Il Salotto musicale di Nevile Reid, due appuntamenti nel fine settimana tra Haydn e le suggestioni di Piazzolla

Prosegue con due nuovi appuntamenti il cartellone autunnale del Salotto musicale di Nevile Reid, la rassegna della Fondazione Ravello ideata dal Direttore generale Maurizio Pietrantonio e curata dal Direttore artistico Lucio Gregoretti, che propone a Villa Rufolo un percorso tra grandi autori, repertori cameristici e differenti linguaggi musicali.

Il primo appuntamento è in programma venerdì 30 ottobre alle ore 17 nella Sala Teatro di Villa Rufolo, con i Solisti dell’Orchestra Filarmonica di Benevento: Vittorio Coviello ed Erica Parente ai flauti, Federica Paduano al violino ed Emilio Mottola al violoncello. Il concerto sarà dedicato a Joseph Haydn, attraverso un itinerario nel repertorio cameristico del compositore austriaco che accosterà i celebri London Trios ai Divertimenti. Un’occasione per apprezzare la brillantezza della scrittura haydniana e la sua capacità di valorizzare il dialogo tra gli strumenti, in un equilibrio di eleganza formale, inventiva e vivacità espressiva.

Domenica 1° novembre alle ore 12, nell’Auditorium di Villa Rufolo, sarà invece protagonista il duo formato da Franco Ascolese al flauto e Laura Cozzolino al pianoforte. Il programma attraversa epoche e stili differenti, mettendo in luce le molteplici possibilità espressive del flauto attraverso pagine di Čajkovskij, Briccialdi, Schubert, Ian Clarke e Astor Piazzolla.

Si parte dall’Aria di Lensky di Čajkovskij e da Il Vento di Briccialdi, per proseguire con l’Introduzione e variazioni su “Trockne Blumen” di Schubert, brillante rilettura di un tema tratto dal ciclo liederistico Die schöne Müllerin. Con Deep Blue di Ian Clarke, il flauto esplora sonorità contemporanee e nuove possibilità timbriche, prima di approdare alle atmosfere di Piazzolla con Café 1930 e Night Club 1960, due pagine tratte dalla celebre Histoire du Tango, nelle quali la tradizione argentina incontra suggestioni jazzistiche e linguaggi moderni.

Due concerti diversi per repertorio e atmosfere, accomunati dalla centralità della musica da camera e dalla ricerca di un dialogo diretto con il pubblico. Con il suo programma autunnale, il Salotto musicale di Nevile Reid conferma così la vocazione della Fondazione Ravello, presieduta da Alessio Vlad, a fare di Villa Rufolo un luogo di incontro culturale vivo durante tutto l’anno, valorizzando gli spazi monumentali attraverso proposte musicali di qualità.

L’accesso ai concerti è gratuito per il pubblico residente e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti. L’ingresso è fino ad esaurimento dei posti disponibili, prenotazione non prevista.

www.fondazioneravello.com;tel. 089 857621

Venerdì 30 ottobre, ore 17.00

Sala Teatro di Villa Rufolo

Solisti dell’Orchestra Filarmonica di Benevento

Vittorio Coviello, Erica Parente, flauto

Federica Paduano, violino

Emilio Mottola, violoncello

Programma

Franz Joseph Haydn

Divertimento n. 1 in Re maggiore per flauto, violino e violoncello Hob. IV:6

Divertimento n. 2 in Sol maggiore per flauto, violino e violoncello Hob. IV:7

Divertimento n. 6 in Re maggiore per flauto, violino e violoncello Hob. IV:11

London Trios per due flauti e violoncello Hob. IV:1–4

Domenica 1° novembre, ore 12.00

Auditorium di Villa Rufolo

Franco Ascolese, flauto

Laura Cozzolino, pianoforte

Programma

Petr Il’ič Čajkovskij

Aria di Lenskij da Evgenij Onegin, op. 24

Giulio Briccialdi

Il vento. Capriccio, op. 112

Franz Schubert

Introduzione e variazioni su “Trockne Blumen” d802 (op. post. 160)

Ian Clarke

Deep Blue

Astor Piazzolla

da Histoire du Tango:

– II. Cafe 1930

– III. Night Club 1960

SABATO 31 OTTOBRE AL TEATRO FILARMONICO:VISITE GUIDATE, HALLOWEEN ALL’OPERA PER BIMBI E FAMIGLIE E IL CONCERTO ASPETTANDO BEETHOVEN

 

IL DITTICO JEU DE CARTES/AMELIA AL BALLO IN SCENA FINO A DOMENICA

Ricchissimo programma per una giornata a teatro, sabato 31 ottobre:

 ben quattro gli appuntamenti di Fondazione Arena al Filarmonico.

Alle 10.30 e alle 12 visite guidate nelle Sale della Musica,

alle 15.30 Halloween è all’opera, con bambini e famiglie in costume per la buffa Amelia al ballo,  

alle 18.30, per Aspettando Beethoven, le sinfonie 4 e 6 “Pastorale” in Sala Filarmonica.

Dopo il felice debutto, il dittico formato dal balletto Jeu de cartes di Stravinsky e Amelia al ballo, atto unico di Menotti, torna in scena mercoledì 28, venerdì 30 ottobre, domenica 1 novembre.

In un’unica giornata appuntamenti per tutte le età. Sabato 31 ottobre, al Teatro Filarmonico, eventi per grandi e piccoli: visite guidate in mattinata, bambini e famiglie potranno assistere all’opera buffa Amelia al ballo in costume di Halloween, concerto dedicato alle due sinfonie di Beethoven, con Orchestra, Coro, Ballo, Tecnici di Fondazione Arena.  

LE SALE DELLA MUSICA: VISITE GUIDATE

Sabato 31 ottobre, alle ore 10.30 e alle 12, doppio turno di visite guidate al Teatro Filarmonico. Un’occasione per scoprire le Sale della Musica, gli spazi dove nascono gli spettacoli e lavorano artisti e tecnici. Così come la magia del teatro in cui da più di cinquant’anni Fondazione Arena di Verona porta in scena le stagioni artistiche d’opera, balletto e sinfonica. Il costo della visita è di 5 euro, acquistabile sul sito www.arena.it o in biglietteria.

MUSICA IN FAMIGLIA: HALLOWEEN A TEATRO CON AMELIA AL BALLO. SESSANTA MINUTI DI RISATE

La rassegna Musica in Famiglia propone spettacoli a misura di bambino il sabato pomeriggio alle 15.30. Opera, musica, balletto in spettacoli di un’ora che permettono al pubblico più giovane di capire e divertirsi. Sabato 31 ottobre va in scena la spassosa opera buffa in un atto Amelia al ballo. Personaggi indimenticabili, una vicenda dal ritmo mozzafiato, e la possibilità di ascoltare dal vivo una grande orchestra e coro. Per la prima volta, il pubblico è invitato a venire a teatro in costume per festeggiare Halloween con bambini e famiglie assistendo alla breve e divertente opera di Gian Carlo Menotti. Il cast conferma gli Interpreti in scena in questi giorni fino a domenica 1° novembre, con la partecipazione del soprano Claudia Urru nei panni della protagonista, nello spettacolo firmato da Filippo Tonon e con la direzione musicale di Francesco Ommassini. Dopo la sperimentazione dell’Area Family in Arena, anche il Teatro Filarmonico e le sue Sale aprono ai bimbi da 0 a 4 anni. Piccolissimi che potranno incontrare i personaggi di opere e fiabe e lasciarsi conquistare da musica, canto e danza. Biglietti da 5 a 10 euro acquistabili online sul sito arena.it e nelle biglietterie dell’Arena.

ASPETTANDO BEETHOVEN: LA QUARTA E LA PASTORALE

Sempre sabato 31 ottobre, per il ciclo di concerti Aspettando Beethoven, Fondazione Arena si prepara con il suo pubblico al bicentenario del genio di Bonn, che sarà celebrato nel 2027. Nel terzo appuntamento della rassegna, l’Orchestra di Fondazione Arena affronta due capolavori della maturità di Ludwig van Beethoven (1770-1827). L’appuntamento è alle 18.30 in Sala Filarmonica, dove il Maestro veronese Leonardo Benini dirigerà l’Orchestra areniana nell’enigmatica Quarta sinfonia e nella celeberrima Sesta, la “Pastorale” immortalata anche dal lungometraggio Fantasia. Un atteso concerto, già sold-out da tempo.

IN SCENA FINO A DOMENICA 1 NOVEMBRE: JEU DE CARTES e AMELIA AL BALLO

Si può divertirsi all’opera? Con un balletto e un’opera del Novecento? Il successo del debutto di domenica scorsa parrebbe dire di sì. Due gemme del repertorio lirico e coreutico in scena per la prima volta a Verona al Teatro Filarmonico: Jeu de cartes, balletto “in tre mani” di Igor Stravinsky, rappresenta una partita a poker, tra citazioni musicali, ironia e un diabolico Jolly, mentre il ritmo e le melodie di Amelia al ballo di Menotti prendono affettuosamente in giro i cliché dell’opera in un leggero atto unico ricco di brio e gag. Due piccoli capolavori, nati entrambi negli Stati Uniti nel 1936, che guardano in modi diversi e personalissimi al passato e alla tradizione. Il dittico leggero e inedito con cui riparte l’autunno di Fondazione Arena è firmato per scene e costumi da Filippo Tonon, anche regista dell’opera di Menotti. Coreografo per Stravinsky con una propria nuova creazione, Matteo Levaggi. Luci dell’intero spettacolo a cura di Fiammetta Baldiserri. In scena il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Bouy Petrosino e qui rappresentato da otto regine di cuori, e il caos impersonato dal brillante, giocoso e demoniaco Jolly Joker, che ha volto e corpo di Davide Buffon, primo ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor e già più volte protagonista di Zorba il greco al Teatro Romano. Dopo l’intervallo, il sipario si alza sul brillante atto unico Amelia al ballo: protagonista eponima il soprano Eleonora Bellocci, mentre il baritono Gezim Myshketa e il tenore Leonardo Cortellazzi interpretano rispettivamente il marito e l’amante, buffi archetipi senza nome che completano il più tradizionale dei triangoli amorosi tipici dell’Opera. Nel cast anche Ana Victoria Pitts (l’amica), Nicolò Donini (il commissario) e le due cameriere impersonate da Manuela Schenale e Alessandra Andreetti. Il Coro areniano, preparato dal Maestro Roberto Gabbiani, e l’Orchestra di Fondazione Arena sono diretti dal Maestro Francesco Ommassini, concertatore delle due raffinate e brillanti partiture. Lo spettacolo ha una durata complessiva di un’ora e quarantacinque minuti circa, compresa una pausa di venti minuti. Un’occasione unica per scoprire due titoli rari e tutte le arti performative che ne rendono possibile la messinscena. Il dittico Jeu de cartes / Amelia al ballo replica stasera mercoledì 28 ottobre alle 19, venerdì 30 ottobre alle 20 e domenica 1 novembre alle 15.30.

La Stagione d’Opera e Balletto 2026 comprende altri due titoli: La Bohème e Il lago dei cigni. Biglietti in vendita al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e sul circuito Vivaticket. Nel frattempo, annunciata la Stagione Artistica 2027 del Teatro Filarmonico, con attese prime volte per le scene veronesi e grandi capolavori da scoprire: il programma è online. È già possibile rinnovare il proprio abbonamento. Dal 24 novembre si potranno sottoscrivere i nuovi abbonamenti.  

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.00 – 16.30)

sabato (09.30 – 12.30)

chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta un’ora prima di ogni spettacolo

Nuovi orari in fase di definizione

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Rete vendita Vivaticket

PIERANGELO CONTE NOMINATO SOVRINTENDENTE DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

A seguito della proposta unanime espressa dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro Comunale di Bologna presieduto dal Sindaco e Presidente Matteo Lepore, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato, in conformità alla proposta ricevuta, Pierangelo Conte nuovo Sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, con decorrenza da oggi, 27 ottobre 2026.

«Ringrazio Pierangelo Conte per il lavoro svolto finora e per l’impegno con cui continuerà a contribuire alla crescita del Teatro Comunale, e ringrazio Elisabetta Riva per il percorso portato avanti in questi anni – dice Matteo Lepore –. Questa nomina si inserisce nel solco del lavoro avviato, con l’obiettivo di dare continuità alla programmazione artistica e al rafforzamento della Fondazione. Un ringraziamento va a tutte le lavoratrici e i lavoratori del Teatro, al Consiglio di Indirizzo e al Collegio dei revisori dei conti per il contributo e la responsabilità con cui accompagnano il futuro di una delle istituzioni culturali più importanti della nostra città. Infine, ringrazio il Ministro della Cultura Alessandro Giuli per la disponibilità e la collaborazione dimostrata».

Già Direttore Artistico del Teatro Comunale di Bologna dal luglio 2025 Conte, insieme alla Sovrintendente Elisabetta Riva, ha ideato la Stagione 2026 “Verso Itaca” e la Stagione 2027 della riapertura “Tante storie un filo comune”, nel segno di una programmazione ampia e variegata che fa dialogare epoche e partiture diverse, con un cartellone che spazia dal barocco – assente da molti anni – al contemporaneo: un’offerta artistica che si snoda come un unico filo, raccontando storie, estetiche e stili differenti per intercettare pubblici eterogenei.

In precedenza, Pierangelo Conte ha ricoperto i ruoli di Segretario artistico della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia dal 2005 al 2014, occupandosi anche del casting a partire dal 2006; di Coordinatore artistico della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 2014 al 2021; di Direttore artistico della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova dal 2021 fino ad aprile 2025. Da novembre 2024 è stato delegato dall’ANFOLS quale proprio rappresentante nel Comitato per la salvaguardia e la diffusione del Canto Lirico Italiano come patrimonio immateriale dell’Unesco.

La foto è di Andrea Ranzi

60° ANNIVERSARIO DELL’ALLUVIONE DI FIRENZE “Rising from the Arno”

L’ Accademia del Maggio Musicale Fiorentino celebra la memoria e la rinascita della Città con tre concerti straordinari offerti gratuitamente alla cittadinanza

I giovani solisti, l’Orchestra e il Coro, il Coro di voci bianche, tutti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino assieme a una delegazione della Rhode Island Philharmonic Orchestra, sono i protagonisti nelle diverse serate al Teatro Nicolini, la basilica di Santa Maria Novella e la Basilica di Santa Croce di un trittico commemorativo in collaborazione con la fondazione culturale statunitense “Splendor of Florence”.

A sessant’anni dal tragico 4 novembre 1966, quando la furia dell’Arno sommerse Firenze, devastando un patrimonio artistico e umano inestimabile, la Città si ritrova unita nel ricordo e nell’omaggio alla propria capacità di reagire e rinascere. Per celebrare questo anniversario fondamentale della memoria cittadina, l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, in collaborazione con la fondazione culturale statunitense Splendor of Florence, promuove il progetto “Rising from the Arno”, che con tre importanti appuntamenti concertistici invita a riflettere sul valore della memoria e sulla capacità di rinascita di una comunità. L’alluvione del 1966 non fu soltanto una catastrofe naturale, ma segnò uno spartiacque nella coscienza civile e culturale internazionale. La perdita di vite umane, la devastazione dei quartieri e la minaccia al patrimonio bibliografico e artistico di Firenze suscitarono un’ondata di commozione in tutto il mondo. In quei giorni, la musica e l’arte furono tra i linguaggi primari attraverso cui la Città cominciò a rialzarsi. Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, a sua volta gravemente danneggiato dall’alluvione, fu la prima istituzione culturale fiorentina a riaprire le proprie porte, già il 27 novembre 1966, portando in scena L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi.
I tre concerti straordinari, legati da un comune filo artistico, simbolico e culturale, sono a ingresso gratuito e offerti all’intera cittadinanza. Il primo si terrà il 3 novembre, alle ore 20, al Teatro Niccolini; i due successivi avranno luogo in altri due luoghi simbolo di Firenze: il 5 novembre, alle ore 19, nella basilica di Santa Maria Novella e il 7 novembre nella basilica di Santa Croce.

IL PROGRAMMA DEI TRE CONCERTI

Martedì 3 novembre 2026, alle ore 20, presso il Teatro Niccolini, Nel segno dell’acqua.

Protagonisti i solisti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino: il soprano Vittoria Brugnolo, il mezzosoprano Hinano Yorimitsu, il tenore Yukang Zheng, il baritono Gonzalo Godoy Sepùlveda accompagnati al pianoforte da Carlo Manganaro.  Un viaggio intimo ed emozionante grazie ad alcune delle pagine più celebri del repertorio lirico, simbolo della tradizione vocale italiana ed espressività della rinascita artistica della Città.

Musiche di Mozart, Rossini, Donizetti, Offenbach, Saint-Saëns, Korngold.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Giovedì 5 novembre 2026, alle ore 19, presso la Basilica di Santa Maria Novella, Oltre l’arcobaleno.

Protagonisti il Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, diretto da Sara Matteucci, e l’organista Daniele Dori. In una delle basiliche più note al mondo, le voci dei più giovani offrono un programma di elevazione spirituale che intreccia composizioni sacre e pagine liriche, a simboleggiare la continuità della memoria affidata alle nuove generazioni, alternandosi con brani per organo solo.

Musiche di Buxtehude, Bach, Fauré, Arlen, Peterson, Spevacek, Hill Cobb, Chilcott, Arnesen.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Sabato 7 novembre 2026, alle ore 21, presso la Basilica di Santa Croce, il grande concerto commemorativo: Requiem in re minore K. 626 di W. A. Mozart

Emblematicamente il culmine delle celebrazioni, con la collaborazione dell’Opera di Santa Croce, si tiene nel luogo in cui il patrimonio artistico fiorentino subì le ferite più gravi e che oggi, dopo interventi di restauro epocali, è anche il simbolo della rinascita coraggiosa di Firenze. Il recupero di opere come il Cristo di Cimabue e dell’Ultima cena di Giorgio Vasari, ritenute all’inizio missioni impossibili, racconta una storia straordinaria di amore e di speranza e testimonia l’impegno di condividere con il mondo beni di valore universale.             

Protagonisti i solisti, l’Orchestra e il Coro dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino con la partecipazione straordinaria dei professori d’orchestra della Rhode Island Philharmonic Orchestra; solisti dell’Accademia del Maggio: il soprano Juana Shtrepi, il mezzosoprano Giulia Alletto, il tenore Yukang Zheng, il basso Juan Carlos Villalobos Ayala. Direttrice Ruth Reinhardt.  

