto singolo a 15 euro (ridotto under30 a 10 euro) che varrà per l’ingresso al concerto (alle ore 11) abbinato a una visita libera a Palazzo Maffei Casa Museo, da effettuarsi nello stesso giorno, prima dello spettacolo (alle ore 10).

BIGLIETTERIA ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Aperta da lunedì a venerdì 10.30-16.00 | sabato 9.15-12.45

Tel. 045 8005151

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Punti vendita TicketOne.it

IL RITORNO DI RICCARDO MUTI ALL’OPERA DI ROMA CON LA CHICAGO SYMPHONY PER I CENT’ANNI DELLA BANCA DEL FUCINO

Spettacolo unico lunedì 29 gennaio 2024

Tutti esauriti i biglietti gratuiti messi a disposizione del pubblico

dalla Banca del Fucino l’8 gennaio

Riccardo Muti torna sul podio dell’Opera di Roma per la tappa conclusiva della sua ottava tournée europea alla guida della Chicago Symphony Orchestra, di cui è Direttore musicale dal 2010 e di cui è stato nominato, da settembre 2023, anche Direttore musicale emerito a vita. Ultima data del tour italiano dell’orchestra americana – dopo il 26 gennaio all’Auditorium del Lingotto di Torino e il 27 alla Scala di Milano – il concerto, in programma al Teatro Costanzi lunedì 29 gennaio 2024 alle ore 20.00, è offerto dalla Banca del Fucino in occasione del centenario della sua fondazione. La banca è Mecenate della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma dal maggio del 2020, così in questa speciale occasione, e in coerenza con il suo impegno al rilancio e valorizzazione della scena artistica della Capitale, ha reso disponibili al pubblico della città 700 biglietti gratuiti, 110 dei quali destinati ai licei che abitualmente partecipano alle attività del Teatro. I posti sono andati esauriti l’8 gennaio dopo l’apertura della prenotazione online tramite la pagina di Ticketone.

Fondata da Theodore Thomas nel 1891, la Chicago Symphony Orchestra (CSO) è considerata una delle migliori orchestre al mondo. Nel corso dei suoi oltre cento anni di storia, alla sua guida si sono susseguiti direttori come Fritz Reiner, Sir Georg Solti e Daniel Barenboim; Pierre Boulez, Carlo Maria Giulini e Claudio Abbado ne hanno inoltre ricoperto la carica di direttori ospiti principali. Con un repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo, la CSO si esibisce in più di 150 concerti l’anno presso il Symphony Center di Chicago e il Ravinia Festival, mentre le sue registrazioni discografiche – insieme a quelle del Coro e comprese le recenti pubblicazioni su CSO Resound, l’etichetta indipendente dell’Orchestra nata nel 2007 – hanno ottenuto ben 64 Grammy Awards. La compagine possiede inoltre una lunga tradizione di tournée internazionali: dal 1982 ne ha effettuate 63, toccando fino a 29 paesi. L’ultimo suo concerto all’Opera di Roma risale al 2012, con il Maestro Muti sul podio.

Come suo decimo direttore musicale, Riccardo Muti si è distinto per la forza del proprio legame artistico con l’orchestra e per la dedizione nell’esecuzione di opere tanto del passato quanto del presente: nel corso di questi anni ha diretto con l’ensemble sedici prime mondiali e registrato dodici album. Un lavoro che ha trovato esito in prestigiosi riconoscimenti: alla 53ª cerimonia annuale dei Grammy Awards nel 2011, la sua esecuzione dal vivo della Messa da Requiem di Verdi con la Chicago Symphony Orchestra e il Coro ha vinto due premi come Miglior Album Classico e Migliore Performance Corale. Con la CSO Muti ha compiuto sette tour europei, l’ultima nel 2020. Tra i più affermati e importanti direttori d’orchestra al mondo, il Maestro è stato precedentemente alla guida del Maggio Musicale Fiorentino (1968-1980), della Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), della Philadelphia Orchestra (1980-1992) e del Teatro alla Scala (1986-2005) e ha diretto tutti prestigiosi ensemble internazionali: dai Berliner Philharmoniker alla New York Philharmonic, passando per l’Orchestre National de France e i Wiener Philharmoniker, che gli ha conferito l’Anello d’Oro. Quest’ultimo è solo uno dei riconoscimenti onorifici ricevuti nel corso della sua carriera, tra i quali si segnalano: Direttore Onorario a Vita della Fondazione Capitolina, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Grande Medaglia d’oro della Città di Milano; la Verdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legione d’Onore in Francia (già Cavaliere, nel 2010 il Presidente Nicolas Sarkozy lo ha insignito del titolo di Ufficiale) e il titolo di Cavaliere dell’Impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II.

La tappa romana della tournée della Chicago Symphony Orchestra si apre con Il lago incantato (Poema sinfonico, Op. 62. 1909) di Anatolij Ljadov: questa scena da favola – come la definisce il suo autore – si ispira alle acque del lago Illmen, in Russia, evocandone lo scorrere placido e indolente delle onde; è la descrizione di uno spazio immobile, misterioso, talvolta mistico. A questa composizione segue la suite dal balletto L’uccello di fuoco (L’oiseau de feu) di Igor Stravinskij, eseguito nella seconda versione del 1919. Il lavoro rielabora in musica la fiaba del principe Ivan che, con l’aiuto di una penna dorata dell’Uccello di Fuoco da lui catturato, dovrà liberare dal mago Kascej – protagonista di una celebre danza poliritmica e ribollente – la principessa Vassilissa. A conclusione del concerto, poi, un’altra nota pagina sinfonica, questa volta di Richard Strauss: la fantasia sinfonica in Sol maggiore op. 16 del 1886 Aus Italien (Dall’Italia). Suddivisa in quattro quadri (Nella campagna romana, Tra le rovine di Roma, Sulla spiaggia di Sorrento e Vita popolare di Napoli) è il primo esperimento straussiano di musica a programma: opera musicalmente coloratissima, intreccio di temi e frammenti di natura descrittiva, dalle tarantelle alle canzonette napoletane (di cui il finale Funiculì Funicolà è il più noto esempio).

Ad Arezzo, sabato 27 gennaio, alle ore 19, presso Auditorium Guido D’Arezzo Caurum Hall, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.

La Stagione Concertistica Aretina inaugurazione il cartellone sinfonico 2024 della Fondazione Guido d’Arezzo con l’Orchestra del Maggio Fiorentino

Sul podio il direttore Ion Marin

Sabato 27 gennaio alle ore 19, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta dal maestro Ion Marin, inaugura la Stagione Concertistica Aretina 2024, il cartellone di appuntamenti promosso da Fondazione Guido d’Arezzo e Comune di Arezzo con la direzione artistica di Giovanni Andrea Zanon e il sostegno del Ministero della Cultura. In programma la Sinfonia in re maggiore K. 504 “Praga” di Wolfgang Amadeus Mozart e la Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36 Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Fondata nel 1928 da Vittorio Gui come Stabile Orchestrale Fiorentina e rinominata nel 1933 alla nascita dell’omonimo Festival, nel corso della sua storia l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è stata diretta da alcuni fra i massimi direttori quali: Victor De Sabata, Antonio Guarnieri, Gianandrea Gavazzeni, Tullio Serafin, Wilhelm Furtwängler, Bruno Walter, Otto Klemperer, Issay Dobrowen, Erich Kleiber, Arthur Rodzinski, Dimitri Mitropoulos, Herbert von Karajan, Leonard Bernstein, Thomas Schippers, Claudio Abbado, Riccardo Muti, Lorin Maazel, Carlo Maria Giulini, Georges Prêtre, Wolfgang Sawallisch, Carlos Kleiber, Georg Solti, Riccardo Chailly, Giuseppe Sinopoli, Seiji Ozawa, Daniele Gatti e Fabio Luisi. Attualmente Daniele Gatti ne è il Direttore principale e Zubin Mehta il Direttore onorario a vita. Illustri compositori come Richard Strauss, Pietro Mascagni, Ildebrando Pizzetti, Paul Hindemith, Igor Stravinskij, Luigi Dallapiccola, Krzysztof Penderecki e Luciano Berio hanno diretto le loro composizioni al Maggio Musicale Fiorentino, spesso in prima esecuzione. Fin dagli anni Cinquanta l’Orchestra realizza numerose incisioni discografiche, radiofoniche e televisive, insignite di prestigiosi riconoscimenti fra i quali, nel 1990, il Grammy Award.

