Ingo Metzmacher chiude la Stagione Sinfonica del Teatro Massimo con la monumentale Sinfonia “Resurrezione” di Mahler.

Orchestra e Coro del Teatro Massimo, Voci soliste il soprano Ruth Iniesta e il contralto Natalia Gavrilan venerdì 31 ottobre alle ore 20:30

Si conclude venerdì 31 ottobre alle 20:30 con l’esecuzione della monumentale Sinfonia n. 2 in Do minore “Resurrezione per soli, coro e orchestra di Gustav Mahler, la Stagione Sinfonica 2024-2025 del Teatro Massimo di Palermo. A guidare l’imponente organico orchestrale e corale sarà il maestro Ingo Metzmacher, una delle bacchette più autorevoli del panorama internazionale, noto per la sua profonda affinità con il repertorio tardo-romantico e le grandi partiture del Novecento. Sul palco, al fianco dell’Orchestra e del Coro del Teatro Massimo, preparato dal Maestro Salvatore Punturo, saliranno due grandi soliste, il soprano Ruth Iniesta e il contralto moldavo Natalia Gavrilan.

Composta tra il 1888 e il 1894, la Seconda Sinfonia è l’opera che impegnò Mahler più a lungo, rappresentando un vero e proprio spartiacque nella storia della sinfonia. Il compositore ambiva a racchiudere in essa “un mondo della massima varietà e complessità”, superando i canoni tradizionali per abbracciare i grandi temi di morte, vita e trasfigurazione. Ad ispirarlo nel 1894 fu la cerimonia funebre per il direttore d’orchestra e compositore Hans von Bülow, che riportava nelle prime parole dell’inno del poeta Friedrich Klopstock: “Auferstehen!” (Risorgere!). Questo evento gli diede l’ispirazione definitiva per il grandioso Finale, nel quale unisce l’orchestra a due voci soliste e al coro, sull’esempio del “corale della gioia” della Nona di Beethoven. «La mia esigenza di esprimermi musicalmente, sinfonicamente, inizia solo là dove dominano le oscure sensazioni, sulla soglia che conduce all’“altro mondo”» diceva Gustav Mahler.

La sinfonia si articola in cinque movimenti: Il grandioso movimento iniziale, Totenfeier (Rito funebre), è una visione tempestosa e apocalittica che pone la grande domanda: “Perché sei vissuto? Perché hai sofferto?” I movimenti centrali fungono da interludio: un lento e malinconico Andante moderato evoca il ricordo di un momento felice, mentre il terzo tempo, tratto dal Lied La predica ai pesci di Sant’Antonio da Padova, descrive la vita come un turbinio insensato. Il quarto movimento, Urlicht (Luce primigenia), è un Lied per contralto e orchestra che anticipa la promessa della salvezza. Il Finale, dopo un “grande appello” di ottoni in lontananza che evoca il Giudizio Universale, il Coro interviene in pianissimo, culminando in un inno di fede e amore che celebra la Resurrezione e la redenzione. Mahler non descrive una ricompensa religiosa, ma afferma con forza la vittoria dello spirito e dell’amore sull’angoscia terrena.

Biglietti: da 30 a 10 euro.

Ingo Metzmacher, tra i più importanti direttori tedeschi, si è dedicato in modo particolare alla musica del XX e XXI secolo. È stato direttore musicale dell’Opera di Stato di Amburgo (posizione già tenuta da Mahler) dal 1997 al 2005, direttore principale dell’Opera Nazionale Olandese di Amsterdam, nonché direttore principale e direttore artistico della Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino dal 2007 al 2010. Dal 2016 al 2025 è stato direttore artistico del KunstFestSpiele Herrenhausen. È spesso ospite di importanti orchestre come i Wiener Philharmoniker, la Cleveland Orchestra, la Gewandhausorchester, la Vienna Symphony Orchestra e l’Ensemble Modern, oltre che di teatri d’opera e festival come l’Opera di Stato di Vienna, l’Opéra National de Paris, il Teatro alla Scala di Milano, il Festival di Salisburgo e il Festival d’Aix-en-Provence.

