TCBO: LE VOCI DI NICOLA ALAIMO, AYA WAKIZONO, PAOLO BORDOGNA, DAVE MONACO E MICHELE PERTUSI PER ILBARBIERE DI SIVIGLIA

Torna l’allestimento del capolavoro buffo rossiniano firmato nel 2019 da Federico Grazzini, che gioca sull’aspetto metateatrale

Sul podio Renato Palumbo

Dal 19 al 30 dicembre al Comunale Nouveau

La follia, il potere, il denaro, il tempo: sono i temi attualissimi della celebre opera buffa di Gioachino Rossini “Il barbiere di Siviglia“, che chiude la Stagione d’Opera 2025 del Teatro Comunale di Bologna attraversando le feste natalizie. L’allestimento è quello curato dal regista Federico Grazzini nel 2019, proposto anche in tournée in Giappone e ripreso nell’autunno del 2021, che questa volta va in scena in una versione ripensata per il Comunale Nouveau da venerdì 19 dicembre alle 20.00 con repliche fino al 30 dicembre. Sul podio torna Renato Palumbo, che il pubblico della fondazione lirico-sinfonica felsinea ha avuto l’occasione di ascoltare più volte, da titoli verdiani come quelli della trilogia popolare ad Andrea Chénier di Umberto Giordano.

Nel cast le voci rossiniane del baritono Nicola Alaimo nei panni di Figaro, del mezzosoprano Aya Wakizono che interpreta Rosina, del basso-baritono Paolo Bordogna nelle vesti di Bartolo,del tenore Dave Monaco come Conte d’Almaviva – al debutto al TCBO – e del basso Michele Pertusi come Basilio. Con loro si alternano nelle diverse date Stefan Astakhov, Chiara Tirotta, Giovanni Romeo, Antonino Siragusa e Andrea Pellegrini. Completano la compagine vocale Yulia Tkachenko come Berta, Nicolò Ceriani come Fiorello, Massimiliano Mastroeni come Ambrogio, mentre Tommaso Norelli e Marco Noreni si scambiano nella parte di Un ufficiale. Maestro al fortepiano è Anna Dang Anh Nga Bosacchi. Il Coro del Teatro Comunale di Bologna è istruito da Gea Garatti Ansini.

«Rossini porta all’estremo i conflitti della commedia borghese: amore contro egoismo, libertà contro prigionia – racconta Grazzini – La follia qui non è malattia: è il vortice di situazioni imprevedibili in cui i personaggi vengono risucchiati. Il potere è incarnato da Bartolo, perfetto borghese: conservatore, utilitarista, padrone degli spazi e delle regole. Il suo mondo perfetto va progressivamente in frantumi. Il denaro, come spesso accade, muove tutto. La dote di Rosina non è soltanto un elemento narrativo: è la manifestazione di un pensiero borghese che trasforma anche l’amore in un calcolo costi-benefici. Il tempo è quello del gioco teatrale, tutto si accelera, slitta, si deforma. Figaro lo attraversa come un personaggio ‘ibrido’, capace di muoversi dentro e fuori la storia. La comicità poi è tutta una questione di timing: Rossini riesce ad infonderla nella musica in un modo geniale. Alla regia spetta il compito di entrare in dialogo con essa. […] Uno degli aspetti fondamentali della nostra lettura è quello metateatrale perché nel capolavoro rossiniano esistono troppi riferimenti metateatrali per essere ignorati. Basti pensare a quante volte è citata dai personaggi l’opera stessa, L’inutil precauzione».

Vincitore nel 2022 dell’International Opera Directing Competition all’Opera Nazionale Lituana, dove ha messo in scena Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach nel 2024, Grazzini ha collaborato con realtà come il Wexford Opera Festival, il Teatro dell’Opera di Roma per il festival di Caracalla e il Teatro Regio di Torino. Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici, Palumbo è ospite dei principali teatri e festival internazionali, dalla Scala di Milano all’Opéra di Parigi, dal Covent Garden di Londra alla Staatsoper di Vienna, fino al Rossini Opera Festival e all’Arena di Verona. Le scene dello spettacolo sono a cura di Manuela Gasperoni, i costumi sono di Stefania Scaraggi e le luci di Daniele Naldi.

