Sabato 20 settembre 2025 alle ore 20 il maestro Jérémie Rhorer sale sul podio della Sala Zubin Mehta

Sabato 20 settembre 2025 alle ore 20 il maestro Jérémie Rhorer sale sul podio della Sala Zubin Mehta – alla guida dell’Orchestra e del Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino – per il primo appuntamento sinfonico-corale dopo la pausa estiva.

In cartellone “Trois Nocturnes” di Claude Debussy, “Shéhérazade” di Maurice Ravel, “Prélude à l’après-midi d’un faune”, sempre di Claude Debussy, e la “Sinfonia in tre movimenti” di Igor Stravinskij.

Solista il soprano Elizabeth Llewellyn.

Dopo la pausa estiva riprende la programmazione concertistica del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

In cartellone, sabato 20 settembre 2025 alle ore 20 in Sala Zubin Mehta, il primo appuntamento con le composizioni di Claude DebussyMaurice Ravel e Igor Stravinskij.

Sul podio, alla testa dell’Orchestra e del Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino, il maestro Jérémie Rhorer, impegnato inoltre fino al 23 settembre in Sala Grande con le recite de Les pêcheurs de perles di Georges Bizet. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il concerto si apre con Trois Nocturnes per coro femminile e orchestra, composizione firmata da Claude Debussy e basata su alcune poesie tratte dai “Poèmes anciens et romanesques” di Henri de Régnier. Segue uno dei più celebri lavori di Maurice RavelShéhérazade, poema per voce e orchestra che gli fu ispirato dalla lettura dei poemi orientali di Tristan Klingsor: nel corso dell’esecuzione del brano la solista è il soprano Elizabeth Llewellyn, al suo debutto sulle scene del Maggio.

La serata prosegue poi con Prélude à l’après-midi d’un faune – fra le composizioni più conosciute di Claude Debussy il quale trasse ispirazione da un’egloga di Mallarmé, poeta tra i più stimati dal compositore -e si conclude con la Sinfonia in tre movimenti di Igor Stravinskij, composta tra il 1942 e il 1945 e dedicata alla New York Philharmonic Symphony Society.

Parlando del concerto, il maestro Jérémie Rhorer si è soffermato sul programma in cartellone, evidenziando come questo unisca alcuni dei più grandi capolavori della musica francese e dell’influenza che questa musica ha avuto su musicisti quali Igor Stravinskij: “Il programma del concerto del 20 settembre è davvero affascinante, poiché unisce e avvicina tre magnifici esempi della musica francese a un grande compositore come Stravinskij. In particolare, soffermandomi su Debussy e Ravel, credo che siano capaci – con la loro musica – di usare l’orchestra per sfruttare tutti i colori musicali del mondo. Sempre parlando di questo programma mi viene inoltre da sottolineare come il direttore debba essere sempre al servizio del compositore, soprattutto in questi casi. Io lavoro sempre per capire quali fossero le intenzioni del musicista, rispettando la struttura del suo lavoro e cercando di restituire al pubblico l’architettura stessa delle musiche che vengono eseguite”.

Il programma:

CLAUDE DEBUSSY

Trois Nocturnes

Nel 1892 Claude Debussy pensò di realizzare una composizione articolata in tre brani per violino e orchestra dal titolo Trois scènes au crepuscule. Il progetto però non fu portato a compimento e il materiale musicale già composto venne impiegato in un’altra partitura nata tra il 1897 e 1899: Nocturnes, trittico sinfonico per coro femminile e orchestra. A dispetto delle sue abitudini, fu lo stesso Debussy a chiarire il senso del titolo in un testo di presentazione: “Non si tratta della forma abituale del Notturno”, disse, “ma di tutto ciò che la parola contiene di impressioni e di luci particolari.” Una musica che vive non solo nella dimensione del tempo ma anche nell’evocazione dello spazio, dove i frammenti tematici sono sottratti alle leggi della dialettica e trattati piuttosto come macchie sonore. Così in Nuages, il primo dei brani, non vi è traccia di un percorso che segua una logica discorsiva. Il tema principale affidato al corno inglese, su un morbido tappeto d’accompagnamento di clarinetti e fagotti, non conosce sviluppo e suggerisce un trascolorare infinito proprio come il passaggio delle nuvole. In Fètes la musica ha un cambio di marcia: il ritmo si fa incalzante e il discorso assume l’aspetto di un flusso con continui mutamenti di direzione. Nell’ultimo brano che chiude il trittico, Sirènes, i vocalizzi delcoro femminile evocano invece l’antico e seducente canto delle sirene su un accompagnamento orchestrale fluttuante e mutevole.

