Domenica 9 novembre, alle ore 17, in scena al Teatro del Maggio, “Lucrezia Borgia” di Gaetano Donizetti.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, Giampaolo Bisanti; la regia dello spettacolo è di Andrea Bernard.

In scena, nelle parti principali, Jessica Pratt – al suo debutto nel personaggio – interpreta Lucrezia Borgia; Mirco Palazzi è Alfonso I d’Este; René Barbera è Gennaro, Laura Verrecchia veste i panni di Maffio Orsini.

Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Lirico di Cagliari 

La recita dell’11 novembre sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

A distanza di oltre 45 anni dall’ultima messinscena fiorentina e quindi per la terza volta dopo le programmazioni del 1933 e 1979 torna al Teatro del Maggio Lucrezia Borgia, il capolavoro composto da Gaetano Donizetti tratto dall’omonima tragedia di Victor Hugo. 

La prima è in calendario domenica 9 novembre alle ore 17; altre tre recite sono programmate l’11 e il 14 novembre alle ore 20 e il 16 novembre alle ore 15:30.

Sul podio della Sala Grande del Teatro, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Giampaolo Bisanti che torna a dirigere al Maggio dopo le recite della Madama Butterfly del luglio del 2015. La regia dello spettacolo è firmata da Andrea Bernard, di ritorno al Maggio dopo il Don Pasquale andato in scena nel febbraio del 2020. Le scene sono di Alberto Beltrame; i costumi sono di Elena Beccaro e luci sono curate da Marco Alba. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini.

Sul palcoscenico Jessica Pratt veste per la prima volta in carriera i panni della protagonista della vicenda, Lucrezia Borgia, impreziosendo così il suo repertorio con un altro debutto dopo quello avvenuto nella Norma andata in scena – con enorme successo – la scorsa primavera.

Mirco Palazzi, di ritorno a Firenze dopo le recite de La Cenerentola del giugno del 2017, interpreta Alfonso I d’Este; René Barbera, al suo debutto al Maggio, interpreta Gennaro; Laura Verrecchia è Maffio Orsini e Daniele Falcone è Jeppo Liverotto. Don Apostolo Gazella è interpretato da Gonzalo Godoy SepúlvedaDavide Sodini veste i panni di Ascanio Petrucci; Yaozhou Hou è Oloferno Vitellozzo; Mattia Denti è Gubetta e Antonio Mandrillo è Rustighello. Chiudono il cast, rispettivamente nei panni di Astolfo e di Un corriere, Huigang Liu Dielli Hoxha.

“La versione che proporremo in questa produzione è decisamente particolare” ha sottolineato il maestro Bisanti parlando della messinscena “ossia verrà messo in scena uno spettacolo che include tutte le modifiche e le correzioni che Donizetti fece nel corso del tempo, nonché i tre finali alternativi dell’opera. Durante il prologo eseguiremo l’aria Com’è bello di Lucrezia e poi ‘attacchiamo’ la celebre cabaletta Si voli il primo a cogliere che dunque si lega alla versione dell’opera del 1840, quella di Parigi. Nel finale del II atto, invece, faremo la versione di Londra (del 1839) la quale prevede la romanza di Gennaro Madre, se ognor lontano.  Lucrezia è un’opera che musicalmente – all’epoca della sua composizione – sperimentò molto quello che poi si sentirà nei decenni successivi, nonostante l’ostracismo della critica di allora che sottolineò l’assenza di arie soliste al suo interno. Parlando dell’aspetto narrativo si può apprezzare il lavoro notevole fatto da Donizetti e da Felice Romani: Lucrezia è infatti una donna ambiziosa e truce ma ciò che comunque traspare è l’amore che essa ha nei confronti del figlio nel corso dello sviluppo della vicenda. Un altro aspetto importante è senz’altro la dicotomia tragico-comica che pervade la storia; una dicotomia che risalta nella scena del brindisi o in quelle con protagonista Maffio Orsini, il personaggio en travesti dell’opera. 

Da un punto di vista orchestrale posso affermare che non andiamo incontro a particolari difficoltà tecniche; è un’opera in cui l’orchestra è sempre presente e sostiene in modo pulito il canto e i suoi sviluppi. Quello che risulta complesso, in questo tipo di repertorio, è trovare le giuste logiche e il giusto impianto drammaturgico nel rigore ritmico”.

