A Torino debutta “Dal Tramonto all’Alba”: Carmelo Spoto inaugura la rassegna con “Andare Oltre Concert”

Da Beethoven a Chopin, passando per Debussy, Fauré e Ravel, fino alle composizioni originali del pianista siciliano: un viaggio musicale apre il nuovo percorso culturale promosso dall’Università Popolare ArtInMovimento APS, in collaborazione con Costruiamo Gentilezza.

Ha preso il via ieri, giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 20.00, presso la Sala Polivalente della Fondazione Giubileo per la Cultura ETS, in corso Bramante 58, interno 7, a Torino, la rassegna culturale Dal Tramonto all’Alba, promossa dall’Università Popolare ArtInMovimento APS in collaborazione con Costruiamo Gentilezza. A inaugurare il nuovo percorso è stato Andare Oltre Concert, un appuntamento musicale che ha affidato al pianoforte di Carmelo Spoto il compito di accompagnare il pubblico in un itinerario sonoro intenso, suggestivo e ricco di sfumature.

La serata si è collocata alla vigilia della decima edizione del convegno internazionale “Andare Oltre. Uniti nella Luce”, in programma a Borgaro Torinese da oggi, 16 ottobre, al 18 ottobre 2026. Un legame non soltanto cronologico, ma anche ideale: la musica diventa una possibile via di esplorazione dell’interiorità, un linguaggio capace di attraversare emozioni, memoria e interrogativi esistenziali, in sintonia con lo spirito di una manifestazione che da dieci edizioni riunisce voci ed esperienze differenti attorno ai temi della vita, della morte e della dimensione spirituale dell’esistenza.

Protagonista della serata di ieri è stato Carmelo Spoto, pianista e compositore siciliano da anni attivo in Piemonte, nonché direttore artistico della rassegna. La sua presenza ha dato forma a un programma costruito attraverso l’incontro tra alcuni grandi nomi della tradizione musicale europea e la sua personale ricerca compositiva, in un dialogo tra repertorio classico e sensibilità contemporanea.

Il concerto si è articolato in due tempi. La prima parte ha condotto gli ascoltatori nelle atmosfere sospese della “Sonata n. 14 in Do diesis minore, op. 27 n. 2”, la celebre “Moonlight” di Ludwig van Beethoven, per poi attraversare le suggestioni impressionistiche di Claude Debussy, con “Clair de lune” e “Jardins sous la pluie”. A completare questa prima sezione è stata eseguita Beyond, composizione originale di Spoto, che ha introdotto nel programma una prospettiva personale, intrecciando il linguaggio pianistico contemporaneo con il tema dell’andare oltre.

Nella seconda parte, il percorso è proseguito con la raffinatezza della “Pavane”, op. 50 di Gabriel Fauré e della “Pavane pour une infante défunte” di Maurice Ravel, due pagine accomunate da una scrittura elegante e da un’intensa capacità evocativa. Il programma è proseguito attraverso il mondo poetico di Fryderyk Chopin con il “Valzer in La minore”, op. 34 n. 2, il “Preludio in Re bemolle maggiore”, op. 28 n. 15, noto come “La goccia”, e la celebre “Polacca in La bemolle maggiore”, op. 53, conosciuta come “Eroica”. A chiudere l’itinerario è stata “Before the Light”, un’altra composizione di Carmelo Spoto, scelta per concludere il concerto con un richiamo suggestivo alla luce, elemento simbolico che attraversa idealmente l’intera iniziativa.

Come bis, Spoto ha proposto un medley improvvisato nel quale sono confluiti “Si maritau Rosa”, “T’aggiu voluto bene a te”, “Caruso” e “Calabrisella mia”: tale parentesi musicale ha coinvolto emotivamente il pubblico.

Inoltre, il pianista ha accompagnato alcuni momenti del concerto con brevi e delicate spiegazioni dei brani eseguiti, soffermandosi in particolare sulla Moonlight Sonata e sul Preludio op. 28 n. 15, noto come La goccia. Nel commentare quest’ultimo, ha richiamato anche elementi di essenzialità e ripetizione che possono essere accostati, con le dovute cautele, a procedimenti propri del minimalismo.

La padronanza tecnica di Carmelo Spoto è emersa anche nella naturalezza con cui ha affrontato le difficoltà del terzo movimento della Sonata al chiaro di luna, i passaggi virtuosistici di Jardins sous la pluie e l’energia della Polacca eroica di Chopin.

Con “Andare Oltre Concert”, la rassegna “Dal Tramonto all’Alba” avvia dunque un progetto che intende valorizzare la contaminazione tra linguaggi artistici e la capacità della cultura di generare occasioni di incontro, ascolto e riflessione. La musica, in questa prospettiva, non è soltanto esecuzione e intrattenimento, ma esperienza condivisa, possibilità di avvicinarsi a dimensioni profonde dell’umano e di costruire ponti tra sensibilità diverse.

La collaborazione con Costruiamo Gentilezza rafforza inoltre la vocazione relazionale dell’iniziativa, richiamando il valore dei gesti, delle parole e delle esperienze capaci di promuovere una cultura dell’attenzione e del rispetto reciproco. La rassegna si propone così come uno spazio in cui musica, cinema e poesia possano dialogare, offrendo al pubblico occasioni per sostare, emozionarsi e guardare l’esistenza da prospettive nuove.

Con la direzione artistica di Carmelo Spoto e la programmazione curata da Annunziato Gentiluomo, “Dal Tramonto all’Alba” si presenta come un nuovo percorso culturale torinese nel quale le arti diventano strumenti di esplorazione e condivisione, accompagnando idealmente il passaggio dal tramonto all’alba: non soltanto un mutamento di luce, ma anche la metafora di un possibile rinnovamento dello sguardo sul mondo e sulla vita.

“Ho seguito l’energia della serata e, stranamente, ho preso la parola per condividere ciò che sento quando suono e, soprattutto, alcuni momenti speciali delle partiture che ho eseguito. Mi è sembrato che il pubblico apprezzasse e che, in questo modo, si fosse creata una comunicazione più immediata. È stato come se la distanza tra il musicista e il pubblico si fosse assottigliata. Eravamo insieme. Porterò questa modalità anche al convegno “Andare Oltre. Uniti nella Luce”, dove le tre giornate saranno scandite da alcune mie esecuzioni”, afferma Carmelo Spoto.

“Proprio un bell’inizio. Un pubblico attento, che ha sfiorato le cinquanta presenze. Una bella energia e una grande voglia di coinvolgere da parte del pianista Carmelo Spoto. Sono soddisfatto della serata. Ringrazio il padrone di casa, il dott. Gabriele Cresta, direttore della Fondazione Giubileo per la Cultura ETS, per la sua accoglienza, e la dott.ssa Francesca Bruno di Effebi Soluzioni Assicurative, insieme a Groupama, per il sostegno a questa rassegna. Siamo già al lavoro per i prossimi due eventi: al centro dell’appuntamento del 21 novembre, alle ore 17.00, ci sarà la sonata classica; il 15 dicembre sarà invece protagonista Alessandro Di Maio, con una sua creazione di musica elettronica dedicata al Bardo”, afferma Annunziato Gentiluomo.

DEBUTTA PINOCCHIO E HALLOWEEN SARà IN MASCHERA CON AMELIA AL BALLO. FONDAZIONE ARENA ACCENDE IL SABATO POMERIGGIO PER FAMIGLIE

Dal 24 ottobre al 12 dicembre, cinque diversi spettacoli per grandi e piccoli,

il sabato pomeriggio alle 15.30 alla scoperta di opera, balletto e titoli originali. Per la prima volta teatro aperto anche ai bimbi da 0 a 4 anni

Lezione di danza e balletto con Jeu da cartes, Halloween in costume a teatro con l’opera Amelia al ballo. E poi il nuovo Pinocchio in danza per i 200 anni di Collodi, Baby Puccini farà incontrare ai piccolissimi la principessa Turandot e infine Il Lago dei cigni classico in versione ridotta a misura di bambino.

Biglietti a 5 e 10 euro.

Sarà un autunno a misura di bambino. Fondazione Arena accende i riflettori su Musica in Famiglia con cinque diversi spettacoli per grandi e piccoli il sabato pomeriggio, alle ore 15.30. Dal 24 ottobre al 12 dicembre, sul palcoscenico del Teatro Filarmonico e della Sala Filarmonica, andranno in scena balletti e opere a misura di bimbo, che prevedono il coinvolgimento del pubblico. Spettacoli della durata di circa un’ora, con biglietti a 5 e 10 euro. E per la prima volta, dopo la sperimentazione dell’Area Family in Arena, anche il Teatro Filarmonico e le sue Sale aprono ai bimbi da 0 a 4 anni. Piccolissimi che potranno incontrare i personaggi di opere e fiabe e lasciarsi conquistare da musica, canto e danza.

Sabato 24 ottobre, tutti sulle punte al Teatro Filarmonico con il balletto Jeu de cartes di Stravinsky, preceduto da una lezione di danza in palcoscenico. Per la prima volta i ballerini dell’Arena si prepareranno e riscalderanno coinvolgendo i giovani spettatori. Prima di iniziare una partita a poker in tre mani ricca di divertenti citazioni musicali, con carte da gioco impersonate da singole danzatrici e scombinate dalla forza irresistibile del Jolly, nella coreografia di Matteo Levaggi. Con i mille colori dell’Orchestra di Fondazione Arena diretta da Francesco Ommassini.

Sabato 31 ottobre, tutti in maschera per Halloween. Al Teatro Filarmonico, per bambini e adulti andrà in scena l’opera Amelia al ballo. Nel divertente titolo di Menotti, per la prima volta a Verona in uno spettacolo firmato da Filippo Tonon, la protagonista è determinata ad uscire al gran ballo serale e divertirsi, tra musica, capricci e colpi di scena. Una sintesi leggera e buffa che si prende gioco, in modo raffinato e divertente, dei cliché del melodramma. Il pubblico è invitato ad affollare il Teatro Filarmonico in costume e trucco, per una grande festa che partirà dalla stessa platea.  

Sabato 7 novembre, in Sala Filarmonica, debutta Pinocchio, il nuovo balletto originale su musiche di Nicola Piovani prodotto da Fondazione Arena per celebrare i 200 anni del suo autore, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi e del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi istituito dal Ministero della Cultura. La magia del leggendario burattino di legno che voleva diventare un bambino vero passa dalle pagine alle punte, con brio e poesia.

Sabato 28 novembre, in Sala Filarmonica, esordisce Baby Puccini: Turandot e il principe gentile. Un nuovo spettacolo, messo in scena in collaborazione con Fucina Culturale Machiavelli, per i piccolissimi, bimbi dai 3 ai 7 anni. La produzione è nata in occasione dei cent’anni esatti dell’ultima opera di Puccini, che è anche un viaggio incantato tra note ed emozioni.

Infine, sabato 12 dicembre, torna Il Lago dei cigni in una versione ridotta pensata per i più piccoli. Nella grande sala del Teatro Filarmonico eleganti coreografie danzate dai solisti e dal Ballo areniano, faranno rivivere la favola resa immortale dalle musiche di Čajkovskij, che saranno eseguite dal vivo dall’Orchestra di Fondazione Arena. In scena la storia della principessa Odette, trasformata in cigno da un sortilegio, e del giovane principe Siegfried che cercherà di salvarla. Un grande classico a misura di bambino.

Tutti gli spettacoli saranno messi in scena anche durante la settimana, la mattina, per le scuole, nell’ambito di Arena Young. Il progetto formativo, già sostenuto da Generali, è realizzato con il supporto della Provincia di Verona.

Per tutti gli spettacoli, biglietti interi a 10 euro, ridotti under14 a 5 euro, già acquistabili online sul sito arena.it e nelle biglietterie dell’Arena di Verona.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Biglietterie Arena di Verona

Via Dietro Anfiteatro 6/b
Aperta da lunedì a venerdì (10.00 – 16.30), sabato (09.30 – 12.30) – chiusa la domenica

Via Roma 1
Aperta un’ora prima di ogni spettacolo. Nuovi orari in fase di definizione.

Call center 045 8005151
biglietteria@arenadiverona.it e cs@arenadiverona.it
www.arena.it

Il cappello di paglia di Firenze, deliziosa farsa musicale di Nino Rota, in prima esecuzione a Cagliari, per la Stagione d’opera 2025-2026

Mercoledì 23 settembre alle 20 (turno A) va finalmente in scena, per cinque recite in abbonamento, il sesto appuntamento della Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari: Il cappello di paglia di Firenze, farsa musicale in quattro atti e cinque quadri, su libretto di Nino Rota ed Ernesta Rinaldi, dalla commedia Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc-Michel, e musica di Nino Rota che viene eseguita per la prima volta a Cagliari.

Il maestro Valerio Galli (Viareggio, 1980), attualmente Direttore principale ospite all’Opéra de Toulon e già noto al pubblico cagliaritano dal 2020 (Cavalleria rusticana e Requiem di Fauré), dirige dal podio Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari. Il maestro del coro è Massimo Fiocchi Malaspina che, in questa produzione, debutta nel suo nuovo incarico.

L’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova, in collaborazione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège, risale al 2007 (ripreso e rivisto, nel dicembre 2024, sempre a Genova) ed è realizzato da Damiano Michieletto (Venezia, 1975), allora promettente regista della scena musicale italiana e che a Cagliari ha già lavorato nel 2013 in Così fan tutte. La sua regia, in questa occasione, viene ripresa da Paola Ornati, mentre le scene sono di Paolo Fantin, riprese da Francesca Amato, i costumi di Silvia Aymonino, ripresi da Vera Pierantoni Giua, e le luci di Luciano Novelli, riprese da Andrea Ledda.

«Avvalendosi della stilizzata e funzionale scenografia, una pedana ruotante fortemente inclinata sulla quale si aprono innumerevoli porte, Damiano Michieletto ha creato una regia di inesausta vivacità, allusiva eppure realistica, comica eppure venata di sottile languore malinconico (il personaggio della giovane sposa Elena). La vicenda viene spostata dalla Parigi del 1850 ad anni ben più prossimi a noi. I vari luoghi in cui si svolge l’azione si susseguono senza cesure, evocati dal ruotare della pedana e dal comporsi e mutare di angolazione delle tante porte dalle quali entrano, escono, si inseguono e si perdono i protagonisti. Il colore predominante è il bianco, ravvivato dal suggestivo uso delle luci e da pochi tocchi di un rosso acceso affidati agli elegantissimi costumi e ad alcuni attrezzi scenici». (Giancarlo Arnaboldi, www.connessiallopera.it, recensione dello spettacolo, 14 dicembre 2024)

Protagonisti dell’opera sono celebri ed affermati cantanti che si alternano nelle recite quali: Marco Ciaponi (23-25-27)/César Cortés (24-26) (Fadinard), Roberto Lorenzi (Nonancourt), Marco Filippo Romano (23-25-27)/Matteo Loi (24-26) (Beaupertuis), Paolo Nevi (Lo zio Vézinet), Antonino Giacobbe (Emilio/Un caporale delle guardie), Mauro Secci (Felice/Achille di Rosalba), Lavinia Bini (23-25-27)/Giulia Bolcato (24-26) (Elena), Anna Maria Sarra (Anaide), Ana Victória Pitts (23-25-27)/Alessandra Della Croce (24-26) (La baronessa di Champigny), Maria Rita Combattelli (La modista), Tommaso Nicolosi (Una guardia), Gianmaria Melis (Minardi, violinista).

Una deliziosa commedia in musica del celebre compositore Nino Rota (Milano, 1911 – Roma, 1979), famoso soprattutto per le sue grandi colonne sonore, da Il Padrino a tante pellicole felliniane. La vicenda si svolge a Parigi nel giorno delle nozze del giovane Fadinard, costretto per tutto il giorno alla folle ricerca di un cappello di paglia, tra personaggi improbabili e avventure esilaranti. Tratto dalla commedia Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc-Michel,

il Cappello fu scritto nel 1945, ma rappresentato, per la prima volta, soltanto dieci anni dopo, il 21 aprile 1955, al Teatro Massimo di Palermo. Il libretto è opera dello stesso autore insieme alla madre Ernesta Rinaldi. La calorosa accoglienza suscita molta curiosità attorno all’opera, che viene presto ripresa anche da registi illustri, come Giorgio Strehler e Pier Luigi Pizzi, diventando uno dei titoli più amati del compositore e un esempio, unico nel suo genere, di opera buffa novecentesca.

L’opera, della durata complessiva di 2 ore e 15 minuti circa compreso l’intervallo, viene rappresentata, ovviamente, in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto. Da questa Stagione 2025-2026 i sopratitoli sono disponibili anche in lingua inglese.

Il cappello di paglia di Firenze viene replicata: giovedì 24 settembre alle 19 (turno F), venerdì 25 settembre alle 20 (turno C), sabato 26 settembre alle 19 (turno G), domenica 27 settembre alle 17 (turno D).

La recita dedicata, invece, al progetto “Oltre Insieme” è giovedì 24 settembre alle 19 (spettacolo rivolto a tutte le forme di disabilità): un format, già sperimentato con Otello, Lucrezia Borgia, Norma, Così fan tutte e Turandot il cui obiettivo è quello di rivolgersi, con sempre più forza, al pubblico con disabilità. Nello specifico si desidera rendere fruibile l’opera lirica a persone non vedenti, non udenti e con deficit cognitivi. In collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, tutte le opere della Stagione 2025-2026 verranno proposte in una versione inclusiva e immersiva, attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di esperienze e strumenti (percorsi multisensoriali prima dello spettacolo, audio-descrizioni, schede digitali, video in LIS – Lingua dei Segni Italiana) per rendere accessibile il prodotto culturale e musicale. Il percorso e le relative attività, intorno alla recita di giovedì 24 settembre alle 19, inizieranno alle 17.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Prezzi biglietti: platea da € 75,00 a € 60,00 (settore giallo), da € 60,00 a € 50,00 (settore rosso), da € 50,00 a € 40,00 (settore blu); I loggia da € 55,00 a € 50,00 (settore giallo), da € 45,00 a € 40,00 (settore rosso), da € 40,00 a € 35,00 (settore blu); II loggia da € 35,00 a € 30,00 (settore giallo), da € 25,00 a € 20,00 (settore rosso), da € 20,00 a € 15,00 (settore blu).

