Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti ritorna a Cagliari, dopo 141 anni, nella straordinaria interpretazione di Jessica Pratt, per la Stagione d’opera 2025-2026

Mercoledì 28 gennaio alle 20 va in scena il secondo, accattivante appuntamento della Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari: Lucrezia Borgia, melodramma in un prologo e due atti, su libretto di Felice Romani, dal dramma omonimo di Victor Hugo, e musica di Gaetano Donizetti, la cui ultima esecuzione a Cagliari risale addirittura a 141 anni fa (gennaio/febbraio 1885 al Teatro Civico).

L’opera viene eseguita, nell’edizione critica a cura di Roger Parker e Rosie Ward, per la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, per cinque recite, in un nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, in coproduzione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con la regia di Andrea Bernard (Bolzano, 1987), architetto e vincitore nel 2024 del Premio Abbiati come “miglior regista” per Don Carlo di Verdi. Andrea Bernard, la cui regia è ripresa da Tecla Gucci, è al suo debutto a Cagliari. Le scene sono di Alberto Beltrame, i costumi di Elena Beccaro e le luci di Marco Alba, riprese da Alberto Cannoni.

Si tratta invece di un gradito ritorno in città, alla direzione di Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari, per Leonardo Sini (Sassari, 1990) che già diresse, a porte chiuse, l’Orchestra il 5 febbraio 2021, durante il travagliato periodo della pandemia, e ora si presenta, per la prima volta, al pubblico in sala con un importante curriculum internazionale già alle spalle. Il maestro del coro è Massimo Fiocchi Malaspina (momentaneamente in sostituzione di Giovanni Andreoli).

Protagonisti dell’opera sono giovani ed affermati cantanti che si alternano nelle recite, quasi tutti al loro debutto nel rispettivo ruolo, quali: Mirco Palazzi (28-30-1)/Francesco Leone (29-30-31)(Don Alfonso); Jessica Pratt (28-30-1)/Alessia Panza (29-30-31)(Donna Lucrezia Borgia); Matteo Desole (28-30-1)/Valerio Borgioni (29-30-31)(Gennaro); Ana Victória Pitts (28-30-1)/Michela Guarrera (29-30-31)(Maffio Orsini); Andrea Galli(Jeppo Liverotto); Lorenzo Barbieri(Don Apostolo Gazella); Andrea Pellegrini(Ascanio Petrucci); Mauro Secci(Oloferno Vitellozzo); Rocco Lia(Gubetta); Didier Pieri(Rustighello/Un usciere); Luca Gallo(Astolfo); Omar Trincas (Un coppiere).

Composta nell’autunno 1833, Lucrezia Borgia debutta al Teatro alla Scala il 26 dicembre dello stesso anno. Fu lo stesso Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797-1848) a proporre a Felice Romani di ricavare un libretto d’opera dal dramma di Victor Hugo, attratto tanto dalle situazioni ad alta tensione presenti nel testo quanto dalle atmosfere cupe che contornano la vicenda. Lucrezia Borgia, donna spietata nella gestione del potere e pronta a eliminare ogni suo nemico, ritrova a Venezia il figlio segreto Gennaro che ha dovuto abbandonare in tenera età. Il giovane, ignaro della verità, si sente attratto da quella nobildonna mascherata, fino a quando gli amici ne rivelano l’identità strappandole la maschera e oltraggiandola pubblicamente. Da quel momento si innesca una serie di eventi sempre più drammatici che porteranno all’avvelenamento della brigata di amici di Gennaro, lui stesso compreso. Solo alla fine dell’opera, nel corso di un duetto pieno di pathos, il giovane scoprirà di essere il figlio della tanto odiata Lucrezia. In Lucrezia Borgia Donizetti forgiò musicalmente la figura di una donna assai complessa e dalla doppia personalità. Il ruolo della protagonista, tanto spietata con i nemici quanto amorevole con il figlio segreto, richiede infatti un’interprete dotata di maestrìa vocale unita a grande personalità drammatica.

L’opera, della durata complessiva di 2 ore e 35 minuti circa compreso un intervallo, viene rappresentata, ovviamente, in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto.

Lucrezia Borgia viene replicata: giovedì 29 gennaio alle 19 (turno F); venerdì 30 gennaio alle 20 (turno C); sabato 31 gennaio alle 19 (turno G); domenica 1 febbraio alle 17 (turno D).

La recita per le scuole che, da quest’anno, assume come nuova intitolazione Opera NextGen e che prevede l’esecuzione in forma ridotta dell’opera della durata complessiva di 60 minuti circa, è venerdì 30 gennaio alle 11. Nel ruolo di narratore si esibisce l’attore cagliaritano Simeone Latini.

La recita dedicata, invece, al progetto “Oltre Insieme” è sabato 31 gennaio alle 19: un format, già sperimentato con Otello, il cui obiettivo è quello di rivolgersi, con sempre più forza, al pubblico con disabilità. Nello specifico si desidera rendere fruibile l’opera lirica a persone non vedenti, non udenti e con deficit cognitivi. In collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, tutte le opere della Stagione 2025-2026 verranno proposte in una versione inclusiva e immersiva, attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di esperienze e strumenti (percorsi multisensoriali prima dello spettacolo, audio-descrizioni, schede digitali, video in LIS – Lingua dei Segni Italiana) per rendere accessibile il prodotto culturale e musicale. Il percorso e le relative attività inizieranno alle 16.30.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

La Stagione d’opera 2025-2026 prevede cinque turni di abbonamento (A, C, D, F, G), per sette spettacoli ciascuno.

Da sottolineare, inoltre, la possibilità di acquistare da mercoledì 3 dicembre 2025 i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di abbonamenti e biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

Se si acquistano contemporaneamente sia l’abbonamento alla Stagione d’opera che quello alla Stagione di danza, si potrà usufruire di uno sconto del 10%.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Riccardo Frizza dirige l’Orchestra del Teatro di San Carlo con Federico Colli al pianoforte

Nuovo appuntamento della Stagione di Concerti 2025/2026 al Teatro di San Carlo: protagonisti, sabato 24 gennaio 2026 (ore 19:00), il direttore Riccardo Frizza e il pianista Federico Colli, insieme all’Orchestra del Lirico di Napoli.

In programma, tre capolavori che attraversano il grande repertorio romantico: “Les Préludes”, S 97 di Franz Liszt, il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54 di Robert Schumann e la Sinfonia n. 9 in mi minore “Dal nuovo mondo”, op. 95 di Antonín Dvořák.

“Les Préludes” è uno dei più celebri esempi di poema sinfonico, genere che lo stesso Liszt portò a maturità: un unico movimento orchestrale che, attraverso la musica, si propone di evocare un’idea, un’immagine, un soggetto letterario. L’opera è accostata alle “Méditations poétiques” di Alphonse de Lamartine, in particolare al celebre interrogativo: “Non è forse la nostra vita una serie di Preludi a quel canto di cui la morte intona la prima nota solenne?”.

La volontà di superare le forme tradizionali anima il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore, op. 54. Schumann lo concepisce, come scriveva a Clara nel 1839, “qualcosa a metà tra sinfonia, concerto e grande sonata”: un’opera in cui il pianoforte rinuncia al virtuosismo per intrecciarsi con l’orchestra in un dialogo serrato.

Chiude il programma la Sinfonia n. 9 in mi minore di Dvořák, frutto del soggiorno americano del compositore negli anni Novanta dell’Ottocento. Qui l’incontro con le varie espressioni della musica popolare americana alimenta la creazione di una sinfonia ispirata al “nuovo mondo”: suggestioni afroamericane e native si innestano in una solida architettura sinfonica, generando una delle sintesi più alte tra linguaggio colto e immaginario extraeuropeo dell’intero secolo.

Riccardo Frizza è direttore musicale e artistico del Festival Donizetti Opera di Bergamo, nonché direttore onorario della Hungarian Radio Symphony Orchestra and Choir. Formatosi al Conservatorio di Milano e all’Accademia Chigiana di Siena, è tra i più apprezzati direttori d’orchestra italiani sulla scena internazionale. Accanto all’intensa attività operistica, coltiva con continuità il repertorio sinfonico, collaborando con alcune delle principali orchestre al mondo.

Federico Colli ha raggiunto la notorietà internazionale dopo la vittoria della Medaglia d’Oro al Concorso Pianistico Internazionale di Leeds nel 2012. Elogiato dal Daily Telegraph per “il suo tocco meravigliosamente leggero e la sua eleganza lirica”, si è esibito con rinomate orchestre tra cui la Filarmonica della Scala, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la BBC Symphony Orchestra, nonché in sale quali il Musikverein di Vienna e la Royal Albert Hall di Londra.

Stagione 25/26

24 gennaio 2026

Riccardo Frizza / Federico Colli

Direttore | Riccardo Frizza Pianoforte | Federico Colli

Programma Franz Liszt, Les Préludes, S 97 Robert Schumann, Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54 Antonin Dvoràk, Sinfonia n. 9 in mi minore “Dal Nuovo Mondo”, op. 95

Orchestra del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI sabato 24 gennaio 2026, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII

Durata: 2 ore circa, con intervallo

Juan Diego Flórez apre la Stagione dei Recital di Canto insieme al pianista Vincenzo Scalera alla Scala

Il grande tenore torna alla Scala il 25 gennaio

Tutto esaurito alla Scala per il recital che il tenore Juan Diego Flórez terrà domenica 25 gennaio (ore 20) insieme al pianista Vincenzo Scalera. Flórez, che torna dopo il successo dell’autunno scorso ne La Fille du régiment, presenta un programma variegato che attraversa tre grandi tradizioni vocali dell’Ottocento e del primo Novecento – italiana, francese e spagnola – ed evidenzia modi differenti di intendere il canto tenorile, accomunati però dall’attenzione alla parola, alla linea melodica e all’espressione del sentimento.   

Alla Scala Juan Diego Flórez ha debuttato a soli ventitré anni nell’Armide diretta da Riccardo Muti nel 1996 e da allora ha raccolto calorosi consensi in numerose interpretazioni: Falstaff, Il cappello di paglia di Firenze, Nina ossia la pazza per amore, La sonnambula, Il barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri, La Cenerentola, La Fille du régiment, La donna del lago, Le Comte Ory, Otello di Rossini, Orfeo ed Euridice. Ha partecipato allo spettacolo inaugurale della Stagione 2020-2021, …a riveder le stelle, e al Concerto per la pace (Stabat Mater di Rossini) diretto da Riccardo Chailly nell’aprile 2021. Più recente il successo in due titoli donizettiani: Lucia di Lammermoor (2023) e la già citata Fille du régiment (2025).

Oltre alle celebri interpretazioni di ruoli belcantistici, negli ultimi anni Flórez ha ampliato il suo repertorio alle opere del romanticismo francese, come Roméo et Juliette e Faust di Gounod, Werther e Manon di Massenet.

La sua discografia comprende numerose registrazioni d’opera e album solistici. Nel 2024 ha fondato la sua etichetta discografica, inaugurata con un progetto dedicato alla zarzuela. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui la Gran Cruz de la Orden El Sol del Perù, massima onorificenza del suo Paese, e il titolo di “Österreichischer Kammersänger”. Accanto all’attività artistica, è attivamente impegnato nella promozione dell’educazione musicale e dell’inclusione sociale. Nel 2011 ha fondato “Sinfonía por el Perú”, un importante progetto ispirato a “El Sistema” venezuelano, che offre a bambini e giovani provenienti da contesti vulnerabili l’accesso a una formazione musicale di alto livello, favorendo lo sviluppo artistico e personale. Tra i prossimi impegni dell’artista diversi recital in Europa e in America, Les pêcheurs de perles alla Staatsoper di Vienna a maggio e La Fille du régiment alla Royal Opera di Londra a luglio.

Il pianista Vincenzo Scalera, nato negli Stati Uniti da genitori italoamericani e laureato alla Manhattan School of Music di New York, ha iniziato il suo rapporto con la Scala nel 1980 come maestro collaboratore, lavorando con direttori del calibro di Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Carlos Kleiber e Riccardo Chailly. Ha partecipato a diversi festival di richiamo, tra cui quelli di Edimburgo, Salisburgo e Martina Franca, il Rossini Opera Festival di Pesaro e le Chorégies d’Orange. Si è esibito nei principali centri musicali in Italia e all’estero, accompagnando nei loro recital grandi cantanti, come Carlo Bergonzi, Montserrat Caballé, Leyla Gencer, Lucia Valentini Terrani, José Carreras, Raina Kabaivanska, Katia Ricciarelli, Renata Scotto, Cesare Siepi, Leontina Vaduva, Vittorio Grigolo, oltre a Juan Diego Flórez. Ha partecipato, come cembalista, alle registrazioni discografiche della Cenerentola e del Viaggio a Reims di Rossini diretti da Claudio Abbado. È un artista Steinway e dal 2003 insegna all’Accademia Teatro alla Scala.

Il ciclo dei Recital di Canto proseguirà con altri quattro appuntamenti: il 9 marzo con il soprano Marina Rebeka e il Quartetto d’Archi del Teatro alla Scala (musiche di Respighi); il 7 giugno con il controtenore Jakub Józef Orliński e il pianista Michal Biel (musiche di Händel e Purcell); il 21 giugno con il tenore Francesco Meli, il baritono Luca Salsi e il pianista Nelson Calzi (musiche di Verdi); il 22 novembre con il tenore Benjamin Bernheim e il pianista Mathieu Porday (musiche di Gounod, Massenet, Bizet, Puccini, Verdi).

TRE MONDI CANORI

di Antonio Polignano

dal programma di sala del recital del 25 gennaio 2026

Il programma di questo recital si sviluppa secondo un itinerario coerente, articolato in tre sezioni dedicate a distinti ambiti geografici e culturali – Italia, Francia e Spagna – ciascuno portatore di una propria tradizione vocale e teatrale. All’interno di questa architettura, gli interventi pianistici di Vincenzo Scalera si inseriscono come raffinato completamento del percorso musicale, contribuendo ad approfondire la conoscenza del repertorio.

La prima sezione è dedicata alla lirica da camera italiana, genere di straordinaria ricchezza formale ed espressiva che, per molti compositori romantici, rappresenta uno spazio privilegiato di sperimentazione poetica e musicale. Anche in Italia la romanza da camera conosce una diffusione tutt’altro che marginale, sebbene una combinazione di fattori – l’isolamento rispetto alle principali correnti strumentali europee, la centralità assoluta del melodramma e il relativo disinteresse della borghesia – ne abbia spesso relegato il ruolo a un ambito secondario. A differenza del Lied tedesco o della mélodie francese, che attingono sistematicamente alla grande poesia contemporanea, la lirica da camera italiana rimane spesso un’attività episodica; tuttavia, non mancano esempi di alta qualità, capaci di stabilire un dialogo intenso tra musica e parola, talvolta anche con la tradizione letteraria nazionale, da Metastasio in poi. Questa posizione marginale ha però un effetto non trascurabile: sottrae il genere alla pressione del successo immediato che caratterizza il teatro d’opera della prima metà dell’Ottocento, permettendo una scrittura più libera e intima. Come nel melodramma coevo, anche qui l’obiettivo resta spesso la creazione di una melodia efficace e memorabile, risultato che molti compositori raggiungono con sorprendente naturalezza. I Péchés de vieillesse di Rossini si presentano come una raccolta organica articolata in quattordici album, pubblicati quasi integralmente solo dopo il 1955. Quattro di essi comprendono musica vocale: L’Album italien, L’Album français, i Morceaux réservés e le Miscellanées de musique vocale. Il titolo complessivo allude, con ironia e distaccata eleganza, a un’attività compositiva volutamente inattuale, espressione di una creatività libera e capricciosa, indifferente alle vanità di un secolo nel quale Rossini non si riconosce più. Le sylvain (tratto dai Morceaux réservés) è una di quelle pagine in cui si coglie l’inesauribile talento melodrammatico del compositore, capace di dar vita a brani di struggente delicatezza, ma sempre animati da una partecipazione consapevolmente divertita, che tradisce il desiderio di recuperare la tradizione dell’intrattenimento nei salotti aristocratici di fine Settecento, in sottile polemica con il mondo teatrale contemporaneo.

