La traviata di Verdi torna in scena al Teatro La Fenice

Pietra miliare del repertorio feniceo, torna in scena La traviata di Giuseppe Verdi. Il capolavoro del maestro di Busseto sarà proposto ancora una volta nello storico allestimento – divenuto ormai un simbolo del Teatro veneziano – che inaugurò la Fenice ricostruita dopo l’incendio. La messinscena, firmata dal regista canadese Robert Carsen, ripresa da Christophe Gayral con le scene e i costumi di Patrick Kinmonth, a distanza di oltre vent’anni dal suo debutto è diventato un pezzo imprescindibile della programmazione della Fenice.

Il direttore Stefano Ranzani sarà responsabile della parte musicale, alla guida di un cast composto per i ruoli principali dal soprano Rosa Feola, dal tenore Stefan Pop e dal baritono Roberto Frontali. Cinque le recite in programma al Teatro La Fenice, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 e nel contesto del Carnevale di Venezia: l’8, 11, 13, 15, 17 febbraio 2026.

Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, La traviata è dei titoli più rappresentati nei teatri di tutto il mondo ma è anche un’opera legata a doppio filo al Teatro veneziano non solo perché andò in scena per la prima volta proprio qui, il 6 marzo 1853, ma anche perché fu questo titolo a inaugurare, nel novembre 2004, la prima stagione lirica della Fenice ricostruita. «La traviata debuttò il 6 marzo 1853 al Teatro La Fenice di Venezia – spiega Christophe Gayral – e come un’araba fenice, ancora oggi viene eseguita regolarmente. Questa è la ragione per cui, in questi momenti così speciali, si propone una nuova Traviata, in una versione scenica necessariamente e inevitabilmente più semplice, ma ancora con la capacità di affermare, con la sua solita, dirompente forza, il tema del desiderio di vivere. Protagonista dell’opera è Violetta, una donna giovane, malata ma ancora molto attraente, che è incarnazione della resistenza, dell’indipendenza dagli uomini. Il suo carisma naturale e la sua intelligenza fanno di lei una donna di potere, che tutti gli uomini desiderano possedere, una figura di emancipazione che nessuno è in grado di fermare. Per lei, la vita è una battaglia quotidiana, una battaglia contro la malattia, che combatterà con la voglia di vivere fino al suo ultimo momento».

          Il cast di questa nuova edizione della Traviata di Giuseppe Verdi vedrà in scena, per le parti principali, il soprano Rosa Feola nel ruolo di Violetta Valéry, il tenore Stefan Pop nel ruolo di Alfredo e il baritono Roberto Frontali in quello di Giorgio Germont. La compagnia di canto comprende inoltre Carlotta Vichi (Flora Bervoix), Barbara Massaro (Annina), Paolo Antognetti (Gastone), Armando Gabba (barone Douphol), Mattia Denti (dottor Grenvil) e William Corrò (marchese d’Obigny). Gli artisti del Coro del Teatro La Fenice interpreteranno i ruoli comprimari: Cosimo D’Adamo ed Eugenio Masino si alterneranno nelle vesti di Giuseppe; Umberto Imbrenda sarà il domestico di Flora; Carlo Agostini il commissionario. Maestro del Coro Alfonso Caiani.

Ecco il dettaglio delle recite, con gli orari: domenica 8 febbraio 2026 ore 19.00; mercoledì 11 febbraio ore 19.00; venerdì 13 febbraio ore 19.00; domenica 15 febbraio ore 17.00; martedì 17 febbraio ore 19.00.

Per informazioni www.teatrolafenice.it

Domenica 11 gennaio 2026 alle ore 17 si apre il sipario sulla stagione operistica 2026 del Teatro del Maggio, con Tosca di G. Puccini.

A distanza di pochi giorni dalla fine delle recite de “La bohème” torna in scena nella Sala Grande un altro grande capolavoro di Giacomo Puccini, “Tosca”.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il maestro Michele Gamba; l’allestimento è la ripresa di quello andato in scena nel maggio del 2024 con la regia firmata da Massimo Popolizio.

In scena, nelle parti principali, Chiara Isotton e Marta Mari (recite del 15 e 17 gennaio) interpretano Floria Tosca; Vincenzo Costanzo e Bror Magnus Tødenes (recite del 15 e 17 gennaio) vestono i panni di Mario Cavaradossi e Alexey Markov e Claudio Sgura (recite del 15 e 17 gennaio) sono Scarpia.

Altre cinque le recite in programma: il 13, il 15, il 16 gennaio alle ore 20, il 17 gennaio alle ore 17 e il 18 gennaio alle ore 15:30.

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

L’opera, in programma domenica 11 gennaio 2026 alle ore 17 in Sala Grande, torna nell’applaudito e apprezzato allestimento firmato dalla regia di Massimo Popolizio, andato in scena nel corso dell’86esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Sono altre cinque le recite in locandina: il 13, il 15, il 16 gennaio alle ore 20, il 17 gennaio alle ore 17 e il 18 gennaio alle ore 15:30.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio il maestro Michele Gamba, di ritorno in Teatro dopo le recite de Il barbiere di Siviglia rossiniano dell’ottobre del 2020. Le scene sono di Margherita Palli; i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Pasquale Mari.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini; la Maestra del Coro di voci bianche è Sara Matteucci

Andata in scena per 17 volte nel corso delle stagioni del Teatro, di cui l’ultima nel maggio del 2024, Toscaè fra i più celebri titoli operistici di sempre. Il soggetto dell’opera – che Puccini iniziò a comporre nella primavera del 1896, a pochi mesi dal debutto de La bohème – è basato sul dramma di La Tosca di Victorien Sardou, che il compositore ebbe modo di vedere a Milano nel 1889, interpretato dalla grande Sarah Bernhardt. Puccini si era appassionato molto a quel soggetto, ingegnandosi per trasformarlo in opera e, dopo averne discusso con Giulio Ricordi e aver ottenuto l’autorizzazione da Sardou, vi si mise a lavoro, affidando il libretto – dopo Bohème – nuovamente a Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. L’opera debuttò il 14 gennaio del 1900 al Teatro Costanzi di Roma entrando fin da subito nel repertorio dei maggiori teatri lirici del mondo. In scena un cast di grande talento formato da Chiara Isotton – al suo debutto sulle scene del Maggio e fra le più apprezzate interpreti dei nostri giorni – che interpreta Floria Tosca, fra le parti che recentemente hanno caratterizzato la sua carriera e da lei interpretata più volte negli ultimi anni su alcuni dei più prestigiosi palcoscenici nazionali e internazionali fra cui il Teatro alla Scala, il Teatro la Fenice, l’Opera di Francoforte, l’Opera di Tokyo e il Metropolitan di New York. Il soprano tornerà inoltre in Teatro nel volgere di pochi mesi, in occasione del verdiano Un ballo in maschera, in cartellone il prossimo maggio nell’ambito della 88esima edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Marta Mari, veste i panni della protagonista della vicenda nelle recite del 15 e 17 gennaio.

Nella parte di Mario Cavaradossi, Vincenzo Costanzo e Bror Magnus Tødenes (recite del 15 e 17 gennaio). 

Vincenzo Costanzo – fra i più talentuosi giovani interpreti pucciniani che torna sulle scene del Maggio dopo l’apprezzata esibizione come Pinkerton nella Madama Butterfly dell’autunno del 2024 – ha già dato voce a Cavaradossi proprio in occasione della Tosca firmata dalla regia di Massimo Popolizio andata in scena nel 86º Festival del Maggio. Alexey Markov – anche lui di ritorno sulle scene fiorentine dopo le recite della Tosca dell’86esimo Festival del Maggio – veste nuovamente i panni dell’antagonista della vicenda, il barone Scarpia. Nelle recite del 15 e 17 gennaio Scarpia è interpretato da Claudio Sgura.

Mattia Denti è Cesare Angelotti; Matteo Torcaso interpreta il ruolo de Il sagrestano; Oronzo D’Urso è Spoletta e Huigang Liu è Sciarrone. 