L’esecuzione del capolavoro incompiuto di Mozart unisce i musicisti fiorentini e statunitensi in un abbraccio corale, suggellando il profondo legame d’amicizia e cooperazione culturale transatlantica e rappresentando un ponte ideale che unisce memoria, arte e cooperazione per guardare al futuro.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito www.santacroceopera.it

Le celebrazioni musicali nascono in stretta collaborazione con “Splendor of Florence”, l’organizzazione fondata e presieduta da Joyce Acciaioli Rudge che da oltre venticinque anni promuove il dialogo culturale e le relazioni istituzionali tra Firenze e gli Stati Uniti, incarnando lo spirito di quella solidarietà internazionale che nel 1966 vide accorrere in città giovani da tutto il mondo, passati alla storia come gli “Angeli del Fango”. La Fondazione è nata per celebrare l’artigianato, la cultura e il patrimonio storico di Firenze e ha portato alla creazione di un “Patto di amicizia” (sister city pact) tra Firenze e Providence (Rhode Island). Quando l’Arno esondò il 4 novembre 1966, sommergendo il patrimonio artistico di Firenze, cittadini e istituzioni da tutto il mondo si mobilitarono per inviare aiuti. Tra le città americane in prima linea ci fu Providence (Rhode Island) che nel 1954 fu colpita da una catastrofe simile a quella fiorentina quando l’uragano “Carol” colpì la costa del Rhode Island, spingendo l’oceano nel centro cittadino e sommergendo Providence sotto quasi 4 metri d’acqua.  Nel 1967, dopo il disastro fiorentino, l’allora sindaco di Firenze Piero Bargellini, si recò a Providence, la città natale di Joyce Acciaioli Rudge, per ringraziare la comunità per i fondi e il supporto inviati per il restauro delle opere e dei libri danneggiati. Da questo storico legame è nato nel 1999 il “Patto di amicizia” tra le due città. Esiste una straordinaria e drammatica similitudine storica tra i territori che la Fondazione ha voluto unire. Attraverso questo programma dall’importante valore artistico, spirituale e storico dal titolo Rising from the Arno, “Splendor of Florence” ha messo a confronto due catastrofi parallele: quella di Providence e quella di Firenze.

Per maggiori informazioni sull’iniziativa “Rising from the Arno” e sulle attività di Splendor of Florence: www.splendorofflorence.com

Il Coro del Teatro La Fenice, preparato e diretto da Elena Pierini, interpreterà i celeberrimi Carmina Burana di Carl Orff.

Il concerto che chiuderà la Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice.

Il Coro del Teatro La Fenice, preparato e diretto da Elena Pierini, interpreterà i celeberrimi Carmina burana di Carl Orff, nel concerto che chiuderà la Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice. Il capolavoro del tedesco sarà eseguito nella versione per soli, coro, due pianoforti e percussioni e vedrà impegnati sul palcoscenico, insieme alla compagine corale veneziana, le voci soliste di Rahksha Ramezani (soprano), Enrico Masiero (tenore) e Gianluca Failla (baritono), le voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani istruiti dal maestro Diana D’Alessio, e l’ensemble strumentale formato da Michele Bolla, Monica Stellin ai pianoforti, Paolo Bertoldo, Claudio Cavallini, Diego Desole, Claudio Tomaselli e Barbara Tomasin alle percussioni e Dimitri Fiorin ai timpani. Due le repliche in programma al Teatro Malibran, venerdì 30 ottobre 2026 ore 20.00 (turno S) e sabato 31 ottobre ore 20.00.

Lavoro teatrale su testi medievali, i Carmina burana di Carl Orff (1895-1982) fanno parte del trittico, composto in tempi diversi, che comprende anche i Catulli Carmina e il Trionfo d’Afrodite. Di fatto non si basano su una vera e propria trama, essendo quest’opera una cantata scenica fatta – come recita il sottotitolo – di «canzoni profane per cantori e cori da eseguire col sussidio di strumenti e immagini magiche». Orff rinnegò tutte le composizioni precedenti, affermando che il suo catalogo dovesse iniziare proprio dai Carmina burana, che andarono in scena con successo a Francoforte nel 1937. Dopo quella prima esecuzione dichiarò al suo editore: «Tutto ciò che ho scritto finora e che sfortunatamente Lei ha pubblicato è solo buono per essere mandato al macero». In effetti, Orff aveva trovato solo allora la sua strada, che lo portò a scrivere quasi esclusivamente per il teatro musicale.

Il musicista tedesco ritenne dunque di aver raggiunto uno stile personalmente definito, caratterizzato da un’ossessiva insistenza ritmica, da una scandita e stentorea declamazione e da un primitivismo espressivo. Oltre a una tensione oggettiva dei materiali sonori, nei Carmina burana vi è anche un’affascinante ricerca di arcaismi strumentali e vocali, reminiscenze gregoriane e trasparenti soluzioni timbriche. Orff inaugurò una sorta di «stile sinfonico per coro» attingendo ai testi di un canzoniere compilato nel tredicesimo secolo nel monastero di Benediktbeueren in Baviera. Vi si ritrovano un gran numero di canzoni goliardiche, in latino, francese e tedesco, perlopiù anonime. Sebbene gli amanuensi che hanno redatto il codice Beuren non abbiamo quasi mai riportato gli autori dei lavori trascritti, si possono fare almeno alcuni nomi di poeti: Pierre de Blois, Walter de Chàtillon, Hugo d’Orléans, Neidhart von Reuental e l’Archipoeta di Colonia. I testi, anche licenziosi, sono d’argomento amoroso, religioso, morale e satirico, un documento comunque prezioso per conoscere una diversa cultura e un diverso modo di concepire la vita. Orff, interpretandone anche la notazione neumatica, ne trasse un’opera arcaico-moderna che alterna oasi di pace a momenti di assordante e percussiva sonorità. Magistrale indubbiamente il trattamento delle voci femminili, che tra canzoni bacchiche e di caccia si muovono nel registro più acuto.

Dei Carmina burana esistono diverse versioni: per banda, piccola orchestra, orchestra da camera. Tutte autorizzate dall’autore, sempre favorevole alla diffusione di quella che considerava la sua prima e fondamentale opera.

Come di consueto, il concerto di venerdì 30 ottobre sarà preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale.

I biglietti per il concerto (da € 10,00 a € 60,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice, nei punti vendita Eventi Venezia Unica e un’ora prima dello spettacolo presso la biglietteria del Teatro Malibran; tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Elena Pierini

Nata a Firenze nel 1971, si diploma in Pianoforte al Conservatorio di Firenze e in Strumenti a Percussione al Conservatorio di Perugia. Studia canto per oltre dieci anni alla Scuola di Musica di Fiesole con Antonia Brown e Stephen Woodbury. Si esibisce fin da giovanissima con ensemble vocali e strumentali, sia come solista che come corista, nei principali teatri italiani sotto la direzione di Zubin Mehta, Luciano Berio, Jan Latham-Koenig, Roberto Gabbiani, Riz Ortolani, Simone Young e altri. Come solista interpreta Ein Knabe nella Zauberflöte, una madrigalista in Jakob Lenz di Wolfgang Rihm, Flora nel Giro di vite di Britten, La musica e Un pastore in Orfeo di Monteverdi/Berio diretto dallo stesso Luciano Berio. Lavora in produzioni operistiche al Maggio Musicale Fiorentino e al Festival di Spoleto con Mehta, Inbal, Argiris, Sinopoli, Chung tra gli altri. Nel 1998 si trasferisce a New York dove studia Direzione d’orchestra e Orchestrazione con Rudolph Palmer al Mannes College of Music. Alla Kent State University è pianista e coach per tutti i dipartimenti e, con Lorenzo Malfatti, prepara Il barbiere di Siviglia. Prepara e partecipa a Children of Eden alla presenza del compositore Stephen Schwartz. Nel 2008 si trasferisce in Germania, diventa maestro collaboratore al Städtische Bühnen Münster, assistente del maestro del coro a Münster, e riceve contratti al Theater Wuppertal (Tristan und Isolde) e al Theater Dortmund (Der Freischütz). Dal 2010 al 2014 è direttrice del Coro e Kapellmeister al Theater Nordhausen. Dal 2015 al 2018 è direttrice del Coro e Kapellmeister al Theater Aachen. Tra le tante messe in scena si ricordano Tannhäuser, Luisa Miller, Norma, Macbeth, La traviata, Jenůfa, Il Trittico, Orfeo ed Euridice, Maria Stuarda, Dialoghi delle carmelitane. Dal podio dirige con successo Tosca e Macbeth. Nel 2017 prepara e dirige il coro del Puccini Festival per La fanciulla del West, nel 2018 La Wally e Suor Angelica al Teatro del Giglio di Lucca. Dal 2018 è direttrice del Coro al Landestheater Linz. Collabora con direttori d’orchestra quali Markus Poschner, Bruno Weil, Yannis Pouspourikas, Patrick Lange, Enrico Calesso. Il repertorio su cui si è cimentata comprende Parsifal, Tristan und Isolde, Die Meistersinger, Lohengrin, Il trovatore, Aida, Le Prophète, La Juive, Elektra, Penthesilea, Fidelio, Medea, La clemenza di Tito, Carmina burana. Der Graf von Luxemburg riceve il Premio teatrale austriaco come migliore produzione complessiva di operetta. Nel 2024 è invitata al Teatro Lirico di Cagliari per preparare e dirigere il coro lirico in un ciclo di undici concerti, che include tre sue composizioni. Nel 2025 è invitata come direttrice ospite all’Oper Leipzig, dove prepara il coro per la produzione del Viaggio a Reims di Rossini. Da settembre 2026 è direttrice del Coro del Teatro La Fenice.

Lunedì 26 ottobre inizia la campagna abbonamenti per la Stagione concertistica 2027 del Teatro Lirico di Cagliari

Lunedì 26 ottobre si apre, dopo quelle di Opera e Danza, anche la campagna abbonamenti per la Stagione concertistica 2027 con le conferme e variazioni su posti disponibili possibili fino a sabato 21 novembre 2026.

I nuovi abbonamenti saranno invece in vendita da lunedì 23 novembre 2026 fino a sabato 20 marzo 2027.

A John Axelrod, apprezzato e carismatico direttore americano che ha diretto nell’ottobre 2022 la Messa da Requiem di Verdi, spetta il compito di dirigere, alla guida delle compagini orchestrale, corale e del coro di voci bianche, il concerto d’inaugurazione, il 5-6 febbraio 2027, che prevede l’esecuzione, per la prima volta a Cagliari, di uno dei capolavori più straordinari della storia della musica: il War Requiem op. 66 di Benjamin Britten, compositore e convinto pacifista che scrisse questo imponente pezzo sinfonico-corale nel 1962 per la solenne inaugurazione della nuova Cattedrale di Coventry, ricostruita dopo la devastazione dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un’opera monumentale di grande bellezza e una condanna di tutte le guerre, ieri come oggi.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

La Stagione concertistica 2027 prevede due turni di abbonamento (A, B), per nove concerti ciascuno.

Da sottolineare, inoltre, la possibilità di acquistare da lunedì 11 gennaio 2027 i biglietti per tutti gli spettacoli; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di abbonamenti e biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@liricocagliari.it, www.liricocagliari.it.

Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online: www.vivaticket.com.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.liricocagliari.it.

A Villa Rufolo omaggio alla tradizione musicale italiana con Popsongs di Marcello Panni

Dopo il successo del concerto inaugurale, prosegue a Villa Rufolo il cartellone autunnale del Salotto musicale di Nevile Reid, la rassegna della Fondazione Ravello ideata dal Direttore generale Maurizio Pietrantonio e curata dal Direttore artistico Lucio Gregoretti.

Domenica 25 ottobre, alle ore 12, la suggestiva Sala Teatro del complesso monumentale accoglierà il Nuovo Ensemble del Sud, diretto da Marcello Panni, per un appuntamento dedicato alle melodie più celebri della tradizione musicale italiana.

Il concerto proporrà un omaggio appassionato e giocoso al patrimonio musicale del nostro Paese, attraversando il repertorio operistico e quello popolare. Un viaggio tra melodie familiari e pagine entrate nell’immaginario collettivo, rilette attraverso la sensibilità interpretativa dell’ensemble e la direzione di Panni, compositore e direttore d’orchestra di riconosciuta esperienza internazionale.

L’appuntamento offrirà anche l’occasione per riscoprire la Sala Teatro di Villa Rufolo, spazio di particolare fascino che torna a ospitare la musica, arricchendo l’esperienza della rassegna con una nuova dimensione di ascolto e valorizzando ulteriormente gli ambienti del complesso monumentale.

Con il suo programma autunnale, la Fondazione Ravello, presieduta da Alessio Vlad, rinnova l’impegno a promuovere un’offerta culturale distribuita durante tutto l’anno, facendo di Villa Rufolo un luogo vivo di incontro tra musica, arte e patrimonio.

L’accesso ai concerti è gratuito per il pubblico residente e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.fondazioneravello.com; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621

Domenica 25 ottobre, ore 12.00

Sala Teatro di Villa Rufolo

Nuovo ensemble del sud

direttore, Marcello Panni                                                                 

Gabriele Ceci, violino

Daniele De Pascalis, contrabbasso

Christian Costantini, clarinetto

Antonio Vergine, fagotto

Emilio Mazzotta, tromba

Ludovico Centonze, trombone

Alessandro Marrocco, percussioni

Programma

“Popsongs” di Marcello Panni (Edizioni Musicali Rai Com)

Cruda Sorte da L’Italiana in Algeri di G. Rossini

Meditation da Thaïs di J. Massenet

Brindisi da La Traviata di G. Verdi

Lascia ch’io pianga da Rinaldo di G. F. Haendel

Tu scendi dalle stelle di A. de’ Liguori 

Marechiare di F. P. Tosti 

Torna a Surriento di E. De Curtis  

La Terra del Rimorso – Taranta indiavolata

La Terra del Rimorso – Canto d’amore

La Terra del Rimorso – Pizzica di Cosimino

“C’è Musica & Musica 3.0” : Lorenzo Baglioni racconta Verdi

Sabato 24 ottobre alle ore 16 – nella Sala Mehta del Maggio – il nuovo appuntamento di
“C’è Musica & Musica 3.0”, il ciclo di spettacoli dedicato alle famiglie, ai giovani e ai giovanissimi.

Sul podio dell’Orchestra del Maggio il maestro Jacopo Brusa; la voce narrante è di Lorenzo Baglioni.

Voci soliste il soprano Suji Kwon e il mezzosoprano Vivien Georgiev;
in programma una selezione delle musiche di Giuseppe Verdi.

Le merende per i bambini sono offerte da Unicoop Firenze

Posto unico 15€

Sabato 24 ottobre alle ore 16, nella Sala Zubin Mehta del Teatro del Maggio, torna C’è Musica & Musica 3.0, il ciclo di appuntamenti che porta bambini, ragazzi e famiglie alla scoperta della musica, del teatro e dei suoi spettacoli in modo fresco, divertente e coinvolgente. 

Protagonista del pomeriggio Lorenzo Baglioni, che torna sul palcoscenico del Maggio per raccontare Giuseppe Verdi insieme all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Jacopo Brusa. Con loro il soprano Suji Kwon – recentemente formatasi all’Accademia del Maggio – e il mezzosoprano Vivien Georgiev.

Cantante, autore, attore, presentatore e divulgatore, Lorenzo Baglioni è ormai presenza di casa al Teatro del Maggio e torna a pochi giorni di distanza dal successo dello spettacolo dello scorso 11 ottobre dove ha raccontato al giovane pubblico della Sala Mehta le musiche di Ludwig van Beethoven.

“Raccontare Giuseppe Verdi ai bambini significa, prima di tutto, raccontare che l’opera non è un museo popolato da personaggi lontanissimi da noi. È un luogo in cui qualcuno ama, qualcuno ha paura, qualcuno si arrabbia, qualcuno sbaglia, qualcuno cerca disperatamente di essere libero. E poi, proprio quando le parole non bastano più, comincia a cantare” racconta Baglioni parlando del concerto di sabato “Ci sono musiche che conosciamo prima ancora di sapere di conoscerle. Basta che partano poche note e qualcosa dentro di noi dice: questa l’ho già sentita. È successo con Verdi a generazioni intere. Le sue melodie sono uscite dai teatri, hanno attraversato le piazze, sono entrate nei film, nelle pubblicità, perfino negli stadi. Sono diventate parte del nostro immaginario. Durante lo spettacolo proviamo quindi a entrare nel mondo di Verdi seguendo le sue storie e ascoltando la sua musica da vicino, senza l’obbligo di conoscerla già e senza paura di non capirla. Perché prima ancora di essere analizzata, la musica può essere vissuta”.


Il programma di sabato si apre con la “Sinfonia” dal Nabucco a cui seguono – in ordine – “Stride la vampa” da Il trovatore e il Preludio dell’atto I da La traviata. Il concerto prosegue con “Ecco l’orrido campo… Ma dall’arido stelo divulsa” da Un ballo in maschera e con la Sinfonia da La forza del destino.


Chiude la selezione verdiana il duetto di Aida e Amneris tratto dall’Aida.

La locandina: 

GIUSEPPE VERDI

Nabucco, sinfonia 
Da Il trovatore: “Stride la vampa”
La traviata, preludio atto I 
Da Un ballo in maschera: “Ecco l’orrido campo… Ma dall’arido stelo divulsa” 
La forza del destino, sinfonia
Da Aida: duetto Aida e Amneris 
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Direttore Jacopo Brusa

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Narratore Lorenzo Baglioni
Soprano Suji Kwon
Mezzosoprano Vivien Georgiev

Durata complessiva 1 ora e 30 minuti circa

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La Regina del nord, operina per ragazzi di Giacomo Riggi, al Teatro Carmen Melis per Rotte sonore 2026

Sabato 24 ottobre alle 17 al Teatro Carmen Melis prosegue Rotte sonore, rassegna musicale del Teatro Lirico di Cagliari, con un’interessante ripresa scenica e musicale: una nuova composizione rivolta al pubblico, in particolare quello dei giovani e dei giovanissimi.