Ben diverso è il contesto in cui nascono le Sei ariette per camera di Bellini (1829). Il compositore catanese attraversava allora una fase particolarmente favorevole, nonostante l’ancora recente insuccesso della Zaira. Dal punto di vista testuale, le composizioni riflettono pienamente il clima poetico ed espressivo del Neoclassicismo, da Metastasio a Pindemonte. Malinconia, ninfa gentile, ne è un buon esempio: l’esordio in fa minore è struggente, ma presto il passaggio alla relativa maggiore e quindi l’attestarsi sulla tonalità di fa maggiore insinuano una delicatezza neoclassica, tipicamente belcantistica. Vanne, o rosa fortunata, tra le pagine più ispirate della raccolta, offre un caso esemplare di riuso tematico: la melodia, ripresa nella stretta del terzetto che conclude il primo Atto della Norma, muta radicalmente significato passando dal clima arcadico della romanza alla tensione drammatica della scena teatrale. Almen se non poss’io, tra le più riuscite della raccolta, viene qui proposta nella trascrizione pianistica di Carl Czerny, a riprova di una popolarità non inferiore a quella di tante arie operistiche del tempo. Ben altro carattere possiede La ricordanza (1834), su un sonetto di Carlo Pepoli, il librettista dei Puritani, che si colloca in una dimensione più prossima a quella del melodramma contemporaneo. Non a caso, la sua memorabile melodia, con le sapienti e originali armonizzazioni che caratterizzano l’estrema stagione creativa di Bellini, sarebbe poi stata riutilizzata dal compositore nel cantabile per la celebre scena della follia di Elvira, nell’estremo capolavoro della sua maturità. Anche la donizettiana Ah, rammenta, o bella Irene, modellata sullo schema dell’aria doppia cantabile-cabaletta senza tempo di mezzo, tipico delle arie rossiniane del primo periodo, con la ripresa variata del tema della cabaletta e qualche passaggio armonicamente interessante, si riallaccia, sia pure in una dimensione compositiva più modesta e di maniera, all’opera coeva. A ideale conclusione di questa sezione – pur con uno spostamento nell’ordine del programma – si colloca l’aria di Oronte “La mia letizia infondere… Come poteva un angelo” dai Lombardi alla prima crociata (1843), tra le più amate del primo Verdi per il suo lirismo puro e immediato.

La sezione francese attraversa tre momenti significativi dell’opera dell’Ottocento, delineando un percorso che va dall’opéra-comique al grand opéra, fino al melodramma romantico maturo. Viens, gentille dame da La Dame blanche (1825) di Boïeldieu appartiene a un opéra-comique in cui elementi narrativi e soprannaturali (sei anni prima del Robert le diable di Meyerbeer!) si fondono in una scrittura musicale di grande raffinatezza. L’aria si caratterizza per una linea melodica flessibile e per un accompagnamento leggero, che richiedono controllo del legato, chiarezza di fraseggio ed eleganza espressiva. “Quel trouble inconnu me pénètre… Salut! Demeure chaste et pure” è invece tratta dal Faust (1859) di Gounod, l’opera che accoglie elementi dell’opéra-comique e del grand opéra, indicandone un ideale superamento. Qui la vocalità si fa contemplativa: la melodia ampia e continua traduce l’idealizzazione amorosa in un canto di grande morbidezza timbrica e intensità espressiva. “Ah, tout est bien fini… Ô souverain, ô juge, ô père” da Le Cid (1885) di Massenet, tipico grand opéra di tardo Ottocento, unisce declamazione drammatica e slancio lirico, affidando alla voce il compito di esprimere il conflitto interiore dell’eroe tra dovere, fede e sentimento. Meno nota ma significativa è Jocelyn di Benjamin Godard (1888), qui rappresentata dalla celebre Berceuse, proposta in versione pianistica: una pagina dall’atmosfera sospesa, dal colore arcaico e popolare, costruita sul ritmo ternario tipico della ninnananna e su una melodia di grande semplicità ed efficacia lirica.

Chiude il programma un gruppo di romanze tratte dal repertorio della zarzuela, genere teatrale affine alla commedia ma con parti cantate, nato nella prima metà del Seicento come divertimento di corte.

Si tratta di brani scritti nel primo Novecento, che offrono un quadro sintetico ma significativo delle diverse declinazioni della scrittura tenorile all’interno di questo genere. Pur radicata nella tradizione teatrale e popolare spagnola, la zarzuela sviluppa una vocalità colta, capace di coniugare immediatezza espressiva e raffinatezza musicale. Bella enamorada, da El último romántico (1928) di Reveriano Soutullo e Juan Vert, rappresenta il versante più lirico del genere: una romanza di ampio respiro melodico, costruita su una linea cantabile sostenuta e appassionata, che richiede legato, intensità espressiva e nobile fraseggio. Con la Jota di Perico, da El guitarrico (1904) di Agustín Pérez Soriano, l’ispirazione popolare emerge con maggiore evidenza. Il rapporto evocativo tra voce e accompagnamento richiama la tradizione chitarristica spagnola, privilegiando naturalezza del canto, chiarezza di dizione e flessibilità ritmica. Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná, da La alegría del batallón (1909) di José Serrano, introduce una dimensione più brillante e di carattere, in cui l’ironia si intreccia a un sottile lirismo. La scrittura alterna slancio melodico e accenti più discorsivi, valorizzando il senso teatrale e le capacità dell’interprete. Ideale complemento a questa sezione è la Mazurka glissando del musicista cubano Ernesto Lecuona, pagina pianistica di scrittura brillante ed elegante, caratterizzata appunto dall’uso sistematico della tecnica del glissando.

Domenica 25 gennaio 2026 ~ ore 20

Tenore

JUAN DIEGO FLÓREZ

Pianoforte

VINCENZO SCALERA

Gioachino Rossini

da Péchés de vieillesse, Vol. III: Morceaux réservés

n. 9 Le Sylvain

Vincenzo Bellini

da Sei ariette per camera

1. Malinconia, ninfa gentile

2. Vanne, o rosa fortunata

La ricordanza

da Sei ariette per camera

4. Almen se non poss’io

(trascrizione per pianoforte di Carl Czerny)

Gaetano Donizetti

Ah! rammenta, o bella Irene

François-Adrien Boieldieu

da La Dame blanche

Viens, gentille dame

Reveriano Soutullo e Juan Vert

da El último romántico

Bella enamorada

Agustín Pérez Soriano

da El guitarrico

Jota de Perico

José Serrano

da La alegría del batallón

Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná

Ernesto Lecuona

Mazurka glissando

per pianoforte

Jules Massenet

da Le Cid

Ah, tout est bien fini… Ô souverain, ô juge, ô père

Charles Gounod

da Faust

Quel trouble inconnu me pénètre… Salut! Demeure chaste et pure

Benjamin Godard

da Jocelyn

Berceuse

(trascrizione per pianoforte)

Giuseppe Verdi

da I Lombardi alla prima crociata

La mia letizia infondere… Come poteva un angelo

Prezzi: da 60 a 15 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

MOZART E SALIERI NEL NUOVO ‘TALENT’ DI FONDAZIONE ARENA PER LE FAMIGLIE

Sabato 24 gennaio, alle ore 15.30, in Sala Filarmonica, lo spettacolo di Arena Young, prodotto con Fucina Machiavelli

Mozart e Salieri GOT TALENT

Sabato 24 gennaio, ore 15.30

Sala Filarmonica

Sopra e in basso, tre momenti delle prove di Mozart e Salieri GOT TALENT (EnneviFoto) e, sempre in basso, il pubblico di giovanissimi in Sala Filarmonica

Va in scena a Verona un nuovo talent. A contendersi il titolo due grandi compositori del passato. A decretarne il vincitore assoluto il pubblico di bambini, studenti e famiglie. Sabato 24 gennaio, alle ore 15.30, in sala Filarmonica il sipario si alza su Mozart e Salieri GOT TALENT, prodotto in collaborazione con Fucina Culturale Machiavelli. Dopo le recite per le scuole, di martedì 20, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, che prevedono una presenza di oltre 700 studenti provenienti da undici istituti diversi di Verona e provincia, lo spettacolo replica nel fine settimana per genitori, nonni e bimbi che potranno prendere parte al nuovo spettacolo realizzato da Fondazione Arena per il mese mozartiano. Un confronto originale e giocoso tra il giovane prodigio Amadeus e il compositore di corte Antonio Salieri. Riprendono così le rassegne Musica in Famiglia e Il Teatro si racconta 2026, nell’ambito di Arena Young.

Una sfida musicale e un’occasione per scoprire brani di entrambi gli autori, rigorosamente eseguiti dal vivo da un ensemble di giovani musicisti e cantanti, e allo stesso tempo per imparare diversi modi di vivere la musica, da quando viene scritta a quando viene ascoltata dal pubblico. Biglietti interi a 10 euro, ridotto under14 a 5 euro, acquistabili online sul sito arena.it e nelle biglietterie dell’Arena di Verona.

Lo spettacolo è firmato da Stefano Soardo e Sara Meneghetti con scene di Elisabetta Zerbinatti, costumi di Michela Toffali e luci di Pietro Paloschi: in scena Tobia Dal Corso Polzot è nei panni di Wolfgang Amadeus Mozart, Andreapietro Anselmi in quelli di Antonio Salieri, entrambi alle prese con la Diva, interpretata dal soprano Maddalena Debiasi, e Cherubino, il mezzosoprano Maria Giuditta Guglielmi. E in scena ci saranno nientemeno che l’Imperatore Giuseppe II e la sorella principessa Maria Cristina d’Asburgo-Lorena. I brani di Mozart e Salieri sono stati riarrangiati per l’occasione da Marco Rosato Siri ed eseguiti dal vivo da Rebecca Saggin (oboe), Katriel Morales (fagotto), Andrii Kulish (violino) e Matteo Cazzadori (pianoforte e clavicembalo).

Mozart e Salieri GOT TALENT, novità che vede la sua prima assoluta nel 2026, fa parte degli oltre 70 appuntamenti di Arena Young, che da ottobre 2025 a maggio 2026 fanno incontrare l’offerta artistica di Fondazione Arena di Verona con proposte formative su misura per scuole di ogni ordine e grado, già sostenute da Generali e grazie al supporto di Fondazione Cariverona e Provincia di Verona. Gli spettacoli del sabato pomeriggio per la rassegna Musica in famiglia proseguono il 7 febbraio con DiVERDIamoci, un viaggio nel tempo a casa di Verdi, in cerca di ispirazione per la sua nuova opera, il 28 febbraio con il concerto straordinario dei giovani solisti del Conservatorio E. F. Dall’Abaco di Verona. Il 7 marzo le arpe e un grande libro illustreranno la fiaba di Mignolina, mentre il 18 aprile tornerà il format Opera in giallo con un’indagine interattiva sui delitti dell’opera Pagliacci.

Musica in famiglia

Spettacoli del sabato pomeriggio all’insegna del teatro per grandi e piccini da condividere con tutta la famiglia.

Biglietti Adulti € 10,00 | Ragazzi (under 14) € 5,00

Mercoledi, 21 gennaio, Beatrice Rana al Teatro di San Carlo

Mercoledì 21 gennaio inaugura il Festival Pianistico
con Prokof’ev, Debussy e Čajkovskij

Al via la quinta edizione del Festival Pianistico al Teatro di San Carlo: il primo appuntamento della rassegna, mercoledì 21 gennaio 2026 (ore 20), vede protagonista Beatrice Rana, una delle pianiste più acclamate della scena internazionale.

Il programma del recital pone in relazione diverse prospettive: la forza espressiva di Prokof’ev, la ricchezza timbrica di Debussy e la rilettura virtuosistica di Čajkovskij secondo Pletnev. Ne risulta un itinerario pianistico che attraversa funzioni e linguaggi dello strumento, dal quadro narrativo alla miniatura, fino alla grande architettura della Sonata.

In apertura, una selezione di pezzi dal “Romeo e Giulietta”, op. 75 di Sergej Prokof’ev introduce il pianoforte come spazio scenico, con quattro caratteri che delineano una drammaturgia sintetica, ma riconoscibile: l’andamento solenne dei “Montecchi e i Capuleti”, la scrittura meditativa di “Frate Lorenzo”, la leggerezza di “Giulietta, giovane ragazza” e il profilo brillante di “Mercuzio”.

Segue il Livre II dai “Douze Études”, L 143, ultimo lavoro pianistico di Claude Debussy: pur mantenendo al centro l’aspetto tecnico, ogni studio sviluppa una propria dimensione timbrica.

Nell’arrangiamento di Michail Pletnëv della Suite da “Lo schiaccianoci”, op. 71a di Pëtr Il’ič Čajkovskij il pianoforte assume un’impronta quasi orchestrale: non una semplice riduzione, ma una reinvenzione che rielabora il materiale originale con passaggi di grande virtuosismo.

Torna Prokof’ev in chiusura, con la Sonata n. 6 in la maggiore, op. 82. È la prima delle cosiddette “Sonate di guerra”, un’opera che incarna la tensione dell’epoca alla vigilia del secondo conflitto mondiale, in cui la solidità della forma tradizionale convive con la durezza del linguaggio armonico.

Il Festival Pianistico proseguirà con i seguenti appuntamenti: 10 marzo (ore 20) Seong-Jin Cho; 19 marzo (ore 20) Hélène Grimaud; 12 ottobre (ore 20) Yunchan Lim.

Beatrice Rana si è imposta all’attenzione internazionale in seguito al Concorso Van Cliburn a cui prende parte nel 2013. È da allora che collabora con direttori e orchestre di primo piano a livello internazionale, tra cui Zubin Mehta, Riccardo Chailly, Antonio Pappano, la Filarmonica di Berlino, la Royal Concertgebouw, la London Symphony e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Si esibisce regolarmente in recital nelle sale più prestigiose di tutto il mondo ed è ospite di importanti festival tra cui i BBC Proms e il Festival de Pâques d’Aix-en-Provence.

Stagione 25/26

21 gennaio 2026

Beatrice Rana

Pianoforte | Beatrice Rana

Programma
Sergej Prokof’ev, Dieci pezzi da Romeo e Giulietta, op. 75
N. 6, “I Montecchi e i Capuleti”
N. 7, “Frate Lorenzo”
N. 4, “Giulietta, giovane ragazza”
N. 8, “Mercuzio”

Claude Debussy, Livre II da Douze Études per pianoforte L. 143,

Pëtr Il’ič ČajkovskijSuite da Lo schiaccianoci,op. 71a

Arrangiamento per pianoforte di Michail Pletnëv

Sergej Prokof’ev, Sonata n. 6 in la maggiore per pianoforte, op. 82

Teatro di San Carlo | BLU
mercoledì 21 gennaio 2026, ore 20:00 – F.A. – BLU – VIII

Durata: 1 ora e 30 minuti circa, con intervallo

APERTE LE ISCRIZIONI ALL’ACCADEMIA VERDIANA 2026

Il Corso di alto perfezionamento in repertorio verdiano, diretto da Francesco Izzo, offre a 12 selezionati cantanti lirici l’opportunità di conseguire una preparazione vocale e teatrale d’eccellenza con alcuni tra i più rinomati interpreti verdiani. La partecipazione è gratuita e gli allievi beneficiano di una borsa di studio di 1000 euro

Iscrizioni entro il 4 febbraio 2026

Selezioni dal 18 al 21 febbraio 2026

Lezioni da marzo a dicembre 2026

Sono aperte le iscrizioni alla IX edizione del Corso di Alto Perfezionamento in repertorio verdiano dell’Accademia Verdiana, il percorso formativo d’eccellenza gratuito, rivolto a 12 giovani cantanti lirici, che potranno conseguire una preparazione vocale, musicale, teatrale di eccellenza, ai quali verrà inoltre riconosciuta una borsa di studio di 1.000 euro.

Il Corso è promosso dal Teatro Regio di Parma e cofinanziato con risorse del Fondo sociale europeo plus e della Regione Emilia-Romagna (Operazione Rif. PA 2025-25390/RER approvata con DGR n. 2030 del 09/12/2025) ed è realizzato in collaborazione con Scuola di Musica di Fiesole, Accademia d’arte lirica di Osimo, Comune di Parma Assessorato alla cultura, Provincia di Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, Fondazione Arturo Toscanini, Fondazione Teatro Due di Parma, Associazione “Parma, io ci sto!”, Fondazione I teatri di Reggio Emilia.

La domanda d’iscrizione dovrà essere presentata entro mercoledì 4 febbraio 2026 creando il proprio profilo online al link seguente, come da regolamento pubblicato su teatroregioparma.it. Possono partecipare al Corso i cantanti lirici diplomati presso le Istituzioni Afam, o preparati da un insegnante privato, residenti o domiciliati in Emilia-Romagna, che abbiano compiuto 18 anni alla data di presentazione della domanda il 4 febbraio 2026.

L’obiettivo del Corso è formare artisti lirici di alto profilo, offrendo loro una preparazione vocale, teatrale, musicale sotto la guida di alcuni tra i massimi interpreti verdiani di tutto il mondo, vocal coach, pianisti accompagnatori specializzati e professionisti riconosciuti dell’universo manageriale musicale.

