Sabato 21 febbraio 2026 alle ore 20 il maestro Daniele Rustioni alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio 

Direttore : Daniele Rustioni

Johannes Brahms – Canto del destino

In programma l’ouverture del “Tannhäuser” di Richard Wagner e due composizioni di Johannes Brahms: “Das Schicksalslied” (Canto del destino) per coro e orchestra op. 54 e la “Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73”.

Proseguono gli appuntamenti sinfonici della stagione del Teatro del Maggio.

Sabato 21 febbraio, alle ore 20, il maestro Daniele Rustioni sale sul podio della Sala Grande – alla testa dell’Orchestra e del Coro del Maggio – per un concerto della stagione sinfonica del Teatro. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

La serata si apre con l’ouverture del Tannhäuser di Richard Wagner: l’opera debuttò al Dresda nel 1845 con la direzione di Wagner stesso. La celebre ouverture si basa su due idee tematiche contrastanti che rappresentano il dissidio tra amor sacro e amor profano. Il tema dei pellegrini affidato a corni, fagotto e clarinetto è una melodia solenne che muovendosi in senso ascendente via via acquista maggiore spessore sonoro fino a sfociare nel crescendo degli archi sostenuti dagli ottoni gravi. Il secondo tema, legato all’esperienza sensuale del protagonista nel Venusberg (la montagna tedesca che secondo la leggenda ospitava il palazzo di Venere), ha invece movenze sfrenate e cariche di pathos.

Segue Das Schicksalslied (Canto del destino), la composizione di Johannes Brahms che dà il nome alla serata: Le due sezioni contrastanti della lirica, in cui la prima descrive il mondo celeste e l’imperturbabilità degli dei che lo abitano, mentre la seconda il mondo terrestre e l’angoscia esistenziale degli uomini, sono restituite musicalmente con un sapiente gioco di chiaro-scuri (archi in sordina e strofe intonate sottovoce nella prima parte, scrittura dalle forti tinte drammatiche nella seconda). Dopo i due episodi contrastanti, l’opera si chiude con un postludio strumentale che ripropone il tema iniziale.

Il concerto si chiude con l’esecuzione di un’altra composizione di Brahms, la ‘Sinfonia n. 2 in re maggiore’: se la Prima era stata salutata come ‘decima sinfonia’, alludendo all’eredità beethoveniana di cui Brahms era ritenuto custode e garante, la Seconda fu denominata ‘pastorale’ per il suo carattere prevalentemente lirico e melodico, ma anche ‘viennese’ per l’impiego del ritmo di valzer in due dei quattro movimenti. Un motto di tre note, intonato dagli archi gravi a cui rispondono corni, fagotti, flauti e clarinetti, dà il via all’opera. Quella che potrebbe sembrare un’introduzione in realtà è già il tassello fondamentale con cui Brahms, attraverso l’uso sapiente della tecnica di variazione-sviluppo, costruisce il primo tema e l’intero discorso sinfonico.

Daniele Rustioni – che nelle stagioni del Maggio ha debuttato nel gennaio del 2012 con la direzione de Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini – è uno dei direttori d’orchestra più apprezzati della sua generazione per la vastità del suo repertorio sia sinfonico che operistico e per la sua presenza di primo piano nei principali teatri d’opera internazionali. Dalla Stagione 2025/26 è il nuovo Direttore Ospite Principale della Metropolitan Opera, terzo nella storia della maggiore istituzione musicale americana dopo Valerij Gergiev e Fabio Luisi. Nel luglio 2024 è stato insignito dell’ordine di “Chevalier des Arts et Lettres” in Francia. Direttore Musicale dell’Opéra National de Lyon, tra il 2017 e il 2025, ha terminato il suo mandato alla fine della Stagione 2024/25 con una nuova produzione verdiana de La forza del destino che ha presentato anche al Festival di Orange. In segno di riconoscenza, il teatro gli ha poi offerto la carica di Direttore Musicale Emerito. È stato alla guida dell’Ulster Orchestra nel Regno Unito tra il 2019 e il 2024 prima con il ruolo di Direttore Principale e poi di Direttore Musicale, mantenendo la carica onorifica di “Music Director Laureate”. Tra il 2020 e il 2023 è stato inoltre Direttore Ospite Principale dell’Opera Nazionale di Monaco di Baviera, primo nella storia della prestigiosa istituzione tedesca. È inoltre Direttore Emerito dell’Orchestra della Toscana, della quale è stato Direttore Musicale tra il 2014 e il 2020 e Direttore Artistico per il biennio successivo. È stato nominato “Miglior direttore d’orchestra” agli International Opera Awards 2022.

Daniele Rustioni, sempre alla guida dell’Orchestra del Maggio, sarà impegnato nel concerto del 24 febbraio in programma al Duomo di Orvieto (che sarà registrato dalla Rai e trasmesso su Rai 1 il Venerdì Santo dopo la Via Crucis e su Rai 5 nei giorni successivi la messa in onda) e – insieme all’Orchestra e al Coro del Maggio – in un altro appuntamento in tour, il 26 febbraio, al Caurum Hall Guido d’Arezzo di Arezzo.

Il concerto:

Richard Wagner

Tannhäuser, ouverture

Terzo titolo di quelle che Wagner definì “opere romantiche”, Tannhäuser debuttò a Dresda nel 1845 diretto dallo stesso autore. Per la scelta del soggetto il compositore si era ispirato alla leggenda medievale dell’omonimo minnesänger del titolo, un poeta cantore vissuto in Germania nel XIII secolo che dopo aver condiviso momenti di voluttà e passione con la dea Venere nella sua dimora incantata, pentitosi, si reca in pellegrinaggio a Roma per chiedere perdono al Papa. Ma la redenzione di Tannhäuser sarà possibile solo attraverso un atto d’amore estremo che sfocia nel sacrificio compiuto da Elisabeth, donna dall’animo puro. La celebre ouverture è costruita su due idee tematiche contrastanti che rappresentano il dissidio tra amor sacro e amor profano. Il tema dei pellegrini affidato a corni, fagotto e clarinetto è una melodia solenne che muovendosi in senso ascendente via via acquista maggiore spessore sonoro fino a sfociare nel crescendo degli archi sostenuti dagli ottoni gravi. Il secondo tema, legato all’esperienza sensuale del protagonista nel Venusberg, la montagna tedesca che secondo la leggenda ospitava il palazzo di Venere, ha invece movenze sfrenate e cariche di pathos, stemperate tuttavia nel finale dalla ripresa del tema iniziale, quale presagio della salvazione finale.

Johannes Brahms

Das Schicksalslied (Canto del destino) per coro e orchestra op. 54

Dopo il successo del Requiem tedesco nel 1868, Brahms si imbatte in una raccolta di liriche di Friedrich Hölderlin rimanendo particolarmente colpito da una di esse intitolata al destino. Tre anni dopo, nel 1871, si decide a rivestire di note il testo prescelto ma il suo lavoro non lo lascia pienamente soddisfatto; teme di aver spinto la musica oltre il significato espresso dal testo e ritiene il suo Schicksalslied per coro e orchestra op. 54 una sorta di esperimento fallito. Le due sezioni contrastanti della lirica, in cui la prima descrive il mondo celeste e l’imperturbabilità degli dei che lo abitano, mentre la seconda il mondo terrestre e l’angoscia esistenziale degli uomini, sono restituite musicalmente con un sapiente gioco di chiaro-scuri (archi in sordina e strofe intonate sottovoce nella prima parte, scrittura dalle forti tinte drammatiche nella seconda). Dopo i due episodi contrastanti, l’opera si chiude con un postludio strumentale che ripropone il serafico tema iniziale, un espediente necessario per esigenze di simmetria musicale e per conferire unitarietà all’architettura del brano.

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

A distanza di un solo anno dalla presentazione della Prima Sinfonia, nell’estate del 1877 Brahms realizzò la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73. La rapidità con cui attese alla nuova composizione fu sorprendente se paragonata alla lunghissima gestazione durata quasi un ventennio che accompagnò la sua prima creatura sinfonica. Se la Prima era stata salutata come ‘decima sinfonia’, alludendo all’eredità beethoveniana di cui Brahms era ritenuto custode e garante, la Seconda fu denominata ‘pastorale’ per il suo carattere prevalentemente lirico e melodico, ma anche ‘viennese’ per l’impiego del ritmo di valzer in due dei quattro movimenti. Un motto di tre note, intonato dagli archi gravi a cui rispondono corni, fagotti, flauti e clarinetti, dà il via all’opera. Quella che potrebbe sembrare un’introduzione in realtà è già il tassello fondamentale con cui Brahms, attraverso l’uso sapiente della tecnica di variazione-sviluppo, costruisce il primo tema e l’intero discorso sinfonico. L’Adagio seguente è una pagina di intenso lirismo che accoglie le sonorità cameristiche di fiati e archi al ritmo cullante di berceuse, mentre l’Allegretto grazioso con i suoi due Trii si muove spensierato a passo di danza bucolica. Nell’ultimo movimento, a sancire il collegamento con l’inizio della sinfonia, ecco ricomparire il motto iniziale di tre note che Brahms trasforma con innumerevoli combinazioni ritmico-melodiche nel tripudio generale dell’orchestra.

La locandina:

RICHARD WAGNER

Tannhäuser, ouverture

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JOHANNES BRAHMS

Das Schicksalslied (Canto del destino) per coro e orchestra op. 54

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

Allegro non troppo / Adagio non troppo /

Allegretto grazioso (quasi Andantino) /

Presto ma non assai

Direttore Daniele Rustioni

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Il concerto è preceduto dalla guida all’ascolto tenuta da Marco Cosci nel Foyer di Galleria della Sala Mehta.

È riservata ai possessori del biglietto e si svolge 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo (durata: 30 minuti circa).

Prezzi:

Settore D: 20€ 

Settore C: 35€ 

Settore B: 50€ 

Settore A: 70€

Durata complessiva 1 ora e 35 minuti circa, con intervallo

Torna in scena al Teatro del Maggio uno dei più amati dittici del melodramma italiano con Pagliacci / Cavalleria rusticana di Ruggero Leoncavallo / Pietro Mascagni

Dal 22 febbraio al 3 marzo 2026 è in programma “Pagliacci – Cavalleria rusticana”, i capolavori di Ruggero Leoncavallo e Pietro Mascagni. Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia il maestro Riccardo Frizza. 

La regia è di Robert Carsen.

Allestimento della Dutch National Opera di Amsterdam
La recita del 3 marzo sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

Al Teatro del Maggio torna in scena uno dei più celebri e amati dittici operistici di sempre: “Pagliacci” e “Cavalleria rusticana” di Ruggero Leoncavallo e Pietro Mascagni. Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio il maestro Riccardo Frizza che dirige i due capolavori del verismo italiano. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.
La maestra del Coro di voci bianche è Sara Matteucci.

“È sempre un grande piacere tornare qui al Maggio e farlo con altri due capolavori come Pagliacci Cavalleria” ha detto il maestro Frizza, che torna sul podio del Maggio dopo il grandissimo successo dello spettacolo Delirio insieme a Jessica Pratt del settembre 2024 e dopo la messinscena di un’altra perla verista, ossia L’amico Fritz di Pietro Mascagni andata in scena nel marzo del 2022. “È inoltre un privilegio inoltre affrontare questi spettacoli insieme a Carsen, di cui apprezzo molto le idee e la sua concezione ‘meta-teatrale’ dello spettacolo. Sono altrettanto felice di dirigere per la prima volta nel corso della mia carriera Pagliacci e, per quello che riguarda la mia visione delle due opere, cercherò di interpretarle rispettando in modo preciso la partitura e andando incontro per quanto possibile alle esigenze dei cantanti. Pagliacci Cavalleria sono due titoli di assoluta rilevanza anche nella storia del Maggio; ricordo ad esempio le edizioni dirette da Bruno Bartoletti, uno dei più grandi interpreti di questo repertorio, ed per me è quindi molto importante potermi ‘confrontare’ con i grandi nomi del passato che hanno diretto questi titoli qui a Firenze”.

La regia del dittico è firmata da Robert Carsen che con Peter van Praet cura anche le luci. Carsen tra i più apprezzati registi d’opera contemporanei, propone a Firenze uno dei suoi allestimenti più acclamati, andato in scena alla Dutch National Opera di Amsterdam nel settembre 2019. Nella sua visione dello spettacolo, Carsen – di ritorno al Maggio dopo aver curato la regia de Il ritorno di Ulisse in patria nel giugno del 2022 che si aggiudicò il prestigioso Premio Abbiati come miglior spettacolo dell’anno – si discosta da una semplice ricostruzione puramente storica delle opere: la sua visione si concentra sul concetto del “teatro nel teatro”, mettendo in relazione in modo radicale e suggestivo la finzione scenica e la dimensione reale dello spettacolo. In questa lettura i confini tra personaggi, interpreti e pubblico si assottigliano, creando un’esperienza meta-teatrale che solleva domande profonde sul rapporto tra arte, vita e identità scenica. 

Carsen si confronta con le due opere anche attraverso con un linguaggio dal forte impatto visivo: invece che ancorare le vicende dei personaggi in un’ambientazione di riferimento geografico o cronologico, il suo progetto drammaturgico è un’indagine scenica sul teatro stesso, sulla relazione tra attore e ruolo, e sul confine labile tra finzione e realtà. In questo allestimento il teatro diventa spazio di riflessione sul destino umano, in cui la performance e la vita si intrecciano fino a confondersi e dove viene evidenziata la tensione drammatica contenuta nelle partiture.  Parlando della sua messinscena, Carsen ne ha rimarcato gli aspetti principali e i motivi che lo hanno portato a immaginare uno spettacolo così particolare e suggestivo: “Da ragazzo i miei genitori mi portarono a teatro per assistere a uno spettacolo di Luigi Pirandello, Così è (se vi pare). La sorprendente rivelazione finale dell’opera fu per me una vera e propria epifania, un’esperienza destinata a segnarmi per tutta la vita. Rimasi affascinato dalla capacità di Pirandello di giocare con i diversi livelli della realtà e con le aspettative del pubblico. Quell’incontro precoce influenzò profondamente il mio lavoro di regista, in particolare il concetto della “quarta parete”, capace al tempo stesso di separare e di mettere in relazione platea e palcoscenico. Nel riflettere sulla regia di queste due opere – entrambe rivoluzionarie per il loro tempo – mi è apparso chiaro che invertendo l’ordine tradizionale di esecuzione, la sfida insita nel Prologo dei Pagliacci potesse estendersi non solo a quest’opera, ma anche a Cavalleria rusticana. Questa nuova disposizione consente di rileggere i due lavori non soltanto attraverso la lente del realismo, ma anche del meta-realismo e persino del sovra realismo”.