OTELLO DEBUTTA AL XXV FESTIVAL VERDI NELLA NUOVA EDIZIONE CRITICA E IN UN NUOVO ALLESTIMENTO

FESTIVAL VERDI

Parma e Busseto

20 settembre – 19 ottobre

XXV Edizione

Roberto Abbado dirige per la prima volta l’opera verdiana, eseguita nella nuova edizione critica curata da Linda B. Fairtile per The University of Chicago Press e Casa Ricordi, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma, preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Federico Tiezzi firma la regia del nuovo allestimento realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, con le scene di Margherita Palli, i costumi di Giovanna Buzzi, le luci di Gianni Pollini, la drammaturgia di Fabrizio Sinisi.

Protagonisti Fabio Sartori, Ariunbaatar Ganbaatar, Mariangela Sicilia, Davide Tuscano, Francesco Pittari, Francesco Leone, Alessio Verna, Natalia Gavrilan, Cesare Lana.

Teatro Regio di Parma

venerdì 26 settembre 2025, ore 20.00

domenica 5 ottobre 2025, ore 15.30

sabato 11 ottobre 2025, ore 20.00

domenica 19 ottobre 2025, ore 20.00

Otello è l’opera inaugurale del XXV Festival Verdi, in debutto al Teatro Regio di Parma venerdì 26 settembre 2025 ore 20.00 (recite domenica 5 ottobre ore 15.30, sabato 11 ottobre ore 20.00, domenica 19 ottobre ore 20.00). L’opera è eseguita per la prima volta nella nuova edizione critica a cura di Linda B. Fairtile, The University of Chicago Press e Casa Ricordi. Roberto Abbado dirige il titolo verdiano per la prima volta sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. Il nuovo allestimento dell’opera, realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, è firmato dal regista Federico Tiezzi, per la prima volta al Regio, con Margherita Palli alle scene, Giovanna Buzzi ai costumi, Gianni Pollini alle luci e Fabrizio Sinisi alla drammaturgia. In scena Fabio Sartori (Otello), Ariunbaatar Ganbaatar (Jago), Mariangela Sicilia (Desdemona), Davide Tuscano (Cassio), Francesco Pittari (Roderigo), Francesco Leone (Lodovico), Alessio Verna (Montano), Natalia Gavrilan (Emilia), Cesare Lana (Un Araldo).

La première dell’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3.

«Tra le tre opere shakespeariane di Verdi – dichiara il direttore artistico Alessio Vlad– Otello è la più complessa, musicalmente e drammaturgicamente. Infatti le passioni che, traducendosi in valori assoluti, sono state l’oggetto di una lunga vicenda drammaturgica, qui degenerano provocando un devastante disfacimento dei valori che sono alla base dei rapporti umani. È un sovvertimento che viene rappresentato attraverso la costruzione di un linguaggio del tutto nuovo che anticipa sorprendentemente quello di alcune delle avanguardie artistiche che caratterizzeranno il nuovo secolo, a cominciare dall’Espressionismo.

Verdi con Otello si allontana da un mondo e da tutta la sua produzione precedente e si avvicina decisamente alla modernità e alla nostra realtà.

Roberto Abbado debutta il titolo, aggiungendo un fondamentale tassello all’importante lavoro fatto in questi anni sul repertorio verdiano. Fabio Sartori, Ariunbaatar Ganbaatar e Mariangela Sicilia sono stati scelti anche per la l’espressività che con le loro caratteristiche vocali sapranno dare ai loro rispettivi personaggi. Nuova produzione affidata a Federico Tiezzi, regista profondo, colto, capace come pochi altri nello scavare all’interno di una drammaturgia così piena di significati, dandole, in un costante rapporto con la musica, forma estetica e teatrale».

