Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk : il 7 dicembre, alla Scala, Riccardo Chailly e Vasily Barkhatov portano in scena Šostakovič

La Scala celebra il cinquantenario della morte del compositore

Il 4 dicembre l’anteprima Under30

Il 7 dicembre diretta su Rai1 e Rai Radio3 dalle 17.45

Inaugura la Stagione d’opera 2025/2026 del Teatro alla Scala Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.

Il Direttore musicale Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, dirige Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. La regia è di Vasily Barkhatov, le scene sono di Zinovy Margolin, i costumi sono firmati da Olga Shaishmelashvili, le luci sono a cura di Alexander Sivaev. Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmajlova), Najmiddin Mavlyanov (Sergej), Yevgeny Akimov (Zinovij Borisovič Izmailov) e Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov).

L’opera andrà in scena domenica 7 dicembre alle ore 18 (con l’Anteprima Under30 giovedì 4 dicembre alle ore 18), mercoledì 10 dicembre alle ore 20 (turno Prime Opera), sabato 13 dicembre alle ore 20 (turno A), martedì 16 dicembre alle ore 20 (turno B), venerdì 19 dicembre alle ore 20 (turno C), martedì 23 dicembre alle ore 20 (turno D) e martedì 30 dicembre alle ore 20 (fuori abbonamento).

L’opera

Il compositore, autore anche del libretto tratto dal romanzo di Nikolaj Leskov, aveva immaginato l’opera come prima anta di un trittico che avrebbe descritto la condizione della donna in diverse epoche della storia russa. La vicenda, ambientata nella campagna russa negli anni 1860 (la servitù della gleba è abolita nel 1861), vede protagonista la giovane Katerina Izmajlova che, sposata contro la sua volontà a Zinovij, un giovane possidente imbelle, e soggetta alle angherie anche sessuali del suocero, è attratta dal garzone Sergej, sfacciato e brutale. Quando il suocero li scopre e frusta Sergej, Katerina lo avvelena con una zuppa di funghi. Al ritorno del marito, Katerina e Sergej si liberano anche di lui e si sposano, ma durante la cerimonia un servo scopre il cadavere di Zinovij nascosto in cantina. Katerina e Sergej (che nel racconto di Leskov uccidono anche un nipote per sottrargli l’eredità) sono condannati ai lavori forzati. Durante il viaggio Sergej preferisce a Katerina una ragazza più giovane: Katerina la uccide trascinandola con sé nelle acque ghiacciate del fiume.   

Dopo la doppia prima, il 22 gennaio 1934 a Leningrado e due giorni dopo a Mosca, l’opera gode di un clamoroso succès de scandale, sia per la spietata critica sociale sia per l’inedito realismo nella rappresentazione della sessualità. Šostakovič abbandona la vena satirica astratta e surreale della sua prima opera, Il naso – tratta da Gogol’ e andata in scena per sole sei rappresentazioni a Mosca nel 1930 – per rifarsi alla ruvida aderenza al vero di Musorgskij, e il pubblico risponde entusiasta: duecento rappresentazioni in due anni tra Leningrado e Mosca. Il vento però sta cambiando, come spiega Galina Vishnevskaya, celebre interprete di Katerina, nelle sue memorie: “I compositori dell’ex-Proletkult che in passato erano stati spietatamente criticati da Šostakovič stavano ora monopolizzando l’Unione dei Compositori proprio di fianco al Cremlino, e covavano il loro rancore verso Šostakovič”.

Ma soprattutto, le direttive di Ždanov, nuovo responsabile della cultura del Partito comunista, chiedono ottimismo, eroi positivi e finali lieti. Nel gennaio 1936 Stalin assiste a una rappresentazione. L’articolo della Pravda segna il bando per l’opera in Russia e la disgrazia del compositore, che dura fino agli anni di Kruščëv, quando Šostakovič accetta di curare una versione emendata del suo lavoro che va in scena a Mosca nel 1963 con il nuovo titolo Katerina Ismailova. Le scene di erotismo più acceso sono soppresse, il linguaggio musicale è meno abrasivo.