Chiudono il cast lirico Carlo Cigni nel ruolo di Un carceriere; nella parte del Pastore si alterneranno nelle 6 recite: Angelique Becherucci (recite del 11 e 16 gennaio), Dalia Spinelli (recite del 13 e 17 gennaio) e Spartaco Scaffei (recite del 15 e 18 gennaio).

Parlando della sua interpretazione dell’opera, nell’intervista per il libretto di sala il maestro Michele Gamba ha sottolineato gli aspetti che più di tutti caratterizzano il capolavoro pucciniano: “In un’opera come Tosca, così eseguita e amata, ritroviamo sempre qualcosa che avevamo trascurato o dato per scontato: i colori impressionisti dei flauti in Recondita armonia o il contesto armonico gregoriano delle scene a Sant’Andrea della Valle. In un affresco musicale così perfetto e complesso non esiste un unico ‘punto di fuga’ che richiama l’attenzione dell’ascoltatore, ma una molteplicità di dettagli che si fondono in un ascolto che non può mai rimanere passivo o compiaciuto. Puccini è un compositore pienamente novecentesco: le rielaborazioni, i ripensamenti sono frutto di attente considerazioni correlate all’efficacia drammaturgica e tematica. È importante ripercorrere le fasi creative del compositore che hanno portato al risultato finale, ma credo che per Puccini le versioni definitive giunte a noi fossero quelle che lo soddisfacevano in pieno. Proprio la vicinanza storica della produzione pucciniana ci consente di guardare alla tradizione e alla consuetudine esecutiva con maggiore aderenza al dettame stilistico e di gusto: le testimonianze discografiche di Toscanini e gli appunti di Ricci sono ovviamente una fonte di primaria importanza, insieme ad altre tramandateci dagli interpreti vocali stessi. Inoltre in Tosca l’aspetto teatrale e quello musicale si fondono in una matrice compositiva pienamente matura. Se in Bohème abbiamo sentito i colori della caligine parigina e in Turandot sentiremo lo squarcio di una scrittura che si è aperta alle avanguardie europee degli anni ’20, è in Tosca che – secondo me – il compositore si esprime con la consapevolezza di un aver sviluppato appieno un linguaggio proprio e inconfondibile”.

Lo spettacolo riprende quello andato in scena – accolto con calore da pubblico e critica – nel maggio del 2024 firmato dalla regia di Massimo Popolizio. In occasione del debutto fiorentino della sua messinscena, il celebre attore e regista aveva sottolineato i tratti più caratteristici della sua interpretazione del capolavoro di Puccini, da lui immaginata e ‘trasportata’ nella Roma che sfuma dagli anni ’20 agli anni ’30 del XX secolo, dando così un altro punto di vista sulla vicenda per valorizzarne al meglio i temi stessi: “Insieme a Margherita Palli ci siamo posti come obiettivo quello di ricreare una maestosità romana che invece di guardare – soprattutto per quanto riguarda le scene che vedremo – allo splendore barocco dei luoghi originari dove si svolge l’opera prende come riferimento la ‘maestosità moderna’ che si respira nel quartiere dell’EUR di Roma. Voglio però sottolineare che non ho cercato di avventurarmi in situazioni o soluzioni registiche strane, ma solo trovare un altro punto di vista per valorizzare al meglio i temi stessi dell’opera. Per esempio, durante il Te Deum, quello che vedremo sono dei ragazzini di periferia – come l’EUR, appunto – le signore che indossano il vestito migliore per l’occasione, suore con l’abito collegiale, insomma: non vedremo costumi o oggetti scenici di enorme impatto visivo anche poiché questo lavoro di ‘pulizia’ verso il quale ci siamo orientati rende quasi più sacro quanto vediamo scorrere sul palcoscenico. Come riferimento abbiamo preso un grande film di Bernardo Bertolucci, Il conformista, nel quale si respira in modo deciso l’aria della Roma, un’aria che noi cerchiamo di ‘portare in scena’ qui al Maggio con questo nuovo allestimento di Tosca. Nella nostra visione la Roma nella quale si muovono i protagonisti è certo elegante, ma anche estremamente violenta: uno dei pilastri di quest’opera infatti è Scarpia, che non solo è un uomo violento, ma anche profondamente sadico. Anche scenicamente questo è sottolineato dagli oggetti collezionati da quest’uomo, oggetti macabri e orrorifici: nel secondo atto vedremo per esempio una libreria dove sono conservati animali e bestie impagliate. 

Dunque ciò che abbiamo cercato di pensare e mettere in scena è una trasposizione temporale in una Roma bellissima e violenta che non muta però la sostanza del racconto e, soprattutto, non cambia quelli che sono i rapporti fra i protagonisti in scena”.

Sempre in occasione della messinscena dello spettacolo del 2024 il maestro del Coro del Maggio Lorenzo Fratini aveva sottolineato l’importanza di uno dei momenti più famosi dell’opera e di tutta la produzione lirica pucciniana, il celeberrimo Te Deum che chiude il I atto: “Puccini ebbe questa geniale intuizione di far terminare il primo atto con questo Te Deum, che è il canto di massima gioia nella liturgia cattolica: questo coro gioioso, difatti, si staglia con quelle che sono le parole pronunciate in contemporanea da Scarpia, che sono di tutt’altri intenti. La peculiarità di questo momento sono relative al fatto che la prima parte del coro non è cantata, bensì declamata, quindi Puccini introduce in un’opera una parte propria del testo della liturgia; l’altra grande particolarità è data dal Coro che canta all’unisono: non c’è un accompagnamento, se non quello dei tromboni che accompagnano le ultime note del primo atto, che infine riprendono il tema di Scarpia”.

L’opera:

Il 14 gennaio del 1900 al Teatro Costanzi di Roma debutta Tosca, opera in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. La fonte è il dramma storico La Tosca di Victorien Sardou, scritto nel 1887 appositamente per l’attrice Sarah Bernhardt. Puccini si era infiammato per quel soggetto dopo aver assistito a una recita teatrale e fece di tutto per trasformarlo in opera. Tuttavia, l’editore Ricordi affidò inizialmente il progetto a un altro compositore, Alberto Franchetti, salvo poi rimetterlo nelle mani di Puccini nel 1895. Per realizzare il libretto di Tosca viene confermato il tandem Illica-Giacosa, già collaudato con successo ne La bohème. Ma i lavori procedono a rilento e con numerose lagnanze da parte dei librettisti. Entrambi ritengono il dramma di Sardou inadatto alla trasposizione operistica per i troppi avvenimenti che prendono il sopravvento sulla poesia. Puccini, invece, dal canto suo non se ne preoccupa e seguendo solo il suo intuito musicale nel 1899 firma quello che di lì a breve diventerà un altro suo grande capolavoro. Tosca è dunque un’opera d’azione dove la tensione non si allenta mai e in cui il discorso musicale deve necessariamente procedere senza sosta, salvo rare eccezioni. Questo induce il compositore lucchese ad adottare una tecnica narrativa costruita su una fitta rete di motivi brevi e ricorrenti – spesso combinati tra loro – per commentare il frenetico svolgersi della vicenda. I protagonisti Floria Tosca, primadonna al quadrato, passionale e volitiva, e il suo amante Mario Cavaradossi, pittore dalle simpatie liberali e anticlericale convinto, sono ostacolati dal barone Scarpia, capo della polizia borbonica a servizio del papato. Animato da torbide passioni e da un’innata malvagità, il barone, come un sadico burattinaio, determina l’andamento degli eventi dall’inizio alla fine. Feroce persecutore di Mario prima e di Tosca poi (fino a quando non viene assassinato dalla donna dopo un tentativo di violenza su quest’ultima), Scarpia continua ad aleggiare come un fantasma in orchestra anche da morto con la ripetizione del suo tema minaccioso costruito sul tritono, l’intervallo sinistro che da secoli in musica è associato al Male. Ma l’atmosfera drammatica della storia, che prevede tre morti violente in scena (un accoltellamento, una fucilazione e un suicidio), è accentuata ulteriormente da Puccini anche attraverso una scrittura orchestrale carica di dissonanze e tensioni, che anticipano l’estetica espressionista, e una vocalità spesso esasperata e spinta al limite.