In entrambi gli spettacoli le scene sono curate da Radu Boruzescu, le luci, oltre che da Carsen, da Peter Van Praet, i costumi sono di Annemarie Woods e la coreografia di Marco Berriel.

In Pagliacci la compagnia di canto è composta da Corinne Winters, al suo debutto sulle scene del Maggio e nel personaggio, come Nedda; Brian Jagde, anche lui al suo debutto al Teatro del Maggio, veste i panni di Canio, il capocomico della compagnia consumato dalla gelosia per Nedda. Accanto a loro Roman Burdenko – che torna al Maggio dopo le recite del Don Carlo verdiano del dicembre 2022 – è Tonio; Lorenzo Martelli Hae Kang, entrambi formati all’Accademia del Maggio, sono rispettivamente Peppe e Silvio.

Nel mondo di Cavalleria rusticana Luciano Ganci, che tornerà nel prossimo autunno al Maggio nel Simon Boccanegra, interpreta Turiddu e Martina Belli, che al Maggio già aveva preso parte a una produzione di Cavalleria (come Lola) nel corso della stagione autunnale del 2014 debutta nella parte di Santuzza. Lucia è interpretata da Manuela Custer, che nel corso delle stagioni del Maggio ha esordito nel marzo del 2007 in occasione di un concerto diretto da Jesús López-Cobos. Roman Burdenko torna in scena anche in Cavalleria nella parte di Alfio e Janetka Hoşco chiude il cast lirico nella parte di Lola.

Durante le stagioni del Maggio, Pagliacci è andato in scena per cinque volte, di cui l’ultima nel settembre del 2019 in dittico con l’opera contemporanea “Noi, due, quattro” di Riccardo Panfili; Cavalleria rusticana è stata proposta invece in undici occasioni: l’ultima messinscena è stata nel febbraio del 2019 in dittico con “Un mari à la porte” di Jacques Offenbach. La coppia dei capolavori veristi “Cavalleria”e “Pagliacci” è stata proposta con questa formula accoppiata  solo in due precedenti occasioni al Maggio e vale a dire nel 1971 con la direzione di Riccardo Muti e la regia di Mauro Bolognini e nel 2000 con la direzione di Bruno Bartoletti e la regia di Liliana Cavani. 

Le opere:

Pagliacci

Pagliacci, opera in due atti con prologo, di Ruggero Leoncavallo, si colloca sulla fortunata scia di Cavalleria rusticana, che aveva aperto la strada al filone del teatro verista. Il libretto, approntato dallo stesso autore, è tratto da un argomento di cronaca nera, un delitto passionale realmente accaduto a Montalto Uffugo, il paese della Calabria dove viveva il compositore da giovane. Rappresentata al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, con la direzione di Arturo Toscanini, l’opera raggiunse fama internazionale in brevissimo tempo. L’ambientazione popolare, dove i sentimenti violenti sono restituiti da una vocalità convulsa, fa da sfondo al dramma della gelosia di Canio, capocomico di una compagnia itinerante. Grazie al sottile espediente narrativo del teatro nel teatro, della vita reale che si consuma nella commedia recitata sulle scene, Leoncavallo potenzia la carica drammatica del soggetto. Il demone della gelosia che divora il protagonista, uomo infelice nella realtà e nella finzione, non può che condurlo alla catastrofe finale, con l’efferato omicidio della moglie adultera Nedda e del suo sfortunato amante.

Cavalleria rusticana

Al concorso indetto dall’editore Sonzogno nel 1888, per un’opera in un atto unico, si classifica al primo posto Cavalleria rusticana, lavoro di Pietro Mascagni, allora compositore ventenne di belle speranze. Fin dal suo debutto, al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, l’opera di Mascagni si guadagna un meritato e strepitoso successo, complici un soggetto di grande attualità, l’omonima novella di Giovanni Verga ridotta a libretto da Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti, e una musica che, dalle arie dei protagonisti ai duetti, dal Preludio fino al celebre Intermezzo, è pervasa da una passionalità senza pari. Cavalleria rusticana è una storia di amori tormentati, passioni brucianti, gelosie e vendette che si conclude nel sangue nel giorno di Pasqua. Nel momento in cui la cristianità celebra il trionfo della vita sulla morte, per i protagonisti dell’opera non c’è posto per la redenzione o il perdono. Solo la giustizia sommaria, in punta di coltello, avrà il potere di vendicare l’onore perduto e l’onta del tradimento.

Le locandine:

PAGLIACCI

Ruggero Leoncavallo

Dramma lirico in due atti

Editore proprietario: Casa Musicale

Sonzogno di Piero Ostali, Milano

CAVALLERIA RUSTICANA

Pietro Mascagni

Melodramma in un atto di 

Giovanni Targioni-Tozzetti Guido Menasci

Dal dramma omonimo di Giovanni Verga

Maestro concertatore e direttore Riccardo Frizza 

Regia Robert Carsen

Luci Robert Carsen e Peter Van Praet

Scene Radu Boruzescu 

Costumi Annemarie Woods 

Coreografia Marco Berriel

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci

Allestimento della Dutch National Opera di Amsterdam

Pagliacci

Nedda (nella commedia Colombina) Corinne Winters

Canio (nella commedia Pagliaccio) Brian Jagde

Tonio (nella commedia Taddeo) Roman Burdenko

Peppe (nella commedia Arlecchino) Lorenzo Martelli

Silvio Hae Kang

Figuranti speciali Chiara AlbanoDavide ArenaAndrea Baldassarri, Chiara CasiraghiFloria Laetitia Cecchi Aglietti, Caterina CescottiMaria Diletta Della Martira, Davide GiabbaniGiulia GileraGiampaolo Gobbi, Giulia LapiniFederico MacchiLuca Nava, Luca OldaniMarlon Zighi OrbiAndrèyna Carias OrdazFabrizio TiberiSimone Ticci, Alessandro TommasiFederico Vazzola

Cavalleria Rusticana

Santuzza Martina Belli

Lola Janetka Hoşco

Turiddu Luciano Ganci

Compare Alfio Roman Burdenko

Mamma Lucia Manuela Custer

Una donna Giulia Tamarri

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Per il ciclo d’incontri “Parlando di opera” in occasione di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni venerdì 20 febbraio alle ore 16.30, nel Foyer della Sala Grande, “Pagliacci e Cavalleria: tra vita e letteratura” a cura di Matteo Giuggioli. Si esibiranno il soprano Olena Khalina, il tenore Luca Bazzini e il baritono Ouyang Zhiming.

Violino Ladislao Petru Horvath Pianoforte Elisabetta Sepe

Musiche di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo

Gli spettacoli sono preceduti dalle guide all’ascolto tenute il 22 e 25 febbraio da Marco Cosci e il 28 febbraio e 3 marzo da Maddalena Bonechi

Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€

Platea 1 (Repliche): 110€

Platea 1 (Prima recita): 130€ 

Durata:

Pagliacci: 1 ora e 20 minuti | Intervallo: 30 minuti | Cavalleria rusticana: 1 ora e 20 minuti 

Durata complessiva: 3 ore e 10 minuti circa

Riprendono, in Sala Mehta, gli spettacoli domenicali del ciclo di appuntamenti di “C’è Musica & Musica” che quest’anno giunge alla terza edizione con Carmina Burana di Carl Orff

In cartellone, domenica 8 febbraio alle ore 11 i celebri  ‘Carmina Burana’ di Carl Orff.

Sul podio della Sala Mehta il maestro Lorenzo Fratini.

Dopo il successo delle prime due edizioni riprende al Teatro del Maggio il brioso ciclo di appuntamenti domenicali C’è Musica e Musica, gli spettacoli dedicati ai giovani, ai giovanissimi e alle loro famiglie che quest’anno giunge alla sua terza edizione.

In cartellone – domenica 8 febbraio alle ore 11 – i celebri Carmina Burana di Carl Orff, presentati al pubblico in una versione ridotta.

Sul podio della Sala Zubin Mehta il maestro Lorenzo Fratini, alla testa del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, quest’ultimo diretto da Sara Matteucci.

Solisti della mattinata il soprano Aloisia de Nardis e il baritono Gonzalo Godoy Sepúlveda, artisti dell’Accademia del Maggio.

Al pianoforte Susanna Nucci Carlo Manganaro

Protagonisti inoltre i percussionisti dell’Orchestra del Maggio Lorenzo D’Attoma e Andrea Tiddi. Con loro, sempre alle percussioni, Marco FarruggiaGiacomo BacchioMichele Annoni e Gregory Lecoeur.

Carmina Burana, tra le più note composizioni del ‘900, vennero composti da Carl Orff tra il 1935 e l’anno successivo: sono una cantata scenica ispirata da 24 poemi tra quelli trovati nella raccolta medievale omonima del XII secolo. Sono strutturati in un prologo, cinque parti e un finale: il Prologo, Fortuna imperatrix mundi (“Fortuna, imperatrice del mondo”), nel quale è presente la celeberrima O Fortuna; la prima parte, Primo vere (“In primavera”), in cui si celebra l’aspetto lieto della primavera, la seconda parte: Uf dem Anger (“Nel prato”), nel quale compaiono brani in antico alto tedesco; la terza parte: In taberna (“All’osteria”), comprendente brani ispirati dalla vita sregolata dei clerici vagantes, il gioco d’azzardo, il buon bere e il ben mangiare; la quarta parte, Cour d’amours (“La corte d’amore”), che contiene brani che inneggiano all’amore; la quinta parte, Blanziflor et Helena(“Biancofiore ed Elena”), che segna la conclusione della parte precedente e il finale, Fortuna imperatrix mundi, che ripete il brano iniziale.

La locandina:

CARL ORFF

Carmina Burana

per soli, due pianoforti, percussioni,

coro e coro di voci bianche

Direttore e Maestro del Coro Lorenzo Fratini 

Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci

Soprano

Aloisia de Nardis

Baritono

Gonzalo Godoy Sepúlveda

Pianoforti

Susanna NucciCarlo Manganaro

Percussioni

Lorenzo D’AttomaAndrea TiddiMarco FarruggiaGiacomo BacchioMichele AnnoniGregory Lecoeur.

Prezzi:

Under 18: 5€

Adulti: 15€

Durata complessiva 1 ora e 30 minuti circa

Le colazioni per i bambini sono offerte da Unicoop Firenze

Domenica 11 gennaio 2026 alle ore 17 si apre il sipario sulla stagione operistica 2026 del Teatro del Maggio, con Tosca di G. Puccini.

A distanza di pochi giorni dalla fine delle recite de “La bohème” torna in scena nella Sala Grande un altro grande capolavoro di Giacomo Puccini, “Tosca”.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il maestro Michele Gamba; l’allestimento è la ripresa di quello andato in scena nel maggio del 2024 con la regia firmata da Massimo Popolizio.

In scena, nelle parti principali, Chiara Isotton e Marta Mari (recite del 15 e 17 gennaio) interpretano Floria Tosca; Vincenzo Costanzo e Bror Magnus Tødenes (recite del 15 e 17 gennaio) vestono i panni di Mario Cavaradossi e Alexey Markov e Claudio Sgura (recite del 15 e 17 gennaio) sono Scarpia.

Altre cinque le recite in programma: il 13, il 15, il 16 gennaio alle ore 20, il 17 gennaio alle ore 17 e il 18 gennaio alle ore 15:30.

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

L’opera, in programma domenica 11 gennaio 2026 alle ore 17 in Sala Grande, torna nell’applaudito e apprezzato allestimento firmato dalla regia di Massimo Popolizio, andato in scena nel corso dell’86esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Sono altre cinque le recite in locandina: il 13, il 15, il 16 gennaio alle ore 20, il 17 gennaio alle ore 17 e il 18 gennaio alle ore 15:30.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio il maestro Michele Gamba, di ritorno in Teatro dopo le recite de Il barbiere di Siviglia rossiniano dell’ottobre del 2020. Le scene sono di Margherita Palli; i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Pasquale Mari.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini; la Maestra del Coro di voci bianche è Sara Matteucci

Andata in scena per 17 volte nel corso delle stagioni del Teatro, di cui l’ultima nel maggio del 2024, Toscaè fra i più celebri titoli operistici di sempre. Il soggetto dell’opera – che Puccini iniziò a comporre nella primavera del 1896, a pochi mesi dal debutto de La bohème – è basato sul dramma di La Tosca di Victorien Sardou, che il compositore ebbe modo di vedere a Milano nel 1889, interpretato dalla grande Sarah Bernhardt. Puccini si era appassionato molto a quel soggetto, ingegnandosi per trasformarlo in opera e, dopo averne discusso con Giulio Ricordi e aver ottenuto l’autorizzazione da Sardou, vi si mise a lavoro, affidando il libretto – dopo Bohème – nuovamente a Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. L’opera debuttò il 14 gennaio del 1900 al Teatro Costanzi di Roma entrando fin da subito nel repertorio dei maggiori teatri lirici del mondo. In scena un cast di grande talento formato da Chiara Isotton – al suo debutto sulle scene del Maggio e fra le più apprezzate interpreti dei nostri giorni – che interpreta Floria Tosca, fra le parti che recentemente hanno caratterizzato la sua carriera e da lei interpretata più volte negli ultimi anni su alcuni dei più prestigiosi palcoscenici nazionali e internazionali fra cui il Teatro alla Scala, il Teatro la Fenice, l’Opera di Francoforte, l’Opera di Tokyo e il Metropolitan di New York. Il soprano tornerà inoltre in Teatro nel volgere di pochi mesi, in occasione del verdiano Un ballo in maschera, in cartellone il prossimo maggio nell’ambito della 88esima edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Marta Mari, veste i panni della protagonista della vicenda nelle recite del 15 e 17 gennaio.

Nella parte di Mario Cavaradossi, Vincenzo Costanzo e Bror Magnus Tødenes (recite del 15 e 17 gennaio). 

Vincenzo Costanzo – fra i più talentuosi giovani interpreti pucciniani che torna sulle scene del Maggio dopo l’apprezzata esibizione come Pinkerton nella Madama Butterfly dell’autunno del 2024 – ha già dato voce a Cavaradossi proprio in occasione della Tosca firmata dalla regia di Massimo Popolizio andata in scena nel 86º Festival del Maggio. Alexey Markov – anche lui di ritorno sulle scene fiorentine dopo le recite della Tosca dell’86esimo Festival del Maggio – veste nuovamente i panni dell’antagonista della vicenda, il barone Scarpia. Nelle recite del 15 e 17 gennaio Scarpia è interpretato da Claudio Sgura.

Mattia Denti è Cesare Angelotti; Matteo Torcaso interpreta il ruolo de Il sagrestano; Oronzo D’Urso è Spoletta e Huigang Liu è Sciarrone. 

