XXXVII Edizione di Ravenna Festival, giovedì 21 maggio alle 21, al Pala De André, il concerto inaugurale

Royal Philharmonic Orchestra

Vasily Petrenko direttore

Anne-Sophie Mutter violin

 Nel concerto di apertura della XXXVII edizione di Ravenna Festival, l’impeccabile tecnica e la profondità interpretativa coltivate da Anne-Sophie Mutter nel corso di una straordinaria carriera faranno onore al Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Beethoven, che la violinista ha inciso sedicenne con il suo leggendario mentore Karajan. Il programma del concerto con la Royal Philharmonic Orchestra guidata da Vasily Petrenko si completa con la Sinfonia n. 5 di Mahler (21 maggio, Pala De André).

Riccardo Muti sarà impegnato con la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in due concerti: quello dedicato a Nobilissima visione di Paul Hindemith – seguito dalla conversazione con Massimo Cacciari su San Francesco, Giotto e Dante (7 giugno, Rocca Brancaleone) e quello che si apre nel doppio segno di Verdi per completarsi con De Falla e Ravel (30 giugno, Pala De André). Un florilegio di compositori italiani è invece il percorso di Italiana!, in cui Muti dirige The Philharmonic Brass, l’ensemble composto da ottoni dei Berliner e dei Wiener e musicisti di altre prestigiose orchestre europee (2 luglio, Rocca Brancaleone).

L’Orchestra Cherubini sarà diretta anche da Kent Nagano per la Pastorale di Beethoven e la prima italiana delle Quattro stagioni di Vivaldi rivisitate dalla compositrice uzbeko-tedesca Aziza Sadikova (14 giugno, Pala De André), da Nicola Piovani nel suo Padre Cicogna, racconto sinfonico per quattro voci, voce recitante (quella del pluripremiato Toni Servillo) e orchestra dall’omonimo poemetto di Eduardo De Filippo (27 giugno, Pavaglione di Lugo) e da Daniele di Bonaventura nel concerto preceduto dall’intervento dello psicoanalista e saggista Massimo Recalcati (1 luglio, Rocca Brancaleone).

Diretta da Enrico Onofri, la Münchener Kammerorchester si esibisce invece in due concerti il cui arco simbolico è teso tra classicismo, romanticismo e musica contemporanea. Il primo dei concerti, dedicato agli under 35, sarà seguito da un DJ set in Sala Corelli (30 maggio, Teatro Alighieri), mentre il secondo vedrà esibirsi anche Arsenii Moon al pianoforte per Chopin (31 maggio, Rocca Brancaleone).

La Fenice celebra il Venerdì Santo con un concerto di musiche sacre di Vivaldi, Lotti e Pergolesi

Dirige Michael Hofstetter al debutto  alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice con le voci soliste di Giulia Bolcato e Teresa Iervolino

Nella sera del Venerdì Santo, il Teatro La Fenice celebrerà la festività pasquale attraverso le emozioni della musica, con un concerto composto da pagine suggestive tratte dal repertorio sacro – firmate da Vivaldi, Lotti e Pergolesi – affidato a interpreti di grande prestigio. Ne saranno protagonisti il direttore d’orchestra Michael Hofstetter, al debutto alla testa dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, e due soliste d’eccezione, il soprano Giulia Bolcato e il contralto Teresa Iervolino.

Nei due concerti in programma al Teatro La Fenice venerdì 3 aprile 2026 ore 20.00 (turno S) e sabato 4 aprile ore 17.00 (fuori abbonamento), nell’ambito della Stagione Sinfonica 2025-2026, il maestro bavarese dirigerà la Sinfonia Al Santo Sepolcro in si minore rv 169 di Antonio Vivaldi, il Credo in fa maggiore di Antonio Lotti e lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi. Maestro del Coro Alfonso Caiani. Al continuo, Alberto Busettini al cembalo; Silvio Celeghin all’organo e Francesco Tomasi alla tiorba.

          La tradizione veneziana riserva alla celebrazione della Settimana Santa un’attenzione in linea con quello che è il momento forse più importante dell’anno liturgico: di norma, con la messa In coena Domini della sera del Giovedì Santo, cessava ogni attività musicale, che veniva ripresa solo con la celebrazione della messa pasquale, quando la resurrezione di Cristo ‘liberava’ anche la voce degli strumenti musicali. In epoca antica le composizioni pensate per queste festività godevano di una diffusione e di un’importanza molto significativa, sia in termini di produzione strettamente liturgica sia per i riflessi in ambito addirittura oratoriale. La presenza di due composizioni musicali (una sonata e una sinfonia) realizzate da Antonio Vivaldi (1678-1741) e che portano nel titolo proprio la definizione Santo Sepolcro, è certamente legata a questa tradizione, anche se non è facile capire con certezza l’occasione particolare per la quale vennero scritte, verosimilmente a breve distanza l’una dall’altra, probabilmente sul finire degli anni Venti e in seguito al viaggio che Antonio e il padre, Giovanni Battista, avevano percorso proprio a Vienna e in Boemia, familiarizzando con l’importante tradizione dei ‘sepolcri’. Lo spirito della composizione sembra mirato ad accrescere la carica espressiva d’una profonda meditazione della Passione di Cristo. Gli studiosi vivaldiani, con il decano Michael Talbot in testa, si sono inoltre affannati a cercare una destinazione e una occasione particolare per la realizzazione di queste due composizioni. Assai convincente suona l’ipotesi avanzata da Cesare Fertonani circa un possibile incarico attribuito al celebre maestro della Pietà da parte della Chiesa e del Monastero del Santo Sepolcro, che allora sorgeva dirimpetto alla chiesa della Pietà nell’area ricoperta oggi – a partire dalla soppressione in epoca napoleonica – dall’edificio della caserma Aristide Cornoldi. Si tratta di un’ipotesi molto convincente sia per la sua semplicità sia per i riti che nella Settimana Santa venivano organizzati in questa chiesa proprio davanti a una statua miracolosa del Cristo morto là custodita.

          Antonio Lotti (1667-1740) è uno di quei compositori di grande levatura che per motivi diversi non gode oggi della fama che avrebbe certamente meritato: fu infatti rappresentante di spicco della scuola veneziana, sposò il soprano Santa Stella, cosa che facilitò la sua conoscenza e la pratica con l’arte del canto ed ebbe una notevole fama come insegnante: fu infatti uno dei più insigni didatti veneziani. La sua prima esperienza con la Cappella Ducale risale al 1687, ‘regnante’ Giovanni Legrenzi, nella veste di cantore aggiunto. Si stabilizza due anni più tardi, quando viene assunto come contraltista; diventa aiuto-organista nel 1690 per salire ufficialmente allo scranno del secondo organo, due anni più tardi, e del primo nel 1704. La sua consacrazione a maestro di cappella avviene nel 1736. Buona parte della sua produzione sacra è funzionale alla celebrazione liturgica, come avviene per il Credo in fa maggiore: la tradizione marciana alla quale il brano risale, chiede al primo organista la composizione del Kyrie e al maestro di cappella la realizzazione del Gloria e del Credo, mentre le altre due parti della messa (il Sanctus e l’Agnus Dei) vengono sostituite da toccate e da mottetti. L’ultima frase della preghiera liturgica «Et vitam venturi saeculi», e l’Amen finale, concludono il brano.

          Lo Stabat Mater, sequenza per soprano, contralto, archi e continuo p 77, è l’ultima composizione di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), terminata poco prima di morire a soli ventisei anni. Fu commissionata nel 1736 dalla Confraternita napoletana dei Cavalieri di San Luigi di Palazzo, che richiese al giovane marchigiano un brano che sostituisse l’analoga composizione di Alessandro Scarlatti da eseguirsi durante la liturgia della Settimana Santa. Il capolavoro di Pergolesi spicca infatti per la modernità del linguaggio e del contenuto espressivo: non a caso ebbe un successo straordinario e fu considerato per tutto il Settecento l’ideale stilistico della musica sacra.

In occasione dell’evento diretto da Michael Hofstetter, si rinnoverà il consueto appuntamento con le conferenze di approfondimento della Stagione Sinfonica: il concerto di venerdì 3 aprile 2026 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Mauro Masiero, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale della serata nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00, ridotto abbonati da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Michael Hofstetter

Direttore d’orchestra invitato da oltre trent’anni a esibirsi in molti celebri teatri d’opera e festival, tra cui la Bayerische Staatsoper, le Staatsoper di Amburgo e Stoccarda, il Theater Basel, la Royal Opera di Copenaghen, la Welsh National Opera, l’English National Opera, la Houston Grand Opera, il National Theatre di Praga, i Festival Internazionali Händel di Halle e Karlsruhe, il Salzburg Festival, l’Orchestre National d’Île de France.La sua carriera è decollata nei teatri di Passau e Wiesbaden; è stato inoltre professore di direzione d’orchestra e musica antica all’Università di Magonza. E’ stato direttore musicale e principale al Theater Giessen. Ha portato il Festival del Castello di Ludwigsburg alla ribalta internazionale e ha lasciato il segno con la Geneva Chamber Orchestra, la Stuttgart Chamber Orchestra. È stato cofondatore della Styriarte Festival Orchestra Graz. Dal gennaio 2020 è direttore artistico dell’International Gluck Festival di Norimberga.

Il paradisiaco Stabat Mater di Haydn per il Concerto di Pasqua, il 3-4 aprile, per la prima volta al Teatro Carmen Melis per la Stagione concertistica 2026

Venerdì 3 aprile alle 20 e sabato 4 aprile alle 19 è in programma il sesto appuntamento della Stagione concertistica 2026 del Teatro Lirico di Cagliari che prevede il tradizionale Concerto di Pasqua che, per la prima volta, si tiene al Teatro Carmen Melis, in due serate fuori abbonamento.

Quest’anno il Concerto di Pasqua è dedicato allo Stabat Mater di Franz Joseph Haydn nell’interpretazione di Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari guidati da Alessandro Cadario, uno dei più interessanti direttori e compositori italiani della sua generazione che ha già diretto l’Orchestra nel decentramento estivo del 2011. Voci soliste della magnifica pagina musicale composta da Haydn nel 1767 sono: Francesca Aspromonte (soprano), Margherita Maria Sala (contralto), Alasdair Kent (tenore), Roberto Lorenzi (basso). Il maestro del coro è Giulio Magnanini.

Con lo Stabat Mater in sol minore per soli, coro e orchestra Hob. XX bis Franz Joseph Haydn (Rohrau, 1732 – Vienna, 1809) scrive la sua prima grande composizione sacra dopo l’inizio del suo servizio alla corte del Principe Esterházy a Eisenstadt. Composta nel 1767, l’opera rappresenta una delle pagine più significative del repertorio sacro settecentesco che influenza profondamente. La sua rapida diffusione contribuisce a consolidare la fama di Haydn come il principale compositore vocale della sua epoca. Haydn dedicò grande attenzione all’intensità e all’espressività delle immagini di fede di questo brano. Gli affetti musicali sono riusciti e il sentimento di compassione che trasmette è irresistibile. La precisione ritmica richiesta dallo Stabat Mater di Haydn presenta grandi sfide per ogni coro, ma regala al pubblico un’esperienza sonora paradisiaca. Lo Stabat Mater si sviluppa in quattordici brani musicali (simbolicamente in numero uguale alle stazioni della Via Crucis) che ripercorrono il dolore della Vergine Maria ai piedi della croce, alternando momenti solistici, duetti, concertati e grandi interventi corali.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 1 ora e 10 minuti circa e non prevede l’intervallo.

Da martedì 16 dicembre 2025 si possono acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione concertistica; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti interi.

Prezzi biglietti: € 25 (intero), € 15 (ridotto abbonati/under 30).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Francesca Aspromonte – Soprano

Riconosciuta come una delle più raffinate interpreti del repertorio barocco e classico, si è diplomata con lode al Mozarteum di Salisburgo sotto la guida di Boris Bakow e ha proseguito la sua formazione con Renata Scotto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Francesca Aspromonte si è esibita in teatri e sale da concerto di prestigio internazionale, tra cui: Teatro alla Scala, Carnegie Hall, Théâtre des Champs-Élysées, Grande Sala del Conservatorio di Mosca, Zaryadye Hall, Opéra Royal de Versailles, Royal Albert Hall, Barbican Centre, Wigmore Hall, Wiener Musikverein, Theater an der Wien, Wiener Konzerthaus, Fundação Gulbenkian di Lisbona, Teatro Real di Madrid, Teatro La Fenice di Venezia, Grand Théâtre de Provence, Philharmonie Essen. Ha collaborato con direttori di fama mondiale quali: Zubin Mehta, John Eliot Gardiner, Ivor Bolton, Christophe Rousset, Gustavo Gimeno, Manfred Honeck, Diego Fasolis, Ottavio Dantone, Giovanni Antonini, Maxim Emelyanichev, Enrico Onofri, Leonardo García Alarcón, Raphaël Pichon, Andrea Marcon, Gianluca Capuano, Stefano Montanari. Tra i suoi impegni più significativi si ricordano: la protagonista in Erismena di Cavalli al Festival d’Aix-en-Provence; la protagonista in Semele di Hasse agli Innsbrucker Festwochen; Almirena in Rinaldo di Händel con l’Accademia Bizantina; Euridice in Orfeo di Luigi Rossi con Pygmalion; la protagonista in Dafne di Caldara alla Fenice di Venezia; Deidamia in Achille in Sciro di Corselli al Real di Madrid sotto la direzione di Ivor Bolton; Angelica in Orlando furioso di Vivaldi ancora alla Fenice; La Musica e la Messaggiera in Orfeo di Monteverdi ai BBC Proms 2015; la protagonista in La Maddalena ai piedi di Cristo di Caldara a Praga con Collegium 1704; un recital nella Grande Sala del Conservatorio di Mosca; la protagonista in L’incoronazione di Poppea di Monteverdi al Festival Internazionale d’Opera Barocca di Beaune; la protagonista in Aci e Galatea di Händel a Mosca; Marzelline in Fidelio di Beethoven al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Zubin Mehta; Carlo Celmino in Li zite ’ngalera di Vinci al Teatro alla Scala; soprano solista nel “Bach 300, Gala di Deutsche Grammophon” a Lipsia, oltre a numerosi recital dedicati al repertorio sacro, operistico e cameristico. Tra i progetti recenti e futuri figurano: “London Diva”, recital dedicato alla figura di Francesca Cuzzoni con Gianluca Capuano al Badisches Staatstheater di Karlsruhe; Belinda in Dido and Aeneas al Grand Théâtre de Genève con Emmanuelle Haïm; Passione secondo Matteo di Bach a Lipsia con la Gewandhausorchester; Waldvogel nella nuova produzione di Siegfried al Teatro alla Scala, diretta da Simone Young e Alexander Soddy; Pulcinella di Stravinskij alla Fenice sotto la direzione di Ivor Bolton; il debutto nel ruolo di Servilia per l’inaugurazione di stagione del Teatro La Fenice con La clemenza di Tito, diretta da Ivor Bolton; il debutto nel ruolo della protagonista in La buona figliuola al Petruzzelli di Bari sotto la direzione di Stefano Montanari; i ruoli di La Musica ed Euridice in Orfeo di Monteverdi al Festival di Glyndebourne. Ha inciso per Deutsche Grammophon, Sony DHM, Alpha Classics, Christophorus, Harmonia Mundi, Ricercare e HDB Sonus. Nel 2018 Pentatone ha pubblicato il suo album di debutto “Prologue” (una selezione di prologhi operistici del XVII secolo, da Monteverdi a Scarlatti), registrato con Il Pomo d’Oro ed Enrico Onofri, che ha ottenuto ampi consensi dalla critica internazionale. Il suo secondo album per Pentatone, “Maria & Maddalena” (annoverato tra le migliori incisioni del 2022 secondo “Gramophone”), ritrae le figure delle due Marie attraverso oratori del primo Settecento di Bononcini, Scarlatti, Händel, Lulier e altri, insieme al violinista Boris Begelman e a I Barocchisti diretti da Diego Fasolis. Il suo più recente album di recital, “Un’alma innamorata” (selezionato tra i Discos Excepcionales di “Scherzo”, 5 stelle su “Rivista Musica”, cd del mese su “Classic Voice”), inciso con Arsenale Sonoro sotto la direzione di Boris Begelman, presenta tre cantate italiane “caro sassoni” e una registrazione in prima mondiale di un’aria d’opera. Dal 2019 Francesca Aspromonte insegna prassi esecutiva e interpretazione del repertorio barocco al Royal Conservatoire of The Hague.

Alessandro Cadario – Direttore

Direttore d’orchestra eclettico nel repertorio e attento alla prassi esecutiva dei diversi stili, ha diretto nelle stagioni dei principali teatri lirici e festival italiani ed internazionali, salendo sul podio di importanti orchestre tra cui: Orchestra del Teatro Mariinskij, Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo, Russian National Orchestra, Orchestra della Svizzera italiana OSI, Zagreb Philharmonic Orchestra, Tatarstan National Symphony Orchestra, Kraków Philharmonic Orchestra, Filarmonica Toscanini, orchestre dell’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, del Teatro dell’Opera di Roma, del Teatro Regio di Torino, del Teatro La Fenice di Venezia, del Teatro Comunale di Bologna, del Teatro Carlo Felice di Genova, del Teatro Massimo di Palermo, del Teatro Petruzzelli di Bari, della Fondazione Arena di Verona. Ha ricoperto il ruolo di Direttore ospite principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano dal 2016 al 2024. Nel 2015 viene invitato al Maggio Musicale Fiorentino e al Teatro Petruzzelli, occasione in cui vengono apprezzate le sue qualità di interprete rossiniano: “Stabat Mater: con Cadario è un gran Rossini” titola “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Il 2015 è anche l’anno del suo debutto al Teatro alla Scala di Milano alla guida della Sinfónica Juvenil de Caracas a cui segue, nel 2016, il debutto in Cina con la City Chamber Orchestra di Hong Kong per la Grande Messa in do minore K.427 di Mozart. Nel 2017 è stato scelto per dirigere il Concerto di Natale dall’Aula del Senato della Repubblica Italiana, in diretta RAI, e la stagione successiva ha debuttato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e al Teatro Regio di Torino con i Quattro pezzi sacri di Verdi, affermandosi come sensibile concertatore del repertorio sinfonico-corale. Nel 2019 ha diretto per la prima volta La Cenerentola di Rossini e Lo schiaccianoci di Čajkovskij al Teatro Massimo di Palermo. Ha inoltre diretto, nella stagione della Fondazione Arena di Verona, la Missa pro defunctis di Cimarosa. La Stagione 2020-2021 ha segnato il debutto al Rossini Opera Festival di Pesaro con Il viaggio a Reims, il ritorno al Teatro Carlo Felice con L’elisir d’amore di Donizetti e una nuova produzione di Trouble in Tahiti di Bernstein in dittico con La serva padrona di Pergolesi. Nella Stagione 2021-2022 viene invitato alla Royal Opera House di Muscat e al Festival della Valle d’Itria, dirigendo la prima assoluta di Opera Italiana di Campogrande; è tornato inoltre al Regio di Torino e al Massimo di Palermo per la prima assoluta dell’opera L’eredità dei giusti di Marco Tutino e per il Requiem per le vittime della mafia e ha diretto Don Giovanni di Mozart nel circuito lirico toscano. Nel 2022-23 è tornato al Filarmonico di Verona alla guida dell’Orchestra della Fondazione per un programma Bach/Stravinskij e ha debuttato all’Opera di Roma per il Festival alle Terme di Caracalla con Cinderella di Prokof’ev. Nel 2024 ha diretto la prima assoluta dell’opera Jeanne Dark di Fabio Vacchi all’86° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, riscuotendo grandi apprezzamenti dalla critica e ha debuttato, con The Messiah di Händel, sul podio della Krakow Philarmonic Orchestra. Ha diretto inoltre in teatri e festival quali: Rossini Opera Festival di Pesaro, Festival MiTo, Petruzzelli di Bari, Massimo di Palermo, Royal Opera House di Muscat, Massimo Bellini di Catania, Opéra Royal de Wallonie di Liegi (Giselle), Opera di Roma (Il Pipistrello). Ha inoltre debuttato con la Filarmonica di Zagabria e con l’Orchestra dell’Accademia della Scala. Nella stagione in corso ha debuttato con l’Orchestra della Svizzera Italiana, ha diretto una nuova produzione di Don Giovanni di Mozart al Festival delle Terma di Caracalla, La Traviata al Teatro Coccia di Novara, Le Villi di Puccini alla Fondazione Arena di Verona riscuotendo un grande successo da parte della critica. Tra i prossimi appuntamenti è previsto il debutto all’Opéra de Marseille con Il Barbiere di Siviglia, nella stagione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana e nel circuito dei teatri dell’Emilia Romagna con una nuova produzione di L’Italiana in Algeri di Rossini. Oltre al repertorio classico rivolge la sua attenzione alla musica contemporanea che interpreta con particolare dedizione, vista la sua duplice natura di direttore e compositore. Le sue composizioni sono state presentate, in prima assoluta, al Lincoln Center di New York, al Teatro dell’Opera di Darmstadt, al Teatro Dal Verme di Milano e al National Concert Hall di Taipei. Ha diretto numerose prime assolute di autori come Antonioni, Arcà, Bettinelli, Campogrande, D’Amico, Fedele, Galante, Tutino, Vacchi. Alessandro Cadario si diploma in direzione d’orchestra con il massimo dei voti al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, perfezionandosi con due diplomi di merito all’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Ha inoltre conseguito il diploma di violino, in direzione di coro e in composizione. È appassionato di astrofisica e fisica quantistica.

Coro del Teatro Lirico di Cagliari

Protagonista di un’importante attività che, a partire dal dopoguerra, lo ha portato ad eseguire oltre cento titoli di lirica, si qualifica anche per la capacità di affrontare il repertorio sinfonico. Ha avuto tra i suoi direttori Bonaventura Somma, Roberto Benaglio, Giorgio Kirschner e, in anni recenti, è stato diretto dal 1997 al gennaio 2005 da Paolo Vero, dal giugno 2005 al dicembre 2007 da Andrea Faidutti, dal gennaio 2008 al dicembre 2011 da Fulvio Fogliazza, dal gennaio 2012 al novembre 2014 da Marco Faelli, dal dicembre 2014 al luglio 2017 da Gaetano Mastroiaco, dal settembre 2017 al settembre 2020 da Donato Sivo e dal settembre 2020 da Giovanni Andreoli. La disponibilità e la capacità di interpretare lavori di epoche e stili diversi in lingua originale sono caratteristiche che lo hanno reso tra le compagini più duttili ed apprezzate da direttori d’orchestra e registi. Il complesso ha avuto particolare cura per le opere di compositori del Novecento, tra cui Le Roi David di Honegger, Stabat Mater di Poulenc, Assassinio nella cattedrale di Pizzetti, Sinfonia di Salmi di Stravinskij, Coro di morti di Petrassi, La visita meravigliosa di Rota, Stabat Mater di Szymanowski. Tra le interpretazioni delle ultime stagioni hanno particolare rilievo il Te Deum di Berlioz con la direzione di Gabor Ötvös, la Seconda Sinfonia di Mahler con Alun Francis, il Requiem e la Messa dell’Incoronazione di Mozart con Ton Koopman, il Requiem di Cherubini diretto da Frans Brüggen, il Requiem tedesco di Brahms e La Creazione di Haydn con Gérard Korsten, la Passione secondo Giovanni e la Passione secondo Matteo di Bach con Peter Schreier, le opere Sebastian, tratta da Le martyre de Saint-Sébastien di Debussy (prima produzione italiana), con la direzione di Georges Prêtre, Čerevički di Čajkovskij diretta da Gennadi Rozhdestvensky. Negli anni scorsi ha collaborato con registi quali Dario Fo, Beni Montresor, Stefano Vizioli, Lorenzo Mariani, Filippo Crivelli, Luca Ronconi, Hennings Brockhaus, Alberto Fassini, Denis Krief, José Carlos Plaza, Stephen Medcalf, Pier Luigi Pizzi, Graham Vick. Sotto la guida di Lorin Maazel ha eseguito con successo la Nona Sinfonia di Beethoven nel 1999, e l’anno successivo in un’apprezzata versione multimediale. Nel 2002 il Coro, insieme all’Orchestra del Teatro Lirico, ha rappresentato l’Italia nell’ambito della rassegna Italienische Nacht, organizzata dalla Bayerischer Rundfunk al Gasteig di Monaco di Baviera e trasmessa in diretta dalla radio bavarese. Particolarmente apprezzate sono state, inoltre, le esecuzioni della Liturgia di San Giovanni Crisostomo di Čajkovskij e il Vespro in memoria di S. Smolenskij di Rachmaninov. Nel giugno 2003 ha eseguito, con la New York Philharmonic diretta da Lorin Maazel, brani da Porgy and Bess di Gershwin. Per la casa discografica Dynamic ha inciso Die Feen di Wagner, Dalibor di Smetana, (premiate, rispettivamente, da “Musica e Dischi” quale miglior disco operistico italiano del 1997, e da “Opéra International” col “Timbre de Platine” – gennaio 2001), Čerevički di Čajkovskij, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Goyescas di Granados e La vida breve di De Falla, la Passione secondo Giovanni di Bach, Euryanthe di Weber, Opričnik di Čajkovskij, Alfonso und Estrella di Schubert, Hans Heiling di Marschner, Chérubin di Massenet, Die Vögel di Braunfels, Lucia di Lammermoor di Donizetti. È in preparazione l’edizione discografica di A Village Romeo and Juliet di Delius. Per la Rai ha registrato, nel 1998, La Bohème (con Andrea Bocelli nel ruolo di Rodolfo), trasmessa in tutto il mondo, e, nel 2003, Don Pasquale (edito in dvd da Rai Trade).