Direttore didattico dell’Accademia Verdiana è Francesco Izzo, musicologo, pianista e coach, professore ordinario di musicologia presso l’Università di Southampton nel Regno Unito e specializzato nello studio del melodramma ottocentesco. “Sono felice e onorato di proseguire il mio lavoro con il Teatro Regio e l’Accademia Verdiana – dichiara Francesco Izzo. L’Accademia è il simbolo di un teatro che celebra Verdi e il patrimonio del melodramma con i giovani e con lo sguardo rivolto al futuro. Il lavoro di studio e di ricerca che svolgiamo con gli allievi dell’Accademia è parallelo e strettamente collegato al Festival Verdi, che potrà vederli direttamente coinvolti, e vuole scoprire e approfondire, con umiltà e curiosità, tutta la ricchezza e complessità dell’universo verdiano. Si tratta certamente di cantare bene, ma anche di conoscere davvero ciò che Verdi ha scritto, le sue intenzioni, e le prassi esecutive del suo tempo”.

LE SELEZIONI

Le selezioni, articolate in una fase eliminatoria e una fase finale, si svolgeranno al Teatro Regio di Parma dal 18 al 21 febbraio 2026, secondo il programma indicato nel regolamento. L’esito sarà pubblicato online il 23 febbraio 2026.

I candidati saranno valutati da una Commissione, nominata dall’Accademia, alla quale presenteranno cinque arie indicate nella domanda di partecipazione di cui tre arie d’opera di Verdi, un’aria d’opera o da concerto di Mozart, un’aria d’opera di Rossini, Bellini o Donizetti. “Per cantare veramente Verdi – spiega Francesco Izzo – dobbiamo fare riferimento alle sue radici, al repertorio che Verdi ben conosceva e a cui faceva riferimento, e per questo il percorso didattico dell’Accademia Verdiana si concentra anche sul belcanto e sul repertorio di inizio ’800. Da qui, dunque, la scelta di selezionare gli allievi anche sulla base della loro conoscenza del repertorio precedente, e della loro consapevolezza dello stretto legame esistente tra Verdi e i suoi predecessori”.

IL PERCORSO FORMATIVO

Il percorso formativo si svolgerà al Teatro Regio di Parma dal 3 marzo al 12 giugno e dal 31 agosto al’11 dicembre 2026, per una durata complessiva di 1000 ore ripartite tra lezioni, masterclass, seminari e incontri di approfondimento. Lo studio e l’interpretazione del repertorio verdiano e il potenziamento della tecnica vocale saranno il focus del percorso che, inoltre, si concentrerà sullo studio dei movimenti scenici e coreografici, sulle tecniche di recitazione e su approfondimenti di carattere storiografico. Completano l’offerta formativa i moduli dedicati alle materie contrattualistiche e manageriali, indispensabili per il profilo professionale di un artista che opera nel complesso mondo dello spettacolo.

L’Accademia Verdiana potrà inoltre offrire agli allievi collaborazioni artistiche nell’ambito della programmazione della Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma, del Festival Verdi e di Verdi Off.

Tra i docenti delle passate edizioni: Silvia Dalla Benetta, Vincenzo De Vivo, Martino Faggiani, Barbara Frittoli, Sonia Ganassi, Ron Howell, Renata Lamanda, Michele Pertusi, Damiana Pinti, Anna Pirozzi, Alessandro Roccatagliati, Sebastiano Rolli, Bruno Taddia, Mary Elizabeth Williams, Riccardo Zanellato.

Il regolamento completo della IX edizione di Accademia Verdiana è disponibile su teatroregioparma.it. Per informazioni: accademiaverdiana@teatroregiodiparma.it.

Alberto Mattioli presenta Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti al Teatro Carmen Melis

Domenica 25 gennaio, alle 11, nel Teatro Carmen Melis, ridotto del Teatro Lirico di Cagliari, il giornalista e critico musicale Alberto Mattioli presenta Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti, in un incontro con il pubblico. Il melodramma in un prologo e due atti va in scena mercoledì 28 gennaio alle 20 (turno A), quale secondo titolo della Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari.

L’ingresso alla presentazione è libero.

Alberto Mattioli

Nato a Modena nel 1969. Giornalista professionista, ha lavorato alla “Gazzetta di Modena” (1987-1992), al “Resto del Carlino” (1992-2000), al “Giorno” (2000-2006) e alla “Stampa” (2006-2022), dov’è stato redattore della Cultura, caposervizio degli Spettacoli, corrispondente da Parigi e inviato. Dal 2022 è freelance e attualmente scrive per “La Stampa”, “Il Foglio”, “QN” (“Il Resto del Carlino, “La Nazione”, “Il Giorno”), il gruppo dei quotidiani del nord-est (“La nuova Venezia”, “Il Piccolo”, “Messaggero veneto”, “Il mattino di Padova”, “La tribuna di Treviso” e “Corriere delle Alpi”) e tiene una rubrica mensile su “Amadeus”. Esperto d’opera, ha scritto programmi di sala o tenuto conferenze per i maggiori teatri italiani, Scala di Milano, Fenice di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino, Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Regio di Torino, Arena di Verona, Comunale di Bologna, Festival Verdi di Parma, Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, Sferisterio di Macerata e anche per il Grand Théâtre di Ginevra e l’Opernhaus di Zurigo. Ha scritto sei libretti d’opera, “La paura” per Orazio Sciortino, “La rivale” per Marco Taralli, “C’era due volte il barone Lamberto” per Marco Cara, “Raffa in the Sky” per Lamberto Curtoni, “Opera, amore” per Federico Gon e “Cronaca di un amore” per Davide Tramontano. Lavora come drammaturgo per la Bayerische Staatsoper di Monaco, l’Opera di Roma, l’Arena di Verona, l’Opéra di Monte-Carlo e il Festival Donizetti di Bergamo. Ha pubblicato dieci libri: “Big Luciano – Pavarotti, la vera storia” e “Anche stasera – Come l’opera ti cambia la vita” per Mondadori: “Meno grigi più Verdi”, “Il gattolico praticante”, “Pazzo per l’opera”, “Un italiano a Parigi”, “Elisabetta, la Regina infinita” (con Marco Ubezio), “Gran teatro Italia” e “Il loggionista impenitente” per Garzanti; “Destra maldestra” per Chiarelettere.

Lucrezia Borgia viene replicata: giovedì 29 gennaio alle 19 (turno F); venerdì 30 gennaio alle 20 (turno C); sabato 31 gennaio alle 19 (turno G); domenica 1 febbraio alle 17 (turno D).

La recita per le scuole che, da quest’anno, assume come nuova intitolazione Opera NextGen e che prevede l’esecuzione in forma ridotta dell’opera della durata complessiva di 60 minuti circa, è venerdì 30 gennaio alle 11. Nel ruolo di narratore si esibisce l’attore cagliaritano Simeone Latini.

La recita dedicata, invece, al progetto “Oltre Insieme” è sabato 31 gennaio alle 19: un format, già sperimentato con Otello, il cui obiettivo è quello di rivolgersi, con sempre più forza, al pubblico con disabilità. Nello specifico si desidera rendere fruibile l’opera lirica a persone non vedenti, non udenti e con deficit cognitivi. In collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, tutte le opere della Stagione 2025-2026 verranno proposte in una versione inclusiva e immersiva, attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di esperienze e strumenti (percorsi multisensoriali prima dello spettacolo, audio-descrizioni, schede digitali, video in LIS – Lingua dei Segni Italiana) per rendere accessibile il prodotto culturale e musicale. Il percorso e le relative attività inizieranno alle 16.30.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Beatrice Rana apre la stagione pianistica della Scala il 23 gennaio con Prokof’ev, Debussy e Čajkovskij

Nella Stagione 2025-2026 torna il ciclo “Grandi pianisti alla Scala” e ad aprire la rassegna è Beatrice Rana, protagonista di un recital che esalta energia ritmica, raffinatezza timbrica e le potenzialità pianistiche della musica per balletto. L’appuntamento è venerdì 23 gennaio alle ore 20.

Interprete capace di coniugare brillantezza tecnica e profondità poetica, Rana costruisce un percorso che attraversa tre mondi sonori diversissimi: il teatro musicale di Prokof’ev, il laboratorio timbrico di Debussy e la fantasia virtuosistica della grande tradizione della trascrizione.

Il programma si apre con una selezione dai Dieci pezzi per pianoforte da “Romeo e Giulietta” op. 75di Sergej Prokof’ev, pagine in cui l’immaginario del balletto si concentra in scene e caratteri scolpiti con taglio teatrale. Seguono gli Études, Libro II di Claude Debussy, vertice di ricerca del compositore francese sul tocco e sul colore. Pëtr Il’ič Cajkovskij ritorna con una scelta da Lo schiaccianoci op. 71 nella celebre trascrizione per pianoforte di Mikhail Pletnev, che trasforma la tavolozza orchestrale in una spettacolare prova di virtuosismo e fantasia. A chiudere la serata è ancora Prokof’ev con la Sonata n. 6 in la magg. op. 82, grande affresco drammatico e incalzante, di travolgente tensione espressiva.

Il ciclo “Grandi pianisti alla Scala” prosegue con altri quattro appuntamenti: Yefim Bronfman (8 marzo 2026), Hélène Grimaud (22 marzo 2026), Arcadi Volodos (17 maggio 2026) e Rudolf Buchbinder (4 ottobre 2026).

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Beatrice Rana ha debuttato con la Filarmonica della Scala nel 2015 ed è da allora regolarmente ospite al Piermarini. Nel 2026 torna alla Scala per il recital del ciclo “Grandi pianisti” (23 gennaio) e con la Česká Filharmonie diretta da Semyon Bychkov (28 febbraio).

Nata a Lecce in una famiglia di musicisti, ha iniziato a studiare musica a quattro anni e ha debuttato come solista a nove. Si è diplomata in pianoforte sotto la guida di Benedetto Lupo al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, dove ha anche studiato composizione con Marco Della Sciucca, perfezionandosi poi con Arie Vardi ad Hannover e all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Vincitrice di numerosi concorsi pianistici internazionali tra cui, a soli diciotto anni, quello di Montreal (primo premio), il Muzio Clementi e il Van Cliburn (medaglia d’argento e premio del pubblico), si esibisce nelle sedi più prestigiose e nei festival di maggior richiamo in tutto il mondo, come i Festival di Verbier, della Roque-d’Antheron, di Lucerna, Edimburgo e Aix-en-Provence, il Klavier-Festival Ruhr e i BBC Proms.

Ha suonato con le più importanti orchestre in Europa e in America, con direttori d’orchestra del calibro di Riccardo Chailly, Elim Chan, Gustavo Gimeno, Manfred Honeck, Jakub Hrůša, Paavo Jarvi, Vladimir Jurowski, Fabio Luisi, Klaus Makela, Susanna Mälkki, Zubin Mehta, Yannick Nézet-Séguin, Gianandrea Noseda e Antonio Pappano.

Ha iniziato la Stagione 2025-2026 interpretando la Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov al Festival di Edimburgo con la London Philharmonic Orchestra, ai BBC Proms con la BBC Symphony Orchestra, al Saratoga Performing Arts Center con la Philadelphia Orchestra e al Festival di Lucerna con l’Orchestra del Festival. Nel corso della stagione andrà in tournée con la LSO e Antonio Pappano, con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Daniel Harding, con la Filarmonica Ceca e Semyon Bychkov e con la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen e Riccardo Minasi. Inoltre si esibirà con la Bayerisches Staatsorchester, l’Orchestra del Royal Concertgebouw di Amsterdam, i Wiener Symphoniker, l’Orchestra Sinfonica della Radio Svedese e la Los Angeles Philharmonic e porterà in tournée in Europa e negli Stati Uniti un programma con musiche di Prokof’ev, Debussy e Čajkovskij.

Nel 2017 ha fondato nella sua città natale, Lecce, il Festival di musica da camera “Classiche Forme”, che è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in riconoscimento del valore culturale che apporta alla regione.

Nel 2015, il suo primo album con il Concerto n. 2 per pianoforte di Prokof’ev e il Concerto n. 1 per pianoforte di Čajkovskij, eseguiti con Antonio Pappano e l’Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma, è stato scelto come “Editor’s Choice” da Gramophone e ha ottenuto il premio “Newcomer of the Year” dal BBC Music Magazine. Nel 2018 la sua incisione delle Variazioni Goldberg di Bach è stata premiata con il prestigioso Classic BRIT Award. Nel 2023 ha inciso i concerti per pianoforte di Clara e Robert Schumann con la Chamber Orchestra of Europe diretta da Yannick Nézet-Séguin. Il suo ultimo album, uscito nel 2025, comprende una selezione dei concerti per tastiera di Bach, che lei stessa dirige e suona con la Amsterdam Sinfonietta.

Venerdì 23 gennaio 2026 ~ ore 20

Teatro alla Scala

Grandi pianisti alla Scala

Beatrice Rana

pianoforte

Sergej Prokof’ev

da Dieci pezzi per pianoforte da “Romeo e Giulietta” op. 75

Montecchi e Capuleti

Padre Lorenzo

Giulietta ragazza

Mercuzio

Claude Debussy

da Douze Études, Libro II

 Pour les degrés chromatiques

Pour les agréments

Pour les notes répétées

Pour les sonorités opposées

Pour les arpèges composés

Pour les accords

Pëtr Il’ič Čajkovskij

da Lo schiaccianoci op. 71

Marcia

Danza della Fata Confetto

Intermezzo

(trascrizione per pianoforte di Mikhail Pletnev)

Sergej Prokof’ev

Sonata n. 6 in la magg. op. 82

Prezzi: da 110 a 20 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

ORFEO ED EURIDICE DIRETTA DA FABIO BIONDI INAUGURA LA STAGIONE D’OPERA 2026 DEL TEATRO REGIO DI PARMA

L’opera di Gluck, nella versione di Vienna del 1762, torna al Regio dopo 39 anni, nel nuovo allestimento firmato da Shirin Neshat.

Protagonisti Carlo Vistoli, Francesca Pia Vitale, Theodora Raftis

Il Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.

Teatro Regio di Parma

23, 25, 29, 31 gennaio 2026

Incontri con Shirin Neshat

Ridotto del Teatro Regio di Parma

20 gennaio 2026, ore 18.00

a seguire proiezione dei suoi film

ingresso libero con prenotazione

Auditorium Niccolò Paganini di Parma

22 gennaio 2026, ore 18.00

ingresso libero con prenotazione

La Stagione d’Opera del Teatro Regio di Parma si apre con Orfeo ed Euridice, azione teatrale per musica in tre atti composta intorno al mito di Orfeo da Christoph Willibald Gluck, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi, che torna al Teatro Regio di Parma per la seconda volta dopo 39 anni e debutta venerdì 23 gennaio alle ore 20.00 (recite domenica 25 ore 15.30, giovedì 29 e sabato 31 gennaio, ore 20.00). Per la prima volta al Teatro Regio di Parma la celebre artista iraniana-americana Shirin Neshat firma la regia di questo nuovo allestimento realizzato in coproduzione con ITeatri di Reggio Emilia con le scene di Heike Vollmer,i costumi di Katharina Schlipf, le luci di Valerio Tiberi, lecoreografiedi Claudia Greco, la drammaturgia di Yvonne Gebauer, la direzione della fotografia di Rodin Hamidi.

Fabio Biondi, al suo debutto al Teatro Regio, dirige l’opera, che è eseguita nella versione viennese del 1762, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.Protagonisti Carlo Vistoli (Orfeo), Francesca Pia Vitale (Euridice), Theodora Raftis (Amore).

All’opera che si svolge in palcoscenico si sovrapporranno le immagini riprese a Parma da Shirin Neshat nelle scorse settimane, che offriranno un ulteriore livello narrativo, fatto soprattutto di sguardi intimi sui personaggi e sulle loro relazioni. Un racconto che presenta Orfeo ed Euridice non come due esseri mitologici, ma come due esseri umani che vivono l’amore, il dolore, l’incomunicabilità, in un viaggio tra la vita e la morte.

“L’organico orchestrale di Orfeo ed Euridice, dichiara Fabio Biondi, è lontano dagli standard usuali: è più piccolo quantitativamente e più snello timbricamente. Ciononostante, si differenzia da altre partiture operistiche coeve per una certa ricchezza strumentale. […] Altra particolarità di questa partitura poi è che l’orchestra è divisa in due parti, che si rispondono fra loro. Dunque, il concetto orchestrale di base di Orfeo ed Euridice è eccezionale per il XVIII secolo, soprattutto perché dietro si nasconde un codice di differenziazione legato a un’operazione riformista. […] In generale in questa partitura bisogna intervenire sul piano interpretativo in modo che il dramma scorra e si eviti il pericolo del tedio, anche a livello di passaggi fra recitativi secchi e accompagnati. Da questo

punto di vista per il direttore sono situazioni sfidanti. Ma la realtà è che Orfeo ed Euridice non è un’opera che parla da sola, bisogna lavorarci dentro per renderla mobile, armonica, e capace di comunicare significati”.