Chiudono il cast lirico Carlo Cigni nel ruolo di Un carceriere; nella parte del Pastore si alterneranno nelle 6 recite: Angelique Becherucci (recite del 11 e 16 gennaio), Dalia Spinelli (recite del 13 e 17 gennaio) e Spartaco Scaffei (recite del 15 e 18 gennaio).

Parlando della sua interpretazione dell’opera, nell’intervista per il libretto di sala il maestro Michele Gamba ha sottolineato gli aspetti che più di tutti caratterizzano il capolavoro pucciniano: “In un’opera come Tosca, così eseguita e amata, ritroviamo sempre qualcosa che avevamo trascurato o dato per scontato: i colori impressionisti dei flauti in Recondita armonia o il contesto armonico gregoriano delle scene a Sant’Andrea della Valle. In un affresco musicale così perfetto e complesso non esiste un unico ‘punto di fuga’ che richiama l’attenzione dell’ascoltatore, ma una molteplicità di dettagli che si fondono in un ascolto che non può mai rimanere passivo o compiaciuto. Puccini è un compositore pienamente novecentesco: le rielaborazioni, i ripensamenti sono frutto di attente considerazioni correlate all’efficacia drammaturgica e tematica. È importante ripercorrere le fasi creative del compositore che hanno portato al risultato finale, ma credo che per Puccini le versioni definitive giunte a noi fossero quelle che lo soddisfacevano in pieno. Proprio la vicinanza storica della produzione pucciniana ci consente di guardare alla tradizione e alla consuetudine esecutiva con maggiore aderenza al dettame stilistico e di gusto: le testimonianze discografiche di Toscanini e gli appunti di Ricci sono ovviamente una fonte di primaria importanza, insieme ad altre tramandateci dagli interpreti vocali stessi. Inoltre in Tosca l’aspetto teatrale e quello musicale si fondono in una matrice compositiva pienamente matura. Se in Bohème abbiamo sentito i colori della caligine parigina e in Turandot sentiremo lo squarcio di una scrittura che si è aperta alle avanguardie europee degli anni ’20, è in Tosca che – secondo me – il compositore si esprime con la consapevolezza di un aver sviluppato appieno un linguaggio proprio e inconfondibile”.

Lo spettacolo riprende quello andato in scena – accolto con calore da pubblico e critica – nel maggio del 2024 firmato dalla regia di Massimo Popolizio. In occasione del debutto fiorentino della sua messinscena, il celebre attore e regista aveva sottolineato i tratti più caratteristici della sua interpretazione del capolavoro di Puccini, da lui immaginata e ‘trasportata’ nella Roma che sfuma dagli anni ’20 agli anni ’30 del XX secolo, dando così un altro punto di vista sulla vicenda per valorizzarne al meglio i temi stessi: “Insieme a Margherita Palli ci siamo posti come obiettivo quello di ricreare una maestosità romana che invece di guardare – soprattutto per quanto riguarda le scene che vedremo – allo splendore barocco dei luoghi originari dove si svolge l’opera prende come riferimento la ‘maestosità moderna’ che si respira nel quartiere dell’EUR di Roma. Voglio però sottolineare che non ho cercato di avventurarmi in situazioni o soluzioni registiche strane, ma solo trovare un altro punto di vista per valorizzare al meglio i temi stessi dell’opera. Per esempio, durante il Te Deum, quello che vedremo sono dei ragazzini di periferia – come l’EUR, appunto – le signore che indossano il vestito migliore per l’occasione, suore con l’abito collegiale, insomma: non vedremo costumi o oggetti scenici di enorme impatto visivo anche poiché questo lavoro di ‘pulizia’ verso il quale ci siamo orientati rende quasi più sacro quanto vediamo scorrere sul palcoscenico. Come riferimento abbiamo preso un grande film di Bernardo Bertolucci, Il conformista, nel quale si respira in modo deciso l’aria della Roma, un’aria che noi cerchiamo di ‘portare in scena’ qui al Maggio con questo nuovo allestimento di Tosca. Nella nostra visione la Roma nella quale si muovono i protagonisti è certo elegante, ma anche estremamente violenta: uno dei pilastri di quest’opera infatti è Scarpia, che non solo è un uomo violento, ma anche profondamente sadico. Anche scenicamente questo è sottolineato dagli oggetti collezionati da quest’uomo, oggetti macabri e orrorifici: nel secondo atto vedremo per esempio una libreria dove sono conservati animali e bestie impagliate. 

Dunque ciò che abbiamo cercato di pensare e mettere in scena è una trasposizione temporale in una Roma bellissima e violenta che non muta però la sostanza del racconto e, soprattutto, non cambia quelli che sono i rapporti fra i protagonisti in scena”.

Sempre in occasione della messinscena dello spettacolo del 2024 il maestro del Coro del Maggio Lorenzo Fratini aveva sottolineato l’importanza di uno dei momenti più famosi dell’opera e di tutta la produzione lirica pucciniana, il celeberrimo Te Deum che chiude il I atto: “Puccini ebbe questa geniale intuizione di far terminare il primo atto con questo Te Deum, che è il canto di massima gioia nella liturgia cattolica: questo coro gioioso, difatti, si staglia con quelle che sono le parole pronunciate in contemporanea da Scarpia, che sono di tutt’altri intenti. La peculiarità di questo momento sono relative al fatto che la prima parte del coro non è cantata, bensì declamata, quindi Puccini introduce in un’opera una parte propria del testo della liturgia; l’altra grande particolarità è data dal Coro che canta all’unisono: non c’è un accompagnamento, se non quello dei tromboni che accompagnano le ultime note del primo atto, che infine riprendono il tema di Scarpia”.

L’opera:

Il 14 gennaio del 1900 al Teatro Costanzi di Roma debutta Tosca, opera in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. La fonte è il dramma storico La Tosca di Victorien Sardou, scritto nel 1887 appositamente per l’attrice Sarah Bernhardt. Puccini si era infiammato per quel soggetto dopo aver assistito a una recita teatrale e fece di tutto per trasformarlo in opera. Tuttavia, l’editore Ricordi affidò inizialmente il progetto a un altro compositore, Alberto Franchetti, salvo poi rimetterlo nelle mani di Puccini nel 1895. Per realizzare il libretto di Tosca viene confermato il tandem Illica-Giacosa, già collaudato con successo ne La bohème. Ma i lavori procedono a rilento e con numerose lagnanze da parte dei librettisti. Entrambi ritengono il dramma di Sardou inadatto alla trasposizione operistica per i troppi avvenimenti che prendono il sopravvento sulla poesia. Puccini, invece, dal canto suo non se ne preoccupa e seguendo solo il suo intuito musicale nel 1899 firma quello che di lì a breve diventerà un altro suo grande capolavoro. Tosca è dunque un’opera d’azione dove la tensione non si allenta mai e in cui il discorso musicale deve necessariamente procedere senza sosta, salvo rare eccezioni. Questo induce il compositore lucchese ad adottare una tecnica narrativa costruita su una fitta rete di motivi brevi e ricorrenti – spesso combinati tra loro – per commentare il frenetico svolgersi della vicenda. I protagonisti Floria Tosca, primadonna al quadrato, passionale e volitiva, e il suo amante Mario Cavaradossi, pittore dalle simpatie liberali e anticlericale convinto, sono ostacolati dal barone Scarpia, capo della polizia borbonica a servizio del papato. Animato da torbide passioni e da un’innata malvagità, il barone, come un sadico burattinaio, determina l’andamento degli eventi dall’inizio alla fine. Feroce persecutore di Mario prima e di Tosca poi (fino a quando non viene assassinato dalla donna dopo un tentativo di violenza su quest’ultima), Scarpia continua ad aleggiare come un fantasma in orchestra anche da morto con la ripetizione del suo tema minaccioso costruito sul tritono, l’intervallo sinistro che da secoli in musica è associato al Male. Ma l’atmosfera drammatica della storia, che prevede tre morti violente in scena (un accoltellamento, una fucilazione e un suicidio), è accentuata ulteriormente da Puccini anche attraverso una scrittura orchestrale carica di dissonanze e tensioni, che anticipano l’estetica espressionista, e una vocalità spesso esasperata e spinta al limite.

La locandina:

TOSCA

Melodramma in tre atti

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

dal dramma La Tosca di Victorien Sardou

Edizione: Edwin F. Kalmus&Co. Inc., Boca Raton, Florida

Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore Michele Gamba

Regia Massimo Popolizio

Scene Margherita Palli

Costumi Silvia Aymonino

Luci Pasquale Mari

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci

Floria Tosca Chiara Isotton/Marta Mari (15, 17/01)

Mario Cavaradossi Vincenzo Costanzo/Bror Magnus Tødenes (15, 17/01)

Il barone Scarpia Alexey Markov

Cesare Angelotti Mattia Denti

Il Sagrestano Matteo Torcaso

Spoletta Oronzo D’Urso

Sciarrone Huigang Liu

Un carceriere Carlo Cigni

Un pastore Angelique Becherucci (11, 16/01)/Dalia Spinelli (13, 17/01)/Spartaco Scaffei (15, 18/01)

Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€

Platea 1 (Repliche): 110€

Platea 1 (Prima recita): 130€ 

Durata:

Prima parte: 50 minuti | Intervallo: 30 minuti | Seconda parte: 45 minuti | Intervallo: 30 minuti | Terza parte: 30 minuti

Durata complessiva: 3 ore e 5 minuti circa

Per il ciclo d’incontri Parlando d’opera mercoledì 7 gennaio 2026 alle ore 16.30, nel Foyer di Galleria della Sala Grande è in programma “Tosca come un film”. Drammaturgia, azione e visione nell’opera di Puccini” a cura di Andrea Balestri. Si esibiranno il soprano Alessia Battini, accompagnata al violino da Alessandro Leo e al pianoforte da Elisabetta Sepe. Musiche di Giacomo Puccini.

Gli spettacoli sono preceduti dalle guide all’ascolto. Sono tenute nel Foyer della Sala Grande l’11, il 13, il 15 e il 16 gennaio da Katiuscia Manetta e il 17 e 18 gennaio da Marco Cosci

Torna al Teatro del Maggio “La bohème”, di Giacomo Puccini fra le più amate opere di tutto il repertorio lirico.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il maestro Diego Ceretta; la regia – ripresa da Stefania Grazioli – è firmata da Bruno Ravella. 

In scena, nelle parti principali, Carolina López Moreno e Nombulelo Yende interpretano Mimì; Long Long e Davide Giusti sono Rodolfo; Danylo Matviienko e Francesco Samuele Venuti interpretano Marcello e Mariam Battistelli e Elisa Balbo vestono i panni di Musetta.

Sono otto le recite complessive: il 20, 21, 23, 28, 30 e 31 dicembre 2025 e il 2 e 4 gennaio 2026.

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

A distanza di due anni dal grande successo dell’ultima messinscena torna al Teatro del Maggio una delle più amate opere di Giacomo Puccini e di tutto il repertorio lirico, La bohème, il capolavoro basato su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica e ispirato al romanzo di Henri Murger “Scènes de la vie de bohème”.

Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestradel Coro e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio il maestro Diego Ceretta, al suo debutto operistico al Teatro del Maggio.

La regia dello spettacolo, ripresa dell’allestimento andato in scena nell’autunno del 2023, è firmata da Bruno Ravella e ripresa da Stefania Grazioli.

Le scene sono curate da Tiziano Santi; i costumi da Angela Giulia Toso e le luci, riprese da Emanuele Agliati, sono di D.M. Wood. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini; la maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia è Sara Matteucci

Sono otto le recite complessive in calendario: il 20 e il 31 dicembre alle ore 17; il 21, 28 dicembre e 4 gennaio alle ore 15:30; il 23 e 30 dicembre e il 2 gennaio alle ore 20.

Sul palcoscenico una grande compagnia di canto giovane e talentuosa che, alternandosi, è protagonista delle otto recite in cartellone. 

Carolina López Moreno – di ritorno a Firenze dopo i trionfi di Madama Butterfly e de La traviata dello scorso anno – e Nombulelo Yende (nelle recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1)interpretano Mimì; Long Long eDavide Giusti (recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1) sono Rodolfo; Danylo Matviienko e Francesco Samuele Venuti (recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1)interpretano Marcello e Mariam Battistelli e Elisa Balbo (recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1)vestono i panni di Musetta.

Il resto del cast lirico è formato da Matteo Loi e Giuseppe Toia (recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1) come Schaunard; da Manuel Fuentes nella parte di Colline; Davide Sodini interpreta la doppia parte di Benoît e Alcindoro; Carlo Messeri e Massimiliano Esposito (recite del 30, 31/12 e del 2, 4/1) nel ruolo di Un venditore ambulante e Alessandro Lanzi e Matteo Tavini (recite del 30, 31/1 e del 2, 4/1) vestono i panni di Parpignol. Chiudono il cast, rispettivamente come Sergente dei doganieri e di Un doganiere, Lisandro Guinis e Dielli Hoxha (recite del 30, 31/12 e del 2, 4/1) e Nicolò Ayroldi e Egidio Massimo Naccarato (recite del 30, 31/12 e del 2, 4/1).

Diego Ceretta, che torna sul podio della Sala Grande del Maggio dopo il War Requiem da lui diretto la scorsa primavera, e che con questo titolo affronta per la prima volta in carriera un’opera lirica al Maggio, ha sottolineato i tratti che più caratterizzano questa produzione e la sua interpretazione dell’opera di Puccini: “La partitura di Bohème è sempre una grande sfida per un direttore d’orchestra perché sono tanti gli aspetti di cui tener conto. Per esempio il 2º quadro è particolarmente complesso perché bisogna governare una massa sonora importante: banda, coro, voci bianche e orchestra, tutti inseriti in una scrittura fitta e molto articolata. Anche l’attacco del 1º quadro ha un peso specifico notevole. Nonostante questo penso che dal punto di vista musicale La bohème sia l’opera migliore con cui un direttore, anche giovane, possa iniziare ad approcciarsi alla lirica pucciniana: ha una freschezza e un’immediatezza che ‘chiedono’ di lasciarla esprimere senza che la si costruisca a tavolino. Lo stesso vale per i rapporti tra i personaggi  – continua Ceretta – che sono molto stretti, non solo musicalmente, ma anche a livello di libretto. La bohème è costruita per coppie — Rodolfo e Mimì, Marcello e Musetta, Schaunard e Colline — oltre che sull’amicizia che lega i quattro amici. La mia direzione serve proprio a questo: non a forzare le relazioni, ma a far capire passo dopo passo perché un personaggio esprime o canta qualcosa e perché l’altro reagisce in un certo modo. Tutti conoscono profondamente l’opera e l’hanno cantata tantissime volte – quindi il lavoro, il mio lavoro con loro – consiste soprattutto nell’aprire nuovi spiragli interpretativi”. 