Protagonista sulla scena musicale internazionale, Ion Marin ha lavorato con tutte le maggiori orchestre d’Europa – dai Berliner Philharmoniker alla London Symphony Orchestra, fino all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e alla St. Petersburg Philharmonic – è ospite abituale delle maggiori istituzioni operistiche del mondo – dal Metropolitan Opera di New York al Teatro all’Opéra National de Paris – con una discografia di oltre 40 titoli che gli è valsa tre nomination ai Grammy.

BIGLIETTI:

1° settore auditorium 15 euro intero, 12 euro ridotto – 2° settore auditorium 10 euro intero, 7 euro ridotto

PREVENDITA BIGLIETTI:

Teatro Petrarca via Guido Monaco, 12 – Arezzo – tel. 0575 1739608 (nei giorni e orari di apertura)

Prevendita ONLINE: discoverarezzo.ticka.it

Circuito punti vendita Discover Arezzo www.discoverarezzo.com

VENDITA BIGLIETTI:

Teatro Petrarca il giorno dello spettacolo orario 12 -14, 16 – 19

INFORMAZIONI

Fondazione Guido d’Arezzo corso Italia, 102 – Arezzo 0575 377438 – 0575377439

info@fondazioneguidodarezzo.com – fondazioneguidodarezzo.com

SUCCESSO DI PUBBLICO PER IL FLAUTO MAGICO, IN SCENA FINO A DOMENICA AL TEATRO FILARMONICO

Lo spettacolo, inserito nel Festival Mozart a Verona, replica venerdì 26 alle ore 20 e domenica 28 alle 15.30. In scena il cast internazionale diretto da Gianna Fratta per la regia di Ivan Stefanutti

Oltre 2 mila spettatori per le prime due date del titolo inaugurale della Stagione d’Opera e Balletto 2024. Quasi sold-out anche le repliche del fine settimana.

Il Flauto magico

Die Zauberflöte di Wolfgang Amadeus Mozart

Venerdì 26 gennaio ore 20.00

Domenica 28 gennaio ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

Torna in scena Il Flauto magico, titolo inaugurale della Stagione d’Opera e Balletto 2024 di Fondazione Arena al Filarmonico. Dopo le prime due repliche pressochè esaurite, con oltre 2 mila spettatori, sono quasi sold out anche le repliche previste per domani, venerdì 26 e domenica 28 gennaio. Il caleidoscopico mondo di Die Zauberflöte debuttò a Vienna nel 1791, poco prima della scomparsa di Mozart. La sua “opera tedesca”, su libretto dell’amico Schikaneder, racconta la scoperta di sé e dell’amore sullo sfondo di un’avvincente lotta fra luce e tenebre: una storia che si può leggere a più livelli come fiaba, racconto di formazione, opera popolare ricca di situazioni comiche e personaggi buffi, elementi e stili diversi che solleticarono la fantasia del compositore ed allietano ancora oggi gli spettatori di tutte le età con alcune delle pagine più celebri di sempre.

Quello in scena al Filarmonico è un nuovo spettacolo firmato per regia, scene e costumi dall’esperto Ivan Stefanutti, con l’assistenza di Filippo Tadolini e Stefano Nicolao, e luci del giovane Emanuele Agliati. L’allestimento, coprodotto fra i teatri di OperaLombardia, il Verdi di Trieste e la statunitense Opera Carolina, porta a Verona la sua carica visionaria, onirica e fiabesca, come uscita dall’oriente magico delle Mille e una notte. In scena un cast di prestigio internazionale, con alcuni debutti importanti: il basso Alexander Vinogradov è il saggio Sarastro, la coppia destinata ad amarsi è composta dal tenore Matteo Mezzaro (Tamino) e dal soprano Gilda Fiume (Pamina) e la temibile Regina della Notte è interpretata da Anna Siminska al suo esordio veronese. Al debutto anche la giovane coppia comica Papageno-Papagena, Michele Patti e Giulia Bolcato. Completano il cast diversi giovani talentuosi: Matteo Macchioni (Monostatos), Marianna Mappa, Francesca Maionchi, Marta Pluda (le tre Dame), Viktor Shevchenko, Gianluca Moro (sacerdoti/armigeri) e Alberto Comes. Due terzetti di giovanissime voci bianche si alternano nei panni dei fanciulli fatati che guidano gli eroi nelle loro peripezie (Jacopo Lunardi, Lorenzo Pigozzi, Erika Zaha/Maria Vittoria Caputo, Carlotta Caruso, Anna Russo). L’Orchestra della Fondazione Arena di Verona e il Coro preparato da Roberto Gabbiani sono diretti dal maestro Gianna Fratta, molto apprezzata nelle ultime stagioni al Teatro Filarmonico. La forma del Singspiel prevede dialoghi parlati tra i diversi numeri musicali: senza alterare la lingua originale delle sublimi pagine mozartiane, proprio i dialoghi recitati sono stati adattati e tradotti in italiano. Il Flauto magico replica quindi venerdì 26 gennaio alle 20 e domenica 28 gennaio alle 15.30. Biglietti, abbonamenti e nuovi carnet sono disponibili al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alla Biglietteria dell’Arena e, due ore prima di ogni recita, alla Biglietteria stessa del Teatro in via Mutilati.

Lo spettacolo fa parte del Festival Mozart a Verona, giunto alla quinta edizione. Nell’ambito, invece, di Arena Young, la rassegna ‘Andiamo a teatro’, proposta formativa per scuole e studenti, propone venerdì 26 gennaio alle ore 19 il Preludio, un momento di approccio alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica prima dello spettacolo, a cura di Fondazione Arena, in Sala Maffeiana. Info e prenotazioni: Ufficio Formazione scuola@arenadiverona.it – tel 045 8051933

Per il secondo anno, BCC di Verona e Vicenza conferma il proprio sostegno alle attività della Stagione Artistica 2024 al Teatro Filarmonico in qualità di main sponsor.

BIGLIETTERIA ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Aperta da lunedì a venerdì 10.30-16.00 | sabato 9.15-12.45

Tel. 045 8005151

BIGLIETTERIA TEATRO FILARMONICO

Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona

Aperta due ore prima dello spettacolo

Tel 045 8002880

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Punti vendita TicketOne.it

GIOVANI COREOGRAFI ALL’OPERA DI ROMA

Tre serate di danza contemporanea al Teatro Nazionale, dal 31 gennaio al 2 febbraio, con le étoiles e il Corpo di Ballo del Teatro

Adriano Bolognino, classe 1995; Simone Repele e Sasha Riva, rispettivamente classe 1993 e 1991. Sono i protagonisti della Serata giovani coreografi che vede le loro creazioni Yellow e I died for love debuttare mercoledì 31 gennaio (repliche il 1 e 2 febbraio) al Teatro Nazionale, che si riconferma lo spazio dell’Opera di Roma aperto alle arti performative contemporanee e alla contaminazione dei linguaggi. Lo spettacolo è il frutto del lavoro svolto dai giovani autori con le étoiles Alessandra Amato e Rebecca Bianchi, il solista Simone Agrò (premio Danza&Danza 2023 interprete emergente) e il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma su commissione della direttrice Eleonora Abbagnato.

«La serata è una novità della programmazione – spiega Abbagnato –. Dal mio arrivo, nel 2015, ho fortemente voluto che nuovi grandi nomi della coreografia contemporanea entrassero nel repertorio della compagnia. E così è stato per esempio con Millepied, Forsythe, Preljocaj, Inger, Pastor, Wheeldon… . Con questa nuova Serata ampliamo lo sguardo sul contemporaneo aprendo le porte del nostro Teatro ai giovani talenti e in particolare italiani. Un’occasione per loro di lavorare con un corpo di ballo ma anche per i ballerini dell’Opera di mettersi alla prova con linguaggi completamente nuovi. Ho danzato io stessa le creazioni degli autori che ho scelto di accostare. Sembrano simili ma hanno peculiarità completamente differenti: il linguaggio di Simone e Sasha è teatrale, Bolognino si distingue per precisione e dinamica. Vorrei diventasse anche questo un appuntamento abituale nella stagione, per fare dell’Opera di Roma un luogo di crescita e promozione del futuro della danza».

Serata giovani coreografi si apre con Yellow di Adriano Bolognino. Napoletano, ha all’attivo importanti collaborazioni anche internazionali ma è alla sua prima esperienza con i danzatori del Lirico capitolino. Affascinato dai corpi, che da sempre immagina come danzanti, ha sviluppato un linguaggio dalla gestualità pulsante. «Da piccolo – racconta il giovane autore – muovevo matite colorate vestite con tutù fatti con tulle per confetti. Erano i corpi delle mie prime coreografie. Immaginavo un’anima gialla, splendente, che sprigionava tutta la sua forza per dare vita alle cose inanimate. Da qui Yellow (giallo). Sarà per quei ricordi da bambino, sarà perché il giallo è il colore preferito di mia madre. Aspettavo l’opportunità di lavorare per un corpo di ballo per dare una chance a questa pièce che ho conservato nel cassetto fino ad oggi». Pensata da Bolognino come una creazione che chiude il percorso fatto e apre una nuova porta sul futuro, Yellow è una presentazione della sua ricerca artistica, di chi è oggi come coreografo e come essere umano.