MAURICE RAVEL 

Shéhérazade, poema per voce e orchestra

Il fascino dell’Oriente che tanti artisti aveva contagiato nella seconda metà del XIX secolo non poteva lasciare indifferente un esteta come Maurice Ravel. Già nel 1898 il compositore aveva iniziato a musicare un libretto d’opera dal titolo Shéhérazade, portando però a compimento solo l’ouverture. Cinque anni dopo, nel 1903, ispirato dalla lettura dei poemi orientali di Tristan Klingsor (pseudonimo di Léon Leclère), Ravel realizzò il trittico Shéhérazade, poema per voce e orchestra eseguito per la prima volta a Parigi il 17 maggio del 1904. Nelle tre liriche che compongono il ciclo – Asie, La flûte enchantée, L’indifférent – Ravel recuperò la vocalità declamata sperimentata da Debussy nel Pelléas et Mélisande, rivestendo i voluttuosi versi poetici di Klingsor con linee melodiche di raffinato nitore. L’invocazione iniziale del primo poema ci trasporta in un attimo in quell’Oriente favoloso e immaginifico tanto amato dagli artisti decadenti dove l’incanto timbrico della musica di Ravel riesce a restituire il mistero di notti incantate, i profumi inebrianti di spezie e incensi, i colori mutevoli e fascinosi di mondi e popoli lontani, in uno scambio continuo tra parola ed evocazione sonora. 

CLAUDE DEBUSSY

Prélude à l’après-midi d’un faune

Il primo capolavoro sinfonico di Debussy, Prélude a l’après-midi d’un faune – composto tra il 1891 e il 1894 – trae ispirazione da un’egloga di Mallarmé, poeta vate del simbolismo e tra i più stimati dal compositore. Il risveglio e le le smanie sensuali del fauno del testo poetico sono affidate alla languida melodia iniziale del flauto, un arabesco sensuale che si libra nel vuoto per poi scorrere via tra armonie diverse in un continuo fluttuare di colori ed evocazioni sonore, seguendo una forma totalmente libera. Se ci fu chi non apprezzò l’ondivaga scrittura di Debussy, con l’indefinibile modulazione della frase melodica, il diretto interessato, Mallarmé, ne sottolineò invece la bellezza suggestiva, sottolineando come la musica avesse prolungato l’emozione del suo poema e ne avesse fissato lo scenario più di qualsiasi resa pittorica.

IGOR STRAVINSKIJ

Sinfonia in tre movimenti

La Sinfonia in tre movimenti fu composta da Igor Stravinskij tra il 1942 e il 1945 e dedicata alla New York Philharmonic Symphony Society. Dopo il debutto, il 24 gennaio 1946 a New York, alcuni commentatori associarono l’opera al periodo storico in cui era stata realizzata definendola una “Sinfonia di guerra”. Stravinskij rispose affermando che in essa erano sì riscontrabili i segni “del nostro difficile tempo, con i suoi violenti avvenimenti, con le sue tragiche alternative di speranza e disperazione, le sue inaudite sofferenze, la sua tensione e finalmente con la distensione e il sollievo”, ma che, tuttavia, non si trattava di una Sinfonia a programma. Nell’organico orchestrale rivestono un ruolo primario il pianoforte e l’arpa trattati come strumenti concertanti nel primo movimento (Metronomo = 160) e nel secondo movimento (Andante). Stravinskij sembra qui privilegiare i contrasti timbrici, tipici della forma del concerto, piuttosto che lo sviluppo tematico, proprio della sinfonia. Dopo la cantabilità a tratti cameristica del secondo movimento, l’ispirazione guerresca, già riscontrata nel primo movimento, torna prepotentemente nel terzo movimento (Con moto) dall’inizio fulmineo e contraddistinto dal ritmo di una marcia pesante e squadrata che confluisce poi una fuga.

