APERTE LE ISCRIZIONI ALL’ACCADEMIA VERDIANA 2026

Il Corso di alto perfezionamento in repertorio verdiano, diretto da Francesco Izzo, offre a 12 selezionati cantanti lirici l’opportunità di conseguire una preparazione vocale e teatrale d’eccellenza con alcuni tra i più rinomati interpreti verdiani. La partecipazione è gratuita e gli allievi beneficiano di una borsa di studio di 1000 euro

Iscrizioni entro il 4 febbraio 2026

Selezioni dal 18 al 21 febbraio 2026

Lezioni da marzo a dicembre 2026

Sono aperte le iscrizioni alla IX edizione del Corso di Alto Perfezionamento in repertorio verdiano dell’Accademia Verdiana, il percorso formativo d’eccellenza gratuito, rivolto a 12 giovani cantanti lirici, che potranno conseguire una preparazione vocale, musicale, teatrale di eccellenza, ai quali verrà inoltre riconosciuta una borsa di studio di 1.000 euro.

Il Corso è promosso dal Teatro Regio di Parma e cofinanziato con risorse del Fondo sociale europeo plus e della Regione Emilia-Romagna (Operazione Rif. PA 2025-25390/RER approvata con DGR n. 2030 del 09/12/2025) ed è realizzato in collaborazione con Scuola di Musica di Fiesole, Accademia d’arte lirica di Osimo, Comune di Parma Assessorato alla cultura, Provincia di Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, Fondazione Arturo Toscanini, Fondazione Teatro Due di Parma, Associazione “Parma, io ci sto!”, Fondazione I teatri di Reggio Emilia.

La domanda d’iscrizione dovrà essere presentata entro mercoledì 4 febbraio 2026 creando il proprio profilo online al link seguente, come da regolamento pubblicato su teatroregioparma.it. Possono partecipare al Corso i cantanti lirici diplomati presso le Istituzioni Afam, o preparati da un insegnante privato, residenti o domiciliati in Emilia-Romagna, che abbiano compiuto 18 anni alla data di presentazione della domanda il 4 febbraio 2026.

L’obiettivo del Corso è formare artisti lirici di alto profilo, offrendo loro una preparazione vocale, teatrale, musicale sotto la guida di alcuni tra i massimi interpreti verdiani di tutto il mondo, vocal coach, pianisti accompagnatori specializzati e professionisti riconosciuti dell’universo manageriale musicale.

Direttore didattico dell’Accademia Verdiana è Francesco Izzo, musicologo, pianista e coach, professore ordinario di musicologia presso l’Università di Southampton nel Regno Unito e specializzato nello studio del melodramma ottocentesco. “Sono felice e onorato di proseguire il mio lavoro con il Teatro Regio e l’Accademia Verdiana – dichiara Francesco Izzo. L’Accademia è il simbolo di un teatro che celebra Verdi e il patrimonio del melodramma con i giovani e con lo sguardo rivolto al futuro. Il lavoro di studio e di ricerca che svolgiamo con gli allievi dell’Accademia è parallelo e strettamente collegato al Festival Verdi, che potrà vederli direttamente coinvolti, e vuole scoprire e approfondire, con umiltà e curiosità, tutta la ricchezza e complessità dell’universo verdiano. Si tratta certamente di cantare bene, ma anche di conoscere davvero ciò che Verdi ha scritto, le sue intenzioni, e le prassi esecutive del suo tempo”.

LE SELEZIONI

Le selezioni, articolate in una fase eliminatoria e una fase finale, si svolgeranno al Teatro Regio di Parma dal 18 al 21 febbraio 2026, secondo il programma indicato nel regolamento. L’esito sarà pubblicato online il 23 febbraio 2026.

