Sold out per Aida in forma di concerto al Teatro di San Carlo

Unica data domenica 6 settembre

Sul podio Riccardo Frizza, nel cast vocale

Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e Luca Salsi

È “Aida” di Giuseppe Verdi a segnare la ripresa della programmazione al Teatro di San Carlo dopo la pausa estiva: sold out l’unica data, domenica 6 settembre (ore 19:00), per il prossimo titolo della Stagione d’Opera 2025/26, che verrà proposto in forma di concerto.

La direzione è affidata a Riccardo Frizza, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Lirico di Napoli, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi.

Tornano al Teatro di San Carlo Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e Luca Salsi, rispettivamente Aida, Radamès e Amonasro. Al loro fianco, Elizabeth DeShong è Amneris, Alexander Köpeczi interpreta Ramfis e Andrea Pellegrini il Re d’Egitto.

A completare il cast sono due giovani promesse della lirica, che si sono formate all’Accademia del Teatro di San Carlo, già avviate verso una importante carriera da solista: Sun Tianxuefei (Un Messaggero) e Désirée Giove (Una Sacerdotessa).

È una storia lunga oltre 150 anni quella che lega “Aida” al Teatro di San Carlo, con più di cinquanta riprese. La prima rappresentazione napoletana risale al 30 marzo 1873, poco più di un anno dopo il debutto assoluto all’Opera del Cairo. È, inoltre, l’opera che nel 1952 ha segnato l’inaugurazione dell’Arena Flegrea. Il titolo ha visto alternarsi alcuni dei nomi più celebri della lirica, da Maria Callas e Renata Tebaldi ad Anita Cerquetti, Antonietta Stella, Elena Suliotis e Leyla Gencer, fino a grandi interpreti maschili come Franco Corelli, Carlo Bergonzi, Cesare Siepi e Boris Christoff.

Stagione 25/26

6 settembre 2026


Aida

Opera in quattro atti

Libretto di Antonio Ghislanzoni

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore | Riccardo Frizza

Interpreti

Aida | Anna Netrebko

Radamès | Jonas Kaufmann

Amneris | Elizabeth DeShong

Amonasro | Luca Salsi

Ramfis | Alexander Köpeczi

Il Re d’Egitto | Andrea Pellegrini

Un Messaggero | Sun Tianxuefei #

Una Sacerdotessa | Désirée Giove #

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Produzione Teatro di San Carlo

Esecuzione in forma di concerto

# Ex-allievo Accademia del Teatro di San Carlo

Teatro di San Carlo | CREMISI

domenica 6 settembre 2026, ore 19:00 –  F.A. – CREMISI – XI

Opera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese

Durata: 3 ore e circa, con intervallo

DAL 3 AL 5 SETTEMBRE, TURANDOT, AIDA E LA TRAVIATA:ARENA QUASI SOLD-OUT PER TRE SERE D’OPERA

Penultimo fine settimana dell’Opera Festival in Arena con spettacoli di Zeffirelli e Curran:

giovedì 3 settembre in scena Turandot con Pirozzi, Eyvazov, Agresta, Pertusi diretti da Battistoni;

venerdì 4 Aida con Siri, Lardizzone, Margaine, Park, Lim diretti da Ommassini;

sabato 5 La Traviata inaugurale del 2026 con Feola, Barbera, Salsi diretti da Ciampa.

Giovedì 3 settembre, alle 18, incontro sui 100 anni di Turandot alla libreria Feltrinelli di Verona

TURANDOT giovedì 3 settembre ore 21

AIDA ed. Zeffirelli venerdì 4 settembre ore 21

LA TRAVIATA sabato 5 settembre ore 21

Tre opere diverse in tre giorni, già vicine al sold-out, per il penultimo fine settimana dell’Opera Festival 2026. Dal 3 al 5 settembre, in Arena gli allestimenti classici firmati da Zeffirelli, Turandot e Aida, e la nuova Traviata secondo Curran in collaborazione con il Moulin Rouge. Con i complessi artistici e tecnici di Fondazione Arena, ogni sera in scena grandi artisti internazionali, tra cui Maria Josè Siri, che venerdì 4 settembre celebrerà il traguardo unico delle 200 recite nei panni di Aida.

Giovedì 3 settembre, alle 18, incontro straordinario aperto a tutti alla libreria Feltrinelli di via Quattro Spade (Verona): 100 anni di Turandot, la fiaba nata a Verona. Si parlerà dell’ultima opera di Puccini a un secolo dalla prima assoluta, delle sue fonti, di musica e libretto, di autori, primi interpreti e di storiche esecuzioni all’Arena di Verona, con il Sovrintendente Cecilia Gasdia, il direttore d’orchestra Andrea Battistoni – che dirigerà l’opera in serata – e il musicologo Davide Annachini, con testimonianze e ascolti. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Turandot, giovedì 3 settembre, ore 21. Un secolo fa andava in scena l’ultima opera di Puccini, Turandot, sfida grandiosa rimasta incompiuta alla morte del compositore ma completata dalle cure di Ricordi, Alfano e Toscanini. Torna in Arena nello spettacolo da fiaba con regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi della premio Oscar Emi Wada, luci di Paolo Mazzon, movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli. Nei panni della principessa di gelo, torna la titolare Anna Pirozzi, affiancata dal tenore Yusif Eyvazov, il principe ignoto che la sfida, con l’aiuto della dolce Liù, interpretata da Maria Agresta al suo debutto stagionale, e del padre Timur interpretato da Michele Pertursi. A completare il cast Carlo Bosi, Gëzim Myshketa, Matteo Macchioni, Saverio Fiore e Ankhbayar Enkhbold e centinaia tra artisti del coro, mimi, figuranti, corifee e voci bianche areniane. Sul podio, alla guida dell’Orchestra di Fondazione Arena a pieni ranghi, per quest’ultima data del 2026, il maestro veronese dalla carriera internazionale, Andrea Battistoni. Ultima recita venerdì 11 settembre.

Aida, venerdì 4 settembre, ore 21. Duecento volte Aida, in tutto il mondo ma soprattutto all’Arena di Verona. Record e traguardo personale per il soprano Maria José Siri, che festeggia la recita numero 200 nei panni della principessa etiope proprio sull’immenso palcoscenico sotto le stelle dell’Anfiteatro veronese. Accanto a lei, Paolo Lardizzone sarà Radames, Clémentine Margaine la principessa Amneris, Youngjun Park Amonasro -re etiope e padre di Aida-, Simon Lim il gran sacerdote Ramfis. Completano il cast Mariano Buccino, Francesca Maionchi e Riccardo Rados – rispettivamente come re, sacerdotessa e messaggero. Orchestra e Coro di Fondazione Arena sono diretti da Francesco Ommassini. Il capolavoro verdiano, opera regina dell’Arena, torna in scena nell’ormai classico allestimento di Franco Zeffirelli. Atmosfera aurea, una grande piramide che crea diversi ambienti, pietre multicolori e tessuti preziosi in un avvincente Antico Egitto con centinaia tra mimi, comparse e Ballo areniano nelle coreografie di Vladimir Vasiliev, con Giorgia Ricciardi e i primi ballerini del Teatro alla Scala Virna Toppi e Nicola Del Freo. Ultima replica giovedì 10 settembre.

La Traviata, sabato 5 settembre, ore 21. L’opera di Verdi più amata e rappresentata al mondo torna protagonista in Arena nella produzione inaugurale del Festival 2026 tra splendori, contrasti ed eccessi della Belle époque parigina. Lo spettacolo, realizzato con la collaborazione del Moulin Rouge di Parigi, ha la regia di Paul Curran, scene di Juan Guillermo Nova, i costumi di Stefano Ciammitti, le coreografie di Kyle Lang, le luci di Fabio Barettin. Violetta è il soprano Rosa Feola, l’amato Alfredo il tenore René Barbera, e Germont padre il baritono Luca Salsi, tutti e tre all’ultima presenza in Arena di quest’edizione. Con loro Anna Werle, Francesca Maionchi, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Jan Antem, Gabriele Sagona, Andrea Vincenti e Carlo Bombieri, in scena col Coro areniano preparato dal Maestro Roberto Gabbiani. Sul podio, il direttore Francesco Ivan Ciampa. Sabato 12 settembre ultima replica e serata conclusiva del 103° Festival.

Sabato 5 settembre sul Belvedere di Villa Rufolo due protagonisti della scena internazionale per un programma interamente dedicato a Robert Schumann

Si chiude con Simon Rattle, Isabelle Faust e la Freiburger Barockorchester la 74ª edizione del Ravello Festival. Sabato 5 settembre alle ore 19.30, sul Belvedere di Villa Rufolo, uno dei più autorevoli direttori della scena internazionale guiderà una delle formazioni di riferimento nell’esecuzione storicamente informata in un programma dedicato a Robert Schumann: il Concerto per violino e orchestra in Re minore WoO 1, con Isabelle Faust solista, e la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61.

Prima del concerto, alle ore 18 a Villa Rufolo, il musicologo e critico musicale Carlo Fiore terrà l’ultima introduzione all’ascolto dell’edizione 2026, accompagnando il pubblico nella lettura delle due pagine schumanniane e delle vicende, anche molto complesse, che ne hanno condizionato la ricezione. L’incontro conclude il ciclo di approfondimenti che durante l’estate ha affiancato numerosi appuntamenti del Festival, offrendo strumenti per entrare nei programmi e nei rispettivi contesti storici e musicali.

Il concerto finale propone infatti uno Schumann da osservare oltre alcuni dei luoghi comuni che ne hanno a lungo accompagnato la fortuna critica. Pochi compositori romantici sono stati letti così insistentemente attraverso la propria biografia e, in particolare, alla luce della malattia e degli ultimi anni trascorsi nel sanatorio di Endenich. Il programma di Ravello invita invece a tornare alle partiture, mettendo al centro la costruzione musicale e il rapporto tra voce individuale, massa orchestrale, contrappunto e memoria. Emblematica la storia del Concerto per violino, composto nel 1853 per il giovane Joseph Joachim. Il violinista non lo eseguì mai in pubblico e il suo giudizio contribuì a escludere il lavoro dall’edizione completa delle opere di Schumann. Joachim dispose inoltre che non venisse pubblicato prima di cento anni dalla morte del compositore. La prima esecuzione arrivò infine a Berlino nel 1937 in un contesto segnato anche dalla propaganda del regime nazista, che tentò di utilizzare il Concerto come alternativa “ariana” a quello di Mendelssohn. Liberata da queste stratificazioni, la partitura rivela una concezione del rapporto fra solista e orchestra assai particolare. Il violino non domina semplicemente la massa strumentale, ma tenta continuamente di emergere da essa e vi ritorna, mantenendo la propria individualità dentro una trama che tende ad assorbirlo. A restituire questa complessità sarà Isabelle Faust, interprete particolarmente attenta al rapporto tra repertorio e differenti prassi esecutive. Vincitrice del Premio Paganini nel 1993 e del Premio Abbiati nel 2012, Faust ha collaborato, tra gli altri, con Claudio Abbado, Daniel Harding e Giovanni Antonini e affronta un repertorio che dal Barocco arriva alla musica contemporanea.

La seconda parte della serata sarà dedicata alla Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61, concepita nel 1845 e completata l’anno seguente. Ad aprirla è la celebre fanfara degli ottoni che percorre la partitura quasi come un segnale resistente alle tensioni che ne accompagnarono la nascita. Al centro della scrittura schumanniana c’è soprattutto il lavoro sul materiale musicale: imitazioni e procedimenti contrappuntistici, alimentati dallo studio appassionato di Bach, convivono con l’addensamento e la tensione tipicamente romantici. Lo Scherzo, di straordinaria difficoltà tecnica, spinge l’orchestra verso una mobilità estrema; l’Adagio espressivo riporta invece al mondo più intimo del canto schumanniano. Nel finale compare una citazione esplicita da An die ferne Geliebte di Beethoven, lo stesso tema già utilizzato da Schumann nella Fantasia op. 17 e legato nella sua storia privata a Clara. La Seconda Sinfonia diventa così anche una riflessione sulla memoria musicale: Schumann appartiene infatti alla prima generazione di compositori per i quali Beethoven è già una tradizione con cui confrontarsi.

Particolarmente significativo, in questo repertorio, l’incontro con la Freiburger Barockorchester, formazione che ha fatto della ricerca sulle fonti e sulle prassi storiche uno dei propri tratti distintivi. Strumenti e modalità esecutive più vicini all’epoca di Schumann consentono infatti di alleggerire alcune stratificazioni della tradizione tardoromantica – grandi masse orchestrali, vibrato continuo, tempi monumentalizzati – riportando in primo piano articolazione, trasparenza e sovrapposizione delle linee.

Sul podio Simon Rattle, direttore principale della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e direttore emerito della London Symphony Orchestra. Dal 2002 al 2018 è stato direttore principale dei Berliner Philharmoniker; è inoltre Principal Artist dell’Orchestra of the Age of Enlightenment e dal 2024 direttore ospite principale della Filarmonica Ceca, titolare della Rafael Kubelík Chair. Nel 2025 ha ricevuto l’Ernst von Siemens Music Prize, uno dei massimi riconoscimenti internazionali in campo musicale.

A Villa Rufolo prosegue la mostra dedicata a William Kentridge, prorogata fino al 27 settembre. L’artista sarà a Ravello per questo weekend conclusivo. www.ravellofestival.com

Grande attesa per Yuja Wang e la Mahler Chamber Orchestra, diretta da Teddy Abrams, il 3 settembre, per la Stagione concertistica 2026

Giovedì 3 settembre alle 20 (turno A) è in programma, dopo la pausa estiva, il decimo, attesissimo, appuntamento della Stagione concertistica 2026 del Teatro Lirico di Cagliari: la Mahler Chamber Orchestra, prestigioso complesso cameristico nato nel 1997 grazie all’iniziativa di Claudio Abbado e che si è già esibita il 2 febbraio 2010 al Teatro Lirico di Cagliari in un indimenticabile concerto diretto da Daniel Harding, sarà guidata dal podio da Teddy Abrams, direttore, pianista, clarinettista e compositore americano che si esibisce per la prima volta a Cagliari. In qualità di eccellente solista, si presenta Yuja Wang, pianista internazionale dalla tecnica impeccabile e partner artistico della Mahler Chamber Orchestra, anche lei al suo atteso debutto a Cagliari. Durante l’esecuzione dell’ultimo brano in programma (Prokof’ev), Yuja Wang si esibisce nell’insolito doppio ruolo di direttrice e solista al pianoforte.