La locandina:

TOSCA

Melodramma in tre atti

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

dal dramma La Tosca di Victorien Sardou

Edizione: Edwin F. Kalmus&Co. Inc., Boca Raton, Florida

Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore Michele Gamba

Regia Massimo Popolizio

Scene Margherita Palli

Costumi Silvia Aymonino

Luci Pasquale Mari

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci

Floria Tosca Chiara Isotton/Marta Mari (15, 17/01)

Mario Cavaradossi Vincenzo Costanzo/Bror Magnus Tødenes (15, 17/01)

Il barone Scarpia Alexey Markov

Cesare Angelotti Mattia Denti

Il Sagrestano Matteo Torcaso

Spoletta Oronzo D’Urso

Sciarrone Huigang Liu

Un carceriere Carlo Cigni

Un pastore Angelique Becherucci (11, 16/01)/Dalia Spinelli (13, 17/01)/Spartaco Scaffei (15, 18/01)

Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€

Platea 1 (Repliche): 110€

Platea 1 (Prima recita): 130€ 

Durata:

Prima parte: 50 minuti | Intervallo: 30 minuti | Seconda parte: 45 minuti | Intervallo: 30 minuti | Terza parte: 30 minuti

Durata complessiva: 3 ore e 5 minuti circa

Per il ciclo d’incontri Parlando d’opera mercoledì 7 gennaio 2026 alle ore 16.30, nel Foyer di Galleria della Sala Grande è in programma “Tosca come un film”. Drammaturgia, azione e visione nell’opera di Puccini” a cura di Andrea Balestri. Si esibiranno il soprano Alessia Battini, accompagnata al violino da Alessandro Leo e al pianoforte da Elisabetta Sepe. Musiche di Giacomo Puccini.

Gli spettacoli sono preceduti dalle guide all’ascolto. Sono tenute nel Foyer della Sala Grande l’11, il 13, il 15 e il 16 gennaio da Katiuscia Manetta e il 17 e 18 gennaio da Marco Cosci

Domenica 9 novembre, alle ore 17, in scena al Teatro del Maggio, “Lucrezia Borgia” di Gaetano Donizetti.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, Giampaolo Bisanti; la regia dello spettacolo è di Andrea Bernard.

In scena, nelle parti principali, Jessica Pratt – al suo debutto nel personaggio – interpreta Lucrezia Borgia; Mirco Palazzi è Alfonso I d’Este; René Barbera è Gennaro, Laura Verrecchia veste i panni di Maffio Orsini.

Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Lirico di Cagliari 

La recita dell’11 novembre sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

A distanza di oltre 45 anni dall’ultima messinscena fiorentina e quindi per la terza volta dopo le programmazioni del 1933 e 1979 torna al Teatro del Maggio Lucrezia Borgia, il capolavoro composto da Gaetano Donizetti tratto dall’omonima tragedia di Victor Hugo. 

La prima è in calendario domenica 9 novembre alle ore 17; altre tre recite sono programmate l’11 e il 14 novembre alle ore 20 e il 16 novembre alle ore 15:30.

Sul podio della Sala Grande del Teatro, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Giampaolo Bisanti che torna a dirigere al Maggio dopo le recite della Madama Butterfly del luglio del 2015. La regia dello spettacolo è firmata da Andrea Bernard, di ritorno al Maggio dopo il Don Pasquale andato in scena nel febbraio del 2020. Le scene sono di Alberto Beltrame; i costumi sono di Elena Beccaro e luci sono curate da Marco Alba. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini.

Sul palcoscenico Jessica Pratt veste per la prima volta in carriera i panni della protagonista della vicenda, Lucrezia Borgia, impreziosendo così il suo repertorio con un altro debutto dopo quello avvenuto nella Norma andata in scena – con enorme successo – la scorsa primavera.

Mirco Palazzi, di ritorno a Firenze dopo le recite de La Cenerentola del giugno del 2017, interpreta Alfonso I d’Este; René Barbera, al suo debutto al Maggio, interpreta Gennaro; Laura Verrecchia è Maffio Orsini e Daniele Falcone è Jeppo Liverotto. Don Apostolo Gazella è interpretato da Gonzalo Godoy SepúlvedaDavide Sodini veste i panni di Ascanio Petrucci; Yaozhou Hou è Oloferno Vitellozzo; Mattia Denti è Gubetta e Antonio Mandrillo è Rustighello. Chiudono il cast, rispettivamente nei panni di Astolfo e di Un corriere, Huigang Liu Dielli Hoxha.

“La versione che proporremo in questa produzione è decisamente particolare” ha sottolineato il maestro Bisanti parlando della messinscena “ossia verrà messo in scena uno spettacolo che include tutte le modifiche e le correzioni che Donizetti fece nel corso del tempo, nonché i tre finali alternativi dell’opera. Durante il prologo eseguiremo l’aria Com’è bello di Lucrezia e poi ‘attacchiamo’ la celebre cabaletta Si voli il primo a cogliere che dunque si lega alla versione dell’opera del 1840, quella di Parigi. Nel finale del II atto, invece, faremo la versione di Londra (del 1839) la quale prevede la romanza di Gennaro Madre, se ognor lontano.  Lucrezia è un’opera che musicalmente – all’epoca della sua composizione – sperimentò molto quello che poi si sentirà nei decenni successivi, nonostante l’ostracismo della critica di allora che sottolineò l’assenza di arie soliste al suo interno. Parlando dell’aspetto narrativo si può apprezzare il lavoro notevole fatto da Donizetti e da Felice Romani: Lucrezia è infatti una donna ambiziosa e truce ma ciò che comunque traspare è l’amore che essa ha nei confronti del figlio nel corso dello sviluppo della vicenda. Un altro aspetto importante è senz’altro la dicotomia tragico-comica che pervade la storia; una dicotomia che risalta nella scena del brindisi o in quelle con protagonista Maffio Orsini, il personaggio en travesti dell’opera. 

Da un punto di vista orchestrale posso affermare che non andiamo incontro a particolari difficoltà tecniche; è un’opera in cui l’orchestra è sempre presente e sostiene in modo pulito il canto e i suoi sviluppi. Quello che risulta complesso, in questo tipo di repertorio, è trovare le giuste logiche e il giusto impianto drammaturgico nel rigore ritmico”.

Parlando della sua visione dell’opera, Andrea Bernard ha commentato la sua scelta di ambientarla in un periodo che ha segnato in modo profondo la storia italiana, ossia il secondo dopoguerra; un momento storico che ha gettato la base del nostro Paese così come lo conosciamo oggi. Lo spazio scenico è concepito come un ‘labirinto mentale’ dove la mente di Lucrezia si smarrisce tra potere e desiderio, tra colpa e amore.  Per la prima volta al Teatro del Maggio Musicale si utilizza il palco girevole, un elemento che permette di restituire la velocità dell’opera di Donizetti: “Ho scelto di raccontare Lucrezia Borgia collocandola in un periodo che ha profondamente segnato la nostra generazione e che, sul piano politico e morale, ha gettato le basi dell’Italia in cui viviamo oggi: il dopoguerra, tra la fine degli anni ‘40 e l’inizio degli anni ‘50.  Un tempo sospeso tra la voglia di rinascere e la paura di cambiare, in cui la fede si intreccia alla politica e il potere si traveste da morale. È l’epoca dell’accentramento del potere di Pio XII e della nascita della Democrazia Cristiana, un tempo in cui la Chiesa pone l’umanità di fronte a un bivio morale – “o con Dio, o contro Dio” – mentre una nuova intellettualità, disillusa dalle ferite della guerra, cerca un linguaggio capace di interpretare il futuro”.