Il dramma comico in due atti di Rossini, su libretto di Cesare Sterbini dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, fu creato in poco più di due mesi e andò in scena per la prima volta a Roma nel febbraio del 1816 per il Carnevale con il titolo “Almaviva, o sia L’inutile precauzione”, pare con discutibile accoglienza. Ma il capolavoro rossiniano era destinato a trionfare e a diventare una delle opere più amate e popolari del repertorio italiano.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

I biglietti – da 20 a 130 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio.

STAGIONE D’OPERA 2025 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGN

Il barbiere di Siviglia

Dramma comico in due atti

Musica di Gioachino Rossini

Libretto di Cesare Sterbini

Direttore Renato Palumbo

Regia Federico Grazzini

Scene Manuela Gasperoni

Costumi Stefania Scaraggi

Luci Daniele Naldi

Maestro del Coro Gea Garatti Ansini

Maestro al fortepiano Anna Dang Anh Nga Bosacchi

PersonaggiInterpreti
Il Conte d’AlmavivaDave Monaco (19, 21 e 27 dicembre) | Antonino Siragusa (20, 28 e 30 dicembre)
BartoloPaolo Bordogna (19, 21 e 27 dicembre) | Giovanni Romeo (20, 28 e 30 dicembre)
RosinaAya Wakizono (19, 21 e 27 dicembre) | Chiara Tirotta(20, 28 e 30 dicembre)
FigaroNicola Alaimo (19, 21 e 27 dicembre) | Stefan Astakhov (20, 28 e 30 dicembre)
Basilio                                    Michele Pertusi (19 e 27 dicembre) | Andrea Pellegrini (20, 21, 28 e 30 dicembre)
BertaYulia Tkachenko
FiorelloNicolò Ceriani
Ambrogio                                                     Massimiliano Mastroeni
Un ufficialeTommaso Norelli (19, 21, 27 dicembre) | Marco Danieli (20, 28, 30 dicembre)

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Produzione del Teatro Comunale di Bologna

Comunale Nouveau

Venerdì 19 dicembre, ore 20.00 | Prime
Sabato 20 dicembre, ore 18.00 | Pomeriggio 1
Domenica 21 dicembre, ore 16.00 | Domenica
Sabato 27 dicembre, ore 20.00 | Sera
Domenica 28 dicembre, ore 16.00 | Fuori abbonamento
Martedì 30 dicembre, ore 18.00 | Pomeriggio 2

IL TURCO IN ITALIA, PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO FILARMONICO ROSSINI TRA COMICO E SATIRA

In scena per la Stagione Lirica di Fondazione Arena, quattro recite dal 16 al 23 novembre

Dal 16 novembre l’esotico irrompe sul palcoscenico del Teatro Filarmonico: è lo spassoso Turco in Italia, dramma buffo in due atti di Rossini, per la prima volta a Verona dopo oltre due secoli. Tra farsa e moderna commedia, con personaggi memorabili, situazioni esilaranti, belcanto e musica indiavolata, Il Turco in Italia è un prezioso unicum in tutta l’opera rossiniana, grazie allo sguardo metateatrale del Poeta in scena. Scritto in fretta per la Scala sull’onda del successo dell’Italiana in Algeri, ebbe esito sfortunato ma fu tra i primi titoli ad essere riscoperti nel Novecento, per fissarsi nel repertorio grazie a figure come Maria Callas, Gianandrea Gavazzeni, Franco Zeffirelli e Riccardo Chailly. Oltre alle repliche fino al 23 novembre, anche una recita straordinaria in forma ridotta per bimbi e famiglie il 22 novembre.

Una coppia in crisi, un seducente straniero, una ex coraggiosa, un terzo incomodo, un poeta in cerca di ispirazione: Rossini mette in scena l’umanità, fragile, ridicola, appassionata, con un sorriso malizioso e cinico. A Verona, per la prima volta, arriva il colorato allestimento del regista Roberto Catalano con Carlo Lepore, Sara Blanch, Dave Monaco, Fabio Previati, Marianna Mappa, Michele Patti, Matteo Macchioni.

Il Maestro Lü Jia dirige Orchestra e Coro di Fondazione Arena.

Sabato 22 novembre recita straordinaria in forma ridotta per famiglie.

