Masterclass di canto aperte al pubblico al Teatro del Maggio


Tre appuntamenti speciali nella Sala Coro del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con tre grandi protagonisti del mondo dell’opera: Eleonora Buratto (sabato 14 febbraio ore 19), Francesco Meli (sabato 21 febbraio ore 16) e Luca Salsi (giovedì 26 febbraio ore 19).


Insieme a loro, gli artisti dell’Accademia del Maggio, per offrire al pubblico uno sguardo privilegiato sul lavoro che precede il palcoscenico, tra studio, tecnica e confronto diretto con grandi interpreti.


 Il Teatro e l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino aprono le porte della Sala Coro per tre appuntamenti dedicati all’arte del canto. Sabato 14 febbraio alle ore 19, sabato 21 febbraio alle ore 16 e giovedì 26 febbraio alle ore 19 si terranno tre masterclass di canto aperte al pubblico, tenute da tre protagonisti assoluti del panorama lirico internazionale: Eleonora BurattoFrancesco Meli e Luca Salsi.

Accanto a loro i cantanti e i pianisti dell’Accademia del Maggio, coinvolti attivamente nelle sessioni di studio e approfondimento musicale. Le masterclass offriranno al pubblico un’occasione rara per osservare da vicino il lavoro quotidiano che precede il palcoscenico, entrando nel vivo del processo di perfezionamento tecnico, musicale e interpretativo.

“Le masterclass con artisti del mondo dell’opera rappresentano da sempre un’attività fondamentale dell’Accademia e fanno parte integrante del percorso formativo dei suoi giovani artisti” – dichiara Matteo Pais, direttore artistico dell’Accademia – “In questa occasione si è scelto di compiere un passo ulteriore, aprendo tali momenti di studio al pubblico. Come avviene in altre importanti realtà internazionali – università, accademie e festival – la masterclass pubblica costituisce un’esperienza formativa di alto valore, capace di coniugare didattica, pratica performativa e divulgazione. Per i giovani artisti, il confronto diretto con una grande personalità del panorama operistico contemporaneo offre un’occasione di perfezionamento vocale e musicale di altissimo livello; inoltre, la presenza del pubblico innalza il grado di complessità dell’esperienza, avvicinandola a una vera e propria performance. Abbiamo la fortuna di accogliere tre nomi di assoluto riferimento del panorama lirico internazionale: un confronto ideale per i nostri giovani artisti, e per il pubblico, con tre ambasciatori dell’arte del canto italiano nel mondo, che contribuisce ad accrescere ulteriormente il valore formativo, artistico e culturale di queste masterclass”.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto formativo dell’Accademia del Maggio, in particolare nel Maria Manetti Shrem Emerging Artists Program, residenza artistica biennale di alto perfezionamento e avviamento professionale per cantanti lirici e maestri collaboratori, accuratamente selezionati tra i migliori talenti attraverso un bando internazionale. Proprio in questo periodo è aperto il bando di selezione per l’ammissione, fino al 28 febbraio 2026 per i cantanti lirici e fino al 26 aprile 2026 per i maestri collaboratori. Impegnati nel costante raffinamento della loro arte, i giovani artisti uniscono la ricerca stilistica e interpretativa a un’intensa attività artistica, partecipando come solisti a opere e concerti del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e di altre prestigiose istituzioni musicali internazionali. 

Il programma musicale delle tre masterclass include composizioni di Mozart, Rossini, Donizetti, Verdi, Massenet, Mascagni, Puccini, Cilea.

I biglietti sono in vendita online sul sito del Maggio Musicale e presso la Biglietteria del Teatro.
Posto unico: 10€

Orchestra e Coro di Fondazione Arena nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura a Roma con lo Stabat Mater di Rossini

A Roma per il Festival di Musica e Arte Sacra

Capolavori sacri che si fondono. Circondati da un solenne silenzio. Lo Stabat Mater di Rossini ieri sera è risuonato nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura. Orchestra e Coro di Fondazione Arena si sono esibiti a Roma in occasione del 24° Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra.

Alla presenza del Cardinale James Michael Harvey Arciprete della Basilica, di alti prelati, e davanti ad una chiesa gremita, il Maestro Francesco Ivan Ciampa ha diretto magistralmente i complessi artistici  e i solisti che hanno composto un quartetto vocale d’eccezione per l’intensa partitura rossiniana: il soprano Eleonora Buratto, recentemente protagonista di Tosca in diretta televisiva, il mezzosoprano Agnieszka Rehlis, principessa dell’Aida areniana negli ultimi Festival, il tenore Marco Ciaponi, apprezzato belcantista a Verona in opere di Mozart e Salieri, e il basso Adolfo Corrado, vincitore a soli ventinove anni del BBC Singer of the World.

Presenti anche il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il Presidente dell’AGIS Francesco Giambrone, il Sovrintendente Cecilia Gasdia, il Vicedirettore artistico Stefano Trespidi.

Sotto il dorato soffitto di San Paolo Fuori le mura, Basilica Papale maggiore nota anche per ospitare i ritratti di tutti i pontefici da San Pietro ad oggi, un ascolto attento e raccolto e, al termine, calorosi applausi per l’Orchestra e il Coro di Fondazione Arena, preparato da Roberto Gabbiani.

Il Festival, giunto alla 24^ edizione, è organizzato dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, presieduta dal Senatore Hans-Albert Courtial, e propone ogni autunno meditazioni con alcuni tra i maggiori complessi artistici al mondo, tra cui i Wiener Philharmoniker, i Tallis Scholars, i Wiener Sängerknaben, nelle basiliche maggiori e chiese di Roma e Vaticano. Ad ispirare il Festival, sono le parole che Papa Paolo VI, oggi Santo, rivolse agli artisti nel discorso conclusivo del Concilio Vaticano II nel 1965: “Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”.

L’edizione 2025, dedicata in particolare a Palestrina, a 500 anni dalla nascita, unisce in realtà compagini e repertori diversissimi, dalla polifonia rinascimentale ai canti sacri ortodossi. L’opera proposta da Fondazione Arena è la maggiore composizione sacra di Gioachino Rossini, lo Stabat Mater, insieme alla Petite Messe Solennelle (che sarà proposta al Teatro Filarmonico di Verona nella Settimana Santa 2026). Rossini, all’apice della fama dopo il trionfo parigino di Guillaume Tell, scelse il ritiro dalle scene in favore di un silenzio creativo interrotto in poche occasioni: lo Stabat Mater, su testo della celebre sequenza medievale attribuita a Jacopone da Todi, fu la prima eclatante eccezione. Scritto nel 1831, pare senza troppa convinzione, su insistenza del prelato spagnolo padre Varela e destinato solo ad esecuzioni private, fu interrotto a metà per problemi di salute e completato dall’amico e collega Giovanni Tadolini per il Venerdì Santo. Dopo la morte di Varela, un editore francese venne in possesso dello spartito e, pur di impedirne la pubblicazione, Rossini completò il lavoro nel 1842, sostituendo gli interventi di Tadolini con brani propri, e curando poi la prima pubblica con grandi voci dell’epoca a Parigi e in una tournée italiana di successo, culminata in un’esecuzione all’Arena di Verona (allora solo di rado utilizzata per avvenimenti musicali).

LA TOSCA DI PUCCINI in diretta su Rai3, l’1 novembre, dal Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con il Ministero della Cultura e Rai Cultura

Un evento straordinario per celebrare uno dei capolavori più amati della storia dell’opera. Sabato 1° novembre, alle 20.50 in diretta in mondovisione su Rai3, Tosca, nella ricostruzione dell’allestimento originale del 1900 riproposto al Teatro dell’Opera di Roma, dove nacque il capolavoro di Giacomo Puccini. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura e Rai Cultura, anticipa l’apertura della stagione 2025/2026 dell’Opera di Roma e celebra il 125esimo anniversario dell’opera. A introdurre e commentare la serata su Rai3, saranno Cristiana Capotondi e Alessandro Preziosi, protagonisti del progetto televisivo.

Il 14 gennaio del 1900, Roma assiste alla prima assoluta di Tosca, un evento che lascia un segno indelebile nella storia della musica e della città. Sullo stesso palcoscenico torna oggi una ricostruzione completa e dettagliatissima dell’allestimento originale ideato da Adolf Hohenstein, realizzata con la supervisione dell’Archivio Storico Ricordi.

Sul podio il maestro Daniel Oren, mentre la regia è firmata da Alessandro Talevi. Protagoniste tre grandi stelle della lirica: Eleonora Buratto (Tosca), Jonathan Tetelman (Cavaradossi) e Luca Salsi (Scarpia). Completano il cast Gabriele Sagona (Angelotti), Domenico Colaianni (Sagrestano), Matteo Mezzaro (Spoletta), Daniele Massimi (Sciarrone), Alessandro Guerzoni (Carceriere) e Maria Nardone (Pastorello). La regia TV è affidata a Fabrizio Guttuso Alaimo.

Le scene e i costumi originali di Adolf Hohenstein sono stati ricreati rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti, con le luci firmate da Vinicio Cheli. L’Orchestra e il Coro, quest’ultimo diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma. È prevista anche la partecipazione della Scuola di Canto Corale.

«L’aspetto incredibile della partitura di Tosca – afferma il direttore Oren – è la sua fusione di passione, desiderio, sesso, commozione. Tutto suona sempre molto forte, molto drammatico, di una liricità pazzesca. Accanto alla crudeltà più estrema ci sono bellezza e poesia. Questo è il suo segreto. Per questo non invecchierà mai».

Il regista Alessandro Talevi sottolinea invece la modernità dell’opera: «Non ho mai smesso di ammirare la sottigliezza e la cura dei particolari con cui Puccini crea i suoi scenari e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista».

Seguendo le indicazioni originali di Puccini, l’allestimento restituisce la Roma vissuta dal compositore, dalle vedute dell’alba su Castel Sant’Angelo agli interni dorati di Sant’Andrea della Valle, fino ai rintocchi del Mattutino che il compositore di Lucca ascoltava all’alba per coglierne l’intonazione autentica da inserire in partitura.

In occasione della recita straordinario di Tosca, il Teatro dell’Opera di Roma presenta anche la mostra ‘Tosca 125. Oltre la scena’, che ne esplora la genesi e la fortuna attraverso documenti, bozzetti, fotografie e costumi provenienti dall’Archivio Storico Ricordi e dalle collezioni del Teatro.