“In una Roma ambigua, intrisa di penitenza, corruzione e fervore politico” continua Bernard “si muovono prelati, aristocratici e giovani idealisti che anticipano la società della Dolce Vita. Sono gli anni in cui il pensiero si riaccende tra le pieghe di una Roma inquieta e febbrile: scrittori, artisti, registi e filosofi si ritrovano nei caffè del centro – dal Caffè Greco di via Condotti ai tavolini di via Veneto – per discutere, dubitare e reinventare la realtà. I riferimenti cinematografici – da C’eravamo tanto amati di Ettore Scola a Todo modo di Elio Petri – diventano coordinate estetiche per un racconto in cui la storia personale di Lucrezia si intreccia con quella collettiva di un Paese in cerca di identità”.

Jessica Pratt veste per la prima volta in carriera i panni di Lucrezia Borgia: “Sono davvero felice ed emozionata di tornare qui al Maggio – o meglio, a casa! –  per debuttare in un ruolo così bello come quello di Lucrezia. L’opera è davvero fantastica, caratterizzata da tinte drammatiche arricchite da un pathos davvero incredibile e personalmente era davvero molto tempo che attendevo di poter debuttare con questo personaggio. Questo vale non solo per l’impegno vocale che Lucrezia richiede, ma anche sul lato attoriale. Si parla infatti di una donna matura,  forte e decisa in modo ferreo nelle sue decisioni. Ma a questo aspetto del suo carattere emerge anche altro, ovvero quanto lei sia vulnerabile nei confronti di suo figlio.”

Mirco Palazzi è Alfonso I d’Este: “Da un punto di vista vocale penso che Lucrezia sia senz’altro impegnativa; ci sono parti di essa dove il suono dell’orchestra è molto forte e presente, e questo incide anche sulla tessitura che questo comporta; la parte di Alfonso è interpretata anche dai baritoni e questo la rende davvero una sfida. Molte parti sono infatti perfettamente adatte a un basso, naturalmente, ma altre parti sono decisamente più baritonali e questo rende il personaggio quasi double face; ciò ovviamente richiede un’attenzione vocale importante per poter ‘abbracciare’ questi due aspetti. 

A questo si aggiungono moltissimi contrasti che rendono in modo perfetto quelli che sono gli aspetti del carattere di Alfonso: un personaggio che si svela subito e poi si ‘ricostruisce da capo’ nelle scene successive. Guardando a Victor Hugo e al suo altro grande dramma, ossia Le roi s’amuse da cui poi verrà tratto il Rigoletto verdiano, si può anche pensare a un parallelismo fra il Duca di Mantova e Alfonso. In realtà si tratta di due anime molto diverse in quanto il primo è crudele e quasi sadico a causa del suo stesso carattere mentre Alfonso è permeato da una rabbia che nasce da una ferita, e dunque da una ragione ben precisa.” 

Soffermandosi sugli aspetti che più caratterizzano la sua parte René Barbera, che debutta al Maggio, ha evidenziato la fibra morale che rende Gennaro un personaggio molto forte: “È un giovane perso, gli manca una madre che non conosce. Tutta la sua vita è stata una bugia, pensava di essere figlio di un pescatore ma scoprirà che non è così. Depressione, rabbia, amarezza… vorrebbe scappare ma alla fine rimane con e per i suoi amici, in particolare con il suo caro Maffio Orsini. Per lui ha giurato “fino alla morte, fino alla fine”. Nonostante l’avvelenamento e l’aver tentato di uccidere la madre, scopre di essere figlio di Lucrezia e si condanna alla sorte di tutti.

La recitazione non è semplice; devi cercare di dare voce alle tue parti più oscure e quelle emozioni che il personaggio prova e, inoltre, non dobbiamo lasciare che le nostre emozioni si leghino troppo alla parte da interpretare. Bisogna trovare un modo di trasmetterle e la musica ovviamente aiuta molto questo processo.”

Laura Verrecchia, è al suo debutto nella parte di Maffio Orsini e ha sottolineato gli aspetti più interessanti che caratterizzano questo personaggio: “Questa parte è davvero curiosa e intrigante. Maffio è un ruolo en travesti e questo mi diverte molto: mi dà modo di ‘tirar fuori’ il mio lato maschile. Naturalmente ciò comporta il dover fare un lavoro molto particolare ma al contempo divertente e stimolante. Questa produzione è molto coinvolgente: Andrea Bernard ha scavato in modo profondo nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, lavorando in molto sulle nostre capacità attoriali.”

L’opera:

Composta nell’autunno del 1833, Lucrezia Borgia debutta al Teatro alla Scala il 26 dicembre dello stesso anno. La fonte è il dramma omonimo di Victor Hugo che Felice Romani, autore del libretto, dispose in un prologo e due atti. Fu lo stesso Donizetti a proporre a Romani di ricavare un libretto d’opera dal dramma di Hugo, attratto tanto dalle situazioni ad alta tensione presenti nel testo quanto dalle atmosfere cupe che contornano la vicenda.

Lucrezia Borgia, donna spietata nella gestione del potere e pronta a eliminare ogni suo nemico, ritrova il figlio segreto Gennaro che ha dovuto abbandonare in tenera età. Il giovane, ignaro della verità, si sente attratto da quella nobildonna mascherata, fino a quando gli amici ne rivelano l’identità strappandole la maschera e oltraggiandola pubblicamente. Da quel momento si innesca una serie di eventi sempre più drammatici che porteranno all’avvelenamento della brigata di amici di Gennaro, lui stesso compreso. Solo alla fine dell’opera, nel corso di un duetto pieno di pathos, il giovane scoprirà di essere il figlio della tanto odiata Lucrezia.

In Lucrezia Borgia, Donizetti forgiò musicalmente la figura di una donna assai complessa e dalla doppia personalità. Il ruolo della protagonista, tanto spietata con i nemici quanto amorevole con il figlio segreto, richiede infatti un’interprete dotata di maestria vocale unita a grande personalità drammatica.

La cronologia dell’opera a Firenze e al Maggio:

• 24, 26 e 29 aprile 1933

Gino Marinuzzi, direttore

Guido Salvini, regia

Mario Sironi, scene e costumi

– 

Tancredi Pasero; Don Alfonso

Giannina Arangi Lombardi; Lucrezia Borgia

Beniamino Gigli; Gennaro

Gianna Pederzini; Maffio Orsini

• 13, 17, 20, 25 febbraio, 1 e 4 marzo 1979

Gabriele Ferro, direttore

Giancarlo Sepe, regia

Raffaele Del Savio, scene

– 

Bonaldo Giaiotti; Don Alfonso

Katia Ricciarelli / Leyla Gencer; Lucrezia Borgia

Alfredo Kraus; Gennaro

Elena Zilio; Maffio Orsini

La locandina:

LUCREZIA BORGIA

Melodramma in un prologo e due atti di Felice Romani

Musica di Gaetano Donizetti 

Edizione critica a cura di Roger Parker e Rosie Ward.

Ricordi/Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo.

Rappresentante per l’Italia: Casa Ricordi Srl, Milano.

Maestro concertatore e direttore Giampaolo Bisanti

Regia Andrea Bernard

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Alberto Beltrame

Costumi Elena Beccaro

Luci e video Marco Alba

Assistente registaTecla Gucci

Assistente scenografoEleonora De Leo

Assistente costumistaEmilia Zagnoli

Don Alfonso, Duca di Ferrara Mirco Palazzi

Donna Lucrezia Borgia Jessica Pratt

Gennaro René Barbera

Maffio Orsini Laura Verrecchia

Jeppo Liverotto Daniele Falcone

Don Apostolo Gazella Gonzalo Godoy Sepúlveda

Ascanio Petrucci Davide Sodini

Oloferno Vitellozzo Yaozhou Hou

Gubetta Mattia Denti

Rustighello Antonio Mandrillo

Astolfo Huigang Liu

Un coppiere Dielli Hoxha

Figuranti speciali

Roberto Andrioli, Andrea Bassi, Francesca Cellini, Maria Novella Della Martira, Maria Caterina Frani, Teodora Fornari, Enrico L’Abbate, Alexev Mustvatse, Francesco Pacelli, Leonardo Paoli Roberta Raimondi, Sara Silli

Bambini

Ada Nannucci, Giovanni Orlando, Camilla Parenti

Martedì 4 novembre alle ore 16:30 – nel Foyer della Sala Grande – Piero Mioli presenta l’opera al pubblico.