È possibile acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@liricocagliari.it, www.liricocagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su

Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.liricocagliari.it.

Le più belle colonne sonore dei grandi film con Bruno Gambarotta, Elena Cornacchia al flauto e Giorgio Costa al pianoforte

Da Schindler’s list a C’era una volta il West, dal Padrino ad Amarcord, il concerto fa parte del 30mo Festival internazionale di Musica da camera dell’Accademia Ricci

Un viaggio emozionante nel cuore della settima arte attraverso le melodie che ne hanno fatto la storia. Venerdì 25 settembre alle ore 18.30, il suggestivo Folador di Villa Rubini a Trivignano Udinese ospiterà un imperdibile appuntamento musicale promosso dall’Accademia di Studi Pianistici “Antonio Ricci”, presieduta dalla prof.ssa Flavia Brunetto.

Protagonisti della serata saranno la flautista Elena Cornacchia e il pianista Giorgio Costa, affiancati dalla presenza eclettica e dalla garbata ironia di Bruno Gambarotta, voce recitante e narratore d’eccezione.

Il programma condurrà il pubblico in un percorso ricco di suggestioni, toccando alcuni tra i più grandi capolavori cinematografici e televisivi di sempre: dallo struggente e romantico Anonimo Veneziano, diretto da Enrico Maria Salerno, ascolteremo di Alessandro Marcello e di Stelvio Cipriani il celebre Adagio e il tema principale, ben noto per la famosissima melodia che ricrea l’atmosfera magica di Venezia.

Dalla serie televisiva della RAI Pinocchio di Luigi Comencini, con musiche di Fiorenzo Carpi, capolavoro della musica per immagini, capace di unire la semplicità infantile a una grande raffinatezza compositiva, ascolteremo brani che alternano momenti di grande allegria a sfumature malinconiche, rispecchiando la vita povera ma poetica di Geppetto e le peripezie del burattino.

A seguire le melodie commoventi scritte da John Williams per il celebre film di Steven Spielberg Schindler’s List. Non potranno mancare Nino Rota, la cui storia di lunghissima amicizia e collaborazione artistica con Federico Fellini ha segnato un’epoca, Dmitrij Šostakovič, con la colonna sonora del film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick ed Ennio Morricone, uno dei più importanti, prolifici e influenti compositori cinematografici di tutti i tempi.

Bruno Gambarotta è uno storico autore, conduttore e regista RAI, scrittore e grande organizzatore culturale. Uomo di profonda ironia e passione per la musica, calca i palcoscenici d’Italia come voce recitante in spettacoli dedicati ai grandi classici e al cinema.

Flautista diplomata al Conservatorio “Rossini” di Pesaro e perfezionatasi alla Scuola di Musica di Fiesole, Elena Cornacchia è vincitrice di concorsi nazionali e internazionali, ha suonato prima di cattedra con l’Orchestra “A. Toscanini” di Parma sotto celebri direzioni d’orchestra ed è docente al Conservatorio “A. Boito” di Parma.

Pianista di formazione internazionale, Giorgio Costa ha approfondito gli studi con maestri come Sergiu Celibidache e Murray Perahia. Svolge un’intensa attività concertistica tra Europa e Giappone, spaziando dal repertorio barocco ai contemporanei con una particolare predilezione per la musica romantica.

venerdì 25 settembre 2026  – ore 18.30

Folador di Villa Rubini  – Trivignano Udinese (UD)

LE PIÙ BELLE COLONNE SONORE DEI GRANDI FILM

BRUNO GAMBAROTTA voce recitante

ELENA CORNACCHIA flauto

GIORGIO COSTA pianoforte

PROGRAMMA

Alessandro MARCELLO – Stelvio CIPRIANI  Anonimo veneziano

Fiorenzo CARPI dal film Pinocchio: Aria di Lucignolo, Canzone di Geppetto, Birichinata

John WILLIAM Schindler’s List

Ennio MORRICONE C’era una volta il West, Mission

Dmitrij ŠOSTAKOVIČ dal fim Eyes Wide Shut: Valzer n. 2

Nino ROTA Fantasia da: W la pappa con il pomodoro, Amarcord, La strada, Il Padrino

Al Teatro del Maggio va in scena “Wozzeck” di Alban Berg, fra le opere più significative del Novecento

“Wozzeck” di Alban Berg è in cartellone per tre recite dal 27 settembre al 3 ottobre nella Sala Grande.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il direttore Thomas Guggeis.

La regia dello spettacolo è di Deborah Warner al suo debutto al Maggio.

Allestimento della Royal Opera House, Covent Garden

La recita del 30 settembre sarà trasmessa in diretta su RaiRadio 3

È Wozzeck di Alban Berg il primo appuntamento operistico della stagione autunnale al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Capolavoro del compositore austriaco e una delle opere più significative del Novecento, arriva sul palcoscenico della Sala Grande per tre recite complessive: la prima è in cartellone domenica 27 settembre alle ore 17 seguita da due repliche in programma mercoledì 30 alle ore 20 e sabato 3 ottobre alle ore 15:30. Si tratta della quinta programmazione nel corso delle stagioni del Maggio, dopo l’ultima di 28 anni fa.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio Musicale Fiorentino e del Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio, Thomas Guggeis, che affronta per la prima volta un’opera al Maggio dopo il concerto sinfonico diretto nel giugno scorso. Guggeis sarà inoltre sul podio della Sala Mehta, il 26 settembre il giorno antecedente alla prima di Wozzeck, per l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler. La regia è firmata da Deborah Warner, al suo primo impegno al Maggio, che porta a Firenze l’allestimento del Covent Garden del 2023 dove fu accolto con grande successo.

Il Coro del Maggio è diretto da Lorenzo Fratini, il Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggioè diretto da Sara Matteucci.

La compagnia di canto vede Wolfgang Koch nella parte del protagonista Wozzeck e Anja Kampe* come la sua compagna Marie, insieme a Ian Koziara (Tambourmajor), Sam Furnes* (Andres), Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Hauptmann), Clive Bayley (Doktor), Barnaby Rea e Alex Otterburn (i due Handwerksbursch), Dafydd Jones (Der Narr), Helena Rasker (Margret), Massimiliano Esposito (Ein Soldat). Kampe e Furnes, nei medesimi personaggi erano interpreti della messa in scena del Covent Garden nel 2023.

Wozzeck, ispirato al dramma “Woyzeck” di Georg Büchner, nasce dalla volontà di Berg di portare sulla scena una vicenda nella quale riconosce alcuni dei temi più profondi della sensibilità espressionista: l’alienazione, l’incubo, la violenza e la progressiva perdita di sé stessi. Berg assiste a una rappresentazione del dramma di Büchner nel 1914 e ne rimane profondamente colpito, tanto da decidere di trasformarlo in opera. Completata nel 1922, Wozzeck debutta alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre 1925: la vicenda mette al centro un uomo schiacciato dalle condizioni sociali, dalla miseria e dall’umiliazione; un soldato semplice sottoposto all’autorità dei superiori e “sfruttato” dal Dottore per i suoi esperimenti, incapace di sottrarsi a una realtà che progressivamente lo conduce verso una terribile spirale di follia e violenza. Accanto a lui Marie, la madre di suo figlio, che diventa il fulcro di un dramma nel quale desiderio, gelosia e disperazione si intrecciano fino all’esito, nefasto, della vicenda.

Sul podio il direttore Thomas Guggeis, di ritorno pochi mesi dopo il concerto tenuto lo scorso aprile nell’ambito dell’88esimo Festival del Maggio, che dirige il suo primo titolo lirico al Maggio: “Uno spettacolo che mi piace”, dice il maestro Guggeis nella sua intervista per il programma di sala “perché riesce a combinare una dimensione realistica, nel rappresentare personaggi e situazioni, a una dalla forza più immaginativa, che risulta molto poetica. Avendo già diretto la sua Lulu due anni fa a Francoforte, quest’opera mi permette di entrare in maniera più profonda nell’universo di Berg. Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto del teatro musicale del XX secolo: Wozzeck è un’opera densa, con un arco drammatico semplicemente perfetto e un linguaggio musicale che si adatta sempre al contenuto tragico della storia del soldato Wozzeck. Dal punto di vista strettamente musicale mi ha colpito l’enorme varietà di forme, di colori strumentali, di proporzioni perfette nell’architettura generale composta da 15 scene, ognuna con la sua caratteristica: cambia tutto da un momento all’altro, accade sempre qualcosa di nuovo. È musica complessa ma ben strutturata nel ritmo della sua narrazione, grazie al genio di Berg che traduce ogni scena con una forma musicale adatta come per esempio la passacaglia nella scena del Dottore. Un ritmo rapido, che non dà tregua: in questo, molto adatto ai nostri tempi. Il pubblico di oggi non faticherà a sentire la storia di Wozzeck, anche per come viene raccontata da Berg, molto vicina alla propria realtà. Con le sue strutture così precise e intense, riesce a riempire il cuore di emozioni; è un dramma che ci tocca direttamente”.
La dimensione umana e sociale dell’opera sono al centro della lettura narrativa ricca di sfumature di Deborah Warner, che guarda alla vicenda di Wozzeck come a uno spaccato di società nella quale i rapporti di potere, il militarismo e lo sfruttamento diventano parte integrante della vita quotidiana. Il mondo rappresentato nella sua messinscena è quello di una cittadina di provincia tedesca, popolata da soldati e persone comuni, nel quale la brutalità non appare come un elemento eccezionale ma come una presenza costante, capace di insinuarsi nella normalità.
La regista britannica, che proprio con questo titolo ha debuttato nel mondo dell’opera all’Opera North di Leeds nel 1993, ha sottolineato gli aspetti che più caratterizzano la sua produzione:  “È un’opera che affronta di petto temi come la salute mentale, il bullismo, la povertà e la disperazione delle vite rappresentate. “Wir arme Leut!” lamenta Wozzeck (“Noi povera gente!”) ed è proprio questo il cuore dell’opera, d’un’attualità sconvolgente oggi esattamente come quando fu scritta all’indomani della Prima Guerra mondiale. Al centro del dramma non c’è un re o un grande leader, ma un lavoratore che lotta per guadagnarsi da vivere. L’opera possiede un’intensità viscerale che l’ha resa la mia porta d’accesso al mondo della lirica, nonché la prima opera in assoluto di cui abbia curato la regia. È stata un’esperienza meravigliosa ritornare su quest’opera alla Royal Opera House nel 2023, a trent’anni dalla mia prima produzione, ed è stato un ulteriore privilegio poter scendere ancora più in profondità con questa ripresa nelle ultime settimane qui a Firenze. Come tutti i grandi capolavori, questo testo insegna a chi guarda la compassione, e questo è un insegnamento sempre attuale, soprattutto in un momento della storia mondiale in cui l’attenzione verso gli ultimi è urgente come non mai”.

Significativo è il rapporto fra il movimento delle 15 scene e quello della musica. In un flusso continuo, l’allestimento non nasconde le trasformazioni del palcoscenico: schermi e sipari vengono utilizzati per separare gli ambienti, lasciando però intravedere ciò che accade al di là, in un gioco di silhouette, trasparenze e apparizioni. Gli elementi scenici si spostano e ricompongono davanti agli occhi dello spettatore, talvolta sulla piattaforma girevole, dando alla successione dei quadri un movimento continuo e quasi cinematografico. Ne emerge uno spazio instabile, nel quale la realtà sembra poter cambiare forma da un momento all’altro: questo si trasfigura dunque in una scena capace di accompagnare la musica di Berg senza però sovrapporsi ad essa, lasciando emergere tutta l’intensità psicologica della vicenda.

L’opera di Berg, nel corso delle stagioni del Maggio, è stata già programmata quattro volte: nel gennaio del 1963, con la direzione di Bruno Bartoletti e la regia di Virginio Puecher (spettacolo ripreso l’anno successivo nell’ambito dello storico Maggio espressionista); nel maggio del 1979, ancora con la direzione di Bartoletti e la regia di Liliana Cavani e, infine, nel celebre allestimento del giugno del 1998 con la direzione di Zubin Mehta e la regia di William Friedkin.

L’opera:
«Ho visto Wozzeck in scena, prima della guerra, e ne ho ricavato una così incredibile impressione che mi sono deciso di metterlo immediatamente in musica». Così scriveva Alban Berg all’amico e collega Anton Webern nel 1918, epoca in cui il suo nome era conosciuto solo nella ristretta cerchia degli allievi di Schoenberg. La fama e l’affermazione internazionale arriveranno qualche anno dopo e proprio grazie a Wozzeck, opera ispirata all’omonimo romanzo di Georg Büchner, che diventerà ben presto un’opera simbolo del primo Novecento nonché emblema del teatro espressionista. Nel testo di Büchner Alban Berg aveva infatti individuato temi particolarmente cari alla poetica espressionista quali l’incubo, l’alienazione mentale, l’omicidio brutale. L’opera in tre atti e quindici quadri debuttò alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre del 1925 riscuotendo notevole successo. Berg concepì l’opera come un sistema di forme chiuse dove ogni scena di ogni atto rimanda a una struttura formale della tradizione strumentale occidentale come la suite, la rapsodia, la marcia, la passacaglia, per citarne solo alcune, riviste attraverso una scrittura orchestrale livida e angosciata. Sul versante della vocalità, spicca il canto quasi parlato in Sprechgesang di Wozzeck, che rinunciando a ogni artificio melodico sottolinea la dolente umanità del protagonista.

La locandina:

WOZZECK di Alban Berg

Maestro concertatore e direttore Thomas Guggeis
Regia Deborah Warner

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Hyemi Shin
Costumi Nicky Gillibrand
Luci Adam Silverman
Coreografia Kim Brandstrup

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci

Wozzeck Wolfgang Koch
Tambourmajor Ian Koziara
Andres Sam Furnes
Hauptmann Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Doktor Clive Bayley
1. Handwerksbursch Barnaby Rea
2. Handwerksbursch Alex Otterburn
Der Narr Dafydd Jones
Marie Anja Kampe
Margret Helena Rasker

Mariens Knabe Manfredi Attori
Ein Soldat Massimiliano Esposito

Figuranti speciali Elena Barini, Luciano Colzani, Daniele Del Bandecca, Simone Desiato, Filippo Labate, Piero Lanzellotti, Simone Gennaro Maiorano, Moreno Pio Mondì, Francesco Pacelli, Simone Ticci

Bambini Sophie Abel, Gherardo Attori, Bianca Basile, Nora Lampis, Sofia Lillo Vitali, Alice Maggiaoli, Alice Manni, Viola Meriggi, Violante Ginevra Orso, Giosuè Quadri, Elia Rossi, Gregorie Zaric

 Prezzi:

Visibilità limitata: 15€  – Galleria: 35€ – Palchi: 45€
Platea 5: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ – Platea 1: 130€

Durata complessiva: 1 ora e 40 minuti circa

Daniele Callegari dirige l’Orchestra del Teatro La Fenice il 25 e 27 settembre, al Teatro Malibran

Biglietti a 10,00 €

per la replica di domenica 27 settembre

riservata agli under35

in programma musiche di Bizet e Čajkovskij

Daniele Callegari sarà il protagonista del prossimo appuntamento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice, in programma al Teatro Malibran venerdì 25 settembre 2026 ore 20.00 (turno S) e, in esclusiva per il pubblico under35, domenica 27 settembre 2026 ore 17.00. Il maestro milanese, tra i più richiesti e apprezzati del panorama attuale, guiderà l’Orchestra del Teatro La Fenice in un programma affascinante che affiancherà alla limpida eleganza francese della Sinfonia in do maggiore di Georges Bizet il colore popolare dell’Est europeo della Sinfonia n. 2 in do minore Piccola Russia di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

            La recita speciale di domenica 27 settembre sarà dunque riservata ai giovani tra i 18 e i 35 anni, che potranno acquistare il proprio biglietto al costo super-agevolato di 10,00 €. Si tratta dell’ormai nota iniziativa promozionale nata con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla musica classica e realizzata dal Teatro La Fenice grazie al sostegno di McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet e Bellussi Valdobbiadene.

            Votato alla musica scenica e teatrale, Georges Bizet (1838-1875) ha esordito ragazzo con un’opera che pareva annunciare un luminoso futuro di sinfonista: la Sinfonia in do maggiore, composta nell’autunno del 1855, senza apparenti richieste esterne, mentre il diciassettenne maestro ancora faceva pratica nel teatro parigino dell’Opéra-Comique. La Sinfonia restò manoscritta e ignorata per quasi ottant’anni; nel 1923 Reynaldo Hahn, amico intimo del figlio di Bizet, donò al Conservatorio di Parigi un insieme di partiture fra le quali era finito l’autografo della composizione; lo storico Chantavoine ne diede notizia sul «Ménestrel» e due anni dopo, il 26 febbraio 1935, Felix Weingartner ne diresse la prima esecuzione a Basilea, aprendo la strada alla notorietà dell’opera, da allora sempre rimasta in repertorio. È un lavoro che ha la leggerezza e la felicità delle ‘opere prime’, delle opere nate senza sforzo apparente che sembrano sorprendersi da sole della loro vitalità al saluto del primo giorno; volendo, qualche modello può essere segnalato, come la Sinfonia in re maggiore di Gounod, che a sua volta discende dalla Sinfonia nella stessa tonalità di Cherubini; ma tutta di Bizet è l’innata attillatezza, l’eleganza e la freschezza dei temi.

La Sinfonia n. 2 in do minore, che porta il sottotitolo di Piccola Russia, fu composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) a partire dal giugno del 1872: il compositore la portò a termine in maniera meno convulsa rispetto alla Prima, che gli era costata un totale esaurimento nervoso, e orchestrata con gesti che suscitarono il plauso del Gruppo dei Cinque, quando Čajkovskij la presentò in anteprima, al pianoforte, a casa di Rimskij-Korsakov, a San Pietroburgo. I temi del folklore ucraino scatenarono l’appoggio dei maestri più anziani, conservatori, e il trentaduenne compositore accettò di pubblicarla con il nome di Piccola Russia, come veniva chiamata l’Ucraina. Fu Nikolaj Rubinštejn, da sempre suo paladino, a dirigerne la prima esecuzione a Mosca, il 26 gennaio 1873. Come sempre Čajkovskij non fu pienamente soddisfatto del risultato ottenuto, e rivide la partitura, in particolare il primo e il terzo movimento. Nella nuova veste la Sinfonia venne proposta a San Pietroburgo, nel 1880, quando ormai Čajkovskij era l’autore dell’Onegin, del Lago dei cigni e del Concerto per violino.