«Otello segna il ritorno di Verdi al teatro di Shakespeare – scrive Giuseppe Martini. Dopo un’elaborazione di oltre sette anni, l’opera debuttò alla Scala di Milano il 5 febbraio 1887, con un successo trionfale. Il giovanissimo Toscanini, secondo violoncello, sedeva in orchestra. Nuovo titolo dopo ben sedici anni, se si escludono il rifacimento di Simon Boccanegra e la seconda versione di Don Carlo, l’opera scatenò una vera e propria corsa dei teatri per ottenere il permesso di allestirla, permesso che arrivò al Teatro Regio di Parma nel luglio dello stesso anno, solo cinque mesi dopo il debutto scaligero. Otello è il segno dell’allineamento delle idee operistiche verdiane alla cultura europea del dramma musicale: decorso sonoro plastico e scorrevole, melodie cangianti, musica che segue l’azione delineando le sottili psicologie dei personaggi. Verdi riuscì in questo modo a concretizzare di nuovo un confronto con Shakespeare, realizzato per la prima volta con Macbeth e fallito con il mancato approdo a Re Lear, grazie alla collaborazione con un letterato-musicista come Arrigo Boito e al paziente lavoro di Giulio Ricordi, che nel 1887 alla Scala con Otello mise a punto un’operazione aggiornata anche a livello di comunicazione, saldando ai tempi nuovi l’immagine del grande teatro romantico verdiano e restituendola nelle forme di un grande evento mediatico. E Otello, opera che sa essere magniloquente e intimista, ha risposto alle esigenze di un’epoca senza mai snaturarsi, anzi travestendo una materia musicale fatta di cose antiche in una forma che a tutti è apparsa subito indubbiamente moderna».

«In Otello – spiega il direttore Roberto Abbado – c’è davvero tanto materiale musicale eccezionale che, il concetto di tinta verdiana, che ingloba tantissimi elementi, qui si può dire addirittura superato. Io penso che Otello non abbia una vera e propria tinta, perché ormai siamo di fronte a un dramma psicologico, a un’opera in cui Verdi si è spinto molto avanti. Per sintetizzarla con un aggettivo abusato, è un’opera modernissima. È modernissima nel linguaggio armonico, da questo punto di vista pienamente rappresentativa del proprio tempo, e in più ogni atto è una grande campata che viene articolata in diversi momenti, senza numeri chiusi. Se proprio si volesse identificare una tinta generale si potrebbe spendere il concetto di “violenza”, visto che l’opera comincia violentemente con una tempesta, che è anche metafora di quello che si agita nella mente di Otello, e finisce con due gesti violenti, l’assassinio di Desdemona seguìto dal suicidio di Otello».

«Lo scavo nelle relazioni dei personaggi – racconta il regista Federico Tiezzi – mi ha condotto a creare una “stanza della tortura” che si ripropone costantemente. Una stanza della tortura all’interno della quale, come in un dramma di Strindberg o di Ibsen, si esprimono i conflitti che legano e respingono i personaggi fra loro. In ambito analitico freudiano esiste una “Sindrome di Otello” che è una delle chiavi di lettura di questa opera. La cui modernità musicale, mi ha persuaso a spostare l’ultimo atto verso la modernità, tra Espressionismo e le foto di Crewdson, verso un mondo la cui l’atmosfera ricordi il clima delle opere di Alban Berg come Wozzeck e Lulu. Il luogo scenico dove faccio svolgere lo spettacolo è il nero magmatico e notturno dell’inconscio, – potremmo trovarci nella tempestosa scatola cranica di Otello. Questo nero oscuro è abitato dai corpi dei cantanti. E dalla luce. Che disegna e manipola lo spazio scenico. Ammetto che in questo impatto visivo ha avuto un ruolo il film di Orson Welles, regista che è per me un costante punto di riferimento: un film girato in un bianco e nero fosco e ossessivo».

IL DEBUTTO DEL “FAUST” DI GOUNOD NEL NUOVO ALLESTIMENTO DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Debutta mercoledì 19 marzo alle 20:00 al Teatro Massimo di Palermo il nuovo allestimento del FAUST di Charles Gounod, su libretto di Jules Barbier e Michel Carré con la regia di Fabio Ceresa e la direzione musicale di Frédéric ChaslinOrchestra e Coro del Teatro Massimo, direttore del Coro il maestro Salvatore Punturo.