Parlando della sua visione dell’opera, Andrea Bernard ha commentato la sua scelta di ambientarla in un periodo che ha segnato in modo profondo la storia italiana, ossia il secondo dopoguerra; un momento storico che ha gettato la base del nostro Paese così come lo conosciamo oggi. Lo spazio scenico è concepito come un ‘labirinto mentale’ dove la mente di Lucrezia si smarrisce tra potere e desiderio, tra colpa e amore.  Per la prima volta al Teatro del Maggio Musicale si utilizza il palco girevole, un elemento che permette di restituire la velocità dell’opera di Donizetti: “Ho scelto di raccontare Lucrezia Borgia collocandola in un periodo che ha profondamente segnato la nostra generazione e che, sul piano politico e morale, ha gettato le basi dell’Italia in cui viviamo oggi: il dopoguerra, tra la fine degli anni ‘40 e l’inizio degli anni ‘50.  Un tempo sospeso tra la voglia di rinascere e la paura di cambiare, in cui la fede si intreccia alla politica e il potere si traveste da morale. È l’epoca dell’accentramento del potere di Pio XII e della nascita della Democrazia Cristiana, un tempo in cui la Chiesa pone l’umanità di fronte a un bivio morale – “o con Dio, o contro Dio” – mentre una nuova intellettualità, disillusa dalle ferite della guerra, cerca un linguaggio capace di interpretare il futuro”.

“In una Roma ambigua, intrisa di penitenza, corruzione e fervore politico” continua Bernard “si muovono prelati, aristocratici e giovani idealisti che anticipano la società della Dolce Vita. Sono gli anni in cui il pensiero si riaccende tra le pieghe di una Roma inquieta e febbrile: scrittori, artisti, registi e filosofi si ritrovano nei caffè del centro – dal Caffè Greco di via Condotti ai tavolini di via Veneto – per discutere, dubitare e reinventare la realtà. I riferimenti cinematografici – da C’eravamo tanto amati di Ettore Scola a Todo modo di Elio Petri – diventano coordinate estetiche per un racconto in cui la storia personale di Lucrezia si intreccia con quella collettiva di un Paese in cerca di identità”.

Jessica Pratt veste per la prima volta in carriera i panni di Lucrezia Borgia: “Sono davvero felice ed emozionata di tornare qui al Maggio – o meglio, a casa! –  per debuttare in un ruolo così bello come quello di Lucrezia. L’opera è davvero fantastica, caratterizzata da tinte drammatiche arricchite da un pathos davvero incredibile e personalmente era davvero molto tempo che attendevo di poter debuttare con questo personaggio. Questo vale non solo per l’impegno vocale che Lucrezia richiede, ma anche sul lato attoriale. Si parla infatti di una donna matura,  forte e decisa in modo ferreo nelle sue decisioni. Ma a questo aspetto del suo carattere emerge anche altro, ovvero quanto lei sia vulnerabile nei confronti di suo figlio.”

Mirco Palazzi è Alfonso I d’Este: “Da un punto di vista vocale penso che Lucrezia sia senz’altro impegnativa; ci sono parti di essa dove il suono dell’orchestra è molto forte e presente, e questo incide anche sulla tessitura che questo comporta; la parte di Alfonso è interpretata anche dai baritoni e questo la rende davvero una sfida. Molte parti sono infatti perfettamente adatte a un basso, naturalmente, ma altre parti sono decisamente più baritonali e questo rende il personaggio quasi double face; ciò ovviamente richiede un’attenzione vocale importante per poter ‘abbracciare’ questi due aspetti. 

A questo si aggiungono moltissimi contrasti che rendono in modo perfetto quelli che sono gli aspetti del carattere di Alfonso: un personaggio che si svela subito e poi si ‘ricostruisce da capo’ nelle scene successive. Guardando a Victor Hugo e al suo altro grande dramma, ossia Le roi s’amuse da cui poi verrà tratto il Rigoletto verdiano, si può anche pensare a un parallelismo fra il Duca di Mantova e Alfonso. In realtà si tratta di due anime molto diverse in quanto il primo è crudele e quasi sadico a causa del suo stesso carattere mentre Alfonso è permeato da una rabbia che nasce da una ferita, e dunque da una ragione ben precisa.” 

