Markus Stenz dirige l’Orchestra del Teatro La Fenice; in programma musiche di Rebel, Haydn e la Primavera di Schumann

Markus Stenz sarà protagonista del prossimo evento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice. Nel concerto in programma venerdì 17 aprile 2026 ore 20.00 (turno S) e sabato 18 aprile ore 17.00 (turno U), il maestro tedesco – impegnato in questi giorni sullo stesso palcoscenico anche nella direzione musicale del Lohengrin di Wagner – dirigerà l’Orchestra del Teatro La Fenice in un percorso musicale dalla sperimentazione barocca al classicismo viennese e alla sua eredità romantica. Tre i brani proposti: Le Cahos da Les Éléments di Jean-Féry Rebel; la Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore Hob:i:102 di Franz Joseph Haydn e, dopo l’intervallo, la Prima Sinfonia in si bemolle maggiore op. 38 Primavera di Robert Schumann. La prima di venerdì 17 aprile 2026 sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3.

          Figlio del cantore Jean Rebel, Jean-Féry Rebel (1666-1747) fu allievo diretto di Jean-Baptiste Lully, di cui ereditò lo stile e il prestigio presso la corte di Francia. Molto impegnato come didatta, Rebel si dedicò con particolare impegno e passione alla musica per la danza e il teatro, componendo balletti e suite eseguiti nelle fastose rappresentazioni di corte. Les Éléments (Gli Elementi), definita ‘sinfonia nuova’ dal suo stesso autore, è una successione di nove pezzi strumentali concepiti per uno spettacolo danzato. Se tutti i numeri riflettono il gusto tipico della musica francese dell’epoca, non è così per il prologo di 127 battute (non concepito per la danza) che apre la suite, cioè Le Cahos (Il caos), senza dubbio il più originale e audace dell’intera composizione e quasi un’anticipazione dell’atonalità di molte creazioni musicali del ventesimo secolo.

La Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore Hob.i:102 fa parte del secondo gruppo delle cosiddette dodici ‘Sinfonie londinesi’, quelle cioè che Franz Joseph Haydn (1732-1809) compose fra il 1791 e il 1795 . Nel 1790 Haydn sciolse i legami con la corte degli Esterházy, e dopo la morte del principe Miklós, ormai sessantenne e compensato con un cospicuo vitalizio, scelse di intraprendere la libera professione e decise quindi di accettare il contratto particolarmente generoso offerto da Salomon. La Sinfonia in si bemolle maggiore n. 102 fu eseguita con grande successo il 2 febbraio 1796 al King’s Theatre in Haymarket di Londra per l’apertura della stagione di opere e concerti. Come le altre pagine londinesi, il compositore riprende lo schema formale adottato fin nei primi lavori del 1773-1784, con un primo movimento in forma-sonata; un secondo tempo Adagio cantabile o Andante con variazioni seguito da un Minuetto dal ritmo spesso militaresco e comunque assai deciso, e un finale in forma di rondò. Per rispondere alle caratteristiche dell’orchestra di Salomon, la strumentazione è più ricca, così come sono più generose le invenzioni che i numerosi virtuosi dell’orchestra potevano realizzare pienamente.

Dopo le innovazioni pianistiche delle opere giovanili e i capolavori liederistici del 1840, quello successivo, per Robert Schumann (1810-1856), è l’anno dedicato alle ricerche in ambito sinfonico. Ed è così che prende forma la Sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore op. 38, denominata Primavera. Anche in questo genere, il compositore tenta di reinterpretare e in qualche modo ‘superare’ i confini formali ed espressivi dettati dalla tradizione, attraverso l’inserimento di sperimentazioni fino ad allora adottate solamente in ambito pianistico e liederistico. La sua Prima Sinfonia, dedicata al re di Sassonia Friedrich August, fu composta nelle sue linee generali in soli quattro giorni, fra il 23 e il 26 gennaio 1841. Lo slancio creativo irrefrenabile prese poi forma nell’intenso lavoro di orchestrazione che tenne impegnato Schumann fino al 20 febbraio; il 31 marzo a Lipsia, nel Gewandhaus, ebbe luogo la prima esecuzione diretta da Felix Mendelssohn Bartholdy, durante una serata che vide impegnata in veste di solista anche la moglie Clara.

In occasione dell’evento diretto da Markus Stenz, si rinnoverà il consueto appuntamento con le conferenze di approfondimento della Stagione Sinfonica: il concerto di venerdì 17 aprile 2026 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale della serata nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