Il programma musicale prevede: Appalachian Spring di Aaron Copland; Concerto per pianoforte e orchestra op. 38 di Samuel Barber; Fanfare pour précéder La Péri di Paul Dukas; Mutations from Bach di Samuel Barber; Concerto n. 2 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 16 di Sergej Prokof’ev.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 2 ore circa compreso l’intervallo.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Si possono acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione concertistica; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

Prezzi biglietti: platea € 50 (settore giallo), € 45 (settore rosso), € 40 (settore blu); I loggia € 45 (settore giallo), € 40 (settore rosso), € 35 (settore blu); II loggia (visibilità ridotta) € 20 (settore unico).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@liricocagliari.it, www.liricocagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.liricocagliari.it.

Teddy Abrams Direttore

Vincitore di un Grammy Award, è direttore musicale della Louisville Orchestra, dove è stato la forza trainante dello straordinario rinnovamento artistico dell’ensemble e del suo impatto sociale innovativo. Ricopre anche il ruolo di direttore artistico ed esecutivo dell’Ojai Music Festival in California. È stato eletto “Direttore d’orchestra dell’anno 2022” da Musical America e il suo lavoro è stato presentato da CBS Sunday Morning, PBS NewsHour, NPR, The New Yorker, The Wall Street Journal e The New York Times, che lo definisce un “maestro del popolo” che “si è radicato nella sua comunità, rompendo gli schemi dei direttori d’orchestra moderni”. Oltre che a Louisville, Teddy Abrams ha diretto le orchestre sinfoniche di Boston, Chicago, San Francisco, Cincinnati, Houston, Indianapolis, Milwaukee, Vancouver e Phoenix, la Saint Paul Chamber Orchestra; le filarmoniche di Buffalo e Los Angeles, la NYO2 della Carnegie Hall di New York e le orchestre del Minnesota, della Florida e di Sarasota, tutte in Nord America, nonché le filarmoniche di Helsinki e del Lussemburgo e la Royal Scottish National Orchestra in Europa. Nella Stagione 2025-2026, Teddy Abrams è tornato a dirigere la Minnesota Orchestra e ha debuttato con Atlanta Symphony, Nashville Symphony, Orchestra del National Arts Centre di Ottawa, BBC Symphony Orchestra di Londra. Come osserva Musical America, “Teddy Abrams ha posto Louisville saldamente sulla mappa musicale”. Tra i suoi molteplici successi nel Kentucky figurano il Louisville Orchestra Creators Corps, un’iniziativa pionieristica che offre una residenza interamente finanziata a tre compositori, ai quali vengono forniti alloggio, stipendio, copertura sanitaria e spazi di lavoro dedicati, e il tour “In Harmony”, un progetto su larga scala, volto a rafforzare il senso di comunità e finanziato dal Commonwealth del Kentucky. Con esibizioni in ogni angolo degli Stati Uniti ed eventi speciali dedicati alla comunità, la tournée “In Harmony” ha visto la Louisville Orchestra collaborare con i vincitori del Grammy Award Michael Cleveland & Flamekeeper, la violinista Tessa Lark e il virtuoso del mandolino Chris Thile. Tra i momenti salienti figurano inoltre la prima esecuzione mondiale del Concerto per violino di Lisa Bielawa, una nuova commissione della Louisville Orchestra, un programma di musica ungherese con Yuja Wang, con il Concerto per pianoforte e orchestra di Ligeti, un concerto di gala con Itzhak Perlman, nuove commissioni musicali dalla quarta stagione del Creators Corps, la prosecuzione del tour “In Harmony”, ed esecuzioni della Nona Sinfonia di Mahler. Teddy Abrams è un compositore prolifico e pluripremiato, la cui musica abbraccia influenze provenienti da stili diversi. Ha scritto numerose opere per la Louisville Orchestra, tra cui Mammoth, eseguita per la prima volta con Yo-Yo Ma e Davóne Tines al Mammoth Cave National Park del Kentucky, Unified Field, un balletto presentato con il Louisville Ballet, una Fanfara dedicata all’allora principe Carlo, per omaggiare la visita del futuro re a Louisville, e un Concerto per pianoforte per Yuja Wang, che è stato registrato per “The American Project”, l’album della Deutsche Grammophon che è valso alla pianista e a Teddy Abrams stesso un Grammy Award. Tra le altre registrazioni di Teddy Abrams figura la sua interpretazione di Preludes, la sua raccolta di musiche per pianoforte ispirata al Mikrokosmos di Bartók, pubblicata dalla New Amsterdam Records nel 2025. Teddy Abrams sta attualmente lavorando a una rappresentazione orchestrale della storia e della cultura del Kentucky grazie alla borsa di studio concessa dall’Emerson Collective, che riconosce il suo contributo alla comunità locale attraverso la musica. Destinata all’esecuzione da parte della Louisville Orchestra, la nuova opera attinge alle sessioni comunitarie che Teddy Abrams organizza in tutto lo Stato, dedicate alla creazione musicale, alla narrazione e alla condivisione della storia locale con i concittadini del Kentucky. Teddy Abrams sta inoltre lavorando ad ALI, un nuovo musical di Broadway dedicato alla leggenda della boxe Muhammad Alì. Teddy Abrams ha iniziato a esplorare la vita e l’eredità di Muhammad Alì nel 2016, e, l’anno successivo, la Louisville Orchestra ha presentato in anteprima la sua opera rap, The Greatest: Muhammad Alì. Il cast comprendeva Rhiannon Giddens, Jubilant Sykes e l’attivista-musicista Jecorey Arthur, ora consigliere comunale di Louisville, con il quale Teddy Abrams ha in seguito fondato la Louisville Orchestra Rap School. L’opera rap è solo una delle collaborazioni audaci che Teddy Abrams ha avviato con personalità di spicco della scena locale di Louisville. Insieme alla Louisville Orchestra, Teddy Abrams si è esibito con Jack Harlow in una serie di concerti dedicati ai più grandi successi del rapper vincitore del Billboard Music Award. Insieme a Jim James, cantante e chitarrista dei My Morning Jacket, Teddy Abrams ha composto il ciclo di canzoni “The Order of Nature”, che hanno presentato in anteprima con la Louisville Orchestra, riproposto con la National Symphony Orchestra al Kennedy Center di Washington, e registrato per l’etichetta Decca Gold. Allo stesso modo, insieme alla cantautrice Storm Large, Teddy Abrams e la Louisville Orchestra hanno registrato “All In”, un omaggio alla musica americana di Cole Porter, Aaron Copland e degli stessi Teddy Abrams e Storm Large, anch’esso destinato alla pubblicazione per Decca Gold. Nel suo ruolo di “Artista in Residenza Harman/Eisner 2025-26” del Programma Artistico dell’Aspen Institute, Teddy Abrams ha messo la sua visione artistica al servizio di programmi politici, eventi e altro ancora ad Aspen, New York, Washington D.C. e altrove. Nell’estate 2023 ha concluso il suo mandato decennale come direttore musicale e direttore d’orchestra della Britt Festival Orchestra dell’Oregon. Oltre a dirigere il festival annuale di concerti della durata di tre settimane, Teddy Abrams ha guidato l’orchestra in una tournée nel Pacifico nord-occidentale con nuove composizioni, tra cui Brush – un’opera itinerante della vincitrice del Premio Pulitzer Caroline Shaw, scritta per le esibizioni all’aperto nell’estate 2021, lungo il sistema di sentieri Jacksonville Woodlands Trail – e Natural History di Michael Gordon. La prima esecuzione mondiale dell’opera di Michael Gordon, presentata in collaborazione con il National Park Service al Crater Lake National Park, è stata oggetto del documentario della PBS “Symphony for Nature”. In precedenza, Teddy Abrams ha ricoperto il ruolo di Assistente Direttore della Detroit Symphony (2012-2014), di Direttore Residente dell’Orchestra Sinfonica MAV in Ungheria (2011-2012) e di borsista di direzione d’orchestra e Assistente Direttore della New World Symphony di Miami (2008-2011).

Mahler Chamber Orchestra

Dalla sua fondazione nel 1997, la Mahler Chamber Orchestra (MCO) si è affermata come una delle principali orchestre da camera del mondo. Lavorando come un “collettivo globale”, la MCO è guidata dai suoi membri in collaborazione con l’ufficio di direzione che ha sede a Berlino. I musicisti, provenienti da circa 25 Paesi diversi, si uniscono per realizzare numerosi progetti. Il dialogo cameristico e l’atto unanime di ascolto danno forma al suono dell’Orchestra; è una filosofia ispirata dal mentore fondatore dell’Orchestra, Claudio Abbado, che la MCO chiama “Il suono dell’ascolto”. Nella Stagione 2024-2025, la Mahler Chamber Orchestra si è esibita con direttori d’orchestra del calibro di Antonello Manacorda, Riccardo Chailly, Leif Ove Andsnes, tra gli altri. La Mahler Chamber Orchestra è nota per le sue esibizioni senza direttore; i partner artistici Yuja Wang e Mitsuko Uchida, con i quali l’orchestra realizza diverse tournée ogni anno, spesso dirigono la Mahler Chamber Orchestra dal pianoforte. Nella Stagione 2025-2026, la Mahler Chamber Orchestra collabora con Maxim Emelyanychev, Gianandrea Noseda, Augustin Hadelich, Kian Soltani, Adam Fischer, Igor Levit, Yuja Wang, Joanna Mallwitz, Piotr Beczala, Hélène Grimaud, Vikingur Olafsson, Thomas Adès, Daniel Harding e Daniil Trifonov. La Mahler Chamber Orchestra mantiene “residenze” a Berlino e Lucerna; dal 2026 al 2028 succederà ai Berliner Philharmoniker nel Festival di Pasqua di Baden-Baden. Nel 2024, la Mahler Chamber Orchestra ha assunto il ruolo di Direttore Artistico della Musikwoche Hitzacker. La Mahler Chamber Orchestra esplora continuamente nuove iniziative musicali e sociali. Il suo programma “Feel the Music” introduce la musica alle persone sorde e ipoudenti, mentre la MCO Academy permette ai membri dell’orchestra di condividere la loro esperienza con la prossima generazione di musicisti. Inoltre, i concerti per le scuole favoriscono l’introspezione attraverso il potere della musica. La Mahler Chamber Orchestra ha inoltre co-sviluppato una serie di formati di concerti XR. Dal luglio 2024, alcuni dei brani di musica da camera prodotti in XR sono disponibili nell’app Mahler Chamber Orchestra per Apple Vision Pro.

Yuja Wang Pianoforte

Viene unanimemente apprezzata per l’abilità carismatica, il coinvolgimento emozionale e l’accattivante presenza scenica. Si è esibita insieme ai direttori d’orchestra, musicisti ed ensemble più stimati al mondo ed è nota non soltanto per il virtuosismo ma anche per le sue interpretazioni spontanee e vivaci. Lei stessa ha dichiarato al New York Times: “Sono fermamente convinta che ogni programma sia una storia a sé e, in quanto tale, debba rispecchiare il modo in cui mi sento in quel determinato momento”. Yuja Wang è nata a Pechino in una famiglia di musicisti. Dopo i primi studi di pianoforte in Cina, ha proseguito la sua formazione in Canada e al Curtis Institute of Music di Filadelfia con Gary Graffman. La svolta internazionale è arrivata nel 2007, quando ha sostituito Martha Argerich come solista con la Boston Symphony Orchestra. Due anni dopo Yuja Wang ha firmato un contratto di esclusiva discografica con l’etichetta “Deutsche Grammophon” e da allora si è affermata tra gli artisti più importanti del mondo, con una serie di esibizioni e registrazioni acclamate dalla critica. Proprio le sue registrazioni hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui cinque candidature ai Grammy e la sua prima vittoria ai Grammy nella categoria “Miglior interpretazione solista strumentale classica” con l’album “The American Project”, pubblicato nel 2023. Per questo album ha vinto anche un premio Opus Klassik nella categoria “Concerto”. Tra i progetti recenti di Yuja Wang figurano una collaborazione con David Hockney alla Lightroom di Londra, diverse tournée con la Mahler Chamber Orchestra in Europa e Sud America, una tournée internazionale in duo con il pianista Vikingur Olafsson e la nomina ad “Artist in Residence” della New York Philharmonic Orchestra. La Stagione 2025-2026 ha visto Yuja Wang inaugurare le stagioni di molte importanti orchestre statunitensi, tra cui la San Francisco Symphony Orchestra e la Philadelphia Orchestra, oltre alla Carnegie Hall di New York, dove ha diretto il Concerto per pianoforte n. 1 di Čajkovskij. Tra le sue esibizioni orchestrali, un’importante tournée europea con l’Orchestra della Radio Svedese. Altre collaborazioni orchestrali di Yuja Wang in questa stagione includono esibizioni con la Royal Concertgebouw Orchestra, la New York Philharmonic, la Cleveland Orchestra e l’Orchestra Filarmonica di Rotterdam. La sua attività alla direzione è proseguita con tournée con la Mahler Chamber Orchestra in Spagna e negli Stati Uniti. Yuja Wang ha tenuto inoltre una tournée di recital in tutta l’Asia. Nel novembre 2025, il progetto “Playing with Fire: An immersive odyssey with Yuja Wang” è stato inaugurato alla Philharmonie di Parigi. Questa installazione multisensoriale e innovativa ha portato i visitatori dietro le quinte offrendo una prospettiva rara sulle emozioni e l’arte che stanno dietro alle esibizioni di Yuja Wang.

ALL’ARENA NABUCCO 3 GRANDI OPERE ICONICHE, SI COMINCIA QUESRA SERA CON TURANDOT.

Sei spettacoli in sei giorni.

