Martedì 16 settembre 2025 alle ore 20 al Maggio Fiorentino : Les pêcheurs de perles di Georges Bizet

Martedì 16 settembre 2025 alle ore 20 si riaccendono le luci della Sala Grande del Maggio per il primo appuntamento dopo la pausa estiva: in cartellone “Les pêcheurs de perles” di Georges Bizet.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Jérémie Rhorer.

La regia è firmata da Wim Wenders.

Protagonisti in scena Hasmik Torosyan; Javier Camarena; Lucas Meachem e Huigang Liu. 

Allestimento della Staatsoper Unter den Linden di Berlino

Si riaccendono le luci al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino per il primo appuntamento lirico della stagione, dopo la pausa estiva: in programma, martedì 16 settembre alle ore 20Les pêcheurs de perles di Georges Bizet, proposta nell’allestimento della Staatsoper Unter den Linden di Berlino. Altre tre le recite previste in cartellone: il 19 settembre alle ore 20, il 21 settembre alle ore 15:30 e il 23 settembre alle ore 20.

Sul podio della Sala Grande del Teatro, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Jérémie Rhorer; l’allestimento, ripreso in quest’occasione da Derek Gimpel, è firmato da Wim Winders, la cui regia di un’opera è portata in scena per la prima volta in assoluto in Italia.

Le scene sono di David Regehr; i costumi di Montserrat Casanova; le luci, riprese da Oscar Frosio, sono di Olaf Freese. La drammaturgia è curata da Detlef Giese. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il cast vocale è formato da Hasmik Torosyan nella parte di Léila; Javier Camarena interpreta Nadir; la parte di Zurga è interpretata da Lucas Meachem e Huigang Liu veste i panni di Nourabad.

Parlando dell’opera di Bizet – proposta per la seconda volta nel corso delle stagioni del Maggio dopo la messinscena del febbraio 2016 – il maestro Jérémie Rhorer, al suo debutto in Teatro, ha sottolineato il suo entusiasmo nel dirigere per la prima volta in carriera Les pêcheurs de perles: “Nel corso della mia carriera ho diretto con poca frequenza le opere di Bizet; invece ho affrontato con maggior frequenza la musica sinfonica di Bizet, motivo per cui sono molto felice di questo mio primo incontro con Les pêcheurs”. Continuando nella sua analisi, il maestro ha inoltre evidenziato i rapporti tra la musica italiana e la musica francese: “Negli ultimi anni inoltre ho cominciato a concentrare il mio interesse sui rapporti, peraltro sottostimati, tra la musica italiana e la musica francese, rapporti nati in una rete di relazioni storiche, artistiche, letterarie e musicali che mi affascinano enormemente. Prendiamo Puccini, un autore che per il momento ho potuto dirigere molto poco ma che è da sempre il mio preferito. Venendo proprio ai Pescatori di perle un interrogativo assai stimolante che nasce dall’ascolto di quest’opera è il verificare fino a che punto Puccini la conoscesse e l’abbia utilizzata come modello in alcune sue opere. Ci sono tanti aspetti di Pêcheurs che sembrano ritrovarsi come in un’ideale relazione gemellare in più pagine pucciniane”.

Il maestro Rhorer sarà inoltre impegnato il prossimo 20 settembre in Sala Zubin Mehta per un concerto sinfonico con le musiche di Claude Debussy, Maurice Ravel e Igor Stravinskij.

La regia dell’opera – ripresa da Derek Gimpel – è curata da Wim Wenders il quale, parlandone in occasione della première alla Staatsoper Unter den Linden nel 2020, ne ha evidenziato sia la rarità esecutiva che la bellezza musicale: “Quest’opera ai miei occhi (o piuttosto alle mie orecchie) è ingiustamente poco eseguita: il mio desiderio era dunque quello di ‘esporre’ la storia il più possibile e di raccontarla in modo da indurre o incoraggiare lo spettatore all’ascolto attraverso tutti i nostri mezzi. Ho visto spesso opere in cui c’era sempre qualcosa da vedere, così che guardare diventava più importante che ascoltare. Non volevo che il pubblico uscisse ricordandosi di aver visto qualcosa di grandioso; volevo lasciare la sensazione di aver ‘scoperto’ questa musica e soprattutto che sia stata la musica a raccontarvi la storia. Bizet ha realmente creato con la sua musica un mondo a sé”.