In collaborazione con Il Foyer – Amici della Lirica di Firenze; ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€ – Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€ – Platea 1 (Repliche): 110€

Platea 1 (Prima recita): 130€ 

AL TEATRO CARLO FELICE, SERATA INAUGURALE DI GRANDE SUCCESSO E TEATRO GREMITO PER  LA PRIMA DEL “DON GIOVANNI” DI MOZART

Genova, Teatro Carlo Felice

Don Giovanni da venerdì 3 a domenica 12 ottobre 2025

Introduzione all’ascolto primo foyer da 45’ prima dell’inizio di ogni recita

Mercoledì e giovedì partono gli spettacoli di Opera Faro con oltre 4.000 studenti

Si apre sotto i migliori auspici la nuova stagione 2025-2026 del Teatro Carlo Felice di Genova con uno spettacolo molto applaudito e l’incremento degli abbonati

Applausi, teatro gremito e tanto entusiasmo in palcoscenico e in sala al termine della serata inaugurale della Stagione 2025/2026 del Teatro Carlo Felice di Genova che ha visto in scena il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart nell’allestimento della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, con la regia di Damiano Michieletto (ripresa da Elisabetta Acella), le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, le luci di Fabio Barettin. Sul podio Constantin Trinks, chiamato a guidare l’Orchestra e il Coro (diretto da Claudio Marino Moretti) del Teatro Carlo Felice e un cast di eccellenti interpreti molto applauditi durante l’intero spettacolo: Simone Alberghini (Don Giovanni), Desirée Rancatore (Donna Anna), Ian Koziara (Don Ottavio), Jennifer Holloway (Donna Elvira), Giulio Mastrototaro (Leporello), Mattia Denti (Il Commendatore), Alex Martini (Masetto) e Chiara Maria Fiorani (Zerlina).

Lo spettacolo, che a distanza di oltre dieci anni dalla sua creazione mantiene intatta la forza espressiva e di scavo psicologico dei personaggi (nel 2011 Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale Critici Musicali per le scene e i costumi e ben cinque International Opera Awards per regia, scene, costumi e miglior spettacolo in Europa nel 2010), ha conquistato il pubblico autenticamente corale del teatro genovese, che ha riempito la sala di Aldo Rossi (1.754 presenze su 1.975 posti) rispecchiandone l’idea di piazza e condivisione nativa della forma artistica stessa dell’opera lirica, con adulti, ragazzi, bambini e anziani, tutti insieme a condividere un’esperienza indimenticabile.

Alla serata inaugurale erano presenti la sindaca di Genova Silvia Salis, presidente della Fondazione Teatro Carlo Felice, il presidente della Regione Marco Bucci e numerose autorità civili e militari, rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e del mondo accademico e culturale. Una partecipazione che ha confermato l’attenzione della città verso il Teatro, in un clima di entusiasmo che sta segnando l’avvio della stagione sotto la nuova guida del sovrintendente Michele Galli e del direttore artistico Federico Pupo.

«È stata una serata emozionante – dichiara il sovrintendente Michele Galli – non solo per il successo artistico, ma per il clima che si è respirato in sala: un teatro pieno, un pubblico attento, un senso di comunità che dà forza e significato al nostro lavoro. L’inaugurazione con Don Giovanni segna simbolicamente l’avvio di una stagione che abbiamo voluto costruire come un viaggio condiviso, in cui artisti e spettatori navigano insieme alla ricerca di nuovi approdi. Il Carlo Felice torna a essere un punto di riferimento visibile e vivo nel cuore della città e questo ce lo dicono le 1.754 presenze alla serata inaugurale su 1.975 posti e l’aumento del numero di abbonati di oltre il 20% rispetto alla stagione precedente, sia per il cartellone operistico che per quello dei concerti. Questo non può che renderci fiduciosi verso il cammino intrapreso».

«L’accoglienza del pubblico – aggiunge il direttore artistico Federico Pupo – è la conferma più bella del percorso che abbiamo intrapreso. Don Giovanni è un’opera che continua a interrogarci e, in questo allestimento, riesce a parlare anche al presente con potenza scenica e verità teatrale. È un segnale importante per tutta la stagione, che proseguirà con titoli di grande valore e con un’attenzione costante alla qualità degli interpreti e alla coerenza del nostro progetto artistico».

Molto gradita anche la nuova iniziativa dell’introduzione all’ascolto di circa 30 minuti che gli spettatori delle singole recite possono seguire 45’ prima dell’inizio nel Foyer, curate dal direttore artistico Federico Pupo con gli studenti del Conservatorio “Paganini”.

Don Giovanni è in replica sabato 4 ottobre ore 15, domenica 5 ottobre ore 15, venerdì 10 ottobre ore 20, sabato 11 ottobre ore 20 e domenica 12 ottobre ore 15.

Sarà invece in scena mercoledì 8 e giovedì 9 ottobre alle ore 11 il primo spettacolo di Opera Faro la sezione del nuovo progetto Education “Un mare di musica… felice!”. Recite già sold-out e quindi circa 4000 bambini per Don Giovanni, cominciamo dalla fine! Spettacolo ideato proprio per gli studenti tratto da Don Giovanni con la regia e la narrazione di Gabriele Duma e gli interpreti dello stesso cast in scena il 4 e l’11 ottobre.

Il Teatro Carlo Felice di Genova presenta la Stagione di Opera, Balletto e di Concerti 2025/2026: una programmazione che segna l’inizio di un nuovo percorso, caratterizzato non solo dal rinnovamento della guida istituzionale e artistica, ma anche da un’idea di teatro sempre più vivace, accogliente, fecondo. La prima rotta è tracciata: si parte da Don Giovanni a ottobre 2025 e si approda alla Bohème a giugno 2026, due capolavori che aprono e chiudono una stagione fatta di scelte, ritorni d’autore e nuove tappe. È il tempo dei Naviganti, di coloro che cercano nessi di significato lungo l’intero tragitto, non solo quando giungono alla meta. Sulla mappa si succedono i grandi titoli del repertorio e voci meno frequenti della contemporaneità. In questo spirito, la nuova stagione – otto opere, un balletto e undici concerti – non si limita a proporre spettacoli, ma intende evocare visioni tanto agli spettatori più assidui quanto agli sporadici curiosi. Ai più giovani, cui è dedicata La bohème con i solisti dell’Accademia, e ai cultori del teatro d’opera, che troveranno in Tristan und Isolde e Don Giovanni occasioni di ascolto e riflessione più rare e complesse. Agli appassionati del melodramma italiano, che vedranno alternarsi Il trovatore, Macbeth e Cavalleria rusticana, e a chi cerca nel teatro anche la sfida della contemporaneità, come accade con Il nome della rosa. Per Genova, navigare è molto più che un’immagine evocativa: è un codice genetico che la città e la sua storia portano impresso sulle pietre, nel vento, nel profilo del porto, nella mobilità dell’orizzonte. È la sua vocazione: partire, tornare, attraversare. Il Teatro Carlo Felice – posto nel cuore della città, accanto a Piazza De Ferrari che ne è snodo e salotto – incarna da sempre questa dimensione; l’edificio stesso, nella sua architettura, si offre al paesaggio come torre-faro: visibile, severa e rassicurante al contempo. Nelle sere di spettacolo, la torre si accende, scandisce il tempo della comunità che la circonda e le indica nuovi orientamenti e nuovi approdi dell’espressività. La programmazione si configura così come una carta nautica da esplorare, con punti cardinali e rotte possibili. Il Teatro Carlo Felice invita la sua città a salire a bordo.

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venerdì 3 ottobre 2025, ore 20 Turno A

sabato 4 ottobre 2025, ore 15 Turno F

domenica 5 ottobre 2025, ore 15 Turno C

venerdì 10 ottobre 2025, ore 20 Turno B

sabato 11 ottobre 2025, ore 20 Turno L

domenica 12 ottobre 2025, ore 15 fuori abbonamento

Don Giovanni, cominciamo dalla fine!