I biglietti per il concerto – da € 10,00 a € 90,00; riservato under35 (27 settembre) € 10,00 – sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Daniele Callegari

È stato direttore principale dell’Orchestre Philharmonique de Nice dell’Opéra Nice Côte d’Azur dal 2021 al 2023. Dal 1998 al 2001 è stato direttore principale al Wexford Opera Festival e dal 2002 al 2008 è stato direttore musicale della DeFilharmonie di Anversa. Nato a Milano, diplomato al Conservatorio della sua città in contrabbasso e percussioni, a soli ventidue anni è entrato a far parte dell’orchestra del Teatro alla Scala, dove ha avuto modo di suonare con i più importanti direttori. Questo confronto stimolante lo ha riportato al Conservatorio, per studiare Direzione d’orchestra e composizione. Ha diretto alcune fra le maggiori istituzioni concertistiche del mondo, fra le quali: Orchestre Metropolitain de Montréal, Orchestre Nationale de l’Île de France, Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, Orchestre de La Monnaie de Bruxelles, Rotterdam Philharmonic Orchestra, Orchestre National de France, Orchestra Sinfonica Nazionale della rai, Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, Münchner Rundfunkorchester, Tokyo Philharmonic Orchestra, Orquesta Nacional de Madrid, Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano. È regolarmente invitato dai maggiori teatri e dalle più prestigiose sale concertistiche del mondo, dove ha diretto molte importanti produzioni, fra le quali Nabucco, La traviata, Il trovatore e La Gioconda al Metropolitan, Orlenskaya Deva alla Carnegie Hall di New York, Turandot alla Scala, Il trovatore, Rigoletto e Madama Butterfly all’Opéra National de Paris, Maria Stuarda al Théâtre des Champs-Elysées de Paris, Norma, La Gioconda, Aida, Poliuto al Liceu de Barcelona, L’elisir d’amore e La traviata a Berlino, Tosca, La bohème, Un ballo in maschera e Rigoletto a Monaco, Don Giovanni, Falstaff e Aida alla San Diego Opera, Otello, Jérusalem e Messa da Requiem al Festival Verdi di Parma, I masnadieri, Tosca, Otello, Attila ed Ernani a Monte-Carlo; Ariane et Barbe-Bleue a Strasburgo, Don Pasquale a Pechino, Cavalleria rusticana e Pagliacci a San Francisco, Un ballo in maschera a Tel Aviv. Fra gli impegni recenti, Cavalleria rusticana/Pagliacci, Rigoletto a Monaco di Baviera; Il trovatore e Nabucco al Met; Tosca all’Opera Reale di Stoccolma e al Festival Puccini di Torre del Lago; Turandot ad Amburgo; La bohème e Falstaff a Nizza; Aida ad Amburgo; Pagliacci a Tel Aviv; I lombardi alla prima crociata a Montecarlo. Per la Fenice dirige Rigoletto (2025 e 2021), Madama Butterfly (2023 in tournée a Ljubljana, 2019 e 2017), Il trovatore (2020), Turandot (2019), Norma (2016), Tosca (2014 e 2008) e La bohème (2012).

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo in scena al Teatro Malibran; si rinnova la collaborazione della Fenice con l’Accademia di Belle Arti

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo: è questo il prossimo titolo in programma al Teatro Malibran, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Sarà proposto in un nuovo allestimento con la direzione musicale di Daniele Callegari, alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, e con due nomi di assoluto richiamo quali interpreti principali: Gregory Kunde e Selene Zanetti, quest’ultima al debutto nel ruolo di Nedda. La messinscena, con la regia di Andrea Bernard, rinnova inoltre l’ormai collaudata collaborazione della Fenice con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, che sarà responsabile di scene e costumi, rispettivamente a cura di Martina Calore e Tracy James. Il light design sarà firmato da Andrea Benetello. Debutta in questa produzione la maestra del Coro del Teatro La Fenice Elena Pierini; mentre il coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani è preparato da Diana D’Alessio. Cinque le recite al Teatro Malibran: il 18, 20, 22, 24, 26 settembre 2026.

          Capolavoro del verismo italiano, Pagliacci è l’opera più nota di Ruggero Leoncavallo (1858-1919), con Pietro Mascagni e Umberto Giordano tra i maggiori esponenti della ‘Giovane scuola’ verista italiana. Il libretto, redatto dallo stesso Leoncavallo, trae argomento da un fatto di cronaca realmente avvenuto a Montalto Uffugo in Calabria, un delitto di gelosia che originò un processo in cui fu giudice proprio il padre del compositore. Rappresentata per la prima volta al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, sotto la direzione di Arturo Toscanini, e nel giro di pochi mesi subito rappresentata ovunque, quest’opera si avvale di elementi di modernità, ma non è un’opera ‘sperimentale’, destinata ad aprire nuove vie espressive: intrecciata di prestiti melodici colti, in particolare da Mendelssohn, e ricca di riferimenti e citazioni musicali da Carmen di Bizet e da Otello di Verdi, Pagliacci continua a riscuotere l’applauso dei pubblici di tutto il mondo «come uno degli ultimi souvenir del museo del melodramma italiano ottocentesco» (Michele Girardi).

          «Credo che soprattutto con queste opere che intendono raccontare la società contemporanea– ha dichiarato il regista Andrea Bernard – sia importante trovare una corrispondenza a tempi più vicini ai nostri. Ho scelto una chiave contemporanea, spostando l’azione dalla piazza di un paese di fine Ottocento al set televisivo di una sitcom registrata dal vivo con pubblico in studio, sul modello delle iconiche produzioni americane tra gli anni Settanta e Duemila. Non ci sono riferimenti filologici al xix secolo, perché l’intento di Leoncavallo era parlare del suo presente. Per parlare al nostro presente, dobbiamo usare i codici in cui oggi si rifugia la nostra finzione collettiva. La compagnia di giro di Canio diventa così il cast di uno show comico televisivo. Il contrasto originario tra la farsa arcaica della commedia dell’arte e il sangue verista viene qui sostituito dal cortocircuito, ancora più disturbante, tra la spensieratezza artificiale di una sitcom e la violenza reale che si consuma nella vita reale degli attori».

          «Per me che avevo diretto solo Cavalleria – ha commentato il direttore d’orchestra Daniele Callegari – con Pagliacci ho potuto scoprire un compositore straordinario, veramente raffinato. Leoncavallo, anche lui come Mascagni al suo debutto, in quest’opera propone una scrittura molto ricca nella quale secondo me, la vera voce è proprio l’orchestra. È quest’ultima che, come un collante, riesce a trasferire il mondo di questa storia verista tra la finzione e la realtà e porta con sé tutta questa vicenda con un dinamismo e una narrazione drammatica esemplari. L’opera non si arresta mai, non ci sono interruzioni e non si ha mai la sensazione di assistere a un calo di tensione. Infatti mi piace definirla una sorta di thriller, pensando a una situazione cinematografica, un po’ come accade con Tosca. L’orchestrazione a mio avviso è assolutamente sinfonica. È quella tradizionale dell’Ottocento, però presenta temi di straordinaria bellezza. È un concentrato di vitamine, un concentrato di musica che induce un effetto benefico…»

Nel cast di questo nuovo allestimento veneziano di Pagliacci figurano Selene Zanetti nel ruolo di Nedda e Gregory Kunde in quello di Canio; Dimitri Platanias sarà Tonio; Andrea Schifaudo, Peppe; Alberto Petricca, Silvio. Gli artisti del Coro del Teatro La Fenice interpreteranno i ruoli comprimari: Enzo Borghetti e Umberto Imbrenda si susseguiranno nelle vesti del contadino; Enrico Masiero e Alessandro Vannucci in quelle di un altro contadino. Per l’Accademia di Belle Arti di Venezia figurano inoltre nel cast produttivo Lorenzo Cutùli quale coordinatore della progettazione scenografica e coordinatore del progetto Atelier al Malibran per ABAVE, Marta Valtolina per il coordinamento della progettazione dei costumi e Andrea De Micheli per il coordinamento della progettazione scenotecnica.

          Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano. Ecco il dettaglio delle recite, con orari e turni di abbonamento: venerdì 18 settembre 2026 ore 19.00 (turno A); domenica 20 settembre ore 17.00 (turno B); martedì 22 settembre ore 19.00 (turno D); giovedì 24 settembre ore 19.00 (turno E); sabato 26 settembre ore 17.00 (turno C). Per informazioni www.teatrolafenice.it

ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL 2026SI CHIUDE L’EDIZIONE PIÙ LUNGA E PIÙ GIOVANE DELLA STORIALE PRESENZE ITALIANE CRESCONO DEL 24%
Dal 5 giugno al 12 settembre, in 51 serate areniane
superati i 416 mila spettatori

L’11% del pubblico è under 30
Celebrati i 150 anni di Zenatello con l’esposizione della storica spada dell’Aida 1913

Miglior incasso del Festival, con 37 milioni di euroLa Traviata del 13 giugno è miglior incasso per singola serataOltre 35 mila presenze in più dall’Italia, per un totale di 181 mila italianiIl pubblico straniero è il 57% del totale, da 131 PaesiOltre 63 milioni di utenti raggiunti online. Sui social +34 mila followerBen 6.400 gli articoli e servizi pubblicati in tutto il mond

Si è chiusa l’edizione più lunga della storia areniana. L’Opera Festival 2026 è iniziato con un primato assoluto: per la prima volta si sono superati i tre mesi di spettacolo dal vivo, 51 serate areniane, la prima il 5 giugno in diretta tv e l’ultima il 12 settembre. Si chiude con il miglior incasso assoluto con un totale di 37 milioni di euro (quasi 1 milione e mezzo in più rispetto al 2025), di questi ben 27,9 milioni di euro generati dalle vendite online. E miglior incasso per singola recita per La Traviata del 13 giugno con 1 milione e 79 mila euro, che ha superato la Turandot del 2024. Successo internazionale per la prima collaborazione tra l’Arena di Verona e il Moulin Rouge di Parigi che ha registrato ben 7 dei 19 sold out della stagione ed è arrivata all’estero grazie alle riprese di Rai Cultura e al documentario della rete nazionale tedesca ARD con un totale di 1 milione e 300 mila spettatori in prima serata. Durante le serate d’opera è stata esposta in Arena la spada originale usata nel 1913 da Giovanni Zenatello per interpretare Radames nella prima Aida. Obiettivo delle iniziative, tra cui la pubblicazione del volume biografico e l’incontro di approfondimento, celebrare e ricordare il tenore, padre fondatore e primo mecenate del Festival, a 150 anni dalla nascita.Si è chiusa l’edizione più giovane della storia areniana. Il 103° Arena di Verona Opera Festival ha registrato 416.600 spettatori (12 mila in più dello scorso anno), dei quali l’11% ha meno di 30 anni. Un risultato storico frutto delle novità dedicate a giovani e famiglie e del potenziamento dei canali di vendita attraverso i nuovi strumenti di comunicazione. Crescono le presenze italiane da tutte e 110 le province. Sono stati 180.902 gli italiani che hanno acquistato il biglietto per l’Opera Festival (35 mila in più rispetto al 2025, un aumento del 24%), ossia il 43% del totale degli spettatori. Tra le province maggiormente rappresentate: Verona con 17.863 presenze (4%), Milano con 10.245, Brescia con 5.777 spettatori. E poi Padova, Vicenza, Treviso, Bergamo, Roma, Torino e Bologna. Le presenze dall’estero rappresentano il 57% del pubblico, con provenienza da 131 Paesi diversi. La Germania resta sul podio per numero di presenze estere con 71.564 spettatori. A crescere sono Regno Unito e Stati Uniti, entrambi vedono gli spettatori aumentare del 14%, toccando rispettivamente quota 24.529 e 13.348. Cresce del 20% anche l’Austria che arriva a 20.905 spettatori. Resta stabile la Francia con 11.315 presenze. In aumento anche Spagna +13% e Polonia +32%.Numerosi i sold-out registrati durante la Stagione 2026. Ben 19 serate da tutto esaurito, delle quali 7 registrate dalla nuova Traviata. “L’Arena di Verona si conferma la cornice che riscuote il più ampio successo di incassi e di spettatori in Italia” a ribadirlo è l’ultimo rapporto SIAE: l’Arena Opera Festival occupa i primi quattro posti delle 10 opere messe in scena in Italia nel 2025 che primeggiano per spesa al botteghino e spettatori. Numeri che attestano il valore culturale, artistico, economico e sociale del più grande palcoscenico d’opera all’aperto, simbolo nel mondo del Canto lirico in Italia, patrimonio dell’umanità. Celebrato per la seconda volta (la prima era stata il 7 giugno 2024) anche lo scorso 5 giugno con l’evento ‘Campioni del Mondo – Italia loves Unesco’ con in platea delegati Unesco da tutto il mondo.

GIOVANI E FAMIGLIE. Prima dell’inaugurazione del Festival, l’Arena ha riaperto le porte a famiglie e bambini e, per la prima volta, e ha messo in scena un’opera per i piccoli. Turandot Enigmi al Museo, lo scorso 9 maggio, ha visto la presenza di 2.407 ragazzi accompagnati da genitori, familiari e docenti. Al fianco di Fondazione Arena l’Education Partner Generali. Altra novità del Festival 2026 é stata l’Area Family. L’Arena di Verona è diventata il primo teatro ad ospitare i bimbi da 0 a 4 anni. L’arcovolo 69 si è trasformato in una nursery attrezzata, il personale ha guidato nell’accesso facilitato i genitori e un’area di tribuna con ingresso e uscite agevoli è stata destinata all’edizione sperimentale di questo progetto che ha contato 3.055 presenze, di cui 1584 spettatori under14. Altra novità i biglietti di platea a 30 euro per i giovani con meno di 30 anni. Grazie al supporto di UniCredit hanno usufruito della tariffa agevolata 2.010 ragazzi. Ben 43.262 spettatori con meno di 30 anni hanno avuto accesso alle promozioni dedicate a scuole e università in tutti i settori grazie all’ormai consolidato progetto Arena Young, Scuola e Università all’opera, che offre la possibilità a docenti e studenti di ogni ordine e grado di assistere ad alcuni spettacoli con riduzioni speciali.

ARENA PER TUTTI. Nel corso del 103° Opera Festival, è stato potenziato il progetto di accessibilità Arena per Tutti, arricchito di due nuovi percorsi dedicati alla musica e quindi all’orchestra e alla danza, sviluppato in collaborazione con l’Accessibility Partner Müller. Ben 1.485 le persone con disabilità che hanno partecipato ai 19 percorsi multisensoriali e alle 26 serate di spettacolo con speciali strumenti tecnologici e digitali.

OLIMPIADI E DELEGAZIONI. L’Arena di Verona, che lo scorso inverno ha ospitato la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina e quella di apertura delle Paralimpiadi, ha omaggiato gli atleti medagliati di una speciale card per l’ingresso gratuito all’opera come segno di riconoscimento del loro valore sportivo. Ha, inoltre, accolto durante l’estate delegazioni di autorità e rappresentanti delle Istituzioni, tra cui i direttori degli Istituti italiani di Cultura nel mondo e i rappresentanti delle Province italiane. E ha ospitato in alcune serate i Sindaci della provincia veronese, i docenti scaligeri e i circoli d’opera.

Alla conferenza è intervenuto da remoto il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi: “Il mondo dell’opera è fondamentale per il turismo. La cultura è la prima motivazione – è stato certificato un mese fa – per cui il turista, sia italiano che internazionale, viaggia. Sembrerebbe scontato, soprattutto per l’Italia che è una superpotenza mondiale in campo culturale. Ma non è così ovvio se pensiamo che dieci anni fa la cultura era al settimo posto tra le motivazioni. Il turista oggi, molto tecnologico, programma i suoi viaggi e le sue esperienze turistiche, e sicuramente nella sua programmazione, nel caso di Verona e dell’Arena, mette anche la partecipazione e la presenza al festival dell’opera. All’Arena il mio plauso per questo lavoro straordinario, per i risultati raggiunti. Viva l’Arena di Verona, viva il Festival dell’opera e viva questo volano straordinario per l’economia e per la cultura della città di Verona”.

Ad aprire la conferenza è stato Damiano Tommasi, Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arena: “Una lunga stagione in cui includerei anche le due cerimonie olimpiche che hanno visto l’Arena, ma anche la Fondazione protagoniste, sia nello svolgimento che nell’organizzazione. È stato un anno straordinario, arricchito dall’allungamento della stagione. Una novità assoluta, e come ogni prima volta siamo ora attenti a capire come il tutto possa essere implementato e migliorato, come possa diventare un vantaggio per tutti noi. Ribadisco che siamo orgogliosi di essere protagonisti di un patrimonio UNESCO dalla vera visione internazionale. Le presenze straniere sono sempre prevalenti, la voce della nostra città si proietta a livello internazionale con performance degli artisti eccezionali. Verona, può fregiarsi di una Sovrintendente competente come Cecilia Gasdia capace di portare la visione dell’artista nello spettacolo. Lo ricordo spesso: il Consiglio di indirizzo è nato in modo un po’ movimentato, ma poi la squadra si è consolidata nel corso degli anni dimostrando un’altra capacità della Fondazione che è quella di concentrarsi sull’obiettivo. E ora, per completare una grande ‘opera’ che ci accompagna da un secolo grazie a Giovanni Zenatello, aspettiamo l’ultima legacy olimpica, l’ascensore che permette l’accessibilità ai gradoni dall’Arcovolo 67. Ringrazio tutto lo staff impegnato quest’estate, quasi 1500 lavoratori e lavoratrici. Un grazie ancora anche alle 67 colonne. Credo che non conti tanto il numero delle adesioni, quanto il fatto che ogni anno se ne raccolgono di nuove e che chi entra ne è pienamente soddisfatto: significa che il lavoro fatto da entrambe le parti, e il prodotto offerto funziona. Credo che questo sia anche il metro di gradimento e di successo di un’iniziativa che, come sapete, è un unicum, nata da una felice intuizione.”