I candidati saranno valutati da una Commissione, nominata dall’Accademia, alla quale presenteranno cinque arie indicate nella domanda di partecipazione di cui tre arie d’opera di Verdi, un’aria d’opera o da concerto di Mozart, un’aria d’opera di Rossini, Bellini o Donizetti. “Per cantare veramente Verdi – spiega Francesco Izzo – dobbiamo fare riferimento alle sue radici, al repertorio che Verdi ben conosceva e a cui faceva riferimento, e per questo il percorso didattico dell’Accademia Verdiana si concentra anche sul belcanto e sul repertorio di inizio ’800. Da qui, dunque, la scelta di selezionare gli allievi anche sulla base della loro conoscenza del repertorio precedente, e della loro consapevolezza dello stretto legame esistente tra Verdi e i suoi predecessori”.

IL PERCORSO FORMATIVO

Il percorso formativo si svolgerà al Teatro Regio di Parma dal 3 marzo al 12 giugno e dal 31 agosto al’11 dicembre 2026, per una durata complessiva di 1000 ore ripartite tra lezioni, masterclass, seminari e incontri di approfondimento. Lo studio e l’interpretazione del repertorio verdiano e il potenziamento della tecnica vocale saranno il focus del percorso che, inoltre, si concentrerà sullo studio dei movimenti scenici e coreografici, sulle tecniche di recitazione e su approfondimenti di carattere storiografico. Completano l’offerta formativa i moduli dedicati alle materie contrattualistiche e manageriali, indispensabili per il profilo professionale di un artista che opera nel complesso mondo dello spettacolo.

L’Accademia Verdiana potrà inoltre offrire agli allievi collaborazioni artistiche nell’ambito della programmazione della Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma, del Festival Verdi e di Verdi Off.

Tra i docenti delle passate edizioni: Silvia Dalla Benetta, Vincenzo De Vivo, Martino Faggiani, Barbara Frittoli, Sonia Ganassi, Ron Howell, Renata Lamanda, Michele Pertusi, Damiana Pinti, Anna Pirozzi, Alessandro Roccatagliati, Sebastiano Rolli, Bruno Taddia, Mary Elizabeth Williams, Riccardo Zanellato.

Il regolamento completo della IX edizione di Accademia Verdiana è disponibile su teatroregioparma.it. Per informazioni: accademiaverdiana@teatroregiodiparma.it.

ORFEO ED EURIDICE DIRETTA DA FABIO BIONDI INAUGURA LA STAGIONE D’OPERA 2026 DEL TEATRO REGIO DI PARMA

L’opera di Gluck, nella versione di Vienna del 1762, torna al Regio dopo 39 anni, nel nuovo allestimento firmato da Shirin Neshat.

Protagonisti Carlo Vistoli, Francesca Pia Vitale, Theodora Raftis

Il Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.

Teatro Regio di Parma

23, 25, 29, 31 gennaio 2026

Incontri con Shirin Neshat

Ridotto del Teatro Regio di Parma

20 gennaio 2026, ore 18.00

a seguire proiezione dei suoi film

ingresso libero con prenotazione

Auditorium Niccolò Paganini di Parma

22 gennaio 2026, ore 18.00

ingresso libero con prenotazione

La Stagione d’Opera del Teatro Regio di Parma si apre con Orfeo ed Euridice, azione teatrale per musica in tre atti composta intorno al mito di Orfeo da Christoph Willibald Gluck, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi, che torna al Teatro Regio di Parma per la seconda volta dopo 39 anni e debutta venerdì 23 gennaio alle ore 20.00 (recite domenica 25 ore 15.30, giovedì 29 e sabato 31 gennaio, ore 20.00). Per la prima volta al Teatro Regio di Parma la celebre artista iraniana-americana Shirin Neshat firma la regia di questo nuovo allestimento realizzato in coproduzione con ITeatri di Reggio Emilia con le scene di Heike Vollmer,i costumi di Katharina Schlipf, le luci di Valerio Tiberi, lecoreografiedi Claudia Greco, la drammaturgia di Yvonne Gebauer, la direzione della fotografia di Rodin Hamidi.

