TCBO: LEONARDO SINI PER LA PRIMA VOLTA A BOLOGNA CON LA TRAVIATA FIRMATA TALEVI

Protagonisti Adela Zaharia, Francesco Meli e Claudio Sgura

Dal 21 febbraio al 1° marzo al Comunale Nouveau

Torna in un allestimento ripensato per gli spazi del Comunale Nouveau La traviata firmata nel 2022 all’EuropAuditorium da Alessandro Talevi, che segna il debutto sul podio dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna del giovane direttore d’orchestra Leonardo Sini – primo premio al Concorso “Maestro Solti” di Budapest. Dal 21 febbraio al 1° marzo il regista vincitore dell’European Opera-Directing Prize porta nuovamente in scena la sua lettura del capolavoro verdiano nella quale ha scelto di porre «l’accento sull’idea di Violetta come personalità trasgressiva, che ha il coraggio di sfidare le norme morali canoniche. E mentre questo affascina, allo stesso tempo invita anche al giudizio morale». Protagonisti sul palco il soprano rumeno Adela Zaharia, primo premio al concorso Operalia 2017, che nel ruolo di Violetta Valéry compie il suo debutto in Italia, il tenore Francesco Meli in quello di Alfredo Germont, e il baritono Claudio Sgura come Giorgio Germont. Nel cast alternativo cantano rispettivamente Julia Muzychenko, Davide Tuscano e Lodovico Filippo Ravizza. Le scene sono firmate sempre da Talevi, mentre i costumi sono di Stefania Scaraggi, le luci di Daniele Naldi, i movimenti coreografici di Anna Maria Bruzzese e i video da Marco Grassivaro.

Questo allestimento della Traviata, ambientato in un contesto moderno arricchito da richiami senza tempo, si basa sull’idea che «sia in un ambiente tradizionale sia in uno moderno – prosegue il regista – Violetta deve dimostrare di essere una che ha utilizzato la propria bellezza per fronteggiare tutte le avversità, per creare intorno a lei un piccolo e fragile mondo fatto di splendore e divertimento, che attira l’alta società come falene verso la luce. L’esibizione consapevole e calcolata della propria avvenenza induce quasi al voyeurismo da parte di coloro che si dilettano nel mirarla.  I “guardoni” che godono della sua beltà spesso esultano segretamente per la sua caduta, più o meno allo stesso modo in cui la società è sempre stata affascinata dalle persone che “infrangono le regole” e poi incontrano la sfortuna o l’oblio – in questo caso, una malattia mortale».

È questo un periodo di debutti per Leonardo Sini, che dopo l’esordio a gennaio al Teatro Lirico di Cagliari con Lucrezia Borgia si prepara a dirigere a inizio marzo per la prima volta anche all’Opera di Colonia Le nozze di Figaro. Classe 1990, ha una formazione di profilo europeo acquisita fra la Royal Academy of Music di Londra e l’Olanda, dove si è perfezionato in direzione d’orchestra sotto la guida di Jac van Steen, Ed Spanjaard e Kenneth Montgomery al National Master of Orchestral Conducting. La vittoria del primo premio al Concorso “Maestro Solti” di Budapest nel 2017 lo ha imposto all’attenzione internazionale, avviandolo così verso importanti debutti con orchestre e teatri lirici in Italia, Europa ed Asia.

A interpretare Violetta Valéry c’è il soprano Adela Zaharia, che con questo ruolo ha già riscosso successi in teatri come la Los Angeles Opera, la Deutsche Oper Berlin e la Deutsche Oper am Rhein. Al suo fianco, come Alfredo Germont, il tenore Francesco Meli, vincitore nel 2013 del Premio “Abbiati” per le interpretazioni verdiane e ospite di prestigiosi palcoscenici internazionali come il Teatro alla Scala, il Metropolitan di New York, la Royal Ballet and Opera di Londra, l’Arena di Verona. Nelle vesti di Giorgio Germont canta invece il baritono Claudio Sgura, presenza costante sul palco di istituzioni come la Wiener Staatsoper, l’Opéra National de Paris, l’ABAO Bilbao Opera e il New National Theatre di Tokyo. Gli stessi ruoli sono anche interpretati rispettivamente da Julia Muzychenko (Violetta Valéry, 22, 25 e 28 febbraio), Davide Tuscano (Alfredo Germont, 22 e 25 febbraio, e 1° marzo) e Lodovico Filippo Ravizza (Giorgio Germont, 22, 25 e 28 febbraio). Completano il cast Benedetta Mazzetto come Flora, Silvia Spessot nelle vesti di Annina, Oronzo D’Urso nella parte di Gastone, Giulio Iermini come Barone Douphol, Yuri Guerra, che canta nei panni del Marchese D’Obigny e Luca Park, interprete del Dottor Grenvil. Nel ruolo di Giuseppe si scambiano Enrico Picinni Leopardi e Francesco Amodio, in quello di Domestico di Flora Sandro Pucci e Andrea Paolucci, mentre in quello di Un commissario Tommaso Norelli e Gianluca Monti. Il Coro del Teatro Comunale di Bologna è preparato da Gea Garatti Ansini.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