In Arena torna la grande opera lirica con quattro diversi titoli di Verdi e Puccini:giovedì 20 il Nabucco ‘atomico’ secondo Stefano Poda, venerdì 21 la fiabesca Turandot firmata da Franco Zeffirelli, sabato 22 la nuova Traviata con l’ultima direzione di Michele Spotti,

domenica 23 Aida nell’allestimento aureo di Zeffirelli.

Sul palcoscenico, per quattro sere, interpreti internazionali tra importanti debutti e attesi ritorni: Salsi, Torbidoni, Vinogradov, Werle, Lindstrom, Eyvazov, Oropesa, Pertusi, Feola, Smith, Alagna, Kurzak, Margaine, Park, Lim diretti dai maestri Rolli, Battistoni, Spotti e Ommassini

NABUCCOgiovedì 20 agosto ore 21

TURANDOTvenerdì 21 agosto ore 21

LA TRAVIATAsabato 22 agosto ore 21

AIDA ed. Zeffirelli – domenica 23 agosto ore 21

Tra poche ore torna in scena, per il terzo anno consecutivo, Viva Vivaldi, il concerto immersivo firmato Balich Wonder Studio. E da domani, 20 agosto, riflettori accesi sui capolavori Nabucco, Turandot, La Traviata e Aida, in una settimana contrassegnata da sei spettacoli diversi in sei giorni consecutivi. In scena ogni sera centinaia fra complessi artistici e tecnici areniani e le stelle dell’opera, tra attesi ritorni e importanti debutti, negli spettacoli firmati da Curran, Poda e Zeffirelli.

Nabucco, giovedì 20 agosto, ore 21. Posti ancora disponibili giovedì sera per Nabucco, dramma verdiano biblico, romantico e corale per eccellenza, emblematica colonna sonora del Risorgimento italiano. Forte del suo debutto areniano ritorna sul podio il maestro Sebastiano Rolli, esperto interprete del Belcanto e di Verdi. Accanto a Nabucco interpretato da Luca Salsi, Marta Torbidoni nei panni di Abigaille, Anna Werle come Fenena, Alexander Vinogradov come Zaccaria e, al suo debutto stagionale, Paolo Lardizzone come Ismaele. Completano il cast Gabriele Sagona, Gran Sacerdote di Belo, Matteo Macchioni, Abdallo ed Elena Borin, Anna. L’opera secondo il visionario Stefano Poda porta in scena un’umanità divisa e in conflitto ma destinata alla riconciliazione: ad agire sulla scena di grande simbolismo centinaia tra danzatori, mimi e figuranti. Oltre all’impegno dei Tecnici areniani, vero protagonista dell’opera è il Coro, preparato da Roberto Gabbiani. Ultime repliche: 28 agosto e 9 settembre.

Turandot, venerdì 21 agosto, ore 21. Esattamente 100 anni fa, andava in scena l’ultima opera di Puccini, Turandot, sfida grandiosa rimasta incompiuta alla morte del compositore ma completata dalle cure dell’editore Ricordi, della penna di Franco Alfano e della bacchetta di Toscanini. Venerdì torna in Arena nello spettacolo da fiaba con regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi della premio Oscar Emi Wada, luci di Paolo Mazzon, movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli. Nei panni della principessa di gelo, Lise Lindstrom torna in Anfiteatro dopo quattordici anni in cui è divenuta una delle Turandot più richieste al mondo, affiancata dal tenore Yusif Eyvazov, il principe ignoto che la sfida, con l’aiuto della dolce Liù di Lisette Oropesa – forte del debutto nel ruolo – e del padre Timur, interpretato da Michele Pertursi. A completare il cast Carlo Bosi, Gëzim Myshketa, Matteo Macchioni, Saverio Fiore e Ankhbayar Enkhbold. Sul podio, alla guida dell’Orchestra a pieni ranghi, delle Voci bianche areniane e del Coro, il maestro Andrea Battistoni, veronese dalla carriera internazionale.

La Traviata, sabato 22 agosto, ore 21. L’opera di Verdi più amata e rappresentata al mondo ritorna protagonista in anfiteatro nella produzione inaugurale del Festival 2026 tra splendori, contrasti ed eccessi della Belle époque parigina. Lo spettacolo, realizzato con la collaborazione del Moulin Rouge di Parigi, ha la regia di Paul Curran, scene di Juan Guillermo Nova, i costumi di Stefano Ciammitti, le coreografie di Kyle Lang, le luci di Fabio Barettin. Accanto alla Violetta di Rosa Feola, e al Germont padre di Luca Salsi, debutta sul palcoscenico areniano il tenore Adam Smith come Alfredo. Con loro Anna Werle, Francesca Maionchi, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Jan Atem, Gabriele Sagona, Eder Vincenzi e Carlo Bombieri. Sabato sarà l’ultima occasione per poter assistere alla conduzione del Maestro Michele Spotti, applaudito in Arena per l’inaugurazione 2026 e nelle prime recite di Nabucco. Le ultime tre repliche della Traviata saranno dirette da Francesco Ivan Ciampa, fino al 12 settembre, serata conclusiva del Festival.

Aida, domenica 23 agosto, ore 21. Il capolavoro verdiano, nonché opera regina dell’Arena, torna in scena nell’ormai classico allestimento ideato da Franco Zeffirelli. Atmosfera aurea, una grande piramide che crea diversi ambienti, pietre multicolori e tessuti preziosi in un avvincente Antico Egitto, con un cast di artisti affermati: Aleksandra Kurzak è Aida, accanto al Radames del tenore Roberto Alagna, compagno d’arte e di vita. Ad opporsi all’amore dei protagonisti, la principessa Amneris di Clémentine Margaine, il gran sacerdote Ramfis di Simon Lim, il re etiope Amonasro di Youngjun Park e il Re egizio rappresentato da Mariano Buccino, all’esordio nel ruolo in Arena. Completano il cast Francesca Maionchi – Sacerdotessa – e Riccardo Rados – messaggero. Orchestra e Coro di Fondazione Arena sono diretti da Francesco Ommassini. In scena centinaia tra mimi, comparse e Ballo areniano, coordinato da Gaetano Petrosino nelle coreografie originali di Vladimir Vasiliev, con i ballerini Tea Bajc e, al debutto in Arena, Virna Toppi e Nicola Del Freo, primi ballerini del Teatro alla Scala. Ultime repliche il 30 agosto, 4 e 10 settembre.

L’Arena di Verona Opera Festival 2026 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

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L’elisir d’amore di Donizetti torna in scena al Teatro Malibran

Attingendo dai grandi classici del suo repertorio, la Fenice propone L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, nella collaudatissima produzione con la regia di Bepi Morassi, e con le scene e i costumi di Gianmaurizio Fercioni.

Dirige Francesco Ivan Ciampa. Quattro le repliche al Teatro Malibran: il 26, 28, 30 agosto, 1 settembre 2026.

          Melodramma giocoso in due atti su un libretto di Felice Romani, tratto dal libretto francese Le Philtre di Eugène Scribe, L’elisir d’amore fu presentato il 12 maggio 1832 al Teatro alla Canobbiana di Milano e segnò la definitiva consacrazione di Donizetti in quella piazza, dopo il lusinghiero trionfo di Anna Bolena (1830) e l’esito incerto di Ugo conte di Parigi (1832). Fin dalla prima, L’elisir d’amore è divenuto un classico dell’opera ottocentesca: un classico ‘atipico’, perché non ascrivibile al genere serio né a quello dell’opera comica, quanto piuttosto a quel genere intermedio, via via definito come «opera semiseria» o «comédie larmoyante», che dalla seconda metà del Settecento fino all’Ottocento inoltrato si era fatto principale veicolo d’identificazione borghese, ponendo in primo piano la serietà del contenuto sentimentale, inteso come edificante strumento di commozione.

Nel cast di questa ripresa dell’Elisir d’amore al Teatro Malibran figurano interpreti di alto profilo: Adina sarà interpretata dal soprano Gilda Fiume; Nemorino dal tenore Valerio Borgioni; il baritono Alessandro Luongo vestirà i panni di Belcore, mentre il baritono Bruno Taddia sarà il dottor Dulcamara; infine il soprano Barbara Massaro sarà Giannetta.

Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano. Ecco il dettaglio delle recite fuori abbonamento, con gli orari: mercoledì 26 agosto 2026 ore 19.00; venerdì 28 agosto ore 19.00; domenica 30 agosto ore 17.00; martedì 1 settembre ore 19.00.

I MONUMENTALI “CARMINA BURANA” RISUONANO IL 13 AGOSTO E APRONO TRE GIORNI DI GRANDI DEBUTTI IN ARENA

Esordio in Arena per James Conlon, giovedì 13 agosto direttore della serata-evento unica dedicata ai Carmina Burana di Orff con quasi 400 persone tra Orchestra, Coro, tre cori di voci bianche e tecnici areniani. Con lui tre solisti d’eccezione: Erin Morley, Carlo Vistoli, Mihai Damian.

Venerdì 14 agosto torna Turandot nell’allestimento da fiaba di Zeffirelli per i cent’anni dalla prima del capolavoro pucciniano. Anna Pirozzi canta con Yusif Eyvazov, Michele Pertusi e Lisette Oropesa, al suo debutto internazionale nei panni di Liù. Sul podio Andrea Battistoni.

Sabato 15 agosto luci puntate sull’Aida sontuosa e dorata secondo Zeffirelli. Cambio cast per l’opera di Verdi, regina dell’Arena, con Maria José Siri, Yusif Eyvazov e Gianluca Buratto ad unirsi a Clémentine Margaine, Youngjun Park, Carlo Bosi e Abramo Rosalen, diretti da Francesco Ommassini.

CARMINA BURANAgiovedì 13 agosto ore 21.30

TURANDOTvenerdì 14 agosto ore 21

AIDA ed. Zeffirelli – sabato 15 agosto ore 21

Anche nel fine settimana di Ferragosto, l’Arena di Verona Opera Festival si conferma polo internazionale dello spettacolo dal vivo con tre giorni di grande musica e artisti di riferimento. Debutti in Anfiteatro o nella parte per Lisette Oropesa, James Conlon, Carlo Vistoli, Gianluca Buratto e attesi ritorni come quelli di Anna Pirozzi, Erin Morley, Maria José Siri, Yusif Eyvazov, Michele Pertusi, Clémentine Margaine, Mihai Damian. Giovedì 13 la serata-evento dei Carmina Burana, il medioevo immaginato da Orff con colossale organico sinfonico-corale, venerdì 14 e sabato 15 le opere Turandot e Aida con regia e scene di Zeffirelli.

Carmina Burana. Giovedì 13 agosto, ore 21.30. Per un’unica eccezionale serata, giovedì 13 agosto le millenarie pietre dell’Anfiteatro veronese risuonano delle note create da Carl Orff: i celeberrimi Carmina Burana, un mondo sonoro al contempo antico e moderno, tratto dai canti goliardici dei clerici vagantes del Basso Medioevo, scoperti nella biblioteca del monastero bavarese di Benediktbeuern (anticamente Bura Sancti Benedicti), l’interpretazione dei quali fu scoperta solo decenni dopo. Da questa raccolta poetica, Orff scelse 24 brani in latino, provenzale, alto tedesco medio e li tradusse in un linguaggio che guardava tanto alle sonorità barbariche e sperimentali di Stravinskij quanto ad un linguaggio tonale più immediato, in un percorso drammaturgico che inneggia all’amore e alle gioie terrene della vita. Apre e chiude il brano la celeberrima immagine della Fortuna, ruota su cui si alternano i destini dell’umanità. La cantata scenica di Orff schiera sull’immenso palcoscenico areniano un organico colossale: tutta l’Orchestra con una ricca sezione di percussioni, pianoforti, doppio Coro, con le maestranze artistiche di Fondazione Arena di Verona (maestro del coro Roberto Gabbiani) e ben tre cori di voci di bianche (in questo caso le forze congiunte del neonato Coro di voci bianche di Fondazione Arena, con i cori A.Li.Ve. e A.d’A.Mus. Per la prima volta in Anfiteatro, il Maestro statunitense James Conlon, direttore già ai vertici delle più prestigiose istituzioni musicali a Los Angeles, Colonia, Parigi, Rotterdam fino all’OSN Rai. Con lui tre solisti di rilievo: Mihai Damian come baritono – gran cerimoniere nell’inno alla vita e all’amore che pervade i Carmina, Carlo Vistoli, contraltista al debutto in Arena nell’ironico ultimo canto del cigno (arrostito), ed Erin Morley, soprano che incarna l’eterno femminino fra dolci melodie e acuti astrali. Lo spettacolo, con inediti effetti di luce in Anfiteatro, durerà 70 minuti circa senza intervallo.

Turandot, venerdì 14 agosto, ore 21.00. L’ultima opera di Puccini, a cent’anni dalla sua prima assoluta: Turandot torna in Arena venerdì 14 agosto nello spettacolo da fiaba di Franco Zeffirelli con costumi della premio Oscar Emi Wada, luci di Paolo Mazzon, movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli. Anna Pirozzi impersona la principessa del gelo del titolo, e il tenore Yusif Eyvazov il principe ignoto che la sfida, con l’aiuto del padre Timur e soprattutto della dolce Liù e – interpretati rispettivamente da Michele Pertusi e Lisette Oropesa, al debutto nel ruolo. Apprezzati artisti anche nei ruoli di fianco: Gezim Myshketa, Matteo Macchioni, Saverio Fiore, Carlo Bosi e Ankhbayar Enkhbold. Dopo il successo dell’esordio, tornano anche le giovanissime voci bianche di Fondazione Arena. Sul podio, alla guida dell’Orchestra a pieni ranghi e del Coro areniano preparato da Roberto Gabbiani, il maestro Andrea Battistoni, veronese dalla carriera internazionale. Repliche il 21 e 27 agosto, 3 e 11 settembre.