markus stenz

Considerato uno dei più autorevoli direttori del nostro tempo, inizia la stagione 2025-2026 con una nuova produzione del Wozzeck di Berg e concerti sinfonici alla Fenice, dove dirige anche il Lohengrin nell’aprile 2026. Dopo le performance di Die Walküre e Siegfried con la Hangzhou Philharmonic Orchestra, conclude il Ring di Wagner in questa stagione dirigendo Götterdämmerung ad Hangzhou. Ritorna poi a due delle sue collaborazioni di lungo corso, quella con la Seoul Philharmonic Orchestra e quella con la Netherlands Radio Philharmonic Orchestra, oltre alla Oregon Symphony Orchestra, all’Orchestra della Finnish National Opera e alla Shanghai Symphony Orchestra, tra molte altre. Ha ricoperto incarichi di grande rilievo, tra cui quelli di direttore principale della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra (2012-2019), direttore ospite principale della Baltimore Symphony Orchestra (2015-2019) e direttore in residenza della Seoul Philharmonic Orchestra (2016-2021). È stato direttore musicale generale della città di Colonia e Gürzenich-Kapellmeister per undici anni, dirigendo Don Giovanni, il Ring, Lohengrin, Tannhäuser e Die Meistersinger von Nürnberg, così come Jenůfa e Káťa Kabanová di Janáček e Love and Other Demons di Eötvös. Ha debuttato nell’opera nel 1988 al Teatro La Fenice. Nel 2018 vede la luce l’attesa prima mondiale di Fin de partie di Kurtág alla Scala (dove ha riscosso grande successo anche con Elektra di Strauss), opera ripresa alla Dutch National Opera e poi, in prima esecuzione francese, all’Opéra National de Paris. Il suo debutto negli Stati Uniti è avvenuto con la Detroit Symphony Orchestra ed è poi tornato in America dirigendo la Oregon Symphony e la Indianapolis Symphony Orchestra. Altri recenti momenti di rilievo sono stati i concerti con mdr Leipzig Radio Symphony Orchestra, Dortmund e Luxembourg Philharmonic Orchestra, Orchestre National de Lyon e Barcelona Symphony Orchestra. Ha studiato all’Hochschule für Musik di Colonia sotto la guida di Volker Wangenheim e a Tanglewood con Leonard Bernstein e Seiji Ozawa. Gli è stata conferita l’Honorary Fellowship del Royal Northern College of Music di Manchester e il Silberne Stimmgabel dello Stato di North Rhein/Westphalia. Alla Fenice dirige Der Protagonist di Weill (2025), Ariadne auf Naxos (2024), Der fliegende Holländer (2023), Elegy for Young Lovers di Britten (1988) e una serie di concerti in diverse stagioni sinfoniche.

Lohengrin di Richard Wagner in scena al Teatro la Fenice

Lohengrin, opera romantica di Richard Wagner, va in scena al Teatro La Fenice nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026. Tra i titoli operistici più affascinanti del catalogo del tedesco, Lohengrin sarà proposto in un nuovo allestimento firmato da Damiano Michieletto, che si misura per la prima volta con un titolo wagneriano.

Ma i ‘debutti’ riguarderanno anche altri interpreti principali: Brian Jagde, impegnato nel ruolo eponimo; Chiara Mogini in quello di Ortrud e Äneas Humm quale Der Heerrufer des Königs. Dorothea Herbert interpreterà il ruolo di Elsa von Brabant. Completano il cast Anthony Robin Schneider e Andrea Silvestrelli che canteranno nel ruolo di Heinrich der Vogler; e Claudio Otelli che sarà Friedrich von Telramund.

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice saranno diretti dall’autorevole bacchetta di Markus Stenz, uno specialista di questo repertorio; con Alfonso Caiani maestro del Coro.

La regia sarà ripresa da Amanda Haberpeuntner, con Mattia Palma drammaturgo; le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e il light design di Alessandro Carletti. Prodotto dalla Fenice in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma e con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, Lohengrin sarà in scena al Teatro La Fenice il 12, 15, 19, 22, 26 aprile 2026. La prima di domenica 12 aprile 2026 ore 18.00 sarà trasmessa in diretta da Rai Radio3.

         Opera romantica scritta e composta da Richard Wagner, Lohengrin è la sesta composizione nel catalogo cronologico delle sue opere. La fonte principale del libretto è il poema epico medievale tedesco Parzival di Wolfram von Eschenbach: Lohengrin, il cavaliere del cigno, uno dei custodi del Santo Graal, è infatti figlio di Parsifal, mitico cavaliere della Tavola rotonda, a sua volta protagonista dell’ultimo dramma di Wagner, scritto trent’anni dopo. L’opera debuttò al Großherzögliches Hoftheater di Weimar il 28 agosto 1850: andò in scena sotto l’egida di Franz Liszt, amico e sostenitore di Wagner. La prima italiana si svolse invece al Teatro Comunale di Bologna l’1 novembre 1871 e questa rappresentazione fu anche il debutto assoluto di un’opera di Wagner sulle scene nazionali.

         «Già con Lohengrin Wagner sviluppa la sua propria concezione musicale – spiega il direttore d’orchestra Markus Stenz – che prevede racconti di lungo respiro, distesi attraverso un arco molto ampio. Questo è puro Wagner e con Lohengrin il compositore ha lasciato dietro di sé qualsiasi formato o forma lui abbia visto altrove o ereditato. Stava diventando indipendente e progettava opere che fossero tutte caratterizzate da questo lungo respiro. Ciò vale anche per lo stile di esecuzione: c’è molto più legato in Lohengrin di quanto non si ritrovi in Der Fliegende Holländer, quindi stava progredendo anche dentro di sé. Lohengrin è un grande canto; è una straordinaria partitura dove sicuramente è presente il tono marcato che i personaggi devono avere; ma già nell’ouverture ci troviamo di fronte un canto legato che sicuramente definisce i personaggi soprannaturali come Lohengrin, e in una certa misura anche Elsa, che per la sua purezza assume anch’essa dei tratti quasi soprannaturali. Poi Wagner utilizza gli archi in modo eccezionale. Più in generale, lui qui fa uso di una notevole quantità di strumenti, la sua musica è un continuo crescendo, così come lo è stata la sua stessa vita».