“La cultura è insostituibile educazione alla libertà, per creare cittadini e non sudditi. Queste parole del critico Paolo Isotta sono quantomai attuali – ha proseguito Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena di Verona. – Ciò che mi rende particolarmente orgogliosa di quest’edizione del Festival è l’aver aperto le porte dell’Arena anche ai bambini sotto i 4 anni e ai loro genitori, per la prima volta immersi nella musica. Questi tre mesi sono stati parte di un lungo volo iniziato nove anni fa, in cui abbiamo incontrato tempeste reali e metaforiche. A me piace volare: mi hanno insegnato che il segreto sta nell’affrontare le tempeste con la prua dritta, con la testa più avanti dell’orizzonte, e con compagni di viaggio fidati, umili, competenti e ardimentosi. E lo sono tutti i 1458 lavoratori di Fondazione, in ogni settore, che hanno reso possibile questo Festival ricco e complesso. A loro, al Consiglio d’Indirizzo – in particolare i soci privati Generali e Camera di Commercio, ai Revisori, a Sponsor e Partner, tra cui Magis, e a tutte le 67 Colonne va il mio più sincero grazie di cuore. E il primo grazie va naturalmente a Giovanni Zenatello, che per primo ebbe l’intuizione di fare opera in Arena. Tutti hanno – abbiamo – una forza in più: l’enorme amore per l’Arena e per ciò che è e ciò che rappresenta, oltre i numeri. L’abbiamo visto con i lavoratori impegnati nel progetto di Arena per Tutti, con i tanti bimbi in scena e nel nostro nuovo Coro di Voci bianche, nella nuova Area Family che ha dato a tutti, sin da piccoli, la possibilità di scoprire questo patrimonio immenso”.

“Risultati e incassi che ci rendono orgogliosi e che corrispondono ad altrettanti costi e investimenti fatti per aumentare il valore della Fondazione Arena e dell’Opera Festival, due patrimoni dell’intero territorio scaligero – ha spiegato Stefano Trespidi, Vicedirettore Artistico e Direttore Marketing di Fondazione Arena. – Undici produzioni che si sono alternate continuativamente per tre mesi, con allestimenti e cast grandiosi: solo l’Arena è in grado di rendere possibile tutto questo. L’Arena e la sua famiglia, ossia quello che in termini economici viene definito il capitale umano, 1458 lavoratori che fanno parte di un ingranaggio incredibile e che sono portatori di saperi e conoscenze. Con nuovi ingressi ogni anno, come il nuovo team digital interno, nato prima del Festival. L’aumento degli spettatori italiani è cartina tornasole di quanto l’Arena sia cresciuta in termini qualitativi, diventando un teatro di riferimento nel Paese dell’opera. Questo grazie anche alle dirette televisive, al lavoro dei giornalisti che hanno raccontato il Festival, la sua preparazione e il backstage, ad un aumento del valore del brand Arena, e al sostegno dei mecenati. Sappiamo che arriveremo ad un punto in cui la crescita si stabilizzerà su dei numeri costanti, a quel punto sarà fondamentale mettere a frutto quanto costruito in questi ultimi dieci anni”.

“È stata una lunga estate e il clima non è stato dei più favorevoli, luglio complicato. La città ringrazia doppiamente gli artisti e le maestranze che hanno saputo affrontare il vento che ha preceduto la prima e il caldo, resistendo in questo periodo difficile – ha concluso Marta Ugolini, Assessora alla Cultura del Comune di Verona. – Tutto questo ci dà un’idea delle competenze del personale che vanno dall’elettricista al tenore e si muovono su svariati piani. Ringrazio tutti, a cominciare da Cecilia Gasdia, a Stefano Trespidi, a tutto il management di Fondazione Arena, al Consiglio di Indirizzo. Voglio ricordare, e anche sottolineare, che proprio in un’ottica di un turismo sempre più culturalmente motivato – che non si limiti a vivere l’effetto wow di questi luoghi, ma ne colga il valore storico e culturale – stiamo lavorando, insieme alla Fondazione Arena, a un progetto di museo. Un museo che racconterà il monumento e la lirica in Arena in modo coordinato e integrato, colmando un vuoto che oggi esiste negli arcovoli e negli spazi dell’anfiteatro: qualcosa che ancora manca e che vogliamo, anche attraverso una parte della legacy olimpica, lasciare alla città.”

IL CARTELLONE. Sei le diverse produzioni d’opera e altrettanti i titoli di serate-evento dalla danza ai concerti immersivi. La nuova Traviata ha visto in Arena il team creativo guidato dal premiato regista scozzese Paul Curran, all’esordio in Anfiteatro così come il lighting designer Fabio Barettin e il coreografo statunitense Kyle Lang; con loro lo scenografo Juan Guillermo Nova – già autore dell’ultima Bohème –, il costumista Stefano Ciammitti – firma per i costumi delle cerimonie olimpiche in Arena per i giochi Milano Cortina 2026. Un allestimento spettacolare nato dall’inedita collaborazione con il Moulin Rouge di Parigi – che ha anche ospitato la presentazione internazionale dell’opera in maggio. La regia infatti colloca l’avvincente – e commovente – storia della Dama delle Camelie scritta da Dumas figlio, musicata da Verdi, nella capitale francese di inizio ‘900, centro del mondo artistico e musicale, dove lo storico cabaret dominava la vita notturna della Belle époque. Un lavoro di ricerca storica minuziosa che non ha limitato l’inventiva personale della messinscena, con numerosi colpi di teatro, e una scena dominata dall’allora celebre elefante di stucco e dall’iconico mulino rosso, simboli del locale a inizio ‘900, prima che un incendio ne distruggesse la forma originaria.
Il Festival ha inanellato poi i titoli più amati delle ultime stagioni, come il Nabucco simbolico, tecnologico e ‘post-atomico’ di Stefano Poda, per dieci serate. La Bohème secondo Alfonso Signorini è tornata a conquistare il pubblico per ben quattro repliche.
Non poteva mancare Aida, opera regina dell’Arena sin dal 1913: nel 2026 è stata portata in scena in due produzioni molto diverse per accogliere tutti i gusti di pubblico e stimolarlo nel rivivere il capolavoro verdiano. Dopo le prime sei serate nell’edizione ‘di cristallo’ firmata da Stefano Poda, è tornato, completamente restaurato, l’oro abbagliante con cui Franco Zeffirelli illuminò l’Anfiteatro nel 2002.
E poi Turandot sempre secondo Zeffirelli, a cent’anni dalla prima assoluta dell’opera: una vera e propria fiaba a cielo aperto arricchita dai costumi della premio Oscar Emi Wada.
Oltre al gala di apertura Campioni del mondo. Italia loves Unesco, che ha unito grandi quadri lirici ad artisti pop e chef stellati, lanciando in mondovisione la candidatura UNESCO della canzone napoletana tradizionale con alcuni dei suoi interpreti attuali più amati, in Arena è tornata protagonista la danza, prima con l’atteso appuntamento di Roberto Bolle and Friends coprodotto con ARTEDANZAsrl, quindi con la doppia data del balletto al Teatro Romano nell’acclamata produzione di Zorba il greco.
Tra i concerti sinfonici più seguiti nelle ultime stagioni, è tornato il grande organico sinfonico-corale dispiegato dai Carmina Burana di Orff con un nuovo cast che ha compreso anche tre diversi cori di voci bianche, incluso quello appena nato di Fondazione Arena. Infine è stata la volta di due innovative serate evento coprodotte con Balich Wonder Studio: l’attesa conferma di Viva Vivaldi e il programma di Paganini Paradise, nuovo concerto immersivo con proiezioni tridimensionali.

CAST. Numerosi i solisti in scena, di cui quasi il 30% al debutto solistico in Arena. Dalle più grandi stelle del panorama internazionale ai giovani per la prima volta sull’immenso palcoscenico areniano. Applauditi sera dopo sera i professori dell’Orchestra di Fondazione Arena e gli artisti del Coro, preparati dal maestro Roberto Gabbiani, così come i ballerini coordinati da Gaetano Bouy Petrosino.

STAR. Solo per citare alcuni artisti affermati, Anna Netrebko è stata Aida, così come Aleksandra Kurzak e Maria José Siri, che ha festeggiato la propria recita numero 200 nei panni della principessa etiope. Anna Pirozzi è stata Turandot, così come Lise Lindstrom. Nei ruoli di Mimì, Violetta Valéry e Liù – Eleonora Buratto, Rosa Feola, Gilda Fiume, Mariangela Sicilia, Maria Agresta. Nel ruolo di Abigaille in Nabucco anche Marta Torbidoni e Olga Maslova, ed Erin Morley nei Carmina Burana.
In tutte le opere, mezzosoprani di primo piano quali Clémentine Margaine, Annalisa Stroppa, Anna Werle, Alisa Kolosova.
Nel ruolo di Radames Jonas Kaufmann, Roberto Alagna, Gregory Kunde e ovviamente Yusif Eyvazov, anche Calaf in Turandot e al cimento di ruoli lirici come Alfredo nella Traviata inaugurale e come Rodolfo nelle prime recite della Bohème. Altri tenori che hanno rinnovato il loro legame col Festival sono Galeano Salas, Francesco Meli (entrambi impegnati sia in Traviata sia in Nabucco), René Barbera (Alfredo e Rodolfo), Enea Scala, Vittorio Grigolo (nel gala Campioni del Mondo).
Tra i baritoni: Luca Salsi, Ludovic Tézier (entrambi come Nabucco e Giorgio Germont), Amartuvshin Enkhbat (impegnato in tutte le prime di giugno) e Youngjun Park in quattro produzioni, oltre a Mattia Olivieri, Alessio Arudini e Plácido Domingo (nel gala Campioni del Mondo). Tra i bassi nei ruoli principali, Alexander Vinogradov, Michele Pertusi, Simon Lim, Roberto Tagliavini.
Stelle anche sulle punte, dal ritorno di Roberto Bolle con Friends internazionali, che comprendono anche Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, oltre ai primi ballerini da tutto il mondo alternatisi in Zorba il greco e nelle danze di Vasiliev per l’Aida zeffirelliana, come Eleana Andreoudi, Davide Buffon, Alessandro Casà, Nicola Del Freo, Ionuţ-Andrei Diniţă e Virna Toppi.

DIRETTORI. Alla guida dei complessi artistici di Fondazione Arena si sono alternati beniamini del pubblico areniano e maestri all’atteso debutto in Anfiteatro: Michele Spotti ha diretto nella serata inaugurale, e in quelle successive, la nuova Traviata, condividendo il podio con Francesco Ivan Ciampa – impegnato anche nel gala Campioni del mondo e nelle ultime recite di Turandot. Per Aida sono tornati Daniel Oren (edizione Poda) e Francesco Ommassini (edizione Zeffirelli), per Turandot Andrea Battistoni. E tra i maestri esordienti, Francesco Lanzillotta ha diretto La Bohème, Sebastiano Rolli Nabucco, James Conlon i Carmina Burana.

DEBUTTI. Alla loro prima esperienza in Arena, i soprani Martina Russomanno (prima Violetta nella nuova produzione 2026), Carolina López Moreno, Francesca Pia Vitale, Enkeleda Kamani (tutte nella Bohème), il mezzosoprano Irene Savignano (Fenena e Amneris), i tenori Antonio Poli, Adam Smith, SeokJong Baek, i baritoni Mihai Damian (in scena in Traviata, Bohème e nei Carmina Burana), Ankhbayar Enkhbold, i bassi Mariano Buccino e Alexander Roslavets. Esordiente anche Carlo Vistoli, contraltista per la serata-evento dei Carmina Burana. Alla sua prima volta in Arena Ettore Pagano, il violoncellista che pochi mesi fa ha vinto la 75a Queen Elisabeth Competition 2026 a Bruxelles, diventando il primo violoncellista italiano a trionfare nella competizione internazionale. Esordienti anche il giovane maestro di flauto Federico Altare e il direttore Enrico Fagone, che si sono esibiti in Paganini Paradise assieme al violinista Giovanni Andrea Zanon.
In ambito di giovani e giovanissimi, con i cori di voci bianche A.Li.Ve. e A.d’A.Mus., il Festival 2026 ha visto debuttare sotto le stelle anche i piccoli componenti del nuovo Coro di voci bianche di Fondazione Arena. Particolarmente degni di nota sono inoltre gli artisti che hanno scelto di affrontare il debutto in ruoli principali proprio all’Arena di Verona in questo Festival 2026: tra loro, Lisette Oropesa come Liù, Vasilisa Berzhanskaya come Violetta, Gianluca Buratto come Ramfis o il maestro Michele Spotti alla sua prima direzione di Nabucco. Particolare cura nel comporre i cast delle 51 serate, che comprendono anche apprezzati artisti in tutti i ruoli di fianco, spesso presenti lungo tutta la durata del Festival. Tra gli interpreti, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Gezim Myshketa, Gabriele Sagona, Francesca Maionchi, Jan Antem, Matteo Macchioni, Riccardo Rados, Paolo Lardizzone, Elisabetta Zizzo, Elena Borin, Clarissa Leonardi, Saverio Fiore, Abramo Rosalen, Gianfranco Montresor, Francesco Pittari.

I RISULTATI DI BIGLIETTERIA. Le 51 serate del 103° Opera Festival hanno registrato la presenza di 416.600 spettatori e generato un incasso totale di 36.942.216 euro, il dato più alto nella storia del Festival. A fronte di circa 61 milioni 374 mila euro di costi di produzione, il 46% determinato dalla spesa del personale. Il sito web si conferma un canale centrale per la vendita, con oltre 27,9 milioni di euro di incassi generati dal digital. Il valore dell’incasso medio per recita è di 724.357 euro a serata (nel 2025 era di 742.083 ma nel 2024 era di 698.664, nel 2023 di 674.490 e nel 2022 di 575.575). Il numero di spettatori medio a serata è 8.168. Il prezzo medio del biglietto cresce e tocca quota 88,67 euro (rispetto agli 88,01 del 2025 e agli 81 euro del 2024) nonostante i prezzi dei biglietti di fascia più bassa siano rimasti invariati con tariffe da 22 euro per i gala e da 25 euro per le opere. Segno che il pubblico acquista maggiormente i posti di platea e tribuna.

IL CAPITALE UMANO. 
Sono state 1.458 le persone che hanno lavorato al Festival e hanno reso possibile il raggiungimento dei risultati 2026. Tra questi 904 sono professionisti e artisti che compongono i complessi artistici (171 professori d’Orchestra, 94 artisti scritturati, 150 artisti del Coro, 16 trombe egizie, 12 Maestri collaboratori, 63 ballerini, 133 comparse, 86 mimi, 7 maitre de ballet, 22 registi e direzione di scena, 5 coreografi, 4 costumisti, 3 light designer, 74 voci bianche e 64 figuranti minori); 269 i tecnici impegnati dietro le quinte prima, durante e dopo ogni prova e spettacolo (tra cui macchinisti, sarte, addette vestizione, elettricisti, portastrumenti, costruttori, scenografi, magazzinieri e addetti ai trasporti); 170 il personale di sala e retropalco e gli addetti alla biglietteria; 103 i componenti del personale amministrativo e dei diversi uffici, 12 i liberi professionisti.

IL RUOLO DI PARTNER, SPONSOR E 67 COLONNE. A sei anni dalla sua ideazione, il progetto 67 Colonne ha raggiunto un traguardo straordinario sfiorando i 12 milioni di euro raccolti (11,8 per l’esattezza) grazie al contributo di grandi aziende, imprenditori, istituzioni e sostenitori che credono nel valore dell’Arena come patrimonio da vivere, custodire e tramandare. Solamente nel 2026, da gennaio ad maggio, sono stati raggiunti i 2,6 milioni di euro, risultato che fa segnare un +25% rispetto al già ottimo traguardo raggiunto nel 2025 quando la raccolta superò i 2 milioni di euro a testimonianza del crescente entusiasmo del mondo imprenditoriale nei confronti di un progetto che unisce cultura, identità e responsabilità sociale. Crescono anche gli sponsor: +12% per una raccolta totale di altri 2,6 milioni di euro. L’Arena di Verona Opera Festival 2026 ha potuto contare sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che hanno composto la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

WORLD TOUR. L’Arena rafforza il proprio profilo internazionale con il World Tour dell’Arena Opera Festival, che nell’ultimo anno ha toccato Algeri, New York, Londra, Bruxelles, Parigi e Varsavia, con eventi e concerti istituzionali contribuendo a valorizzare nel mondo il patrimonio artistico e musicale italiano, così come le fiere di Milano, Berlino, Shanghai, Seoul, Tokyo, Toronto, Abu Dhabi, Dubai, Muscat rivolte al settore del turismo internazionale.

L’ATTENZIONE DEI MEDIA. Sono state 1.284 le presenze di giornalisti al festival, delle quali 295, ossia il 23,6%, dall’estero, per un totale di 225 testate ed emittenti accreditate da 32 paesi del mondo. Oltre 6.400 gli articoli e i servizi usciti sull’Opera Festival 2026 (+12% rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno scorso). È cresciuta la presenza sul web, che rappresenta il 53% delle notizie (49% nel 2025). La carta stampata si attesta al 25%. Raddoppia la presenza sulle radio che è passata dal 3 al 6%. La televisione rappresenta il 16% del totale, con +200 servizi rispetto al 2025. Si stima un totale di 1,4 milioni di lettori e 27,6 milioni di valore delle pubblicazioni ossia + 15% rispetto al 2025 (fonte L’Eco della Stampa). Il Festival ha interessato oltre alle principali testate giornalistiche nazionali, regionali e locali, anche media da tutto il mondo, tra cui Financial Times China, La Libre Belgique e RTBF – Radio Télévision Belge de la Communauté Française (Belgio), The Chosun Daily (Corea), Hrvatska televizija (Croazia), ClassiqueNews – Forum Opéra – Opéra Magazine – Radio Classique (Francia), ARD – Die Tageszeitung  -Focus – Stuttgarter Zeitung (Germania), LF Classic (Giappone), The Guardian – Opera Now (Inghilterra), RTÉ lyric (Irlanda), Statement Media (Messico), De Nieuwe Muze (Olanda), Presto Magazine (Polonia), Ópera Actual (Spagna), Freedom Travel (Svezia), Le Temps – Neue Zurcher Zeitung (Svizzera). Cinque i giornalisti da tutto il mondo che hanno avuto accesso al palcoscenico per reportage esclusivi come comparse.