Il mondo che Wenders porta sul palcoscenico è dominato da una scena essenziale, proiezioni molto dai tratti foschi e profondi (mare, onde, nuvole e ombre di palme) sbuffi di fumo e dei costumi altrettanto semplici ed essenziali. Solo il coro nel primo atto porta costumi color giallo-zafferano e capelli rossi; una macchia di colore e di luce che contrasta con il nero. Wenders costruisce uno spazio che lascia protagonista lo svolgersi del dramma.

“Sono davvero felice di tornare qui al Teatro del Maggio dopo le recite di Rigoletto del 2021  – dice Xavier Camarena che interpreta Nadir – e di poterlo fare con quest’opera che, sebbene meno conosciuta della celeberrima Carmen, è un vero capolavoro musicale, ricca di momenti davvero iconici fra i quali il duetto fra Nadir e Zurga. Quella di Nadir è una parte che nel corso della mia carriera ho affrontato solo poche volte ed è davvero emozionante poterla portare in scena di nuovo qui a Firenze. Sicuramente posso dire che a livello tecnico non siamo davanti a un’opera di facile interpretazione; lo stile che richiede la parte di Nadir rende infatti complesso trovare il giusto equilibrio fra quella che era l’intenzione originale del compositore e quella che invece è la tecnica vocale del nostro tempo.  È interessante aver modo di prendere parte a questa produzione di Wim Wenders; il modo in cui è stata pensata, unita al fatto che i solisti in scena sono appena quattro, dà molta ‘responsabilità’ scenica a noi cantanti. La scenografia è essenziale e semplice ed è un modo per noi solisti di essere più attivi e di ‘riempire’ il palcoscenico con i nostri movimenti e con le nostre azioni. Anche con Jérémie Rhorer stiamo lavorando in modo armonico: quando si parla di produzioni come questa è naturale per un cantante infondere del ‘proprio’ al personaggio interpretato e lavorando assieme al maestro Rhorer è quasi spontaneo trovare un bilanciamento fra questo e quella che invece è la sua visione musicale e interpretativa dell’opera di Bizet”.

Hasmik Torosyan – protagonista in scenanella parte di Léila – torna al Maggio dopo il suo debutto avvenuto nell’autunno del 2017 in occasione delle recite de La rondine di Giacomo Puccini: “Sono davvero felice di poter tornare al Maggio e di poterlo fare interpretando la parte di Léila: un personaggio che all’inizio della storia ha tratti quasi angelici ma che, nello sviluppo della vicenda, si scopre essere una donna forte, con un animo davvero combattivo disposta – per il suo amore – a non piegarsi davanti a nulla, un aspetto davvero interessante perché questo cambiamento lo si può notare e soprattutto apprezzare anche sul piano vocale e musicale. La regia e l’allestimento di Wim Wenders, caratterizzati da spazi grandi e semplici, ci spingono a dare un’interpretazione ancora più incisiva poiché ogni personaggio della vicenda deve anche ‘riempire’ questi spazi: non ci sono momenti in cui siamo ‘coperti’ in scena e questo comporta un lavoro molto importante anche sui dettagli più piccoli”.

L’opera:

Les Pêcheurs de perles, opera in tre atti su libretto di Michel Carrè ed Eugène Cormon, fu composta da Georges Bizet nel 1863. Il giovane musicista francese, che si era aggiudicato pochi anni prima il prestigioso” Prix de Rome”, fu ingaggiato dal direttore del Théâtre Lyrique di Parigi Léon Carvalho per realizzare un’opera per il suo teatro. Bizet, all’epoca poco più che ventenne, accettò di buon grado ma trattandosi della sua prima esperienza di prestigio si trovò a mettere in musica il libretto fornitogli da Carvalho senza avere voce in capitolo.