Alasdair Kent – Tenore

Australiano, è noto per “timbro tenorile uniforme, tecnica raffinata e intensa espressività” (Opera News), per una voce “di grande chiarezza e di splendida proiezione” (Opera Online) e per unire “un aspetto di notevole bellezza a un suono delizioso” (San Francisco Classical Voice). Interprete di fama internazionale di Rossini e Mozart, il suo repertorio per tenore acuto comprende anche la musica romantica di Bellini, Donizetti e Bizet, nonché la musica barocca e del primo periodo classico di Rameau e Gluck. Tra i suoi impegni recenti figurano esibizioni in teatri e festival quali: Wiener Staatsoper, Real di Madrid, Scala di Milano, Bayerische Staatsoper, Opernhaus Zürich, Rossini Opera Festival, Festival d’Aix-en-Provence. La Stagione 2025-2026 di Alasdair Kent include il suo debutto all’Opéra National de Paris nel ruolo di Hyllo in Ercole amante di Antonia Bembo, in una nuova produzione firmata da Netia Jones e diretta da Leonardo Garcia Alarcon, e il suo debutto alla Staatsoper Unter den Linden nel ruolo di Conte d’Almaviva nella storica produzione di Il Barbiere di Siviglia di Ruth Berghaus. Ritorna al Teatro Regio di Torino nel ruolo di Belmonte in Il ratto dal serraglio, diretto da Gianluca Capuano, all’Opera Philadelphia nel ruolo di Libenskof in Il viaggio a Reims, nella produzione di Damiano Michieletto, diretta da Corrado Rovaris, e alla Den Norske Opera & Ballett nel ruolo di Conte d’Almaviva in Il Barbiere di Siviglia. In ambito concertistico, è in tournée con Christophe Rousset e Les Talens Lyriques, interpretando Aceste in Ascanio in Alba di Mozart con il Théâtre des Champs-Elysées, il Theater an der Wien e debuttando al Teatro dell’Opera di Losanna. Si esibisce anche alla Cadogan Hall con il Monteverdi Choir e le sue orchestre in un programma concertistico dedicato a Rossini, diretto da Jakob Lehmann, nel ruolo di Oreste in estratti da Ermione e come tenore solista nello Stabat Mater. Il repertorio rossiniano di Alasdair Kent comprende numerose rappresentazioni di: Il Conte d’Almaviva (Il Barbiere di Siviglia) Wiener Staatsoper, Bayerische Staatsoper, The Dallas Opera, Opéra de Montréal; Don Ramiro (La Cenerentola) Bayerische Staatsoper, Deutsche Oper am Rhein; Lindoro (L’Italiana in Algeri) Concertgebouw Amsterdam, Opéra National de Montpellier, Opera di Stato ungherese; Don Narciso (Il Turco in Italia) Opernhaus Zürich, Opéra National de Lyon; Belfiore (Il viaggio a Reims) Rossini Opera Festival; Idreno (Semiramide) Opéra de Rouen, Théâtre des Champs-Elysées; Argirio (Tancredi) Teatro Petruzzelli di Bari; Norfolc (Elisabetta, regina d’Inghilterra) Teatro Massimo di Palermo. Il suo repertorio mozartiano comprende: Ferrando (Così fan tutte) Théâtre des Champs-Elysées, Elbphilharmonie Hamburg; Belmonte (Die Entführung aus dem Serail) Bayerische Staatsoper; Tamino (Die Zauberflöte) Opera israeliana, Royal Opera House di Muscat; Don Ottavio (Don Giovanni) Opéra de Tolone; Marzio (Mitridate, re di Ponto) Teatro alla Scala, Théâtre des Champs-Elysées. Altri ruoli includono Arturo (I Puritani) all’Ópera de Oviedo; Ernesto (Don Pasquale) al Teatro Petruzzelli di Bari; Achille (Iphigénie en Aulide) al Festival d’Aix-en-Provence; Pylade (Iphigénie en Tauride) al Teatro de la Maestranza; il protagonista in Orlando Paladino di Haydn al Real di Madrid e al Liceu di Barcellona; Pepé (Deux hommes et une femme) alla Konzerthaus Berlin; Timur (Cublai, gran kan de’ Tartari) al Theater an der Wien; Thespis (Platée) all’Opernhaus Zürich; Paolino (Il matrimonio segreto) al Festival della Valle d’Itria e al Teatro Regio di Torino; Frederic (I pirati di Penzance) alla West Australian Opera. In ambito concertistico si è esibito in: Carmina Burana con l’Opera di Philadelphia, Messa di Gloria di Rossini con l’Orchestre de Pau Pays de Béarn, Pulcinella di Stravinskij con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e in concerti di gala alla Carnegie Hall per le fondazioni Licia Albanese-Puccini e Gerda Lissner. Tra le sue registrazioni figurano la “Canzone del Liuto” in Suite Sinfonica da Gloriana di Britten con Ivor Bolton e la Sinfonieorchester Basel e L’Italiana in Algeri registrata dal vivo al Concertgebouw di Amsterdam. Alasdair Kent si è diplomato all’Academy of Vocal Arts di Philadelphia, è un ex allievo dell’Emerging Artist Program dell’Opera di Philadelphia, del Filene Young Artist Program della Wolf Trap Opera, del Merola Opera Program della San Francisco Opera e della Lisa Gasteen National Opera School. Il tenore ha vinto il Primo Premio al Joan Sutherland and Richard Bonynge Foundation Bel Canto Award, al Gerda Lissner Foundation International Vocal Competition, al Loren L. Zachary Society National Vocal Competition, al Mildred Miller International Voice Competition, al Violetta DuPont Vocal Competition, nonché il Primo Premio e il Premio del Pubblico al Giargiari Bel Canto Competition dell’Academy of Vocal Arts. Gli è stato inoltre conferito il Marten Bequest dall’Australia Council, uno dei più importanti riconoscimenti artistici australiani. Vive a Basilea, in Svizzera.

Roberto Lorenzi – Basso

Diplomato all’Istituto pareggiato “Luigi Boccherini” di Lucca, ha vinto il Primo Premio nella 62° edizione del Concorso As.Li.Co. per il ruolo di Don Basilio in Il Barbiere di Siviglia in tournèe in Lombardia. È inoltre vincitore dei concorsi “Tito Ruffo” e “Riccardo Zandonai”. Nel 2017 è stato finalista del prestigioso Concorso “Cardiff Singer of the World”. Nell’estate 2013 ha preso parte allo Young Singers Project al Festival di Salisburgo e, successivamente, è entrato a far parte dell’ensemble dell’Opernhaus di Zurigo, dopo essersi diplomato all’Opera Studio del Teatro nel 2015. I ruoli debuttati a Zurigo comprendono: Lorenzo in I Capuleti e i Montecchi (diretto da Fabio Luisi, dvd registrato per Accentus), Priore in La Straniera; Alidoro in La Cenerentola; La Vengeance in Médée (diretto da William Christie); Don Prudenzio in una nuova produzione di Il viaggio a Reims; Montano in Otello; Caronte in Orlando Paladino; Geronimo in Il matrimonio segreto (diretto da Riccardo Minasi); Le Gouvernuer in Le Comte Ory; Zuniga in Carmen; Publio in La clemenza di Tito (diretto da Ottavio Dantone). Roberto Lorenzi ha debuttato alla Scala di Milano a 22 anni nell’acclamato allestimento di Franco Zeffirelli di La Bohème (Doganiere) diretto da Daniele Rustioni. Ha inoltre interpretato Angelotti in Tosca; Conte Almaviva in Le nozze di Figaro ed il protagonista in Don Giovanni a Lucca; Alidoro in La Cenerentola a Piacenza, Pisa, Chieti e all’Opera di Lille; Ferrando in Il Trovatore per As.Li.Co.; Daland in Der Fliegende Hollaender nel progetto “Opera Domani” al Teatro Olimpico di Roma, al Teatro Comunale di Bologna e al Teatro Regio di Torino; Gualtiero in I Puritani al Massimo di Palermo; e Leporello in Don Giovanni a Tel Aviv. Ha debuttato al Concertgebouw di Amstedam nel ruolo del Priore in La Straniera e come Colline in La Bohème nel Circuito marchigiano. Ha inoltre cantato nelle produzioni di: Il viaggio a Reims al Musikverein di Vienna; Carmen a Caracalla; Don Giovanni (Masetto) al Comunale di Bologna e per l’inaugurazione della stagione al Teatro dell’Opera di Roma diretto da Daniele Gatti; La Cenerentola (Alidoro) a Martigny e al Grange Festival di Londra; Il Trovatore (Ferrando) in tournée in Italia; Le nozze di Figaro (Figaro) al Grange Festival di Londra, alla Norske Opera di Oslo e al Teatro Comunale di Bologna; Così fan tutte a Nizza, Antibes e Pistoia; L’Ange de Nisida, Medea in Corinto, Lucia di Lammermoor, Raffa in the sky a Bergamo; A Midsummer Night’s Dream di Britten a Londra (Grange); Alceste, I Puritani e Il Tabarro all’Opera di Roma; Il ritorno di Ulisse in patria al Festival Monteverdi di Cremona diretto da Ottavio Dantone; La Bohème di Leoncavallo (Colline) in versione da concerto a Catania e Minorca; Pelléas et Mélisande a Modena e Piacenza; I Capuleti e i Montecchi a Liegi e Hannover; Loreley ad Amsterdam; La Bohème di Puccini (Shaunard) a Parma e Reggio Emilia. Sul versante concertistico ha interpretato Messa da Requiem di Verdi al Teatro Verdi in Pisa; Requiem di Mozart a Lucca e all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma; The Messiah di Händel a Madrid, Danzica e Siviglia (diretto da Fabio Biondi con Europa Galante); Stabat Mater di Rossini con la Sinfonica di Milano; Petite Messe solennelle a Pesaro, Parigi e Perm; Nona Sinfonia di Beethoven con I Pomeriggi Musicali diretti da Nathalie Stutzmann e in tournée a Pistoia, Perugia, Rimini e Amburgo con l’Orchestra Leonore; La Creazione di Haydn all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma diretto da John Eliot Gardiner; una serie di concerti a Pesaro; Manfred all’Opera di Roma; Gli arabi nelle Gallie di Pacini e la cantata di Rossini Il vero omaggio a Cracovia e Wildbad; Requiem di Faurè a Padova e Rovigo; Stabat Mater di Dvořák (versione per pianoforte) al Carlo Felice di Genova e La Passione di Gesù Cristo di Salieri al Filarmonico di Verona e a Legnano. Tra gli impegni della Stagione 2025-2026 si segnalano: L’occasione fa il ladro (Don Parmenione) alla Wiener Kammeroper; I Puritani (Sir Giorgio) a Como, Pavia e Cremona; L’Olimpiade di Vivaldi a Verona; L’elisir d’amore (Dulcamara) a Pisa; Le nozze di Figaro a Pescia; il dittico La Favola di Orfeo-Pulcinella al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca.

Giulio Magnanini – Maestro del coro

Dopo aver completato gli studi nei conservatori di Genova e Torino, inizia a lavorare come Maestro collaboratore e Maestro del coro in realtà musicali imperiesi per approdare al Teatro dell’Opéra di Nizza nel 1994 come assistente di Dante Ghersi e, successivamente, di Jean Laforge. Nel 1996 l’allora sovrintendente del teatro Giancarlo Del Monaco lo nomina Maestro del coro. Da allora ha assicurato la preparazione della compagine nizzarda su oltre 100 titoli operistici e ancor più numerosi titoli sinfonici e cameristici, spaziando dal repertorio rinascimentale alle creazioni di musica contemporanea. Le testimonianze dei numerosi direttori musicali, dei registi e le critiche lusinghiere sono l’indicazione della qualità del lavoro svolto in questi anni. Frequentemente invitato nelle giurie di importanti teatri come l’Opéra di Parigi, ha inoltre condotto il coro dell’Opéra di Nizza sui più prestigiosi palcoscenici francesi (Chorégies d’Orange, Salle Pleyel, Théâtre des Champs Elysées), raccogliendo unanimi consensi per le prestazioni del gruppo da lui preparato. Negli ultimi anni il Coro dell’Opera di Nizza ha intrapreso un cammino di crescita che lo ha portato alla realizzazione di numerosi programmi a cappella (tra cui l’integrale dell’opera di Poulenc per questo organico) e l’organizzazione di diverse tournée (Tunisia, Russia, Cina). Dal 2017 al 2019 ha partecipato, come docente, ad un programma di formazione per maestri del coro in diverse città della Cina. Recentemente è stato Maestro del coro per la produzione Bastarda a La Monnaie di Bruxelles. Frequentemente chiamato a dirigere concerti per coro e orchestra, ha potuto affrontare repertori più conosciuti, come i 4 Pezzi Sacri di Verdi o Carmina Burana di Orff, e opere di più rara esecuzione come Canto General di Theodorakis o il Te Deum di Penderecky.

Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari

È stata fondata nel 1933 e ha consolidato, negli anni, un fecondo rapporto con i maggiori direttori italiani, tra cui Tullio Serafin, Vittorio Gui, Antonino Votto, Guido Cantelli, Franco Ferrara, Franco Capuana, Willy Ferrero, e con compositori quali Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Ermanno Wolf Ferrari, Riccardo Zandonai, Alfredo Casella. Risalgono agli anni ‘50-’60 le apparizioni sul podio di Lorin Maazel, Lovro von Matacic, Claudio Abbado, Sergiu Celibidache, Riccardo Muti, e le collaborazioni con Gioconda De Vito, Leonid Kogan, Henryk Szering, Andrés Navarra, Dino Ciani, Maria Tipo, Nikita Magaloff, Wilhem Kempff, Martha Argerich. In questi ultimi anni l’Orchestra ha collaborato, tra gli altri, con direttori come Lorin Maazel, Georges Prêtre, Emmanuel Krivine, Mstislav Rostropovich, Ton Koopman, Iván Fischer, Frans Brüggen, Carlo Maria Giulini, Gennadi Rozhdestvensky, Rafael Frühbeck de Burgos, Neville Marriner, Christopher Hogwood, Hartmut Haenchen e con solisti come Martha Argerich, Aldo Ciccolini, Kim Kashkashian, Viktoria Mullova, Misha Maisky, Truls Mørk, Sabine Meyer, Yuri Bashmet, Salvatore Accardo. Dal 1999 al 2005 Gérard Korsten ha ricoperto il ruolo di direttore musicale e ha, fra l’altro, diretto in prima esecuzione nazionale, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Euryanthe di Weber e A Village Romeo and Juliet di Delius, mentre nella stagione 2007-2008 George Pehlivanian è stato direttore ospite principale. Negli ultimi anni l’Orchestra ha collaborato regolarmente con Lorin Maazel, compiendo nel 1999 una tournée in Europa ed eseguendo con successo una serie di concerti. Nel 2002 ha rappresentato l’Italia nella rassegna “Italienische Nacht”, organizzata dalla Bayerischer Rundfunk al Gasteig di Monaco di Baviera e trasmessa in diretta dalla radio bavarese. Nel 2005 ha suonato in un concerto in onore del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2010 ha partecipato al 98° Festival di Wiesbaden con Lucia di Lammermoor per la direzione di Stefano Ranzani e la regia di Denis Krief, riscuotendo un grande successo. Recentemente, nell’ambito di un progetto di internazionalizzazione del Teatro Lirico di Cagliari, realizzato e promosso in collaborazione con l’Unione Europea, il Governo Italiano e la Regione Sardegna, l’Orchestra è stata invitata dalla New York City Opera per l’esecuzione di La campana sommersa di Respighi, ricevendo il plauso del pubblico e della critica. Negli ultimi anni, anche nell’ambito della rassegna “Cinque passi nel Novecento”, ha eseguito, in prima assoluta, composizioni per orchestra che il Teatro Lirico di Cagliari ha commissionato a compositori come Sylvano Bussotti, Giorgio Tedde, Azio Corghi, Fabio Nieder, Alberto Colla, Carlo Boccadoro, Franco Oppo, Francesco Antonioni, Ivan Fedele, Michele Dall’Ongaro, Filippo Del Corno, Vittorio Testa, Sergio Rendine, Orazio Sciortino. Per la casa discografica Dynamic ha inciso opere in prima esecuzione in Italia, quali: Die Feen di Wagner, Dalibor di Smetana, (premiate, rispettivamente, da “Musica e Dischi” quale miglior disco operistico italiano del 1997, e da “Opéra International” col “Timbre de Platine” – gennaio 2001), Čerevički e Opričnik di Čajkovskij, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Euryanthe di Weber, Alfonso und Estrella di Schubert, Hans Heiling di Marschner, Chérubin di Massenet, Lucia di Lammermoor di Donizetti. Ha inciso, inoltre, Goyescas di Granados e La vida breve di De Falla, La Passione secondo Giovanni di Bach, La sonnambula di Bellini, I Shardana di Porrino per la Dynamic, Don Pasquale per Rai Trade e La leggenda della città invisibile di Kitež e della fanciulla Fevronija di Rimskij-Korsakov per Naxos. Per la Rai ha registrato, nel 1998, La Bohème trasmessa in tutto il mondo.

Margherita Maria Sala – Contralto

Vince il Primo Premio al Concorso Internazionale di Canto Cesti 2020, dove riceve anche il Premio del Pubblico, e il Premio Speciale del Festival Resonanzen alla Konzerthaus di Vienna. Nata a Lecco, inizia la sua formazione musicale fin da bambina sotto la guida dei genitori, entrambi musicisti. Oltre al violino, studia canto nel gruppo vocale polifonico “Famiglia Sala” composto da sette membri della sua stessa famiglia. Nel 2017 si diploma in Direzione Corale all’Accademia Biennale di Formazione per Direttori di Coro di Bellinzona sotto la guida di Marco Berrini. Più recentemente, Riccardo Muti la invita a cantare il Magnificat di Vivaldi a Lourdes e Loreto e lo Stabat Mater di Pergolesi a Jesi e Ascoli Piceno. Debutta al Théâtre des Champs-Elysées nel 2021 con Oreste di Händel al fianco di Franco Fagioli e sotto la direzione di Maxim Emelyanychev e da allora è tornata a cantare Bradamante in Orlando furioso di Vivaldi e Aristea in L’Olimpiade dello stesso compositore, entrambi con Jean-Christophe Spinosi. È ospite regolare delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik dove, guidata dalla bacchetta di Alessandro De Marchi, ha cantato Idalma di Pasquini, la versione italiana del Messiah di Händel e L’Olimpiade di Vivaldi. Si è esibita anche per il Theater an der Wien e per la Tchaikovsky Concert Hall di Mosca con Federico Maria Sardelli. È tornata a Innsbruck, per l’edizione 2024 del Festival, interpretando Cornelia in Cesare in Egitto di Giacomelli sotto la direzione di Ottavio Dantone. Tra gli altri successi recenti si ricordano: Rappresentatione di Anima, et di Corpo (Piacere) di Emilio de’ Cavalieri (direzione Giovanni Antonini, regia Robert Carsen) al Theater an der Wien, Rodelinda di Händel (Bertarido) al Teatro di Kiel. Ha cantato in Il ritorno di Ulisse in patria (Penelope) al Festival Monteverdi di Cremona e Orfeo (Speranza) di Monteverdi (direzione Ottavio Dantone, regia Pier Luigi Pizzi) al Ravenna Festival al Teatro Alighieri. Margherita Maria Sala ha debuttato con Akamus diretto da Francesco Corti nella rara Merope di Domenèch Terradella alla Staatsoper di Berlino, al Theater an der Wien, al Real di Madrid e al Liceu di Barcellona. È anche apparsa in concerto cantando The Messiah diretto da Franco Fagioli a Versailles e Barcellona, La Resurrezione (Cleofe) con Concerto Copenhagen per la Wiener Konzerthaus, Aci, Galatea e Polifemo (Galatea) per il Festival Händel di Halle, Gloria di Vivaldi e Magnificat di Bach per la direzione di Gianluca Capuano per il Festival Bach di Losanna, Requiem di Mozart, al fianco di Václav Luks, per il Rudolfinum di Praga e La Seine Musicale. Nella Stagione 2025-2026, debutta sia all’Opera di Francoforte in Amor vien dal destino di Steffani (Lavinia) con la direzione di Václav Luks e la regia di R. B. Schlather, sia al Teatro La Fenice di Venezia nel ruolo principale di Ottone in villa di Vivaldi. Collaborerà con Giulio Prandi e la sua Orchestra Ghislieri per una serie di concerti dedicati al 300° anniversario della morte di Alessandro Scarlatti, tra cui il Festival di Ambronay e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e si riunirà con Akamus a Berlino in Marc’Antonio e Cleopatra di Hasse (Marc’Antonio).

Don Quichotte, un affresco coreografico che ha conquistato il pubblico del Teatro Massimo di Palermo

Applausi a scena aperta per il nuovo allestimento in coproduzione con l’Opéra National de Bordeaux. La coreografia di José Martínez e l’interpretazione dei solisti e di tutto il Corpo di ballo del Teatro Massimo convincono per qualità tecniche e vitalità. Repliche fino al 4 aprile.

Una serata di festa per la danza e per il Corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo diretto da Jean-Sébastien Colau che ha debuttato ieri sera con il nuovo allestimento di Don Quichotte firmato da José Martínez, direttore del Ballet de l’Opéra di Parigi. Il pubblico ha salutato con ripetuti applausi a scena aperta una produzione capace di coniugare il rigore del grande classico con una narrazione coinvolgente. La scrittura coreografica di Martínez, pur restando fedele alla struttura originale di Marius Petipa, ha saputo infondere una sfumatura poetica inedita alla figura dell’hidalgo.

Applauditissimi i due solisti Martina Pasinotti e Michele Morelli, che hanno dato prova di grandi qualità tecniche e interpretative. Insieme a loro, tutto il Corpo di ballo della Fondazione, diretto da Jean-Sébastien Colau, ha mostrato grande compattezza e rigore, restituendo pienamente l’atmosfera festosa e solare della Spagna sognata da Cervantes.

Sul podio, la direttrice Mojca Lavrenčič, recente vincitrice del concorso La Maestra ha guidato l’Orchestra del Teatro Massimo con una lettura della partitura di Minkus incalzante e ricca di colori. L’allestimento, realizzato in coproduzione internazionale con l’Opéra National de Bordeaux, si avvale delle scene di Antonella Conte, i costumi di Mario Celentano e le luci di Bruno Ciulli. Assistente alla coreografia Anael Martin. Il successo della prima dà il via alla settimana di programmazione che vedrà Don Quichotte in scena fino a sabato 4 aprile e poi ripreso a Bordeaux dal 30 giugno al 10 luglio. Nel corso delle prossime recite, il cast vedrà l’alternarsi di diversi interpreti nei ruoli principali, offrendo al pubblico diverse sfumature interpretative di questo capolavoro del repertorio classico.

Sul palco, il Corpo di ballo della Fondazione diretto da Jean-Sébastien Colau, vedrà alternarsi nel corso delle repliche i tersicorei Martina Pasinotti, Yuriko Nishihara, Giulia Neri, Michele Morelli, Alessandro Cascioli e Alessandro Casà, nei ruoli principali di Kitri e Basilio.

Don Quichotte vedrà in scena Diego Millesimo e Andrea Mocciardini, mentre Dulcinea sarà interpretata da Carla Del Sorbo e Arianna Cipolla. Completano il cast Francesca Davoli e Michaela Colino nel ruolo di Cupido; Andrea Mocciardini e Vincenzo Carpino in quello di Gamache; Aurora Mostacci e Francesca Davoli come Mercedes; Diego Mulone e Giovanni Traetto nel ruolo di Espada; Dennis Vizzini ed Emilio Barone come Capo dei gitani. Tra i solisti del Fandango e del Bolero figurano Romina Leone e Diego Mulone, oltre a Valentina Chiulli e Giovanni Traetto. Nel ruolo di Sancho Panza si alterneranno Francesco Curatolo e Francesco Zappalà. Le Amiche e Damigelle saranno Arianna Cipolla e Ludovica Capozzoli, insieme a Sanna Athmani e Lea Salomon.

Calendario delle prossime recite: martedì 31 Marzo, ore 18:30 (Turno B); mercoledì 1 Aprile, ore 20:00 (Turno F); giovedì 2 Aprile, ore 18:30 (Turno C); venerdì 3 Aprile, ore 18:30 (Turno Danza); sabato 4 Aprile, ore 17:30 (Turno D). Info: https://www.teatromassimo.it/event/don-quichotte/

LA PETITE MESSE SOLENNELLE DI ROSSINI INAUGURA LA STAGIONE SINFONICA 2026 AL TEATRO FILARMONICO

La prima venerdì 3 aprile eccezionalmente alle 19; replica sabato 4 aprile alle 17

Venerdì 3 e sabato 4 aprile, il testamento musicale del cigno di Pesaro per la prima volta a Verona nella forma sinfonica definitiva approntata dallo stesso autore. Sul palcoscenico, Orchestra e Coro di Fondazione Arena, con un cast internazionale diretto da Sebastiano Rolli

Rossini PETITE MESSE SOLENNELLE

Rolli – Berzhanskaya, Werle, Monaco, Pertusi

venerdì 3 aprile ore 19.00

sabato 4 aprile ore 17.00

Teatro Filarmonico di Verona

Dopo i primi titoli d’opera, venerdì 3 aprile inaugura la Stagione Sinfonica 2026 di Fondazione Arena al Teatro Filarmonico. Orchestra, Coro e quattro solisti d’eccezione sono schierati per un concerto che presenta un capolavoro noto in veste inedita per Verona: la Petite Messe solennelle, ultima grande opera di Rossini, nella versione orchestrata da lui stesso, che però non riuscì ad ascoltare. Inizio alle ore 19 e replica sabato 4 aprile alle 17. E poi, ogni fine settimana fino a fine maggio, un programma sinfonico diverso con grandi interpreti di oggi.

Sebastiano Rolli, apprezzato direttore in ambito lirico e sinfonico, nonché profondo conoscitore della prassi esecutiva dell’Ottocento, torna a Verona per affrontare l’ultima opera di Rossini. Non un melodramma (l’ultimo, Guillaume Tell, fu scritto quasi quarant’anni prima) ma il più ricco e complesso di quelli che il compositore chiamava i suoi “peccati di vecchiaia”, quattordici album di musica per pianoforte e da camera. La Messe solennelle che vide la luce nel 1864 era anche “Petite” perché destinata ad un organico ridotto, da salotto: dodici voci, solisti compresi, due pianoforti e un armonium. Ma, spinto dall’entusiasmo delle reazioni, presto Rossini si convinse a provvedere egli stesso alla strumentazione per grande orchestra, prima che lo facessero altri autori meno attenti di lui all’equilibrio tra voci e strumenti. La prima esecuzione della Petite Messe solennelle nella nuova veste avvenne a Parigi, dove il Maestro da abitava da decenni, ma nel 1869 egli non era già più e la première divenne un commosso omaggio postumo a uno dei talenti più rivoluzionari della musica del XIX secolo.

