A FIRENZE LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL 45° PREMIO DELLA CRITICA MUSICALE “FRANCO ABBIATI”


Appuntamento domenica 19 aprile alle ore 15.00 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, nel giorno inaugurale dell’88° Festival del Maggio.
 
Il “Junge Lord” fiorentino premiato come miglior spettacolo. Saranno presenti, tra gli altri  il baritono Salsi, il soprano Miknevičiūtė, i registi Ligorio e Pizzi, i direttori Soddy e Angius.

L’Ensemble degli Intrigati e Andrea Molino eseguiranno “Dadd’s Faires” di Alex Paxton, nominato compositore dell’anno

Si terrà domenica 19 aprile 2026 alle ore 15.00 la cerimonia di consegna del 45° Premio della critica musicale “Franco Abbiati”, assegnato dall’Associazione Nazionale Critici Musicali, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, che ospita i vincitori del premio in quanto istituzione produttrice del Miglior Spettacolo dell’anno: Der junge Lord di Hans Werner Henze, con la direzione di Markus Stenz e la regia di Daniele Menghini. La premiazione, inoltre, avverrà in un giorno davvero importante: lo stesso 19 aprile, poco dopo l’Abbiati, sarà infatti inaugurato l’88° Festival del Maggio, con la messa in scena dell’opera The Death of Klinghoffer di John Adams.

L’edizione 2025 del Premio è stata dedicata alla memoria di Angelo Foletto, maestro della critica musicale italiana scomparso lo scorso 29 gennaio, presidente dell’Associazione per quasi trent’anni e grande artefice del suo consolidamento come voce autorevole e indipendente della vita musicale italiana.

Il premio come Miglior Spettacolo è stato assegnato a Der junge Lord di Hans Werner Henze, proposto per la prima volta in lingua originale in Italia. “Uno spettacolo di respiro corale, regolato come l’ingranaggio di un carillon perturbante, in cui ogni interprete del numeroso cast – insieme ai complessi del teatro con la direzione mobile e incisiva di Markus Stenz – è riuscito a sincronizzarsi con il passo di questa satira agrodolce, ambientata dal regista Daniele Menghini in un Ottocento da libro illustrato per l’infanzia, ma ambiguo, maligno”. Questa la motivazione che sarà stampata su eleganti pergamene e consegnata al Sovrintendente del Maggio Carlo Fuortes.

Alexander Soddy è stato designato come Migliore Direttore del 2025, premiato per il suo debutto in Italia su un numero significativo di partiture importanti – Wagner, Mozart, Strauss, Verdi – tra cui il Ring e un convincente Così fan tutte alla Scala, la Salome e il Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino. Il premio come Migliore Regista è andato a Cecilia Ligorio, per la regia del Re Pastore all’Opera di Roma e del Mitridate Eupatore al Teatro Massimo di Palermo: la giuria ha riconosciuto la sua capacità di rendere attuale un soggetto barocco, sottolineandone l’eterna vitalità di sentimenti politici e familiari, in una rilettura densa di pathos del mito classico e del teatro greco. Per le Migliori Scene il premiato è Gary McCann, per l’Hamlet di Ambroise Thomas al Teatro Regio di Torino – dove scene imponenti sottolineano per contrasto la solitudine di Amleto – e di Die Liebe der Danae di Richard Strauss al Teatro Carlo Felice di Genova, rarità proposta con invenzioni ricche di inventiva e ironia sullo sfondo delle rovine di un teatro bombardato. I Migliori Costumi del 2025 sono quelli creati da Giada Masi, per lo stesso Hamlet al Regio di Torino: uno Shakespeare ottocentesco e fantasioso, con costumi lussureggianti ma ironici.

Tra i vincitori nelle categorie interpretative, il premio come Migliore Cantante va al baritono Luca Salsi, schietta voce tra le più autorevoli degli ultimi decenni, premiato per le interpretazioni di alcuni dei grandi personaggi del repertorio italiano – tra gli altri Gérard al Regio di Parma, Rigoletto alla Fenice, Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino – “con sorgiva musicalità e incisiva sensibilità artistica”, come recita la motivazione. Migliore Cantante femminile è il soprano Vida Miknevičiūtė, premiata per la sua interpretazione di Sieglinde nella Walküre all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: “con vocalità perentoria ed espressiva restituisce la totalità del personaggio wagneriano”, come scrive la giuria del Premio nella motivazione

Il premio come Migliore Solista va al pianista Alexandre Kantorow, riconosciuto per un pianismo votato all’estro e al rigore della soggettività e “virtuosismo ardente ma interiorizzato, dominio e controllo del tempo senza ossessioni metronomiche, idee nuove sui compositori che affronta”. Il premio come Migliore Ensemble va a De Labyrintho, diretto da Walter Testolin: la giuria ha riconosciuto il “prezioso contributo alla conoscenza dello stile di Palestrina”, sottolineando come “la loro interpretazione del Canticum canticorum è stato il momento più alto del quinto centenario del compositore”.

Per la categoria Novità per l’Italia il premio va ad Alex Paxton per Spit Crystal Yeast-rack, Dripping (à l’orange), eseguito a Padova al Barco Teatro dall’Ensemble degli Intrigati diretto da Andrea Molino: “una musica eclettica e ipercinetica, libidinosa e ‘queer’, dove i generi più diversi, dalla musica antica al pop, vengono fatti a pezzi e mescolati come in un grande frullatore sonoro” è il commento della giuria del Premio. L’Iniziativa Musicale premiata è la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. La giuria ha così scritto nella motivazione: “con la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten il Festival della Valle d’Itria compie un gesto di alto valore artistico. La regia essenziale di Andrea De Rosa, la direzione analitica di Daniel Cohen e un cast di grande compattezza espressiva hanno restituito la visione pacifista del compositore”. 

Il Premio Speciale va ai Tre atti unici di Gino Negri (Vieni qui Carla, Giorno di nozze, Tè alle tre) al Teatro Sperimentale di Spoleto “per l’originale e coraggiosa scelta di proporre i tre atti unici di Negri al Teatro Caio Melisso, valorizzandoli attraverso la direzione di Marco Angius e la regia ironica, elegante e allusiva di Pier Luigi Pizzi, alla guida di un cast giovane e promettente.

Il Premio “Piero Farulli” per il miglior giovane ensemble va al Trio Kobalt (Irenè Fiorito violino, Lorenzo Guida violoncello, Riccardo Ronda pianoforte), che sarà presente alla cerimonia. Il Premio “Filippo Siebaneck”, destinato a iniziative di particolare significato nell’ambito della socialità musicale, va a Opera White del Teatro Sociale di Como, progetto operistico destinato agli ospiti delle RSA in Lombardia: “Falstaff di Verdi è stato proposto, eseguito da un gruppo di giovani cantanti e confezionato secondo una drammaturgia che permetteva il coinvolgimento vocale ed emotivo degli anziani spettatori, rivitalizzati nel piacere dell’ascolto teatrale e insieme stimolati nel recupero delle capacità mnemoniche e di apprendimento”.

Molti dei vincitori saranno presenti alla premiazione: da Cecilia Ligorio a Gary McCann, da Giada Masi a Luca Salsi e Vida Miknevičiūtė, Walter Testolin e l’Ensemble De Labyrintho, Alex Paxton, Silvia Colasanti (direttrice artistica del Festival della Valle d’Itria), Marco Angius, Pier Luigi Pizzi e il direttore artistico del Lirico Sperimentale di Spoleto Enrico Girardi.

L’Ensemble degli Intrigati e Andrea Molino, oltre ad essere presenti alla cerimonia, eseguiranno Dadd’s Faires di Alex Paxton, mentre il Trio Kabalt eseguirà un movimento dal secondo Trio di Johannes Brahms.

La commissione della 45ª edizione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati” è stata composta dal direttivo dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali (il presidente Andrea Estero, Alessandro Cammarano, Carlo Fiore, Gianluigi Mattietti, Carla Moreni, Roberta Pedrotti, Alessandro Rigolli) e da sette critici eletti dagli iscritti fra i soci dell’ANCM (Attilio Cantore, Sandro Cappelletto, Susanna Franchi, Giancarlo Landini, Gregorio Moppi, Lorenzo Tozzi, Gaia Varon) che, tenendo conto anche delle segnalazioni ricevute dai più di cento soci, ha decretato i vincitori, scegliendo tra produzioni, concerti e iniziative svoltesi nei teatri e nelle sale da concerto italiane nell’arco del 2025.

Elenco dei vincitori:

Spettacolo 
Der junge Lord di Hans Werner Henze 
(direttore Markus Stenz, regia Daniele Menghini; Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) 

Direttore 
Alexander Soddy 
(Siegfried Die Walküre, Teatro alla Scala di Milano; Salome Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) 

Regia 
Cecilia Ligorio 
(Mitridate Eupatore, Teatro Massimo di Palermo; Il re pastore, Teatro dell’Opera di Roma) 

Scene
Gary McCann 
(Hamlet, Teatro Regio di Torino; Die Liebe der Danae, Teatro Carlo Felice di Genova) 

Costumi 
Giada Masi 
(Hamlet, Teatro Regio di Torino) 

Novità per l’Italia 
Alex Paxton 
Spit Crystal Yeast-rack, dripping 
(Padova, Scatola Sonora) 

Solista 
Alexandre Kantorow 

Ensemble 
De Labyrintho 

Cantanti 
Vida Miknevičiūtė (Die Walküre, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma) 
Luca Salsi (Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Rigoletto, Teatro la Fenice di Venezia e altro) 

Premio “Piero Farulli” 
Trio Kobalt 
(Irenè Fiorito violino; Lorenzo Guida violoncello; Riccardo Ronda pianoforte) 

Iniziativa musicale  
Prima esecuzione italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten 
(Festival della Valle d’Itria di Martina Franca) 

Premio speciale 
Tre atti unici di Gino Negri
(Spoleto, Teatro Sperimentale) 

Premio “Filippo Siebaneck” 
Opera White (Teatro Sociale di Como) 

L’Associazione nazionale critici musicali è nata nel 1986, tra i musicologi e i professionisti dell’informazione musicale che dal 1980 si raccoglievano in libera assemblea per il Premio della critica musicale “Franco Abbiati”. L’Associazione, autofinanziata con le quote annuali dei soci, conta oggi circa cento iscritti: alla presidenza si sono avvicendati Duilio Courir (dal 1987 al 1993), Leonardo Pinzauti (dal 1993 al 1996), Angelo Foletto (dal 1996 al 2023) e Andrea Estero (in carica dal 2023). Testimone militante e critica della vita musicale italiana, attiva con Lettere aperte, convegni e prese di posizione ‘politiche’, ma senza avere scopi sindacali o corporativi, l’Associazione nazionale critici musicali esprime un suo motivato e riassuntivo giudizio attraverso l’assegnazione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati”. Il Premio, che non prevede attribuzioni in denaro, ha cadenza annuale (I edizione, stagione 1980-81). Accanto alle segnalazioni di merito assoluto – migliore spettacolo, migliori artisti della stagione: in tutti gli ambiti: dall’opera al concerto, dagli enti lirici ai festival, dalla musica eseguita a quella prodotta sotto diverse forme – il Premio Abbiati ha svolto un ruolo attivo nella segnalazione di giovani talenti e di iniziative artistiche o didattiche di particolare significato nazionale. Nel 2001 è stato istituito il “Premio Abbiati per scuola” nato in collaborazione con il Comitato Musica Cultura 2000 di Fiesole, patrocinato dalla Siem e con l’adesione di Scuola Musica Festival e Aslico/Opera Domani…, destinato a segnalare particolari iniziative didattico-educativa della scuola dell’obbligo. 

Premio della critica musicale “Franco Abbiati” 
È stato istituito nel 1981, col patrocinio dell’amministrazione comunale di Bergamo e per l’appassionata volontà progettuale di Filippo Siebaneck allora presidente dell’Azienda Autonoma di Turismo, come momento di riflessione e di analisi sulla vita musicale italiana. Intitolato al bergamasco Franco Abbiati per quarant’anni titolare della rubrica musicale del Corriere della sera, il Premio della critica musicale “Franco Abbiati” è un riconoscimento attribuito ai protagonisti delle singole annualità artistiche. Numerosi i pluripremiati nell’albo d’oro: oltre ai teatri, i direttori Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Daniele Gatti, i registi Luca Ronconi e Graham Vick, i registi-scenografi Pier Luigi Pizzi e Hugo De Ana, i pianisti Radu Lupu e Maurizio Pollini, i cantanti Anna Caterina Antonacci e Samuel Ramey, gruppi cameristici e compositori per la “novità italiana assoluta”. Le scelte rigorose e indipendenti della giuria hanno guadagnato al Premio Abbiati crescente credibilità. Accanto alle segnalazioni di merito assoluto il Premio ha svolto un ruolo attivo nella segnalazione di giovani talenti e di iniziative di particolare significato politico-culturale. Così i critici italiani hanno sottolineato, e talvolta svelato, il ruolo di piccole realtà locali, autentica ricchezza della vita musicale italiana, e si sono impegnati a segnalare il lavoro spesso isolato e silenzioso di personaggi non riconosciuti. Dando voce a operatori artistici, didatti, editori, maestri (non solo di musica), fatti e manifestazioni che pur non avendo ruoli istituzionali hanno saputo indirizzare in senso autenticamente culturale la vita musicale del nostro paese. Nel 2000, a seguito della scomparsa di Filippo Siebaneck, è stato istituito il Premio Siebaneck destinato a iniziative di particolare significato nell’ambito della didattica musicale e/o dell’avviamento professionale dei giovani. Nel 2001, col sostegno del Comune di Fiesole e del Comitato Musica Cultura, il patrocinio della Siem (Società Italiana Educazione Musicale), l’adesione di Scuola Musica Festival e Aslico/Opera domani…, è nato il Premio Abbiati “per la scuola”, a segnalare i migliori progetti didattico-educativo realizzati nella scuola dell’obbligo. Dal 2007 il Premio Abbiati gode del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e dal 2008 dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. 
 

Sabato 18 aprile : “Il piccolo principe” di Pierangelo Valtinoni al Malibran.

Dopo le prime tre recite riservate alle scuole, Il piccolo principe di Pierangelo Valtinoni apre al ‘grande’ pubblico: la replica di sabato 18 aprile ore 15.30, al Teatro Malibran, è infatti rivolta a giovani, adulti, famiglie e a tutti gli appassionati. Nata nel 2022 su commissione del Teatro alla Scala di Milano, l’opera per ragazzi su libretto di Paolo Madron, ispirata al celebre racconto di Antoine de Saint-Exupéry, sarà proposta in un nuovo allestimento con la regia di Emanuele Gamba, le scene di Bruno Antonetti, i costumi di Carlos Tieppo e il light design di Andrea Benetello.

La direzione musicale sarà affidata a Luisa Russo, che guiderà solisti e Orchestra del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, e i Piccoli Cantori Veneziani istruiti da Diana D’Alessio. La realizzazione musicale sarà a cura di OperaStudio del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia nell’ambito di una collaudata collaborazione della Fenice con il prestigioso istituto di formazione musicale.

Lo spettacolo è un appuntamento della programmazione Education della Fondazione Teatro La Fenice dedicata al pubblico delle scuole, dei giovani e delle famiglie e va in scena, fuori abbonamento, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026.