Faust è un mito che affonda le radici nel Medioevo e ha ispirato nei secoli grandi compositori, scrittori, pittori, che si sono lasciati sedurre dal personaggio emblema del desiderio di oltrepassare i limiti imposti dalla condizione umana.  La messa in scena del nuovo allestimento con la regia di Fabio Ceresa nasce dalla sovrapposizione del capolavoro del teatro musicale francese con la più potente riscrittura letteraria moderna del mito faustiano: il romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. A motivare questa sovrapposizione è la fascinazione che Bulgakov aveva per il Faust di Gounod, opera che amava e che vide a teatro per più di 40 volte. Diversi elementi del romanzo trovano infatti la propria origine non tanto nel Faust di Goethe, quanto nel libretto che ne era stato tratto da Jules Barbier e Michel Carré. La regia di Ceresa sovrappone alla figura del Méphistophélès di Gounod quella del personaggio di Woland di Bulgakov, e degli altri personaggi de Il Maestro e Margherita come il demone Azazello, l’inquietante Behemot dalle sembianze feline e la strega Hella. Anche la scena, disegnata dallo scenografo Tiziano Santi e illuminata dal light designer Giuseppe Di Iorio, è ambientata nella Mosca degli anni Trenta, come nel romanzo di Bulgakov, e alcuni momenti del romanzo si ritrovano sovrapposti a quelli dell’opera. A questo gioco di sovrapposizioni contribuiscono i costumi firmati da Giuseppe Palella dove in un mondo grigio monocromatico assume particolare significato il colore rosso fiorentino dei demoni che diventa emblema della passione che spinge Faust a stringere il patto con Méphistophélès.

Il cast internazionale vede nel ruolo del titolo Ivan Ayón Rivas, uno dei più promettenti giovani tenori di oggi, vincitore del concorso Operalia 2021 e del Premio Abbiati 2022, mentre Marguerite è interpretata dalla beniamina del pubblico palermitano Federica Guida e il demonio Méphistophélès è Erwin Schrott, uno dei più grandi e affascinanti bassi internazionali in un ruolo che padroneggia. Di prim’ordine, come sempre, il cast alternativo dal soprano Benedetta Torre (Marguerite), al tenore Arthur Espiritu (Faust), al basso francese Nicolas Courjal (Méphistophélès). Completano il cast Andrew Hamilton e Vinícius Atique che si alternano nel ruolo di ValentinAnna Pennisi in quello di SiebelDaniele Muratori Caputo è Wagner Natalia Gavrilan è Marthe. Assistente alla regia è Mattia Agatiello, assistente alle scene Veronica Lattuada.

“Avvicinarsi al mito di Faust – dice il regista Fabio Ceresa – significa confrontarsi con un archetipo universale che ha attraversato secoli e culture, segnando profondamente il nostro immaginario collettivo. L’opera di Gounod ha sublimato il poema di Goethe adattandolo con raffinatezza ai fasti del grand opéra francese, ma il cuore pulsante della vicenda rimane intatto: il patto con il diavolo, il desiderio di oltrepassare i limiti imposti dalla condizione umana, la ricerca di un senso ultimo all’esistenza. Il nostro allestimento si muove lungo questa linea, cercando al contempo di far emergere le contraddizioni profonde che innervano questa storia immortale. Il punto di riferimento è la più potente riscrittura moderna del mito faustiano: Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Un romanzo che intreccia satira politica, filosofia, umorismo nero e una struggente riflessione sul potere della creazione artistica. Bulgakov, per altro, conosceva e amava il Faust di Gounod, all’epoca popolarissimo nella sua versione tradotta in russo; nel suo romanzo, il debito con l’opera francese è dichiarato ed evidente … Il nostro allestimento – conclude Ceresa – si propone di restituire Faust a una dimensione di urgenza contemporanea, reinterpretando l’impianto ottocentesco per farne emergere nuclei tematici più vicini alla nostra sensibilità. La crisi dell’individuola ricerca di significatiil conflitto tra il bisogno di riconoscimento e il prezzo da pagare per ottenerloil rifiuto dello stigma sociale, sono elementi che risuonano con forza nel nostro quotidiano. Qual è del resto la vera natura di Mefistofele? Il suo operato è sorprendentemente positivo, ed è volto a smascherare le ipocrisie e i pregiudizi del tessuto sociale in cui opera – interpretando il messaggio messianico con paradossale lucidità, e confondendo le linee di confine che nelle nostre menti umane distinguono il bene dal male. Ancora una volta, il Diavolo ha l’ultima parola”.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo sale per la prima volta il maestro Frédéric Chaslin, compositore, direttore d’orchestra e pianista francese che è stato assistente di Daniel Barenboim (dal 1986 al 1989) e assistente di Pierre Boulez (dal 1989 al 1992). Ha diretto tutte le principali orchestre e teatri d’opera del mondo, dal Metropolitan Opera, alla Deutsche Oper di Berlino, alle opere di Monaco, Dresda, Lipsia, Opera di Parigi, Madrid, Los Angeles, Tokyo, Budapest, La Fenice di Venezia e La Scala di Milano, solo per citarne alcune. Nel repertorio sinfonico ha diretto tutte le grandi orchestre francesi, tedesche, italiane e britanniche, dalla London Symphony alla Filarmonica di Vienna, e molte altre. Nel 2019 ha firmato un contratto con la Universal Edition, con la quale sta pubblicando il suo catalogo di oltre 150 opere fino ad oggi.

