Daniele Callegari dirige l’Orchestra del Teatro La Fenice il 25 e 27 settembre, al Teatro Malibran

Biglietti a 10,00 €

per la replica di domenica 27 settembre

riservata agli under35

in programma musiche di Bizet e Čajkovskij

Daniele Callegari sarà il protagonista del prossimo appuntamento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice, in programma al Teatro Malibran venerdì 25 settembre 2026 ore 20.00 (turno S) e, in esclusiva per il pubblico under35, domenica 27 settembre 2026 ore 17.00. Il maestro milanese, tra i più richiesti e apprezzati del panorama attuale, guiderà l’Orchestra del Teatro La Fenice in un programma affascinante che affiancherà alla limpida eleganza francese della Sinfonia in do maggiore di Georges Bizet il colore popolare dell’Est europeo della Sinfonia n. 2 in do minore Piccola Russia di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

            La recita speciale di domenica 27 settembre sarà dunque riservata ai giovani tra i 18 e i 35 anni, che potranno acquistare il proprio biglietto al costo super-agevolato di 10,00 €. Si tratta dell’ormai nota iniziativa promozionale nata con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla musica classica e realizzata dal Teatro La Fenice grazie al sostegno di McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet e Bellussi Valdobbiadene.

            Votato alla musica scenica e teatrale, Georges Bizet (1838-1875) ha esordito ragazzo con un’opera che pareva annunciare un luminoso futuro di sinfonista: la Sinfonia in do maggiore, composta nell’autunno del 1855, senza apparenti richieste esterne, mentre il diciassettenne maestro ancora faceva pratica nel teatro parigino dell’Opéra-Comique. La Sinfonia restò manoscritta e ignorata per quasi ottant’anni; nel 1923 Reynaldo Hahn, amico intimo del figlio di Bizet, donò al Conservatorio di Parigi un insieme di partiture fra le quali era finito l’autografo della composizione; lo storico Chantavoine ne diede notizia sul «Ménestrel» e due anni dopo, il 26 febbraio 1935, Felix Weingartner ne diresse la prima esecuzione a Basilea, aprendo la strada alla notorietà dell’opera, da allora sempre rimasta in repertorio. È un lavoro che ha la leggerezza e la felicità delle ‘opere prime’, delle opere nate senza sforzo apparente che sembrano sorprendersi da sole della loro vitalità al saluto del primo giorno; volendo, qualche modello può essere segnalato, come la Sinfonia in re maggiore di Gounod, che a sua volta discende dalla Sinfonia nella stessa tonalità di Cherubini; ma tutta di Bizet è l’innata attillatezza, l’eleganza e la freschezza dei temi.

La Sinfonia n. 2 in do minore, che porta il sottotitolo di Piccola Russia, fu composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) a partire dal giugno del 1872: il compositore la portò a termine in maniera meno convulsa rispetto alla Prima, che gli era costata un totale esaurimento nervoso, e orchestrata con gesti che suscitarono il plauso del Gruppo dei Cinque, quando Čajkovskij la presentò in anteprima, al pianoforte, a casa di Rimskij-Korsakov, a San Pietroburgo. I temi del folklore ucraino scatenarono l’appoggio dei maestri più anziani, conservatori, e il trentaduenne compositore accettò di pubblicarla con il nome di Piccola Russia, come veniva chiamata l’Ucraina. Fu Nikolaj Rubinštejn, da sempre suo paladino, a dirigerne la prima esecuzione a Mosca, il 26 gennaio 1873. Come sempre Čajkovskij non fu pienamente soddisfatto del risultato ottenuto, e rivide la partitura, in particolare il primo e il terzo movimento. Nella nuova veste la Sinfonia venne proposta a San Pietroburgo, nel 1880, quando ormai Čajkovskij era l’autore dell’Onegin, del Lago dei cigni e del Concerto per violino.