Aida, sabato 15 agosto, ore 21.00. Aida, capolavoro di Verdi e opera regina dell’Arena, torna in scena con un nuovo cast sabato 15 agosto. Ormai classico l’allestimento d’oro, pietre multicolori e tessuti preziosi del regista e scenografo Franco Zeffirelli: un Antico Egitto avvincente, con costumi di Anna Anni e luci di Paolo Mazzon. Aida è Maria José Siri, accanto al Radames del tenore Yusif Eyvazov (doppio ruolo spinto in due sere consecutive). Ad opporsi all’amore dei protagonisti, la principessa Amneris di Clémentine Margaine, il re etiope Amonasro di Youngjun Park, il Re egizio di Abramo Rosalen e, naturalmente, il gran sacerdote Ramfis di Gianluca Buratto, apprezzato basso al debutto nel ruolo. Completano il cast Carlo Bosi e Francesca Maionchi, messaggero e sacerdotessa. Orchestra e Coro di Fondazione Arena sono diretti da Francesco Ommassini. In scena centinaia tra mimi, comparse e Ballo areniano, coordinato da Gaetano Petrosino nelle coreografie originali di Vladimir Vasiliev, con i primi ballerini Eleana Andreoudi e Ionuţ-Andrei Diniţă. Repliche il 23 e 30 agosto, 4 e 10 settembre.

L’Arena di Verona Opera Festival 2026 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

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I TITOLI DEL ROSSINI OPERA FESTIVAL 2027

Due nuove produzioni: La donna del lago e Tancredi

Nel corso del secondo dei ROF Talks 2026, sono stati annunciati i titoli della 48a edizione del Rossini Opera Festival, in programma dal 12 al 24 agosto 2027.

Inaugurerà il Festival una nuova produzione di La donna del lago, diretta da François Lopez-Ferrer e messa in scena da Johannes Erath, al ritorno a Pesaro dopo quella Ermione che, nel 2024, ha vinto il Premio Abbiati come migliore spettacolo dell’anno.

Seguirà la ripresa dell’apprezzata Adina allestita nel 2018 da Rosetta Cucchi, questa volta diretta da George Petrou.  

Il terzo titolo in programma è un’altra nuova produzione: Tancredi, diretta da Yves Abel e ideata da Paul Curran, al suo debutto al Festival.

Il programma sarà chiuso dalla Petite messe solennelle diretta da Francesco Lanzillotta.

Ravello Festival 2026:

La musica accompagna il sorgere del sole con il tradizionale Concerto all’alba sulla Costiera Amalfitana già sold out

Sul Belvedere di Villa Rufolo l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno diretta da Alessandro Palumbo

Per la prima volta, al termine del concerto, colazione nei giardini

grazie anche al Sunrise Partner Caffè Barbera

Ravello (Salerno), martedì 11 agosto 2026, ore 5.15

Ci sono appuntamenti che appartengono a un festival e altri che, con il passare degli anni, finiscono per identificarlo. Il Concerto all’alba del Ravello Festival è ormai uno di questi ultimi: un rito che si rinnova ogni estate sul Belvedere di Villa Rufolo e che ha conquistato una notorietà internazionale grazie all’incontro tra musica e paesaggio.

Martedì 11 agosto alle ore 5.15, mentre la Costiera Amalfitana passa magicamente dal buio della notte ai primi colori del giorno, torna uno degli eventi più attesi della 74ª edizione del Ravello Festival. Ancora una volta l’interesse del pubblico ha confermato la forza di una tradizione che non conosce flessioni: il concerto è sold out fin dall’apertura delle vendite, quando i biglietti disponibili sono stati acquistati nel giro di pochi minuti. Un risultato che ribadisce la dimensione ormai internazionale di un appuntamento capace ogni anno di richiamare a Ravello spettatori provenienti da tutto il mondo.

Protagonista dell’edizione 2026 sarà ancora una volta l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno, diretta da Alessandro Palumbo, in un programma che accosta Georges Bizet, Antonín Dvořák e Franz Liszt. In apertura le due Suite da Carmen di Bizet, pagine ricavate postume dalla celeberrima opéra-comique in cui la musica conserva intatti il colore e la capacità evocativa che hanno fatto di Carmen uno dei titoli più popolari dell’intero repertorio operistico. Seguirà la Sinfonia n. 8 in Sol maggiore op. 88di Antonín Dvořák (1889) particolarmente adatta al Concerto all’alba per la ricchezza di colori orchestrali che si misurano con il paesaggio reale che, minuto dopo minuto, cambia davanti agli occhi del pubblico. In chiusura Les préludes S97 di Franz Liszt, in cui si susseguono episodi contemplativi, tempestosi, pastorali e marziali, che accompagnano in modi diverso il sorgere del sole. Sul podio Alessandro Palumbo, direttore, pianista e compositore con esperienze al Donizetti Opera di Bergamo, al Festival Verdi, al Teatro di San Carlo di Napoli, all’Opera di Anversa, al Teatro Petruzzelli di Bari, al Teatro Lirico di Cagliari, alla Royal Opera House Muscat e in numerose altre istituzioni internazionali. Particolarmente intensa la sua collaborazione con l’Orchestra e l’Opera di Tenerife.

Una novità accompagnerà l’edizione 2026: al termine del concerto, il pubblico sarà invitato a nei giardini di Villa Rufolo per una prima colazione, compresa nel biglietto, pensata come naturale conclusione della mattinata. L’iniziativa si realizza anche grazie a Caffè Barbera, Sunrise Partner del Ravello Festival.

L’organizzazione e la realizzazione del Concerto all’alba dell’11 agosto comportano una variazione nell’ordinaria apertura al pubblico di Villa Rufolo: martedì 11 agosto le visite alla Villa inizieranno eccezionalmente alle ore 9.45, dopo la conclusione delle attività precedenti.

Il Concerto all’alba si inserisce nella 74ª edizione del Ravello Festival, organizzata dalla Fondazione Ravello, presieduta da Alessio Vlad, con Maurizio Pietrantonio direttore generale e Lucio Gregoretti direttore artistico. La manifestazione proseguirà a fine agosto con una nuova sequenza di grandi appuntamenti internazionali sul Belvedere: il 26 agosto la Filarmonica “George Enescu” diretta da Robert Treviño, il 27 agosto Jean-Efflam Bavouzet con l’integrale della musica per pianoforte solo di Ravel, il 29 agosto la Gustav Mahler Jugendorchester diretta da Philippe Jordan, il 30 agosto The Constellation Choir and Orchestra diretti da John Eliot Gardiner e, il 5 settembre, il concerto conclusivo con la Freiburger Barockorchester diretta da Simon Rattle e con la violinista Isabelle Faust. 

Negli spazi di Villa Rufolo è visitabile sino al 5 settembre la mostra dedicata a William Kentridge, realizzata dalla Fondazione Ravello in collaborazione con la Galleria Lia Rumma. L’esposizione accompagna il pubblico del Festival con un percorso nel quale musica, teatro e arti visive dialogano secondo la poetica dell’artista sudafricano, protagonista di una delle più significative ricerche contemporanee sul rapporto tra immagine e suono. 

La 74ª edizione del Ravello Festival è un manifestazione organizzata dalla Fondazione Ravello che si realizza grazie al sostegno della Regione Campania, del Ministero della Cultura, di un nuovo gruppo di sponsor come NLG “Endless Partner”, Veolia “Earth Legacy Partner”, De Luca Industria Cartaria “Legends Partner”, Coop Sole “Mediterranean Supplier” e Caffè Barbera “Sunrise Partner”, cui si aggiungono come partner della promozione del festival Rolex e Gioielleria Galdi. Confermato inoltre il supporto di Dielle Impianti & Restauri per la realizzazione del palcoscenico sul Belvedere e l’ospitalità offerta dagli hotel Caruso, Palazzo Avino, Villa Cimbrone, Villa Fraulo, Parsifal, Palazzo Confalone, Tipografo di Amalfi oltre a Malafronte e alle Cantine Marisa Cuomo.

Il programma completo con tutti i dettagli è su www.ravellofestival.com

Progetto Ravello 2026 CUP F29I26000210001 a valere sui fondi dell’Accordo per la coesione della Regione Campania DGR 641 del 18/09/2025

Informazioni di biglietteria

I biglietti per tutti gli appuntamenti sono in vendita sul sito www.ravellofestival.com

Il Boxoffice di Piazza Duomo a Ravello sarà aperto a partire dal 1° luglio 2026, dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 14 (chiuso il lunedì); nei giorni dei concerti, dalle ore 10 alle ore 14 e poi dalle ore 17 fino all’orario di inizio degli stessi. tel: +39 089 858422 / boxoffice@ravellofestival.com

Prezzi dei biglietti (non rimborsabili)

4-5-11-12-17-24-31 luglio, 26-29-30 agosto, 5 settembre: 60 euro

19 luglio, 6-7-8 agosto: 40 euro

29 luglio (non numerato): 20 euro

27 agosto (non numerato) 20 euro / 30 euro per entrambi i concerti

Under 26

Sono previsti biglietti (escluso il Concerto all’alba) al costo di €20 acquistabili esclusivamente in loco fino ad esaurimento dei posti disponibili (sarà necessario esibire un documento di identità all’ingresso). I biglietti sono nominativi e non cedibili.

www.ravellofestival.com

Il programma potrebbe subire variazioni.

IL NUOVO “SIÈGE DE CORINTHE2 FIRMATO RIZZI/LIVERMORE INAUGURA IL PROGRAMMA DEL ROF 2026

La 47a edizione del Rossini Opera Festival sarà inaugurata l’11 agosto alle 19 all’Auditorium Scavolini da una nuova produzione di Le Siège de Corinthe, con Carlo Rizzi alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Ventidio Basso. Nel cast, Adrian Sâmpetrean (Mahomet), Matteo Roma (Cléomène), Vasilisa Berzhanskaya (Pamyra), Maxim Mironov (Néoclès), Simón Orfila (Hiéros), Tianxuefei Sun (Adraste), Giuseppe De Luca (Omar) e Anna-Doris Capitelli (Ismène). Il regista Davide Livermore, alla sesta produzione creata per il ROF, firmerà anche le scene dello spettacolo assieme ad Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco, mentre i costumi saranno ideati da Gianluca Falaschi e le luci da Nicolas Bovey. Le tre repliche si terranno il 14, 17 e 21 agosto.

Tragédie lyrique in tre atti di Luigi Balochi e Alexandre Soumet, Le Siège de Corinthe debuttò all’Académie Royale de Musique di Parigi il 9 ottobre 1826, giusto duecento anni fa. Si tratta della prima opera in francese di Rossini, frutto della rielaborazione del Maometto II andato in scena senza successo sei anni prima al Teatro San Carlo di Napoli. Tratto dalla tragedia Anna Erizo dello stesso librettista Della Valle, il libretto del Maometto II rievocava accadimenti seguiti alla tragedia storica della caduta di Bisanzio (1453) per mano del giovanissimo terribile sultano. Presa Costantinopoli, Maometto punta sul dominio veneto di Negroponte; e di Veneziani e Turchi, appunto, si tratta nell’opera napoletana. Dall’aggiustamento ad opera di Luigi Balochi, verseggiatore addetto al Théâtre-Italien, e Alexandre Soumet, il libretto del Siège viene ambientato non più a Negroponte, ma a Corinto, in quella Grecia dove infuriava la guerra di indipendenza: argomento, quest’ultimo, fortemente dibattuto nella Parigi dell’epoca agitata dalla nascita di un vero e proprio movimento filoellenista.

Lo spettacolo ideato da Davide Livermore è ambientato all’interno di un magazzino di un museo, un deposito di preservazione dell’arte classica dove casse di legno sparse custodiscono opere e rovine dell’antichità greca. Il regista mette in luce la deriva distruttiva della modernità nei confronti della bellezza costruita dall’uomo nel passato. Corinto si trasforma così nell’emblema dell’ideale artistico – in questo caso, il mondo dell’arte classica – che l’umanità ha prodotto e che dovrebbe essere preservato. L’assediante è invece la modernità, l’uomo di oggi, che irrompe in questo spazio incapace di comprenderne il valore, facendo di tutto tabula rasa. La scena teatrale si costruisce visivamente come un progressivo svelamento: le casse sparse all’interno di questo magazzino d’arte – di cui la più grande, al centro, rappresentante Corinto – rivelano frammenti del mondo greco, immagini, presenze, memorie ancora vive. La città greca è ciò che resta della bellezza del nostro passato, man mano sempre più circondata da cocci e rovine, simboli della fragilità di ciò che viene conservato, museificato, senza essere compreso.

La prima rappresentazione dell’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3. La mattina, alle 12, nella Sala della Repubblica del Teatro Rossini, si terrà il primo ROF Talk Oggi è il giorno del gran viaggio, nel corso del quale Carlo Rizzi e Davide Livermore introdurranno lo spettacolo in una conversazione con la giornalista Susanna Franchi.

A FIRENZE LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL 45° PREMIO DELLA CRITICA MUSICALE “FRANCO ABBIATI”


Appuntamento domenica 19 aprile alle ore 15.00 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, nel giorno inaugurale dell’88° Festival del Maggio.
 
Il “Junge Lord” fiorentino premiato come miglior spettacolo. Saranno presenti, tra gli altri  il baritono Salsi, il soprano Miknevičiūtė, i registi Ligorio e Pizzi, i direttori Soddy e Angius.

L’Ensemble degli Intrigati e Andrea Molino eseguiranno “Dadd’s Faires” di Alex Paxton, nominato compositore dell’anno

Si terrà domenica 19 aprile 2026 alle ore 15.00 la cerimonia di consegna del 45° Premio della critica musicale “Franco Abbiati”, assegnato dall’Associazione Nazionale Critici Musicali, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, che ospita i vincitori del premio in quanto istituzione produttrice del Miglior Spettacolo dell’anno: Der junge Lord di Hans Werner Henze, con la direzione di Markus Stenz e la regia di Daniele Menghini. La premiazione, inoltre, avverrà in un giorno davvero importante: lo stesso 19 aprile, poco dopo l’Abbiati, sarà infatti inaugurato l’88° Festival del Maggio, con la messa in scena dell’opera The Death of Klinghoffer di John Adams.

L’edizione 2025 del Premio è stata dedicata alla memoria di Angelo Foletto, maestro della critica musicale italiana scomparso lo scorso 29 gennaio, presidente dell’Associazione per quasi trent’anni e grande artefice del suo consolidamento come voce autorevole e indipendente della vita musicale italiana.