Calendario delle repliche: giovedì 20 marzo alle 18:30 (Turno Scuola; venerdì 21 marzo alle 20:00 (Turno F); sabato 22 marzo alle 18:30 (Turno Opera); domenica 23 marzo alle 17:30 (Turno D); martedì 25 marzo alle 18:30 (Turno B).

Domenica 23 marzo, alle 17:30, durante lo svolgimento dell’opera, in Sala degli Stemmi si svolgerà il laboratorio “Bambini all’opera”, a cura di Radici. Piccolo Museo della Natura, per avvicinare in modo creativo i più piccoli (6-10 anni) al mondo del teatro musicale. I testi e le narrazioni sono di Francesca Cosentino, gli interventi cantati di Sonia Sala, le animazioni teatrali di Gisella Vitrano. Illustrazioni di Giuseppe Lo Bocchiaro. Info e prenotazioni tel. 329 7260846

Biglietti: da 18 a 165 euro; durata: 3 ore e mezza circa (incluso un intervallo)
Infohttps://www.teatromassimo.it/event/faust/

FAUST di Charles Gounod in scena dal 19 marzo nel nuovo allestimento del Teatro Massimo, con la regia di Fabio Ceresa e la direzione di Frédéric Chaslin

Un mito che affonda le radici nel Medioevo e ha ispirato nei secoli grandi

compositori, scrittori, pittori, che si sono lasciati sedurre dal personaggio di Faust, emblema del

desiderio di oltrepassare i limiti imposti dalla condizione umana.

Il nuovo allestimento del dramma lirico di Charles Gounod, su libretto di Jules Barbier e Michel Carré, debutta il 19 marzo alle 20:00 al Teatro Massimo di Palermo con la regia di Fabio Ceresa e la direzione di Frédéric Chaslin.

Il direttore francese arriva per la prima volta sul podio dell’Orchestra del Teatro

Massimo al posto di Daniel Oren che ha rinunciato a dirigere per motivi di salute.

Coro del Teatro Massimo diretto dal maestro Salvatore Punturo.

Repliche fino al 25 marzo.

La messa in scena di Faust con la regia di Ceresa nasce dalla sovrapposizione del capolavoro del

teatro musicale francese con la più potente riscrittura letteraria moderna del mito faustiano: il

romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. A motivare questa sovrapposizione è la

fascinazione che Bulgakov aveva per il Faust di Gounod, opera che amava e che vide a teatro per

più di 40 volte. Diversi elementi del romanzo trovano infatti la propria origine non tanto nel Faust

di Goethe, quanto nel libretto che ne era stato tratto da Jules Barbier e Michel Carré.

La regia di Fabio Ceresa sovrappone alla figura del Méphistophélès di Gounod quella del personaggio di

Woland di Bulgakov, e degli altri personaggi de Il Maestro e Margherita come il demone Azazello,

l’inquietante Behemot dalle sembianze feline e la strega Hella. Anche la scena, disegnata dallo

scenografo Tiziano Santi e illuminata dal light designer Giuseppe Di Iorio, è ambientata nella

Mosca degli anni Trenta, come nel romanzo di Bulgakov, e alcuni momenti del romanzo si

ritrovano sovrapposti a quelli dell’opera. A questo gioco di sovrapposizioni contribuiscono i

costumi firmati da Giuseppe Palella dove in un mondo grigio monocromatico assume particolare

significato il colore rosso fiorentino dei demoni che diventa emblema della passione che spinge

Faust a stringere il patto con Méphistophélès.

