71° FESTIVAL PUCCINI, 18 e19 luglio

Una nuova produzione di Tosca firmata da Alfonso Signorini apre l’edizione 2025 della manifestazione dedicata al compositore toscano, seguita dalla ripresa della storica Bohème di Ettore Scola

Per la serata inaugurale tre protagonisti di eccezione con Aleksandra Kurzak, Roberto Alagna e Luca Salsi diretti da Giorgio Croci

In Bohème protagonisti Nino Machaidze, Vittorio Grigolo, Sarah Blanch e Vittorio Prato con Pier Giorgio Morandi sul podio

Torre del Lago – Gran Teatro all’aperto
Venerdì 18 luglio, ore 21.15
Sabato 19 luglio, ore 21.15

Una nuova produzione di Tosca firmata da Alfonso Signorini apre l’edizione 2025 della manifestazione dedicata al compositore toscano, seguita dalla ripresa della storica Bohème di Ettore Scola

Per la serata inaugurale tre protagonisti di eccezione con Aleksandra Kurzak, Roberto Alagna e Luca Salsi diretti da Giorgio Croci

In Bohème protagonisti Nino Machaidze, Vittorio Grigolo, Sarah Blanch e Vittorio Prato con Pier Giorgio Morandi sul podio

Il 71° Festival Puccini di Torre del Lago-Viareggio prende si apre venerdì 18 luglio con una nuova produzione di Tosca, opera tra le più popolari e amate del repertorio pucciniano, affidata alla regia di Alfonso Signorini.

Il Festival si apre così nel segno impresso dalla nuova direzione, dando centralità agli interpreti e alla voce, e con un nuovo racconto sul rapporto tra musica, paesaggio e memoria: “Tutto comincia da qui” – da Torre del Lago, dove Giacomo Puccini visse e compose le sue opere – è il tema sotteso a questa edizione, che si propone di riportare quindi il Festival nel cuore degli appassionati più esigenti.

“Tutto comincia da qui” significa anche restituire allo spettatore l’emozione dell’ascolto della musica di Puccini che prende nel luogo dove è nata, affidata a interpreti d’eccellenza e a visioni registiche capaci di raccontare ancora oggi la forza e l’attualità del suo teatro.

A dirigere Tosca ci sarà Giorgio Croci, sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche del Festival Puccini (diretti rispettivamente da Marco Faelli e Viviana Apicella). In scena, un cast vocale di straordinario rilievo internazionale con Aleksandra Kurzak nel ruolo del titolo, Roberto Alagna come Mario Cavaradossi e Luca Salsi come Barone Scarpia: tre interpreti imprescindibili della moderna lettura pucciniana che richiede carisma scenico, esperienza e bellezza vocale. Il cast comprende poi Luciano Leoni (Cesare Angelotti), Carlo Ottino (Il Sagrestano), Francesco Napoleoni (Spoletta), Paolo Pecchioli (Sciarrone), Omar Cepparolli (Un carceriere) e Francesca Presepi (Un pastore).

La nuova regia firmata da Alfonso Signorini insieme ai costumi – con le scene di Juan Guillermo Nova e le luci di Valerio Alfieri – punta a un racconto di forte impatto visivo e simbolico, ispirato dalla forza espressiva dei diversi luoghi di Roma evocati da Puccini ma soprattutto dalla modernità tragica della protagonista, Floria Tosca: donna, artista, vittima e ribelle. «La Tosca di Giacomo Puccini – scrive il regista – non finirà mai di catturare il nostro cuore. Intanto per potenza drammatica. La storia sviluppa e intreccia temi di assoluta modernità: passione, tensione erotica, gelosia, abuso di potere. E poi tutto si conclude con continui colpi di scena, che si susseguono di atto in atto e tengono avvinghiato lo spettatore alla poltrona. È la stessa sensazione che ebbe Puccini quando vide per la prima volta a teatro il dramma di Victorien Sardou a cui l’opera si ispira. Sarà una Tosca maniacalmente ricostruita come indicato dal compositore; firmando anche i costumi ho cercato di ricostruire uno spaccato della società di quel tempo, con una strizzata d’occhio alla contemporaneità».