Il rapporto di Riccardo Chailly con la produzione operistica di Šostakovič ebbe inizio proprio al Piermarini più di cinquant’anni fa: “Tutto cominciò nel 1972, quando avevo 19 anni. Ebbi il privilegio di assistere alle prove e alle rappresentazioni dell’opera Il naso di Šostakovič, diretta da Bruno Bartoletti con la regia di Eduardo De Filippo. Rimasi letteralmente stordito per giorni. Mi colpì enormemente la modernità, il coraggio di affrontare un testo di Gogol’ in quel modo”.

Da una parte, la tecnica compositiva di uno Šostakovič appena ventiquattrenne che realizza un’orchestrazione di rara fattura, in cui – come continua Chailly – “non si corregge niente, non si taglia niente, e che mostra nella scrittura un sapiente e innovativo uso della politonalità”. Dall’altra, una conoscenza capillare del patrimonio delle melodie popolari russe, fattore determinante per lo strabiliante successo riscosso nel periodo precedente alla sua censura, che porta questo titolo a essere rappresentato quasi duecento volte tra Leningrado e Mosca nell’arco di un anno e mezzo. Continua Chailly: “Šostakovič accenna, ammicca, inserisce quasi a mosaico elementi riconoscibili dalla tradizione popolare russa”.

Ma non finisce qui. In Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk coesiste con questa tradizione folklorica anche un aspetto legato alla musica mitteleuropea, come attesta la citazione all’interno della seconda aria di Katerina nel Quarto Atto, dell’Abschied dal Lied von der Erde di Gustav Mahler, come ricorda Chailly: “Qui Šostakovič aveva bisogno di rappresentare musicalmente il vuoto totale di una donna delusa da tutto, a un passo dalla disperazione definitiva”.

Del resto – come ci ricorda Franco Pulcini – nel Quarto Atto “l’alchimia dell’orchestrazione raggiunge effetti lugubri. Pensiamo all’impressionante ‘Passacaglia’, interludio posto fra i due quadri del secondo atto. Il finale dell’opera, l’ultimo atto, è di abissale pessimismo, con musica in presa diretta emotiva. Qui e altrove, insieme a Musorgskij, il faro dell’ispirazione resta soprattutto l’ultimo Mahler, poeta sinfonico della morte, per le tinte cadaveriche che traspaiono nel tessuto strumentale”.

Una partitura piena di contrasti, dunque, in cui, al fianco di questo elemento struggente, convive l’elemento grottesco, magistralmente rappresentato musicalmente da Šostakovič. Continua il Direttore musicale: “Il grottesco in quest’opera sconvolge fin dal primo ascolto. Basta concentrarsi sul canto del prete dopo aver scoperto che Boris è stato avvelenato da Katerina. Una scrittura che rimanda quasi al mondo dell’operetta, un linguaggio musicale completamente diverso, quasi da tragedia satirica, in cui s’impone l’idea del grottesco”.

L’opera alla Scala

La revisione dell’opera negli anni ‘50 aveva suscitato un vivo interesse anche in via Filodrammatici. Il successo planetario del romanzo Il dottor Zivago, proibito dalla censura sovietica e pubblicato per la prima volta dall’editore italiano Feltrinelli nel 1957, aveva creato un’ondata di interesse per le opere del dissenso e il Direttore artistico Francesco Siciliani aveva avviato invano le trattative per ottenere che la prima assoluta della Katerina avvenisse alla Scala. L’opera vi arriva invece solo nel maggio 1964, con la direzione di Nino Sanzogno, la regia di Milo Wasserbauer e Inge Borkh nei panni di Katerina. Negli anni seguenti Mstislav Rostropovich si fa paladino della riscoperta della prima e più radicale versione dell’opera: una battaglia insieme artistica e politica per le ragioni autentiche, ancorché rinnegate, del lavoro poetico. Bisognerà attendere il 1992 perché Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk arrivi anche alla Scala, con la regia di André Engel e la direzione di Kazushi Ono, per poi tornare nuovamente nel 2007, con la direzione di Myung-Whun Chung e la regia di Richard Jones.