         «Ho cercato di non farmi prendere dall’ansia di dover riempire il palcoscenico di cose, di segni – spiega il regista Damiano Michieletto – perché a volte con Wagner c’è una sorta di horror vacui. Ho tentato di mettere invece l’umanità dei personaggi al centro della storia. Per tutta l’opera ho cercato di adottare un’estetica che lasciasse i protagonisti, i cantanti, al centro, e che avesse naturalmente delle visioni, dei simboli, un’estetica impattante, in questo senso wagneriana. È un racconto epico e quindi si deve sentire questo impatto, questa narrazione un po’ sospesa nel tempo. Il mio ragionamento poi mi porta sempre ad associare un’estetica contemporanea, ad esempio per quanto riguarda i costumi. Ho sentito qualcuno stupirsi per aver vestito i personaggi in giacca e cravatta. Alla fine, è anche un modo per astrarli, non è una messinscena ambientata in un periodo storico preciso, o con dei riferimenti intoccabili, con un’attualità. In questo caso è un tipo di costume che dà un’astrazione. Anche nel colore. Tutti hanno lo stesso colore, è un gruppo compatto, chiuso, anche un po’ fanatico».

         Nel cast figurano anche le artiste del Coro Elisa Savino, Lucia Raicevich, Claudia De Pian e Mariateresa Bonera in alternanza con Ester Salaro, Alessia Pavan, Da Hye Youn, Francesca Poropat nelle vesti dei quattro paggi; e gli artisti del Coro Orlando Polidoro, Nicola Pamio, Paolo Gatti e Arturo Espinosa nei quattro nobili di Brabante. Pietro Ceccato e Leo Mannise interpreteranno Herzog Gottfried. Parteciperà alla produzione anche l’Hungarian National Male Choir istruito dal maestro del Coro Richárd Riederauer.

Lohengrin sarà proposto in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese. Ecco il dettaglio delle recite, con orari e turni di abbonamento: domenica 12 aprile 2026 ore 18.00 (turno A); mercoledì 15 aprile ore 18.00 (turno D); domenica 19 aprile ore 15.30 (turno B); mercoledì 22 aprile ore 18.00 (turno E); domenica 26 aprile ore 15.30 (turno C). Per informazioni www.teatrolafenice.it

Markus Stenz al Teatro La Fenice dirige la Militärsinfonie di Haydn e la Prima Sinfonia di Brahms

Markus Stenz sarà il protagonista del prossimo appuntamento della Stagione Sinfonica 2024-2025 della Fondazione Teatro La Fenice. L’atteso ritorno del maestro tedesco alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice sarà con l’esecuzione di due brani di grande impatto tratti dal repertorio sinfonico più amato: la Militärsinfonie di Franz Joseph Haydn e la Prima Sinfonia in do minore op. 68 di Johannes Brahms. Due le repliche in agenda: venerdì 24 ottobre 2025 ore 20.00 (turno S) e sabato 25 ottobre ore 20.00.

            Ottava delle dodici sinfonie londinesi, la Sinfonia in sol maggiore n. 100 Hob.I:100 Militare

di Franz Joseph Haydn (1732-1809) fu eseguita per la prima volta il 31 marzo 1794 alle Hanover Square Rooms di Londra, nel giorno del sessantaduesimo compleanno del suo autore. L’accoglienza

fu subito molto calorosa, e questo favore è dimostrato anche dalla quantità di edizioni pubblicate solo nel primo decennio dal suo debutto. La denominazione dell’opera è quanto mai pertinente: il lavoro vuole esaltare la spettacolosa realtà della vita militare, con le sue marce scandite, i segnali e i

pennacchi: temi molto graditi alla fantasia artistica del tardo Settecento. Oltre all’elemento squillante e marziale, reso magnificamente grazie a un uso magistrale di strumenti come piatti, triangolo e gran cassa, ma anche trombe e timpani, la partitura è impreziosita anche da momenti squisitamente aggraziati, di popolare festosità, solo in alcuni tratti sospesi in qualche cadenza pensosa.