          Il sodalizio artistico tra il compositore Pierangelo Valtinoni e il librettista Paolo Madron negli ultimi venti anni ha dato vita a creazioni premiate dal riconoscimento del pubblico di tutto il mondo: a iniziare da Pinocchio per arrivare a La regina delle nevi, Il mago di Oz, Alice nel paese delle meraviglie. Nel Piccolo principe, il racconto di Antoine de Saint-Exupéry, divenuto un classico della letteratura per ragazzi, diventa ‘opera musicale’, in cui storie di amicizia e di amore si intrecciano in un viaggio educativo e sentimentale alla ricerca e alla scoperta del senso della vita.

          La poetica vicenda narra di un aviatore costretto a un atterraggio di emergenza – val la pena ricordare che lo stesso Saint-Exupéry era un aviatore, tragicamente abbattuto davanti alla costa marsigliese durante la seconda guerra mondiale – che inizia un dialogo con il misterioso, piccolo abitante del lontano asteroide B 612, sul quale vive in compagnia di tre vulcani e di una rosa cui dedica tutte le sue attenzioni. La loro ‘amicizia’ spazierà tra diversi pianeti raccontando un universo pieno di sorprese e di verità, attraverso incontri con personaggi stravaganti e bizzarri animali.          

          Il linguaggio musicale di Valtinoni riesce nella difficile impresa di coniugare il rigore della forma all’efficacia comunicativa del risultato, accettando il sistema tonale ma trattandolo con libertà nella convinzione che anche – o soprattutto – la nuova musica debba farsi accettare dal pubblico. Non mancano influenze da ambiti musicali non classici, come il pop, il rock o il jazz per arricchire un racconto di formazione che ripercorre i diversi passaggi della crescita senza censurare nemmeno i temi più complicati, specie per un pubblico di bambini, come il distacco e la morte.

          Il cast vedrà impegnati in alternanza, nel ruolo del titolo, Nao Takeuchi e Anna Basso; nel ruolo del pilota, Yang Chen e Zixuan Wang; la volpe e il passante saranno interpretati da Xinyi Wang e Sicong Zhao; il re, il serpente e un passante da Louis Lesecq e Mingxun Chang; la madre e la vanitosa da Alessia Camarin ed Eugenia Siliberto; il padre e l’uomo d’affari da Fan Wu e Zhengxian Li; la rosa e l’eco da Iara Ferrari e Yuxuan Song. Il pilota bambino sarà Pietro Gallo. 

Atmosfere esotiche e musica trascinante: La Bajadera in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine domenica 19 aprile

Il capolavoro del compositore ungherese Emmerich Kálmán fa parte della stagione di Opera, Operetta e Danza 2025/26

Un’operetta frizzante e divertente, proposta nel nuovo allestimento di Arte Scenica, con la regia di Alessandro Brachetti e la direzione di Stefano Giaroli

Brillante, divertente, con le splendide musiche del compositore ungherese Emmerich Kálmán, considerato l’ultimo grande maestro del genere operettistico, La Bajadera sarà di scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine domenica 19 aprile alle ore 18.00. Lo spettacolo, che fa parte della 29ma Stagione di Opera, Operetta e Danza firmata dalla direttrice artistica Fiorenza Cedolins e realizzata anche grazie al sostegno di Fondazione Friuli, è proposto nel nuovo allestimento di Arte Scenica.

Al suo debutto a Vienna nel 1921, La Bajadera fece letteralmente impazzire il pubblico e godette subito di un successo enorme. Complici senza dubbio le atmosfere esotiche ma, soprattutto, la presenza di nuovi motivi musicali che avevano in gran parte sostituito il valzer e che apparvero, fin dalla prima esibizione, destinati a sicura popolarità. La facile vena compositiva che anima i cori, le romanze e i motivi danzanti, i duetti comici piacevolissimi, coloriti, ricchi di originalità e vivacità catturarono subito il pubblico e ancor oggi affascinano gli ascoltatori di quest’operetta elegante, sostenuta da una ricca strumentazione con finali pieni di grandiosità.

La vicenda, nata dalla fantasia dei librettisti Julius Brammer e Alfred Grünwald, è ambientata a Parigi e vede protagonista il principe indiano Radjani di Lahore. Il giovane è alla ricerca di una moglie da sposare entro lo scadere del suo trentesimo anno d’età: solo così potrà mantenere il diritto al trono. Tutto sembra vano finché Radjani non s’imbatte nella diva Odette Darimonde: per conquistare la riottosa soubrette, il principe decide di ricorrere al suo rubino magico, la Rosa di Jaipur, grazie al quale la cantante dichiara di essersi innamorata perdutamente di lui…

Fra i solisti spiccano Renata Campanella (Odette Darimonde), Antonio Colamorea (Principe Radjani di Lahore) e Alessandro Brachetti (Napoleone Garibaldi). Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane e Coro Novecento diretti da Stefano Giaroli, Corpo di Ballo Novecento, coreografie di Salvatore Loritto. Firma la regia Alessandro Brachetti, le scene e i costumi sono di Artemio Cabassi.

Emmerich Kálmán (anche Imre Kálmán) è con Franz Lehár il più noto rappresentante dell’operetta viennese ed è considerato l’ultimo grande maestro del genere. Alla base del suo successo è il valzer viennese fuso con le csárdás ungheresi; le operette La principessa della Czarda, La contessa Maritza e La principessa del circo sono ancora oggi i fondamentali di questo specifico repertorio. Nato da famiglia ebrea nel 1882 a Siófok, sulla sponda Sud del lago Balaton, Kálmán mostra sin da giovanissimo uno spiccato interesse per la musica; aspira a diventare un pianista da concerto ma una forma di artrite precoce lo costringe a dedicarsi alla composizione. Studia al Ginnasio di Budapest, poi all’Accademia reale nazionale ungherese di musica, assieme a Béla Bartók e Zoltán Kodály. Il suo straordinario talento appare già dalle prime composizioni: nel 1904, a Budapest, presenta con successo Saturnalia, uno scherzo per orchestra cui seguono il poema sinfonico Endre e Johanna e, nel 1906, la commedia musicale a sfondo patriottico L’eredità di Pereszlényi. Nel frattempo, sotto pseudonimo, scrive canzoni per il primo cabaret sorto a Budapest. La popolarità raggiunta dalle sue composizioni lo stimola a concentrare la sua attività nella scrittura di operette: dopo il successo ottenuto con Manovre d’autunno, rappresentata a Budapest il 22 febbraio 1908, si trasferisce a Vienna dove inizia a comporre operette in lingua tedesca per le locali compagnie teatrali. Il trionfo arriva nel 1915 con La principessa della Czarda, eseguita migliaia di volte nei principali teatri musicali di tutto il mondo, e con La Bajadera (1921) rappresentata con enorme successo a Vienna e a New York. Nel 1936 la prima rappresentazione dell’Imperatrice Giuseppina ha luogo a Zurigo e non a Vienna a causa delle crescenti tensioni politiche. Con l’occupazione nazista dell’Austria, Kálmán si rifugia a Parigi e nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti. Tornato nella capitale francese nel 1949, viene insignito della Legion d’Onore. Muore nel 1953 e il suo ultimo lavoro, Arizona Lady, è completato dal figlio Charles nel 1954.

Info e biglietteria

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni spettacolo e concerto.

Infopoint di via Rialto 2/ a Udine aperto dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 15.30 alle 18.30.

Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00). biglietteria@teatroudine.it  www.teatroudine.it

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE
via Trento, 4 – 33100 Udine

domenica 19 aprile 2026 – ore 18.00

LA BAJADERA

Odette Darimonde Renata Campanella
Principe Radjani di Lahore Antonio Colamorea
Napoleone Garibaldi Alessandro Brachetti
Galina Anastasia Pachankova Silvia Felisetti

Luigi Filippo La Tourette Fulvio Massa

Dewa, aiutante del Principe Francesco Mei

Madame Trebisonde Elena Rapita

Corpo di Ballo Novecento

coreografie Salvatore Loritto

Coro Novecento

Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane

direttore Stefano Giaroli

coordinamento musicale Antonio Braidi

scene e costumi Artemio Cabassi

realizzati da Arte Scenica Reggio Emilia

luci Marco Ogliosi

regia Alessandro Brachetti

produzione Arte Scenica

Il 19 aprile viaggio nel grande Romanticismo, il Salotto musicale di Nevile Reid prosegue con il Quartetto Ghedin

Dopo il successo del concerto inaugurale, prosegue la terza edizione del Salotto musicale di Nevile Reid, rassegna promossa dalla Fondazione Ravello che sta animando la primavera della Città della musica.

Domenica 19 aprile alle ore 12, nell’Auditorium di Villa Rufolo, sarà protagonista il Quartetto Cino Ghedin, giovane e promettente formazione cameristica composta da Laura Licinio al pianoforte, Filippo Bogdanovic al violino, Myriam Traverso alla viola e Mattia Geracitano al violoncello.

Il concerto propone un intenso percorso nel cuore del Romanticismo tedesco con due capolavori del repertorio cameristico: il Quartetto per pianoforte in mi bemolle maggiore op. 47 di Robert Schumann, pagina luminosa e ricca di slancio espressivo, e il Quartetto per pianoforte n. 3 in do minore op. 60 di Johannes Brahms, opera di grande profondità emotiva e complessità strutturale, tra le più significative della maturità del compositore.

Il Quartetto Cino Ghedin, costituitosi nel 2024 presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si è già distinto per qualità interpretativa e rapidità di affermazione. Attualmente impegnato nel corso di alto perfezionamento di Musica da Camera con il Maestro Ivan Rabaglia, il gruppo prosegue parallelamente la propria formazione con il Maestro Bruno Giuranna presso l’Accademia Stauffer di Cremona, collaborando anche con musicisti di primo piano come Enrico Pace.

Nonostante la recente formazione, il quartetto ha già avviato un’intensa attività concertistica in importanti contesti italiani e ha ottenuto riconoscimenti in prestigiosi concorsi nazionali e internazionali, tra cui il primo premio assoluto al “Fanny Mendelssohn International Competition”.

Con questo appuntamento, il Salotto musicale di Nevile Reid conferma la propria attenzione ai giovani talenti e alla grande tradizione cameristica, offrendo al pubblico un nuovo momento di alta qualità artistica nella cornice unica di Villa Rufolo.

L’accesso ai concerti è gratuito per il pubblico residente e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.it; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621

“Rotte Sonore 2026”: Note d’argento: il Lirico per la Grande Età

Orchestra e Coro del Teatro Lirico, diretto da Massimo Fiocchi Malaspina,

sabato 18 aprile alle 18 al Teatro Carmen Melis in Chorus Live

Sabato 18 aprile alle 18 al Teatro Carmen Melis, ridotto del Teatro Lirico di Cagliari, è in programma un appuntamento musicale straordinario, intitolato Chorus Live, che propone un brillante e coinvolgente concerto sinfonico-corale interamente dedicato a celebri e popolari pagine musicali tratte da opere liriche, musical e brani sacri, nell’interpretazione di Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari diretti da Massimo Fiocchi Malaspina che ha istruito anche la compagine corale.

Il Teatro Lirico di Cagliari, con questa nuova proposta culturale denominata Note d’argento: il Lirico per la Grande Età, prosegue una serie di appuntamenti, inseriti nella rassegna musicale “Rotte Sonore 2026”, rivolti appunto alla “Grande Età” (residenze per anziani, circoli, associazioni, UniLiber – Università del Tempo Libero).

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 60 minuti circa e non prevede l’intervallo.

Il concerto viene eseguito per le scuole, sempre al Teatro Carmen Melis, lunedì 20, martedì 21 e mercoledì 22 aprile sempre alle 11 per cercare di creare così un’occasione di formazione per i giovani studenti, allo scopo anche di rinnovare il nuovo pubblico. Chorus Live infatti rientra nel programma didattico Educational 2026 del Teatro Lirico di Cagliari.

Prezzi biglietti (posto numerato): € 10 (recita serale), € 5 (recite scuole).

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo. Biglietteria online: www.vivaticket.com.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.teatroliricodicagliari.it.

Massimo Fiocchi Malaspina – Direttore e maestro del coro

Nato a Novara, ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, dove si è diplomato in musica corale e direzione di coro, in composizione e in pianoforte e al Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, dove ha conseguito il diploma in direzione d’orchestra. Si è inoltre perfezionato in Direzione d’orchestra all’Accademia musicale pescarese sotto la guida di Donato Renzetti. In qualità di pianista e di direttore si è esibito in numerosi teatri e sale da concerto italiane ed estere (Svizzera, Germania, Spagna, Cina, Giappone, Emirati Arabi) e per la RAI. Collabora con As.Li.Co., OperaLombardia e con il Teatro Sociale di Como in qualità di maestro del coro di voci bianche, maestro del coro per le produzioni liriche e per il progetto 200.com e di compositore e arrangiatore per OperaDomani. Ha collaborato con il Teatro Regio di Parma in qualità di maestro del coro, maestro del coro di voci bianche e direttore musicale di palcoscenico, con il Teatro Comunale di Piacenza in qualità di direttore musicale di palcoscenico, con Ravenna Festival e Macerata Opera Festival in qualità di maestro del coro. Si occupa degli arrangiamenti corali per il programma televisivo “Fratelli di Crozza”, ha collaborato con il Clan Celentano ed è stato il professore di canto corale nel docu-reality “Il Collegio 2” in onda su RAI2. È Direttore artistico di Arona Music Academy e, dal 2022, è docente al Conservatorio di Musica di Cagliari. Insieme a Lucrezia Drei è ideatore di OnTheatre.tv, la prima piattaforma on demand interamente dedicata al teatro e sviluppata durante il lockdown della primavera del 2020. Dal 2022 è maestro del Coro Sinfonico di Milano. Si è laureato in Filosofia all’Università di Lugano e ha vinto diversi premi in concorsi di musica da camera e corale (in duo con il baritono Niccolò Scaccabarozzi e con il coro Le voci del Mesma) e in concorsi letterari.

A Villa Lanfranchi per le giornate delle Case Museo dei personaggi Illustri, 18 e 19 aprile

Concerto nell’oratorio/ teatrino e visite speciali alla Camera delle Meraviglie

Villa Lanfranchi a Santa Maria del Piano (Lesignano de’ Bagni) crea nuove occasioni d’incontro, sempre Piaceri d’Arte, come la Fondazione, nata a nome del Maestro che ha abitato quella dimora storica, ha deciso di nominare le proprie iniziative: nel gusto di stare insieme godere delle occasioni di bellezza per musica, canto, teatro.

Dopo la bella apertura primaverile di Villa Lanfranchi con il Coro Tebaldi, i prossimi appuntamenti, sabato e domenica, 18 e 19 aprile, sono legati alle <Giornate internazionali delle case museo>, un’iniziativa di sempre maggiore successo in Europa e non solo. Grande l’attrazione verso le abitazioni di artisti, scrittori, musicisti, scultori…si esplorano gli studi, le stanze private con particolare curiosità, desiderio di scoprire aspetti della vita di un autore magari particolarmente amato. La villa di Mario Lanfranchi è stata riconosciuta <Casa d’Illustre> dalla Regione Emilia Romagna e in pochi anni più di mille sono stati i visitatori.