LOCANDINA

Tosca

Musica Giacomo Puccini

Melodramma in tre atti

Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

Tratto dal dramma omonimo di Victorien Sardou

DIRETTORE Daniel Oren

REGIA Alessandro Talevi

Maestro del Coro Ciro Visco

Scene Adolf Hohenstein

Ricostruite da Carlo Savi

Costumi Adolf Hohenstein

Ricostruiti da Anna Biagiotti

Luci Vinicio Cheli

PERSONAGGI e INTERPRETI


Floria Tosca Eleonora Buratto

Mario Cavaradossi Jonathan Tetelman

Barone Scarpia Luca Salsi

Cesare Angelotti Gabriele Sagona

Sagrestano Domenico Colaianni

Spoletta Matteo Mezzaro
Pastorello Maria Nardone

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento Teatro dell’Opera di Roma

Ricostruzione dell’allestimento storico del 1900
in collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi

71° Festival Puccini 2025 : nel Gran Teatro all’aperto sulla riva del lago di Massaciuccoli gli interpreti più celebri di oggi protagonisti di cinque opere del compositore toscano

Un Gala con Anna Netrebko, Tosca, La bohème, Turandot, Madama Butterfly, Manon Lescaut, una versione di Suor Angelica su misura per il Parco, concerti da camera, danza e un omaggio a Morricone

Agresta, Blanch, Buratto, Feola, Giannattasio, Kurzak, López Moreno, Machaidze, Maslova, Pirozzi, Siri tra i soprani; Alagna, Costanzo, Eyvazov, Fabiano, Ganci, Grigolo, Kunde, Meli, Tetelman tra i tenori, Micheletti, Prato, Salsi, Sgura tra i baritoni, Pertusi e Prestia tra i bassi compongono i cast d’eccezione del 2025

In anteprima i titoli del 2026 con il centenario di Turandot

Comincia un nuovo corso per il Festival Puccini di Torre del Lago – Viareggio che, per la 71a edizione, si presenta rinnovato nella governance, rafforza gli accordi con le istituzioni nel nome del compositore toscano e riparte dalle voci: dal 18 luglio al 6 settembre 2025, cinque i titoli – Tosca, La bohème, Turandot, Madama Butterfly e Manon Lescaut cui si aggiunge un Gala con Anna Netrebko – per diciassette serate (tutte alle ore 21.15) che avranno per protagonisti gli interpreti più apprezzati dei nostri giorni, riuniti dal nuovo direttore artistico Angelo Taddeo in unico cartellone per celebrare Giacomo Puccini che proprio a pochi passi dal Gran Teatro all’aperto aveva il suo luogo d’elezione, «qui ho trovato la pace dell’anima» come scriveva, la sua Villa, oggi Museo curato dalla Fondazione Simonetta Puccini.

Per la prima volta, pronto anche il programma della prossima edizione, la 72a nell’estate 2026, dedicata al centenario di Turandot che aprirà il festival il 17 luglio in un nuovo allestimento (repliche il 24 luglio, 1, 20 e 28 agosto), seguita da Tosca (18 e 31 luglio, 8 e 21 agosto), La bohème (26 luglio, 6 e 27 agosto), Madama Butterfly (7 e 22 agosto, 4 settembre) e La fanciulla del west (29 agosto, 5 settembre). In occasione delle celebrazioni per Turandot, saranno allestite altre due opere scritte da altri compositori sul medesimo soggetto: il 4 luglio, nel Parco della Musica, sarà allestita Turanda di Antonio Bazzini (1867) mentre l’11 luglio, nell’auditorium Caruso, Turandot con la musica però di Ferruccio Busoni (1917). Il 22 luglio, nel Gran Teatro, ci sarà invece un Gala lirico.

«Il Festival Puccini 2025 – dichiara il presidente Fabrizio Miracolo – segna per noi l’inizio di un nuovo corso. Abbiamo lavorato in questi mesi con determinazione per restituire al Festival un ruolo centrale nel panorama lirico internazionale, a partire da un principio semplice ma fondamentale: tutto comincia da qui. Da Torre del Lago, luogo del cuore di Giacomo Puccini, dove il Maestro ha vissuto e composto, e dove quest’estate risuoneranno le sue note, interpretate dalle voci più celebri della scena operistica mondiale. Questo rilancio è stato possibile grazie a una rinnovata collaborazione tra le istituzioni, la Regione Toscana, il Comune di Viareggio, la Fondazione Simonetta Puccini senza naturalmente dimenticare il Ministero della Cultura e tutte le realtà che credono nella forza culturale, civile ed economica del Festival come la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Abbiamo voluto rafforzare anche il dialogo con le forze vive del territorio di Torre del Lago, un luogo che conserva la memoria del compositore e che desideriamo valorizzare in modo sempre più strutturato. Un ringraziamento particolare va al sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro, che ha accompagnato con determinazione il processo di rilancio, sostenendo in questi anni la riqualificazione dell’area del Gran Teatro e riconoscendo nel Festival un presidio culturale di eccellenza. Il merito artistico di questa 71ª edizione va al nuovo direttore artistico Angelo Taddeo che, in pochi mesi, ha saputo restituire centralità alla voce, ai grandi interpreti, alla qualità musicale. Abbiamo voluto puntare su un cartellone costruito con alcuni dei più importanti nomi della scena lirica internazionale. È un primo passo. Il nostro obiettivo è costruire, anno dopo anno, un Festival che sia al tempo stesso fedele a Puccini e alla sua musica, ma come lui capace di guardare lontano. Per la prima volta nella storia recente del Festival, prima ancora dell’inizio della stagione in corso, annunciamo anche i titoli della prossima edizione, quella del 2026, che celebrerà il centenario di Turandot. Una scelta che risponde alle esigenze di programmazione avanzata richieste dal pubblico internazionale e che dimostra l’efficienza operativa della nuova struttura e la visione a lungo termine della direzione artistica».

«Il 2025 segna l’inizio di una nuova stagione per il Festival Puccini – dichiara il direttore artistico Angelo Taddeo – e possiamo affermare con orgoglio che, quest’estate, alcune tra le più grandi voci della scena internazionale interpreteranno la musica di Puccini proprio qui, a Torre del Lago, dove il compositore l’ha pensata e in gran parte scritta. Maria Agresta, Anna Netrebko, Aleksandra Kurzak, Eleonora Buratto, Rosa Feola, Carmen Giannattasio, Carolina López Moreno, Roberto Alagna, Gregory Kunde, Yusif Eyvazov, Vittorio Grigolo, Francesco Meli, Michael Fabiano, Luciano Ganci, Jonathan Tetelman e molti altri daranno vita, sera dopo sera, a un cartellone vocale di altissimo livello, in dialogo costante con il paesaggio, la storia e l’eredità pucciniana. Dopo 70 edizioni, puntiamo a una rinnovata rilevanza del Festival a livello nazionale e internazionale, e lo facciamo attraverso la musica: quest’anno abbiamo scelto di concentrare ogni sforzo sulla qualità vocale, sull’identità pucciniana e sulla forza dei cast. L’unica nuova produzione è quella della Tosca inaugurale, firmata da Alfonso Signorini, che entrerà in repertorio. Ma lo sguardo è già rivolto al 2026: anno del centenario di Turandot, per il quale abbiamo in programma un nuovo allestimento. Non mancheranno poi, nell’ambito di questo centenario, nel Parco e nell’Auditorium Caruso, due rarità come Turanda di Bazzini e Turandot di Busoni. Un piccolo gesto simbolico che racconta l’ambizione di un Festival che vuole ritrovare voce e visione».

Ospite attesissimo del programma 2025 è senza dubbio il soprano Anna Netrebko insignito il 20 dicembre scorso del Premio Puccini – massimo riconoscimento della Città di Viareggio e della Fondazione Festival Pucciniano – che sarà protagonista di un Gala il 13 agosto con il tenore Martin Mühle e il baritono Jérôme Boutillier diretti da Michelangelo Mazza e con l’Orchestra del Festival Puccini. La locandina è divisa in due parti: nella prima saranno eseguite pagine di Giuseppe Verdi da Aida, Macbeth, Don Carlo, Il trovatore; mentre nella seconda spazio naturalmente a Puccini con pagine da Le Villi, Tosca, Edgar e Madama Butterfly.

Il pubblico che arriverà a Torre del Lago quest’anno noterà sicuramente importanti cambiamenti e un’accoglienza diversa. Negli ultimi anni infatti, l’area del Gran Teatro all’aperto e l’intero contesto urbano di Torre del Lago hanno beneficiato di un importante intervento di riqualificazione promosso dal sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro. In particolare, il progetto ha interessato il decoro, la viabilità, l’illuminazione e gli spazi pubblici, con una particolare attenzione al Belvedere sul Lago di Massaciuccoli, oggi trasformato in uno spazio pedonale di grande suggestione, a ridosso del Teatro e del Parco della Musica e della Scultura. Interventi che restituiscono dignità paesaggistica e funzionalità a un luogo profondamente legato alla figura di Giacomo Puccini, valorizzandone la vocazione culturale e turistica, e restituendolo pienamente alla comunità e al pubblico del Festival.

A inaugurare il 71° Festival venerdì 18 luglio 2025 sarà Tosca (in scena anche l’1, 9 e 29 agosto). Il dramma di ambientazione romana, tratto dalla pièce di Victorien Sardou, fu presentato per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900. A Torre del Lago andrà in scena in un nuovo allestimento con la regia e i costumi di Alfonso Signorini, affiancato da Juan Guilermo Nova per le scene e Valerio Alfieri per le luci; la direzione musicale è di Giorgio Croci. Come Floria Tosca si alterneranno quattro celebri interpreti: Aleksandra Kurzak (18/07), Eleonora Buratto (01/08), Carmen Giannattasio (09/08) e Valentina Boi (29/08). Mario Cavaradossi avrà il volto e la voce di Roberto Alagna (18/07), Michael Fabiano (01/08), Jonathan Tetelman (09/08) e Francesco Meli (29/08), mentre il Barone Scarpia sarà impersonato da Luca Salsi (18/07), Mikołaj Zalasiński (01 e 09/08) e Ivan Inverardi (29/08). Completano il cast Luciano Leoni (Angelotti), Carlo Ottino (Il Sagrestano), Francesco Napoleoni (Spoletta), Paolo Pecchioli (Sciarrone), Omar Cepparolli (Un carceriere) e Francesca Presepi (Un pastore). Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Festival Puccini sono diretti rispettivamente da Marco Faelli e Viviana Apicella.

Sabato 19 luglio debutta La bohème (repliche il 26 luglio e il 7 agosto). Tratta dal romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger, l’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896. Il Festival ripropone un proprio storico allestimento, firmato nel 2014 da Ettore Scola (ripresa 2025 di Marco Scola Di Mambro), con le scene di Luciano Ricceri, i costumi di Cristiana Da Rold e le luci di Valerio Alfieri: il celebre regista cinematografico usa una narrazione per immagini molto filmica, trasformando la scena in una sorta di “pellicola viva” che mostra al pubblico una Parigi d’epoca popolata da artisti e bohémiens. Le scene evocano con precisione ambienti da atelier pittorico e cafè di fine Ottocento, l’atmosfera è intima e predilige la narrazione emotiva e il dettaglio psicologico. La produzione è stata accolta con entusiasmo dal pubblico delle scorse edizioni, confermando di volta in volta la propria efficacia nel trasmettere l’espressività dell’opera. Sul podio Pier Giorgio Morandi. Rodolfo sarà interpretato da Vittorio Grigolo (19 e 26/07) e Carlo Raffaelli (07/08), Mimì da Nino Machaidze (19 e 26/07) e Maria Novella Malfatti (07/08). Marcello avrà la voce di Vittorio Prato, Musetta sarà Sara Blanch (19/07), Ilina Mihaylova (26/07) e Claudia Belluomini (07/08). Completano il cast Italo Proferisce (Schaunard), Antonio Di Matteo (Colline), Claudio Ottino (Benoît), Matteo Mollica (Alcindoro), Francesco Napoleoni (Parpignol), Francesco Auriemma (sergente dei doganieri), Simone Simoni (doganiere).