Lo spettacolo è una ripresa di quello andato in scena per la prima volta nel settembre 2017 e poi ripreso fra il dicembre 2019, il gennaio del 2020 e il novembre del 2023, sempre accolto con grande calore sia dalla critica che dal pubblico. L’allestimento vede Rodolfo, Mimì, Marcello, Musetta e gli altri protagonisti nella Parigi del tardo Ottocento: lo spaccato della soffitta di Rodolfo e Marcello dove si ambienta il primo quadro dell’opera è semplice ed essenziale negli spazi, mentre nel secondo quadro a dominare la scena è un grande semicerchio ricco di luci, con lo scheletro della soffitta del primo quadro che diventa la struttura del celeberrimo Café Momus. Anche il terzo quadro è semplice nella sua struttura: l’ambientazione della scena ambientata a La Barriera d’Enfer è formata da una piccola costruzione in legno, una sbarra e una panchina. Le scene sono curate ma non smodatamente realistiche, in modo da non mostrare un semplice ritratto fotografico dell’epoca in cui è ambientata la produzione ma volte più a ‘suggerire’ gli spazi piuttosto che a mostrarli come in una vera e propria fotografia.

Nel corso della lunga storia del Teatro il capolavoro pucciniano è stato in assoluto fra i titoli più rappresentati, a partire dal 1929, anno della prima recita nelle nostre stagioni: questa, difatti, segna la trentesima produzione de La bohème al Maggio, per un totale di oltre 170 recite.

La locandina:

LA BOHÈME

Maestro concertatore e direttore Diego Ceretta 

Regia Bruno Ravella ripresa da Stefania Grazioli

Scene Tiziano Santi

Costumi Angela Giulia Toso

Luci D.M. Wood riprese da Emanuele Agliati 

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci

Rodolfo, poeta Long Long / Davide Giusti (21, 28, 31/12; 4/1)

Schaunard, musicista Matteo Loi / Giuseppe Toia (21, 28, 31/12; 4/1)

Benoît, padrone di casa / Alcindoro, consigliere di Stato Davide Sodini

Mimì Carolina López Moreno / Nombulelo Yende (21, 28, 31/12; 4/1)

Marcello, pittore Danylo Matviienko / Francesco Samuele Venuti (21, 28, 31/12; 4/1)

Colline, filosofo Manuel Fuentes

Musetta Mariam Battistelli / Elisa Balbo (21, 28, 31/12; 4/1)

Parpignol Alessandro Lanzi / Matteo Tavini (30, 31/12; 2, 4/1)

Sergente dei Doganieri Lisandro Guinis / Dielli Hoxha (30, 31/12; 2, 4/1)

Un Doganiere Nicolò Ayroldi / Egidio Massimo Naccarato (30, 31/12; 2, 4/1)

Un venditore ambulante Carlo Messeri / Massimiliano Esposito (30, 31/12; 2, 4/1)

Figuranti speciali Roberto AndrioliElena BarsottiAndrea BassiIlaria BrandagliaFrancesca CelliniGiampaolo GobbiStefano FrancasiMaria Caterina FraniFederico RaffaelliFrancescoPacelliFederico Vazzola

Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€

Platea 1 (Repliche): 110€

Platea 1 (Prima recita): 130€ 

Durata:

Prima parte: 1 ora | Intervallo: 30 minuti | Seconda parte: 1 ora e 5 minuti

Durata complessiva: 2 ore e 35 minuti circa

Gli spettacoli sono preceduti dalle guide all’ascolto. Sono tenute nel Foyer della Sala Grande il 20, 21 e 23 dicembre da Marco Cosci e il 28, 30, 31 dicembre e il 2 e 4 gennaio da Maddalena Bonechi.

Domenica 12 ottobre alle ore 17, nella Sala Grande del Teatro, va in scena la prima recita del “Macbeth” di Giuseppe Verdi.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Alexander Soddy.

Il capolavoro verdiano è proposto con lo spazio e la regia curati da Mario Martone e le scene firmate da Mimmo Paladino.

In scena – nei ruoli principali – Luca Salsi è Macbeth; Vanessa Goikoetxea interpreta Lady Macbeth; Antonio Di Matteo veste i panni di Banco e Antonio Poli è Macduff.

Nuovo allestimento

Dopo il successo delle recite de Les pêcheurs de perles, la stagione autunnale del Maggio Musicale Fiorentino mette in programma da domenica 12 ottobre 2025 alle ore 17  Macbeth, il capolavoro di Giuseppe Verdi tratto dall’omonima tragedia di William Shakespeare.

Altre tre le recite previste in cartellone: il 14 e il 17 ottobre alle ore 20 e il 19 ottobre alle ore 15:30.

Questa messa in scena è la 21esima del titolo a Firenze, la cui storia inizia con la Città, al Teatro della Pergola, il 14 marzo del 1847 dove fu eseguita per la prima volta in assoluto. Al Comunale la prima rappresentazione è del maggio 1951 con Vittorio Gui sul podio, alla quale ne seguono altre sei programmazioni del titolo: nel 1969, nel 1975, nel 1995, nel 2002, nel 2013, e l’ultima  – in forma di concerto –  al Teatro del Maggio Fiorentino,  diretta da Riccardo Muti nel 2018.

Sul podio della Sala Grande del Teatro il maestro Alexander Soddy, che torna alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio dopo le recite della Salome straussiana che ha inaugurato lo scorso 87esimo Festival del Maggio e che ha segnato suo il debutto fiorentino.

Lo spazio e la regia dello spettacolo sono curati da Mario Martone, le scene sono firmate da Mimmo Paladinoche realizza per il Macbeth e per il Maggio, anche una vera opera d’arte: il maestoso, enorme sipario dipinto su legno ispirato all’affresco “Il Trionfo della morte” di palazzo Abattellis a Palermo.

Lo scenografo realizzatore è Barbara Bessi, i costumi sono di Ursula Patzak, luci e video sono di Pasquale Mari Alessandro Papa è il video designer. La coreografia della messinscena è di Raffaella Giordano. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il cast vocale è formato da Luca Salsi come Macbeth; Vanessa Goikoetxea come Lady Macbeth; Antonio Di Matteo nei panni di Banco, al suo debutto al Maggio e da Antonio Poli nella parte di Macduff. Elizaveta Shuvalova è la Dama di Lady Macbeth; Lorenzo Martelli interpreta Malcolm; Huigang Liu è Un medico; Egidio Massimo Naccarato è Un domestico e Lisandro Guinis è Un sicario mentre Dielli Hoxha e Nicolò Ayroldi sono rispettivamente Un araldo e la Prima apparizione.

Chiudono il cast come la Seconda Apparizione e la Terza ApparizioneAurora SpinelliCaterina Pacchi.

“Sono davvero fiero di tornare a Firenze dopo Salome e il concerto che ho diretto nel corso dell’87esimo Festival del Maggio – dice Alexander Soddy – Tornare qui e farlo dirigendo il Macbeth di Giuseppe Verdi rende tutto questo ancora più speciale: io sono cresciuto con le opere di William Shakespeare e Macbeth è davvero un esempio perfetto di una tragedia marcata da tratti chiaroscuri e la musica che Verdi ha costruito intorno ad essa è assolutamente meravigliosa. È caratterizzata da aspetti che possiamo definire quasi ‘estremi’ e si sente in modo cristallino l’impronta energica del Verdi giovanile. In questa produzione abbiamo la fortuna di avere un cast davvero straordinario  che – insieme a questa magnifica Orchestra e al Coro diretto dal maestro Fratini – sono capaci di trasmettere al pubblico tutti i colori e tutte le sfumature presenti nella partitura verdiana. Luca Salsi penso sia al momento il miglior Macbeth al mondo ed è davvero un immenso piacere poter lavorare al suo fianco; Vanessa Goikoetxea, che interpreta Lady Macbeth – a mio avviso uno dei ruoli verdiani più difficili ed estremi – è davvero eccezionale nel rendere sia vocalmente che scenicamente questa parte così complessa. Infine ci tengo a sottolineare come sia stimolante poter lavorare insieme a Mario Martone che fin da subito è stato capace di comprendere e di rendere scenicamente, e in modo assolutamente perfetto, la profondità di questo dramma”.

Il regista Mario Martone – cha al Maggio ha debuttato nell’aprile del 2007 curando la regia dell’Antigone con la musica di Ivan Fedele – ha sottolineato gli aspetti più importanti che caratterizzano il suo Macbeth: “Questo spettacolo è da un lato un viaggio interiore nella psiche di un uomo e di sua moglie, del rapporto ossessivo e inappagato che li lega indissolubilmente, dall’altro una manifestazione scenica delle forze che li manovrano, e che manovrano tutti noi, attraverso la presenza delle streghe. Noi crediamo di essere liberi ma le forze che muovono le nostre azioni sono innumerevoli, e vengono sia da dentro di noi come da fuori. Il fuori si manifesta solo in un momento nel Macbeth di Verdi, l’unico in cui si esce dal palazzo regale, un’apertura in cui appare un’umanità dolente, percossa dalla violenza della guerra e della stupidità criminale del potere. La psiche di chi governa è spesso particolarmente esposta all’azione sadica e beffarda delle streghe, e a pagarne le spese sono infiniti esseri umani al mondo. Viviamo un tempo in cui questo è purtroppo molto evidente”.

Luca Salsi, che torna al Maggio dopo l’Otello andato in scena nella primavera del 2023 con la direzione del maestro Zubin Mehta, ha parlato della suo gioia nel tornare a Firenze e di farlo dando voce a uno dei personaggi a lui più cari, ossia Macbeth, che nel corso della sua carriera ha interpretato altre due volte a Firenze: “Macbeth è in assoluto una delle opere che amo di più e che più mi rappresentano. Nel corso della mia carriera l’ho interpretata circa 150 volte e qui a Firenze l’ho cantata in due occasioni: nel 2018 con la direzione del maestro Muti e nel 2013, in occasione del bicentenario verdiano, sotto la bacchetta di James Conlon. Amo moltissimo il personaggio di Macbeth, una parte davvero complessa sia sul piano vocale che su quello recitativo: in questa produzione sono però aiutato moltissimo da Mario Martone con il quale già avuto modo di lavorare in occasione dell’Andrea Chénier scaligero del dicembre 2017. Lavorare insieme a lui è sempre stimolante, ha sempre idee briose e mai banali poiché la cosa complessa di quest’opera è il rischio –  sempre alto – di sconfinare nell’esagerazione.

Qui invece si è lavorato molto sull’aspetto caratteriale dei personaggi e questo si adatta molto all’essenza stessa dell’opera di Verdi. Questo per me è davvero importante perché amo molto le parti impegnate da un punto di vista recitativo: mi è possibile infatti scavare dentro le emozioni del personaggio e questo marca davvero una grande differenza fra quella che è una semplice interpretazione vocale di un ruolo e quella che invece è un’interpretazione che efficace soprattutto a livello comunicativo, ancor di più in un libretto shakespeariano come Macbeth. Infine, sono davvero contento di lavorare per la prima volta insieme al maestro Soddy: è un direttore di grande talento con idee sempre precise e brillanti”.

Vanessa Goikoetxea, che torna al Maggio dopo il successo delle recite di Tosca del maggio del 2024 che hanno segnato il suo esordio fiorentino, ha sottolineato la sua soddisfazione di debuttare in un ruolo verdiano per la prima volta in carriera: “Lady Macbeth è senza dubbio un ruolo complesso, sia dal punto di vista dell’impegno vocale sia dal punto di vista recitativo; è una donna dalla psicologia molto complessa. Se da un lato lo si può senza dubbio definire un personaggio crudele, dall’altro ci si può anche soffermare su un altro aspetto, meno evidente se vogliamo: lei ama davvero Macbeth, anche se naturalmente la sua sete di potere prevarrà anche su questo  lato sentimentale. La duplicità del suo animo la rende naturalmente complessa da analizzare e interpretare. Mi emoziona e mi stimola molto sapere che questa è la prima opera di Verdi che affronto in carriera e mi ha davvero colpito vedere come egli ha dipinto Lady Macbeth: nella musica stessa si trova ogni singolo aspetto della storia narrata in scena. Verdi, così come sarà poi per Puccini, ha questa straordinaria capacità di narrare la storia – o meglio, il dramma – quasi esclusivamente attraverso la musica e le note, che contengono in sé tutto il cuore e l’anima della vicenda shakespeariana. 

È la prima volta che lavoro insieme al maestro Soddy: un musicista davvero formidabile che mi ha aiutato a trovare ogni sfumatura e ogni colore di questo ruolo così complesso. Quest’opera si racconta non solo attraverso la musica o la trama ma anche e soprattutto attraverso l’espressività delle singole parole. Infine, sono davvero felice di debuttare in un ruolo come questo al fianco di un artista come Luca Salsi che è un interprete verdiano di assoluto riferimento e di enorme valore”.

L’opera:

Il rapporto di Verdi con il teatro di Shakespeare si snoda lungo il corso di una lunga carriera costellata di progetti compiuti, come MacbethOtello e Falstaff e altri a lungo inseguiti ma mai realizzati, come AmletoLa tempestaRe Lear. La prima occasione per cimentarsi con un soggetto del drammaturgo inglese arriva grazie ad Alessandro Lanari, impresario del Teatro della Pergola di Firenze, che commissiona al compositore una nuova opera per la stagione di Carnevale 1847.

Ambientato tra le brume scozzesi, Macbeth è un dramma fantastico dalle tinte fosche dove streghe e fantasmi sono i coprotagonisti del condottiero eponimo e della sua perfida sposa. La scelta del genere fantastico era piuttosto significativa poiché negli anni precedenti l’impresario Lanari aveva portato sulle scene fiorentine opere con soggetti romantici, quali Robert le Diable di Meyerbeer e Der Freischütz di von Weber. La nuova opera di Verdi sembrava quindi voler lanciare un guanto di sfida ai successi dei compositori d’oltralpe.

Fin dall’inizio il compositore ebbe le idee chiarissime sul significato della sua nuova opera che disegna la parabola discendente del protagonista trasformato in crudele assassino da un’ambizione sfrenata. Sete di potere, follia e morte segnano infatti il destino di Macbeth e della malevola consorte, donna dall’animo nero nonché istigatrice degli orrendi delitti del marito. 

La cronologia dell’opera a Firenze e al Maggio:

Il capolavoro di Giuseppe Verdi è stato portato in scena a Firenze per un totale di 21 diverse produzioni, questa compresa: dalla prima assoluta, avvenuta al Teatro della Pergola il 14 marzo del 1847, fino all’ultima messinscena del luglio del 2018.

La prima produzione al Comunale è andata in scena nel maggio del 1951 con la direzione di Vittorio Gui, la regia di Gustav Gründgens e con Ivan Petrov nei panni di Macbeth e Astrid Varnay come Lady Macbeth.