Nella storia di Fondazione Arena al Teatro Filarmonico di Verona, la Petite Messe solennelle è già stata eseguita cinque volte tra il 1981 e il 2018 ma sempre nella stesura originaria “da camera”: venerdì 3 e sabato 4 aprile verrà eseguita per la prima volta nella versione ultima di Rossini con grandi organici. Il Maestro Rolli dirigerà l’Orchestra di Fondazione, il Coro preparato da Roberto Gabbiani e un quartetto di solisti tra i più apprezzati interpreti del Belcanto di oggi: il soprano Vasilisa Berzhanskaya, il mezzosoprano Anna Werle, il tenore Dave Monaco e il basso Michele Pertusi.

La prima di venerdì avrà luogo eccezionalmente alle 19, per permettere lo svolgimento della Via crucis “Chiamata alla pace”, in piazza Bra, a cui parteciperà anche il Coro di Voci Bianche di Fondazione Arena. La replica sarà sabato 4 aprile, alle 17.

Si tratta del primo appuntamento della Stagione Sinfonica 2026: sono altri sette gli appuntamenti in doppia data tra aprile, maggio e novembre, con richiesti direttori e solisti di fama internazionale, alle prese con grandi classici del repertorio dall’Ottocento ad oggi, diverse prime esecuzioni per Verona e prime assolute commissionate da Fondazione Arena: è ancora possibile acquistare abbonamenti, nuovi carnet e biglietti singoli per ogni data al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e nella rete Vivaticket.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI. La programmazione 2026 di Arena Young riguarda anche l’intera Stagione Sinfonica. Ogni venerdì, per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà assistere ai concerti a tariffe agevolate, partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena. Informazioni e prenotazioni: Ufficio Didattica Cultura e Formazione scuola@arenadiverona.it – tel. 0458051933

LE SALE DELLA MUSICA: VISITE GUIDATE. Sabato 4 aprile tornano anche Le Sale della Musica, un calendario di visite guidate per approfondire storia, curiosità e dietro le quinte del Teatro Filarmonico ma anche conoscere le professionalità che lavorano in teatro e l’attività di messinscena di opere e concerti. Tutte le giornate di visita (dieci appuntamenti fino a dicembre, di sabato mattina) avranno un primo turno alle ore 10.30 e un secondo turno alle ore 12. Il percorso varierà ogni volta in base agli spettacoli in produzione, durerà un’ora circa ed è aperto a gruppi fino a 20 persone. È possibile riservare il proprio posto con un biglietto intero di 5 euro o ridotto a 3 euro per le fasce Under30/Over65. arena.it

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b – Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00)

                                                sabato (09.15 – 12.45)

                                                chiusa la domenica

Via Roma 1 – Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00)

                                                mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00)

                                                domenica (12.00 – 15.30)

                                                chiusa il lunedì

72° FESTIVAL PUCCINI 2026 A TORRE DEL LAGO-VIAREGGIO

Si comincia con Turandot in una nuova produzione firmata da Jackie Chan a cento anni dal debutto e poi Tosca, La Bohème, Madama Butterfly e La fanciulla del West

Nel Gran Teatro all’aperto sul Lago di Massaciuccoli in programma anche uno spettacolo di danza con l’étoile Eleonora Abbagnato e due Gala con Jonas Kaufmann e Placido Domingo rispettivamente insieme a Maria Agresta e Maria José Siri

Cast stellari con interpreti come Buratto, Feola, Giannattasio, Kurzak, Maslova, Pirozzi, Alagna, Eyvazov, Ganci, Grigolo, Kunde, Meli, Pertusi, Salsi, Sgura ascoltati nel 2025 e ancora Saioa Hernández, Jaho, Meade, Peretyatko, Rebeka, Sicilia, Yende, Yoncheva, De Tommaso, Jagde, Pretti, Alaimo, Ganbaatar, Maestri, Tézier

Sul podio Armiliato, Morandi, Montanaro, Fogliani, Ciampa, Oren

“La musica che incanta” è il titolo del nuovo libro fotografico dedicato al Festival 2025 realizzato da PubliEd di Lucca

Biglietti in vendita sul sito puccinifestival.it

È tutto pronto per la 72a edizione del Festival Puccini che si svolgerà negli spazi del Gran Teatro all’aperto a Torre del Lago-Viareggio in Toscana dal 17 luglio al 5 settembre 2026. Un programma che conferma la vocazione internazionale della manifestazione e il suo posizionamento tra le tappe musicali estive imperdibili per tutti gli appassionati, con un obiettivo chiaro: rinnovare il legame della manifestazione con la località sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, luogo del cuore di Giacomo Puccini, dove il maestro visse e compose le sue opere più amate, grazie alle voci più celebri e amate del panorama operistico internazionale.

Nel Gran Teatro all’aperto andranno in scena Turandot (17 e 24 luglio, 1 e 9 agosto) nel centenario della prima esecuzione in una nuova produzione firmata dal celebre artista di arti marziali, attore e regista Jackie Chan e titolo al quale è dedicato anche il docufilm di Alessandro Tofanelli Turandot, la principessa al cuore di ghiaccio (Giardino Spazio Mitoraj, 10 luglio), Tosca (18 e 31 luglio, 8 e 21 agosto), La bohème (25 luglio, 6 e 28 agosto), Madama Butterfly (7 e 22 agosto, 4 settembre) e La fanciulla del West (29 agosto e 5 settembre). I biglietti sono già in vendita sul sito www.puccinifestival.it o alla biglietteria del Festival a Torre del Lago.

Il cartellone del 72° Festival Puccini comprende anche altri appuntamenti di rilievo come due gala che hanno per protagonisti altrettanti interpreti d’eccezione del repertorio pucciniano come il tenore tedesco Jonas Kaufmann il 22 luglio con al suo fianco il soprano Maria Agresta; quindi Plácido Domingo – direttore dell’Accademia Pucciniana e vincitore del Premio Puccini 2025 – che il 30 agosto tornerà a cantare a Torre del Lago con, al suo fianco, il soprano Maria José Siri.

Spazio quest’anno alla danza con la celebre étoile italiana, Eleonora Abbagnato che il 27 luglio presenterà due coreografie su musiche di Puccini (eseguite dal vivo con orchestra e interpreti vocali), la prima Between Light and Nowhere di Ermanno Sbezzo e poi Manon Lescaut, La bohème, Tosca, Madama Butterfly… di Julien Lestel con il suo corpo di ballo.

Infine due concerti al Gran Teatro, il primo dedicato alle colonne sonore di Nino Rota ed Ennio Morricone (11 luglio) diretto da Marcello Rota, con il soprano Susanna Rigacci, Ludovico Fulci (pianoforte) e Nello Salza (tromba) e quello della Banda musicale della Marina Militare (12 luglio); all’Auditorium Caruso sono in programma due pièce tra teatro e musica dedicate al compositore: La cameriera di Puccini di Nicola Zanagli (19 luglio) e Puccini, avanti a Dio di Bruno Torrisi, ispirato alla commedia di Pirandello All’uscita (11 agosto).

«Dopo i risultati straordinari del 2025, con oltre 44.800 spettatori provenienti da 61 Paesi e più di 2 milioni di euro di incassi per un Festival Puccini davvero simbolico, che celebriamo anche con un volume fotografico realizzato grazie al Comune di Viareggio con PubliEd di Lucca, guardiamo alla nuova edizione 2026 con rinnovata fiducia e una visione ancora più ambiziosa», dichiara il presidente della Fondazione Festival Pucciniano, Fabrizio Miracolo. «Il percorso di rilancio avviato ha restituito centralità al Festival nel panorama lirico internazionale e ci consente oggi di affrontare una tappa cruciale come il centenario di Turandot con una progettualità solida e di ampio respiro. Il 2026 non è soltanto una celebrazione, ma un momento di consolidamento e crescita. Desidero rivolgere un particolare ringraziamento al direttore artistico Angelo Taddeo, che guida con visione e competenza questo percorso, unendo al suo ruolo anche quello di presidente dell’Accademia Pucciniana: un lavoro prezioso che si traduce in un impegno concreto nella formazione dei giovani artisti e nelle professioni dello spettacolo, elemento fondamentale per costruire il futuro del Festival e dell’intero sistema musicale.

Accanto alla qualità artistica, stiamo rafforzando anche la capacità organizzativa della Fondazione, come dimostrano i grandi appuntamenti che precedono l’estate: nelle prossime settimane il Festival propone tre concerti con interpreti di fama internazionale come Vittorio Grigolo con Plácido Domingo, Jessica Pratt e Jonathan Tetelman. Un segnale chiaro della ritrovata vitalità e attrattività della nostra istituzione. Continuiamo a costruire partendo da ciò che rende questo Festival unico: il rapporto profondo con il paesaggio, con la Villa, con il lago, con quella dimensione autentica che ha nutrito la creatività del Maestro. “Tutto comincia da qui” non è soltanto un motto, ma una visione concreta: da Torre del Lago vogliamo continuare a proiettare il Festival verso il futuro, nel segno di Puccini, della sua musica e della sua capacità di parlare ancora oggi al pubblico di tutto il mondo».

«Il 72° Festival Puccini – dichiara il direttore artistico Angelo Taddeo – segna un passaggio fondamentale nel percorso di incremento del prestigio internazionale della nostra manifestazione. Dopo i risultati del 2025, affrontiamo il 2026 con una visione ancora più chiara e strutturata, in un anno simbolico per il centenario di Turandot, che rappresenta non solo un omaggio a Puccini, ma anche un’occasione per riaffermare la centralità del Festival nel panorama lirico. Il cartellone riunisce infatti alcune tra le più importanti voci della scena contemporanea che hanno già segnato con successo la scorsa edizione: da Roberto Alagna ad Aleksandra Kurzak, da Eleonora Buratto a Rosa Feola, da Anna Pirozzi a Maria José Siri, fino a Yusif Eyvazov.

A questi si affiancano illustri “debuttanti” qui a Torre del Lago, come Sonya Yoncheva, Pretty Yende, Ermonela Jaho, Angela Meade, Ludovic Tézier e Freddie De Tommaso. Accanto alla programmazione operistica, il Festival si arricchisce di eventi speciali che ne ampliano il respiro artistico e l’attrattività turistica: i Gala con Jonas Kaufmann e Plácido Domingo, e un appuntamento dedicato alla danza con Eleonora Abbagnato, che offrirà un omaggio a Puccini attraverso il linguaggio del corpo. Un elemento per me centrale è il rafforzamento del legame tra il Festival e l’Accademia Pucciniana, che ho l’onore di presiedere: investire nella formazione dei giovani artisti e nelle professioni dello spettacolo significa costruire il futuro del teatro musicale, offrendo nuove opportunità e creando un dialogo concreto tra generazioni. Il Festival Puccini vuole essere sempre più un luogo di incontro tra grandi interpreti, giovani talenti e pubblico internazionale, ma anche un laboratorio culturale capace di coniugare queste anime diverse. È in questa relazione viva tra arte, natura e memoria – nei luoghi stessi che hanno ispirato Puccini – che risiede la forza della nostra proposta e la sua capacità di parlare, ogni anno, a un pubblico sempre più ampio».

A inaugurare l’edizione 2026 sarà quindi una nuova produzione di Turandot nel centenario della prima esecuzione postuma alla Scala: il nuovo allestimento sarà affidato alla regia di Jackie Chan, figura iconica del cinema internazionale che qui firmerà un progetto scenico di forte impatto visivo. Il progetto nasce da una visione “tradizionale” dell’opera, sulla quale si svilupperà l’idea creativa del celebre artista originario di Hong Kong con un ampio uso della tecnologia e di movimenti scenici in dialogo con le arti marziali. Nel progetto scenografico e dei costumi che ricostruisce la Cina delle favole che ha ispirato Puccini, un ruolo fondamentale è affidato alle proiezioni video e al disegno luci: effetti atmosferici come pioggia e neve, giochi di ombre e animazioni pittoriche accompagnano i momenti corali, creando una fusione tra arti visive e azione teatrale. La narrazione si sviluppa così in una dimensione quasi cinematografica, in cui la musica di Puccini dialoga con immagini in continuo movimento. La componente coreografica sarà un ulteriore elemento distintivo dell’allestimento: i movimenti del coro e dei mimi si integreranno con sequenze ispirate alle arti marziali, affidate al team creativo di Jackie Chan. Per la serata inaugurale del 17 luglio gli interpreti principali saranno Anna Pirozzi (Turandot), Roberto Alagna (Calaf), Aleksandra Kurzak (Liù) e Andrea Vittorio De Campo (Timur, anche il 9 agosto); sul podio Marco Armiliato. Nelle serate successive, con la direzione di Pier Giorgio Morandi, debutteranno al Festival come Turandot e Liù rispettivamente Angela Meade e Ermonela Jaho, insieme al ritorno di Gregory Kunde e Michele Pertusi come Calaf e Timur (24 luglio). Ancora debutti il 1° agosto per Pretty Yende (Liù) e Brian Jagde (Calaf), mentre tornano attesissime l’1 e il 9 agosto Olga Maslova come Principessa di gelo e quindi Rosa Feola come Liù il 9 agosto.

Secondo titolo in scena Tosca – in un allestimento con la nuova regia di Maria Todaro che costruirà il suo spettacolo sulle scene di Carlo Centolavigna secondo un importante progetto di valorizzazione dei materiali d’archivio del festival – con la bacchetta di Carlo Montanaro e l’atteso ritorno, per la prima rappresentazione del 18 luglio, del soprano Eleonora Buratto e due nuove voci per il Festival, il giovane tenore Adam Smith (Cavaradossi) e il celebre baritono francese Ludovic Tézier. Nelle recite successive, come Floria Tosca si succederanno un’altra interprete di rilievo “debuttante” al festival come Sonya Yoncheva (31 luglio e 8 agosto) e poi Chiara Isotton (21 agosto); come Cavaradossi Vittorio Grigolo (31 luglio), Yusif Eyvazov (8 agosto) e Francesco Meli (21 agosto); come Scarpia Gevorg Hakobyan (31 luglio), l’eccellente Luca Salsi (8 agosto) e il giovane Ariunbaatar Ganbaatar (21 agosto), astro in ascesa delle voci baritonali di oggi.

Non può mancare La bohème, per tre serate dirette da Antonino Fogliani e con l’ormai classico allestimento di Ettore Scola, in cui si alterneranno nei personaggi di Mimì-Musetta-Rodolfo alcuni tra i più amati interpreti pucciniani con importanti debutti a Torre del Lago: Mariangela Sicilia, Olga Peretyatko (entrambe al debutto), Vittorio Grigolo (25 luglio); Valeria Sepe, Elisa Balbo, Freddie De Tommaso (anche per lui un debutto, il 6 agosto); Mariangela Sicilia, Juliana Grigoryan, Stefan Pop (28 agosto). Nei panni degli amici di soffitta, come Marcello si alterneranno Massimo Cavalletti (25 luglio e 28 agosto) e Luca Micheletti (6 agosto), come Colline il giovane e pluripremiato Adolfo Corrado (25 luglio e 6 agosto) e Gianluca Buratto (28 agosto), come Schaunard Alberto Petricca, e infine Claudio Ottino (Benoît) e Stefano Marchisio (Alcindoro).

Tre serate in programma anche per Madama Butterfly diretta da Francesco Ivan Ciampa, con una nuova produzione firmata per regia, scene e costumi da Pier Francesco Maestrini. Per la prima del 7 agosto debutterà il noto soprano Marina Rebeka con Luciano Ganci (Pinkerton) e Nicola Alaimo (Sharpless, al debutto al Festival), i quali torneranno anche il 22 agosto con Saioa Hernández come Cio-Cio San, lasciando poi ad altri due celebri debuttanti sul lago, Piero Pretti e Ambrogio Maestri, i ruoli “statunitensi” per l’ultima recita del 4 settembre, protagonista il celebre soprano Carmen Giannattasio. Laura Verrecchia sarà Suzuki il 7 e 22 agosto, lasciando ad Annunziata Vestri la recita del 4 settembre.

Ultimo titolo, molto atteso, sarà La fanciulla del West, di più rara esecuzione al Gran Teatro sul Lago che, nelle due recite del 29 agosto e 5 settembre vanterà un importante trio di protagonisti composto da Anna Pirozzi (Minnie), Yusif Eyvazov (Dick Johnson) e Claudio Sgura (Jack Rance). Sul podio arriva Daniel Oren, lo spettacolo è firmato per regia e scene da Angelo Bertini e per i costumi da Bianca Bertini, con l’obiettivo di valorizzare gli spettacoli che sono conservati nei depositi del Festival e che ne costituiscono la storia. Ricchissima la locandina dei “cercatori d’oro” che frequentano la Polka: Paolo Antognetti (Nick), Volodymyr Morozov (Ashby), Federico Longhi (Sonora), Andrea Galli (Trin), Paolo Ingrasciotta (Sid), David Cosa Garcia (Bello), Murat Güven (Harry), Cristiano Olivieri (Joe), Matteo Mollica (Happy), Hayk Tigranyan (Larkens), Adriano Gramigni (Billy Jackrabbit), Alessandra Della Croce (Wowkle), Min Kim (Jake Wallace), Diego Maffezzoni (José Castro), Nicola Pamio (Un postiglione).

È fresco di stampa, il volume realizzato grazie al sostegno del Comune di Viareggio da PubliEd di Romano Citti & C. (Lucca) La musica che incanta. Giacomo Puccini, Torre del Lago e il suo Festival, a cura di Floriana Tessitore con un saggio di Filippo Gattai Tacchi (pp. 160 a colori). Una pubblicazione che nasce per essere un racconto attraverso le immagini di uno dei luoghi simbolo dell’opera nel mondo, per restituire al lettore il legame profondo tra Giacomo Puccini, Torre del Lago e il Festival che, da oltre settant’anni, ne custodisce e rinnova l’eredità. Con le fotografie di Giorgio Andreuccetti e Marilena Imbrescia – realizzate durante il 71° Festival Puccini 2025 – il volume documenta un’edizione particolarmente significativa, segnata da un rinnovato slancio artistico e da una forte partecipazione di pubblico. Le immagini immortalano momenti degli spettacoli ed evocano l’atmosfera unica del Gran Teatro all’aperto, del Belvedere, del “dietro le quinte” dove il paesaggio del lago di Massaciuccoli diventa parte integrante dell’esperienza teatrale, in un dialogo continuo tra natura e musica. Il racconto è accompagnato da un saggio storico di Gattai Tacchi che ripercorre la nascita e l’evoluzione del Festival Puccini, dalle prime rappresentazioni sulle rive del lago fino alla dimensione internazionale odierna. Ne emerge una fitta trama di intuizioni, di impegno collettivo e di progressiva crescita artistica, in cui il Festival si afferma come luogo privilegiato per ascoltare le opere di Puccini là dove sono state pensate e composte.

Costo dei biglietti del 72° Festival Puccini 2026

Opere: da 29 a 195 euro

Gala Kaufmann e Domingo: da 21 a 150 euro

Eleonora Abbagnato: da 30 a 65 euro

Concerto Rota e Morricone: da 28 a 70 euro

La Biglietteria si trova a pochi passi dall’ingresso del Teatro sulla Via delle Torbiere (Torre del Lago – Viareggio) È aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30; sabato e domenica chiusa.

Tel (+39) 0584 359322

E-mail ticketoffice@puccinifestival.it

www.puccinifestival.it

Torna la rassegna che mette in dialogo musica e storie : Seven Springs – Il suono della Holden 

Dal 28 aprile al 7 luglio 2026, 7 appuntamenti incentrati sul potere trasformativo della libertà, filo conduttore della terza edizione.

Tra i protagonisti Barbara Hannigan, Saturnino, Raphael Gualazzi, Alessandro Baricco e Paolo Fresu.

Alla Scuola Holden persino la musica non è un’esecuzione statica, ma una storia che si scrive mentre accade. Torna dal 28 aprile al 7 luglio 2026 Seven Springs –Il suono della Holden, la rassegna musicale, sotto la direzione artistica della pianista Gloria Campaner e del compositore Nicola Campogrande, che riscrive il rito del concerto grazie al suo particolare “sound” e alle storie, alle curiosità e agli aneddoti raccontati dagli artisti stessi agli spettatori.

Sette appuntamenti, alle sette di sera, al costo di sette euro, per un’esperienza fruibile e accessibile che quest’anno elegge la libertà a proprio manifesto, invitando grandi artisti del panorama musicale nazionale e internazionale a entrare e accompagnare il pubblico in uno spazio libero, dove deviazione e sperimentazione diventano parte integrante del racconto. 

Tra i protagonisti che questa primavera saliranno sul palco del General Store della Scuola Holden Barbara Hannigan, Paolo Fresu, Bertrand Chamayou, Saturnino, Raffaele Pe, Raphael Gualazzi, Giuseppe Gibboni e Carlotta Dalia.

«Quest’anno Seven Springs festeggia la libertà – annunciano Gloria Campaner e Nicola Campogrande – dunque i nostri musicisti potranno decidere fino all’ultimo momento che cosa vorranno cantare e suonare. Promettono di dircelo, magari giusto un attimo prima di cominciare; ma ci hanno chiesto di avere le mani libere, i pensieri al fresco e scegliere che cosa fare seguendo l’estro del momento. A noi l’idea è piaciuta molto».

Giunto alla sua terza edizione, Seven Springs radica il suo valore nel dialogo con la città – attraverso le collaborazioni con molteplici realtà territoriali di primo piano quali Salone Internazionale del Libro, Lingotto Musica, Kappa FuturFestival e Moncalieri Jazz Festival, a cui si aggiunge la prestigiosa kermesse nazionale Umbria Green Festival – e nel coinvolgimento attivo di otto studenti della Scuola appositamente selezionati, a cui è stata affidata la copertura social e la produzione esecutiva della rassegna musicale.

La formula rimane invariata, con i suoi 45 minuti di musica e 20 dedicati al dialogo aperto fra pubblico e musicisti. Bonus track di ciascun appuntamento, un “terzo tempo” (con una consumazione inclusa nel biglietto) durante il quale le barriere cadono definitivamente, consacrando il festival a spazio di incontro, ascolto e racconto condiviso.

Questo viaggio nell’improvvisazione comincia martedì 28 aprile con Ravel vs John Zorn: la voce magnetica del soprano e direttrice d’orchestra canadese Barbara Hannigan – vincitrice di un Grammy Award – incontra il pianoforte del francese Bertrand Chamayou per esplorare i confini della complessità sonora interpretando “Jumalattaret”, ciclo di canzoni ispirato al poema epico finlandese Kalevala scritto da Zorn per la stessa cantante. 

Il 5 maggio l’energia passa attraverso il virtuosismo di due giovani talenti pluripremiati come il violinista Giuseppe Gibboni, classe 2001, vincitore del Premio Paganini di Genova nel 2021 (primo italiano dopo 24 anni), e la chitarrista Carlotta Dalia, classe 1999, vincitrice di più di 40 concorsi nazionali e internazionali, in un dialogo che attraversa grandi capolavori dello stesso Niccolò Paganini, e di Isaac Albéniz e Astor Piazzolla. 

L’anima della Holden come spazio di ibridazioni narrative trova la sua espressione il 12 maggio nell’incontro tra il controtenore Raffaele Pe e il basso elettrico di Saturnino: un ponte tra barocco e contemporaneo che sfida ogni etichetta. Il progetto nasce proprio per il palcoscenico di Seven Springs, dove si potrà ascoltare in prima assoluta.

Il 14 maggio, nella giornata inaugurale della XXXVIII edizione del Salone del Libro di Torino, l’appuntamento, in collaborazione con il Salone del Libro e Feltrinelli, è all’Auditorium del Lingotto con Notte Eretica, un inedito format di e con Alessandro Baricco come narratore, ispirato all’ultimo libro dello scrittore dal titolo “Breve storia eretica della Musica Classica”, con il talento della bacchetta Enrico Saverio Pagano alla guida dell’Orchestra Canova e del coro Intende Voci Ensemble.

Il ritorno alla Holden, il 19 maggio, è segnato dalle atmosfere jazz di Paolo Fresu  – alla tromba e al flicorno – e di Pierpaolo Vacca all’organetto ed elettronica – per un concerto nel segno degli strumenti ad aria e di un lirismo mediterraneo che rispecchia la terra d’origine dei due artisti: la Sardegna. Si unisce a loro in questa occasione la voce soul di Karima, protagonista anche in TV a Sanremo e ad “Amici”, per una serata nata dalla sinergia con l’Umbria Green Festival e il Moncalieri Jazz Festival

La vocazione creativa della Scuola emerge il 22 maggio in Come nascono le canzoni, incontro tra concerto e talk dove Raphael Gualazzi e il produttore Stefano Senardi dialogano insieme agli studenti della Holden e al pubblico di Seven Springs a proposito del gesto di scrivere, che siano testi, musiche o altro.  A seguire il dj set di elettronica live a cura di Kappa FuturFestival, che ha creato anche il Walk In Sound che accoglie il pubblico nel General Store prima di ogni concerto: un vero paesaggio sonoro da vivere e abitare.

Il sipario calerà il 7 luglio con un Final Party nel cortile della Scuola Holden, in collaborazione con Lingotto Musica: ci saranno Giuseppe Andaloro, uno dei pianisti italiani più acclamati, il violino jazz e sperimentale di Anaïs Drago e il coro rock Vocal ExCess, e infine un open mic con i giovani musicisti del collettivo Sal in Jam’s, composto da talenti della Scuola, per una vera serata di festa.

Seven Springs è un progetto di Scuola Holden, realizzato in collaborazione con Fondazione Grand Atlantic e La Lira di Orfeo. Martini firma il signature cocktail Seven Springs e in versione analcolica Virgin Seven Springs. Con il sostegno di Banca del Piemonte, Fondazione Venesio, SpecialMENTE e Piatino Pianoforti.

Maggiori informazioni su www.scuolaholden.it

Biglietti disponibili su www.vivaticket.it

Dal 14 luglio al 2 agosto a Martina Franca il 52° Festival della Valle d’Itria.

“Mediterraneo, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie” è il tema scelto dalla direttrice artistica Silvia Colasanti per l’edizione del 2026.

La “Carmen” di Bizet nella versione originale 1874 ancora mai rappresentata al mondo, il dittico di primo Novecento “Pulcinella” di Stravinskij / “La favola di Orfeo” di Casella, la riscoperta del dramma in musica “Il schiavo di sua moglie” (1672) di Provenzale. E ancora concerti, incontri, approfondimenti per oltre 20 giorni di musica, dal Settecento ai giorni nostri, un viaggio musicale nel “Mare nostrum”, nel cuore della Valle d’Itria.