Il secondo weekend del festival si apre venerdì 25 luglio con Turandot (poi il 2, 14 e 22 agosto e il 5 settembre). L’opera incompiuta di Puccini verrà rappresentata nella versione completata da Franco Alfano. Torna in scena l’allestimento del 2017 con la regia di Alfonso Signorini – allora al suo primo spettacolo d’opera – le scene di Carla Tolomeo e i costumi di Fausto Puglisi: la produzione è caratterizzata da un impianto scenico sontuoso e visionario, che mescola esotismo e glamour in una Cina immaginaria, fastosa e simbolica, dominata da colori accesi, riflessi d’oro e rosso lacca, motivi orientaleggianti e scene notturne. La direzione musicale è affidata a Renato Palumbo. Turandot – che nella regia appare come una regina-fantasma, sospesa tra crudeltà e seduzione, gelo e passione – sarà interpretata da Anna Pirozzi (25/07), Olga Maslova (02 e 14/08) e Ann Mills Courtney (22/08 e 05/09), mentre il ruolo di Calaf sarà sostenuto da Gregory Kunde (25/07 e 02/08), Dario Di Vietri (14/08) e Yusif Eyvazov (22/08 e 05/09). Nei panni di Liù si alterneranno Carolina López Moreno (25/07 e 22/08), Rosa Feola (2/08), Alina Tkachuk (14/08) ed Elisa Balbo (05/09); Timur sarà Michele Pertusi (25/07 e 02/08) e Andrea De Campo (14, 22/08 e 05/09). Completano il cast Massimiliano Pisapia (Altoum), Sergio Vitale (25/07; 02/08 e 14/08) e Stefano Marchisio (22/08 e 05/09) (Ping), Andrea Tanzillo (Pang), Tiziano Barontini (Pong), Luca Dall’Amico (Un mandarino), Andrea Volpini (Il principino di Persia), Irene Celle e Maria Salvini (Ancelle).

Madama Butterfly torna in scena l’8 e il 23 agosto. L’opera, presentata in prima assoluta nel 1904 alla Scala, trae origine dalla tragedia di David Belasco e dal racconto di John Luther Long. La triste storia di Cio-Cio San viene portata in scena nella produzione del 2020 con la regia, le scene e i costumi a cura di Manu Lalli: un allestimento essenziale ma fortemente simbolico, ispirato al teatro di figura e alle arti visive orientali. La cultura giapponese viene evocata più che rappresentata fedelmente, attraverso segni stilizzati e movimenti coreografici. L’impianto visivo esalta la dimensione rituale e tragica della vicenda dell’adolescente giapponese innamorata di un marinaio statunitense, con una forte attenzione all’interiorità dei personaggi e un uso schiettamente teatrale della luce e del colore. La direzione musicale è affidata ad Antonino Fogliani. Maria Agresta sarà Cio-Cio San, affiancata da Chiara Mogini (Suzuki), Francesca Paoletti (Kate Pinkerton), Vincenzo Costanzo (Pinkerton), Luca Micheletti (Sharpless), Nicola Pamio (Goro), Manuel Pierattelli (Yamadori), Andrea Tabili (Bonzo), Francesco Auriemma (Yakusidé), Roberto Rabasco (Il commissario imperiale), Francesco Lombardi (L’ufficiale del registro), Maria Salvini (La madre), Claudia Belluomini (La zia), Irene Celle (La cugina).

Chiude il ciclo operistico Manon Lescaut, in programma il 30 agosto e il 6 settembre. Il dramma lirico in quattro atti su libretto ispirato al romanzo di Antoine-François Prévost andò in scena per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893. La regia di Manon Lescaut è firmata da Daniele De Plano sull’allestimento del 2002 dello scultore polacco Igor Mitoraj, autore di scene e costumi (ripresi rispettivamente da Luca Pizzi e Cristina Da Rold). I grandi volti blu di Mitoraj – sottoposti in questi mesi a restauro e che molti ricorderanno per essere parte del Parco della Musica e della scultura intorno al Gran Teatro all’aperto – tornano quindi in scena delineando uno spazio metafisico, solenne e sospeso, dove dialogano con la tragedia di Manon. L’atmosfera è atemporale, con una regia solenne che punta sull’impatto visivo delle forme e sulla loro carica simbolica, trasformando la vicenda in una parabola universale di caduta e perdizione. Dirige Valerio Galli, le luci sono di Valerio Alfieri. Maria José Siri interpreta la protagonista, accanto a Luciano Ganci (Des Grieux), Claudio Sgura (Lescaut), Giacomo Prestia (Geronte di Ravoir), Paolo Antognetti (Edmondo), Matteo Mollica (L’oste), Alessandra Della Croce (Un musico), Nicola Pamio (Il maestro di ballo), Manuel Pierattelli (Un lampionaio), Roberto Rabasco (Sergente degli arcieri), Omar Cepparolli (Il comandante di marina).

Tutte le produzioni vedono impegnati l’Orchestra, il Coro e, ove previsto, il Coro di voci bianche del Festival Puccini, guidati dal maestro del coro Marco Faelli e, per il coro di voci bianche, da Viviana Apicella.

Il festival si arricchisce di una sezione Off che comprende concerti e spettacoli legati al mondo musicale del compositore o per certi aspetti affini: si comincia il 13 luglio con una versione dell’atto unico Suor Angelica realizzata nello spazio Mitoraj del Parco della Musica del Gran Teatro, affidata alla regia di Davide Garattini Raimondi e alla direzione di Sirio Scacchetti. A Puccini si sono ispirati nel Novecento tantissimi autori di colonne sonore: uno di essi, Ennio Morricone, è giunto fino a poter “rivaleggiare” in fatto di notorietà e memorabilità dei temi; a lui è dedicato il concerto-tributo Morricone Story il 24 luglio con alcuni interpreti celebri delle colonne sonore del compositore romano, come il soprano Susanna Rigacci e Nello Salza “la tromba del cinema italiano” che interpreteranno brani da Mission, Il clan dei siciliani, Nuovo Cinema Paradiso, La leggenda del pianista sull’oceano, Per un pugno di dollari, C’era una volta in America. All’Auditorium Caruso, l’11 agosto, invece spazio alla danza con Giacomo Puccini, oltre il tempo di Emox Balletto con la coreografia e regia di Beatrice Paoleschi che, sulle note di Puccini, ne costruisce un ritratto sottolineandone la modernità e l’attualità tra danza contemporanea e Urban Dance; primo ballerino Francesco Mariottini, conosciuto dal pubblico anche per la sua partecipazione alla trasmissione TV “Amici” e poi è prevista la presenza dell’attore Andrea Buscemi. Sempre in auditorium, il 27 luglio e il 16 agosto, due recital pianistici, il primo con il vincitore del Concorso pianistico internazionale di Massarosa e il secondo con il pianista Luigi Traino, l’attrice Marilena Cheli e intitolato Il pianoforte di Puccini. Quindi una serie di Concerti a Villa Paolina – residenza di Viareggio, già appartenuta alla sorella di Napoleone – dove il 3, 12, 31 luglio e il 21 agosto si terranno alcuni concerti da camera dedicati rispettivamente a pagine di Vincenzo Bellini, Giovanni Pacini, Johann Strauss figlio e Pietro Mascagni.

Il 12 e 13 febbraio alla Semperoper della capitale della Sassonia con Eleonora Buratto, Szilvia Vörös, Francesco Meli, Michele Pertusi e il Sächsischer Staatsopernchor Dresden

Fu uno dei più distruttivi bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale quello che il 13 e 14 febbraio 1945 rase al suolo gran parte della città di Dresda. 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200 di bombe incendiarie furono scaricate da più di 800 aerei inglesi, cui si unirono successivamente i B-17 americani, seminando morte e terrore, con il preciso intento di distruggere completamente la città. Gran parte del centro storico fu raso al suolo in un enorme fuoco che riscaldò l’aria di centinaia di gradi. Lo scrittore statunitense Kurt Vonnegut ricordò la tragedia nel suo celebre Mattatoio n. 5.

Ottant’anni dopo questi drammatici eventi la Staatskapelle della capitale della Sassonia, una delle più antiche e prestigiose orchestre al mondo, fondata nel 1548, e il suo Direttore principale Daniele Gatti, li ricordano con un concerto che vede simbolicamente in locandina la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, in programma mercoledì 12 febbraio e giovedì 13 febbraio alle 19 alla Semperoper. Il teatro, che fu anch’esso bombardato, per l’occasione ospiterà una mostra commemorativa sia della sua distruzione sia della successiva ricostruzione, ultimata quarant’anni fa, nel 1985.

«Il 13 febbraio 2005 fui invitato dalla Sächsische Staatskapelle di Dresda per questa stessa ricorrenza» – dice Daniele Gatti – «Ricordo che proposi il Requiem di Verdi. Vent’anni dopo, come direttore principale della compagine, mi è sembrato doppiamente significativo ripresentare lo stesso brano».

Daniele Gatti ha scelto dunque il capolavoro che Giuseppe Verdi aveva concepito già nel 1868, come progetto, poi naufragato, di una composizione collettiva in memoria di Gioachino Rossini. La morte di Alessandro Manzoni, che sopraggiunge nel 1873, lo addolorò così profondamente da indurlo a riprendere il lavoro e dedicarlo all’artista che venerava come un santo. Eseguito per la prima volta dallo stesso Verdi il 22 maggio 1874 nella Basilica di San Marco a Milano, il Requiem è impregnato di una forte carica drammatica, che riflette la linea maestra del teatro verdiano: una grandiosa meditazione sul mistero della morte, che pur sotto il segno della ribellione contro la volontà divina, restituisce all’uomo dignità e consolazione.

Nel cast sono impegnati il soprano Eleonora Buratto, il mezzosoprano Szilvia Vörös, il tenore Francesco Meli e il basso Michele Pertusi, insieme allo Sächsischer Staatsopernchor Dresden.

 RICHARD JONES INAUGURA LA STAGIONE DELL’OPERA DI ROMA CON SIMON BOCCANEGRA DIRETTO DA MARIOTTI

 Protagonisti Luca Salsi, Eleonora Buratto, 

Michele Pertusi e Stefan Pop 

Dal 27 novembre al 5 dicembre al Teatro Costanzi

In occasione dello spettacolo esce il nuovo numero della rivista di attualità “Calibano” dedicato al potere 

È il grande regista inglese Richard Jones a firmare lo spettacolo che il 27 novembre inaugura la Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma: Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi. La nuova produzione, che segna il ritorno al Costanzi del regista dopo i successi de La dama di picche e Káťa Kabanová, vede impegnato sul podio il direttore musicale della Fondazione Capitolina Michele Mariotti. Protagonisti Luca Salsi nel ruolo del titolo, Eleonora Buratto come Maria Boccanegra, Michele Pertusi nella parte del nobile Jacopo Fiesco, Stefan Pop nelle vesti di Gabriele Adorno, Gevorg Hakobyan come Paolo Albiani. A firmare scene e costumi è Antony McDonald, mentre le luci sono di Adam Silverman. Coreografa per i movimenti mimici è Sarah Kate Fahie e maestro d’armi è Renzo Musumeci GrecoOrchestra e Coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma. La serata inaugurale del 27 novembre è trasmessa da Rai Cultura in prima serata su Rai5 alle 21.15 e in diretta su Radio3 Rai alle 18.00. Repliche fino al 5 dicembre. 