Giovedì 13 novembre alle 18, nella Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica, il giornalista e critico musicale Davide Annachini presenterà l’opera in un incontro aperto al pubblico

IL TURCO IN ITALIA

di Gioachino Rossini

domenica 16 novembre ore 15.30

mercoledì 19 novembre ore 19.00

venerdì 21 novembre ore 20.00

domenica 23 novembre ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

“Tutti lo chiedono, tutti lo vogliono”, per parafrasare il suo immortale Figaro, Gioachino Rossini ha soli 22 anni e già 11 titoli nel curriculum, quasi tutti di grande successo oltre i confini dei vari piccoli stati in cui era divisa l’Italia, quando l’impresario del milanese Teatro alla Scala gli commissiona due opere per l’estate 1814, tra cui Il Turco in Italia. Pochi mesi prima, a Venezia e poi in altre città, aveva trionfato L’Italiana in Algeri, e il nuovo titolo comico sembra sulla carta destinato ad altrettanto successo, promettendo lo stesso divertimento in una situazione opposta all’opera precedente. Come spesso accadeva, Rossini lavora in poche settimane sul libretto dell’emergente Felice Romani attinto da un soggetto settecentesco: libertini e turcherie acquisiscono qui uno spessore molto umano, così moderno da sembrare più cinico che giocoso. Già dalla prima del 14 agosto 1814, l’opera non decolla, guadagnandosi una certa attenzione in seguito ma presto eclissata da Barbiere, Cenerentola e dalle opere serie, quindi dal Romanticismo. Nel Novecento segnato dal meta-teatro di Pirandello, quest’opera – dove i personaggi sono studiati tanto dal pubblico quanto dal poeta Prosdocimo, in cerca di un soggetto comico dalla realtà – sarebbe stata recuperata prima di altri titoli del belcanto nella lunga Rossini Renaissance: il direttore Gianandrea Gavazzeni ha in scena Maria Callas già a Roma nel 1950, quindi incide l’opera e la riprende con un cast all-star a Milano nel ’55, in uno spettacolo del giovanissimo Franco Zeffirelli destinato a lungo cammino. L’edizione critica arriva però solo nel 1998 e con essa una nuova ricezione consapevole dell’opera: in questa forma filologicamente aggiornata, Il Turco in Italia arriva a Verona a distanza di oltre 200 anni dalle sue uniche apparizioni nella città scaligera (1817 e 1822).  

La vicenda, originariamente ambientata a Napoli (già capitale dell’opera buffa e immaginario set di Così fan tutte), mostra i capricci di Fiorilla, stanca del marito Geronio tanto da avere un geloso spasimante, Narciso, invaghita dell’altrettanto capriccioso Selim, principe turco appena sbarcato nel golfo (sulle note del Don Giovanni mozartiano, omaggio e parodia di Rossini). Qui sono arrivati anche Zaida, ex promessa sposa di Selim ingiustamente ripudiata, che con l’aiuto di Albazar spera di riconquistare l’amato. In un susseguirsi di incontri, buffi scontri, equivoci e pentimenti, l’ordine naturale viene ristabilito. Il tutto avviene – caso raro nell’opera italiana – sotto lo sguardo vigile e distaccato del poeta Prosdocimo che trova in questa bizzarra umanità il soggetto ideale della sua prossima commedia.    

L’allestimento in scena da domenica 16 novembre alle 15.30 è firmato dal regista Roberto Catalano, al debutto veronese, con scene di Guido Buganza, costumi di Ilaria Ariemme, luci di Oscar Frosio, nato al Teatro Sociale di Rovigo in coproduzione con i teatri di Ravenna, Jesi, Novara, Rimini, Pisa. Qui lo sfondo napoletano e l’orientalismo “posticcio” sono meno rilevanti dell’approfondimento psicologico dei personaggi. Figure moderne, a tutto tondo, portate dal contesto consumistico –pur buffo e colorato– a trattare le persone come oggetti sostituibili, per (ri)scoprire alla fine l’autenticità e l’unicità dell’amore vero.