La locandina:

Claude Debussy

Nocturnes per coro femminile 

e orchestra

Nuages / Fêtes / Sirènes (con coro femminile) 

Maurice Ravel 

Shéhérazade, tre poemi 

per voce e orchestra 

su testi di Tristan Klingsor 

Asie / La flûte enchantée / L’indifférent

Claude Debussy

Prélude à l’après-midi d’un faune

egloga per orchestra

da Stéphane Mallarmé

Igor Stravinskij

Sinfonia in tre movimenti

(160 di metronomo alla semiminima) /

Andante. Interlude: l’istesso tempo / 

Con moto

Direttore Jérémie Rhorer

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Soprano Elizabeth Llewellyn

Orchestra e Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino

Il concerto è preceduto dalla guida all’ascolto tenuta da Katiuscia Manetta nel Foyer di Galleria della Sala Mehta. L’incontro è dedicato ai possessori del biglietto e si svolge 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo (durata: 30 minuti circa).

Prezzi:

Settore D: 20€ 

Settore C: 35€ 

Settore B: 50€ 

Settore A: 70€

Durata complessiva 2 ore circa, con intervallo

Martedì 16 settembre 2025 alle ore 20 al Maggio Fiorentino : Les pêcheurs de perles di Georges Bizet

Martedì 16 settembre 2025 alle ore 20 si riaccendono le luci della Sala Grande del Maggio per il primo appuntamento dopo la pausa estiva: in cartellone “Les pêcheurs de perles” di Georges Bizet.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Jérémie Rhorer.

La regia è firmata da Wim Wenders.

Protagonisti in scena Hasmik Torosyan; Javier Camarena; Lucas Meachem e Huigang Liu. 

Allestimento della Staatsoper Unter den Linden di Berlino

Si riaccendono le luci al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino per il primo appuntamento lirico della stagione, dopo la pausa estiva: in programma, martedì 16 settembre alle ore 20Les pêcheurs de perles di Georges Bizet, proposta nell’allestimento della Staatsoper Unter den Linden di Berlino. Altre tre le recite previste in cartellone: il 19 settembre alle ore 20, il 21 settembre alle ore 15:30 e il 23 settembre alle ore 20.

Sul podio della Sala Grande del Teatro, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Jérémie Rhorer; l’allestimento, ripreso in quest’occasione da Derek Gimpel, è firmato da Wim Winders, la cui regia di un’opera è portata in scena per la prima volta in assoluto in Italia.

Le scene sono di David Regehr; i costumi di Montserrat Casanova; le luci, riprese da Oscar Frosio, sono di Olaf Freese. La drammaturgia è curata da Detlef Giese. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il cast vocale è formato da Hasmik Torosyan nella parte di Léila; Javier Camarena interpreta Nadir; la parte di Zurga è interpretata da Lucas Meachem e Huigang Liu veste i panni di Nourabad.

Parlando dell’opera di Bizet – proposta per la seconda volta nel corso delle stagioni del Maggio dopo la messinscena del febbraio 2016 – il maestro Jérémie Rhorer, al suo debutto in Teatro, ha sottolineato il suo entusiasmo nel dirigere per la prima volta in carriera Les pêcheurs de perles: “Nel corso della mia carriera ho diretto con poca frequenza le opere di Bizet; invece ho affrontato con maggior frequenza la musica sinfonica di Bizet, motivo per cui sono molto felice di questo mio primo incontro con Les pêcheurs”. Continuando nella sua analisi, il maestro ha inoltre evidenziato i rapporti tra la musica italiana e la musica francese: “Negli ultimi anni inoltre ho cominciato a concentrare il mio interesse sui rapporti, peraltro sottostimati, tra la musica italiana e la musica francese, rapporti nati in una rete di relazioni storiche, artistiche, letterarie e musicali che mi affascinano enormemente. Prendiamo Puccini, un autore che per il momento ho potuto dirigere molto poco ma che è da sempre il mio preferito. Venendo proprio ai Pescatori di perle un interrogativo assai stimolante che nasce dall’ascolto di quest’opera è il verificare fino a che punto Puccini la conoscesse e l’abbia utilizzata come modello in alcune sue opere. Ci sono tanti aspetti di Pêcheurs che sembrano ritrovarsi come in un’ideale relazione gemellare in più pagine pucciniane”.

Il maestro Rhorer sarà inoltre impegnato il prossimo 20 settembre in Sala Zubin Mehta per un concerto sinfonico con le musiche di Claude Debussy, Maurice Ravel e Igor Stravinskij.

