Il tenore Francesco Meli e il baritono Luca Salsi protagonisti di un emozionante recital lirico in Fenice
In programma pagine di Giuseppe Verdi e Franz Liszt con Nelson Calzi al pianoforte

Francesco Meli e Luca Salsi, le voci maschili forse più belle e applaudite del panorama lirico attuale, saranno protagoniste in Fenice di un recital per voce e pianoforte, in programma nella sala di Campo San Fantin lunedì 2 marzo 2026 ore 20.00 nell’ambito della Stagione Sinfonica 2025-2026.
Il tenore Francesco Meli e il baritono Luca Salsi proporranno un itinerario nel teatro verdiano attraverso alcune delle più intense pagine per tenore e baritono tratte da Don Carlo, La forza del destino e Otello. Saranno accompagnati al pianoforte da Nelson Calzi, che inframmezzerà il programma lirico con due momenti pianistici firmati da Franz Liszt, Widmung S. 566 e Rigoletto. Paraphrase de concert S. 434, componendo così un percorso che alterna il dramma e la riflessione, la parola scenica e la trasfigurazione strumentale.
Don Carlo rappresenta uno dei vertici della maturità verdiana. Nata in francese per l’Opéra di Parigi nel 1867 e poi più volte rielaborata in italiano, racconta dell’amicizia tra Don Carlo, l’Infante di Spagna, e Rodrigo, marchese di Posa: due figure complementari, l’una fragile e tormentata dal dolore per l’amore perduto, l’altra sostenuta dalla ragione e dalla passione civile e politica. Nell’aria del tenore «Io la vidi e al suo sorriso» Don Carlo esprime la sua intima malinconia: il giovane infante rievoca l’incontro con Elisabetta di Valois, la donna amata e perduta, promessa a lui ma divenuta sposa di suo padre, Filippo II. Il duetto «È lui!… desso… l’Infante!», nella scena successiva, segna uno dei momenti più intensi dell’opera. Nel chiostro di San Giusto, Rodrigo, appena tornato dalle Fiandre, incontra l’amico d’infanzia e ne intuisce subito la sofferenza. Carlo confida il suo amore impossibile per Elisabetta, mentre Rodrigo cerca di liberarlo dal tormento, invitandolo a volgere il proprio slancio verso un ideale più alto: la causa della libertà dei popoli oppressi. L’amicizia tra i due uomini diventa simbolo di purezza e lealtà in un mondo dominato dall’ingiustizia e dalla corruzione del potere, un’utopia di fratellanza che Verdi innalza a valore universale. La morte di Rodrigo – «Son io, mio Carlo… Per me giunto è il dì supremo… Io morrò ma lieto in core» – rappresenta l’esito tragico di quel legame.
Dopo l’intensità drammatica delle pagine dal Don Carlo, il percorso musicale del concerto si apre a un momento pianistico di sospensione lirica. La Widmung S. 566 è la trascrizione che Franz Liszt realizza nel 1848 del celebre Lied di Robert Schumann Widmung (Dedica), posto a incipit del ciclo Myrthen op. 25, scritto nel 1840 come dono di nozze per Clara Wieck.
Opera complessa come poche, rappresentata a San Pietroburgo nel 1862 e poi rivista per la Scala nel 1869, La forza del destino è stata inquadrata per un certo periodo come un grand opéra ‘all’italiana’. Nel corso della vicenda, Don Alvaro e Don Carlo di Vargas emergono come due figure speculari: l’uno tormentato dal rimorso e dalla solitudine, l’altro consumato dall’odio e dal senso dell’onore. All’inizio del terzo atto, nel recitativo «La vita è inferno all’infelice», Alvaro rivela con accenti di desolata amarezza la propria origine: è figlio di un principe inca ucciso dai dominatori spagnoli. Convinto che Leonora sia morta, il suo canto si trasfigura nell’invocazione «O tu che in seno agli angeli», una delle pagine più alte e insidiose del repertorio tenorile verdiano. Il tormento di Don Carlo si manifesta, sempre nel terzo atto, in «Morir!… tremenda cosa!… Urna fatale del mio destino». In un soliloquio, Carlo ripercorre gli eventi drammatici che lo hanno travolto. Infine, il duetto «Invano, Alvaro, tu celasti al mondo» segna l’inevitabile compimento del destino dei due protagonisti. Dopo anni di fuga e di espiazione, Alvaro (sotto il nome di Padre Raffaele nell’eremo) viene raggiunto da Carlo, che lo sfida in nome dell’onore e della vendetta per la morte del padre e il disonore della sorella.
Composta nel 1859 e pubblicata l’anno seguente, la Rigoletto. Paraphrase de concert S. 434 di Franz Liszt funge da seconda pausa strumentale del programma: il canto si trasforma in gesto pianistico e il dramma teatrale viene condensato e riproposto nella pura dimensione della forma musicale. La pagina prende spunto dal grande quartetto «Bella figlia dell’amore» dal terzo atto del capolavoro verdiano, ma Liszt non si limita a trascriverne il materiale: rielabora la pagina teatrale in termini pianistici, premettendo una breve introduzione, arricchendola di cadenze virtuosistiche e concludendola con una coda di travolgente effetto.