Per dare vita alle figure del dramma buffo di Rossini servono dunque attori impegnati e raffinati belcantisti, caratteristiche del cast guidato dal basso Carlo Lepore, già protagonista rossiniano nelle ultime produzioni veronesi, qui nel ruolo del titolo, il principe Selim. La volubile Donna Fiorilla è l’applaudito soprano Sara Blanch, il marito tradito l’esperto baritono Fabio Previati, il di lei spasimante Narciso il tenore Dave Monaco (tra i più recenti vincitori del concorso Operalia), Zaida è il soprano Marianna Mappa, Albazar il tenore Matteo Macchioni, mentre il poeta Prosdocimo è il giovane baritono Michele Patti. Sul podio, alla guida dell’Orchestra di Fondazione Arena e del Coro preparato da Roberto Gabbiani, torna al Teatro Filarmonico il Maestro Jia, già direttore musicale a Verona. Dopo la prima, l’opera replica mercoledì 19 novembre alle 19, venerdì 21 alle 21 e domenica 23 novembre alle 15.30.

Dopo il successo de La Cenerentola lo scorso anno, anche Il Turco in Italia avrà una replica straordinaria in forma ridotta e adattata per un pubblico di bimbi e famiglie, sabato 22 novembre alle 15.30 con lo stesso cast e il soprano Vittoriana De Amicis nella parte di Fiorilla.

Il Turco in Italia è il penultimo titolo della Stagione Lirica 2025, ricca di capolavori rari e prime esecuzioni al Teatro Filarmonico: è ancora possibile acquistare i biglietti sul sito https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle biglietterie dell’Arena – sia in quella centrale di via Dietro Anfiteatro sia nella nuova sede di via Roma.

È inoltre già possibile abbonarsi alle nuove stagioni 2026.

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO APERTO AL PUBBLICO

Fondazione Arena conferma gli incontri gratuiti di approfondimento, il giovedì prima del debutto di ogni opera, con grandi nomi della critica musicale nazionale. In collaborazione con l’Accademia Filarmonica di Verona, giovedì 13 novembre alle 18 nella prestigiosa Sala Veranda (via Mutilati 4), il giornalista e critico musicale Davide Annachini presenterà Il Turco in Italia al pubblico. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI

La programmazione 2025 di Arena Young comprende spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie: si comincia con l’Anteprima riservata a studenti e giovani, che potranno assistere alla prova generale di venerdì 14 novembre alle ore 16, preceduta da una presentazione dedicata alle ore 14.30.

Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà partecipare alle rappresentazioni infra-settimanali al Filarmonico con uno speciale Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, mercoledì 19 novembre alle ore 18 e venerdì 21 novembre alle ore 19.

Il turco in italia in versione ridotta per bambini e ragazzi

Sabato 22 novembre alle 15.30 al Teatro Filarmonico. Biglietti a 5 e 10 euro

Un’opera grande, con orchestra, coro, tecnici e importanti solisti, anche per i piccoli: Fondazione Arena di Verona propone una versione ridotta de Il Turco in Italia di Rossini, sabato 22 novembre alle 15.30 al Teatro Filarmonico, con biglietti a tariffe speciali: 5 euro per gli under14, 10 euro per ragazzi over14 e adulti.

Le pagine più belle del divertente capolavoro rossiniano presentate in un’agile narrazione della durata complessiva di 70 minuti.

Una moglie capricciosa, un marito esasperato, un affascinante straniero, una ex coraggiosa, un ammiratore scomodo, un poeta in cerca di ispirazione, un amico di cuore: Rossini mette in scena con un sorriso l’intera umanità, fragile, buffa, appassionata.

A Verona i personaggi saranno interpretati da artisti dalla carriera internazionale: Carlo Lepore, Vittoriana De Amicis, Dave Monaco, Fabio Previati, Marianna Mappa, Michele Patti, Matteo Macchioni. Il Maestro Lü Jia dirige Orchestra e Coro di Fondazione Arena, mentre mimi, comparse e tecnici movimenteranno lo spettacolo firmato dal regista Roberto Catalano.