Si tratta di La Regina del nord, operina per ragazzi in un atto composta da il 24 ottobre, al Teatro Carmen Melis per Rotte sonore 2026 (Barga/Lucca, 1983) che è anche autore del libretto, liberamente ispirato alla celebre fiaba La Regina delle nevi di Hans Christian Andersen.

La Regina del nord viene eseguita per la seconda volta in forma scenica al Teatro Carmen Melis; la prima fu nel marzo di quest’anno e, in quell’occasione, venne inaugurato il golfo mistico che accoglie il complesso orchestrale. Il Teatro Carmen Melis è, infatti, dotato di una piattaforma elevatrice di circa 70 mq in corrispondenza del golfo mistico, progettata per garantire la massima flessibilità di utilizzo dello spazio scenico. Questa piattaforma consente diverse configurazioni: 1) estensione del palco nel proscenio (quota 0,00), creando continuità con il piano scenico; 2) realizzazione di un gradone tra palco e platea (quota -0,55); 3) estensione della platea (quota -1,10); 4) configurazione come golfo mistico (quota -2,75), con accesso diretto per i professori d’orchestra dai corridoi dei laboratori attigui. In quest’ultima configurazione è prevista l’installazione di una balaustra lignea amovibile lungo l’intero l’arco del golfo mistico, lato platea, con funzione di protezione per il pubblico e di schermatura visiva dell’orchestra.

Jacopo Rivani (Ravenna, 1989), giovane direttore (ma è anche diplomato in tromba) con una apprezzata carriera già ben avviata, che si esibisce, per la quarta volta a Cagliari (ottobre 2023, novembre 2025, marzo 2026), dirige l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari e il Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari. Il maestro del coro di voci bianche è Francesco Marceddu.

Lorenzo Giossi, giovane e talentuoso artista bolognese, al suo gradito ritorno a Cagliari, firma regia, scene, costumi, luci e visual concept di questo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, dedicato soprattutto al mondo dei ragazzi notoriamente legato più alle immagini che alla parola, ai supporti tecnologici contemporanei più che al libro cartaceo: nasce così uno spettacolo fatto di immagini in movimento dal carattere onirico e fiabesco, con un riferimento maggiore al mondo del cartone animato che a quello delle illustrazioni tradizionali, soprattutto attraverso lo strumento delle videoproiezioni. Così la storia della protagonista, Gerda, che salva dopo una serie di avventure l’amico Kay, il cui cuore è rapito dal gelo della Regina delle nevi, scorre tra immagini che si muovono su un palcoscenico/schermo che avvolgono i personaggi in un panorama quasi irreale.

Protagonisti dell’opera sono giovani e giovanissimi cantanti e attori, affermati e non, che si alternano nelle recite, tutti al loro debutto nel rispettivo ruolo, quali: Giulia Cuccu (22-24)/Maica Spiga (23-26) (Gerda); Michele Scano (22-24)/Davide Laconi (23-26) (Kay); Martina Serra (La Regina delle nevi); Luana Spìnola(La signora dei fiori); Leonardo Diana (22-24)/Alessandro Ligas (23-26) (Kamo); Matilde Sanna (22-24)/Beatrice Catte (23-26) (Mylla); Elena Onnis (22-23)/Sofia Eleonora Bonì (24-26) (Tulipano); Caterina Fabiani (22-23)/Emma Piga (24-26) (Giglio); Flavia Marceddu (22-23)/Thea Venturino (24-26) (Rosa); Simeone Latini (Il brigante); Marta Proietti Orzella (La figlia del brigante/Karson); Michela Atzeni (La nonna di Gerda/La renna).

«Avendo lavorato molto con i bambini e avendo sempre avuto una grande passione per la composizione, è nata spontaneamente la voglia di scrivere pensando ad un repertorio dedicato a loro, cercando così di dare vita a opere “nuove” che potessero coinvolgere le nuove generazioni. La musica che scrivo per i ragazzi contiene diversi stili ed atmosfere, richiamando a tratti il periodo romantico, a tratti il musical, a tratti la musica popolare; questo, oltre ad essere indubbiamente anche il frutto del mio background, nasce dalla convinzione che i più giovani vadano avvicinati alla musica “colta” usando vie traverse, più vicine a loro, più “semplici” nel senso buono del termine. Con La Regina del nord spero di suscitare nei ragazzi la curiosità di ascoltare altro, altro di simile o altro di completamente diverso, ma in ogni caso il mio obiettivo è che si incuriosiscano.» (Giacomo Riggi)

Hans Christian Andersen ha scritto “La Regina delle nevi” nel 1844 ed è una delle sue fiabe più lunghe. Narra delle vicende del bambino Kay e della bambina Gerda. Kay e Gerda sono vicini di casa e amici da sempre e le loro finestre, all’ultimo piano di alti palazzi, sono unite da un piccolo giardino pensile, ricolmo di rose. Un giorno, mentre i bambini sono nel giardinetto, lo specchio creato da un troll malvagio e capace di far sparire tutto ciò che di bello si specchia in esso e di accentuare e di deformare tutto il cattivo, si rompe in mille pezzi e un frammento dello specchio entra nell’occhio di Kay. Da quel momento Kay diviene cattivo ed acido con tutti, persino con Gerda. Un giorno, mentre Kay gioca nella piazza del paese, si attacca alla slitta della Regina delle nevi e viene trascinato via, scomparendo nel nulla. Gerda decide così di affrontare un avventuroso viaggio in un mondo incantato, certa di poter ritrovare il suo amico Kay. Attraverso paesi diversi e mondi immaginari, personaggi verosimili e magici, riuscirà Gerda a liberare il suo amico dal terribile incantesimo? Una fiaba senza tempo e ricca di magìa sull’amicizia e il coraggio.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 1 ora circa e non prevede l’intervallo.

L’opera viene eseguita per le scuole, sempre al Teatro Carmen Melis, giovedì 22, venerdì 23 e lunedì 26 ottobre sempre alle 11 per cercare di creare così un’occasione di formazione per i giovani studenti, allo scopo anche di rinnovare il nuovo pubblico. La Regina del nord infatti rientra nel programma didattico Educational 2026 del Teatro Lirico di Cagliari.

Prezzi biglietti (posto numerato): € 10 (recita sabato 24), € 7 (recite scuole).

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo. Lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@liricocagliari.it, www.liricocagliari.it. Servizio promozione culturale educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.liricocagliari.it.

JEU DE CARTES e AMELIA AL BALLO, INEDITO E DIVERTENTE DITTICO DI DANZA E OPERA PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO FILARMONICO

Quattro recite dal 25 ottobre al 1° novembre. Il sabato pomeriggio, film e spettacoli a misura di bambino

Domenica 25 ottobre, alle 15.30, la prima della nuova produzione di Fondazione Arena. Ironia, citazioni ed eleganza dominano nelle partiture di Stravinsky e Menotti.

Protagonista il primo ballerino Buffon. E per l’opera Bellocci, Myshketa, Cortellazzi.
Regia, scene e costumi di Filippo Tonon, coreografie di Matteo Levaggi, luci di Fiammetta Baldiserri.
I complessi artistici areniani sono diretti da Francesco Ommassini.

Sabato 24 ottobre alle 18, per Musica e Cinema, Strictly Ballroom, il film che ha lanciato Baz Luhrmann

Giovedì 22 ottobre alle 18, nella Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica, gli spettacoli verranno presentati al pubblico in un incontro gratuito con il musicologo e divulgatore Giuliano Danieli

JEU DE CARTES di Igor Stravinsky

AMELIA AL BALLO di Gian Carlo Menotti  

domenica 25 ottobre ore 15.30

mercoledì 28 ottobre ore 19.00

venerdì 30 ottobre ore 20.00

domenica 1 novembre ore 15.30

Teatro Filarmonico di Verona

Domenica riprende la Stagione d’Opera e Balletto 2026 al Teatro Filarmonico, con un nuovo spettacolo che unisce le due arti in modo originale e divertente. Un dittico che mette in scena due prime volte per Verona: una partita a poker con il balletto Jeu de cartes di Stravinsky nella nuova coreografia di Matteo Levaggi e, dopo l’intervallo, la breve opera in un atto Amelia al ballo con cui Menotti prende affettuosamente in giro i cliché del melodramma in una trama leggerissima e spassosa e un elegante spettacolo firmato da Filippo Tonon. Artisti solisti si uniscono ai complessi artistici areniani diretti da Francesco Ommassini. Dopo la prima di domenica 25 ottobre, repliche il 28, 30 ottobre e il 1° novembre.

Il russo Igor Stravinskij (1882-1971), naturalizzato francese e statunitense in Stravinsky, è un compositore dei due mondi tanto quanto il più giovane Gian Carlo Menotti (1911-2007). Separati da due generazioni e da diversissimi stili e provenienza, tra il 1936 e il 1937 si trovavano entrambi in America mentre le loro nuove creazioni prendevano forma e andavano in scena per la prima volta.

Il balletto ‘neoclassico’ Jeu de cartes, nato su commissione dell’American Ballet con coreografia di George Balanchine, racconta l’eterna lotta tra il bene e il male nella forma giocosa ed enigmatica di una partita a poker in tre mani, con geometrie musicali, ritmi cangianti e gustose citazioni da Rossini a Čajkovskij alle danze della Belle Époque. Amelia al ballo, scritta in italiano e inizialmente titolata Amelia Goes to the ball, primo cimento lirico di Menotti all’epoca venticinquenne, reagisce alle avanguardie con un linguaggio sempre orecchiabile e funzionale alla breve e divertente vicenda, una parodia affettuosa e frizzante dei luoghi comuni dell’opera ottocentesca e verista.

Novant’anni dopo la loro creazione, queste due gemme del repertorio lirico e coreutico vanno in scena per la prima volta a Verona al Teatro Filarmonico. Un dittico leggero e inedito con cui riparte l’autunno di Fondazione Arena. A firmare scene e costumi della nuova produzione, Filippo Tonon, anche regista dell’opera di Menotti. Coreografo per Stravinsky con una propria nuova creazione, Matteo Levaggi. Luci dell’intero spettacolo a cura di Fiammetta Baldiserri. In scena il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Bouy Petrosino e qui rappresentato da otto regine di cuori, e il caos impersonato dal brillante, giocoso e demoniaco Jolly Joker, che ha volto e corpo di Davide Buffon, primo ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor e già più volte protagonista di Zorba il greco al Teatro Romano. Dopo l’intervallo, il sipario si alza sul brillante atto unico Amelia al ballo: protagonista eponima il soprano Eleonora Bellocci, mentre il baritono Gezim Myshketa e il tenore Leonardo Cortellazzi interpretano rispettivamente il marito e l’amante, buffi archetipi senza nome che completano il più tradizionale dei triangoli amorosi tipici dell’Opera. Nel cast anche Ana Victoria Pitts (l’amica), Nicolò Donini (il commissario) e le due cameriere impersonate da Manuela Schenale e Alessandra Andreetti. Il Coro areniano, preparato dal Maestro Roberto Gabbiani, e l’Orchestra di Fondazione Arena sono diretti dal Maestro Francesco Ommassini, concertatore delle due raffinate e brillanti partiture.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di un’ora e quarantacinque minuti circa, compresa una pausa di venti minuti. Un’occasione unica per scoprire due titoli rari e tutte le arti performative che ne rendono possibile la messinscena. Dopo la prima di domenica 25 ottobre, il dittico Jeu de cartes / Amelia al ballo replica mercoledì 28 ottobre alle 19, venerdì 30 ottobre alle 20 e domenica 1 novembre alle 15.30.

La Stagione d’Opera e Balletto 2026 comprende altri due titoli: La Bohème e Il lago dei cigni. Biglietti in vendita al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e sul circuito Vivaticket.

Nel frattempo, è già stata annunciata la Stagione Artistica 2027 del Teatro Filarmonico, con attese prime volte per le scene veronesi e grandi capolavori da scoprire: il programma è online. È già possibile rinnovare il proprio abbonamento. Dal 24 novembre si potranno sottoscrivere i nuovi abbonamenti.  

BCC Veneta si conferma main sponsor della Stagione Artistica del Teatro Filarmonico.

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO APERTO AL PUBBLICO

Riprendono con la Stagione d’Opera e Balletto 2026 anche gli incontri gratuiti di approfondimento, in collaborazione con Accademia Filarmonica di Verona, i giovedì precedenti le prime. Il dittico Jeu de cartes/ Amelia al ballo sarà presentato al pubblico giovedì 22 ottobre alle 18 nella Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica (via Mutilati 4) dal musicologo e divulgatore Giuliano Danieli, anche volto social dell’Archivio Storico Ricordi e del Teatro dell’Opera di Roma. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Giuliano Danieli è anche autore del saggio musicologico principale del programma di sala, in vendita dal 24 ottobre in teatro e nelle biglietterie. La pubblicazione contiene foto a colori, bozzetti e figurini della nuova produzione, il libretto dell’opera e lo scenario del balletto, note del coreografo e del regista e nuovi testi di approfondimento affidati ai giornalisti Fabio Larovere (introduzione al dittico), Giovanni Gavazzeni (sulla controversa ricezione critica delle opere di Menotti) e Angela Bosetto (sulla figura del Joker dalla cronaca alle carte, dai fumetti al cinema).

MUSICA E CINEMA: STRICTLY BALLROOM

Torna Musica e Cinema, la rassegna di Fondazione Arena che trasforma il Teatro Filarmonico in una sala cinematografica. Il sabato pomeriggio, prima di ogni titolo della Stagione d’Opera e Balletto, un film cult sullo stesso tema, in lingua originale con sottotitoli in italiano. Obiettivo della rassegna è mettere in dialogo diverse arti e dar voce alla musica anche attraverso il linguaggio cinematografico, incrementando così l’offerta culturale cittadina sia per i veronesi che per i turisti che visitano Verona durante tutto l’anno. Spettacoli alla portata di tutti, con biglietti a 5 euro in vendita online e alla Biglietterie di via Dietro Anfiteatro e via Roma. Sabato 24 ottobre, alle 18, sarà proiettato Strictly Ballroom. Il film musical del 1992, diretto da Baz Luhrmann, narra la storia di un giovane e ribelle campione di ballo da sala, pronto a mettere in discussione tutte le ‘regole’ per esprimere la sua arte. Presentato nella sezione Un Certain Regard al 45º Festival di Cannes, distribuito in Italia come Ballroom Gara di ballo e oggi di rarissima proiezione, il film costituisce anche l’esordio cinematografico del poliedrico Luhrmann, regista acclamato e premiato per la sua personale commistione di classico e pop, con i successivi Romeo+Giulietta, Moulin Rouge!, Australia, Il Grande Gatsby, Elvis. Un’occasione imperdibile per scoprire la nascita di un autore tra i più iconici e influenti della contemporaneità.

VISITE GUIDATE

Sabato 24 ottobre, alle ore 10.30 e alle 12, doppio turno di visite guidate al Teatro Filarmonico. Un’occasione per scoprire le Sale della Musica, gli spazi dove nascono gli spettacoli e lavorano artisti e tecnici. Così come la magia del teatro in cui da più di cinquant’anni Fondazione Arena di Verona porta in scena le stagioni artistiche d’opera, balletto e sinfonica. Il costo della visita è di 5 euro, acquistabile sul sito www.arena.it o in biglietteria.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI, STUDENTI E FAMIGLIE

Prosegue la programmazione 2026 di Arena Young: spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie. Il dittico debutta infatti con l’Anteprima riservata a studenti e giovani, già sold-outvenerdì 23 ottobre alle ore 16, preceduta da una presentazione dedicata.

Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà assistere alle rappresentazioni infrasettimanali al Filarmonico partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, mercoledì 28 ottobre alle ore 18 e venerdì 30 ottobre alle ore 19. Novità dall’autunno 2026: per i primi 50 prenotanti, il Preludio si arricchisce di uno speciale aperitivo a teatro. Informazioni e prenotazioni: Ufficio Didattica Cultura e Formazione scuola@arenadiverona.it – tel. 045 80519 .33 / .84

Per tutti, infine, l’autunno inaugura la rassegna Musica in Famiglia: spettacoli a misura di bambino il sabato pomeriggio alle 15.30. Il primo appuntamento, sabato 24 ottobre “scompone” il dittico, presentando Jeu de cartes preceduto da un esclusivo sguardo dietro le quinte, con una breve lezione di danza aperta al pubblico, che potrà vedere la preparazione dello spettacolo in palcoscenico. Sabato 31 ottobre è invece la volta dell’opera: per Amelia al ballo il pubblico è invitato a festeggiare Halloween arrivando a teatro in costume. Per la prima volta, dopo la sperimentazione dell’Area Family in Arena, anche il Teatro Filarmonico e le sue Sale aprono ai bimbi da 0 a 4 anni. Piccolissimi che potranno incontrare i personaggi di opere e fiabe e lasciarsi conquistare da musica, canto e danza.

Per tutti gli spettacoli, biglietti da 5 a 10 euro, già acquistabili online sul sito arena.it e nelle biglietterie dell’Arena di Verona.

LE TRAME IN BREVE

Nel balletto Jeu de cartes, Stravinsky dà vita, note e corpo a una partita a poker. In un gioco dominato dalle regine di cuori, arriva il Jolly Joker, che porta con sé il caos e l’imprevisto, seducendo le regine e cambiando le regole. Una casualità che dura poco, poiché le regine riporteranno l’ordine, nella terza e ultima mano.

Amelia al ballo. In una grande città degli anni ’30, la borghese Amelia è impaziente di andare al ballo serale. Il marito arriva ma non per uscire: ha scoperto che la moglie ha un amante e vuole conoscerne l’identità. Lei confessa, a patto di andare al ballo: è l’uomo del piano di sopra. Il marito va su tutte le furie e si scontra con il vicino. Nel trambusto, Amelia si frappone per evitare il peggio, ottenendo comunque la visita della polizia e la curiosità di tutto il palazzo. Alla fine riuscirà a farsi accompagnare al ballo… dal commissario di polizia. 

informazioni

Ufficio Stampa Fondazione Arena di Verona

Via Roma 7/D, 37121 Verona

tel. (+39) 045 805.1861-1905-1891-1939-1847

ufficio.stampa@arenadiverona.it – www.arena.it

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.00 – 16.30)

sabato (09.30 – 12.30)

chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta un’ora prima di ogni spettacolo

Nuovi orari in fase di definizione

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Rete vendita Vivaticket

Dear Son il balletto di Sasha Riva e Simone Repele in scena al Teatro Malibran

Va in scena al Teatro Malibran il balletto Dear Son,ritratto di una famiglia scossa

dalla perdita di un figlio partito per la guerra. Si tratta di una coreografia del 2024 di

Sasha Riva e Simone Repele, due danzatori e coreografi che si sono imposti sulle

scene internazionali con una cifra estetica in grado di coniugare un approccio teatrale

e un vocabolario neoclassico a un linguaggio e un’estetica fortemente

contemporanea, caratterizzata dalla centralità del gesto e del movimento.