Johannes Brahms (1833-1897) compose la sua Prima Sinfonia in do minore op. 68 dopo una gestazione lunga e travagliata. Le prime tracce del movimento iniziale si possono far risalire agli anni di Düsseldorf, tra il 1855 e il 1856, anche se lo portò a termine solo sei anni dopo. Da allora, per quattordici anni, si dedicò costantemente alla composizione di questa sinfonia, ma tra mille indecisioni, ripensamenti, correzioni, e nonostante gli amici lo incitassero a completare la partitura. Le ultime note furono composte nell’estate del 1876 a Sassnitz, sull’isola tedesca di Rügen; mentre i ritocchi definitivi risalgono alla fine di quella stessa estate, che Brahms trascorse a Baden-Baden e Karlsruhe. La sinfonia fu eseguita per la prima volta il 4 novembre a Karlsruhe, dall’orchestra granducale diretta da Felix Otto Dessof, e fu una sorta di prova generale. Qualche giorno dopo fu lo stesso Brahms a dirigerla a Mannheim e a Monaco. Ma la grande attesa esecuzione pubblica fu quella che si tenne a Vienna, presso la Gesellschaft der Musikfreunde il 17 dicembre 1876, sotto la direzione di Hermann Herbeck. L’accoglienza non fu entusiastica. Solo un mese dopo, il 18 gennaio 1877, la Sinfonia fu diretta da Brahms a Lipsia, e allora il successo fu unanime: anche Hans von Bülow, che non amava troppo Brahms, ne fu talmente entusiasta che arrivò a definirla, con grande enfasi, «la Decima». È in effetti facile cogliere alcuni elementi beethoveniani, soprattutto nella monumentalità del primo e dell’ultimo movimento, nella intensa elaborazione tematica, nell’orchestrazione densa e priva di colori brillanti, ma il respiro è completamente romantico, e tipicamente brahmsiano l’uso delle modulazioni, delle armonie cromatiche, e il lirismo che permea ogni tema.

            Per approfondire la conoscenza delle partiture eseguite, è in programma il consueto appuntamento introduttivo: il concerto di venerdì 24 ottobre 2025 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle ore 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00 – ridotto abbonati da € 1500 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Markus Stenz

Considerato uno dei più autorevoli direttori del nostro tempo, nella stagione corrente ritorna a due collaborazioni di lungo corso, quella con la Gürzenich-Orchester Köln e quella con la Netherlands Radio Philarmonic Orchestra, così lavora con la Detroit Symphony e la ncpa di Beijing. Ha ricoperto incarichi di grande rilievo, tra cui quelli di direttore principale della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra (2012-2019), direttore ospite principale della Baltimore Symphony Orchestra (2015-2019) e direttore in residence della Seoul Philharmonic Orchestra (2016-2021). È stato direttore musicale generale della città di Colonia e Gürzenich-Kapellmeister per undici anni, dirigendo Don Giovanni, il Ring, Lohengrin, Tannhäuser e Die Meistersinger von Nürnberg, così come Jenůfa e Káťa Kabanová di Janáček e Love and Other Demons di Eötvös. Ha debuttato nell’opera nel 1988 al Teatro La Fenice. Nel 2018 vede la luce l’attesa prima mondiale di Fin de partie di Kurtág alla Scala (dove ha riscosso grande successo anche con Elektra di Strauss), opera ripresa alla Dutch National Opera e poi, in prima esecuzione francese, all’Opéra National de Paris. La stagione 2022-2023 lo vede debuttare con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma. Torna inoltre a dirigere la New Japan Philharmonic Orchestra insieme ad altre formazioni che ha guidato in precedenza: Netherlands Radio Philharmonic Orchestra, Seoul Philharmonic Orchestra e Gürzenich- Orchester di Colonia. Il suo debutto negli Stati Uniti è avvenuto con la Detroit Symphony Orchestra ed è poi tornato in America dirigendo la Oregon Symphony e la Indianapolis Symphony Orchestra. Altri recenti momenti di rilievo sono stati i concerti con mdr Leipzig Radio Symphony Orchestra, Dortmund e Luxembourg Philharmonic Orchestra, Orchestre National de Lyon e Barcelona Symphony Orchestra. Ha studiato all’Hochschule für Musik di Colonia sotto la guida di Volker Wangenheim e a Tanglewood con Leonard Bernstein e Seiji Ozawa. Gli è stata conferita l’Honorary Fellowship del Royal Northern College of Music di Manchester e il Silberne Stimmgabel dello Stato di North Rhein/Westphalia. Nella stagione 2023- 2024 ritorna alla Dutch National Opera con Rise and Fall of the City of Mahagonny e viaggia a Hangzhou per Die Walküre. In Germania dirige concerti con mdr-Sinfonieorchester Leipzig, Stuttgarter Philharmoniker e Staatskapelle Halle. Quella stagione vede anche il ritorno all’Orchestre National de Lyon e, sulla scia di un grande successo nel 2022 con la cbso, con la Sinfonia n. 2 di Mahler, ritorna a Birmingham per la Sinfonia n. 7 di Bruckner. In Italia dirige sia l’Orchestra della Toscana che l’Orchestra Haydn di Bolzano, e in seguito ritorna alla New Jersey Symphony e fa il suo debutto con la Naples Philharmonic. Alla Fenice dirige Ariadne auf Naxos (2024), Der fliegende Holländer (2023), Elegy for Young Lovers di Britten (1988) e una serie di concerti in diverse stagioni sinfoniche.