Dopo la serata inaugurale del 18 luglio, Tosca tornerà in scena l’1, il 9 e il 29 agosto, con cast diversi che vedranno nei ruoli dei protagonisti Eleonora Buratto, Carmen Giannattasio, Valentina Boi, Michael Fabiano, Jonathan Tetelman, Francesco Meli, Mikołaj Zalasiński e Ivan Inverardi.

La serata successiva, sabato 19 luglio, segna il ritorno sul palcoscenico del Gran Teatro di uno degli allestimenti più iconici della storia recente del Festival: La bohème con la regia di Ettore Scola, ripresa per l’occasione da Marco Scola di Mambro. Una messinscena poetica e cinematografica che ricostruisce fedelmente la Parigi ottocentesca amata da Puccini, ma che lascia spazio a una lettura giovane e vibrante, grazie alla presenza di una compagnia vocale nuova e affiatata. «Ricreare l’atmosfera di una Parigi di metà Ottocento – ricorda Marco Scola di Mambro – è stato un gioco a cui Ettore Scola ha partecipato con passione e dedizione. L’amore per la Francia e la sua cultura lo spinsero a mettere cura ed impegno in questa avventura operistica. Un dramma ambientato durante uno dei periodi di maggiore fermento artistico che si affermerà definitivamente alla fine del XIX secolo con l’impressionismo, il naturalismo e molti altri movimenti culturali. Scriveva Ettore Svola: “Quando un regista di cinema si accinge a mettere in scena una grande opera lirica, parte spesso con propositi innovativi, che vorrebbero rivoluzionare  impianti e concezioni adottati in altre edizioni rappresentate in tutti i teatri del mondo. Rivisitazioni, attualizzazioni, aggiornamenti, contributi in video e in digitale, effetti stroboscopici, infinite possibilità di “modernizzare” il melodramma si affollano nella sua mente inquieta […] Poi, per fortuna, tutto rientra: umiltà e buonsenso gli ricordano che la modernità è già in tutte quelle opere, nella musica, nei sentimenti, nell’anima che le hanno rese eterne”».

Dirige Pier Giorgio Morandi, con Vittorio Grigolo nel ruolo di Rodolfo e Nino Machaidze in quello di Mimì (entrambi anche il 26 luglio). Completano il cast Sara Blanch(Musetta), Vittorio Prato (Marcello), Italo Proferisce (Schaunard), Antonio Di Matteo (Colline). Le scene sono di Luciano Ricceri, i costumi di Cristiana Da Rold, le luci ancora una volta di Valerio Alfieri. Nelle recite successive ci saranno Carlo Raffaelli e Maria Novella Malfatti (Rodolfo e Mimì il 7 agosto), quindi come Musetta Ilina Mihaylova (26 luglio) e Claudia Belluomini (7 agosto).