A Venezia presenteranno Dear Son: una storia d’amore, speranza e memoria che, trascendendo

le barriere del tempo e dello spazio, vuole essere un invito a riflettere sulla fragilità

della vita in una società segnata dalla persistenza di guerre e conflitti. La coreografia,

su musiche di autori vari, si avvale dei disegni originali dell’artista cinese Gu Jiajun

realizzati con l’aiuto di Adèle Vettu, e del light design di Alessandro Caso.

Danzeranno gli stessi coreografi insieme con Anne Jung; per una produzione Riva &

Repele, Le Voisin realizzata in coproduzione con Orsolina28, Centre des Arts

Geneve, Romaeuropa Festival e Daniele Cipriani Entertainment. Lo spettacolo sarà in

scena al Teatro Malibran in doppia replica, venerdì 23 ottobre 2026 ore 19.00 e

sabato 24 ottobre ore 17.00, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026.

Nessun genitore dovrebbe mai seppellire il proprio figlio. Eppure, questa è una

realtà che accomuna famiglie in tutto il mondo. La perdita di un figlio sconvolge il

senso del tempo, lasciando un vuoto che trascende il tempo e lo spazio. Con Dear

Son, i due coreografi vogliono raccontare una storia di separazione, speranza e

memoria, esplorando il dolore incommensurabile di chi resta. Il pezzo segue la

vicenda di una famiglia – madre, padre e figlio – nel momento in cui quest’ultimo

sceglie di partire per la guerra. Lo spettacolo si apre con un flashback su un ritratto di

famiglia: un’immagine che cattura sogni e progetti di una vita ancora intatta. Il

presente, invece, appare sospeso, con la madre ormai anziana che, ancora in attesa,

cerca di scrivere una lettera al figlio perduto. Il dolore è silenzioso, immobile. Nel

futuro, i genitori continuano a vivere, aggrappandosi ai ricordi.

«Dear Son è un’esperienza artistica che invita a riflettere sulla fragilità della

vita – hanno spiegato i due autori Sasha Riva e Simone Repele – in una società

ancora segnata dalla guerra e dalle sue conseguenze. Attraverso il movimento e

l’espressione, vogliamo dare voce alle emozioni più profonde, illustrando l’amore

incondizionato tra genitore e figlio. Il nostro obiettivo è creare un’opera che superi le

parole, capace di toccare il pubblico in modi diversi e di aumentare la consapevolezza

sulle realtà della guerra, per le generazioni di oggi e di domani. Dear Son, è un atto di

memoria, una riflessione sulla perdita e un appello alla pace».

Sasha Riva e Simone Repele, nel corso della loro carriera di ballerini, si sono

avvicinati a molti stili diversi e hanno scoperto molto rapidamente un forte bisogno di

esprimere la loro creatività. Le qualità uniche come performer insieme alla volontà di

creare hanno dato a Simone e Sasha l’idea di collaborare come una squadra per

trovare un linguaggio più ricco combinando i loro pensieri e la loro arte. Ancora in

giovane età, hanno sentito il bisogno di iniziare a costruire il proprio ambiente per

circondarsi di artisti che li ispirassero e li aiutassero a crescere. Riva & Repele hannopaolo

avuto l’opportunità di presentare il loro lavoro La Jeune Fille et Les Morts alla

Noverre Gesellschaft 2022, la rinomata piattaforma coreografica del Balletto di

Stoccarda. Dopo la loro esibizione, il direttore della compagnia ha deciso di includere

la loro coreografia nel repertorio del Balletto di Stoccarda per la stagione 2024-2025.

Dal 2022 collaborano con il regista Damiano Michieletto. Con lui hanno creato

l’opera Mass di Leonard Bernstein per l’Opera di Roma, presentata in anteprima al

Festival di Caracalla. Sasha e Simone hanno recentemente creato per la città di Roma

la candidatura per Expo 2030, esibendosi al fianco dell’ex Etoile dell’Opera di Parigi

Eleonora Abbagnato. Sono stati invitati ad esibirsi in numerosi gala internazionali in

paesi come Kazakistan, Germania, Italia, Svizzera, Spagna, Francia e Paesi Bassi.

Collaborano anche con artisti come Silvia Azzoni, Parvaneh Scharafali, Igone de

Jongh e Yumi Aizawa.

Per informazioni www.teatrolafenice.it

L’Accademia Ricci rende omaggioa san Francesco d’Assisi con il pianista Francesco Nicolosi e la voce narrante di Arnaldo Colasanti

Sabato 24 ottobre alle 17.30 a Palazzo Antonini, sede dell’Università degli Studi di Udine, un concerto recitante tra musica, letteratura e spiritualità per gli 800 anni della morte del Santo

Franciscu. Quando i cieli parlano

Musica, parola e pensiero si intrecciano per rendere omaggio a una delle massime figure della storia e della spiritualità: san Francesco d’Assisi. Nel segno della sua vocazione interdisciplinare, l’Accademia di Studi pianistici Antonio Ricci propone FRANCISCU. Quando i cieli parlano, un appuntamento speciale in programma sabato 24 ottobre, alle 17.30, a Palazzo Antonini, sede dell’Università degli Studi di Udine, in occasione dell’ottavo centenario della morte del Santo.

Protagonisti dell’incontro saranno il pianista Francesco Nicolosi, tra i più autorevoli interpreti della scuola pianistica napoletana, e Arnaldo Colasanti, scrittore e critico letterario, che accompagnerà il pubblico con la sua voce narrante. Ne nascerà un percorso suggestivo in cui le pagine musicali di Bach, Händel, Gluck, Chopin, Liszt e Debussy dialogheranno con testi tratti dai Fioretti di San Francesco, dando vita a un’esperienza che supera i confini del concerto tradizionale per farsi racconto, meditazione e incontro.

Al centro di FRANCISCU. Quando i cieli parlano c’è l’eredità umana e spirituale di Francesco: una testimonianza che va oltre la commemorazione e continua a parlare al presente, indicando nella gioia, nella semplicità e nell’amore una possibile via di riconciliazione con sé stessi e con gli altri.

La «perfetta letizia», l’amore dei padri per i figli, il sogno di una luce intravista nel cuore della notte diventano immagini e suggestioni attraverso cui riscoprire la forza di una spiritualità capace di attraversare il tempo. La musica e la parola restituiscono al pubblico la grandezza di un uomo che ha saputo riconoscere nella povertà non una privazione, ma una forma autentica di libertà.

Perché ogni vero incontro, come suggerisce il senso più profondo dell’esperienza francescana, nasce dalla capacità di deporre le proprie difese, le paure e le certezze, per aprirsi all’altro. È in questa nudità interiore, essenziale e sincera, che si rivela la possibilità di ritrovare ciò che siamo davvero.

I protagonisti

Francesco Nicolosi, allievo di Vincenzo Vitale, è considerato uno dei massimi esponenti della prestigiosa scuola pianistica napoletana. Nel 1980 si è distinto al Concorso pianistico internazionale di Santander e al Concorso internazionale d’esecuzione musicale di Ginevra, affermandosi sulla scena internazionale come uno dei pianisti più interessanti della sua generazione. Si è esibito in tutta Europa e ha tenuto tournée in Islanda, Russia, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Giappone e Cina. La sua ampia attività discografica è documentata nei cataloghi delle etichette Nuova Era, Naxos e Marco Polo. Dal 1996 presiede il Centro Studi Internazionale Sigismund Thalberg, dedicandosi alla ricerca e alla valorizzazione dell’opera del grande pianista. Dal 2015 al 2019 è stato direttore artistico del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania.

Arnaldo Colasanti è scrittore e critico letterario. La sua attività spazia dalla saggistica alla narrativa, con una particolare attenzione alla poesia, alla letteratura italiana e francese e alla riflessione critica sulla cultura contemporanea. Tra i suoi saggi figurano A giorno chiaro. Ritratti di poesia italiana (Rotundo, 1991), Il conformismo della cultura italiana (Fazi, 1996), Rosebud. Una generazione di scrittori italiani (Quiritta, 2003), La stanza chiara. La narrativa di Enzo Siciliano (Fandango, 2010), Febbrili transiti. Frammenti di etica (Mimesis, 2012) e Suite celeste. Saggi di letteratura francese (Goffi, 2014). È autore anche dei romanzi Gatti e scimmie (Rizzoli, 2001), vincitore del Premio Grinzane Cavour, La prima notte solo con te (Mondadori, 2010) e La Magnifica (Fazi, 2017). Tra le pubblicazioni più recenti, Realia. Tredici mostre intorno alla realtà (Quodlibet Arte, 2024).

I biglietti per gli appuntamenti della nuova Stagione possono essere acquistati presso l’Angolo della Musica in viale Leonardo da Vinci, 47 a Udine tel. 0432 477391 (orari dal martedì al sabato 9-13 e 15-19) e presso la sede di ogni evento a partire da 45 minuti prima del concerto.

A Torino debutta “Dal Tramonto all’Alba”: Carmelo Spoto inaugura la rassegna con “Andare Oltre Concert”

Da Beethoven a Chopin, passando per Debussy, Fauré e Ravel, fino alle composizioni originali del pianista siciliano: un viaggio musicale apre il nuovo percorso culturale promosso dall’Università Popolare ArtInMovimento APS, in collaborazione con Costruiamo Gentilezza.

Ha preso il via ieri, giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 20.00, presso la Sala Polivalente della Fondazione Giubileo per la Cultura ETS, in corso Bramante 58, interno 7, a Torino, la rassegna culturale Dal Tramonto all’Alba, promossa dall’Università Popolare ArtInMovimento APS in collaborazione con Costruiamo Gentilezza. A inaugurare il nuovo percorso è stato Andare Oltre Concert, un appuntamento musicale che ha affidato al pianoforte di Carmelo Spoto il compito di accompagnare il pubblico in un itinerario sonoro intenso, suggestivo e ricco di sfumature.

La serata si è collocata alla vigilia della decima edizione del convegno internazionale “Andare Oltre. Uniti nella Luce”, in programma a Borgaro Torinese da oggi, 16 ottobre, al 18 ottobre 2026. Un legame non soltanto cronologico, ma anche ideale: la musica diventa una possibile via di esplorazione dell’interiorità, un linguaggio capace di attraversare emozioni, memoria e interrogativi esistenziali, in sintonia con lo spirito di una manifestazione che da dieci edizioni riunisce voci ed esperienze differenti attorno ai temi della vita, della morte e della dimensione spirituale dell’esistenza.

Protagonista della serata di ieri è stato Carmelo Spoto, pianista e compositore siciliano da anni attivo in Piemonte, nonché direttore artistico della rassegna. La sua presenza ha dato forma a un programma costruito attraverso l’incontro tra alcuni grandi nomi della tradizione musicale europea e la sua personale ricerca compositiva, in un dialogo tra repertorio classico e sensibilità contemporanea.

Il concerto si è articolato in due tempi. La prima parte ha condotto gli ascoltatori nelle atmosfere sospese della “Sonata n. 14 in Do diesis minore, op. 27 n. 2”, la celebre “Moonlight” di Ludwig van Beethoven, per poi attraversare le suggestioni impressionistiche di Claude Debussy, con “Clair de lune” e “Jardins sous la pluie”. A completare questa prima sezione è stata eseguita Beyond, composizione originale di Spoto, che ha introdotto nel programma una prospettiva personale, intrecciando il linguaggio pianistico contemporaneo con il tema dell’andare oltre.

Nella seconda parte, il percorso è proseguito con la raffinatezza della “Pavane”, op. 50 di Gabriel Fauré e della “Pavane pour une infante défunte” di Maurice Ravel, due pagine accomunate da una scrittura elegante e da un’intensa capacità evocativa. Il programma è proseguito attraverso il mondo poetico di Fryderyk Chopin con il “Valzer in La minore”, op. 34 n. 2, il “Preludio in Re bemolle maggiore”, op. 28 n. 15, noto come “La goccia”, e la celebre “Polacca in La bemolle maggiore”, op. 53, conosciuta come “Eroica”. A chiudere l’itinerario è stata “Before the Light”, un’altra composizione di Carmelo Spoto, scelta per concludere il concerto con un richiamo suggestivo alla luce, elemento simbolico che attraversa idealmente l’intera iniziativa.

Come bis, Spoto ha proposto un medley improvvisato nel quale sono confluiti “Si maritau Rosa”, “T’aggiu voluto bene a te”, “Caruso” e “Calabrisella mia”: tale parentesi musicale ha coinvolto emotivamente il pubblico.

Inoltre, il pianista ha accompagnato alcuni momenti del concerto con brevi e delicate spiegazioni dei brani eseguiti, soffermandosi in particolare sulla Moonlight Sonata e sul Preludio op. 28 n. 15, noto come La goccia. Nel commentare quest’ultimo, ha richiamato anche elementi di essenzialità e ripetizione che possono essere accostati, con le dovute cautele, a procedimenti propri del minimalismo.

La padronanza tecnica di Carmelo Spoto è emersa anche nella naturalezza con cui ha affrontato le difficoltà del terzo movimento della Sonata al chiaro di luna, i passaggi virtuosistici di Jardins sous la pluie e l’energia della Polacca eroica di Chopin.

Con “Andare Oltre Concert”, la rassegna “Dal Tramonto all’Alba” avvia dunque un progetto che intende valorizzare la contaminazione tra linguaggi artistici e la capacità della cultura di generare occasioni di incontro, ascolto e riflessione. La musica, in questa prospettiva, non è soltanto esecuzione e intrattenimento, ma esperienza condivisa, possibilità di avvicinarsi a dimensioni profonde dell’umano e di costruire ponti tra sensibilità diverse.

La collaborazione con Costruiamo Gentilezza rafforza inoltre la vocazione relazionale dell’iniziativa, richiamando il valore dei gesti, delle parole e delle esperienze capaci di promuovere una cultura dell’attenzione e del rispetto reciproco. La rassegna si propone così come uno spazio in cui musica, cinema e poesia possano dialogare, offrendo al pubblico occasioni per sostare, emozionarsi e guardare l’esistenza da prospettive nuove.

Con la direzione artistica di Carmelo Spoto e la programmazione curata da Annunziato Gentiluomo, “Dal Tramonto all’Alba” si presenta come un nuovo percorso culturale torinese nel quale le arti diventano strumenti di esplorazione e condivisione, accompagnando idealmente il passaggio dal tramonto all’alba: non soltanto un mutamento di luce, ma anche la metafora di un possibile rinnovamento dello sguardo sul mondo e sulla vita.

“Ho seguito l’energia della serata e, stranamente, ho preso la parola per condividere ciò che sento quando suono e, soprattutto, alcuni momenti speciali delle partiture che ho eseguito. Mi è sembrato che il pubblico apprezzasse e che, in questo modo, si fosse creata una comunicazione più immediata. È stato come se la distanza tra il musicista e il pubblico si fosse assottigliata. Eravamo insieme. Porterò questa modalità anche al convegno “Andare Oltre. Uniti nella Luce”, dove le tre giornate saranno scandite da alcune mie esecuzioni”, afferma Carmelo Spoto.

“Proprio un bell’inizio. Un pubblico attento, che ha sfiorato le cinquanta presenze. Una bella energia e una grande voglia di coinvolgere da parte del pianista Carmelo Spoto. Sono soddisfatto della serata. Ringrazio il padrone di casa, il dott. Gabriele Cresta, direttore della Fondazione Giubileo per la Cultura ETS, per la sua accoglienza, e la dott.ssa Francesca Bruno di Effebi Soluzioni Assicurative, insieme a Groupama, per il sostegno a questa rassegna. Siamo già al lavoro per i prossimi due eventi: al centro dell’appuntamento del 21 novembre, alle ore 17.00, ci sarà la sonata classica; il 15 dicembre sarà invece protagonista Alessandro Di Maio, con una sua creazione di musica elettronica dedicata al Bardo”, afferma Annunziato Gentiluomo.

DEBUTTA PINOCCHIO E HALLOWEEN SARà IN MASCHERA CON AMELIA AL BALLO. FONDAZIONE ARENA ACCENDE IL SABATO POMERIGGIO PER FAMIGLIE

Dal 24 ottobre al 12 dicembre, cinque diversi spettacoli per grandi e piccoli,

il sabato pomeriggio alle 15.30 alla scoperta di opera, balletto e titoli originali. Per la prima volta teatro aperto anche ai bimbi da 0 a 4 anni

Lezione di danza e balletto con Jeu da cartes, Halloween in costume a teatro con l’opera Amelia al ballo. E poi il nuovo Pinocchio in danza per i 200 anni di Collodi, Baby Puccini farà incontrare ai piccolissimi la principessa Turandot e infine Il Lago dei cigni classico in versione ridotta a misura di bambino.

Biglietti a 5 e 10 euro.

Sarà un autunno a misura di bambino. Fondazione Arena accende i riflettori su Musica in Famiglia con cinque diversi spettacoli per grandi e piccoli il sabato pomeriggio, alle ore 15.30. Dal 24 ottobre al 12 dicembre, sul palcoscenico del Teatro Filarmonico e della Sala Filarmonica, andranno in scena balletti e opere a misura di bimbo, che prevedono il coinvolgimento del pubblico. Spettacoli della durata di circa un’ora, con biglietti a 5 e 10 euro. E per la prima volta, dopo la sperimentazione dell’Area Family in Arena, anche il Teatro Filarmonico e le sue Sale aprono ai bimbi da 0 a 4 anni. Piccolissimi che potranno incontrare i personaggi di opere e fiabe e lasciarsi conquistare da musica, canto e danza.

Sabato 24 ottobre, tutti sulle punte al Teatro Filarmonico con il balletto Jeu de cartes di Stravinsky, preceduto da una lezione di danza in palcoscenico. Per la prima volta i ballerini dell’Arena si prepareranno e riscalderanno coinvolgendo i giovani spettatori. Prima di iniziare una partita a poker in tre mani ricca di divertenti citazioni musicali, con carte da gioco impersonate da singole danzatrici e scombinate dalla forza irresistibile del Jolly, nella coreografia di Matteo Levaggi. Con i mille colori dell’Orchestra di Fondazione Arena diretta da Francesco Ommassini.