La regia dell’opera – ripresa da Derek Gimpel – è curata da Wim Wenders il quale, parlandone in occasione della première alla Staatsoper Unter den Linden nel 2020, ne ha evidenziato sia la rarità esecutiva che la bellezza musicale: “Quest’opera ai miei occhi (o piuttosto alle mie orecchie) è ingiustamente poco eseguita: il mio desiderio era dunque quello di ‘esporre’ la storia il più possibile e di raccontarla in modo da indurre o incoraggiare lo spettatore all’ascolto attraverso tutti i nostri mezzi. Ho visto spesso opere in cui c’era sempre qualcosa da vedere, così che guardare diventava più importante che ascoltare. Non volevo che il pubblico uscisse ricordandosi di aver visto qualcosa di grandioso; volevo lasciare la sensazione di aver ‘scoperto’ questa musica e soprattutto che sia stata la musica a raccontarvi la storia. Bizet ha realmente creato con la sua musica un mondo a sé”.

Il mondo che Wenders porta sul palcoscenico è dominato da una scena essenziale, proiezioni molto dai tratti foschi e profondi (mare, onde, nuvole e ombre di palme) sbuffi di fumo e dei costumi altrettanto semplici ed essenziali. Solo il coro nel primo atto porta costumi color giallo-zafferano e capelli rossi; una macchia di colore e di luce che contrasta con il nero. Wenders costruisce uno spazio che lascia protagonista lo svolgersi del dramma.

“Sono davvero felice di tornare qui al Teatro del Maggio dopo le recite di Rigoletto del 2021  – dice Xavier Camarena che interpreta Nadir – e di poterlo fare con quest’opera che, sebbene meno conosciuta della celeberrima Carmen, è un vero capolavoro musicale, ricca di momenti davvero iconici fra i quali il duetto fra Nadir e Zurga. Quella di Nadir è una parte che nel corso della mia carriera ho affrontato solo poche volte ed è davvero emozionante poterla portare in scena di nuovo qui a Firenze. Sicuramente posso dire che a livello tecnico non siamo davanti a un’opera di facile interpretazione; lo stile che richiede la parte di Nadir rende infatti complesso trovare il giusto equilibrio fra quella che era l’intenzione originale del compositore e quella che invece è la tecnica vocale del nostro tempo.  È interessante aver modo di prendere parte a questa produzione di Wim Wenders; il modo in cui è stata pensata, unita al fatto che i solisti in scena sono appena quattro, dà molta ‘responsabilità’ scenica a noi cantanti. La scenografia è essenziale e semplice ed è un modo per noi solisti di essere più attivi e di ‘riempire’ il palcoscenico con i nostri movimenti e con le nostre azioni. Anche con Jérémie Rhorer stiamo lavorando in modo armonico: quando si parla di produzioni come questa è naturale per un cantante infondere del ‘proprio’ al personaggio interpretato e lavorando assieme al maestro Rhorer è quasi spontaneo trovare un bilanciamento fra questo e quella che invece è la sua visione musicale e interpretativa dell’opera di Bizet”.

Hasmik Torosyan – protagonista in scenanella parte di Léila – torna al Maggio dopo il suo debutto avvenuto nell’autunno del 2017 in occasione delle recite de La rondine di Giacomo Puccini: “Sono davvero felice di poter tornare al Maggio e di poterlo fare interpretando la parte di Léila: un personaggio che all’inizio della storia ha tratti quasi angelici ma che, nello sviluppo della vicenda, si scopre essere una donna forte, con un animo davvero combattivo disposta – per il suo amore – a non piegarsi davanti a nulla, un aspetto davvero interessante perché questo cambiamento lo si può notare e soprattutto apprezzare anche sul piano vocale e musicale. La regia e l’allestimento di Wim Wenders, caratterizzati da spazi grandi e semplici, ci spingono a dare un’interpretazione ancora più incisiva poiché ogni personaggio della vicenda deve anche ‘riempire’ questi spazi: non ci sono momenti in cui siamo ‘coperti’ in scena e questo comporta un lavoro molto importante anche sui dettagli più piccoli”.

L’opera:

Les Pêcheurs de perles, opera in tre atti su libretto di Michel Carrè ed Eugène Cormon, fu composta da Georges Bizet nel 1863. Il giovane musicista francese, che si era aggiudicato pochi anni prima il prestigioso” Prix de Rome”, fu ingaggiato dal direttore del Théâtre Lyrique di Parigi Léon Carvalho per realizzare un’opera per il suo teatro. Bizet, all’epoca poco più che ventenne, accettò di buon grado ma trattandosi della sua prima esperienza di prestigio si trovò a mettere in musica il libretto fornitogli da Carvalho senza avere voce in capitolo.