Il cast internazionale vede nel ruolo del titolo Ivan Ayón Rivas, uno dei più promettenti giovani

tenori di oggi, vincitore del concorso Operalia 2021 e del Premio Abbiati 2022, mentre Marguerite

è interpretata dalla beniamina del pubblico palermitano Federica Guida e il demonio

Méphistophélès è Erwin Schrott, uno dei più grandi e affascinanti bassi internazionali in un ruolo

che padroneggia. Di prim’ordine, come sempre, il cast alternativo: dal soprano Benedetta Torre

(Marguerite), al tenore Arthur Espiritu (Faust), al basso francese Nicolas Courjal

(Méphistophélès). Completano il cast Valentin Andrew Hamilton e Vinícius Atique che si

alternano nel ruolo di Valentin, Anna Pennisi in quello di Siebel, Daniele Muratori Caputo è

Wagner e Natalia Gavrilan è Marthe. Assistente alla regia è Mattia Agatiello, assistente alle

scene Veronica Lattuada.

“Avvicinarsi al mito di Faust dice il regista Fabio Ceresa – significa confrontarsi con un

archetipo universale che ha attraversato secoli e culture, segnando profondamente il nostro

immaginario collettivo. L’opera di Gounod ha sublimato il poema di Goethe adattandolo con

raffinatezza ai fasti del grand opéra francese, ma il cuore pulsante della vicenda rimane intatto: il

patto con il diavolo, il desiderio di oltrepassare i limiti imposti dalla condizione umana, la ricerca di

un senso ultimo all’esistenza. Il nostro allestimento si muove lungo questa linea, cercando al contempo di far emergere le contraddizioni profonde che innervano questa storia immortale. Il

punto di riferimento è la più potente riscrittura moderna del mito faustiano: Il Maestro e

Margherita di Michail Bulgakov. Un romanzo che intreccia satira politica, filosofia, umorismo nero

e una struggente riflessione sul potere della creazione artistica. Bulgakov, per altro, conosceva e

amava il Faust di Gounod, all’epoca popolarissimo nella sua versione tradotta in russo; nel suo

romanzo, il debito con l’opera francese è dichiarato ed evidente … Il nostro allestimento – conclude

Ceresa – si propone di restituire Faust a una dimensione di urgenza contemporanea,

reinterpretando l’impianto ottocentesco per farne emergere nuclei tematici più vicini alla nostra

sensibilità. La crisi dell’individuo, la ricerca di significati, il conflitto tra il bisogno di

riconoscimento e il prezzo da pagare per ottenerlo, il rifiuto dello stigma sociale, sono elementi

che risuonano con forza nel nostro quotidiano. Qual è del resto la vera natura di Mefistofele? Il suo

operato è sorprendentemente positivo, ed è volto a smascherare le ipocrisie e i pregiudizi del tessuto

sociale in cui opera – interpretando il messaggio messianico con paradossale lucidità, e

confondendo le linee di confine che nelle nostre menti umane distinguono il bene dal male. Ancora

una volta, il Diavolo ha l’ultima parola”.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo sale per la prima volta il maestro Frédéric Chaslin,

compositore, direttore d’orchestra e pianista francese che è stato assistente di Daniel Barenboim

(dal 1986 al 1989) e assistente di Pierre Boulez (dal 1989 al 1992). Ha diretto tutte le principali

orchestre e teatri d’opera del mondo, dal Metropolitan Opera, alla Deutsche Oper di Berlino, alle

opere di Monaco, Dresda, Lipsia, Opera di Parigi, Madrid, Los Angeles, Tokyo, Budapest, La

Fenice di Venezia e La Scala di Milano, solo per citarne alcune. Nel repertorio sinfonico ha diretto

tutte le grandi orchestre francesi, tedesche, italiane e britanniche, dalla London Symphony alla

Filarmonica di Vienna, e molte altre. Nel 2019 ha firmato un contratto con la Universal Edition,

con la quale sta pubblicando il suo catalogo di oltre 150 opere fino ad oggi.