In particolare <L’Associazione Nazionale Case della Memoria si propone di far conoscere e valorizzare le dimore storiche, con la consapevolezza che non è possibile leggere le opere immortali dei grandi scrittori, ammirare i dipinti e le sculture di artisti geniali, in definitiva conoscere la storia, senza “incontrare” i suoi protagonisti, il loro vissuto, il forte legame con il territorio>.

Fondazione Mario Lanfranchi propone quindi, per sabato e domenica 18 e 19 aprile, visite speciali, ore 10,30 e 15 in entrambe le giornate, con la possibilità di avvicinare alcuni oggetti della Wunderkammer, la <camera delle meraviglie>, come la stupefacente, raffinatissima Madonna con bambino in avorio del XVI secolo o la collezione dei sonaglietti argentei del XVII e XVIII secolo per bambini di famiglie aristocratiche. Non solo: domenica, alle ore 17, si terrà, all’interno dell’oratorio/ teatrino, il concerto <Contrasti e architetture: Beethoven, Schumann, Prokofiev> del Duo, che ha già meritato numerosi riconoscimenti, composto da Monica Righi al violoncello e Ivan Maliboshka al pianoforte.

Visite guidate: euro 10. Concerto: euro 10. Prenotazione obbligatoria al 3391667852

FONDAZIONE ARENA DI VERONA INCANTA LONDRA

CONCERTO ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA E AL CAFÈ ROYAL

DELEGAZIONE ANCHE A NEW YORK CON GIORNALISTI E TOUR OPERATOR

Inghilterra e Stati Uniti crescono in Arena: +24% e +15% di spettatori nel 2025, con un deciso balzo in avanti tra i principali mercati di provenienza del pubblico dell’Opera Festival

Londra applaude, New York risponde: l’Arena di Verona punta a consolidare le presenze straniere dai due Paesi che nel 2025 hanno registrato la maggior crescita, portando arte e cultura nel mondo e creando nuove occasioni di relazione e incontro.

Ieri sera Fondazione Arena di Verona è stata protagonista all’Istituto Italiano di Cultura, registrando il tutto esaurito. La serata, dedicata al canto lirico patrimonio dell’umanità, si è trasformata in un viaggio musicale affidato alle voci di Rosa Feola, Vittoriana De Amicis, SeokJong Baek, Gezim Myshketa, Matteo Macchioni e Francesca Maionchi.

Al pianoforte, il Sovrintendente Cecilia Gasdia ha accompagnato gli artisti così come il pubblico alla scoperta del Festival 2026, restituendo tutta la forza evocativa dell’Arena di Verona: un luogo storico in cui la musica diventa esperienza collettiva. A sottolineare l’unicità del lavoro areniano, il Vicedirettore Artistico Stefano Trespidi.

La serata è stata aperta dal Direttore dell’Istituto Francesco Bongarrà. Presenti anche l’Incaricato d’Affari ad interim d’Italia nel Regno Unito Riccardo Smimmo, e il Vice Direttore Generale del Ministero degli Affari Esteri Filippo La Rosa, a testimonianza del valore strategico della cultura come strumento di dialogo e promozione internazionale.

L’evento ha visto la collaborazione di Casa Sartori, che ha offerto i vini, e di San Bernardo, acqua ufficiale dell’Opera Festival.

“Tornare a Londra con la nostra arte è motivo di grande orgoglio – ha dichiarato Cecilia Gasdia –. La visibilità internazionale ottenuta negli ultimi mesi, anche grazie alle cerimonie olimpiche, ci offre un’opportunità unica: raggiungere nuovi pubblici e avvicinarli all’opera. L’emozione che abbiamo visto negli occhi delle persone in questi giorni è il segnale che c’è ancora tanto da fare”.

“Siamo felici di ospitare un’istituzione come Fondazione Arena di Verona, guidata da una grande artista come Cecilia Gasdia – ha commentato Francesco Bongarrà –. Eventi come questo possono avvicinare sempre più il pubblico britannico al fascino dell’Arena e alla città di Verona”.

“Il confronto diretto con operatori e pubblico internazionale – ha aggiunto Stefano Trespidi – genera relazioni concrete, apre nuove progettualità e rafforza la nostra visione: pensare sempre più in grande grazie al supporto delle Istituzioni e dei privati”.

Il successo londinese è stato preceduto da un esclusivo evento al Café Royal, che ha coinvolto circa cento tour operator internazionali, e da tre intense giornate a New York con incontri mirati con la stampa e professionisti del turismo. Un lavoro di relazioni che si traduce in opportunità tangibili per il territorio e per il Festival.

Inghilterra e Stati Uniti sono i due Paesi che nel 2025 hanno registrato una importante crescita di spettatori in Arena. Rispettivamente +24% per l’Inghilterra che è balzata al terzo posto dopo Italia e Germania e +15% per gli Stati Uniti al sesto posto per presenze in Arena.

Markus Stenz dirige l’Orchestra del Teatro La Fenice; in programma musiche di Rebel, Haydn e la Primavera di Schumann

Markus Stenz sarà protagonista del prossimo evento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice. Nel concerto in programma venerdì 17 aprile 2026 ore 20.00 (turno S) e sabato 18 aprile ore 17.00 (turno U), il maestro tedesco – impegnato in questi giorni sullo stesso palcoscenico anche nella direzione musicale del Lohengrin di Wagner – dirigerà l’Orchestra del Teatro La Fenice in un percorso musicale dalla sperimentazione barocca al classicismo viennese e alla sua eredità romantica. Tre i brani proposti: Le Cahos da Les Éléments di Jean-Féry Rebel; la Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore Hob:i:102 di Franz Joseph Haydn e, dopo l’intervallo, la Prima Sinfonia in si bemolle maggiore op. 38 Primavera di Robert Schumann. La prima di venerdì 17 aprile 2026 sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3.

          Figlio del cantore Jean Rebel, Jean-Féry Rebel (1666-1747) fu allievo diretto di Jean-Baptiste Lully, di cui ereditò lo stile e il prestigio presso la corte di Francia. Molto impegnato come didatta, Rebel si dedicò con particolare impegno e passione alla musica per la danza e il teatro, componendo balletti e suite eseguiti nelle fastose rappresentazioni di corte. Les Éléments (Gli Elementi), definita ‘sinfonia nuova’ dal suo stesso autore, è una successione di nove pezzi strumentali concepiti per uno spettacolo danzato. Se tutti i numeri riflettono il gusto tipico della musica francese dell’epoca, non è così per il prologo di 127 battute (non concepito per la danza) che apre la suite, cioè Le Cahos (Il caos), senza dubbio il più originale e audace dell’intera composizione e quasi un’anticipazione dell’atonalità di molte creazioni musicali del ventesimo secolo.

La Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore Hob.i:102 fa parte del secondo gruppo delle cosiddette dodici ‘Sinfonie londinesi’, quelle cioè che Franz Joseph Haydn (1732-1809) compose fra il 1791 e il 1795 . Nel 1790 Haydn sciolse i legami con la corte degli Esterházy, e dopo la morte del principe Miklós, ormai sessantenne e compensato con un cospicuo vitalizio, scelse di intraprendere la libera professione e decise quindi di accettare il contratto particolarmente generoso offerto da Salomon. La Sinfonia in si bemolle maggiore n. 102 fu eseguita con grande successo il 2 febbraio 1796 al King’s Theatre in Haymarket di Londra per l’apertura della stagione di opere e concerti. Come le altre pagine londinesi, il compositore riprende lo schema formale adottato fin nei primi lavori del 1773-1784, con un primo movimento in forma-sonata; un secondo tempo Adagio cantabile o Andante con variazioni seguito da un Minuetto dal ritmo spesso militaresco e comunque assai deciso, e un finale in forma di rondò. Per rispondere alle caratteristiche dell’orchestra di Salomon, la strumentazione è più ricca, così come sono più generose le invenzioni che i numerosi virtuosi dell’orchestra potevano realizzare pienamente.

Dopo le innovazioni pianistiche delle opere giovanili e i capolavori liederistici del 1840, quello successivo, per Robert Schumann (1810-1856), è l’anno dedicato alle ricerche in ambito sinfonico. Ed è così che prende forma la Sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore op. 38, denominata Primavera. Anche in questo genere, il compositore tenta di reinterpretare e in qualche modo ‘superare’ i confini formali ed espressivi dettati dalla tradizione, attraverso l’inserimento di sperimentazioni fino ad allora adottate solamente in ambito pianistico e liederistico. La sua Prima Sinfonia, dedicata al re di Sassonia Friedrich August, fu composta nelle sue linee generali in soli quattro giorni, fra il 23 e il 26 gennaio 1841. Lo slancio creativo irrefrenabile prese poi forma nell’intenso lavoro di orchestrazione che tenne impegnato Schumann fino al 20 febbraio; il 31 marzo a Lipsia, nel Gewandhaus, ebbe luogo la prima esecuzione diretta da Felix Mendelssohn Bartholdy, durante una serata che vide impegnata in veste di solista anche la moglie Clara.

In occasione dell’evento diretto da Markus Stenz, si rinnoverà il consueto appuntamento con le conferenze di approfondimento della Stagione Sinfonica: il concerto di venerdì 17 aprile 2026 sarà infatti preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale della serata nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 90,00) sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

markus stenz

Considerato uno dei più autorevoli direttori del nostro tempo, inizia la stagione 2025-2026 con una nuova produzione del Wozzeck di Berg e concerti sinfonici alla Fenice, dove dirige anche il Lohengrin nell’aprile 2026. Dopo le performance di Die Walküre e Siegfried con la Hangzhou Philharmonic Orchestra, conclude il Ring di Wagner in questa stagione dirigendo Götterdämmerung ad Hangzhou. Ritorna poi a due delle sue collaborazioni di lungo corso, quella con la Seoul Philharmonic Orchestra e quella con la Netherlands Radio Philharmonic Orchestra, oltre alla Oregon Symphony Orchestra, all’Orchestra della Finnish National Opera e alla Shanghai Symphony Orchestra, tra molte altre. Ha ricoperto incarichi di grande rilievo, tra cui quelli di direttore principale della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra (2012-2019), direttore ospite principale della Baltimore Symphony Orchestra (2015-2019) e direttore in residenza della Seoul Philharmonic Orchestra (2016-2021). È stato direttore musicale generale della città di Colonia e Gürzenich-Kapellmeister per undici anni, dirigendo Don Giovanni, il Ring, Lohengrin, Tannhäuser e Die Meistersinger von Nürnberg, così come Jenůfa e Káťa Kabanová di Janáček e Love and Other Demons di Eötvös. Ha debuttato nell’opera nel 1988 al Teatro La Fenice. Nel 2018 vede la luce l’attesa prima mondiale di Fin de partie di Kurtág alla Scala (dove ha riscosso grande successo anche con Elektra di Strauss), opera ripresa alla Dutch National Opera e poi, in prima esecuzione francese, all’Opéra National de Paris. Il suo debutto negli Stati Uniti è avvenuto con la Detroit Symphony Orchestra ed è poi tornato in America dirigendo la Oregon Symphony e la Indianapolis Symphony Orchestra. Altri recenti momenti di rilievo sono stati i concerti con mdr Leipzig Radio Symphony Orchestra, Dortmund e Luxembourg Philharmonic Orchestra, Orchestre National de Lyon e Barcelona Symphony Orchestra. Ha studiato all’Hochschule für Musik di Colonia sotto la guida di Volker Wangenheim e a Tanglewood con Leonard Bernstein e Seiji Ozawa. Gli è stata conferita l’Honorary Fellowship del Royal Northern College of Music di Manchester e il Silberne Stimmgabel dello Stato di North Rhein/Westphalia. Alla Fenice dirige Der Protagonist di Weill (2025), Ariadne auf Naxos (2024), Der fliegende Holländer (2023), Elegy for Young Lovers di Britten (1988) e una serie di concerti in diverse stagioni sinfoniche.

QUADRI IN MUSICA AL FILARMONICO

DEBUTTANO MOSER AL VIOLONCELLO E TEBAR SUL PODIO

Nel weekend tornano anche le visite guidate

Venerdì 17 aprile, alle 20, e sabato 18 aprile alle ore 17

Non solo il capolavoro di Musorgskij nella spettacolare orchestrazione di Ravel: venerdì 17 e sabato 18 aprile l’Orchestra di Fondazione Arena esegue in prima assoluta Quadreria, tre movimenti sinfonici dai ricordi del compositore Galante. Ad aprire il concerto l’avvincente Concerto per violoncello di Dvořák eseguito da Johannes Moser, virtuoso al debutto veronese come il direttore Ramón Tebar

Musorgskij QUADRI

Tebar, Moser

venerdì 17 aprile ore 20.00

sabato 18 aprile ore 17.00

Teatro Filarmonico di Verona

E se i quadri fossero musica? La risposta, almeno per le tele dell’amico Hartmann, l’ha data Musorgskij. I suoi immaginifici Quadri di un’esposizione risuonaneranno al Teatro Filarmonico venerdì 17 e sabato 18 aprile grazie ai mille colori dell’orchestrazione di Ravel. In apertura di programma, il celebre Concerto per violoncello che il boemo Dvořák scrisse ispirato dal suo viaggio in America, e la prima assoluta di Quadreria, nuova composizione di Carlo Galante commissionata da Fondazione Arena. Ad eseguire il brillante programma, due artisti di fama mondiale al debutto veronese con l’Orchestra di Fondazione Arena: il direttore Ramón Tebar e il virtuoso del violoncello Johannes Moser. Preludio per le scuole venerdì, e visite guidate sabato con Le sale della musica.

Tra il 1892 e il 1895 il compositore boemo Antonin Dvořák (1841-1904) visse negli Stati Uniti d’America e diresse il neonato Conservatorio di New York: molte delle sue opere più note e apprezzate sono state create in questo periodo. La ricchezza melodica, unita al dominio della forma sonata e dell’armonia tardoromantica, ha trovato affinità con il folklore americano, tra danze e spiritual. Caratteristiche che si trovano nella Nona (e ultima) sinfonia, detta appunto “Dal Nuovo Mondo”, o nel celebre QuartettoAmericano”, e naturalmente nel Concerto per violoncello in si minore, considerato il più bello del repertorio da molti degli illustri solisti che l’hanno affrontato dal 1896 ad oggi. Concepito nei classici tre movimenti, è in realtà il secondo cimento di Dvořák in questo genere, dopo un’opera giovanile rimasta in bozza e oggi nota in due successive orchestrazioni. In questo più maturo Concerto, dopo il maestoso Allegro iniziale in fitto dialogo tra violoncello e orchestra sinfonica, tornano oasi di intenso lirismo nell’Adagio ma non troppo. Danza e virtuosismo si intrecciano nel tempo finale, che rimanda alle innovazioni dell’ultima sinfonia. Venerdì 17 aprile alle 20, con replica sabato 18 aprile alle 17, a cimentarsi a Verona in questa celebre pagina sarà Johannes Moser, virtuoso del violoncello tedesco-canadese, al suo debutto con l’Orchestra di Fondazione Arena dopo essersi esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo con le più prestigiose orchestre, dai Berliner Philharmoniker alla Royal Concertgebow di Amsterdam, dalla London Symphony Orchestra alle “big five” americane, le sinfoniche di New York, Chicago, Cleveland, Philadelphia e Boston. Vincitore del concorso Čajkovskij 2002 e insignito del premio Brahms 2014, è protagonista di diverse incisioni discografiche. Suona un violoncello Andrea Guarneri del 1694.