PICCOLO E GRANDE SCHERMO. L’evento Campioni del mondo. Italia loves Unesco è stato trasmesso in diretta su Rai1 il 5 giugno (quasi 2 milioni di spettatori e il 15% circa di share) con repliche su Rai 5 sia il 25 giugno che il 28 giugno, disponibile su RaiPlay. La serata inaugurale del Festival è stata ripresa dalle telecamere di Rai Cultura, che ha trasmesso la nuova Traviata in prima serata il 16 luglio su Rai3 (mezzo milione di spettatori), con repliche su Rai5 il 20 e 23 agosto e su Rai Play. Oltre 760 mila gli spettatori della messa in onda su ARD del documentario dedicato alla preparazione e al backstage di Traviata, pari al 6,1% dello share nazionale. Centinaia le persone che si sono ritrovate sui prati di Bryant Park, nel pieno centro di Manhattan, per assistere alla proiezione gratuita di Tosca. Un appuntamento realizzato in collaborazione con Carnegie Hall Citywide e Unitel che ha portato la produzione areniana del 2023 tra i grattacieli della città americana.
Tra le repliche andate in onda in tv durante l’estate: Tosca 2023 su Rai 5 l’8 agosto, Aida 2023 su Rai 5 il 15 agosto (disponibili entrambe anche su RaiPlay), Turandot 2022 su Mezzo TV, dal 4 luglio al 4 settembre, Tosca 2024 su Mezzo TV. Sono stati prodotti i dvd e blu ray disc di  Nabucco 2025 Esclusiva Unitel / C-Major e di La Bohème Esclusiva Unitel / C-Major.

DIGITAL E SOCIAL MEDIA. Nel 2026 l’Arena di Verona Opera Festival ha parlato a un pubblico digitale sempre più ampio. Il sito ufficiale ha accolto quasi 3,4 milioni di visitatori, il 51% in più rispetto all’edizione precedente, che hanno consultato complessivamente 21,5 milioni di pagine, in crescita del 77%.
Sui canali social, i contenuti legati al Festival hanno superato 200 milioni di visualizzazioni. Le pagine Facebook e Instagram di Fondazione Arena riuniscono oggi oltre 665 mila follower e, nel periodo di riferimento, hanno accolto quasi 34 mila nuovi follower, il 35% in più rispetto all’edizione precedente. Su Facebook e Instagram sono state registrate oltre 1,2 milioni di interazioni, il 71% in più rispetto all’edizione precedente. La vitalità di questo interesse è confermata anche dalle ricerche su Google. Nel corso dell’anno, le pagine del sito di Fondazione Arena sono apparse oltre 81 milioni di volte nei risultati di ricerca, generando quasi 2,4 milioni di clic. Dai due canali sono inoltre arrivati quasi 580 mila clic verso il sito. Tra gli utenti del sito quasi 225 mila utenti attivi hanno meno di 34 anni, un dato più che triplicato rispetto all’edizione precedente. Gli under 35 rappresentano circa il 14% dei follower su Facebook e il 22% su Instagram. Complessivamente, si stima che oltre 100 mila follower della community Facebook e Instagram abbiano meno di 35 anni. Il 54% degli utenti attivi sul sito proviene da Paesi diversi dall’Italia.
Anche sul digital la Germania si conferma il primo mercato internazionale, con quasi 484 mila utenti, seguita dal Regno Unito con circa 246 mila e dagli Stati Uniti con oltre 125 mila. Austria, Francia, Paesi Bassi e Svizzera riuniscono insieme quasi 383 mila utenti, pari a oltre l’11% del pubblico complessivo del sito. Quasi la metà delle impression generate dalle campagne Meta e Google è stata ottenuta fuori dall’Italia.
Nel 2026 Fondazione Arena di Verona ha fatto parlare a creator e personalità la lingua dell’opera e, allo stesso tempo, ha portato il proprio mondo nei linguaggi delle loro community.
Coinvolti complessivamente 23 talent che hanno prodotto 98 pubblicazioni, capaci di generare 20,8 milioni di impression e oltre 101 mila interazioni. Tra i Gonghisti per una sera: Tommaso Zorzi, Chiara Francini, Filippo Magnini, Fiona May, Giorgio Pasotti e gli atleti di Verona Volley.
Arena per Tutti, il progetto realizzato con Müller ha raccontato l’esperienza accessibile del Festival attraverso quattro talent, tra cui due creator sordi. I contenuti hanno generato oltre 23 milioni di impression, 3,8 milioni di visualizzazioni video e quasi 97 mila interazioni.
F, il settimanale femminile di Cairo Editore, e FAB!, la sua piattaforma social dedicata ai linguaggi delle nuove generazioni, hanno reinterpretato il Festival attraverso moda, cultura pop e creatività digitale: dai contenuti editoriali alla capsule Operacore, fino al racconto dal vivo delle serate. I 9 contenuti realizzati hanno raggiunto quasi 2,4 milioni di persone, superando 1,17 milioni di visualizzazioni video e 40 mila interazioni. Con Vogue, il video editoriale Getting Ready With ha raccontato il rituale e l’emozione di prepararsi per una serata all’Arena di Verona Opera Festival. Il contenuto ha raggiunto 110 mila profili unici e raccolto 160 mila visualizzazioni video, mentre la presenza su Vogue.it ha generato oltre 1,2 milioni di impression. Quattro food creator – Daniele Resconi, Andrea Giuseppucci, Eva Andrini e Jack Canevali – hanno reinterpretato il Festival attraverso quattro videoricette originali, ispirate alle opere e alle atmosfere dell’edizione 2026. E hanno superato complessivamente 1 milione di impression e generato oltre 39 mila interazioni, portando l’opera nelle community dedicate alla cucina e alla creatività gastronomica. Tra i risultati più significativi, la videoricetta di Jack Canevali ha raccolto quasi 23 mila interazioni, risultando il contenuto Instagram con la maggiore partecipazione dell’intera campagna creator.

ARENA OPERA FESTIVAL EXPERIENCE. È proseguito il rapporto con Infront Italy, azienda leader nella gestione di grandi eventi, che ha coordinato il progetto corporate di Fondazione Arena di Verona. Quattro le esperienze che hanno arricchito la proposta del pre-opera areniano. The Star Roof, la più prestigiosa delle iniziative, ha consentito ogni sera a 24 ospiti di accedere alla terrazza esclusiva che collega il primo anello dell’Arena con l’ala simbolo dell’anfiteatro, per gustare una cena dello chef stellato Emanuele Scarello prima di assistere all’opera. Con Veronafiere è stato organizzato Vinitaly the Opera ouverture, degustazioni pre-opera all’interno della Gran Guardia. Grande successo anche per Stone Lounge, un’area riservata per accogliere gli ospiti dall’ingresso in Arena fino all’inizio dell’opera, e per Backstage Vip Pass, per respirare l’atmosfera del “dietro le quinte” areniano alla scoperta dei luoghi non accessibili al pubblico.

IL FESTIVAL E LA CITTÀ. Il 103° Festival ha coinvolto anche il territorio cittadino, attraverso diverse iniziative. Dai maxischermi nei quartieri a visori itineranti e led wall. Lo scorso 16 luglio, in occasione della messa in onda Rai, la nuova produzione della Traviata è stata trasmessa su 5 maxischermi in parchi e piazze cittadine, progetto voluto da Comune di Verona, Fondazione Arena, in collaborazione con Rai Cultura, con nuovi contenuti divulgativi per il pubblico tra cui gli approfondimenti di Davide Annachini e Lella Costa. Anche quest’anno, nelle piazze e vie di Verona, The Arena Experience ha permesso ai visitatori di vivere, tramite la realtà virtuale, la messa in scena di una delle opere più celebri e amate del festival areniano, Carmen. Rinnovata la partnership con La Feltrinelli di Verona che ha ospitato la mostra fotografica sulla preparazione della nuova Traviata e un incontro dedicato all’anniversario di Turandot. Rinnovati gli Info Point itineranti dislocati in centro e nei punti nevralgici della città. In piazza Bra, il Social led Wall ha proiettato per tutta estate nuovi contenuti video esclusivi realizzati ad hoc da Fondazione Arena: approfondimenti, video promo, interviste ai protagonisti del Festival, così come contenuti generati dalla community online per generare senso di partecipazione e di appartenenza. Mentre sul Palazzo della Gran Guardia e lungo il Liston, stendardi e gonfaloni annunciavano le opere in programma per tutta l’estate. In piazza Bra è stato allestito il ‘Cantiere Arena’ con isole sceniche per il ricovero delle scenografie attraverso un percorso armonioso ed evocativo, con informazioni sugli allestimenti areniani, lessico e aneddoti del mondo dell’opera, attraverso parole e foto che raccontavano ai visitatori della piazza il mondo della lirica e la storia dell’Arena. Nei punti di arrivo dei turisti, come aeroporto e stazione ferroviaria, sono state posizionate le scenografie areniane.

IL PROSSIMO FESTIVAL. Già in vendita opere, concerti e gala dell’estate 2027. Il programma del 104° Arena di Verona Opera Festival sarà inaugurato il prossimo 11 giugno e proseguirà fino all’11 settembre 2027, tre mesi esatti di grande spettacolo già in vendita su www.arena.it, sui canali social Facebook e Instagram dell’Arena di Verona e alle biglietterie di via Roma e via Dietro Anfiteatro a Verona.

Domenica 13 settembre alle ore 18 Drusilla Foer torna protagonista in Sala Mehta

Sul podio alla guida dell’Orchestra del Maggio, il maestro Timothy Brock.

In cartellone le composizioni di Kurt Weill e di George Gershwin.

A pochi giorni dal debutto sul palcoscenico del Teatro del Maggio, domenica 13 settembre alle ore 18 Drusilla Foer torna nella Sala Mehta del Teatro per il secondo appuntamento sinfonico del 2026 dopo la pausa estiva.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, il maestro Timothy Brock, che torna al Maggio dopo gli spettacoli disneyani di Fantasia e Fantasia 2000 andati in scena nel gennaio 2025 .

“La vita di un’artista è fatta soprattutto di incontri: conosco la creatività di Kurt Weill, ho visto alcune sue opere, ascoltato la sua musica, ma mai avrei creduto di incontrarlo in modo così intimo. Ho saputo della sua vita, delle sue scelte e dei suoi incontri. Primo fra tutti quello con Bertolt Brecht: un incendio artistico che, come tutti gli incendi, durò pochi anni ma il suo calore diede vita a molto che tutt’oggi persiste nel teatro e nella musica contemporanea” commenta Drusilla Foer parlando del programma scelto per questo spettacolo.

“È questa la dualità che mi affascina di questo compositore” prosegue “La sua immediatezza musicale messa a servizio del dramma e del melodico, con la stessa nobiltà di scrittura. Nello scegliere il repertorio di questo concerto abbiamo voluto restituire al pubblico la liberazione di sé a cui Kurt Weill volle aprirsi. Kurt Weill e Gershwin insieme: il primo, un europeo che si trasferi in America; il secondo, un americano che raggiunse l’Europa. Mi piace avvicinare artisti che, nel confronto con linguaggi distanti dal proprio, danno vita a una nuova estetica musicale. È questo che crea cultura e bellezza: l’incontro col distante”.

In cartellone, un programma che mette al centro le composizioni di Kurt Weill, compositore tedesco-statunitense fra i più prolifici e apprezzati della prima metà del XX secolo.  Apre lo spettacolo la suite Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny di Weill, eseguita con l’orchestrazione di Wilhelm Brückner-Rüggeberg: nata dalla collaborazione tra il musicista e il celebre drammaturgo Bertolt Brecht racconta l’intera storia di una città in cui tutto è permesso grazie al denaro. Un modo per denunciare le degenerazione della società del tempo e, vista con gli occhi di oggi, un preciso dipinto di quella che sarebbe diventata la società consumistica della fine del XXI secolo. I numeri musicali sono separati tra loro e corrispondono ad altrettante scene autonome, spesso inframmezzate da parti recitate.


Segue un frizzante intermezzo: An American in Paris, composizione fra le più amate e conosciute di George Gershwin. Fu scritta dopo un viaggio in Europa del compositore newyorkese, intrapreso per venire a conoscere compositori che ammirava e con cui voleva studiare fra cui Maurice Ravel: Gershwin era convinto, infatti, che solo il contatto diretto con la vita, i colori e l’atmosfera parigina gli avrebbe consentito di ‘riprodurli’ efficacemente nella partitura.

Segue, in chiusura, un ricca selezione delle Songs di Kurt Weill: “Westwind”, da One Touch of Venus; “Alabama song” da Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny; “Foolish heart” e “Speak low”, entrambe tratte da One Touch of Venus seguite da “Youkali: Tango Habanera”.

Il concerto prosegue con “September song”, tratta da Knickerbocker Holiday a cui seguono “Barbara song”, tratta da Die Dreigroschenoper; “Very very very”, tratto anche questo da One Touch of Venus; “Surabaya-Johnny” da Happy end e – in chiusura –  “I’m a stranger here myself”, tratta sempre da One Touch of Venus ed eseguita nell’orchestrazione di Luca Giovanni Logi.

La locandina:

Kurt Weill
Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, suite
(orchestrazione di Wilhelm Brückner-Rüggeberg)

George Gershwin 
An American in Paris

Kurt Weill
Da One Touch of Venus: “Westwind”
Da Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny: “Alabama song”
Da One Touch of Venus: “Foolish heart”
Da One Touch of Venus: “Speak low”
“Youkali: Tango Habanera”
Da Knickerbocker Holiday: “September song”
Da Die Dreigroschenoper: “Barbara song”
Da One Touch of Venus: “Very very very”
Da Happy end: “Surabaya-Johnny”
Da One Touch of Venus: “I’m a stranger here myself”
(orchestrazione Luca Giovanni Logi)

–

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore Timothy Brock
Voce narrante Drusilla Foer

Kafka-Fragmente di György Kurtág riapre la Stagione Concertistica 2026 presso la Fondazione Paolo Grassi

Domenica 13 settembre, alle ore 19.30, nell’Auditorium della Fondazione Paolo Grassi, verrà presentata una produzione originale del Centro artistico musicale Paolo Grassi, con protagonisti la voce di Louise Guenter e il violino di Francesco D’Orazio. Introduzione all’ascolto a cura del musicologo Giulio D’Angelo.

Dopo la pausa estiva e la conclusione del Festival della Valle d’Itria, in Fondazione Paolo Grassi riprende la Stagione Concertistica 2026 con un appuntamento dedicato alla musica del nostro tempo: domenica 13 settembre, alle ore 19.30, nell’Auditorium della Fondazione Paolo Grassi, sarà eseguito Kafka-Fragmente, op. 24 per soprano e violino di György Kurtág, affidato alla voce di Louise Guenter e al violino di Francesco D’Orazio.
Il concerto sarà preceduto da un’introduzione all’ascolto a cura del musicologo Giulio D’Angelo, pensata per accompagnare il pubblico dentro un’opera complessa, essenziale e di rara intimità.

L’appuntamento segna la ripartenza delle attività concertistiche del Centro artistico musicale Paolo Grassi dopo la parentesi estiva, confermando la continuità di una programmazione che attraversa l’intero anno e che dà spazio sia alla grande tradizione musicale sia a proposte cameristiche, vocali e contemporanee. I nuovi titoli della seconda parte della Stagione Concertistica 2026, in programma da settembre a dicembre, saranno presto comunicati.

Composti tra il 1985 e il 1987, i Kafka-Fragmente occupano un posto centrale nella produzione di Kurtág, compositore ungherese che nel 2026 ha raggiunto il traguardo dei cento anni. L’opera nasce dal suo incontro con i testi di Franz Kafka, selezionati da appunti, lettere e diari che l’autore avrebbe voluto distruggere, ma che il suo amico e scrittore Max Brod, fuggito in Israele durante l’annessione della Cecoslovacchia alla Germania nazista, ha preferito salvare.

I materiali narrativi messi in musica da Kurtág non seguono una trama tradizionale; sono piuttosto annotazioni, intuizioni, immagini, frammenti di pensiero.     
A partire da questa materia discontinua, il compositore costruisce un ciclo di

quaranta brani distribuiti in quattro parti, per un organico ridotto all’essenziale: una voce e un violino. Nonostante la scelta di due soli interpreti, la composizione evoca uno spazio sonoro estremamente mobile, in cui ogni parola, timbro e silenzio diventano elementi drammaturgici.        
In questa esecuzione, il pubblico non è chiamato a seguire un racconto lineare, bensì ad attraversare una costellazione di brevi scene, talvolta della durata di meno di un minuto, ma capaci di aprire uno spaccato esistenziale incredibilmente profondo.

Con Kafka-Fragmente, il Centro Artistico invita il pubblico a un ascolto diverso: un concerto in cui lo stile compositivo contemporaneo e la letteratura kafkiana danno vita a un’esperienza musicale straordinariamente immersiva, ricca di tensione, inquietudine e intensità.