Riccardo Chailly, direttore

Con la sua dodicesima inaugurazione di stagione il maestro Riccardo Chailly prosegue una collaborazione con il Teatro alla Scala che risale al 1978 e che proseguirà anche nei prossimi anni. Le opere di Giuseppe Verdi, dai titoli giovanili fino a Aida e Don Carlo, la scoperta delle versioni originali di titoli pucciniani, il ritorno di capolavori che ebbero alla Scala la loro prima rappresentazione, nonché una vastissima ricognizione del repertorio sinfonico, che negli ultimi anni si è concentrato in particolare sulla Seconda Scuola di Vienna, sono solo alcuni dei percorsi approfonditi dal Maestro in un rapporto sempre più stretto con l’Orchestra e il Coro scaligeri. Tra questi filoni, anche il repertorio russo: con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk Chailly corona un percorso iniziato nel lontano 1991 con La fiera di Sorocincy di Modest Musorgskij e proseguito poi con L’angelo di fuoco di Prokof’ev nel 1994 e con Boris Godunov nel 2022.

Riccardo Chailly ha intessuto negli anni un rapporto profondo con Orchestra e Coro scaligeri. Un legame che, come nel caso del repertorio operistico di Šostakovič, vede strettamente connesso il Direttore musicale al Teatro alla Scala, in un lavoro di perpetua ricerca e condivisione di meravigliose pagine del repertorio, e che proietta questa sinergica e prolifica collaborazione nel futuro garantendo al pubblico la presenza di Riccardo Chailly al Piermarini negli anni a venire.

Vasily Barkhatov, regista

Vasily Barkhatov segna con questa regia il suo debutto scaligero. Quello fra direzione musicale e regia è stato in questo caso un lavoro capillare e profondo nella partitura, iniziato da molto tempo, come ricorda il regista: “Questa è la mia prima collaborazione con Riccardo Chailly. Quasi due anni fa abbiamo parlato per la prima volta dell’opera. Grazie al lavoro con lui ho potuto scoprire ulteriori aspetti interessanti della partitura: una partitura molto cinematografica, in cui vengono forniti minuziosi dettagli per l’azione scenica e che ci consente dunque di rappresentare minuziosamente i personaggi dal punto di vista psicologico. Stiamo osservando e discutendo insieme tutto, è una collaborazione che ci vede affiancati molto in profondità”.

Ne deriva una regia concentrata sul personaggio di Katerina Izmajlova, in una drammaturgia che si sviluppa lungo i suoi ricordi e le sue confessioni. Le coordinate della messa in scena si basano proprio sulla drammaturgia suggerita da Šostakovič, che, secondo le parole di Barkhatov, “oscilla tra humour e tragedia cinematografica, tra l’assurdo, il realistico e la tragedia violenta. Facciamo lo stesso, cercando di salvaguardare l’intero contenuto della partitura”.

E chi è Katerina, nella visione di Barkhatov? Afferma il regista: “Katerina sta compiendo un delitto per la sua libertà e per la sua identità, ma rimane pur sempre un delitto. Proviamo a entrare nella sua mente. Katerina ha bisogno di fare questo, non ha altro modo per fuggire da una costrizione. Ma quando diventa cosciente del tradimento di Sergej, in Siberia, realizza profondamente di aver commesso nient’altro che un omicidio, capisce di essere un mostro, capisce di non aver fatto niente di buono”.

Una donna che, lottando per la sua identità, compie un gesto efferato. Tuttavia, continua Barkhatov, “non la vedo assolutamente come una pazza, ma come una donna scontenta e frustrata, che ha preso questo amore con Sergej come qualcosa di grande”.