Per gli studenti delle scuole primarie e secondarie di I grado

Mercoledì 8 e giovedì 9 ottobre 2025

Il dissoluto punito o sia il Don Giovanni

Dramma giocoso in due atti K527

Libretto di Lorenzo Da Ponte dal dramma El burlador de Sevilla y convidado de piedra di Tirso de Molina attraverso il libretto Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giovanni Bertati per Giuseppe Gazzaniga

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Prima rappresentazione Praga, Nostitz-Theater, 29 ottobre 1787

Inaugurazione della stagione di opera e balletto 2025/2026

Direttore Constatin Trinks

Regia Damiano Michieletto

Scene Paolo Fantin

Costumi Carla Teti

Luci Fabio Barettin

Assistente ai costumi Beatrice Serpillo

Assistente alle scene Riccardo Roggiani

Assistente alle luci Ludovico Gobbi

Don Giovanni Simone Alberghini / Gurgen Baveyan (4, 11)

Donna Anna Desirée Rancatore / Irina Dubrovskaya (4, 11)

Don Ottavio Ian Koziara / David Ferri Durà (4, 11)

Il Commendatore Mattia Denti

Donna Elvira Jennifer Holloway / Monica Zanettin (4, 10, 12)

Leporello Giulio Mastrototaro / Bruno Taddia (4, 11)

Masetto Alex Martini

Zerlina  Chiara Maria Fiorani

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

DON GIOVANNI DI MOZART INAUGURA LA STAGIONE 2025-2026 DI OPERA, BALLETTO E CONCERTI DEL TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA

In scena la pluripremiata produzione del regista Damiano Michieletto per il Teatro La Fenice di Venezia con la direzione di Constantin Trinks

Tra gli interpreti vocali Simone Alberghini (Don Giovanni), Desirée Rancatore (Donna Anna), Jennifer Holloway (Donna Elvira), Giulio Mastrototaro (Leporello)


Genova, Teatro Carlo Felice

Don Giovanni da venerdì 3 a domenica 12 ottobre 2025

Introduzione all’ascolto primo foyer da 60’ prima dell’inizio di ogni recita

incontri di presentazione

mercoledì 24 settembre con gli studenti del Liceo Musicale “S. Pertini” e l’Associazione Carlo Felice Young APS

sabato 27 settembre con gli Amici del Teatro Carlo Felice e Conservatorio Niccolò Paganini
 

È uno dei capolavori assoluti del repertorio operistico a inaugurare la Stagione artistica 2025-2026 della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova: il dramma giocoso Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte in scena da venerdì 3 ottobre alle ore 20 (repliche: sabato 4 ottobre ore 15, domenica 5 ottobre ore 15, venerdì 10 ottobre ore 20, sabato 11 ottobre ore 20 e domenica 12 ottobre ore 15) nel teatro progettato da Aldo Rossi che comincia un nuovo percorso sotto la guida del sovrintendente Michele Galli e del direttore artistico Federico Pupo.

«Nel ringraziare da parte di Regione Liguria il sovrintendente e il direttore artistico per l’impegno già profuso nell’elaborare questa nuova stagione – dichiara l’assessore alla Cultura della – desidero sottolineare che il sostegno istituzionale nei confronti del Teatro Carlo Felice viene confermato anche grazie alla prospettiva non solo di rinnovare la tradizione del teatro genovese ma anche di occuparsi, accanto al pubblico degli adulti, anche di quello dei giovani e dei bambini. Portare sempre più persone e di ogni età al Carlo Felice permette di combattere, attraverso l’arte, le condizioni di disagio tipiche di alcuni giovani, e di comunicare fra i valori del teatro anche quelli del lavoro multiforme di tutti gli operatori che lo realizzano, artistici, tecnici e amministrativi, come modello di coesione sociale».

«Una produzione come Don Giovanni, firmata dal regista Damiano Michieletto e dal suo team di creativi, premiato e apprezzato in tutto il mondo è un’opportunità straordinaria per la città e per il Teatro – commenta l’assessore alla Cultura del Comune Giacomo Montanari – Inauguriamo la stagione artistica del Teatro Carlo Felice con un capolavoro di Mozart che può contare sulla qualità di un cast d’eccellenza e su un maestro riconosciuto a livello internazionale, come Constantin Trinks. Ringrazio il Carlo Felice, gli artisti e il pubblico, che contribuiranno a rendere questa stagione memorabile e invito i cittadini a vivere questa esperienza culturale con entusiasmo e partecipazione. Buona stagione a tutti!».

«Inaugurare la Stagione con Don Giovanni – sottolinea il sovrintendente Michele Galli – significa confrontarsi con un’opera che ci fa interrogare sul senso stesso del teatro e sulla sua importanza. È un titolo fondativo della nostra identità culturale, e al Carlo Felice si inserisce come apertura di un percorso di rinnovamento che desideriamo condividere con la città e con il nostro pubblico, caratterizza la ripartenza delle attività tradizionali ma anche le novità, costituite dalla divulgazione e dalla sezione Education. L’allestimento – ormai “classico” e pluripremiato a livello internazionale – che metteremo in scena testimonia la volontà di sottolineare la vocazione di Genova come porto di arrivo e di partenza per nuove rotte e nuove riflessioni artistiche».

«Il Don Giovanni di Mozart e Da Ponte nella messa in scena di Damiano Michieletto – aggiunge il direttore artistico Federico Pupo – è uno spettacolo che ha saputo rinnovare la lettura di un classico senza mai tradirne l’essenza. Portarlo a Genova significa aprire la stagione con un segnale forte: radicare il Teatro Carlo Felice nella tradizione e, al tempo stesso, nell’attualità di letture contemporanee. È un lavoro che dialoga con la nostra idea di teatro come spazio capace di raccontare, attraverso Mozart, i conflitti e le ambiguità dell’uomo moderno. È la prima tappa della nostra traversata tra epoche, linguaggi, emozioni diverse».

Per questa occasione inaugurale, arriva per la prima volta a Genova una delle più celebri, premiate e apprezzate produzioni del regista Damiano Michieletto e del suo “dream team” – costituito dallo scenografo Paolo Fantin, dalla costumista Carla Teti, dal light designer Fabio Barettin – cioè quella ideata per il Teatro La Fenice di Venezia e che negli anni ha collezionato riconoscimenti – nel 2011 Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale Critici Musicali per le scene e i costumi e ben cinque International Opera Awards per regia, scene, costumi e miglior spettacolo in Europa nel 2010 – e numerose riprese nel teatro lagunare sempre di grande successo.

Sul podio ci sarà Constantin Trinks, direttore tedesco con un’importante carriera internazionale, chiamato a guidare l’Orchestra e il Coro (diretto da Claudio Marino Moretti) del Teatro Carlo Felice, e un cast che unisce interpreti di solida esperienza e voci emergenti: Simone Alberghini (Don Giovanni), Desirée Rancatore (Donna Anna), Ian Koziara (Don Ottavio), Jennifer Holloway (Donna Elvira), Giulio Mastrototaro (Leporello), Mattia Denti (Il Commendatore), Alex Martini (Masetto) e Chiara Maria Fiorani (Zerlina). Nelle recite del 4 e 11 ottobre ci saranno nei ruoli principali Gurgen Baveyan (Don Giovanni), Irina Dubrovskaya (Donna Anna), David Ferri Durà (Don Ottavio), Monica Zanettin (Donna Elvira, anche nella recita del 12 settembre), Bruno Taddia (Leporello). La regia di Michieletto è ripresa da Elisabetta Acella.

L’opera, che già Mozart elaborò dopo il successo a Praga del 29 ottobre 1787 per la ripresa a Vienna il 7 maggio 1788, viene messa in scena a Genova nella versione di Praga con l’aggiunta dell’aria KV 540a (Don Ottavio, «Dalla sua pace») e del recitativo e aria KV 540c (Donna Elvira, «Mi tradì quell’alma ingrata») dalla versione di Vienna.