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Informazioni

Locandina
 Louise Guenter
, soprano
 Francesco D’Orazio, violino

Programma
 György Kurtág

 Kafka-Fragmente, op. 24 per soprano e violino

Introduzione all’ascolto
 Giulio D’Angelo, musicologo

Domenica 13 settembre 2026, ore 19.30
 Auditorium Fondazione Paolo Grassi
 Via Principe Umberto, 15 — Martina Franca

Biglietteria
 Ingresso a pagamento. Prenotazione consigliata.
 Biglietto unico: € 5,00 + diritti di prevendita.
 Ingresso gratuito su prenotazione per bambini under 12 e persone con disabilità.Informazioni e prenotazioni
 Fondazione Paolo Grassi
 Tel. 080 4306763 / 334 6075833

GRAN FINALE PER L’ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL 2026 : ULTIME DUE SERE SOLD-OUT CON TURANDOT E TRAVIATA

Coronamento della settimana conclusiva del 103° Festival, con gli spettacoli di Zeffirelli e Curran: venerdì 11 ultima Turandot con Pirozzi, Eyvazov, Agresta e Pertusi;
sabato 12 serata finale con Fiume, Scala e Park diretti da Ciampa nella nuova Traviata

TURANDOT venerdì 11 settembre ore 21

LA TRAVIATA sabato 12 settembre ore 21

Anche per l’ultimo fine settimana dell’Opera Festival 2026, l’Arena di Verona propone spettacoli diversi ogni sera: dopo l’ultimo Nabucco con grandi voci verdiane, e l’ultima Aida di stelle guidate da Jonas Kaufmann e la coppia Manni-Andrijashenko nel ballo del trionfo, stasera 11 settembre Turandot di Puccini a cent’anni dalla prima, nell’allestimento da fiaba di Zeffirelli. Domani, sabato 12, la nuova Traviata in collaborazione con il Moulin Rouge. Con i complessi artistici e tecnici di Fondazione Arena, diretti dal maestro Ciampa, i più richiesti artisti internazionali per il gran finale di stagione.

Turandot, venerdì 11 settembre, ore 21. Venerdì è tempo di immergersi nell’atmosfera da fiaba della regia e delle scene di Franco Zeffirelli: ultima replica da tutto esaurito anche per Turandot. Il capolavoro di Puccini compie cent’anni dalla sua prima assoluta. Nei panni della principessa di gelo, Anna Pirozzi, affiancata dal tenore Yusif Eyvazov, il principe ignoto che la sfida, assieme all’aiuto della dolce Liù interpretata da Maria Agresta e del padre Timur, interpretato da Michele Pertusi. A completare il cast Gëzim Myshketa, Matteo Macchioni, Saverio Fiore, Carlo Bosi e Ankhbayar Enkhbold. Sul podio, alla guida dell’Orchestra areniana a pieni ranghi, delle nuove Voci bianche e del Coro di Fondazione Arena, il maestro Francesco Ivan Ciampa.

La Traviata, sabato 12 settembre, ore 21. Dall’apertura alla serata conclusiva, il Festival 2026 omaggia La Traviata, l’opera di Verdi più nota e rappresentata al mondo, nonché la storia d’amore più iconica dell’opera. Il nuovo allestimento, che ha inaugurato il 103° Festival e lo chiuderà sabato sera, vede alla regia Paul Curran, con scene di Juan Guillermo Nova, costumi di Stefano Ciammitti, luci di Fabio Barettin e coreografie di Kyle Lang. La produzione è ambientata tra splendori, contrasti ed eccessi della Belle époque parigina di inizio Novecento, in collaborazione con il Moulin Rouge di Parigi. Protagonista dell’ultima serata, Gilda Fiume nei panni di Violetta, con il tenore Enea Scala – al proprio debutto stagionale – in quelli dell’amato Alfredo. Suo padre, Giorgio Germont, sarà interpretato dal baritono Youngjun Park. Assieme a loro Anna Werle, Francesca Maionchi, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Jan Antem, Gabriele Sagona, Andrea Vincenti e Carlo Bombieri, in scena col Coro areniano preparato dal Maestro Roberto Gabbiani. Sul podio, il direttore Francesco Ivan Ciampa.

L’Arena di Verona Opera Festival 2026 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

Biglietterie

Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona

Via Roma 1, 37121 Verona

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 800 51 51

www.arena.it

Punti di prevendita Vivaticket

Sold out per Aida in forma di concerto al Teatro di San Carlo

Unica data domenica 6 settembre

Sul podio Riccardo Frizza, nel cast vocale

Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e Luca Salsi

È “Aida” di Giuseppe Verdi a segnare la ripresa della programmazione al Teatro di San Carlo dopo la pausa estiva: sold out l’unica data, domenica 6 settembre (ore 19:00), per il prossimo titolo della Stagione d’Opera 2025/26, che verrà proposto in forma di concerto.

La direzione è affidata a Riccardo Frizza, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Lirico di Napoli, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi.

Tornano al Teatro di San Carlo Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e Luca Salsi, rispettivamente Aida, Radamès e Amonasro. Al loro fianco, Elizabeth DeShong è Amneris, Alexander Köpeczi interpreta Ramfis e Andrea Pellegrini il Re d’Egitto.

A completare il cast sono due giovani promesse della lirica, che si sono formate all’Accademia del Teatro di San Carlo, già avviate verso una importante carriera da solista: Sun Tianxuefei (Un Messaggero) e Désirée Giove (Una Sacerdotessa).

È una storia lunga oltre 150 anni quella che lega “Aida” al Teatro di San Carlo, con più di cinquanta riprese. La prima rappresentazione napoletana risale al 30 marzo 1873, poco più di un anno dopo il debutto assoluto all’Opera del Cairo. È, inoltre, l’opera che nel 1952 ha segnato l’inaugurazione dell’Arena Flegrea. Il titolo ha visto alternarsi alcuni dei nomi più celebri della lirica, da Maria Callas e Renata Tebaldi ad Anita Cerquetti, Antonietta Stella, Elena Suliotis e Leyla Gencer, fino a grandi interpreti maschili come Franco Corelli, Carlo Bergonzi, Cesare Siepi e Boris Christoff.

Stagione 25/26

6 settembre 2026


Aida

Opera in quattro atti

Libretto di Antonio Ghislanzoni

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore | Riccardo Frizza

Interpreti

Aida | Anna Netrebko

Radamès | Jonas Kaufmann

Amneris | Elizabeth DeShong

Amonasro | Luca Salsi

Ramfis | Alexander Köpeczi

Il Re d’Egitto | Andrea Pellegrini

Un Messaggero | Sun Tianxuefei #

Una Sacerdotessa | Désirée Giove #

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Produzione Teatro di San Carlo

Esecuzione in forma di concerto

# Ex-allievo Accademia del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI

domenica 6 settembre 2026, ore 19:00 –  F.A. – CREMISI – XI

Opera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese

Durata: 3 ore e circa, con intervallo

DAL 3 AL 5 SETTEMBRE, TURANDOT, AIDA E LA TRAVIATA:ARENA QUASI SOLD-OUT PER TRE SERE D’OPERA

Penultimo fine settimana dell’Opera Festival in Arena con spettacoli di Zeffirelli e Curran:

giovedì 3 settembre in scena Turandot con Pirozzi, Eyvazov, Agresta, Pertusi diretti da Battistoni;

venerdì 4 Aida con Siri, Lardizzone, Margaine, Park, Lim diretti da Ommassini;

sabato 5 La Traviata inaugurale del 2026 con Feola, Barbera, Salsi diretti da Ciampa.

Giovedì 3 settembre, alle 18, incontro sui 100 anni di Turandot alla libreria Feltrinelli di Verona

TURANDOT giovedì 3 settembre ore 21

AIDA ed. Zeffirelli venerdì 4 settembre ore 21

LA TRAVIATA sabato 5 settembre ore 21

Tre opere diverse in tre giorni, già vicine al sold-out, per il penultimo fine settimana dell’Opera Festival 2026. Dal 3 al 5 settembre, in Arena gli allestimenti classici firmati da Zeffirelli, Turandot e Aida, e la nuova Traviata secondo Curran in collaborazione con il Moulin Rouge. Con i complessi artistici e tecnici di Fondazione Arena, ogni sera in scena grandi artisti internazionali, tra cui Maria Josè Siri, che venerdì 4 settembre celebrerà il traguardo unico delle 200 recite nei panni di Aida.

Giovedì 3 settembre, alle 18, incontro straordinario aperto a tutti alla libreria Feltrinelli di via Quattro Spade (Verona): 100 anni di Turandot, la fiaba nata a Verona. Si parlerà dell’ultima opera di Puccini a un secolo dalla prima assoluta, delle sue fonti, di musica e libretto, di autori, primi interpreti e di storiche esecuzioni all’Arena di Verona, con il Sovrintendente Cecilia Gasdia, il direttore d’orchestra Andrea Battistoni – che dirigerà l’opera in serata – e il musicologo Davide Annachini, con testimonianze e ascolti. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Turandot, giovedì 3 settembre, ore 21. Un secolo fa andava in scena l’ultima opera di Puccini, Turandot, sfida grandiosa rimasta incompiuta alla morte del compositore ma completata dalle cure di Ricordi, Alfano e Toscanini. Torna in Arena nello spettacolo da fiaba con regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi della premio Oscar Emi Wada, luci di Paolo Mazzon, movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli. Nei panni della principessa di gelo, torna la titolare Anna Pirozzi, affiancata dal tenore Yusif Eyvazov, il principe ignoto che la sfida, con l’aiuto della dolce Liù, interpretata da Maria Agresta al suo debutto stagionale, e del padre Timur interpretato da Michele Pertursi. A completare il cast Carlo Bosi, Gëzim Myshketa, Matteo Macchioni, Saverio Fiore e Ankhbayar Enkhbold e centinaia tra artisti del coro, mimi, figuranti, corifee e voci bianche areniane. Sul podio, alla guida dell’Orchestra di Fondazione Arena a pieni ranghi, per quest’ultima data del 2026, il maestro veronese dalla carriera internazionale, Andrea Battistoni. Ultima recita venerdì 11 settembre.

Aida, venerdì 4 settembre, ore 21. Duecento volte Aida, in tutto il mondo ma soprattutto all’Arena di Verona. Record e traguardo personale per il soprano Maria José Siri, che festeggia la recita numero 200 nei panni della principessa etiope proprio sull’immenso palcoscenico sotto le stelle dell’Anfiteatro veronese. Accanto a lei, Paolo Lardizzone sarà Radames, Clémentine Margaine la principessa Amneris, Youngjun Park Amonasro -re etiope e padre di Aida-, Simon Lim il gran sacerdote Ramfis. Completano il cast Mariano Buccino, Francesca Maionchi e Riccardo Rados – rispettivamente come re, sacerdotessa e messaggero. Orchestra e Coro di Fondazione Arena sono diretti da Francesco Ommassini. Il capolavoro verdiano, opera regina dell’Arena, torna in scena nell’ormai classico allestimento di Franco Zeffirelli. Atmosfera aurea, una grande piramide che crea diversi ambienti, pietre multicolori e tessuti preziosi in un avvincente Antico Egitto con centinaia tra mimi, comparse e Ballo areniano nelle coreografie di Vladimir Vasiliev, con Giorgia Ricciardi e i primi ballerini del Teatro alla Scala Virna Toppi e Nicola Del Freo. Ultima replica giovedì 10 settembre.

La Traviata, sabato 5 settembre, ore 21. L’opera di Verdi più amata e rappresentata al mondo torna protagonista in Arena nella produzione inaugurale del Festival 2026 tra splendori, contrasti ed eccessi della Belle époque parigina. Lo spettacolo, realizzato con la collaborazione del Moulin Rouge di Parigi, ha la regia di Paul Curran, scene di Juan Guillermo Nova, i costumi di Stefano Ciammitti, le coreografie di Kyle Lang, le luci di Fabio Barettin. Violetta è il soprano Rosa Feola, l’amato Alfredo il tenore René Barbera, e Germont padre il baritono Luca Salsi, tutti e tre all’ultima presenza in Arena di quest’edizione. Con loro Anna Werle, Francesca Maionchi, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Jan Antem, Gabriele Sagona, Andrea Vincenti e Carlo Bombieri, in scena col Coro areniano preparato dal Maestro Roberto Gabbiani. Sul podio, il direttore Francesco Ivan Ciampa. Sabato 12 settembre ultima replica e serata conclusiva del 103° Festival.

Sabato 5 settembre sul Belvedere di Villa Rufolo due protagonisti della scena internazionale per un programma interamente dedicato a Robert Schumann

Si chiude con Simon Rattle, Isabelle Faust e la Freiburger Barockorchester la 74ª edizione del Ravello Festival. Sabato 5 settembre alle ore 19.30, sul Belvedere di Villa Rufolo, uno dei più autorevoli direttori della scena internazionale guiderà una delle formazioni di riferimento nell’esecuzione storicamente informata in un programma dedicato a Robert Schumann: il Concerto per violino e orchestra in Re minore WoO 1, con Isabelle Faust solista, e la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61.

Prima del concerto, alle ore 18 a Villa Rufolo, il musicologo e critico musicale Carlo Fiore terrà l’ultima introduzione all’ascolto dell’edizione 2026, accompagnando il pubblico nella lettura delle due pagine schumanniane e delle vicende, anche molto complesse, che ne hanno condizionato la ricezione. L’incontro conclude il ciclo di approfondimenti che durante l’estate ha affiancato numerosi appuntamenti del Festival, offrendo strumenti per entrare nei programmi e nei rispettivi contesti storici e musicali.

Il concerto finale propone infatti uno Schumann da osservare oltre alcuni dei luoghi comuni che ne hanno a lungo accompagnato la fortuna critica. Pochi compositori romantici sono stati letti così insistentemente attraverso la propria biografia e, in particolare, alla luce della malattia e degli ultimi anni trascorsi nel sanatorio di Endenich. Il programma di Ravello invita invece a tornare alle partiture, mettendo al centro la costruzione musicale e il rapporto tra voce individuale, massa orchestrale, contrappunto e memoria. Emblematica la storia del Concerto per violino, composto nel 1853 per il giovane Joseph Joachim. Il violinista non lo eseguì mai in pubblico e il suo giudizio contribuì a escludere il lavoro dall’edizione completa delle opere di Schumann. Joachim dispose inoltre che non venisse pubblicato prima di cento anni dalla morte del compositore. La prima esecuzione arrivò infine a Berlino nel 1937 in un contesto segnato anche dalla propaganda del regime nazista, che tentò di utilizzare il Concerto come alternativa “ariana” a quello di Mendelssohn. Liberata da queste stratificazioni, la partitura rivela una concezione del rapporto fra solista e orchestra assai particolare. Il violino non domina semplicemente la massa strumentale, ma tenta continuamente di emergere da essa e vi ritorna, mantenendo la propria individualità dentro una trama che tende ad assorbirlo. A restituire questa complessità sarà Isabelle Faust, interprete particolarmente attenta al rapporto tra repertorio e differenti prassi esecutive. Vincitrice del Premio Paganini nel 1993 e del Premio Abbiati nel 2012, Faust ha collaborato, tra gli altri, con Claudio Abbado, Daniel Harding e Giovanni Antonini e affronta un repertorio che dal Barocco arriva alla musica contemporanea.

La seconda parte della serata sarà dedicata alla Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61, concepita nel 1845 e completata l’anno seguente. Ad aprirla è la celebre fanfara degli ottoni che percorre la partitura quasi come un segnale resistente alle tensioni che ne accompagnarono la nascita. Al centro della scrittura schumanniana c’è soprattutto il lavoro sul materiale musicale: imitazioni e procedimenti contrappuntistici, alimentati dallo studio appassionato di Bach, convivono con l’addensamento e la tensione tipicamente romantici. Lo Scherzo, di straordinaria difficoltà tecnica, spinge l’orchestra verso una mobilità estrema; l’Adagio espressivo riporta invece al mondo più intimo del canto schumanniano. Nel finale compare una citazione esplicita da An die ferne Geliebte di Beethoven, lo stesso tema già utilizzato da Schumann nella Fantasia op. 17 e legato nella sua storia privata a Clara. La Seconda Sinfonia diventa così anche una riflessione sulla memoria musicale: Schumann appartiene infatti alla prima generazione di compositori per i quali Beethoven è già una tradizione con cui confrontarsi.

Particolarmente significativo, in questo repertorio, l’incontro con la Freiburger Barockorchester, formazione che ha fatto della ricerca sulle fonti e sulle prassi storiche uno dei propri tratti distintivi. Strumenti e modalità esecutive più vicini all’epoca di Schumann consentono infatti di alleggerire alcune stratificazioni della tradizione tardoromantica – grandi masse orchestrali, vibrato continuo, tempi monumentalizzati – riportando in primo piano articolazione, trasparenza e sovrapposizione delle linee.

Sul podio Simon Rattle, direttore principale della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e direttore emerito della London Symphony Orchestra. Dal 2002 al 2018 è stato direttore principale dei Berliner Philharmoniker; è inoltre Principal Artist dell’Orchestra of the Age of Enlightenment e dal 2024 direttore ospite principale della Filarmonica Ceca, titolare della Rafael Kubelík Chair. Nel 2025 ha ricevuto l’Ernst von Siemens Music Prize, uno dei massimi riconoscimenti internazionali in campo musicale.

A Villa Rufolo prosegue la mostra dedicata a William Kentridge, prorogata fino al 27 settembre. L’artista sarà a Ravello per questo weekend conclusivo. www.ravellofestival.com

Grande attesa per Yuja Wang e la Mahler Chamber Orchestra, diretta da Teddy Abrams, il 3 settembre, per la Stagione concertistica 2026

Giovedì 3 settembre alle 20 (turno A) è in programma, dopo la pausa estiva, il decimo, attesissimo, appuntamento della Stagione concertistica 2026 del Teatro Lirico di Cagliari: la Mahler Chamber Orchestra, prestigioso complesso cameristico nato nel 1997 grazie all’iniziativa di Claudio Abbado e che si è già esibita il 2 febbraio 2010 al Teatro Lirico di Cagliari in un indimenticabile concerto diretto da Daniel Harding, sarà guidata dal podio da Teddy Abrams, direttore, pianista, clarinettista e compositore americano che si esibisce per la prima volta a Cagliari. In qualità di eccellente solista, si presenta Yuja Wang, pianista internazionale dalla tecnica impeccabile e partner artistico della Mahler Chamber Orchestra, anche lei al suo atteso debutto a Cagliari. Durante l’esecuzione dell’ultimo brano in programma (Prokof’ev), Yuja Wang si esibisce nell’insolito doppio ruolo di direttrice e solista al pianoforte.