Ad essa seguono altre 6 produzioni:

– Nel gennaio del 1969 con la direzione di Bruno Bartoletti, la regia di Filippo Crivelli e con Cornell MacNeil come Macbeth e Leyla Gencer come Lady Macbeth

– Nel corso del 38esimo Festival del Maggio, nel 1975, con la direzione di Riccardo Muti e la regia di Franco Enriquez; con Mario Petri / Kostas Paskalis ad interpretare Macbeth e Gwyneth Jones / Leyla Gencer nel ruolo di Lady Macbeth

– Nel novembre del 1995 con la direzione di James Conlon; la regia di Paco Dècina e con Alexandru Agache / Alberto Mastromarino come Macbeth e Deborah Voigt / Barbara De Maio nei panni di Lady Macbeth

– Nel novembre del 2002 con la direzione di Julia Jones e Nir Kabaretti, la regia di Eimuntas Nekrošius e con Carlo Guelfi / Andrzej Dobbler come Macbeth e Anna Shafajinskaia / Jeanne-Michèle Charbonnet come Lady Macbeth

– Nel giugno del 2013 (alla Pergola) con la direzione di James Conlon, la regia di Graham Vick e con Luca Salsi nei panni di Macbeth e Tatjana Serjan / Raffaella Angeletti come Lady Macbeth

– Nel luglio del 2018 in forma di concerto con la direzione di Riccardo Muti e Luca Salsi come Macbeth e Vittoria Yeo come Lady Macbeth

La locandina:

MACBETH

Melodramma in quattro atti di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei

Musica di Giuseppe Verdi 

Edizione: Edwin F. Kalmus & Co., Inc., Boca Raton, Florida

Maestro concertatore e direttore Alexander Soddy

Spazio e regia Mario Martone

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Mimmo Paladino

Scenografo realizzatore Barbara Bessi

Costumi Ursula Patzak

Luci e video Pasquale Mari

Video designer Alessandro Papa

Coreografia Raffaella Giordano

Assistente regista Paola Rota

Assistente costumista Marta Solari

Assistente luci Gianni Bertoli

Assistente video Pietro Di Francesco

Macbeth Luca Salsi 

Lady Macbeth Vanessa Goikoetxea

Dama di Lady MacbethElizaveta Shuvalova

MacduffAntonio Poli

MalcomLorenzo Martelli

Domestico di MacbethEgidio Massimo Naccarato

MedicoHuigang Liu

SicarioLisandro Guinis

Un AraldoDielli Hoxha

Prima ApparizioneNicolò Ayroldi

Seconda ApparizioneAurora Spinelli

Terza ApparizioneCaterina Pacchi

Figuranti speciali

Enrico L’Abbate, Rosario CampisiChiara Casiraghi, Alice Consigli, Matilde Cortivo, Edoardo Groppler,Sandro Mabellini, Mariangela Massarelli, Mauro Milone, Domenico Nuovo, Francesco Pacelli, Federico Raffaelli, Sara Silli, Cinzia Sità, Dario Tamiazzo, Simone Ticci

Bambini

Gherardo AttoriKai McMillan

Amazzone a cavallo
Michaela Ricci (Equus Primus Selleria SRL)

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€

Platea 3: 75€

Platea 2: 90€

Platea 1 (Repliche): 110€

Platea 1 (Prima recita): 130€ 

Durata complessiva 3 ore e 10 minuti circa, con intervallo

Domenica 16 febbraio 2025 alle ore 17 la prima recita di “Rigoletto” di Giuseppe Verdi. 

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Stefano Ranzani.

La regia è di Davide Livermore, ripresa da Stefania Grazioli.

In scena, nelle parti principali, Daniel Luis de Vicente e Leon Kim (recita del 18/2) interpretano Rigoletto; Celso Albelo è il Duca di Mantova e Olga Peretyatko veste i panni di Gilda. 

Primo appuntamento lirico della stagione 2025 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: domenica 16 febbraio 2025 alle ore 17 la prima recita di Rigoletto, il capolavoro di Giuseppe Verdiche torna in scena nell’allestimento del 2021 firmato da Davide Livermore ripreso da Stefania Grazioli.

Sul podio della Sala Grande, alla testa dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Stefano Ranzani.  Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Altre tre le recite in programma: il 18 e il 20 febbraio alle ore 20 e domenica 23 febbraio alle ore 15:30.

La compagnia di canto è formata da Daniel Luis de Vicente (Leon Kim nella recita del 18/2) nella parte di Rigoletto; Celso Albelo come il Duca di Mantova e Olga Peretyatko nella parte di Gilda. Alessio Cacciamani veste i panni di Sparafucile; Janetka Hosco è Giovanna; Eleonora Filipponi interpreta Maddalena; Manuel Fuentes è Il Conte di Monterone e Yurii Strakhov Marullo. Huigang Liu Letizia Bertoldi sono rispettivamente il Conte e la Contessa di Ceprano e Daniele Falcone interpreta Matteo Borsa. Chiudono il cast, rispettivamente nei ruoli del Paggio e dell’Usciere di corte, Aloisia De Nardis Egidio Massimo Naccarato

Sul podio il maestro Stefano Ranzani, il cui ultimo impegno operistico al Maggio fu proprio con un Rigoletto andato in scena nell’ottobre del 2009: “Ho sempre considerato Rigoletto la più ‘mozartiana’ delle opere che compongono la trilogia popolare di Verdi, quasi leggiadra e delicata, questo nonostante i temi oscuri che formano la trama. La musica stessa, un linguaggio semplice solo all’apparenza, richiede ogni volta un approccio diverso alla partitura che si stringe fra le mani; spesso emergono nuovi aspetti che nelle precedenti letture non avevo notato o a cui avevo dato un peso diverso. Questo è senza dubbio uno degli aspetti più affascinanti di questo mestiere – continua il maestro Ranzani nella sua analisi – perché vi è una crescita continua ed è necessaria  quindi una ricerca anche interiore in noi stessi per cercare, soprattutto da parte del direttore d’orchestra, il modo di restare quanto più fedeli possibili, musicalmente parlando, a quelli che sono i desideri del compositore. Infine sono davvero felice di poter fare ritorno a Firenze e di poterlo fare con questa produzione, dove ho trovato un cast davvero splendido e un’Orchestra e un Coro, con i quali non lavoravo da molto tempo, che rimangono formidabili in ogni loro singolo componente”.

Parte della celeberrima “Trilogia popolare” verdiana e basato sul dramma di Victor Hugo “Le roi s’amuse”, questa messa in scena con la regia di Davide Livermore torna al Maggio a distanza di quattro anni dall’ultima volta con la ripresa da Stefania Grazioli che ne ha sottolineato sia l’originalità visiva sia la fedeltà al libretto attraverso la quale il regista ha costruito lo spettacolo: “Nella sua visione caleidoscopica della vicenda e dei personaggi Livermore è riuscito a fare emergere una ‘mostruosità’ intima e interiore di Rigoletto; inoltre questo è un allestimento che gioca molto sull’oscurità e sulle profondità; lo si percepisce attraverso le ambientazioni dove la trama verdiana si svolge e penso, per esempio, all’ultima scena, che si articola all’interno di una metropolitana. Si ha la percezione, inoltre, che ogni atto dell’opera sia ambientato in epoche diverse: il primo è allestito come se a farne da sfondo sia una festa quasi orgiastica con costumi rinascimentali, una scena con sfumature ai limiti del rituale che mi ha ricordato il celebre film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. In questa produzione i figuranti speciali sono coinvolti in modo decisamente attivo poiché hanno il ruolo di far emergere ancor di più queste tinte erotiche dell’opera e dei personaggi che la compongono, con particolare attenzione a quello del Duca e di coloro che stanno intorno a lui. Questo per delineare con decisione quello che è uno degli aspetti che Livermore ha fatto emergere, ossia che tutti coloro che fanno parte di questa storia, in realtà, sono vittime. Anche il Duca stesso è una vittima, poiché quasi imprigionato dalla sua duplicità e dalla sua ‘lotta interiore’ fra un atteggiamento libertino e una ricerca invece di un amore più puro e profondo”.

Oltre a questi aspetti, un altro tratto importante di questa produzione è di certo il tema della maledizione, come affermato dallo stesso Livermore nella sua analisi dello spettacolo: “Giuseppe Verdi avrebbe voluto chiamare quest’opera La Maledizione: sono raccontati in maniera straordinaria i due tempi di cui una maledizione è composta; il momento in cui viene lanciata e il momento in cui poi essa si avvera. Così avviene anche in Rigoletto, dove il tema della maledizione lo sentiamo per la prima volta nel preludio dell’opera per poi sentirlo nel finale, devastante, che infine la vedrà compiersi. Questo è senza dubbio uno dei momenti che più mette in relazione Verdi con Victor Hugo, l’autore di Le roi s’amuse, qui raccontato meravigliosamente in musica anche da Francesco Maria Piave, che offre come sempre una straordinaria traduzione che si adatta perfettamente alla poetica verdiana”.

“Rigoletto è un uomo in parte complesso e che, a causa della sua deformità, si ritrova ad essere impotente non solo nei confronti della società in cui si muove, ma anche nei confronti del destino” afferma Daniel Luis de Vicente, analizzando gli aspetti che caratterizzano il protagonista dell’opera, che egli ha interpretato in undici diverse produzioni per un totale di oltre 60 recite “Egli si trova, suo malgrado, in mezzo a due fuochi che sono rappresentati dal Duca di Mantova, un uomo che nonostante sia deprecabile nelle sue azioni riesce sempre a vincere – poiché potente – e sua figlia Gilda, la quale alla fine decide di sacrificarsi sull’altare dell’amore. Qui naturalmente entra ‘in gioco’ la profezia dell’opera, o meglio, la maledizione. Questa tragedia è senza tempo e riesce ad essere attuale anche al giorno d’oggi; la regia di Livermore, ripresa da Stefania Grazioli, in cui elementi classici si fondono con aspetti decisamente moderni. Uno degli aspetti che amo di quest’opera, nonostante abbia interpretato Rigoletto moltissime volte, è che ogni volta si scoprono aspetti nuovi, che essi siano legati ad una nuova lettura della partitura o, per esempio, a nuove soluzioni registiche”.

Olga Peretyatko, che veste i panni di Gilda, torna a calcare le scene del Maggio dopo le recite de Le nozze di Figaro andate in scena nell’autunno del 2010: “Riflettendo sulla figura di Gilda mi sono resa conto di come essa sia un personaggio che incarna una complessità tanto poetica quanto drammatica. È un pilastro narrativo dell’opera: è la luce innocente che si scontra con l’oscurità del mondo corrotto di corte, la sua purezza non è mera ingenuità, ma un atto di resistenza morale. Il suo amore per il Duca, idealizzato e tragico, diventa metafora della cecità di chi cerca bellezza nel nostro universo assai cinico. Tuttavia è nel sacrificio finale che Gilda raggiunge la sua grandezza tragica. La scelta di morire per salvare l’uomo che l’ha tradita – pur nella sua disperazione – rivela una forza interiore che ribalta i ruoli: non più vittima passiva, ma eroina consapevole, capace di redimere, attraverso la morte, la figura paterna di Rigoletto. Verdi, con maestria, le affida alcune delle pagine più commoventi della lirica italiana, trasformandola in un simbolo universale di amore filiale e abnegazione. La sua voce diventa strumento di un dramma che unisce intimità e grandezza. Per il mio ritorno al Maggio Musicale ho interpretato questo personaggio come una sfida artistica e umana: rappresentare questa donna significa dar corpo a un contrasto eterno tra innocenza e corruzione, tra speranza e destino. Un ruolo che, oggi come ieri, interroga il pubblico sulla natura stessa della tragedia”.

La parte del Duca di Mantova è sostenuta da Celso Albelo, di ritorno sulle scene fiorentine dopo la donizettiana La Favorite del febbraio 2018: “Il personaggio del Duca di Mantova è davvero un uomo poco simpatico, per usare un eufemismo. A livello personale posso dire che il suo carattere e soprattutto i suoi atteggiamenti sono quanto di più lontano possa immaginare da me; è infatti un ruolo che sul piano umano sfiora atteggiamenti quasi disgustosi; e questo lo soprattutto notare nello sviluppo del II atto di questa splendida opera. Io sono davvero molto felice di poter tornare qui dopo sette anni qui al Maggio e di poterlo fare con questa produzione di Rigoletto e, inoltre, mi fa molto sorridere che l’ambientazione del II atto, che scenicamente si sviluppa in modo molto intenso e forte, sia in una lavanderia, una piccola attività secondaria in cui – nella vita ‘reale’ – ho da poco deciso d’investire!”. 

L’opera:

Nell’aprile del 1850 Verdi firmò un contratto con il Teatro La Fenice di Venezia per una nuova opera. Il soggetto che il compositore propose al librettista Francesco Maria Piave fu Le Roi s’amuse, il dramma storico di Victor Hugo rappresentato alla Comédie-Française nel 1832 e censurato per aver ritratto la monarchia nei suoi peggiori vizi. La scelta era pericolosa e Verdi lo sapeva. Infatti, i censori veneziani non accettarono inizialmente la proposta del maestro, giudicando il soggetto “di ripugnante immoralità e oscura trivialità”. Ciò che infastidì i censori fu l’elemento della maledizione, che per Verdi fu il motore di tutta l’azione nonché il primo titolo a cui pensò per l’opera. Dopo un lungo dibattito, si giunse a un compromesso; l’azione fu spostata nel tempo e nello spazio, il re di Francia fu declassato a duca di Mantova e l’opera fu intitolata con il nome del protagonista: Rigoletto.

Primo titolo della cosiddetta ‘trilogia popolare’, Rigoletto debuttò con successo l’11 marzo 1851, segnando una svolta decisiva nel panorama operistico dell’epoca. Per la prima volta, il ruolo principale fu affidato a un personaggio di umili origini, infelice e deforme. Uomo dalla personalità tormentata, Rigoletto era tanto cinico e spietato nel suo ruolo di giullare quanto amorevole e passionale in quello di padre. Inevitabilmente segnato da quella maledizione che lo accompagnava fin dall’inizio dell’opera, Rigoletto avrebbe perso tutto, anche il suo bene più caro, rimanendo schiacciato dal peso di un destino da cui non poteva sottrarsi.