Chi è Don Giovanni, chiedeva nel 2010 il musicologo Michele Girardi a Damiano Michieletto durante le prove prima del debutto a Venezia? «Un personaggio sul quale puoi dire tutto e il contrario di tutto. Sul quale sono state scritte migliaia di cose, che ti sfugge continuamente, e quando vuoi cercare di definirlo lo stai limitando. […] Quando sei regista devi scegliere, non puoi restare nel vago perché è un classico, ed è ciò che sto facendo, e approfondendo mentre provo. Mi premeva trovare una lettura che non lo riducesse a dei cliché, tuttavia stavolta ho deciso di non attualizzare la vicenda in un altro contesto, ma di riflettere sul momento in cui l’opera è stata scritta e approfondire le complesse relazioni tra i personaggi. Ho preso le mosse dai tratti della psicologia di Don Giovanni che mi hanno emozionato, partendo da quel che emerge dal canto di Leporello all’inizio dell’opera, che, con una sintesi ch’è tipica dei personaggi semplici, e proprio in un momento in cui la sua affermazione rischia di passare inosservata, sembra parlare di sé stesso, ma in realtà ci dice una cosa fondamentale del “cavaliere estremamente licenzioso”: […] Don Giovanni è una persona che nulla sa gradire, e che non troverà mai qualcosa che appagherà i suoi desideri. E quindi non potrà mai stupirsi o commuoversi, perché sono emozioni che lo frenerebbero. Lo stupore fa scattare una molla che in lui non scatta mai. Anche alla fine, quando arriva il Commendatore, Don Giovanni non si frena, ma rilancia continuamente (“Pèntiti. – No. – Sì. – No”), proiettandosi in avanti fino all’autodistruzione, come una macchina lanciata a folle velocità, che prima o poi andrà fuori strada, e non frena quando c’è una curva, e quindi si schianta. In queste condizioni la fine di Don Giovanni non arriva tramite un deus ex machina che risolve i problemi degli altri personaggi che non sono in grado di frenare Don Giovanni, ma è un’autodistruzione. Parafrasando Kierkegaard, Don Giovanni muore per eccesso di vita, è talmente oltre ad ogni limite che è condannato all’autodissoluzione. Anche quando canta «Viva la libertà!», frase che può avere vari riflessi, anche politici – e libertà è un’altra parola molto abusata – Don Giovanni è libero, ma in un certo senso anche condannato a un percorso obbligato, e non ha altra scelta se non quella di andare avanti… E tutti i personaggi che ruotano intorno a lui una volta che vengono a contatto con Don Giovanni cominciano a subire questo suo fascino malato. Non c’è mai un momento nell’azione in cui non si parli di Don Giovanni: quando è in scena domina tutte le relazioni che si stabiliscono in quel momento, e quando non c’è gli altri personaggi soffrono per causa sua».

L’inizio della nuova stagione è occasione per la ripresa di vecchie tradizioni della Fondazione ma anche per attivare nuove collaborazioni e iniziative.

Così tornano i consueti incontri di presentazione dei titoli, in programma al Teatro Auditorium Eugenio Montale: mercoledì 24 settembre, alle ore 18, appuntamento con gli studenti del Liceo Musicale “Sandro Pertini” che – in collaborazione con l’Associazione Carlo Felice Young APS – presentano l’opera ai loro coetanei e a tutti coloro che vogliono partecipare, con un incontro dal titolo Mozart e il mito del grande seduttore. Quindi sabato 27 settembre, alle ore 16 – in collaborazione con gli Amici del Teatro Carlo Felice e Conservatorio Niccolò Paganini – conversazione con Lorenzo Costa su Ironia, filosofia e divertimento nel Don Giovanni.

Importante novità nello spirito di divulgazione e coinvolgimento del pubblico, saranno delle introduzioni all’ascolto di circa 30 minuti che gli spettatori delle singole recite potranno seguire nel primo foyer, un’ora prima dell’inizio, curate dal direttore artistico Federico Pupo con ospiti vari secondo le occasioni.

Inoltre Don Giovanni, in questo stesso allestimento e con gli stessi interpreti, sarà il primo titolo che – in una versione appositamente pensata per il pubblico delle scuole primarie e secondarie di I grado e delle classi prime delle secondarie di II grado – costituirà uno degli appuntamenti di “Un mare di musica… felice”, nuovo progetto Education che sarà presentato in tutti i suoi dettagli il 24 settembre.

Il Teatro Carlo Felice di Genova presenta la Stagione di Opera, Balletto e di Concerti 2025/2026: una programmazione che segna l’inizio di un nuovo percorso, caratterizzato non solo dal rinnovamento della guida istituzionale e artistica, ma anche da un’idea di teatro sempre più vivace, accogliente, fecondo. La prima rotta è tracciata: si parte da Don Giovanni a ottobre 2025 e si approda alla Bohème a giugno 2026, due capolavori che aprono e chiudono una stagione fatta di scelte, ritorni d’autore e nuove tappe. È il tempo dei Naviganti, di coloro che cercano nessi di significato lungo l’intero tragitto, non solo quando giungono alla meta. Sulla mappa si succedono i grandi titoli del repertorio e voci meno frequenti della contemporaneità. In questo spirito, la nuova stagione – otto opere, un balletto e undici concerti – non si limita a proporre spettacoli, ma intende evocare visioni tanto agli spettatori più assidui quanto agli sporadici curiosi. Ai più giovani, cui è dedicata La bohème con i solisti dell’Accademia, e ai cultori del teatro d’opera, che troveranno in Tristan und Isolde e Don Giovanni occasioni di ascolto e riflessione più rare e complesse. Agli appassionati del melodramma italiano, che vedranno alternarsi Il trovatore, Macbeth e Cavalleria rusticana, e a chi cerca nel teatro anche la sfida della contemporaneità, come accade con Il nome della rosa. Per Genova, navigare è molto più che un’immagine evocativa: è un codice genetico che la città e la sua storia portano impresso sulle pietre, nel vento, nel profilo del porto, nella mobilità dell’orizzonte. È la sua vocazione: partire, tornare, attraversare. Il Teatro Carlo Felice – posto nel cuore della città, accanto a Piazza De Ferrari che ne è snodo e salotto – incarna da sempre questa dimensione; l’edificio stesso, nella sua architettura, si offre al paesaggio come torre-faro: visibile, severa e rassicurante al contempo. Nelle sere di spettacolo, la torre si accende, scandisce il tempo della comunità che la circonda e le indica nuovi orientamenti e nuovi approdi dell’espressività. La programmazione si configura così come una carta nautica da esplorare, con punti cardinali e rotte possibili. Il Teatro Carlo Felice invita la sua città a salire a bordo.

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venerdì 3 ottobre 2025, ore 20 Turno A
sabato 4 ottobre 2025, ore 15 Turno F
domenica 5 ottobre 2025, ore 15 Turno C
venerdì 10 ottobre 2025, ore 20 Turno B
sabato 11 ottobre 2025, ore 20 Turno L
domenica 12 ottobre 2025, ore 15 fuori abbonamento


Il dissoluto punito o sia il Don Giovanni

Dramma giocoso in due atti K527

Libretto di Lorenzo Da Ponte dal dramma El burlador de Sevilla y convidado de piedra di Tirso de Molina attraverso il libretto Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giovanni Bertati per Giuseppe Gazzaniga

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Prima rappresentazione Praga, 29 ottobre 1787

Inaugurazione della stagione di opera e balletto 2025/2026

Direttore Constatin Trinks
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla TetI
Luci Fabio Barettin

Don Giovanni Simone Alberghini / Gurgen Baveyan (4, 11)
Donna Anna Desirée Rancatore / Irina Dubrovskaya (4, 11)
Don Ottavio Ian Koziara / David Ferri Durà (4, 11)
Il Commendatore Mattia Denti
Donna Elvira Jennifer Holloway / Monica Zanettin (4, 10, 12)
Leporello Giulio Mastrototaro / Bruno Taddia (4, 11)
Masetto Alex Martini
Zerlina  Chiara Maria Fiorani

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

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Abbonamenti a 5, 8 e 9 titoli: da 70 a 610 euro

Biglietti da 15 a 100 euro

Biglietterie

Teatro Carlo Felice Galleria Cardinal Siri 6 – 16121 Genova
Apertura da lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 19.00.