Intrighi politici e scontri di classe, passioni irrisolte e bramosie di potere. La storia del primo doge di Genova, Simon Boccanegra, è per Verdi un dramma sulla crisi di un sistema politico, e sul tormento di un uomo diviso tra l’amore per la figlia e il compimento dei propri doveri istituzionali. Una tragedia in cui il mare, cornice onnipresente nell’opera, è sia sfondo di una Genova in tumulto sia riflesso dell’animo inquieto dei protagonisti. Verdi tornò sulla partitura più di vent’anni dopo l’insuccesso di una prima versione, rappresentata a La Fenice di Venezia nel 1857, in un momento di svolta delle proprie concezioni drammaturgiche.  

A interpretare la storia di Simon Boccanegra in questa nuova produzione per l’Opera di Roma è chiamato Richard Jones. Pluripremiato regista britannico – ha vinto nove Olivier Awards e due South Bank Show Awards – Jones lavora da più di trent’anni per i palcoscenici di tutto il mondo. Oltre a mettere in scena spettacoli nei principali teatri londinesi (Royal Opera House, English National Opera, National Theatre, Royal Shakespeare Company e Young Vic), ha collaborato con il MET di New York, i festival di Glyndebourne, Aix-en-Provence e Bregenz, l’Opéra di Parigi, Scala di Milano e, ancora negli Stati Uniti, per Broadway, il New York Public Theatre e il Park Avenue Armory Theatre. Nominato Regista dell’anno dalla rivista Opernwelt Magazine per il suo Giulio Cesare alla Bayerische Staatsoper di Monaco, è inoltre dal 2015 Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico. Tra le produzioni premiate con gli Olivier Awards si ricordano Alcina (Royal Opera House), Hänsel und Gretel (Welsh National Opera) e Lady Macbeth del distretto di Mtsensk (Royal Opera House). Torna al Costanzi dopo aver messo in scena nel 2022 Kat’a Kabanova di Janáček, spettacolo vincitore di un South Bank Show Award. 

Sul podio sale invece il direttore musicale dell’Opera di Roma Michele Mariotti, che ha diretto il suo primo Simon Boccanegra nel 2007, a soli 28 anni, per l’apertura della stagione del Teatro Comunale di Bologna. Nel 2021, è tornato ad eseguire il titolo in forma di concerto, sempre con la stessa orchestra, al Festival Verdi di Parma. 

«Nel Simon Boccanegra di Verdi, amore e potere si trovano crudelmente schierati l’uno contro l’altro. – dice Mariotti – Da una parte la musica esprime un’atmosfera liquida, scura e inafferrabile proprio come gli intrighi del potere, dall’altra, per mezzo del canto isolato di un fagotto o delle oscillazioni cromatiche degli archi, ci commuove. Nel finale del primo atto, ad esempio, Verdi delinea un quadro di inaudita violenza: uno scontro tra patrizi e plebei che sarà interrotto solamente dal pianto del doge che va gridando ‘pace’ e ‘amore’. Ma in un mondo così bieco non c’è posto né per l’amore né per la pace, se non quella che Simon Boccanegra troverà nell’ultimo abbraccio con il mare, che diventerà così la sua tomba».

Premio Abbiati 2017 come Miglior Direttore d’orchestra, Mariotti è ospite regolare dei principali teatri italiani e internazionali, come la Wiener Staatsoper, la Royal Opera House, la Deutsche Oper Berlin, il Festival di Salisburgo e il MET di New York. Nella stagione 2024/25 della Fondazione Capitolina dirigerà la prima delle tre riprese di Tosca firmate da Alessandro Talevi per i 125 anni del capolavoro pucciniano (14 e 16 gennaio 2025), il dittico Suor Angelica/Il prigioniero (23 aprile – 2 maggio 2025), lo Stabat Mater per la regia di Romeo Castellucci (26 – 31 ottobre 2025) e due concerti sinfonici (8 dicembre 2024 e 22 marzo 2025). 

Protagonista sul palco nel ruolo del titolo il baritono Luca Salsi, già apprezzato Simon Boccanegra al Festival di Salisburgo nel 2019 e più recentemente alla Scala di Milano. Interprete di riferimento del repertorio verdiano, ha cantato nei principali teatri al mondo, tra i quali il MET di New York, la Royal Opera House e la Wiener Staatsoper. Torna al Costanzi dopo aver interpretato Michele ne Il Tabarro diretto da Mariotti nel 2022. Accanto a lui, nel ruolo di Maria Boccanegra, il soprano Eleonora Buratto, insignita del Premio Abbiati 2021 come Miglior Cantante e applauditissima Madama Butterfly nella Stagione 2022/23 dell’Opera di Roma. Al Costanzi ha già interpretato la figlia del doge nel 2012, ruolo che poi ha portato nel 2014 in tournée con l’Opera di Roma al Bunka Kaikan di Tokyo, entrambe lo volte sotto la direzione di Riccardo Muti. A cantare Jacopo Fiesco è invece il basso Michele Pertusi che, in questa veste, è già salito sui palchi di Vienna, Torino, Bologna e Parma. Il tenore Stefan Pop è invece Gabriele Adorno. Vincitore di due premi Operalia e di un Oscar della Lirica Young Generation, Pop torna sul palco della Fondazione Capitolina dopo aver cantato nel Requiem di Verdi diretto da Mariotti a febbraio 2023. Nei panni del filatore d’oro Paolo Albiani canta il baritono Gevorg Hakobyan, mentre il popolano Pietro è incarnato dal basso Luciano Leoni

Nelle repliche del 29 novembre, 1 e 4 dicembre, Simon Boccanegra è invece interpretato dal baritono Claudio Sgura, apprezzatissimo Scarpia nella recente produzione di Tosca al Caracalla Festival e di cui tornerà a rivestire i panni, a maggio all’Opera di Roma, nella ripresa di Alessandro Talevi; Maria Boccanegra da Maria Motolygina, soprano al suo debutto con la Fondazione Capitolina; Jacopo Fiesco da Riccardo Zanellato; Gabriele Adorno da Anthony Ciaramitaro, che torna all’Opera di Roma dopo aver interpretato Faust nel Mefistofele che ha inaugurato la Stagione 2023/24.  

La prima rappresentazione è prevista per mercoledì 27 novembre alle ore 18.00. Repliche venerdì 29 novembre (ore 20.00), sabato 30 novembre (ore 18.00), domenica 1 dicembre (ore 16.30), martedì 3 dicembre (ore 20.00), mercoledì 4 dicembre (ore 20.00), giovedì 5 dicembre (ore 20.00). Anteprima giovani domenica 24 novembre (ore 16.30).

In occasione dello spettacolo inaugurale esce il quinto numero di “Calibano”, la rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma realizzata in collaborazione con effequ che, pubblicata ogni quattro mesi, trae ispirazione dalle opere in cartellone per riflettere sul mondo di oggi. Il nuovo numero collega Simon Boccanegra al tema del potere e si interroga, con contributi che spaziano dalla nonviolenza politica all’antispecismo, dagli algoritmi alla seduzione dell’immagine televisiva, sulle molteplici forme che oggi questo assume. Tra le firme di questo numero Giancarlo De Cataldo, autore di una testimonianza sul potere visto dall’esperienza di un magistrato, e Andrea Tarabbia (Premio Campiello 2019), presente per l’occasione con un racconto inedito. È in programma una presentazione in anteprima dello spettacolo inaugurale e del nuovo numero della rivista venerdì 22 novembre, alle ore 17.30, in Sala Grigia al Costanzi ad ingresso libero. Intervengono il direttore musicale della Fondazione Capitolina Michele Mariotti, la giornalista Donata Columbro, il musicologo Giuliano Danieli e il direttore di “Calibano” Paolo Cairoli.  

Biglietti in vendita sul sito https://www.operaroma.it/ e al botteghino

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

VOLTI DEL POTERE | STAGIONE 2024/25 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Simon Boccanegra

musica di Giuseppe Verdi

melodramma in un prologo e tre atti

libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito

TITOLO INAUGURALE  

DIRETTORE MICHELE MARIOTTI  

REGIA RICHARD JONES  

MAESTRO DEL CORO CIRO VISCO  

SCENE E COSTUMI ANTONY MCDONALD  

LUCI ADAM SILVERMAN  

COREOGRAFIA PER I MOVIMENTI MIMICI SARAH KATE FAHIE

MAESTRO D’ARMI RENZO MUSUMECI GRECO 

PERSONAGGI INTERPRETI  

SIMON BOCCANEGRA LUCA SALSI / CLAUDIO SGURA 29 NOV, 1, 4 DIC  

MARIA BOCCANEGRA (AMELIA) ELEONORA BURATTO MARIA MOTOLYGINA 29 NOV, 1, 4 DIC  

JACOPO FIESCO MICHELE PERTUSI / RICCARDO ZANELLATO 29 NOV, 1, 4 DIC  

GABRIELE ADORNO STEFAN POP / ANTHONY CIARAMITARO 29 NOV, 1, 4 DIC  

PAOLO ALBIANI GEVORG HAKOBYAN  

PIETRO LUCIANO LEONI  

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA  

NUOVO ALLESTIMENTO TEATRO DELL’OPERA DI ROMA  

TEATRO COSTANZI

ANTEPRIMA GIOVANI domenica 24 novembre ore 16.30

PRIMA RAPPRESENTAZIONE MERCOLEDÌ 27 NOVEMBRE ORE 18.00 (turno a)

Trasmessa da RaiCultura in prima serata su Rai5 alle 21.15 e in diretta su Radio3 Rai alle 18.00.

REPLICHE

venerdì 29 novembre ore 20.00 

sabato 30 novembre ore 18.00 (turno d)

domenica 1 dicembre ore 16.30 (turno e)

martedì 3 dicembre ore 20.00 (turno b)

mercoledì 4 dicembre ore 20.00 

giovedì 5 dicembre ore 20.00 (turno c)

Foto di Fabrizio Sansoni

RICHARD JONES INAUGURA LA STAGIONE DELL’OPERA DI ROMA CON SIMON BOCCANEGRA DIRETTO DA MARIOTTI

 Protagonisti Luca Salsi, Eleonora Buratto, 

Michele Pertusi e Stefan Pop 

Dal 27 novembre al 5 dicembre al Teatro Costanzi

In occasione dello spettacolo esce il nuovo numero della rivista di attualità “Calibano” dedicato al potere 

È il grande regista inglese Richard Jones a firmare lo spettacolo che il 27 novembre inaugura la Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma: Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi. La nuova produzione, che segna il ritorno al Costanzi del regista dopo i successi de La dama di picche e Káťa Kabanová, vede impegnato sul podio il direttore musicale della Fondazione Capitolina Michele Mariotti.