“Quando Alessio Vlad mi ha proposto di dirigere Orfeo – scrive Shirin Neshat, ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me, con interessanti possibilità visive e concettuali perfettamente in linea con il mio lavoro passato nella fotografia e nel cinema. Orfeo è ricco di dualità: amore e morte, dolore e gioia, cielo e terra, mondo e inferno, magia e realismo e, infine, coscienza e subconscio. Fin dall’inizio ho immaginato quest’opera in bianco e nero per incarnare alcuni di questi paradossi, ma anche per rimanere fedele al mio stile caratteristico, in cui i contrasti tra i diversi elementi di una storia sono sottolineati in termini visivi. Insieme al mio meraviglioso team, in particolare alla drammaturga Yvonne Gebauer, abbiamo trovato la nostra interpretazione e il nostro linguaggio visivo per Orfeo ed Euridice. Nella nostra interpretazione Orfeo non appare come una figura mitologica, ma come un essere umano, un uomo in conflitto tra il proprio ego, il narcisismo e l’amore incondizionato per sua moglie Euridice. Orfeo rimane completamente distrutto quando deve affrontare la perdita di Euridice, morta suicida. Orfeo cade in una crisi esistenziale e non è più in grado di distinguere tra illusione e realtà, vita e morte, innocenza e colpa. Questo disorientamento gli apre uno spazio immaginario e gli inferi si trasformano in un paesaggio di coscienza e giudizio, dove Orfeo si ritrova in un bizzarro processo, incontrando le ombre di se stesso, i ricordi, la mortalità e le prove delle sue colpe. Alla fine, il passaggio di Orfeo attraverso gli inferi diventa un viaggio nell’oscurità, nel dubbio, nel dolore e nei limiti umani. Euridice, invece, tormentata dalla perdita del figlio e dalla crudeltà e incapacità del marito di piangere questa tragedia, si getta nella morte. Successivamente, quando Orfeo, in un tentativo disperato e con l’aiuto magico di Amore, appare negli inferi per liberare Euridice, lei torna esitante alla vita solo per ritrovarsi disillusa e sopraffatta dall’assenza di suo figlio. Quest’opera inizia e finisce con film muti in bianco e nero che aggiungono un altro livello narrativo, offrendo uno sguardo per lo più intimo sui personaggi e sulla relazione tra Orfeo ed Euridice.”

“Raccogliendo le diffuse insoddisfazioni degli ambienti intellettuali europei di metà Settecento sulla deriva dello spettacolo operistico serio – scrive Giuseppe Martini, ormai schiacciato e reso drammaturgicamente inverosimile dalla prevalenza edonistica dell’atletismo vocale dei virtuosi, il compositore boemo, ma di formazione italiana, Christoph Willibald Gluck mise a punto un progetto di riforma in grado di restituire espressione drammatica all’opera seria. A questo scopo si appoggiò a un libretto sul soggetto di Orfeo ed Euridice già preparato da Ranieri de’ Calzabigi e mise a punto un’unità d’azione che non tollerasse spazi lirici fini a sé stessi: eliminazione di personaggi secondari, semplificazione dell’intreccio, sfrondamento del da capo nelle arie, recitativi ridotti al minimo e intersecati fra le arie, spazio ai cori. Calzabigi mutò il finale del mito: Euridice viene restituita a Orfeo per intervento di Amore, che qui diviene personaggio fondamentale. Allestita al Burgtheater di Vienna il 5 ottobre 1762 con l’appoggio dell’ispettore generale degli spettacoli di corte Giacomo Durazzo, Orfeo ed Euridice passò in sordina. Il suo successo partì solo dopo che la ripresa che il 24 agosto 1769 a Parma ne fece lo stesso Gluck, incaricato di curare l’allestimento degli spettacoli teatrali in occasione delle nozze del duca Ferdinando di Borbone, accorciandolo da tre a un solo atto e affidando il ruolo del protagonista a un sopranista anziché a un contraltista. Da allora l’opera cominciò a girare l’Europa con grande successo, e lo stesso Gluck ne fece una nuova versione in francese a Parigi nel 1773”.

GLI INCONTRI CON SHIRIN NESHAT

Shirin Neshat sarà protagonista di due incontri aperti al pubblico, ingresso libero con prenotazione sino a esaurimento posti.

Martedì 20 gennaio 2026 al Ridotto del Teatro Regio di Parma (prenotazione su eventbrite) Shirin Neshat dialogherà con Michele Guerra e al termine dell’incontro seguirà la proiezione dei suoi film Turbulent (10′), Rapture (13′), Illusions&Mirrors (12′), Roja (15′), Sarah (13′).

Giovedì 22 gennaio alle ore 18.00 all’Auditorim Paganini di Parma (prenotazione su miprendoilmondo.it o salonelibro.it) nell’ambito di Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni, che mette al centro i giovani e la loro capacità di guardare al futuro, progetto ideato dalle ragazze e dai ragazzi riuniti nella “Direzione Futura” e dal Salone Internazionale del Libro di Torino, in collaborazione col Comune di Parma, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Fondazione Cariparma e con il patrocinio dell’Università di Parma e di Rai.

PROVA UNDER 30 CON AFTERSHOW E PROVA APERTA

Nei giorni che precedono il debutto, sono aperte al pubblico la prova riservata agli under 30 lunedì 19 aprile ore 20.00, al termine aftershow con aperitivo e dj set nelle sale del Ridotto, e la prova aperta al pubblico mercoledì 21 gennaio ore 15.30.

REGIOINSIEME

In occasione della recita dedicata agli Under30, l’opera sarà presentata in foyer nei pittogrammi della CAA – Comunicazione Aumentativa Alternativa per poter leggere e interpretare la storia in modo più accessibile: attraverso le parole, le immagini, nell’ambito del progetto realizzato in collaborazione con Fare Leggere Tutti APS, che ha l’obiettivo di supportare e migliorare la comunicazione servendosi di strategie e strumenti che aiutano a esprimersi e a comprendere meglio il messaggio.

Attraverso l’utilizzo di simboli, immagini e parole chiave l’opera lirica diventa un’esperienza inclusiva che favorisce la partecipazione, la comprensione e il coinvolgimento emotivo di un pubblico più ampio, con un’attenzione particolare alle persone con bisogni comunicativi complessi.

Il maestro Zubin Mehta ribadisce la sua posizione a proposito della cancellazione dei suoi impegni in Israele.

Il maestro Zubin Mehta, rientrato a Firenze da Mumbai per dirigere il concerto fuori programma del 21 gennaio al Maggio Musicale Fiorentino, alle domande della stampa italiana e internazionale che ha ricevuto a proposito della cancellazione di tutti i suoi impegni con la Israel Philharmonic Orchestra, risponde ribadendo la sua posizione espressa a Mumbai in una video intervista a “India Today”.

Il maestro dissente con la politica del premier Israeliano Benjamin Netanyahu rispetto alla questione palestinese e per sottolineare il suo punto di vista ha deciso di cancellare i suoi impegni con l’Orchestra che pur ha guidato per 50 anni per tutto il 2026 mentre – specifica il maestro –  manterrà il suoi impegni successivi programmati nel corso del 2027.

“Non sono d’accordo con la politica del premier Netanyahu  – ha ripetuto il maestro a Firenze  – ed è questo il motivo che mi ha fatto prendere la decisione che include la cancellazione di tutti i miei impegni per questa stagione comprese anche dieci recite dell’opera “Aida”, oltre ai concerti sinfonici con la IPO, l’orchestra che ho diretto per 50 anni e che mi ha dato e insegnato tanto e con la quale sono stato in tutto il mondo. Tornerò di nuovo con loro nel mese di maggio del 2027. Mantengo invece i miei impegni con la West Eastern Diwan Orchestra fondata dal mio amico Daniel Barenboim con la quale sarò in tour in Spagna il 14, 15, 16, 18, 19 febbraio, qui in Italia a Torino il 21 febbraio e Austria a Vienna il 22. La Diwan Orchestra è formata da musicisti Isrealiani e Palestinesi che siedono fianco a fianco in armonia. Come ho detto a Mumbai mi auguro che il premier israeliano non vinca le prossime elezioni anche se, a proposito, nutro dei bubbi in quanto, tra l’altro, gode dell’appoggio del presidente Trump. Confermo ogni cosa che ho dichiarato a Mumbai nell’intervista che è facilmente disponibile on-line. Altro non ho da dire e ora mi concentro sul concerto qui nella “mia” Firenze del 21 gennaio con l’Orchestra del Maggio.”

Maestro Zubin Mehta reiterates his position regarding the cancellation of his engagements in Israel
Florence, 19 January 2026 – Maestro Zubin Mehta, who has returned to Florence from Mumbai to conduct the extraordinary concert on 21 January at the Maggio Musicale Fiorentino, responded to questions from Italian and international press regarding the cancellation of all his engagements with the Israel Philharmonic Orchestra by reiterating the position he had already expressed in a video interview with “India Today” in Mumbai.

The Maestro disagrees with the policy of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu regarding the Palestinian issue and, in order to underline his point of view, has decided to cancel his engagements with the Orchestra — an ensemble he has led for 50 years — throughout 2026, while specifying that he will maintain the engagements already scheduled for 2027.

“I do not agree with Prime Minister Netanyahu’s policy,” the Maestro repeated in Florence, “and this is the reason that led me to take the decision that includes the cancellation of all my engagements for this season, including ten performances of the opera Aida, in addition to the symphonic concerts with the IPO, the orchestra I have conducted for 50 years, which has given and taught me so much, and with which I have travelled all over the world. I will return with them in May 2027. I will instead keep my engagements with the West-Eastern Divan Orchestra, founded by my friend Daniel Barenboim, with which I will be on tour in Spain on February 14, 15, 16, 18, and 19, in Italy (Turin) on February 21, and in Austria (Vienna) on February 22. The Divan Orchestra is composed of Israeli and Palestinian musicians who sit side by side in harmony. As I said in Mumbai, I hope the Israeli Prime Minister will not win the next elections, although I have doubts about that, also because he enjoys the support of President Trump. I confirm everything I said in the interview in Mumbai, which is easily available online. I have nothing more to add, and I am now focusing on the concert here in “my” Florence on 21 January with the Maggio Orchestra.”

“NOTA BENE”: AL TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE DEBUTTANO LE LEZIONI DI MUSICA E STORIA

Domenica 25 gennaio alle 11.00 Il direttore artistico Musica Paolo Cascio guiderà il pubblico all’ascolto del magnifico concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Čajkovskij. Seguirà l’esecuzione del capolavoro del compositore russo affidata all’Orchestra giovanile Filarmonici Friulani diretta da Moisés Pirela. Al pianoforte Giuseppe Albanese

Entrare nel cuore dei grandi capolavori della musica classica e poi ascoltarli dal vivo, con un orecchio più consapevole e una partecipazione più attiva: è questo l’obiettivo di Nota Bene – Lezioni di Musica e Storia, una novità assoluta del Teatro Nuovo Giovanni da Udine il cui primo appuntamento, dal titolo Il coraggio e la speranza, è in programma domenica 25 gennaio alle ore 11.00 e sarà dedicato al Concerto per pianoforte e Orchestra n.1 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. All’analisi del capolavoro del compositore russo, a cura del direttore artistico Musica Paolo Cascio, ne seguirà quindi l’esecuzione affidata all’Orchestra giovanile Filarmonici Friulani diretta da Moisés Pirela. Al pianoforte Giuseppe Albanese.

“Nota Bene è un format tutto nuovo che unisce musica e parole; un percorso fatto di viaggi, scambi di idee, creazioni artistiche, coincidenze e rimandi, ma anche di grandi tormenti creativi sullo sfondo della Storia della Musica – spiega Paolo Cascio, musicologo, autore di articoli, saggi e libri di divulgazione musicale ed edizioni critiche di opere italiane -. In questo primo appuntamento ci tufferemo nei turbini romantici del concerto per pianoforte più celebre di Čajkovskij venuto alla luce fra il 1874 e il 1875, opera di notevole virtuosismo. Cosa ispirò il compositore nel creare il celebre motto iniziale del concerto? Perché Nikolaj Rubinstein stroncò la partitura senza pietà? Cosa ne pensò Brahms, l’acerrimo nemico di Čajkovskij? E soprattutto cosa dice a noi ascoltatori dell’era di Spotify, questa partitura nata 150 anni fa? Dopo aver contestualizzato il brano in programma, ne ripercorreremo la genesi e ne analizzeremo i tratti salienti, con esempi suonati dal vivo, paragoni e raffronti. Nella seconda parte potremo invece apprezzare il concerto per intero che si rivelerà così certamente ancora più emozionante.”

L’esecuzione del Concerto è affidata all’Orchestra giovanile Filarmonici Friulani, nata nel 2015 ed unico esempio del Friuli Venezia Giulia di ensemble musicale gestito, coordinato e curato da under 35. “Siamo doppiamente contenti ed entusiasti di partecipare a questo progetto perché avremo la possibilità di suonare nel teatro della nostra città, insieme alla Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine: è un’opportunità importante per restituire al proprio territorio delle competenze che sono state acquisite – sottolinea Alessio Venier, direttore artistico dell’Orchestra – e perché sarà un’occasione di prestigio per perseguire la vocazione divulgativa, che riteniamo essenziale per la nostra realtà, formata da giovani talenti.”.

Nel ruolo di solista al pianoforte troveremo Giuseppe Albanese, ospite di prestigiosi festival e sale da concerto internazionali. Già Premio Venezia 1997 e Premio speciale per la miglior esecuzione dell’opera contemporanea al Busoni, Albanese ha vinto nel 2003 il primo premio al Vendome Prize. Il podio sarà del giovane direttore venezuelano Moisés Pirela, violinista e compositore la cui carriera si è sviluppata sotto la guida di Maestri come Gregory Carreño, Joo Yong Ahn e José Antonio Abreu, fondatore del programma di formazione musicale El Sistema.

Nota Bene – Lezioni di Musica e Storia continuerà domenica 31 maggio con inizio sempre alle ore 11.00, con un focus sul Concerto per pianoforte e orchestra n. 4di Ludwig van Beethoven la cui esecuzione sarà affidata anche questa volta all’Orchestra giovanile Filarmonici Friulani diretta da Orazio Sciortino al pianoforte. La guida all’ascolto sarà sempre a cura del direttore artistico Musica Paolo Cascio.

Le Lezioni di Musica e Storia “Nota Bene” sono realizzate con la media partnership della RAI.

Info e biglietteria

Biglietto a tariffa unica € 15,00. Tariffa speciale € 9,00 riservata ai titolari degli abbonamenti Fortissimo e Classico e abbonamenti Musica 4 per la lezione non compresa nel loro abbonamento.

Ridotto scuole € 5,00 a persona per i gruppi composti da almeno 3 studenti più un insegnante, prenotazione obbligatoria ufficioscuola@teatroudine.it

La biglietteria del Teatro è aperta da martedì a sabato dalle 16.00 alle 19.00 e, nei giorni di spettacolo, anche a partire da 90 minuti prima dell’inizio della rappresentazione.

Acquisti online sempre possibili sulla piattaforma Vivaticket.it

domenica 25 gennaio 2026 – ore 11.00

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

NOTA BENE – LEZIONI DI MUSICA E STORIA

IL CORAGGIO E LA SPERANZA

Orchestra giovanile Filarmonici Friulani
Giuseppe Albanese
pianoforte
Moisés Pirela direttore
guida all’ascolto con Paolo Cascio

Pëtr Il’ič Čajkovskij Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore, op. 23

produzione Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Grande attesa per il virtuoso del violino Maxim Vengerov, il 24 gennaio alle 19, per la Stagione concertistica 2026 al Teatro Melis

Sabato 24 gennaio alle 19 (turno B) è in programma, in un’unica serata davvero imperdibile, l’esibizione del celebre virtuoso del violino Maxim Vengerov che ritorna a Cagliari dopo 23 anni (ultime esibizioni: maggio 2002, febbraio e novembre 2003). Prediletto da Mstislav Rostropovich, Maxim Vengerov è ancora uno dei talenti violinistici più interessanti, balzato alla ribalta giovanissimo e già compagno di viaggio di grandi direttori, da Zubin Mehta a Daniel Barenboim.

Maxim Vengerov si esibisce in duo con la pianista russa di fama internazionale Polina Osetinskaya.