Il soggetto esotico dei Pêcheurs de perles si inseriva nella lunga scia di opere di ispirazione orientale che già da qualche anno erano diventate di gran moda in Francia. L’isola di Ceylon fa da sfondo a una storia d’amore incentrata sul tradizionale triangolo: Léïla, sacerdotessa di Brahma, è amata sia dal pescatore di perle Nadir, sia da Zurga, capo dei pescatori legato a Nadir da un’amicizia di lungo corso. Ma Léïla ama Nadir e Zurga sarà quindi costretto a sacrificare i propri sentimenti rinunciando sia alla donna amata che all’amico.

Già alla prima rappresentazione il 29 settembre del 1863 i critici si scagliarono impietosi contro il libretto, ritenuto banale e privo di originalità. Era stato lo stesso Carvalho a richiedere un plot che abbondasse di situazioni melodrammatiche tradizionali per agevolare il lavoro del giovane debuttante. Tuttavia, nonostante l’inesperienza e un libretto di scarso valore, Bizet riuscì a realizzare per i Pêcheurs de perles una veste musicale fascinosa ricca di ritmi insoliti, languide armonie e preziosità timbriche che magistralmente evocano il misterioso Oriente tanto vagheggiato in quello scorcio di secolo.

La locandina:

LES PÊCHEURS DE PERLES

Musica di Georges Bizet

Su libretto diMichel Carré e Eugène Cormon.

Edizione: Alkor-Edition/Bärenreiter-Verlag, Kassel (2015)

Rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano

Allestimento della Staatsoper Unter den Linden di Berlino 

Maestro concertatore e direttore Jérémie Rhorer

Regia Wim Wenders

ripresa da Derek Gimpel

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene David Regehr

Costumi Montserrat Casanova

Luci Olaf Freese 

riprese daOscar Frosio

Drammaturgia Detlef Giese

Léila Hasmik Torosyan 

Nadir Javier Camarena 

Zurga Lucas Meachem 

Nourabad Huigang Liu 

Bambini

Gherardo Attori, Arianna Barberi, Simone Cardoso, Celeste Castellini, Silvia De Santis, Maria Josè Floriano, Duccio Leoni, Kai Mc Millan, Violante Orso

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€

Platea 3: 75€

Platea 2: 90€

Platea 1: 130€ (per la prima rappresentazione; le altre recite: 110€)

Durata complessiva 2 ore circa, intervallo compreso

Romanticissimo Čajkovskij: al Teatro Nuovo Giovanni da Udine per San Valentino un concerto dedicato a tutti gi innamorati

Venerdì 14 febbraio alle 20.30 l’arrivo della prestigiosa Deutsche Kammerphilharmonie Bremen e della musicista sudcoreana Bomsori, violinista dal talento prodigioso

Nel giorno di San Valentino, il Teatro Nuovo dedica a tutti gli innamorati un concerto fatto di romanticismo musicale allo stato puro.

Venerdì 14 febbraio con inizio alle 20.30, saranno infatti protagoniste al Giovanni da Udine la passione, lo struggimento, ma anche l’estasi e la contemplazione: tutte emozioni che il compositore più romantico dei romantici, Pëtr Il’ič Čajkovskij, è riuscito a concentrare nelle sue meravigliose opere.

Cuore del programma è infatti il Concerto per violino e orchestra che il compositore russo scrisse nel 1878 per un amante segreto, e inconfessabile. E poi la sua ultima sinfonia, la Sesta, intitolata “Patetica” che venne seguita per la prima volta solo 6 giorni prima della morte di Čajkovskij, nel 1893: uno dei capolavori assoluti di tutto il repertorio sinfonico, concepito come il riassunto della vita di un’anima sensibile, in bilico tra aspirazioni e delusioni.  

L’esecuzione di queste splendide pagine è affidata alla Deutsche Kammer philharmonie Bremen, riconosciuta compagine di indiscusso livello internazionale, diretta per l’occasione da Jérémie Rhorer, particolarmente apprezzato per la sua versatilità e creatività. Nel ruolo di solista sarà impegnata la violinista sudcoreana Bomsori, da poco artista in esclusiva della prestigiosa etichetta discografica Deutsche Grammophone, talento prodigioso che unisce ad una musicalità di rara finezza un suono di cristallina trasparenza.