Il debutto dell’opera sarà preceduto da due appuntamenti di introduzione all’ascolto, entrambi in

Sala ONU: venerdì 14 marzo alle 18:30, la scrittrice e drammaturga Beatrice Monroy racconta la

trama e il libretto di Faust di Gounod insieme gli attori Stefania Blandeburgo e Rinaldo Clementi

(Ingresso 3 euro); mentre sabato 15 marzo, alle 18:00 parlerà del Faust di Gounod il professore

Paolo Russo, docente di Storia della musica e Drammaturgia musicale nell’Università di Parma.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti.

Dopo il debutto di mercoledì 19 marzo alle 20:00, Faust sarà in scena giovedì 20 marzo alle 18:30

(Turno Scuola; venerdì 21 marzo alle 20:00 (Turno F); sabato 22 marzo alle 18:30 (Turno

Opera); domenica 23 marzo alle 17:30 (Turno D); martedì 25 marzo alle 18:30 (Turno B).

Domenica 23 marzo, alle 17:30, durante lo svolgimento dell’opera, in Sala degli Stemmi si

svolgerà il laboratorio “Bambini all’opera”, a cura di Radici. Piccolo Museo della Natura, per

avvicinare in modo creativo i più piccoli (6-10 anni) al mondo del teatro musicale. I testi e le

narrazioni sono di Francesca Cosentino, gli interventi cantati di Sonia Sala, le animazioni teatrali

di Gisella Vitrano. Illustrazioni di Giuseppe Lo Bocchiaro.

Info e prenotazioni tel. 329 7260846

Biglietti: da 18 a 165 euro

Info: https://www.teatromassimo.it/event/faust/

Info

dal 19 al 25 marzo 2025 – Sala Grande, Teatro Massimo

Charles Gounod

FAUST

Libretto di Jules Barbier e Michel Carré, da Faust di Johann Wolfgang von Goethe


Direttore
 Frédéric Chaslin (*)

Regia Fabio Ceresa

Assistente alla regia Mattia Agatiello

Scene Tiziano Santi

Assistente alle scene Veronica Lattuada

Costumi Giuseppe Palella

Luci Giuseppe Di Iorio

(*) Il maestro Daniel Oren ha rinunciato a dirigere per motivi di salute.

Personaggi e interpreti

Faust Ivan Ayón Rivas (19, 21, 23) / Arthur Espiritu (20, 22, 25)

Marguerite Federica Guida (19, 21, 23, 25) / Benedetta Torre (20, 22)

Méphistophélès Erwin Schrott (19, 21, 23, 25) / Nicolas Courjal (20, 22)

Valentin Andrew Hamilton (19, 21, 23, 25) / Vinícius Atique (20, 22)

Siebel Anna Pennisi

Wagner Daniele Muratori Caputo
Marthe Natalia Gavrilan

Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Maestro del Coro Salvatore Punturo

Nuovo allestimento del Teatro Massimo

Biglietti

Abbonamenti

Rinnovo abbonamenti 2024/25
Turni PRIME / B / C / D / F / OPERA / DANZA
Dal 17 settembre al 18 ottobre

Nuovi abbonamenti
dal 25 ottobre al giorno del primo spettacolo in abbonamento

[Prezzi e info abbonamenti]

Con la sontuosa Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven, sabato 2 dicembre alle 20.30, si aprono al Teatro Lirico di Cagliari i festeggiamenti per l’inaugurazione del Teatro Carmen Melis

Sabato 2 dicembre alle 20.30 è in programma il concerto straordinario che apre un’articolata settimana (fino all’8 dicembre) composta da una serie di manifestazioni, musicali e non, per celebrare l’inaugurazione del nuovo Teatro Carmen Melis, “ridotto” del Teatro Lirico di Cagliari, e con la quale si chiudono i festeggiamenti per il trentennale della struttura che accoglie la Fondazione cagliaritana (1993-2023).