Mediterraneo, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie: questo il tema del 52° Festival della Valle d’Itria che si terrà a Martina Franca (TA) e in alcuni luoghi del territorio pugliese dal 14 luglio al 2 agosto. Organizzato dalla Fondazione Paolo Grassi, il Festival è curato per il secondo anno dalla direttrice artistica e compositrice Silvia Colasanti che prosegue il percorso intrapreso nella precedente edizione: la musica riflette sul proprio presente e diviene strumento prezioso per leggere la realtà. Un impegno premiato recentemente anche con il prestigioso Premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati“ che ha scelto Owen Wingrave, allestito nell’edizione passata, come “migliore iniziativa musicale” del 2025.

Fra opere, riscoperte, rarità, concerti e incontri, valorizzando nella scelta dei luoghi il ricco patrimonio storico-artistico e paesaggistico della Valle d’Itria, il Festival spazierà dal Settecento ai giorni nostri: un viaggio musicale nel Mare nostrum, scenario di miti, luogo di migrazioni e di incontri in cui si si intrecciano destini, culture e tradizioni. La musica sarà la voce che racconta queste storie e il Festival un’opportunità di crescita per il territorio che lo ospita e le persone che lo vivono.

LE DICHIARAZIONI

Michele Punzi, presidente della Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca, ha parlato in conferenza stampa di «un festival sempre più unico, che non smetterà mai di cercare di stupire. Un festival, per sua natura, colto e dotato di visione e spirito internazionale, ma, al contempo, profondamente permeato nel tessuto sociale che lo ospita, capace di determinarne la crescita culturale e indirizzarne lo sviluppo sociale ed economico». Per far sì che ciò continui ad accadere, ha proseguito il presidente, «è necessario mantenere intatto il coraggio e la visione che ci ha condotti fino alla 52ª edizione, ma senza estraniarsi dagli scenari che ci circondano e che cambiano a ritmi vertiginosi. Questo è il percorso intrapreso con decisione negli ultimi anni e che trova esplicitazione evidente nel tema scelto quest’anno dalla direttrice artistica Silvia Colasanti».

«La riflessione sul presente, l’attenzione e il rispetto dei percorsi compositivi degli autori, lo spazio alla musica del XX e XXI secolo, la curiosità, l’ampliamento degli orizzonti culturali: così proseguo il percorso intrapreso nella precedente edizione del festival», ha spiegato la direttrice artistica Silvia Colasanti. «Il tema di quest’anno, Mediterraneo, scorre nelle opere e nei concerti presentandosi sotto diverse sfaccettature: il mito come radice e specchio della nostra identità, l’incontro prezioso tra culture differenti e lo scambio proficuo di idee che ne deriva, e infine l’accoglienza, il più solido e autentico tramite per l’assimilazione delle diversità. La musica ci pone domande, emoziona, incuriosisce, attraversando quattro secoli, con particolare attenzione al Novecento storico italiano ed europeo. Oggi il Mediterraneo è anche il luogo in cui si intrecciano storie e destini spesso drammatici. La musica è la voce che racconta queste storie, che sa esprimere speranze e paure di chi attraversa il mare in cerca di una vita migliore e il nostro festival vuole sollecitare una riflessione su questa complessità».

«Il festival della Valle d’Itria è uno degli appuntamenti storici della nostra regione, uno dei più identitari dal punto di vista culturale», ha commentato Silvia Miglietta assessora alla Cultura e Conoscenza della Regione Puglia. «Il lavoro di ricerca sul canto, sull’opera barocca e su titoli contemporanei è un patrimonio prezioso che ci permette di proporre al pubblico, e nel pieno della stagione estiva, composizioni eleganti nella bellezza della Valle d’Itria. Nei tempi incerti in cui le guerre condizionano le nostre vite, la musica ci ricorda i valori che sono alla base della convivenza civile; nel tema scelto, il festival costruisce ponti tra le sponde del mare e tra le diverse culture».

Sarà un festival «che rinnova il suo legame con la bellezza del nostro territorio attraverso il connubio fra musica e luoghi iconici», secondo Gianfranco Palmisano, sindaco di Martina e presidente della Provincia di Taranto, che ha fatto giungere in conferenza stampa il suo messaggio. «L’edizione 2026 – ha aggiunto – spinge lo sguardo verso un orizzonte più ampio che richiama le nostre radici millenarie. Il tema Mediterraneo, sinonimo di identità, storia e speranza, esprime il nostro auspicio che le tensioni internazionali si attenuino e, allo stesso tempo, richiama i Giochi del Mediterraneo, che in estate ci prepariamo a vivere da protagonisti come Città di Martina Franca e come Provincia di Taranto».

«In un contesto storico così frastagliato e diviso – ha aggiunto Carlo Dilonardo, assessore alle Attività Culturali del Comune di Martina Franca intervenuto in conferenza – il 52° festival ci porta ad analizzare in maniera più attenta e oculata le dinamiche sociali e politiche che rappresentano le sfide per la nostra società. Il teatro è il luogo in cui lo spettatore è innanzitutto un cittadino, in cui una comunità cresce, si alimenta, si confronta per proseguire la strada che la manifestazione percorre da più di mezzo secolo, garantendo a tutti noi uno spazio favorevole, privilegiato, protetto di formazione culturale, civile e sociale».

LE TRE NUOVE PRODUZIONI LIRICHE

Tre le nuove produzioni liriche che segnano l’edizione n. 52 del Festival di Martina Franca. Nella cornice di Palazzo Ducale martedì 14 luglio (ore 21, repliche il 26, 29 luglio e il 1° agosto) inaugura il dittico Pulcinella di Igor Stravinskij / La favola di Orfeo di Alfredo Casella, due lavori in un atto unico che reinterpretano il mito e la tradizione classica in chiave novecentesca e che ci porta alle radici della nostra cultura. Il primo, più noto, è un balletto con canto in un atto del 1920, che Stravinskij compose su commissione di Sergej Diaghilev per i Balletti russi, prendendo spunto dalle maschere della tradizione mediterranea e la musica di Pergolesi e del Settecento napoletano; il secondo, di rara esecuzione, è un’opera da camera in un atto, scritta da Casella nel 1932 su libretto di Corrado Pavolini dalla Fabula di Orfeo di Poliziano in cui si ripercorre il mito del cantore tracio, poeta tra i poeti. Regia e coreografia saranno di Jean Renshaw, artista anglo-tedesca già ospite del Festival; Nicolò Umberto Foron, promettente talento classe 1998, già affermato sulla scena internazionale e per la prima volta impegnato in Italia nella direzione di un’opera, guida l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, mentre la danza sarà affidata alla compagnia Eko Dance Project. Le voci principali, in entrambe le opere, sono di Chiara Mogini (Una driade/Mezzosoprano), Matteo Falcier (Orfeo/Tenore) e Roberto Lorenzi (Plutone/Basso).

Ancora a Palazzo Ducale il 25 luglio (ore 21, repliche il 28, 31 luglio, 2 agosto) per la Carmen di Georges Bizet. La celebre opéra-comique viene presentata nella partitura originale del 1874 come prima assoluta in forma scenica, restituendo al pubblico una versione mai rappresentata finora, grazie alla recente revisione critica di Paul Prévost per l’editore Bärenreiter. La partitura che sarà eseguita è quella originariamente predisposta dal compositore, prima che i dirigenti dell’Opéra Comique di Parigi chiedessero importanti cambiamenti. Fabio Luisi, direttore musicale del Festival, guida l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari e il Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi offrendo per la prima volta nella sua lunga carriera la lettura del capolavoro di Bizet: regia, scene e costumi (questi ultimi insieme a Carla Galleri) saranno di Denis Krief, artista di grande e consolidata esperienza che torna a Martina Franca dopo una lunga assenza. Nel ruolo del titolo il mezzosoprano turco-tedesco Deniz Uzun, mentre il soprano moldavo Natalia Tanasii sarà Micäela; nel cast principale ritroviamo anche il tenore Matteo Lippi (Don José) e il baritono Alessandro Luongo (Escamillo).

Il schiavo di sua moglie (1672) dramma per musica in un prologo e tre atti di Francesco Provenzale, è la terza, nuova, produzione in scena il 24 luglio nel Chiostro del Carmine di Martina Franca (ore 21, repliche il 27 e 30 luglio). Confermando l’attenzione verso la riscoperta e le rarità del repertorio barocco, il Festival allestisce in prima esecuzione in tempi moderni una delle opere più celebri del musicista napoletano del Seicento, grazie al lungo lavoro di ricerca su Provenzale di Antonio Florio musicologo e direttore, alla guida del complesso barocco, da lui fondato, Cappella Neapolitana. Il cast sarà formato dagli allievi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” che approfondiranno lo studio dell’opera nel loro percorso di perfezionamento; firma la regia Rita Cosentino, già apprezzata nella regia di due produzioni degli ultimi anni, nonché curatrice dei laboratori didattici del Festival, mentre i costumi sono di Carla Galleri.

Il MEDITERRANEO SECONDO BALIANI, UN NUOVO PROGETTO PER IL FESTIVAL

Alle tre produzioni liriche, si affianca un altro progetto ispirato al tema del Mediterraneo che il Festival ha commissionato a Marco Baliani, scrittore, attore e regista dedito a un teatro di ricerca e di impegno civile. Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino andrà in scena il 20 e 21 luglio al Chiostro di San Domenico (ore 21). Con Baliani ritroviamo la voce di Vincenzo Capezzuto, artista a tutto tondo, affiancato da Luciano Orologi (sax), Giancarlo Bianchetti (chitarra classica) e Marco Forti (contrabbasso), per uno spettacolo che è intreccio di musica, canzoni e racconti intorno al tema del viaggio per mare, viaggio che a volte è transito, altre volte fuga, altre volte ancora disperato tentativo di approdo.

I CONCERTI

Come di consueto, parte integrante saranno i numerosi concerti lirici, sinfonici e cameristici, che arricchiranno la programmazione del Festival valorizzando chiostri, basiliche, masserie, luoghi storici e di grande bellezza del barocco martinese e del territorio pugliese. Saranno tutti dedicati ad approfondire e a riflettere sul tema “Mediterraneo” e sulla musica dei compositori in cartellone.

Il Concerto dello Spirito alla Basilica di San Martino (17 luglio, ore 21) vedrà protagonista l’Orchestra ICO della Magna Grecia diretta da Giovanni Pelliccia (viola solista Francesco Peverini) con musiche di Stravinskij, Britten e la prima assoluta di Lamento dal mare del giovane compositore spagnolo Jorge Coll Navarro.

Il 19 luglio all’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala (che torna a Martina Franca dopo essere stata nel 2025 l’orchestra di due produzioni del Festival) spetta il Concerto Sinfonico a Palazzo Ducale, diretta dal trentenne Diego Ceretta, solista l’affermata violinista Francesca Dego (musiche di Stravinskij, Schubert e Castelnuovo-Tedesco).

I tre Concerti del Sorbetto fra Chiostro di San Domenico e Chiostro delle Agostiniane (ore 18), ospitano il Quartetto Adorno (18 luglio) e il giovane violinista Paride Losacco (1° agosto) in un percorso nel Novecento storico italiano ed europeo, presentando pagine di Casella, Stravinskij e Ravel per quartetto d’archi e Petrassi, Stravinskij, Prokof’ev e Kurtág per violino solo. Gli artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” con il pianista Francisco Manuel Soriano approfondiranno invece il ricco repertorio della musica vocale francese di Otto-Novecento, ruotando intorno alla celebre Habanera di Bizet (25 luglio).

Quattro infine gli appuntamenti (ore 21) di “Mediterraneo in musica” fra chiostri e masserie del territorio della Valle d’Itria: si inizia il 15 luglio a Cisternino, nella Chiesa Madre San Nicola, con il violoncellista Danilo Squitieri in un viaggio di più secoli che parte dalla Prima Suite di Bach fino ad Alone di Giovanni Sollima; il 16 luglio al Leonardo Trulli Resort di Locorotondo il Concerto del Mediterraneo e gli allievi dell’Accademia “Rodolfo Celletti”; il 22 luglio alla Masseria Palesi di Martina Franca Notturno Adriatico un concerto sul tema del mare nella musica del XX e XXI secolo con Francesco D’Orazio al violino e Liubov Gromoglasova al pianoforte; infine il 23 luglio Pino De Vittorio sarà protagonista di Tarantelle del rimorso al Chiostro di San Domenico, una serata dedicata al repertorio di tarantelle del Gargano e di canti del Sud Italia di cui De Vittorio, accompagnato dal chitarrista Marcello Vitale, è fra i maggiori interpreti.

IL CONVEGNO

In programma il 18 e 19 luglio il Convegno di studi “Riscoprire l’antico nel Novecento. Mito e Mediterraneo in Stravinskij e Casella”, con il coordinamento scientifico di Luca Aversano e in collaborazione con l’Associazione Docenti Universitari Italiani di Musica. Il convegno, presso l’Auditorium della Fondazione Paolo Grassi e in altre sedi, aperto a studiosi e momento di formazione per il pubblico del Festival, approfondisce le modalità attraverso cui gli immaginari dell’antico, del mito e del Mediterraneo si ri-compongono nella musica del Novecento, con particolare riferimento alle poetiche di Stravinskij e Casella, due autori in cui il dialogo con l’antico assume una valenza simbolica profonda.

IL FESTIVAL FRA PIAZZE E CONTRADE

Dopo il successo degli ultimi anni, anche quest’anno il Festival avrà la sua anteprima con la rassegna “In Orbita” (10-12 luglio, ore 21), approdando nelle piazze e contrade di Martina Franca. Due gli appuntamenti in programma: il 10 e 11 luglio Naufragi, uno spettacolo di teatro e musica liberamente ispirato a La tempesta di Shakespeare, prodotto dalla Fondazione Arturo Toscanini con cui la Fondazione Paolo Grassi rinnova la collaborazione: il Trio d’archi della Filarmonica Arturo Toscanini e gli attori della compagnia teatrale Anellodebole coinvolgeranno il pubblico che diventa parte dello spettacolo, stimolando la riflessione sul naufragio reale e metaforico, sul viaggio e sulla migrazione. In quartetto all’opera (12 luglio, Villa del Carmine), vedrà invece il pianista Francesco Libetta affiancarsi ai suoi allievi dei corsi della Fondazione Paolo Grassi – Christian De Nicolais, Simone Mao e Giovanni Mascia – in un programma di ampio respiro fra opere di Verdi e Mozart, sinfonie e valzer, fino al celebre Quartetto dal Rigoletto, tutto eseguito sul pianoforte: un solo strumento che si presta a essere suonato a due o quattro mani, ma anche a sei, otto, o con una mano sola.

Il 52° Festival della Valle d’Itria è organizzato da Fondazione Paolo Grassi con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Puglia Promozione, Provincia di Taranto, Comune di Martina Franca, Comune di Cisternino, Camera di Commercio Brindisi-Taranto in collaborazione con Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”, European Festivals Association, Opera Europa, ItaliaFestival, Cidim

Note d’argento: L’amore è una MUSICA meravigliosa

Il Coro del Teatro Lirico, diretto da Giovanni Andreoli, si esibisce,

il 31 marzo e il 1° aprile, negli ospedali San Michele e Businco

dell’ARNAS “Giuseppe Brotzu” di Cagliari

Martedì 31 marzo e mercoledì 1° aprile sempre alle 19 nei Presidi ospedalieri dell’ARNAS “Giuseppe Brotzu” di Cagliari, atrio dell’Ospedale San Michele (31 marzo) e sala conferenze dell’Ospedale “Armando Businco” (1° aprile), è in programma un appuntamento musicale straordinario, intitolato Note d’argento: L’amore è una MUSICA meravigliosa, che propone un brillante e coinvolgente concerto interamente dedicato a celebri e popolari pagine musicali tratte da opere liriche, operette, musical, film e canzoni, nell’interpretazione del Coro del Teatro Lirico di Cagliari diretto da Giovanni Andreoli. L’accompagnamento al pianoforte è di Riccardo Pinna.

Il concerto viene eseguito in anteprima, lunedì 30 marzo alle 18, nel foyer di platea del Teatro Lirico di Cagliari, per l’Università della Terza Età di Cagliari.

La musica dal vivo come strumento di cura, empatia e benessere. Il Teatro Lirico di Cagliari porta un programma musicale, popolare ed accattivante, in due ospedali cittadini per contribuire a trasformare i luoghi di cura in spazi di condivisione, emozione e umanità. L’iniziativa si inserisce in una visione di umanizzazione delle cure e ha l’obiettivo di migliorare l’esperienza dei pazienti che affrontano percorsi terapeutici a volte complessi, integrando l’aspetto clinico con quello relazionale ed emotivo. Infatti l’ascolto della musica dal vivo è un diritto, soprattutto per chi vive situazioni di fragilità, e rafforza l’impegno nel promuovere percorsi assistenziali centrati sulla persona, nei quali anche l’arte e la cultura diventano parte integrante della cura.

Il Teatro Lirico di Cagliari, con questa nuova proposta culturale, nata in collaborazione con l’ARNAS “Giuseppe Brotzu” di Cagliari e l’Università della Terza Età, prosegue una serie di appuntamenti, inseriti nella rassegna musicale Rotte Sonore, rivolti, in questo caso, all’Università della Terza Età di Cagliari (lunedì 30 marzo) e ai pazienti e alle loro famiglie, ma anche al personale di servizio dei due ospedali cittadini (martedì 31 marzo, mercoledì 1° aprile).

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 40 minuti circa e non prevede l’intervallo.

Per informazioni: www.teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Giovanni Andreoli – Direttore e maestro del coro

Originario di Brescia, studia pianoforte, composizione, flauto, percussioni, musica corale e direzione di coro. Inizia molto giovane l’attività in teatro, dapprima come maestro suggeritore, poi come maestro di sala e quindi come responsabile della preparazione musicale delle compagnie di canto. Già maestro sostituto in importanti teatri italiani e festival lirici, tra cui Rossini Opera Festival di Pesaro, Maggio Musicale Fiorentino e Festival Puccini di Torre del Lago, è stato Maestro del coro in importanti istituzioni musicali italiane fra cui: Rai di Milano, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Carlo Felice di Genova, Arena di Verona. Durante la sua carriera collabora assiduamente con la Biennale Musica di Venezia, curando la preparazione di composizioni, presentate in prima mondiale, di autori contemporanei come Adriano Guarnieri, Luis De Pablo, Aldo Clementi, Giacomo Manzoni e Luigi Nono. Negli anni 1997-1998 viene invitato al Teatro Municipal de São Paulo (Brasile), dove dirige Messa dell’incoronazione di Mozart, Nelson Messe di Haydn e Petite Messe solennelle di Rossini; a Rejkjavik per dirigere L’elisir d’amore di Donizetti, al Festival di Orvieto con i complessi del Teatro La Fenice di Venezia per l’esecuzione della Via Crucis di Liszt e a Granada, sempre con La Fenice di Venezia, per Carmina Burana di Orff. È stato invitato, dal Festival Klangbogen Wien, a dirigere Otello di Rossini al Theater an der Wien con l’Orchestra Sinfonica di Varsavia. Dopo l’impegno come Maestro del coro alla Fenice di Venezia (1994-2001), è stato: Direttore artistico del Teatro Grande di Brescia (1994-2005); Maestro del coro al Teatro Carlo Felice di Genova (2001-2004); Maestro Titular del Coro al Teatro Nacional São Carlos di Lisbona (2004-2008); Direttore Principale della Orquestra Sinfonica da Op- Companhia Portuguesa de Opera (2004-2008); Maestro del coro alla Fondazione Arena di Verona (2010-2011); Maestro Titular del Coro al Teatro São Carlos di Lisbona (2011-luglio 2020).

Coro del Teatro Lirico di Cagliari

Protagonista di un’importante attività che, a partire dal dopoguerra, lo ha portato ad eseguire oltre cento titoli di lirica, si qualifica anche per la capacità di affrontare il repertorio sinfonico. Ha avuto tra i suoi direttori Bonaventura Somma, Roberto Benaglio, Giorgio Kirschner e, in anni recenti, è stato diretto dal 1997 al gennaio 2005 da Paolo Vero, dal giugno 2005 al dicembre 2007 da Andrea Faidutti, dal gennaio 2008 al dicembre 2011 da Fulvio Fogliazza, dal gennaio 2012 al novembre 2014 da Marco Faelli, dal dicembre 2014 al luglio 2017 da Gaetano Mastroiaco, dal settembre 2017 al settembre 2020 da Donato Sivo e dal settembre 2020 da Giovanni Andreoli. La disponibilità e la capacità di interpretare lavori di epoche e stili diversi in lingua originale sono caratteristiche che lo hanno reso tra le compagini più duttili ed apprezzate da direttori d’orchestra e registi. Il complesso ha avuto particolare cura per le opere di compositori del Novecento, tra cui Le Roi David di Honegger, Stabat Mater di Poulenc, Assassinio nella cattedrale di Pizzetti, Sinfonia di Salmi di Stravinskij, Coro di morti di Petrassi, La visita meravigliosa di Rota, Stabat Mater di Szymanowski. Tra le interpretazioni delle ultime stagioni hanno particolare rilievo il Te Deum di Berlioz con la direzione di Gabor Ötvös, la Seconda Sinfonia di Mahler con Alun Francis, il Requiem e la Messa dell’Incoronazione di Mozart con Ton Koopman, il Requiem di Cherubini diretto da Frans Brüggen, il Requiem tedesco di Brahms e La Creazione di Haydn con Gérard Korsten, la Passione secondo Giovanni e la Passione secondo Matteo di Bach con Peter Schreier, le opere Sebastian, tratta da Le martyre de Saint-Sébastien di Debussy (prima produzione italiana), con la direzione di Georges Prêtre, Čerevički di Čajkovskij diretta da Gennadi Rozhdestvensky. Negli anni scorsi ha collaborato con registi quali Dario Fo, Beni Montresor, Stefano Vizioli, Lorenzo Mariani, Filippo Crivelli, Luca Ronconi, Hennings Brockhaus, Alberto Fassini, Denis Krief, José Carlos Plaza, Stephen Medcalf, Pier Luigi Pizzi, Graham Vick. Sotto la guida di Lorin Maazel ha eseguito con successo la Nona Sinfonia di Beethoven nel 1999, e l’anno successivo in un’apprezzata versione multimediale. Nel 2002 il Coro, insieme all’Orchestra del Teatro Lirico, ha rappresentato l’Italia nell’ambito della rassegna Italienische Nacht, organizzata dalla Bayerischer Rundfunk al Gasteig di Monaco di Baviera e trasmessa in diretta dalla radio bavarese. Particolarmente apprezzate sono state, inoltre, le esecuzioni della Liturgia di San Giovanni Crisostomo di Čajkovskij e il Vespro in memoria di S. Smolenskij di Rachmaninov. Nel giugno 2003 ha eseguito, con la New York Philharmonic diretta da Lorin Maazel, brani da Porgy and Bess di Gershwin. Per la casa discografica Dynamic ha inciso Die Feen di Wagner, Dalibor di Smetana, (premiate, rispettivamente, da “Musica e Dischi” quale miglior disco operistico italiano del 1997, e da “Opéra International” col “Timbre de Platine” – gennaio 2001), Čerevički di Čajkovskij, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Goyescas di Granados e La vida breve di De Falla, la Passione secondo Giovanni di Bach, Euryanthe di Weber, Opričnik di Čajkovskij, Alfonso und Estrella di Schubert, Hans Heiling di Marschner, Chérubin di Massenet, Die Vögel di Braunfels, Lucia di Lammermoor di Donizetti. È in preparazione l’edizione discografica di A Village Romeo and Juliet di Delius. Per la Rai ha registrato, nel 1998, La Bohème (con Andrea Bocelli nel ruolo di Rodolfo), trasmessa in tutto il mondo, e, nel 2003, Don Pasquale (edito in dvd da Rai Trade).

Riccardo Pinna – Pianoforte

Nasce a Sassari in una famiglia di musicisti e comincia a dedicarsi allo studio del pianoforte sin dall’età di sei anni sotto la guida di Roberto Neri. A otto anni viene ammesso al Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” della sua città, dove prosegue lo studio del pianoforte con Giovanni Baffero. Nell’aprile 2004, a dieci anni, vince il 1° Concorso regionale “Prime Note… Sulle orme di Mozart” eseguendo il Concerto in La maggiore per pianoforte e orchestra K. 414 di Mozart che ha interpretato, successivamente, con l’Orchestra del Conservatorio diretta da Aurelio Canonici nella Sala “Sassu” dello stesso conservatorio. Ha proseguito gli studi sotto la guida di Andrea Ivaldi, Mariano Meloni e Leonardo Nicassio. Nel 2019 si diploma, con il massimo dei voti e la lode, al Conservatorio di Sassari presentando una tesi sul compositore e pianista catalano Federico Mompou. Nel 2022 consegue la laurea specialistica di Maestro collaboratore, col massimo dei voti, lode e menzione, al Conservatorio di Musica “Niccolò Paganini” di Genova, discutendo una tesi sui dialetti e sulle lingue minoritarie nell’opera e nella musica vocale da camera italiana. Ha seguito diversi corsi di perfezionamento pianistico, direzione corale e prassi operistica con noti maestri tra cui: Norma Fisher, Bruno Canino, Yuri Didenko, Alessandro Corbelli, Franca Floris. Attualmente è maestro collaboratore di sala per la preparazione dell’attività musicale del Coro del Teatro Lirico di Cagliari ed assistente del maestro del coro Giovanni Andreoli. In ambito operistico ha collaborato con diversi teatri di tradizione in Italia, quali Coccia di Novara, Opera Giocosa di Savona, Rendano di Cosenza, in qualità di maestro collaboratore di sala, palcoscenico, luci e maestro di coro, lavorando con noti Direttori d’orchestra come: Stefano Ranzani, Antonello Allemandi, Giuseppe Finzi, Andrea Sanguineti, Vittorio Parisi, Francesco Di Mauro. È pianista accompagnatore di diverse masterclass di cantanti come Gabriella Ravazzi, Ivanna Speranza, Fabio Armiliato e Marco Camastra e, dal 2021, è fra i maestri collaboratori degli stage internazionali di “Spazio Musica Orvieto – Opere e Concerti” al Teatro Mancinelli di Orvieto sotto la direzione artistica di Gabriella Ravazzi. Dal 2017 fa parte del Trio Lirico “Lieto In…Canto”, insieme al soprano Rita Cugusi ed al tenore Claudio Deledda. Svolge intensa attività concertistica musicale sia in Italia che all’estero (Cina, Perù, Catalogna e Francia), sia da solo che con diversi artisti nazionali e internazionali (Franca Masu, Rosa Zaragoza, Mireia Vives, Borja Penalba, Montse Castellà, Il Volo, Yasmin Bradi, Daniele Di Bonaventura, Gabriele Mirabassi, Paolo Zicconi, Marcello Peghin, Giulio Francesconi, Gino Zambelli, Ignazio Chessa, Orchestra e Coro Filarmonico della Sardegna, Accademia Vocale di Genova), in diversi festival e rassegne (Festival “Barnasants”, “Time to Jazz” per Time in Jazz, “Il Volo. Notte Magica Tour”, “Musica sulle Bocche Fringe International Jazz Festival”, “Franco Oppo 80. 1”, Festival “Isola delle Storie di Gavoi”). Il suo repertorio varia dalla musica classica e antica a quella moderna, popolare e contemporanea.