A dirigere lui e l’Orchestra areniana, un altro esordio a Verona di primo piano: Ramón Tebar, direttore attivo tra Europa e Americhe, con incarichi stabili a Naples e Arantzazu, già a Valencia e Miami. Il maestro spagnolo sarà impegnato in una prima assoluta, Quadreria, tre schizzi sinfonici di Carlo Galante commissionati da Fondazione Arena. Rovine di un tempio con sortilegi, Giovane uomo con tricorno e Il tormento di Didone: tre quadri, impressi nella memoria dell’autore che li rievoca in musica. Autore, come lo stesso Galante spiega nelle note di sala, che «non ha alcun interesse descrittivo ma piuttosto cerca di riflettere su quelle remote emozioni che hanno segnato l’immaginazione del bambino». La nuovissima Quadreria sarà un gustoso e inedito accostamento ai Quadri di un’esposizione composti da Modest Musorgskij in ricordo dell’amico Hartmann, artista e architetto prematuramente scomparso, evocato in dieci tele viste in una mostra a lui dedicata. Il russo Musorgskij (1839-1881), anima geniale e sregolata del “possente gruppetto dei cinque” all’alba della coscienza nazionale in musica, scrisse questa suite pianistica di dieci quadri, separati da quattro “promenade”, passeggiate dello spettatore tra una sala e l’altra dell’esposizione. Il potere immaginifico della composizione per pianoforte spinse diversi compositori a strumentarla per grande orchestra, già all’indomani della morte di Musorgskij. Ma la più spettacolare (e fortunata) delle orchestrazioni rimane quella del 1922 firmata dall’insuperabile compositore (e colorista) Maurice Ravel, con un impatto indimenticabile che amplifica tutta la potenza dell’originale.

La Stagione Sinfonica 2026 propone altri cinque appuntamenti in doppia data tra aprile, maggio e novembre, con direttori e solisti di fama internazionale, alle prese con grandi classici del repertorio dall’Ottocento ad oggi, diverse prime esecuzioni per Verona e prime assolute commissionate da Fondazione Arena: è ancora possibile acquistare carnet e biglietti singoli per ogni data al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e nella rete Vivaticket.

APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI. La programmazione 2026 di Arena Young riguarda anche l’intera Stagione Sinfonica. Ogni venerdì, per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola può assistere ai concerti a tariffe agevolate, partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena. Info e prenotazioni: Ufficio Didattica Cultura e Formazione scuola@arenadiverona.it – tel. 0458051933

LE SALE DELLA MUSICA: VISITE GUIDATE. Sabato 18 aprile tornano anche Le Sale della Musica, un calendario di visite guidate per approfondire storia, curiosità e dietro le quinte del Teatro Filarmonico ma anche conoscere le professionalità che lavorano in teatro e l’attività di messinscena di opere e concerti. Tutte le giornate di visita (dieci appuntamenti fino a dicembre, di sabato mattina) avranno un primo turno alle ore 10.30 (già sold-out il 18 aprile) e un secondo turno alle ore 12, ancora con posti disponibili. Il percorso varia ogni volta in base agli spettacoli in produzione, dura un’ora circa ed è aperto a gruppi fino a 20 persone. È possibile riservare il proprio posto con un biglietto intero di 5 euro o ridotto a 3 euro per le fasce Under30/Over65. arena.it

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA

Via Dietro Anfiteatro 6/b 

Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00) – sabato (09.15 – 12.45) – chiusa la domenica

Via Roma 1 

Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00) – mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00) – domenica (12.00 – 15.30) – chiusa il lunedì

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 8005151

www.arena.it

Rete vendita Vivaticket

Teatro Filarmonico 3° concerto

venerdì 17 aprile ore 20.00

sabato 18 aprile ore 17.00

Musorgskij QUADRI Tebar, Moser

Direttore Ramón Tebar

Violoncello Johannes Moser

Orchestra di Fondazione Arena di Verona

Antonín Dvořák (1841-1904)

Concerto per violoncello e orchestran. 2 in si minore op. 104

***

Carlo Galante (*1959)

Quadreria, nuova commissionedi Fondazione Arena di Verona – PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA

Modest Petrovič Musorgskij (1839-1881)

Quadri di un’esposizione, ricordo di Viktor Hartmann (versione per orchestra di Maurice Ravel, 1922)

Durata complessiva: 115 minuti circa compreso un intervallo

TCBO: DOPO 34 ANNI TORNA A BOLOGNA ROBERTO DEVEREUX

L’opera di Donizetti va in scena dal 17 al 22 aprile al Comunale Nouveau con la direzione musicale di Renato Palumbo e la regia di Alfonso Antoniozzi

Protagonisti Francesco Demuro, Roberta Mantegna, Raffaella Lupinacci e Vladimir Stoyanov

Amore, gelosie e intrighi politici nella corte reale inglese del Cinquecento: questa l’atmosfera che regna in Roberto Devereux di Gaetano Donizetti, capolavoro del belcanto che il Teatro Comunale di Bologna porta in scena al Comunale Nouveau dal 17 al 22 aprile, a trentaquattro anni di distanza dall’ultima rappresentazione bolognese, avvenuta nel 1992. Il dramma è proposto nell’allestimento firmato dal regista e baritono Alfonso Antoniozzi per il Teatro Carlo Felice di Genova nel 2016, ripensato a dieci anni dal debutto in una nuova veste appositamente per gli spazi del Nouveau. Sale sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna Renato Palumbo. Nel ruolo del titolo c’è Francesco Demuro, mentre a interpretare l’iconica regina Elisabetta I Tudor è chiamata Roberta MantegnaRaffaella Lupinacci canta Sara, e Vladimir Stoyanov veste i panni del Duca di Nottingham. Le scene sono di Monica Manganelli, i costumi di Gianluca Falaschi e le luci di Paolo Liaci. La regia è ripresa da Luisa Baldinetti.

Roberto Devereux, pur portando nel titolo il nome maschile di uno dei protagonisti, è in realtà un dramma centrato sulla sovrana Tudor, un’opera che mette in luce la solitudine del potere regale e lo scorrere inesorabile del tempo. La vicenda narrata esplora infatti la progressiva decadenza emotiva di una regina divisa tra ragion di Stato e passioni private. Una tensione che trova il suo culmine nell’ultima aria intonata da Elisabetta, la celebre Vivi ingrato, a lei d’accanto: cantilena intensa e struggente in cui la regina, dopo aver condannato a morte l’uomo che amava, manifesta il desiderio di liberarsi dal peso del proprio ruolo.

L’allestimento ideato da Antoniozzi si sviluppa in una dimensione dichiaratamente metateatrale: lo spazio scenico è costruito ispirandosi a elementi architettonici che evocano la struttura del Globe Theatre e l’atmosfera dell’Inghilterra elisabettiana. In questo contesto simbolico prende così forma il dramma interiore della sovrana. «Gli anni di regno gravano su di lei come il suo manto ogni giorno più pesante» dice il regista, «i giorni sempre uguali passati a recitare la parte della regina, rinunciando a essere donna, sono come una maschera diventata troppo stretta». Baritono di fama internazionale, Antoniozzi da anni affianca alla carriera di cantante quella di regista, firmando numerose produzioni come Il barbiere di Siviglia e Gianni Schicchi ad Astana e al Tuscia Opera Festival, Le nozze di Figaro al Teatro Colón di Buenos Aires, Anna Bolena al Regio di Parma; Aida e Maria Stuarda al Teatro Carlo Felice di Genova. Al TCBO Antoniozzi ha esordito alla regia nel 2009 con Don Pasquale di Donizettiportando in scena negli anni successivi anche La traviata di Verdi (2010).

La direzione musicale è invece affidata a Renato Palumbo, direttore d’orchestra ospite dei principali teatri e festival internazionali, dalla Scala di Milano all’Opéra de Paris, dalla Royal Ballet & Opera di Londra alla Wiener Staatsoper, fino all’Arena di Verona e ai palcoscenici di Amburgo, Tokyo, Buenos Aires, Madrid e Barcellona. Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici e ospite frequente della fondazione lirico sinfonica felsinea, torna a Bologna dopo il recente Barbiere di Siviglia di Rossini a dicembre 2025.

Il Roberto Devereux bolognese vede impegnati sul palco Francesco Demuro come Roberto Devereux – uno dei suoi ruoli simbolo –, tenore ospite regolare di istituzioni prestigiose come il Metropolitan Opera House, la Royal Ballet & Opera di Londra, l’Opéra de Paris, la Staatsoper Berlin e la Scala di Milano; Roberta Mantegna, già interprete di Elisabetta sui palcoscenici di Sydney, Washington, Napoli e Venezia; Raffaella Lupinacci nel ruolo di Sara, giovane mezzosoprano in rapida ascesa nel repertorio belcantistico;  e il baritono Vladimir Stoyanov nei panni del duca di Nottingham, che ha cantato in teatri come il Teatro alla Scala, la Staatsoper Berlin, la Wiener Staatsoper e all’Opera di Los Angeles. Nelle recite del 18 e 21 aprile i ruoli sono interpretati da Matteo Desole (Roberto Devereux), Karen Gardeazabal (Elisabetta I), Aoxue Zhu (Sara) – entrambe sono al loro debutto nel ruolo – e Simone Piazzola (Duca di Nottingham). 

Completano il cast Pierluigi D’Aloia nel ruolo di Lord Cecil, Nicolò Donini in quello di Sir Gualtiero, Giuseppe Nicodemo e Gianluca Monti, che si scambiano nei panni di Un familiare di Nottingham, e Tommaso Norelli e Sandro Pucci che si alternano in quelli di Un paggio. Il Coro del TCBO è preparato da Giovani Farina. Sul palco anche gli attori Domenico Indiveri, Giacomo Gaetano Liva, Giordano Boschi, Lisa Manzini, Lucia Fontanelli.

L’opera Roberto Devereux fa parte, insieme ad Anna Bolena (1830) e a Maria Stuarda (1835), del cosiddetto “ciclo delle regine Tudor” di Donizetti. Composta nel 1837 a Napoli su libretto di Salvatore Cammarano, l’opera debuttò in quello stesso anno al Teatro San Carlo, dove fu rappresentata fino al 1848 quasi senza interruzioni, per poi intraprendere un’importante carriera internazionale negli anni successivi. Basata sulla tragedia Élisabeth d’Angleterre di Jacques-François Ancelot, la vicenda si ispira – romanzandola – al legame tra Roberto Devereux, conte d’Essex, e la regina Elisabetta I d’Inghilterra, l’impavida figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, ultima dei sovrani della dinastia Tudor.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

I biglietti – da 30 a 130 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio.

STAGIONE D’OPERA 2026 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Roberto Devereux

Tragedia lirica in tre atti

Musica di Gaetano Donizetti

Libretto di Salvatore Cammarano

Dalla tragedia di Jacques-François Ancelot Elisabeth d’Angleterre

Direttore Renato Palumbo

Regia Alfonso Antoniozzi, ripresa da Luisa Baldinetti

Costumi Gianluca Falaschi

Luci Paolo Liaci

PersonaggiInterpreti
Regina ElisabettaRoberta Mantegna (17, 19 e 22 aprile) | Karen Gardeazabal (18 e 21 aprile)
SaraRaffaella Lupinacci (17, 19 e 22 aprile) | Aoxue Zhu (18 e 21 aprile)
Roberto DevereuxFrancesco Demuro (17, 19 e 22 aprile) | Matteo Desole (18 e 21 aprile)
Il Duca di NottighamVladimir Stoyanov (17, 19 e 22 aprile) | Simone Piazzola (18 e 21 aprile)
Lord CecilPierluigi D’Aloia
Sir Gualtiero RaleighNicolò Donini
Un familiare di NottinghamGiuseppe Nicodemo (17, 19 e 22 aprile) | Gianluca Monti (18 e 21 aprile)
Un paggioTommaso Norelli (17, 19 e 22 aprile) | Sandro Pucci (18 e 21 aprile 2026)

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Maestro del CoroGiovanni Farina
Costumista collaboratoreGian Maria Sposito

Comunale Nouveau

Venerdì 17 aprile, ore 20 – PRIME
Sabato 18 aprile, ore 18 – POMERIGGIO 2
Domenica 19 aprile, ore 16 – DOMENICA
Martedì 21 aprile, ore 18 – POMERIGGIO 1
Mercoledì 22 aprile, ore 20 – SERA

“The Death of Klinghoffer” di John Adams inaugural l’88º Festival del Maggio Musicale Fiorentino

Domenica 19 aprile alle ore 17, nella Sala Grande del Teatro, prende il via l’88esima edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

In scena “The Death of Klinghoffer” l’opera di John Adams, su libretto di Alice Goodman, ispirata a uno dei fatti storici e internazionali più rilevanti degli ultimi decenni, ossia il sequestro della nave da crociera “Achille Lauro”, avvenuto nell’ottobre del 1985.

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio il maestro Lawrence Renes, la regia e le scene dello spettacolo – mai rappresentato a Firenze – sono firmate da Luca Guadagnino.

Altre due le recite in cartellone: il 22 aprile alle ore 20 e il 26 aprile alle ore 15:30.

Si ringrazia Ferragamo per il sostegno

Si ringraziano per la consulenza sui costumi Ursula Patzak e per l′opera d′arte Berlinde De Bruyckere

Un ringraziamento al professor James Williams per la consulenza storica

Un’opera contemporanea mai rappresentata a Firenze, il debutto sulle scene fiorentine di Luca Guadagnino e di Lawrence Renes e una storia contemporanea che tuttora, a distanza di oltre quarant’anni, lascia il segno per i risvolti umani, storici e politici che ancora riesce ad evocare. The Death of Klinghoffer titolo di forte impatto politico e civile è lo spettacolo con cui si alza il sipario sull’88º Festival del Maggio Musicale Fiorentino che così rinnova la propria grande tradizione di presentare titoli contemporanei nuovi o molto rari. L’opera, composta da John Adams, non è mai andata in scena prima d’ora al Teatro del Maggio così come sono inedite a Firenze le sue composizioni. Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Lawrence Renes, un vero specialista, esecutore e profondo conoscitore delle composizioni di Adams. La regia e le scene sono di Luca Guadagnino, tra i più affermati registi cinematografici a livello mondiale che per la prima volta firma la regia di uno spettacolo al Teatro del Maggio. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini, la coreografia è curata da Ella Rothschild. I costumi sono di Marta Solari, le luci di Peter van Praet, Mark Grey è il sound designer.

Tre le recite in programma nella Sala Grande: il 19 aprile alle ore 17, il 22 aprile alle ore 20 e il 26 aprile alle ore 15:30.

La recita inaugurale del 19 aprile sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3 e in differita su Rai 5, lo stesso giorno, alle ore 18.

“Sono particolarmente lieto di inaugurare il Festival del Maggio con The Death of Klinghoffer di John Adams, in una nuova produzione affidata alla regia di Luca Guadagnino e alla direzione di Lawrence Renes.” dice Carlo Fuortes, sovrintendente del Maggio.