Sabato 31 ottobre, tutti in maschera per Halloween. Al Teatro Filarmonico, per bambini e adulti andrà in scena l’opera Amelia al ballo. Nel divertente titolo di Menotti, per la prima volta a Verona in uno spettacolo firmato da Filippo Tonon, la protagonista è determinata ad uscire al gran ballo serale e divertirsi, tra musica, capricci e colpi di scena. Una sintesi leggera e buffa che si prende gioco, in modo raffinato e divertente, dei cliché del melodramma. Il pubblico è invitato ad affollare il Teatro Filarmonico in costume e trucco, per una grande festa che partirà dalla stessa platea.  

Sabato 7 novembre, in Sala Filarmonica, debutta Pinocchio, il nuovo balletto originale su musiche di Nicola Piovani prodotto da Fondazione Arena per celebrare i 200 anni del suo autore, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi e del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi istituito dal Ministero della Cultura. La magia del leggendario burattino di legno che voleva diventare un bambino vero passa dalle pagine alle punte, con brio e poesia.

Sabato 28 novembre, in Sala Filarmonica, esordisce Baby Puccini: Turandot e il principe gentile. Un nuovo spettacolo, messo in scena in collaborazione con Fucina Culturale Machiavelli, per i piccolissimi, bimbi dai 3 ai 7 anni. La produzione è nata in occasione dei cent’anni esatti dell’ultima opera di Puccini, che è anche un viaggio incantato tra note ed emozioni.

Infine, sabato 12 dicembre, torna Il Lago dei cigni in una versione ridotta pensata per i più piccoli. Nella grande sala del Teatro Filarmonico eleganti coreografie danzate dai solisti e dal Ballo areniano, faranno rivivere la favola resa immortale dalle musiche di Čajkovskij, che saranno eseguite dal vivo dall’Orchestra di Fondazione Arena. In scena la storia della principessa Odette, trasformata in cigno da un sortilegio, e del giovane principe Siegfried che cercherà di salvarla. Un grande classico a misura di bambino.

Tutti gli spettacoli saranno messi in scena anche durante la settimana, la mattina, per le scuole, nell’ambito di Arena Young. Il progetto formativo, già sostenuto da Generali, è realizzato con il supporto della Provincia di Verona.

Per tutti gli spettacoli, biglietti interi a 10 euro, ridotti under14 a 5 euro, già acquistabili online sul sito arena.it e nelle biglietterie dell’Arena di Verona.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Biglietterie Arena di Verona

Via Dietro Anfiteatro 6/b
Aperta da lunedì a venerdì (10.00 – 16.30), sabato (09.30 – 12.30) – chiusa la domenica

Via Roma 1
Aperta un’ora prima di ogni spettacolo. Nuovi orari in fase di definizione.

Call center 045 8005151
biglietteria@arenadiverona.it e cs@arenadiverona.it
www.arena.it

Il cappello di paglia di Firenze, deliziosa farsa musicale di Nino Rota, in prima esecuzione a Cagliari, per la Stagione d’opera 2025-2026

Mercoledì 23 settembre alle 20 (turno A) va finalmente in scena, per cinque recite in abbonamento, il sesto appuntamento della Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari: Il cappello di paglia di Firenze, farsa musicale in quattro atti e cinque quadri, su libretto di Nino Rota ed Ernesta Rinaldi, dalla commedia Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc-Michel, e musica di Nino Rota che viene eseguita per la prima volta a Cagliari.

Il maestro Valerio Galli (Viareggio, 1980), attualmente Direttore principale ospite all’Opéra de Toulon e già noto al pubblico cagliaritano dal 2020 (Cavalleria rusticana e Requiem di Fauré), dirige dal podio Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari. Il maestro del coro è Massimo Fiocchi Malaspina che, in questa produzione, debutta nel suo nuovo incarico.

L’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova, in collaborazione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège, risale al 2007 (ripreso e rivisto, nel dicembre 2024, sempre a Genova) ed è realizzato da Damiano Michieletto (Venezia, 1975), allora promettente regista della scena musicale italiana e che a Cagliari ha già lavorato nel 2013 in Così fan tutte. La sua regia, in questa occasione, viene ripresa da Paola Ornati, mentre le scene sono di Paolo Fantin, riprese da Francesca Amato, i costumi di Silvia Aymonino, ripresi da Vera Pierantoni Giua, e le luci di Luciano Novelli, riprese da Andrea Ledda.

«Avvalendosi della stilizzata e funzionale scenografia, una pedana ruotante fortemente inclinata sulla quale si aprono innumerevoli porte, Damiano Michieletto ha creato una regia di inesausta vivacità, allusiva eppure realistica, comica eppure venata di sottile languore malinconico (il personaggio della giovane sposa Elena). La vicenda viene spostata dalla Parigi del 1850 ad anni ben più prossimi a noi. I vari luoghi in cui si svolge l’azione si susseguono senza cesure, evocati dal ruotare della pedana e dal comporsi e mutare di angolazione delle tante porte dalle quali entrano, escono, si inseguono e si perdono i protagonisti. Il colore predominante è il bianco, ravvivato dal suggestivo uso delle luci e da pochi tocchi di un rosso acceso affidati agli elegantissimi costumi e ad alcuni attrezzi scenici». (Giancarlo Arnaboldi, www.connessiallopera.it, recensione dello spettacolo, 14 dicembre 2024)

Protagonisti dell’opera sono celebri ed affermati cantanti che si alternano nelle recite quali: Marco Ciaponi (23-25-27)/César Cortés (24-26) (Fadinard), Roberto Lorenzi (Nonancourt), Marco Filippo Romano (23-25-27)/Matteo Loi (24-26) (Beaupertuis), Paolo Nevi (Lo zio Vézinet), Antonino Giacobbe (Emilio/Un caporale delle guardie), Mauro Secci (Felice/Achille di Rosalba), Lavinia Bini (23-25-27)/Giulia Bolcato (24-26) (Elena), Anna Maria Sarra (Anaide), Ana Victória Pitts (23-25-27)/Alessandra Della Croce (24-26) (La baronessa di Champigny), Maria Rita Combattelli (La modista), Tommaso Nicolosi (Una guardia), Gianmaria Melis (Minardi, violinista).

Una deliziosa commedia in musica del celebre compositore Nino Rota (Milano, 1911 – Roma, 1979), famoso soprattutto per le sue grandi colonne sonore, da Il Padrino a tante pellicole felliniane. La vicenda si svolge a Parigi nel giorno delle nozze del giovane Fadinard, costretto per tutto il giorno alla folle ricerca di un cappello di paglia, tra personaggi improbabili e avventure esilaranti. Tratto dalla commedia Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc-Michel,

il Cappello fu scritto nel 1945, ma rappresentato, per la prima volta, soltanto dieci anni dopo, il 21 aprile 1955, al Teatro Massimo di Palermo. Il libretto è opera dello stesso autore insieme alla madre Ernesta Rinaldi. La calorosa accoglienza suscita molta curiosità attorno all’opera, che viene presto ripresa anche da registi illustri, come Giorgio Strehler e Pier Luigi Pizzi, diventando uno dei titoli più amati del compositore e un esempio, unico nel suo genere, di opera buffa novecentesca.

L’opera, della durata complessiva di 2 ore e 15 minuti circa compreso l’intervallo, viene rappresentata, ovviamente, in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto. Da questa Stagione 2025-2026 i sopratitoli sono disponibili anche in lingua inglese.

Il cappello di paglia di Firenze viene replicata: giovedì 24 settembre alle 19 (turno F), venerdì 25 settembre alle 20 (turno C), sabato 26 settembre alle 19 (turno G), domenica 27 settembre alle 17 (turno D).

La recita dedicata, invece, al progetto “Oltre Insieme” è giovedì 24 settembre alle 19 (spettacolo rivolto a tutte le forme di disabilità): un format, già sperimentato con Otello, Lucrezia Borgia, Norma, Così fan tutte e Turandot il cui obiettivo è quello di rivolgersi, con sempre più forza, al pubblico con disabilità. Nello specifico si desidera rendere fruibile l’opera lirica a persone non vedenti, non udenti e con deficit cognitivi. In collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, tutte le opere della Stagione 2025-2026 verranno proposte in una versione inclusiva e immersiva, attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di esperienze e strumenti (percorsi multisensoriali prima dello spettacolo, audio-descrizioni, schede digitali, video in LIS – Lingua dei Segni Italiana) per rendere accessibile il prodotto culturale e musicale. Il percorso e le relative attività, intorno alla recita di giovedì 24 settembre alle 19, inizieranno alle 17.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Prezzi biglietti: platea da € 75,00 a € 60,00 (settore giallo), da € 60,00 a € 50,00 (settore rosso), da € 50,00 a € 40,00 (settore blu); I loggia da € 55,00 a € 50,00 (settore giallo), da € 45,00 a € 40,00 (settore rosso), da € 40,00 a € 35,00 (settore blu); II loggia da € 35,00 a € 30,00 (settore giallo), da € 25,00 a € 20,00 (settore rosso), da € 20,00 a € 15,00 (settore blu).

È possibile acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@liricocagliari.it, www.liricocagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su

Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.liricocagliari.it.

Le più belle colonne sonore dei grandi film con Bruno Gambarotta, Elena Cornacchia al flauto e Giorgio Costa al pianoforte

Da Schindler’s list a C’era una volta il West, dal Padrino ad Amarcord, il concerto fa parte del 30mo Festival internazionale di Musica da camera dell’Accademia Ricci

Un viaggio emozionante nel cuore della settima arte attraverso le melodie che ne hanno fatto la storia. Venerdì 25 settembre alle ore 18.30, il suggestivo Folador di Villa Rubini a Trivignano Udinese ospiterà un imperdibile appuntamento musicale promosso dall’Accademia di Studi Pianistici “Antonio Ricci”, presieduta dalla prof.ssa Flavia Brunetto.

Protagonisti della serata saranno la flautista Elena Cornacchia e il pianista Giorgio Costa, affiancati dalla presenza eclettica e dalla garbata ironia di Bruno Gambarotta, voce recitante e narratore d’eccezione.

Il programma condurrà il pubblico in un percorso ricco di suggestioni, toccando alcuni tra i più grandi capolavori cinematografici e televisivi di sempre: dallo struggente e romantico Anonimo Veneziano, diretto da Enrico Maria Salerno, ascolteremo di Alessandro Marcello e di Stelvio Cipriani il celebre Adagio e il tema principale, ben noto per la famosissima melodia che ricrea l’atmosfera magica di Venezia.

Dalla serie televisiva della RAI Pinocchio di Luigi Comencini, con musiche di Fiorenzo Carpi, capolavoro della musica per immagini, capace di unire la semplicità infantile a una grande raffinatezza compositiva, ascolteremo brani che alternano momenti di grande allegria a sfumature malinconiche, rispecchiando la vita povera ma poetica di Geppetto e le peripezie del burattino.

A seguire le melodie commoventi scritte da John Williams per il celebre film di Steven Spielberg Schindler’s List. Non potranno mancare Nino Rota, la cui storia di lunghissima amicizia e collaborazione artistica con Federico Fellini ha segnato un’epoca, Dmitrij Šostakovič, con la colonna sonora del film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick ed Ennio Morricone, uno dei più importanti, prolifici e influenti compositori cinematografici di tutti i tempi.

Bruno Gambarotta è uno storico autore, conduttore e regista RAI, scrittore e grande organizzatore culturale. Uomo di profonda ironia e passione per la musica, calca i palcoscenici d’Italia come voce recitante in spettacoli dedicati ai grandi classici e al cinema.

Flautista diplomata al Conservatorio “Rossini” di Pesaro e perfezionatasi alla Scuola di Musica di Fiesole, Elena Cornacchia è vincitrice di concorsi nazionali e internazionali, ha suonato prima di cattedra con l’Orchestra “A. Toscanini” di Parma sotto celebri direzioni d’orchestra ed è docente al Conservatorio “A. Boito” di Parma.

Pianista di formazione internazionale, Giorgio Costa ha approfondito gli studi con maestri come Sergiu Celibidache e Murray Perahia. Svolge un’intensa attività concertistica tra Europa e Giappone, spaziando dal repertorio barocco ai contemporanei con una particolare predilezione per la musica romantica.

venerdì 25 settembre 2026  – ore 18.30

Folador di Villa Rubini  – Trivignano Udinese (UD)

LE PIÙ BELLE COLONNE SONORE DEI GRANDI FILM

BRUNO GAMBAROTTA voce recitante

ELENA CORNACCHIA flauto

GIORGIO COSTA pianoforte

PROGRAMMA

Alessandro MARCELLO – Stelvio CIPRIANI  Anonimo veneziano

Fiorenzo CARPI dal film Pinocchio: Aria di Lucignolo, Canzone di Geppetto, Birichinata

John WILLIAM Schindler’s List

Ennio MORRICONE C’era una volta il West, Mission

Dmitrij ŠOSTAKOVIČ dal fim Eyes Wide Shut: Valzer n. 2

Nino ROTA Fantasia da: W la pappa con il pomodoro, Amarcord, La strada, Il Padrino

Al Teatro del Maggio va in scena “Wozzeck” di Alban Berg, fra le opere più significative del Novecento

“Wozzeck” di Alban Berg è in cartellone per tre recite dal 27 settembre al 3 ottobre nella Sala Grande.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il direttore Thomas Guggeis.

La regia dello spettacolo è di Deborah Warner al suo debutto al Maggio.

Allestimento della Royal Opera House, Covent Garden

La recita del 30 settembre sarà trasmessa in diretta su RaiRadio 3

È Wozzeck di Alban Berg il primo appuntamento operistico della stagione autunnale al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Capolavoro del compositore austriaco e una delle opere più significative del Novecento, arriva sul palcoscenico della Sala Grande per tre recite complessive: la prima è in cartellone domenica 27 settembre alle ore 17 seguita da due repliche in programma mercoledì 30 alle ore 20 e sabato 3 ottobre alle ore 15:30. Si tratta della quinta programmazione nel corso delle stagioni del Maggio, dopo l’ultima di 28 anni fa.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio Musicale Fiorentino e del Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio, Thomas Guggeis, che affronta per la prima volta un’opera al Maggio dopo il concerto sinfonico diretto nel giugno scorso. Guggeis sarà inoltre sul podio della Sala Mehta, il 26 settembre il giorno antecedente alla prima di Wozzeck, per l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler. La regia è firmata da Deborah Warner, al suo primo impegno al Maggio, che porta a Firenze l’allestimento del Covent Garden del 2023 dove fu accolto con grande successo.

Il Coro del Maggio è diretto da Lorenzo Fratini, il Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggioè diretto da Sara Matteucci.

La compagnia di canto vede Wolfgang Koch nella parte del protagonista Wozzeck e Anja Kampe* come la sua compagna Marie, insieme a Ian Koziara (Tambourmajor), Sam Furnes* (Andres), Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Hauptmann), Clive Bayley (Doktor), Barnaby Rea e Alex Otterburn (i due Handwerksbursch), Dafydd Jones (Der Narr), Helena Rasker (Margret), Massimiliano Esposito (Ein Soldat). Kampe e Furnes, nei medesimi personaggi erano interpreti della messa in scena del Covent Garden nel 2023.

Wozzeck, ispirato al dramma “Woyzeck” di Georg Büchner, nasce dalla volontà di Berg di portare sulla scena una vicenda nella quale riconosce alcuni dei temi più profondi della sensibilità espressionista: l’alienazione, l’incubo, la violenza e la progressiva perdita di sé stessi. Berg assiste a una rappresentazione del dramma di Büchner nel 1914 e ne rimane profondamente colpito, tanto da decidere di trasformarlo in opera. Completata nel 1922, Wozzeck debutta alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre 1925: la vicenda mette al centro un uomo schiacciato dalle condizioni sociali, dalla miseria e dall’umiliazione; un soldato semplice sottoposto all’autorità dei superiori e “sfruttato” dal Dottore per i suoi esperimenti, incapace di sottrarsi a una realtà che progressivamente lo conduce verso una terribile spirale di follia e violenza. Accanto a lui Marie, la madre di suo figlio, che diventa il fulcro di un dramma nel quale desiderio, gelosia e disperazione si intrecciano fino all’esito, nefasto, della vicenda.

Sul podio il direttore Thomas Guggeis, di ritorno pochi mesi dopo il concerto tenuto lo scorso aprile nell’ambito dell’88esimo Festival del Maggio, che dirige il suo primo titolo lirico al Maggio: “Uno spettacolo che mi piace”, dice il maestro Guggeis nella sua intervista per il programma di sala “perché riesce a combinare una dimensione realistica, nel rappresentare personaggi e situazioni, a una dalla forza più immaginativa, che risulta molto poetica. Avendo già diretto la sua Lulu due anni fa a Francoforte, quest’opera mi permette di entrare in maniera più profonda nell’universo di Berg. Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto del teatro musicale del XX secolo: Wozzeck è un’opera densa, con un arco drammatico semplicemente perfetto e un linguaggio musicale che si adatta sempre al contenuto tragico della storia del soldato Wozzeck. Dal punto di vista strettamente musicale mi ha colpito l’enorme varietà di forme, di colori strumentali, di proporzioni perfette nell’architettura generale composta da 15 scene, ognuna con la sua caratteristica: cambia tutto da un momento all’altro, accade sempre qualcosa di nuovo. È musica complessa ma ben strutturata nel ritmo della sua narrazione, grazie al genio di Berg che traduce ogni scena con una forma musicale adatta come per esempio la passacaglia nella scena del Dottore. Un ritmo rapido, che non dà tregua: in questo, molto adatto ai nostri tempi. Il pubblico di oggi non faticherà a sentire la storia di Wozzeck, anche per come viene raccontata da Berg, molto vicina alla propria realtà. Con le sue strutture così precise e intense, riesce a riempire il cuore di emozioni; è un dramma che ci tocca direttamente”.
La dimensione umana e sociale dell’opera sono al centro della lettura narrativa ricca di sfumature di Deborah Warner, che guarda alla vicenda di Wozzeck come a uno spaccato di società nella quale i rapporti di potere, il militarismo e lo sfruttamento diventano parte integrante della vita quotidiana. Il mondo rappresentato nella sua messinscena è quello di una cittadina di provincia tedesca, popolata da soldati e persone comuni, nel quale la brutalità non appare come un elemento eccezionale ma come una presenza costante, capace di insinuarsi nella normalità.
La regista britannica, che proprio con questo titolo ha debuttato nel mondo dell’opera all’Opera North di Leeds nel 1993, ha sottolineato gli aspetti che più caratterizzano la sua produzione:  “È un’opera che affronta di petto temi come la salute mentale, il bullismo, la povertà e la disperazione delle vite rappresentate. “Wir arme Leut!” lamenta Wozzeck (“Noi povera gente!”) ed è proprio questo il cuore dell’opera, d’un’attualità sconvolgente oggi esattamente come quando fu scritta all’indomani della Prima Guerra mondiale. Al centro del dramma non c’è un re o un grande leader, ma un lavoratore che lotta per guadagnarsi da vivere. L’opera possiede un’intensità viscerale che l’ha resa la mia porta d’accesso al mondo della lirica, nonché la prima opera in assoluto di cui abbia curato la regia. È stata un’esperienza meravigliosa ritornare su quest’opera alla Royal Opera House nel 2023, a trent’anni dalla mia prima produzione, ed è stato un ulteriore privilegio poter scendere ancora più in profondità con questa ripresa nelle ultime settimane qui a Firenze. Come tutti i grandi capolavori, questo testo insegna a chi guarda la compassione, e questo è un insegnamento sempre attuale, soprattutto in un momento della storia mondiale in cui l’attenzione verso gli ultimi è urgente come non mai”.