Fabio Biondi, al suo debutto al Teatro Regio, dirige l’opera, che è eseguita nella versione viennese del 1762, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.Protagonisti Carlo Vistoli (Orfeo), Francesca Pia Vitale (Euridice), Theodora Raftis (Amore).

All’opera che si svolge in palcoscenico si sovrapporranno le immagini riprese a Parma da Shirin Neshat nelle scorse settimane, che offriranno un ulteriore livello narrativo, fatto soprattutto di sguardi intimi sui personaggi e sulle loro relazioni. Un racconto che presenta Orfeo ed Euridice non come due esseri mitologici, ma come due esseri umani che vivono l’amore, il dolore, l’incomunicabilità, in un viaggio tra la vita e la morte.

“L’organico orchestrale di Orfeo ed Euridice, dichiara Fabio Biondi, è lontano dagli standard usuali: è più piccolo quantitativamente e più snello timbricamente. Ciononostante, si differenzia da altre partiture operistiche coeve per una certa ricchezza strumentale. […] Altra particolarità di questa partitura poi è che l’orchestra è divisa in due parti, che si rispondono fra loro. Dunque, il concetto orchestrale di base di Orfeo ed Euridice è eccezionale per il XVIII secolo, soprattutto perché dietro si nasconde un codice di differenziazione legato a un’operazione riformista. […] In generale in questa partitura bisogna intervenire sul piano interpretativo in modo che il dramma scorra e si eviti il pericolo del tedio, anche a livello di passaggi fra recitativi secchi e accompagnati. Da questo

punto di vista per il direttore sono situazioni sfidanti. Ma la realtà è che Orfeo ed Euridice non è un’opera che parla da sola, bisogna lavorarci dentro per renderla mobile, armonica, e capace di comunicare significati”.

“Quando Alessio Vlad mi ha proposto di dirigere Orfeo – scrive Shirin Neshat, ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me, con interessanti possibilità visive e concettuali perfettamente in linea con il mio lavoro passato nella fotografia e nel cinema. Orfeo è ricco di dualità: amore e morte, dolore e gioia, cielo e terra, mondo e inferno, magia e realismo e, infine, coscienza e subconscio. Fin dall’inizio ho immaginato quest’opera in bianco e nero per incarnare alcuni di questi paradossi, ma anche per rimanere fedele al mio stile caratteristico, in cui i contrasti tra i diversi elementi di una storia sono sottolineati in termini visivi. Insieme al mio meraviglioso team, in particolare alla drammaturga Yvonne Gebauer, abbiamo trovato la nostra interpretazione e il nostro linguaggio visivo per Orfeo ed Euridice. Nella nostra interpretazione Orfeo non appare come una figura mitologica, ma come un essere umano, un uomo in conflitto tra il proprio ego, il narcisismo e l’amore incondizionato per sua moglie Euridice. Orfeo rimane completamente distrutto quando deve affrontare la perdita di Euridice, morta suicida. Orfeo cade in una crisi esistenziale e non è più in grado di distinguere tra illusione e realtà, vita e morte, innocenza e colpa. Questo disorientamento gli apre uno spazio immaginario e gli inferi si trasformano in un paesaggio di coscienza e giudizio, dove Orfeo si ritrova in un bizzarro processo, incontrando le ombre di se stesso, i ricordi, la mortalità e le prove delle sue colpe. Alla fine, il passaggio di Orfeo attraverso gli inferi diventa un viaggio nell’oscurità, nel dubbio, nel dolore e nei limiti umani. Euridice, invece, tormentata dalla perdita del figlio e dalla crudeltà e incapacità del marito di piangere questa tragedia, si getta nella morte. Successivamente, quando Orfeo, in un tentativo disperato e con l’aiuto magico di Amore, appare negli inferi per liberare Euridice, lei torna esitante alla vita solo per ritrovarsi disillusa e sopraffatta dall’assenza di suo figlio. Quest’opera inizia e finisce con film muti in bianco e nero che aggiungono un altro livello narrativo, offrendo uno sguardo per lo più intimo sui personaggi e sulla relazione tra Orfeo ed Euridice.”