Soffermandosi sugli aspetti che più caratterizzano la sua parte René Barbera, che debutta al Maggio, ha evidenziato la fibra morale che rende Gennaro un personaggio molto forte: “È un giovane perso, gli manca una madre che non conosce. Tutta la sua vita è stata una bugia, pensava di essere figlio di un pescatore ma scoprirà che non è così. Depressione, rabbia, amarezza… vorrebbe scappare ma alla fine rimane con e per i suoi amici, in particolare con il suo caro Maffio Orsini. Per lui ha giurato “fino alla morte, fino alla fine”. Nonostante l’avvelenamento e l’aver tentato di uccidere la madre, scopre di essere figlio di Lucrezia e si condanna alla sorte di tutti.

La recitazione non è semplice; devi cercare di dare voce alle tue parti più oscure e quelle emozioni che il personaggio prova e, inoltre, non dobbiamo lasciare che le nostre emozioni si leghino troppo alla parte da interpretare. Bisogna trovare un modo di trasmetterle e la musica ovviamente aiuta molto questo processo.”

Laura Verrecchia, è al suo debutto nella parte di Maffio Orsini e ha sottolineato gli aspetti più interessanti che caratterizzano questo personaggio: “Questa parte è davvero curiosa e intrigante. Maffio è un ruolo en travesti e questo mi diverte molto: mi dà modo di ‘tirar fuori’ il mio lato maschile. Naturalmente ciò comporta il dover fare un lavoro molto particolare ma al contempo divertente e stimolante. Questa produzione è molto coinvolgente: Andrea Bernard ha scavato in modo profondo nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, lavorando in molto sulle nostre capacità attoriali.”

L’opera:

Composta nell’autunno del 1833, Lucrezia Borgia debutta al Teatro alla Scala il 26 dicembre dello stesso anno. La fonte è il dramma omonimo di Victor Hugo che Felice Romani, autore del libretto, dispose in un prologo e due atti. Fu lo stesso Donizetti a proporre a Romani di ricavare un libretto d’opera dal dramma di Hugo, attratto tanto dalle situazioni ad alta tensione presenti nel testo quanto dalle atmosfere cupe che contornano la vicenda.

Lucrezia Borgia, donna spietata nella gestione del potere e pronta a eliminare ogni suo nemico, ritrova il figlio segreto Gennaro che ha dovuto abbandonare in tenera età. Il giovane, ignaro della verità, si sente attratto da quella nobildonna mascherata, fino a quando gli amici ne rivelano l’identità strappandole la maschera e oltraggiandola pubblicamente. Da quel momento si innesca una serie di eventi sempre più drammatici che porteranno all’avvelenamento della brigata di amici di Gennaro, lui stesso compreso. Solo alla fine dell’opera, nel corso di un duetto pieno di pathos, il giovane scoprirà di essere il figlio della tanto odiata Lucrezia.

In Lucrezia Borgia, Donizetti forgiò musicalmente la figura di una donna assai complessa e dalla doppia personalità. Il ruolo della protagonista, tanto spietata con i nemici quanto amorevole con il figlio segreto, richiede infatti un’interprete dotata di maestria vocale unita a grande personalità drammatica.

La cronologia dell’opera a Firenze e al Maggio:

• 24, 26 e 29 aprile 1933

Gino Marinuzzi, direttore

Guido Salvini, regia

Mario Sironi, scene e costumi

– 

Tancredi Pasero; Don Alfonso

Giannina Arangi Lombardi; Lucrezia Borgia

Beniamino Gigli; Gennaro

Gianna Pederzini; Maffio Orsini

• 13, 17, 20, 25 febbraio, 1 e 4 marzo 1979

Gabriele Ferro, direttore

Giancarlo Sepe, regia

Raffaele Del Savio, scene

– 

Bonaldo Giaiotti; Don Alfonso

Katia Ricciarelli / Leyla Gencer; Lucrezia Borgia

Alfredo Kraus; Gennaro

Elena Zilio; Maffio Orsini

La locandina:

LUCREZIA BORGIA

Melodramma in un prologo e due atti di Felice Romani

Musica di Gaetano Donizetti 

Edizione critica a cura di Roger Parker e Rosie Ward.

Ricordi/Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo.

Rappresentante per l’Italia: Casa Ricordi Srl, Milano.