Lo spettacolo è il primo appuntamento della rassegna Musica in famiglia, che proseguirà nei prossimi mesi sempre il sabato pomeriggio: il 20 dicembre lo spettacolo di burattini Notturno con… brio! svelerà i segreti del teatro e i sogni di chi lo fa vivere. Il 14 gennaio debutterà l’inedito Mozart e Salieri GOT TALENT, che all’interno del Festival Mozart a Verona 2026 farà scoprire al pubblico i due compositori in una divertente sfida musicale, mentre il 7 febbraio lo spettacolo DiVERDIamoci condurrà gli spettatori in un viaggio nel tempo a casa di Verdi, in cerca di ispirazione per la sua nuova opera. Il 28 febbraio si esibiranno in concerto i giovani solisti del Conservatorio E. F. Dall’Abaco di Verona, il 7 marzo le arpe e un grande libro illustreranno la fiaba di Mignolina, mentre il 18 aprile tornerà il format Opera in giallo con un’indagine interattiva sui delitti dell’opera Pagliacci. Infine il 30 maggio debutterà in pubblico il nuovissimo Coro di voci bianche di Fondazione Arena.

Sono oltre 70 gli appuntamenti di Arena Young, il cartellone di Fondazione Arena di Verona in cui l’offerta artistica incontra proposte su misura per scuole di ogni ordine e grado. Quelli di Musica in famiglia sono spettacoli pensati per una trasversale partecipazione a teatro di grandi e piccini, con biglietti a tariffe speciali, acquistabili alle Biglietterie di Fondazione Arena (via Roma e via Dietro Anfiteatro, sul sito www.arena.it, sui canali social.

Posti per Il Turco in Italia sabato 22 novembre alle 15.30 acquistabili anche a questo link diretto: https://shop.arena.it/ticketshop/webticket/seatmap?eventId=942&el=true

Info e prenotazioni: Area Formazione e Promozione Scuole scuola@arenadiverona.it – tel. 045 8051933.

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00)

sabato (09.15 – 12.45)

chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00)

mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00)

domenica (12.00 – 15.30)

             chiusa il lunedì

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Punti vendita TicketOne.it

Il trionfo dell’onore di Alessandro Scarlatti per la prima volta a Venezia per i trecento anni dalla morte del compositore siciliano

La Fenice celebra i trecento anni dalla morte di Alessandro Scarlatti con la messinscena di un titolo del palermitano finora mai rappresentato a Venezia, Il trionfo dell’onore: un capolavoro di comicità, che sarà proposto in un nuovo allestimento con la regia di Stefano Vizioli, le scene e i costumi di Ugo Nespolo – con i costumi realizzati da Carlos Tieppo – e il light design di Nevio Cavina. La partitura, frutto dell’accurato lavoro di revisione effettuato da Aaron Carpenè sul manoscritto originale, sarà diretta da uno specialista di questo repertorio quale è Enrico Onofri, che sarà alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice. Cinque le repliche al Teatro Malibran, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025, il 7, 9, 11, 13 e 15 marzo 2025.

Commedia in tre atti di Francesco Antonio Tullio, Il trionfo dell’onore debuttò in prima assoluta al Teatro dei Fiorentini di Napoli il 26 novembre 1718. Capolavoro di comicità – ed è l’unico titolo appartenente a questo genere a firma del compositore siciliano –, si ispira vagamente alla figura di Don Giovanni, che rivive nel personaggio del giovane dissoluto Riccardo Albenori, interpretato da un soprano en travesti. L’opera riveste una grande importanza dal punto di vista storico-musicale perché pose le basi per un nuovo modello di opera buffa: con una struttura drammaturgica e musicale coerente e con la preferenza della lingua italiana sul napoletano si può affermare che anticipò Pergolesi e gli altri esponenti della scuola napoletana.

Il trionfo dell’onore è l’unica commedia per musica in un vastissimo catalogo di opere teatrali di Alessandro Scarlatti. Sin dal suo debutto fu un successo, anche se poi, come spesso succede, cadde nell’oblio e venne recuperata soltanto nella prima metà del Novecento. «Rispetto ad altre opere di Scarlatti – spiega il direttore d’orchestra Enrico Onofri – pare proiettarsi verso un’altra dimensione, e non è improbabile che abbia fatto da modello nel successivo sviluppo dell’opera buffa. Tra gli elementi peculiari vi sono ad esempio i recitativi, che pur profumando ancora di Seicento, in certe formule sono già rivolti al recitativo propriamente settecentesco che ci è più familiare; o alcune delle arie, in cui le linee frammentarie affidate alle voci non impediscono però al canto di dispiegarsi, e con grande espressione: l’effetto di questa tensione fa sì che ogni singola aria di questo genere rimanga impressa quanto quelle dalle melodie più accattivanti».