Completa la Serata I died for love di Simone Repele (1993) e Sasha Riva (1991). I due ballerini e coreografi, torinese il primo e originario della Virginia (USA) il secondo, si sono uniti artisticamente a Ginevra nel 2020 e vengono definiti oggi “poeti della danza”. Il loro lavoro è radicato in un aspetto teatrale forte e sensibile, che si esprime attraverso un vocabolario neoclassico e contemporaneo e con gesti potenti. Per l’Opera di Roma hanno già firmato le coreografie di Mass di Bernstein, prima italiana a Caracalla nel 2022. «Siamo felici di poter tornare per una produzione di danza, sicuramente un’esperienza diversa visto che tutto parte da una nostra idea. Per questa creazione – spiegano i due coreografi – ci siamo ispirati alla figura della ragazza abbandonata più conosciuta nella tradizione americana e descritta nella canzone folk The Butcher Boy: racconta di un’amante che, lasciata dal suo uomo, decide di togliersi la vita e chiede di porre una tortora sul suo petto per mostrare al mondo che è morta per amore. Dalla frase che chiude la canzone è nata l’idea del titolo del nostro balletto».

Serata Giovani Coreografi è un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma che vede le scene di Michele Della Cioppa, i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Alessandro Caso. Musiche su base registrata di autori vari.

Adriano Bolognino ha vinto il Danza&Danza 2022 come coreografo emergente e il Premio Prospettiva Danza 2019 con RM94978 from Paris to Tenerife. Su commissione de La Biennale di Venezia nel 2000 ha creato Your body is a battleground\solo version. Le sue coreografie sono andate in scena in contesti nazionali ed internazionali tra cui Cross Festival, Kilowatt Festival, Interplay Festival, Dance Days Chania, Lange Nacht des Tanzes, BMotion Opera Estate, Fabbrica Europa, Gender Bender Festival, DAP Festival, Torinodanza, Festival Exister, Moving Colors Festival, Ammutinamenti Festival e Anticorpi XL. Ha creato il duetto che Eleonora Abbagnato e Jacopo Tissi hanno danzato allo show di Laura Biagiotti alla Milano Fashion Week 2022, e per compagnie quali EgriBiancoDanza, DAF Dance Arts Faculty, Opus Ballet e MM Dance Company.

Simone Repele e Sasha Riva hanno presentato il loro primo balletto a serata intera, Lili Elbe Show, in diversi teatri svizzeri e poi in tournée in Spagna e in Italia durante la stagione 2022/23. Selezionati al Centro Coreografico Canal di Madrid come compagnia straniera, nel 2021 hanno creato La Gert; in residenza ad Orsolina28 nel 2023 il nuovo balletto Dear Son. La loro coreografia La Jeune Fille et Les Morts presentata al Noverre 2022, piattaforma coreografica dello Stuttgart Ballet, è nel repertorio della compagnia. Sono invitati al Festival Madrid en Danza e in prestigiosi gala in Kazakistan, Germania, Italia, Svizzera, Spagna, Francia e Olanda. Collaborano con artisti quali Eleonora Abbagnato, Silvia Azzoni, Parvaneh Scharafali, Igone de Jongh e Yumi Aizawa.

Pinchas Steinberg e Nikolay Lugansky protagonisti del concerto di venerdì 26 gennaio al Teatro di San Carlo

Steinberg dirigerà l’Orchestra del Teatro di San Carlo e il pianista russo Nikolay Lugansky, per la prima volta al Lirico di Napoli, il prossimo venerdì 26 gennaio alle ore 19 per il secondo appuntamento della Stagione di Concerti 2023/2024.

In programma il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in re minore, op. 30 di Sergej Rachmaninov e la Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47 di Dmítrij Šostakóvič.  

Pinchas Steinberg torna al San Carlo dopo aver diretto nella scorsa Stagione La damnation de Faust di Berlioz. Nel corso della sua carriera si è distinto come ospite regolare dei più prestigiosi teatri d’opera e sale da concerto in Europa e negli Stati Uniti, collaborando con orchestre come Berliner Philharmoniker, London Symphony Orchestra, Israel Philharmonic, Leipzig Gewandhaus Orchestra, Orchestre National de France, la Czech Philharmonic, l’orchestra di Santa Cecilia, la London Philharmonic, la Munich Philharmonic, Royal Stockholm Philharmonic, Boston Symphony Orchestra, Orchestre de Paris, NHK Tokyo, Cleveland Orchestra, Budapest Festival Orchestra e molte altre. 

Descritto dalla rivista Gramophone come “l’esecutore più innovativo e fulmineo”, Nikolay Lugansky è un pianista di straordinaria versatilità ed è internazionalmente riconosciuto per le sue interpretazioni di Rachmaninov, Prokof’ev, Chopin e Debussy. Tra i riconoscimenti ricevuti si ricordano il Diapason d’Or (Sonate per pianoforte di Rachmaninov) e il Gramophone Editor’s Choice (Concerti di Grieg e Prokof’ev con Kent Nagano e la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin).
Nel 2023, per il 150° anniversario della nascita di Rachmaninov ha eseguito tutte le principali opere solistiche del compositore russo in un ciclo di tre concerti al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e alla Wigmore Hall di Londra. Si è esibito inoltre alla Konzerthaus di Vienna e Berlino, al Bozar di Bruxelles, al Rudolfinum di Praga e al Concertgebouw di Amsterdam.

Ad aprire il programma della serata ilConcerto n. 3 in re minore per pianoforte e orchestra, op. 30di Sergej Rachmaninov, tra lepagine più note del repertorio per pianoforte e orchestra. Conosciuto dal grande pubblico anche come “Rach 3” soprattutto dopo il successo del film Shine del 1996, il Concerto è caratterizzato da una grande difficoltà di esecuzione e da una complessità di scrittura che richiede al solista una notevole capacità virtuosistica. Fu eseguito per la prima volta, con solista il compositore stesso, dalla New York Symphony Orchestra diretta da Walter Damrosch, il 28 novembre 1909 e fu accolto positivamente da pubblico e critica.

Il secondo brano in locandina è laSinfonia n. 5 in re minore, op. 47 di Dmítrij Šostakóvič.  Composta nel 1937, ha come tema principale lo sviluppo della personalità umana, a partire dagli impulsi vitali, passando per le esperienze dolorose fino al superamento delle difficoltà dell’esistenza. Criticatissimo dal regime a causa dell’opera  Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, lʼautore accompagnò la presentazione della sua nuova sinfonia con uno scritto giustificativo: «Nella mia Quinta mi sono sforzato di far sì che il pubblico sovietico avverta come nella mia musica io stia andando verso lʼintelligibilità e la semplicità».

Teatro di San Carlo
venerdì 26 gennaio 2024, ore 19:00

PINCHAS STEINBERG

Direttore | Pinchas Steinberg

Pianista | Nikolay Lugansky 

♭ debutto al Teatro di San Carlo


Programma

Sergej Rachmaninov, Concerto n. 3 in re minore per pianoforte e orchestra, op. 30

Dmítrij Šostakóvič Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47

Orchestra del Teatro di San Carlo

FONDAZIONE ARENA DI VERONA A MADRID RIPRENDE IL TOUR INTERNAZIONALE DELL’ARENA OPERA FESTIVAL

Alla serata-evento ospitata dall’Istituto italiano di Cultura erano presenti anche

il Ministro del Turismo Daniela Santanchè, l’Ambasciatore d’Italia a Madrid Giuseppe Buccino Grimaldi e il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia

Prima tappa del nuovo anno Madrid. Fondazione Arena di Verona riprende il tour promozionale internazionale, portando nel mondo la Pratica del Canto lirico in Italia, patrimonio immateriale dell’Unesco. Ieri sera, il Sovrintendente Cecilia Gasdia e il Vicedirettore artistico Stefano Trespidi hanno presentato le stagioni 2024 e 2025 dell’Arena Opera Festival direttamente all’Istituto Italiano di Cultura a Madrid, accolti dalla direttrice Maria Luisa Pappalardo. Un ritorno in Europa dopo le tappe asiatiche. Il 2023, infatti, si era chiuso con i concerti promozionali a Tokyo e Seul.