Dal 3 all’8 giugno 2026 la IV Edizione della rassegna di musica antica al FARNESE FESTIVAL

COMPLESSO MONUMENTALE DELLA PILOTTA, PARMA

FARNESE FESTIVAL

Direzione artistica di Fabio Biondi

Un viaggio alla scoperta del ricercato repertorio musicale italiano ed europeo del XVII e XVIII secolo

insieme ai suoi più affermati interpreti

Si rinnova dal 3 all’8 giugno 2026, a Parma, l’atteso appuntamento con il Farnese Festival, rassegna internazionale di musica antica giunta alla sua quarta edizione. Ad ospitarla il Teatro Farnese e altri spazi situati nel Complesso monumentale della Pilotta. 

Prestigiosa rassegna incentrata sul repertorio musicale italiano ed europeo del XVII e XVIII secolo, il Farnese Festival vanta la direzione artistica di Fabio Biondi, violinista, fondatore e guida dell’ensemble Europa Galante, nasce da un’idea di Simone Verde, già direttore del Complesso monumentale della Pilotta.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Parma, è promossa dal Complesso monumentale della Pilotta con la collaborazione organizzativa di Fondazione Teatro Due e si avvale del contributo del main donor Fondazione Monteparma e del sostegno di Opem spa.

«In questo quarto anno di Farnese Festival – dichiara Fabio Biondi, direttore artistico – approdiamo finalmente ad una consistente presenza internazionale relazionata ad una tematica che speriamo possa proseguire anche nei prossimi anni. La relazione tra Parma e le grandi culture artistiche europee; dalla Spagna (tema di quest’anno) alla Francia, Austria ed altre realtà musicali che ci accompagneranno in questa avventura straordinaria».

«Alla sua quarta edizione, il Festival conferma la sua vocazione internazionale – afferma Stefano L’Occaso, direttore del Complesso monumentale della Pilotta – in linea con gli indirizzi della Pilotta e guidando la Pilotta stessa verso l’apertura alla musica, che è una delle arti che hanno conformato questo straordinario luogo della cultura. Le melodie barocche – alcune ben note e altre riscoperte per quest’occasione – daranno vita alle imponenti sale della Pilotta, pronta ad accogliere ancora una volta un vasto, appassionato e competente pubblico. La passione e la maestria di Fabio Biondi sono l’ossatura di questa manifestazione, generosamente sostenuta da Monteparma: a entrambi va la mia più sincera gratitudine».

«Fondazione Monteparma – afferma Mario Bonati, presidente di Fondazione Monteparma – rinnova con entusiasmo il proprio sostegno al Farnese Festival, iniziativa di respiro internazionale, giunta alla IV edizione, la cui direzione artistica è affidata al Maestro Fabio Biondi. Grazie ad un programma di musica antica che si rinnova ogni anno, la rassegna, che si avvale della collaborazione del Complesso monumentale della Pilotta, contribuisce a valorizzare il patrimonio storico, artistico e musicale di Parma, sapendo coniugare molteplici suggestioni per offrire al pubblico un’esperienza immersiva e multisensoriale che mette in dialogo la grande musica del passato con gli spazi monumentali che la ospitano».

«Sostenere il Farnese Festival  – prosegue Ombretta Sarassi, general manager di Opem spa –  significa per Opem investire nella bellezza e nell’identità del nostro territorio. Come azienda, crediamo fermamente che lo sviluppo economico debba camminare di pari passo con la crescita culturale: partecipare a questa quarta edizione non è solo un atto di mecenatismo, ma la condivisione di un progetto che proietta Parma in una dimensione internazionale di altissimo profilo, grazie al linguaggio universale della musica antica e alla maestria di Fabio Biondi».

«Questa nuova e quarta edizione del Farnese Festival impreziosirà la proposta culturale cittadina – sottolinea il Vice Sindaco Lorenzo Lavagetto con delega a Cultura e Turismo – con una programma forse unico al mondo dove saranno armonicamente ed in maniera straordinaria unite le raffinate architetture lignee del Teatro Farnese e le migliori tradizioni musicali europee di cui Parma è testimone e custode e a cui l’Assessorato alla Cultura del Comune offre il suo patrocinio con molto orgoglio».

Stupire per magnificenza e grandiosità. Questo il desiderio dei Farnese da cui nasce il Teatro che porta il loro nome. Uno scrigno di meraviglia costruito, nella forma di teatro all’antica, negli anni tra il 1616 e il 1618, per volere di Ranuccio I, quarto duca di Parma e Piacenza. Stupire per magnificenza e grandiosità. Un intento che perfettamente si coniuga con il repertorio musicale coevo, focus della programmazione del Farnese Festival. Che prosegue nella sua accurata quanto affascinante indagine sulla produzione musicale di autori legati a Parma e al suo Ducato nel XVII e XVIII secolo. Muovendo dalla corte dei Farnese alle grandi culture musicali europee del tempo ad iniziare da quella spagnola.

Ad inaugurare questa IV edizione, mercoledì 3 giugno, alle ore 20.30, l’ensemble Europa Galante, tra i più autorevoli interpreti del repertorio musicale barocco che, proprio al Teatro Farnese, proporrà sotto la guida di Fabio Biondi, l’”Oratorio Santa Clotilde” di Francesco Corselli (1705-1778). Ultima opera del compositore scritta in terra italiana, a Parma nel 1733, prima del trasferimento alla corte di Madrid. I primi successi artistici di Corselli, allievo di Geminiano Giacomelli, risalgono infatti al suo periodo al servizio della famiglia Farnese come maestro della cappella ducale e della chiesa di Santa Maria della Steccata tra il 1727 e il 1732. Un’opera che rappresenta un importante punto di contatto tra Italia e Spagna, narrando la vicenda della conversione di Clodoveo I, re dei Franchi, grazie alla moglie Clotilde – futura santa e figura cara alla dinastia dei Borbone. Protagoniste saranno le voci di Lucia Cortese, Clotilde, Giuseppina Bridelli, Clodoveo, Vivica Genaux, San Remigio e Luca Tittoto, Aureliano, insieme al Coro Città di Parma 

Si prosegue giovedì 4 giugno alle ore 20.30 alla Biblioteca Palatina con “Contrasti”, programma che proponendo canzoni spagnole che attraversano quattro secoli, dal XVI al XX, nelle pagine di autori tra cui Alonso Mudarra (1510-1580), José Marín (1618-1699), Fernando Obradors (1896-1945) e Manuel de Falla (1876-1946), mette in dialogo due espressioni fondamentali della musica spagnola, lontane nel tempo ma profondamente connesse. Un percorso affidato al soprano Alicia Amo che, in un viaggio dal Rinascimento al Novecento, coinvolge Giangiacomo Pinardi, al liuto e alla chitarra barocca, ma anche Miriam Cantero, cantaora dalla voce di velluto, protagonista di un intenso flamenco insieme alla chitarra di Rodrigo Fernández.

Venerdì 5 giugno alle ore 18.00 al Teatro Due va in scena “Il dialogo dei cani”, creazione in musica per strumenti, attori e attrici, a partire da due racconti di Miguel de Cervantes tratti dalla raccolta Novelle esemplari, adattati da Elisa Ciofini su musiche di Mauro D’Alay. Nel Matrimonio ad inganno, l’alfiere Campuzano vittima di un raggiro matrimoniale racconta al medico di aver sentito due cani parlare, così dalla trascrizione di questo dialogo nasce Il dialogo dei cani, dove il cane Berganza narra all’amico cane Scipione le sue avventure picaresche tra macellai, streghe, zingari, sbirri e mercanti. Lo spettacolo coinvolge Fabio Biondi, al violino, e Paola Poncet, al clavicembalo, insieme all’Ensemble Teatro Due in un’interazione tra la musica di Mauro D’Alay – detto il Maurino, vissuto a Parma tra il 1687 e il 1757, compositore e violinista presso la Cappella Reale di Spagna dal 1725 al 1728 e presso la chiesa di Santa Maria della Steccata di Parma tra il 1729 e il 1739 – e la scrittura straniante, ambigua e divertente di Cervantes.

Ancora venerdì 5 giugno, ma alle ore 20.30, il Teatro Farnese torna a fare da scenario, questa volta alle suggestioni di “Due secoli di musica spagnola”. A proporre un programma interamente dedicato al Sei e Settecento spagnolo in musica, l’ensemble MUSIca ALcheMIca, sotto la direzione della violinista Lina Tur Bonet. Un intreccio di raffinatezza colta e vitalità popolare che attraversa le sonorità della Spagna barocca, dalle danze brillanti di autori come Gaspar Sanz (1640-1710) e Juan Bautista José Cabanilles (1644-1712) alle invenzioni strumentali di Bartolomé de Selma y Salaverde (1580-1640). Accanto a cui si collocano, compositori italiani profondamente legati alla penisola iberica per vita e stile come Andrea Falconiero (1585/6-1656), Domenico Scarlatti (1685-1757) e Luigi Boccherini (1743-1805)

Sabato 6 giugno alle ore 18.00 ad ospitare “Ensaladas Musicales alla corte di Alessandro IV Farnese” è la Biblioteca Palatina. Con un programma che spazia dalle opere di noti compositori iberici eseguiti nell’ambiente musicale frequentato da Alessandro III Duca di Parma e Piacenza e IV Duca di Castro, durante il suo periodo di reggenza dei Paesi Bassi e dell’Alto Lazio, fino ai maestri del Seicento napoletano. Pagine tratte dal Cancionero de Palacio (antologia di autori vari del XVI secolo, polifonie popolari e di corte a 3 e 4 voci) ed altri compositori, tra cui Antonio de Cabezòn (1510-1566), Diego Ortiz (1510ca-1570ca) e Bernardo Storace (1637ca-1707ca). Le sonorità brillanti del luminoso rinascimento spagnolo e il languore elegante dalla Magna Grecia rivivono nell’interpretazione dell’ensemble vocale e strumentale Allabastrina, sotto la direzione di Elena Sartori.

La programmazione di sabato 6 giugno prosegue al Teatro Farnese alle ore 20.30 con “Bach, non sei solo!”. Una sorta di ironico gioco di parole – riferimento al titolo del manoscritto autografo delle bachiane Sonate e Partite, Sei Solo a Violino senza Basso accompagnato – introduce un viaggio in musica che accompagna l’uditorio partendo da originali e ricostruzioni di Concerti solistici per più violini (BWV 1043, BWV 1064R), o per oboe d’amore (BWV 1055R) di Johann Sebastian Bach (1685-1850), fino al celeberrimo Concerto per oboe di Alessandro Marcello (1683-1747). Protagonisti, Amandine Beyer, violino e direzione, e Gli Incogniti, ensemble da lei fondato nel 2006, il cui nome prende ispirazione dall’Accademia degli Incogniti, circolo artistico e accademico tra i più attivi e libertari nella Venezia del XVII secolo. Il cui spirito – il gusto per l’ignoto unito a quello per la sperimentazione, la ricerca e la riscoperta – anima tutt’oggi Gli Incogniti.

Con “Parmigiani in Spagna”, domenica 7 giugno alle ore 18.00, ospite della Sala della Musica – Complesso monumentale della Pilotta sarà La Compagnia de Violini, fondata dal violinista Alessandro Ciccolini ed il cui nome evoca un ensemble strumentale attivo nella Parma farnesiana di inizio XVII secolo. Caratterizzata da un coinvolgimento attivo nella gestione, l’organizzazione del gruppo, così come i progetti concertistici, di alcuni dei migliori ex allievi del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma. Loro sarà la lettura di pagine di autori originari di Parma che con la Spagna incrociarono i propri destini a ragione delle “vicende geopolitiche” del tempo. Come Fortunato Chelleri (1690 ca-1757), Mauro D’Alay (1687ca-1757) e Girolamo Sertori (1692ca-1772), originario di Parma, che visse in Spagna, nella città di Pamplona, tra il 1758 e il 1760.

È dedicata al primo Orfeo, Francesco Rasi (1574-1621), “la voce dell’alba barocca”, e alla sua riscoperta la serata “Oltre Orfeo”, prevista per domenica 7 giugno alle ore 20.30 al Teatro Farnese. Appuntamento annuale con Monteverdi, figura che ha inaugurato il Farnese, di cui protagonista sarà l’ensemble Polifem Consort, sotto la guida di Jordi Domènech, insieme alle voci dei baritoni Furio Zanasi e Ferrán Albrich. In programma celebri pagine strumentali di autori coevi e del repertorio vocale che l’ha visto interprete, tra cui Salomone Rossi (1570-1630), Claudio Monteverdi (1567-1643), Jacopo Peri (1561-1633) e Marco da Gagliano (1582-1643). Francesco Rasi, cantante, tiorbista, poeta e compositore, fu una figura centrale del primo barocco italiano. Celebre per il suo virtuosismo vocale e per la straordinaria espressività interpretativa fu protagonista delle più importanti produzioni musicali del suo tempo. Interprete d’eccezione nelle prime rappresentazioni de La Dafne di Marco da Gagliano ma, soprattutto, indissolubilmente legato al ruolo del titolo ne L’Orfeo di Claudio Monteverdi.


A chiudere la IV edizione del Farnese Festival, lunedì 8 giugno alle 20.30 al Teatro Farnese, come in un atteso “da capo”, i medesimi protagonisti dell’apertura, l’ensemble Europa Galante e Fabio Biondi, nella duplice veste di violino e direttore. In “Sinfonie di Luigi Boccherini”, programma monografico interamente dedicato alla virtuosistica ed estrosa scrittura del compositore e violoncellista, lucchese di nascita (1743-1805), di cui saranno eseguite la celeberrima Sinfonia n. 6 “La casa del diavolo” e la Sinfonia “concertante” in do maggiore op.10 n. 4, G523. Pagine orchestrali che riflettono il gusto elegante ed il raffinato equilibrio formale tipici del compositore italiano, profondamente legato alla cultura musicale spagnola. Nonché oggetto di attenzione di una significativa parte dell’attività concertistica e discografica di Europa Galante

BIGLIETTI SINGOLI

Teatro Farnese – Intero 35,00€

Concerti e spettacoli pomeridiani € 25,00

Amici della Pilotta, amici dei musei, studenti e under 18 € 12,00

CARTE

carta scalare 5 ingressi concerti Teatro Farnese € 140,00

carta scalare 4 ingressi concerti e spettacoli pomeridiani € 70,00

carta scalare 4 ingressi (due concerti Teatro Farnese + due concerti e spettacoli pomeridiani) € 90,00

I biglietti sono in vendita dal 25 marzo 2026

–              sul sito www.farnesefestival.it

–              presso la Biglietteria di Fondazione Teatro Due in Borgo Salnitrara, 12/a, dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 19.00

–              accesso diretto all’acquisto con QR Code:

–              presso la biglietteria del Complesso monumentale della Pilotta a partire da un’ora prima dell’inizio dei concerti

Informazioni e prenotazioni: biglietteria@teatrodue.org – Tel. 0521 230242

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Programma Farnese Festival 2026

IV Edizione

3 GIUGNO 2026

ore 20.30 | Teatro Farnese

ORATORIO “SANTA CLOTILDE (Parma 1733)

di Francesco Corselli (1705-1778)

Europa Galante

Fabio Biondi, violino e direzione

Lucia Cortese, Clotilde 

Giuseppina Bridelli, Clodoveo

Vivica Genaux, San Remigio   

Luca Tittoto, Aureliano   

Coro Città di Parma 

4 GIUGNO 2026

ore 20.30 | Biblioteca Palatina

CONTRASTI

Canzoni spagnole degli ultimi V secoli

alternate a pezzi di flamenco classico

Alicia Amo, soprano

Miriam Cantero, cantaora

Rodrigo Fernandez, chitarra

Giangiacomo Pinardi, liuto e chitarra barocca

Cancionero de Uppsala (1556) Ay, luna que reluzes

Alonso Mudarra (1510-1580) Claros y frescos ríos

Cancionero de Turín (S. XVI-XVII) Ay, amargas soledades (Lope de Vega)

José Marín (1618-1699) Ojos, pues me desdeñáis  
Juan Arañés (1649) Dígame un requiebro

Juan Hidalgo (1614-1685)

× Ay, que me río de amor

× La noche tenebrosa
× Esperar
× Ay, que sí, ay, que no

× Trompicábalas Amor

Manuel García Morante (1937) Durme, durme

Fernando Obradors (1896-1945) Del cabello más sutil

Manuel de Falla (1876-1946)Nana

Federico García Lorca (1898-1936)

× Tres morillas

× Nana de Sevilla
× Anda, jaleo
× Zorongo gitano

× Milonga de la “Niña de la Puebla”

× Alegrías 

× Saeta 

× Bulería “Maja Aristocrática” (de la “Niña de los Peines)

× Tangos Extremeños

5 GIUGNO 2026 

ore 18.00 | Teatro Due

IL DIALOGO DEI CANI

Da Novelle esemplari di Miguel de Cervantes

Adattamento di Elisa Ciofini

Musiche di Mauro D’Alay (1687ca-1757)

Fabio Biondi, violino

Paola Poncet, clavicembalo

Con e a cura degli Attori dell’Ensemble Teatro Due

Produzione Fondazione Teatro Due 

ore 20.30 | Teatro Farnese

DUE SECOLI DI MUSICA SPAGNOLA

MUSIca ALcheMIca 

Lina Tur Bonet, violino e direzione

Bartolomé de Selma y Salaverde (1580-1640) Sonata Terza

Juan Bautista José Cabanilles (1644-1712) Gallardas de primer Tono 

Andrea Falconiero (1585/6-1656)

× Folías

× La Soave Melodia e la sua Corrente

× Battalla de Barabaso yerno de Zatanás

Gaspar Sanz (1640-1710) Canarios

Giovanni Pandolfi Meali (1624-1670) La Vinciolina

Domenico Scarlatti (1685-1757) Sonata in re minore K.90

Luigi Boccherini (1743-1805) Quintetto n. 4 in re maggiore per due violini, viola, violoncello e chitarra G 448 “Fandango”

6 GIUGNO 2026

ore 18.00 | Biblioteca Palatina

ENSALADAS MUSICALES

Moresche, Passagagli e Villancicos alla corte di Alessandro Farnese, IV Duca di Castro

Allabastrina

Elena Sartori, cantus, clavicembalo, direzione

Mauro Collina, tenor
Mauro Cristelli, tenor solo
Nicolo’ Roda, contratenor e bassus

David Brutti, cornetto
Elena Bianchi, flauti e dulciana

Fabiano Merlante, liuto, tiorba e chitarre
Flavio Spotti, percussioni storiche

dal Cancionero de Palacio (autori vari, antologia del secolo XVI), polifonie popolari e di corte a 3 e 4 voci

× Durandarte
× Serrana

× Una montanna pasando – Ave color vini
× Sedano
× La Medina

× Badajoz
× Muy triste vida
× Madrid
Antonio de Cabezòn (1510-1566) Diferencias sobre la Gallarda Milanesa

Bernardo Storace (1537ca-1707ca)Passagaglio
Juan Bautista José Cabanilles (1644-1712), Juan Hidalgo (1614-1685), Diego Ortiz (1510ca-1570ca) Danze strumentali

ore 20.30 | Teatro Farnese

BACH, NON SEI SOLO!

Gli Incogniti

Amandine Beyer, violino e direzione

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Concerto in la maggiore per oboe d’amore, archi e basso continuo BWV 1055R

Johann Sebastian Bach Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043

Alessandro Marcello (1683-1747) Concerto in re minore per oboe, archi e basso continuo S.Z 799  

Johann Sebastian Bach Concerto in re maggiore per tre violini, archi e basso continuo BWV 1064R

7 GIUGNO 2026

ore 18.00 | Sala della Musica – Complesso monumentale della Pilotta

PARMIGIANI IN SPAGNA

La Compagnia de Violini

Paola Valentina Molinari, soprano

Alessandro Ciccolini, primo violino
Domenico Scicchitano, Davide Medas, Matteo Carigi, Elia Torreggiani, violini

Francesca Camagni, viola
Giulia Gillio Gianetta, violoncello
Patxi Montero, violone
Francesco Baroni, clavicembalo

Fortunato Chelleri (1690-1757) Sinfonia dall’opera “L’innocenza difesa dai Numi” (1722)

Sinfonia dall’oratorio “Dio sul Sinai” (1731)

Introduzione e Fuga in sol minore per archi

Sinfonia in si bemolle maggiore

Mauro D’Alay (1687ca-1757) Concerto in re maggiore per violino, archi e basso continuo, op. 1 n. 5

Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo

Girolamo Sertori (1692ca-1772)Tre Arie da “Divertimenti Musicali per Camera” (Pamplona, 1758)

× “Tortorella”

× “A te do l’ultimo amplesso”

× “Tu mi disprezzi ingrato” da Semiramide riconosciuta

ore 20.30 | Teatro Farnese

OLTRE ORFEO

Polifem Consort

Jordi Domènech, direttore

Furio Zanasi, baritono

Ferrán Albrich, baritono

Salomone Rossi (1570-1630) Sinfonia prima da “Il terzo libro de varie sonate…”      

Claudio Monteverdi (1567-1643) “Rosa del ciel” e “Tu sei morta“ da L’ Orfeo (1607)

Salomone Rossi Sinfonia undecima e Duetto Apollo-Orfeo        

Claudio Monteverdi “Interrotte speranze” e “O sia tranquillo”           

Franceso Rasi (1574-1621)
“Indarno Febo” e “Ahi, fuggitivo ben”                 

Salomone Rossi Sinfonia nona da Il terzo libro de varie sonate…    

Claudio Monteverdi – Jordi Domènech Ricostruzione immaginaria del prologo de LArianna

Jacopo Peri (1561-1633) Nel pur ardor da L’Euridice (1600)                     

Marco da Gagliano (1582-1643) “Non curi la mia pianta” da La Dafne (1608)           

Biagio Marini (1594-1663) La Bemba, Canzone a 2 da “Affetti musicali, op. 1”           

Sigismondo d’India (1582-1629) “Chi nutrisce” e “Alla guerra”        

8 GIUGNO 2026

ore 20.30 | Teatro Farnese

SINFONIE DI LUIGI BOCCHERINI 

Europa Galante

Fabio Biondi, violino e direzione

Luigi Boccherini (1743 -1805) Sinfonia n. 4 in re minore, op. 12 G 506 “La casa del diavolo”

Sinfonia Concertante in do maggiore G 523 

Sabato 28 marzo alle ore 20, in Sala Grande, il maestro Tomáš Netopil torna alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.

In programma “Má vlast (La mia patria)” di Bedřich Smetana.

A poche settimane dall’inizio dell’88esima edizione del Festival del Maggio prosegue la stagione sinfonica del Teatro: sabato 28 marzo 2026 alle ore 20, nella Sala Grande, torna sul podio dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino il maestro Tomáš Netopil per l’esecuzione integrale di Má vlast (La mia patria) di Bedřich Smetana

Composto tra il 1874 e il 1879, Má vlast è un ciclo di sei poemi sinfonici concepito come un grande affresco musicale della Boemia, in cui natura, storia e leggenda si intrecciano in una visione unitaria di forte carattere identitario. 

Sul podio Tomáš Netopil, di ritorno dopo il concerto tenuto nel novembre del 2012 e che nelle stagioni del Teatro ha debuttato nel febbraio del 2006. 

Figura di grande ispirazione, in particolare nel repertorio ceco, Tomáš Netopil è stato direttore ospite principale della Filarmonica Ceca dal 2018 al 2024; la sua stretta collaborazione con l’orchestra è proseguita anche nella scorsa stagione con i concerti di capodanno trasmessi in televisione e con esibizioni ai festival di Litomyšl e Kissinger Sommer. Tra i suoi incarichi precedenti figurano quello di Generalmusikdirektor dell’Aalto Musiktheater e della Philharmonie Essen (2013–2023) e di Direttore musicale del Teatro Nazionale di Praga (2008–2012). Continua inoltre a essere invitato come Direttore ospite nei principali teatri d’opera internazionali, con produzioni recenti e future alla Opéra de Genève (La clemenza di Tito), alla Staatsoper di Berlino (Madama Butterfly), alla Lyric Opera of Chicago (Salome), al New National Theatre di Tokyo (Die Zauberflöte), al Teatro Nazionale di Praga (Rusalka) e all’Oper Köln (Don Giovanni). Recentemente ha fondato la International Summer Music Academy di Kroměříž, che offre agli studenti una formazione artistica di alto livello e l’opportunità di incontrare e lavorare con musicisti di fama internazionale.

In programma, come detto, l’esecuzione di Má vlast: un imponente ciclo di sei poemi sinfonici ispirati alla storia e alle tradizioni della Boemia. Nonostante i sei poemi siano spesso eseguiti singolarmente, essi rappresentano un ciclo organico il cui ascolto completo rivela la concezione unitaria a essi sottesa.

Il programma:

Pianista, compositore, direttore d’orchestra, Bedřich Smetana (1824-1884) è considerato da molti il padre della musica boema. Nel corso della sua carriera si impegnò con tenacia per raggiungere un linguaggio personalissimo dove gli elementi peculiari della musica popolare ceca risultano intessuti in una scrittura maturata nel solco dell’esperienza musicale tardoromantica europea. 

