APERTE LE ISCRIZIONI ALL’ACCADEMIA VERDIANA 2026

Il Corso di alto perfezionamento in repertorio verdiano, diretto da Francesco Izzo, offre a 12 selezionati cantanti lirici l’opportunità di conseguire una preparazione vocale e teatrale d’eccellenza con alcuni tra i più rinomati interpreti verdiani. La partecipazione è gratuita e gli allievi beneficiano di una borsa di studio di 1000 euro

Iscrizioni entro il 4 febbraio 2026

Selezioni dal 18 al 21 febbraio 2026

Lezioni da marzo a dicembre 2026

Sono aperte le iscrizioni alla IX edizione del Corso di Alto Perfezionamento in repertorio verdiano dell’Accademia Verdiana, il percorso formativo d’eccellenza gratuito, rivolto a 12 giovani cantanti lirici, che potranno conseguire una preparazione vocale, musicale, teatrale di eccellenza, ai quali verrà inoltre riconosciuta una borsa di studio di 1.000 euro.

Il Corso è promosso dal Teatro Regio di Parma e cofinanziato con risorse del Fondo sociale europeo plus e della Regione Emilia-Romagna (Operazione Rif. PA 2025-25390/RER approvata con DGR n. 2030 del 09/12/2025) ed è realizzato in collaborazione con Scuola di Musica di Fiesole, Accademia d’arte lirica di Osimo, Comune di Parma Assessorato alla cultura, Provincia di Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, Fondazione Arturo Toscanini, Fondazione Teatro Due di Parma, Associazione “Parma, io ci sto!”, Fondazione I teatri di Reggio Emilia.

La domanda d’iscrizione dovrà essere presentata entro mercoledì 4 febbraio 2026 creando il proprio profilo online al link seguente, come da regolamento pubblicato su teatroregioparma.it. Possono partecipare al Corso i cantanti lirici diplomati presso le Istituzioni Afam, o preparati da un insegnante privato, residenti o domiciliati in Emilia-Romagna, che abbiano compiuto 18 anni alla data di presentazione della domanda il 4 febbraio 2026.

L’obiettivo del Corso è formare artisti lirici di alto profilo, offrendo loro una preparazione vocale, teatrale, musicale sotto la guida di alcuni tra i massimi interpreti verdiani di tutto il mondo, vocal coach, pianisti accompagnatori specializzati e professionisti riconosciuti dell’universo manageriale musicale.

Direttore didattico dell’Accademia Verdiana è Francesco Izzo, musicologo, pianista e coach, professore ordinario di musicologia presso l’Università di Southampton nel Regno Unito e specializzato nello studio del melodramma ottocentesco. “Sono felice e onorato di proseguire il mio lavoro con il Teatro Regio e l’Accademia Verdiana – dichiara Francesco Izzo. L’Accademia è il simbolo di un teatro che celebra Verdi e il patrimonio del melodramma con i giovani e con lo sguardo rivolto al futuro. Il lavoro di studio e di ricerca che svolgiamo con gli allievi dell’Accademia è parallelo e strettamente collegato al Festival Verdi, che potrà vederli direttamente coinvolti, e vuole scoprire e approfondire, con umiltà e curiosità, tutta la ricchezza e complessità dell’universo verdiano. Si tratta certamente di cantare bene, ma anche di conoscere davvero ciò che Verdi ha scritto, le sue intenzioni, e le prassi esecutive del suo tempo”.

LE SELEZIONI

Le selezioni, articolate in una fase eliminatoria e una fase finale, si svolgeranno al Teatro Regio di Parma dal 18 al 21 febbraio 2026, secondo il programma indicato nel regolamento. L’esito sarà pubblicato online il 23 febbraio 2026.

I candidati saranno valutati da una Commissione, nominata dall’Accademia, alla quale presenteranno cinque arie indicate nella domanda di partecipazione di cui tre arie d’opera di Verdi, un’aria d’opera o da concerto di Mozart, un’aria d’opera di Rossini, Bellini o Donizetti. “Per cantare veramente Verdi – spiega Francesco Izzo – dobbiamo fare riferimento alle sue radici, al repertorio che Verdi ben conosceva e a cui faceva riferimento, e per questo il percorso didattico dell’Accademia Verdiana si concentra anche sul belcanto e sul repertorio di inizio ’800. Da qui, dunque, la scelta di selezionare gli allievi anche sulla base della loro conoscenza del repertorio precedente, e della loro consapevolezza dello stretto legame esistente tra Verdi e i suoi predecessori”.