Il programma musicale prevede: Sonata n. 3 in sol minore per violino e pianoforte op. 137 D. 408 di Franz Schubert; Sonata in Sol maggiore per violino e pianoforte op. 134 di Dmitrij Šostakovič; Sonata n. 3 in re minore per violino e pianoforte op. 108 di Johannes Brahms.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 1 ora e 30 minuti circa compreso l’intervallo.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Da martedì 16 dicembre 2025 si possono acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione concertistica; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Per il Concerto di Pasqua (Teatro Carmen Melis, 3-4 aprile, fuori abbonamento), gli abbonati alla Stagione concertistica 2026 hanno la prelazione sull’acquisto dei biglietti fino a sabato 21 marzo 2026.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di abbonamenti e biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

Prezzi biglietti: platea € 50 (settore giallo), € 45 (settore rosso), € 40 (settore blu); I loggia € 45 (settore giallo), € 40 (settore rosso), € 35 (settore blu); II loggia € 20 (settore unico).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Polina Osetinskaya – Pianoforte

Si è esibita al Musikverein di Vienna, al Barbican Centre di Londra, al Teatro Argentina di Roma e in tutte le più prestigiose sale in Italia, Germania, Polonia, Stati Uniti, Russia e Israele, accompagnata, in veste di solista, con complessi quali: MusicAeterna, Mariinsky Orchestra, Evgeny Svetlanov Symphony Orchestra, Tokyo Philharmonic Orchestra. Recenti impegni l’hanno vista a fianco di orchestre quali: Filarmonica di Brno, Filarmonica Slovacca e da Camera Nazionale della Moldavia. Si segnala anche il debutto alla Filarmonica di Berlino, a Londra ed alla Laeiszhalle come solista nei concerti di Bach senza direttore, oltre ai concerti in Germania, Svizzera, Italia, Israele, Cipro, Stati Uniti, Sud e Nord America, tra cui si segnala il ritorno alla Carnegie Hall con un recital in duo con Maxim Vengerov. Stimata camerista, oltre alla collaborazione stabile con Maxim Vengerov, ha lavorato tra gli altri anche con: Teodor Currentzis, Laurent Petitgirard, Vladimir Spivakov, Andrey Boreyko, Dmitry Liss, Yan Pascal Tortelier ed ha pubblicato registrazioni con le etichette Quartz, Naxos, Sony Music, Bel-Aire e Melodiya. Polina Osetinskaya ha iniziato la sua carriera a cinque anni, subito acclamata come bambina prodigio nell’ex Unione Sovietica. Ha tenuto il primo concerto a sei anni ed è entrata nella Scuola Centrale di Musica del Conservatorio di Mosca a sette. Il suo primo insegnante è stato il padre Oleg Osetinsky; ha poi proseguito gli studi al Conservatorio di Leningrado con Marina Wolf e, successivamente, al Conservatorio di Mosca con Vera Gornostaeva. Figura pubblica di riferimento in ambito intellettuale e culturale in Russia, nel 2022 ha pubblicato un best-seller in cui descrive la complessità di una gioventù vissuta da bambina prodigio ed il controverso rapporto con il padre docente; sempre nel 2022, da cittadina russa, si schiera apertamente contro l’invasione ucraina, subendo prima l’interruzione di alcuni suoi concerti da parte della polizia e, in seguito, la cancellazione in toto di tutte le sue esibizioni previste in Russia.

Maxim Vengerov – Violino

Riconosciuto a livello internazionale come uno dei più importanti musicisti al mondo e definito spesso il più grande strumentista ad arco vivente, Maxim Vengerov è uno dei solisti più richiesti ed un acclamato direttore d’orchestra, nonché vincitore di un Grammy Award. Nato nel 1974, ha iniziato la sua carriera da solista a 5 anni per poi vincere i concorsi internazionali “Wieniawski” e “Carl Flesch” rispettivamente a 10 e 15 anni. Allievo di Galina Tourchaninova e Zakhar Bron, il suo debutto discografico avviene a 10 anni e, da allora, ha continuato ad incidere per le etichette più rinomate come Melodia, Teldec e EMI, vincendo, tra l’altro, Grammy e Gramophone Award come artista dell’anno. Nel 2007 ha seguito le orme del suo mentore, il compianto Mstislav Rostropovich, rivolgendo la sua attenzione alla direzione d’orchestra e nel 2010 è stato nominato primo direttore principale della Gstaad Festival Orchestra. Nel giugno 2014 Maxim Vengerov si è laureato con un Diploma di Eccellenza all’Istituto Ippolitov-Ivanov di Mosca con Yuri Simonov e da allora ha terminato un ulteriore programma di 2 anni in direzione d’opera. I momenti salienti delle ultime stagioni lo hanno visto aprire la stagione dell’Orchestra Filarmonica della Scala con Riccardo Chailly, una residenza con la Filarmonica di Monte-Carlo e la Filarmonica di Parigi, nonché diverse tournée in tutto il mondo, tra cui recital negli Stati Uniti e in Canada a Berkeley, Kansas City, New York e Toronto e 11 concerti nel Regno Unito. Si è inoltre esibito in veste di solista a Montreal, Vienna, Londra, Parigi e Taiwan e di camerista alla Carnegie Hall con Evgeny Kissin e Stephen Isserliss, in Svizzera con Simon Trpcesky e Stephen Isserliss, ad Amburgo e in Germania con Misha Maisky. Ha inoltre partecipato all’Aspen e al Bravo Vale Festival negli Stati Uniti in recital, masterclass e concerti con Fabio Luisi e la Dallas Symphony Orchestra ed ha celebrato i 40 anni di carriera in un grande concerto di gala alla Royal Albert Hall in aprile 2023. Sempre nella Stagione 2023-2024 ha aperto lo Shanghai International Festival con Christoph Eschenbach e si è dedicato a numerose altre tournée in America, Sud America, Asia, Australia ed Europa, tra cui concerti a Vienna e Parigi. Nel 2020 Maxim Vengerov è diventato il primo Artist in Residence solista di Classic FM e ha pubblicato una nuova registrazione del Concerto per violino di Čajkovskij, con Myung-whun Chung e l’Orchestre Philharmonique de Radio France, insieme a opere di Saint-Säens e Ravel, nonché un live recital dalla Carnegie Hall. Poiché una delle sue più grandi passioni è insegnare e fare da mentore ai giovani talenti, Maxim Vengerov ha ricoperto vari incarichi di insegnamento in tutto il mondo. Attualmente ricopre la cattedra intitolata a Stephan e Viktoria Schmidheiny alla Mozarteum University Salzburg e, da settembre 2016, è Polonsky Visiting Professor of Violin al Royal College of Music di Londra. Nel 2018 Maxim Vengerov è diventato Goodwill Ambassador della Musica Mundi School, un’istituzione unica che sostiene i giovani talenti. Con la visione di democratizzare l’accesso all’apprendimento della musica, ha lanciato la sua piattaforma online nel gennaio 2021: www.maximvengerov.com e ha lasciato il segno in 170 paesi con oltre 190 milioni di accessi. I programmi del primo anno includono collaborazioni con istituzioni musicali di tutto il mondo, il programma “Lottery Ticket”, serie con artisti ospiti inaugurata con Brett Yang di TwoSet Violin, così come il suo nuovo gruppo di comunità globale le cui iniziative includono il programma di mentoring leader più importante a livello mondiale, iniziative per le comunità musicali rurali e il programma “Musical Pen Pals” per bambini. Maxim Vengerov è apparso in diversi documentari, tra cui “Playing by Heart”, registrato da Channel Four Television e proiettato al Festival televisivo di Cannes nel 1999, e “Living the Dream” che è stato distribuito in tutto il mondo e ha ricevuto il Gramophone Award per il miglior documentario nel 2008. Maxim Vengerov ha ricevuto prestigiose borse di studio e onorificenze da numerose istituzioni. Nel 2012 gli è stata assegnata una Honorary Visiting Fellowship al Trinity College di Oxford e nel 2019 ha ricevuto un Honorary Doctorate dal Royal College of Music London e l’Order of Cultural Merit del Principato di Monaco. Maxim Vengerov ha anche ricevuto numerosi premi tra cui il Grammy Award per la migliore interpretazione solista strumentale (con orchestra) (2003), due Gramophone Awards (1994, 1995), un Classical Brit Award (2004), cinque Edison Classical Music Awards (1995, 1996, 1998, 2003, 2004), due ECHO Awards (1997, 2003) e un World Economic Forum Crystal Award (2007) – premio volto ad onorare gli artisti che fanno della loro arte un mezzo per migliorare lo stato del mondo. Maxim Vengerov suona lo Stradivari ex Kreutzer (1727).

IL PIANO CONCERTO N. 1 DI DARDUST IN PRIMA ASSOLUTA NELLA STAGIONE DEI POMERIGGI MUSICALI 2025-2026 “SÈNTITI PÀRTE”

Il celebre pianista e compositore marchigiano, tra i più influenti artisti della musica italiana di oggi e autore della colonna sonora ufficiale delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, sarà al Teatro Dal Verme come interprete della sua prima pagina sinfonica commissionata da un’istituzione “classica”

Milano, Teatro Dal Verme

giovedì 29 gennaio 2026, ore 10 “in anteprima”
giovedì 29 gennaio 2026, ore 18.45 Altri Pomeriggi Under30
giovedì 29 gennaio 2026, ore 20 concerto
sabato 31 gennaio 2026, ore 17 concerto

L’81ª Stagione sinfonica dei Pomeriggi Musicali “Sèntiti pàrte” dedica uno dei suoi appuntamenti più significativi alla creazione contemporanea, riaffermando una vocazione che accompagna l’Orchestra sin dalla fondazione nel 1945. Nei concerti di giovedì 29 (ore 20) e sabato 31 gennaio (ore 17), al Teatro Dal Verme, è in programma la prima esecuzione assoluta del Piano concerto n. 1 di Dardust, commissionato dai Pomeriggi Musicali e interpretato dallo stesso autore al pianoforte, con Alessandro Cadario sul podio. Giovedì 29 gennaio sono in programma anche altri appuntamenti per due pubblici diversi, in particolare alle ore 10 ci sarà la prova generale “in anteprima” per le scolaresche, mentre alle ore 18.45 l’aperitivo-conversazione con gli artisti “Altri Pomeriggi” dedicato agli Under30.

Un evento che segna un punto di arrivo naturale di un percorso avviato due anni fa, quando il rapporto tra Dardust e l’Orchestra milanese si è aperto all’interno della rassegna “Panorami sonori”, dedicata al dialogo tra linguaggi e alla contaminazione tra musica colta e musica del presente. Oggi quel dialogo si concretizza in una nuova creazione sinfonica, la prima partitura orchestrale firmata da Dardust, pensata le stagioni concertistiche “classiche” e affidata a una delle istituzioni italiane da sempre più attente alla musica d’oggi.

Con il nome d’arte Dardust, Dario Faini è una delle figure più riconoscibili e influenti della musica italiana contemporanea. Pianista di solida formazione classica, compositore, produttore discografico e autore di numerosi successi pop, Dardust ha costruito una carriera capace di muoversi con naturalezza tra mondi solo apparentemente distanti. La sua firma è presente in alcune delle canzoni più ascoltate degli ultimi anni, con collaborazioni che spaziano da Mahmood a Elodie, da Irama a Madame, fino ad Angelina Mango, per la quale ha firmato La noia, canzone vincitrice del Festival di Sanremo 2024. Parallelamente, ha sviluppato una produzione autoriale personale, fondata su un linguaggio che intreccia pianoforte, elettronica, minimalismo e suggestioni cinematografiche, portando la sua musica in contesti internazionali e in dialogo con altri artisti. È sua la “colonna sonora” delle imminenti Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Questo nuovo Piano concerto n. 1 appare dunque come il naturale approdo di un musicista che frequenta da tempo la sala del Teatro Dal Verme e i concerti dei Pomeriggi Musicali anche come ascoltatore e che riconosce nella musica classica un terreno fertile di confronto, memoria e sperimentazione.

Come scrive Raffaele Mellace nelle note di sala, è un “concerto in piena regola”, realizzato in collaborazione con Ze in the Clouds e Alberto Cipolla, per l’orchestrazione». L’opera nasce da un recente e profondo percorso personale dell’autore e si configura come un itinerario interiore di trasformazione: dall’attraversamento di zone oscure e fragili fino a una rinnovata energia vitale.

«Si sentirà il profumo di molto Novecento storico (Ravel, Gershwin, il Puccini più avanzato) – anticipa Mellace – i russi, soprattutto Rachmaninov, cui dovrà non poco la dinamica della contrapposizione pianoforte-orchestra, non senza un riferimento alla scuola giapponese di Ryūichi Sakamoto per l’ultimo tempo. Amplia il linguaggio musicale il ricorso all’elettronica, con l’inaspettata irruzione della campionatura di registrazioni vocali rappate, sembrerebbe un inedito assoluto in ambito classico. Naturalmente resta sempre centrale il pianismo di Dardust, suadente, dinamico, più spesso liquido, iridescente, nel tempo conclusivo incardinato invece nel ritmo ossessivo proposto dall’ostinato orchestrale. Attraverso queste scelte linguistiche la composizione propone un programma, un percorso interiore di progressivo affrancamento dal vecchio sé verso una nuova identità, esito d’un recentissimo, rivelatore viaggio in Amazzonia: un percorso catartico che attraversa periferie emotive, zone oscure, ferite, traumi, da cui emerge la ricostruzione di un’identità rinnovata, una nuova energia che trova forma nell’Allegro con fuoco in 7/8 in cui la composizione approda».

La nuova creazione di Dardust si inserisce in un programma che, nel suo insieme, riflette sul rapporto tra tradizione e modernità. Le Cinq mélodies populaires grecques di Maurice Ravel sono proposte in una nuova e raffinata orchestrazione di Alessandro Cadario, che trasforma la pagina di matrice popolare del compositore francese in una suite sospesa tra incanto arcaico e scrittura sofisticata.

Quindi il Concerto per orchestra da camera “Dumbarton Oaks” di Igor Stravinskij, pagina che rende omaggio a Bach filtrandolo attraverso la lente del neoclassicismo novecentesco, che nel 1945 fu uno dei brani in programma nel primo concerto dei Pomeriggi Musicali.

Chiude il programma la Sinfonia “Classica” di Sergej Prokof’ev, capolavoro di giovanile lucidità in cui il compositore russo reinventa il Settecento con intelligenza moderna, leggerezza e irresistibile freschezza.

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Alessandro Cadario direttore

Formatosi al Conservatorio di Milano e all’Accademia Chigiana di Siena, è un musicista eclettico nel repertorio e attento alla prassi esecutiva dei diversi stili. Dirige concerti sinfonici, opere e balletti nelle stagioni dei principali enti lirici e festival italiani ed internazionali, salendo sul podio di importanti orchestre come quella del Teatro Mariinskij, del Teatro Regio di Torino, la Filarmonica di Monte-Carlo, la Filarmonica della Fenice, quelle del Comunale di Bologna, del Carlo Felice di Genova, del Massimo di Palermo, del Petruzzelli di Bari, l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Orchestra Haydn, la Filarmonica Toscanini. Nel 2015 ha diretto alla Scala e, dal 2016 al 2024, è stato Direttore ospite principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Nel 2017 è stato scelto per dirigere il concerto istituzionale, trasmesso in diretta su Rai 1 dall’Aula del Senato. Nella stagione 2020-2021 ha debuttato al Rossini Opera Festival con Il viaggio a Reims e ha diretto al Carlo Felice L’elisir d’amore e la Serva padrona abbinata a Trouble in Tahiti. Fra gli impegni recenti, la prima assoluta di Jeanne Dark di Fabio Vacchi al Maggio Musicale Fiorentino e impegni al Festival MiTo, al Petruzzelli, al Massimo, alla Royal Opera House di Muscat, debutti al Bellini di Catania, all’Opéra Royal de Wallonie, a Caracalla, con la Filarmonica di Zagabria e con l’Accademia della Scala, il ritorno all’Opera di Roma per il Pipistrello di Johann Strauss. Rivolge molta attenzione anche alla musica contemporanea dirigendo prime assolute di autori come Fedele, Galante, Tutino, Campogrande, Vacchi, D’Amico, Antonioni.

Dardust pianoforte

Dardust, Dario Faini, è pianista, autore e produttore, artefice di uno stile personalissimo e innovativo in grado di ridisegnare i confini di classico e contemporaneo; ha gettato la sua musica ben oltre le definizioni, creando da sempre atmosfere non convenzionali in un equilibrio perfetto tra pianoforte ed elettronica. L’artista ha pubblicato cinque album, 7 pubblicato nel 2015, Birth nel 2016, S.A.D Storm and Drugs nel 2020, Duality nel 2022 e Urban Impressionism nel 2024, di cui nel 2025 è uscita anche una Deluxe Edition e l’ep Urban Impressionism (Piano Solo). La sua musica è stata protagonista di eventi di risonanza mondiale, tra questi il lancio di presentazione dei nuovi prodotti del colosso informatico Apple Inc, trasmesso in streaming dallo Steve Jobs Theater di Cupertino in California, eventi sportivi come il Superbowl, l’NBA All Star Game, e le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, per le quali ha firmato la colonna sonora ufficiale, intitolata Fantasia Italiana, un brano che rende omaggio alla tradizione musicale italiana e ai territori iconici che ospiteranno i Giochi. Ha portato le sue performance in giro per il mondo, da AIUla, in Arabia Saudita, località Patrimonio dell’Unesco, alla Turchia fino all’Eurovision Song Contest in Italia nel 2022 suonando sul palco insieme ad altri artisti internazionali come Benny Benassi e Sophie and The Giants. Ha aperto il live di Lana Del Rey agli I-Days di Milano e quello di Dua Lipa al Nos Alive Festival di Lisbona.