La locandina:

RIGOLETTO

Melodramma in tre atti 

Libretto di Francesco Maria Piave

dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi 

Edizione Edwin F.Kalmus & Co., INC.,

Boca Raton, Florida

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore Stefano Ranzani

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Regia Davide Livermore

ripresa da Stefania Grazioli

Scene Giò Forma

Costumi Gianluca Falaschi

ripresi da Gian Maria Sposito

Luci Antonio Castro

riprese da Fabio Rossi

Video D-Wok

Assistente movimenti coreografici Elena Barsotti

Il Duca di Mantova Celso Albelo

Rigoletto, suo buffone di corte Daniel Luis de Vicente/Leon Kim (18/2)

Gilda, figlia di lui Olga Peretyatko

Sparafucile, bravo Alessio Cacciamani

Maddalena, sorella di lui Eleonora Filipponi

Giovanna, custode di Gilda Janetka Hosco

Il Conte di Monterone Manuel Fuentes

Marullo, cavaliere Yurii Strakhov

Matteo Borsa, cortigiano Daniele Falcone

Il Conte di Ceprano Huigang Liu 

La Contessa di Ceprano, sposa di lui Letizia Bertoldi

Usciere di corte Egidio Massimo Naccarato

Paggio della Duchessa Aloisia de Nardis

Figuranti speciali Maria Lucia BianchiIlaria BrandagliaMaria Novella Della MartiraLivia RissoSara SilliAndrea BassiEgidio EgidiGiampaolo GobbiLeonardo PaoliCarlo PucciSimone Ticci

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ 

Platea 3: 75€ 

Platea 2: 90€ 

Platea 1: 110€ (repliche)

Platea 1: 130€ (prima recita)

Domenica 3 novembre 2024, alle ore 17, Nicola Alaimo protagonista del concerto di canto dedicato a Gaetano Donizetti.

Sul podio della Sala Zubin Mehta – alla testa dell’Orchestra e del Coro del Maggio – il maestro Matteo Parmeggiani.

Il giorno dopo l’ultima recita del 2 novembre di Madama Butterfly che lo vede impegnato nella parte di Sharpless, domenica 3 novembre 2024 – in Sala Mehta, alle ore 17 – Nicola Alaimo è protagonista, insieme al maestro Matteo Parmeggiani e all’Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, di un concerto dedicato a Gaetano Donizetti con l’esecuzione di arie e sinfonie del compositore bergamasco.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Parlando del concerto, Nicola Alaimo ha sottolineando come abbia sempre sentito Gaetano Donizetti un compositore molto affine a sé: “Ho sempre considerato Donizetti un autore molto adatto alla mia vocalità e l’ideale connubio fra Rossini e Verdi. Il programma che presenteremo al pubblico del Maggio è ambizioso, scelto anche per promuove il disco che abbiamo inciso e che uscirà a breve, in cui troveremo arie più conosciute e alcune decisamente desuete come il Torquato Tasso o la Parisina. È ed è stato un progetto artistico davvero magnifico svolto insieme al Maggio Musicale Fiorentino. Il lavoro svolto insieme al maestro Parmeggiani è stato certosino, studiato nei minimi particolari che speriamo il pubblico possa apprezzare per ‘godersi’ un pomeriggio insieme alle musiche di questo magnifico compositore”.

Il maestro Matteo Parmeggiani ha sottolineato tutta la sua soddisfazione nel tornare al Maggio dopo poche settimane: “È per me un grandissimo piacere tornare al Maggio dopo il concerto insieme a Teresa Iervolino ed è un onore farlo insieme a Nicola Alaimo, all’Orchestra e – in quest’occasione – al Coro del Maggio, con cui collaboro per la prima volta. In questo concerto presentiamo il CD inciso insieme e abbiamo deciso di eseguire due sinfonie in un qual modo legate alla città di Firenze come Parisina d’Este e Rosmonda d’Inghilterra perché hanno entrambe la caratteristica di di essere state eseguite per la prima volta al Teatro della Pergola; sono arie di Donizetti meno conosciute ma estremamente interessanti. Abbiamo poi scelto la cavatina del Duca, in abbinamento con la sinfonia della Parisina d’Este e poi un’aria molto particolare del I Atto di Alahor in Granata, altra opera meno conosciuta ma altrettanto intrigante. Chiuderemo poi il concerto con l’intero III Atto del Torquato Tasso che vede un impegno molto importante da parte del baritono”.

In cartellone un programma volto alle composizioni di Gaetano Donizetti. Il concerto si apre con un brano tratto da Alahor in Granata, “Ombra del padre mio”: l’opera fu composta nel corso del 1825, durante il periodo in cui Donizetti era occupato a Palermo in qualità di “direttore della musica e compositore di nuove opere” e presentata per la prima volta al pubblico nel gennaio dell’anno successivo.  Segue, per cortesia della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, la sinfonia d’apertura di Parisina, conosciuta anche con il titolo di Parisina d’Este, musicata da Donizetti tra il febbraio e il marzo del 1833, su libretto di Felice Romani, tratto dalla tragedia Parisina di George Gordon Byron e rappresentata per la prima volta al Teatro della Pergola di Firenze nel marzo del 1833. Sempre dalla Parisina è estratta la cavatina che segue, ossia “Che mi rechi? Per veder su quel bel viso… Dall’Eridano si stende”, parte del I atto che si concentra sulla duplicità del Duca di Ferrara Azzo, uno dei protagonisti della vicenda: egli è innamoratissimo della giovane moglie Parisina e preoccupato della pesante tristezza di lei che, d’altro canto, è legata all’altro protagonista della vicenda, Ugo, da un amore tenero e senza speranze.

La sinfonia d’apertura di Rosmonda d’Inghilterra, rappresentata per la prima volta nel febbraio del 1834 – anch’essa al Teatro della Pergola di Firenze – anticipa l’ultima parte del concerto, ossia l’Atto III del Torquato Tasso, nella revisione del responsabile dell’Archivio del Maggio Luca Giovanni Logi.

La locandina:

GAETANO DONIZETTI
Da Alahor in Granata: “Ombra del padre mio”
Parisina, sinfonia (per cortesia della Fondazione Teatro Donizetti Bergamo)
Da Parisina: “Che mi rechi? Per veder su quel bel viso… Dall’Eridano si stende”
Rosmunda d’Inghilterra, sinfonia
Torquato Tasso, atto III (revisione di Luca Giovanni Logi)

Nicola Alaimo
Baritono

Matteo Parmeggiani
Direttore

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro
Lorenzo Fratini

Prezzi:

Settore D: 20€; Settore C: 35€; Settore B: 50€; Settore A: 70€

Giovedì 12 settembre alle ore 20, sala Zubin Mehta, concerto di canto del soprano Jessica Pratt

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino. Sul podio Riccardo Frizza

Direttore del Coro, Lorenzo Fratini.

Arie di “pazzia”e sinfonie dalle opere di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti

Giovedì 12 settembre alle ore 20, in sala Zubin Mehta, è in programma il concerto di canto del soprano Jessica Pratt che porta in scena le arie contenute nel Cd “Delirio” inciso al Maggio, con l’Orchestra e il Coro del Teatro per l’etichetta Tancredi. Presentato ufficialmente al Teatro del Maggio, lo scorso 20 ottobre 2023, in concomitanza con l’uscita, il cd ha riscosso unanimemente recensioni entusiaste da parte della critica.

Pratt è una delle più talentuose e virtuosiste belcantiste dei nostri tempi e affronta in questo concerto  – e nel Cd – un’antologia di scene unite dal fil rouge della “pazzia” tratte dalle opere di Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini. Sul podio – così come nel Cd – Riccardo Frizza affermato nella lettura ed esecuzione del belcanto italiano e col quale Jessica Pratt collabora con una mirabile sinergia. Le scene presentate in concerto sono eseguite integralmente e con una cura filologica da manuale come per esempio la celeberrima scena da Lucia di Lammermoor eseguita nella tonalità originale in Mi Bemolle. Il Coro del Maggio è diretto da Lorenzo Fratini.

I brani presentati  – in ordine di esecuzione – sono dunque tratti da La Sonnambula di Vincenzo Bellini, da Emilia di Liverpool, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, da I puritani, di Vincenzo Bellini, da Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti. Nel corso del concerto il maestro Frizza dirigerà la sinfonia da I Capuleti e i Monecchi di Vincenzo Bellini, la sinfonia da Roberto Devereux di Gaetano Donizetti e l’ouverture  di La favorite

Nel corso del recital, Jessica Pratt indosserà dei magnifici abiti/costumi disegnati per lei da Giuseppe Palella che sottolineano sia la forza sia la vulnerabilità delle donne interpretate dal soprano e sarà accompagnata nelle esecuzioni di Emilia e Linda da Aleksandra Meteleva.

Questo concerto è il primo di una serie di altri che vedranno come protagonisti il mezzosoprano Teresa Iervolino il prossimo 29 settembre, il baritono Nicola Alaimo il 3 novembre e poi nel corso del 2025, sempre in novembre, il baritono Marco Filippo Romano tutti impegnati sul palcoscenico e con le compagini del Maggio per interpretare live le incisioni discografiche realizzate al Maggio Musicale Fiorentino per l’etichetta Dynamic.

Il programma del concerto:

Vincenzo Bellini

I Capuleti e Montecchi, sinfonia

Da La sonnambula: “Ah! non credea mirarti… Ah! non giunge uman pensiero”

Gaetano Donizetti

Da Emilia di Liverpool: “Madre! Deh placati!… Ah! di contento…”

Roberto Devereux, sinfonia

Da Lucia di Lammermoor: “Il dolce suono… Ardon gl’incensi… Spargi d’amaro pianto”

Vincenzo Bellini

Da I puritani: “O rendetemi la speme… Qui la voce sua soave… Vien diletto è in ciel la luna”

Gaetano Donizetti

La Favorite, ouverture

Da Linda di Chamounix: “Nel silenzio della sera… No, non è ver, mentirono”

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore, Riccardo Frizza

Direttore del Coro, Lorenzo Fratini

86ºFestival del Maggio, venerdì 7 giugno 2024 alle ore 20, il maestro Daniele Gatti sul podio della Sala Mehta per un concerto sinfonico corale.  

In programma il “Salmo IX” di Goffredo Petrassi e la “Sinfonia n. 5” di Dmitrij Šostakovič.

Il concerto sarà trasmesso in differita su Rai Radio 3

Il direttore principale Daniele Gatti – impegnato il 6 e poi l’8 giugno con le ultime due recite di Tosca –  sale sul podio della Sala Mehta alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, venerdì 7 giugno alle ore 20, per un concerto sinfonico corale con un programma caratterizzato da una marcata impronta sacra e in linea con il cartellone del concerto inaugurale del 13 aprile, che propose  il Salmo 13 di Alexander Zemlinsky e con quello del concerto del 5 maggio con un altro brano di Petrassi, il Magnificat.  

In apertura del concerto del 7 giugno, infatti, un’altra composizione di Goffredo Petrassi, il Salmo IX, un ampio lavoro per coro, orchestra d’archi, ottoni, percussioni e due pianoforti nella quale Petrassi riunisce abilmente la lezione dei grandi polifonisti del passato con le innovazioni musicali del suo tempo. La scrittura del Salmo fu iniziata nell’ottobre 1934 e terminata due anni dopo.  

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Così come per il concerto del 5 maggio, chiude il concerto una composizione di Dmitrij Šostakovič; in quest’occasione la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 una delle composizioni più emblematiche e sofferte che il compositore pietroburghese compose fra l’aprile del 1937 e il luglio dello stesso anno; un periodo buio nel quale le repressioni di Stalin erano forti, anche su quella che era la vita artistica, culturale e musicale del paese. Šostakovičstesso fu aspramente criticato per lo stile della sua Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk e dunque l’essenza della sua Quinta Sinfonia è legata a doppio filo a quelle che sono le sue emozioni di quegli anni così complessi: una pagina musicale in cui la catastrofe è travestita da trionfo, e dove il più urlato dissenso si scambia per consenso alle orecchie incapaci di ascoltare.

Prima del concerto è proposta al pubblico la presentazione del programma: la guida si tiene nel Foyer della Sala Zubin Mehta 45 minuti circa prima dell’inizio del concerto.

Il programma:

Goffredo Petrassi 

Salmo IX per coro e orchestra

Compositore e didatta nato nel 1904, Goffredo Petrassi è stato una delle personalità più autorevoli del panorama musicale italiano della seconda metà del XX secolo. Cresciuto musicalmente tra le fila dei pueri cantores della Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, Petrassi ha la possibilità di conoscere e studiare le opere dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco italiani, che lasciano in lui un’impressione duratura. Dopo gli esordi in campo strumentale sotto il segno della corrente neoclassica, il compositore si cimenta in una serie di opere corali di ampio respiro, tra cui il Salmo IX, nelle quali riunisce abilmente la lezione dei grandi polifonisti del passato con le innovazioni musicali del suo tempo. Composto nel 1934, il Salmo IX è un ampio lavoro per coro, orchestra d’archi, ottoni, percussioni e due pianoforti. Influenzato parimenti dal modello stravinskijano della Sinfonia di salmi e dalla tradizione corale barocca, il brano si distingue per le ampie architetture polifoniche in cui dominano sonorità asciutte, talvolta spigolose, accompagnate da ritmi incisivi. La prima esecuzione fu diretta nel dicembre del 1936, a Torino, da Vittorio Gui.

Dmitrij Šostakovič

Sinfonia n. 5 in re minore op. 47

Nel 1937 Dmitrij Šostakovič firma la Sinfonia n. 5, una delle sue composizioni più emblematiche e sofferte. L’anno precedente era stato duramente attaccato sulle colonne della «Pravda» e l’articolo che lo accusava di ‘formalismo’, ovvero autore di arte borghese nemica del popolo, aveva messo in pericolo la sua carriera e la sua stessa vita. In quel periodo Šostakovič aveva appena concluso la sperimentale e complessa Quarta sinfonia ma decise di non farla eseguire e di chiuderla in un cassetto, aspettando tempi migliori. In sostituzione compose la Quinta, un’opera stranamente apprezzata dal regime che non riconosce dietro ai pochi accenni di trionfalismo musicale l’atto di denuncia del compositore. L’ambiguo sottotitolo, ‘Risposta pratica di un compositore a una giusta critica’, fece pensare inizialmente a una resa dell’artista dinanzi alla stoccata inflittagli dal regime di Stalin ma nei quattro movimenti della Quinta Šostakovič, in realtà, non adotta un linguaggio retorico né popolare. Anni dopo, sarà lui stesso a chiarire come il giubilo riscontrabile nella Quinta fosse solo un connotato di facciata, l’ennesima e tragica maschera indossata per dare sfogo alla propria creatività in tempi dominati dalla paura e dal terrore.

La locandina:

GOFFREDO PETRASSI 

Salmo IX per coro e orchestra

DMITRIJ ŠOSTAKOVIČ

Sinfonia n. 5 in re minore op. 47

Moderato / Allegretto / Largo / Allegro ma non troppo

Direttore

Daniele Gatti 


Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino 

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Prezzi:

Settore D: 20€

Settore C: 35€

Settore B: 50€

Settore A: 70€ 

Durata complessiva 1 ora e 25 minuti circa (più intervallo)

Venerdì 15 marzo 2024, alle ore 20, prima recita di “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti.