Il concerto prevede i due complessi stabili cagliaritani, Orchestra e Coro del Teatro Lirico, guidati dal giovane direttore spagnolo Jaume Santonja (Bocairent, 1986) che ritorna sul podio del Teatro Lirico di Cagliari, dopo il successo dei concerti della scorsa primavera. Nei ruoli solistici si esibiscono: Marigona Qerkezi (soprano), Natalia Gavrilan (mezzosoprano), Matteo Desole (tenore), Dongho Kim (basso). Il maestro del coro è Giovanni Andreoli.

Si tratta di un concerto sinfonico-corale che propone all’ascolto del pubblico una delle pagine musicali più celebri e più popolari e che vuole anche essere di buon augurio per gli anni a venire; infatti il programma musicale, interamente dedicato al genio creativo di Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 – Vienna, 1827), prevede l’esecuzione di uno dei capolavori più straordinari della storia della musica: la Nona Sinfonia in re minore per soli, coro e orchestra op. 125, imponente pezzo sinfonico-corale, composto negli anni tra il 1822 e il 1824. Nel quarto movimento (Finale) si ascolta il celeberrimo “Inno alla gioia” su testo di Friedrich von Schiller, attraverso il quale il geniale compositore tedesco invita tutti alla fratellanza universale. Le ultime due esecuzioni a Cagliari della Nona Sinfonia di Beethoven risalgono al gennaio 2021 con la direzione di Fabrizio Maria Carminati (in diretta televisiva e in streaming a causa del lockdown per la pandemia da Covid-19) e al gennaio 2016 con la direzione di Gérard Korsten (con il pubblico in sala).

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 1 ora e 15 minuti circa e non prevede l’intervallo.

Il Nuovo Teatro Comunale (oggi Teatro Lirico di Cagliari) è stato inaugurato il 2-3-4 settembre 1993, dopo una lunghissima stagione di lavori. La città mancava di un vero e proprio teatro dagli anni del secondo conflitto mondiale: le antiche sale del Politeama Regina Margherita e del Civico, entrambe nel centro storico, erano state infatti distrutte rispettivamente nel 1942 (a causa di un incendio nella notte fra il 17-18 dicembre) e nel 1943 (a causa del bombardamento alleato del 26 febbraio). Nei decenni successivi i concerti e gli allestimenti lirici avevano trovato ospitalità in altri spazi (soprattutto Teatro Massimo e Auditorium del Conservatorio), che avevano in parte condizionato la programmazione artistica, assicurandone però la continuità. Il concorso per la nuova struttura viene bandito nel 1964; tre anni più tardi è approvato il progetto degli architetti bergamaschi Teresa Arslan Ginoulhiac, Francesco Ginoulhiac e Luciano Galmozzi, quattro anni dopo si apre il cantiere. Il Teatro è un edificio in calcestruzzo con caratteristiche che dimostrano la sua maestosità: un tetto ricoperto da una grande lastra di rame brunito; un’area di 18.000 metri quadrati per un volume di 120.000 metri cubi; un palcoscenico di 22 metri di larghezza, più 10 metri per lato, 24 metri di profondità e 23 metri di altezza; un arco scenico rivestito di pannellature di gesso e legno per una resa acustica ottimale; un boccascena mobile con una larghezza variabile dai 13 ai 16 metri ed un’altezza di 9 metri; un golfo mistico sistemato su una doppia piattaforma mobile che permette diverse possibilità di utilizzo per grandi e piccole orchestre; 1600 posti distribuiti fra platea (800 posti) e due ordini di logge, con impianto di climatizzazione integrato nelle poltrone; ampi foyer, laboratori, magazzini e locali per uffici. Il Teatro è anche dotato di camera acustica modulare in legno per concerti di musica sinfonica.

Prezzi: posto unico numerato € 20.

I biglietti sono in vendita da martedì 28 novembre in Biglietteria e lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it, con il quale si potrà ricevere, nella propria e-mail, il biglietto nel formato elettronico.

Agli abbonati alle Stagioni concertistica, lirica e di balletto, ai giovani under 35 ed ai disabili sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, mercoledì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale scuola@teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.