IL PERCORSO FORMATIVO

Il percorso formativo si svolgerà al Teatro Regio di Parma dal 3 marzo al 12 giugno e dal 31 agosto al’11 dicembre 2026, per una durata complessiva di 1000 ore ripartite tra lezioni, masterclass, seminari e incontri di approfondimento. Lo studio e l’interpretazione del repertorio verdiano e il potenziamento della tecnica vocale saranno il focus del percorso che, inoltre, si concentrerà sullo studio dei movimenti scenici e coreografici, sulle tecniche di recitazione e su approfondimenti di carattere storiografico. Completano l’offerta formativa i moduli dedicati alle materie contrattualistiche e manageriali, indispensabili per il profilo professionale di un artista che opera nel complesso mondo dello spettacolo.

L’Accademia Verdiana potrà inoltre offrire agli allievi collaborazioni artistiche nell’ambito della programmazione della Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma, del Festival Verdi e di Verdi Off.

Tra i docenti delle passate edizioni: Silvia Dalla Benetta, Vincenzo De Vivo, Martino Faggiani, Barbara Frittoli, Sonia Ganassi, Ron Howell, Renata Lamanda, Michele Pertusi, Damiana Pinti, Anna Pirozzi, Alessandro Roccatagliati, Sebastiano Rolli, Bruno Taddia, Mary Elizabeth Williams, Riccardo Zanellato.

Il regolamento completo della IX edizione di Accademia Verdiana è disponibile su teatroregioparma.it. Per informazioni: accademiaverdiana@teatroregiodiparma.it.

FONDAZIONE ARENA DI VERONA AL TEATRO FILARMONICO : PRESENTATA LA STAGIONE ARTISTICA 2026

Da gennaio a dicembre 5 titoli d’opera, 2 balletti, 8 programmi sinfonici con artisti di prestigio internazionale

Tournée per i complessi artistici e tecnici nei teatri del Veneto, al Regio di Parma e in Australia

Sarà un anno intenso, ricco di sfide. Fondazione Arena di Verona ha presentato, ieri sera, la Stagione Artistica 2026 al Teatro Filarmonico: ben 42 serate di spettacolo tra opera, danza e concerti sinfonici, a cui si sommeranno le prove aperte alle scuole, gli spettacoli per giovani e famiglie, i corsi per Voci Bianche e numerosi appuntamenti fuori sede, dalle recite di Aida in Australia alla tournée dei concerti sinfonici nelle città del Veneto.

Un anno speciale durante il quale Verona sarà al centro dell’attenzione internazionale, da un lato per la prima trasferta di un intero teatro d’opera dall’altra parte del mondo, in Terra Australe, dall’altro per le cerimonie Olimpiche in Arena. Proprio in virtù delle importanti collaborazioni e presenze dall’Italia e dall’estero nella città scaligera, la stagione 2026 proporrà un calendario strutturato e diversi palcoscenici.

La Stagione d’Opera e Balletto vede in calendario 7 produzioni: 5 titoli d’opera e 2 balletti. Dal 18 al 25 gennaio, mese mozartiano, grazie al consolidato Festival Mozart a Verona, tornerà in scena Don Giovanni del genio di Salisburgo nell’allestimento di Fondazione Arena. In febbraio il sipario si alzerà eccezionalmente sul palcoscenico del Teatro Ristori per una nuova produzione barocca: L’Olimpiade di Vivaldi, dal 23 febbraio al 1° marzo, proprio nei giorni delle grandi cerimonie olimpiche, sarà in scena nella produzione del Théâtre des Champs-Élysées, con un’anteprima speciale il 21 febbraio su invito. Dal 22 al 29 marzo i complessi artistici e tecnici areniani torneranno al Teatro Filarmonico per Falstaff, estremo capolavoro di Verdi, proposto ad un anno di distanza dalla messa in scena dell’omonimo titolo di Salieri; lo spettacolo proviene dal Teatro Regio di Parma.

Come sempre il sipario del Filarmonico si chiuderà durante i mesi estivi e l’opera tornerà in scena, dal 25 ottobre al 1° novembre, con Amelia al ballo di Menotti, per la prima volta in Teatro, preceduta dal balletto stravinskiano Jeu de cartes, in una nuova produzione di Fondazione Arena di Verona. Un dittico inedito a Verona. Dal 22 al 29 novembre sarà la volta de La Bohème pucciniana, nella più recente produzione veronese. Dal 13 al 31 dicembre tornerà Il Lago dei cigni che lo scorso anno ha conquistato il pubblico con 6 serate da tutto esaurito e che nel 2026 è atteso anche sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma. Confermati anche per il 2026 gli incontri di approfondimento realizzati in collaborazione con l’Accademia Filarmonica di Verona: i giovedì prima della prima, alle 18, in Sala Veranda, musicologi e giornalisti racconteranno l’opera in scena. Carla Moreni, Alberto Mattioli, Giovanni Gavazzeni, Giuliano Danieli, Fabio Sartorelli e Valentina Bonelli dialogheranno con il pubblico approfondendo trame, curiosità e aneddoti dei diversi titoli d’opera e balletto. Gli appuntamenti saranno ad ingresso gratuito.