Significativo è il rapporto fra il movimento delle 15 scene e quello della musica. In un flusso continuo, l’allestimento non nasconde le trasformazioni del palcoscenico: schermi e sipari vengono utilizzati per separare gli ambienti, lasciando però intravedere ciò che accade al di là, in un gioco di silhouette, trasparenze e apparizioni. Gli elementi scenici si spostano e ricompongono davanti agli occhi dello spettatore, talvolta sulla piattaforma girevole, dando alla successione dei quadri un movimento continuo e quasi cinematografico. Ne emerge uno spazio instabile, nel quale la realtà sembra poter cambiare forma da un momento all’altro: questo si trasfigura dunque in una scena capace di accompagnare la musica di Berg senza però sovrapporsi ad essa, lasciando emergere tutta l’intensità psicologica della vicenda.

L’opera di Berg, nel corso delle stagioni del Maggio, è stata già programmata quattro volte: nel gennaio del 1963, con la direzione di Bruno Bartoletti e la regia di Virginio Puecher (spettacolo ripreso l’anno successivo nell’ambito dello storico Maggio espressionista); nel maggio del 1979, ancora con la direzione di Bartoletti e la regia di Liliana Cavani e, infine, nel celebre allestimento del giugno del 1998 con la direzione di Zubin Mehta e la regia di William Friedkin.

L’opera:
«Ho visto Wozzeck in scena, prima della guerra, e ne ho ricavato una così incredibile impressione che mi sono deciso di metterlo immediatamente in musica». Così scriveva Alban Berg all’amico e collega Anton Webern nel 1918, epoca in cui il suo nome era conosciuto solo nella ristretta cerchia degli allievi di Schoenberg. La fama e l’affermazione internazionale arriveranno qualche anno dopo e proprio grazie a Wozzeck, opera ispirata all’omonimo romanzo di Georg Büchner, che diventerà ben presto un’opera simbolo del primo Novecento nonché emblema del teatro espressionista. Nel testo di Büchner Alban Berg aveva infatti individuato temi particolarmente cari alla poetica espressionista quali l’incubo, l’alienazione mentale, l’omicidio brutale. L’opera in tre atti e quindici quadri debuttò alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre del 1925 riscuotendo notevole successo. Berg concepì l’opera come un sistema di forme chiuse dove ogni scena di ogni atto rimanda a una struttura formale della tradizione strumentale occidentale come la suite, la rapsodia, la marcia, la passacaglia, per citarne solo alcune, riviste attraverso una scrittura orchestrale livida e angosciata. Sul versante della vocalità, spicca il canto quasi parlato in Sprechgesang di Wozzeck, che rinunciando a ogni artificio melodico sottolinea la dolente umanità del protagonista.

La locandina:

WOZZECK di Alban Berg

Maestro concertatore e direttore Thomas Guggeis
Regia Deborah Warner

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Hyemi Shin
Costumi Nicky Gillibrand
Luci Adam Silverman
Coreografia Kim Brandstrup

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci

Wozzeck Wolfgang Koch
Tambourmajor Ian Koziara
Andres Sam Furnes
Hauptmann Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Doktor Clive Bayley
1. Handwerksbursch Barnaby Rea
2. Handwerksbursch Alex Otterburn
Der Narr Dafydd Jones
Marie Anja Kampe
Margret Helena Rasker

Mariens Knabe Manfredi Attori
Ein Soldat Massimiliano Esposito

Figuranti speciali Elena Barini, Luciano Colzani, Daniele Del Bandecca, Simone Desiato, Filippo Labate, Piero Lanzellotti, Simone Gennaro Maiorano, Moreno Pio Mondì, Francesco Pacelli, Simone Ticci

Bambini Sophie Abel, Gherardo Attori, Bianca Basile, Nora Lampis, Sofia Lillo Vitali, Alice Maggiaoli, Alice Manni, Viola Meriggi, Violante Ginevra Orso, Giosuè Quadri, Elia Rossi, Gregorie Zaric

 Prezzi:

Visibilità limitata: 15€  – Galleria: 35€ – Palchi: 45€
Platea 5: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ – Platea 1: 130€

Durata complessiva: 1 ora e 40 minuti circa

Daniele Callegari dirige l’Orchestra del Teatro La Fenice il 25 e 27 settembre, al Teatro Malibran

Biglietti a 10,00 €

per la replica di domenica 27 settembre

riservata agli under35

in programma musiche di Bizet e Čajkovskij

Daniele Callegari sarà il protagonista del prossimo appuntamento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice, in programma al Teatro Malibran venerdì 25 settembre 2026 ore 20.00 (turno S) e, in esclusiva per il pubblico under35, domenica 27 settembre 2026 ore 17.00. Il maestro milanese, tra i più richiesti e apprezzati del panorama attuale, guiderà l’Orchestra del Teatro La Fenice in un programma affascinante che affiancherà alla limpida eleganza francese della Sinfonia in do maggiore di Georges Bizet il colore popolare dell’Est europeo della Sinfonia n. 2 in do minore Piccola Russia di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

            La recita speciale di domenica 27 settembre sarà dunque riservata ai giovani tra i 18 e i 35 anni, che potranno acquistare il proprio biglietto al costo super-agevolato di 10,00 €. Si tratta dell’ormai nota iniziativa promozionale nata con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla musica classica e realizzata dal Teatro La Fenice grazie al sostegno di McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet e Bellussi Valdobbiadene.

            Votato alla musica scenica e teatrale, Georges Bizet (1838-1875) ha esordito ragazzo con un’opera che pareva annunciare un luminoso futuro di sinfonista: la Sinfonia in do maggiore, composta nell’autunno del 1855, senza apparenti richieste esterne, mentre il diciassettenne maestro ancora faceva pratica nel teatro parigino dell’Opéra-Comique. La Sinfonia restò manoscritta e ignorata per quasi ottant’anni; nel 1923 Reynaldo Hahn, amico intimo del figlio di Bizet, donò al Conservatorio di Parigi un insieme di partiture fra le quali era finito l’autografo della composizione; lo storico Chantavoine ne diede notizia sul «Ménestrel» e due anni dopo, il 26 febbraio 1935, Felix Weingartner ne diresse la prima esecuzione a Basilea, aprendo la strada alla notorietà dell’opera, da allora sempre rimasta in repertorio. È un lavoro che ha la leggerezza e la felicità delle ‘opere prime’, delle opere nate senza sforzo apparente che sembrano sorprendersi da sole della loro vitalità al saluto del primo giorno; volendo, qualche modello può essere segnalato, come la Sinfonia in re maggiore di Gounod, che a sua volta discende dalla Sinfonia nella stessa tonalità di Cherubini; ma tutta di Bizet è l’innata attillatezza, l’eleganza e la freschezza dei temi.

La Sinfonia n. 2 in do minore, che porta il sottotitolo di Piccola Russia, fu composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) a partire dal giugno del 1872: il compositore la portò a termine in maniera meno convulsa rispetto alla Prima, che gli era costata un totale esaurimento nervoso, e orchestrata con gesti che suscitarono il plauso del Gruppo dei Cinque, quando Čajkovskij la presentò in anteprima, al pianoforte, a casa di Rimskij-Korsakov, a San Pietroburgo. I temi del folklore ucraino scatenarono l’appoggio dei maestri più anziani, conservatori, e il trentaduenne compositore accettò di pubblicarla con il nome di Piccola Russia, come veniva chiamata l’Ucraina. Fu Nikolaj Rubinštejn, da sempre suo paladino, a dirigerne la prima esecuzione a Mosca, il 26 gennaio 1873. Come sempre Čajkovskij non fu pienamente soddisfatto del risultato ottenuto, e rivide la partitura, in particolare il primo e il terzo movimento. Nella nuova veste la Sinfonia venne proposta a San Pietroburgo, nel 1880, quando ormai Čajkovskij era l’autore dell’Onegin, del Lago dei cigni e del Concerto per violino.

I biglietti per il concerto – da € 10,00 a € 90,00; riservato under35 (27 settembre) € 10,00 – sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Daniele Callegari

È stato direttore principale dell’Orchestre Philharmonique de Nice dell’Opéra Nice Côte d’Azur dal 2021 al 2023. Dal 1998 al 2001 è stato direttore principale al Wexford Opera Festival e dal 2002 al 2008 è stato direttore musicale della DeFilharmonie di Anversa. Nato a Milano, diplomato al Conservatorio della sua città in contrabbasso e percussioni, a soli ventidue anni è entrato a far parte dell’orchestra del Teatro alla Scala, dove ha avuto modo di suonare con i più importanti direttori. Questo confronto stimolante lo ha riportato al Conservatorio, per studiare Direzione d’orchestra e composizione. Ha diretto alcune fra le maggiori istituzioni concertistiche del mondo, fra le quali: Orchestre Metropolitain de Montréal, Orchestre Nationale de l’Île de France, Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, Orchestre de La Monnaie de Bruxelles, Rotterdam Philharmonic Orchestra, Orchestre National de France, Orchestra Sinfonica Nazionale della rai, Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, Münchner Rundfunkorchester, Tokyo Philharmonic Orchestra, Orquesta Nacional de Madrid, Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano. È regolarmente invitato dai maggiori teatri e dalle più prestigiose sale concertistiche del mondo, dove ha diretto molte importanti produzioni, fra le quali Nabucco, La traviata, Il trovatore e La Gioconda al Metropolitan, Orlenskaya Deva alla Carnegie Hall di New York, Turandot alla Scala, Il trovatore, Rigoletto e Madama Butterfly all’Opéra National de Paris, Maria Stuarda al Théâtre des Champs-Elysées de Paris, Norma, La Gioconda, Aida, Poliuto al Liceu de Barcelona, L’elisir d’amore e La traviata a Berlino, Tosca, La bohème, Un ballo in maschera e Rigoletto a Monaco, Don Giovanni, Falstaff e Aida alla San Diego Opera, Otello, Jérusalem e Messa da Requiem al Festival Verdi di Parma, I masnadieri, Tosca, Otello, Attila ed Ernani a Monte-Carlo; Ariane et Barbe-Bleue a Strasburgo, Don Pasquale a Pechino, Cavalleria rusticana e Pagliacci a San Francisco, Un ballo in maschera a Tel Aviv. Fra gli impegni recenti, Cavalleria rusticana/Pagliacci, Rigoletto a Monaco di Baviera; Il trovatore e Nabucco al Met; Tosca all’Opera Reale di Stoccolma e al Festival Puccini di Torre del Lago; Turandot ad Amburgo; La bohème e Falstaff a Nizza; Aida ad Amburgo; Pagliacci a Tel Aviv; I lombardi alla prima crociata a Montecarlo. Per la Fenice dirige Rigoletto (2025 e 2021), Madama Butterfly (2023 in tournée a Ljubljana, 2019 e 2017), Il trovatore (2020), Turandot (2019), Norma (2016), Tosca (2014 e 2008) e La bohème (2012).

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo in scena al Teatro Malibran; si rinnova la collaborazione della Fenice con l’Accademia di Belle Arti

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo: è questo il prossimo titolo in programma al Teatro Malibran, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Sarà proposto in un nuovo allestimento con la direzione musicale di Daniele Callegari, alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, e con due nomi di assoluto richiamo quali interpreti principali: Gregory Kunde e Selene Zanetti, quest’ultima al debutto nel ruolo di Nedda. La messinscena, con la regia di Andrea Bernard, rinnova inoltre l’ormai collaudata collaborazione della Fenice con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, che sarà responsabile di scene e costumi, rispettivamente a cura di Martina Calore e Tracy James. Il light design sarà firmato da Andrea Benetello. Debutta in questa produzione la maestra del Coro del Teatro La Fenice Elena Pierini; mentre il coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani è preparato da Diana D’Alessio. Cinque le recite al Teatro Malibran: il 18, 20, 22, 24, 26 settembre 2026.

          Capolavoro del verismo italiano, Pagliacci è l’opera più nota di Ruggero Leoncavallo (1858-1919), con Pietro Mascagni e Umberto Giordano tra i maggiori esponenti della ‘Giovane scuola’ verista italiana. Il libretto, redatto dallo stesso Leoncavallo, trae argomento da un fatto di cronaca realmente avvenuto a Montalto Uffugo in Calabria, un delitto di gelosia che originò un processo in cui fu giudice proprio il padre del compositore. Rappresentata per la prima volta al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, sotto la direzione di Arturo Toscanini, e nel giro di pochi mesi subito rappresentata ovunque, quest’opera si avvale di elementi di modernità, ma non è un’opera ‘sperimentale’, destinata ad aprire nuove vie espressive: intrecciata di prestiti melodici colti, in particolare da Mendelssohn, e ricca di riferimenti e citazioni musicali da Carmen di Bizet e da Otello di Verdi, Pagliacci continua a riscuotere l’applauso dei pubblici di tutto il mondo «come uno degli ultimi souvenir del museo del melodramma italiano ottocentesco» (Michele Girardi).

          «Credo che soprattutto con queste opere che intendono raccontare la società contemporanea– ha dichiarato il regista Andrea Bernard – sia importante trovare una corrispondenza a tempi più vicini ai nostri. Ho scelto una chiave contemporanea, spostando l’azione dalla piazza di un paese di fine Ottocento al set televisivo di una sitcom registrata dal vivo con pubblico in studio, sul modello delle iconiche produzioni americane tra gli anni Settanta e Duemila. Non ci sono riferimenti filologici al xix secolo, perché l’intento di Leoncavallo era parlare del suo presente. Per parlare al nostro presente, dobbiamo usare i codici in cui oggi si rifugia la nostra finzione collettiva. La compagnia di giro di Canio diventa così il cast di uno show comico televisivo. Il contrasto originario tra la farsa arcaica della commedia dell’arte e il sangue verista viene qui sostituito dal cortocircuito, ancora più disturbante, tra la spensieratezza artificiale di una sitcom e la violenza reale che si consuma nella vita reale degli attori».

          «Per me che avevo diretto solo Cavalleria – ha commentato il direttore d’orchestra Daniele Callegari – con Pagliacci ho potuto scoprire un compositore straordinario, veramente raffinato. Leoncavallo, anche lui come Mascagni al suo debutto, in quest’opera propone una scrittura molto ricca nella quale secondo me, la vera voce è proprio l’orchestra. È quest’ultima che, come un collante, riesce a trasferire il mondo di questa storia verista tra la finzione e la realtà e porta con sé tutta questa vicenda con un dinamismo e una narrazione drammatica esemplari. L’opera non si arresta mai, non ci sono interruzioni e non si ha mai la sensazione di assistere a un calo di tensione. Infatti mi piace definirla una sorta di thriller, pensando a una situazione cinematografica, un po’ come accade con Tosca. L’orchestrazione a mio avviso è assolutamente sinfonica. È quella tradizionale dell’Ottocento, però presenta temi di straordinaria bellezza. È un concentrato di vitamine, un concentrato di musica che induce un effetto benefico…»

Nel cast di questo nuovo allestimento veneziano di Pagliacci figurano Selene Zanetti nel ruolo di Nedda e Gregory Kunde in quello di Canio; Dimitri Platanias sarà Tonio; Andrea Schifaudo, Peppe; Alberto Petricca, Silvio. Gli artisti del Coro del Teatro La Fenice interpreteranno i ruoli comprimari: Enzo Borghetti e Umberto Imbrenda si susseguiranno nelle vesti del contadino; Enrico Masiero e Alessandro Vannucci in quelle di un altro contadino. Per l’Accademia di Belle Arti di Venezia figurano inoltre nel cast produttivo Lorenzo Cutùli quale coordinatore della progettazione scenografica e coordinatore del progetto Atelier al Malibran per ABAVE, Marta Valtolina per il coordinamento della progettazione dei costumi e Andrea De Micheli per il coordinamento della progettazione scenotecnica.