È stato Maestro Concertatore della speciale 25esima edizione della Notte della Taranta di Melpignano in Puglia dove ha invitato Stromae come ospite d’eccezione. Ha inoltre firmato numerosi grandi successi italiani, collaborando in più occasioni con artisti quali Jovanotti, Sfera Ebbasta, Mahmood, Lazza, Elodie, Irama, Madame, Angelina Mango vantando un palmarés di oltre 100 dischi di platino e due vittorie al festival di Sanremo. Nel 2025 ha scritto la colonna sonora del lungometraggio di Mauro Mancini, Mani Nude. Il suo ultimo lavoro discografico, SUNSET ON M. 2025 (INRI/Universal Music), uscito ad ottobre, è un EP celebrativo del decimo anniversario dell’omonimo brano. Il progetto è composto da quattro tracce che propongono nuove versioni strumentali del pezzo che ha segnato l’inizio della carriera dell’artista. Questo lavoro segue il successo del precedente EP Urban Impressionism (Piano Solo), uscito lo scorso agosto e composto da otto perle suonate in piano solo, versioni alternative di alcuni brani contenuti nell’omonimo progetto discografico di Dardust, pubblicato a novembre per Artist First e Sony Masterworks. Si tratta di un lavoro che sfida le convenzioni della musica neoclassica/contemporanea, abbattendo i confini tra le arti e unendo musica e architettura. L’album ha debuttato in tour nel 2025 con due speciali eventi live, a Milano, al Pirelli HangarBicocca, e a Roma, alla Nuvola, che hanno anticipato la leg europea sui palchi di Barcellona, Madrid, Lisbona, Parigi, Bruxelles, Amburgo, Berlino, Praga, Utrecht, Londra, Norimberga. Il tour sta proseguendo nelle principali città italiane, tra cui Milano, Lecce, Bologna, Sassuolo (MO), Milano Marittima (RA), Monasterace (RC), Torino, Padova, Napoli, Montecatini Terme (PT), Verona e Bolzano.

81a stagione 2025/2026

I carnet “liberi di scegliere” a 15 concerti hanno un costo intero da 161 a 258 euro + prevendita

I carnet “liberi di scegliere” a 15 concerti hanno un costo ridotto da 117 a 194 euro + prevendita

La riduzione è valida per gli under 30, per gli over 60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati.

I biglietti per i singoli concerti hanno un costo da 13 a 23,50 euro (intero) e da 11 a 19 euro (ridotto). I biglietti per le prove generali “In anteprima” hanno un costo unico di 12 euro.

La riduzione è valida per gli under 30, per gli over 60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati.

Biglietteria TicketOne – Teatro Dal Verme

via San Giovanni sul Muro, 2 – 20121, Milano

Tel. +39 02 87 905 – www.ipomeriggi.it

La biglietteria del Teatro Dal Verme è aperta da martedì a sabato ore 10-18

biglietteria@ipomeriggi.it / Tel. +39 02 87905 201

Acquista online www.ipomeriggi.it/acquista /  www.ticketone.it

FABBRICA OFFENBACH: IL MAGICO MONDO DELL’OPERETTA

PER LA PRIMA VOLTA  AL TEATRO NAZIONALE

Il 22 e 23 gennaio i giovani artisti di Fabbrica in Un mari à la porte e La Chatte métamorphosée en femme di Jacques Offenbach

Il Teatro dell’Opera di Roma porta, per la prima volta al Teatro Nazionale, il maestro dell’operetta Jacques Offenbach. Con Fabbrica Offenbach il 22 e 23 gennaio in scena due titoli in un nuovo allestimentoUn mari à la porte e La Chatte métamorphosée en femme affidati agli artisti di Fabbrica – Young Artist Program, il percorso sostenuto da Banca del Fucino, che dal 2016 il Teatro dedica alla formazione di cantanti, maestri collaboratori, registi, scenografi, costumisti e lighting designer. Offenbach torna in una produzione del lirico capitolino a distanza di trent’anni, dopo il Festival Jacques Offenbach e il Secondo Impero, ospitato al Teatro Brancaccio nella stagione 1994-95, sotto la direzione di Peter Maag. 

Scritta nel 1859, Un mari à la porte (Un marito alla porta) è una brillante operetta in un atto costruita con ritmo serrato sulle disavventure di Florestan, compositore in fuga dai creditori che piomba nella stanza della giovane Suzanne la notte delle sue nozze. La sua improvvisa apparizione provoca una catena di incomprensioni, goffi tentativi di nascondersi e colpi di scena che coinvolgono la sposa, l’amica Rosita e il marito geloso. Offenbach gioca con precisione teatrale sulle dinamiche del vaudeville, alternando arie spiritose, duetti vivaci e momenti di irresistibile comicità.

Composta nel 1858, La Chatte métamorphosée en femme (Il gatto trasformato in donna) tratta da una favola di La Fontaine, a sua volta ispirata a La gatta Afrodite di Esopo, ha come protagonista il giovane Guido, perdutamente innamorato della propria gatta Minette, trasformata da una maga in una ragazza in carne e ossa. La metamorfosi dà origine a una serie di situazioni comiche fra gelosie e goffi tentativi di adattarsi alla natura umana. Offenbach crea qui uno dei suoi esempi più riusciti di “operetta fantastica”, dove l’elemento fiabesco si intreccia al gusto per il paradosso.

La versione musicale per due pianoforti è curata da Giorgio Gori e affidata ai maestri collaboratori Elettra Aurora Pomponio e Maki Hamada. Firma la regia Kamila Straszynska. Formatasi all’Accademia “Aleksander Zelwerowicz” di Varsavia, al DAMS di Bologna e all’Accademia “Silvio d’Amico” di Roma, nel 2018 ha curato a Roma il ciclo di letture performative sulla drammaturgia polacca In Polonia vale a dire da nessuna parte? in collaborazione con l’Istituto Polacco e il Teatro di Roma. Dal 2019 cura spettacoli di prosa in teatri di Roma, Varsavia e Lima, dal 2023 realizza per la Filarmonica Nazionale di Varsavia spettacoli musicali per bambini e collabora con PAV per Fabulamundi. Il nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma vede le scene di Sofia Sciamanna, i costumi di Virginia Blini e le luci di Zofia Pinkiewicz. Interpreti delle due operette le cantanti Jessica Ricci e Sofia Barbashova (soprani), Maria Elena Pepi e Irene Zas Martinez (mezzosoprani), i cantanti Guangwei Yao e Jiacheng Fan (tenori), Alejo Alvarez Castillo (baritono) e Dayu Xu (basso). Tutti gli artisti e il team creativo sono allievi della quinta edizione di Fabbrica Young Artist Program. 

La programmazione del Teatro Nazionale prosegue dal 14 al 19 aprile con Serata Preljocaj (La stravaganza, Annonciation, Noces), trittico-omaggio al coreografo francese Angelin Preljocaj tra i massimi esponenti della danza contemporanea, noto per un linguaggio che fonde la disciplina del balletto classico con la libertà espressiva della danza moderna in dialogo con artisti visivi, musicisti e stilisti.  Dal 15 al 21 maggio protagonista “Hans Werner Henze 100”, mini-festival celebrativo nel centenario della nascita del compositore tedesco, che vedrà sul palcoscenico due opere tratte da testi di Miguel Barnett: La piccola cubana ed El Cimarrón. Chiude la stagione La vita nuda di Matteo D’Amico liberamente ispirata a L’uomo dal fiore in bocca e La patente di Pirandello.

FABBRICA OFFENBACH

Prima rappresentazione: giovedì 22 gennaio 2026, ore 20.00
Replica: venerdì 23 gennaio ore 20.00

Info: https://www.operaroma.it/spettacoli/fabbrica-offenbach/

“IL LAGO DEI CIGNI” AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Il capolavoro di Čajkovskij rivive nella Sicilia del Gattopardo nella nuova versione coreografica firmata dal direttore del Corpo di ballo Jean-Sébastien Colau. Sul podio il maestro Nicola Giuliani. Ospiti due ballerini di prima grandezza: Maia Makhateli e Andrea Sarri.

22 gennaio – 1 febbraio 2026

Tra gli appuntamenti più attesi della stagione, torna in scena al Teatro Massimo di Palermo dal 22 gennaio alle 20:00 Il lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij in una nuova e affascinante veste coreografica. A firmarla è il direttore del Corpo di ballo della Fondazione, Jean-Sébastien Colau, che realizza un progetto desiderato da tempo: una ripresa classica, rispettosa dell’eredità di Petipa e Ivanov, capace di mettere in risalto le qualità della compagnia palermitana. Coreografo collaboratore Vincenzo Veneruso; Assistente alla coreografia Agnes Letestu.

L’originalità della nuova produzione è l’ambientazione nell’epoca del Gattopardo, in un’atmosfera aristocratica e raffinata. Crinoline, sete e abiti d’epoca trasporteranno il pubblico nelle atmosfere di Tomasi di Lampedusa, tra decadenza e splendore, rendendo omaggio alla Sicilia e all’estetica del romanzo. Il tradizionale balletto romantico rivivrà nel mondo dei Salina e dei Falconeri, grazie alle scenografie di grande raffinatezza disegnate da Francesco Zito (coadiuvato dall’assistente Chiara Mirabella) e ai preziosi costumi curati da Cécile Flamand con una cura minuziosa del dettaglio storico ed estetico. L’impianto visivo è completato dal disegno luci di Bruno Ciulli (aiuto luci Eleonora Magni). A dirigere l’Orchestra del Teatro Massimo è il Maestro Nicola Giuliani, apprezzato per la sua sensibilità nel repertorio tardo-romantico, che guiderà l’orchestra in simbiosi con l’ensemble coreutico.

In scena, due ballerini di prima grandezza: Maia Makhateli, stella del Dutch National Ballet di Amsterdam, e il palermitano Andrea Sarri, primo ballerino dell’Opéra di Parigi, che tornano a calcare il palcoscenico del Teatro Massimo insieme al Corpo di ballo della Fondazione. Nei ruoli principali, accanto alla coppia Makhateli-Sarri (22, 24, 25 e 27 gennaio), si alterneranno per Odette/Odile Martina Pasinotti (23, 29, 31) Yuriko Nishihara (28, 30, 1), mentre nei panni del principe Siegfried danzeranno Alessandro Casà (23, 29, 31Michele Morelli (28, 30, 1). Interpreti di Rothbart sono Diego Millesimo (22, 24, 25, 27, 30) e Andrea Mocciardini (23, 28, 29, 31, 1); di Benno Alessandro Cascioli (22, 24, 25, 27), Diego Mulone (23, 29, 31), Giovanni Traetto (28, 30, 1); dell’Amica di Benno Francesca Davoli (22, 24, 25, 27), Carla Del Sorbo (23, 29, 31), Giulia Neri (28, 30, 1).

«Per questa coreografia non mi sono ispirato ad alcun riferimento visivo diretto – spiega Jean-Sébastien Colau – al contrario ho scelto di lavorare esclusivamente sui miei ricordi. Ho danzato molte versioni di questo balletto e ho voluto conservare le orme di quelle linee e di quei respiri, rielaborandoli secondo ciò che, da danzatore, avrei desiderato vedere in scena. Non ho inventato nuovi passi: si tratta di puro vocabolario accademico organizzato in un ordine diverso. Nella mia attività di danzatore ho avuto il privilegio di ballare in molti paesi e in differenti compagnie, mi sono nutrito nel tempo di molteplici stili e questo bagaglio si riflette nella mia coreografia dove i linguaggi si intrecciano e si contaminano”.

La vicenda originale de Il lago dei cigni, che affonda le radici nelle fiabe popolari mitteleuropee, viene qui trasposta senza perdere il suo cuore narrativo: la tormentata storia d’amore tra il principe Siegfried e la principessa Odette. Vittima di un incantesimo del mago Rothbart, la giovane è condannata a trasformarsi in cigno di giorno, riacquistando sembianze umane solo di notte. Unica via di salvezza è un giuramento di amore eterno, messo però alla prova dagli inganni di Odile, il “cigno nero”. Composto tra il 1875 e il 1876, Il lago dei cigni è il primo dei tre capolavori coreutici di Čajkovskij. Dopo il debutto moscovita del 1877, trovò la consacrazione definitiva nel 1895 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo grazie a Marius Petipa e Lev Ivanov, riferimenti imprescindibili per questa nuova edizione palermitana.
Lo spettacolo sarà in scena per dieci recite (di cui tre fuori abbonamento), offrendo alla città una occasione imperdibile per riscoprire il titolo più amato della trilogia čajkovskiana attraverso una lente profondamente siciliana.

Domenica 18 gennaio alle 18:00 in Sala ONU, per gli appuntamenti di introduzione alla visione dello spettacolo, organizzati in collaborazione con l’Associazione Amici del Teatro Massimo, il giornalista e studioso Vito Lentini terrà una conferenza su Il Lago dei cigni. Caporedattore della rivista Sipario, Lentini insegna Pedagogia e Storia della Danza all’Accademia Teatro alla Scala, scrive di danza sul magazine La Scala e sulle pagine di cultura della redazione online del Sole 24 Ore.

La prova generale del balletto, in programma mercoledì 21 gennaio alle 18:30 è aperta a favore di Medici senza frontiere. Il ricavato della vendita dei biglietti sarà devoluto a favore dell’organizzazione medico-umanitaria indipendente che fornisce soccorso umanitario in più di 70 paesi a popolazioni. Per la prevendita info.palermo@rome.msf.org e facebook.com/msf.palermo | tel: 342 558852. Dal 19 gennaio la vendita dei biglietti relativa ai posti ancora disponibili sarà effettuata direttamente dalla biglietteria del Teatro.

Calendario delle recite: 22, 23, 24, 25, 27, 28, 29, 30, 31 gennaio e 1 febbraio 2026.

Durata: 2h e 40’ (80’ primo atto; 80’ secondo atto + 20’ di intervallo);

Infohttps://www.teatromassimo.it/event/il-lago-dei-cigni/

Bach, Schubert e Kurtág: il pianista Pierre-Laurent Aimard al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Giovedì 22 gennaio alle 20.30 concerto dell’insigne musicista francese

Sempre il 22 gennaio, con inizio alle ore 18.00, conferenza di approfondimento sul programma a cura del musicista e scrittore Paolo Ciammarughi

Insigne pianista, francese di formazione ma dalla carriera internazionale, Pierre-Laurent Aimard è atteso al Teatro Nuovo Giovanni da Udine giovedì 22 gennaio alle 20.30 per un recital che lo vedrà protagonista per la prima volta sul palcoscenico friulano in un concerto esclusivo per il Nord Italia.

Il recital, in programma alle ore 20.30, fa parte della 29ma Stagione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine realizzata anche con il sostegno di Fondazione Friuli e sarà preceduto, alle ore 18.00, da una conferenza di approfondimento dal titolo “Prendi Nota. Diario intimo: poetiche del frammento nella Mitteleuropa” a cura di Luca Ciammarughi, pianista e scrittore (Ingresso gratuito).

Acclamato dalla critica per le sue significanti letture del repertorio pianistico ma soprattutto per la dedizione alla musica del Novecento e a quella contemporanea, Aimard darà vita a un programma che includerà brani di Bach, Schubert (del quale il pianista francese ha appena registrato i Ländler, premiati come Best Classical Album del 2024) e un omaggio a György Kurtág, maestro che ha trasformato il “frammento” in un linguaggio universale e con cui Aimard ha lavorato a stretto contatto per molti anni. Il concerto sarà anche l’occasione per festeggiare il musicista ungherese in occasione dei 100 anni dalla sua nascita.

“Onorare Kurtág nel 2026 significa riconoscere la sua capacità unica di far dialogare il passato, ovvero il rigore di Bach e il lirismo di Schubert, con una sensibilità contemporanea radicale – sottolinea Paolo Cascio, direttore artistico Musica del Teatro Nuovo Giovanni da Udine -. I brani che eseguirà Aimard sono tessere di un mosaico che esplora il tempo, inteso sia come concetto ciclico e misurabile che come dimensione interiore della coscienza. Il cuore del programma è la raccolta Játékok, termine ungherese che significa “Giochi”. Kurtág iniziò a scriverli nel 1973 partendo da un’osservazione semplice: per un bambino, il pianoforte è un giocattolo da esplorare con gesti spontanei. Eppure, in questo “giocare” (o to play, come dicono gli inglesi), non c’è nulla di superficiale. Ma il gioco non è mai assenza di regole. Al contrario, è uno dei modi più seri per abitare il mondo. Ed è proprio qui che Kurtág stringe la mano a Bach. Il legame tra i due risiede nella comune passione per le strutture matematiche e speculari. Il legame tra Kurtág e Schubert è poi uno dei più profondi e affascinanti della musica moderna. Non si tratta solo di ammirazione, ma di una vera e propria affinità elettiva che tocca la struttura stessa del pensiero musicale. Entrambi credono che l’infinito possa essere racchiuso in un frammento”.