L’opera, diretta dal maestro Daniele Gatti, è proposta con la storica regia di Jonathan Miller, ripresa in questa occasione da Stefania Grazioli.

In locandina Marco Filippo Romano come Don Pasquale; Markus Werba nella parte del Dottor Malatesta; Sara Blanch è Norina; Yijie Shi interpreta Ernesto mentre Oronzo D’Urso veste i panni di Un notaro.

La recita del 15 marzo 2024 sarà trasmessa in differita su Rai Radio 3

A poche settimane di distanza dall’inizio dell’86ª edizione del Festival del Maggio, venerdì 15 marzo alle ore 20, nella Sala Grande del Teatro, va in scena una delle più celebri opere di Gaetano Donizetti, il Don Pasquale. Lo spettacolo è proposto nello storico, e ormai celebre, allestimento di Jonathan Miller – ripreso da Stefania Grazioli – un doveroso tributo del Teatro a un grande regista e a un allestimento molto amato, fin da subito, da pubblico e critica che è stato poi messo in scena in diversi teatri europei: una grande casa di bambole in cui si svolgeranno tutte le disavventure dei protagonisti dell’opera. Sul podio il maestro Daniele Gatti, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, che affronta per la prima volta questo titolo restando fedele alle origini dell’opera (napoletane e francesi) e mettendone in risalto il linguaggio rossiniano.

Cinque le recite complessive: il 15, il 19 e il 23 marzo alle ore 20 e il 17 e 24 marzo alle ore 15:30.

Sul palcoscenico Marco Filippo Romano veste i panni del protagonista della vicenda, Don Pasquale, anziano e ricco settantenne e zio di Ernesto, interpretato da Yijie Shi, giovane innamorato della giovane vedova Norina, interpretata da Sara Blanch

Markus Werba, che torna al Maggio dopo le recite del Don Giovanni  e Falstaff nell’ambito dell’85° Festival del Maggio, veste i panni del Dottor Malatesta; Oronzo d’Urso, talento dell’Accademia del Maggio, è invece Un notaro. 

Chiudono il cast come Tre voci soliste due artisti del Coro del Maggio, Valeriia Matrosova e Massimiliano Esposito, e Carlo Cigni.

Sempre i talenti dell’Accademia del Maggio saranno i protagonisti della recita del 23 marzo: le parti di Norina, del Dottor Malatesta e di Ernesto saranno infatti interpretate rispettivamente da Nikoletta HertsakMatteo Mancini e Lorenzo Martelli.

In questo allestimento del Maggio Musicale Fiorentino le scene e i costumi e le luci sono rispettivamente curati – come nell’edizione del 2001 e del 2011 – da Isabella Bywater e Jvan Morandi con le luci realizzate in questa occasione da Emanuele Agliati.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Mercoledì 13 marzo 2024, alle ore 17, nel Ridotto del Foyer di Galleria del Teatro del Maggio, Luca Zoppelli presenta l’opera; l’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prima di ogni recita sono inoltre proposte al pubblico le presentazioni degli spettacoli, tenute da Katiuscia Manetta, Maddalena Bonechi e Marco Cosci: le guide si tengono nel Foyer della Sala Zubin Mehta o nel Foyer di Galleria della Sala Grande 45 minuti circa prima dell’inizio di ogni recita.

Sul podio della Sala Grande il maestro Daniele Gatti, che dirige l’opera di Donizetti per la prima volta nella sua carriera: “Ho colto al volo l’opportunità di affrontare per la prima volta il Don Pasquale, non avendola mai diretta ho avuto l’occasione di studiarla e di scoprirla e di ‘entrare’ così nel mondo del belcanto italiano, che nel corso della mia carriera ho toccato solo poche volte. Mi piace vedere quest’opera come un omaggio di Donizetti al teatro rossiniano buffo – mantenendo naturalmente l’impronta romantica tipica donizettiana – evidenziato da questo passaggio continuo tra un gesto affettivo di ricordo e uno sguardo sereno al genio di Rossini che scrive questo tipo di opere nei primi anni del XIX secolo: lo sentiamo in alcuni procedimenti armonici e l’uso di alcuni stereotipi tipici dell’opera buffa, con la sola differenza del recitativo, che in questo caso non è secco ma accompagnato. Inoltre ho la fortuna di avere un cast davvero eccellente ed è un grande piacere affrontare così per la prima volta questo titolo”.

Il Don Pasquale, in scena per la settima volta nel corso delle stagioni del Maggio, viene dunque proposto per la terza occasione nell’ormai storica regia firmata da Jonathan Miller nel settembre 2001, da subito accolta con grande calore dal pubblico e dalla critica; un allestimento portato inoltre con altrettanto successo a Milano, al Teatro alla Scala, alla Royal Albert Hall di Londra e all’Opera di Bilbao. Il grande regista londinese ambienta la vicenda nella casa di Don Pasquale, che è sì una dimora borghese settecentesca, ma pensata scenicamente come una grande casa delle bambole su tre piani, con ogni ambiente di essa curato e ben definito, dalla cucina al soggiorno fino alle camere da letto, mentre costumi e trucco rimarcano il carattere brioso dell’opera di Donizetti. 

“È un’opera in cui decisamente ne vedremo delle belle” ha sottolineato Stefania Grazioli, parlando dell’allestimento da lei ripreso di Jonathan Miller “Il Don Pasquale è la terza e ultima opera buffa di Gaetano Donizetti, che sappiamo essere stata una persona dotata di grande senso dell’umorismo; la vicenda – per quanto piena di momenti buffi e situazioni divertenti – non ha una comicità fine a sé stessa, bensì più profonda, con momenti anche malinconici. Il libretto è di altissimo livello, sia perché perfettamente connesso con la partitura sia perché riesce a bilanciare, proprio attraverso l’alternanza fra momenti divertenti e situazioni dal retrogusto più amaro. La regia di Miller, che fa capire in modo cristallino la sua grande sapienza teatrale, è ricca di gag davvero splendide ed è un grande onore e piacere riprendere questo allestimento, potendo contribuire con il lavoro svolto insieme al maestro Daniele Gatti e a tutto lo splendido cast di questa produzione”.

Marco Filippo Romano, che interpreta lo sfortunato protagonista della vicenda, Don Pasquale, torna al Maggio dopo le recite de L’elisir d’amore dell’estate del 2019: “Nonostante abbia già interpretato questo splendido ruolo all’estero, per me queste recite segnano il mio debutto come Don Pasquale in Italia; farlo qui al Teatro del Maggio, con questa straordinaria regia di Miller e insieme alla direzione del maestro Daniele Gatti – con cui ho la fortuna di collaborare per la prima volta – è assolutamente emozionante. Il vecchio Don Pasquale è senz’altro uno dei ‘principi’ dei ruoli buffi: nonostante questo non ha le tipiche caratteristiche, ad esempio, del buffo di stampo rossiniano; questa differenza, in Donizetti, la troviamo nelle frasi molto legate fra loro e da una malinconia spesso accentuata musicalmente o scenicamente. Con il protagonista dell’opera ci troviamo dunque davanti a un personaggio che, bensì sia vecchio, ha e sente nuovamente della vitalità dentro di sé, come sottolineato anche da alcuni passaggi musicali; egli, cercando di conquistare Norina, riscopre un sentimento che non aveva probabilmente da quando era giovane”.

La bella vedova Norina è interpretata da Sara Blanch, che sarà inoltre fra i protagonisti del concerto inaugurale diretto dal maestro Daniele Gatti dell’86°Festival del Maggio in programma il prossimo 13 aprile.

Parlando del personaggio di Norina, Sara Blanch ne ha sottolineato la grande forza e la grande indipendenza: “È una donna davvero capace, con esperienza nelle relazioni e che spesso prende l’iniziativa e credo che sia proprio lei in realtà il grande motore immobile della vicenda, che poi verrà orchestrata dal Dottor Malatesta: lei fa questo in risposta al fatto di sentire il suo amore con Ernesto ostacolato bruscamente da Don Pasquale. Ecco allora nascere in Norina questo grande spirito di ribellione davanti a questa ingiustizia e la necessità assoluta di cambiare lo stato della vicenda. Dal mio punto di vista trovo sia davvero interessante interpretare una parte del genere, perché permette di mostrare una donna con più sfumature; la rabbia per la vicenda con il vecchio Don Pasquale, i momenti di tenerezza con Ernesto e anche le tante situazioni in cui dimostra di avere anche una vena molto spiritosa: è davvero un personaggio completo”. 

Markus Werba, da poco protagonista come Leporello nel Don Giovanni, opera inaugurale dell’85°Festival del Maggio, e come Ford in Falstaff, nella medesima edizione del Festival, interpreta il Dottor Malatesta, colui che tesserà le trame della vicenda per far sì che, a spese del vecchio Don Pasquale, Norina ed Ernesto possano finalmente convolare a giuste nozze: “Il Dottor Malatesta è il vero e proprio deus ex machina della storia; infatti, nonostante sia proprio lui quello incaricato dal vecchio protagonista per trovargli una moglie, è molto legato a Ernesto è dunque ordisce le trame per ingannare Don Pasquale e far sì che il suo amico e Norina possano sposarsi. È infatti lui che suggerisce al protagonista di sposare sua sorella Sofronia (in realtà impersonata da Norina) facendogli credere che sia una giovane bella e pura appena uscita di convento. In questo modo, organizzando questo finto matrimonio, la vera Norina – sotto mentite spoglie – avrà modo di far davvero ‘impazzire’ Don Pasquale, facendogli spendere un sacco di soldi e progettando grandi feste, facendo chiamare sarti e gioiellieri e disdegnando le sue attenzioni affettuose”.

Yijie Shi, che torna sulle scene del Maggio dopo un’altra opera di Donizetti, la Lucia di Lammermoor del settembre 2015,veste i panni di Ernesto, il giovane innamorato di Norina: “è bellissimo poter tornare al Maggio, mi mancava moltissimo. La prima volta, credo, fu nel 2012 nel vecchio Teatro per “Il viaggio a Reims” di Rossini; le ultime, invece, nel 2014 (Falstaff) e Lucia di Lammermoor (2015) qui nel nuovo teatro. Sono davvero molto contento di essere tornato a Firenze (e in Europa) e ringrazio tantissimo il teatro”. Oronzo D’Urso, da poco fra i protagonisti de La principessa di gelo dello scorso febbraio, interpreta Un notaro.Chiudono la compagnia di canto due artisti del Coro del Maggio – Valeriia Matrosova e Massimiliano Esposito – e Carlo Cigni.

L’opera:

Il libretto è scritto da Giovanni Ruffini (anche se firmato da Michele Accursi), ed è un rifacimento del libretto scritto da Angelo Anelli nel 1810 per Ser Marcantonio di Stefano Pavesi. È un dramma buffo certamente, ma Don Pasquale segna un punto di arrivo e uno di rottura per l’opera buffa siglato da Donizetti; è l’approdo di una tradizione comica italiana che percorre i secoli comunque né troppo farsesca né troppo comica, ed è l’opera nella quale la commedia si affaccia verso l’amarezza. È l’antica trama, da Donizetti articolata in tre concisi atti, del vecchio (Don Pasquale), economo e celibe, raggirato con l’offerta di una sposa ingenua, la vedova invece scaltra e maliziosa che ama riamata il nipote di Don Pasquale. Equivoci e travestimenti, metamorfosi, spese, finte nozze, simulati tradimenti e insulti per far sì che il vecchio maledica le sue nozze fino a che, scoperta la verità dell’architettura a suo danno, non si rassegna a benedire le nozze tra i giovani. Il libretto, nella definizione drammaturgica offerta dalla musica di Donizetti, è un modello d’efficienza e di eleganza: un prontuario ben congegnato di situazioni comiche ritmate dall’intuito teatrale malizioso e attuale. 

La locandina

DON PASQUALE

di Gaetano Donizetti

Dramma buffo in tre atti

Libretto di M. A. (Michele Accursi),

Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti da Angelo Anelli 

Edizione Edwin F. Kalmus & Co., Inc., Roca Baton, Florida

— 

Direttore Daniele Gatti

Regia Jonathan Miller

ripresa da Stefania Grazioli

Scene e costumi Isabella Bywater

Luci Jvan MorandiRealizzate da Emanuele Agliati

— 

Don Pasquale Marco Filippo Romano

Dottor Malatesta Markus Werba/Matteo Mancini (23)

Ernesto Yijie Shi/Lorenzo Martelli (23)

Norina Sara Blanch/Nikoletta Hertsak (23)

Un notaro Oronzo D’Urso

Tre voci soliste Valeriia MatrosovaMassimiliano Esposito,Carlo Cigni

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini


In lingua originale
Con sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio, Firenze

Prezzi:

Visibilità limitata e ascolto: 15€

Galleria: 30€

Palchi: 40€

Platea 4: 50€ – Platea 3: 60€ – Platea 2: 75€ – Platea 1: 90€

A distanza di oltre vent’anni, torna nella programmazione del Maggio, il 16 e il 17 gennaio 2024 alle ore 20, in Sala Mehta, “Peer Gynt”, musiche di scena di Edvard Grieg per il dramma di Henrik Ibsen.

L’opera, che dà ufficialmente il via alla stagione invernale del Maggio, è proposta in forma di concerto. 

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Nikolas Nägele; la drammaturgia è curata da Pier Paolo Pacini.

Nella parte di Peer Gynt il grande attore fiorentino Sandro Lombardi.

La recita del 16 gennaio 2024 sarà trasmessa in differita su Rai Radio 3

Il 16 gennaio 2024, prende avvio ufficialmente la stagione invernale del Teatro del Maggio: in cartellone, nelle serate di martedì 16 e mercoledì 17 gennaio alle ore 20, sul palco della sala Mehta, il sipario si apre su Peer Gynt, le musiche di scena composte daEdvard Grieg per il capolavoro omonimo di Henrik Ibsen, proposto al Teatro del Maggio a distanza di 22 anni dagli spettacoli del gennaio 2002. Il poema drammatico che si basa sulla figura di Peer, giovane perdigiorno che vive la sua vita tra piaceri materiali e trovate fantastiche e si dipana su una partitura musicale di Grieg molto nobile e raffinata (che nelle suites sinfoniche che ne sono derivate – per esempio il riconoscibilissimo “mattino” sono divenute armonie emblematiche e celeberrime), viene proposto in forma di concerto nell’elaborazione del regista e drammaturgo Pier Paolo Pacini. Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, sale il maestro Nikolas Nägele, che torna al Maggio dopo aver diretto Hänsel und Gretel – nel marzo 2016. Nägele si è formato all’Accademia del Maggio ed è stato Kappellmeister alla Deutsche Oper di Berlino dal 2017 al 2019 e più volte assistente di Christian Thieleman a Salisburgo e a Bayreuth.