Autore di opere teatrali, musica corale, cameristica e orchestrale, Smetana realizzò tra il 1874 e il 1879 la sua composizione orchestrale più nota Má Vlast (La mia patria), un imponente ciclo di sei poemi sinfonici ispirati alla storia e alle tradizioni della Boemia. Sebbene i sei poemi vengano spesso eseguiti singolarmente, rappresentano in verità un ciclo organico il cui ascolto completo rivela la concezione unitaria a essi sottesa. Storie di antichi eroi, misteriose leggende, luoghi cari al popolo ceco, elementi della natura sono celebrati in un caleidoscopio di immagini sonore di grande fascino. Il magico ed evocativo suono dell’arpa del leggendario bardo Lumir apre il primo poema Vyšehrad (Castello alto), nome del luogo dove fu costruita la prima sede dei principi di Boemia. Le visioni di un passato glorioso sono però interrotte da suoni minacciosi che ricordano le rovinose battaglie che distrussero il castello e il canto di Lumir si fa sempre più affranto fino a svanire lentamente sulle rovine di Vyšehrad. Il secondo e più celebre dei poemi, Vltava (La Moldava), descrive con immediatezza sonora alcune immagini di vita fluviale. L’arcinoto e fascinoso tema dal movimento ondulatorio affidato ai violini si espande a poco a poco in orchestra proprio come il corso del fiume Moldava. Dalle sue sponde si odono richiami di caccia, ritmi di danze paesane, le risa delle ninfe che giocano coi flutti, le onde che si infrangono fragorosamente nei pressi delle ripide di San Giovanni prima che il fiume continui il suo corso gioioso verso Praga. Il terzo poema, Šárka, si ispira alla leggenda dell’omonima regina delle Amazzoni che, per vendicarsi degli uomini, inganna il nobile cavaliere Ctirad trucidandolo nel sonno insieme al suo esercito. Alla figura dell’implacabile Šárka è associato un tema dal tono battagliero come il resto della composizione è altresì scosso da fremiti e squarci drammatici. Una pittura sonora delle bellezze naturali della terra boema è il quarto poema Z českých luhů a hájů (Dai prati e dai boschi di Boemia) dove si susseguono episodi musicali di impronta pastorale: il lieto cinguettare degli uccelli, i carezzevoli suoni del bosco, le energiche e festose danze paesane. Pagina dai toni palesemente patriottici è invece Tábor, ispirata all’antica città che fu sede della fortezza degli hussiti. La gloriosa epopea di Jan Hus e dei suoi valorosi uomini che nel XV secolo lottarono per l’indipendenza prende vita nel cupo corale affidato agli ottoni da cui deriva poi tutto il materiale tematico che sostanzia questo poema sinfonico. Il medesimo afflato patriottico lo si ritrova anche in Blaník, ultimo poemadel ciclo, che prende il nome dalla collina cara agli hussiti. Nei diversi episodi del brano si alternano marce eroiche dai toni grandiosi a inaspettate parentesi liriche fino al giubilo trionfale che esalta la vittoria del popolo boemo.

La locandina:

BEDŘICH SMETANA 

Má vlast (La mia patria)

1. Vyšehrad (Castello alto) 
2. Vltava (La Moldava) 
3. Šárka 
4. Z českých luhů a hájů (Dai prati e dai boschi di Boemia) 
6. Blaník  

Direttore Tomáš Netopil

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Il concerto è preceduto dalla guida all’ascolto tenuta da Maddalena Bonechi nel Foyer di Galleria della Sala Grande.

È riservata ai possessori del biglietto e si svolge 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo (durata: 30 minuti circa).

Prezzi:

Visibilità limitata: 15€
Galleria: 20€
Palchi: 30€
Platea 5: 20€
Platea 4: 40€ – Platea 3: 50€ – Platea 2: 60€
Platea 1: 70€

In coproduzione con l’Opéra National de Bordeaux, dal 29 marzo al 4 aprile, debutta al Teatro Massimo di Palermo il nuovo allestimento del balletto firmato dal coreografo José Martínez, direttore del Ballet de l’Opéra di Parigi, di DON QUICHOTTE.

Sul podio la direttrice d’orchestra Mojca Lavrenčič, vincitrice del concorso “La Maestra”.

A distanza di secoli dalla sua creazione, la figura di Don Chisciotte continua a imporsi come fonte inesauribile di suggestioni, un archetipo che continua a ispirare artisti, coreografi e registi. Il cavaliere di Cervantes, sospeso tra la nobiltà del sogno e la durezza della realtà, abita ancora oggi l’immaginario collettivo come simbolo di libertà creativa e lotta contro la grettezza. In questo solco di vitalità la Fondazione Teatro Massimo di Palermo presenta il debutto del nuovo allestimento del balletto Don Quichotte, in programma da domenica 29 marzo (ore 20:00) al 4 aprile, frutto di una coproduzione internazionale con l’Opéra National de Bordeaux, dove lo spettacolo sarà presentato dal 30 giugno al 10 luglio, un progetto che consolida la vocazione europea della Fondazione.

A firmare la coreografia è José Martínez, attuale direttore del Ballet de l’Opéra di Parigi, che propone una rilettura fedele ma dinamica del classico di Marius Petipa sulle musiche di Aloisius Ludwig Minkus. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo torna a dirigere Mojca Lavrenčič, reduce dalla recente vittoria del prestigioso concorso parigino “La Maestra”. L’allestimento si avvale delle scene di Antonella Conte, luci di Bruno Ciulli e costumi di Mario Celentano, pensati per trasportare il pubblico in una Spagna sognata e ricca di colori, scenario perfetto per le avventure dell’hidalgo. Assistente alla coreografia Anael Martin.

In scena, il Corpo di ballo della Fondazione diretto da Jean-Sébastien Colau, vedrà alternarsi nel corso delle repliche i tersicorei Martina Pasinotti, Yuriko Nishihara, Giulia Neri, Michele Morelli, Alessandro Cascioli e Alessandro Casà, nei ruoli principali di Kitri e Basilio. Don Quichotte vedrà in scena Diego Millesimo e Andrea Mocciardini, mentre Dulcinea sarà interpretata da Carla Del Sorbo e Arianna Cipolla. Completano il cast Francesca Davoli e Michaela Colino nel ruolo di Cupido; Andrea Mocciardini e Vincenzo Carpino in quello di Gamache; Aurora Mostacci e Francesca Davoli come Mercedes; Diego Mulone e Giovanni Traetto nel ruolo di Espada; Dennis Vizzini ed Emilio Barone come Capo dei gitani. Tra i solisti del Fandango e del Bolero figurano Romina Leone e Diego Mulone, oltre a Valentina Chiulli e Giovanni Traetto. Nel ruolo di Sancho Panza si alterneranno Francesco Curatolo e Francesco Zappalà. Le Amiche e Damigelle saranno Arianna Cipolla e Ludovica Capozzoli, insieme a Sanna Athmani e Lea Salomon.

“Il Don Chisciotte di Marius Petipa – spiega il coreografo José Martínez – fu, insieme a Il lago dei cigni, uno dei balletti più popolari in Russia dove venne creato nel 1869 su una partitura di Aloisius Ludwig Minkus. Quest’opera, ricca di colori, rompeva con l’universo delle creature soprannaturali o eteree dei balletti classici del XIX secolo per portare in scena la gente del popolo. Il libretto, basato su un episodio del Don Chisciotte di Cervantes, racconta gli amori tumultuosi di Kitri e Basilio più che le avventure di Don Chisciotte e Sancho. Basandomi sulla coreografia originale di Marius Petipa e sulle diverse versioni che ho danzato (Nureyev, Baryshnikov, Gorski), mi è sembrato importante mantenere la struttura coreografica del balletto, ma ho voluto dare una sfumatura più poetica al personaggio di Don Chisciotte e alla sua ricerca dell’amore perfetto incarnato da Dulcinea. Allo stesso tempo, ho voluto avvicinarmi il più possibile all’essenza della danza spagnola e alla cultura e tradizione del mio paese”.

Ispirato al secondo volume del capolavoro di Cervantes (capitolo XXI) il balletto, ambientato in una Barcellona in festa, racconta la storia d’amore tra la giovane Kitri e il barbiere Basilio, ostacolata dal padre di lei, che vorrebbe darla in sposa al ricco Gamache. I due ragazzi scappano e trovano rifugio in un accampamento gitano, luogo di danze appassionate e libertà, dove la fervida immaginazione del Cavaliere trasforma la realtà circostante in un campo di battaglia contro giganti invisibili: ferito e stremato, Don Chisciotte, accompagnato dal fido Sancho Panza, cade in un sonno profondo che lo conduce nel meraviglioso Regno delle Driadi. Qui intravede in Kitri le sembianze della sua Dulcinea, l’ideale di donna da sempre sognato. La vicenda amorosa si risolve grazie a uno stratagemma orchestrato da Basilio e i due giovani ottengono finalmente la benedizione paterna. Il balletto culmina nella festa del loro matrimonio, suggellato dal celebre Grand Pas de Deux, mentre Don Chisciotte simbolo della lotta contro l’ignoranza e la grettezza, riprende il suo cammino solitario guidato dal suo intramontabile ideale cavalleresco.

Lo spettacolo, in scena dal 29 marzo al 4 aprile, sarà preceduto da una prova generale aperta al pubblico sabato 28 marzo alle 18:30 il cui ricavato sarà devoluto alla Fondazione Myra per il progetto “Borgo Blu” finalizzato all’acquisto di un pulmino per i bambini e ragazzi nello spettro autistico di Mazara del Vallo. I biglietti sono acquistabili online sul sito www.fondazionemyra.org. Info e prevendita: teatro@fondazionemyra.org | tel: 379 3465770. Il botteghino del Teatro Massimo venderà gli eventuali biglietti ancora disponibili a partire dal 25 marzo.

Calendario delle recite: domenica 29 Marzo ore 20:00 (Turno Prime); martedì 31 Marzo, ore 18:30 (Turno B); mercoledì 1 Aprile, ore 20:00 (Turno F); giovedì 2 Aprile, ore 18:30 (Turno C); venerdì 3 Aprile, ore 18:30 (Turno Danza); sabato 4 Aprile, ore 17:30 (Turno D). Info: https://www.teatromassimo.it/event/don-quichotte/

Tra Romanticismo e Simbolismo: la pianista Lilya Zilberstein interpreta Chopin, Skrjabin e Rachmaninov al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

La celebrata artista di origine russa si esibirà giovedì 26 marzo alle 20.30. Alle 18.00 conferenza di approfondimento con il pianista e scrittore Luca Ciammarughi

Nuovo appuntamento con la grande musica classica in arrivo al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Protagonista sarà, giovedì 26 marzo con inizio alle 20.30, la celebrata pianista Lilya Zilberstein, con un programma tutto dedicato ai tre autori che meglio rappresentano il suo pianismo: un viaggio che, dal cuore del Romanticismo di Chopin, ci condurrà alle visioni di Skrjabin per poi materializzarsi nel gusto neoromantico di Rachmaninov.

Il concerto, che fa parte della Stagione Musica 2025/26 firmata dal direttore artistico Paolo Cascio e realizzata anche con il sostegno di Fondazione Friuli, sarà preceduto, alle ore 18.00, da una conferenza di approfondimento sul programma dal titolo Preludi dell’est. l’anima musicale slava fra passione e trasfigurazione, con il pianista e scrittore Luca Ciammarughi (ingresso libero con prenotazione consigliata).

Moscovita di nascita e tedesca d’adozione, Lilya Zilberstein è salita alla ribalta internazionale nel 1987 vincendo il Concorso Busoni di Bolzano: una vittoria sensazionale dopo la quale, per cinque anni, il prestigioso premio pianistico non è stato più assegnato. È l’inizio di una prestigiosa carriera che la porterà ad esibirsi in tutto il mondo; dotata di una tecnica prodigiosa e di un gusto raffinato per un suono elegante ma capace di sferzate da brivido, collabora con i più grandi direttori del panorama internazionale come Abbado, Levine, Kitajenko, Järvi anche nella registrazione di indimenticabili album per la gloriosa Deutsche Grammophone.

Il programma del concerto si aprirà nel solco dell’eredità di Fryderyk Chopin (1810-1849), il “poeta del pianoforte” che ha saputo trascendere i confini espressivi dello strumento. La sua Barcarola op. 60, composta tra il 1845 e il 1846, rappresenta uno dei vertici della sua tarda maturità. Dalle suggestioni di una Venezia immaginata, lo sguardo si volgerà quindi verso le atmosfere mistiche della Russia di fine Ottocento, incontrando la figura enigmatica di Aleksandr Skrjabin (1872-1915). Di questo compositore, rapito dalle sinestesie e dalla teosofia, Zilberstein eseguirà i 5 Preludi op. 16 e la monumentale Sonata n. 3 in Fa diesis minore, op. 23.  Il concerto culminerà sulle note di Sergej Rachmaninov (1873-1943) e i suoi 13 Preludi op. 32, l’architetto della “nostalgia”, vate del decadentismo, nonché ultima voce romantica vissuta tra le due guerre mondiali.

Il recital di Lilya Zilberstein sarà registrato da Rai Radio 3.

Nel corso della sua brillante carriera Lilya Zilberstein ha suonato con orchestre prestigiose quali Chicago Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica Čajkovskij di Mosca, London Symphony e Royal Philharmonic Orchestra di Londra, Orchestra della Scala a Milano, Staatskapelle di Dresda, ecc. e molte altre. Ha collaborato con direttori quali John Axelrod, Paavo Berglund, Semyon Bychkov, Gustavo Dudamel, Christoph Eschenbach, Vladimir Fedoseyev, Alun Francis, Leopold Hager, Dmitrij Kitajenko, James Levine, Wassili Sinajski, Michael Tilson Thomas, Jean-Pascal Tortellier, Marcello Viotti e Antonin Witt. Negli anni scorsi ha affiancato ai recital e ai concerti con orchestra, tournée tutto il mondo con il violinista Maxim Vengerov. Nel 2009 ha festeggiato i venti anni di carriera con una lunga tournée europea in duo con Martha Argerich e da allora la collaborazione tra le due pianiste non si è mai interrotta. Nel 1998 le è stato attribuito a Siena il Premio Internazionale “Accademia Musicale Chigiana” e dal 2011 è titolare della classe di Pianoforte della prestigiosa Accademia senese. In Italia ha tenuto più di 250 concerti per tutte le più importanti istituzioni musicali. Tra alcuni impegni recenti in Italia ricordiamo il ritorno al Maggio Musicale Fiorentino, il concerto a fianco dell’Orchestra Nazionale della RAI in Piazza del Campo a Siena e il concerto con l’Orchestra della Fondazione Arena Verona (maggio 2024). Lilya Zilberstein è titolare della cattedra di pianoforte alla MDW-Universität für Musik und darstellende Kunst di Vienna, all’Accademia Chigiana di Siena e tiene master-classes in tutto il mondo. Ha registrato per Deutsche Grammophon, EMI e Hänssler Classic.

info e biglietteria

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni spettacolo e concerto. Biglietti acquistabili online sulla piattaforma Vivaticket. Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00). biglietteria@teatroudine.it  www.teatroudine.it

VISITE GUIDATE GRATUITE AL FILARMONICO PER LA GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO 2026

Fondazione Arena di Verona celebra la Giornata Mondiale del Teatro. Le porte del Filarmonico si aprono per far scoprire al pubblico spazi e stanze dove nascono le arti e i mestieri della messinscena. Venerdì 27 e sabato 28 marzo sarà possibile partecipare gratuitamente alle visite guidate in Teatro. Due i turni, da 20 persone ciascuno, previsti in entrambe le giornate: alle 10 e alle 11.30. Per partecipare non serve iscrizione, basta presentarsi alla biglietteria di via Roma quindici minuti prima dell’inizio del turno desiderato. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

L’iniziativa, proposta per la prima volta nel 2025 per i 50 anni dalla riapertura del Teatro, da quest’anno è un’attività stabile del Filarmonico. Oltre a queste due giornate straordinarie di visita, per tutto il 2026 proseguiranno gli appuntamenti de Le Stanze della Musica, prenotabili online su www.arena.it al prezzo simbolico di 5 euro (3 euro ridotti over65 e under30).

Durante le visite guidate il pubblico viene accompagnato a scoprire spazi noti e meno noti del Teatro Filarmonico, le sue collezioni, i segreti del palcoscenico e dietro le quinte, dove i complessi artistici e tecnici della Fondazione si formano tutto l’anno, prima e dopo il Festival areniano. Per tutti, un’occasione unica e imperdibile di scoprire un gioiello nel cuore della città di Verona.

La Giornata Mondiale del Teatro celebra dal 1962 il ruolo culturale, sociale ed etico del teatro e delle arti sceniche, affidando ogni anno una riflessione ad un maestro della scena contemporanea. Per il 2026 il messaggio viene dall’attore e regista Willem Dafoe, direttore Artistico della Biennale Teatro di Venezia: «In un mondo che sembra diventare sempre più divisivo, autoritario e violento, la nostra sfida come creatori teatrali è quella di evitare la corruzione del teatro in una mera impresa commerciale, dedita all’intrattenimento attraverso la distrazione, o in un arido custode istituzionale delle tradizioni, ma piuttosto la nostra sfida è di promuoverne la forza di connettere popoli, comunità, culture e soprattutto di interrogarci su dove stiamo andando…» (fonte: MiC, 5 /3/2026).

I puritani : follia ed estasi di un amore ritrovato: il capolavoro romantico di Bellini al Regio di Torino

Nuovo allestimento di Pierre-Emmanuel Rousseau, sul podio Francesco Lanzillotta

Atteso ritorno di John Osborn

Teatro Regio, mercoledì 6 maggio 2026 ore 19.30
Anteprima Giovani, giovedì 30 aprile ore 19.30

Mercoledì 6 maggio alle ore 19.30 va in scena per sei recite fino al 17 maggio la nuova produzione de I puritani ultimo capolavoro di Vincenzo Bellini, la partitura più romantica tra le gemme del compositore siciliano, vertice assoluto del belcanto italiano. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio è Francesco Lanzillotta, già apprezzato nella Norma (oltre che nella Rondine di Puccini); il Coro è preparato da Gea Garatti Ansini. In scena protagonisti fuoriclasse del calibro di John OsbornGilda FiumeNicola Ulivieri e Simone Del Savio, che assicurano un’esecuzione musicale di primo livello: agiranno nel nuovo allestimento firmato da Pierre-Emmanuel Rousseau, che torna al Regio per raccontare a modo suo la storia di Elvira e Arturo nel tempo sospeso della guerra civile inglese: un conflitto tra amore e dovere, tra fedeltà privata e responsabilità pubblica. Nel gesto di Arturo, che salva una regina condannata sacrificando la propria felicità, si consuma una frattura irreparabile; Elvira, smarrita, sprofonda nella follia, mentre il mondo attorno a lei si disgrega. Solo il ritorno, la verità e una grazia inattesa ricompongono l’ordine infranto.

L’Anteprima Giovani dell’opera — dedicata al pubblico under 30 — è giovedì 30 aprile alle ore 19.30.

La nuova produzione di Pierre-Emmanuel Rousseau

Dopo aver inaugurato la Stagione 2023 con Il barbiere di Siviglia e aver firmato La rondine nel 2024 (anche in quell’occasione in tandem con Francesco Lanzillotta), Pierre-Emmanuel Rousseau porta a Torino una nuova creazione di cui firma regia, scene e costumi. Le luci della produzione sono Gilles Gentner, la coreografia è di Carlo d’AbramoAchille Jourdain è assistente alla regia e Guillemine Burin des Roziers è assistente alle scene. 
Artista dalla forte impronta visiva, Rousseau propone una lettura elegante e intimista, sospesa tra neoclassicismo e romanticismo. Al centro della sua interpretazione si colloca la figura di Elvira, sola e smarrita in un mondo dominato dal conflitto: «Una donna sola, Elvira, al centro di una guarnigione di soldati… La ragione vacilla. Ama perdutamente Arturo, il rivale politico. Si sente abbandonata, lotta contro le allucinazioni. I puritani è la storia di questa donna, preda della follia» racconta il regista. In questa nuova produzione, la dimensione drammaturgica si intreccia con una forte visione del tempo e della memoria: durante i tre atti, le scenografie si trasformano progressivamente in rovine dal sapore romantico, mentre i costumi si fanno via via più consunti, segnando il logorarsi delle certezze e delle identità. Il rosso che attraversa la Stagione diventa simbolo di passione, follia e resistenza, segno di un sentimento che sopravvive alla guerra.

Francesco Lanzillotta, interprete del suono belliniano

Francesco Lanzillotta torna al Regio dopo aver diretto Norma nel 2022 e La rondine nel 2024, rinnovando così il sodalizio artistico con Rousseau. Romano, diplomato in direzione d’orchestra al Conservatorio Santa Cecilia, Lanzillotta è oggi considerato uno dei più interessanti direttori del panorama musicale italiano. È stato direttore musicale del Macerata Opera Festival dal 2017 al 2021 e ha diretto nei più importanti teatri italiani ed europei; dopo il debutto nel 2021 al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, è tornato nella capitale belga nel 2023 per Bastarda, ambizioso progetto donizettiano che lo ha visto impegnato anche come compositore. La sua attività internazionale lo ha portato inoltre in Russia, a Pechino, in Corea del Sud e a Toronto. Il suo repertorio operistico spazia dai classici al contemporaneo e si affianca a una significativa produzione compositiva per balletto, teatro e cinema. 

Belcanto ai massimi livelli

Il cast riunisce voci in grado di restituire la purezza e la vertiginosa difficoltà della scrittura belliniana: Gilda Fiume interpreta Elvira, tornando al Teatro Regio dopo La traviata del 2021 e Norma del 2022; nel ruolo di Arturo, cavaliere e partigiano degli Stuart, il grande tenore statunitense John Osborn, specialista del repertorio belcantistico e romantico e dalla straordinaria intensità espressiva, nuovamente al Regio dopo il trionfo personale in Hamlet (recentemente premiato con l’“Abbiati” per le scene e costumi) e in Fille du régiment. Accanto a loro, Nicola Ulivieri, tra i più autorevoli bassi della scuola italiana, che riprende Sir Giorgio Valton — lo stesso ruolo con cui aveva conquistato il pubblico torinese undici anni fa — protagonista sui principali palcoscenici internazionali, da Salisburgo a New York. Nel ruolo di Riccardo spicca il baritono Simone Del Savio, orgoglio della scuola di canto del Conservatorio di Torino, applaudito in tutto il mondo (al Regio in Don Pasquale e Turandot). Completano il cast: Andrea Pellegrini (Gualtiero), Chiara Tirotta (Dama di Villa Forte) e Saverio Fiore (Bruno). 

L’ultimo capolavoro di Bellini

Composti nel 1834 su libretto di Carlo Pepoli (dal dramma storico Têtes rondes et Cavaliers di Jacques-François Ancelot e Joseph-Xavier Boniface “Saintine”) e rappresentati per la prima volta a Parigi nel 1835, I puritani rappresentano la quintessenza del linguaggio belliniano: una partitura di estrema raffinatezza, costruita su equilibri sottilissimi tra voce e orchestra, in cui tensione e abbandono, estasi e tormento si fondono in un canto di straordinaria purezza. La guerra civile inglese fa da sfondo al più classico dei triangoli amorosi: Elvira, figlia del governatore puritano, ama il cavaliere Arturo, sostenitore degli Stuart, suscitando la gelosia di Riccardo. Il giorno delle nozze, Arturo sceglie di salvare la regina Enrichetta di Francia, prigioniera dei puritani, fuggendo con lei e compromettendo il proprio destino. Convinta di essere stata tradita, Elvira sprofonda nella follia, mentre Arturo viene condannato a morte. Solo il loro ricongiungimento e l’amnistia proclamata dal vittorioso Cromwell scioglieranno il conflitto, restituendo ai due amanti la speranza e la felicità.

Conferenza-concerto

L’opera sarà presentata al pubblico mercoledì 22 aprile alle ore 18 nel Foyer del Toro nella conferenza-concerto condotta dalla giornalista Susanna Franchi. L’ingresso è libero.

Biglietti e Informazioni

I biglietti sono in vendita alla Biglietteria del Teatro Regio e on line su www.teatroregio.torino.it. Biglietteria: Piazza Castello 215 – Torino | Tel. 011.8815.241/242 | biglietteria@teatroregio.torino.it. Orario di apertura: da lunedì a sabato ore 11-19; domenica: ore 10.30-15.30. Informazioni e aggiornamenti: www.teatroregio.torino.it

Data

23 Marzo 2026

Ufficio stampa Teatro Regio
Sara Zago – Tel. +39 011 8815 239/730

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Con il progetto musicale INHERITANCE, il 27-28 marzo, Paolo Fresu incontra, per la prima volta, l’Orchestra del Teatro Lirico per la Stagione concertistica 2026

Venerdì 27 marzo alle 20 (turno A) e sabato 28 marzo alle 19 (turno B) è in programma il quinto, attesissimo, appuntamento della Stagione concertistica 2026 del Teatro Lirico di Cagliari che prevede due serate assolutamente straordinarie, uniche e probabilmente irripetibili: Paolo Silvestri (Genova, 1960), compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista che da molti anni sperimenta l’incontro di linguaggi differenti coniugando il jazz e la musica contemporanea con le tradizioni musicali popolari di tutto il mondo, debutta a Cagliari dirigendo un importante progetto intitolato INHERITANCE: il dialogo, per la prima volta, dell’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari con Paolo Fresu (Berchidda/Sassari, 1961) e con una serie di prestigiosi musicisti che, in qualità di ospiti-solisti, danno lustro alle due serate previste come Antonello Salis, Elena Ledda, Roberto Cipelli, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Ettore Fioravanti, Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta, Stefano Bagnoli, Alessio Atzori.