«Il protagonista Riccardo Albenori è un seduttore impenitente – commenta il regista Stefano Vizioli –, un seduttore che per di più confessa nelle sue affermazioni di filosofia un po’ spicciola il suo desiderio bulimico di sedurre e abbandonare. Per lui l’amore è frode, inganno, tradimento, artificio. In un’aria, che ricorda quella celebre di Dandini nella Cenerentola («Come un’ape ne’ giorni di aprile»), Riccardo si paragona a un’ape che va da un fiore all’altro. I riferimenti a questa sua volubilità sono ben descritti sia nei recitativi che nelle arie del cristallino libretto di Francesco Antonio Tullio. Questa figura di seduttore richiama certamente don Giovanni, come quella che l’accompagna, il fanfarone capitano Rodimarte Bombarda, potrebbe essere accostata a Leporello. Ma i due sono più che altro ‘compagni di merende’ e hanno per moltissimi aspetti caratteristiche borderline:c’è sicuramente un aspetto caratteriale incontrollato, legato alla sensualità, all’appagamento immediato e direi al collezionismo, molto affine a don Giovanni. Ma Il trionfo dell’onore, con le avventure goderecce del nostro Riccardo, non ha i vapori sulfurei del capolavoro di Mozart; non c’è la metafisica presenza della giustizia divina e soprattutto non ci sono né un tentativo di stupro né un omicidio, i due sconvolgenti accadimenti che aprono il Don Giovanni. C’è invece un duello riparatore, nel quale Riccardo viene ferito dal rivale Erminio, e ciò induce il protagonista a pensare che in futuro sarà meglio comportarsi bene per evitare pericolose conseguenze. Questo finale piuttosto accomodante lascia aperti moltissimi punti di domanda, un po’ come nel caso di Così fan tutte: quando opere così, dopo inauditi sconvolgimenti emotivi, finiscono con un’invocazione a volersi tutti bene come se nulla fosse successo, il sipario si chiude con molti più dubbi di quanti se ne avessero all’inizio».

Il cast del nuovo allestimento del Trionfo dell’onore comprende interpreti di riferimento per questo repertorio: Dave Monaco canterà nel ruolo di Flaminio Castravacca; Luca Cervoni in quello di Cornelia Buffacci; Rosa Bove in quello di Leonora Dorini; Francesca Lombardi Mazzulli sarà Doralice Rossetti; Giulia Bolcato, Riccardo Albenori; Raffaele Pe, Erminio Dorini; Giuseppina Bridelli, Rosina Caruccia; Tommaso Barea, il capitano Rodimarte Bombarda.

            Ecco il dettaglio delle recite al Teatro Malibran, con orari e turni di abbonamento: venerdì 7 marzo 2025 ore 19.00 (turno A); domenica 9 marzo ore 15.30 (turno B); martedì 11 marzo ore 19.00 (turno D); giovedì 13 marzo ore 19.00 (turno E); sabato 15 marzo ore 15.30 (turno C). La prima di venerdì 7 marzo 2025 sarà trasmessa in differita da Rai Radio3.

Venerdì 29 marzo 2024 alle ore 20 l’ultimo appuntamento sinfonico-corale della Stagione Invernale.

Sul podio della Sala Mehta, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Vitali Alekseenok. 

In programma le composizioni di Johann Sebastian Bach e Gioachino Rossini.

Solisti, Nikoleta Kapetanidou, Aleksandra Meteleva, Dave Monaco e Alessandro Abis.

Il 29 marzo alle 20 in sala Mehta, il maestro Vitali Alekseenok – al suo debutto fiorentino – alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio sale sul podioper il concerto sinfonico-corale che chiude la Stagione Invernale del Teatro. In programma,  “Ricercata”, Fuga a 6 voci da Musikalisches Opfer di Johann Sebastian Bach (orchestrazione di Anton Webern) e il celebre Stabat Mater di Gioachino Rossini.