71° Festival Puccini 2025

Dal 18 luglio al 6 settembre 2025, torna a Torre del Lago il Festival Puccini, l’unico al mondo dedicato al compositore nei luoghi in cui visse e compose. Un’edizione, la 71ª, che segna un nuovo inizio per la Fondazione Festival Pucciniano, sotto la guida del presidente Fabrizio Miracolo e del nuovo direttore artistico Angelo Taddeo. “Tutto comincia da qui” è il tema sotteso e sottolinea il legame profondo con la Villa Puccini, oggi museo, affacciata sul Lago di Massaciuccoli, a pochi passi dal Gran Teatro all’aperto dove le opere del Maestro tornano a vivere ogni estate. Cinque i titoli in programma: Tosca (18 luglio, 1, 9, 29 agosto) in un nuovo allestimento firmato da Alfonso Signorini con la direzione di Giorgio Croci; La bohème (19, 26 luglio e 7 agosto) nello storico spettacolo di Ettore Scola ripreso da Marco Scola Di Mambro; Turandot (25 luglio, 2, 14, 22 agosto e 5 settembre) nella sontuosa regia visionaria ideata dallo stesso Signorini con scene di Carla Tolomeo; Madama Butterfly (8 e 23 agosto) nell’allestimento essenziale e simbolico di Manu Lalli; Manon Lescaut (30 agosto e 6 settembre) con le scenografie monumentali di Igor Mitoraj. Ospite d’eccezione, il 13 agosto, il soprano Anna Netrebko, protagonista di un gala con Martin Muehle e Jérôme Boutillier diretto da Michelangelo Mazza. Sul palcoscenico si alterneranno interpreti di primo piano della scena lirica internazionale: Aleksandra Kurzak, Eleonora Buratto, Carmen Giannattasio, Rosa Feola, Maria José Siri, Roberto Alagna, Gregory Kunde, Yusif Eyvazov, Vittorio Grigolo, Francesco Meli, Jonathan Tetelman, Luca Salsi, Claudio Sgura, Michele Pertusi e molti altri. In parallelo, una sezione Off arricchisce il cartellone con concerti da camera, danza e progetti speciali, tra cui il concerto Morricone Story (24 luglio, nel Gran Teatro), una versione “pocket” di Suor Angelica nel Parco della Musica (13 luglio) e recital all’Auditorium Caruso (27 luglio e 16 agosto) e a Villa Paolina a Viareggio. Sì intitola Giacomo Puccini, oltre il tempo lo spettacolo di Emox Balletto (Auditorium Caruso, 11 agosto). Il Festival accoglierà per la prima volta il pubblico sul nuovo Belvedere, davanti alla Villa sul lago, in un’area riqualificata grazie all’intervento del Comune di Viareggio. Per la prima volta, inoltre, è già pronto e annunciato anche il programma della prossima edizione, la 72ª, che nel 2026 celebrerà il centenario di Turandot.

Il 71° Festival Puccini 2025 Torre del Lago-Viareggio è realizzato dalla Fondazione Festival Pucciniano con il sostegno di Città di Viareggio, Regione Toscana, Ministero della Cultura. Sì ringraziano: Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Steingraeber & Söhne, Paredes, intimo Morandi, Unicoop Firenze, Coop Unicoop Tirreno, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Mutua BVLG, General Auto di Siciliano, QN La Nazione.

Biglietteria

La Biglietteria si trova a pochi passi dall’ingresso del Teatro sulla Via delle Torbiere (Torre del Lago – Viareggio (LU) È aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00 e sabato pomeriggio dalle 15.00 alle 18:00
Tel (+39) 0584 359322
E-mail ticketoffice@puccinifestival.it
www.puccinifestival.it

Prezzi dei biglietti
Opere al Gran Teatro: da euro 21 a euro 175
Gala Netrebko: da euro 29 a euro 145
Suor Angelica: euro 10
Morricone Story da euro 20 a euro 65
Emox Balletto: euro 15
Concerti a Villa Paolina e Recital pianistici all’Auditorium Caruso euro 10

GIOVANNA D’ARCO AL REGIO DI PARMA E SU OPERAVISION.EU

L’opera inaugurale della Stagione lirica

nella nuova produzione firmata da Emma Dante

disponibile gratuitamente sulla piattaforma di Opera Europa.

Michele Gamba dirige l’opera per la prima volta,

presentata nell’edizione critica di Alberto Rizzuti,

sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani.

Protagonisti Luciano Ganci, Nino Machaidze, Ariunbaatar Ganbaatar, Francesco Congiu, Krzysztof Bączyk.