Pierre-Laurent Aimard è acclamato come una delle massime autorità nella musica del nostro tempo. Il suo intenso calendario internazionale di concerti, trasmissioni radiofoniche e incisioni si affianca a un impegno costante nell’insegnamento, nelle lezioni-concerto e nei workshop in tutto il mondo. Pierre-Laurent Aimard ha intrattenuto strette collaborazioni con molti dei più importanti compositori contemporanei, tra cui Helmut Lachenmann, Elliott Carter, Harrison Birtwistle, György Kurtág, Karlheinz Stockhausen, Marco Stroppa, Pierre Boulez e Olivier Messiaen. Nella stagione 2023/24 Ha celebrato la musica di György Ligeti con progetti in tutta Europa, Nord America, Giappone e Cina. Tra le più recenti collaborazioni come solista si citano quelle con le orchestre Czech Philharmonic, Staatskapelle Dresden, Teatro alla Scala, Orchestre National de France, Danish National Symphony Orchestra e New York Philharmonic. La sua intensa attività solistica lo ha portato, tra l’altro, nelle sale più prestigiose quali Southbank Centre di Londra, Elbphilharmonie di Amburgo, Musikverein di Vienna, Philharmonie Luxembourg, Concertgebouw, Théâtre des Champs-Élysées di Parigi oltre che a Philadelphia, Chicago e San Francisco.

INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta da martedì a sabato, dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni rappresentazione. La biglietteria resta chiusa nei giorni festivi e i lunedì. Acquisti sempre possibili online su Vivaticket.it (link Vivaticket: biglietti online, prevendita concerti, biglietti spettacoli)

Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00) biglietteria@teatroudine.it | www.teatroudine.it

giovedì 22 gennaio 2026 – ore 20.30

PIERRE LAURENT AIMARD – PIANOFORTE

Kurtág 100

musiche di Johann Sebastian Bach, Franz Schubert, György Kurtág

DON GIOVANNI, IL CAPOLAVORO DI MOZART INAUGURA LA STAGIONE 2026 DEL TEATRO FILARMONICO

Domenica 18 gennaio, un cast di giovani e affermati artisti debutta al Teatro Filarmonico con Orchestra, Coro e Tecnici di Fondazione Arena, con la direzione di Francesco Lanzillotta e la regia di Enrico Stinchelli.

Conferenze, film, visite guidate: molte iniziative collaterali all’interno del Festival Mozart a Verona 2026

DON GIOVANNI

di Wolfgang Amadeus Mozart

domenica 18 gennaio ore 15.30

mercoledì 21 gennaio ore 19.00

venerdì 23 gennaio ore 20.00

domenica 25 gennaio ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

Il protagonista più seducente e maledetto della musica riconquista il Teatro Filarmonico, inaugurando la Stagione d’Opera e Balletto 2026 di Fondazione Arena. Don Giovanni, capolavoro di Mozart e della storia del melodramma, debutta domenica 18 gennaio, alle ore 15.30, con un cast internazionale giovane e di prestigio e la direzione di Francesco Lanzillotta. Orchestra, Coro e Tecnici areniani portano in scena l’allestimento firmato da Enrico Stinchelli con i costumi del premiato Maurizio Millenotti e il visual design di Ezio Antonelli. Repliche mercoledì 21 gennaio alle 19, venerdì 23 alle 20, domenica 25 alle 15.30.

Dal Seicento ad oggi, il mito di Don Giovanni affascina l’umanità: il seduttore incallito, l’uomo incessantemente in movimento alla ricerca della vita è, al pari di Faust, il personaggio che arriva a sfidare i limiti dell’umano e del divino. Ma più di tutte le pièce teatrali, di tutti i racconti, i romanzi e i film prodotti in più di quattro secoli, l’opera di Mozart è riuscita a immortalare questa figura sfuggente e beffarda, demoniaca e accattivante, grazie ad una musica tanto vorticosa quanto ammaliante, dolce ed infernale. Don Giovanni è un “dramma giocoso” in cui convivono gli espedienti dell’opera buffa italiana e inaspettati abissi tragici: il protagonista non teme la morte, la causa e ne ride, fino a sfidarla. La profondità e la dualità dell’opera si manifestano sin dalla sinfonia iniziale, che conduce gli ascoltatori dal dramma alla commedia fino all’apertura di sipario. Inseguimenti, travestimenti, seduzioni, inganni, smascheramenti, duetti amorosi e scontri mortali: in poco meno di tre ore di musica e teatro, Mozart ha creato un universo di personaggi che gravitano intorno al memorabile protagonista del titolo. Un classico che ad ogni ascolto e visione interroga il pubblico, suggerendo sempre nuovi orizzonti.

Per rendere giustizia a Don Giovanni occorrono artisti pronti alle sfide sceniche tanto a quelle musicali, come sono quelli del cast in scena a Verona per l’inaugurazione 2026. Nel ruolo del titolo debutta al Teatro Filarmonico il giovane baritono Christian Federici, già vincitore dei Concorsi internazionali di Spoleto e “Toti Dal Monte”, recentemente apprezzato su diversi palcoscenici proprio come Don Giovanni, accanto all’esperto Leporello di Paolo Bordogna. Donna Anna sarà interpretata da Gilda Fiume mentre Donna Elvira da Marta Torbidoni, entrambe voci areniane e soprani internazionalmente affermati. Nel ruolo di Don Ottavio si alterneranno due tenori: l’applaudito Edgardo Rocha (18 e 21 gennaio) e Leonardo Sánchez, esordiente a Verona (23 e 25 gennaio). Debutta al Teatro Filarmonico anche il soprano Emma Fekete come Zerlina accanto allo sposo Masetto interpretato dal giovane basso Alessandro Abis. Completa il cast Ramaz Chikviladze come Commendatore, colui che, ucciso da Don Giovanni, tornerà dalle tenebre sfidato dall’impavido protagonista. A dirigere l’Orchestra di Fondazione Arena il Maestro Francesco Lanzillotta, applaudito a Verona e nei maggiori teatri internazionali, nonché prossimo al debutto in Anfiteatro. Il Coro, diretto da Roberto Gabbiani, è in scena con diversi mimi e giovanissimi figuranti provenienti dal nuovo Coro di voci bianche di Fondazione Arena di Verona. I Tecnici portano in scena lo spettacolo insieme tradizionale e tecnologico, narrativo e metateatrale di Enrico Stinchelli, che firma regia e impianto scenico insieme al visual design di Ezio Antonelli e alle luci di Paolo Mazzon. I fedeli e sontuosi costumi settecenteschi dai mille colori sono quelli disegnati dal premiato Maurizio Millenotti.

Sono intervenuti alla conferenza stampa di presentazione dell’opera e delle iniziative collaterali Stefano Trespidi, Vicedirettore Artistico di Fondazione Arena, Pietro Trincanato, Consigliere del Comune di Verona, il regista Enrico Stinchelli, il Maestro del Coro di Fondazione Arena Roberto Gabbiani, il Segretario Artistico Francesco Ommassini, Michele Magnabosco, Direttore Artistico del Festival Mozart a Verona e Luca Cenzato, Responsabile Servizio Marketing Istituzionale, Sviluppo Territori e Relazioni Istituzionali BCC Veneta.

Don Giovanni e i suoi numerosi eventi collaterali si inseriscono nella ricca programmazione del Festival Mozart a Verona che da sette anni, ogni gennaio, celebra in varie forme e sedi il passaggio dell’allora giovanissimo genio di Salisburgo nella città scaligera nel 1770. Dopo la prima di domenica 18 gennaio, Don Giovanni replica mercoledì 21, venerdì 23 e domenica 25 gennaio.

La Stagione d’Opera e Balletto 2026 comprende altri quattro titoli operistici e due balletti, con prime assolute per Verona: è ancora possibile acquistare abbonamenti, nuovi carnet e biglietti singoli per ogni data al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e nella rete Vivaticket.

BCC Veneta rinnova il suo legame con Fondazione Arena di Verona anche per il 2026, confermandosi main sponsor della Stagione Artistica del Teatro Filarmonico.

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO APERTO AL PUBBLICO

Per tutta la Stagione d’Opera e Balletto 2026 si confermano gli incontri gratuiti di approfondimento, in collaborazione con Accademia Filarmonica di Verona: Don Giovanni sarà presentato al pubblico giovedì 15 gennaio alle 18 nella prestigiosa Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica (via Mutilati 4) dalla critica e musicologa Carla Moreni. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

MUSICA E CINEMA: IL FILM DI LOSEY

Sabato 17 gennaio, alle ore 18, Fondazione Arena inaugura una nuova rassegna per il 2026, Musica e Cinema: il sabato precedente le prime d’Opera e Balletto, il Teatro Filarmonico diventa una sala cinematografica d’eccezione con pellicole in lingua originale ispirate ai soggetti in scena. Si comincia con Don Giovanni del regista Joseph Losey (1979), celebre film in cui l’opera di Mozart rivive nei luoghi palladiani con un cast di stelle (Raimondi, Te Kanawa, van Dam, Berganza, diretti da Maazel) e un’eleganza senza tempo premiata da diversi César e David di Donatello. Biglietti da 3 a 5 euro.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI

Con Don Giovanni prende il via anche la programmazione 2026 di Arena Young: spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie. L’opera debutta infatti con l’Anteprima riservata a studenti e giovani, già sold-outvenerdì 16 gennaio alle ore 16, preceduta da una presentazione dedicata.

Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà assistere alle rappresentazioni infrasettimanali al Filarmonico partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, mercoledì 21 gennaio alle ore 18 e venerdì 23 gennaio alle ore 19.

Info e prenotazioni: Ufficio Didattica Cultura e Formazione scuola@arenadiverona.it – tel. 045 80519.33/.84

LE SALE DELLA MUSICA: VISITE GUIDATE

Sabato 17 gennaio prende il via Le Sale della Musica, un calendario di visite guidate per approfondire storia, curiosità e dietro le quinte del Teatro Filarmonico ma anche per conoscere le professionalità che lavorano in teatro e l’attività di messa in scena di opere e concerti. Tutte le giornate di visita (dieci appuntamenti fino a dicembre, sempre il sabato mattina) avranno un primo turno alle ore 10.30 e un secondo turno alle ore 12. Il percorso, che varierà ogni volta in base agli spettacoli in produzione, durerà un’ora circa ed è aperto a gruppi fino ad un massimo di 20 persone. Per partecipare, è possibile riservare il proprio posto con un biglietto intero di 5 euro o ridotto a 3 euro per le fasce Under30/Over65.

L’OPERA, GLI AUTORI E LA TRAMA

Mozart (1756-1791) scrisse Il dissoluto punito o sia il Don Giovanni per la compagnia italiana del Teatro degli Stati di Praga nel 1787, sull’onda dell’enorme successo che la sua ultima creazione, Le Nozze di Figaro, riscuoteva più che nella capitale dell’Impero asburgico. Librettista il medesimo collaboratore delle acclamate Nozze, Lorenzo Da Ponte (1749-1838), figura poliedrica e a suo modo dongiovannesca, che attinse alle ben note creazioni di Tirso de Molina e Molière e soprattutto alla più recente opera ispirata allo stesso soggetto di Gazzaniga su testo di Bertati. La varietà di metro e situazioni e la profondità psicologica dei personaggi sono qui però ineguagliati, per la piena maturità di librettista e compositore, destinati a realizzare insieme un terzo capolavoro operistico in Così fan tutte (1790). Sfide drammaturgiche e sperimentazioni musicali senza precedenti (come la compresenza di tre orchestre impegnate in contemporanea in tre danze diverse). Don Giovanni ebbe subito successo ma, alla prima ripresa dell’opera a Vienna, cadde dopo solo quindici serate. Lì il compositore aveva acconsentito ad alcune sostanziali modifiche, compreso il taglio del lieto fine dopo la scomparsa del protagonista negli inferi, aprendo la strada a nuovi enigmi nella storia interpretativa dell’opera, tuttora aperti.

La trama in breve. Dopo la celebre Ouverture, il sipario si apre su una notte sivigliana. Il servo Leporello è stanco di fare la guardia mentre il suo insaziabile padrone Don Giovanni si intrattiene con donne di “ogni grado, forma, età”. Ma questa volta il seduttore è in fuga da Donna Anna e dal di lei padre, il vecchio Commendatore che lo sfida a duello e ha la peggio. Leporello è sconvolto ma può solo fare da scudo al padrone mettendo la “ex” Donna Elvira di fronte all’interminabile catalogo di sedotte e abbandonate. Nel frattempo Don Giovanni irrompe alla festa contadina dei neosposi Zerlina e Masetto, allontanando lui e seducendo lei, ma i suoi piani sono guastati dalle due donne precedenti in cerca di vendetta, aiutate da Don Ottavio, promesso di Donna Anna. Nella festa a cui tutti sono invitati, il nobile status di Don Giovanni non riesce più a fornire alibi ai suoi delitti. Dopo ulteriori inganni, serenate e violenze, in fuga con Leporello, il dissoluto padrone si rifugia casualmente in un cimitero dove trova la statua del Commendatore ucciso in duello. Entrambi vedono la statua muoversi ma Don Giovanni non ne ha paura: la invita anzi a cena. E a cena si giocherà il destino del protagonista, sospeso tra un’ultima redenzione e gli inferi.

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00)

sabato (09.15 – 12.45)

chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00)

mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00)

domenica (12.00 – 15.30)

chiusa il lunedì

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Rete vendita Vivaticket

Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi sarà in scena al Teatro La Fenice.


Simon Boccanegra è la quinta partitura composta da Giuseppe Verdi proprio per il Teatro veneziano. La genesi dell’opera è da ricondurre infatti alla commissione di un nuovo lavoro avanzato a Verdi dalla dirigenza della Fenice nella primavera 1856: fu Verdi a scegliere il soggetto, mutuandolo dal dramma omonimo (1843) del drammaturgo spagnolo Antonio García Gutiérrez, al cui repertorio Verdi aveva già attinto per Il trovatore . Autore del libretto è il muranese Francesco Maria Piave, impiegato, nel medesimo periodo, come direttore del palcoscenico feniceo e il cui ruolo fu prezioso anche come intermediario con la direzione del Teatro e con gli ambienti della censura. L’esito della prima rappresentazione, il 12 marzo 1857, fu infelice, paragonabile – parole dello stesso Verdi – a quello della Traviata. A differenza della Traviata , tuttavia, al Boccanegra non arrise in seguito una piena e repentina riabilitazione. Per questo Verdi fu spinto a prepararne una nuova versione, che esordì con grande successo il 24 marzo 1881 alla Scala di Milano.
         «Il primo Simon Boccanegra – racconta il direttore d’orchestra Renato Palumbo – lo diressi proprio nella tournéedella Fenice in Giappone nel 2001 e avevo appena diretto a Martina Franca la prima versione dell’opera. Mi trovai quindi a studiarne le differenze cercando di comprendere, in breve tempo, i 24 anni che portarono dalla prima alla seconda e definitiva stesura. Certo l’esperienza maturata da Verdi, unita all’età del compositore influì molto. Come influì il mutato assetto politico. Il Verdi battagliero e politicamente coinvolto del 1857 diventa la voce del doge che esclama “E vo gridando: pace! E vo gridando: amor!” ispirandosi ai versi finali della poesia “Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno” di Petrarca. Allo stesso modo anche la mia età e la mia evoluzione umana e professionale influenzano oggi sull’interpretazione dell’opera. Venticinque anni o sono l’irruenza giovanile mi faceva tralasciare aspetti contemplativi profondi che oggi ritengo fondamentali. L’essere padre mi fa capire come, con la comprensione e il perdono, all’avvicinarsi della vecchiaia, gli angoli astiosi si smussino per lasciare posto alla riconciliazione verso un mondo di pace, il messaggio che il Simon Boccanegra ci lascia».
         «Tra le innumerevoli esperienze d’appagamento che può dare l’accostarsi a un capolavoro come Simon Boccanegra – dichiara il regista Luca Micheletti – io spero che trovi spazio anche una riflessione sulla necessaria cura da riservare alla fragilità di ognuno e alla comunione possibile. Simone, dalle sue miserie umane e personali, diventa leader perché è capace di piangere (“Piango su voi…”): una compassione che non è sentimentalismo, ma apertura del cuore, capacità di lasciarsi ferire dal dolore dell’altro. Quella che non ha Fiesco, ad esempio, al quale, prigioniero dell’odio, è mancato uno spazio interiore di rielaborazione. La politica avrebbe sempre bisogno di donne e di uomini interiormente desti, consapevoli della loro fragilità e della fragilità altrui, capaci di trasformare dolore e perdita in empatia e responsabilità».
         Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano e in inglese.