Un’opera che parla ancora molto al presente e porta in scena, ad esempio, l’attuale tema della libertà sessuale, una delle conquiste della Rivoluzione russa, che, come si diceva al tempo, avrebbe dovuto garantire che la possibilità di soddisfare i propri istinti dovesse essere semplice come “bere un bicchier d’acqua” quando si ha sete. Ma è nel 1934, anno di pubblicazione dell’opera, che l’Unione Sovietica introduce il divieto di aborto, cerca di assumere contromisure significative contro il divorzio e mette al bando l’omosessualità. Come ci ricorda Franco Pulcini, tra gli altri, “il successo dell’opera coincide con l’abolizione di tale libertà”, e rappresenta in qualche modo un riscatto di queste libertà perdute.

Del resto, Šostakovič ambienta la vicenda nel mondo provinciale del distretto di Mcensk, una società rurale, arretrata e patriarcale, che fa sì che il testo sia connotato da un linguaggio esplicito e prosaico, atto a rappresentare una società fortemente patriarcale in cui la considerazione della donna è estremamente arretrata, e che il compositore mette in scena per condannarla.

Le trasmissioni Rai

Anche per questo 7 dicembre si rinnova la collaborazione con Rai, che propone la Prima in diretta su Rai1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45, con una definizione quattro volte superiore rispetto agli standard televisivi abituali, come già avvenuto negli anni scorsi con Don Carlo e La forza del destino. Si tratta della quarantanovesima apertura della Stagione d’opera del Teatro alla Scala trasmessa in diretta dalla Rai, preludio all’anniversario del 2026, che segna i cinquant’anni di questa importante collaborazione, iniziata nel 1976. Su Rai1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti di Giorgia Cardinaletti dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando, prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti. Per Radio3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini, e sarà prevista la trasmissione sul Circuito Euroradio in diretta in Romania, Croazia, Slovacchia, Serbia, Portogallo, Bulgaria e Slovenia, e in differita in Spagna (data da destinarsi), Francia (13 dicembre), Svezia (data da destinarsi), Svizzera (data da destinarsi) e Belgio (27 dicembre).

Lo spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in diretta anche su Rai Radio3, su Rai1 HD canale 501, su Rai4K e su RaiPlay, dove potrà essere visto per 15 giorni dopo la Prima. Anche quest’anno la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta. Sono numerosi i broadcaster di tutti i continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi sottoscritti con Rai Com: da ARTE per Francia, Belgio, Austria, Germania, Liechtenstein e Lussemburgo alla Svizzera RSI, dalla portoghese RTP. Dall’Europa al Giappone, dove la NHK manderà in onda l’opera in differita in formato 4K HDR. La Prima della Scala sarà fruibile in tutto il mondo sulla piattaforma Medici Tv e sarà proiettata in diretta anche nelle sale cinematografiche di Finlandia, Scandinavia, Spagna, Svizzera, America Latina, Australia e Nuova Zelanda.

Aspettando il 7 dicembre. Come ogni anno, il Teatro alla Scala propone un ampio palinsesto di appuntamenti di avvicinamento all’apertura della Stagione d’opera. Un calendario che prosegue fino al 7 dicembre, e che è iniziato nelle scorse settimane con l’incontro di studio intitolato“La donna e la storia: un’inquietante tragedia satirica”, a cui, insieme al Riccardo Chailly e al curatore Raffaele Mellace, hanno partecipato Paolo Nori, Franco Pulcini e Anna Giust.

Agli incontri organizzati dal Teatro si aggiunge il calendario di eventi compresi nel progetto “Prima diffusa” promosso da Comune di Milano, Rai e Edison.

Qui di seguito il calendario dei prossimi incontri.

  • VENERDÌ 28 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Secondo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli

Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura

Dialogo tra Mariamargherita Scotti e Veniero Rizzardi

  • LUNEDÌ 1° DICEMBRE, ore 18.30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro con il regista Vasily Barkhatov,riservato agli abbonati Under30

  • GIOVEDÌ 4 DICEMBRE, ore 18:Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anteprima Under30

  • VENERDÌ 5 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro dedicato ai lettori di ViviMilano

Dialogo tra Gian Mario Benzing e il M° Riccardo Chailly

  • SABATO 6 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Moda, scene e costume teatrale”, incontro a cura di Fabiana Giacomotti

In collaborazione con ‘Il Foglio quotidiano’. Si ringrazia Bellavista – Terra Moretti

  • DOMENICA 7 DICEMBRE, ore 17.15, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, viale Pasubio 5:

Terzo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli.

