La Fenice celebra il Venerdì Santo con un concerto di musiche sacre di Vivaldi, Lotti e Pergolesi

Dirige Michael Hofstetter al debutto  alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice con le voci soliste di Giulia Bolcato e Teresa Iervolino

Nella sera del Venerdì Santo, il Teatro La Fenice celebrerà la festività pasquale attraverso le emozioni della musica, con un concerto composto da pagine suggestive tratte dal repertorio sacro – firmate da Vivaldi, Lotti e Pergolesi – affidato a interpreti di grande prestigio. Ne saranno protagonisti il direttore d’orchestra Michael Hofstetter, al debutto alla testa dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, e due soliste d’eccezione, il soprano Giulia Bolcato e il contralto Teresa Iervolino.

Nei due concerti in programma al Teatro La Fenice venerdì 3 aprile 2026 ore 20.00 (turno S) e sabato 4 aprile ore 17.00 (fuori abbonamento), nell’ambito della Stagione Sinfonica 2025-2026, il maestro bavarese dirigerà la Sinfonia Al Santo Sepolcro in si minore rv 169 di Antonio Vivaldi, il Credo in fa maggiore di Antonio Lotti e lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi. Maestro del Coro Alfonso Caiani. Al continuo, Alberto Busettini al cembalo; Silvio Celeghin all’organo e Francesco Tomasi alla tiorba.

          La tradizione veneziana riserva alla celebrazione della Settimana Santa un’attenzione in linea con quello che è il momento forse più importante dell’anno liturgico: di norma, con la messa In coena Domini della sera del Giovedì Santo, cessava ogni attività musicale, che veniva ripresa solo con la celebrazione della messa pasquale, quando la resurrezione di Cristo ‘liberava’ anche la voce degli strumenti musicali. In epoca antica le composizioni pensate per queste festività godevano di una diffusione e di un’importanza molto significativa, sia in termini di produzione strettamente liturgica sia per i riflessi in ambito addirittura oratoriale. La presenza di due composizioni musicali (una sonata e una sinfonia) realizzate da Antonio Vivaldi (1678-1741) e che portano nel titolo proprio la definizione Santo Sepolcro, è certamente legata a questa tradizione, anche se non è facile capire con certezza l’occasione particolare per la quale vennero scritte, verosimilmente a breve distanza l’una dall’altra, probabilmente sul finire degli anni Venti e in seguito al viaggio che Antonio e il padre, Giovanni Battista, avevano percorso proprio a Vienna e in Boemia, familiarizzando con l’importante tradizione dei ‘sepolcri’. Lo spirito della composizione sembra mirato ad accrescere la carica espressiva d’una profonda meditazione della Passione di Cristo. Gli studiosi vivaldiani, con il decano Michael Talbot in testa, si sono inoltre affannati a cercare una destinazione e una occasione particolare per la realizzazione di queste due composizioni. Assai convincente suona l’ipotesi avanzata da Cesare Fertonani circa un possibile incarico attribuito al celebre maestro della Pietà da parte della Chiesa e del Monastero del Santo Sepolcro, che allora sorgeva dirimpetto alla chiesa della Pietà nell’area ricoperta oggi – a partire dalla soppressione in epoca napoleonica – dall’edificio della caserma Aristide Cornoldi. Si tratta di un’ipotesi molto convincente sia per la sua semplicità sia per i riti che nella Settimana Santa venivano organizzati in questa chiesa proprio davanti a una statua miracolosa del Cristo morto là custodita.

          Antonio Lotti (1667-1740) è uno di quei compositori di grande levatura che per motivi diversi non gode oggi della fama che avrebbe certamente meritato: fu infatti rappresentante di spicco della scuola veneziana, sposò il soprano Santa Stella, cosa che facilitò la sua conoscenza e la pratica con l’arte del canto ed ebbe una notevole fama come insegnante: fu infatti uno dei più insigni didatti veneziani. La sua prima esperienza con la Cappella Ducale risale al 1687, ‘regnante’ Giovanni Legrenzi, nella veste di cantore aggiunto. Si stabilizza due anni più tardi, quando viene assunto come contraltista; diventa aiuto-organista nel 1690 per salire ufficialmente allo scranno del secondo organo, due anni più tardi, e del primo nel 1704. La sua consacrazione a maestro di cappella avviene nel 1736. Buona parte della sua produzione sacra è funzionale alla celebrazione liturgica, come avviene per il Credo in fa maggiore: la tradizione marciana alla quale il brano risale, chiede al primo organista la composizione del Kyrie e al maestro di cappella la realizzazione del Gloria e del Credo, mentre le altre due parti della messa (il Sanctus e l’Agnus Dei) vengono sostituite da toccate e da mottetti. L’ultima frase della preghiera liturgica «Et vitam venturi saeculi», e l’Amen finale, concludono il brano.

          Lo Stabat Mater, sequenza per soprano, contralto, archi e continuo p 77, è l’ultima composizione di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), terminata poco prima di morire a soli ventisei anni. Fu commissionata nel 1736 dalla Confraternita napoletana dei Cavalieri di San Luigi di Palazzo, che richiese al giovane marchigiano un brano che sostituisse l’analoga composizione di Alessandro Scarlatti da eseguirsi durante la liturgia della Settimana Santa. Il capolavoro di Pergolesi spicca infatti per la modernità del linguaggio e del contenuto espressivo: non a caso ebbe un successo straordinario e fu considerato per tutto il Settecento l’ideale stilistico della musica sacra.

In occasione dell’evento diretto da Michael Hofstetter, si rinnoverà il consueto appuntamento con le conferenze di approfondimento della Stagione Sinfonica: il concerto di venerdì 3 aprile 2026 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Mauro Masiero, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale della serata nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00, ridotto abbonati da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Michael Hofstetter

Direttore d’orchestra invitato da oltre trent’anni a esibirsi in molti celebri teatri d’opera e festival, tra cui la Bayerische Staatsoper, le Staatsoper di Amburgo e Stoccarda, il Theater Basel, la Royal Opera di Copenaghen, la Welsh National Opera, l’English National Opera, la Houston Grand Opera, il National Theatre di Praga, i Festival Internazionali Händel di Halle e Karlsruhe, il Salzburg Festival, l’Orchestre National d’Île de France.La sua carriera è decollata nei teatri di Passau e Wiesbaden; è stato inoltre professore di direzione d’orchestra e musica antica all’Università di Magonza. E’ stato direttore musicale e principale al Theater Giessen. Ha portato il Festival del Castello di Ludwigsburg alla ribalta internazionale e ha lasciato il segno con la Geneva Chamber Orchestra, la Stuttgart Chamber Orchestra. È stato cofondatore della Styriarte Festival Orchestra Graz. Dal gennaio 2020 è direttore artistico dell’International Gluck Festival di Norimberga.