 “Si tratta di un’opera straordinariamente ricca, complessa e profonda, su libretto di Alice Goodman, che considero tra i testi più intensi, duri e poetici del secondo dopoguerra. È una scrittura densa di richiami, di citazioni al sacro, che nel tempo non sempre è stata accolta e interpretata nella sua piena natura di opera d’arte, né valutata nella sua interezza. Un teatro d’opera non deve limitarsi a intrattenere, ma ha anche il compito di confrontarsi con i grandi temi del nostro tempo, sempre attraverso un linguaggio artistico. Quando, due anni fa, con Guadagnino abbiamo iniziato a immaginare questo progetto, non era prevedibile l’attualità che oggi circonda quest’opera. E tuttavia la sua lettura scenica rifugge ogni forma di speculazione o di riferimento diretto al presente. Proprio per questo, la scelta di inaugurare il Festival con questo titolo incarna pienamente la nostra idea di teatro d’opera: un teatro che sappia parlare all’oggi, alle questioni che riguardano tutti noi, senza trasformarsi in un trattato di geopolitica, ma elevando il discorso attraverso la forza del linguaggio artistico. In questo senso, l’opera di Adams si distingue per uno straordinario equilibrio, dando voce a tutte le parti coinvolte – ebrei, palestinesi, e tutti i protagonisti della vicenda – con una misura e una profondità davvero rare. Non siamo di fronte a un racconto di cronaca, ma a una trasfigurazione che si avvicina alla solennità dell’oratorio. La stessa Goodman ne ha sottolineato questa natura, una visione condivisa da Guadagnino e Renes, che mi sento di accostare, per ampiezza e respiro, a una vera e propria “Passione” di matrice bachiana. The Death of Klinghoffer è, a mio avviso, un’opera che stimola il pensiero e invita alla riflessione senza imporre risposte. Lascia aperti gli interrogativi, come è proprio delle grandi opere d’arte. È questo lo spazio che il teatro deve saper offrire oggi, e mi auguro che il pubblico possa accoglierla nella sua straordinaria profondità.”

“Affrontare The Death of Klinghoffer significa confrontarsi con una delle partiture più complesse e profonde del nostro tempo” -seguendo le parole del sovrintendente, il direttore Lawrence Renes, così continua: “La musica di John Adams che è un compositore che ammiro e del quale posso dirmi amico, possiede una bellezza straordinaria, ma richiede anche uno sforzo enorme da parte di tutti: orchestra, coro, cantanti e direttore. È, per certi versi, un Everest musicale, una sfida che mette alla prova ogni livello dell’esecuzione. Non ho già avuto occasione di dirigerla, questo per me è un debutto, e perciò sono particolarmente felice di essere coinvolto in questa produzione fiorentina anche perché ho l’occasione di lavorare con Luca Guadagnino del quale conosco l’amore verso la musica di Adams e che portato sempre con sé nel proprio cinema. In quest’opera, parola e musica sono indissolubilmente legate. Ogni scelta ritmica, ogni inflessione melodica nasce direttamente dal testo di Alice Goodman: non esistono forme tradizionali come aria o recitativo, ma un flusso continuo in cui la musica si modella sulla lingua, sul ritmo e sul significato delle parole. È una scrittura che chiede precisione assoluta, ma che allo stesso tempo riesce a raggiungere momenti di intensa emozione e persino di trascendenza. Anche dal punto di vista sonoro, Klinghoffer è un’opera profondamente contemporanea: l’uso dell’elettronica, dei sintetizzatori e dell’amplificazione non ha lo scopo di aumentare il volume, ma di dialogare con il nostro modo attuale di ascoltare, creando un’esperienza immersiva e diretta. Ma al di là degli aspetti tecnici, ciò che rende quest’opera davvero necessaria è la sua dimensione umana. Klinghoffer ci invita a entrare nella complessità delle vite e delle esperienze dei personaggi, senza semplificazioni, senza giudizi immediati. Ci chiede di ascoltare, di comprendere, di accogliere punti di vista diversi, anche quando risultano difficili o scomodi. È un’opera che parla al nostro presente con una forza sorprendente e che, proprio per questo, richiede da parte di chi ascolta un’apertura profonda, libera da pregiudizi.”

Il regista Luca Guadagnino commenta: “Ho desiderato portare in scena The Death of Klinghoffer perché è un’opera che conosco e amo da molto tempo, ma che raramente si ha l’occasione di vedere rappresentata. Per questo sono riconoscente a Carlo Fuortes per aver accettato la mia proposta che mi porta qui al Maggio per la prima volta, con Lawrence Renes sul podio, direttore che avevo avuto modo di apprezzare anni fa a Londra sempre in un’opera di Adams Doctor Atomic. Klinghoffer è un’opera che considero, insieme a Nixon in China, uno dei grandi capolavori del nostro tempo: un’opera che nasce da una collaborazione artistica radicale tra John Adams, Peter Sellars e Alice Goodman e che possiede una forza capace di agire in profondità nello spettatore di andargli sottopelle. Il cosiddetto scandalo che ha accompagnato Klinghoffer non è, a mio avviso, di natura politica, ma umana. Questa opera ci mette di fronte alla complessità dell’anima e ci chiede di confrontarci con essa senza rifugiarci in letture semplicistiche. Non esiste un bianco e un nero, non esistono categorie nette di bene e di male: pensare in questi termini significa tradire la natura stessa dell’opera. Il cuore del lavoro sta nella sua capacità di chiederci un atto profondo di immedesimazione. Tutti i personaggi, e noi con loro, siamo chiamati a entrare nell’esperienza dell’altro, anche quando è distante, anche quando è difficile da accettare. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere: di riconoscere che l’umanità è fatta di relazioni, di tensioni, di fragilità condivise. In questo senso, Klinghoffer è un teatro profondamente psicologico, quasi una confessione collettiva. Il mio lavoro è stato quello di cercare di restituirne la verità, liberandola dalle incrostazioni ideologiche che nel tempo ne hanno condizionato la ricezione, e riportandola alla sua dimensione più pura: quella di un’indagine sull’interiorità umana. La musica di John Adams è intimamente legata a questa visione e sotto questo punto di vista desidero sottolineare la perfetta sintonia con Lawrence Renes: è una musica che non accompagna semplicemente la scena, ma che è carne viva del racconto, profondamente connessa alla storia e alla Storia. In alcuni momenti raggiunge una dimensione quasi trascendente esattamente come dice Renes, come se fosse un oratorio e su questo sono d’accordo con Fuortes, dando forma alla vita interiore dei personaggi, anche nei suoi aspetti più contraddittori. Nel mio approccio registico ho cercato di rispettare la specificità del linguaggio operistico, senza sovrapporre a esso logiche cinematografiche. Il teatro musicale richiede un processo creativo autonomo, e proprio in questo confronto ho trovato la possibilità di rimettermi in discussione e di cercare nuove forme espressive. Credo che oggi, più che mai, quest’opera abbia qualcosa di urgente da dire: ci invita a sospendere il giudizio e a esercitare uno sguardo più profondo, più complesso, più umano sul mondo e sull’Altro.”

Un aspetto importante della messinscena inaugurale del Festival è rappresentato dalla coreografia pensata da Ella Rothschild, che ne ha sottolineato l’importanza poiché essa riesce a dare ancora più risalto alla musica e al rilievo che quest’ultima ha proprio sul piano narrativo dello spettacolo: “Nell’opera, ciò che mi commuove è già presente nella straordinaria musica di John Adams e nel potente libretto di Alice Goodman. La coreografia appartiene a questa ricchezza e le permette di svilupparsi ulteriormente. Per me, crea un modo di soffermarsi un po’ più a lungo su ciò che l’opera già contiene: compassione, tristezza, perdita, giustizia, violenza, tutte queste correnti che attraversano l’opera con tanta forza. Può aprire leggermente lo spazio, rallentare il tempo per un momento e lasciare che queste emozioni attraversino il corpo, oltre che la voce e la parola. Questo cambia la consistenza dell’esperienza: la musica viene ascoltata in modo diverso, il testo arriva in modo diverso, e la vita interiore dell’opera emerge sotto un’altra luce. Credo che la danza abbia creato una sorta di dannazione in cui nulla è spiegato eccessivamente, e tuttavia qualcosa diventa profondamente chiaro.”

L’opera come il titolo stesso evoca, rivolge il suo sguardo narrativo a uno dei più rilevanti fatti storico-internazionali degli ultimi decenni: il sequestro dell’Achille Lauro, la nave da crociera italiana dirottata nel primo pomeriggio del 7 ottobre del 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina, una fazione dissidente della ben più nota OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Nel corso delle concitate e frenetiche ore che seguirono il sequestro – che portò, come è noto, all’uccisione di Leon Klinghoffer, un cittadino americano di religione ebraica, costretto in sedia a rotelle che si trovava in crociera per festeggiare il suo anniversario di matrimonio – gli equilibri internazionali vissero momenti molto delicati che portarono la relazione diplomatica fra l’Italia e gli Stati Uniti a una situazione complessa che ebbe il suo culmine nella cosiddetta ‘Crisi di Sigonella’.

The Death of Klinghoffer si struttura in un prologo e due atti e si basa sul libretto, in questo caso un’opera d’arte poetica, scritto dalla poetessa Alice Goodman ed è andata in scena per la prima volta a Bruxelles al Teatro de la Monnaie nel 1991. In Italia è stata rappresentata per la prima e unica volta nel 2002 a Ferrara e a Modena.

Il cast è formato da Daniel Okulitch come The Captain; da Laurent Naouri che interpreta la parte di Leon Klinghoffer; da Susan Bullock nelle vesti di sua moglie, Marylin Klinghoffer; Marina Comparato nei panni sia di Swiss Grandmother che di Austrian Woman e da Joshua Bloom nella parte di Rambo, il leader dei terroristi. Completano la compagnia di canto Andreas Mattersberger come The first Officer; Roy Cornelius Smith nella parte di Molqi; Mamoud è Levent Bakirci; Janetka Hoșco è la British dancing girl e Marvic Monreal interpreta la parte di Yazmir.

La locandina:

THE DEATH OF KLINGHOFFER

di John Adams

Libretto di Alice Goodman

Maestro concertatore e direttore Lawrence Renes

Regia e scene Luca Guadagnino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Coreografia Ella Rothschild

Costumi Marta Solari

Luci Peter van Praet

Sound designer Mark Grey

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

The Captain Daniel Okulitch

The first Officer Andreas Mattersberger

Swiss Grandmother/Austrian Woman Marina Comparato

Molqi Roy Cornelius Smith

Mamoud Levent Bakirci

Leon Klinghoffer Laurent Naouri

Rambo Joshua Bloom

British dancing girl Janetka Hoșco

Omar Ioanna Kykna

Marylin Klinghoffer Susan Bullock

Scultura Berlinde De Bruyckere

Make-Up Artist Fernanda Perez

Hair Stylist Massimo Gattabrusi

Figurinista Elena Pavinato

Assistente musicale Joseph Marcheso

Assistente alla regia Paola Rota

Assistente scenografa Axelle Ponsonnet

Assistente costumista Davide Boni

Artisti danzatori: Micah Best, Zachary Buri, Jenna Davis, Matilde Di Ciolo, Flavio Ferruzzi, Ria Girard, Shaked Heller,Emilia Martinez, Skye Notary, Riley O’Flynn, Reika Shirasa

Figuranti speciali e acrobati: Elena Barini, Roberta Benvenuti, Sabina Casaroni,

Luciano Colzani, Maria Caterina Frani, Federica Garavaglia, Leila Ghiabbi (acrobata),

Alma Sophie Golinski, Edoardo Groppler, Giada Inserra (acrobata), Sandro Mabellini,

Stefano Mascalchi, Guido Mazzoni, Francesco Pacelli, Leonardo Paoli (acrobata),

Irene Petris, Laura Pistolesi (acrobata), Carlo Pucci, Federico Raffaelli, Roberta Raimondi,

Hortencia Teran, Simone Ticci (acrobata)

Prezzi:

Visibilità limitata: 15€ – Galleria: 35€ – Palchi: 45€ – Platea 5: 45€ – Platea 4: 65€ –

Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ – Platea 1: 130€

Durata complessiva: 2 ore e 35 minuti circa

Così fan tutte a Cagliari: le 5 edizioni del passato

Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart

prima rappresentazione Vienna, Burgtheater, 26 gennaio 1790

nota a cura di Franco Masala

Il debutto cagliaritano di Così fan tutte risale soltanto al 1956 per il bicentenario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart in un’edizione che poggiava sulla Despina indiavolata di Alda Noni, pilastro del Mozart italiano di allora, e sulla regìa di Sandro Bolchi che sarebbe stato poi aureolato dalla nascente RAItv. Del resto il primo allestimento di un’opera del grande Salisburghese in città era stato Don Giovanni nel 1883, con una sola distanziatissima ripresa nel 1951. Poi più niente fino al 1956 quando ripartì l’interesse per Mozart, portando successivamente all’allestimento del terzo titolo dapontiano (Le nozze di Figaro) e delle due opere in tedesco (Il ratto dal serraglio e Il flauto magico).

Che poi sull’enorme ritardo di Così fan tutte a Cagliari abbia influito la pruderie riguardo alla vicenda scabrosetta dello scambio delle coppie è possibile, ma sicuramente le varie edizioni (1982, 1995, 2001 e 2013) hanno presentato tutte qualche punta di interesse. Nel 1982 spiccavano la Dorabella di Maria Casula e la Despina di Mariella Adani, mentre le recite del 1995 avvennero nel Teatro delle Saline, forse non entusiasmante per l’acustica ma sicuramente adatto come spazi all’opera settecentesca. Ottavio Dantone diresse l’edizione del 2001 che prevedeva il Ferrando di Juan Diego Florez, rapidamente sparito dal cast (questione di budget?) in favore di un collega decisamente meno blasonato. Nel 2013, infine, la carta vincente fu la regìa di Damiano Michieletto, ambientata in una sorta di albergo del libero scambio con la trovata di travestire i due amanti come “figli dei fiori” coatti, suscitando sorpresa e ilarità.

La produzione odierna è quella di Mario Martone, utilizzata anche da Claudio Abbado a Ferrara, che ritorna ad un allestimento innovativo ma tradizionale.

Per completare il Mozart cagliaritano si può ricordare l’allestimento dell’operina incompiuta L’oca del Cairo, dovuto al Conservatorio di Musica “G. P. da Palestrina”, negli spazi all’aperto del Lazzaretto nel 2002.

A quando un capolavoro come Idomeneo?

Franco Masala

Diviso tra arte, musica e architettura, dal 1952 segue, con passione, l’attività musicale cagliaritana, spaziando anche in teatri nazionali ed esteri. Ha pubblicato molti lavori di storia dell’architettura e di musica, ultimo Marta Du Lac Storie di una cantante ebrea americana in Italia (Zecchini, Varese 2023). Recensisce spettacoli per la rivista specializzata “Musica”.