La serata evento nella capitale spagnola era dedicata agli operatori turistici che da oggi saranno a Fitur, la Fiera Internazionale del Turismo, una delle più importanti del settore a livello mondiale. Numerose le autorità presenti, dal Ministro italiano del Turismo Daniela Santanchè, all’Ambasciatore d’Italia a Madrid Giuseppe Buccino Grimaldi, al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia insieme all’assessore al Turismo Federico Caner. E, da Verona, Luca Caputo, Direttore generale della Destination Verona&Garda Foundation, partner di Fondazione Arena per questa tappa.

A farla da padrone la musica e l’arte, con alcune anticipazioni della prossima estate. Nel corso della serata il Soprano Marta Torbidoni e il Tenore Galeano Salas, accompagnati al pianoforte dal Sovrintendente Gasdia, hanno aperto il momento musicale con Ritorna Vincitor di Aida di Giuseppe Verdi, per poi eseguire arie da La Bohème, Tosca, Turandot di Giacomo Puccini, chiudendo con Nessun dorma. Un omaggio all’anno pucciniano.

“L’Arena di Verona è senz’altro simbolo per eccellenza della Pratica del Canto lirico in Italia – ha detto Cecilia Gasdia, Sovrintendente della Fondazione Arena -, siamo pertanto orgogliosi di promuovere nel mondo il nostro Festival, costruendo relazioni internazionali affinché l’Opera sia sempre più viva e attrattiva. Un concentrato di emozioni che solo chi arriva a Verona, per assistere agli spettacoli areniani, può provare dal vivo. Così come una fucina di opportunità per i giovani talenti. Siamo felici della grande attenzione che questi eventi sono in grado di produrre e ringraziamo tutte le Istituzioni presenti perché è solo grazie ad un lavoro sinergico che riusciamo a far conoscere la nostra arte e la nostra musica e ad attrarre spettatori da ogni continente”.

“Questa serata è un felice ritorno – ha detto Maria Luisa Pappalardo, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Madrid -. L’anno scorso presentavamo assieme a Fondazione Arena la centesima stagione, oggi siamo orgogliosi di celebrare l’inizio di un nuovo secolo per l’Arena Opera Festival. E di avere in questo luogo che rappresenta l’incontro tra Italia e Spagna, attraverso la cultura, una delle più grandi eccellenze artistiche italiane”.

Nell’estate 2023, il 56% del pubblico areniano era straniero. Sui 402 mila spettatori complessivi, 226 mila circa provenivano dall’estero, in particolare da Germania, Regno Unito, Austria, Svizzera, Francia e Stati Uniti. Quasi 6 mila le presenze dalla Spagna.

“Quando andiamo all’estero noi italiani acquisiamo consapevolezza di quello che siamo – ha affermato Daniela Santanchè, Ministro italiano del Turismo -. E serate come questa sono l’attestazione che insieme si può andare lontano. Dobbiamo fare squadra e far arrivare ovunque l’orgoglio di essere italiani. Nel mondo c’è voglia di Italia, c’è voglia dell’Arena di Verona e della sua ricca programmazione. Dobbiamo tornare ad essere primi nel mondo. Se tutte le regioni, come fa il Veneto, sapessero vendere la loro offerta turistica potremmo tornare presto sul podio. Ed è quanto dobbiamo ambire a fare”.

“L’Arena è uno dei più bei monumenti storici al mondo – ha concluso Luca Zaia, presidente della Regione Veneto -. E tra poco sarà il primo completamente accessibile, anche a chi ha mobilità ridotta. Abbiamo voluto, infatti, dar vita ad un’operazione straordinaria di restauro in vista della cerimonia di apertura delle prossime Olimpiadi, che si terrà proprio nell’anfiteatro. Il Veneto è la prima regione in Italia per turismo. Vogliamo essere la casa dell’ospitalità e l’Arena di Verona è senz’altro il nostro salotto”.

A chiudere la serata, organizzata dalla Fondazione in collaborazione con Enit-Ente nazionale italiano per il turismo, Regione Veneto e Destination Verona&Garda Foundation, alcune delle eccellenze enogastronomiche italiane, tra cui una speciale degustazione dell’aceto balsamico tradizionale di Modena extravecchio, presentata dal Consorzio di tutela.

Da oggi, mercoledì 24 gennaio, Fondazione Arena di Verona sarà presente a Fitur, nel padiglione della Regione Veneto all’interno dello stand Italia curato da Enit.

97a Stagione dei Concerti dell’Accademia Tadini di Lovere (Bg) dal 10 febbraio al 6 aprile 2024

Classica, lirica, jazz e poesia con Corbelli, Alogna,
Nova, Testi e molti altri:
al via sabato 10 febbraio

con il recital del pianista Andreas Frölich

la 97a Stagione dei Concerti dell’Accademia Tadini di Lovere (Bg)

In programma fino al 6 aprile, nell’ottocentesco Salone dei Concerti dell’Accademia Tadini, sei imperdibili appuntamenti con Andreas Frölich, Fabio Testi, Alessandro Corbelli, Elisabetta Sepe, Davide Alogna, Giuseppe Gullotta, Stefano Maffizzoni, Andrea Candeli, Umberto Petrin, Giovanni Fontana, Giuseppe Nova, Claudio Piastra, Simone Pagani,
Luca Garlaschelli e Massimo Melillo

L’Accademia Tadini di Lovere (Bg) si appresta ad ospitare, per la novantasettesima volta, la rassegna concertistica che negli anni si è affermata come uno degli eventi più prestigiosi del territorio del lago d’Iseo. La nuova edizione prenderà il via sabato 10 febbraio: anche quest’anno gli appuntamenti (sei, in programma fino al 6 aprile) si annunciano di grande interesse e qualità e verranno ospitati nell’ottocentesco Salone dei Concerti, caratterizzato da un’acustica eccellente, recentemente restaurato e ora riscaldato. Sottolinea il maestro Claudio Piastra, direttore artistico della manifestazione: «La rassegna dell’Accademia Tadini gode di un prestigio unanimamente riconosciuto, dovuto alla lunga storia di concerti che hanno visto la partecipazione di alcuni fra i maggiori artisti degli ultimi cento anni. Proprio nel solco di questa gloriosa tradizione vogliamo continuare a offrire al nostro pubblico progetti di elevato spessore culturale». Aggiunge Vanessa Rossi, presidente dell’Associazione Tadini: «Anche quest’anno l’Associazione Tadini, in collaborazione con la Fondazione Tadini che ci ospita nella sua affascinante Sala dei Concerti, vuole offrire agli appassionati sei date di altissimo livello. Come ogni anno, abbiamo selezionato artisti di fama internazionale che garantiscono la qualità che da quasi un secolo caratterizza la nostra rassegna».

Il cartellone si propone di ricreare idealmente quel contesto di alto intrattenimento che si respirava nella Lovere ottocentesca, capace di guardare al passato ma anche ai nuovi stili musicali. Tra i protagonisti della 97a edizione spiccano l’attore Fabio Testi, che si esibirà insieme al duo Maffizzoni-Candeli; il baritono Alessandro Corbelli, accompagnato dalla pianista Elisabetta Sepe; il pianista tedesco Andreas Frölich; il violinista Davide Alogna in duo con il pianista Giuseppe Gullotta; il jazzista Umberto Petrin, autore di una singolare performancecon il poeta Giovanni Fontana; infine, per l’evento di chiusura, il mondo classico incontrerà il jazz nell’omaggio al compositore francese Claude Bolling, a cura di Giuseppe Nova, Claudio Piastra, Simone Pagani, Luca Garlaschelli e Massimo Melillo.

L’apertura di quest’anno, in programma sabato 10 febbraio, sarà affidata al recital dell’apprezzato pianista tedesco Andreas Frölich, vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali e unanimamente riconosciuto dalla critica come grande interprete. È anche un apprezzato didatta: è docente alla Hochschule für Musik und Tanz di Colonia/Standort Aachen e insegna pure a Villa Musica a Magonza (sempre in Germania), alla International Summeracademy del Mozarteum di Salisburgo e alla Talent music masters Academy di Brescia. Pianista del Mendelssohn Trio Berlin, Frölich, che si è esibito nelle più famose sale da concerto del mondo e in alcuni dei più importanti festival internazionali  (tra cui il Festival di Salisburgo, il Mozartfest Würzburg, il Schubertiade Roskilde e molti altri), eseguirà pagine di Mozart (Fantasia in do minore KV 475, Sonata in mi bemolle maggiore KV 282, Sonata in fa maggiore KV 332, Fantasia in re minore KV 397), Chopin (Polonaise op. 26 n. 1, tre Notturni e Impromptu op.52), Bach (quattro trascrizioni da F. Busoni, Wilhelm Kempff, Myra Hess e Alexander Siloti) e Piazzolla (Adiós Nonino, Milonga en Ay Menor, Chiquilín de Bacchin, Milonga del Ángel).