Protagonisti Luca Salsi nel ruolo del titolo, Eleonora Buratto come Maria Boccanegra, Michele Pertusi nella parte del nobile Jacopo Fiesco, Stefan Pop nelle vesti di Gabriele Adorno, Gevorg Hakobyan come Paolo Albiani.

A firmare scene e costumi è Antony McDonald, mentre le luci sono di Adam Silverman. Coreografa per i movimenti mimici è Sarah Kate Fahie e maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco

Orchestra e Coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma. La serata inaugurale del 27 novembre è trasmessa da Rai Cultura in prima serata su Rai5 alle 21.15 e in diretta su Radio3 Rai alle 18.00. Repliche fino al 5 dicembre. 

Intrighi politici e scontri di classe, passioni irrisolte e bramosie di potere. La storia del primo doge di Genova, Simon Boccanegra, è per Verdi un dramma sulla crisi di un sistema politico, e sul tormento di un uomo diviso tra l’amore per la figlia e il compimento dei propri doveri istituzionali. Una tragedia in cui il mare, cornice onnipresente nell’opera, è sia sfondo di una Genova in tumulto sia riflesso dell’animo inquieto dei protagonisti. Verdi tornò sulla partitura più di vent’anni dopo l’insuccesso di una prima versione, rappresentata a La Fenice di Venezia nel 1857, in un momento di svolta delle proprie concezioni drammaturgiche.  

A interpretare la storia di Simon Boccanegra in questa nuova produzione per l’Opera di Roma è chiamato Richard Jones. Pluripremiato regista britannico – ha vinto nove Olivier Awards e due South Bank Show Awards – Jones lavora da più di trent’anni per i palcoscenici di tutto il mondo. Oltre a mettere in scena spettacoli nei principali teatri londinesi (Royal Opera House, English National Opera, National Theatre, Royal Shakespeare Company e Young Vic), ha collaborato con il MET di New York, i festival di Glyndebourne, Aix-en-Provence e Bregenz, l’Opéra di Parigi, Scala di Milano e, ancora negli Stati Uniti, per Broadway, il New York Public Theatre e il Park Avenue Armory Theatre. Nominato Regista dell’anno dalla rivista Opernwelt Magazine per il suo Giulio Cesare alla Bayerische Staatsoper di Monaco, è inoltre dal 2015 Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico. Tra le produzioni premiate con gli Olivier Awards si ricordano Alcina (Royal Opera House), Hänsel und Gretel (Welsh National Opera) e Lady Macbeth del distretto di Mtsensk (Royal Opera House). Torna al Costanzi dopo aver messo in scena nel 2022 Kat’a Kabanova di Janacek, spettacolo vincitore di un South Bank Show Award. 

Sul podio sale invece il direttore musicale dell’Opera di Roma Michele Mariotti, che ha diretto il suo primo Simon Boccanegra nel 2007, a soli 28 anni, per l’apertura della stagione del Teatro Comunale di Bologna. Nel 2021, è tornato ad eseguire il titolo in forma di concerto, sempre con la stessa orchestra, al Festival Verdi di Parma. 

«Nel Simon Boccanegra di Verdi, amore e potere si trovano crudelmente schierati l’uno contro l’altro. – dice Mariotti – Da una parte la musica esprime un’atmosfera liquida, scura e inafferrabile proprio come gli intrighi del potere, dall’altra, per mezzo del canto isolato di un fagotto o delle oscillazioni cromatiche degli archi, ci commuove. Nel finale del primo atto, ad esempio, Verdi delinea un quadro di inaudita violenza: uno scontro tra patrizi e plebei che sarà interrotto solamente dal pianto del doge che va gridando ‘pace’ e ‘amore’. Ma in un mondo così bieco non c’è posto né per l’amore né per la pace, se non quella che Simon Boccanegra troverà nell’ultimo abbraccio con il mare, che diventerà così la sua tomba».

Premio Abbiati 2017 come Miglior Direttore d’orchestra, Mariotti è ospite regolare dei principali teatri italiani e internazionali, come la Wiener Staatsoper, la Royal Opera House, la Deutsche Oper Berlin, il Festival di Salisburgo e il MET di New York. Nella stagione 2024/25 della Fondazione Capitolina dirigerà la prima delle tre riprese di Tosca firmate da Alessandro Talevi per i 125 anni del capolavoro pucciniano (14 e 16 gennaio 2025), il dittico Suor Angelica/Il prigioniero (23 aprile – 2 maggio 2025), lo Stabat Mater per la regia di Romeo Castellucci (26 – 31 ottobre 2025) e due concerti sinfonici (8 dicembre 2024 e 22 marzo 2025). 

Protagonista sul palco nel ruolo del titolo il baritono Luca Salsi, già apprezzato Simon Boccanegra al Festival di Salisburgo nel 2019 e più recentemente alla Scala di Milano. Interprete di riferimento del repertorio verdiano, ha cantato nei principali teatri al mondo, tra i quali il MET di New York, la Royal Opera House e la Wiener Staatsoper. Torna al Costanzi dopo aver interpretato Michele ne Il Tabarro diretto da Mariotti nel 2022. Accanto a lui, nel ruolo di Maria Boccanegra, il soprano Eleonora Buratto, insignita del Premio Abbiati 2021 come Miglior Cantante e applauditissima Madama Butterfly nella Stagione 2022/23 dell’Opera di Roma. Al Costanzi ha già interpretato la figlia del doge nel 2012, ruolo che poi ha portato nel 2014 in tournée con l’Opera di Roma al Bunka Kaikan di Tokyo, entrambe lo volte sotto la direzione di Riccardo Muti. A cantare Jacopo Fiesco è invece il basso Michele Pertusi che, in questa veste, è già salito sui palchi di Vienna, Torino, Bologna e Parma. Il tenore Stefan Pop è invece Gabriele Adorno. Vincitore di due premi Operalia e di un Oscar della Lirica Young Generation, Pop torna sul palco della Fondazione Capitolina dopo aver cantato nel Requiem di Verdi diretto da Mariotti a febbraio 2023. Nei panni del filatore d’oro Paolo Albiani canta il baritono Gevorg Hakobyan, mentre il popolano Pietro è incarnato dal basso Luciano Leoni

Nelle repliche del 29 novembre, 1 e 4 dicembre, Simon Boccanegra è invece interpretato dal baritono Claudio Sgura, apprezzatissimo Scarpia nella recente produzione di Tosca al Caracalla Festival e di cui tornerà a rivestire i panni, a maggio all’Opera di Roma, nella ripresa di Alessandro Talevi; Maria Boccanegra da Maria Motolygina, soprano al suo debutto con la Fondazione Capitolina; Jacopo Fiesco da Dmitri Ulyanov, anche lui prima volta sul palco del Costanzi; Gabriele Adorno da Anthony Ciaramitaro, che torna all’Opera di Roma dopo aver interpretato Faust nel Mefistofele che ha inaugurato la Stagione 2023/24.  

La prima rappresentazione è prevista per mercoledì 27 novembre alle ore 18.00. Repliche venerdì 29 novembre (ore 20.00), sabato 30 novembre (ore 18.00), domenica 1 dicembre (ore 16.30), martedì 3 dicembre (ore 20.00), mercoledì 4 dicembre (ore 20.00), giovedì 5 dicembre (ore 20.00). Anteprima giovani domenica 24 novembre (ore 16.30). Lezione di opera con Giovanni Bietti sabato 16 novembre (ore 18.00). 

In occasione dello spettacolo inaugurale esce il quinto numero di “Calibano”, la rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma realizzata in collaborazione con effequ che, pubblicata ogni quattro mesi, trae ispirazione dalle opere in cartellone per riflettere sul mondo di oggi. Il nuovo numero collega Simon Boccanegra al tema del potere e si interroga, con contributi che spaziano dalla nonviolenza politica all’antispecismo, dagli algoritmi alla seduzione dell’immagine televisiva, sulle molteplici forme che oggi questo assume. Tra le firme di questo numero Giancarlo De Cataldo, autore di una testimonianza sul potere visto dall’esperienza di un magistrato, e Andrea Tarabbia (Premio Campiello 2019), presente per l’occasione con un racconto inedito. 

Biglietti in vendita sul sito https://www.operaroma.it/ e al botteghino

RICHARD JONES INAUGURA LA STAGIONE DELL’OPERA DI ROMA CON SIMON BOCCANEGRA DIRETTO DA MARIOTTI

 Protagonisti Luca Salsi, Eleonora Buratto, 

Michele Pertusi e Stefan Pop 

Dal 27 novembre al 5 dicembre al Teatro Costanzi

In occasione dello spettacolo esce il nuovo numero della rivista di attualità “Calibano” dedicato al potere 

È il grande regista inglese Richard Jones a firmare lo spettacolo che il 27 novembre inaugura la Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma: Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi. La nuova produzione, che segna il ritorno al Costanzi del regista dopo i successi de La dama di picche e Káťa Kabanová, vede impegnato sul podio il direttore musicale della Fondazione Capitolina Michele Mariotti.

Protagonisti Luca Salsi nel ruolo del titolo, Eleonora Buratto come Maria Boccanegra, Michele Pertusi nella parte del nobile Jacopo Fiesco, Stefan Pop nelle vesti di Gabriele Adorno, Gevorg Hakobyan come Paolo Albiani.

A firmare scene e costumi è Antony McDonald, mentre le luci sono di Adam Silverman. Coreografa per i movimenti mimici è Sarah Kate Fahie e maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco

Orchestra e Coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma.

La serata inaugurale del 27 novembre è trasmessa da Rai Cultura in prima serata su Rai5 alle 21.15 e in diretta su Radio3 Rai alle 18.00. Repliche fino al 5 dicembre. 

Intrighi politici e scontri di classe, passioni irrisolte e bramosie di potere. La storia del primo doge di Genova, Simon Boccanegra, è per Verdi un dramma sulla crisi di un sistema politico, e sul tormento di un uomo diviso tra l’amore per la figlia e il compimento dei propri doveri istituzionali. Una tragedia in cui il mare, cornice onnipresente nell’opera, è sia sfondo di una Genova in tumulto sia riflesso dell’animo inquieto dei protagonisti. Verdi tornò sulla partitura più di vent’anni dopo l’insuccesso di una prima versione, rappresentata a La Fenice di Venezia nel 1857, in un momento di svolta delle proprie concezioni drammaturgiche.  

A interpretare la storia di Simon Boccanegra in questa nuova produzione per l’Opera di Roma è chiamato Richard Jones. Pluripremiato regista britannico – ha vinto nove Olivier Awards e due South Bank Show Awards – Jones lavora da più di trent’anni per i palcoscenici di tutto il mondo. Oltre a mettere in scena spettacoli nei principali teatri londinesi (Royal Opera House, English National Opera, National Theatre, Royal Shakespeare Company e Young Vic), ha collaborato con il MET di New York, i festival di Glyndebourne, Aix-en-Provence e Bregenz, l’Opéra di Parigi, Scala di Milano e, ancora negli Stati Uniti, per Broadway, il New York Public Theatre e il Park Avenue Armory Theatre. Nominato Regista dell’anno dalla rivista Opernwelt Magazine per il suo Giulio Cesare alla Bayerische Staatsoper di Monaco, è inoltre dal 2015 Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico. Tra le produzioni premiate con gli Olivier Awards si ricordano Alcina (Royal Opera House), Hänsel und Gretel (Welsh National Opera) e Lady Macbeth del distretto di Mtsensk (Royal Opera House). Torna al Costanzi dopo aver messo in scena nel 2022 Kat’a Kabanova di Janacek, spettacolo vincitore di un South Bank Show Award. 