A seguito dei grandi avvenimenti che coinvolgeranno Verona e Fondazione Arena nei primi mesi del 2026, la Stagione Sinfonica si avvierà in primavera con 8 appuntamenti sinfonici in abbonamento, ciascuno in doppia data, cui – in molti casi – si aggiungerà una terza replica in diverse città del Veneto (Rovigo, Treviso, Schio, Vicenza). I programmi spazieranno dal Settecento alla contemporaneità, con un focus particolare sul repertorio tardoromantico e sul Novecento storico, senza trascurare nuove commissioni in prima assoluta. Proseguiranno inoltre le integrali sinfoniche di grandi compositori avviate in questi ultimi anni (come Mahler, Bartók, Brahms). Nella programmazione si confermeranno due caratteristiche portanti che hanno riscosso grande interesse nel pubblico: i grandi lavori sinfonico-corali (Rossini, per la prima volta con orchestra, e Beethoven, debutto nel titolo per le forze areniane) e la presenza di eccellenti solisti e direttori di fama mondiale in dialogo con i complessi artistici e tecnici di Fondazione Arena.

Tra gli artisti attesi – molti dei quali al debutto al Teatro Filarmonico – in ordine di programmazione: i direttori Francesco Lanzillotta, Giulio Prandi, Giuseppe Grazioli, Francesco Ommassini, Gianna Fratta, Patrick Lange, Sebastiano Rolli, Oleg Caetani, Ramón Tebar, Lü Jia, Wolfram Christ, Alpesh Chauhan, Dmitri Jurowski; i registi Enrico Stinchelli, Emmanuel Daumas, Jacopo Spirei, Filippo Tonon, Stefano Trespidi; i concertisti InMo Yang, Johannes Moser, Marc Bouchkov, Aleksandr Malofeev, Sergej Nakarjakov, e grandi solisti della scena lirica internazionale accanto a giovani talenti emergenti. 

Per l’Opera e il Balletto, si confermano i consueti 4 turni di abbonamento (prime della domenica alle 15.30, repliche di domenica alle 15.30, mercoledì sera alle 19 e venerdì sera alle 20), così come i 2 turni per la Sinfonica (venerdì sera alle 20 e sabato pomeriggio alle 17). Fondazione Arena offrirà anche diversi carnet a prezzi speciali (da 3 per l’Opera, da 2 per il Balletto, da 3 per la Sinfonica) utilizzabili per più ingressi la stessa sera oppure su diverse date, e la formula mista Venerdì in platea, che permetterà di esplorare la proposta artistica 2026 con 3 opere e 4 concerti. È possibile rinnovare il proprio abbonamento dal 14 ottobre al 16 novembre nelle biglietterie dell’Arena di Verona: sia quella centrale in via Dietro Anfiteatro, sia in quella di Roma 1 all’ingresso di Sala Filarmonica. Dal 18 novembre sarà possibile acquistare nuovi abbonamenti e carnet, mentre il 25 novembre inizierà la vendita dei singoli biglietti per ogni data anche sul sito www.arena.it.

Molte attività collaterali avviate nell’ultimo biennio torneranno in forma ancora più ricca e articolata, solo per citarne alcune: la rassegna da camera Musei in Musica e la stagione Arena Young che si intreccerà a Opera, Balletto e Sinfonica. Nuove iniziative saranno annunciate prossimamente, tutte volte a fare del Teatro Filarmonico una vera casa e un punto di riferimento per tutti i cittadini veronesi e gli appassionati da ogni parte d’Italia e del mondo.

La presentazione delle Stagioni 2026 si è tenuta ieri sera nel foyer del Teatro Filarmonico, nel corso di un evento musicale aperto agli abbonati e a tutto il pubblico. Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena, e lo scrittore e critico Alberto Mattioli hanno illustrato in anteprima i programmi e i cast di opere, spettacoli e concerti della prossima stagione, con Stefano Trespidi, Vicedirettore Artistico di Fondazione Arena e Francesco Ommassini, Segretario artistico. Presente anche il Consigliere comunale Pietro Trincanato. Durante il pomeriggio, sono state eseguite dal vivo le pagine d’opera più belle dai titoli del cartellone 2026, con le voci di Eleonora Bellocci, Marco Ciaponi, Carmela Remigio, Carlo Lepore, Michele Patti, accompagnate al pianoforte dalla stessa Cecilia Gasdia.