Il soggetto esotico dei Pêcheurs de perles si inseriva nella lunga scia di opere di ispirazione orientale che già da qualche anno erano diventate di gran moda in Francia. L’isola di Ceylon fa da sfondo a una storia d’amore incentrata sul tradizionale triangolo: Léïla, sacerdotessa di Brahma, è amata sia dal pescatore di perle Nadir, sia da Zurga, capo dei pescatori legato a Nadir da un’amicizia di lungo corso. Ma Léïla ama Nadir e Zurga sarà quindi costretto a sacrificare i propri sentimenti rinunciando sia alla donna amata che all’amico.

Già alla prima rappresentazione il 29 settembre del 1863 i critici si scagliarono impietosi contro il libretto, ritenuto banale e privo di originalità. Era stato lo stesso Carvalho a richiedere un plot che abbondasse di situazioni melodrammatiche tradizionali per agevolare il lavoro del giovane debuttante. Tuttavia, nonostante l’inesperienza e un libretto di scarso valore, Bizet riuscì a realizzare per i Pêcheurs de perles una veste musicale fascinosa ricca di ritmi insoliti, languide armonie e preziosità timbriche che magistralmente evocano il misterioso Oriente tanto vagheggiato in quello scorcio di secolo.

La locandina:

LES PÊCHEURS DE PERLES

Musica di Georges Bizet

Su libretto diMichel Carré e Eugène Cormon.

Edizione: Alkor-Edition/Bärenreiter-Verlag, Kassel (2015)

Rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano

Allestimento della Staatsoper Unter den Linden di Berlino 

Maestro concertatore e direttore Jérémie Rhorer

Regia Wim Wenders

ripresa da Derek Gimpel

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene David Regehr

Costumi Montserrat Casanova

Luci Olaf Freese 

riprese daOscar Frosio

Drammaturgia Detlef Giese

Léila Hasmik Torosyan 

Nadir Javier Camarena 

Zurga Lucas Meachem 

Nourabad Huigang Liu 

Bambini

Gherardo Attori, Arianna Barberi, Simone Cardoso, Celeste Castellini, Silvia De Santis, Maria Josè Floriano, Duccio Leoni, Kai Mc Millan, Violante Orso

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€

Platea 3: 75€

Platea 2: 90€

Platea 1: 130€ (per la prima rappresentazione; le altre recite: 110€)

Durata complessiva 2 ore circa, intervallo compreso

Al Teatro alla Scala di Milano : IL NOME DELLA ROSA di FRANCESCO FILIDEI

Il nome della rosa

Tutto esaurito alla Scala per la nuova opera di Francesco Filidei

commissionata dal Teatro insieme all’Opéra National de Paris e pubblicata da Ricordi. Dirige Ingo Metzmacher, regia di Damiano Michieletto. Lo spettacolo è coprodotto

con l’Opéra de Paris e il Teatro Carlo Felice di Genova e sarà ripreso da Rai Cultura.

Il progetto è promosso e sostenuto da SIAE.

Milano Musica dedica a Filidei l’edizione 2025 del Festival.

Sono tutte esaurite al Teatro alla Scala le cinque rappresentazioni del Nome della rosa, la nuova opera tratta dall’omonimo romanzo di Umberto Eco (pubblicato da La nave di Teseo) che il Teatro milanese ha commissionato a Francesco Filidei insieme all’Opéra national de Paris. Lo spettacolo è coprodotto dalla Scala con l’Opéra e con il Teatro Carlo Felice di Genova. Il nome della rosa, pubblicata da Casa Ricordi, è la terza opera di Filidei dopo Giordano Bruno, su libretto italiano di Stefano Busellato (Oporto, Casa da Musica, Teatro Valli di Reggio Emilia 2015, presentato al Piccolo Teatro di Milano nel corso del Festival Milano Musica dello stesso anno), e L’inondation, su libretto francese di Joël Pommerat (Parigi, Opéra Comique 2019). Questa volta i librettisti sono lo stesso compositore e Stefano Busellato con la collaborazione di Hannah Dübgen e Carlo Pernigotti; hanno lavorato su due versioni, italiana e francese, per le prime a Milano e Parigi. Il nome della rosa è il secondo progetto realizzato dal Teatro alla Scala in collaborazione con la SIAE – Società Italiana Autori ed Editori nell’ambito del Concorso per compositori, librettisti e coreografi iscritti alla SIAE. La prima edizione, riservata alla coreografia, aveva sostenuto la creazione di Madina, coreografia di Mauro Bigonzetti e musica di Fabio Vacchi, andata in scena nel 2021.