Solisti, nella composizione sacra rossiniana, il soprano Nikoleta Kapetanidou e il tenore Dave Monaco artisti che si sono formati all’Accademia del Maggio, il contralto Aleksandra Meteleva, talento che attualmente la frequenta e il basso Alessandro Abis.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Vitali Alekseenok, al suo debutto fiorentino, completa il gruppo dei quattro giovani e luminosi direttori  che il Maggio ha deciso di affiancare al direttore principale Daniele Gatti nel corso della Stagione Invernale: Nikolas Nägele, che ha diretto il Peer Gynt in forma concertante e Hankyeol Yoon e Min Chung che hanno diretto due concerti sinfonici corali, tutti e tre accolti con grande calore dal pubblico della Sala Mehta, dalla stampa e la critica. Il maestro Alekseenok ha vinto nel 2021 il prestigioso “Concorso Arturo Toscanini per direttori d’orchestra” di Parma, dove ha ricevuto anche il “Premio del pubblico” e quello per la migliore esecuzione in un atto d’opera verdiana (Macbeth). Dal novembre 2022 Alekseenok è Kapellmeister alla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf – Duisburg, dove dirige riprese di TurandotToscaHänsel und Gretel e Die Zauberflöte, nonché una nuova prodizione de Le Sacre du Printemps e composizioni di Igor Stravinskij e Richard Strauss. Recentemente ha debuttato al Teatro alla Scala con la première mondiale dell’opera Il piccolo principe di Pierangelo Valtinoni.

Il concerto si apre dunque con  Ricercata, Fuga a 6 voci da Musikalisches Opfer BMW 1079 di Johann Sebastian Bach nell’orchestrazione di Anton Webern che costituisce quasi un’appropriazione compiuta dal musicista relativamente alla musica di Bach; la tecnica peculiare di questa strumentazione si collega alla tecnica compositiva di Webern: la Musikalisches Opfer appartiene all’ultimo periodo di vita di Bach, quando l’autore, conscio dell’inattualità delle proprie scelte rispetto all’affermazione del nuovo stile galante, andava sempre più concentrando la propria attenzione sulle potenzialità della scienza contrappuntistica. 

Il programma in locandina si completa con una delle più celebri composizioni di Gioachino Rossini, lo Stabat mater. Dopo essersi ritirato dall’attività teatrale, nell’inverno del 1831 Rossini si recò in viaggio in Spagna dove incontrò l’arcidiacono Manuel Fernández Varela, al quale promise una sua composizione in segno di amicizia. Varela non se lo fece ripetere e gli chiese addirittura uno Stabat Mater. Dopo quasi un anno di impegni e indecisioni, con il supporto di Giovanni Tadolini, direttore al Théâtre Italien di Parigi, Rossini consegnò all’arcidiacono la partitura di vaste dimensioni e per un grande organico con soli, coro e orchestra, facendosi promettere di conservarla senza mai eseguirla. Ma, una volta morto il prelato, i suoi eredi misero all’asta i suoi beni, Stabat Mater rossiniano incluso. Spaventato dall’idea che un giorno qualcuno potesse attribuire a lui i numeri musicali in parte composti da Tadolini, si tutelò firmando immediatamente un contratto per la pubblicazione dello Stabat Mater in versione completa e revisionata da lui stesso, che andò in scena per la prima volta a Parigi nel gennaio del 1842.  In marzo fu eseguita per la prima volta in Italia, nell’Aula Magna dell’Archiginnasio di Bologna con la direzione di Gaetano Donizetti.

La locandina:

JOHANN SEBASTIAN BACH 

Fuga (Ricercata) a 6 voci dal Musikalisches Opfer BWV 1079 per orchestra 

GIOACHINO ROSSINI

Stabat Mater per soli, coro a 4 voci miste e orchestra 

su testo attribuito a Jacopone da Todi 

Stabat Mater/Cuius animam/Quis est homo/Pro peccatis/Eja Mater/ Sancta Mater/Fac ut portem/Inflammatus/Quando corpus/Amen 

Soprano Nikoleta Kapetanidou

Contralto Aleksandra Meteleva

Tenore Dave Monaco

Basso Alessandro Abis

 Direttore Vitali Alekseenok

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino 

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Prezzi:

 Settore D: 20€; Settore C: 35€; Settore B: 50€; Settore A: 70€