I biglietti per il concerto – da € 10,00 a € 90,00; riservato under35 (27 settembre) € 10,00 – sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Daniele Callegari

È stato direttore principale dell’Orchestre Philharmonique de Nice dell’Opéra Nice Côte d’Azur dal 2021 al 2023. Dal 1998 al 2001 è stato direttore principale al Wexford Opera Festival e dal 2002 al 2008 è stato direttore musicale della DeFilharmonie di Anversa. Nato a Milano, diplomato al Conservatorio della sua città in contrabbasso e percussioni, a soli ventidue anni è entrato a far parte dell’orchestra del Teatro alla Scala, dove ha avuto modo di suonare con i più importanti direttori. Questo confronto stimolante lo ha riportato al Conservatorio, per studiare Direzione d’orchestra e composizione. Ha diretto alcune fra le maggiori istituzioni concertistiche del mondo, fra le quali: Orchestre Metropolitain de Montréal, Orchestre Nationale de l’Île de France, Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, Orchestre de La Monnaie de Bruxelles, Rotterdam Philharmonic Orchestra, Orchestre National de France, Orchestra Sinfonica Nazionale della rai, Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, Münchner Rundfunkorchester, Tokyo Philharmonic Orchestra, Orquesta Nacional de Madrid, Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano. È regolarmente invitato dai maggiori teatri e dalle più prestigiose sale concertistiche del mondo, dove ha diretto molte importanti produzioni, fra le quali Nabucco, La traviata, Il trovatore e La Gioconda al Metropolitan, Orlenskaya Deva alla Carnegie Hall di New York, Turandot alla Scala, Il trovatore, Rigoletto e Madama Butterfly all’Opéra National de Paris, Maria Stuarda al Théâtre des Champs-Elysées de Paris, Norma, La Gioconda, Aida, Poliuto al Liceu de Barcelona, L’elisir d’amore e La traviata a Berlino, Tosca, La bohème, Un ballo in maschera e Rigoletto a Monaco, Don Giovanni, Falstaff e Aida alla San Diego Opera, Otello, Jérusalem e Messa da Requiem al Festival Verdi di Parma, I masnadieri, Tosca, Otello, Attila ed Ernani a Monte-Carlo; Ariane et Barbe-Bleue a Strasburgo, Don Pasquale a Pechino, Cavalleria rusticana e Pagliacci a San Francisco, Un ballo in maschera a Tel Aviv. Fra gli impegni recenti, Cavalleria rusticana/Pagliacci, Rigoletto a Monaco di Baviera; Il trovatore e Nabucco al Met; Tosca all’Opera Reale di Stoccolma e al Festival Puccini di Torre del Lago; Turandot ad Amburgo; La bohème e Falstaff a Nizza; Aida ad Amburgo; Pagliacci a Tel Aviv; I lombardi alla prima crociata a Montecarlo. Per la Fenice dirige Rigoletto (2025 e 2021), Madama Butterfly (2023 in tournée a Ljubljana, 2019 e 2017), Il trovatore (2020), Turandot (2019), Norma (2016), Tosca (2014 e 2008) e La bohème (2012).

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo in scena al Teatro Malibran; si rinnova la collaborazione della Fenice con l’Accademia di Belle Arti

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo: è questo il prossimo titolo in programma al Teatro Malibran, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Sarà proposto in un nuovo allestimento con la direzione musicale di Daniele Callegari, alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, e con due nomi di assoluto richiamo quali interpreti principali: Gregory Kunde e Selene Zanetti, quest’ultima al debutto nel ruolo di Nedda. La messinscena, con la regia di Andrea Bernard, rinnova inoltre l’ormai collaudata collaborazione della Fenice con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, che sarà responsabile di scene e costumi, rispettivamente a cura di Martina Calore e Tracy James. Il light design sarà firmato da Andrea Benetello. Debutta in questa produzione la maestra del Coro del Teatro La Fenice Elena Pierini; mentre il coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani è preparato da Diana D’Alessio. Cinque le recite al Teatro Malibran: il 18, 20, 22, 24, 26 settembre 2026.