Prima Diffusa alla Fondazione Feltrinelli: breve introduzione di Carlo Boccadoro all’opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, approfondimento con guida all’ascolto durante la proiezione della Prima.

Rappresentazioni

Giovedì 4 dicembre 2025 ore 18 ~ Anteprima Under30

Domenica 7 dicembre 2025 ore 18 ~ Inaugurazione Stagione 2025/2026

Mercoledì 10 dicembre 2025 ore 20 ~ Abb. Prime Opera

Sabato 13 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno A

Martedì 16 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno B

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno C

Martedì 23 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno D

Martedì 30 dicembre 2025 ore 20 ~ Fuori abbonamento

Prezzi

Serata inaugurale 7 dicembre 2025

da 3.200 a 150 euro

Repliche

da 300 a 40 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk: a un mese dal 7 dicembre iniziano gli incontri di avvicinamento

Una serie di appuntamenti approfondiscono gli aspetti musicali, letterari

ma anche culturali e politici di un’opera che non ha cessato di fare scandalo

Inaugura la Stagione d’opera 2025/2026 del Teatro alla Scala Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.

Il Direttore Musicale Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, dirige Orchestra e Coro del Teatro alla Scala.

La regia è di Vasily Barkhatov, le scene sono di Zinovy Margolin, i costumi sono firmati da Olga Shaishmelashvili, le luci sono a cura di Alexander Sivaev.

Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmajlova), Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov), Najmiddin Mavlyanov (Sergej).

Aspettando il 7 dicembre, come ogni anno, il Teatro alla Scala propone un ampio palinsesto di appuntamenti di avvicinamento all’apertura della Stagione d’opera. Agli incontri organizzati dal Teatro si aggiungerà il calendario di eventi compresi nel progetto “Prima diffusa” promosso da Comune di Milano, Rai ed Edison, che sarà annunciato successivamente nel corso di una conferenza stampa.

Qui di seguito il calendario delle prossime settimane.

  • SABATO 8 NOVEMBRE,ore 15:30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro di studio in occasione dell’Inaugurazione della Stagione 2025/2026

La donna e la storia: un’inquietante tragedia satirica

Intervengono: Paolo Nori, Franco Pulcini, Anna Giust

Conversazione con Riccardo Chailly

  • MERCOLEDÌ 19 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Prima delle Prime – Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

In collaborazione con Amici della Scala

Un clamoroso caso di censura

A cura di Franco Pulcini

con la partecipazione del M° Riccardo Chailly

  • LUNEDÌ 24 NOVEMBRE, ore 18, Amici del Loggione, via Pellico 6

Incontro con il M° Riccardo Chailly

  • VENERDÌ 28 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Secondo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli

Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura

Dialogo tra Mariamargherita Scotti e Veniero Rizzardi

  • LUNEDÌ 1° DICEMBRE, ore 18.30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro con il regista Vasily Barkhatov,riservato agli abbonati Under30

  • GIOVEDÌ 4 DICEMBRE, ore 18:Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anteprima Under30

  • VENERDÌ 5 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro dedicato ai lettori di Vivimilano

Dialogo tra Gian Mario Benzing e il M° Riccardo Chailly

  • SABATO 6 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Moda, scene e costume teatrale”, incontro a cura di Fabiana Giacomotti

In collaborazione con ‘Il Foglio quotidiano’. Si ringrazia Bellavista – Terra Moretti

  • DOMENICA 7 DICEMBRE, ore 17.15, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, viale Pasubio 5

Terzo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli.

Prima Diffusa alla Fondazione Feltrinelli: breve introduzione di Carlo Boccadoro all’opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, approfondimento con guida all’ascolto durante la proiezione della Prima.