La programmazione artistica del Teatro Filarmonico è resa possibile anche grazie al sostegno del main sponsor BCC Veneta, rappresentato da Luca Cenzato, Responsabile Servizio Marketing Istituzionale Sviluppo Territori e Relazioni Istituzionali.

Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena di Verona: “Annunciamo la Stagione Artistica 2026 alla vigilia di un evento che rappresenta bene gli obiettivi di Fondazione Arena, Pazzi per l’opera. Cioè essere vicini alla città e al pubblico, condividendo con passione l’immenso patrimonio di musica e arte, divulgando, commuovendo, divertendo. Il Teatro Filarmonico vuole essere sempre più casa per tutti, luogo di produzione di spettacoli, di crescita dei complessi artistici e tecnici, di incontro e scoperta per ognuno, senza timore o soggezione”.

Pietro Trincanato, Consigliere comunale: “La nuova programmazione è ricca e articolata, capace di coniugare titoli di grande richiamo con proposte meno consuete, pensate per il pubblico cittadino che rappresenta il cuore di questa stagione, ma anche per attrarre spettatori da fuori Verona. Siamo grati alla Fondazione per la collaborazione dimostrata verso la città e il Comune, anche in vista delle Olimpiadi, con la scelta di trasferire temporaneamente al Teatro Ristori uno degli allestimenti di quest’anno. Crediamo davvero che il lavoro svolto sul Teatro Filarmonico possa sempre più affiancarsi ai grandi successi di pubblico e di critica dell’Arena, contribuendo a fare di Verona una capitale della cultura e della musica”.

Stefano Trespidi, Vicedirettore artistico di Fondazione Arena di Verona: “Una stagione invernale sempre più ricercata e ricca di titoli e iniziative che si intersecano con i grandi eventi della città. Siamo davvero orgogliosi di annunciare una programmazione che, come avevamo promesso, punta sulla danza, tornerà infatti Il lago dei cigni e avremo un secondo balletto con Jeu de cartes. Stiamo lavorando a un cartellone parallelo, una sorta di Filarmonico off, che coinvolgerà diversi spazi cittadini e che sveleremo a breve”.

Alberto Mattioli, giornalista e scrittore: “Le stagioni si valutano non solo dai titoli e da chi li interpreta, ma dalla visione e dal progetto artistici che esprimono. Quella 2026 del Filarmonico di Verona è in perfetto equilibrio fra titoli popolari e altri più rari, fra le conferme e le riscoperte. Fra queste ultime, segnalo “L’Olimpiade” di Vivaldi sul celeberrimo libretto di Metastasio, omaggio all’estetica barocca e a un compositore legato alla storia del Filarmonico, e “Amelia al ballo” di Menotti, musicista novecentesco eclettico e coltissimo, raffinato ed efficace che purtroppo ha poco posto nei cartelloni, almeno in quelli italiani. Due scelte coraggiose (Menotti insieme a quel gioiello dello Stravinsky neoclassico che è “Jeu des cartes”) che si affiancano a capolavori conosciuti e riconosciuti come “Don Giovanni”, “Falstaff”, “La Bohème” e “Il lago dei cigni”.

Flavio Piva, Presidente di BCC Veneta: “Confermiamo con grande soddisfazione, anche per la Stagione Artistica 2026, il proseguimento della collaborazione avviata nel 2023 tra BCC Veneta e Fondazione Arena a sostegno del Teatro Filarmonico nell’ambito di un più ampio impegno della nostra banca a favore dell’arte, della cultura e del sociale. Sosterremo il Teatro Filarmonico e la Fondazione Arena anche durante l’anno olimpico, in cui Verona sarà protagonista e impegnata a rafforzare la propria affermata vocazione internazionale. Il Teatro Filarmonico, con la sua programmazione artistica di eccellenza nazionale e sempre più riconosciuta a livello internazionale, come dimostra la futura trasferta in Terra Australe, rappresenta un valore aggiunto per la città, per i nostri territori e, indirettamente, per la Banca e la nostra Base Sociale. Questo contributo favorisce lo sviluppo locale attraverso l’arte, la musica e la cultura, con ricadute significative sull’intero indotto economico, in particolare nei settori chiave del turismo e dell’accoglienza. Rimane per noi di significativo interesse – prosegue Piva – l’attenzione che il Teatro Filarmonico e Fondazione Arena dedicano all’interno del loro palinsesto alle scuole, ai giovani e alle famiglie. A tali realtà, alle imprese locali e agli stakeholder coinvolti, BCC Veneta intende garantire un sostegno sempre più incisivo ricordando che, attraverso il nostro modello di servizio policentrico e decentrato, siamo fortemente impegnati a preservare la nostra distintività di “fare ed essere banca di relazione”, di comunità e prossimità, basata sul confronto e sul dialogo. La crescita costante che BCC Veneta ha registrato sin dalla sua nascita, conferma che questa rappresenta non solo una scelta naturale per una BCC, ma anche la soluzione più efficace in termini di risultati. In questo contesto di grande collaborazione, ci prepariamo a vivere anche nel 2026 l’esperienza unica che la Fondazione Arena, insieme al Teatro Filarmonico, saprà certamente offrire a tutti noi”.