          Capolavoro del verismo italiano, Pagliacci è l’opera più nota di Ruggero Leoncavallo (1858-1919), con Pietro Mascagni e Umberto Giordano tra i maggiori esponenti della ‘Giovane scuola’ verista italiana. Il libretto, redatto dallo stesso Leoncavallo, trae argomento da un fatto di cronaca realmente avvenuto a Montalto Uffugo in Calabria, un delitto di gelosia che originò un processo in cui fu giudice proprio il padre del compositore. Rappresentata per la prima volta al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, sotto la direzione di Arturo Toscanini, e nel giro di pochi mesi subito rappresentata ovunque, quest’opera si avvale di elementi di modernità, ma non è un’opera ‘sperimentale’, destinata ad aprire nuove vie espressive: intrecciata di prestiti melodici colti, in particolare da Mendelssohn, e ricca di riferimenti e citazioni musicali da Carmen di Bizet e da Otello di Verdi, Pagliacci continua a riscuotere l’applauso dei pubblici di tutto il mondo «come uno degli ultimi souvenir del museo del melodramma italiano ottocentesco» (Michele Girardi).

          «Credo che soprattutto con queste opere che intendono raccontare la società contemporanea– ha dichiarato il regista Andrea Bernard – sia importante trovare una corrispondenza a tempi più vicini ai nostri. Ho scelto una chiave contemporanea, spostando l’azione dalla piazza di un paese di fine Ottocento al set televisivo di una sitcom registrata dal vivo con pubblico in studio, sul modello delle iconiche produzioni americane tra gli anni Settanta e Duemila. Non ci sono riferimenti filologici al xix secolo, perché l’intento di Leoncavallo era parlare del suo presente. Per parlare al nostro presente, dobbiamo usare i codici in cui oggi si rifugia la nostra finzione collettiva. La compagnia di giro di Canio diventa così il cast di uno show comico televisivo. Il contrasto originario tra la farsa arcaica della commedia dell’arte e il sangue verista viene qui sostituito dal cortocircuito, ancora più disturbante, tra la spensieratezza artificiale di una sitcom e la violenza reale che si consuma nella vita reale degli attori».

          «Per me che avevo diretto solo Cavalleria – ha commentato il direttore d’orchestra Daniele Callegari – con Pagliacci ho potuto scoprire un compositore straordinario, veramente raffinato. Leoncavallo, anche lui come Mascagni al suo debutto, in quest’opera propone una scrittura molto ricca nella quale secondo me, la vera voce è proprio l’orchestra. È quest’ultima che, come un collante, riesce a trasferire il mondo di questa storia verista tra la finzione e la realtà e porta con sé tutta questa vicenda con un dinamismo e una narrazione drammatica esemplari. L’opera non si arresta mai, non ci sono interruzioni e non si ha mai la sensazione di assistere a un calo di tensione. Infatti mi piace definirla una sorta di thriller, pensando a una situazione cinematografica, un po’ come accade con Tosca. L’orchestrazione a mio avviso è assolutamente sinfonica. È quella tradizionale dell’Ottocento, però presenta temi di straordinaria bellezza. È un concentrato di vitamine, un concentrato di musica che induce un effetto benefico…»

Nel cast di questo nuovo allestimento veneziano di Pagliacci figurano Selene Zanetti nel ruolo di Nedda e Gregory Kunde in quello di Canio; Dimitri Platanias sarà Tonio; Andrea Schifaudo, Peppe; Alberto Petricca, Silvio. Gli artisti del Coro del Teatro La Fenice interpreteranno i ruoli comprimari: Enzo Borghetti e Umberto Imbrenda si susseguiranno nelle vesti del contadino; Enrico Masiero e Alessandro Vannucci in quelle di un altro contadino. Per l’Accademia di Belle Arti di Venezia figurano inoltre nel cast produttivo Lorenzo Cutùli quale coordinatore della progettazione scenografica e coordinatore del progetto Atelier al Malibran per ABAVE, Marta Valtolina per il coordinamento della progettazione dei costumi e Andrea De Micheli per il coordinamento della progettazione scenotecnica.

          Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano. Ecco il dettaglio delle recite, con orari e turni di abbonamento: venerdì 18 settembre 2026 ore 19.00 (turno A); domenica 20 settembre ore 17.00 (turno B); martedì 22 settembre ore 19.00 (turno D); giovedì 24 settembre ore 19.00 (turno E); sabato 26 settembre ore 17.00 (turno C). Per informazioni www.teatrolafenice.it

Al Teatro La Fenice nell’ambito del Carnevale di Venezia : Rigoletto di Giuseppe Verdi, regia di Damiano Michieletto, direttore Daniele Callegari

Nel cast Luca Salsi, Ivan Ayon Rivas e Maria Grazia Schiavo

E al termine della replica di San Valentino sarà possibile partecipare su prenotazione ad

una cena romantica nelle Sale Apollinee

Rigoletto di Giuseppe Verdi torna in sena al Teatro La Fenice nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025. Questo amatissimo titolo del grande repertorio sarà ripreso in laguna nell’allestimento che Damiano Michieletto realizzò nel 2017 per l’Opera Nazionale di Amsterdam, poi presentato a Venezia nel settembre 2021 in un regime anti-covid segnato dal distanziamento sociale e da limitazioni di capienza: viene ora finalmente riproposto affinché un pubblico ancora più vasto ne possa godere.

In questa suggestiva messinscena, il regista veneziano, coadiuvato dallo scenografo Paolo Fantin, dal costumista Agostino Cavalca, dal light designer Alessandro Carletti e dal video designer Roland Horvath, ambienta la tragica azione in un manicomio, dove il buffone di corte è stato rinchiuso dopo essere impazzito di dolore per aver involontariamente provocato la morte della figlia. Sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice ci sarà uno specialista del repertorio quale è Daniele Callegari, che guiderà un cast composto da tre interpreti principali di grandissimo richiamo: Luca Salsi in alternanza con Dalibor Janis nel ruolo del titolo; Ivan Ayon Rivas in alternanza con Davide Giusti nel ruolo del duca di Mantova; e Maria Grazia Schiavo in alternanza con Lucrezia Drei nel ruolo di Gilda.

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro La Fenice il 7, 9, 11, 14, 16, 19, 23, 25 e 28 febbraio 2025.

            L’opera va in scena nel contesto delle manifestazioni per il Carnevale di Venezia 2025. Inoltre, in concomitanza della replica che cade nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio 2025, la Fenice propone, al termine dello spettacolo, una cena romantica per gli innamorati nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice per informazioni e prenotazioni, info@festifenice.it, telefono 041 786672.

Rigoletto esordì al Teatro La Fenice l’11 marzo 1851. Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma storico di Victor Hugo Le Roi s’amuse, l’opera giunse sulla scena dopo una serie di vicissitudini legate alle interdizioni della censura, che riteneva inaccettabile il ruolo negativo attribuito a un sovrano, indecoroso il soggetto ed empia la maledizione. Ma Verdi era entusiasta della pièce di Hugo – «è il più gran soggetto e forse il più gran dramma de’ tempi moderni. Tribolet è creazione degna di Shakespeare!» – e riuscì a portare in scena il lavoro incontrando subito il favore del pubblico, anche se non quello della critica, disorientata dall’eccentricità del testo.