Maestro concertatore e direttore Giampaolo Bisanti

Regia Andrea Bernard

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Alberto Beltrame

Costumi Elena Beccaro

Luci e video Marco Alba

Assistente registaTecla Gucci

Assistente scenografoEleonora De Leo

Assistente costumistaEmilia Zagnoli

Don Alfonso, Duca di Ferrara Mirco Palazzi

Donna Lucrezia Borgia Jessica Pratt

Gennaro René Barbera

Maffio Orsini Laura Verrecchia

Jeppo Liverotto Daniele Falcone

Don Apostolo Gazella Gonzalo Godoy Sepúlveda

Ascanio Petrucci Davide Sodini

Oloferno Vitellozzo Yaozhou Hou

Gubetta Mattia Denti

Rustighello Antonio Mandrillo

Astolfo Huigang Liu

Un coppiere Dielli Hoxha

Figuranti speciali

Roberto Andrioli, Andrea Bassi, Francesca Cellini, Maria Novella Della Martira, Maria Caterina Frani, Teodora Fornari, Enrico L’Abbate, Alexev Mustvatse, Francesco Pacelli, Leonardo Paoli Roberta Raimondi, Sara Silli

Bambini

Ada Nannucci, Giovanni Orlando, Camilla Parenti

Martedì 4 novembre alle ore 16:30 – nel Foyer della Sala Grande – Piero Mioli presenta l’opera al pubblico.

In collaborazione con Il Foyer – Amici della Lirica di Firenze; ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€ – Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€ – Platea 1 (Repliche): 110€

Platea 1 (Prima recita): 130€ 

“L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, lunedì 7 luglio alla suggestiva Cavea

Lunedì 7 luglio 2025 alle ore 21, la suggestiva Cavea del Maggio torna ad aprirsi al pubblico per il primo appuntamento della Stagione Estiva 2025.

In cartellone una delle più celebri opere di Gaetano Donizetti, “L’elisir d’amore”.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, Alessandro Bonato; la regia del nuovo allestimento è affidata a Roberto Catalano.

Due le fasce di prezzo per i biglietti: Poltroncine 50€ / Gradinate 30€

Nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

Dopo il grande successo di pubblico ottenuto la scorsa estate con la messa in scena de Il barbiere di Siviglialunedì 7 luglio alle ore 21 la Cavea del Maggio – il teatro sotto le stelle sul tetto del Teatro – torna ad aprirsi con una delle più amate opere del melodramma italiano, “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, proposto in un nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. Da questa occasione il primo settore della Cavea sarà dotato di sedute più confortevoli.  Altre tre le recite in cartellone, tutte alle ore 21: il 9, l’11 e il 14 luglio 2025.

“Siamo molto felici di presentare anche quest’anno un’opera in forma scenica e poi “I Carmina Burana” nella Cavea del nostro Teatro. Uno spazio per l’estate che l’anno scorso è stato dotato di un vero e proprio palcoscenico e della buca per l’orchestra e che d’ora in avanti è arricchito anche con delle sedute più comode per il pubblico. Uno teatro all’aperto bellissimo che potrà essere frequentato dai cittadini e dai molti turisti che visiteranno Firenze e la Toscana – ha sottolineato il sovrintendente Carlo Fuortes – si ripete, dunque, l’esperienza iniziata la scorsa estate che ha avuto un grandissimo riscontro dal nostro pubblico. La Cavea diventerà in futuro il luogo dell’offerta estiva di spettacolo del nostro Teatro, anche in considerazione della piacevolezza del luogo e dell’ottima acustica che non richiede nessuna amplificazione del suono dell’Orchestra, del Coro e dei cantanti.”

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Alessandro Bonato; la regia del nuovo allestimento è firmata da Roberto Catalano, al suo debutto al Teatro del Maggio.  Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini. Le scene sono di Emanuele Sinisi, i costumi di Ilaria Ariemme e le luci sono firmate da Oscar Frosio. Il cast vocale è formato da Lavinia Bini nella parte di Adina; Nemorino è interpretato Antonio MandrilloHae Kang veste i panni di Belcore; Roberto De Candia è Dulcamara e Aloisia de Nardis interpreta Giannetta.