Il premio come Miglior Spettacolo è stato assegnato a Der junge Lord di Hans Werner Henze, proposto per la prima volta in lingua originale in Italia. “Uno spettacolo di respiro corale, regolato come l’ingranaggio di un carillon perturbante, in cui ogni interprete del numeroso cast – insieme ai complessi del teatro con la direzione mobile e incisiva di Markus Stenz – è riuscito a sincronizzarsi con il passo di questa satira agrodolce, ambientata dal regista Daniele Menghini in un Ottocento da libro illustrato per l’infanzia, ma ambiguo, maligno”. Questa la motivazione che sarà stampata su eleganti pergamene e consegnata al Sovrintendente del Maggio Carlo Fuortes.

Alexander Soddy è stato designato come Migliore Direttore del 2025, premiato per il suo debutto in Italia su un numero significativo di partiture importanti – Wagner, Mozart, Strauss, Verdi – tra cui il Ring e un convincente Così fan tutte alla Scala, la Salome e il Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino. Il premio come Migliore Regista è andato a Cecilia Ligorio, per la regia del Re Pastore all’Opera di Roma e del Mitridate Eupatore al Teatro Massimo di Palermo: la giuria ha riconosciuto la sua capacità di rendere attuale un soggetto barocco, sottolineandone l’eterna vitalità di sentimenti politici e familiari, in una rilettura densa di pathos del mito classico e del teatro greco. Per le Migliori Scene il premiato è Gary McCann, per l’Hamlet di Ambroise Thomas al Teatro Regio di Torino – dove scene imponenti sottolineano per contrasto la solitudine di Amleto – e di Die Liebe der Danae di Richard Strauss al Teatro Carlo Felice di Genova, rarità proposta con invenzioni ricche di inventiva e ironia sullo sfondo delle rovine di un teatro bombardato. I Migliori Costumi del 2025 sono quelli creati da Giada Masi, per lo stesso Hamlet al Regio di Torino: uno Shakespeare ottocentesco e fantasioso, con costumi lussureggianti ma ironici.

Tra i vincitori nelle categorie interpretative, il premio come Migliore Cantante va al baritono Luca Salsi, schietta voce tra le più autorevoli degli ultimi decenni, premiato per le interpretazioni di alcuni dei grandi personaggi del repertorio italiano – tra gli altri Gérard al Regio di Parma, Rigoletto alla Fenice, Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino – “con sorgiva musicalità e incisiva sensibilità artistica”, come recita la motivazione. Migliore Cantante femminile è il soprano Vida Miknevičiūtė, premiata per la sua interpretazione di Sieglinde nella Walküre all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: “con vocalità perentoria ed espressiva restituisce la totalità del personaggio wagneriano”, come scrive la giuria del Premio nella motivazione

Il premio come Migliore Solista va al pianista Alexandre Kantorow, riconosciuto per un pianismo votato all’estro e al rigore della soggettività e “virtuosismo ardente ma interiorizzato, dominio e controllo del tempo senza ossessioni metronomiche, idee nuove sui compositori che affronta”. Il premio come Migliore Ensemble va a De Labyrintho, diretto da Walter Testolin: la giuria ha riconosciuto il “prezioso contributo alla conoscenza dello stile di Palestrina”, sottolineando come “la loro interpretazione del Canticum canticorum è stato il momento più alto del quinto centenario del compositore”.

Per la categoria Novità per l’Italia il premio va ad Alex Paxton per Spit Crystal Yeast-rack, Dripping (à l’orange), eseguito a Padova al Barco Teatro dall’Ensemble degli Intrigati diretto da Andrea Molino: “una musica eclettica e ipercinetica, libidinosa e ‘queer’, dove i generi più diversi, dalla musica antica al pop, vengono fatti a pezzi e mescolati come in un grande frullatore sonoro” è il commento della giuria del Premio. L’Iniziativa Musicale premiata è la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. La giuria ha così scritto nella motivazione: “con la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten il Festival della Valle d’Itria compie un gesto di alto valore artistico. La regia essenziale di Andrea De Rosa, la direzione analitica di Daniel Cohen e un cast di grande compattezza espressiva hanno restituito la visione pacifista del compositore”. 

Il Premio Speciale va ai Tre atti unici di Gino Negri (Vieni qui Carla, Giorno di nozze, Tè alle tre) al Teatro Sperimentale di Spoleto “per l’originale e coraggiosa scelta di proporre i tre atti unici di Negri al Teatro Caio Melisso, valorizzandoli attraverso la direzione di Marco Angius e la regia ironica, elegante e allusiva di Pier Luigi Pizzi, alla guida di un cast giovane e promettente.

Il Premio “Piero Farulli” per il miglior giovane ensemble va al Trio Kobalt (Irenè Fiorito violino, Lorenzo Guida violoncello, Riccardo Ronda pianoforte), che sarà presente alla cerimonia. Il Premio “Filippo Siebaneck”, destinato a iniziative di particolare significato nell’ambito della socialità musicale, va a Opera White del Teatro Sociale di Como, progetto operistico destinato agli ospiti delle RSA in Lombardia: “Falstaff di Verdi è stato proposto, eseguito da un gruppo di giovani cantanti e confezionato secondo una drammaturgia che permetteva il coinvolgimento vocale ed emotivo degli anziani spettatori, rivitalizzati nel piacere dell’ascolto teatrale e insieme stimolati nel recupero delle capacità mnemoniche e di apprendimento”.

Molti dei vincitori saranno presenti alla premiazione: da Cecilia Ligorio a Gary McCann, da Giada Masi a Luca Salsi e Vida Miknevičiūtė, Walter Testolin e l’Ensemble De Labyrintho, Alex Paxton, Silvia Colasanti (direttrice artistica del Festival della Valle d’Itria), Marco Angius, Pier Luigi Pizzi e il direttore artistico del Lirico Sperimentale di Spoleto Enrico Girardi.

L’Ensemble degli Intrigati e Andrea Molino, oltre ad essere presenti alla cerimonia, eseguiranno Dadd’s Faires di Alex Paxton, mentre il Trio Kabalt eseguirà un movimento dal secondo Trio di Johannes Brahms.

La commissione della 45ª edizione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati” è stata composta dal direttivo dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali (il presidente Andrea Estero, Alessandro Cammarano, Carlo Fiore, Gianluigi Mattietti, Carla Moreni, Roberta Pedrotti, Alessandro Rigolli) e da sette critici eletti dagli iscritti fra i soci dell’ANCM (Attilio Cantore, Sandro Cappelletto, Susanna Franchi, Giancarlo Landini, Gregorio Moppi, Lorenzo Tozzi, Gaia Varon) che, tenendo conto anche delle segnalazioni ricevute dai più di cento soci, ha decretato i vincitori, scegliendo tra produzioni, concerti e iniziative svoltesi nei teatri e nelle sale da concerto italiane nell’arco del 2025.

Elenco dei vincitori:

Spettacolo 
Der junge Lord di Hans Werner Henze 
(direttore Markus Stenz, regia Daniele Menghini; Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) 

Direttore 
Alexander Soddy 
(Siegfried Die Walküre, Teatro alla Scala di Milano; Salome Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) 

Regia 
Cecilia Ligorio 
(Mitridate Eupatore, Teatro Massimo di Palermo; Il re pastore, Teatro dell’Opera di Roma) 

Scene
Gary McCann 
(Hamlet, Teatro Regio di Torino; Die Liebe der Danae, Teatro Carlo Felice di Genova) 

Costumi 
Giada Masi 
(Hamlet, Teatro Regio di Torino) 

Novità per l’Italia 
Alex Paxton 
Spit Crystal Yeast-rack, dripping 
(Padova, Scatola Sonora) 

Solista 
Alexandre Kantorow 

Ensemble 
De Labyrintho 

Cantanti 
Vida Miknevičiūtė (Die Walküre, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma) 
Luca Salsi (Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Rigoletto, Teatro la Fenice di Venezia e altro) 

Premio “Piero Farulli” 
Trio Kobalt 
(Irenè Fiorito violino; Lorenzo Guida violoncello; Riccardo Ronda pianoforte) 

Iniziativa musicale  
Prima esecuzione italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten 
(Festival della Valle d’Itria di Martina Franca) 

Premio speciale 
Tre atti unici di Gino Negri
(Spoleto, Teatro Sperimentale) 

Premio “Filippo Siebaneck” 
Opera White (Teatro Sociale di Como) 

L’Associazione nazionale critici musicali è nata nel 1986, tra i musicologi e i professionisti dell’informazione musicale che dal 1980 si raccoglievano in libera assemblea per il Premio della critica musicale “Franco Abbiati”. L’Associazione, autofinanziata con le quote annuali dei soci, conta oggi circa cento iscritti: alla presidenza si sono avvicendati Duilio Courir (dal 1987 al 1993), Leonardo Pinzauti (dal 1993 al 1996), Angelo Foletto (dal 1996 al 2023) e Andrea Estero (in carica dal 2023). Testimone militante e critica della vita musicale italiana, attiva con Lettere aperte, convegni e prese di posizione ‘politiche’, ma senza avere scopi sindacali o corporativi, l’Associazione nazionale critici musicali esprime un suo motivato e riassuntivo giudizio attraverso l’assegnazione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati”. Il Premio, che non prevede attribuzioni in denaro, ha cadenza annuale (I edizione, stagione 1980-81). Accanto alle segnalazioni di merito assoluto – migliore spettacolo, migliori artisti della stagione: in tutti gli ambiti: dall’opera al concerto, dagli enti lirici ai festival, dalla musica eseguita a quella prodotta sotto diverse forme – il Premio Abbiati ha svolto un ruolo attivo nella segnalazione di giovani talenti e di iniziative artistiche o didattiche di particolare significato nazionale. Nel 2001 è stato istituito il “Premio Abbiati per scuola” nato in collaborazione con il Comitato Musica Cultura 2000 di Fiesole, patrocinato dalla Siem e con l’adesione di Scuola Musica Festival e Aslico/Opera Domani…, destinato a segnalare particolari iniziative didattico-educativa della scuola dell’obbligo. 

Premio della critica musicale “Franco Abbiati” 
È stato istituito nel 1981, col patrocinio dell’amministrazione comunale di Bergamo e per l’appassionata volontà progettuale di Filippo Siebaneck allora presidente dell’Azienda Autonoma di Turismo, come momento di riflessione e di analisi sulla vita musicale italiana. Intitolato al bergamasco Franco Abbiati per quarant’anni titolare della rubrica musicale del Corriere della sera, il Premio della critica musicale “Franco Abbiati” è un riconoscimento attribuito ai protagonisti delle singole annualità artistiche. Numerosi i pluripremiati nell’albo d’oro: oltre ai teatri, i direttori Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Daniele Gatti, i registi Luca Ronconi e Graham Vick, i registi-scenografi Pier Luigi Pizzi e Hugo De Ana, i pianisti Radu Lupu e Maurizio Pollini, i cantanti Anna Caterina Antonacci e Samuel Ramey, gruppi cameristici e compositori per la “novità italiana assoluta”. Le scelte rigorose e indipendenti della giuria hanno guadagnato al Premio Abbiati crescente credibilità. Accanto alle segnalazioni di merito assoluto il Premio ha svolto un ruolo attivo nella segnalazione di giovani talenti e di iniziative di particolare significato politico-culturale. Così i critici italiani hanno sottolineato, e talvolta svelato, il ruolo di piccole realtà locali, autentica ricchezza della vita musicale italiana, e si sono impegnati a segnalare il lavoro spesso isolato e silenzioso di personaggi non riconosciuti. Dando voce a operatori artistici, didatti, editori, maestri (non solo di musica), fatti e manifestazioni che pur non avendo ruoli istituzionali hanno saputo indirizzare in senso autenticamente culturale la vita musicale del nostro paese. Nel 2000, a seguito della scomparsa di Filippo Siebaneck, è stato istituito il Premio Siebaneck destinato a iniziative di particolare significato nell’ambito della didattica musicale e/o dell’avviamento professionale dei giovani. Nel 2001, col sostegno del Comune di Fiesole e del Comitato Musica Cultura, il patrocinio della Siem (Società Italiana Educazione Musicale), l’adesione di Scuola Musica Festival e Aslico/Opera domani…, è nato il Premio Abbiati “per la scuola”, a segnalare i migliori progetti didattico-educativo realizzati nella scuola dell’obbligo. Dal 2007 il Premio Abbiati gode del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e dal 2008 dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. 
 

Sabato 18 aprile : “Il piccolo principe” di Pierangelo Valtinoni al Malibran.

Dopo le prime tre recite riservate alle scuole, Il piccolo principe di Pierangelo Valtinoni apre al ‘grande’ pubblico: la replica di sabato 18 aprile ore 15.30, al Teatro Malibran, è infatti rivolta a giovani, adulti, famiglie e a tutti gli appassionati. Nata nel 2022 su commissione del Teatro alla Scala di Milano, l’opera per ragazzi su libretto di Paolo Madron, ispirata al celebre racconto di Antoine de Saint-Exupéry, sarà proposta in un nuovo allestimento con la regia di Emanuele Gamba, le scene di Bruno Antonetti, i costumi di Carlos Tieppo e il light design di Andrea Benetello.

La direzione musicale sarà affidata a Luisa Russo, che guiderà solisti e Orchestra del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, e i Piccoli Cantori Veneziani istruiti da Diana D’Alessio. La realizzazione musicale sarà a cura di OperaStudio del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia nell’ambito di una collaudata collaborazione della Fenice con il prestigioso istituto di formazione musicale.

Lo spettacolo è un appuntamento della programmazione Education della Fondazione Teatro La Fenice dedicata al pubblico delle scuole, dei giovani e delle famiglie e va in scena, fuori abbonamento, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026.

          Il sodalizio artistico tra il compositore Pierangelo Valtinoni e il librettista Paolo Madron negli ultimi venti anni ha dato vita a creazioni premiate dal riconoscimento del pubblico di tutto il mondo: a iniziare da Pinocchio per arrivare a La regina delle nevi, Il mago di Oz, Alice nel paese delle meraviglie. Nel Piccolo principe, il racconto di Antoine de Saint-Exupéry, divenuto un classico della letteratura per ragazzi, diventa ‘opera musicale’, in cui storie di amicizia e di amore si intrecciano in un viaggio educativo e sentimentale alla ricerca e alla scoperta del senso della vita.