Il nome della rosa, diretto da Ingo Metzmacher, va in scena con la regia di Damiano Michieletto, le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, le luci di Fabio Barettin, la drammaturgia di Mattia Palma e la coreografia di Erika Rombaldoni.  

In scena un nutrito cast formato da artisti di rilievo nel panorama operistico odierno: i due protagonisti, il novizio Adso da Melk e l’ex inquisitore francescano Guglielmo da Baskerville sono Kate Lindsey en travesti e Lucas Meachem. Il bibliotecario cieco e nemico del riso Jorge de Burgos è Gianluca Buratto; l’Inquisitore Bernardo Gui è Daniela Barcellona, anche lei en travesti; l’abate del monastero Abbone da Fossanova è Fabrizio Beggi; la sventurata ragazza del villaggio (ma anche la statua della Vergine) è Katrina Galka; l’ex dolciniano Salvatore (“Penitenziagite!”) è Roberto Frontali; il cellario ex dolciniano Remigio da Varagine è Giorgio Berrugi; il bibliotecario Malachia è Owen Willetts; l’erborista Severino da Sant’Emmerano è Paolo Antognetti. Carlo Vistoli presta la sua voce all’aiuto bibliotecario Berengario da Arundel e al miniatore Adelmo da Otranto (la prima vittima); Leonardo Cortellazzi al traduttore Venanzio e a Giovanni Dalbena; Adrien Mathonat a Girolamo Vescovo di Caffa e al Cuciniere. Infine, Cecilia Bernini è Ubertino da Casale; Flavio D’Ambra è il capo della delegazione imperiale Michele da Cesena; Ramtin Ghazavi è il Cardinal Bertrando; Alessandro Senes è Jean d’Anneaux. La voce di Adso Vecchio è restituita dal Coro diretto da Alberto Malazzi, mentre le Voci bianche del Coro dell’Accademia dirette da Bruno Casoni sono i Novizi.

Il nome della rosa sarà ripreso dalle telecamere di Rai Cultura. La prima del 27 aprile sarà trasmessa in diretta da RAI Radio Tre.

L’opera

Per impostare il lavoro compositivo, Francesco Filidei si è chiesto innanzitutto quale sarebbe stato il percorso narrativo di Eco se fosse stato un musicista invece che uno scrittore. Per rispondere è necessario analizzare la struttura narrativa del romanzo per tradurla in drammaturgia musicale. Un nodo centrale è la relazione che il testo intrattiene con il romanzo popolare ottocentesco, soprattutto francese (Il conte di Montecristo, I misteri di Parigi, ecc.), che Filidei estende all’opera popolare ottocentesca, soprattutto italiana (Don Carlos, Il trovatore). Eco stesso, spiega Filidei, indica la strada da seguire quando nelle Postille al Nome della Rosa parla di “un libro che assumeva una struttura da melodramma buffo, con lunghi recitativi, e ampie Arie”. Eco racconta inoltre di aver compiuto un lavoro analogo a quello realizzato da Mahler nelle sue sinfonie (e in questo senso non si può non ricordare la sua amicizia con Berio e il Terzo Movimento di Sinfonia, gravitante intorno allo Scherzo della Seconda di Mahler). Filidei sviluppa quindi il suo discorso musicale come una struttura portante di tipo sinfonico su cui si innesta una successione di arie e recitativi, quasi forme chiuse, il cui materiale è derivato principalmente dalla variazione di melodie gregoriane. È la dimensione del sacro a giustificare il passaggio dalla parola al canto. Drammaturgicamente l’opera, che ha la struttura di un autentico grand-opéra con oltre una quindicina di personaggi, sfrutta la struttura del romanzo, in cui i fatti sono sempre presentati “de relato”, per dare a ciascuno un’aria. Le riflessioni teologiche e filosofiche, inserite da Eco nel libro e difficili da tradurre in linguaggio teatrale, sono riflesse nella costruzione formale di alcune sezioni del lavoro, attraverso madrigalismi e strutture leitmotiviche associate alle varie tematiche proposte.