Parlando di questo nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento Alessandro Bonato – che torna al Maggio dopo il suo debutto sinfonico dello scorso settembre – ha evidenziato come i personaggi de L’elisir d’amore siano tutti caratterizzati in modo superlativo: “L’elisir  ha pochi personaggi, ma estremamente caratteristici e caratterizzati. Tra essi, Nemorino è colui che vira la partitura verso il “patetico”: un innamorato, puro, sincero che, per colpa della sua virtù, in mezzo ad altri che virtù non hanno, risulta un pesce fuori d’acqua, completamente estraneo alle dietrologie e gli scopi materiali, tanto da essere etichettato con epiteti canzonatori e offensivi come buffone, malaccorto e addirittura mezzo pazzo.  Musicalmente Donizetti usa degli stratagemmi straordinari per rinforzare ciò che avviene sulla scena e caratterizzare ulteriormente i personaggi. Nella mia lettura dell’opera  – continua Bonato – sono concentrato sulla partitura e sul libretto, cercando di andare più a fondo possibile e capire le motivazioni che stanno dietro a ciò che è scritto. Ho tolto, per esempio, alcune varianti eseguite di tradizione e ho lavorato per rispettare pedissequamente le indicazioni riportate dal compositore, specialmente per quanto riguarda i cambi di tempo continui all’interno dello stesso numero musicale”.

Roberto Catalano, al suo debutto in Teatro, ha parlato di quello che può, in parte, essere la chiave di lettura del capolavoro donizettiano, e di quelli che possono essere gli aspetti che si celano dietro alla leggerezza della trama: “Adina, la protagonista della ‘nostra’ vicenda è la donna che porta dentro di sé una ferita antica, legata a un tradimento subìto da bambina, è un personaggio che rifiuta i sentimenti e il rischio che costa provarli, tenendo a debita distanza l’amore e qualsiasi pericolo di tornare a fidarsi ancora. L’artista di strada, sotto le mentite spoglie di un ciarlatano di nome Dulcamara, s’inventa dunque uno stratagemma per invitare lei (e tutta l’umanità lavoratrice e ingrigita) a scardinare il rigore e la serietà attraverso il gioco; un filtro magico che altro non è che l’acqua della fontanella del parco che tutti hanno sempre bevuto”.

Catalano ha pensato a uno spazio che dialogasse in piena sintonia con la Cavea del Teatro e del suo nuovo palcoscenico e perciò ha disegnato un parco urbano contemporaneo. Qui si svolgerà la trama dell’opera mostrando sin da subito, durante il preludio, un’Adina bambina che gioca su una delle altalene del parco e che ritroveremo poco dopo, con un salto temporale dato alla musica, adulta e capricciosa (ma avremo capito perché) a sfogliare il libro dove si narra la storia del filtro amoroso bevuto da Tristano che dà spunto all’intera vicenda. 

La locandina:

L’ELISIR D’AMORE

Musica di Gaetano Donizetti

Su libretto di Felice Romani

Nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Haydn di Bolzano

Maestro concertatore e direttore Alessandro Bonato

Regia Roberto Catalano

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Emanuele Sinisi

Costumi Ilaria Ariemme

Luci Oscar Frosio

Adina Lavinia Bini

Nemorino Antonio Mandrillo

Belcore Hae Kang

Dulcamara Roberto De Candia

Giannetta Aloisia de Nardis

Prezzi:

Gradinate: 30€

Poltroncine: 50€

Durata:

Atto I: 1 ora e 11 minuti | Intervallo: 30 minuti | Atto II: 57 minuti

Durata complessiva 2 ore e 40 minuti circa

I concerti della Stagione Sinfonica del Teatro Carlo Felice

Wagnerismi

Mezzosoprano Kate Aldrich, Direttore Riccardo Minasi, Orchestra dell’Opera Carlo Felice

Concerto di PasquaLiguria Musica

Voce recitante Linda Gennari, Direttore Riccardo Minasi, Orchestra dell’Opera Carlo Felice

Concerto di Pasqua I

Viola Eleonora De Poi, Soprano Angelica Disanto, Mezzosoprano Alena Sautier,

Tenore Antonio Mandrillo, Basso Roberto Lorenzi, Pianoforte e organo Patrizia Priarone,

Direttore Claudio Marino Moretti, Coro dell’Opera Carlo Felice

Concerto di Pasqua II

Voce recitante Linda Gennari, Direttore Riccardo Minasi, Orchestra dell’Opera Carlo Felice

Nel mese di marzo 2024, diversi appuntamenti con la Stagione Sinfonica dell’Opera Carlo Felice Genova vedranno impegnati il direttore musicale del Teatro, Riccardo Minasi, il Maestro del coro Claudio Marino Moretti, l’Orchestra e il Coro dell’Opera Carlo Felice Genova, e numerosi solisti.