“Raccogliendo le diffuse insoddisfazioni degli ambienti intellettuali europei di metà Settecento sulla deriva dello spettacolo operistico serio – scrive Giuseppe Martini, ormai schiacciato e reso drammaturgicamente inverosimile dalla prevalenza edonistica dell’atletismo vocale dei virtuosi, il compositore boemo, ma di formazione italiana, Christoph Willibald Gluck mise a punto un progetto di riforma in grado di restituire espressione drammatica all’opera seria. A questo scopo si appoggiò a un libretto sul soggetto di Orfeo ed Euridice già preparato da Ranieri de’ Calzabigi e mise a punto un’unità d’azione che non tollerasse spazi lirici fini a sé stessi: eliminazione di personaggi secondari, semplificazione dell’intreccio, sfrondamento del da capo nelle arie, recitativi ridotti al minimo e intersecati fra le arie, spazio ai cori. Calzabigi mutò il finale del mito: Euridice viene restituita a Orfeo per intervento di Amore, che qui diviene personaggio fondamentale. Allestita al Burgtheater di Vienna il 5 ottobre 1762 con l’appoggio dell’ispettore generale degli spettacoli di corte Giacomo Durazzo, Orfeo ed Euridice passò in sordina. Il suo successo partì solo dopo che la ripresa che il 24 agosto 1769 a Parma ne fece lo stesso Gluck, incaricato di curare l’allestimento degli spettacoli teatrali in occasione delle nozze del duca Ferdinando di Borbone, accorciandolo da tre a un solo atto e affidando il ruolo del protagonista a un sopranista anziché a un contraltista. Da allora l’opera cominciò a girare l’Europa con grande successo, e lo stesso Gluck ne fece una nuova versione in francese a Parigi nel 1773”.

GLI INCONTRI CON SHIRIN NESHAT

Shirin Neshat sarà protagonista di due incontri aperti al pubblico, ingresso libero con prenotazione sino a esaurimento posti.

Martedì 20 gennaio 2026 al Ridotto del Teatro Regio di Parma (prenotazione su eventbrite) Shirin Neshat dialogherà con Michele Guerra e al termine dell’incontro seguirà la proiezione dei suoi film Turbulent (10′), Rapture (13′), Illusions&Mirrors (12′), Roja (15′), Sarah (13′).

Giovedì 22 gennaio alle ore 18.00 all’Auditorim Paganini di Parma (prenotazione su miprendoilmondo.it o salonelibro.it) nell’ambito di Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni, che mette al centro i giovani e la loro capacità di guardare al futuro, progetto ideato dalle ragazze e dai ragazzi riuniti nella “Direzione Futura” e dal Salone Internazionale del Libro di Torino, in collaborazione col Comune di Parma, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Fondazione Cariparma e con il patrocinio dell’Università di Parma e di Rai.

PROVA UNDER 30 CON AFTERSHOW E PROVA APERTA

Nei giorni che precedono il debutto, sono aperte al pubblico la prova riservata agli under 30 lunedì 19 aprile ore 20.00, al termine aftershow con aperitivo e dj set nelle sale del Ridotto, e la prova aperta al pubblico mercoledì 21 gennaio ore 15.30.

REGIOINSIEME

In occasione della recita dedicata agli Under30, l’opera sarà presentata in foyer nei pittogrammi della CAA – Comunicazione Aumentativa Alternativa per poter leggere e interpretare la storia in modo più accessibile: attraverso le parole, le immagini, nell’ambito del progetto realizzato in collaborazione con Fare Leggere Tutti APS, che ha l’obiettivo di supportare e migliorare la comunicazione servendosi di strategie e strumenti che aiutano a esprimersi e a comprendere meglio il messaggio.