L’opera

Il compositore, autore anche del libretto tratto dal romanzo di Nikolai Leskov, aveva immaginato l’opera come prima anta di un trittico che avrebbe descritto la condizione della donna in diverse epoche della storia russa. La vicenda, ambientata nella campagna russa negli anni 1860 (la servitù della gleba è abolita nel 1861), vede protagonista la giovane Katerina Izmajlova che, sposata contro la sua volontà a un giovane possidente imbelle e soggetta alle angherie anche sessuali del suocero, è attratta dal garzone Sergej, sfacciato e brutale. Quando il suocero li scopre e frusta Sergej, Caterina lo avvelena con una zuppa di funghi. Al ritorno del marito Caterina e Sergej si liberano anche di lui e si sposano, ma durante la cerimonia un servo scopre il cadavere del primo marito nascosto in cantina. Katerina e Sergej (che nel racconto di Leskov uccidono anche un nipote per sottrargli l’eredità) sono condannati ai lavori forzati. Durante il viaggio Sergej preferisce a Caterina una ragazza più giovane: Katerina la uccide trascinandola con sé nelle acque ghiacciate del fiume.   

Dopo la doppia prima, il 22 gennaio 1934 a Leningrado e due giorni dopo a Mosca, l’opera gode di un clamoroso succès de scandale, sia per la spietata critica sociale sia per l’inedito realismo nella rappresentazione della sessualità. Šostakovič abbandona la vena satirica astratta e surreale della sua prima opera, Il naso, tratta da Gogol’ e andata in scena per sole sei rappresentazioni a Mosca nel 1930, per rifarsi alla ruvida aderenza al vero di Musorgskij, e il pubblico risponde entusiasta: duecento rappresentazioni in due anni tra Leningrado e Mosca. Il vento però sta cambiando, come spiega Galina Vishnevskaya, celebre interprete di Caterina, nelle sue memorie: “I compositori dell’ex-Proletkult che in passato erano stati spietatamente criticati da Šostakovič stavano ora monopolizzando l’Unione dei Compositori proprio di fianco al Cremlino, e covavano il loro rancore verso Šostakovič. Pazientemente si preparavano alla vendetta.

Avevano studiato accuratamente i gusti di Stalin e facevano del loro meglio per assecondarne l’ignoranza”. Ma soprattutto, le direttive di Ždanov, nuovo responsabile della cultura del Partito comunista, chiedono ottimismo, eroi positivi e finali lieti. Nel gennaio 1936 Stalin assiste a una rappresentazione. Il 26 esce sulla Pravda quella che è forse la più celebre stroncatura della storia della musica, che alcune voci attribuiscono al dittatore in persona: “La musica starnazza, grugnisce, ringhia, si autostrangola per rappresentare le scene amatorie nel modo più realistico possibile. L’ «amore» è imbrattato per tutta l’opera nella maniera più volgare… All’estero Lady Macbeth riscuote molto successo presso il pubblico borghese”. E in effetti l’opera era rappresentata in tutto il mondo, anche se i giudizi della stampa “borghese” erano spesso simili a quello della Pravda. The Sun di New York aveva scritto nel 1935: “Šostakovič è senz’altro il più importante compositore di pornografia musicale della storia della musica… è poco meglio di una glorificazione del tipo di cose che sozze matite scrivono sui muri dei gabinetti”. L’articolo della Pravda segna il bando per l’opera in Russia e la disgrazia del compositore, che dura fino agli anni di Kruscëv, quando Šostakovič accetta di curare una versione emendata del suo lavoro che va in scena a Mosca nel 1963 con il nuovo titolo Katerina Ismailova. Le scene di erotismo più acceso sono soppresse, il linguaggio musicale è meno abrasivo. La “nuova” opera aveva suscitato un vivo interesse anche in via Filodrammatici. Il successo planetario del romanzo Il dottor Zivago, proibito dalla censura sovietica e pubblicato per la prima volta dall’editore italiano Feltrinelli nel 1957, aveva creato un’ondata di interesse per le opere del dissenso e il Direttore artistico Francesco Siciliani aveva avviato invano le trattative per ottenere che la prima assoluta della Katerina avvenisse alla Scala. L’opera vi arriva invece solo nel maggio 1964, con la direzione di Nino Sanzogno, la regia di Milo Wasserbauer e Inge Borkh nei panni di Katarina. Negli anni seguenti Mstislav Rostropovich si fa paladino della riscoperta della prima e più radicale versione dell’opera: una battaglia insieme artistica e politica per le ragioni autentiche, ancorché rinnegate, del lavoro poetico. Bisognerà attendere il 1992 perché Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk arrivi anche alla Scala, con una memorabile regia di André Engel e la direzione rivelatrice di un giovane Myung-Whun Chung.