Sul podio sale invece il direttore musicale dell’Opera di Roma Michele Mariotti, che ha diretto il suo primo Simon Boccanegra nel 2007, a soli 28 anni, per l’apertura della stagione del Teatro Comunale di Bologna. Nel 2021, è tornato ad eseguire il titolo in forma di concerto, sempre con la stessa orchestra, al Festival Verdi di Parma. 

«Nel Simon Boccanegra di Verdi, amore e potere si trovano crudelmente schierati l’uno contro l’altro. – dice Mariotti – Da una parte la musica esprime un’atmosfera liquida, scura e inafferrabile proprio come gli intrighi del potere, dall’altra, per mezzo del canto isolato di un fagotto o delle oscillazioni cromatiche degli archi, ci commuove. Nel finale del primo atto, ad esempio, Verdi delinea un quadro di inaudita violenza: uno scontro tra patrizi e plebei che sarà interrotto solamente dal pianto del doge che va gridando ‘pace’ e ‘amore’. Ma in un mondo così bieco non c’è posto né per l’amore né per la pace, se non quella che Simon Boccanegra troverà nell’ultimo abbraccio con il mare, che diventerà così la sua tomba».

Premio Abbiati 2017 come Miglior Direttore d’orchestra, Mariotti è ospite regolare dei principali teatri italiani e internazionali, come la Wiener Staatsoper, la Royal Opera House, la Deutsche Oper Berlin, il Festival di Salisburgo e il MET di New York. Nella stagione 2024/25 della Fondazione Capitolina dirigerà la prima delle tre riprese di Tosca firmate da Alessandro Talevi per i 125 anni del capolavoro pucciniano (14 e 16 gennaio 2025), il dittico Suor Angelica/Il prigioniero (23 aprile – 2 maggio 2025), lo Stabat Mater per la regia di Romeo Castellucci (26 – 31 ottobre 2025) e due concerti sinfonici (8 dicembre 2024 e 22 marzo 2025). 

Protagonista sul palco nel ruolo del titolo il baritono Luca Salsi, già apprezzato Simon Boccanegra al Festival di Salisburgo nel 2019 e più recentemente alla Scala di Milano. Interprete di riferimento del repertorio verdiano, ha cantato nei principali teatri al mondo, tra i quali il MET di New York, la Royal Opera House e la Wiener Staatsoper. Torna al Costanzi dopo aver interpretato Michele ne Il Tabarro diretto da Mariotti nel 2022. Accanto a lui, nel ruolo di Maria Boccanegra, il soprano Eleonora Buratto, insignita del Premio Abbiati 2021 come Miglior Cantante e applauditissima Madama Butterfly nella Stagione 2022/23 dell’Opera di Roma. Al Costanzi ha già interpretato la figlia del doge nel 2012, ruolo che poi ha portato nel 2014 in tournée con l’Opera di Roma al Bunka Kaikan di Tokyo, entrambe lo volte sotto la direzione di Riccardo Muti. A cantare Jacopo Fiesco è invece il basso Michele Pertusi che, in questa veste, è già salito sui palchi di Vienna, Torino, Bologna e Parma. Il tenore Stefan Pop è invece Gabriele Adorno. Vincitore di due premi Operalia e di un Oscar della Lirica Young Generation, Pop torna sul palco della Fondazione Capitolina dopo aver cantato nel Requiem di Verdi diretto da Mariotti a febbraio 2023. Nei panni del filatore d’oro Paolo Albiani canta il baritono Gevorg Hakobyan, mentre il popolano Pietro è incarnato dal basso Luciano Leoni

Nelle repliche del 29 novembre, 1 e 4 dicembre, Simon Boccanegra è invece interpretato dal baritono Claudio Sgura, apprezzatissimo Scarpia nella recente produzione di Tosca al Caracalla Festival e di cui tornerà a rivestire i panni, a maggio all’Opera di Roma, nella ripresa di Alessandro Talevi; Maria Boccanegra da Maria Motolygina, soprano al suo debutto con la Fondazione Capitolina; Jacopo Fiesco da Dmitri Ulyanov, anche lui prima volta sul palco del Costanzi; Gabriele Adorno da Anthony Ciaramitaro, che torna all’Opera di Roma dopo aver interpretato Faust nel Mefistofele che ha inaugurato la Stagione 2023/24.  

La prima rappresentazione è prevista per mercoledì 27 novembre alle ore 18.00. Repliche venerdì 29 novembre (ore 20.00), sabato 30 novembre (ore 18.00), domenica 1 dicembre (ore 16.30), martedì 3 dicembre (ore 20.00), mercoledì 4 dicembre (ore 20.00), giovedì 5 dicembre (ore 20.00). Anteprima giovani domenica 24 novembre (ore 16.30). Lezione di opera con Giovanni Bietti sabato 16 novembre (ore 18.00). 

In occasione dello spettacolo inaugurale esce il quinto numero di “Calibano”, la rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma realizzata in collaborazione con effequ che, pubblicata ogni quattro mesi, trae ispirazione dalle opere in cartellone per riflettere sul mondo di oggi. Il nuovo numero collega Simon Boccanegra al tema del potere e si interroga, con contributi che spaziano dalla nonviolenza politica all’antispecismo, dagli algoritmi alla seduzione dell’immagine televisiva, sulle molteplici forme che oggi questo assume. Tra le firme di questo numero Giancarlo De Cataldo, autore di una testimonianza sul potere visto dall’esperienza di un magistrato, e Andrea Tarabbia (Premio Campiello 2019), presente per l’occasione con un racconto inedito. 

Biglietti in vendita sul sito https://www.operaroma.it/ e al botteghino

Info: https://www.operaroma.it/spettacoli/simon-boccanegra-2/

Venerdì 16 febbraio 2024 – ore 18.00 incontro con ELEONORA BURATTO.

Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini”

Grandi voci alla Scala

ELEONORA BURATTO

a cura di

SABINO LENOCI e GIANCARLO LANDINI

in collaborazione con la rivista l’Opera

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Applaudita interprete di Amelia nel Simon Boccanegra di Verdi in scena questo mese al Teatro alla Scala, il soprano Eleonora Buratto è ospite venerdì 16 febbraio (ore 18) al Ridotto dei Palchi nell’ambito del ciclo “Grandi voci alla Scala”, curato da Sabino Lenoci e Giancarlo Landini, direttore e vicedirettore della rivista “l’opera”, in collaborazione con il Teatro.

Eleonora Buratto è una delle grandi voci dei nostri giorni per la preziosa qualità del suo timbro, l’accuratezza del suo canto, la raffinata musicalità e la viva sensibilità artistica.

Dopo aver vinto il Concorso “Adriano Belli” di Spoleto, debuttando come Musetta nella Bohème, Eleonora Buratto è stata chiamata da Riccardo Muti a cantare in un ventaglio di titoli che spaziano da Mozart e Cherubini a Mercadante e Verdi, rivelandosi duttile ed efficace nell’affrontare stili e vocalità diverse.

Il suo repertorio è andato arricchendosi con titoli del primo Ottocento (come Otello e Moïse et Pharon di Rossini al ROF) e con la produzione sia verdiana sia pucciniana, come dimostrano le sue acclamate presenze sui principali palcoscenici italiani ed esteri, tra cui il Metropolitan di New York, dove ha interpretato Norina nel Don Pasquale, Liù nella Turandot, Mimì nella Bohème, Cio-Cio-San in Madama Butterfly, Elisabetta nel Don Carlo.

Alla Scala Eleonora Buratto ha debuttato nel 2015, Adina nell’Elisir d’amore; vi è tornata per lo spettacolo inaugurale della Stagione 2011, … a riveder le stelle; è stata Fiordiligi nel Così fan tutte del 2021 e Antonia nel nuovo allestimento di Les Contes d’Hoffmann del 2023.

Un nuovo Simon Boccanegra per la Scala: dirige Lorenzo Viotti, regia di Daniele Abbado, Luca Salsi è il Doge

Attesa per l’Amelia di Eleonora Buratto (che si alterna con Anita Hartig) e per il Gabriele Adorno di Matthew Polenzani.

Diretta su LaScalaTv il 14 febbraio.

Simon Boccanegra va in scena al Teatro alla Scala per sette rappresentazioni dal 1° al 24 febbraio con la direzione di Lorenzo Viotti e un nuovo allestimento di Daniele Abbado che firma anche le scene insieme a Angelo Linzalata mentre i costumi sono di Nanà Cecchi e le luci di Alessandro Carletti.

Con Simone Luca Salsi aggiunge un nuovo titolo alla sua galleria di personaggi verdiani alla Scala dopo Francesco Foscari, Don Carlo in Ernani, Macbeth, Renato in Un ballo in maschera e Rodrigo in Don Carlo lo scorso 7 dicembre.

La parte di Amelia/Maria è l’occasione per l’attesissimo debutto verdiano alla Scala di Eleonora Buratto dopo le splendide prove in Donizetti e Mozart.

Il 21 e 24 febbraio la parte sarà sostenuta da Anita Hartig.

Altro sicuro motivo di interesse della produzione è il debutto alla Scala di uno dei più affermati tenori americani, Charles Castronovo, che sarà sostituito il 21 e 24 dall’emergente italiano.

Ain Anger, applauditissimo Pimen nel Boris che ha inaugurato la scorsa Stagione, è Fiesco, mentre Roberto de Candia è Paolo Albiani.

La rappresentazione di mercoledì 14 febbraio sarà trasmessa in diretta sulla piattaforma LaScalaTv, dove resterà visibile fino al 21 febbraio.

Un’ora prima dell’inizio di ogni rappresentazione si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Claudio Toscani presso il Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”.

Simon Boccanegra è un’opera cardine nel percorso artistico di Giuseppe Verdi ma anche nella costituzione dell’identità scaligera: dopo l’incerta prima veneziana del 1857 il titolo risorse nel 1881 al Piermarini in una nuova versione elaborata da Verdi e Arrigo Boito sotto gli auspici di Giulio Ricordi. E ancora alla Scala sono legate le tappe principali dell’affermazione novecentesca dell’opera, dall’esecuzione diretta da Gianandrea Gavazzeni nel 1965 a quella storica diretta da Claudio Abbado con la regia di Strehler, senza dimenticare le successive direzioni di Daniel Barenboim e Myung-Whun Chung. Il nuovo allestimento scaligero segna il debutto verdiano al Piermarini del trentatreenne Lorenzo Viotti, dopo le brillanti prove offerte nel repertorio francese (Roméo et Juliette e Thaïs). Nella sua intervista alla Rivista scaligera il giovane maestro ricorda come Simon Boccanegra sia stata la prima opera a cui ha assistito dal vivo, a cinque anni: dirigeva suo padre Marcello.  Spiega Viotti: “Sono convinto che sia il testamento musicale di Verdi. Certo, dopo verranno altri due capolavori e Pezzi sacri, ma la distanza tra questi e Boccanegra è enorme e indicativa. Lo dicono la raffinatezza dei valori musicali della partitura, la velocità impressa all’azione drammatica attraverso la concisione dei pochi pezzi chiusi, il nuovo stile di canto. E la stessa tinta complessiva: la prima versione era triste, la seconda lo è ancora di più. Quasi ogni persona ha la ‘sua’ versione. O, meglio, l’opera si racconta a ognuno in maniera diversa”.  Simili considerazioni ispirano il regista Daniele Abbado: “Non sono sicuro del fatto che ci sia una vera riconciliazione alla fine dell’opera. C’è tra Simone e Gabriele Adorno, tra Amelia e Fiesco, ma tra Simone e il suo popolo resta un grande punto interrogativo. Il finale rimane, per me, un finale amaro. Anche per questo seguirò la didascalia di Verdi che lei citava, in modo che quando Simone muore ci sia un buio totale in sala”.