Attraverso l’utilizzo di simboli, immagini e parole chiave l’opera lirica diventa un’esperienza inclusiva che favorisce la partecipazione, la comprensione e il coinvolgimento emotivo di un pubblico più ampio, con un’attenzione particolare alle persone con bisogni comunicativi complessi.

IL CONCERTO CORALE DEL CORO TEATRO REGIO DI PARMA DIRETTO E ACCOMPAGNATO AL PIANOFORTE DA MARTINO FAGGIANI AL TEATRO GIUSEPPE VERDI DI BUSSETO.

Pagine corali di Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Bizet, con l’introduzione all’ascolto del Maestro del coro.

Busseto, Teatro Giuseppe Verdi

domenica 1 ottobre 2023, ore 20.00

Un viaggio attraverso le grandi pagine corali dei grandi compositori del melodramma ottocentesco, da Rossini a Bizet: il Coro del Teatro Regio di Parma diretto e accompagnato al pianoforte da Martino Faggiani sarà protagonista del Concerto corale al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto domenica 1 ottobre 2023 ore 20.00.

Il programma offre all’ascolto brani di tre generazioni di operisti, lungo tutto l’Ottocento: si parte con Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, i tre giganti dell’opera italiana della prima metà del secolo, dei quali saranno eseguiti cori da Guillaume Tell, Maria Stuarda, Norma, e si conclude in Francia con il celebre coro dall’atto IV di Carmen di Georges Bizet (“Les voici, voici la quadrille”). Al centro del programma, le pagine di Giuseppe Verdi: “Gli arredi festivi” da Nabucco, le due versioni di “Patria oppressa” da Macbeth in un interessante confronto tra la prima del 1847 e quella definitiva, composta nel 1865 per Parigi, e i cori “Gerusalem” e “O signore dal tetto natìo” da I Lombardi alla prima Crociata: occasione per riascoltare i due cori dall’opera in scena al Festival Verdi nella dimensione più intima e autentica del Teatro intitolato al Maestro.

“Per questo concerto, che ha in Verdi la figura di riferimento, ho pensato di allargare il percorso guardando al prima e al dopo – spiega il Maestro Martino Faggiani, che guiderà il concerto con introduzioni all’ascolto. E prima di Verdi il panorama musicale dell’opera italiana è occupato da tre figure di primissimo piano: Rossini, il cui rapporto con il testo poetico è del tutto diverso da quello verdiano, Bellini e Donizetti che, ciascuno per strade diverse, cominciano a invertire il rapporto tra parola e musica. In questi tre compositori prevale un’eleganza, un fascino ancien regime, quasi aristocratico. Con Verdi entra in gioco il Quarto Stato e il distacco tra musica e testo poetico si accorcia. Esemplari sono a questo proposito le due versioni del coro dei profughi scozzesi del quarto atto di Macbeth, composte a diciotto anni di distanza: nella prima, del 1847, sopravvive ancora quella dignità, quel ritegno quasi manzoniano che nella versione 1865 è del tutto abbandonata in favore di una comunicatività diretta, quasi pre-espressionista. Conclude l’incontro la gioiosa, quasi sfrenata, orgia coloristica dei cori dell’atto IV di Carmen. Non abbiamo testimonianze sul giudizio che l’ormai anziano Verdi diede sul capolavoro di Bizet, ma sappiamo, di converso, che Bizet nutriva un certo spirito critico nei confronti del Maestro”.

SERVIZIO NAVETTA

Il Teatro Regio di Parma, in collaborazione con Tep, offre un servizio navetta a/r per Busseto e Fidenza nei giorni di spettacolo, al costo di € 7,00 a persona.

Per informazioni e prenotazioni biglietteria@teatroregioparma.it