Per il secondo appuntamento della stagione, dopo il successo della scorsa edizione, l’Accademia Tadini, già promotrice del festival “Le 2 Rive del Jazz”, aprirà di nuovo le sue porte al jazz e alla musica improvvisata: sabato 24 febbraio, infatti, andrà in scena “Jazz, Poetry and So”, concerto-performance che unisce i testi poetici delle avanguardie storiche alla musica di Umberto Petrin, fra i più affermati pianisti jazz italiani. A condividere il palco insieme a Petrin ci sarà il poeta Giovanni Fontana, da poco insignito del prestigioso Premio Pagliarani alla carriera.

Venerdì 1 marzo sarà la volta de “Il canto magico del violino” che vedrà la presenza di Davide Alogna, da alcuni anni diventato una delle star del violinismo italiano, insieme all’affermato pianista Giuseppe Gullotta: i due musicisti proporranno alcuni capolavori immortali di autori come Paganini, Brahms, Rossini, Mozart e Saint-Saëns. Spazio alle grandi voci liriche venerdì 8 marzo con il baritono di fama internazionale Alessandro Corbelli e la pianista Elisabetta Sepe, che presenteranno un raffinato programma con musiche di Schubert, Schumann, Musorgskij, Fauré, Ravel, Liszt, Pizzetti e Tosti. Vincitore di numerosi riconoscimenti (come il Premio Abbiati della Critica, il Rossini d’Oro e l’International Opera Award), Corbelli ha calcato i palchi dei più prestigiosi teatri internazionali, tra cui la Scala di Milano, il Metropolitan Opera di New York, il Covent Garden di Londra, l’Opéra di Parigi, la Staatsoper di Vienna e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

“Concerto d’amore in versi” è il titolo dello spettacolo che andrà in scena sabato 23 marzo, protagonisti l’attore Fabio Testi, uno dei volti più noti del cinema italiano, come voce recitante, il flautista Stefano Maffizzoni e il chitarrista Andrea Candeli. I tre artisti si esibiranno in un suggestivo programma con musiche e testi di Piovani, Machado, Garcia Lorca, Piazzolla, Ibert, Morricone, Neruda, Merini, Prévert e Vicente che ha riscosso un notevole successo di pubblico e critica nei principali teatri italiani.

Sabato 6 aprile chiuderà la stagione un concerto che vuole celebrare idealmente il connubio fra la musica classica e quella jazz: “Picnic Suite”, omaggio al compositore francese Claude Bolling proposto da due solisti di fama internazionale, il flautista Giuseppe Nova e il chitarrista Claudio Piastra, accompagnati da tre jazzisti di vaglia quali il pianista Simone Pagani, il contrabbassista Luca Garlaschelli e il batterista Massimo Melillo.

Accademia Tadini di Lovere – 97a Stagione dei Concerti
Dal 10 febbraio al 6 aprile 2024

Sabato 10 febbraio

“88 tasti: tra bianco e nero”

Andreas Frölich (pianoforte)

Musiche di Mozart, Chopin, Bach e Piazzolla.

Sabato 24 febbraio

“Jazz, Poetry and So”

Giovanni Fontana (poesie), Umberto Petrin (pianoforte)

In collaborazione con “Le 2 Rive del Jazz”.

Venerdì 1 marzo

“Il canto magico del violino”

Davide Alogna (violino), Giuseppe Gullotta  (pianoforte)

Musiche di Mozart, Rossini, Paganini, Brahms, Saint-Saëns.

Venerdì 8 marzo

“Le grandi voci”

Alessandro Corbelli (baritono), Elisabetta Sepe (pianoforte)

Musiche di Schubert, Schumann, Musorgskij, Fauré, Ravel, Liszt, Pizzetti, Tosti.

Sabato 23 marzo

“Concerto d’amore in versi”

Fabio Testi (voce recitante), Stefano Maffizzoni (flauto), Andrea Candeli (chitarra)

Musiche e testi di Piovani, Machado, Garcia Lorca, Piazzolla, Ibert, Morricone, Neruda, Merini, Prévert, Vicente.

Sabato 6 aprile

“Picnic Suite”

I classici incontrano il Jazz

Giuseppe Nova (flauto), Claudio Piastra (chitarra), Simone Pagani (pianoforte), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Massimo Melillo (batteria)

Musiche di Claude Bolling.

Tutti i concerti inizieranno alle ore 21 nel Salone dei Concerti di Palazzo Tadini, in via Tadini 40, Lovere (Bg).

Abbonamenti: 75 euro; 50 euro per i giovani fino a 27 anni e per gli over 65.

Ingressi singoli: 20 euro (suggerita prenotazione in segreteria o all’ingresso del museo).

Ingressi singoli ridotti: 15 euro per i giovani fino 27 anni e per gli over 65.

Ingresso gratuito fino a 18 anni previa prenotazione e disponibilità di posti.

Per l’acquisto degli abbonamenti, le relative quote potranno essere versate sul C.C. intestato all’Accademia Tadini presso la Banca Popolare di Sondrio (IBAN IT85 O 056 9654 9600 0003 0265 X04) oppure presso la segreteria dell’Accademia Tadini in orario d’ufficio o direttamente la sera del primo concerto.

I biglietti per i singoli concerti saranno in vendita secondo disponibilità anche la sera del concerto.

Info: www.accademiatadini.it; email: associazione@accademiatadini.it – Tel: +39 340 2503902.

“Il Teatro San Carlo per il Sociale. I volti della memoria per un presente di legalità”

Prima delle due “recite speciali” de I Vespri Siciliani

24 gennaio (domani) | 31 Gennaio

Tutto pronto per la Prima delle due serate speciali al Teatro San Carlo che vedrà la messa in scena dell’Opera I Vespri siciliani di Giuseppe Verdi con la regia di Emma Dante, con un particolare allestimento nell’ambito del progetto “Il Teatro San Carlo per il Sociale: i volti della memoria per un presente di legalità”.

  Le recite del 24 gennaio (domani) e del 31 gennaio saranno dedicate ai familiari delle vittime innocenti delle mafie con le foto e le immagini dei volti di numerose vittime,  al fine di mantenere vivo il ricordo di chi ha pagato ingiustamente con la vita l’essersi battuto per la legalità o semplicemente per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’iniziativa ha visto il coinvolgimento di Don Tonino Palmese, parroco anticamorra e presidente della Fondazione Pol.i.s.

Saranno presenti in sala numerosi familiari delle vittime della criminalità organizzata.

Lo spettacolo è una coproduzione tra il Lirico di Napoli, il Teatro Real di Madrid, il Comunale di Bologna e il Teatro Massimo di Palermo, dove è andato in scena nel 2022 a trent’anni dalle stragi di mafia del 1992.

La mia messa in scena vuole essere un omaggio e anche una commemorazione delle vittime della mafia” ha afferma Emma Dante.

L’opera – continua la regista – ha la sua anima, la sua vocazione che è quella di non dimenticare, con una connotazione più contemporanea. Questa commemorazione dei Vespri deve a mio parere unire il Paese, racconta Palermo ma anche l’Italia, perché parla della nostra storia, quella degli italiani tutti. Per questo motivo durante l’aria di Elena – conclude Emma Dante – quella in cui la duchessa chiede al popolo di avere coraggio, la piazza si riempirà dei volti tra gli altri di Falcone, Borsellino, Impastato e contemporaneamente dalla sala caleranno dei gonfaloni con i volti delle vittime innocenti della camorra.

Rappresentare il mondo delle vittime grazie alla sensibilità del San Carlo è importante – afferma Don Tonino Palmese – perché la memoria delle vittime va rispettata in modo che non sia invano il loro sacrificio e affinché il ricordo di una persona uccisa diventi un patrimonio per migliorare le esistenze. Perpetrare la memoria è un preludio di un mondo che veramente cambia. È un concetto che la nostra Fondazione sottolinea molto per incoraggiare, per accompagnare, per sostenere, per motivare i familiari delle vittime. Lo ricordava già don Milani, per altri motivi: “A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?” A che serve avere il ricordo di una persona uccisa se non diventa capitale di tutta l’umanità per dare una vera svolta alle nostre sonnolenti esistenze?”.