Un nuovo allestimento di Attila al Teatro la Fenice dal 16 al 24 maggio

Regia Leo Muscato, direttore Sebastiano Rolli, nel cast Michele Pertusi, Vladimir Stoyanov, Anastasia Bartoli e Antonio Poli

Un nuovo allestimento dell’Attila di Giuseppe Verdi debutta al Teatro La Fenice: la messinscena della nona opera del bussetano – seconda, in ordine cronologico, delle cinque composte per il Teatro veneziano – porta la firma del regista Leo Muscato, con le scene di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino e il light design di Alessandro Verazzi: anche questa produzione ambirà a entrare nel novero del repertorio ‘stabile’ del Teatro veneziano. L’interpretazione musicale sarà affidata a Sebastiano Rolli, uno dei più promettenti e talentuosi direttori verdiani, che guiderà un cast composto per i personaggi principali da Michele Pertusi, Anastasia Bartoli e Antonio Poli. Le repliche al Teatro La Fenice saranno cinque: i 16, 18, 20, 22 e 24 maggio 2025, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025.

Dramma lirico in un prologo e tre atti, su libretto di Temistocle Solera e Francesco Maria Piave tratto dalla tragedia Attila, König der Hunnen (Attila, re degli Unni, 1808)del poeta tedesco Zacharias Werner, Attila esordì proprio alla Fenice, il 17 marzo 1846 ed entrò ben presto in repertorio, in quanto emblema della cosiddetta ‘opera patriottica’.Questa nuova rivisitazione dell’Attila di Verdi consentirà dunque al Teatro La Fenice di ripercorrere una tappa della propria storia, e ai veneziani stessi di riflettere sulle origini e la storia della loro città lagunare. Nel prologo dell’Attila, ambientato nel quinto secolo dopo Cristo,si racconta infatti dell’arrivo degli aquileiesi scampati al ‘flagello di Dio’ sulle sponde di Rio-Alto, nelle «Lagune Adriatiche»: è la ‘mitica’ storia della fondazione di Venezia, solo recentemente smentita dagli archeologi. Naturalmente, la scoperta del ‘falso storico’ su cui si basa l’Attila nulla toglie al valore del titolo verdiano: sappiamo per certo, infatti, che ciò che appassionava Verdi non fosse la veridicità storiografica della vicenda narrata, quanto piuttosto la plausibilità dell’immagine storica rievocata in scena, in direzione di un realismo visuale che è l’istanza sempre più imprescindibile del teatro di quel periodo.

Il regista Leo Muscato spiega ancor meglio le caratteristiche intrinseche dell’opera e della sua lettura registica: «A guardare l’opera, non si racconta la nascita di qualcosa, ma la fine: la fine di un mondo, la fine di un ordine, la fine di ogni certezza. Attila sprigiona ovunque un senso di devastazione: Verdi costruisce la partitura su tonalità minori, timbri orchestrali gravi, un suono denso e opprimente che non concede mai veri spazi di luce. Dal punto di vista drammaturgico, è un mondo senza eroi positivi e senza possibilità di redenzione: anche i personaggi che dovrebbero rappresentare la ‘civiltà’ sono preda di tradimenti, ossessioni e corruzione. Non è un caso che Attila cominci e finisca nel caos, senza mai trovare un vero equilibrio. Non c’è catarsi. Non c’è una rinascita che ripari la rovina: c’è solo una fragile sopravvivenza, una fuga verso qualcosa di nuovo che resta tutto da inventare. In Attila, il mondo intero è collassato, e la musica di Verdi non cerca di consolarci. Per fortuna, in molti momenti, è semplicemente bellissima».