Prima opera della cosiddetta ‘trilogia popolare’ con Il trovatore e La traviata, l’opera segna una svolta nell’evoluzione artistica di Verdi; lo stesso personaggio di Rigoletto, buffone ma triste, rancoroso e provocatore ma dolorosamente afflitto, dipinto da Verdi in tutto lo spessore tragico della sua condizione umana, rappresenta una vistosa eccezione in un panorama operistico che distingueva con molto maggior rigore fra misera abiezione e immacolata virtù. Proprio dalla necessità di potenziare la caratterizzazione del personaggio principale muove il rinnovamento operato dalla drammaturgia verdiana intorno a convenzioni radicate: «Cortigiani, vil razza dannata» è l’esempio memorabile che sancisce la nascita di una nuova voce per il melodramma italiano, quella ‘spinta’ del baritono verdiano, dal potente declamato.

«Al centro di questo progetto sta il rapporto tra un padre e una figlia – spiega il regista Damiano Michieletto –. Di tutti gli elementi che si possono sottolineare in una lettura registica di Rigoletto, quello che ho scelto come motore di tutta la storia è la maledizione, che è anche il titolo originale dell’opera e viene ripetutamente evocata fino alla fine. La maledizione si collega al fatto che Rigoletto scopre di essere responsabile della morte della figlia. Il piano che lui ha ordito per uccidere il duca gli si ritorce contro e provoca la morte della sua amata Gilda. Quindi lui si sente colpevole di aver distrutto l’unica cosa preziosa che aveva nella sua vita. Mi sono chiesto che reazione può provocare in un uomo una tragedia come questa. In più l’uomo in questione vive in una condizione di estrema solitudine, non ha parenti né amici, ha solo questa figlia sulla quale riversa tutte le sue attenzioni in maniera morbosa. La consapevolezza di essere causa della sua morte produce in lui la perdita di qualsiasi possibilità di tornare a essere quello che era prima, alla vita precedente, che peraltro lui odiava con tutto se stesso. Odiava il duca, così come detestava la sua condizione di idiota o buffone che dir si voglia. E dunque provoca in lui la follia: rivive tutta la storia come una sorta di lungo flashback. L’impostazione dunque è questa: tutta la vicenda è vista dal punto di vista di Rigoletto, che ricorda con l’ossessione di una mente malata questa tragedia di cui si sente responsabile. Non riesce a liberarsi del senso di colpa che lo opprime e perde ogni contatto con la realtà diventando per così dire il buffone di se stesso. È come se, pur respirando ancora, non fosse più vivo ma solo il fantasma di quello che era stato».

«Il tema della maledizione ricorre con insistenza – commenta il direttore d’orchestra Daniele Callegari – e lo si avverte durante tutto il percorso che conduce al finale. Insiste sul ‘pedale’ di do. Tutti coloro che vi hanno a che fare presentano una scrittura scura, a cominciare da Monterone, che la introduce e che guarda caso è un basso. Ma è la tinta predominante di Rigoletto a essere scura, è sufficiente pensare al duetto tra Sparafucile e il protagonista. La mia intenzione, vista anche l’impostazione forte e marcata della regia di Damiano Michieletto, è di darne una lettura moderna e contemporanea. Se ci si basa, come io faccio abitualmente quando dirigo un’opera di Verdi, sul materiale dell’edizione critica, fuoriesce maggiormente la verità verdiana, e ci si discosta dalle puntature di tradizione».

Nel cast di Rigoletto alla Fenice figureranno Luca Salsi in alternanza con Dalibor Janis nel ruolo del titolo; Ivan Ayon Rivas in alternanza con Davide Giusti nel ruolo del duca di Mantova; e Maria Grazia Schiavo in alternanza con Lucrezia Drei nel ruolo di Gilda. Mattia Denti sarà Sparafucile; Marina Comparato, Maddalena; Carlotta Vichi, Giovanna; Gianfranco Montresor, il conte di Monterone; Armando Gabba, Marullo; Roberto Covatta, Matteo Borsa; Matteo Ferrara e Rosanna Lo Greco, il conte e la contessa di Ceprano.