Teatro Massimo

Stagione lirica

11-14-17 marzo 1956

personaggi e interpreti

Fiordiligi Ester Orell

Dorabella Fernanda Cadoni

Guglielmo Rolando Panerai

Ferrando Alfredo Nobile

Despina Alda Noni

Don Alfonso Marcello Cortis

maestro concertatore e direttore Alberto Erede

maestro del coro Vittorio Barbieri

regia Sandro Bolchi

scene Sormani

costumi Casa d’Arte Cerratelli

esecuzione in occasione del bicentenario della nascita del compositore

Auditorium del Conservatorio

Stagione lirica

22-24-27 gennaio 1982

personaggi e interpreti

Fiordiligi Anastasia Tomaszewska Schepis

Dorabella Maria Casula

Guglielmo Lino Puglisi

Ferrando Renzo Casellato

Despina Mariella Adani

Don Alfonso Francesco Signor

maestro concertatore e direttore Karl Martin

Orchestra e Coro dell’Istituzione

maestro del coro Olinto Contardo

regia, scene e costumi Vittorio Patanè

allestimento del Teatro Regio di Torino

Teatro delle Saline

Stagione sinfonico-concertistica-danza-lirica

14-16-18-20-22 gennaio 1995

personaggi e interpreti

Fiordiligi Mariangela Spotorno

Dorabella Francesca Franci

Guglielmo Riccardo Novaro

Ferrando Wonjun Lee

Despina Maria Chiara Chizzoni

Don Alfonso Francesco Facini

maestro concertatore e direttore Sandro Sanna

Orchestra e Coro dell’Istituzione

maestro del coro Stefano Adabbo

regia Daniele Abbado

scene e costumi Luigi Perego

luci Claudio Coloretti

nuovo allestimento dell’Istituzione dei Concerti

Teatro Lirico di Cagliari

Stagione lirica e di balletto

23-25-28 febbraio, 2-4 marzo 2001

personaggi e interpreti

Fiordiligi Dagmar Schellenberger

Dorabella Enkelejda Shkosa

Guglielmo Ildebrando D’Arcangelo

Ferrando Roberto Saccà

Despina Giovanna Donadini

Don Alfonso Natale De Carolis

maestro concertatore e direttore Ottavio Dantone

Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari

maestro del coro Paolo Vero

regia Daniele Abbado

scene e costumi Luigi Perego

luci Claudio Coloretti

allestimento del Teatro Lirico di Cagliari

Teatro Lirico di Cagliari

Stagione lirica e di balletto

18-20-22-24-25-26 ottobre 2013

personaggi e interpreti

Fiordiligi Yolanda Auyanet (18-20-25)/Ellie Dehn (22-24-26)

Dorabella Paola Gardina (18-20-25)/Alessia Nadin (22-24-26)

Guglielmo Mario Cassi (18-20-25)/Giovanni Guagliardo (22-24-26)

Ferrando Randall Bills (18-20-25)/Francisco Corujo (22-24-26)

Despina Alessandra Marianelli (18-20-25)/Pervin Chakar (22-24-26)

Don Alfonso Bruno de Simone (18-20-22-25)/Paolo Maria Orecchia (24-26)

maestro concertatore e direttore Christopher Franklin

Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari

maestro del coro Marco Faelli

regia Damiano Michieletto

scene Paolo Fantin

costumi Carla Teti

luci Fabio Barettin

allestimento del Teatro La Fenice di Venezia

ricerche storiche a cura di Pierluigi Corona

Al via la seconda tranche dell’iniziativa promozionale : La Fenice per la Cittàe La Fenice per la Città metropolitana

Al via la seconda tranche dell’iniziativa promozionale La Fenice per la CittàLa Fenice per la Città metropolitana, felice collaborazione tra il Teatro e i due enti pubblici veneziani che consente ai residenti nel Comune di Venezia e nel territorio della Città metropolitana di acquistare online, sul sito del Teatro www.teatrolafenice.itbiglietti a soli 25 euro per alcuni degli spettacoli in scena al Teatro La Fenice, al Teatro Malibran e al Teatro Goldoni. 

Biglietti di platea a 25 € per i residenti nel Comune

e nel territorio della Città metropolitana di Venezia

la seconda tranche in vendita esclusivamente dal 15 al 17 aprile 2026

La vendita di questa speciale tipologia di titoli di accesso riguarderà un numero limitato di posti, fino a esaurimento della disponibilità, e sarà aperta esclusivamente dalle ore 11.00 di mercoledì 15 aprile e fino a venerdì 17 aprile 2026. Sarà possibile acquistare fino a due posti per persona per un evento a scelta fra gli spettacoli messi a disposizione.

Come per la prima tranche della promozione, i titoli saranno proposti al prezzo agevolato sia ai residenti del comune che della città metropolitana di Venezia, attraverso lo stesso codice coupon METROPOLIVE26. Per quanto riguarda questa seconda tranche, i biglietti a 25 € saranno riservati a una selezione di ventitré date nell’ambito delle Stagioni Lirica e Balletto in corso: si tratta in particolare di due titoli d’opera al Teatro Malibran, Enrico di Borgogna e L’elisir d’amore  di Gaetano Donizetti; un titolo d’opera al Teatro La Fenice, Venere e Adone di Salvatore Sciarrino; un dittico al Teatro Goldoni, composto da The Telephone di Gian Carlo Menotti e Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein; due spettacoli di danza al Teatro Malibran, quello che vedrà protagonista l’Hamburger Kammerballet con coreografie di John Neumeier e Dear Son con la coreografia di Sasha Riva & Simone Repele.

Il primo spettacolo lirico cui è destinata la promozione è Enrico di Borgogna di Gaetano Donizetti. Opera eroica in due atti su libretto di Bartolomeo Merelli, basata sul dramma Der Graf von Burgund di August von Kotzebue, singolare drammaturgo e impresario teatrale di fine Settecento, questa partitura fu rappresentata per la prima volta al Teatro Vendramin San Luca di Venezia il 14 novembre del 1818 e, se si esclude la scena lirica del Pigmalione, rappresenta la prima vera opera del copioso catalogo donizettiano, la prima che venne effettivamente rappresentata. Vi si misurerà per la prima volta l’esperto direttore d’orchestra Corrado Rovaris, alla guida di un cast che comprenderà Teresa Iervolino, Giuseppina Bridelli, Dave Monaco e Omar Montanari quali interpreti principali. Con una curiosità: per tutti gli artisti si tratta di debutti nei rispettivi ruoli. La messinscena sarà firmata da Silvia Paoli. Questo nuovo allestimento, realizzato in collaborazione con il Festival Donizetti di Bergamo, sarà in scena al Teatro Malibran il 12, 14, 16, 18, 20 giugno 2026, tutte date accessibili a tariffa agevolata per i residenti del Comune e della Città metropolitana di Venezia.

Il secondo spettacolo lirico collegato alla speciale promozione sarà Venere e Adone di Salvatore Sciarrino, che andrà in scena in prima rappresentazione italiana. Basata su un libretto di Fabio Casadei Turroni e dello stesso Sciarrino, nata grazie a una commissione della Staatsoper di Amburgo, questa partitura contemporanea debuttò proprio ad Amburgo tre anni fa, il 28 maggio 2023, e sarà riproposta a Venezia nel medesimo allestimento del debutto con la regia di Georges Delnon, le scene di Varvara Timofeeva e i costumi di Marie-Thérèse Jossen. Della parte musicale sarà responsabile il direttore Kent Nagano, alla guida di un cast di prestigio composto da Layla Claire, Randall Scotting, Evan Hughes, Cody Quattelbaum, Matthias Klink, Kady Evanyshyn, Nicholas Mogg e Vera Tarlenko. Fonte principale del libretto è l’Adone di Giovan Battista Marino, poeta caro a Monteverdi, con un innesto, un ‘duettino’, una fine piega psicologica tolta al Venere e Adone di John Blow, maestro di Purcell. Il sottotitolo – Naufragio di un mito – dà qualche riferimento sull’opera. Lo spiega l’autore stesso: «Per comprendere meglio il sottotitolo, possiamo cominciare dalla fine. L’Epilogo, infatti richiama in scena la schiera dei personaggi al gran completo, ed essi cantano senza mezzi termini: avete assistito a una tremenda storia d’amore. Ma poi chi ha vinto, si domandano, Amore o Morte? […] Venere e Adone incarnano la parodia d’ogni umana debolezza. Adone, povero mortale, si rende ridicolo con la spavalderia di un adolescente; in realtà è un giocattolo nelle mani degli dei. Amore stesso, quintessenza di un capriccio spietato, lo compatisce mentre accetta di mettere una sua freccia fra quelle di Adone. Fra i protagonisti, paradossalmente, il Mostro sarebbe l’unico a mostrare vaghi accenni di sensibilità». Cinque le repliche in agenda al Teatro La Fenice, il 26, 27, 28, 30 giugno, 1 luglio 2026, anche in questo caso tutte date accessibili a tariffa agevolata per i residenti del Comune e della Città metropolitana di Venezia.

Il terzo spettacolo lirico collegato alla promozione sarà la ripresa del felicissimo allestimento feniceo dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. Melodramma giocoso in due atti su un libretto di Felice Romani, tratto dal libretto francese Le Philtre di Eugène Scribe, L’elisir d’amore fu presentato il 12 maggio 1832 al Teatro alla Canobbiana di Milano e segnò la definitiva consacrazione di Donizetti in quella piazza, dopo il lusinghiero trionfo di Anna Bolena (1830) e l’esito incerto di Ugo conte di Parigi (1832). Fin dalla prima, L’elisir d’amore è divenuto un classico dell’opera ottocentesca: un classico ‘atipico’, perché non ascrivibile al genere serio né a quello dell’opera comica, quanto piuttosto a quel genere intermedio, via via definito come «opera semiseria» o «comédie larmoyante», che dalla seconda metà del Settecento fino all’Ottocento inoltrato si era fatto principale veicolo d’identificazione borghese, ponendo in primo piano la serietà del contenuto sentimentale, inteso come edificante strumento di commozione. L’elisir d’amore sarà riproposto nella collaudatissima produzione con la regia di Bepi Morassi, con le scene e i costumi di Gianmaurizio Fercioni. Dirige Francesco Ivan Ciampa. Quattro le repliche al Teatro Malibran: il 26, 28, 30 agosto, 1 settembre 2026, tutte date accessibili a tariffa agevolata per i residenti del Comune e della Città metropolitana di Venezia.

Quarto spettacolo lirico collegato alla promozione sarà il dittico novecentesco composto da The Telephone di Gian Carlo Menotti, a ottant’anni esatti dalla sua genesi,e Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein, un titolo che a Venezia ancora non era mai stato rappresentato. Opera buffa in un atto, su libretto dello stesso autore, Il telefono di Menotti nacque dalla penna di Menotti esattamente ottant’anni fa su invito della Ballet Society di New York, che chiese a Menotti un contraltare comico alla serata dedicata all’allestimento di un’altra sua partitura, The Medium, cui molto spesso ancora oggi viene abbinata. Il breve atto unico, della durata di una ventina di minuti, debuttò al Heckscher Theater di New York il 18 febbraio 1947 ma venne prodotto anche dall’Ethel Barrymore Theater di Broadway, riscuotendo un successo che si protrasse per centinaia di repliche. In Europa fu rappresentato fin dal 1948 (Londra, Parigi) mentre la prima italiana fu al Festival internazionale di musica di Venezia (1948), in coppia con il dodecafonico Incubo di Riccardo Nielsen. Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein andrà in scena in prima rappresentazione veneziana: l’opera in un atto e sette scene su libretto dello stesso Bernstein è una delle sole due pagine per il teatro lirico per le quali il compositore americano scrisse sia parole che musica, insieme al Peter Pan. Dal carattere oscuro, cupo, misterioso, questa partitura del giovane Bernstein sembra voler rappresentare un quadro autobiografico della propria vita familiare, con delle punte di sarcasmo quasi autopunitivo. Trouble in Tahiti debuttòil 12 giugno 1952 al Festival of the Creative Arts di Bernstein nel campus della Brandeis University di Waltham, Massachusetts, davanti a un pubblico di quasi tremila persone. Il dittico sarà presentato in un nuovo allestimento con la regia di Gianmaria Aliverta. La direzione musicale sarà di Francesco Lanzillotta. Nel cast spicca la presenza del baritono Allen Boxer. Cinque le repliche al Teatro Goldoni il 9, 10, 11, 13, 14 ottobre 2026, tutte date accessibili a tariffa agevolata per i residenti del Comune e della Città metropolitana di Venezia.

Sul fronte ballettistico, la proposta del Teatro veneziano nell’ambito della collaborazione con Comune e Città metropolitana prevede due eventi, due spettacoli di danza che affrontano da diversi punti di vista l’atroce attualità della guerra. Nel primo dei due appuntamenti, debutterà a Venezia l’Hamburger Kammerballett, compagnia di danza composta da ballerini professionisti con formazione classica, nata nel 2022 con l’obiettivo di sostenere i danzatori ucraini rifugiati in Germania. Attualmente ne è direttore artistico Edvin Revazov, dal 2003 ballerino e dal 2010 primo solista dell’Hamburg Ballet John Neumeier. La compagnia proporrà a Venezia due coreografie, entrambe firmate da John Neumeier: Hamlet Connotations, su musica di Aaron Copland, creato per l’American Ballet Theatre nel 1976; e Petruška Variations, su musica di Igor Stravinskij. Interprete al pianoforte Michal Bialk. Lo spettacolo sarà proposto al Teatro Malibran in doppia replica, il 16 e il 17 ottobre 2026, e tutte e due le date saranno accessibili a tariffa agevolata per i residenti del Comune e della Città metropolitana di Venezia.

Andrà poi in scena Dear Son, il ritratto di una famiglia scossa dalla perdita di un figlio partito per la guerra. Una storia d’amore, speranza e memoria che, trascendendo le barriere del tempo e dello spazio, vuole essere un invito a riflettere sulla fragilità della vita in una società segnata dalla persistenza di guerre e conflitti. La coreografia, su musiche di autori vari, è opera di Sasha Riva e Simone Repele, due danzatori e coreografi che si sono imposti sulle scene internazionali con una cifra estetica in grado di coniugare un approccio teatrale e un vocabolario neoclassico a un linguaggio e un’estetica fortemente contemporanea, caratterizzata dalla centralità del gesto e del movimento. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Malibran in doppia replica, il 23 e il 24 ottobre 2026 e, anche in questo caso, tutte e due le date saranno accessibili a tariffa agevolata per i residenti del Comune e della Città metropolitana di Venezia.

Con un grande concerto dedicato ad Ennio Morricone la Fenice torna in Piazza San Marco

Omaggio a Ennio Morricone

Domenica 5 luglio 2026 ore 21.00 aperte le vendite dei biglietti

Sarà con un omaggio a Ennio Morricone che la Fenice tornerà in Piazza San Marco, per una serata emozionante all’insegna della musica nella splendida cornice della più grande piazza lagunare. A dirigere il concerto sarà il maestro americano Kevin Rhodes, che condurrà Orchestra e Coro del Teatro La Fenice – con Alfonso Caiani maestro del Coro – in un programma volto a ricordare e celebrare il pluripremiato musicista romano scomparso nel 2020. Il programma musicale vedrà l’esecuzione della Cantata per l’Europa (1988) per soprano, due speaker, orchestra e coro; saranno poi proposte alcune pagine tratte dal catalogo più noto di Morricone, scelte dalle colonne sonore che l’hanno reso uno dei compositori italiani più amati del Novecento: da Il clan dei siciliani (1969) a The Hateful Eight (2015) – Oscar 2016 per la miglior colonna sonora – passando per Mission (1986), Nuovo cinema paradiso (1988), Jona che visse nella balena (1993), La leggenda del pianista sull’oceano (1998), Canone inverso (2000), Nostromo: Conradiana (1996). Il concerto si svolgerà nel cuore dell’estate, domenica 5 luglio 2026 ore 21.00. Ed è organizzato dalla Fondazione Teatro La Fenice in collaborazione con SZ Sugar e CAM Sugar.