          La poetica vicenda narra di un aviatore costretto a un atterraggio di emergenza – val la pena ricordare che lo stesso Saint-Exupéry era un aviatore, tragicamente abbattuto davanti alla costa marsigliese durante la seconda guerra mondiale – che inizia un dialogo con il misterioso, piccolo abitante del lontano asteroide B 612, sul quale vive in compagnia di tre vulcani e di una rosa cui dedica tutte le sue attenzioni. La loro ‘amicizia’ spazierà tra diversi pianeti raccontando un universo pieno di sorprese e di verità, attraverso incontri con personaggi stravaganti e bizzarri animali.          

          Il linguaggio musicale di Valtinoni riesce nella difficile impresa di coniugare il rigore della forma all’efficacia comunicativa del risultato, accettando il sistema tonale ma trattandolo con libertà nella convinzione che anche – o soprattutto – la nuova musica debba farsi accettare dal pubblico. Non mancano influenze da ambiti musicali non classici, come il pop, il rock o il jazz per arricchire un racconto di formazione che ripercorre i diversi passaggi della crescita senza censurare nemmeno i temi più complicati, specie per un pubblico di bambini, come il distacco e la morte.

          Il cast vedrà impegnati in alternanza, nel ruolo del titolo, Nao Takeuchi e Anna Basso; nel ruolo del pilota, Yang Chen e Zixuan Wang; la volpe e il passante saranno interpretati da Xinyi Wang e Sicong Zhao; il re, il serpente e un passante da Louis Lesecq e Mingxun Chang; la madre e la vanitosa da Alessia Camarin ed Eugenia Siliberto; il padre e l’uomo d’affari da Fan Wu e Zhengxian Li; la rosa e l’eco da Iara Ferrari e Yuxuan Song. Il pilota bambino sarà Pietro Gallo. 

Atmosfere esotiche e musica trascinante: La Bajadera in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine domenica 19 aprile

Il capolavoro del compositore ungherese Emmerich Kálmán fa parte della stagione di Opera, Operetta e Danza 2025/26

Un’operetta frizzante e divertente, proposta nel nuovo allestimento di Arte Scenica, con la regia di Alessandro Brachetti e la direzione di Stefano Giaroli

Brillante, divertente, con le splendide musiche del compositore ungherese Emmerich Kálmán, considerato l’ultimo grande maestro del genere operettistico, La Bajadera sarà di scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine domenica 19 aprile alle ore 18.00. Lo spettacolo, che fa parte della 29ma Stagione di Opera, Operetta e Danza firmata dalla direttrice artistica Fiorenza Cedolins e realizzata anche grazie al sostegno di Fondazione Friuli, è proposto nel nuovo allestimento di Arte Scenica.

Al suo debutto a Vienna nel 1921, La Bajadera fece letteralmente impazzire il pubblico e godette subito di un successo enorme. Complici senza dubbio le atmosfere esotiche ma, soprattutto, la presenza di nuovi motivi musicali che avevano in gran parte sostituito il valzer e che apparvero, fin dalla prima esibizione, destinati a sicura popolarità. La facile vena compositiva che anima i cori, le romanze e i motivi danzanti, i duetti comici piacevolissimi, coloriti, ricchi di originalità e vivacità catturarono subito il pubblico e ancor oggi affascinano gli ascoltatori di quest’operetta elegante, sostenuta da una ricca strumentazione con finali pieni di grandiosità.

La vicenda, nata dalla fantasia dei librettisti Julius Brammer e Alfred Grünwald, è ambientata a Parigi e vede protagonista il principe indiano Radjani di Lahore. Il giovane è alla ricerca di una moglie da sposare entro lo scadere del suo trentesimo anno d’età: solo così potrà mantenere il diritto al trono. Tutto sembra vano finché Radjani non s’imbatte nella diva Odette Darimonde: per conquistare la riottosa soubrette, il principe decide di ricorrere al suo rubino magico, la Rosa di Jaipur, grazie al quale la cantante dichiara di essersi innamorata perdutamente di lui…

Fra i solisti spiccano Renata Campanella (Odette Darimonde), Antonio Colamorea (Principe Radjani di Lahore) e Alessandro Brachetti (Napoleone Garibaldi). Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane e Coro Novecento diretti da Stefano Giaroli, Corpo di Ballo Novecento, coreografie di Salvatore Loritto. Firma la regia Alessandro Brachetti, le scene e i costumi sono di Artemio Cabassi.

Emmerich Kálmán (anche Imre Kálmán) è con Franz Lehár il più noto rappresentante dell’operetta viennese ed è considerato l’ultimo grande maestro del genere. Alla base del suo successo è il valzer viennese fuso con le csárdás ungheresi; le operette La principessa della Czarda, La contessa Maritza e La principessa del circo sono ancora oggi i fondamentali di questo specifico repertorio. Nato da famiglia ebrea nel 1882 a Siófok, sulla sponda Sud del lago Balaton, Kálmán mostra sin da giovanissimo uno spiccato interesse per la musica; aspira a diventare un pianista da concerto ma una forma di artrite precoce lo costringe a dedicarsi alla composizione. Studia al Ginnasio di Budapest, poi all’Accademia reale nazionale ungherese di musica, assieme a Béla Bartók e Zoltán Kodály. Il suo straordinario talento appare già dalle prime composizioni: nel 1904, a Budapest, presenta con successo Saturnalia, uno scherzo per orchestra cui seguono il poema sinfonico Endre e Johanna e, nel 1906, la commedia musicale a sfondo patriottico L’eredità di Pereszlényi. Nel frattempo, sotto pseudonimo, scrive canzoni per il primo cabaret sorto a Budapest. La popolarità raggiunta dalle sue composizioni lo stimola a concentrare la sua attività nella scrittura di operette: dopo il successo ottenuto con Manovre d’autunno, rappresentata a Budapest il 22 febbraio 1908, si trasferisce a Vienna dove inizia a comporre operette in lingua tedesca per le locali compagnie teatrali. Il trionfo arriva nel 1915 con La principessa della Czarda, eseguita migliaia di volte nei principali teatri musicali di tutto il mondo, e con La Bajadera (1921) rappresentata con enorme successo a Vienna e a New York. Nel 1936 la prima rappresentazione dell’Imperatrice Giuseppina ha luogo a Zurigo e non a Vienna a causa delle crescenti tensioni politiche. Con l’occupazione nazista dell’Austria, Kálmán si rifugia a Parigi e nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti. Tornato nella capitale francese nel 1949, viene insignito della Legion d’Onore. Muore nel 1953 e il suo ultimo lavoro, Arizona Lady, è completato dal figlio Charles nel 1954.

Info e biglietteria

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni spettacolo e concerto.

Infopoint di via Rialto 2/ a Udine aperto dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 15.30 alle 18.30.

Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00). biglietteria@teatroudine.it  www.teatroudine.it

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE
via Trento, 4 – 33100 Udine

domenica 19 aprile 2026 – ore 18.00

LA BAJADERA

Odette Darimonde Renata Campanella
Principe Radjani di Lahore Antonio Colamorea
Napoleone Garibaldi Alessandro Brachetti
Galina Anastasia Pachankova Silvia Felisetti

Luigi Filippo La Tourette Fulvio Massa

Dewa, aiutante del Principe Francesco Mei

Madame Trebisonde Elena Rapita

Corpo di Ballo Novecento

coreografie Salvatore Loritto

Coro Novecento

Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane

direttore Stefano Giaroli

coordinamento musicale Antonio Braidi

scene e costumi Artemio Cabassi

realizzati da Arte Scenica Reggio Emilia

luci Marco Ogliosi

regia Alessandro Brachetti

produzione Arte Scenica

Il 19 aprile viaggio nel grande Romanticismo, il Salotto musicale di Nevile Reid prosegue con il Quartetto Ghedin

Dopo il successo del concerto inaugurale, prosegue la terza edizione del Salotto musicale di Nevile Reid, rassegna promossa dalla Fondazione Ravello che sta animando la primavera della Città della musica.

Domenica 19 aprile alle ore 12, nell’Auditorium di Villa Rufolo, sarà protagonista il Quartetto Cino Ghedin, giovane e promettente formazione cameristica composta da Laura Licinio al pianoforte, Filippo Bogdanovic al violino, Myriam Traverso alla viola e Mattia Geracitano al violoncello.

Il concerto propone un intenso percorso nel cuore del Romanticismo tedesco con due capolavori del repertorio cameristico: il Quartetto per pianoforte in mi bemolle maggiore op. 47 di Robert Schumann, pagina luminosa e ricca di slancio espressivo, e il Quartetto per pianoforte n. 3 in do minore op. 60 di Johannes Brahms, opera di grande profondità emotiva e complessità strutturale, tra le più significative della maturità del compositore.

Il Quartetto Cino Ghedin, costituitosi nel 2024 presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si è già distinto per qualità interpretativa e rapidità di affermazione. Attualmente impegnato nel corso di alto perfezionamento di Musica da Camera con il Maestro Ivan Rabaglia, il gruppo prosegue parallelamente la propria formazione con il Maestro Bruno Giuranna presso l’Accademia Stauffer di Cremona, collaborando anche con musicisti di primo piano come Enrico Pace.

Nonostante la recente formazione, il quartetto ha già avviato un’intensa attività concertistica in importanti contesti italiani e ha ottenuto riconoscimenti in prestigiosi concorsi nazionali e internazionali, tra cui il primo premio assoluto al “Fanny Mendelssohn International Competition”.

Con questo appuntamento, il Salotto musicale di Nevile Reid conferma la propria attenzione ai giovani talenti e alla grande tradizione cameristica, offrendo al pubblico un nuovo momento di alta qualità artistica nella cornice unica di Villa Rufolo.

L’accesso ai concerti è gratuito per il pubblico residente e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.it; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621

“Rotte Sonore 2026”: Note d’argento: il Lirico per la Grande Età

Orchestra e Coro del Teatro Lirico, diretto da Massimo Fiocchi Malaspina,

sabato 18 aprile alle 18 al Teatro Carmen Melis in Chorus Live

Sabato 18 aprile alle 18 al Teatro Carmen Melis, ridotto del Teatro Lirico di Cagliari, è in programma un appuntamento musicale straordinario, intitolato Chorus Live, che propone un brillante e coinvolgente concerto sinfonico-corale interamente dedicato a celebri e popolari pagine musicali tratte da opere liriche, musical e brani sacri, nell’interpretazione di Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari diretti da Massimo Fiocchi Malaspina che ha istruito anche la compagine corale.

Il Teatro Lirico di Cagliari, con questa nuova proposta culturale denominata Note d’argento: il Lirico per la Grande Età, prosegue una serie di appuntamenti, inseriti nella rassegna musicale “Rotte Sonore 2026”, rivolti appunto alla “Grande Età” (residenze per anziani, circoli, associazioni, UniLiber – Università del Tempo Libero).

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 60 minuti circa e non prevede l’intervallo.

Il concerto viene eseguito per le scuole, sempre al Teatro Carmen Melis, lunedì 20, martedì 21 e mercoledì 22 aprile sempre alle 11 per cercare di creare così un’occasione di formazione per i giovani studenti, allo scopo anche di rinnovare il nuovo pubblico. Chorus Live infatti rientra nel programma didattico Educational 2026 del Teatro Lirico di Cagliari.

Prezzi biglietti (posto numerato): € 10 (recita serale), € 5 (recite scuole).

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo. Biglietteria online: www.vivaticket.com.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Massimo Fiocchi Malaspina – Direttore e maestro del coro

Nato a Novara, ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, dove si è diplomato in musica corale e direzione di coro, in composizione e in pianoforte e al Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, dove ha conseguito il diploma in direzione d’orchestra. Si è inoltre perfezionato in Direzione d’orchestra all’Accademia musicale pescarese sotto la guida di Donato Renzetti. In qualità di pianista e di direttore si è esibito in numerosi teatri e sale da concerto italiane ed estere (Svizzera, Germania, Spagna, Cina, Giappone, Emirati Arabi) e per la RAI. Collabora con As.Li.Co., OperaLombardia e con il Teatro Sociale di Como in qualità di maestro del coro di voci bianche, maestro del coro per le produzioni liriche e per il progetto 200.com e di compositore e arrangiatore per OperaDomani. Ha collaborato con il Teatro Regio di Parma in qualità di maestro del coro, maestro del coro di voci bianche e direttore musicale di palcoscenico, con il Teatro Comunale di Piacenza in qualità di direttore musicale di palcoscenico, con Ravenna Festival e Macerata Opera Festival in qualità di maestro del coro. Si occupa degli arrangiamenti corali per il programma televisivo “Fratelli di Crozza”, ha collaborato con il Clan Celentano ed è stato il professore di canto corale nel docu-reality “Il Collegio 2” in onda su RAI2. È Direttore artistico di Arona Music Academy e, dal 2022, è docente al Conservatorio di Musica di Cagliari. Insieme a Lucrezia Drei è ideatore di OnTheatre.tv, la prima piattaforma on demand interamente dedicata al teatro e sviluppata durante il lockdown della primavera del 2020. Dal 2022 è maestro del Coro Sinfonico di Milano. Si è laureato in Filosofia all’Università di Lugano e ha vinto diversi premi in concorsi di musica da camera e corale (in duo con il baritono Niccolò Scaccabarozzi e con il coro Le voci del Mesma) e in concorsi letterari.

A Villa Lanfranchi per le giornate delle Case Museo dei personaggi Illustri, 18 e 19 aprile

Concerto nell’oratorio/ teatrino e visite speciali alla Camera delle Meraviglie

Villa Lanfranchi a Santa Maria del Piano (Lesignano de’ Bagni) crea nuove occasioni d’incontro, sempre Piaceri d’Arte, come la Fondazione, nata a nome del Maestro che ha abitato quella dimora storica, ha deciso di nominare le proprie iniziative: nel gusto di stare insieme godere delle occasioni di bellezza per musica, canto, teatro.