Der Protagonist di Kurt Weill, titolo di rarissima esecuzione in Italia, in scena dal 2 maggio per la prima volta a Venezia; regia Ezio Toffolutti e direttore  Markus Stenz

Per la prima volta a Venezia, andrà in scena Der Protagonist di Kurt Weill. La prima opera del compositore di Dessau, ancora mai rappresentata in laguna, sarà proposta in un nuovo allestimento con la regia, scene, costumi e light design di Ezio Toffolutti e con Markus Stenz alla direzione musicale. Cinque le recite in programma al Teatro Malibran, il 2, 4, 10, 13 e 15 maggio 2025, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025.
La prima opera di Kurt Weill, in un atto, su libretto tedesco Georg Kaiser, debuttò il 27 marzo 1926 alla Semperoper di Dresda. Weill aveva ventisei anni, all’epoca era principalmente un autore di musica da camera e canzoni, e con questo titolo raggiunse il successo. È chiaro cosa, dell’opera di Kaiser, attirò il futuro compositore dell’Opera da tre soldiDer Protagonist è una sorta di ‘opera di ideali’, in cui ogni personaggio rappresenta un ‘concetto’ piuttosto che una persona realistica pienamente concretizzata. Il ruolo eponimo, quello del ‘protagonista’, incarna l’idealismo artistico, quello della sorella l’amore in tutte le sue forme terrene. L’opera è composta in uno stile assolutamente originale, di formidabile presa teatrale; la partitura è un gioiello di invenzioni, tra jazz, piacevolissime armonie e idee ritmiche sempre sorprendenti. 
            «L’opera, rappresentata per la prima volta quando Weill aveva solo ventisei anni, fu un successo immediato – spiega il regista Ezio Toffolutti –: breve, ricchissima e innovativa. Il librettista Georg Kaiser tratteggia un uomo complesso, specchio di un’epoca in cui la società industriale stava trasformando i rapporti umani. Emergono nuove patologie psichiche, come l’isteria, e il personaggio incarna questo conflitto tra arte e vita. In Germania esiste una legge che protegge gli attori se commettono atti sconvenienti mezz’ora dopo lo spettacolo, perché ancora ‘ubriachi’ del loro ruolo. Il protagonista vive questa dissociazione: non si rende conto di ciò che ha fatto, perché è ancora immerso nella finzione. Kaiser, con genio, ci pone domande senza darci risposte».
            «Kaiser e Weill ambientarono la storia nell’Inghilterra elisabettiana – continua Toffolutti – per enfatizzare il tema del metateatro. Oggi, però, trovo più significativo collocarla nel periodo in cui l’opera fu scritta, negli anni Venti, subito dopo la prima guerra mondiale. L’avanguardia storica e l’Espressionismo hanno sempre influenzato il mio lavoro».
            «Weill ha una versatilità molto spiccata – commenta il direttore d’orchestra Markus Stenz –. Esiste un primo Weill, esploratore, poi c’è un Weill idealista, poi ancora la sua musica da film e infine l’ultimo Weill, quello americano: è estremamente affascinante vedere tutto ciò in una sola persona. Quello che vorrei mettere in evidenza, prima di definire un particolare stile, è proprio questa versatilità. Nella mia esperienza con le sue composizioni, Weill è sempre una persona di teatro: anche quando si apre alla musica pura, come un concerto per violino o una sinfonia, il risultato è comunque profondamente teatrale, oppure c’è almeno un elemento che va oltre la pura musica: mettere in scena un’idea, lavorare per un futuro migliore. E dato che si interessava molto alle idee che circolavano al suo tempo, il teatro era il suo habitat naturale, così come lo era scrivere per le voci. Non voleva focalizzarsi su uno stile operistico definito, proseguire su una linea consolidata e riconosciuta, ma sollecitava qualcosa che fosse davvero più diretto. Così, piuttosto che continuare nella tradizione tedesca, dà all’opera un tocco di attualità, la inserisce nel suo tempo, la rende reale. Sembra dire: “Combattiamo per le idee di cui ha bisogno la nostra epoca”. E con la collaborazione con Brecht due geni si sono incontrati. Detto questo, in ogni caso la bellezza del testo di Georg Kaiser, la delicatezza, la complessità e l’assoluta poesia che vi si ritrovano all’interno sono la forza trainante di Der Protagonist».
            Il cast di questo nuovo allestimento veneziano è composto da Matthias Koziorowski  nel ruolo del protagonista; da Martina Welschenbach in quello di sua sorella; da Dean Murphy in quello del giovane gentiluomo; da Alexander Geller nel ruolo del maggiordomo del duca e da Zachary Altman nel ruolo dell’oste. I tre attori, John, Richard ed Henry, saranno interpretati rispettivamente dai basso-baritoni Szymon Chojnacki e Matteo Ferrara e dal controtenore Franko Klisović. Realizzazione luci di Andrea Benetello.
Ecco il dettaglio delle recite con orari e turni di abbonamento: venerdì 2 maggio 2025 ore 19.00 (turno A); domenica 4 maggio ore 15.30 (turno B); sabato 10 maggio ore 15.30 (turno C); martedì 13 maggio ore 19.00 (turno D); giovedì 15 maggio ore 19.00 (turno E). 
Le cinque recite sono promosse nell’ambito delle iniziative La Fenice per la città e La Fenice per la città metropolitana, realizzate in collaborazione rispettivamente con il Comune di Venezia e con la Città metropolitana di Venezia (prezzi da € 15,00 a € 150,00; tariffa per residenti € 25,00). 