Il direttore d’orchestra Sebastiano Rolli sottolinea altri aspetti affascinanti di questa pagina verdiana, da diversi punti di vista: «Per la prima volta la messinscena si mette a servizio della partitura. Per concentrare il discorso narrativo il compositore si serve di mezzi musicali che permettano la sintesi delle situazioni drammatiche e non consentano il minimo cedimento. Ad esempio, la fine della prima scena del primo atto si collega a quella successiva attraverso il re bemolle dell’intera orchestra all’unisono che la conclude, la stessa nota aprendo quella successiva sempre in un unisono affidato, stavolta, a viole e violoncelli. Siamo in due punti diversi del campo di Attila: Verdi, che ha sempre presente il punto di vista di chi vede e ascolta, vuole creare continuità fra le scene affinché l’attenzione non cali; ci porta in luoghi diversi con la rapidità del montaggio cinematografico. […]  Con quest’opera e in questo teatro si pone una pietra fondamentale verso la costruzione di quel dramma musicale che negli stessi anni e a molti chilometri di distanza anche Richard Wagner cominciava a concepire. Venezia è città cara a Wagner e Verdi, i due giganti raggiungono la stessa vetta percorrendo i due lati opposti del monte».

Nella compagnia di canto di questo nuovo allestimento di Attila figurano il basso Michele Pertusi nel ruolo eponimo, il baritono Vladimir Stoyanov in quello del generale romano Ezio, il soprano Anastasia Bartoli incarnerà Odabella mentre il tenore Antonio Poli sarà Foresto. Completano il cast il tenore Andrea Schifaudo nelle vesti di Uldino e il basso Francesco Milanese in quello di Leone. Maestro del Coro Alfonso Caiani.

Attila – proposto con sopratitoli in italiano e in inglese – sarà in scena venerdì 16 maggio 2025 ore 19.00 (turno A); domenica 18 maggio ore 15.30 (turno B); martedì 20 maggio ore 19.00 (turno D); giovedì 22 maggio ore 19.00 (turno E); sabato 24 maggio ore 15.30 (turno C).

Un nuovo allestimento di Attila al Teatro la Fenice dal 16 al 24 maggio

Regia Leo Muscato, direttore Sebastiano Rolli, nel cast Michele Pertusi, Vladimir Stoyanov, Anastasia Bartoli e Antonio Poli

Un nuovo allestimento dell’Attila di Giuseppe Verdi debutta al Teatro La Fenice: la messinscena della nona opera del bussetano – seconda, in ordine cronologico, delle cinque composte per il Teatro veneziano – porta la firma del regista Leo Muscato, con le scene di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino e il light design di Alessandro Verazzi: anche questa produzione ambirà a entrare nel novero del repertorio ‘stabile’ del Teatro veneziano. L’interpretazione musicale sarà affidata a Sebastiano Rolli, uno dei più promettenti e talentuosi direttori verdiani, che guiderà un cast composto per i personaggi principali da Michele Pertusi, Anastasia Bartoli e Antonio Poli. Le repliche al Teatro La Fenice saranno cinque: i 16, 18, 20, 22 e 24 maggio 2025, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025.

Dramma lirico in un prologo e tre atti, su libretto di Temistocle Solera e Francesco Maria Piave tratto dalla tragedia Attila, König der Hunnen (Attila, re degli Unni, 1808)del poeta tedesco Zacharias Werner, Attila esordì proprio alla Fenice, il 17 marzo 1846 ed entrò ben presto in repertorio, in quanto emblema della cosiddetta ‘opera patriottica’.Questa nuova rivisitazione dell’Attila di Verdi consentirà dunque al Teatro La Fenice di ripercorrere una tappa della propria storia, e ai veneziani stessi di riflettere sulle origini e la storia della loro città lagunare. Nel prologo dell’Attila, ambientato nel quinto secolo dopo Cristo,si racconta infatti dell’arrivo degli aquileiesi scampati al ‘flagello di Dio’ sulle sponde di Rio-Alto, nelle «Lagune Adriatiche»: è la ‘mitica’ storia della fondazione di Venezia, solo recentemente smentita dagli archeologi. Naturalmente, la scoperta del ‘falso storico’ su cui si basa l’Attila nulla toglie al valore del titolo verdiano: sappiamo per certo, infatti, che ciò che appassionava Verdi non fosse la veridicità storiografica della vicenda narrata, quanto piuttosto la plausibilità dell’immagine storica rievocata in scena, in direzione di un realismo visuale che è l’istanza sempre più imprescindibile del teatro di quel periodo.