“Nell’ambito del progetto Il Teatro San Carlo per il Sociale.  I volti della memoria per un presente di legalità – afferma il direttore generale del Teatro di San Carlo Emmanuela Spedaliere – abbiamo deciso di dedicare  due  recite ai familiari delle vittime innocenti della criminalità perché desideriamo mantenere vivo il legame profondo e vitale tra il nostro teatro e il mondo delle associazioni. Mi fa piacere anche ricordare che all’interno del programma di sala di Vespri sarà presente un contributo speciale tratto dal libro Non chiamateli eroi di Nicola Gratteri Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e Antonio Nicaso edito da Mondadori”.

Approvato all’unanimità il Bilancio preventivo 2024

Nel corso della riunione tenutasi oggi martedì 23 gennaio, il Consiglio di Indirizzo del Teatro di San Carlo ha approvato all’unanimità il Bilancio preventivo 2024.

Hanno partecipato alla riunione il Presidente della Fondazione e Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il Sovrintendente Stéphane Lissner, i consiglieri Marilù Faraone Mennella, Alessandro Barbano, Riccardo Realfonzo, Mariano Bruno oltre all’intero collegio dei revisori dei Conti composto da Carlo Greco, Michela Guarino e Roberto Cappabianca.

Il presidente esprime profonda soddisfazione per l’approvazione all’unanimità del bilancio preventivo per l’anno 2024, sottolineando l’importante consenso ottenuto e la solidità del piano finanziario che guiderà le attività della Fondazione nel prossimo anno.

Un nuovo Simon Boccanegra per la Scala: dirige Lorenzo Viotti, regia di Daniele Abbado, Luca Salsi è il Doge

Attesa per l’Amelia di Eleonora Buratto (che si alterna con Anita Hartig) e per il Gabriele Adorno di Matthew Polenzani.

Diretta su LaScalaTv il 14 febbraio.

Simon Boccanegra va in scena al Teatro alla Scala per sette rappresentazioni dal 1° al 24 febbraio con la direzione di Lorenzo Viotti e un nuovo allestimento di Daniele Abbado che firma anche le scene insieme a Angelo Linzalata mentre i costumi sono di Nanà Cecchi e le luci di Alessandro Carletti.

Con Simone Luca Salsi aggiunge un nuovo titolo alla sua galleria di personaggi verdiani alla Scala dopo Francesco Foscari, Don Carlo in Ernani, Macbeth, Renato in Un ballo in maschera e Rodrigo in Don Carlo lo scorso 7 dicembre.

La parte di Amelia/Maria è l’occasione per l’attesissimo debutto verdiano alla Scala di Eleonora Buratto dopo le splendide prove in Donizetti e Mozart.

Il 21 e 24 febbraio la parte sarà sostenuta da Anita Hartig.

Altro sicuro motivo di interesse della produzione è il debutto alla Scala di uno dei più affermati tenori americani, Charles Castronovo, che sarà sostituito il 21 e 24 dall’emergente italiano.

Ain Anger, applauditissimo Pimen nel Boris che ha inaugurato la scorsa Stagione, è Fiesco, mentre Roberto de Candia è Paolo Albiani.

La rappresentazione di mercoledì 14 febbraio sarà trasmessa in diretta sulla piattaforma LaScalaTv, dove resterà visibile fino al 21 febbraio.

Un’ora prima dell’inizio di ogni rappresentazione si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Claudio Toscani presso il Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”.

Simon Boccanegra è un’opera cardine nel percorso artistico di Giuseppe Verdi ma anche nella costituzione dell’identità scaligera: dopo l’incerta prima veneziana del 1857 il titolo risorse nel 1881 al Piermarini in una nuova versione elaborata da Verdi e Arrigo Boito sotto gli auspici di Giulio Ricordi. E ancora alla Scala sono legate le tappe principali dell’affermazione novecentesca dell’opera, dall’esecuzione diretta da Gianandrea Gavazzeni nel 1965 a quella storica diretta da Claudio Abbado con la regia di Strehler, senza dimenticare le successive direzioni di Daniel Barenboim e Myung-Whun Chung. Il nuovo allestimento scaligero segna il debutto verdiano al Piermarini del trentatreenne Lorenzo Viotti, dopo le brillanti prove offerte nel repertorio francese (Roméo et Juliette e Thaïs). Nella sua intervista alla Rivista scaligera il giovane maestro ricorda come Simon Boccanegra sia stata la prima opera a cui ha assistito dal vivo, a cinque anni: dirigeva suo padre Marcello.  Spiega Viotti: “Sono convinto che sia il testamento musicale di Verdi. Certo, dopo verranno altri due capolavori e Pezzi sacri, ma la distanza tra questi e Boccanegra è enorme e indicativa. Lo dicono la raffinatezza dei valori musicali della partitura, la velocità impressa all’azione drammatica attraverso la concisione dei pochi pezzi chiusi, il nuovo stile di canto. E la stessa tinta complessiva: la prima versione era triste, la seconda lo è ancora di più. Quasi ogni persona ha la ‘sua’ versione. O, meglio, l’opera si racconta a ognuno in maniera diversa”.  Simili considerazioni ispirano il regista Daniele Abbado: “Non sono sicuro del fatto che ci sia una vera riconciliazione alla fine dell’opera. C’è tra Simone e Gabriele Adorno, tra Amelia e Fiesco, ma tra Simone e il suo popolo resta un grande punto interrogativo. Il finale rimane, per me, un finale amaro. Anche per questo seguirò la didascalia di Verdi che lei citava, in modo che quando Simone muore ci sia un buio totale in sala”.

L’opera

Opera radicalmente innovativa nella struttura drammaturgica (i fatti rappresentati nel Prologo precedono di 25 anni l’azione dell’Atto I), non del tutto trasparente nel disegno narrativo abbozzato dallo stesso Verdi e versificato dal Piave, e decisamente insolita per la cupezza del colore orchestrale, Simon Boccanegra cadde alla prima rappresentazione alla Fenice di Venezia nel 1857, fu applaudita poco dopo a Napoli e di nuovo fischiata alla Scala nel 1859.

“Credevo di aver fatto qualcosa di possibile, ma pare che mi sia ingannato, vedremo in seguito chi abbia torto” scriveva Verdi alla contessa Maffei dopo l’insuccesso alla prima.

Il sipario si alzò nuovamente su Simone oltre vent’anni dopo, grazie all’intuizione di Giulio Ricordi che propose a Verdi una collaborazione con Arrigo Boito. Questi apportò importanti modifiche al libretto, Verdi alla partitura: il 24 marzo 1881 il Teatro alla Scala celebrava il buon successo della seconda edizione del Simone, che tuttavia, soprattutto in Italia, non riusciva ad avere un cammino agevole. Alla Scala, Simone appare nel 1955 diretto da Francesco Molinari-Pradelli con uno spettacolo di Mario Frigerio che si avvale delle scene di Nicola Benois e delle voci di Aldo Protti e Cesare Siepi. Dieci anni dopo Gianandrea Gavazzeni, convinto sostenitore dell’opera, la riporta in scena in uno spettacolo firmato da Margherita Wallmann e ancora Benois, con Guelfi e Ghiaurov come Simone e Fiesco; ma la consacrazione agli occhi degli studiosi e nel cuore del pubblico avviene il 7 dicembre 1971 con la storica edizione Abbado-Strehler che schiera Cappuccilli, Ghiaurov, Freni e Gianni Raimondi (in disco sarà José Carreras). Lo spettacolo, immediatamente riconosciuto come un capolavoro, è ripreso nel 1973, 76, 78, 79, 81 e 82. Occorre poi attendere il 2010 perché Daniel Barenboim riporti il titolo alla Scala nello spettacolo firmato da Federico Tiezzi e un cast formato da Plácido Domingo, Ferruccio Furlanetto, Anja Harteros e Fabio Sartori. Barenboim si altererà con Stefano Ranzani nella ripresa del 2014, in cui Domingo e Leo Nucci impersonavano il Doge come sarebbe avvenuto nelle rappresentazioni dirette da Myung-Whun Chung nel 2016 nel cui cast figuravano anche Carmen Giannattasio in alternanza con Krassimira Stoyanova e Giorgio Berrugi. Nucci e Stoyanova sarebbero poi tornati insieme a Fabio Sartori nelle nuove date dirette dal Maestro Chung nel 2018.   