Markus Stenz ancora protagonista in Fenice dirige Ives, Bellini e estratti dal Parsifal di Wagner

Ancora Markus Stenz protagonista al Teatro La Fenice, nell’ambito della Stagione Sinfonica 2023-204. Dopo il doppio concerto dello scorso fine settimana e il grande successo della tourneè ad Amburgo, il maestro tedesco sarà di nuovo alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice sabato 6 luglio 2024 ore 20.00 (turno S) e domenica 7 luglio 2024 ore 17.00 (turno U) per dirigere un programma articolato in tre parti, che si aprirà con The Unanswered Question di Charles Ives, proseguirà con la Sinfonia dalla Norma di Vincenzo Bellini e si concluderà con alcuni estratti dal Parsifal di Richard Wagner.

Interpreti solisti dei brani wagneriani saranno il basso-baritono Alex Esposito nel ruolo di Amfortas, il basso Adolfo Corrado in quello di Titurel, il basso Tareq Nazmi in quello di Gurnemanz; il tenore Leonardo Cortellazzi sarà Parsifal; una voce dall’alto il mezzosoprano Valeria Girardello.

Maestro del Coro Alfonso Caiani.

Il tentativo di trasformare in suoni, in codice acustico, in espressione musicale delle raffinate quistiones filosofiche trova rilievo in diverse opere ma, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, The Unanswered Question (1906) di Charles Ives (1874-1954) è probabilmente la più nota tra quelle più fortemente emblematiche.  Raramente un autore ha raggiunto livelli così pregnanti di interrelazione tra mondo interiore speculativo e creazione artistica. Centrata sulla domanda metafisica per eccellenza e, dunque, sull’impossibilità di una risposta esaustiva, la composizione è retta da una precisa simbologia che possiamo identificare nei ‘comportamenti’ musicali dei gruppi di strumenti. L’opera ha in sé, oltre a ciò, una grande forza innovativa proprio perché la concezione ivesiana di trasporre in musica concetti astratti, domande metafisiche, psichiche evocazioni porta il compositore ad avere, nei confronti del linguaggio musicale, un atteggiamento di grande libertà, svincolandolo in modo sostanziale dagli aspetti più normativi del codice grammaticale.

            Dopo un lungo periodo di ‘fraintendimento’, Norma di Vincenzo Bellini (1801-1835), rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano nel 1831, tornò a nuova vita proprio grazie all’irrompere sulle scene, alla metà del Novecento, di Maria Callas che interpretò questo ruolo anche al Teatro La Fenice nel 1950. L’opera ha una sinfonia eroica che guarda alla tragica severità del classicismo di Gluck. Si tratta di un unico movimento (Allegro maestoso e deciso) legato al clima del dramma che introduce e anticipa inoltre alcuni motivi musicali che ritroveremo nell’opera.

            Ispirato liberamente a Parzival, un poema epico del XIII secolo di Wolfram von Eschenbach, il Parsifal di Richard Wagner (1813-1883) fu rappresentato per la prima volta al Festspielhaus di Bayreuth il 26 luglio 1882, pochi mesi prima della morte dell’autore. L’estremo sforzo creativo del sommo maestro segna la trasformazione del Wort-Ton-Drama (Dramma di parola e musica) in Bühnenweihfestspiel (Azione scenica sacrale). Un avvicinamento alla religione – non tanto all’ortodossia cristiana, quanto a un sincretismo, in cui il cristianesimo convive con il buddismo e l’induismo – che provocò la ben nota avversione da parte di Nietzsche. Di questo capolavoro, il programma propone alcune pagine particolarmente significative. A partire dall’interludio sinfonico Verwandlungsmusik, (Musica della trasformazione), caratterizzata dall’avvicendarsi di numerosi leitmotiv – tra cui il ricorrente Motivo delle Campane e lo straziante Motivo della Sofferenza –, in un graduale crescendo a misura che Parsifal e Gunemanz si avvicinano al castello. Seguirà «Nun achte wohl und laß mich seh’n», la suggestiva enunciazione del Motivo del Gral, seguito dai timpani con la loro incisiva versione ancora del Motivo delle Campane. Il solenne corteo dei Cavalieri del Gral precede il rito dello svelamento del Gral. Amfortas viene portato su una lettiga, mentre la voce di suo padre Titurel, proveniente dalla tomba in cui vive rinchiuso, lo invita a compiere il sacro rito:

Il concerto di sabato 6 luglio 2024 sarà preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Mauro Masiero, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Main partner della Stagione è Intesa Sanpaolo.