Le vendite sono già aperte: i biglietti (da € 30,00 a € 220,00; riduzioni per abbonati Teatro La Fenice e residenti nel Comune e nella Città metropolitana di Venezia) saranno acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

          La musica di Ennio Morricone (10 novembre 1928 – 6 luglio 2020) ha risuonato spesso a Venezia. Molto raramente accompagnata, solo una volta, per la precisione, dalla presenza attiva del suo autore. L’osservazione è importante, perché è risaputo quanto malvolentieri il maestro romano affidasse ad altri l’esecuzione delle proprie partiture, in special modo quelle orchestrali. Dopo la scomparsa del due volte premio Oscar le occasioni si sono moltiplicate, ma la traiettoria è stata lunga e risale molto indietro nel tempo, a dimostrazione che le composizioni morriconiane – per il cinema e non solo – hanno acquisito nei decenni anche in laguna proprio quello status di musica ‘assoluta’ che il compositore inseguiva, operando un’ostinata quanto imprecisabile distinzione tra il suo lavoro per grande e piccolo schermo e quello di destinazione concertistica. Non a caso qui, nel 1995, Morricone ricevette il Leone alla Carriera della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica; né vanno dimenticate le raffinatissime e ispirate partiture per film ambientati a Venezia, dal Marco Polo televisivo di Giuliano Montaldo al letterario La cosa buffa, dall’erotico La disubbidienza al thriller Chi l’ha vista morire?, gli ultimi tre di Aldo Lado.

          Impossibile non ricordare, allora, il suo Concerto per orchestra, pagina di audace avanguardia atonale scritta nel 1957 dal compositore nemmeno trentenne, eseguita in prima assoluta alla Fenice il 24 marzo 1960 dall’Orchestra del Teatro sotto la guida di Erminia Romano. Oppure la serata dell’8 settembre 1985, quando le note del maestro risuonarono per la prima volta nel Chiostro di San Nicolò in occasione del festival Lido Musica 1985 Musica e Cinema, con l’Orchestra della Fenice che eseguì, accanto a pagine di Saint-Saëns, Macchi e Sciarrino, i Frammenti di Eros, scritti da Morricone sul testo di cinque poesie firmate da Sergio Miceli. Con sguardo lungimirante e non frequente tra gli enti lirici italiani, la Fenice ha proseguito negli anni nella diffusione dell’universo cinemusicale e quindi dell’opera di Morricone. Tra i tanti eventi, val la pena soffermarsi sulle due indimenticabili serate di Piazza San Marco in presenza eccezionale di Morricone stesso: il 10 e 11 settembre 2007 il quasi ottantenne maestro diresse l’Orchestra Sinfonietta di Roma e il Coro della Fenice in un lungo e impegnativo programma che, accanto alle più celebri sue pagine per il cinema, offrì nella serata dell’11 la sua Voci dal silenzio, un’emozionante suite di mezz’ora per voce recitante, coro e orchestra, scritta dopo l‘attentato alle Twin Towers del 2001, poi dedicata alle vittime di tutte le stragi. Un’altra pregevole prima assoluta morriconiana fu quella dei 4 anacoluti su Antonio Vivaldi, eseguiti dai Solisti Veneti di Claudio Scimone il 17 settembre 2008 alla Fenice in occasione del Premio Una vita nella musica loro assegnato dall’Associazione Arthur Rubinstein di Bruno Tosi.

INAUGURAZIONE DEDICATA AL BICENTENARIO DI BEETHOVEN E STORICO RITORNO DEL BALLETTO IN ARENA DOPO 34 ANNI

DA FINE APRILE PREVENDITE APERTE PER L’OPERA FESTIVAL 2027

In Arena i tecnici sono già al lavoro, iniziano in queste ore i lavori di allestimento del palcoscenico e della platea in vista dell’inaugurazione dell’Opera Festival. A motori già accesi, si pensa già alla Stagione 2027. Approvato dal Consiglio di Indirizzo, alla viglia di Pasqua, il cartellone del prossimo anno.

Una stagione che si aprirà eccezionalmente con un grande concerto sinfonico-corale dedicato alla Nona sinfonia di Beethoven. La prima dell’11 giugno sarà un omaggio al bicentenario del compositore di Bonn. Ma la vera novità sarà il ritorno del balletto in Arena dopo ben 34 anni. Saranno quattro le recite di Romeo e Giulietta di Prokof’ev, in una nuova produzione di Fondazione Arena di Verona, nella città dove Shakespeare ha ambientato la storia d’amore più celebre di tutti i tempi. Gli spettacoli di balletto in forma completa mancano in Anfiteatro dal 1993.

“Siamo lieti di poter comunicare oggi, con oltre un anno di anticipo, il Festival 2027 – afferma Cecilia Gasdia –. Un cartellone particolare, che segna anche il ritorno del balletto in Arena. In questi anni abbiamo continuato a cercare di raggiungere traguardi importanti, incrementando la qualità artistica, ampliando il pubblico e accrescendo gli incassi, con il desiderio costante di portare l’Arena di Verona nel mondo. Fondazione Arena investe anche in nuove produzioni di balletto: dopo Zorba il greco sold-out per quattro estati al Teatro Romano e il grande successo de Il lago dei cigni, questo nuovo Romeo e Giulietta nell’Anfiteatro Arena”.

“Un traguardo che rincorriamo da anni – sottolinea il Vicedirettore artistico Stefano Trespidi –, ma che per diversi motivi non è stato possibile realizzare prima. Il ritorno del balletto in Arena sarà una grande festa per tutto il mondo della danza. E poi avremo tre mesi di grande opera, con i titoli più amati di sempre, i gala e un grandioso concerto sinfonico che per la prima volta inaugurerà la stagione, accendendo i riflettori sull’Orchestra e il Coro dell’Arena di Verona. Tra qualche settimana apriremo le vendite. Giocare d’anticipo è strategico per la promozione internazionale”. 

Saranno cinque le produzioni d’opera, con il ritorno degli spettacoli più recenti della storia del Festival nel segno di Verdi. Ci sarà La Traviata firmata da Paul Curran che debutterà tra due mesi per la Premiere del Festival 2026, il Nabucco secondo il poliedrico Stefano Poda. Tornerà Aida in duplice veste: l’allestimento storico di Gianfranco de Bosio, ispirato alla prima produzione areniana 1913 e l’edizione “di cristallo” creata per il centesimo Festival da Stefano Poda. Tornerà anche Carmen di Bizet nel sontuoso allestimento di Franco Zeffirelli, spettacolo da record amato in tutto il mondo.

Nell’estate areniana sotto le stelle, non mancheranno i gala e le serate-evento: proprio con il meglio della danza mondiale tornerà Roberto Bolle and Friends eccezionalmente in doppia data, l’8 e il 21 luglio, in coproduzione con ARTEDANZAsrl. Così come le celeberrime Quattro stagioni nello spettacolo immersivo Viva Vivaldi coprodotto con Balich Wonder Studio il 24 agosto e i virtuosismi del nuovissimo Paganini Paradise il 25 agosto. La stella dell’opera Jonas Kaufmann rinnoverà il suo legame con l’Arena in un gala interamente a lui dedicato l’8 agosto, mentre il 29 agosto torneranno i Carmina Burana di Orff con grande organico di orchestra, coro e voci bianche.

I biglietti per ogni data saranno in vendita da fine aprile, sul sito arena.it, sui canali social dell’Arena di Verona, nelle Biglietterie dell’Arena e nella rete vendita Vivaticket.

Biglietterie

Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona

Via Roma 1, 37121 Verona

biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 800 51 51

www.arena.it

Punti di prevendita Vivaticket

Al via la terza edizione del Salotto musicale di Nevile Reid: inaugurazione il 12 aprile con Emilia Zamuner e Massimo Moriconi

Dopo il successo delle precedenti edizioni, la Fondazione Ravello inaugura la terza edizione de “Il Salotto Musicale di Nevile Reid”, rassegna ideata dal Direttore generale Maurizio Pietrantonio e curata dal Direttore artistico Lucio Gregoretti, che si conferma tra gli appuntamenti più attesi della primavera musicale della Costiera Amalfitana.

La nuova edizione si apre domenica 12 aprile alle ore 12, nell’Auditorium di Villa Rufolo, con un concerto che unisce eleganza e versatilità: protagonisti Emilia Zamuner, tra le voci più interessanti del jazz italiano contemporaneo, e il contrabbassista Massimo Moriconi, musicista di fama internazionale e storico collaboratore di Mina.

Il duo presenterà il progetto Duet, nato nel 2016 dall’incontro tra i due artisti e sviluppatosi nel tempo come un raffinato dialogo tra voce e contrabbasso. Una formazione essenziale e al tempo stesso ricca di possibilità espressive, capace di attraversare generi e linguaggi diversi, dal jazz alla canzone d’autore, fino a suggestioni provenienti dalla tradizione e dalla musica colta.

Il programma propone un percorso musicale variegato e coinvolgente: dagli standard intramontabili come Summertime, Caravan, My Funny Valentine e The Nearness of You, a brani iconici della canzone italiana quali Senza fine, Tintarella di luna, Vengo anch’io e Donna, fino a celebri melodie internazionali come Besame mucho. Non mancano momenti più intimi e poetici, con pagine come Nuvole e Pasqualino marajà, in un’alternanza di atmosfere che mette in luce la straordinaria versatilità interpretativa dei due musicisti.

Con questo concerto inaugurale, il Salotto musicale di Nevile Reid conferma la propria vocazione a proporre programmi di alta qualità in una formula accessibile e accogliente, valorizzando al contempo gli spazi di Villa Rufolo come luogo privilegiato di incontro tra musica e pubblico.

L’accesso ai concerti è gratuito per il pubblico residente e previo pagamento del solo biglietto d’ingresso a Villa Rufolo per i non residenti.

www.villarufolo.it; prenotazioni@villarufolo.it; tel. 089 857621

Alessandro De Marchi sostituisce Federico Maria Sardelli alla direzione musicale di Così fan tutte di Mozart

Si comunica che, a seguito di un’improvvisa indisposizione del maestro Federico Maria Sardelli, la direzione musicale di Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart è stata affidata al maestro Alessandro De Marchi.

Così fan tutte, dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte e musica di Wolfgang Amadeus Mozart, va in scena, per la Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari, venerdì 17 aprile alle 20 (turno A), sabato 18 aprile alle 19 (turno G), domenica 19 aprile alle 17 (turno D), martedì 21 aprile alle 20 (turno F) e mercoledì 22 aprile alle 20 (turno C).

Alessandro De Marchi

È richiesto ai massimi livelli per le sue interpretazioni di un repertorio che spazia dal primo Barocco alle opere di Mozart, Haydn e dei loro contemporanei, fino ai capolavori del tardo Belcanto. Come direttore ospite si è esibito, tra gli altri, con: Wiener Symphoniker, Staatskapelle Dresden, Münchner Rundfunkorchester, SWR Symphony Orchestra, Hamburger Symphoniker, Frankfurt Radio Symphony, Tonkünstler-Orchester, Orchestre National de France, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, Orchestre de Chambre de Genève. Con la Staatskapelle Berlin ha avviato un progetto speciale dedicato a L’arte della fuga. I progetti con il suo ensemble su strumenti d’epoca, l’Academia Montis Regalis, comprendono esibizioni al: Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, Musikfestspiele Potsdam Sanssouci, Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, Wigmore Hall di Londra. Dal 2009 al 2023 Alessandro De Marchi ha ricoperto il ruolo di Direttore Artistico del Festival di Innsbruck. Convinto sostenitore del repertorio meno noto, ha diretto opere come: Il matrimonio segreto di Cimarosa e Cesare e Cleopatra di Graun (Staatsoper Berlin), Cleofide di Hasse (Dresda), Orlando Paladino di Haydn (Concertgebouw di Amsterdam), L’Olimpiade di Pergolesi (San Carlo di Napoli, Pergolesi Festival di Jesi), Germanico in Germania di Porpora, Leonora di Ferdinando Paër (Innsbruck). Ha diretto la prima esecuzione moderna di Merope di Riccardo Broschi, fratello di Farinelli, sia al Festival di Innsbruck sia al Theater an der Wien. Particolarmente legato anche alle opere di Rossini e Händel, Alessandro De Marchi ha diretto Ermione al San Carlo di Napoli, La Cenerentola, Il Barbiere di Siviglia, L’Italiana in Algeri e Demetrio e Polibio in teatri quali: Regio di Torino, Staatsoper Hamburg, Semperoper Dresden, Staatsoper Berlin, Israeli Opera di Tel Aviv, La Monnaie di Bruxelles. Ha diretto Giulio Cesare, Alcina, Teseo, Orlando, Rinaldo al: Semperoper Dresden, Opéra de Lyon, Komische Oper Berlin, Aalto Theater di Essen e nell’ambito degli Händel Festspiele di Halle. Tra gli altri momenti salienti della carriera figurano la Passione secondo Matteo di Bach al Theater Basel e alla Deutsche Oper Berlin, Orphée et Eurydice di Gluck ad Amburgo e Baden-Baden, Don Pasquale di Donizetti al Regio di Torino. Recentemente Alessandro De Marchi ha debuttato con l’Istanbul State Symphony Orchestra nella Messa da Requiem di Verdi e per una nuova produzione di La Traviata. Mozart occupa una parte rilevante della sua attività, infatti ha diretto: La clemenza di Tito (Innsbrucker Festwochen e Teatro Nazionale di Praga), Don Giovanni (Amburgo, Berlino), Così fan tutte (Bruxelles), Le nozze di Figaro (Staatsoper Berlin, Staatsoper Hamburg), Die Entführung aus dem Serail (Dresda). La sua ampia discografia comprende: La sonnambula con Cecilia Bartoli e Juan Diego Flórez per Decca, Il trionfo del tempo e del disinganno per Hyperion, Juditha triumphans e Orlando finto pazzo di Vivaldi per Naïve, L’incoronazione di Poppea per EuroArts, Enrico di Borgogna e L’elisir d’amore per Dynamic (dvd). Per Sony/Harmonia Mundi ha pubblicato il cd “Handel-Caldara: Carmelite Vespers 1709” e tre prime registrazioni mondiali: L’Olimpiade di Vivaldi, La Stellidaura vendicante di Provenzale e Flavius Bertaridus di Telemann. Con Sonya Yoncheva ha inciso un album dedicato a Händel per Sony Classical, seguito da concerti al Festival di Salisburgo e alla Philharmonie di Parigi, tra le altre città. La sua registrazione di La clemenza di Tito è stata premiata con il Diapason d’Or. Tra gli impegni recenti e futuri figurano Idomeneo alla Staatsoper Berlin e, alla Deutsche Oper Berlin, Il viaggio a Reims e una nuova produzione di L’Italiana in Algeri firmata da Rolando Villazón.