LOCANDINA

1, 4, 11, 14, 17, 21, 24 febbraio 2024

Giuseppe Verdi

SIMON BOCCANEGRA

Melodramma in un prologo e tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore LORENZO VIOTTI

Regia DANIELE ABBADO

Scene daniele abbado e angelo linzalata

Costumi nanà cecchi

Movimenti coreografici simona bucci              

Luci alessandro carletti

Personaggi e interpreti principali

Simon Boccanegra                 Luca Salsi

Jacopo Fiesco                         Ain Anger

Paolo Albiani                         Roberto de Candia

Pietro                                      Andrea Pellegrini

Amelia (Maria)                       Eleonora Buratto

                                               Anita Hartig (21, 24 feb.)

Gabriele Adorno                    Charles Castronovo

                                               Matteo Lippi (21, 24 feb.)

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Alberto Malazz

Date:

Giovedì 1 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno Prime Opera

Domenica 4 febbraio 2024 ore 14.30 ~ Turno N Abbonamento Week-end

Domenica 11 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno C

Mercoledì 14 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno A

Sabato 17 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno D

Mercoledì 21 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno B

Sabato 24 febbraio 2024 ore 20 ~ Fuori abbonamento

Prezzi:

da 300 a 36 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Si ringrazia la Fondazione Milano per la Scala

e la signora Aline Foriel-Destezet

Doppio concerto sinfonico Mitteleuropa a Rapallo ed al Teatro Carlo Felice

Fabio Biondi sarà solista al violino e direttore dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice nel concerto sinfonico Mitteleuropa, in doppio appuntamento mercoledì 24 gennaio alle ore 21.00 presso la Chiesa di Sant’Anna di Rapallo per la rassegna Liguria Musica, e giovedì 25 gennaio, alle ore 20.00, all’Opera Carlo Felice Genova nell’ambito della Stagione sinfonica del Teatro.

Il programma si apre con l’Ouverture K. 527 da Don Giovanni, uno dei più celebri capolavori mozartiani. Il dramma giocoso venne composto nel 1787 e rappresentato per la prima volta il 29 ottobre dello stesso anno. Le memorie della moglie di Mozart, Konstanze, rivelano che l’ouverture venne composta solo a poche ore dalla prima. Si tratta di un brano bipartito, nel quale vengono esposti due dei principali temi che verranno poi sviluppati nello svolgimento dell’azione: quello del Commendatore – il destino che incombe – nell’Andante in re minore, e quello di Don Giovanni – complesso ed esuberante – nell’Allegro molto in re maggiore.

Segue il Concerto per violino e orchestra in re minore composto da Mendelssohn nel 1822, a soli tredici anni. Per molti anni non si sono avute notizie del Concerto, perso tra i manoscritti del compositore e ritrovato solo nel 1951 dal violinista Yehudi Menuhin, che ne curò la pubblicazione l’anno successivo. Il Concerto è articolato in tre movimenti, Allegro – Andante – Allegro, e, nonostante la giovane età del compositore, sono già evidenti la solidissima formazione e la fantasiosa invenzione tematica.

In chiusura, la prima Sinfonia di Mendelssohn, composta nel 1824. Il compositore aveva già a lungo sperimentato lavori di ampio respiro, con le sue dodici sinfonie per orchestra d’archi, e dimostrò grande equilibrio anche nella gestione del più esteso organico orchestrale. In particolare nella struttura formale nei quattro movimenti – Allegro di molto, Andante, Menuetto e Allegro con fuoco – emergono modelli quali le ultime sinfonie di Haydn e di Mozart. È invece nella scrittura che Mendelssohn espresse sin da subito un approccio personale e innovativo.

Biglietti:

Mercoledì 24 gennaio:

Ingresso gratuito con biglietto presso la sede del concerto

Giovedì 25 gennaio:

I settore 35,00 euro

II settore 30,00 euro

Under 30* 15,00 euro

Under 18*10,00 euro

*tutti i settori

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it

Biografia

Fabio Biondi ha iniziato la sua carriera molto giovane, spinto da una precoce curiosità culturale e musicale che lo ha portato a collaborare quale primo violino con i più famosi ensemble specializzati nell’esecuzione di musica antica con strumenti e prassi esecutiva originali. Nel 1989 la svolta decisiva con la fondazione di Europa Galante, che in pochissimi anni è divenuto l’ensemble italiano specializzato in musica antica più famoso e più premiato. Con Europa Galante, Fabio Biondi è invitato nei più importanti Festival e nelle sale da concerto più famose del mondo, quali il Teatro alla Scala di Milano, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, la Suntory Hall di Tokio, il Concertgebouw di Amsterdam, la Royal Albert Hall di Londra, il Musikverein a Vienna, il Lincoln Center di New York, la Sydney Opera House. In pochi anni è stato venduto quasi un milione di dischi, Le quattro stagioni incise per Opus 111 sono diventate un vero caso internazionale. In veste di solista e direttore, collabora con orchestre quali Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, Chicago Symphony Orchestra, Opera di Halle, Orchestra da Camera di Zurigo, Orchestra da Camera di Norvegia, Orchestra Mozarteum di Salisburgo, la Mahler Chamber Orchestra. Negli ultimi anni, il repertorio si è ampliato con Anna Bolena di Bellini, Lucrezia Borgia di Donizetti, Macbeth, Il corsaro ed Ernani di Verdi. Nelle ultime stagioni, in qualità di solista, si è esibito al Théâtre de la Ville di Parigi, alla Reading Concert Hall e al Kings Place di Londra con le Sonate e Partite di Bach, pubblicate per Naïve nel 2022.

DIEGO CERETTA DIRIGE LA FILARMONICA TOSCANINI CON IL TRIO DI PARMA PER L’INAUGURAZIONE DELLA STAGIONE CONCERTISTICA 2024

Realizzata dalla Società dei Concerti di Parma,

la Stagione Concertistica del Teatro Regio di Parma si rinnova

nel segno della sinergia tra le tre istituzioni musicali più importanti della città.

In programma, il Triplo Concerto di Ludwig van Beethoven,

tra l’elegia Crisantemi di Giacomo Puccini

e la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák.

Teatro Regio di Parma

venerdì 26 gennaio 2024, ore 20.30

È affidato alla bacchetta di Diego Ceretta il concerto inaugurale della Stagione Concertistica 2024 del Teatro Regio di Parma, realizzata da Società dei Concerti di Parma, venerdì 26 gennaio 2024, ore 20.30. Il giovane direttore, fresco del debutto al Teatro Regio di Parma ne Il barbiere di Siviglia, torna a dirigere la Filarmonica Arturo Toscanini in un programma che affianca pagine di Beethoven, Dvořák, Puccini: una serata di grande musica, nel segno della sinergia che lega le tre istituzioni musicali della città.

A condividere il palcoscenico con la Filarmonica Toscanini, un’altra grande eccellenza parmigiana: il Trio di Parma, con Ivan Rabaglia al violino, Enrico Bronzi al violoncello, Alberto Miodini al pianoforte. Costituitosi nel 1990 tra le aule del Conservatorio “Arrigo Boito”, con una carriera che vanta concerti in tutto il mondo accanto a prestigiose incisioni discografiche e un forte impegno didattico, il Trio di Parma sarà protagonista della serata con il Triplo concerto in do maggiore per pianoforte, violino e violoncello, op. 56 di Ludwig van Beethoven. Composto nel pieno periodo eroico, tra il 1803 e il 1804, espressamente per l’Arciduca Rodolfo, a cui era destinata la parte del pianoforte, il Triplo Concerto rappresenta un unicum del suo genere, a metà tra concerto, brano da camera e, per espressa ammissione del compositore, “sinfonia concertante”.

La seconda parte del programma ci porta Oltreoceano, con la Sinfonia n. 9 in mi minore “Dal Nuovo Mondo”, op. 95, di Antonín Dvořák. Ultimo lavoro sinfonico del compositore ceco, eseguita per la prima volta nel dicembre 1893 alla Carnegie Hall, l’op.95 è espressione da un lato di un sentimento di gratitudine verso una terra in cui trascorse una fase particolarmente felice della sua carriera, durante la quale ricoprì la direzione del Conservatorio di New York; dall’altro la passione verso la musica popolare, che si tramuta nei quattro movimenti della sinfonia in suggestioni tipiche della cultura musicale nativo – americana.

Ad introdurre la serata, un omaggio a Giacomo Puccini nel centenario della sua scomparsa, con l’elegia Crisantemi, composto nel 1890 originariamente per quartetto per la morte dell’amico Amedeo I, nella sua trascrizione per orchestra d’archi.

