AQUAGRANDA RITORNA ALLA FENICE DIECI ANNI DOPO

Mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 17 nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Venezia del 4 novembre 1966, ritorna – in video- l’opera lirica “Aquagranda”, dedicata a quello storico evento, che inaugurò la stagione lirica 2016-2017 del teatro veneziano, ebbe nove repliche tutte esaurite (più due rappresentazioni speciali per le scuole), e nel 2017 vinse il Premio Franco Abbiati, per la miglior opera contemporanea, in virtù “dell’esito eccellente dello spettacolo che con numerose e affollate recite ha rivelato una forte capacità di comunicazione civile e di coinvolgimento emotivo”.

L’opera, un “dramma per musica in un atto”, è tratta dal libro omonimo che racconta l’alluvione di Venezia, firmato dal giornalista e scrittore veneziano Roberto Bianchin (quattro edizioni in trent’anni, l’ultima, del 2026, è di Betti Editrice), al quale si deve anche il libretto, per la cui stesura in versi gli venne affiancato il poeta Luigi Cerantola. La musica fu affidata al compositore Filippo Perocco, la regia a Damiano Michieletto, la direzione dell’orchestra a Marco Angius. Le scene erano di Paolo Fantin (spettacolare l’inondazione del palcoscenico con tremila e cinquecento litri d’acqua), i costumi di Carla Teti. Le luci di Alessandro Carletti, i suoni di Davide Tiso, i video di Carmen Zirmermann e Roland Horvath, i movimenti coreografici di Chiara Vecchi.

Ad alternarsi nei panni dei personaggi, tra cui i pescatori dell’isola di Pellestrina dove cominciò l’alluvione e dove l’opera è ambientata, i cantanti Andrea Mastroni, Francesco Milanese, Mirko Guadagnini, Paolo Antognetti. Giulia Bolcato, Livia Rado, Silvia Regazzo, Valeria Girardello, Armando Gabba, Vincenzo Nizzardo, William Corrò, Tommaso Barea, Marcello Nardis, Christian Collia.

La proiezione straordinaria di Aquagranda nelle Sale Apollinee della Fenice, che si inserisce nel quadro delle manifestazioni cittadine per i 60 anni dall’alluvione, ed è resa possibile dalla preziosa collaborazione con Jean-Romain Sales di Oxymore Productions, la società francese detentrice dei diritti video, sarà così l’occasione di rivedere un’opera entrata nel cuore dei veneziani ma rimasta un “unicum” non più rappresentato data la sua complessità tecnica, e di farla conoscere a chi non aveva avuto occasione di farlo.

UN REQUIEM IN MEMORIA DELLA STRAGE DI MARZABOTTO 80 ANNI DOPO

Il brano di Adriano Guarnieri dal titolo “A loro, nel gelido crepuscolo dell’aurora” è interpretato in prima assoluta dall’Orchestra e dal Coro del TCBO

Il concerto, promosso dal Comune di Bologna e realizzato dalla Fondazione lirico-sinfonica felsinea, è a ingresso gratuito su prenotazione

Venerdì 25 ottobre alle 20.30, Auditorium Manzoni

Nell’ottantesimo anniversario dell’eccidio di Monte Sole, conosciuto anche come Strage di Marzabotto, il Comune di Bologna e il Teatro Comunale di Bologna offrono alla cittadinanza un concerto commemorativo delle centinaia di vittime dello sterminio nazifascista, avvenuto nell’autunno del 1944 sull’Appennino bolognese. A risuonare in prima esecuzione assoluta – venerdì 25 ottobre alle 20.30 all’Auditorium Manzoni – è il Requiem per voci soliste, coro e grande orchestra dal titolo “A loro, nel gelido crepuscolo dell’aurora” scritto per l’accaduto da Adriano Guarnieri, tra i massimi compositori contemporanei. 

Tonino Battista sale sul podio dell’Orchestra e del Coro – preparato da Gea Garatti Ansini – del Teatro Comunale di Bologna; solisti sono i soprani Livia Rado e Patricia Fodor, il contralto Aloisa Aisemberg e il tenore Marcello Nardis.

Guarnieri, che visitò otto anni fa Marzabotto e Monte Sole insieme a uno degli ultimi testimoni della strage, racconta così la genesi del brano: «Al termine del percorso mi fermai e, ancora scosso dall’emozione, promisi a me stesso che avrei parlato di quei nomi, di quelle persone, di quegli innocenti. Avvenne una specie di colloquio interiore tra me e loro. L’idea del Requiem è nata così, come un’ “autocommissione”». Per tre anni il compositore lavorò alla stesura dell’imponente pagina – per proporzioni e organico dispiegato – che si ascolterà per la prima volta a Bologna. L’opera si discosta dalla tipica struttura in nove parti del Requiem ed è realizzata su testi che lo stesso Guarnieri ha tratto dalle raccolte poetiche “La religione del mio tempo” di Pier Paolo Pasolini e “Quare tristis” di Giovanni Raboni, oltre che da frammenti biblici. Le trombe, che suoneranno dai due lati della sala, sono il simbolo del giudizio universale, mentre la linea melodica continua tenuta dai violoncelli rappresenta il lamento funebre.