Markus Stenz

Ha ricoperto incarichi di grande rilievo, tra cui quelli di direttore principale della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra, direttore ospite principale della Baltimore Symphony Orchestrae più recentemente direttore in residence della Seoul Philharmonic Orchestra. È stato direttore musicale generale della città di Colonia e Gürzenich-Kapellmeister per undici anni, dirigendo Don Giovanni, il Ring, Lohengrin, Tannhäuser e Die Meistersinger von Nürnberg, così come Jenůfa e Káťa Kabanová di Janáček e Love and Other Demons di Eötvös. Ha debuttato nell’opera nel 1988 al Teatro La Fenicee, dopo il successo di varie settimane di concerti con quell’Orchestra, lascorsa stagione ha diretto a Venezia Der fliegende Holländer di Wagner etornerà nelle prossime due stagioni per Ariadne auf Naxos e Lohengrin. Nel2018 ha diretto Die Gezeichneten di Schreker alla Bayerische Staatsoper diMonaco e quell’anno ha visto anche la luce l’attesa prima mondiale di Fin de partie di Kurtág alla Scala, dove, nella stessa stagione, ha diretto Elektra di Strauss. Quell’evento è stato seguito da performance dell’opera di Kurtágalla Dutch National Opera e la sua première francese all’Opéra Nationalde Paris. Nella stagione 2023-2024 ritorna alla Dutch National Opera adirigere Rise and Fall of the City of Maagonny, viaggia a Hangzhou, inCina, per Die Walküre e dirige una speciale performance di Fin de partie nella città natale di Kurtág, Budapest, prima di andare in tour ad Amburgoe Colonia. In Germania dirige inoltre concerti con mdr-SinfonieorchesterLeipzig, Stuttgarter Philharmoniker e Staatskapelle Halle. Questa stagionevede anche il ritorno all’Orchestre National de Lyon e, sulla scia di ungrande successo nel 2022 con la City of Birmingham Symphony Orchestra (CBSO), con la Sinfonia n. 2 di Mahler, vi ritorna per la Sinfonia n. 7 di Bruckner. In Italia dirige sia l’Orchestra della Toscana che l’Orchestra Haydn di Bolzano, e in seguito ritorna alla New Jersey Symphony e fa il suo debutto con la Naples Philharmonic.

Il 28 e 29 giugno al Teatro La Fenice, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia diretta da Markus Stenz eseguirà il Concerto in mi minore di Mendelssohn con Vikram Francesco Sedona violino solista e la Settima Sinfonia di Anton Bruckner

Il 3 luglio il concerto sarà eseguito anche nella prestigiosa Grosser Saal della Elbphilarmonie di Amburgo con gli stessi protagonisti

Markus Stenz torna alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice per due concerti sinfonici che si susseguiranno a stretto giro nell’ambito della Stagione 2023-2024. Nel primo, in programma venerdì 28 giugno 2024 ore 20.00 (turno S) e sabato 29 giugno 2024 ore 20.00, il maestro tedesco dirigerà il Concerto in mi minore per violino e orchestra op. 64 di Felix Mendelssohn Bartholdy, con Vikram Francesco Sedona – vincitore del trentaduesimo Concorso Città di Vittorio Veneto – interprete della parte solistica e la Settima Sinfonia in mi maggiore wab 107 di Anton Bruckner, per celebrare il compositore austriaco nel duecentesimo anniversario della nascita.

Nel concerto successivo, il 6 e 7 luglio 2024, Stenz dirigerà invece musiche di Ives, Bellini e Wagner.

            Il concerto del 28 e 29 giugno sarà eseguito ad Amburgo mercoledì 3 luglio in occasione dell’inaugurazione del Festival musicale dello Schleswig-Holstein, nella prestigiosa Grosser Saal della Elbphilarmonie, la sala da concerto tedesca da oltre duemila posti considerata tra le più grandi e acusticamente avanzate a livello mondiale. La Grosser Saal – collocata all’interno di un edificio che con i suoi 108 metri è la struttura abitabile più alta di Amburgo – è stata inaugurata l’11 gennaio 2017 e ospita quest’anno alcune tappe del celebre Festival musicale della regione dello Schleswig-Holstein, la cui programmazione nel 2024 è dedicata proprio alla città lagunare di Venezia e alla sua cultura musicale.

Il Concerto in mi minore di Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847) è considerato ancora oggi come uno degli esempi più rilevanti del concerto romantico così come una delle opere più conosciute e apprezzate del compositore di Amburgo.

Mendelssohn incominciò a pensare a questo secondo concerto nel 1835 quando fu nominato direttore principale della già prestigiosa Orchestra del Gewandhaus di Lipsia. A spingerlo alla composizione fu sicuramente l’amicizia con Ferdinand David, enfant prodige anch’egli di Amburgo e ottimo violinista che lo stesso Mendelssohn scelse, sempre nel 1835, come concertino della sua nuova orchestra. Il nuovo concerto fu, infatti, il risultato della collaborazione stretta tra i due musicisti che però si prolungò per ben sei anni, tra scrittura, revisioni e reciprochi consigli.

La Settima Sinfonia in mi maggiore wab 107 di Anton Bruckner rappresenta un punto di svolta importante nella sua vicenda tanto musicale quanto biografica. È infatti la partitura che arrecò all’autore, arrivato ormai quasi a sessant’anni, il primo vero, grande successo e la celebrità internazionale. Fu composta nell’arco di due anni, tra il 23 settembre 1881 e il 5 settembre 1883, nel segno dell’omaggio a Wagner, al quale Bruckner aveva già dedicato la Terza (1873). A tal proposito, due avvenimenti furono decisivi nel periodo in cui l’autore lavorava alla partitura: l’esperienza della prima rappresentazione di Parsifal a Bayreuth (1882) e la morte di colui che Bruckner considerava il «maestro di tutti i maestri» (1883). Anche la dedica a Ludwig II di Baviera, munifico protettore di Wagner, assumerà un preciso valore simbolico.

Come di consueto, il concerto di venerdì 28 giugno 2024 sarà preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.   