Ecco il dettaglio delle recita, con orari e turni di abbonamento: venerdì 23 gennaio 2026 ore 19.00 (turno A); domenica 25 gennaio ore 15.30 (turno B); martedì 27 gennaio ore 19.00 (turno D); giovedì 29 gennaio ore 19.00 (turno E); domenica 1 febbraio ore 15.30; martedì 10 febbraio ore 19.00; giovedì 12 febbraio ore 19.00; sabato 14 febbraio ore 15.30 (turno C).

Serata Carnival Cocktail (14 febbraio) da € 245,00 a € 365,00 per spettacolo, cocktail e dj set.

Per informazioni www.teatrolafenice.it           

DON GIOVANNI, IL CAPOLAVORO DI MOZART INAUGURA LA STAGIONE 2026 DEL TEATRO FILARMONICO

Domenica 18 gennaio, un cast di giovani e affermati artisti debutta al Teatro Filarmonico con Orchestra, Coro e Tecnici di Fondazione Arena, con la direzione di Francesco Lanzillotta e la regia di Enrico Stinchelli.

Conferenze, film, visite guidate: molte iniziative collaterali all’interno del Festival Mozart a Verona 2026

Giovedì 15 gennaio alle 18, nella Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica di Verona, l’opera verrà presentata al pubblico in un incontro gratuito con la musicologa e critica Carla Moreni

DON GIOVANNI

di Wolfgang Amadeus Mozart

domenica 18 gennaio ore 15.30

mercoledì 21 gennaio ore 19.00

venerdì 23 gennaio ore 20.00

domenica 25 gennaio ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

Il protagonista più seducente e maledetto della musica riconquista il Teatro Filarmonico, inaugurando la Stagione d’Opera e Balletto 2026 di Fondazione Arena. Don Giovanni, capolavoro di Mozart e della storia del melodramma, debutta domenica 18 gennaio, alle ore 15.30, con un cast internazionale giovane e di prestigio e la direzione di Francesco Lanzillotta. Orchestra, Coro e Tecnici areniani portano in scena l’allestimento firmato da Enrico Stinchelli con i costumi del premiato Maurizio Millenotti e il visual design di Ezio Antonelli. Repliche mercoledì 21 gennaio alle 19, venerdì 23 alle 20, domenica 25 alle 15.30.

Dal Seicento ad oggi, il mito di Don Giovanni affascina l’umanità: il seduttore incallito, l’uomo incessantemente in movimento alla ricerca della vita è, al pari di Faust, il personaggio che arriva a sfidare i limiti dell’umano e del divino. Ma più di tutte le pièce teatrali, di tutti i racconti, i romanzi e i film prodotti in più di quattro secoli, l’opera di Mozart è riuscita a immortalare questa figura sfuggente e beffarda, demoniaca e accattivante, grazie ad una musica tanto vorticosa quanto ammaliante, dolce ed infernale. Don Giovanni è un “dramma giocoso” in cui convivono gli espedienti dell’opera buffa italiana e inaspettati abissi tragici: il protagonista non teme la morte, la causa e ne ride, fino a sfidarla. La profondità e la dualità dell’opera si manifestano sin dalla sinfonia iniziale, che conduce gli ascoltatori dal dramma alla commedia fino all’apertura di sipario. Inseguimenti, travestimenti, seduzioni, inganni, smascheramenti, duetti amorosi e scontri mortali: in poco meno di tre ore di musica e teatro, Mozart ha creato un universo di personaggi che gravitano intorno al memorabile protagonista del titolo. Un classico che ad ogni ascolto e visione interroga il pubblico, suggerendo sempre nuovi orizzonti.

Per rendere giustizia a Don Giovanni occorrono artisti pronti alle sfide sceniche tanto a quelle musicali, come sono quelli del cast in scena a Verona per l’inaugurazione 2026. Nel ruolo del titolo debutta al Teatro Filarmonico il giovane baritono Christian Federici, già vincitore dei Concorsi internazionali di Spoleto e “Toti Dal Monte”, recentemente apprezzato su diversi palcoscenici proprio come Don Giovanni, accanto all’esperto Leporello di Paolo Bordogna. Donna Anna sarà interpretata da Gilda Fiume mentre Donna Elvira da Marta Torbidoni, entrambe voci areniane e soprani internazionalmente affermati. Nel ruolo di Don Ottavio si alterneranno due tenori: l’applaudito Edgardo Rocha (18 e 21 gennaio) e Leonardo Sánchez, esordiente a Verona (23 e 25 gennaio). Debutta al Teatro Filarmonico anche il soprano Emma Fekete come Zerlina accanto allo sposo Masetto interpretato dal giovane basso Alessandro Abis. Completa il cast Ramaz Chikviladze come Commendatore, colui che, ucciso da Don Giovanni, tornerà dalle tenebre sfidato dall’impavido protagonista.

A dirigere l’Orchestra di Fondazione Arena il Maestro Francesco Lanzillotta, applaudito a Verona e nei maggiori teatri internazionali, nonché prossimo al debutto in Anfiteatro. Il Coro, diretto da Roberto Gabbiani, è in scena con diversi mimi e giovanissimi figuranti provenienti dal nuovo Coro di voci bianche di Fondazione Arena di Verona. I Tecnici portano in scena lo spettacolo insieme tradizionale e tecnologico, narrativo e meta teatrale di Enrico Stinchelli, che firma regia e impianto scenico insieme al visual design di Ezio Antonelli e alle luci di Paolo Mazzon. I fedeli e sontuosi costumi settecenteschi dai mille colori sono quelli disegnati dal premiato Maurizio Millenotti.

Sono intervenuti alla conferenza stampa di presentazione dell’opera e delle iniziative collaterali Stefano Trespidi, Vicedirettore Artistico di Fondazione Arena, Pietro Trincanato, Consigliere del Comune di Verona, il regista Enrico Stinchelli, il Maestro del Coro di Fondazione Arena Roberto Gabbiani, il Segretario Artistico Francesco Ommassini, Michele Magnabosco, Direttore Artistico del Festival Mozart a Verona e Luca Cenzato, Responsabile Servizio Marketing Istituzionale, Sviluppo Territori e Relazioni Istituzionali BCC Veneta.

Don Giovannie i suoi numerosi eventi collaterali si inseriscono nella ricca programmazione del Festival Mozart a Verona che da sette anni, ogni gennaio, celebra in varie forme e sedi il passaggio dell’allora giovanissimo genio di Salisburgo nella città scaligera nel 1770. Dopo la prima di domenica 18 gennaio, Don Giovanni replica mercoledì 21, venerdì 23 e domenica 25 gennaio.

La Stagione d’Opera e Balletto 2026 comprende altri quattro titoli operistici e due balletti, con prime assolute per Verona: è ancora possibile acquistare abbonamenti, nuovi carnet e biglietti singoli per ogni data al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e nella rete Vivaticket.

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO APERTO AL PUBBLICO

Per tutta la Stagione d’Opera e Balletto 2026 si confermano gli incontri gratuiti di approfondimento, in collaborazione con Accademia Filarmonica di Verona: Don Giovanni sarà presentato al pubblico giovedì 15 gennaio alle 18 nella prestigiosa Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica (via Mutilati 4) dalla critica e musicologa Carla Moreni. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

MUSICA E CINEMA: IL FILM DI LOSEY

Sabato 17 gennaio, alle ore 18, Fondazione Arena inaugura una nuova rassegna per il 2026, Musica e Cinema: il sabato precedente le prime d’Opera e Balletto, il Teatro Filarmonico diventa una sala cinematografica d’eccezione con pellicole in lingua originale ispirate ai soggetti in scena. Si comincia con Don Giovanni del regista Joseph Losey (1979), celebre film in cui l’opera di Mozart rivive nei luoghi palladiani con un cast di stelle (Raimondi, Te Kanawa, van Dam, Berganza, diretti da Maazel) e un’eleganza senza tempo premiata da diversi César e David di Donatello. Biglietti da 3 a 5 euro.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI

Con Don Giovanni prende il via anche la programmazione 2026 di Arena Young: spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie. L’opera debutta infatti con l’Anteprima riservata a studenti e giovani, già sold-outvenerdì 16 gennaio alle ore 16, preceduta da una presentazione dedicata.

Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà assistere alle rappresentazioni infrasettimanali al Filarmonico partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, mercoledì 21 gennaio alle ore 18 e venerdì 23 gennaio alle ore 19.

Info e prenotazioni: Ufficio Didattica Cultura e Formazione scuola@arenadiverona.it – tel. 045 80519.33/.84

LE SALE DELLA MUSICA: VISITE GUIDATE

Sabato 17 gennaio prende il via Le Sale della Musica, un calendario di visite guidate per approfondire storia, curiosità e dietro le quinte del Teatro Filarmonico ma anche per conoscere le professionalità che lavorano in teatro e l’attività di messa in scena di opere e concerti. Tutte le giornate di visita (dieci appuntamenti fino a dicembre, sempre il sabato mattina) avranno un primo turno alle ore 10.30 e un secondo turno alle ore 12. Il percorso, che varierà ogni volta in base agli spettacoli in produzione, durerà un’ora circa ed è aperto a gruppi fino ad un massimo di 20 persone. Per partecipare, è possibile riservare il proprio posto con un biglietto intero di 5 euro o ridotto a 3 euro per le fasce Under30/Over65.

L’OPERA, GLI AUTORI E LA TRAMA

Mozart (1756-1791) scrisse Il dissoluto punito o sia il Don Giovanni per la compagnia italiana del Teatro degli Stati di Praga nel 1787, sull’onda dell’enorme successo che la sua ultima creazione, Le Nozze di Figaro, riscuoteva più che nella capitale dell’Impero asburgico. Librettista il medesimo collaboratore delle acclamate Nozze, Lorenzo Da Ponte (1749-1838), figura poliedrica e a suo modo dongiovannesca, che attinse alle ben note creazioni di Tirso de Molina e Molière e soprattutto alla più recente opera ispirata allo stesso soggetto di Gazzaniga su testo di Bertati. La varietà di metro e situazioni e la profondità psicologica dei personaggi sono qui però ineguagliati, per la piena maturità di librettista e compositore, destinati a realizzare insieme un terzo capolavoro operistico in Così fan tutte (1790). Sfide drammaturgiche e sperimentazioni musicali senza precedenti (come la compresenza di tre orchestre impegnate in contemporanea in tre danze diverse). Don Giovanni ebbe subito successo ma, alla prima ripresa dell’opera a Vienna, cadde dopo solo quindici serate. Lì il compositore aveva acconsentito ad alcune sostanziali modifiche, compreso il taglio del lieto fine dopo la scomparsa del protagonista negli inferi, aprendo la strada a nuovi enigmi nella storia interpretativa dell’opera, tuttora aperti.

La trama in breve. Dopo la celebre Ouverture, il sipario si apre su una notte sivigliana. Il servo Leporello è stanco di fare la guardia mentre il suo insaziabile padrone Don Giovanni si intrattiene con donne di “ogni grado, forma, età”. Ma questa volta il seduttore è in fuga da Donna Anna e dal di lei padre, il vecchio Commendatore che lo sfida a duello e ha la peggio. Leporello è sconvolto ma può solo fare da scudo al padrone mettendo la “ex” Donna Elvira di fronte all’interminabile catalogo di sedotte e abbandonate. Nel frattempo Don Giovanni irrompe alla festa contadina dei neosposi Zerlina e Masetto, allontanando lui e seducendo lei, ma i suoi piani sono guastati dalle due donne precedenti in cerca di vendetta, aiutate da Don Ottavio, promesso di Donna Anna. Nella festa a cui tutti sono invitati, il nobile status di Don Giovanni non riesce più a fornire alibi ai suoi delitti. Dopo ulteriori inganni, serenate e violenze, in fuga con Leporello, il dissoluto padrone si rifugia casualmente in un cimitero dove trova la statua del Commendatore ucciso in duello. Entrambi vedono la statua muoversi ma Don Giovanni non ne ha paura: la invita anzi a cena. E a cena si giocherà il destino del protagonista, sospeso tra un’ultima redenzione e gli inferi.

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00)

sabato (09.15 – 12.45)

chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00)

mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00)

domenica (12.00 – 15.30)

chiusa il lunedì

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Rete vendita Vivaticket

Nabucco di Giuseppe Verdi in scena al Teatro di San Carlo


Firma la regia Andreas Homoki, sul podio Riccardo Frizza

Ludovic Tézier e Marina Rebeka debuttano i ruoli di Nabucco e Abigaille

Prima rappresentazione domenica 18 gennaio 2026, repliche fino al 31 gennaio

La Stagione d’Opera 2025/2026 del Teatro di San Carlo prosegue con Nabucco, dramma lirico di Temistocle Solera su musica di Giuseppe Verdi, in scena da domenica 18 gennaio 2026 (ore 17:00) fino a sabato 31 gennaio 2026 con cinque repliche.

Sul podio Riccardo Frizza, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi. Firma la regia Andreas Homoki, al suo debutto al Lirico di Napoli, per una produzione dell’Opernhaus Zürich. Le scene sono di Wolfgang Gussmann che, con Susana Mendoza, cura anche i costumi. Le luci sono di Franck Evin.

È un duplice debutto per i ruoli principali, con Ludovic Tézier che, per la prima volta, è Nabucco, mentre Marina Rebeka Abigaille. Piero Pretti dà voce e volto a Ismaele, mentre Michele Pertusi è Zaccaria. Cassandre Berthon interpreta Fenena, Caterina Marchesini è Anna. Completano il cast Lorenzo Mazzucchelli nel ruolo del Gran Sacerdote e Francesco Domenico Doto, ex allievo dell’Accademia del Teatro di San Carlo, come Abdallo.

Nella conferenza stampa di presentazione, oggi al San Carlo, sono intervenuti il Sovrintendente e Direttore Artistico Fulvio Adamo Macciardi, il direttore d’orchestra Riccardo Frizza, il regista Andreas Homoki e i protagonisti del cast vocale.

Nella lettura di Homoki, l’azione scenica si colloca nel periodo in cui Verdi compose l’opera,ponendo l’accento sulle relazioni familiari come nucleo del dramma. In un tempo di grande crisi e radicale trasformazione, si svolge “la storia convulsa della famiglia formata da Nabucco e dalle sue due figlie – afferma il regista –Al sistema politeista dei babilonesi si contrappone ora, come ideale utopico, un sistema nuovo e moderno, incarnato dalla visione monoteista del mondo degli ebrei. Nel processo di avvicendamento tra l’antico e il nuovo, anche la famiglia finisce per spezzarsi. La polarità tra il nuovo ordine e quello antico si manifesta nello scontro tra la nuova borghesia e un’aristocrazia che, ai tempi di Verdi, era percepita come un’odiosa alleata del dominio straniero”.

Nabucco approda per la prima volta a Napoli nel 1848, un anno storicamente significativo, a cui la città e il suo Teatro partecipano con una singolare iniziativa: l’ultima delle recite viene preceduta da uno spettacolo il cui ricavato viene destinato alla “Santa causa Italiana”, in sostegno della guerra di liberazione. Tra le interpreti di Abigaille nelle riprese del XX secolo spicca, su tutte, una giovane Maria Callas, che arriva al San Carlo nel 1949 per l’Inaugurazione della Stagione Lirica. “Il teatro è già tutto esaurito. Che Iddio mi aiuti”, scrive in una lettera al marito Giovanni Battista Meneghini: “Pregalo, perché qui c’è molta aspettativa”.



Stagione 25/26

Dal 18 gennaio al 31 gennaio

Nabucco

Dramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi 

Direttore | Riccardo Frizza
Regia | Andreas Homoki *
Scene | Wolfgang Gussmann
Costumi | Wolfgang Gussmann, Susana Mendoza
Luci | Franck Evin
 

Interpreti
Nabucco | Ludovic Tézier
Ismaele | Piero Pretti
Zaccaria | Michele Pertusi
Abigaille | Marina Rebeka
Fenena | Cassandre Berthon
Il gran Sacerdote | Lorenzo Mazzucchelli
Abdallo | Francesco Domenico Doto **
Anna | Caterina Marchesini

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Produzione Opernhaus Zürich

* Debutto al Teatro di San Carlo
** Ex- allievo Accademia del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI
domenica 18 gennaio 2026, ore 17:00 – A – CREMISI – II
giovedì 22 gennaio 2026, ore 19:00 – B – CREMISI – III
domenica 25 gennaio 2026, ore 17:00 – F – CREMISI – II
mercoledì 28 gennaio 2026, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III
sabato 31 gennaio 2026, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II

Opera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese
Durata: 3 ore circa, con intervallo