La Deutsche Kammerphilharmonie Bremen è attualmente considerata una delle più prestigiose formazioni orchestrali cameristiche del mondo. Paavo Järvi è il Direttore Artistico dell’orchestra dal 2004; dal 2022 il giovane Tarmo Peltokoski, finlandese, ne è il direttore ospite principale. L’orchestra collabora regolarmente con solisti come Christian Tetzlaff, Maria João Pires, Janine Jansen, Igor Levit, Hilary Hahn e Martin Grubinger; dal 2017 è orchestra ospite permanente dell’Elbphilharmonie Hamburg ed è stata a lungo orchestra in residence della Kölner Philharmonie. Nel 2019 è stata la prima Orchestra in Residence del Festival Musicale di Rheingau ed è stata insignita dei premi Rheingau Musik Preis, Echo, Opus e Diapason d’Or sia per le sue registrazioni sia per i suoi progetti educativi.

Nata in Corea del Sud, Bomsori ha conseguito un Diploma e un Master presso la Juilliard School. Oltre ad aver vinto il 62° Concorso Internazionale di Musica ARD, ha ricevuto premi ai concorsi internazionali Čajkovskij, Queen Elisabeth, Jean Sibelius, Joseph Joachim, Henryk Wieniawski, di Montreal e di Sendai. Bomsori ha ricevuto lo Young Artist Award 2018 dal Ministero coreano della Cultura, dello Sport e del Turismo e lo Young Artist Award 2019 della Korea Music Association. Intensa la sua attività di solista al fianco delle orchestre più celebrate a livello internazionale, tra le quali Filarmonica di New York, Orchestra Nazionale Danese, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, Orchestra Sinfonica di Mosca, Orchestra Sinfonica di Montreal, Orchestra Nazionale Belga, NDR Radiophilharmonie di Hannover, Camerata Salzburg, l’Orchestra da Camera di Monaco e l’Orchestra da Camera di Basilea. Nel febbraio 2021 Bomsori ha firmato un contratto di esclusiva con Deutsche Grammophon. Si esibisce con il violino Guarnieri del Gesù “ex-Moller” (Cremona, 1725), per concessione della Samsung Foundation of Culture of Korea e della Stradivari Society di Chicago, Illinois.

Jérémie Rhorer ha diretto le migliori orchestre internazionali quali Philharmonia Orchestra di Londra, Gewandhaus Orchestra di Lipsia, Orchestre de Paris, Czech Philharmonic, Orchestra Sinfonia di Montreal, Filarmonica del Lussemburgo, Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, con la quale sta svolgendo un Ciclo Ciajkovskij. Molto richiesto come direttore lirico, Rhorer è direttore ospite dei maggiori festival europei, ed è stato a lungo direttore di riferimento mozartiano al Festival Lirico di Aix-en-Provence, oltre che ospite a Glyndebourne, Salisburgo, ai PROMS di Londra e al Festival di Edimburgo. Per oltre 10 anni Jérémie Rhorer è stato colonna portante della programmazione del Théâtre des Champs-Elysées. In Italia è stato ospite del Festival di Spoleto, del festival di Ravello, del Teatro Comunale di Bologna, del Teatro dell’Opera di Roma e dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, oltre che nelle stagioni sinfoniche della Fenice e del Teatro Regio di Torino. Jérémie Rhorer è anche un apprezzato direttore e compositore.

Informazioni e biglietteria

La biglietteria del Teatro Nuovo Giovanni da Udine in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni rappresentazione.

Infopoint in via Rialto 2/b a Udine attivo per la vendita di biglietti e abbonamenti dal martedì al venerdì (escluso festivi) dalle 10.00 alle 12.30.

Acquisti online su vivaticket.it. Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00). biglietteria@teatroudine.it  www.teatroudine.it

Venerdì 14 febbraio 2025 – ore 20.30

Teatro Nuovo Giovanni da Udine
via Trento, 4 – 33100 Udine

DIE DEUTSCHE KAMMERPHILHARMONIE BREMENBOMSORI violinoJÉRÉMIE RHORER direttore

Pëtr Il’ič Čajkovskij
Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 35
Sinfonia n. 6 in Si minore, op. 74 Patetica