          Lo spettacolo sarà proposto con sopratitoli in italiano. Ecco il dettaglio delle recite, con orari e turni di abbonamento: venerdì 18 settembre 2026 ore 19.00 (turno A); domenica 20 settembre ore 17.00 (turno B); martedì 22 settembre ore 19.00 (turno D); giovedì 24 settembre ore 19.00 (turno E); sabato 26 settembre ore 17.00 (turno C). Per informazioni www.teatrolafenice.it

ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL 2026SI CHIUDE L’EDIZIONE PIÙ LUNGA E PIÙ GIOVANE DELLA STORIALE PRESENZE ITALIANE CRESCONO DEL 24%
Dal 5 giugno al 12 settembre, in 51 serate areniane
superati i 416 mila spettatori

L’11% del pubblico è under 30
Celebrati i 150 anni di Zenatello con l’esposizione della storica spada dell’Aida 1913

Miglior incasso del Festival, con 37 milioni di euroLa Traviata del 13 giugno è miglior incasso per singola serataOltre 35 mila presenze in più dall’Italia, per un totale di 181 mila italianiIl pubblico straniero è il 57% del totale, da 131 PaesiOltre 63 milioni di utenti raggiunti online. Sui social +34 mila followerBen 6.400 gli articoli e servizi pubblicati in tutto il mond

Si è chiusa l’edizione più lunga della storia areniana. L’Opera Festival 2026 è iniziato con un primato assoluto: per la prima volta si sono superati i tre mesi di spettacolo dal vivo, 51 serate areniane, la prima il 5 giugno in diretta tv e l’ultima il 12 settembre. Si chiude con il miglior incasso assoluto con un totale di 37 milioni di euro (quasi 1 milione e mezzo in più rispetto al 2025), di questi ben 27,9 milioni di euro generati dalle vendite online. E miglior incasso per singola recita per La Traviata del 13 giugno con 1 milione e 79 mila euro, che ha superato la Turandot del 2024. Successo internazionale per la prima collaborazione tra l’Arena di Verona e il Moulin Rouge di Parigi che ha registrato ben 7 dei 19 sold out della stagione ed è arrivata all’estero grazie alle riprese di Rai Cultura e al documentario della rete nazionale tedesca ARD con un totale di 1 milione e 300 mila spettatori in prima serata. Durante le serate d’opera è stata esposta in Arena la spada originale usata nel 1913 da Giovanni Zenatello per interpretare Radames nella prima Aida. Obiettivo delle iniziative, tra cui la pubblicazione del volume biografico e l’incontro di approfondimento, celebrare e ricordare il tenore, padre fondatore e primo mecenate del Festival, a 150 anni dalla nascita.Si è chiusa l’edizione più giovane della storia areniana. Il 103° Arena di Verona Opera Festival ha registrato 416.600 spettatori (12 mila in più dello scorso anno), dei quali l’11% ha meno di 30 anni. Un risultato storico frutto delle novità dedicate a giovani e famiglie e del potenziamento dei canali di vendita attraverso i nuovi strumenti di comunicazione. Crescono le presenze italiane da tutte e 110 le province. Sono stati 180.902 gli italiani che hanno acquistato il biglietto per l’Opera Festival (35 mila in più rispetto al 2025, un aumento del 24%), ossia il 43% del totale degli spettatori. Tra le province maggiormente rappresentate: Verona con 17.863 presenze (4%), Milano con 10.245, Brescia con 5.777 spettatori. E poi Padova, Vicenza, Treviso, Bergamo, Roma, Torino e Bologna. Le presenze dall’estero rappresentano il 57% del pubblico, con provenienza da 131 Paesi diversi. La Germania resta sul podio per numero di presenze estere con 71.564 spettatori. A crescere sono Regno Unito e Stati Uniti, entrambi vedono gli spettatori aumentare del 14%, toccando rispettivamente quota 24.529 e 13.348. Cresce del 20% anche l’Austria che arriva a 20.905 spettatori. Resta stabile la Francia con 11.315 presenze. In aumento anche Spagna +13% e Polonia +32%.Numerosi i sold-out registrati durante la Stagione 2026. Ben 19 serate da tutto esaurito, delle quali 7 registrate dalla nuova Traviata. “L’Arena di Verona si conferma la cornice che riscuote il più ampio successo di incassi e di spettatori in Italia” a ribadirlo è l’ultimo rapporto SIAE: l’Arena Opera Festival occupa i primi quattro posti delle 10 opere messe in scena in Italia nel 2025 che primeggiano per spesa al botteghino e spettatori. Numeri che attestano il valore culturale, artistico, economico e sociale del più grande palcoscenico d’opera all’aperto, simbolo nel mondo del Canto lirico in Italia, patrimonio dell’umanità. Celebrato per la seconda volta (la prima era stata il 7 giugno 2024) anche lo scorso 5 giugno con l’evento ‘Campioni del Mondo – Italia loves Unesco’ con in platea delegati Unesco da tutto il mondo.

GIOVANI E FAMIGLIE. Prima dell’inaugurazione del Festival, l’Arena ha riaperto le porte a famiglie e bambini e, per la prima volta, e ha messo in scena un’opera per i piccoli. Turandot Enigmi al Museo, lo scorso 9 maggio, ha visto la presenza di 2.407 ragazzi accompagnati da genitori, familiari e docenti. Al fianco di Fondazione Arena l’Education Partner Generali. Altra novità del Festival 2026 é stata l’Area Family. L’Arena di Verona è diventata il primo teatro ad ospitare i bimbi da 0 a 4 anni. L’arcovolo 69 si è trasformato in una nursery attrezzata, il personale ha guidato nell’accesso facilitato i genitori e un’area di tribuna con ingresso e uscite agevoli è stata destinata all’edizione sperimentale di questo progetto che ha contato 3.055 presenze, di cui 1584 spettatori under14. Altra novità i biglietti di platea a 30 euro per i giovani con meno di 30 anni. Grazie al supporto di UniCredit hanno usufruito della tariffa agevolata 2.010 ragazzi. Ben 43.262 spettatori con meno di 30 anni hanno avuto accesso alle promozioni dedicate a scuole e università in tutti i settori grazie all’ormai consolidato progetto Arena Young, Scuola e Università all’opera, che offre la possibilità a docenti e studenti di ogni ordine e grado di assistere ad alcuni spettacoli con riduzioni speciali.

ARENA PER TUTTI. Nel corso del 103° Opera Festival, è stato potenziato il progetto di accessibilità Arena per Tutti, arricchito di due nuovi percorsi dedicati alla musica e quindi all’orchestra e alla danza, sviluppato in collaborazione con l’Accessibility Partner Müller. Ben 1.485 le persone con disabilità che hanno partecipato ai 19 percorsi multisensoriali e alle 26 serate di spettacolo con speciali strumenti tecnologici e digitali.

OLIMPIADI E DELEGAZIONI. L’Arena di Verona, che lo scorso inverno ha ospitato la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina e quella di apertura delle Paralimpiadi, ha omaggiato gli atleti medagliati di una speciale card per l’ingresso gratuito all’opera come segno di riconoscimento del loro valore sportivo. Ha, inoltre, accolto durante l’estate delegazioni di autorità e rappresentanti delle Istituzioni, tra cui i direttori degli Istituti italiani di Cultura nel mondo e i rappresentanti delle Province italiane. E ha ospitato in alcune serate i Sindaci della provincia veronese, i docenti scaligeri e i circoli d’opera.

Alla conferenza è intervenuto da remoto il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi: “Il mondo dell’opera è fondamentale per il turismo. La cultura è la prima motivazione – è stato certificato un mese fa – per cui il turista, sia italiano che internazionale, viaggia. Sembrerebbe scontato, soprattutto per l’Italia che è una superpotenza mondiale in campo culturale. Ma non è così ovvio se pensiamo che dieci anni fa la cultura era al settimo posto tra le motivazioni. Il turista oggi, molto tecnologico, programma i suoi viaggi e le sue esperienze turistiche, e sicuramente nella sua programmazione, nel caso di Verona e dell’Arena, mette anche la partecipazione e la presenza al festival dell’opera. All’Arena il mio plauso per questo lavoro straordinario, per i risultati raggiunti. Viva l’Arena di Verona, viva il Festival dell’opera e viva questo volano straordinario per l’economia e per la cultura della città di Verona”.

Ad aprire la conferenza è stato Damiano Tommasi, Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arena: “Una lunga stagione in cui includerei anche le due cerimonie olimpiche che hanno visto l’Arena, ma anche la Fondazione protagoniste, sia nello svolgimento che nell’organizzazione. È stato un anno straordinario, arricchito dall’allungamento della stagione. Una novità assoluta, e come ogni prima volta siamo ora attenti a capire come il tutto possa essere implementato e migliorato, come possa diventare un vantaggio per tutti noi. Ribadisco che siamo orgogliosi di essere protagonisti di un patrimonio UNESCO dalla vera visione internazionale. Le presenze straniere sono sempre prevalenti, la voce della nostra città si proietta a livello internazionale con performance degli artisti eccezionali. Verona, può fregiarsi di una Sovrintendente competente come Cecilia Gasdia capace di portare la visione dell’artista nello spettacolo. Lo ricordo spesso: il Consiglio di indirizzo è nato in modo un po’ movimentato, ma poi la squadra si è consolidata nel corso degli anni dimostrando un’altra capacità della Fondazione che è quella di concentrarsi sull’obiettivo. E ora, per completare una grande ‘opera’ che ci accompagna da un secolo grazie a Giovanni Zenatello, aspettiamo l’ultima legacy olimpica, l’ascensore che permette l’accessibilità ai gradoni dall’Arcovolo 67. Ringrazio tutto lo staff impegnato quest’estate, quasi 1500 lavoratori e lavoratrici. Un grazie ancora anche alle 67 colonne. Credo che non conti tanto il numero delle adesioni, quanto il fatto che ogni anno se ne raccolgono di nuove e che chi entra ne è pienamente soddisfatto: significa che il lavoro fatto da entrambe le parti, e il prodotto offerto funziona. Credo che questo sia anche il metro di gradimento e di successo di un’iniziativa che, come sapete, è un unicum, nata da una felice intuizione.”

“La cultura è insostituibile educazione alla libertà, per creare cittadini e non sudditi. Queste parole del critico Paolo Isotta sono quantomai attuali – ha proseguito Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena di Verona. – Ciò che mi rende particolarmente orgogliosa di quest’edizione del Festival è l’aver aperto le porte dell’Arena anche ai bambini sotto i 4 anni e ai loro genitori, per la prima volta immersi nella musica. Questi tre mesi sono stati parte di un lungo volo iniziato nove anni fa, in cui abbiamo incontrato tempeste reali e metaforiche. A me piace volare: mi hanno insegnato che il segreto sta nell’affrontare le tempeste con la prua dritta, con la testa più avanti dell’orizzonte, e con compagni di viaggio fidati, umili, competenti e ardimentosi. E lo sono tutti i 1458 lavoratori di Fondazione, in ogni settore, che hanno reso possibile questo Festival ricco e complesso. A loro, al Consiglio d’Indirizzo – in particolare i soci privati Generali e Camera di Commercio, ai Revisori, a Sponsor e Partner, tra cui Magis, e a tutte le 67 Colonne va il mio più sincero grazie di cuore. E il primo grazie va naturalmente a Giovanni Zenatello, che per primo ebbe l’intuizione di fare opera in Arena. Tutti hanno – abbiamo – una forza in più: l’enorme amore per l’Arena e per ciò che è e ciò che rappresenta, oltre i numeri. L’abbiamo visto con i lavoratori impegnati nel progetto di Arena per Tutti, con i tanti bimbi in scena e nel nostro nuovo Coro di Voci bianche, nella nuova Area Family che ha dato a tutti, sin da piccoli, la possibilità di scoprire questo patrimonio immenso”.

“Risultati e incassi che ci rendono orgogliosi e che corrispondono ad altrettanti costi e investimenti fatti per aumentare il valore della Fondazione Arena e dell’Opera Festival, due patrimoni dell’intero territorio scaligero – ha spiegato Stefano Trespidi, Vicedirettore Artistico e Direttore Marketing di Fondazione Arena. – Undici produzioni che si sono alternate continuativamente per tre mesi, con allestimenti e cast grandiosi: solo l’Arena è in grado di rendere possibile tutto questo. L’Arena e la sua famiglia, ossia quello che in termini economici viene definito il capitale umano, 1458 lavoratori che fanno parte di un ingranaggio incredibile e che sono portatori di saperi e conoscenze. Con nuovi ingressi ogni anno, come il nuovo team digital interno, nato prima del Festival. L’aumento degli spettatori italiani è cartina tornasole di quanto l’Arena sia cresciuta in termini qualitativi, diventando un teatro di riferimento nel Paese dell’opera. Questo grazie anche alle dirette televisive, al lavoro dei giornalisti che hanno raccontato il Festival, la sua preparazione e il backstage, ad un aumento del valore del brand Arena, e al sostegno dei mecenati. Sappiamo che arriveremo ad un punto in cui la crescita si stabilizzerà su dei numeri costanti, a quel punto sarà fondamentale mettere a frutto quanto costruito in questi ultimi dieci anni”.

“È stata una lunga estate e il clima non è stato dei più favorevoli, luglio complicato. La città ringrazia doppiamente gli artisti e le maestranze che hanno saputo affrontare il vento che ha preceduto la prima e il caldo, resistendo in questo periodo difficile – ha concluso Marta Ugolini, Assessora alla Cultura del Comune di Verona. – Tutto questo ci dà un’idea delle competenze del personale che vanno dall’elettricista al tenore e si muovono su svariati piani. Ringrazio tutti, a cominciare da Cecilia Gasdia, a Stefano Trespidi, a tutto il management di Fondazione Arena, al Consiglio di Indirizzo. Voglio ricordare, e anche sottolineare, che proprio in un’ottica di un turismo sempre più culturalmente motivato – che non si limiti a vivere l’effetto wow di questi luoghi, ma ne colga il valore storico e culturale – stiamo lavorando, insieme alla Fondazione Arena, a un progetto di museo. Un museo che racconterà il monumento e la lirica in Arena in modo coordinato e integrato, colmando un vuoto che oggi esiste negli arcovoli e negli spazi dell’anfiteatro: qualcosa che ancora manca e che vogliamo, anche attraverso una parte della legacy olimpica, lasciare alla città.”

IL CARTELLONE. Sei le diverse produzioni d’opera e altrettanti i titoli di serate-evento dalla danza ai concerti immersivi. La nuova Traviata ha visto in Arena il team creativo guidato dal premiato regista scozzese Paul Curran, all’esordio in Anfiteatro così come il lighting designer Fabio Barettin e il coreografo statunitense Kyle Lang; con loro lo scenografo Juan Guillermo Nova – già autore dell’ultima Bohème –, il costumista Stefano Ciammitti – firma per i costumi delle cerimonie olimpiche in Arena per i giochi Milano Cortina 2026. Un allestimento spettacolare nato dall’inedita collaborazione con il Moulin Rouge di Parigi – che ha anche ospitato la presentazione internazionale dell’opera in maggio. La regia infatti colloca l’avvincente – e commovente – storia della Dama delle Camelie scritta da Dumas figlio, musicata da Verdi, nella capitale francese di inizio ‘900, centro del mondo artistico e musicale, dove lo storico cabaret dominava la vita notturna della Belle époque. Un lavoro di ricerca storica minuziosa che non ha limitato l’inventiva personale della messinscena, con numerosi colpi di teatro, e una scena dominata dall’allora celebre elefante di stucco e dall’iconico mulino rosso, simboli del locale a inizio ‘900, prima che un incendio ne distruggesse la forma originaria.
Il Festival ha inanellato poi i titoli più amati delle ultime stagioni, come il Nabucco simbolico, tecnologico e ‘post-atomico’ di Stefano Poda, per dieci serate. La Bohème secondo Alfonso Signorini è tornata a conquistare il pubblico per ben quattro repliche.
Non poteva mancare Aida, opera regina dell’Arena sin dal 1913: nel 2026 è stata portata in scena in due produzioni molto diverse per accogliere tutti i gusti di pubblico e stimolarlo nel rivivere il capolavoro verdiano. Dopo le prime sei serate nell’edizione ‘di cristallo’ firmata da Stefano Poda, è tornato, completamente restaurato, l’oro abbagliante con cui Franco Zeffirelli illuminò l’Anfiteatro nel 2002.
E poi Turandot sempre secondo Zeffirelli, a cent’anni dalla prima assoluta dell’opera: una vera e propria fiaba a cielo aperto arricchita dai costumi della premio Oscar Emi Wada.
Oltre al gala di apertura Campioni del mondo. Italia loves Unesco, che ha unito grandi quadri lirici ad artisti pop e chef stellati, lanciando in mondovisione la candidatura UNESCO della canzone napoletana tradizionale con alcuni dei suoi interpreti attuali più amati, in Arena è tornata protagonista la danza, prima con l’atteso appuntamento di Roberto Bolle and Friends coprodotto con ARTEDANZAsrl, quindi con la doppia data del balletto al Teatro Romano nell’acclamata produzione di Zorba il greco.
Tra i concerti sinfonici più seguiti nelle ultime stagioni, è tornato il grande organico sinfonico-corale dispiegato dai Carmina Burana di Orff con un nuovo cast che ha compreso anche tre diversi cori di voci bianche, incluso quello appena nato di Fondazione Arena. Infine è stata la volta di due innovative serate evento coprodotte con Balich Wonder Studio: l’attesa conferma di Viva Vivaldi e il programma di Paganini Paradise, nuovo concerto immersivo con proiezioni tridimensionali.

CAST. Numerosi i solisti in scena, di cui quasi il 30% al debutto solistico in Arena. Dalle più grandi stelle del panorama internazionale ai giovani per la prima volta sull’immenso palcoscenico areniano. Applauditi sera dopo sera i professori dell’Orchestra di Fondazione Arena e gli artisti del Coro, preparati dal maestro Roberto Gabbiani, così come i ballerini coordinati da Gaetano Bouy Petrosino.

STAR. Solo per citare alcuni artisti affermati, Anna Netrebko è stata Aida, così come Aleksandra Kurzak e Maria José Siri, che ha festeggiato la propria recita numero 200 nei panni della principessa etiope. Anna Pirozzi è stata Turandot, così come Lise Lindstrom. Nei ruoli di Mimì, Violetta Valéry e Liù – Eleonora Buratto, Rosa Feola, Gilda Fiume, Mariangela Sicilia, Maria Agresta. Nel ruolo di Abigaille in Nabucco anche Marta Torbidoni e Olga Maslova, ed Erin Morley nei Carmina Burana.
In tutte le opere, mezzosoprani di primo piano quali Clémentine Margaine, Annalisa Stroppa, Anna Werle, Alisa Kolosova.
Nel ruolo di Radames Jonas Kaufmann, Roberto Alagna, Gregory Kunde e ovviamente Yusif Eyvazov, anche Calaf in Turandot e al cimento di ruoli lirici come Alfredo nella Traviata inaugurale e come Rodolfo nelle prime recite della Bohème. Altri tenori che hanno rinnovato il loro legame col Festival sono Galeano Salas, Francesco Meli (entrambi impegnati sia in Traviata sia in Nabucco), René Barbera (Alfredo e Rodolfo), Enea Scala, Vittorio Grigolo (nel gala Campioni del Mondo).
Tra i baritoni: Luca Salsi, Ludovic Tézier (entrambi come Nabucco e Giorgio Germont), Amartuvshin Enkhbat (impegnato in tutte le prime di giugno) e Youngjun Park in quattro produzioni, oltre a Mattia Olivieri, Alessio Arudini e Plácido Domingo (nel gala Campioni del Mondo). Tra i bassi nei ruoli principali, Alexander Vinogradov, Michele Pertusi, Simon Lim, Roberto Tagliavini.
Stelle anche sulle punte, dal ritorno di Roberto Bolle con Friends internazionali, che comprendono anche Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, oltre ai primi ballerini da tutto il mondo alternatisi in Zorba il greco e nelle danze di Vasiliev per l’Aida zeffirelliana, come Eleana Andreoudi, Davide Buffon, Alessandro Casà, Nicola Del Freo, Ionuţ-Andrei Diniţă e Virna Toppi.