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00, ridotto abbonati da € 15,00 a € 60,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

In un nuovo allestimento Ariadne auf Naxos di Richard Strauss in scena al Teatro La Fenice dal 21 al 30 giugno

Ariadne auf Naxos di Richard Strauss sarà in scena dal 21 al 30 giugno al Teatro La Fenice nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2023-2024. Il nuovo allestimento, realizzato dalla Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e con la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, è affidato al regista scozzese Paul Curran, con scene e costumi di Gary McCann e light design di Howard Hudson.

La direzione musicale sarà affidata a Markus Stenz, alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice e di un cast composto da Karl-Heinz Macek, Markus Werba, Anna Lucia Richter, John Matthew Myers, Nicola Pamio, Blagoj Nacoski, Francesco Milanese, Matteo Ferrara, Erin Morley, Sara Jakubiak, Äneas Humm, Mathias Frey, Szymon Chojnacki, Enrico Casari, Jasmin Delfs, Marie Seidler e Giulia Bolcato. Cinque le recite al Teatro La Fenice, il 21, 23, 25, 27, 30 giugno 2024.

Opera in un atto con prologo su libretto di Hugo von Hofmannsthal ispirato al mito di Arianna, questa composizione nacque come divertissement operistico per una rappresentazione del Bourgeois gentilhomme di Molière. Il progetto iniziale prevedeva che l’opera fosse eseguita come spettacolo presentato nel palazzo del protagonista della commedia; un esempio perfetto di teatro nel teatro. In questa prima forma il lavoro esordì il 25 ottobre 1912 a Stoccarda. Tuttavia il pubblico apprezzò l’opera più della commedia e Hugo von Hofmannsthal decise di slegare le due parti dando vita propria ad Ariadne, a cui aggiunse un Prologo che tiene in piedi l’espediente del teatro nel teatro. Nella nuova forma Ariadne auf Naxos debuttò a Vienna il 4 ottobre 1916.

«Non credo assolutamente che Ariadne sia un puro divertissement – ha spiegato il regista Paul Curran –. In questo lavoro Strauss fa quello che fa in tutte le sue opere: esamina lo stato umano, analizza come gli esseri umani reagiscono tra loro, la difficoltà del compromesso, come nel caso dell’insegnante di musica quando dice al suo studente: «Guarda: se vuoi farlo, devi scendere a compromessi perché il mondo non è perfetto». Quindi penso che – insieme a Hoffmansthal – oggi Strauss ci regali una lezione meravigliosa, in questo nostro mondo dove tutto è digitale, perfetto e meraviglioso. Ma il mondo è tutt’altro che perfetto e meraviglioso e qualsiasi essere umano che voglia raccontare una storia o fare ogni genere di lavoro o avere una relazione di successo dovrà scendere a compromessi e vivere una vita umana piuttosto che idealizzata. Ariadne rappresenta l’ideale: la sua volontà di stare con Teseo è prettamente idealistica. In realtà Teseo non torna, e arriva invece Bacco. La sua vicenda ci dice che l’idealismo vale solo per la mente, e non per la vita reale. Pertanto, ripeto, non penso che sia un divertissement; penso che sia molto divertente e sebbene il prologo sia scritto come una commedia e la seconda parte dell’opera sia una combinazione di commedia e tragedia, nell’ultima parte dell’opera non c’è più commedia dopo il secondo quintetto; si va dritti dentro la storia di Ariadne e Bacco. Credo che sia un lavoro meraviglioso, brillantemente strutturato».

«Quella di Ariadne si può definire una partitura su misura – ha dichiarato il direttore d’orchestra Markus Stenz –, qualcosa di particolarmente adatto e congeniale a questa storia e all’idea sorprendente di avere più situazioni che avvengono simultaneamente. Questo fatto già di per sé la rende molto moderna, perché se si guarda alla vita di oggi ci si rende conto che è estremamente complessa: quante volte alla settimana si deve affrontare una tragedia o ci si può fare una risata? Probabilmente è una verità universale, anche considerando il tempo in cui l’opera è stata scritta. Era particolarmente vera per quell’epoca: tristezza e allegria contemporaneamente, nella stessa scena. Strauss ha quindi inventato qualcosa che ci permette davvero di fare esperienza della completezza della vita, e che rende Ariadne così importante anche per il pubblico di oggi. Pertanto, se è vero che con quest’opera i due artisti volgono lo sguardo indietro, quello che la rende comunque così tanto attuale, simile alle partiture di oggi, è l’idea di unire le complessità della vita».

Ecco il dettaglio delle repliche con gli orari e i turni di abbonamento: venerdì 21 giugno 2024 ore 19.00 (turno A); domenica 23 giugno ore 17.00 (turno B); martedì 25 giugno ore 19.00 (turno D); giovedì 27 giugno ore 19.00 (turno E); domenica 30 giugno ore 17.00 (turno C). Le recite del 21 e 25 giugno rientrano nell’ambito del progetto «La Fenice per la città», quelle del 23, 27 e 30 giugno in «La Fenice per la città metropolitana», iniziative realizzate in collaborazione con la Municipalità e con la Città metropolitana di Venezia dedicate ai residenti nel comune e nel territorio della città metropolitana di Venezia. 

Per informazioni www.teatrolafenice.it