Giovedì 21 marzo, alle ore 20.00 sarà la volta di Wagnerismi, un concerto sinfonico che vedrà protagonisti il mezzosoprano Kate Aldrich, il direttore Riccardo Minasi e l’Orchestra dell’Opera Carlo Felice. In programma l’ouverture di Euryanthe, di Carl Maria von Weber, i Wesendonck-Lieder e l’Idillio di Sigfrido, di Richard Wagner, e La mort de Cléopâtre, di Hector Berlioz. Il contenuto musicale si concentra sull’influenza del teatro musicale sul sinfonismo in età romantica e post-romantica. L’ouverture di Weber, composta nel 1823, intensa e impetuosa, rappresentò una profonda innovazione della scrittura orchestrale in ambito drammatico, e fu per questo aspetto molto apprezzata proprio da Wagner. I titoli wagneriani in programma rappresentano le uniche pagine non operistiche del suo catalogo, nelle quali è possibile osservare quali aspetti della scrittura drammatica convergono nel genere cameristico, sia nella musica vocale da camera con i Wesendonck-Lieder (risalenti al 1858), sia nella musica cameristica strumentale, con l’Idillio di Sigfrido (composto nel 1870). Anche La mort de Cléopâtre, scena lirica per soprano o mezzosoprano e orchestra composta da Berlioz nel 1829, si inscrive in questo tipo di operazione, nella quale il compositore rende a pieno la tragicità della narrazione attraverso una scrittura orchestrale di grande impatto.

Mercoledì 27, giovedì 28 marzo, venerdì 29 marzo alle ore 21.00, e sabato 30 marzo alle ore 20.00, Riccardo Minasi tornerà alla direzione dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice, con la Voce recitante di Linda Gennari, nel Concerto di Pasqua. Le quattro date del concerto si riferiscono sia alla rassegna Liguria Musica (mercoledì 27 alla Concattedrale dei Santi Maurizio e Compagni Martiri di Imperia, giovedì 28 al Teatro Alessandrino di Alessandria, venerdì 29 marzo al Teatro Romualdo Marenco di Novi Ligure) sia alla Stagione Sinfonica (sabato 30 all’Opera Carlo Felice). Il programma prevede l’esecuzione di Die Sieben Letzten Worte Unseres Erlösers Am Kreuze (Le sette ultime parole di Cristo sulla croce), di Franz Joseph Haydn. Il brano venne composto per il Venerdì Santo del 1786, e si articola in nove sezioni che ripercorrono gli ultimi istanti di vita di Gesù attraverso le parole rivolte al Padre. L’esecuzione era pensata per essere accompagnata dalla lettura di passi dalle Sacre Scritture. In questa occasione, l’esecuzione musicale si alterna alla lettura di testi poetici di autori quali Fernando Pessoa, Samer Abu Hawwash, Alda Merini, Giovanni Testori, Mario Luzi, Jacopone da Todi, Andrea Zanzotto e Refaat Alareer. Il concerto è realizzato in collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova.

Venerdì 29 marzo, alle ore 20.00, si terrà il Concerto di Pasqua I, Claudio Marino Moretti dirigerà la violista Eleonora De Poi, il soprano Angelica Disanto, il mezzosoprano Alena Sautier, il tenore Antonio Mandrillo, il basso Roberto Lorenzi, la pianista e organista Patrizia Priarone e il Coro dell’Opera Carlo Felice. Il programma si apre con il Requiem per coro, viola e organo di Giacomo Puccini (che si unisce ai titoli della Stagione Lirica Madama Butterfly e La bohème nell’ambito delle celebrazioni per i cento anni dalla scomparsa del compositore), composto nel 1901. Si tratta di una pagina unica nel catalogo di Puccini, che la realizzò per omaggiare Giuseppe Verdi, scomparso da poco. Segue lo Stabat Mater per soli, coro e pianoforte op. 58 di Antonin Dvořák (in occasione del progetto “Genova capitale del Medioevo 2024”), un brano dal carattere intenso e meditativo, composto nel 1877. Dvořák affrontava allora un momento molto difficile, avendo vissuto dei lutti in famiglia, e trovò nella sequenza liturgica medievale la miglior espressione della propria fede.