Dopo la bella apertura primaverile di Villa Lanfranchi con il Coro Tebaldi, i prossimi appuntamenti, sabato e domenica, 18 e 19 aprile, sono legati alle <Giornate internazionali delle case museo>, un’iniziativa di sempre maggiore successo in Europa e non solo. Grande l’attrazione verso le abitazioni di artisti, scrittori, musicisti, scultori…si esplorano gli studi, le stanze private con particolare curiosità, desiderio di scoprire aspetti della vita di un autore magari particolarmente amato. La villa di Mario Lanfranchi è stata riconosciuta <Casa d’Illustre> dalla Regione Emilia Romagna e in pochi anni più di mille sono stati i visitatori.

In particolare <L’Associazione Nazionale Case della Memoria si propone di far conoscere e valorizzare le dimore storiche, con la consapevolezza che non è possibile leggere le opere immortali dei grandi scrittori, ammirare i dipinti e le sculture di artisti geniali, in definitiva conoscere la storia, senza “incontrare” i suoi protagonisti, il loro vissuto, il forte legame con il territorio>.

Fondazione Mario Lanfranchi propone quindi, per sabato e domenica 18 e 19 aprile, visite speciali, ore 10,30 e 15 in entrambe le giornate, con la possibilità di avvicinare alcuni oggetti della Wunderkammer, la <camera delle meraviglie>, come la stupefacente, raffinatissima Madonna con bambino in avorio del XVI secolo o la collezione dei sonaglietti argentei del XVII e XVIII secolo per bambini di famiglie aristocratiche. Non solo: domenica, alle ore 17, si terrà, all’interno dell’oratorio/ teatrino, il concerto <Contrasti e architetture: Beethoven, Schumann, Prokofiev> del Duo, che ha già meritato numerosi riconoscimenti, composto da Monica Righi al violoncello e Ivan Maliboshka al pianoforte.

Visite guidate: euro 10. Concerto: euro 10. Prenotazione obbligatoria al 3391667852

FONDAZIONE ARENA DI VERONA INCANTA LONDRA

CONCERTO ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA E AL CAFÈ ROYAL

DELEGAZIONE ANCHE A NEW YORK CON GIORNALISTI E TOUR OPERATOR

Inghilterra e Stati Uniti crescono in Arena: +24% e +15% di spettatori nel 2025, con un deciso balzo in avanti tra i principali mercati di provenienza del pubblico dell’Opera Festival

Londra applaude, New York risponde: l’Arena di Verona punta a consolidare le presenze straniere dai due Paesi che nel 2025 hanno registrato la maggior crescita, portando arte e cultura nel mondo e creando nuove occasioni di relazione e incontro.

Ieri sera Fondazione Arena di Verona è stata protagonista all’Istituto Italiano di Cultura, registrando il tutto esaurito. La serata, dedicata al canto lirico patrimonio dell’umanità, si è trasformata in un viaggio musicale affidato alle voci di Rosa Feola, Vittoriana De Amicis, SeokJong Baek, Gezim Myshketa, Matteo Macchioni e Francesca Maionchi.

Al pianoforte, il Sovrintendente Cecilia Gasdia ha accompagnato gli artisti così come il pubblico alla scoperta del Festival 2026, restituendo tutta la forza evocativa dell’Arena di Verona: un luogo storico in cui la musica diventa esperienza collettiva. A sottolineare l’unicità del lavoro areniano, il Vicedirettore Artistico Stefano Trespidi.

La serata è stata aperta dal Direttore dell’Istituto Francesco Bongarrà. Presenti anche l’Incaricato d’Affari ad interim d’Italia nel Regno Unito Riccardo Smimmo, e il Vice Direttore Generale del Ministero degli Affari Esteri Filippo La Rosa, a testimonianza del valore strategico della cultura come strumento di dialogo e promozione internazionale.

L’evento ha visto la collaborazione di Casa Sartori, che ha offerto i vini, e di San Bernardo, acqua ufficiale dell’Opera Festival.

“Tornare a Londra con la nostra arte è motivo di grande orgoglio – ha dichiarato Cecilia Gasdia –. La visibilità internazionale ottenuta negli ultimi mesi, anche grazie alle cerimonie olimpiche, ci offre un’opportunità unica: raggiungere nuovi pubblici e avvicinarli all’opera. L’emozione che abbiamo visto negli occhi delle persone in questi giorni è il segnale che c’è ancora tanto da fare”.

“Siamo felici di ospitare un’istituzione come Fondazione Arena di Verona, guidata da una grande artista come Cecilia Gasdia – ha commentato Francesco Bongarrà –. Eventi come questo possono avvicinare sempre più il pubblico britannico al fascino dell’Arena e alla città di Verona”.

“Il confronto diretto con operatori e pubblico internazionale – ha aggiunto Stefano Trespidi – genera relazioni concrete, apre nuove progettualità e rafforza la nostra visione: pensare sempre più in grande grazie al supporto delle Istituzioni e dei privati”.

Il successo londinese è stato preceduto da un esclusivo evento al Café Royal, che ha coinvolto circa cento tour operator internazionali, e da tre intense giornate a New York con incontri mirati con la stampa e professionisti del turismo. Un lavoro di relazioni che si traduce in opportunità tangibili per il territorio e per il Festival.

Inghilterra e Stati Uniti sono i due Paesi che nel 2025 hanno registrato una importante crescita di spettatori in Arena. Rispettivamente +24% per l’Inghilterra che è balzata al terzo posto dopo Italia e Germania e +15% per gli Stati Uniti al sesto posto per presenze in Arena.

Markus Stenz dirige l’Orchestra del Teatro La Fenice; in programma musiche di Rebel, Haydn e la Primavera di Schumann

Markus Stenz sarà protagonista del prossimo evento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice. Nel concerto in programma venerdì 17 aprile 2026 ore 20.00 (turno S) e sabato 18 aprile ore 17.00 (turno U), il maestro tedesco – impegnato in questi giorni sullo stesso palcoscenico anche nella direzione musicale del Lohengrin di Wagner – dirigerà l’Orchestra del Teatro La Fenice in un percorso musicale dalla sperimentazione barocca al classicismo viennese e alla sua eredità romantica. Tre i brani proposti: Le Cahos da Les Éléments di Jean-Féry Rebel; la Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore Hob:i:102 di Franz Joseph Haydn e, dopo l’intervallo, la Prima Sinfonia in si bemolle maggiore op. 38 Primavera di Robert Schumann. La prima di venerdì 17 aprile 2026 sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3.

          Figlio del cantore Jean Rebel, Jean-Féry Rebel (1666-1747) fu allievo diretto di Jean-Baptiste Lully, di cui ereditò lo stile e il prestigio presso la corte di Francia. Molto impegnato come didatta, Rebel si dedicò con particolare impegno e passione alla musica per la danza e il teatro, componendo balletti e suite eseguiti nelle fastose rappresentazioni di corte. Les Éléments (Gli Elementi), definita ‘sinfonia nuova’ dal suo stesso autore, è una successione di nove pezzi strumentali concepiti per uno spettacolo danzato. Se tutti i numeri riflettono il gusto tipico della musica francese dell’epoca, non è così per il prologo di 127 battute (non concepito per la danza) che apre la suite, cioè Le Cahos (Il caos), senza dubbio il più originale e audace dell’intera composizione e quasi un’anticipazione dell’atonalità di molte creazioni musicali del ventesimo secolo.

La Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore Hob.i:102 fa parte del secondo gruppo delle cosiddette dodici ‘Sinfonie londinesi’, quelle cioè che Franz Joseph Haydn (1732-1809) compose fra il 1791 e il 1795 . Nel 1790 Haydn sciolse i legami con la corte degli Esterházy, e dopo la morte del principe Miklós, ormai sessantenne e compensato con un cospicuo vitalizio, scelse di intraprendere la libera professione e decise quindi di accettare il contratto particolarmente generoso offerto da Salomon. La Sinfonia in si bemolle maggiore n. 102 fu eseguita con grande successo il 2 febbraio 1796 al King’s Theatre in Haymarket di Londra per l’apertura della stagione di opere e concerti. Come le altre pagine londinesi, il compositore riprende lo schema formale adottato fin nei primi lavori del 1773-1784, con un primo movimento in forma-sonata; un secondo tempo Adagio cantabile o Andante con variazioni seguito da un Minuetto dal ritmo spesso militaresco e comunque assai deciso, e un finale in forma di rondò. Per rispondere alle caratteristiche dell’orchestra di Salomon, la strumentazione è più ricca, così come sono più generose le invenzioni che i numerosi virtuosi dell’orchestra potevano realizzare pienamente.

Dopo le innovazioni pianistiche delle opere giovanili e i capolavori liederistici del 1840, quello successivo, per Robert Schumann (1810-1856), è l’anno dedicato alle ricerche in ambito sinfonico. Ed è così che prende forma la Sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore op. 38, denominata Primavera. Anche in questo genere, il compositore tenta di reinterpretare e in qualche modo ‘superare’ i confini formali ed espressivi dettati dalla tradizione, attraverso l’inserimento di sperimentazioni fino ad allora adottate solamente in ambito pianistico e liederistico. La sua Prima Sinfonia, dedicata al re di Sassonia Friedrich August, fu composta nelle sue linee generali in soli quattro giorni, fra il 23 e il 26 gennaio 1841. Lo slancio creativo irrefrenabile prese poi forma nell’intenso lavoro di orchestrazione che tenne impegnato Schumann fino al 20 febbraio; il 31 marzo a Lipsia, nel Gewandhaus, ebbe luogo la prima esecuzione diretta da Felix Mendelssohn Bartholdy, durante una serata che vide impegnata in veste di solista anche la moglie Clara.

In occasione dell’evento diretto da Markus Stenz, si rinnoverà il consueto appuntamento con le conferenze di approfondimento della Stagione Sinfonica: il concerto di venerdì 17 aprile 2026 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale della serata nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

markus stenz

Considerato uno dei più autorevoli direttori del nostro tempo, inizia la stagione 2025-2026 con una nuova produzione del Wozzeck di Berg e concerti sinfonici alla Fenice, dove dirige anche il Lohengrin nell’aprile 2026. Dopo le performance di Die Walküre e Siegfried con la Hangzhou Philharmonic Orchestra, conclude il Ring di Wagner in questa stagione dirigendo Götterdämmerung ad Hangzhou. Ritorna poi a due delle sue collaborazioni di lungo corso, quella con la Seoul Philharmonic Orchestra e quella con la Netherlands Radio Philharmonic Orchestra, oltre alla Oregon Symphony Orchestra, all’Orchestra della Finnish National Opera e alla Shanghai Symphony Orchestra, tra molte altre. Ha ricoperto incarichi di grande rilievo, tra cui quelli di direttore principale della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra (2012-2019), direttore ospite principale della Baltimore Symphony Orchestra (2015-2019) e direttore in residenza della Seoul Philharmonic Orchestra (2016-2021). È stato direttore musicale generale della città di Colonia e Gürzenich-Kapellmeister per undici anni, dirigendo Don Giovanni, il Ring, Lohengrin, Tannhäuser e Die Meistersinger von Nürnberg, così come Jenůfa e Káťa Kabanová di Janáček e Love and Other Demons di Eötvös. Ha debuttato nell’opera nel 1988 al Teatro La Fenice. Nel 2018 vede la luce l’attesa prima mondiale di Fin de partie di Kurtág alla Scala (dove ha riscosso grande successo anche con Elektra di Strauss), opera ripresa alla Dutch National Opera e poi, in prima esecuzione francese, all’Opéra National de Paris. Il suo debutto negli Stati Uniti è avvenuto con la Detroit Symphony Orchestra ed è poi tornato in America dirigendo la Oregon Symphony e la Indianapolis Symphony Orchestra. Altri recenti momenti di rilievo sono stati i concerti con mdr Leipzig Radio Symphony Orchestra, Dortmund e Luxembourg Philharmonic Orchestra, Orchestre National de Lyon e Barcelona Symphony Orchestra. Ha studiato all’Hochschule für Musik di Colonia sotto la guida di Volker Wangenheim e a Tanglewood con Leonard Bernstein e Seiji Ozawa. Gli è stata conferita l’Honorary Fellowship del Royal Northern College of Music di Manchester e il Silberne Stimmgabel dello Stato di North Rhein/Westphalia. Alla Fenice dirige Der Protagonist di Weill (2025), Ariadne auf Naxos (2024), Der fliegende Holländer (2023), Elegy for Young Lovers di Britten (1988) e una serie di concerti in diverse stagioni sinfoniche.

QUADRI IN MUSICA AL FILARMONICO

DEBUTTANO MOSER AL VIOLONCELLO E TEBAR SUL PODIO

Nel weekend tornano anche le visite guidate

Venerdì 17 aprile, alle 20, e sabato 18 aprile alle ore 17

Non solo il capolavoro di Musorgskij nella spettacolare orchestrazione di Ravel: venerdì 17 e sabato 18 aprile l’Orchestra di Fondazione Arena esegue in prima assoluta Quadreria, tre movimenti sinfonici dai ricordi del compositore Galante. Ad aprire il concerto l’avvincente Concerto per violoncello di Dvořák eseguito da Johannes Moser, virtuoso al debutto veronese come il direttore Ramón Tebar

Musorgskij QUADRI

Tebar, Moser

venerdì 17 aprile ore 20.00

sabato 18 aprile ore 17.00

Teatro Filarmonico di Verona

E se i quadri fossero musica? La risposta, almeno per le tele dell’amico Hartmann, l’ha data Musorgskij. I suoi immaginifici Quadri di un’esposizione risuonaneranno al Teatro Filarmonico venerdì 17 e sabato 18 aprile grazie ai mille colori dell’orchestrazione di Ravel. In apertura di programma, il celebre Concerto per violoncello che il boemo Dvořák scrisse ispirato dal suo viaggio in America, e la prima assoluta di Quadreria, nuova composizione di Carlo Galante commissionata da Fondazione Arena. Ad eseguire il brillante programma, due artisti di fama mondiale al debutto veronese con l’Orchestra di Fondazione Arena: il direttore Ramón Tebar e il virtuoso del violoncello Johannes Moser. Preludio per le scuole venerdì, e visite guidate sabato con Le sale della musica.