Il regista Leo Muscato spiega ancor meglio le caratteristiche intrinseche dell’opera e della sua lettura registica: «A guardare l’opera, non si racconta la nascita di qualcosa, ma la fine: la fine di un mondo, la fine di un ordine, la fine di ogni certezza. Attila sprigiona ovunque un senso di devastazione: Verdi costruisce la partitura su tonalità minori, timbri orchestrali gravi, un suono denso e opprimente che non concede mai veri spazi di luce. Dal punto di vista drammaturgico, è un mondo senza eroi positivi e senza possibilità di redenzione: anche i personaggi che dovrebbero rappresentare la ‘civiltà’ sono preda di tradimenti, ossessioni e corruzione. Non è un caso che Attila cominci e finisca nel caos, senza mai trovare un vero equilibrio. Non c’è catarsi. Non c’è una rinascita che ripari la rovina: c’è solo una fragile sopravvivenza, una fuga verso qualcosa di nuovo che resta tutto da inventare. In Attila, il mondo intero è collassato, e la musica di Verdi non cerca di consolarci. Per fortuna, in molti momenti, è semplicemente bellissima».

Il direttore d’orchestra Sebastiano Rolli sottolinea altri aspetti affascinanti di questa pagina verdiana, da diversi punti di vista: «Per la prima volta la messinscena si mette a servizio della partitura. Per concentrare il discorso narrativo il compositore si serve di mezzi musicali che permettano la sintesi delle situazioni drammatiche e non consentano il minimo cedimento. Ad esempio, la fine della prima scena del primo atto si collega a quella successiva attraverso il re bemolle dell’intera orchestra all’unisono che la conclude, la stessa nota aprendo quella successiva sempre in un unisono affidato, stavolta, a viole e violoncelli. Siamo in due punti diversi del campo di Attila: Verdi, che ha sempre presente il punto di vista di chi vede e ascolta, vuole creare continuità fra le scene affinché l’attenzione non cali; ci porta in luoghi diversi con la rapidità del montaggio cinematografico. […]  Con quest’opera e in questo teatro si pone una pietra fondamentale verso la costruzione di quel dramma musicale che negli stessi anni e a molti chilometri di distanza anche Richard Wagner cominciava a concepire. Venezia è città cara a Wagner e Verdi, i due giganti raggiungono la stessa vetta percorrendo i due lati opposti del monte».

Nella compagnia di canto di questo nuovo allestimento di Attila figurano il basso Michele Pertusi nel ruolo eponimo, il baritono Vladimir Stoyanov in quello del generale romano Ezio, il soprano Anastasia Bartoli incarnerà Odabella mentre il tenore Antonio Poli sarà Foresto. Completano il cast il tenore Andrea Schifaudo nelle vesti di Uldino e il basso Francesco Milanese in quello di Leone. Maestro del Coro Alfonso Caiani.

Attila – proposto con sopratitoli in italiano e in inglese – sarà in scena venerdì 16 maggio 2025 ore 19.00 (turno A); domenica 18 maggio ore 15.30 (turno B); martedì 20 maggio ore 19.00 (turno D); giovedì 22 maggio ore 19.00 (turno E); sabato 24 maggio ore 15.30 (turno C).

 I due Foscari di Giuseppe Verdi chiude la Stagione Lirica 2022-2023 del Teatro La Fenice.

Nel cast Luca Salsi, Francesco Meli e Anastasia Bartoli, direttore Sebastiano Rolli, regia Grischa Asagaroff

Con I due Foscari di Giuseppe Verdi si chiude la Stagione Lirica e Balletto 2022-2023 della Fondazione Teatro La Fenice. Altro titolo da tempo atteso sul palcoscenico veneziano, se si considera che l’ultima messinscena risale al 1977, l’opera verrà proposta in un allestimento della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con la regia di Grisha Asagaroff, scene e costumi d’ispirazione d’epoca di Luigi Perego, light design di Valerio Tiberi e coreografia di Cristiano Colangelo. Specialista del repertorio verdiano, Sebastiano Rolli guiderà l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice – maestro del Coro Alfonso Caiani – e un cast che vede quali interpreti principali il baritono Luca Salsi, il tenore Francesco Meli e il soprano Anastasia Bartoli. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro La Fenice il 6, 8, 10, 12 e 14 ottobre 2023. La prima di venerdì 6 ottobre 2023 ore 19.00 sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3.