Dichiara Jessica Nicolini, coordinatrice delle politiche culturali di Regione Liguria: «Questo Teatro così ricco di storia e tradizione che ha saputo negli anni aprirsi e rinnovarsi continua a essere un faro nel panorama culturale italiano e internazionale e la Stagione Sinfonica è un tributo alla bellezza e alla potenza della musica. A scorrere i titoli di questa Stagione del Carlo Felice l’impressione è davvero quella di una scelta ricca e varia. I due brani di Wagner in programma questo giovedì sono una risposta a quanti in Italia si lamentano di quanto poco si frequenti Wagner nelle nostre sale. Ci sono bellissimi concerti pasquali, sia con coro che con orchestra. Una particolare soddisfazione per Regione è la serie di tre concerti della Settimana Santa previsti a Imperia, Alessandria e Novi Ligure e ancora il concerto della serie Novecenti che domenica 24 è previsto nel Foyer, con ben due pezzi di Benjamin Britten con cui è stata aperta questa Stagione e si aprirà la prossima del Carlo Felice in coproduzione col nostro Teatro Nazionale. Ancora una volta sarà un’esperienza straordinaria lasciarsi trasportare dalle onde sonore in questo magnifico teatro che  ha saputo aprirsi a tutta la cittadinanza, promuovendo l’inclusione sociale e offrendo un’esperienza culturale significativa a tutti i membri della comunità per essere trasportati in un mondo di bellezza. Perché un teatro come il nostro Carlo Felice si è connotato non solo come un luogo di spettacolo, ma anche un punto di incontro e di condivisione dove le persone possono connettersi attraverso l’arte e la bellezza della musica. Un regalo per l’anima e un’opportunità per nutrire lo spirito e per riempire la vita di gioia e di speranza.»

Biografie

Riccardo Minasi si è rapidamente affermato come uno dei talenti più entusiasmanti emersi sulla scena europea negli ultimi anni. Oltre alla sua posizione di direttore principale della Mozarteumorchester di Salisburgo, i recenti e imminenti debutti sinfonici includono alcuni tra i più rinomati teatri e sale da concerto italiani e internazionali. Nel gennaio 2022 è stato nominato primo direttore artistico de La Scintilla all’Opera di Zurigo. Mantiene rapporti regolari con NDR Radiophilharmonie Hannover, Ensemble Resonanz e La Scintilla. Ha recentemente diretto produzioni operistiche per il Glyndebourne Festival Opera, per il Salzburger Festspiele, per l’Opera di Zurigo, per l’Opera di Stato di Amburgo, e ha debuttato alla Dutch National Opera, per l’Opéra National de Lyon. Riccardo Minasi ha una vasta esperienza discografica con i migliori artisti del mondo, ed è apparso in quattro album vincitori dell’Echo Klassik Award. Le sue registrazioni delle Sette ultime parole di Cristo sulla croce di Haydn e dei Concerti per violoncello di C. P. E. Bach hanno ricevuto il Diapason d’Or de l’Année. È stato consulente storico per l’Orchestra Sinfonica di Montréal, oltre a essere curatore ed editore con Maurizio Biondi dell’edizione critica 2016 Bärenreiter di Norma. Come solista e primo violino si è esibito con diverse importanti orchestre e solisti. Dal 2022 è direttore musicale dell’Opera Carlo Felice Genova.

Claudio Marino Moretti studia composizione con Franco Donatoni e pianoforte con Antonio Ballista. Collabora per alcuni anni con Mino Bordignon ai Civici cori di Milano e successivamente con Bruno Casoni al Teatro Regio di Torino. Fonda il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino e del Conservatorio di Torino col quale svolge un’intensa attività didattica e concertistica. Dal 2001 è maestro del coro del Teatro Regio di Torino col quale tra le altre cose incide a Colonia, assieme al Coro della Radio di Colonia e al Coro della Radio di Amburgo, il Requiem di Giuseppe Verdi con la direzione di Semyon Bychkov. Dal 2008 al 2021 è maestro del coro del Teatro La Fenice di Venezia che prepara, oltre che nel grande repertorio operistico e sinfonico, per la prima mondiale del Requiem di Bruno Maderna e successivamente di Intolleranza di Luigi Nono. Ha tenuto molti concerti con repertori che spaziano dall’integrale dei mottetti di Bach ai compositori del Novecento storico e contemporaneo. Ha collaborato con direttori d’orchestra quali Luisi, Noseda, Campanella, Frizza, Chung, Gardiner, Harding, Prêtre, Plasson, Bychkov, Abbado e molti altri. Dal 2022 è maestro del coro dell’Opera Carlo Felice Genova.

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it