Il cast è capitanato dal grande attore fiorentino Sandro Lombardi nei panni del protagonista della vicenda, Peer Gynt; dall’attrice Elena Ghiaurov nella parte di Aase, Solvejg e dall’attore, Annibale Pavone, nel ruolo de Il mago. Gli interventi cantati sono affidati al soprano Aitana Sanz-Pérez e al mezzosoprano Olha Smokolina, entrambe talenti dell’Accademia del Maggio, rispettivamente nelle parti di Solvejg e Anìtra; Constanza AntunicaNadia PirazziniChiara Chisu, artiste del Coro del Maggio, nel ruolo delle Drei Säterinnen (Tre mandriane), completano la locandina.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini. Lo spettacolo è presentato in due parti dalla durata di un’ora circa ognuna, con un intervallo di trenta minuti.

Venerdì 12 gennaio 2024, alle ore 17, nel Ridotto del Foyer di Galleria del Teatro del Maggio, Luisa Sclocchis presenta l’opera al pubblico.

A distanza di oltre vent’anni, dunque, è proposto nuovamente al Maggio il Peer Gynt, poema nato dalla penna dello scrittore norvegese Henrik Ibsen nel 1867: il drammaturgo, all’epoca in Italia, aveva conosciuto l’anno precedente a Roma il compositore, suo connazionale, Edvard Grieg. Fu proprio Ibsen a chiedere al musicista, nel 1874, la collaborazione per trasformare il suo lavoro in una rappresentazione teatrale con musiche di scena: egli infatti riteneva che la presenza di un commento musicale avrebbe contribuito alla maggiore appetibilità del Peer Gynt, ‘addolcendo’ così lo spettacolo al pubblico. Inizialmente Grieg accettò con entusiasmo la proposta – allettato dal considerevole rientro economico dell’operazione oltre che dalla grande ammirazione che nutriva per la personalità artistica di Ibsen –  ma dopo un frizzante avvio il lavoro procedette con lentezza e Grieg stesso disse in privato che il Peer Gynt fosse “il meno musicale dei soggetti possibili”, forse a causa della spettacolarità e complessità dell’azione narrativa.

Nonostante questa incertezza, nel volgere di breve tempo le musiche di scena composte da Grieg conobbero un successo davvero notevole, tanto che il musicista decise di ricavare due suite sinfoniche di quattro episodi ciascuna da questo lavoro, che diventarono le sue composizioni più popolari.

Sul podio il maestro Nikolas Nägele, che nel parlare di questa produzione ha evidenziato quella che fu la grande capacità di Edvard Grieg di trasformare le emozioni – di cui il racconto di Ibsen è ricchissimo – in musica: “Il testo di Henrik Ibsen è davvero molto romantico e filosofico, ricco di emozioni che Grieg è stato capace di trasformare in musica; una musica bellissima e dotata di una strumentazione ricca e personale, che fa trasparire in modo chiaro lo stile ‘genuino’ del compositore: è un linguaggio davvero unico. Abbiamo inoltre un cast davvero formidabile, composto non solo da cantanti ma anche da grandi attori come Sandro Lombardi; abbiamo dunque come risultato questo dialogo interessantissimo fra l’Orchestra, il Coro, i cantanti e gli attori; una situazione davvero singolare, nella quale l’attore ha modo di trasmettere delle emozioni particolari, evocando determinate sensazioni solo con il modo di parlare o di recitare.”

Riprende la drammaturgia dello spettacolo, dopo aver curato anche quella del 2002, Pier Paolo Pacini che, nel parlare della produzione, ha sottolineato di come la componente psicoanalitica sia assolutamente centrale, non solo nel racconto di Henrik Ibsen, ma anche nella sua rielaborazione semiscenica: “Nel 1900 con L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud finisce una concezione del mondo basata su un ordine creato dalla ragione e si entra in un mondo diverso, inquieto, dove i confini tra realtà e immaginazione non sono più così definiti. Henrik Ibsen scrisse Peer Gynt nel 1867. Sarebbe quindi un falso storico affermare che ci possa essere una relazione tra questo lavoro e il saggio di Freud, ma la forte simbologia dell’opera di Ibsen, i vari riferimenti del protagonista ad un “io gyntiano” e la storia stessa, così complessa e misteriosa, autorizzano a pensare alla possibilità di spostare la vicenda da un piano realistico ad uno onirico, trasformando i luoghi del viaggio di Peer in rappresentazioni di diversi luoghi della mente; una metafora del suo mondo interno, un viaggio senza spostamento fisico che trasforma la realtà esterna “nella stessa sostanza dei sogni”. Da qui l’idea di un concerto per voci e orchestra e di una rielaborazione del testo come una vera e propria lettura psicoanalitica, una lettura volutamente parziale, che però permette di evidenziare il vero tema di questa opera, che parte dalla vicenda specifica di Peer Gynt – o a questo punto potremmo dire del suo Io – per arrivare a quella più generale della condizione umana, passando cioè dal livello personale di Peer a quello di Umanità. Infatti la linea psicoanalitica, per sua stessa natura indotta a prendere le distanze dalla filosofia, dalla metafisica e dalla teologia, non affronta il tema del trascendimento e quindi dello sviluppo spirituale. Così lascia pieno spazio per permettere a Peer di porre la domanda finale del dramma di Ibsen, necessaria, ineluttabile, ed evidenziarla come universale: che cosa succederà del “nostro vero Io?”.

Parlando del protagonista del racconto, Peer Gynt, da lui interpretato, Sandro Lombardi – che torna al Maggio a distanza di pochi anni dallo spettacolo La valigia di Ravel del maggio 2017, ha definito quelle che sono le caratteristiche della parte: “Interpretare il personaggio di Peer Gynt è come affrontare un intero mondo poetico: tutto quello che riguarda non solo l’opera di Ibsen ma anche tutta la mitologia nordica, dei fantasmi, è quasi come se uno dovesse interpretare Sogno d’una notte di mezza estate; parliamo davvero di un mondo a parte che si riassume in questo furfantello che sì, è circondato da numerose donne, tra cui sua madre, ma comunque un po’ stordito e che si ritrova improvvisamente vecchio, con la sensazione di non aver combinato quasi nulla in vita propria. Persino il diavolo, che lo fronteggia a un certo punto, gli fa notare come egli non abbia neanche dei peccati da mettere in conto e dunque di non essere stato nemmeno capace ‘di guadagnarsi’ l’inferno.”

La locandina

PEER GYNT

di Edvard Grieg

Musiche di scena op. 23

per il dramma omonimo di Henrik Ibsen per soli, coro e orchestra

(in forma di concerto)

— 

Maestro concertatore e direttore Nikolas Nägele

Drammaturgia Pier Paolo Pacini

Peer Gynt Sandro Lombardi

Aase, Solvejg Elena Ghiaurov

Il mago Annibale Pavone

Solvejg Aitana Sanz Pérez

Anìtra Olha Smokolina

Tre mandriane Constanza AntunicaNadia PirazziniChiara Chisu

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino 

Maestro del coro Lorenzo Fratini

— 

Con sopratitoli in italiano delle parti cantate a cura di Prescott Studio, Firenze

Si ringraziano per la consulenza linguistica norvegese Sidsel Vivarelli Colonna e Christel Smith

Prezzi: 

Settore D: 20€

Settore C: 35€

Settore B: 50€

Settore A: 70€

Domenica 3 dicembre 2023 alle ore 11, nella Sala Grande del Teatro del Maggio, un concerto di beneficenza del Maggio Fiorentino a favore dei territori toscani colpiti dall’alluvione

Il maestro Daniele Gatti, il Coro e l’Orchestra del Maggio rinunciano ai loro compensi

Daniele Gatti

Biglietti ( posto unico in tutta la sala) a 20euro  – 10euro per i giovani fino ai 18 anni.

Il Teatro del Maggio annuncia per domenica 3 dicembre alle ore 11, in Sala Grande del Teatro, un concerto sinfonico corale straordinario per raccogliere fondi da destinare ai territori toscani tragicamente e pesantemente colpiti dall’alluvione dell’inizio del mese di novembre.

Il programma offre al pubblico due composizioni di Ludwig van Beethoven Elegischer Gesang  (Canto elegiaco) Op. 118 e la Sinfonia n.7 in la maggiore, op 92.

Sul podio dell’ Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Daniele Gatti; maestro del coro Lorenzo Fratini.

Il maestro Gatti, il maestro Fratini, il Coro e l’Orchestra del Maggio per questa occasione così umanamente importante e di solidarietà, rinunciano ai loro compensi.

Per favorire la massima partecipazione e consentire un ricavo consistente da devolvere al territorio, i biglietti vengono offerti al pubblico al prezzo di 20 euro (posto unico in tutto il teatro) e di 10 euro per i giovani fino ai 18 anni ( posto unico in tutto il teatro).

Il primo componimento beethoveniano per Coro misto e Archi  – su testo anonimo – è un brano intimo, raccolto e soave molto espressivo che si rivolge a chi patisce per partecipare fraternamente al suo dolore.

La Sinfonia n.7 in la maggiore op. 92, composta fra il 1811 e il 1812, debuttò a Vienna l’8 dicembre del 1813 diretta dallo stesso autore in una serata musicale a beneficio dei soldati austriaci reduci dalla battaglia di Hanau. La composizione fu accolta favorevolmente dai viennesi a cui piacque soprattutto il secondo movimento, l’Allegretto, che venne addirittura bissato. Ritenuta a suo tempo, dai critici di allora, per alcuni aspetti stravagante e ai limiti dell’eccesso fu invece apprezzata da Richard Wagner, a cui va il merito di averne intuito da subito la vera essenza, che la definì «l’apoteosi della danza». In questa Sinfonia si sottolinea la dialettica tra luci e ombre e sboccia nel suo finale quando il dramma tra il male e il bene e stato risolto in favore del bene e della positività della vita.

Continuano le domeniche al Maggio del Ciclo “C’è musica & musica”

Domenica 12 novembre alle ore 11, in Sala Zubin Mehta, l’appuntamento è con una selezione dai celeberrimi “Carmina Burana” di Carl Orff. 

Tanti i protagonisti della mattinata in musica: dal direttore, il maestro del Coro del Maggio Lorenzo Fratini; il soprano Nikoletta Hertsak e il baritono Matteo Mancini, talenti dell’Accademia del Maggio e Loris Di Leo e Claudio Marchetti al pianoforte.

Si informa il gentile pubblico che i biglietti per lo spettacolo di domenica 12 novembre 2023 sono del tutto esauriti.

Dopo il successo di Pierino e il lupo, che ha visto la Sala Zubin Mehta esaurita in ogni suo ordine di posto per ben due domeniche consecutive, continua lo spumeggiante ciclo di concerti C’è musica & musica: l’appuntamento – il primo della serie dedicata alla scoperta delle forme degli strumenti con le voci – è domenica 12 novembre alle ore 11, sempre in Sala Mehta, con una delle più famose e amate composizioni di sempre: i celebri Carmina Burana di Carl Orff dai quali verrà offerta una significativa selezione.

Sul podio della Sala Mehta, alla guida degli Strumentisti, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia, il maestro del Coro Lorenzo FratiniNikoletta Hertsak Matteo Mancini, talenti dell’Accademia del Maggio, sono le voci soliste; al pianoforte Loris Di Leo e Claudio Marchetti mentre un ampio ensemble compone i percussionisti della mattinata: Lorenzo D’Attoma, Saverio Rufo, Alessandro Pedroni, Andrea Petracca eFederica Martinelli.

Parlando del concerto del 12 novembre, il maestro Lorenzo Fratini si è detto entusiasta di poter proporre ad un pubblico così giovane e fresco uno dei grandi capolavori della tradizione del ‘900 come i Carmina Burana, dai quali il maestro ha fatto una selezione dei pezzi più celebri e trascinanti: “Per questo appuntamento del Ciclo “C’è musica&musica” – che si basa sui meravigliosi Carmina Burana di Orff – abbiamo deciso di fare una selezione delle parti più coinvolgenti da cui è formata la composizione, che tratta temi affascinanti come la fortuna, l’amore e la vita goliardica. Sarebbe inoltre davvero bello e divertente riuscire, in un’occasione così particolare, a coinvolgere tutto il pubblico per cantare tutti insieme un breve frammento dello spettacolo insieme al nostro Coro e al nostro Coro di voci bianche”.

Fra le più note composizioni del ‘900 i Carmina Burana, scritti da Carl Orff tra il 1935 e l’anno successivo, sono una cantata scenica ispirata da 24 poemi tra quelli trovati nella raccolta medievale omonima del XII secolo. Appurato il grandissimo successo ottenuto della prima esecuzione, Orff – con l’intento di permettere l’esecuzione del pezzo anche a organici ridotti – decise di realizzare un’ulteriore versione per soli, coro misto, due pianoforti e percussioni. 
Anche in questa versione alternativa il cuore rimane il potere della Fortuna su tutte le situazioni umane. Il ciclo si apre (e si chiude) con un grandioso inno alla dea che regola tutte le vicende umane, la Fortuna imperatrice del mondo.

Ricordiamo che ogni concerto è proposto a 15 euro per gli adulti e 5 euro per i ragazzi fino a 18 anni ed è comprensivo della prima colazione – a partire dalle ore 9.30 – servita presso il bar del Foyer del Teatro. Il concerto del 12 novembre è esaurito.

Inoltre, grazie alla collaborazione con Unicoop Firenze, è allestita, in uno spazio adiacente alla zona del bar del Foyer, una zona dedicata ai giovanissimi, con i prodotti di cancelleria della linea ecologica ViviVerde Coop, che mette a disposizione dei ragazzi materiali per la scrittura e il disegno.

I concerti saranno anticipati dalle presentazioni di Giovanni Vitali e Cristina Bersanelli.

La locandina:

CARMINA BURANA di Carl Orff per soli, 2 pianoforti, percussioni, coro e coro di voci bianche edizione: schott music, mainz rappresentante per l’italia: suvini zerboni, milano 

Direttore e Maestro del Coro 

Lorenzo Fratini 

— 

Maestro del Coro di voci bianche 

Sara Matteucci 

— 

Soprano Nikoletta Hertsak 


Baritono Matteo Mancini 

— 

Pianoforti 

Loris Di LeoClaudio Marchetti

Percussioni
Lorenzo D’Attoma,Saverio Rufo,Alessandro Pedroni,Andrea Petracca,Federica Martinelli

Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino 

Durata dello spettacolo 1 ora circa