Filidei condivide la passione di Eco per la materia linguistica, si tratti di parole o di note, e il gusto per la struttura e la simmetria. Il nome della rosa è diviso in sette giornate, tre delle quali formano il primo atto e quattro (l’ultima è una chiusa di breve durata) il secondo. I due atti hanno forma simmetrica e le scene sono costruite ciascuna su una nota: do, do diesis, re bemolle, re… e poi specularmente fino a tornare al do. Ne consegue un’architettura formale rigorosa, ma anche la rappresentazione grafica di un labirinto, o dell’abbraccio dei petali: un’opera in forma di rosa.  

Il romanzo

Quando Umberto Eco scrive Il nome della rosa, nel 1980, ha 48 anni ed è uno dei semiologi più influenti della scena culturale europea. Al prestigio accademico, riflesso nel Trattato di semiotica generale del 1975, unisce una vasta popolarità grazie alle sue analisi scientificamente inappuntabili ma sempre partecipi ed empatiche della cultura di massa: volumi come Opera aperta, Diario minimo, Apocalittici e integrati, Il superuomo di massa oltre al diffusissimo Come si fa una tesi di laurea, sono successi editoriali eclatanti che lasciano un segno nella cultura italiana del terzo quarto del ‘900. Saggista di successo, Eco ritorna alla passione mai estinta per la filosofia medievale (si era laureato con Luigi Pareyson sull’estetica di Tommaso d’Aquino) per il suo primo e unico romanzo, edito da Bompiani, che vende oltre 50 milioni di copie imponendosi tra i libri più letti e tradotti della letteratura italiana del ‘900, anche grazie alla versione cinematografica di Jean-Jacques Annaud del 1986 con Sean Connery, F. Murray Abraham e Christian Slater.

La trama, che Eco finge di aver desunto dagli scritti dell’immaginario frate francescano Adso da Melk, è quella di un giallo, ambientato in un monastero cluniacense nel 1327 dove si verifica una serie di omicidi.  L’autore mostra la sua dottrina e il suo gusto della minuta descrizione della vita medievale nell’ambientazione in cui ricorrono i topoi della biblioteca e del labirinto, ma la tensione narrativa è garantita, oltre che dalla ricerca degli assassini, dalla sottesa perorazione sul valore della conoscenza e della libertà. Chiave del mistero sarà il Secondo libro della Poetica di Aristotele, nella realtà perduto, in cui lo stagirita affronta il tema della Commedia

Liana Püschel terrà una conferenza introduttiva per il pubblico di ciascuna rappresentazione nel Ridotto dei Palchi un’ora prima dell’inizio.

Il 34° Festival Milano Musica, che si terrà dal 26 aprile al 6 giugno 2025, tornerà ad avere carattere monografico e sarà dedicato a “Francesco Filidei. Fiori, tempo, respiro”.

Stagione d’opera 2024~2025

27, 30 aprile 2025

3, 6, 10 maggio 2025

IL NOME DELLA ROSA

Opera in due atti

di FRANCESCO FILIDEI

Libretto di Francesco Filidei e Stefano Busellato

con la collaborazione di Hannah Dübgen e Carlo Pernigotti

Casa Ricordi Editore

Libero adattamento dall’opera di Umberto Eco Il nome della rosa edita da La Nave di Teseo

Prima assoluta

Commissione Teatro alla Scala e Opéra National de Paris

Nuova produzione Teatro alla Scala

in coproduzione con Opéra National de Paris e Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Direttore INGO METZMACHER

Regia DAMIANO MICHIELETTO

Scene PAOLO FANTIN

Costumi CARLA TETI

Luci FABIO BARETTIN

Drammaturgia MATTIA PALMA

Coreografia ERIKA ROMBALDONI

Personaggi e interpreti

             Adso da Melk                                                                Kate Lindsey

             Guglielmo da Baskerville                                                Lucas Meachem

             La Ragazza del Villaggio / Statua della Vergine             Katrina Galka

             Jorge da Burgos                                                              Gianluca Buratto

              Bernardo Gui                                                                  Daniela Barcellona

             Abbone da Fossanova                                                     Fabrizio Beggi

              Salvatore                                                                        Roberto Frontali

              Remigio da Varagine                                                                     Giorgio Berrugi

             Malachia                                                                          Owen Willetts