Più che della gelosia, l’Otello verdiano (Teatro alla Scala di Milano, 1887) è dramma dell’invidia e della gratuità del male. Dal punto di vista drammaturgico, il vero protagonista è Jago, mentre gli altri personaggi sono vittime passive della sua lucida perfidia. «Dio mi potevi scagliar», nel terzo atto, è l’estremo sfogo di Otello, che ormai consumato dalla gelosia e dalla certezza del tradimento, sprigiona in questo angosciante monologo tutta la sua amarezza e il suo dolore. Dall’altra parte, Jago, nell’aria «Credo in Dio crudel» nel secondo atto, riflette sulle sue convinzioni, sul suo destino, ed esprime la sua ‘fede’ convinta in un Dio malvagio e in un crudo cinismo che permea la natura dell’uomo. Infine, il graduale, scientifico lavoro di distruzione psicologica che Jago compie ai danni di Otello si manifesta pienamente nell’ampio duetto tratto dal secondo atto, «Non pensateci più… Ora e per sempre addio… Era la notte… Sì, pel ciel…», il brano che chiude il concerto. Nel lungo e articolato confronto tra Jago e Otello, Verdi costruisce un crescendo di straordinaria intensità drammatica. Le ambigue insinuazioni del primo trovano risposta nelle reazioni sempre più violente del Moro, in un fluire melodico di grande incisività che conferisce peso e pregnanza a ogni battuta, delineando con nitidezza i due caratteri contrapposti.
Il concerto (fuori abbonamento) rientra nell’ambito delle promozioni La Fenice per la città e La Fenice per la città metropolitana, realizzate in collaborazione con la Municipalità e con la Città metropolitana di Venezia e dedicate ai residenti nel comune e nel territorio della città metropolitana di Venezia. I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00, ridotto abbonati da 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.
francesco meli
Genovese, ha debuttato giovanissimo in Macbeth, Petite Messe Solennelle e Messa di Gloria di Puccini al Festival dei due Mondi di Spoleto. A oggi, vanta ventidue anni di carriera e vent’anni di collaborazione con la Scala, dove ha debuttato a soli ventitré anni nei Dialogues des Carmélites diretto da Muti, ed è tornato per Otello, Idomeneo, Don Giovanni, Maria Stuarda, Der Rosenkavalier, Carmen, Giovanna d’Arco, I due Foscari, Don Carlo, La traviata, Ernani, Tosca, Il trovatore, Aida, L’elisir d’amore, Macbeth e Un ballo in maschera. Ha oltre cinquanta ruoli in repertorio cantati nei più importanti teatri italiani e internazionali, lavorando con direttori del calibro di Chailly, Chung, Gatti, Luisi, Muti, Thielemann, Noseda, Pappano, Frizza, Rustioni, Temirkanov. Ha inaugurato la stagione 2024-2025 della Fenice con Otello e proseguirà con La traviata e Carmen nel teatro della sua città, Tosca di nuovo alla Scala e al San Carlo di Napoli. Alla Fenice canta anche nei Due Foscari (2023), in Aida (2019), Un ballo in maschera (2017), Simon Boccanegra (2014), Il trovatore (2011), Il barbiere di Siviglia (2008), Pia de’ Tolomei (2005) e Lucia di Lammermoor (2004).
luca salsi
Nato a San Secondo Parmense, si è diplomato in canto al Conservatorio Arrigo Boito di Parma sotto la guida del soprano Lucetta Bizza e ha proseguito la sua formazione con il baritono Carlo Meliciani. La sua carriera lo ha portato a calcare i più grandi palcoscenici del mondo: Metropolitan, Scala, Royal Opera House, Bayerische Staatsoper, Washington National Opera, Festival di Salisburgo, Los Angeles Opera, Staatsoper di Berlino, Liceu di Barcellona, Maggio Musicale Fiorentino, Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Concertgebouw di Amsterdam e Teatro Real di Madrid. Ha lavorato con direttori d’orchestra quali Muti, Chailly, Gergiev, Levine, Gatti, Conlon, Dudamel, Luisotti, Palumbo, Renzetti, Mariotti e Zedda e con registi teatrali come Carsen, De Ana, Minghella, Herzog, Zeffirelli, McVicar e Michieletto. Ha cantato una vasta gamma di ruoli baritonali principali, tra cui Macbeth, Rodrigo (Don Carlo), Carlo (Ernani), Germont (La traviata), Scarpia (Tosca), Nabucco, Gérard (Andrea Chénier), Simon Boccanegra e Alfio (Cavalleria rusticana). Alla Fenice partecipa a Rigoletto (2025 e 2021), I due Foscari (2023), Macbeth (2018) e La traviata (2015).
nelson calzi
Diplomatosi in Pianoforte a diciannove anni sotto la guida di Claudio Demicheli col massimo dei voti e la lode, prosegue gli studi di perfezionamento con Franco Scala a Imola, Riccardo Zadra, Tiziano Poli e Federica Righini all’Accademia di Padova. Ben presto intraprende un’intensa attività come pianista accompagnatore collaborando con Magda Olivero, Carlo Bergonzi, Giovanna Canetti e Vittorio Terranova. Nel 2002 si diploma al corso per Maestri Collaboratori presso l’Accademia del Teatro alla Scala. È stato maestro di sala per Macbeth al Festival dei Due Mondi di Spoleto con la conduzione di Riccardo Frizza, per Eliogabalo di Cavalli a Crema e per Lucida degli specchi al Teatro di Barga sotto la direzione di Roberto Solci. Ha collaborato con i più importanti direttori d’orchestra e registi degli ultimi venticinque anni in oltre un centinaio di produzioni alla Scala. Si è esibito in America, Europa, Asia e Africa. Ha collaborato con il Festival di Salisburgo per Macbeth nel 2023 e con la San Francisco Opera House per Un ballo in maschera nella stagione 2024-2025. Collabora regolarmente con il baritono Luca Salsi con il quale ha tenuto numerosi recital.