Per gli spettacoli serali l’apertura è un’ora prima dell’inizio e la chiusura 15 minuti dopo l’inizio. Per gli spettacoli pomeridiani o serali di domenica l’apertura è due ore prima dell’inizio e la chiusura 15 minuti dopo l’inizio.

Teatro Della Gioventù Via Cesarea 16 – 16121 Genova
Martedì e giovedì dalle ore 10.00 alle ore 15.00

Biglietteria On-Line vivaticket.com (biglietto@printhome)

Al Teatro La Fenice nell’ambito del Carnevale di Venezia : Rigoletto di Giuseppe Verdi, regia di Damiano Michieletto, direttore Daniele Callegari

Nel cast Luca Salsi, Ivan Ayon Rivas e Maria Grazia Schiavo

E al termine della replica di San Valentino sarà possibile partecipare su prenotazione ad

una cena romantica nelle Sale Apollinee

Rigoletto di Giuseppe Verdi torna in sena al Teatro La Fenice nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025. Questo amatissimo titolo del grande repertorio sarà ripreso in laguna nell’allestimento che Damiano Michieletto realizzò nel 2017 per l’Opera Nazionale di Amsterdam, poi presentato a Venezia nel settembre 2021 in un regime anti-covid segnato dal distanziamento sociale e da limitazioni di capienza: viene ora finalmente riproposto affinché un pubblico ancora più vasto ne possa godere.

In questa suggestiva messinscena, il regista veneziano, coadiuvato dallo scenografo Paolo Fantin, dal costumista Agostino Cavalca, dal light designer Alessandro Carletti e dal video designer Roland Horvath, ambienta la tragica azione in un manicomio, dove il buffone di corte è stato rinchiuso dopo essere impazzito di dolore per aver involontariamente provocato la morte della figlia. Sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice ci sarà uno specialista del repertorio quale è Daniele Callegari, che guiderà un cast composto da tre interpreti principali di grandissimo richiamo: Luca Salsi in alternanza con Dalibor Janis nel ruolo del titolo; Ivan Ayon Rivas in alternanza con Davide Giusti nel ruolo del duca di Mantova; e Maria Grazia Schiavo in alternanza con Lucrezia Drei nel ruolo di Gilda.

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro La Fenice il 7, 9, 11, 14, 16, 19, 23, 25 e 28 febbraio 2025.

            L’opera va in scena nel contesto delle manifestazioni per il Carnevale di Venezia 2025. Inoltre, in concomitanza della replica che cade nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio 2025, la Fenice propone, al termine dello spettacolo, una cena romantica per gli innamorati nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice per informazioni e prenotazioni, info@festifenice.it, telefono 041 786672.

Rigoletto esordì al Teatro La Fenice l’11 marzo 1851. Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma storico di Victor Hugo Le Roi s’amuse, l’opera giunse sulla scena dopo una serie di vicissitudini legate alle interdizioni della censura, che riteneva inaccettabile il ruolo negativo attribuito a un sovrano, indecoroso il soggetto ed empia la maledizione. Ma Verdi era entusiasta della pièce di Hugo – «è il più gran soggetto e forse il più gran dramma de’ tempi moderni. Tribolet è creazione degna di Shakespeare!» – e riuscì a portare in scena il lavoro incontrando subito il favore del pubblico, anche se non quello della critica, disorientata dall’eccentricità del testo.

Prima opera della cosiddetta ‘trilogia popolare’ con Il trovatore e La traviata, l’opera segna una svolta nell’evoluzione artistica di Verdi; lo stesso personaggio di Rigoletto, buffone ma triste, rancoroso e provocatore ma dolorosamente afflitto, dipinto da Verdi in tutto lo spessore tragico della sua condizione umana, rappresenta una vistosa eccezione in un panorama operistico che distingueva con molto maggior rigore fra misera abiezione e immacolata virtù. Proprio dalla necessità di potenziare la caratterizzazione del personaggio principale muove il rinnovamento operato dalla drammaturgia verdiana intorno a convenzioni radicate: «Cortigiani, vil razza dannata» è l’esempio memorabile che sancisce la nascita di una nuova voce per il melodramma italiano, quella ‘spinta’ del baritono verdiano, dal potente declamato.

«Al centro di questo progetto sta il rapporto tra un padre e una figlia – spiega il regista Damiano Michieletto –. Di tutti gli elementi che si possono sottolineare in una lettura registica di Rigoletto, quello che ho scelto come motore di tutta la storia è la maledizione, che è anche il titolo originale dell’opera e viene ripetutamente evocata fino alla fine. La maledizione si collega al fatto che Rigoletto scopre di essere responsabile della morte della figlia. Il piano che lui ha ordito per uccidere il duca gli si ritorce contro e provoca la morte della sua amata Gilda. Quindi lui si sente colpevole di aver distrutto l’unica cosa preziosa che aveva nella sua vita. Mi sono chiesto che reazione può provocare in un uomo una tragedia come questa. In più l’uomo in questione vive in una condizione di estrema solitudine, non ha parenti né amici, ha solo questa figlia sulla quale riversa tutte le sue attenzioni in maniera morbosa. La consapevolezza di essere causa della sua morte produce in lui la perdita di qualsiasi possibilità di tornare a essere quello che era prima, alla vita precedente, che peraltro lui odiava con tutto se stesso. Odiava il duca, così come detestava la sua condizione di idiota o buffone che dir si voglia. E dunque provoca in lui la follia: rivive tutta la storia come una sorta di lungo flashback. L’impostazione dunque è questa: tutta la vicenda è vista dal punto di vista di Rigoletto, che ricorda con l’ossessione di una mente malata questa tragedia di cui si sente responsabile. Non riesce a liberarsi del senso di colpa che lo opprime e perde ogni contatto con la realtà diventando per così dire il buffone di se stesso. È come se, pur respirando ancora, non fosse più vivo ma solo il fantasma di quello che era stato».

«Il tema della maledizione ricorre con insistenza – commenta il direttore d’orchestra Daniele Callegari – e lo si avverte durante tutto il percorso che conduce al finale. Insiste sul ‘pedale’ di do. Tutti coloro che vi hanno a che fare presentano una scrittura scura, a cominciare da Monterone, che la introduce e che guarda caso è un basso. Ma è la tinta predominante di Rigoletto a essere scura, è sufficiente pensare al duetto tra Sparafucile e il protagonista. La mia intenzione, vista anche l’impostazione forte e marcata della regia di Damiano Michieletto, è di darne una lettura moderna e contemporanea. Se ci si basa, come io faccio abitualmente quando dirigo un’opera di Verdi, sul materiale dell’edizione critica, fuoriesce maggiormente la verità verdiana, e ci si discosta dalle puntature di tradizione».

Nel cast di Rigoletto alla Fenice figureranno Luca Salsi in alternanza con Dalibor Janis nel ruolo del titolo; Ivan Ayon Rivas in alternanza con Davide Giusti nel ruolo del duca di Mantova; e Maria Grazia Schiavo in alternanza con Lucrezia Drei nel ruolo di Gilda. Mattia Denti sarà Sparafucile; Marina Comparato, Maddalena; Carlotta Vichi, Giovanna; Gianfranco Montresor, il conte di Monterone; Armando Gabba, Marullo; Roberto Covatta, Matteo Borsa; Matteo Ferrara e Rosanna Lo Greco, il conte e la contessa di Ceprano.

Maestro del Coro Alfonso Caiani. Regia ripresa da Eleonora Gravagnola.

Ecco il dettaglio delle recite con orari e turni di abbonamento:

venerdì 7 febbraio 2025 ore 19.00 (turno A);

domenica 9 febbraio ore 15.30 (turno B);

martedì 11 febbraio ore 19.00 (turno D);

venerdì 14 febbraio ore 19.00;

domenica 16 febbraio ore 15.30 (turno C);

mercoledì 19 febbraio ore 19.00;

domenica 23 febbraio ore 15.30;

martedì 25 febbraio ore 19.00 (turno E);

venerdì 28 febbraio ore 19.00.