Tra il 1892 e il 1895 il compositore boemo Antonin Dvořák (1841-1904) visse negli Stati Uniti d’America e diresse il neonato Conservatorio di New York: molte delle sue opere più note e apprezzate sono state create in questo periodo. La ricchezza melodica, unita al dominio della forma sonata e dell’armonia tardoromantica, ha trovato affinità con il folklore americano, tra danze e spiritual. Caratteristiche che si trovano nella Nona (e ultima) sinfonia, detta appunto “Dal Nuovo Mondo”, o nel celebre QuartettoAmericano”, e naturalmente nel Concerto per violoncello in si minore, considerato il più bello del repertorio da molti degli illustri solisti che l’hanno affrontato dal 1896 ad oggi. Concepito nei classici tre movimenti, è in realtà il secondo cimento di Dvořák in questo genere, dopo un’opera giovanile rimasta in bozza e oggi nota in due successive orchestrazioni. In questo più maturo Concerto, dopo il maestoso Allegro iniziale in fitto dialogo tra violoncello e orchestra sinfonica, tornano oasi di intenso lirismo nell’Adagio ma non troppo. Danza e virtuosismo si intrecciano nel tempo finale, che rimanda alle innovazioni dell’ultima sinfonia. Venerdì 17 aprile alle 20, con replica sabato 18 aprile alle 17, a cimentarsi a Verona in questa celebre pagina sarà Johannes Moser, virtuoso del violoncello tedesco-canadese, al suo debutto con l’Orchestra di Fondazione Arena dopo essersi esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo con le più prestigiose orchestre, dai Berliner Philharmoniker alla Royal Concertgebow di Amsterdam, dalla London Symphony Orchestra alle “big five” americane, le sinfoniche di New York, Chicago, Cleveland, Philadelphia e Boston. Vincitore del concorso Čajkovskij 2002 e insignito del premio Brahms 2014, è protagonista di diverse incisioni discografiche. Suona un violoncello Andrea Guarneri del 1694.

A dirigere lui e l’Orchestra areniana, un altro esordio a Verona di primo piano: Ramón Tebar, direttore attivo tra Europa e Americhe, con incarichi stabili a Naples e Arantzazu, già a Valencia e Miami. Il maestro spagnolo sarà impegnato in una prima assoluta, Quadreria, tre schizzi sinfonici di Carlo Galante commissionati da Fondazione Arena. Rovine di un tempio con sortilegi, Giovane uomo con tricorno e Il tormento di Didone: tre quadri, impressi nella memoria dell’autore che li rievoca in musica. Autore, come lo stesso Galante spiega nelle note di sala, che «non ha alcun interesse descrittivo ma piuttosto cerca di riflettere su quelle remote emozioni che hanno segnato l’immaginazione del bambino». La nuovissima Quadreria sarà un gustoso e inedito accostamento ai Quadri di un’esposizione composti da Modest Musorgskij in ricordo dell’amico Hartmann, artista e architetto prematuramente scomparso, evocato in dieci tele viste in una mostra a lui dedicata. Il russo Musorgskij (1839-1881), anima geniale e sregolata del “possente gruppetto dei cinque” all’alba della coscienza nazionale in musica, scrisse questa suite pianistica di dieci quadri, separati da quattro “promenade”, passeggiate dello spettatore tra una sala e l’altra dell’esposizione. Il potere immaginifico della composizione per pianoforte spinse diversi compositori a strumentarla per grande orchestra, già all’indomani della morte di Musorgskij. Ma la più spettacolare (e fortunata) delle orchestrazioni rimane quella del 1922 firmata dall’insuperabile compositore (e colorista) Maurice Ravel, con un impatto indimenticabile che amplifica tutta la potenza dell’originale.

La Stagione Sinfonica 2026 propone altri cinque appuntamenti in doppia data tra aprile, maggio e novembre, con direttori e solisti di fama internazionale, alle prese con grandi classici del repertorio dall’Ottocento ad oggi, diverse prime esecuzioni per Verona e prime assolute commissionate da Fondazione Arena: è ancora possibile acquistare carnet e biglietti singoli per ogni data al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e nella rete Vivaticket.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI. La programmazione 2026 di Arena Young riguarda anche l’intera Stagione Sinfonica. Ogni venerdì, per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola può assistere ai concerti a tariffe agevolate, partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena. Info e prenotazioni: Ufficio Didattica Cultura e Formazione scuola@arenadiverona.it – tel. 0458051933

LE SALE DELLA MUSICA: VISITE GUIDATE. Sabato 18 aprile tornano anche Le Sale della Musica, un calendario di visite guidate per approfondire storia, curiosità e dietro le quinte del Teatro Filarmonico ma anche conoscere le professionalità che lavorano in teatro e l’attività di messinscena di opere e concerti. Tutte le giornate di visita (dieci appuntamenti fino a dicembre, di sabato mattina) avranno un primo turno alle ore 10.30 (già sold-out il 18 aprile) e un secondo turno alle ore 12, ancora con posti disponibili. Il percorso varia ogni volta in base agli spettacoli in produzione, dura un’ora circa ed è aperto a gruppi fino a 20 persone. È possibile riservare il proprio posto con un biglietto intero di 5 euro o ridotto a 3 euro per le fasce Under30/Over65. arena.it

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00) – sabato (09.15 – 12.45) – chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00) – mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00) – domenica (12.00 – 15.30) – chiusa il lunedì

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Rete vendita Vivaticket

Teatro Filarmonico 3° concerto

venerdì 17 aprile ore 20.00

sabato 18 aprile ore 17.00

Musorgskij QUADRI Tebar, Moser

Direttore Ramón Tebar

Violoncello Johannes Moser

Orchestra di Fondazione Arena di Verona

Antonín Dvořák (1841-1904)

Concerto per violoncello e orchestran. 2 in si minore op. 104

***

Carlo Galante (*1959)

Quadreria, nuova commissionedi Fondazione Arena di Verona – PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA

Modest Petrovič Musorgskij (1839-1881)

Quadri di un’esposizione, ricordo di Viktor Hartmann (versione per orchestra di Maurice Ravel, 1922)

Durata complessiva: 115 minuti circa compreso un intervallo

TCBO: DOPO 34 ANNI TORNA A BOLOGNA ROBERTO DEVEREUX

L’opera di Donizetti va in scena dal 17 al 22 aprile al Comunale Nouveau con la direzione musicale di Renato Palumbo e la regia di Alfonso Antoniozzi

Protagonisti Francesco Demuro, Roberta Mantegna, Raffaella Lupinacci e Vladimir Stoyanov

Amore, gelosie e intrighi politici nella corte reale inglese del Cinquecento: questa l’atmosfera che regna in Roberto Devereux di Gaetano Donizetti, capolavoro del belcanto che il Teatro Comunale di Bologna porta in scena al Comunale Nouveau dal 17 al 22 aprile, a trentaquattro anni di distanza dall’ultima rappresentazione bolognese, avvenuta nel 1992. Il dramma è proposto nell’allestimento firmato dal regista e baritono Alfonso Antoniozzi per il Teatro Carlo Felice di Genova nel 2016, ripensato a dieci anni dal debutto in una nuova veste appositamente per gli spazi del Nouveau. Sale sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna Renato Palumbo. Nel ruolo del titolo c’è Francesco Demuro, mentre a interpretare l’iconica regina Elisabetta I Tudor è chiamata Roberta MantegnaRaffaella Lupinacci canta Sara, e Vladimir Stoyanov veste i panni del Duca di Nottingham. Le scene sono di Monica Manganelli, i costumi di Gianluca Falaschi e le luci di Paolo Liaci. La regia è ripresa da Luisa Baldinetti.

Roberto Devereux, pur portando nel titolo il nome maschile di uno dei protagonisti, è in realtà un dramma centrato sulla sovrana Tudor, un’opera che mette in luce la solitudine del potere regale e lo scorrere inesorabile del tempo. La vicenda narrata esplora infatti la progressiva decadenza emotiva di una regina divisa tra ragion di Stato e passioni private. Una tensione che trova il suo culmine nell’ultima aria intonata da Elisabetta, la celebre Vivi ingrato, a lei d’accanto: cantilena intensa e struggente in cui la regina, dopo aver condannato a morte l’uomo che amava, manifesta il desiderio di liberarsi dal peso del proprio ruolo.

L’allestimento ideato da Antoniozzi si sviluppa in una dimensione dichiaratamente metateatrale: lo spazio scenico è costruito ispirandosi a elementi architettonici che evocano la struttura del Globe Theatre e l’atmosfera dell’Inghilterra elisabettiana. In questo contesto simbolico prende così forma il dramma interiore della sovrana. «Gli anni di regno gravano su di lei come il suo manto ogni giorno più pesante» dice il regista, «i giorni sempre uguali passati a recitare la parte della regina, rinunciando a essere donna, sono come una maschera diventata troppo stretta». Baritono di fama internazionale, Antoniozzi da anni affianca alla carriera di cantante quella di regista, firmando numerose produzioni come Il barbiere di Siviglia e Gianni Schicchi ad Astana e al Tuscia Opera Festival, Le nozze di Figaro al Teatro Colón di Buenos Aires, Anna Bolena al Regio di Parma; Aida e Maria Stuarda al Teatro Carlo Felice di Genova. Al TCBO Antoniozzi ha esordito alla regia nel 2009 con Don Pasquale di Donizettiportando in scena negli anni successivi anche La traviata di Verdi (2010).

La direzione musicale è invece affidata a Renato Palumbo, direttore d’orchestra ospite dei principali teatri e festival internazionali, dalla Scala di Milano all’Opéra de Paris, dalla Royal Ballet & Opera di Londra alla Wiener Staatsoper, fino all’Arena di Verona e ai palcoscenici di Amburgo, Tokyo, Buenos Aires, Madrid e Barcellona. Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici e ospite frequente della fondazione lirico sinfonica felsinea, torna a Bologna dopo il recente Barbiere di Siviglia di Rossini a dicembre 2025.

Il Roberto Devereux bolognese vede impegnati sul palco Francesco Demuro come Roberto Devereux – uno dei suoi ruoli simbolo –, tenore ospite regolare di istituzioni prestigiose come il Metropolitan Opera House, la Royal Ballet & Opera di Londra, l’Opéra de Paris, la Staatsoper Berlin e la Scala di Milano; Roberta Mantegna, già interprete di Elisabetta sui palcoscenici di Sydney, Washington, Napoli e Venezia; Raffaella Lupinacci nel ruolo di Sara, giovane mezzosoprano in rapida ascesa nel repertorio belcantistico;  e il baritono Vladimir Stoyanov nei panni del duca di Nottingham, che ha cantato in teatri come il Teatro alla Scala, la Staatsoper Berlin, la Wiener Staatsoper e all’Opera di Los Angeles. Nelle recite del 18 e 21 aprile i ruoli sono interpretati da Matteo Desole (Roberto Devereux), Karen Gardeazabal (Elisabetta I), Aoxue Zhu (Sara) – entrambe sono al loro debutto nel ruolo – e Simone Piazzola (Duca di Nottingham). 

Completano il cast Pierluigi D’Aloia nel ruolo di Lord Cecil, Nicolò Donini in quello di Sir Gualtiero, Giuseppe Nicodemo e Gianluca Monti, che si scambiano nei panni di Un familiare di Nottingham, e Tommaso Norelli e Sandro Pucci che si alternano in quelli di Un paggio. Il Coro del TCBO è preparato da Giovani Farina. Sul palco anche gli attori Domenico Indiveri, Giacomo Gaetano Liva, Giordano Boschi, Lisa Manzini, Lucia Fontanelli.

L’opera Roberto Devereux fa parte, insieme ad Anna Bolena (1830) e a Maria Stuarda (1835), del cosiddetto “ciclo delle regine Tudor” di Donizetti. Composta nel 1837 a Napoli su libretto di Salvatore Cammarano, l’opera debuttò in quello stesso anno al Teatro San Carlo, dove fu rappresentata fino al 1848 quasi senza interruzioni, per poi intraprendere un’importante carriera internazionale negli anni successivi. Basata sulla tragedia Élisabeth d’Angleterre di Jacques-François Ancelot, la vicenda si ispira – romanzandola – al legame tra Roberto Devereux, conte d’Essex, e la regina Elisabetta I d’Inghilterra, l’impavida figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, ultima dei sovrani della dinastia Tudor.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

I biglietti – da 30 a 130 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio.

STAGIONE D’OPERA 2026 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Roberto Devereux

Tragedia lirica in tre atti

Musica di Gaetano Donizetti

Libretto di Salvatore Cammarano

Dalla tragedia di Jacques-François Ancelot Elisabeth d’Angleterre

Direttore Renato Palumbo

Regia Alfonso Antoniozzi, ripresa da Luisa Baldinetti

Costumi Gianluca Falaschi

Luci Paolo Liaci

PersonaggiInterpreti
Regina ElisabettaRoberta Mantegna (17, 19 e 22 aprile) | Karen Gardeazabal (18 e 21 aprile)
SaraRaffaella Lupinacci (17, 19 e 22 aprile) | Aoxue Zhu (18 e 21 aprile)
Roberto DevereuxFrancesco Demuro (17, 19 e 22 aprile) | Matteo Desole (18 e 21 aprile)
Il Duca di NottighamVladimir Stoyanov (17, 19 e 22 aprile) | Simone Piazzola (18 e 21 aprile)
Lord CecilPierluigi D’Aloia
Sir Gualtiero RaleighNicolò Donini
Un familiare di NottinghamGiuseppe Nicodemo (17, 19 e 22 aprile) | Gianluca Monti (18 e 21 aprile)
Un paggioTommaso Norelli (17, 19 e 22 aprile) | Sandro Pucci (18 e 21 aprile 2026)

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Maestro del CoroGiovanni Farina
Costumista collaboratoreGian Maria Sposito

Comunale Nouveau

Venerdì 17 aprile, ore 20 – PRIME
Sabato 18 aprile, ore 18 – POMERIGGIO 2
Domenica 19 aprile, ore 16 – DOMENICA
Martedì 21 aprile, ore 18 – POMERIGGIO 1
Mercoledì 22 aprile, ore 20 – SERA