NOTE AL PROGRAMMA di Giuseppe Martini

È prassi sminuire il Triplo concerto di Beethoven: non indimenticabile, esperimento grossolano, buccia di banana e così via. Trovarsi fra certi colossi beethoveniani di quegli anni 1803-1804 (Sonate “Waldstein” e “Appassionata”, Sinfonia Eroica, Quarto Concerto per pianoforte) lo fa impallidire, almeno per scarsezza di sublimità, e in più il grosso se lo prende il violoncello, visto che gli esecutori su cui era stato modellato erano un violoncellista professionista (Anton Kraft), un buon violinista (Karl August Seidler) e un pianista dilettante allievo di Beethoven (l’arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena). Per cui, anziché ripetere che si tratta di un concerto mediocre a causa dello squilibrio qualitativo fra i solisti per cui fu scritto, sarebbe il caso di chiedersi se il  Triplo non sia semmai un ottimo concerto nonostante quello squilibrio. E neppure concerto, giacché appartiene al genere sinfonia concertante per ammissione di Beethoven («una sinfonia concertante con quei tre strumenti è proprio una novità»), cioè un pezzo di gusto moderno che puntava allo spettacolo con un profluvio di pensieri e una preponderanza solistica sull’orchestra come nel terzo Concerto per pianoforte. Resta l’impressione che il Triplo sia stato pensato per il pianista di sangue blu che, non all’altezza di sostenere un concerto da solo, necessitò degli altri due: da qui, casomai, il problema di come distribuire gli interventi fra quei solisti. Beethoven se la cava nell’Allegro facendo passare fra di loro gli affabili temi con raffinata scioltezza, il pianoforte spesso fa da connettore, l’orchestra quasi sempre da modesto sostegno; il Largo è di dolce pensosità appannaggio del violoncello sul registro alto, il rondò un’accattivante battaglia (“alla Polacca”) con tre couplet e una coda umoristica: e alla fine non si resta certo delusi, nonostante i grattacapi di un committente impegnativo.

Anche Dvorák con la Nona Sinfonia aveva avuto committenti impegnativi: ma si chiamavano gratitudine, quella per Stati Uniti che gli avevano offerto la direzione del Conservatorio di New York; si chiamavano musica popolare, come quella a cui aveva legato tanto impegno nella sua Boemia. La Nona, che debuttò trionfalmente il 16 dicembre 1893 alla Carnegie Hall, è zeppa di spirito di musica indiana e di canti di piantagioni, forse cita anche uno spiritual, ma ciò che resta nella mente è l’invenzione di un mondo sonoro che ha siglato una volta per tutte

i paesaggi nordamericani, le praterie lunghe, le terre rosse e le terre grigie, i canyon dove flauti e corni sono richiami lontani e ancestrali.

E pensare che pochi mesi prima l’America di Puccini era invece desolazione: la Louisiana dove morivano di stenti Des Grieux e Manon su una musica di interminabile tormento riciclata da Crisantemi, il quartetto d’archi che aveva scritto nel 1890 per la morte dell’amico Amedeo I d’Aosta, e che fu suonato per la prima volta in quello stesso anno al Conservatorio di Milano proprio la sera del 26 gennaio.

STAGIONE CONCERTISTICA 2024

Teatro Regio di Parma

venerdì 26 gennaio 2024, ore 20.30

TRIO DI PARMA

Violino Ivan Rabaglia Violoncello Enrico Bronzi

Pianoforte Alberto Miodini

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

Direttore DIEGO CERETTA

Musiche di Ludwig Van Beethoven, Antonin Dvorák

lunedì 19 febbraio 2024, ore 20.30

QUARTETTO INDACO

Violino ELEONORA MATSUNO, IDA DI VITA

Viola JAMIANG SANTI Violoncello COSIMO CAROVANI

Pianoforte ALESSANDRO TAVERNA

Musiche di Johannes Brahms

domenica 3 marzo 2024, ore 20.30

Flauto EMMANUEL PAHUD

Clavicembalo TREVOR PINNOCK

Violoncello JONATHAN MANSON

Musiche di Johann Sebastian Bach, Georg Philipp Telemann

lunedì 18 marzo 2024, ore 20.30

Pianoforte MICHAIL PLETNËV

Musiche di Frédéric Chopin, Alexander Scrjabin

lunedì 22 aprile 2024, ore 20.30

Pianoforte ANDREA LUCCHESINI

Musiche di Ludwig Van Beethoven,

Robert Schumann, Franz Liszt

domenica 26 maggio 2024, ore 17.30

Chitarra BERTA ROJAS

In occasione del Paganini Guitar Festival

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Concerto fuori abbonamento.

Biglietti da €30,00 a €148,00; riduzioni under30 e abbonati Società dei Concerti

Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

ORARI DI APERTURA dal martedì al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un’ora precedente lo spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un’ora precedente lo spettacolo. Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi. Il pagamento presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma può essere effettuato con denaro contante in Euro, con assegno circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasi, Diners, Mastercard, American Express. È inoltre possibile utilizzare i voucher di rimborso ricevuti a fronte degli spettacoli annullati per l’emergenza sanitaria. I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili online su teatroregioparma.it. L’acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.

IL GIORNO DELLA MEMORIA PER L’ORCHESTRA RAI E DMITRY MATVIENKO ALL’AUDITORIUM DI TORINO

Dall’Auditorium Rai di Torino, giovedì 25 gennaio in diretta su Radio3 e venerdì 26 gennaio in prima serata su Rai5 

Con le parole di Wislawa Szymborska e le musiche di Messiaen e Šostakovič

Un quartetto scritto nel 1940 nel campo di concentramento di Görlitz e una sinfonia nata nell’estate del 1942 in Unione Sovietica, sulle rovine della più terribile delle guerre, introdotti dalle parole di una poetessa che ha saputo davvero comprendere il male assoluto dello sterminio di massa. È il concerto che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dedica al Giorno della Memoria, in programma all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino giovedì 25 gennaio alle 20.30, con trasmissione in diretta su Radio3. La replica di venerdì 26 gennaio alle ore 20 è invece proposta da Rai Cultura in prima serata su Rai5 alle 21.15, oltre che su RaiPlay.

Sul podio dell’OSN Rai debutta Dmitry Matvienko. Classe 1990, nel 2021 si è aggiudicato il Primo Premio e il Premio del Pubblico alla Malko Competition di Copenaghen, uno dei più prestigiosi concorsi per direttori d’orchestra. Da allora è iniziata per lui una carriera internazionale che lo sta portando a dirigere orchestre e teatri di primo piano.

La serata si apre con i versi della poesia La fine e l’inizio di Wislawa Szymborska, interpretati dall’attrice Marta Cortellazzo Wiel.  Szymboska, Nobel per la letteratura nel 1996, getta uno sguardo profondo su ciò che accade dopo una guerra: la ricostruzione, perché “Dopo ogni guerra c’è chi deve ripulire. In fondo un po’ d’ordine da solo non si fa”. 

Si prosegue con due movimenti dal Quatuor pour la fin du temps che Olivier Messiaen scrisse alla fine del 1940 in campo di concentramento: il terzo, Abimes des oiseaux, e il secondo, Vocalisepour l’Ange qui annonce la fin du Temps. A eseguirli sono chiamate le prime parti dell’Orchestra Rai Roberto Ranfaldi, violino di spalla, Enrico Maria Baroni, clarinetto, Pierpaolo Toso, violoncello, a cui si aggiunge Andrea Rebaudengo, pianoforte. Messiaen fu chiamato alle armi nel 1939, con l’entrata in guerra del suo Paese, la Francia. Catturato dai tedeschi, fu trasferito a Görlitz, in Slesia, al confine con la Polonia, dove passò un anno e dove scrisse il Quatuor, che fu eseguito il 15 gennaio del 1941 davanti ai 5.000 prigionieri del Lager Stalag VIII-A. 

In chiusura Dmitry Matvienko propone la Sinfonia n. 8 in do minore, op. 65 di Dmitrij Šostakovič, composta nell’estate del 1942, quando i tedeschi stavano definitivamente abbandonando l’Unione Sovietica dopo una guerra di logoramento che aveva lasciato sul terreno ghiacciato dell’inverno russo un numero enorme di vittime. Il regime si attendeva dal compositore un’opera celebrativa della vittoria bellica, ma Šostakovič, come il suo popolo, era troppo provato per abbandonarsi a toni trionfalistici. La sinfonia tenta quindi di guardare oltre, di celebrare il coraggio e la resistenza, ma soprattutto lascia trasparire un drammatico senso di catastrofe, che mette in ombra i valori positivi e che non fu particolarmente apprezzata alla prima esecuzione, avvenuta a Mosca il 4 novembre 1943 sotto la direzione di Evgenij Mravinskij, a cui la pagina è dedicata.

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.