Con la Turandot di Giacomo Puccini firmata da Vasily Barkhatov e diretta da Dan Ettinger il Teatro di San Carlo inaugura la Stagione 2023/2024 dedicata alle celebrazioni dei Centenari di Giacomo Puccini (1924-2024) e di Maria Callas (1923-2023)

 

 Protagonisti Sondra Radvanovsky, Yusif Eyvazov e Rosa Feola

Sabato 9 dicembre ore 20

Lo spettacolo sarà trasmesso da Rai Cultura in prima serata su Rai5 alle 21.15 e in diretta streaming sulla piattaforma Medici.tv

 Il Teatro di San Carlo inaugura la Stagione 2023/2024 con Turandot, ultimo capolavoro di Giacomo Puccini, compositore di cui nel 2024 ricorrono i 100 anni dalla morte.

Il sipario si alzerà sabato 9 dicembre 2023 sulla nuova produzione per la regia di Vasily Barkhatov, al suo debutto al San Carlo.

Barkhatov, nato a Mosca nel 1983, è tra i registi più richiesti della sua generazione, tra le ultime produzioni operistiche che ha firmato si ricordano Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi alla Deutsche Oper Berlin e Le Grand Macabre di György Ligeti all’Opera di Francoforte.

“In questa produzione – dichiara il regista – desideravo preservare la bellezza del trionfo finale dell’amore che sembra un super Happy End, un concentrato di tutti i lieto-fine della storia dell’opera. Certo, non sappiamo quale fosse l’intenzione reale di Puccini, ma per me è molto rilevante che ci fosse un precedente, il lieto-fine a sorpresa della Fanciulla del West, quasi come un musical (o un futuro film hollywoodiano). Il mio secondo punto di partenza è stato attribuire un maggiore valore umano ai due protagonisti. Nel tempo infatti Calaf e Turandot si sono trasformati in nomi simbolici conosciuti da tutti, proprio come Romeo e Giulietta, Otello e Desdemona, ma di cui non conosciamo l’intima umanità. Volevo offrire più livelli, a loro e alla storia, con ulteriori sottotesti e contesti, ma allo stesso tempo conservare il carattere originario, la bellezza della fiaba”.

La direzione di Turandot è affidata al direttore musicale Dan Ettinger, alla sua prima inaugurazione sancarliana, sul podio alla testa di Orchestra e Coro del Lirico di Napoli.

“Lo sguardo curioso di Puccini – afferma Ettinger – va con questa sua ultima opera ben oltre Butterfly. In Turandot giunge all’estremo la voglia del compositore di sperimentare, la sua curiosità. Puccini sperimenta motivi, melodie, frammenti ritmici, ogni possibile via per portare il suo viaggio davvero oltre i limiti. Pensiamo all’orchestrazione, dove usa strumenti esclusivamente occidentali, ma che imitano quelli cinesi senza inserirne di autentici. Con mezzi del tutto tradizionali, raggiunge il suo scopo che è di “imitare” non copiare la realtà, con risultati artistici eccezionali. Da un lato l’uso dell’orchestra sembra davvero convenzionale, soprattutto nella situazione attuale delle grandi orchestre occidentali. Ma è l’uso che Puccini fa dell’orchestra, la sua orchestrazione, che è semplicemente geniale. È vero che inserisce un solo autentico strumento cinese, il gong, ma se guardiamo all’intera sezione delle percussioni, tutte rigorosamente occidentali, quel che riesce a creare con questi diversi strumenti non può che essere definito geniale”.