La storia musicale di Paolo Fresu parte ai princìpi degli anni Ottanta da Cagliari e a Cagliari ritorna con un repertorio pensato appositamente per la Città e per il suo Teatro, con una produzione sicuramente impegnativa, ma davvero unica per creatività e qualità, e con composizioni originali, scelte tra le tante scritte in quasi mezzo secolo di storia artistica, che coinvolgono, oltre all’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, gruppi e solisti che lo hanno accompagnato in questi decenni e che sono profondamente legati al musicista berchiddese grazie alla Sardegna, alla musica e all’amicizia. Un lungo racconto che, con INHERITANCE, scrive un nuovo capitolo proiettato verso il futuro.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 1 ora e 30 minuti circa e non prevede l’intervallo.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Da martedì 16 dicembre 2025 si possono acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione concertistica; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

Prezzi biglietti: platea € 40 (settore giallo), € 35 (settore rosso), € 30 (settore blu); I loggia € 35 (settore giallo), € 30 (settore rosso), € 25 (settore blu); II loggia € 15 (settore unico).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Paolo Fresu – Tromba, flicorno, effetti

La banda del paese e i maggiori premi internazionali, la campagna sarda e i dischi, la scoperta del jazz e le mille collaborazioni, l’amore per le piccole cose e Parigi. Esiste davvero poca gente capace di mettere insieme un tale abbecedario di elementi e trasformarlo in un’incredibile e veloce crescita stilistica. Paolo Fresu c’è riuscito proprio in un paese come l’Italia dove – per troppo tempo – la cultura jazz era conosciuta quanto Shakespeare o le tele di Matisse, dove Louis Armstrong è stato poco più che fenomeno da baraccone d’insane vetrine sanremesi e Miles Davis scoperto “nero” e bravo ben dopo gli anni di massima creativita. La “magìa” sta nell’immensa naturalezza di un uomo che, come pochi altri, è riuscito a trasportare il più profondo significato della sua, appunto magica, terra nella più preziosa e libera delle arti. A questo punto della sua fortunata e lunga carriera, non serve più enumerare incisioni, premi ed esperienze varie che l’hanno imposto a livello internazionale e che fanno ecumenicamente amare la sua musica: dentro al suono della sua tromba c’è la linfa che ha dato lustro alla nouvelle vague del jazz europeo, la profondità di un pensiero non solo musicale, la generosità che lo vuole nel posto giusto al momento giusto ma, soprattutto, l’inesauribile passione che lo sorregge da sempre. Il presente di Paolo Fresu e – come al solito – turbinoso, degno dell’artista onnivoro e creativo che tutti riconoscono in lui. Oggi (a parte un affascinante lato letterario che è sfociato nella pubblicazione di alcuni lavori editoriali e la prestigiosa consegna della Laurea “Honoris Causa” dell’Universita Milano-Bicocca nonchè quella puramente musicale del nobile Berklee College of Music newyorkese) è fatto del suo storico quintetto, alla boa dei quattro decenni di stima reciproca, ma anche quello del quartetto “Devil” unito da vent’anni, oppure del suo nuovo trio con due realtà del jazz contemporaneo quali Dino Rubino e Marco Bardoscia, oppure infine del sorprendente “Heroes”, omaggio a David Bowie ove collabora con gli affermati nomi di Petra Magoni e Christian Meyer e con alcuni della new wave jazz italiana quali Francesco Diodati, Francesco Ponticelli e Filippo Vignato. Non sono da dimenticare importanti collaborazioni internazionali quali il fortunato sodalizio in duo con Uri Caine o altri grandi nomi quali Carla Bley, Steve Swallow o Ralph Towner che hanno fatto da ponte all’ingresso del nome di Paolo Fresu nell’entourage della celebrata e nobile etichetta ECM, per la quale sono stati pubblicati altri notevoli lavori discografici. Il suo presente più attuale lo vede attivo, in ottica piu esterofila, in trio con Richard Galliano e il pianista svedese Jan Lundgren (“Mare Nostrum”) e in diverse nuove avventure con importanti nomi dell’entourage jazzistico contemporaneo quali, fra i tanti, Omar Sosa, Jaques Morelenbaum, Trilok Gurtu, Lars Danielsson, Eivind Aarset, Arild Andersen. Interessanti sono poi i progetti con alcuni grandi nomi del mondo letterario e teatrale italiano (Mariangela Gualtieri, Ascanio Celestini, Lella Costa, Stefano Benni, Alessandro Bergonzoni, Giuseppe Battiston), la frequentazione del mondo teatrale stesso quale primo interprete grazie ai lavori prodotti dal Teatro Stabile di Bolzano fra i quali il successo delle pièce “Tempo di Chet”, “Tango Macondo” e “Kind of Miles” oltre, infine, a una nuova serie di piccole ma importanti collaborazioni con la musica “intelligente” delle frange popolari italiane oppure dell’elettronica. Musica per il Cinema e “progetti speciali”, come il suo straordinario “a solo” teatrale, chiudono il cerchio insieme alla piccola, grande e folle avventura che l’ha portato a festeggiare nel 2011 i suoi 50 anni con 50 concerti, in 50 giorni consecutivi, con 50 formazioni e progetti diversi di giorno in giorno in 50 capolavori paesaggistici della sua Sardegna. Non da meno anche il bel progetto dedicato invece al suo importante 60° compleanno, complice la Bologna che è ormai divenuta, al pari di Parigi, uno dei suoi luoghi di riferimento. Manca all’appello anche l’importante serie di progetti dedicata a diversi aspetti del mondo “classico” tout-court che, grazie a lavori ad hoc, sta riservando belle sorprese con musicisti capaci di “guardare avanti” oppure, infine, il bellissimo nuovo lavoro di promozione che sta portando avanti nei confronti di molti giovani leoni dell’entourage jazzistico contemporaneo attraverso le possibilità offerte loro grazie alla sua etichetta “Tǔk Music” costruita per guardare al futuro e ormai diventata una realtà di riferimento anche a livello internazionale.

Paolo Fresu Devil Quartet (Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta, Stefano Bagnoli)

Nato dalle ceneri dell’amato “Angel Quartet”, glorificato da tanti successi continentali durante il corso degli anni Novanta del secolo scorso, proprio da quell’esperienza ha trovato rinnovata linfa creativa e, dopo un energetico inizio prettamente “elettrico”, ha scelto di seguire l’idea tutta di Paolo Fresu di un nuovo senso di musica “meticciata” o, come la definisce lui stesso, “melange”. L’operazione, per niente facile, è addivenuta ad un intelligentissimo completamento, quando, proponendo quello che sembrava essere stato il gruppo sostanzialmente piu “elettrico” del jazz italiano di quegli anni, ha proposto, nel successivo album “Carpe Diem”, una versione completamente acustica dell’espressione musicale, ribaltando canoni e anche le sonnolente abitudini di molti critici che trovano semplice etichettare velocemente un progetto. L’idea semplicemente “nuova” di Paolo Fresu fu dunque quella di dare seguito alla storia della formazione, spiazzando la consuetudine e proponendo, in quell’occasione, un progetto decisamente diverso dai precedenti che, proprio nel fatto di essere suonato con strumenti completamente acustici, trovò il suo punto di forza. Successo ovviamente inimmaginabile che ha ulteriormente rafforzato l’impressionante forza creativa di un quartetto che, come scrissero alcuni attenti recensori, almeno in Europa non aveva eguali. Col tempo, in questi ultimi anni di “live adventures”, il progetto è stato capace di recuperare anche le venature elettriche originarie che da sempre fanno amare questo incredibile quartetto. La capacità primaria di questi nuovi “diavoli” è dunque quella di intrecciare linguaggi ed energia come davvero pochi altri. I dialoghi di Paolo Fresu con tre autentici assi dell’Italian style (termine coniato dal musicologo Vittorio Franchini) restano dunque quelli di altissimo livello qualitativo al quale il gruppo ci aveva abituato. La sostanza jazzistica viene traslata in territori decisamente creativi, sia nei momenti mossi che in quelli più propriamente lirici o melodici. I termini non sono cambiati e, insieme alla consueta vera arte di un Paolino Dalla Porta in sistematico stato di grazia e all’incredibile inventiva di uno Stefano Bagnoli assurto ormai nel gotha dei drummer contemporanei, si aggiunge la versione semplicemente perfetta del modus del fraseggio di Bebo Ferra, sempre più vicino alle soglie dell’olimpo chitarristico moderno. Di Paolo Fresu, infine, bisogna far notare che sembra avere il dono della quasi infallibilità, proponendo il suo unico suono a disposizione di un lavoro che sembra essere stato creato per rispondere con i fatti alla celebre massima di Fedor Dostoevskij, per il quale “solo la bellezza salverà il mondo”.

Paolo Fresu Quintet (Roberto Cipelli, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Ettore Fioravanti)

Il quintetto di Paolo Fresu nasce nel 1984 per volontà di Paolo Fresu e Roberto Cipelli e oggi fa, a pieno diritto, parte della storia del moderno jazz italiano, festeggiando – con la stessa originale formazione – i quarant’anni di vita, cosa assai rara nell’intera storia della musica afroamericana. Dopo varie forme, diviene gruppo odierno a cavallo fra il 1984 e il 1985 con la registrazione di “Ostinato” per la “Splasc(h) Records” e si consacra come uno dei gruppi di punta del jazz italiano con il disco “Inner Voices” assieme al sassofonista americano Dave Liebman (1986). Da allora svolge un’intensa attività concertistica e discografica oltre che didattica. Infatti il gruppo si propone spesso come “gruppo docente” che dà forma a seminari interattivi su stili e strutture del jazz, visti dall’interno dell’esperienza di gruppo (Seminari di Nuoro, Victoria School of Arts di Melbourne, Matera). Importante e unica poi, a questo riguardo, la straordinaria esperienza delle “Cinque giornate del Jazz” tenutasi nel corso della stagione invernale 2005-2006 alla Sala Monteverdi del Conservatorio di Musica di Bolzano, in collaborazione con la Ripartizione Cultura della locale Provincia Autonoma. Dall’esperienza è poi stato pubblicato un libro con annesso dvd per “Auditorium Edizioni” di Milano. Tutti gli elementi della formazione hanno precise e importanti esperienze didattiche tuttora in corso: Roberto Cipelli è titolare della cattedra di pianoforte jazz al Conservatorio di Musica di Trento, dove è anche responsabile di dipartimento nonché, dal 2014, direttore dei Seminari Jazz di Nuoro. Attilio Zanchi e Tino Tracanna sono titolari della cattedra di Musica Jazz al Conservatorio di Musica di Milano, mentre Ettore Fioravanti lo è della stessa cattedra al Conservatorio di Musica di Frosinone. Diversi progetti hanno inoltre visto il Quintetto partecipe a esperienze multimediali tra il jazz e le altre arti (teatro, cinema, poesia, danza). Nel 1990 il gruppo vince il premio “Top jazz” della rivista specializzata “Musica jazz” come miglior gruppo del jazz italiano e come miglior disco (Premio “Arrigo Polillo”, disco “Live in Montpellier”) e ogni anno è ai primi posti con le proprie produzioni discografiche. Da segnalare una menzione della rivista americana “Cadence” che, nel 1985 indicò “Ostinato” come uno dei più interessanti dischi dell’anno. Il progetto “Concerto Piccolo – Suite in 7 appuntamenti per Grande Orchestra e piccolo gruppo” è il lavoro che consacra i primi dieci anni di vita del Quintetto attraverso le composizioni del gruppo, rivisitate ed arrangiate da Bruno Tommaso per Orchestra d’archi e Big Band, presentato a Matera, Roccella Jonica e Berchidda in contemporanea con l’uscita dell’ottavo cd edito dalla “Splasc(h) Records”, dal titolo “Ensalada Mistica”. Spesso il gruppo prende forma di Sestetto (dal 1991 in occasione del disco “Ossi di Seppia”) con la presenza del polistrumentista Gianluigi Trovesi che prende naturalmente parte anche al cd “Ensalada Mistica” o dal 1996 con il sassofonista belga Erwin Vann, con il quale è stato inciso “Wanderlust” per la Bmg/Rca francese. Il gruppo ha tenuto concerti nelle più importanti citta e festival sia italiani che stranieri di ogni continente, registrando spesso per radio e televisioni internazionali. Il disco “Night on the City” inciso per la francese “Owl” vince il Premio “Choc” per l’anno 1995 della rivista francese specializzata “Jazzman” e fa guadagnare a Paolo Fresu i premi dell’Academie du Jazz di Parigi e il prestigioso “Django d’Or” come miglior musicista jazz d’Europa. Il libro “49 Composizioni” raccoglie inoltre tutto il repertorio del gruppo registrato per l’etichetta discografica “Splasc(h) Record”. Quasi a festeggiare il XX anno di attività, il 2004 è stato un anno “importante” per il quintetto: una serie di incisioni per la “Blue Note” (cadenzate sino al 2008) ne hanno celebrato la creatività, la freschezza e la longevità. Si è raggiunto un nuovo importante traguardo: quello dei 40 anni di attività comune. Si continua a cercare conferme ma non sembra proprio che ci sia un esempio simile in tutta la storia del jazz moderno: nessun quintetto è arrivato a compiere i quaranta anni di vita in comune con la stessa formazione originale! Per avvicinarsi ai vari importanti compleanni il quintetto ha dato alle stampe nel 2010 (quale primo numero della nuovissima etichetta discografica di Paolo Fresu) un doppio lavoro che ha fatto registrare un autentico record di vendite e un rinnovato interesse – specialmente internazionale – attorno a questa straordinaria unione di geniali musicisti. Poi, nel 2014, il nuovissimo capitolo si chiama invece “30!” ovvio riferimento ai tre decenni d’arte in comune. Infine, nel 2024, i quaranta compleanni vengono festeggiati con un nuovissimo lavoro discografico intitolato “Repens”. Sarebbe stato facile pubblicare un classico “best” o “Greatest hits” che dir si voglia e invece Paolo Fresu ha scelto la più corretta avventura jazzistica, nella forma di libera improvvisazione, capace, ancora una volta, di testimoniare la qualità e lo spessore artistico di questa formazione. Lunga vita a questa incredibile formazione! Molti sostengono: “Paolo ha tanti incredibili progetti ma… il quintetto resta sempre il quintetto!”

Elena Ledda – Voce

Nata a Selargius (Cagliari) e a sedici anni intraprende gli studi di canto al Conservatorio di Musica di Cagliari. Nonostante la spiccata predisposizione alla lirica, la cantante selargina preferisce dedicarsi alla musica folk e nel 1979 realizza il suo primo album in lingua sarda, “Ammentos”, in collaborazione con il musicista Mauro Palmas, con il quale fonda la band “Suonofficina”. Nel 1984, Elena Ledda pubblica il secondo album dal titolo “Is Arrosas”e inizia a prendere parte alla trasmissione televisiva locale, “Sardegna canta”, di cui per un anno interpreta la sigla. Questa partecipazione sul canale regionale ha fatto crescere sempre di più la sua popolarita nell’Isola, ma Elena Ledda non si è chiusa nel regionalismo esasperato e continua ad esplorare e ricercare nuove evoluzioni musicali, arrivando a collaborare anche con l’arpista svizzero Andreas Vollenweider. Negli anni Novanta pubblica “Incanti”e inizia a girare il mondo con le sue esibizioni, raggiungendo un notevole successo anche in campo internazionale e diventando la voce femminile della Sardegna, dopo Maria Carta. Nel 2000 pubblica il disco intitolato “Mare Mannu” e, nel 2005, “Amargura”. Due anni piu tardi, nel 2007, vince il Premio “Città di Loano”per il miglior disco di musica popolare e riceve la Targa “Luigi Tenco” per il miglior disco in dialetto, con la canzone “Rosa Resolza”registrata insieme a un altro big della musica sarda, Andrea Parodi. Negli anni successivi pubblica i dischi “Live at Jazz in Sardegna” e “Cantendi a Deus”. Elena Ledda, nel corso della carriera, ha collaborato con grandi artisti come il cantautore genovese Fabrizio De Andrè, il trombettista sardo Paolo Fresu, il trombettista e compositore statunitense di jazz Lester Bowie, il trombettista Don Cherry, la cantante israeliana Noa, il conterraneo Andrea Parodi.

Notrasa – Electronics

“Notrasa” è il nome del nuovo progetto di Alessio Atzori (Mynerdpride, Everybody tesla) che nasce dalla sua somiglianza con un certo “Rasa” di Torino con cui veniva confuso spesso. Notrasa è un progetto basato sul campionamento di dischi che costano poco al mercatino dell’usato che girano al contrario su un giradischi per produrre beat storti e sporchi. I suoi brani parlano delle case in cui sono stati composti, delle persone che ci hanno abitato, che hanno prodotto inconsapevolmente i suoni presenti nei brani stessi.

Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari

È stata fondata nel 1933 e ha consolidato, negli anni, un fecondo rapporto con i maggiori direttori italiani, tra cui Tullio Serafin, Vittorio Gui, Antonino Votto, Guido Cantelli, Franco Ferrara, Franco Capuana, Willy Ferrero, e con compositori quali Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Ermanno Wolf Ferrari, Riccardo Zandonai, Alfredo Casella. Risalgono agli anni ‘50-’60 le apparizioni sul podio di Lorin Maazel, Lovro von Matacic, Claudio Abbado, Sergiu Celibidache, Riccardo Muti, e le collaborazioni con Gioconda De Vito, Leonid Kogan, Henryk Szering, Andrés Navarra, Dino Ciani, Maria Tipo, Nikita Magaloff, Wilhem Kempff, Martha Argerich. In questi ultimi anni l’Orchestra ha collaborato, tra gli altri, con direttori come Lorin Maazel, Georges Prêtre, Emmanuel Krivine, Mstislav Rostropovich, Ton Koopman, Iván Fischer, Frans Brüggen, Carlo Maria Giulini, Gennadi Rozhdestvensky, Rafael Frühbeck de Burgos, Neville Marriner, Christopher Hogwood, Hartmut Haenchen e con solisti come Martha Argerich, Aldo Ciccolini, Kim Kashkashian, Viktoria Mullova, Misha Maisky, Truls Mørk, Sabine Meyer, Yuri Bashmet, Salvatore Accardo. Dal 1999 al 2005 Gérard Korsten ha ricoperto il ruolo di direttore musicale e ha, fra l’altro, diretto in prima esecuzione nazionale, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Euryanthe di Weber e A Village Romeo and Juliet di Delius, mentre nella stagione 2007-2008 George Pehlivanian è stato direttore ospite principale. Negli ultimi anni l’Orchestra ha collaborato regolarmente con Lorin Maazel, compiendo nel 1999 una tournée in Europa ed eseguendo con successo una serie di concerti. Nel 2002 ha rappresentato l’Italia nella rassegna “Italienische Nacht”, organizzata dalla Bayerischer Rundfunk al Gasteig di Monaco di Baviera e trasmessa in diretta dalla radio bavarese. Nel 2005 ha suonato in un concerto in onore del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2010 ha partecipato al 98° Festival di Wiesbaden con Lucia di Lammermoor per la direzione di Stefano Ranzani e la regia di Denis Krief, riscuotendo un grande successo. Recentemente, nell’ambito di un progetto di internazionalizzazione del Teatro Lirico di Cagliari, realizzato e promosso in collaborazione con l’Unione Europea, il Governo Italiano e la Regione Sardegna, l’Orchestra è stata invitata dalla New York City Opera per l’esecuzione di La campana sommersa di Respighi, ricevendo il plauso del pubblico e della critica. Negli ultimi anni, anche nell’ambito della rassegna “Cinque passi nel Novecento”, ha eseguito, in prima assoluta, composizioni per orchestra che il Teatro Lirico di Cagliari ha commissionato a compositori come Sylvano Bussotti, Giorgio Tedde, Azio Corghi, Fabio Nieder, Alberto Colla, Carlo Boccadoro, Franco Oppo, Francesco Antonioni, Ivan Fedele, Michele Dall’Ongaro, Filippo Del Corno, Vittorio Testa, Sergio Rendine, Orazio Sciortino. Per la casa discografica Dynamic ha inciso opere in prima esecuzione in Italia, quali: Die Feen di Wagner, Dalibor di Smetana, (premiate, rispettivamente, da “Musica e Dischi” quale miglior disco operistico italiano del 1997, e da “Opéra International” col “Timbre de Platine” – gennaio 2001), Čerevički e Opričnik di Čajkovskij, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Euryanthe di Weber, Alfonso und Estrella di Schubert, Hans Heiling di Marschner, Chérubin di Massenet, Lucia di Lammermoor di Donizetti. Ha inciso, inoltre, Goyescas di Granados e La vida breve di De Falla, La Passione secondo Giovanni di Bach, La sonnambula di Bellini, I Shardana di Porrino per la Dynamic, Don Pasquale per Rai Trade e La leggenda della città invisibile di Kitež e della fanciulla Fevronija di Rimskij-Korsakov per Naxos. Per la Rai ha registrato, nel 1998, La Bohème trasmessa in tutto il mondo.

Antonello Salis – Fisarmonica

Fisarmonicista, pianista e organista, inizia la carriera musicale suonando in Sardegna, sua terra di origine, nelle balere e, in seguito, in gruppi rock. Nel 1973 ad Alghero forma, col bassista Riccardo Lay e il batterista Mario Paliano, i Cadmo, trio a cavallo tra rockprogressive e free jazz. Trasferitosi a Roma il trio incide due album “Boomerang”e “Flying over Ortobene mount in july seventy-seven”,con la partecipazione del sassofonista Massimo Urbani. Al “Music Inn” di Roma Antonello Salis incontra importanti musicisti stranieri, Charles Mingus, Ornette Coleman, Dexter Gordon, e giovani musicisti della scena jazz romana, come Maurizio Giammarco, Massimo Urbani, Enzo Pietropaoli, Roberto Gatto, Tommaso Vittorini. Nel famoso jazz club capitolino si esibisce col quartetto del contrabbassista Marcello Melis, per entrare in seguito in contatto e collaborare, nei primi anni Ottanta, col trombettista afro-americano Lester Bowie e l’Art Ensemble of Chicago. Nel 1977 entra a far parte dell’organico orchestrale “Grande Elenco Musicisti”diretto da Tommaso Vittorini. L’anno seguente incide, per la serie “Jazz From Italy”in duo con Mario Schiano, altra figura di rilievo del free jazz capitolino, l’album “Old Fashioned”. In seguito, collabora coi fisarmonicisti Richard Galliano, Gianni Coscia e Marcel Azzola Nel 1995 fonda, col trombettista Paolo Fresu e il contrabbassista Furio Di Castri, il trio P.A.F. con cui tiene numerosi concerti, tra cui quello a Capodistria (Slovenia) e pubblicato nel 1996, e incide nel 2004 il lavoro discografico “Morph”.Musicista curioso ed eclettico, Antonello Salis, suona in svariati contesti, jazz, rock e pop, partecipando a progetti che includono teatro, danza e cinema. Inoltre ha collaborato con musicisti quali: Fabrizio Bosso, Sandro Satta, Enrico Rava, Gianluca Petrella, Michele Rabbia, Han Bennink, Pat Meheny, Hamid Drake, Bobby Watson, Richard Bona, Don Pullen.

Paolo Silvestri – Direttore

Compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista, da molti anni sperimenta l’incontro di linguaggi differenti coniugando il jazz e la musica contemporanea con le tradizioni musicali popolari di tutto il mondo. Ha realizzato numerosi progetti con orchestre sinfoniche componendo e arrangiando musiche per importanti musicisti come: Enrico Rava, Gato Barbieri, Jimmy Cobb, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Kenny Wheeler, John Taylor, Kenny Werner, Tony Scott, Javier Girotto, Enrico Pieranunzi, Roberto Gatto e con importanti cantanti come: Ivano Fossati, Elio, Dulce Pontes, Sergio Cammariere, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Barbara Casini, Peppe Servillo, Maria Pia De Vito. Per realizzare i suoi programmi ha diretto le prestigiose orchestre sinfoniche delle seguenti citta e teatri: Regio di Torino, Maggio Musicale Fiorentino, Carlo Felice di Genova, Petruzzelli di Bari, Regionale Toscana, Arturo Toscanini, Haydn di Trento e Bolzano, Roma Sinfonietta, Padova e del Veneto, Sinfonica Siciliana, Camerata Strumentale Pratese, Roma e del Lazio, Filarmonica Marchigiana, Provincia di Bari, Bellini di Catania, Tito Schipa di Lecce, Vittorio Emanuele di Messina, Magna Grecia di Taranto, Repubblica di San Marino, Accademia Filarmonica della Scala. Ha un ensemble e un’orchestra a proprio nome e dirige spesso orchestre jazz e big band italiane e straniere come ad esempio: WDR Big Band di Colonia, Orchestra Jazz della Sardegna, Kick’n Sticks big band di Mannheim, Civica Jazz Band di Milano, Orchestra Jazz del Mediterraneo, Colours Jazz Orchestra, Italian Jazz Orchestra di Forli, Bansigu Big Band di Genova. Ha composto 20 colonne sonore di film sia per il cinema che per la televisione e ha composto musiche per più di cento spettacoli teatrali, musicali e di danza, prodotti in gran parte dal Teatro dell’Archivolto di Genova. Ha inoltre composto molte musiche per importanti campagne pubblicitarie e per programmi televisivi e ha insegnato nei conservatori di musica di Trento, Milano, Como, Alessandria, Bologna, Ferrara e Adria.

Thierry Escaich, organista di fama internazionale, in concerto mercoledì 25 marzo nel Duomo di Monza per la quarta edizione dei Monza Music Meetings

Figura di riferimento della scena europea, il musicista francese eseguirà pagine di Bach, Mendelssohn, Gervaise, Alain e alcune composizioni originali in un percorso che metterà in dialogo il repertorio storico e la pratica improvvisativa contemporanea

È in pieno svolgimento la quarta edizione dei Monza Music Meetings, la manifestazione progettata e organizzata dall’Orchestra Canova insieme all’Accademia Musicale Chigiana di Siena e all’associazione culturale Musicamorfosi in collaborazione con il Comune di Monza, che propone nel capoluogo della Brianza – fino al prossimo 29 marzo – appuntamenti concertistici di rilievo, progetti per le scuole e l’infanzia, esperienze immersive, conferenze e interventi musicali diffusi nello spazio urbano, coinvolgendo i luoghi simbolici della città, dalla Reggia al Duomo, dagli istituti culturali alle vie e ai negozi del centro storico.

Dal repertorio antico alla creazione contemporanea, dalla musica sacra alla sperimentazione, i Monza Music Meetings mettono in dialogo tradizione e attualità, artisti affermati e nuove generazioni di interpreti, promuovendo una visione della musica come pratica viva, capace di interrogare il presente, attivare il territorio e generare nuove forme di ascolto e partecipazione. Il tutto grazie al contributo del Comune di Monza, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e Regione Lombardia, il supporto di Acinque, BrianzAcque, Banco Desio ed Elli e la collaborazione di una pluralità di partner tra cui l’associazione musicale Rina Sala Gallo di Monza, l’associazione culturale Novaluna, il Sistema Carrobiolo, il Carlo Alberto District e la Cappella Musicale del Duomo di Monza.