            I due Foscari debuttò al Teatro Argentina di Roma il 3 novembre 1844: tragedia lirica in tre atti, su libretto di Francesco Maria Piave tratto dall’omonimo dramma di Lord Byron, l’opera è ambientata nella Venezia dei dogi del 1457 e rappresenta meglio di ogni altra la tinta tragica del genio verdiano. «Quest’opera – spiega il direttore d’orchestra Sebastiano Rolli – è un ulteriore passo avanti nello scavo della psicologia del personaggio: un padre che condanna il figlio perché lo Stato lo impone rappresenta un rovello che la musica cerca di risolvere; va da sé che nei Due Foscari Verdi non riuscirà a esaurire la figura del vecchio Francesco nella misura in cui verrà a capo di Simone, Filippo, Macbeth o Rigoletto. Da questo punto di vista siamo di fronte a una partitura preparatoria nella quale rinveniamo i temi e gli archetipi cari a Verdi, assistiamo a come il suo genio comincia a trattarli e tocchiamo con mano quanto il percorso da lui intrapreso sia stato straordinariamente ricco».

            «Nel costruire il nostro spettacolo – dichiara il regista Grischa Asagaroff –, siamo partiti dal sepolcro di Francesco Foscari che si trova alla chiesa dei Frari. Questa tomba è l’elemento portante di quasi tutta la nostra scena. Questo assume per me molta importanza, perché effettivamente il personaggio di Francesco è estremamente complesso nel suo essere dolorosamente diviso tra il grande amore che prova per suo figlio e la posizione che ricopre nello Stato. Si trova a che fare con un Consiglio dei Dieci composto da figure reazionarie che non gli sono amiche. Ritengono che sia stato per troppo a lungo doge e desiderano sbalzarlo dal trono. È un po’ come accade con la politica di oggi, dove le diverse fazioni cercano di ottenere il potere, magari anche attraverso azioni o accuse false. I seguaci di Loredano vogliono annientare Francesco. Lui vive questa scissione tra l’essere padre e l’essere doge con grande dolore. Inoltre è anziano, molto più anziano di quanto fosse normale a quei tempi. È molto vicino anche alla moglie di Jacopo, Lucrezia, e ai suoi bambini. Tuttavia nella sua veste di capo di Stato è costretto a condannare il figlio. La musica è splendida, non operiamo nessun taglio (o forse al massimo uno piccolissimo, vedremo insieme al direttore d’orchestra). Quando l’anno passato ho affrontato I due Foscari per la prima volta come regista ho studiato la partitura nei minimi particolari, e mi sono reso conto che è un’opera magnifica».

Nell’analisi dei costumi e delle soluzioni scenografiche adottate, il costumista e scenografo Luigi Perego ha sottolineato soprattutto la funzione evocativa che un’opera come questa, nella sua ambientazione storica, riesce a trasmettere: «Venezia è da sempre una fonte inesauribile di creazioni evocative: il fatto stesso che sia una città destinata a scomparire sprofondando nelle acque evidenzia perfettamente quello che è il cuore del capolavoro verdiano. Il mondo del doge Francesco Foscari che svanisce letteralmente davanti a lui. Per quanto riguarda le scene mi sono lasciato ispirare dal Monumento al Doge Francesco Foscari nella Basilica dei Frari a Venezia, penso che sia perfetto: elaborando scenograficamente il monumento come se fosse una grande torre, facendolo girare esso crea gli ambienti dell’opera». 

Nel cast dell’allestimento veneziano figurano Luca Salsi nel ruolo del doge di Venezia Francesco Foscari; Francesco Meli in quello di suo figlio Jacopo Foscari; mentre Anastasia Bartoli (6, 8, 12, 14/10), in alternanza con Marigona Qerkezi (10/10) sarà sua moglie, Lucrezia Contarini. Riccardo Fassi interpreterà Jacopo Loredano, membro del Consiglio dei Dieci; Marcello Nardis, Barbarigo, senatore, membro della Giunta; Carlotta Vichi sarà Pisana, amica e confidente di Lucrezia. Completano il cast i comprimari Alessandro Vannucci e Victor Hernan Godoy nel fante del Consiglio dei Dieci; Antonio Casagrande ed Enzo Borghetti nel servo del doge.I due Foscari sarà proposto con sopratitoli in italiano e in inglese. Ecco il dettaglio delle recite e dei turni di abbonamento: venerdì 6 ottobre 2023 ore 19.00 (turno A); domenica 8 ottobre ore 15.30 (turno B); martedì 10 ottobre ore 19.00 (turno D); giovedì 12 ottobre ore 19.00 (turno E); sabato 14 ottobre ore 15.30 (turno C).