Maestro del Coro Alfonso Caiani. Regia ripresa da Eleonora Gravagnola.

Ecco il dettaglio delle recite con orari e turni di abbonamento:

venerdì 7 febbraio 2025 ore 19.00 (turno A);

domenica 9 febbraio ore 15.30 (turno B);

martedì 11 febbraio ore 19.00 (turno D);

venerdì 14 febbraio ore 19.00;

domenica 16 febbraio ore 15.30 (turno C);

mercoledì 19 febbraio ore 19.00;

domenica 23 febbraio ore 15.30;

martedì 25 febbraio ore 19.00 (turno E);

venerdì 28 febbraio ore 19.00.

Luisa Miller di Verdi al Teatro di San Carlo in forma di concerto

Sul podio Daniele Callegari

Nadine Sierra debutta nel ruolo del titolo

Giovedì 6 e domenica 9 giugno

Torna Luisa Miller al Teatro di San Carlo dopo circa dieci anni d’assenza, opera che Giuseppe Verdi scrisse per il Lirico di Napoli su libretto di Salvadore Cammarano. Riproposta in forma di concerto, sarà in scena per due repliche, giovedì 6 giugno alle 20:00 e domenica 9 alle 17:00. La direzione è affidata a Daniele Callegari, per la prima volta al Massimo partenopeo: sarà alla guida di Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi.

I due amanti, Luisa e Rodolfo, avranno voce e volto di Nadine Sierra, al suo debutto nel ruolo, e Michael Fabiano.

Gianluca Buratto sarà il Conte di Walter, mentre Krzysztof Bączyk Wurm. Franco Vassallo interpreta Miller e Valentina Pluzhnikova Federica. Completano il cast due Artisti del Coro del Teatro di San Carlo, Sabrina Vitolo (Laura) e Salvatore De Crescenzo (Un contadino).

Tratta dalla tragedia Kabale und Liebe (Intrigo e amore) di Friederich Schiller, lo stesso Verdi scriveva al Cammarano: “è un magnifico dramma di grand’effetto in teatro e di passione”. Luisa Miller segna una significativa svolta nella produzione del cigno di Busseto: sono ormai conclusi gli “anni di galera” e Verdi, nelle sue opere, si apre verso una dimensione psicologica di grande intimismo abbandonando i soggetti patriottici e i drammi dei popoli oppressi, caratteristici della precedente stagione compositiva.

Per quanto appositamente scritta per il Teatro di San Carlo, Luisa Miller è tra le opere verdiane meno frequentate al Lirico di Napoli. La prima rappresentazione, nel dicembre del 1849, annoverava nel cast Marietta Gazzaniga e Settimio Malvezzi. Il suo ritorno sulle scene, negli anni Sessanta del Novecento, fu preceduto da una lunga assenza di oltre un secolo.

/ Opera

Dal 06 Giugno al 09 Giugno

Luisa Miller

Melodramma tragico in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Salvadore Cammarano

Direttore | Daniele Callegari ♭

Interpreti
Il Conte di Walter | Gianluca Buratto
Rodolfo | Michael Fabiano
Federica | Valentina Pluzhnikova♭
Wurm | Krzysztof Bączyk
Miller | Franco Vassallo
Luisa | Nadine Sierra
Laura | Sabrina Vitolo♮
Un contadino | Salvatore De Crescenzo ♮

♭ debutto al Teatro di San Carlo
♮ Artista del Coro

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Produzione del Teatro di San Carlo

Esecuzione in forma di concerto

Teatro di San Carlo | BIANCO
giovedì 6 giugno 2024, ore 20:00 – TAGLIANDO A – C/D – BIANCO – IV
domenica 9 giugno 2024, ore 17:00 – TAGLIANDO B – F – BIANCO – IV

Opera in italiano con sovratitoli in Italiano e Inglese
Durata: 2 ore e 45 minuti circa, con intervallo