I biglietti – da 25 a 150 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio.

www.tcbo.it

STAGIONE D’OPERA 2026 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

La traviata

Melodramma in tre atti

Musica di Giuseppe Verdi

Libretto di Francesco Maria Piave

Dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio

Direttore Leonardo Sini

Regia e scene Alessandro Talevi

Costumi Stefania Scaraggi

Luci Daniele Naldi

Movimenti coreografici Anna Maria Bruzzese

Video maker Marco Grassivaro

PersonaggiInterpreti
Violetta ValéryAdela Zaharia (21 e 24 febbraio e 1º marzo) | Julia Muzychenko (22, 25 e 28 febbraio)
Flora BervoixBenedetta Mazzetto
AnninaSilvia Spessot
Alfredo GermontFrancesco Meli (21, 24 e 28 febbraio) | Davide Tuscano (22 e 25 febbraio e 1° marzo)
Giorgio GermontClaudio Sgura (21 e 24 febbraio e 1º marzo) | Lodovico Filippo Ravizza (22, 25 e 28 febbraio)
GastoneOronzo D’Urso
Barone DoupholGiulio Iermini
Marchese d’ObignyYuri Guerra
Dott. GrenvilLuca Park
GiuseppeEnrico Picinni Leopardi (21 e 24 febbraio e 1º marzo) | Francesco Amodio (22, 25 e 28 febbraio)
Domestico di FloraSandro Pucci (21 e 24 febbraio e 1º marzo) | Andrea Paolucci (22, 25 e 28 febbraio)
Un commissarioTommaso Norelli (21 e 24 febbraio e 1º marzo) | Gianluca Monti (22, 25 e 28 febbraio)

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Maestro del CoroGea Garatti Ansini
Mimi – DanzatoriAllievi dell’Accademia “Bernstein School of Musical Theater” BSMT
Assistente alla regiaAnna Maria Bruzzese
Assistente alle sceneManuela Gasperoni

In collaborazione con l’Accademia “Bernstein School of Musical Theater” BSMT

Produzione del Teatro Comunale di Bologna

Comunale Nouveau

Sabato 21 febbraio, ore 20 – Turno Prime
Domenica 22 febbraio, ore 16 – Fuori abbonamento
Martedì 24 febbraio, ore 20 – Turno Sera
Mercoledì 25 febbraio, ore 18 – Turno Pomeriggio 1
Sabato 28 febbraio, ore 18 – Turno Pomeriggio 2
Domenica 1° marzo, ore 16 – Turno Domenica

OTELLO DEBUTTA AL XXV FESTIVAL VERDI NELLA NUOVA EDIZIONE CRITICA E IN UN NUOVO ALLESTIMENTO

FESTIVAL VERDI

Parma e Busseto

20 settembre – 19 ottobre

XXV Edizione

Roberto Abbado dirige per la prima volta l’opera verdiana, eseguita nella nuova edizione critica curata da Linda B. Fairtile per The University of Chicago Press e Casa Ricordi, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma, preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Federico Tiezzi firma la regia del nuovo allestimento realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, con le scene di Margherita Palli, i costumi di Giovanna Buzzi, le luci di Gianni Pollini, la drammaturgia di Fabrizio Sinisi.

Protagonisti Fabio Sartori, Ariunbaatar Ganbaatar, Mariangela Sicilia, Davide Tuscano, Francesco Pittari, Francesco Leone, Alessio Verna, Natalia Gavrilan, Cesare Lana.

Teatro Regio di Parma

venerdì 26 settembre 2025, ore 20.00

domenica 5 ottobre 2025, ore 15.30

sabato 11 ottobre 2025, ore 20.00

domenica 19 ottobre 2025, ore 20.00

Otello è l’opera inaugurale del XXV Festival Verdi, in debutto al Teatro Regio di Parma venerdì 26 settembre 2025 ore 20.00 (recite domenica 5 ottobre ore 15.30, sabato 11 ottobre ore 20.00, domenica 19 ottobre ore 20.00). L’opera è eseguita per la prima volta nella nuova edizione critica a cura di Linda B. Fairtile, The University of Chicago Press e Casa Ricordi. Roberto Abbado dirige il titolo verdiano per la prima volta sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. Il nuovo allestimento dell’opera, realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, è firmato dal regista Federico Tiezzi, per la prima volta al Regio, con Margherita Palli alle scene, Giovanna Buzzi ai costumi, Gianni Pollini alle luci e Fabrizio Sinisi alla drammaturgia. In scena Fabio Sartori (Otello), Ariunbaatar Ganbaatar (Jago), Mariangela Sicilia (Desdemona), Davide Tuscano (Cassio), Francesco Pittari (Roderigo), Francesco Leone (Lodovico), Alessio Verna (Montano), Natalia Gavrilan (Emilia), Cesare Lana (Un Araldo).

La première dell’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3.