VIAGGIO NEL ROMANTICISMO SINFONICO CON ANGIUS E YANG AL FILARMONICOLa prima venerdì 10 aprile alle 20;replica eccezionalmente domenica 12 aprile alle 17

La prima venerdì 10 aprile alle 20;replica eccezionalmente domenica 12 aprile alle 17

Venerdì 10 e domenica 12 aprile, l’Orchestra di Fondazione Arena affronta due grandi classici del repertorio: il Concerto per violino di Mendelssohn e la Sinfonia fantastica di Berlioz.
Due volti della stessa epoca, diversissimi ma ugualmente seducenti.
Al Teatro Filarmonico debuttano due dei più richiesti interpreti di oggi: il celebre direttore Marco Angius e il pluripremiato violinista Inmo Yang

Berlioz FANTASTIQUE
Caetani, Yang
venerdì 10 aprile ore 20.00
domenica 12 aprile ore 17.00
Teatro Filarmonico di Verona
 
Torna la Sinfonica 2026 al Teatro Filarmonico: venerdì 10 aprile alle 20 e domenica 12 aprile alle 17 l’Orchestra di Fondazione Arena sarà diretta da Marco Angius, nella Sinfonia fantastica di Berlioz, un viaggio appassionante dal sogno all’incubo, che ha rivoluzionato la musica romantica. Ad aprire il programma, il Concerto per violino di Mendelssohn, capolavoro assoluto del genere, con il solista Inmo Yang, trentenne vincitore dei premi Paganini e Sibelius. Due grandi artisti di oggi, entrambi al debutto con Fondazione Arena. Doppio appuntamento imperdibile, con preludio aperto alle scuole venerdì un’ora prima del concerto.
Malinconia e gioia, sogno e delirio, estasi e passione: emozioni forti e opposte convivono nel secondo appuntamento sinfonico 2026 di Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico. Il tedesco Felix Mendelssohn-Bartholdy da un lato e il francese Hector Berlioz dall’altro. Quasi coetanei, entrambi finissimi orchestratori, animarono la scena musicale europea tra gli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento, rivoluzionandola in modi opposti ma ugualmente significativi per la forma e il recupero degli autori passati.
Mendelssohn, di Amburgo ma trasferitosi a Lipsia dove fu acclamato interprete di riscoperte bachiane e händeliane, ex-enfant prodige, visse solo 38 anni ma scrisse centinaia di brani orchestrali, sacri, teatrali e da camera di eccellente fattura. Alcuni, veri e propri capolavori indiscussi, come le sinfonie, gli oratori e le ouverture, le musiche di scena per Sogno di una notte di mezza estate e naturalmente il Concerto per violino in mi minore op. 64. Scritto nel 1844, è tra le sue ultime e più fortunate opere: una sempre felice vena melodica sta in perfetto equilibrio tra lirismo romantico e virtuosismo. Un banco di prova necessario per ogni violinista, come il giovane Inmo Yang, formatosi tra Corea, Stati Uniti e Germania e vincitore di alcuni dei più importanti concorsi internazionali, come il Paganini di Genova (2015) e il Sibelius di Helsinki (2022). Debutterà con l’Orchestra di Fondazione Arena tanto quanto il celebre direttore Marco Angius, fra i più richiesti ed eclettici maestri del nostro tempo, già sul podio della prima integrale sinfonica di Šostakovič in Italia. All’interno di un percorso pluriennale di rilettura di Mendelssohn da parte dei complessi artistici areniani, il Concerto per violino torna dopo dieci anni sulla scia di illustri predecessori quali Accardo, Krylov, Ricci, Ughi e Zanon.
La varietà di atmosfere e colori orchestrali trova il suo culmine nella seconda parte del concerto, con la Symphonie fantastique che Berlioz scrisse nel 1830 con un programma autobiografico di fantasia che narrasse eventi ed emozioni, attraverso una “idee fixe” che ritorna in ogni movimento: una raffigurazione in musica della donna amata, un’ossessione dal primo fatale incontro, a uno scatenato ballo con valzer, a una bucolica scena campestre, fino a una notte allucinata in un sabba di streghe. L’ispirazione (iper)romantica fu l’amore tormentato di Berlioz per l’attrice Harriet Smithson, che poi divenne sua moglie, diversamente dall’incubo finale della sinfonia, dettato dall’oppio come per molti autori maudit dell’Ottocento francese. Di certo i contenuti della sinfonia e la sua struttura in cinque movimenti contribuirono a creare, dopo l’iniziale clamore, una nuova via per gli autori francesi e, internazionalmente, per tutta la musica sinfonica a programma. Un’esperienza totalizzante anche per il pubblico di oggi, chiamato a seguire vette e abissi in paesaggi dell’anima sempre sorprendenti.
La Stagione Sinfonica 2026 propone altri sei appuntamenti in doppia data tra aprile, maggio e novembre, con richiesti direttori e solisti di fama internazionale, alle prese con grandi classici del repertorio dall’Ottocento ad oggi, diverse prime esecuzioni per Verona e prime assolute commissionate da Fondazione Arena: è ancora possibile acquistare abbonamenti, nuovi carnet e biglietti singoli per ogni data al link https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle Biglietterie dell’Arena e nella rete Vivaticket.

 
APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI. La programmazione 2026 di Arena Young riguarda anche l’intera Stagione Sinfonica. Ogni venerdì, per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà assistere ai concerti a tariffe agevolate, partecipando al Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena. Informazioni e prenotazioni: Ufficio Didattica Cultura e Formazione scuola@arenadiverona.it – tel. 0458051933
 

BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA 
 
Via Dietro Anfiteatro 6/b – Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00)
                                                sabato (09.15 – 12.45)
                                                chiusa la domenica
Via Roma 1 – Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00)
                                                mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00)
                                                domenica (12.00 – 15.30)
                                                chiusa il lunedì
biglietteria@arenadiverona.it
Call center +39 045 8005151
www.arena.it
Rete vendita Vivaticket

Domenica 12 aprile alle 20:30, al Teatro Massimo: la Sinfonia “Jupiter” di Mozart e “Il Titano” di Gustav Mahler

Domenica 12 aprile, alle ore 20:30, la stagione sinfonica del Teatro

Massimo di Palermo vede il ritorno del maestro Riccardo Frizza sul podio dell’Orchestra del

Teatro Massimo.

Il programma accosta il testamento sinfonico di Wolfgang Amadeus Mozart, la

Sinfonia n. 41 in Do maggiore K 551 “Jupiter”, con l’esordio sinfonico di Gustav Mahler, la

Sinfonia n. 1 in Re maggiore “Il Titano”, opera che ha aperto la strada alle innovazioni del

Novecento.

«Torno dopo un po’ di anni al Massimo di Palermo e lo faccio con un ambizioso progetto sinfonico,

desideroso di approcciare di nuovo gli spazi del bellissimo teatro siciliano e la voce della sua

Orchestra – dice il Maestro Riccardo Frizza – Proporre in una sola serata il canto del cigno del

divino Mozart e la prima sinfonia di colui che avrebbe rivoluzionato per sempre il linguaggio della

musica all’alba del Novecento, è una sfida eccitante. Abbiamo bisogno, oggi, di dei o semidei? di

Jupiter o di Titani? Abbiamo bisogno della musica di Mozart e di Mahler che, indipendentemente

dalle allusioni programmatiche più o meno aderenti dei titoli dati ad alcune loro opere sinfoniche, ci

parla di perfezione, luminosità cercata e trovata, ordine formale, recupero armonico della lezione

dei Grandi che avevano preceduto questi Grandi. Davvero non vedo l’ora di ricreare queste Sinfonie

che ci parlano della grandezza dei loro autori, di quella della musica, della bellezza infinita che esse

testimoniano». Direttore musicale del Donizetti Opera di Bergamo e Direttore onorario della

Hungarian Radio Symphony Orchestra, Riccardo Frizza, che festeggia quest’anno venticinque

anni di carriera, è reduce da impegni nei principali teatri internazionali, dal Metropolitan di New

York alla Royal Ballet and Opera di Londra ed è stato nominato recentemente Cavaliere al merito

della Repubblica Italiana. Dopo l’apertura di stagione a Barcellona e l’uscita dell’album Italian

Perspectives con la Bamberger Symphoniker, proseguirà la sua stagione a Napoli, Göteborg e in

tournée nei Paesi Baschi.

La Sinfonia n. 41 in Do maggiore K 551, la più lunga e complessa tra le sinfonie mozartiane, fu

composta nell’estate del 1788 e denominata Jupiter, come il più grande dei pianeti del sistema

solare, dall’impresario londinese Salomon probabilmente per la sua architettura grandiosa. L’opera è

celebre soprattutto per lo straordinario finale, in cui Mozart intreccia cinque diversi temi

dimostrando una padronanza tecnica e un’energia creativa senza precedenti.

La Sinfonia n. 1 in Re maggiore di Mahler ebbe un lungo e travagliato periodo di gestazione che,

dai primi abbozzi del 1884 agli ultimi ritocchi del 1909, raggiunse attraverso continue revisioni e

ripensamenti una gigantesca narrazione sulla potenza della natura, dal suo nascere dall’inorganico

fino ad una estenuante lotta tra il bene e il male di tutti gli esseri viventi. Dal misterioso risveglio

del primo movimento alla celebre marcia funebre grottesca costruita sul tema di “Fra Martino”,

Mahler crea un immenso organismo musicale che parla di nostalgia, natura e ricerca interiore.

Biglietti: da 10 a 35 euro. Info: https://www.teatromassimo.it/event/mahler-il-titano/

Lohengrin di Richard Wagner in scena al Teatro la Fenice

Lohengrin, opera romantica di Richard Wagner, va in scena al Teatro La Fenice nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026. Tra i titoli operistici più affascinanti del catalogo del tedesco, Lohengrin sarà proposto in un nuovo allestimento firmato da Damiano Michieletto, che si misura per la prima volta con un titolo wagneriano.

Ma i ‘debutti’ riguarderanno anche altri interpreti principali: Brian Jagde, impegnato nel ruolo eponimo; Chiara Mogini in quello di Ortrud e Äneas Humm quale Der Heerrufer des Königs. Dorothea Herbert interpreterà il ruolo di Elsa von Brabant. Completano il cast Anthony Robin Schneider e Andrea Silvestrelli che canteranno nel ruolo di Heinrich der Vogler; e Claudio Otelli che sarà Friedrich von Telramund.

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice saranno diretti dall’autorevole bacchetta di Markus Stenz, uno specialista di questo repertorio; con Alfonso Caiani maestro del Coro.

La regia sarà ripresa da Amanda Haberpeuntner, con Mattia Palma drammaturgo; le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e il light design di Alessandro Carletti. Prodotto dalla Fenice in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma e con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, Lohengrin sarà in scena al Teatro La Fenice il 12, 15, 19, 22, 26 aprile 2026. La prima di domenica 12 aprile 2026 ore 18.00 sarà trasmessa in diretta da Rai Radio3.

         Opera romantica scritta e composta da Richard Wagner, Lohengrin è la sesta composizione nel catalogo cronologico delle sue opere. La fonte principale del libretto è il poema epico medievale tedesco Parzival di Wolfram von Eschenbach: Lohengrin, il cavaliere del cigno, uno dei custodi del Santo Graal, è infatti figlio di Parsifal, mitico cavaliere della Tavola rotonda, a sua volta protagonista dell’ultimo dramma di Wagner, scritto trent’anni dopo. L’opera debuttò al Großherzögliches Hoftheater di Weimar il 28 agosto 1850: andò in scena sotto l’egida di Franz Liszt, amico e sostenitore di Wagner. La prima italiana si svolse invece al Teatro Comunale di Bologna l’1 novembre 1871 e questa rappresentazione fu anche il debutto assoluto di un’opera di Wagner sulle scene nazionali.

         «Già con Lohengrin Wagner sviluppa la sua propria concezione musicale – spiega il direttore d’orchestra Markus Stenz – che prevede racconti di lungo respiro, distesi attraverso un arco molto ampio. Questo è puro Wagner e con Lohengrin il compositore ha lasciato dietro di sé qualsiasi formato o forma lui abbia visto altrove o ereditato. Stava diventando indipendente e progettava opere che fossero tutte caratterizzate da questo lungo respiro. Ciò vale anche per lo stile di esecuzione: c’è molto più legato in Lohengrin di quanto non si ritrovi in Der Fliegende Holländer, quindi stava progredendo anche dentro di sé. Lohengrin è un grande canto; è una straordinaria partitura dove sicuramente è presente il tono marcato che i personaggi devono avere; ma già nell’ouverture ci troviamo di fronte un canto legato che sicuramente definisce i personaggi soprannaturali come Lohengrin, e in una certa misura anche Elsa, che per la sua purezza assume anch’essa dei tratti quasi soprannaturali. Poi Wagner utilizza gli archi in modo eccezionale. Più in generale, lui qui fa uso di una notevole quantità di strumenti, la sua musica è un continuo crescendo, così come lo è stata la sua stessa vita».

         «Ho cercato di non farmi prendere dall’ansia di dover riempire il palcoscenico di cose, di segni – spiega il regista Damiano Michieletto – perché a volte con Wagner c’è una sorta di horror vacui. Ho tentato di mettere invece l’umanità dei personaggi al centro della storia. Per tutta l’opera ho cercato di adottare un’estetica che lasciasse i protagonisti, i cantanti, al centro, e che avesse naturalmente delle visioni, dei simboli, un’estetica impattante, in questo senso wagneriana. È un racconto epico e quindi si deve sentire questo impatto, questa narrazione un po’ sospesa nel tempo. Il mio ragionamento poi mi porta sempre ad associare un’estetica contemporanea, ad esempio per quanto riguarda i costumi. Ho sentito qualcuno stupirsi per aver vestito i personaggi in giacca e cravatta. Alla fine, è anche un modo per astrarli, non è una messinscena ambientata in un periodo storico preciso, o con dei riferimenti intoccabili, con un’attualità. In questo caso è un tipo di costume che dà un’astrazione. Anche nel colore. Tutti hanno lo stesso colore, è un gruppo compatto, chiuso, anche un po’ fanatico».

         Nel cast figurano anche le artiste del Coro Elisa Savino, Lucia Raicevich, Claudia De Pian e Mariateresa Bonera in alternanza con Ester Salaro, Alessia Pavan, Da Hye Youn, Francesca Poropat nelle vesti dei quattro paggi; e gli artisti del Coro Orlando Polidoro, Nicola Pamio, Paolo Gatti e Arturo Espinosa nei quattro nobili di Brabante. Pietro Ceccato e Leo Mannise interpreteranno Herzog Gottfried. Parteciperà alla produzione anche l’Hungarian National Male Choir istruito dal maestro del Coro Richárd Riederauer.

Lohengrin sarà proposto in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese. Ecco il dettaglio delle recite, con orari e turni di abbonamento: domenica 12 aprile 2026 ore 18.00 (turno A); mercoledì 15 aprile ore 18.00 (turno D); domenica 19 aprile ore 15.30 (turno B); mercoledì 22 aprile ore 18.00 (turno E); domenica 26 aprile ore 15.30 (turno C). Per informazioni www.teatrolafenice.it