L’opera

Opera radicalmente innovativa nella struttura drammaturgica (i fatti rappresentati nel Prologo precedono di 25 anni l’azione dell’Atto I), non del tutto trasparente nel disegno narrativo abbozzato dallo stesso Verdi e versificato dal Piave, e decisamente insolita per la cupezza del colore orchestrale, Simon Boccanegra cadde alla prima rappresentazione alla Fenice di Venezia nel 1857, fu applaudita poco dopo a Napoli e di nuovo fischiata alla Scala nel 1859.

“Credevo di aver fatto qualcosa di possibile, ma pare che mi sia ingannato, vedremo in seguito chi abbia torto” scriveva Verdi alla contessa Maffei dopo l’insuccesso alla prima.

Il sipario si alzò nuovamente su Simone oltre vent’anni dopo, grazie all’intuizione di Giulio Ricordi che propose a Verdi una collaborazione con Arrigo Boito. Questi apportò importanti modifiche al libretto, Verdi alla partitura: il 24 marzo 1881 il Teatro alla Scala celebrava il buon successo della seconda edizione del Simone, che tuttavia, soprattutto in Italia, non riusciva ad avere un cammino agevole. Alla Scala, Simone appare nel 1955 diretto da Francesco Molinari-Pradelli con uno spettacolo di Mario Frigerio che si avvale delle scene di Nicola Benois e delle voci di Aldo Protti e Cesare Siepi. Dieci anni dopo Gianandrea Gavazzeni, convinto sostenitore dell’opera, la riporta in scena in uno spettacolo firmato da Margherita Wallmann e ancora Benois, con Guelfi e Ghiaurov come Simone e Fiesco; ma la consacrazione agli occhi degli studiosi e nel cuore del pubblico avviene il 7 dicembre 1971 con la storica edizione Abbado-Strehler che schiera Cappuccilli, Ghiaurov, Freni e Gianni Raimondi (in disco sarà José Carreras). Lo spettacolo, immediatamente riconosciuto come un capolavoro, è ripreso nel 1973, 76, 78, 79, 81 e 82. Occorre poi attendere il 2010 perché Daniel Barenboim riporti il titolo alla Scala nello spettacolo firmato da Federico Tiezzi e un cast formato da Plácido Domingo, Ferruccio Furlanetto, Anja Harteros e Fabio Sartori. Barenboim si altererà con Stefano Ranzani nella ripresa del 2014, in cui Domingo e Leo Nucci impersonavano il Doge come sarebbe avvenuto nelle rappresentazioni dirette da Myung-Whun Chung nel 2016 nel cui cast figuravano anche Carmen Giannattasio in alternanza con Krassimira Stoyanova e Giorgio Berrugi. Nucci e Stoyanova sarebbero poi tornati insieme a Fabio Sartori nelle nuove date dirette dal Maestro Chung nel 2018.   

LOCANDINA

1, 4, 11, 14, 17, 21, 24 febbraio 2024

Giuseppe Verdi

SIMON BOCCANEGRA

Melodramma in un prologo e tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore LORENZO VIOTTI

Regia DANIELE ABBADO

Scene daniele abbado e angelo linzalata

Costumi nanà cecchi

Movimenti coreografici simona bucci              

Luci alessandro carletti

Personaggi e interpreti principali

Simon Boccanegra                 Luca Salsi

Jacopo Fiesco                         Ain Anger

Paolo Albiani                         Roberto de Candia

Pietro                                      Andrea Pellegrini

Amelia (Maria)                       Eleonora Buratto

                                               Anita Hartig (21, 24 feb.)

Gabriele Adorno                    Charles Castronovo

                                               Matteo Lippi (21, 24 feb.)

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Alberto Malazz

Date:

Giovedì 1 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno Prime Opera

Domenica 4 febbraio 2024 ore 14.30 ~ Turno N Abbonamento Week-end

Domenica 11 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno C

Mercoledì 14 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno A

Sabato 17 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno D

Mercoledì 21 febbraio 2024 ore 20 ~ Turno B

Sabato 24 febbraio 2024 ore 20 ~ Fuori abbonamento

Prezzi:

da 300 a 36 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Si ringrazia la Fondazione Milano per la Scala

e la signora Aline Foriel-Destezet

Il successo del Concerto di Capodanno in Fenice con Fabio Luisi

La Fenice annuncia che i Concerti di Capodanno 2024-2025 saranno diretti da Daniel Harding

È stata una ‘festa’ della musica, celebrata da grandi interpreti e resa speciale dal calore del pubblico: questa in sintesi l’essenza dell’evento divenuto ormai iconico dei Concerti di Capodanno in Fenice. Da una parte l’assoluto prestigio degli interpreti, con il direttore d’orchestra Fabio Luisi, alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, il maestro del Coro Alfonso Caiani, le straordinarie voci soliste del soprano Eleonora Buratto e del tenore Fabio Sartori; e gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala che hanno danzato su coreografie di Frédéric Olivieri nei video che hanno accompagnato la musica trasmessa in diretta televisiva, registrati al Teatro Malibran e in altri luoghi cult di Venezia.

Dall’altra il pubblico, quello che ha gremito la sala di Campo San Fantin e quello, numerosissimo, che da casa ha seguito la diretta su Rai1. I dati auditel confermano l’importanza e la grande popolarità del programma realizzato dalla Fenice e da Rai Cultura: l’evento televisivo ha infatti raggiunto il 23,9 % di share e 3.125.000 spettatori.

Ma non solo: il consenso è giunto anche dai canali social e nel web in generale: il sito www.teatrolafenice.it, nella fascia oraria compresa tra le 11.00 e le 15.00 di ieri, ha registrato quasi 500.000 visite con un coinvolgimento organico di oltre 100.000 nuovi utenti; numerosissime le interazioni dei follower di X: l’hashtag ufficiale dell’evento #capodannofenice era tra i più discussi trend in Italia. La narrazione dell’evento su Instagram ha registrato in un’ora oltre 13.000 interazioni e 4000 visite alla pagina con 388.000 visualizzazioni dei video condivisi.

Sulla pagina Facebook nella sola giornata di ieri le interazioni sui post sono state più di 14.000; i video dal 29 dicembre al 1 gennaio hanno superato le 150.000 visualizzazioni.

            La Fenice annuncia inoltre il nome del protagonista dei Concerti di Capodanno 2024-2025: a dirigere la ventiduesima edizione del prestigioso evento sarà Daniel Harding. I biglietti saranno in vendita a partire da martedì 6 febbraio 2024.

Il programma musicale dei Concerti di Capodanno 2023-2024 ha preso il via con l’esecuzione della Seconda Sinfonia in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, per poi proporre, nella seconda parte del concerto, una carrellata di brani amatissimi del repertorio lirico firmati Verdi, Puccini e Ponchielli, con un excursus nel mondo della musica per il piccolo schermo in occasione del settantesimo compleanno della televisione italiana. Dopo il coro ‘veneziano’ di Giuseppe Verdi tratto dai Due Foscari: «Alla gioia… Tace il vento, è queta l’onda», l’intermezzo orchestrale dalla Manon Lescaut di Puccini ha fatto da introduzione a due pagine celeberrime dalla Tosca, interpretate rispettivamente dal tenore e dal soprano: «E lucean le stelle» e «Vissi d’arte».

Ancora il Coro del Teatro La Fenice è stato protagonista nel brano della Traviata di Giuseppe Verdi «Di Madride noi siam mattadori». A seguire, l’omaggio alla televisione italiana in occasione del suo settantesimo compleanno, con un medley delle sigle più celebri del suo storico palinsesto: dall’apertura della trasmissione Guglielmo Tell alla sigla dell’Eurovisione, passando per le musiche divenute iconiche di Tg1, Carosello, Che tempo fa, Studio Uno, Pinocchio e Gian Burrasca.

Il programma è proseguito con i grandi classici del repertorio melodrammatico: di Puccini sono stati eseguiti il coro a bocca chiusa e «Un bel dì vedremo» da Madama Butterfly; e «Nessun dorma» da Turandot; di Ponchielli la splendida Danza delle ore dalla Gioconda. Il finale è stato, come ormai consuetudine, con tre brani corali di grandissima presa: «Va, pensiero, sull’ali dorate» dal Nabucco di Verdi, «Padre augusto» dalla Turandot di Puccini e l’immancabile brindisi «Libiam ne’ lieti calici» di nuovo dalla Traviata.

La replica della seconda parte del concerto, trasmessa da Rai1, è andata in onda sempre ieri, lunedì 1 gennaio, su Rai5 alle ore 17.15, mentre il concerto integrale, comprensivo dell’esecuzione della Seconda Sinfonia in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, è stato diffuso ieri sera alle 20.30 su Rai Radio3 e sarà riproposto in differita giovedì ‘grasso’ 8 febbraio 2024 alle ore 21.15 su Rai5.

Il concerto è stato inoltre trasmesso in live streaming sulla piattaforma digitale SigmArt (https://www.sigmart.net/) che ha diffuso l’evento in tutto il resto del mondo.

Il Concerto di Capodanno 2023-2024 è stato coprodotto dalla Fondazione Teatro La Fenice di Venezia e da Rai Cultura e in collaborazione con Regione del Veneto, Arte e wdr, con il contributo di Cipriani. Main partner Intesa Sanpaolo.