Le scene di questa nuova produzione del Teatro di San Carlo sono di Zinovy Margolin mentre firma i costumi Galya Solodovnikova, le luci sono di Alexander Sivaev.

Un cast internazionale vede in primo piano Sondra Radvanovsky, una delle grandi voci del nostro tempo, affrontare il ruolo della principessa Turandot con al suo fianco Yusif Eyvazov nei panni del principe Calaf e Rosa Feola in quelli di Liù.

In alternanza con il cast principale saranno invece impegnati nelle recite del 10, 13 e 16 dicembre, Oksana Dyka (Turandot), SeokJong Baek (Calaf), Amina Edris (Liù).

Nella compagnia di canto anche Alexander Tsymbalyuk (Timur), Nicola Martinucci (Altoum), Alessio Arduini (Ping), Gregory Bonfatti (Pang), Francesco Pittari (Pong), Sergio Vitale (Un mandarino).

Completano il cast Valeria Attianese (Prima ancella), Linda Airoldi (Seconda ancella), Vasco Maria Vagnoli (Il Principino di Persia). Maestro del Coro è Piero Monti.  Il Coro di voci bianche è guidato come sempre da Stefania Rinaldi.

Lo spettacolo è dedicato anche a Maria Callas nel centenario dalla nascita (1923 – 2023), che cantò per la prima volta al Teatro San Carlo nel 1949 proprio il ruolo di Turandot per tre rappresentazioni.

Opera in tre atti e cinque quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, Turandot mancava dalle scene sancarliane dal 2015 e andrà in scena nella versione con il finale di Franco Alfano.  Sette in tutto le recite, in programma dal 9 al 17 dicembre.

La serata del 9 dicembre sarà trasmessa da Rai Cultura in prima serata su Rai5 alle 21.15 e in diretta streaming sulla piattaforma Medici.tv.

Nei primi mesi del 2024 Turandot sarà diffusa anche nei cinema internazionali di Australia, Spagna e paesi di lingua spagnola oltre che sulla piattaforma SigmArt.

Teatro di San Carlo

sabato 9 dicembre 2023, ore 20

INAUGURAZIONE

Giacomo Puccini
TURANDOT

dramma lirico in tre atti e cinque quadri

Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
dalla fiaba teatrale omonima di Carlo Gozzi

Direttore | Dan Ettinger
Regia | Vasily Barkhatov
Scene | Zinovy Margolin
Costumi | Galya Solodovnikova
Luci | Alexander Sivaev ♭

Interpreti
La Principessa Turandot | Sondra Radvanovsky (9, 12, 15, 17) / Oksana Dyka (10, 13, 16)

L’Imperatore Altoum | Nicola Martinucci

Timur | Alexander Tsymbalyuk

Calaf | Yusif Eyvazov (9, 12, 15, 17) / Seokjong Baek  (10, 13, 16)

Liù | Rosa Feola (9, 12, 15, 17) / Amina Edris  (10, 13, 16)

Ping | Alessio Arduini

Pang | Gregory Bonfatti

Pong | Francesco Pittari

Un Mandarino | Sergio Vitale

Prima ancella | Valeria Attianese 

Seconda ancella | Linda Airoldi 

Il Principino di Persia | Vasco Maria Vagnoli 

  debutto al Teatro di San Carlo ♮ Artista del Coro

Orchestra e Coro e Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Piero Monti

Maestro del Coro di Voci Bianche | Stefania Rinaldi 

Nuova produzione del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo
sabato 9 dicembre 2023, ore 20 – domenica 10 dicembre 2023, ore 17

martedì 12 dicembre 2023, ore 20 – mercoledì 13 dicembre 2023, ore 20

venerdì 15 dicembre 2023, ore 20 – sabato 16 dicembre 2023, ore 20

domenica 17 dicembre 2023, ore 17