Il programma musicale prevede: Appalachian Spring di Aaron Copland; Concerto per pianoforte e orchestra op. 38 di Samuel Barber; Fanfare pour précéder La Péri di Paul Dukas; Mutations from Bach di Samuel Barber; Concerto n. 2 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 16 di Sergej Prokof’ev.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 2 ore circa compreso l’intervallo.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Si possono acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione concertistica; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

Prezzi biglietti: platea € 50 (settore giallo), € 45 (settore rosso), € 40 (settore blu); I loggia € 45 (settore giallo), € 40 (settore rosso), € 35 (settore blu); II loggia (visibilità ridotta) € 20 (settore unico).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@liricocagliari.it, www.liricocagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.liricocagliari.it.

Teddy Abrams – Direttore

Vincitore di un Grammy Award, è direttore musicale della Louisville Orchestra, dove è stato la forza trainante dello straordinario rinnovamento artistico dell’ensemble e del suo impatto sociale innovativo. Ricopre anche il ruolo di direttore artistico ed esecutivo dell’Ojai Music Festival in California. È stato eletto “Direttore d’orchestra dell’anno 2022” da Musical America e il suo lavoro è stato presentato da CBS Sunday Morning, PBS NewsHour, NPR, The New Yorker, The Wall Street Journal e The New York Times, che lo definisce un “maestro del popolo” che “si è radicato nella sua comunità, rompendo gli schemi dei direttori d’orchestra moderni”. Oltre che a Louisville, Teddy Abrams ha diretto le orchestre sinfoniche di Boston, Chicago, San Francisco, Cincinnati, Houston, Indianapolis, Milwaukee, Vancouver e Phoenix, la Saint Paul Chamber Orchestra; le filarmoniche di Buffalo e Los Angeles, la NYO2 della Carnegie Hall di New York e le orchestre del Minnesota, della Florida e di Sarasota, tutte in Nord America, nonché le filarmoniche di Helsinki e del Lussemburgo e la Royal Scottish National Orchestra in Europa. Nella Stagione 2025-2026, Teddy Abrams è tornato a dirigere la Minnesota Orchestra e ha debuttato con Atlanta Symphony, Nashville Symphony, Orchestra del National Arts Centre di Ottawa, BBC Symphony Orchestra di Londra. Come osserva Musical America, “Teddy Abrams ha posto Louisville saldamente sulla mappa musicale”. Tra i suoi molteplici successi nel Kentucky figurano il Louisville Orchestra Creators Corps, un’iniziativa pionieristica che offre una residenza interamente finanziata a tre compositori, ai quali vengono forniti alloggio, stipendio, copertura sanitaria e spazi di lavoro dedicati, e il tour “In Harmony”, un progetto su larga scala, volto a rafforzare il senso di comunità e finanziato dal Commonwealth del Kentucky. Con esibizioni in ogni angolo degli Stati Uniti ed eventi speciali dedicati alla comunità, la tournée “In Harmony” ha visto la Louisville Orchestra collaborare con i vincitori del Grammy Award Michael Cleveland & Flamekeeper, la violinista Tessa Lark e il virtuoso del mandolino Chris Thile. Tra i momenti salienti figurano inoltre la prima esecuzione mondiale del Concerto per violino di Lisa Bielawa, una nuova commissione della Louisville Orchestra, un programma di musica ungherese con Yuja Wang, con il Concerto per pianoforte e orchestra di Ligeti, un concerto di gala con Itzhak Perlman, nuove commissioni musicali dalla quarta stagione del Creators Corps, la prosecuzione del tour “In Harmony”, ed esecuzioni della Nona Sinfonia di Mahler. Teddy Abrams è un compositore prolifico e pluripremiato, la cui musica abbraccia influenze provenienti da stili diversi. Ha scritto numerose opere per la Louisville Orchestra, tra cui Mammoth, eseguita per la prima volta con Yo-Yo Ma e Davóne Tines al Mammoth Cave National Park del Kentucky, Unified Field, un balletto presentato con il Louisville Ballet, una Fanfara dedicata all’allora principe Carlo, per omaggiare la visita del futuro re a Louisville, e un Concerto per pianoforte per Yuja Wang, che è stato registrato per “The American Project”, l’album della Deutsche Grammophon che è valso alla pianista e a Teddy Abrams stesso un Grammy Award. Tra le altre registrazioni di Teddy Abrams figura la sua interpretazione di Preludes, la sua raccolta di musiche per pianoforte ispirata al Mikrokosmos di Bartók, pubblicata dalla New Amsterdam Records nel 2025. Teddy Abrams sta attualmente lavorando a una rappresentazione orchestrale della storia e della cultura del Kentucky grazie alla borsa di studio concessa dall’Emerson Collective, che riconosce il suo contributo alla comunità locale attraverso la musica. Destinata all’esecuzione da parte della Louisville Orchestra, la nuova opera attinge alle sessioni comunitarie che Teddy Abrams organizza in tutto lo Stato, dedicate alla creazione musicale, alla narrazione e alla condivisione della storia locale con i concittadini del Kentucky. Teddy Abrams sta inoltre lavorando ad ALI, un nuovo musical di Broadway dedicato alla leggenda della boxe Muhammad Alì. Teddy Abrams ha iniziato a esplorare la vita e l’eredità di Muhammad Alì nel 2016, e, l’anno successivo, la Louisville Orchestra ha presentato in anteprima la sua opera rap, The Greatest: Muhammad Alì. Il cast comprendeva Rhiannon Giddens, Jubilant Sykes e l’attivista-musicista Jecorey Arthur, ora consigliere comunale di Louisville, con il quale Teddy Abrams ha in seguito fondato la Louisville Orchestra Rap School. L’opera rap è solo una delle collaborazioni audaci che Teddy Abrams ha avviato con personalità di spicco della scena locale di Louisville. Insieme alla Louisville Orchestra, Teddy Abrams si è esibito con Jack Harlow in una serie di concerti dedicati ai più grandi successi del rapper vincitore del Billboard Music Award. Insieme a Jim James, cantante e chitarrista dei My Morning Jacket, Teddy Abrams ha composto il ciclo di canzoni “The Order of Nature”, che hanno presentato in anteprima con la Louisville Orchestra, riproposto con la National Symphony Orchestra al Kennedy Center di Washington, e registrato per l’etichetta Decca Gold. Allo stesso modo, insieme alla cantautrice Storm Large, Teddy Abrams e la Louisville Orchestra hanno registrato “All In”, un omaggio alla musica americana di Cole Porter, Aaron Copland e degli stessi Teddy Abrams e Storm Large, anch’esso destinato alla pubblicazione per Decca Gold. Nel suo ruolo di “Artista in Residenza Harman/Eisner 2025-26” del Programma Artistico dell’Aspen Institute, Teddy Abrams ha messo la sua visione artistica al servizio di programmi politici, eventi e altro ancora ad Aspen, New York, Washington D.C. e altrove. Nell’estate 2023 ha concluso il suo mandato decennale come direttore musicale e direttore d’orchestra della Britt Festival Orchestra dell’Oregon. Oltre a dirigere il festival annuale di concerti della durata di tre settimane, Teddy Abrams ha guidato l’orchestra in una tournée nel Pacifico nord-occidentale con nuove composizioni, tra cui Brush – un’opera itinerante della vincitrice del Premio Pulitzer Caroline Shaw, scritta per le esibizioni all’aperto nell’estate 2021, lungo il sistema di sentieri Jacksonville Woodlands Trail – e Natural History di Michael Gordon. La prima esecuzione mondiale dell’opera di Michael Gordon, presentata in collaborazione con il National Park Service al Crater Lake National Park, è stata oggetto del documentario della PBS “Symphony for Nature”. In precedenza, Teddy Abrams ha ricoperto il ruolo di Assistente Direttore della Detroit Symphony (2012-2014), di Direttore Residente dell’Orchestra Sinfonica MAV in Ungheria (2011-2012) e di borsista di direzione d’orchestra e Assistente Direttore della New World Symphony di Miami (2008-2011).

Mahler Chamber Orchestra

Dalla sua fondazione nel 1997, la Mahler Chamber Orchestra (MCO) si è affermata come una delle principali orchestre da camera del mondo. Lavorando come un “collettivo globale”, la MCO è guidata dai suoi membri in collaborazione con l’ufficio di direzione che ha sede a Berlino. I musicisti, provenienti da circa 25 Paesi diversi, si uniscono per realizzare numerosi progetti. Il dialogo cameristico e l’atto unanime di ascolto danno forma al suono dell’Orchestra; è una filosofia ispirata dal mentore fondatore dell’Orchestra, Claudio Abbado, che la MCO chiama “Il suono dell’ascolto”. Nella Stagione 2024-2025, la Mahler Chamber Orchestra si è esibita con direttori d’orchestra del calibro di Antonello Manacorda, Riccardo Chailly, Leif Ove Andsnes, tra gli altri. La Mahler Chamber Orchestra è nota per le sue esibizioni senza direttore; i partner artistici Yuja Wang e Mitsuko Uchida, con i quali l’orchestra realizza diverse tournée ogni anno, spesso dirigono la Mahler Chamber Orchestra dal pianoforte. Nella Stagione 2025-2026, la Mahler Chamber Orchestra collabora con Maxim Emelyanychev, Gianandrea Noseda, Augustin Hadelich, Kian Soltani, Adam Fischer, Igor Levit, Yuja Wang, Joanna Mallwitz, Piotr Beczala, Hélène Grimaud, Vikingur Olafsson, Thomas Adès, Daniel Harding e Daniil Trifonov. La Mahler Chamber Orchestra mantiene “residenze” a Berlino e Lucerna; dal 2026 al 2028 succederà ai Berliner Philharmoniker nel Festival di Pasqua di Baden-Baden. Nel 2024, la Mahler Chamber Orchestra ha assunto il ruolo di Direttore Artistico della Musikwoche Hitzacker. La Mahler Chamber Orchestra esplora continuamente nuove iniziative musicali e sociali. Il suo programma “Feel the Music” introduce la musica alle persone sorde e ipoudenti, mentre la MCO Academy permette ai membri dell’orchestra di condividere la loro esperienza con la prossima generazione di musicisti. Inoltre, i concerti per le scuole favoriscono l’introspezione attraverso il potere della musica. La Mahler Chamber Orchestra ha inoltre co-sviluppato una serie di formati di concerti XR. Dal luglio 2024, alcuni dei brani di musica da camera prodotti in XR sono disponibili nell’app Mahler Chamber Orchestra per Apple Vision Pro.

Yuja Wang – Pianoforte

Viene unanimemente apprezzata per l’abilità carismatica, il coinvolgimento emozionale e l’accattivante presenza scenica. Si è esibita insieme ai direttori d’orchestra, musicisti ed ensemble più stimati al mondo ed è nota non soltanto per il virtuosismo ma anche per le sue interpretazioni spontanee e vivaci. Lei stessa ha dichiarato al New York Times: “Sono fermamente convinta che ogni programma sia una storia a sé e, in quanto tale, debba rispecchiare il modo in cui mi sento in quel determinato momento”. Yuja Wang è nata a Pechino in una famiglia di musicisti. Dopo i primi studi di pianoforte in Cina, ha proseguito la sua formazione in Canada e al Curtis Institute of Music di Filadelfia con Gary Graffman. La svolta internazionale è arrivata nel 2007, quando ha sostituito Martha Argerich come solista con la Boston Symphony Orchestra. Due anni dopo Yuja Wang ha firmato un contratto di esclusiva discografica con l’etichetta “Deutsche Grammophon” e da allora si è affermata tra gli artisti più importanti del mondo, con una serie di esibizioni e registrazioni acclamate dalla critica. Proprio le sue registrazioni hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui cinque candidature ai Grammy e la sua prima vittoria ai Grammy nella categoria “Miglior interpretazione solista strumentale classica” con l’album “The American Project”, pubblicato nel 2023. Per questo album ha vinto anche un premio Opus Klassik nella categoria “Concerto”. Tra i progetti recenti di Yuja Wang figurano una collaborazione con David Hockney alla Lightroom di Londra, diverse tournée con la Mahler Chamber Orchestra in Europa e Sud America, una tournée internazionale in duo con il pianista Vikingur Olafsson e la nomina ad “Artist in Residence” della New York Philharmonic Orchestra. La Stagione 2025-2026 ha visto Yuja Wang inaugurare le stagioni di molte importanti orchestre statunitensi, tra cui la San Francisco Symphony Orchestra e la Philadelphia Orchestra, oltre alla Carnegie Hall di New York, dove ha diretto il Concerto per pianoforte n. 1 di Čajkovskij. Tra le sue esibizioni orchestrali, un’importante tournée europea con l’Orchestra della Radio Svedese. Altre collaborazioni orchestrali di Yuja Wang in questa stagione includono esibizioni con la Royal Concertgebouw Orchestra, la New York Philharmonic, la Cleveland Orchestra e l’Orchestra Filarmonica di Rotterdam. La sua attività alla direzione è proseguita con tournée con la Mahler Chamber Orchestra in Spagna e negli Stati Uniti. Yuja Wang ha tenuto inoltre una tournée di recital in tutta l’Asia. Nel novembre 2025, il progetto “Playing with Fire: An immersive odyssey with Yuja Wang” è stato inaugurato alla Philharmonie di Parigi. Questa installazione multisensoriale e innovativa ha portato i visitatori dietro le quinte offrendo una prospettiva rara sulle emozioni e l’arte che stanno dietro alle esibizioni di Yuja Wang.

ALL’ARENA NABUCCO 3 GRANDI OPERE ICONICHE, SI COMINCIA QUESRA SERA CON TURANDOT.

Sei spettacoli in sei giorni.

In Arena torna la grande opera lirica con quattro diversi titoli di Verdi e Puccini:giovedì 20 il Nabucco ‘atomico’ secondo Stefano Poda, venerdì 21 la fiabesca Turandot firmata da Franco Zeffirelli, sabato 22 la nuova Traviata con l’ultima direzione di Michele Spotti,

domenica 23 Aida nell’allestimento aureo di Zeffirelli.

Sul palcoscenico, per quattro sere, interpreti internazionali tra importanti debutti e attesi ritorni: Salsi, Torbidoni, Vinogradov, Werle, Lindstrom, Eyvazov, Oropesa, Pertusi, Feola, Smith, Alagna, Kurzak, Margaine, Park, Lim diretti dai maestri Rolli, Battistoni, Spotti e Ommassini

NABUCCO – giovedì 20 agosto ore 21

TURANDOT – venerdì 21 agosto ore 21

LA TRAVIATA – sabato 22 agosto ore 21

AIDA ed. Zeffirelli – domenica 23 agosto ore 21

Tra poche ore torna in scena, per il terzo anno consecutivo, Viva Vivaldi, il concerto immersivo firmato Balich Wonder Studio. E da domani, 20 agosto, riflettori accesi sui capolavori Nabucco, Turandot, La Traviata e Aida, in una settimana contrassegnata da sei spettacoli diversi in sei giorni consecutivi. In scena ogni sera centinaia fra complessi artistici e tecnici areniani e le stelle dell’opera, tra attesi ritorni e importanti debutti, negli spettacoli firmati da Curran, Poda e Zeffirelli.

Nabucco, giovedì 20 agosto, ore 21. Posti ancora disponibili giovedì sera per Nabucco, dramma verdiano biblico, romantico e corale per eccellenza, emblematica colonna sonora del Risorgimento italiano. Forte del suo debutto areniano ritorna sul podio il maestro Sebastiano Rolli, esperto interprete del Belcanto e di Verdi. Accanto a Nabucco interpretato da Luca Salsi, Marta Torbidoni nei panni di Abigaille, Anna Werle come Fenena, Alexander Vinogradov come Zaccaria e, al suo debutto stagionale, Paolo Lardizzone come Ismaele. Completano il cast Gabriele Sagona, Gran Sacerdote di Belo, Matteo Macchioni, Abdallo ed Elena Borin, Anna. L’opera secondo il visionario Stefano Poda porta in scena un’umanità divisa e in conflitto ma destinata alla riconciliazione: ad agire sulla scena di grande simbolismo centinaia tra danzatori, mimi e figuranti. Oltre all’impegno dei Tecnici areniani, vero protagonista dell’opera è il Coro, preparato da Roberto Gabbiani. Ultime repliche: 28 agosto e 9 settembre.

Turandot, venerdì 21 agosto, ore 21. Esattamente 100 anni fa, andava in scena l’ultima opera di Puccini, Turandot, sfida grandiosa rimasta incompiuta alla morte del compositore ma completata dalle cure dell’editore Ricordi, della penna di Franco Alfano e della bacchetta di Toscanini. Venerdì torna in Arena nello spettacolo da fiaba con regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi della premio Oscar Emi Wada, luci di Paolo Mazzon, movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli. Nei panni della principessa di gelo, Lise Lindstrom torna in Anfiteatro dopo quattordici anni in cui è divenuta una delle Turandot più richieste al mondo, affiancata dal tenore Yusif Eyvazov, il principe ignoto che la sfida, con l’aiuto della dolce Liù di Lisette Oropesa – forte del debutto nel ruolo – e del padre Timur, interpretato da Michele Pertursi. A completare il cast Carlo Bosi, Gëzim Myshketa, Matteo Macchioni, Saverio Fiore e Ankhbayar Enkhbold. Sul podio, alla guida dell’Orchestra a pieni ranghi, delle Voci bianche areniane e del Coro, il maestro Andrea Battistoni, veronese dalla carriera internazionale.

La Traviata, sabato 22 agosto, ore 21. L’opera di Verdi più amata e rappresentata al mondo ritorna protagonista in anfiteatro nella produzione inaugurale del Festival 2026 tra splendori, contrasti ed eccessi della Belle époque parigina. Lo spettacolo, realizzato con la collaborazione del Moulin Rouge di Parigi, ha la regia di Paul Curran, scene di Juan Guillermo Nova, i costumi di Stefano Ciammitti, le coreografie di Kyle Lang, le luci di Fabio Barettin. Accanto alla Violetta di Rosa Feola, e al Germont padre di Luca Salsi, debutta sul palcoscenico areniano il tenore Adam Smith come Alfredo. Con loro Anna Werle, Francesca Maionchi, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Jan Atem, Gabriele Sagona, Eder Vincenzi e Carlo Bombieri. Sabato sarà l’ultima occasione per poter assistere alla conduzione del Maestro Michele Spotti, applaudito in Arena per l’inaugurazione 2026 e nelle prime recite di Nabucco. Le ultime tre repliche della Traviata saranno dirette da Francesco Ivan Ciampa, fino al 12 settembre, serata conclusiva del Festival.