Il Concerto di Capodanno in diretta televisiva dal Teatro La Fenice su Rai1

Fabio Luisi dirige Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Solisti il soprano Eleonora Buratto e il tenore Fabio Sartori

È attesissimo il tradizionale appuntamento con il Concerto di Capodanno in Fenice, che anche quest’anno sarà trasmesso da Raicultura in diretta televisiva su Rai1. A dirigere la ventunesima edizione del prestigioso evento sarà Fabio Luisi, che guiderà l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice – quest’ultimo preparato da Alfonso Caiani – e i due solisti, il soprano Eleonora Buratto e il tenore Fabio Sartori. Il programma musicale si comporrà di due parti: una prima esclusivamente orchestrale con l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, e una seconda parte dedicata al melodramma, con una carrellata di arie e passi corali dal repertorio operistico più amato che si concluderà con «Va, pensiero, sull’ali dorate» dal Nabucco e con il brindisi «Libiam ne’ lieti calici» dalla Traviata di Giuseppe Verdi. Ma non solo: è previsto anche un Omaggio ai settant’anni della televisione italiana. Che spettacolo la TV, con un medley musicale delle sigle più amate del palinsesto. Questa seconda parte del programma sarà trasmessa in diretta televisiva da Rai1 alle ore 12.20 del giorno di Capodanno e sarà poi riproposta in differita su Rai5 alle ore 17.15. Il concerto, in programma in quattro repliche venerdì 29 dicembre 2023 ore 20.00, sabato 30 dicembre 2023 ore 17.00, domenica 31 dicembre 2023 ore 16.00 e lunedì 1 gennaio 2024 ore 11.15, sarà trasmesso in versione integrale su Rai Radio3 lunedì 1 gennaio 2024 alle ore 20.30 e su Rai5 giovedì 8 febbraio 2024. L’evento è realizzato in coproduzione con Rai Cultura e in collaborazione con Regione del Veneto, Arte e wdr, con il contributo di Cipriani e Zafferano. È previsto inoltre un live streaming sulla piattaforma digitale SigmArt (https://www.sigmart.net/) che trasmetterà il concerto in tutto il resto del mondo. L’evento verrà raccontato e seguito sui canali social con l’ hashtag #capodannofenice.

Main partner Intesa Sanpaolo.

            Il programma musicale si aprirà con la Seconda Sinfonia in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms: composta quasi di getto, nell’estate del 1877 durante il felice periodo di vacanza trascorso a Pörtschach, in Carinzia, e poi completata a Lichtental, nei pressi di Baden-Baden, dove Brahms si era recato per il compleanno di Clara Schumann, questa pagina sinfonica di assoluta bellezza debuttò il 30 dicembre 1877 nell’esecuzione dei Filarmonici di Vienna diretti da Hans Richter, ottenendo fin da subito un immediato e sincero successo.

La seconda parte della scaletta proporrà una serie di brani amatissimi del repertorio lirico firmati Verdi, Puccini e Ponchielli, ma non solo. Prenderà il via dal coro di Giuseppe Verdi tratto dai Due Foscari: «Alla gioia… Tace il vento, è queta l’onda». A seguire, l’intermezzo orchestrale dalla Manon Lescaut di Puccini farà da introduzione a due pagine celeberrime dalla Tosca, interpretate rispettivamente dal tenore e dal soprano: «E lucean le stelle» e «Vissi d’arte». Ancora il Coro del Teatro La Fenice sarà protagonista nel brano della Traviata di Giuseppe Verdi «Di Madride noi siam mattadori». Seguirà poi un omaggio alla televisione italiana in occasione del suo settantesimo compleanno, con un medley delle sigle più celebri del suo storico palinsesto: dall’apertura della trasmissione Guglielmo Tell alla sigla dell’Eurovisione, passando per le musiche divenute iconiche di Tg1, Carosello, Che tempo fa, Studio Uno, Pinocchio e Gian Burrasca. Il programma proseguirà con i grandi classici del repertorio melodrammatico: di Puccini saranno eseguiti il coro a bocca chiusa e «Un bel dì vedremo» da Madama Butterfly; e «Nessun dorma» da Turandot; di Ponchielli la splendida Danza delle ore dalla Gioconda. Il finale sarà, come ormai consuetudine, con tre brani corali di grandissima presa: «Va, pensiero, sull’ali dorate» dal Nabucco di Verdi, «Padre augusto» dalla Turandot di Puccini e l’immancabile brindisi «Libiam ne’ lieti calici» di nuovo dalla Traviata.

10 OTTOBRE 2023, 210° COMPLEANNO DI GIUSEPPE VERDI.

LE CERIMONIE IN SUO ONORE A BUSSETO E A PARMA E AL REGIO IL GALA VERDIANO PER VILLA SANT’AGATA

Le cerimonie alla Casa Natale a Roncole Verdi di Busseto alle ore 9.00 e a Parma al Monumento a Verdi in Piazza della Pace alle ore 11.30

Al Teatro Regio di Parma alle ore 20.00

Eleonora Buratto, Clementine Margaine, Gregory Kunde, Michele Pertusi, diretti da Omer Meir Wellber sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani, protagonisti del Gala Verdiano realizzato collaborazione con Reggio Parma Festival a sostegno del progetto del Ministero della Cultura “Viva Verdi”, per l’acquisizione e la valorizzazione della casa-museo del Maestro, trasmesso in live streaming al Teatro Verdi di Busseto e su operavision.eu

Il Gala Verdiano, martedì 10 ottobre 2023, alle ore 20.00, chiude le celebrazioni del duecentodecimo compleanno di Giuseppe Verdi con la direzione di Omer Meir Wellber sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. Protagonista un cast d’eccezione, composto da Eleonora Buratto, Clementine Margaine, Gregory Kunde, Michele Pertusi.

Il concerto, realizzato in collaborazione con Reggio Parma Festival, è parte del progetto “Viva Verdi” promosso dal Ministero della Cultura per l’acquisizione e la valorizzazione della casa-museo a Sant’Agata di Villanova sull’Arda, dove il compositore e sua moglie vissero a partire dal 1851, attraverso una raccolta fondi a cui anche i singoli possono partecipare con una donazione (IBAN IT81E01000032453480 29368004).

Il Gala sarà trasmesso in live streaming al Teatro Verdi di Busseto e su operavision.eu, dove resterà disponibile alla visione gratuita fino al 10 aprile 2024. La serata sarà presentata da Ilaria Notari.

Il ricco programma del Gala Verdiano vede alternarsi ouverture, brani corali, arie e scene da I Vespri siciliani, Otello, Macbeth, Ernani, I Lombardi alla prima Crociata, Nabucco, Aida, Don Carlo. A fare da filo conduttore, i temi politici affrontati da Verdi nelle sue opere, con particolare focus sulla produzione matura, ma senza tralasciare i suoi primi anni.

“Un aspetto che mi interessa sempre è quello del Verdi politico, che propone risvolti legati all’attualità, non ultimo la questione mai risolta sull’opportunità per un artista di occuparsi di politica – spiega Omer Meir Wellber. La risposta di Verdi è chiara, e anche questa contribuisce all’attualità della sua musica sotto il profilo politico. Ho perciò pensato a un programma scuro e anche oscuro, che andasse a toccare anche un paio di punti culminanti come la grande scena di Otello “Dio, mi potevi scagliar”, anche questo uno dei momenti verdiani più profondi e attuali, che impone all’interprete una forte immedesimazione con il personaggio. È questo l’interesse che ho coltivato in questi dieci anni in cui mi sono dedicato tantissimo alla produzione di Verdi. Nel 2013, anno del centenario, ho diretto ben tredici opere verdiane, come sfida personale. Ed è stato un percorso che mi ha fornito tutte le risposte sull’attualità di Verdi e sui motivi per cui la sua presenza nella nostra vita è ancora così importante”.

LE CERIMONIE IN ONORE DI VERDI

Le celebrazioni per il compleanno del Maestro si apriranno come di consueto al mattino alle ore 9.00 a Roncole Verdi di Busseto dove il Gruppo Appassionati verdiani Club dei 27 come da tradizione ultrasessantennale deporrà un mazzo di 27 rose rosse nella stanza della Casa Natale del Maestro.

A seguire, alle ore 11.30, la Cerimonia in onore di Verdi in Piazza della Pace, presso il Monumento a lui intitolato come ogni anno omaggia il Maestro sulle note del Va’, pensiero intonate dal Coro del Teatro Regio di Parma e dalla Corale Giuseppe Verdi diretti da Martino Faggiani e accompagnati al pianoforte da Claudia Zucconi. La cerimonia vedrà la partecipazione delle istituzioni, delle associazioni cittadine e dell’associazione Viva Verdi di Norimberga, in un momento di incontro e condivisione gioiosa per l’immenso patrimonio che il Maestro ha offerto al mondo.

VERDI 10/10 A BUSSETO

La giornata del 10 ottobre a Busseto è scandita da un programma di appuntamenti a Roncole Verdi, per scoprire i luoghi e i personaggi legati alla vita e alla carriera del compositore, a cura di Verdi 10/10 – Verdi 27/01, rete di associazioni del territorio di Busseto (Doremiusic APS, Amici di Verdi, Associazione Nicolas Comati, Associazione Margherita Barezzi, Archivio Guareschi) e in partnership con Comune di Busseto, IAT di Busseto, Istituto Comprensivo di Busseto e Scuola Libera il Seme di Roncole Verdi. Si inizia alle ore 10.00 con Andiamo a casa di Peppino, il racconto della nascita del piccolo Peppino alla Casa Natale a Roncole Verdi. Alle ore 11.00, presso la Sala Civica Giuseppina Strepponi, la favola Un incontro speciale: Nicolas e Giuseppe Verdi in paradiso letta e interpretata dall’autrice Sonia Mezzadri (Associazione Nicolas Comati). A seguire Un, due, tre… Verdi! un gioco danzerino con una lettura animata a cura di Sabina Borelli. La Commedia di Falstaff e della sete, favola di Giancarlo Zanasi letta da Simona Colombi (Associazione Margherita Barezzi), racconta un incontro tra Peppino, figlio dell’oste delle Roncole, e Falstaff, Re delle osterie. Alle ore 12.15 Antonia Guareschi ci invita nella casa museo di Giovannino Guareschi per conoscere Uno speciale vicino di casa nella visita guidata dedicata al celebre scrittore, giornalista e intellettuale parmense. Lungo le strade di Roncole Verdi, dalle ore 14.30, si terrà la Caccia al tesoro verdiana “Dalle 2 alle 3: Dov’è il tesoro di Mastro Ford?”, con interventi musicali a cura degli allievi di Doremiusic APS e delle classi dell’Indirizzo Musicale dell’Istituto Comprensivo di Busseto. Alle ore 16.00 in Piazza Giovannino Guareschi, la Lezione Concerto dedicata a Falstaff a cura del mezzosoprano Sara Piceni con la partecipazione del baritono Riccardo Certi. A seguire il Piccolo Concerto dell’Ensemble di Doremiusic APS e delle classi dell’Indirizzo Musicale dell’Istituto Comprensivo di Busseto. Chiude la giornata il concerto in Piazza Giovannino Guareschi, ore 18.00 Verdi’s Melodies, che reinterpreta le musiche verdiane in chiave jazz, soul e pop. Con Alessandro Bertozzi (sax), Andrea Pollione (tastiere), Alex Carreri (contrabbasso), Marco Orsi (batteria), Miriam De Luca (cantante pop), Paolo Airoldi (cantante soul), Rino Matafù (tenore). 

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Biglietti da €15 a €100. Promozioni e agevolazioni per under30, gruppi e aziende. Il Teatro Regio aderisce a Bonus Cultura 18 app e Carta del Docente.

Biglietteria del Teatro Regio di Parma Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it Orari di apertura: dal martedì al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un’ora precedente lo spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un’ora precedente lo spettacolo. Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi. Il pagamento presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma può essere effettuato con denaro contante in Euro, con assegno circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasi, Diners, Mastercard, American Express. I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili anche su teatroregioparma.it. L’acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.