L’evento centrale della quarta edizione, a cura dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena, è il concerto in programma mercoledì 25 marzo nel Duomo di Monza, intitolato Notre Dame di Monza, protagonista il celebre compositore, organista e improvvisatore francese Thierry Escaich, docente di composizione e improvvisazione al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi, organista titolare della Cattedrale di Notre-Dame e figura di riferimento assoluto della scena musicale contemporanea europea (ore 21, ingresso libero con offerta libera a favore del progetto Sinfonia territoriale presso la Fondazione della Comunità di Monza e della Brianza).

Il programma che verrà eseguito da Escaich è un percorso musicale che mette in dialogo repertorio storico e pratica improvvisativa contemporanea, evidenziando come l’arte dell’improvvisazione sia da sempre parte integrante della tradizione organistica. Dalla monumentalità della Passacaglia e fuga in do minore di Johann Sebastian Bach, esempio emblematico di elaborazione tematica e architettura formale, si passa alle eleganti danze rinascimentali di Claude Gervaise, che offrono un modello stilistico su cui si innestano le danceries improvvisate di Thierry Escaich. La Sonata in fa minore di Felix Mendelssohn richiama la tradizione romantica tedesca, profondamente legata all’eredità bachiana, mentre le composizioni dello stesso Escaich, tra cui Évocation n°1 – Poème n°3 “Vers l’Espérance”, mostrano come il linguaggio contemporaneo possa rinnovare la spiritualità e la libertà espressiva dell’organo. Il programma si conclude con la forza visionaria di Jehan Alain, dalle Variations sur un thème de Clément Jannequin alle celebri Litanies, fino a culminare in un’improvvisazione finale su tema dato, momento in cui tradizione, memoria stilistica e creazione estemporanea si fondono pienamente.

Dal 2025 Thierry Escaich è docente del corso estivo di alto perfezionamento in organo dell’Accademia Musicale Chigiana – L’improvvisazione all’organo tra tradizione e creazione – restituendo vita, dopo oltre vent’anni di assenza, a uno storico insegnamento che nel Novecento ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per la scuola organistica internazionale. La sua presenza a Monza si inserisce, dunque, idealmente in un progetto artistico di ampio respiro, che intreccia alta formazione, creazione contemporanea e valorizzazione del patrimonio organistico europeo. Il concerto si configura come un ponte ideale tra la grande tradizione organistica francese e la storia spirituale e civile custodita dal Duomo di Monza. Se Notre-Dame è simbolo universale di memoria, resilienza e rinascita, il Duomo monzese custodisce la Corona Ferrea, emblema del potere imperiale e della storia europea, con cui fu incoronato Napoleone Bonaparte. In questo dialogo tra luoghi-simbolo, l’organo diventa voce di una continuità culturale che attraversa i secoli, mettendo in risonanza Parigi e Monza, la dimensione sacra e quella civile, la tradizione e l’improvvisazione contemporanea. L’appuntamento rappresenta così uno dei momenti più significativi del respiro europeo che caratterizza la progettazione culturale dei Monza Music Meetings. L’indagine sullo “spazio della musica” trova nell’organo – strumento monumentale e comunitario per eccellenza, al tempo stesso arcaico e contemporaneo – una sintesi particolarmente intensa, capace di connettere architettura, storia e creazione sonora. L’iniziativa è sviluppata nell’ambito del progetto Spiritual Music dell’Unione Europea grazie al programma Creative Europe: il progetto Spiritual Music”, realizzato dalla rete di partner culturali Musicamorfosi (per l’Italia), Taller de Músics (per la Spagna) e Jazz Festivals & Events (per la Romania), promuove la ricerca, la creazione e la divulgazione della musica spirituale contemporanea, con particolare attenzione al dialogo tra tradizione e nuovi linguaggi. All’interno di questo quadro è stata indetta una call (che resterà aperta fino al 19 aprile; info: www.musicamorfosi.it/european-call-for-organists/) per la selezione di organisti creativi, finalizzata allo sviluppo a livello europeo di pratiche artistiche innovative legate alla musica per organo e alla sperimentazione, al di là dei tradizionali confini dei generi musicali. In particolare, la call è rivolta a organisti creativi interessati a esplorare il rapporto tra organo, musica spirituale, vocalità e contemporaneità attraverso un approccio aperto, inclusivo e potenzialmente interdisciplinare. La selezione mira a individuare profili artistici capaci di interpretare l’organo come strumento vivo e attuale, dialogare con repertori e linguaggi differenti e dimostrare una propensione alla divulgazione, all’improvvisazione e alle contaminazioni artistiche.

Da segnalare, infine, che la quarta edizione dei Monza Music Meetings si concluderà nell’ultimo weekend di marzo: sabato 28 marzo, il salotto della città – e in particolare le botteghe dei commercianti del Carlo Alberto District – sarà animato da intermezzi musicali diffusi. Shopping e cultura andranno a braccetto, nelle vie del centro, per tutta la giornata, inaugurando anche un nuovo spazio cittadino di accoglienza, l’Ostello del Carrobiolo con il concerto del Quartetto Goldberg (ore 11, ingresso su invito). Infine, domenica 29, il Moderno, accogliente lounge bar e pasticceria nel cuore della città, ospiterà la conversazione culturale Note ribelli (ore 11, ingresso libero), con la presenza di Cecilia Balestra (direttrice di Milano Musica), Stefano Jacoviello (responsabile progetti culturali e media dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena) e Ambra Redaelli (presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano). I relatori si confronteranno soprattutto su ciò che sta “dietro” la musica: la visione, la missione, gli obiettivi e le strategie che gli operatori culturali mettono in campo. Al centro della conversazione, moderata da Marianna Musacchio (responsabile comunicazione di Musicamorfosi), l’idea di una “resistenza gentile” che passa attraverso l’educazione all’ascolto, intesa come pratica consapevole e condivisa per contribuire alla costruzione di una società più attenta, inclusiva e coesa.

Programma completo e modalità di accesso: www.musicamorfosi.it

A VILLA RUFOLO LA 3a EDIZIONE DEL “SALOTTO MUSICALE DI NEVILE REID” DAL 12 APRILE AL 7 GIUGNO

9 APPUNTAMENTI DALLA MUSICA CLASSICA AL JAZZ, DALLA TRADIZIONE BAROCCA NAPOLETANA AL CONTEMPORANEO

Dopo il successo riscosso nelle precedenti edizioni, la Fondazione Ravello presenta per il terzo anno consecutivo la rassegna musicale “Il Salotto musicale di Nevile Reid”, ideata dal Direttore generale Maurizio Pietrantonio e curata dal Direttore artistico Lucio Gregoretti.

La formula, già ampiamente apprezzata dal pubblico, conferma le matinée domenicali arricchite quest’anno da appuntamenti anche il venerdì pomeriggio, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente l’offerta culturale della Fondazione, presieduta da Alessio Vlad e valorizzare il complesso monumentale di Villa Rufolo, punto di riferimento per la vita culturale della Costiera.

Giovani musicisti vincitori di concorsi internazionali e musicisti di consolidata esperienza, formatisi tutti alla Scuola musicale napoletana, si esibiranno a Villa Rufolo, presso l’Auditorium e da quest’anno anche nella suggestiva Sala Teatro dell’importante complesso monumentale che si riaprirà alla musica domenica 12 aprile alle ore 12. Ad inaugurare la rassegna saranno Emilia Zamuner, tra le voci più interessanti del jazz italiano contemporaneo e il contrabbassista Massimo Moriconi, storico collaboratore di Mina e protagonista di innumerevoli produzioni discografiche e televisive. Il duo proporrà un raffinato percorso musicale tra standard jazz, classici della canzone d’autore italiana e brani originali.

Il cartellone proseguirà con otto appuntamenti che accompagneranno la primavera della “Città della musica” fino al 7 giugno, attraversando generi e linguaggi diversi.

Domenica 19 aprile sarà protagonista il Quartetto “Cino Ghedin” – composto da Laura Licinio (pianoforte), Filippo Bogdanovic (violino), Myriam Traverso (viola) e Mattia Geracitano (violoncello) – formazione nata nell’ambito dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e già attiva in importanti contesti concertistici italiani ed europei.

Venerdì 24 aprile spazio al Signorelli Project 4et, ensemble formato da musicisti di consolidata esperienza internazionale – Eduardo Robbio, Luca Natale, Federico Maddaluno e Andrea Beneduce – impegnati in un lavoro di ricerca e rilettura della tradizione musicale napoletana. Il programma proporrà villanelle, serenate, mattinate e barcarole, rielaborate in chiave contemporanea per valorizzare un patrimonio sonoro ricco e identitario.

Ad aprire il mese di maggio, domenica 3, saranno quindi i Sonora Sax 4tet, formazione cameristica con i sassofonisti Domenico Luciano, Michele D’Auria, Nicola De Giacomo e Luigi Cioffi, dedita alla valorizzazione del repertorio per quartetto di sassofoni, con programmi che spaziano dai classici alle più interessanti espressioni della musica contemporanea.

Venerdì 15 maggio, l’Ensemble dell’Orchestra Filarmonica di Benevento interpreterà integralmente i quattro Quartetti per flauto e archi di Wolfgang Amadeus Mozart (K 285, K 285a, K 285b/Anh. 171, K 298), capolavori di equilibrio formale e raffinatezza timbrica.

Venerdì 22 maggio sarà la volta del Blow Up Percussion, ensemble fondato a Roma nel 2012 e affermatosi per l’originalità dei programmi e la costante attenzione alla musica contemporanea. Il gruppo presenterà “Millennium Canticles”, progetto che coniuga ricerca sonora e sperimentazione.

Di segno diverso il concerto di venerdì 29 maggio, intitolato “Echi del passato, voci del presente”, con il soprano Susanne Bungaard e il liutista e chitarrista Ugo Di Giovanni. Bungaard, docente di canto presso il Conservatorio di Salerno, è attiva sia nel repertorio barocco sia nell’opera lirica, mentre Di Giovanni è riconosciuto interprete della musica antica, con una significativa attività concertistica internazionale.

A chiudere la rassegna saranno due recital pianistici: venerdì 5 giugno quello di Leonardo Merlini, giovane talento classe 2003 già premiato in numerosi concorsi nazionali e internazionali e avviato a una promettente carriera concertistica; domenica 7 giugno il ritorno di Genny Basso, pianista apprezzato per la sensibilità interpretativa, la solidità tecnica e la versatilità del repertorio.

L’accesso ai concerti sarà gratuito per il pubblico residente e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.it; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621.

Calendario

Domenica 12 aprile 2026 ore 12 – Auditorium Villa Rufolo

DUET                                                                            

Emilia Zamuner – voce, Massimo Moriconi – contrabbasso e basso elettrico

musiche dal jazz alla canzone d’autore, passando per la musica classica e la musica tradizionale

Domenica 19 aprile ore 12 – Auditorium Villa Rufolo

Quartetto “Cino Ghedin”

Filippo Bogdanovic – violino, Myriam Traverso – viola, Mattia Geracitano – violoncello,

Laura Licinio – pianoforte                                                                                         

musiche di Schumann e Brahms

Venerdì 24 aprile ore 17:30 – Sala Teatro Villa Rufolo

Signorelli Project 4et                                                

Eduardo Robbio – mandolino barocco e mandoloncello, Federico Maddaluno – mandolino barocco, Luca Natale – mandolino barocco e mandoloncello, Andrea Beneduce – chitarra-liuto e mandola

musiche di Signorelli, Gaudioso, Paolucci

In collaborazione con Progetto Sonora

Domenica 3 maggio ore 12 – Auditorium Villa Rufolo

SONORA SAX 4TET                                               

Domenico Luciano – sax soprano, Michele D’Auria – sax contralto, Nicola De Giacomo – sax tenore, Luigi Cioffi – sax baritono

musiche di Puccini, Verdi-Rota, Mascagni, Rota, Morricone, Kramer, Galliano, Girotto

In collaborazione con Progetto Sonora

Venerdì 15 maggio ore 17:30 – Auditorium Villa Rufolo

Ensemble dell’Orchestra Filarmonica di Benevento                                               

musiche di Mozart

Venerdì 22 maggio ore 17:30 – Sala Teatro Villa Rufolo

Millennium Canticles

BLOW UP PERCUSSION

Flavio Tanzi, Aurelio Scudetti, Pietro Pompei, Alessio Cavaliere – percussioni                 
musiche di Antonioni, Thomalla, Wolfe, Mazzoli

Venerdì 29 maggio ore 17:30 – Sala Teatro Villa Rufolo

Echi del passato, voci del presente             

Susanne Bungaard – soprano, Ugo Di Giovanni – liuto e chitarra

musiche di Morley, Dowland, Purcell, Castelnuovo Tedesco, Britten, Argento

Venerdì 5 giugno ore 17:30 – Auditorium Villa Rufolo

Pianista Leonardo Merlini

musiche di Bach-Siloti, Mussorgsky, Bach-Yushkevitch, Rachmaninoff                                                                                                                                                             

Domenica 7 giugno ore 12 – Auditorium Villa Rufolo

Pianista Genny Basso                                                                                 

musiche di A. Scarlatti, D. Scarlatti, Vinci*, Mascagni, Autori vari*, Thalberg, Liszt

*elaborazione pianistica di Genny Basso                                                                 

DAP Festival 2026: a Pietrasanta dieci anni di danza tra, arte città e paesaggioPer l’inaugurazione un omaggio all’arte di Igor Mitoraj

Dal 27 giugno all’11 luglio la città della Versilia si trasforma
 nel tempio della danza contemporanea: spettacoli, interventi performativi diffusi,
una scuola di formazione, coreografi e danzatori in arrivo da tutto il mondo

Pietrasanta si prepara ad accogliere la decima edizione di DAP Festival – Danza in Arte a Pietrasanta, in programma dal 27 giugno all’11 luglio 2026, confermandosi come uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alla danza contemporanea in dialogo con le arti visive e lo spazio urbano. Con la direzione artistica di Adria Ferrali e la direzione esecutiva di Sara Tartaglia, il festival è patrocinato da Ministero della Cultura, Assemblea parlamentare del Mediterraneo, Regione Toscana e Comune di Pietrasanta, supportato da Centro per le Arti Visive e Fondazione La Versiliana.

Il 2026 segna un traguardo simbolico per il festival, che celebra dieci anni di attività rafforzando la propria vocazione internazionale e la capacità di mettere in relazione grandi protagonisti della danza internazionale e nuove generazioni di artisti. Il programma propone un cartellone di 14 spettacoli coinvolgendo compagnie e interpreti provenienti da Europa, Stati Uniti e Africa. Fiore all’occhiello dell’edizione 2026 la collaborazione con il Museo Mitoraj che dà vita – grazie ad una co-produzione tra DAP Festival × Compagnia Bellanda – alla performance di apertura, un’esperienza immersiva che unisce visita al museo e danza, un lavoro che intreccia arte, corpo e memoria ispirato alla scultura “Bocca di Rocca Bianca” del maestro polacco.

Tra i protagonisti di questa edizione figurano alcune delle personalità più autorevoli della danza contemporanea internazionale. Oltre a Compagnia Bellanda, prima e unica compagnia italiana diretta da un artista di origine urban/breakdance riconosciuta dal Ministero della Cultura, maestri assoluti della coreografia italiana ed europea come Virgilio Sieni e Michele Merola, oltre ad artisti legati a importanti istituzioni mondiali, tra cui danzatori dell’Opéra National de Paris, del Royal Danish Ballet, dello Stuttgart Ballet e di prestigiose compagnie europee. Accanto a loro, il festival ospita compagnie riconosciute della scena contemporanea come Spellbound Contemporary Ballet, Equilibrio Dinamico, Opus Ballet, insieme a realtà internazionali provenienti da Francia, Danimarca, Spagna, Stati Uniti.

Cuore pulsante del DAP Festival sono le sue location, che diventano parte integrante della creazione artistica: dal Chiostro di Sant’Agostino, storica scena a cielo aperto del Festival, al Chiostro di San Francesco, per la prima volta inserito nel percorso performativo, fino agli spazi museali e urbani di Pietrasanta e al Grande Palcoscenico della Versiliana a Marina di Pietrasanta. Luoghi simbolici che si trasformano in scenari vivi, amplificando il dialogo tra corpo, architettura e arti visive.

Accanto al cartellone degli spettacoli, il DAP Festival si articola in diverse sezioni che ne definiscono l’identità, dalle Danze dell’Invasione, che animano piazze e spazi pubblici con interventi performativi diffusi, al DAP College, programma formativo internazionale che coinvolge studenti, danzatori e istituzioni accademiche provenienti da Europa e Stati Uniti (e che offre la possibilità ai danzatori di accedere a una ricca offerta di borse di studio), fino ai progetti speciali dedicati alla ricerca, alla formazione e all’inclusione.

Sostenuto da una solida rete di collaborazioni istituzionali e internazionali, il DAP Festival si conferma anche nel 2026 come punto di riferimento per la danza classica e contemporanea, capace di coniugare qualità artistica, apertura al territorio e respiro globale, celebrando dieci anni di creatività, visione e dialogo tra le arti. Nato come progetto capace di superare i confini del palcoscenico tradizionale, il DAP Festival è un evento unico nel suo genere, in cui danza, musica e arti visive si intrecciano dando vita a un linguaggio performativo che invade la città e coinvolge il pubblico in luoghi storici, museali e naturali. Un’esperienza che trasforma Pietrasanta in un laboratorio creativo a cielo aperto, dove lo spettacolo dal vivo incontra il patrimonio artistico e architettonico.

www.dapfestival.com

Venerdì 20 marzo alle ore 20,00, nella Sala Grande del Maggio : Mozart – Ouvertures e arie

Protagonisti  Jessica Pratt  – Christopher Franklin

Venerdì 20 marzo alle ore 20 il maestro Christopher Franklin e il soprano Jessica Pratt protagonisti per una serata interamente dedicata alle musiche di Wolfgang Amadeus Mozart.  

Il concerto, in programma nella Sala Grande del Maggio, trova in cartellone alcune delle più celebri arie e ouvertures del genio di Salisburgo.

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino presenta, venerdì 20 marzo 2026 alle ore 20 – nella Sala Grande – il frizzante concerto “Mozart: ouvertures e arie”. 

Protagonista uno dei soprani più acclamati e amati della scena internazionale, Jessica Pratt, artista profondamente legata al Maggio e al pubblico fiorentino. Interprete “di casa” del Teatro, Jessica Pratt torna dopo il successo della sua interpretazione in Lucrezia Borgia andata in scena scorso novembre, accolta con strepitoso entusiasmo sia da parte del pubblico che dalla critica.

A dirigere l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è il maestro Christopher Franklin, anche lui da poco ospitato sul podio del Maggio per il recital di canto, tutto buffo, dello scorso novembre con Marco Filippo Romano.

Il concerto del 20 marzo nasce come estensione e introduzione al recente progetto discografico dedicato a Mozart, inciso da Christopher Franklin e Jessica Pratt insieme all’Orchestra del Maggio: un lavoro che viene così mostrato ‘dal vivo’ al pubblico. Il programma propone una selezione di ouvertures e arie tratte da alcune delle opere più amate del genio di Salisburgo, delineando un percorso musicale di alcune delle sue composizioni più famose.

Come sottolineato dalla stessa Jessica Pratt nella sua dichiarazione per il libretto di sala il concerto in programma non è soltanto una semplice raccolta di arie mozartiane, bensì un vero e proprio percorso in cui la figura femminile assume un ruolo assolutamente centrale:  “Le pagine di questo concerto nascono come introduzione al disco di arie di Mozart che ho inciso recentemente con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Ogni volta che torno a cantare Mozart mi trovo davanti a una soglia della storia musicale: un punto in cui la chiarezza illuminista si apre a una nuova idea di interiorità. Non è una semplice raccolta di arie, ma un attraversamento consapevole di un momento in cui cambia il modo di pensare l’individuo e il teatro musicale. Le figure femminili diventano coscienze in movimento, luoghi di tensione e trasformazione: ed è proprio in questo equilibrio fra disciplina e libertà che continuo a ritrovare il senso più profondo del canto.  A chi ascolta vorrei proporre un ‘patto’ implicito: di non considerare questa raccolta come una sequenza di brani isolati, ma di entrare in un mondo in trasformazione; un mondo in cui la ragione illumina e in cui la forma non viene abbandonata ma diventa il luogo stesso del conflitto interiore. Cantare Mozart significa abitare questo equilibrio: mantenere insieme disciplina e abbandono, chiarezza e inquietudine. Se questo disco ha un punto centrale, è forse proprio qui: Mozart come luogo di passaggio, dove la musica tiene insieme ciò che la storia tende a separare. Un punto in cui ordine e inquietudine, tradizione e modernità, misura e desiderio restano in dialogo continuo — sempre, inevitabilmente, fra due mondi”.

Il concerto:

Nella sua ricca e variegata produzione teatrale Mozart intraprese un percorso di scoperta delle potenzialità timbriche della voce umana giungendo a soluzioni originalissime. Mentre le convenzioni dello stile italiano del tempo privilegiavano tessiture acute e un uso del virtuosismo canoro spesso fine a stesso, Mozart scelse invece di modulare di volta in volta i timbri vocali in relazione ai personaggi, al loro ruolo sociale e alla loro psicologia. Nel suo teatro musicale anche la voce di soprano è declinata in numerose varianti sempre al servizio della drammaturgia. Tra i ruoli iconici della trilogia italiana, alla Contessa delle Nozze di Figaro, ad esempio,è richiestauna vocecapace di morbidi accenti e nobiltà di espressione che ben sottolineino la condizione di una donna delusa dal marito fedifrago ma che ancora nutre la speranza di riconquistarlo, come nel recitativo e aria “E Susanna non vien… Dove sono i bei momenti”. Canto nobile, austero ma con passaggi di agilità è previsto anche per Donna Anna, il personaggio più tragico del Don Giovanni, che mostra evidenti legami con il mondo dell’opera seria. Nel suo ultimo numero solistico “Crudele? Ah no, mio bene… Non mi dir”Donna Anna ribadisce ancora una volta il suo carattere fiero ma anche l’angoscia che la tormenta. I passaggi di agilità previsti in quest’aria non sono il mero pretesto per mettere in luce le capacità vocali della prima donna, ma rispecchiano invece il tormento che agita il cuore della protagonista. Dopo la morte del padre per Donna Anna non non c’è più spazio per la vita immaginata un tempo e per i progetti matrimoniali con il fidanzato Ottavio poiché ormai il suo solo e unico pensiero è vendicare il padre assassinato. Al mondo dell’opera seria sembra appartenere in parte anche Fiordiligi di Così fan tutte quando nel celebre recitativo e aria “Temerari… Come scoglio” paragona la sua fedeltà alla solidità di uno scoglio in mezzo alla tempesta. Per lei Mozart impiega un canto estremamente fiorito con impervi salti della voce dal registro grave a quello acuto coprendo due ottave della tessitura. Alle vette più alte e perigliose della scrittura mozartiana per soprano appartengono invece i ruoli di Konstanze (Die Entführung aus dem Serail) e della Regina della notte (Die Zauberflöte). La parte di Konstanze fu scritta per Caterina Cavalieri, famoso soprano di coloratura del tempo dalle eccezionali capacità virtuosistiche. Nell’aria “Martern aller Arten” l’eroina fronteggia a suon di agilità vocali, che la portano spesso nel registro sovracuto, le minacce di Selim, dichiarandosi fieramente disposta a morire piuttosto che cedere alle lunsighe di un uomo che non ama.

Ma tra i personaggi più affascinanti e ambigui dell’opera mozartiana un posto di rilievo spetta indubbiamente alla Regina della notte, ruolo creato da Mozart per la cognata Josepha Hofer, cantante dalle doti vocali strabilianti. Il personaggio richiede non solo brillantezza di timbro ma anche estrema flessibilità per affrontare i lunghi vocalizzi che arrivano a toccare note di altezza siderale. Nella sua prima apparizione, preceduta da un lungo recitativo di tono lacrimevole, “O Zittre nicht”, la Regina si mostra inizialmente come una madre affranta e preoccupata per le sorti della figlia Pamina. Tuttavia nell’aria che segue la sua voce esplode in una lunga serie di passaggi di coloratura con numerosi sovracuti, tradendo così la sua vera natura di madre fredda e tiranna e sottolineando la sua appartenenza a un mondo sovrannaturale che richiede una voce fuori dal comune. 

Ad arricchire la rassegna di arie mozartiane non potevano mancare alcune tra le più celebri ouvertures in un itinerario che passa dall’esuberanza sonora con tanto di banda turca dell’Entführung aus dem Serailalla triplice e solenne scansione accordale in mi bemolle maggiore (tonalità con tre bemolli legata alla simbologia massonica) della Zauberflöte, in cui Mozart impiega la fuga quale simbolo di sapienza superiore e virtù; dall’esibita ironia dell’ouverture di Così fan tutte costruita su autocitazioni di temi che ritroveremo nell’opera, al vorticoso brulichìo di quartine degli archi che con ritmo serratissimo ci trascina in un attimo nella folle journéede Le nozze di Figaro.

La locandina:

Direttore Christopher Franklin

Soprano Jessica Pratt

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Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

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WOLFGANG AMADEUS MOZART
Da Die Zauberflöte, ouverture
Da Die Zauberflöte: “O Zittre nicht”
Da Don Giovanni: “Crudele? Ah no, mio bene… Non mi dir”
Così fan tutte, ouverture
Da Così fan tutte: “Temerari… Come scoglio”
Le nozze di Figaro, ouverture
Da Le nozze di Figaro: “E Susanna non vien… Dove sono i bei momenti”
Die Entführung aus dem Serail, ouverture
Da Die Entführung aus dem Serail: “Martern aller Arten”

Il concerto è preceduto dalla guida all’ascolto tenuta da Katiuscia Manetta nel Foyer di Galleria della Sala Mehta.

È riservata ai possessori del biglietto e si svolge 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo (durata: 30 minuti circa).

Prezzi:

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 20€

Palchi: 30€

Platea 4: 40€

Platea 3: 50€ 

Platea 2: 60€

Platea 1: 70€

Durata complessiva 2 ore circa