Aida, domenica 23 agosto, ore 21. Il capolavoro verdiano, nonché opera regina dell’Arena, torna in scena nell’ormai classico allestimento ideato da Franco Zeffirelli. Atmosfera aurea, una grande piramide che crea diversi ambienti, pietre multicolori e tessuti preziosi in un avvincente Antico Egitto, con un cast di artisti affermati: Aleksandra Kurzak è Aida, accanto al Radames del tenore Roberto Alagna, compagno d’arte e di vita. Ad opporsi all’amore dei protagonisti, la principessa Amneris di Clémentine Margaine, il gran sacerdote Ramfis di Simon Lim, il re etiope Amonasro di Youngjun Park e il Re egizio rappresentato da Mariano Buccino, all’esordio nel ruolo in Arena. Completano il cast Francesca Maionchi – Sacerdotessa – e Riccardo Rados – messaggero. Orchestra e Coro di Fondazione Arena sono diretti da Francesco Ommassini. In scena centinaia tra mimi, comparse e Ballo areniano, coordinato da Gaetano Petrosino nelle coreografie originali di Vladimir Vasiliev, con i ballerini Tea Bajc e, al debutto in Arena, Virna Toppi e Nicola Del Freo, primi ballerini del Teatro alla Scala. Ultime repliche il 30 agosto, 4 e 10 settembre.

L’Arena di Verona Opera Festival 2026 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

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L’elisir d’amore di Donizetti torna in scena al Teatro Malibran

Attingendo dai grandi classici del suo repertorio, la Fenice propone L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, nella collaudatissima produzione con la regia di Bepi Morassi, e con le scene e i costumi di Gianmaurizio Fercioni.

Dirige Francesco Ivan Ciampa. Quattro le repliche al Teatro Malibran: il 26, 28, 30 agosto, 1 settembre 2026.

          Melodramma giocoso in due atti su un libretto di Felice Romani, tratto dal libretto francese Le Philtre di Eugène Scribe, L’elisir d’amore fu presentato il 12 maggio 1832 al Teatro alla Canobbiana di Milano e segnò la definitiva consacrazione di Donizetti in quella piazza, dopo il lusinghiero trionfo di Anna Bolena (1830) e l’esito incerto di Ugo conte di Parigi (1832). Fin dalla prima, L’elisir d’amore è divenuto un classico dell’opera ottocentesca: un classico ‘atipico’, perché non ascrivibile al genere serio né a quello dell’opera comica, quanto piuttosto a quel genere intermedio, via via definito come «opera semiseria» o «comédie larmoyante», che dalla seconda metà del Settecento fino all’Ottocento inoltrato si era fatto principale veicolo d’identificazione borghese, ponendo in primo piano la serietà del contenuto sentimentale, inteso come edificante strumento di commozione.

Nel cast di questa ripresa dell’Elisir d’amore al Teatro Malibran figurano interpreti di alto profilo: Adina sarà interpretata dal soprano Gilda Fiume; Nemorino dal tenore Valerio Borgioni; il baritono Alessandro Luongo vestirà i panni di Belcore, mentre il baritono Bruno Taddia sarà il dottor Dulcamara; infine il soprano Barbara Massaro sarà Giannetta.

Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano. Ecco il dettaglio delle recite fuori abbonamento, con gli orari: mercoledì 26 agosto 2026 ore 19.00; venerdì 28 agosto ore 19.00; domenica 30 agosto ore 17.00; martedì 1 settembre ore 19.00.

I MONUMENTALI “CARMINA BURANA” RISUONANO IL 13 AGOSTO E APRONO TRE GIORNI DI GRANDI DEBUTTI IN ARENA

Esordio in Arena per James Conlon, giovedì 13 agosto direttore della serata-evento unica dedicata ai Carmina Burana di Orff con quasi 400 persone tra Orchestra, Coro, tre cori di voci bianche e tecnici areniani. Con lui tre solisti d’eccezione: Erin Morley, Carlo Vistoli, Mihai Damian.

Venerdì 14 agosto torna Turandot nell’allestimento da fiaba di Zeffirelli per i cent’anni dalla prima del capolavoro pucciniano. Anna Pirozzi canta con Yusif Eyvazov, Michele Pertusi e Lisette Oropesa, al suo debutto internazionale nei panni di Liù. Sul podio Andrea Battistoni.

Sabato 15 agosto luci puntate sull’Aida sontuosa e dorata secondo Zeffirelli. Cambio cast per l’opera di Verdi, regina dell’Arena, con Maria José Siri, Yusif Eyvazov e Gianluca Buratto ad unirsi a Clémentine Margaine, Youngjun Park, Carlo Bosi e Abramo Rosalen, diretti da Francesco Ommassini.

CARMINA BURANA – giovedì 13 agosto ore 21.30

TURANDOT – venerdì 14 agosto ore 21

AIDA ed. Zeffirelli – sabato 15 agosto ore 21

Anche nel fine settimana di Ferragosto, l’Arena di Verona Opera Festival si conferma polo internazionale dello spettacolo dal vivo con tre giorni di grande musica e artisti di riferimento. Debutti in Anfiteatro o nella parte per Lisette Oropesa, James Conlon, Carlo Vistoli, Gianluca Buratto e attesi ritorni come quelli di Anna Pirozzi, Erin Morley, Maria José Siri, Yusif Eyvazov, Michele Pertusi, Clémentine Margaine, Mihai Damian. Giovedì 13 la serata-evento dei Carmina Burana, il medioevo immaginato da Orff con colossale organico sinfonico-corale, venerdì 14 e sabato 15 le opere Turandot e Aida con regia e scene di Zeffirelli.

Carmina Burana. Giovedì 13 agosto, ore 21.30. Per un’unica eccezionale serata, giovedì 13 agosto le millenarie pietre dell’Anfiteatro veronese risuonano delle note create da Carl Orff: i celeberrimi Carmina Burana, un mondo sonoro al contempo antico e moderno, tratto dai canti goliardici dei clerici vagantes del Basso Medioevo, scoperti nella biblioteca del monastero bavarese di Benediktbeuern (anticamente Bura Sancti Benedicti), l’interpretazione dei quali fu scoperta solo decenni dopo. Da questa raccolta poetica, Orff scelse 24 brani in latino, provenzale, alto tedesco medio e li tradusse in un linguaggio che guardava tanto alle sonorità barbariche e sperimentali di Stravinskij quanto ad un linguaggio tonale più immediato, in un percorso drammaturgico che inneggia all’amore e alle gioie terrene della vita. Apre e chiude il brano la celeberrima immagine della Fortuna, ruota su cui si alternano i destini dell’umanità. La cantata scenica di Orff schiera sull’immenso palcoscenico areniano un organico colossale: tutta l’Orchestra con una ricca sezione di percussioni, pianoforti, doppio Coro, con le maestranze artistiche di Fondazione Arena di Verona (maestro del coro Roberto Gabbiani) e ben tre cori di voci di bianche (in questo caso le forze congiunte del neonato Coro di voci bianche di Fondazione Arena, con i cori A.Li.Ve. e A.d’A.Mus. Per la prima volta in Anfiteatro, il Maestro statunitense James Conlon, direttore già ai vertici delle più prestigiose istituzioni musicali a Los Angeles, Colonia, Parigi, Rotterdam fino all’OSN Rai. Con lui tre solisti di rilievo: Mihai Damian come baritono – gran cerimoniere nell’inno alla vita e all’amore che pervade i Carmina, Carlo Vistoli, contraltista al debutto in Arena nell’ironico ultimo canto del cigno (arrostito), ed Erin Morley, soprano che incarna l’eterno femminino fra dolci melodie e acuti astrali. Lo spettacolo, con inediti effetti di luce in Anfiteatro, durerà 70 minuti circa senza intervallo.

Turandot, venerdì 14 agosto, ore 21.00. L’ultima opera di Puccini, a cent’anni dalla sua prima assoluta: Turandot torna in Arena venerdì 14 agosto nello spettacolo da fiaba di Franco Zeffirelli con costumi della premio Oscar Emi Wada, luci di Paolo Mazzon, movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli. Anna Pirozzi impersona la principessa del gelo del titolo, e il tenore Yusif Eyvazov il principe ignoto che la sfida, con l’aiuto del padre Timur e soprattutto della dolce Liù e – interpretati rispettivamente da Michele Pertusi e Lisette Oropesa, al debutto nel ruolo. Apprezzati artisti anche nei ruoli di fianco: Gezim Myshketa, Matteo Macchioni, Saverio Fiore, Carlo Bosi e Ankhbayar Enkhbold. Dopo il successo dell’esordio, tornano anche le giovanissime voci bianche di Fondazione Arena. Sul podio, alla guida dell’Orchestra a pieni ranghi e del Coro areniano preparato da Roberto Gabbiani, il maestro Andrea Battistoni, veronese dalla carriera internazionale. Repliche il 21 e 27 agosto, 3 e 11 settembre.

Aida, sabato 15 agosto, ore 21.00. Aida, capolavoro di Verdi e opera regina dell’Arena, torna in scena con un nuovo cast sabato 15 agosto. Ormai classico l’allestimento d’oro, pietre multicolori e tessuti preziosi del regista e scenografo Franco Zeffirelli: un Antico Egitto avvincente, con costumi di Anna Anni e luci di Paolo Mazzon. Aida è Maria José Siri, accanto al Radames del tenore Yusif Eyvazov (doppio ruolo spinto in due sere consecutive). Ad opporsi all’amore dei protagonisti, la principessa Amneris di Clémentine Margaine, il re etiope Amonasro di Youngjun Park, il Re egizio di Abramo Rosalen e, naturalmente, il gran sacerdote Ramfis di Gianluca Buratto, apprezzato basso al debutto nel ruolo. Completano il cast Carlo Bosi e Francesca Maionchi, messaggero e sacerdotessa. Orchestra e Coro di Fondazione Arena sono diretti da Francesco Ommassini. In scena centinaia tra mimi, comparse e Ballo areniano, coordinato da Gaetano Petrosino nelle coreografie originali di Vladimir Vasiliev, con i primi ballerini Eleana Andreoudi e Ionuţ-Andrei Diniţă. Repliche il 23 e 30 agosto, 4 e 10 settembre.

L’Arena di Verona Opera Festival 2026 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

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Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona

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I TITOLI DEL ROSSINI OPERA FESTIVAL 2027

Due nuove produzioni: La donna del lago e Tancredi

Nel corso del secondo dei ROF Talks 2026, sono stati annunciati i titoli della 48a edizione del Rossini Opera Festival, in programma dal 12 al 24 agosto 2027.

Inaugurerà il Festival una nuova produzione di La donna del lago, diretta da François Lopez-Ferrer e messa in scena da Johannes Erath, al ritorno a Pesaro dopo quella Ermione che, nel 2024, ha vinto il Premio Abbiati come migliore spettacolo dell’anno.

Seguirà la ripresa dell’apprezzata Adina allestita nel 2018 da Rosetta Cucchi, questa volta diretta da George Petrou.  

Il terzo titolo in programma è un’altra nuova produzione: Tancredi, diretta da Yves Abel e ideata da Paul Curran, al suo debutto al Festival.

Il programma sarà chiuso dalla Petite messe solennelle diretta da Francesco Lanzillotta.

Ravello Festival 2026:

La musica accompagna il sorgere del sole con il tradizionale Concerto all’alba sulla Costiera Amalfitana già sold out

Sul Belvedere di Villa Rufolo l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno diretta da Alessandro Palumbo

Per la prima volta, al termine del concerto, colazione nei giardini

grazie anche al Sunrise Partner Caffè Barbera

Ravello (Salerno), martedì 11 agosto 2026, ore 5.15

Ci sono appuntamenti che appartengono a un festival e altri che, con il passare degli anni, finiscono per identificarlo. Il Concerto all’alba del Ravello Festival è ormai uno di questi ultimi: un rito che si rinnova ogni estate sul Belvedere di Villa Rufolo e che ha conquistato una notorietà internazionale grazie all’incontro tra musica e paesaggio.

Martedì 11 agosto alle ore 5.15, mentre la Costiera Amalfitana passa magicamente dal buio della notte ai primi colori del giorno, torna uno degli eventi più attesi della 74ª edizione del Ravello Festival. Ancora una volta l’interesse del pubblico ha confermato la forza di una tradizione che non conosce flessioni: il concerto è sold out fin dall’apertura delle vendite, quando i biglietti disponibili sono stati acquistati nel giro di pochi minuti. Un risultato che ribadisce la dimensione ormai internazionale di un appuntamento capace ogni anno di richiamare a Ravello spettatori provenienti da tutto il mondo.

Protagonista dell’edizione 2026 sarà ancora una volta l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno, diretta da Alessandro Palumbo, in un programma che accosta Georges Bizet, Antonín Dvořák e Franz Liszt. In apertura le due Suite da Carmen di Bizet, pagine ricavate postume dalla celeberrima opéra-comique in cui la musica conserva intatti il colore e la capacità evocativa che hanno fatto di Carmen uno dei titoli più popolari dell’intero repertorio operistico. Seguirà la Sinfonia n. 8 in Sol maggiore op. 88di Antonín Dvořák (1889) particolarmente adatta al Concerto all’alba per la ricchezza di colori orchestrali che si misurano con il paesaggio reale che, minuto dopo minuto, cambia davanti agli occhi del pubblico. In chiusura Les préludes S97 di Franz Liszt, in cui si susseguono episodi contemplativi, tempestosi, pastorali e marziali, che accompagnano in modi diverso il sorgere del sole. Sul podio Alessandro Palumbo, direttore, pianista e compositore con esperienze al Donizetti Opera di Bergamo, al Festival Verdi, al Teatro di San Carlo di Napoli, all’Opera di Anversa, al Teatro Petruzzelli di Bari, al Teatro Lirico di Cagliari, alla Royal Opera House Muscat e in numerose altre istituzioni internazionali. Particolarmente intensa la sua collaborazione con l’Orchestra e l’Opera di Tenerife.

Una novità accompagnerà l’edizione 2026: al termine del concerto, il pubblico sarà invitato a nei giardini di Villa Rufolo per una prima colazione, compresa nel biglietto, pensata come naturale conclusione della mattinata. L’iniziativa si realizza anche grazie a Caffè Barbera, Sunrise Partner del Ravello Festival.

L’organizzazione e la realizzazione del Concerto all’alba dell’11 agosto comportano una variazione nell’ordinaria apertura al pubblico di Villa Rufolo: martedì 11 agosto le visite alla Villa inizieranno eccezionalmente alle ore 9.45, dopo la conclusione delle attività precedenti.

Il Concerto all’alba si inserisce nella 74ª edizione del Ravello Festival, organizzata dalla Fondazione Ravello, presieduta da Alessio Vlad, con Maurizio Pietrantonio direttore generale e Lucio Gregoretti direttore artistico. La manifestazione proseguirà a fine agosto con una nuova sequenza di grandi appuntamenti internazionali sul Belvedere: il 26 agosto la Filarmonica “George Enescu” diretta da Robert Treviño, il 27 agosto Jean-Efflam Bavouzet con l’integrale della musica per pianoforte solo di Ravel, il 29 agosto la Gustav Mahler Jugendorchester diretta da Philippe Jordan, il 30 agosto The Constellation Choir and Orchestra diretti da John Eliot Gardiner e, il 5 settembre, il concerto conclusivo con la Freiburger Barockorchester diretta da Simon Rattle e con la violinista Isabelle Faust. 

Negli spazi di Villa Rufolo è visitabile sino al 5 settembre la mostra dedicata a William Kentridge, realizzata dalla Fondazione Ravello in collaborazione con la Galleria Lia Rumma. L’esposizione accompagna il pubblico del Festival con un percorso nel quale musica, teatro e arti visive dialogano secondo la poetica dell’artista sudafricano, protagonista di una delle più significative ricerche contemporanee sul rapporto tra immagine e suono. 

La 74ª edizione del Ravello Festival è un manifestazione organizzata dalla Fondazione Ravello che si realizza grazie al sostegno della Regione Campania, del Ministero della Cultura, di un nuovo gruppo di sponsor come NLG “Endless Partner”, Veolia “Earth Legacy Partner”, De Luca Industria Cartaria “Legends Partner”, Coop Sole “Mediterranean Supplier” e Caffè Barbera “Sunrise Partner”, cui si aggiungono come partner della promozione del festival Rolex e Gioielleria Galdi. Confermato inoltre il supporto di Dielle Impianti & Restauri per la realizzazione del palcoscenico sul Belvedere e l’ospitalità offerta dagli hotel Caruso, Palazzo Avino, Villa Cimbrone, Villa Fraulo, Parsifal, Palazzo Confalone, Tipografo di Amalfi oltre a Malafronte e alle Cantine Marisa Cuomo.

Il programma completo con tutti i dettagli è su www.ravellofestival.com

Progetto Ravello 2026 CUP F29I26000210001 a valere sui fondi dell’Accordo per la coesione della Regione Campania DGR 641 del 18/09/2025

Informazioni di biglietteria

I biglietti per tutti gli appuntamenti sono in vendita sul sito www.ravellofestival.com

Il Boxoffice di Piazza Duomo a Ravello sarà aperto a partire dal 1° luglio 2026, dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 14 (chiuso il lunedì); nei giorni dei concerti, dalle ore 10 alle ore 14 e poi dalle ore 17 fino all’orario di inizio degli stessi. tel: +39 089 858422 / boxoffice@ravellofestival.com

Prezzi dei biglietti (non rimborsabili)

4-5-11-12-17-24-31 luglio, 26-29-30 agosto, 5 settembre: 60 euro

19 luglio, 6-7-8 agosto: 40 euro

29 luglio (non numerato): 20 euro

27 agosto (non numerato) 20 euro / 30 euro per entrambi i concerti

Under 26

Sono previsti biglietti (escluso il Concerto all’alba) al costo di €20 acquistabili esclusivamente in loco fino ad esaurimento dei posti disponibili (sarà necessario esibire un documento di identità all’ingresso). I biglietti sono nominativi e non cedibili.

www.ravellofestival.com

Il programma potrebbe subire variazioni.