«Tra le tre opere shakespeariane di Verdi – dichiara il direttore artistico Alessio Vlad– Otello è la più complessa, musicalmente e drammaturgicamente. Infatti le passioni che, traducendosi in valori assoluti, sono state l’oggetto di una lunga vicenda drammaturgica, qui degenerano provocando un devastante disfacimento dei valori che sono alla base dei rapporti umani. È un sovvertimento che viene rappresentato attraverso la costruzione di un linguaggio del tutto nuovo che anticipa sorprendentemente quello di alcune delle avanguardie artistiche che caratterizzeranno il nuovo secolo, a cominciare dall’Espressionismo.

Verdi con Otello si allontana da un mondo e da tutta la sua produzione precedente e si avvicina decisamente alla modernità e alla nostra realtà.

Roberto Abbado debutta il titolo, aggiungendo un fondamentale tassello all’importante lavoro fatto in questi anni sul repertorio verdiano. Fabio Sartori, Ariunbaatar Ganbaatar e Mariangela Sicilia sono stati scelti anche per la l’espressività che con le loro caratteristiche vocali sapranno dare ai loro rispettivi personaggi. Nuova produzione affidata a Federico Tiezzi, regista profondo, colto, capace come pochi altri nello scavare all’interno di una drammaturgia così piena di significati, dandole, in un costante rapporto con la musica, forma estetica e teatrale».

«Otello segna il ritorno di Verdi al teatro di Shakespeare – scrive Giuseppe Martini. Dopo un’elaborazione di oltre sette anni, l’opera debuttò alla Scala di Milano il 5 febbraio 1887, con un successo trionfale. Il giovanissimo Toscanini, secondo violoncello, sedeva in orchestra. Nuovo titolo dopo ben sedici anni, se si escludono il rifacimento di Simon Boccanegra e la seconda versione di Don Carlo, l’opera scatenò una vera e propria corsa dei teatri per ottenere il permesso di allestirla, permesso che arrivò al Teatro Regio di Parma nel luglio dello stesso anno, solo cinque mesi dopo il debutto scaligero. Otello è il segno dell’allineamento delle idee operistiche verdiane alla cultura europea del dramma musicale: decorso sonoro plastico e scorrevole, melodie cangianti, musica che segue l’azione delineando le sottili psicologie dei personaggi. Verdi riuscì in questo modo a concretizzare di nuovo un confronto con Shakespeare, realizzato per la prima volta con Macbeth e fallito con il mancato approdo a Re Lear, grazie alla collaborazione con un letterato-musicista come Arrigo Boito e al paziente lavoro di Giulio Ricordi, che nel 1887 alla Scala con Otello mise a punto un’operazione aggiornata anche a livello di comunicazione, saldando ai tempi nuovi l’immagine del grande teatro romantico verdiano e restituendola nelle forme di un grande evento mediatico. E Otello, opera che sa essere magniloquente e intimista, ha risposto alle esigenze di un’epoca senza mai snaturarsi, anzi travestendo una materia musicale fatta di cose antiche in una forma che a tutti è apparsa subito indubbiamente moderna».

«In Otello – spiega il direttore Roberto Abbado – c’è davvero tanto materiale musicale eccezionale che, il concetto di tinta verdiana, che ingloba tantissimi elementi, qui si può dire addirittura superato. Io penso che Otello non abbia una vera e propria tinta, perché ormai siamo di fronte a un dramma psicologico, a un’opera in cui Verdi si è spinto molto avanti. Per sintetizzarla con un aggettivo abusato, è un’opera modernissima. È modernissima nel linguaggio armonico, da questo punto di vista pienamente rappresentativa del proprio tempo, e in più ogni atto è una grande campata che viene articolata in diversi momenti, senza numeri chiusi. Se proprio si volesse identificare una tinta generale si potrebbe spendere il concetto di “violenza”, visto che l’opera comincia violentemente con una tempesta, che è anche metafora di quello che si agita nella mente di Otello, e finisce con due gesti violenti, l’assassinio di Desdemona seguìto dal suicidio di Otello».

«Lo scavo nelle relazioni dei personaggi – racconta il regista Federico Tiezzi – mi ha condotto a creare una “stanza della tortura” che si ripropone costantemente. Una stanza della tortura all’interno della quale, come in un dramma di Strindberg o di Ibsen, si esprimono i conflitti che legano e respingono i personaggi fra loro. In ambito analitico freudiano esiste una “Sindrome di Otello” che è una delle chiavi di lettura di questa opera. La cui modernità musicale, mi ha persuaso a spostare l’ultimo atto verso la modernità, tra Espressionismo e le foto di Crewdson, verso un mondo la cui l’atmosfera ricordi il clima delle opere di Alban Berg come Wozzeck e Lulu. Il luogo scenico dove faccio svolgere lo spettacolo è il nero magmatico e notturno dell’inconscio, – potremmo trovarci nella tempestosa scatola cranica di Otello. Questo nero oscuro è abitato dai corpi dei cantanti. E dalla luce. Che disegna e manipola lo spazio scenico. Ammetto che in questo impatto visivo ha avuto un ruolo il film di Orson Welles, regista che è per me un costante punto di riferimento: un film girato in un bianco e nero fosco e ossessivo».