             Severino da Sant’Emmerano                                           Paolo Antognetti

             Berengario da Arundel / Adelmo da Otranto                  Carlo Vistoli

             Venanzio / Giovanni Dalbena                                          Leonardo Cortellazzi

             Girolamo Vescovo di Caffa / Cuciniere                          Adrien Mathonat

             Ubertino da Casale                                                          Cecilia Bernini

             Michele da Cesena                                                          Flavio D’Ambra

             Cardinal Bertrando                                                          Ramtin Ghazavi

             Jean d’Anneaux                                                              Alessandro Senes

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO ALLA SCALA

Maestro del Coro ALBERTO MALAZZI

Con la partecipazione del Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala

Maestro del Coro di Voci Bianche BRUNO CASONI

Date:

Domenica 27 aprile 2025 ore 20 ~ turno Prime Opera

Mercoledì 30 aprile 2025 ore 20 ~ turno A

Sabato 3 maggio 2025 ore 20 ~ turno C

Martedì 6 maggio 2025 ore 20 ~ turno B

Sabato 10 maggio 2025 ore 20 ~ turno D

Prezzi: da 215 a 26 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, presso il Ridotto dei Palchi”,

si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Liana Püschel.

Il 27 aprile l’opera sarà trasmessa in diretta da RAI Radio Tre.

Il compositore

Francesco Filidei è nato a Pisa (5 maggio 1973). Si è diplomato al Conservatorio di Firenze e al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi.

Come organista e compositore, è stato invitato dai più importanti festival di musica contemporanea, eseguito da orchestre quali WDR, SWR, RSO Wien, ORT, RAI, Tokyo Philharmonic, Bayerischer Rundfunk, Orchestra Sinfonica di Milano, Filarmoniche di Montecarlo, Nizza, Helsinki, Vilnius, Varsavia, Orchestre Symphonique de Bretagne, Orchestra Philharmonie Luxembourg e Orchestre of Mexique, e dai più importanti ensemble specializzati, in particolare alle Philharmonie di Berlino, Colonia, Essen, Amburgo, alla Cité de la Musique di Parigi, alla Suntory e alla Tokyo Opera House, alla Theaterhaus di Vienna, alla Herkulessaal di Monaco, alla Tonhalle di Zurigo, alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles.

Dopo aver ottenuto una commissione dal Comité de Lecture Ircam nel 2005, ottiene il Salzburg Music Forderpreistrager 2006, il Prix Takefu 2007, il Forderpreistrager Siemens 2009, l’International Rostrum of Composers 2011, il Premio Abbiati 2015, il premio Charles Cros 2016 per il disco monografico “Forse”, il premio Commande 2018 della Fondazione Simone et Cino Del Duca attribuito dall’Académie des Beaux-Arts. È stato borsista dell’Akademie Schloss Solitude nel 2005, Membro della Casa de Velàzquez nel 2006 e nel 2007, Pensionnaire a Villa Medici nel 2012, Borsista del DAAD di Berlino e compositore in residenza di numerosi ensemble e festival.

Ha insegnato composizione a Royaumont (Voix Nouvelles), alla Iowa University, a Takefu (Tokyo), all’Accademia della città di Čajkovskij in Russia, ai Ferienkurse di Darmstadt, e in numerose altre istituzioni e università internazionali (Ircam, Cnsmdp, Esmuc, Musikene, Conservatorio di Strasburgo e di Mosca, Università di Berlino, Hannover, Stoccarda, Graz, San Diego, Tokyo, solo per citarne alcuni). Nel 2019 ha tenuto masterclass con concerti monografici a Shanghai, Pechino e Hong Kong.

Nel 2016 è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese.

Dal 2018 è consulente musicale della fondazione I Teatri di Reggio Emilia e direttore artistico del festival di musica contemporanea Controtempo di Villa Medici a Roma.

Dopo Giordano Bruno, la sua prima opera rappresentata in prima assoluta a Oporto nel 2015 e ripresa successivamente in numerosi teatri europei, segue L’inondation su un libretto scritto appositamente da Joël Pommerat per la Stagione 2019 dell’Opéra Comique di Parigi. Dal 2018 pubblica con Casa Ricordi. Le precedenti composizioni sono edite da Rai Com