DIRETTORI. Alla guida dei complessi artistici di Fondazione Arena si sono alternati beniamini del pubblico areniano e maestri all’atteso debutto in Anfiteatro: Michele Spotti ha diretto nella serata inaugurale, e in quelle successive, la nuova Traviata, condividendo il podio con Francesco Ivan Ciampa – impegnato anche nel gala Campioni del mondo e nelle ultime recite di Turandot. Per Aida sono tornati Daniel Oren (edizione Poda) e Francesco Ommassini (edizione Zeffirelli), per Turandot Andrea Battistoni. E tra i maestri esordienti, Francesco Lanzillotta ha diretto La Bohème, Sebastiano Rolli Nabucco, James Conlon i Carmina Burana.

DEBUTTI. Alla loro prima esperienza in Arena, i soprani Martina Russomanno (prima Violetta nella nuova produzione 2026), Carolina López Moreno, Francesca Pia Vitale, Enkeleda Kamani (tutte nella Bohème), il mezzosoprano Irene Savignano (Fenena e Amneris), i tenori Antonio Poli, Adam Smith, SeokJong Baek, i baritoni Mihai Damian (in scena in Traviata, Bohème e nei Carmina Burana), Ankhbayar Enkhbold, i bassi Mariano Buccino e Alexander Roslavets. Esordiente anche Carlo Vistoli, contraltista per la serata-evento dei Carmina Burana. Alla sua prima volta in Arena Ettore Pagano, il violoncellista che pochi mesi fa ha vinto la 75a Queen Elisabeth Competition 2026 a Bruxelles, diventando il primo violoncellista italiano a trionfare nella competizione internazionale. Esordienti anche il giovane maestro di flauto Federico Altare e il direttore Enrico Fagone, che si sono esibiti in Paganini Paradise assieme al violinista Giovanni Andrea Zanon.
In ambito di giovani e giovanissimi, con i cori di voci bianche A.Li.Ve. e A.d’A.Mus., il Festival 2026 ha visto debuttare sotto le stelle anche i piccoli componenti del nuovo Coro di voci bianche di Fondazione Arena. Particolarmente degni di nota sono inoltre gli artisti che hanno scelto di affrontare il debutto in ruoli principali proprio all’Arena di Verona in questo Festival 2026: tra loro, Lisette Oropesa come Liù, Vasilisa Berzhanskaya come Violetta, Gianluca Buratto come Ramfis o il maestro Michele Spotti alla sua prima direzione di Nabucco. Particolare cura nel comporre i cast delle 51 serate, che comprendono anche apprezzati artisti in tutti i ruoli di fianco, spesso presenti lungo tutta la durata del Festival. Tra gli interpreti, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Gezim Myshketa, Gabriele Sagona, Francesca Maionchi, Jan Antem, Matteo Macchioni, Riccardo Rados, Paolo Lardizzone, Elisabetta Zizzo, Elena Borin, Clarissa Leonardi, Saverio Fiore, Abramo Rosalen, Gianfranco Montresor, Francesco Pittari.

I RISULTATI DI BIGLIETTERIA. Le 51 serate del 103° Opera Festival hanno registrato la presenza di 416.600 spettatori e generato un incasso totale di 36.942.216 euro, il dato più alto nella storia del Festival. A fronte di circa 61 milioni 374 mila euro di costi di produzione, il 46% determinato dalla spesa del personale. Il sito web si conferma un canale centrale per la vendita, con oltre 27,9 milioni di euro di incassi generati dal digital. Il valore dell’incasso medio per recita è di 724.357 euro a serata (nel 2025 era di 742.083 ma nel 2024 era di 698.664, nel 2023 di 674.490 e nel 2022 di 575.575). Il numero di spettatori medio a serata è 8.168. Il prezzo medio del biglietto cresce e tocca quota 88,67 euro (rispetto agli 88,01 del 2025 e agli 81 euro del 2024) nonostante i prezzi dei biglietti di fascia più bassa siano rimasti invariati con tariffe da 22 euro per i gala e da 25 euro per le opere. Segno che il pubblico acquista maggiormente i posti di platea e tribuna.

IL CAPITALE UMANO. 
Sono state 1.458 le persone che hanno lavorato al Festival e hanno reso possibile il raggiungimento dei risultati 2026. Tra questi 904 sono professionisti e artisti che compongono i complessi artistici (171 professori d’Orchestra, 94 artisti scritturati, 150 artisti del Coro, 16 trombe egizie, 12 Maestri collaboratori, 63 ballerini, 133 comparse, 86 mimi, 7 maitre de ballet, 22 registi e direzione di scena, 5 coreografi, 4 costumisti, 3 light designer, 74 voci bianche e 64 figuranti minori); 269 i tecnici impegnati dietro le quinte prima, durante e dopo ogni prova e spettacolo (tra cui macchinisti, sarte, addette vestizione, elettricisti, portastrumenti, costruttori, scenografi, magazzinieri e addetti ai trasporti); 170 il personale di sala e retropalco e gli addetti alla biglietteria; 103 i componenti del personale amministrativo e dei diversi uffici, 12 i liberi professionisti.

IL RUOLO DI PARTNER, SPONSOR E 67 COLONNE. A sei anni dalla sua ideazione, il progetto 67 Colonne ha raggiunto un traguardo straordinario sfiorando i 12 milioni di euro raccolti (11,8 per l’esattezza) grazie al contributo di grandi aziende, imprenditori, istituzioni e sostenitori che credono nel valore dell’Arena come patrimonio da vivere, custodire e tramandare. Solamente nel 2026, da gennaio ad maggio, sono stati raggiunti i 2,6 milioni di euro, risultato che fa segnare un +25% rispetto al già ottimo traguardo raggiunto nel 2025 quando la raccolta superò i 2 milioni di euro a testimonianza del crescente entusiasmo del mondo imprenditoriale nei confronti di un progetto che unisce cultura, identità e responsabilità sociale. Crescono anche gli sponsor: +12% per una raccolta totale di altri 2,6 milioni di euro. L’Arena di Verona Opera Festival 2026 ha potuto contare sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che hanno composto la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.

WORLD TOUR. L’Arena rafforza il proprio profilo internazionale con il World Tour dell’Arena Opera Festival, che nell’ultimo anno ha toccato Algeri, New York, Londra, Bruxelles, Parigi e Varsavia, con eventi e concerti istituzionali contribuendo a valorizzare nel mondo il patrimonio artistico e musicale italiano, così come le fiere di Milano, Berlino, Shanghai, Seoul, Tokyo, Toronto, Abu Dhabi, Dubai, Muscat rivolte al settore del turismo internazionale.

L’ATTENZIONE DEI MEDIA. Sono state 1.284 le presenze di giornalisti al festival, delle quali 295, ossia il 23,6%, dall’estero, per un totale di 225 testate ed emittenti accreditate da 32 paesi del mondo. Oltre 6.400 gli articoli e i servizi usciti sull’Opera Festival 2026 (+12% rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno scorso). È cresciuta la presenza sul web, che rappresenta il 53% delle notizie (49% nel 2025). La carta stampata si attesta al 25%. Raddoppia la presenza sulle radio che è passata dal 3 al 6%. La televisione rappresenta il 16% del totale, con +200 servizi rispetto al 2025. Si stima un totale di 1,4 milioni di lettori e 27,6 milioni di valore delle pubblicazioni ossia + 15% rispetto al 2025 (fonte L’Eco della Stampa). Il Festival ha interessato oltre alle principali testate giornalistiche nazionali, regionali e locali, anche media da tutto il mondo, tra cui Financial Times China, La Libre Belgique e RTBF – Radio Télévision Belge de la Communauté Française (Belgio), The Chosun Daily (Corea), Hrvatska televizija (Croazia), ClassiqueNews – Forum Opéra – Opéra Magazine – Radio Classique (Francia), ARD – Die Tageszeitung  -Focus – Stuttgarter Zeitung (Germania), LF Classic (Giappone), The Guardian – Opera Now (Inghilterra), RTÉ lyric (Irlanda), Statement Media (Messico), De Nieuwe Muze (Olanda), Presto Magazine (Polonia), Ópera Actual (Spagna), Freedom Travel (Svezia), Le Temps – Neue Zurcher Zeitung (Svizzera). Cinque i giornalisti da tutto il mondo che hanno avuto accesso al palcoscenico per reportage esclusivi come comparse.

PICCOLO E GRANDE SCHERMO. L’evento Campioni del mondo. Italia loves Unesco è stato trasmesso in diretta su Rai1 il 5 giugno (quasi 2 milioni di spettatori e il 15% circa di share) con repliche su Rai 5 sia il 25 giugno che il 28 giugno, disponibile su RaiPlay. La serata inaugurale del Festival è stata ripresa dalle telecamere di Rai Cultura, che ha trasmesso la nuova Traviata in prima serata il 16 luglio su Rai3 (mezzo milione di spettatori), con repliche su Rai5 il 20 e 23 agosto e su Rai Play. Oltre 760 mila gli spettatori della messa in onda su ARD del documentario dedicato alla preparazione e al backstage di Traviata, pari al 6,1% dello share nazionale. Centinaia le persone che si sono ritrovate sui prati di Bryant Park, nel pieno centro di Manhattan, per assistere alla proiezione gratuita di Tosca. Un appuntamento realizzato in collaborazione con Carnegie Hall Citywide e Unitel che ha portato la produzione areniana del 2023 tra i grattacieli della città americana.
Tra le repliche andate in onda in tv durante l’estate: Tosca 2023 su Rai 5 l’8 agosto, Aida 2023 su Rai 5 il 15 agosto (disponibili entrambe anche su RaiPlay), Turandot 2022 su Mezzo TV, dal 4 luglio al 4 settembre, Tosca 2024 su Mezzo TV. Sono stati prodotti i dvd e blu ray disc di  Nabucco 2025 Esclusiva Unitel / C-Major e di La Bohème Esclusiva Unitel / C-Major.

DIGITAL E SOCIAL MEDIA. Nel 2026 l’Arena di Verona Opera Festival ha parlato a un pubblico digitale sempre più ampio. Il sito ufficiale ha accolto quasi 3,4 milioni di visitatori, il 51% in più rispetto all’edizione precedente, che hanno consultato complessivamente 21,5 milioni di pagine, in crescita del 77%.
Sui canali social, i contenuti legati al Festival hanno superato 200 milioni di visualizzazioni. Le pagine Facebook e Instagram di Fondazione Arena riuniscono oggi oltre 665 mila follower e, nel periodo di riferimento, hanno accolto quasi 34 mila nuovi follower, il 35% in più rispetto all’edizione precedente. Su Facebook e Instagram sono state registrate oltre 1,2 milioni di interazioni, il 71% in più rispetto all’edizione precedente. La vitalità di questo interesse è confermata anche dalle ricerche su Google. Nel corso dell’anno, le pagine del sito di Fondazione Arena sono apparse oltre 81 milioni di volte nei risultati di ricerca, generando quasi 2,4 milioni di clic. Dai due canali sono inoltre arrivati quasi 580 mila clic verso il sito. Tra gli utenti del sito quasi 225 mila utenti attivi hanno meno di 34 anni, un dato più che triplicato rispetto all’edizione precedente. Gli under 35 rappresentano circa il 14% dei follower su Facebook e il 22% su Instagram. Complessivamente, si stima che oltre 100 mila follower della community Facebook e Instagram abbiano meno di 35 anni. Il 54% degli utenti attivi sul sito proviene da Paesi diversi dall’Italia.
Anche sul digital la Germania si conferma il primo mercato internazionale, con quasi 484 mila utenti, seguita dal Regno Unito con circa 246 mila e dagli Stati Uniti con oltre 125 mila. Austria, Francia, Paesi Bassi e Svizzera riuniscono insieme quasi 383 mila utenti, pari a oltre l’11% del pubblico complessivo del sito. Quasi la metà delle impression generate dalle campagne Meta e Google è stata ottenuta fuori dall’Italia.
Nel 2026 Fondazione Arena di Verona ha fatto parlare a creator e personalità la lingua dell’opera e, allo stesso tempo, ha portato il proprio mondo nei linguaggi delle loro community.
Coinvolti complessivamente 23 talent che hanno prodotto 98 pubblicazioni, capaci di generare 20,8 milioni di impression e oltre 101 mila interazioni. Tra i Gonghisti per una sera: Tommaso Zorzi, Chiara Francini, Filippo Magnini, Fiona May, Giorgio Pasotti e gli atleti di Verona Volley.
Arena per Tutti, il progetto realizzato con Müller ha raccontato l’esperienza accessibile del Festival attraverso quattro talent, tra cui due creator sordi. I contenuti hanno generato oltre 23 milioni di impression, 3,8 milioni di visualizzazioni video e quasi 97 mila interazioni.
F, il settimanale femminile di Cairo Editore, e FAB!, la sua piattaforma social dedicata ai linguaggi delle nuove generazioni, hanno reinterpretato il Festival attraverso moda, cultura pop e creatività digitale: dai contenuti editoriali alla capsule Operacore, fino al racconto dal vivo delle serate. I 9 contenuti realizzati hanno raggiunto quasi 2,4 milioni di persone, superando 1,17 milioni di visualizzazioni video e 40 mila interazioni. Con Vogue, il video editoriale Getting Ready With ha raccontato il rituale e l’emozione di prepararsi per una serata all’Arena di Verona Opera Festival. Il contenuto ha raggiunto 110 mila profili unici e raccolto 160 mila visualizzazioni video, mentre la presenza su Vogue.it ha generato oltre 1,2 milioni di impression. Quattro food creator – Daniele Resconi, Andrea Giuseppucci, Eva Andrini e Jack Canevali – hanno reinterpretato il Festival attraverso quattro videoricette originali, ispirate alle opere e alle atmosfere dell’edizione 2026. E hanno superato complessivamente 1 milione di impression e generato oltre 39 mila interazioni, portando l’opera nelle community dedicate alla cucina e alla creatività gastronomica. Tra i risultati più significativi, la videoricetta di Jack Canevali ha raccolto quasi 23 mila interazioni, risultando il contenuto Instagram con la maggiore partecipazione dell’intera campagna creator.

ARENA OPERA FESTIVAL EXPERIENCE. È proseguito il rapporto con Infront Italy, azienda leader nella gestione di grandi eventi, che ha coordinato il progetto corporate di Fondazione Arena di Verona. Quattro le esperienze che hanno arricchito la proposta del pre-opera areniano. The Star Roof, la più prestigiosa delle iniziative, ha consentito ogni sera a 24 ospiti di accedere alla terrazza esclusiva che collega il primo anello dell’Arena con l’ala simbolo dell’anfiteatro, per gustare una cena dello chef stellato Emanuele Scarello prima di assistere all’opera. Con Veronafiere è stato organizzato Vinitaly the Opera ouverture, degustazioni pre-opera all’interno della Gran Guardia. Grande successo anche per Stone Lounge, un’area riservata per accogliere gli ospiti dall’ingresso in Arena fino all’inizio dell’opera, e per Backstage Vip Pass, per respirare l’atmosfera del “dietro le quinte” areniano alla scoperta dei luoghi non accessibili al pubblico.

IL FESTIVAL E LA CITTÀ. Il 103° Festival ha coinvolto anche il territorio cittadino, attraverso diverse iniziative. Dai maxischermi nei quartieri a visori itineranti e led wall. Lo scorso 16 luglio, in occasione della messa in onda Rai, la nuova produzione della Traviata è stata trasmessa su 5 maxischermi in parchi e piazze cittadine, progetto voluto da Comune di Verona, Fondazione Arena, in collaborazione con Rai Cultura, con nuovi contenuti divulgativi per il pubblico tra cui gli approfondimenti di Davide Annachini e Lella Costa. Anche quest’anno, nelle piazze e vie di Verona, The Arena Experience ha permesso ai visitatori di vivere, tramite la realtà virtuale, la messa in scena di una delle opere più celebri e amate del festival areniano, Carmen. Rinnovata la partnership con La Feltrinelli di Verona che ha ospitato la mostra fotografica sulla preparazione della nuova Traviata e un incontro dedicato all’anniversario di Turandot. Rinnovati gli Info Point itineranti dislocati in centro e nei punti nevralgici della città. In piazza Bra, il Social led Wall ha proiettato per tutta estate nuovi contenuti video esclusivi realizzati ad hoc da Fondazione Arena: approfondimenti, video promo, interviste ai protagonisti del Festival, così come contenuti generati dalla community online per generare senso di partecipazione e di appartenenza. Mentre sul Palazzo della Gran Guardia e lungo il Liston, stendardi e gonfaloni annunciavano le opere in programma per tutta l’estate. In piazza Bra è stato allestito il ‘Cantiere Arena’ con isole sceniche per il ricovero delle scenografie attraverso un percorso armonioso ed evocativo, con informazioni sugli allestimenti areniani, lessico e aneddoti del mondo dell’opera, attraverso parole e foto che raccontavano ai visitatori della piazza il mondo della lirica e la storia dell’Arena. Nei punti di arrivo dei turisti, come aeroporto e stazione ferroviaria, sono state posizionate le scenografie areniane.

IL PROSSIMO FESTIVAL. Già in vendita opere, concerti e gala dell’estate 2027. Il programma del 104° Arena di Verona Opera Festival sarà inaugurato il prossimo 11 giugno e proseguirà fino all’11 settembre 2027, tre mesi esatti di grande spettacolo già in vendita su www.arena.it, sui canali social Facebook e Instagram dell’Arena di Verona e alle biglietterie di via Roma e via Dietro Anfiteatro a Verona.