Operavision.eu

disponibile gratuitamente fino al 7 settembre 2025

Giovanna d’Arco, l’opera di Giuseppe Verdi che ha inaugurato la Stagione lirica del Teatro Regio di Parma nella nuova produzione firmata da Emma Dante, da stasera è visibile gratuitamente sulla Operavision.eu, la piattaforma di Opera Europa dove resterà disponibile sino al 7 settembre 2025.

OperaVision è la piattaforma streaming gratuita di Opera Europa supportata dal programma dell’Unione Europea Creative Europe, un vero e proprio palcoscenico digitale nato con l’intento di creare una community internazionale di spettatori da ogni parte del mondo.

Per la prima volta al Regio, Emma Dante firma la regia di questo nuovo allestimento realizzato nei laboratori e con le maestranze del Teatro Regio di Parma con le scene di Carmine Maringola,i costumi di Vanessa Sannino, le luci di Luigi Biondi, lecoreografiedi Manuela Lo Sicco.

Michele Gamba, al suo debutto al Teatro Regio, dirige l’opera per la prima volta, che è eseguita nell’edizione critica a cura di Alberto Rizzuti, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.Protagonisti Luciano Ganci (Carlo VII), Nino Machaidze (Giovanna), Ariunbaatar Ganbaatar (Giacomo), Francesco Congiu (Delil, già Allievo dell’Accademia Verdiana), Krzysztof Bączyk (Talbot, al debutto nel ruolo).

Parma, 19 gennaio 2025

Paolo Maier

Responsabile Comunicazione istituzionale, Ufficio Stampa, Archivio

Teatro Regio di Parma strada Garibaldi, 16/A, 43121 Parma – Italia

Tel. +39 0521 203969  |  p.maier@teatroregioparma.it  |  stampa@teatroregioparma.it

www.teatroregioparma

   

La Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma inaugura nel nome di Giuseppe Verdi con Giovanna d’Arco, dramma lirico in tre atti su libretto di Temistocle Solera, da Die Jungfrau von Orléans di Friedrich Schiller, che debutta venerdì 24 gennaio 2025 ore 20.00 (recite domenica 26 ore 15.30, giovedì 30 gennaio e sabato 1 febbraio, ore 20.00).

Per la prima volta al Regio, Emma Dante firma la regia di questo nuovo allestimento realizzato nei laboratori e con le maestranze del Teatro Regio di Parma con le scene di Carmine Maringola,i costumi di Vanessa Sannino, le luci di Luigi Biondi, lecoreografiedi Manuela Lo Sicco.

Michele Gamba, al suo debutto al Teatro Regio, dirige l’opera per la prima volta, che è eseguita nell’edizione critica a cura di Alberto Rizzuti, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.Protagonisti Luciano Ganci (Carlo VII), Nino Machaidze (Giovanna), Ariunbaatar Ganbaatar (Giacomo), Francesco Congiu (Delil, già Allievo dell’Accademia Verdiana), Krzysztof Bączyk (Talbot, al debutto nel ruolo).

“Prima delle cinque opere di Verdi dedicate nel titolo ad un personaggio femminile e primo contatto di Verdi con Schiller – scrive Alessio Vlad, Direttore artistico del Teatro Regio. Opera affascinante e molto particolare per la capacità di far convivere elementi tra loro contrastanti: mondo terreno e mondo ultraterreno, sacro e demoniaco, serenità bucolica e violenza della guerra, rivalse patriottiche e vicende affettive; tutto dominato, poi, dal quel contrasto tra padre e figlia presente in tutta la produzione verdiana e che nel Lear di Shakespeare troverà sempre un ideale punto di riferimento. È un’opera, quindi, che si caratterizza innanzitutto nell’esistenza di contrasti, dove la protagonista è una donna che diventa simbolo, quando, con forza, affronta un conflitto in cui si scindono valori diversi e contrastanti a partire da quello tra il corpo e lo spirito. Conflitto teatralmente rappresentato dalla presenza di quel mondo sovrannaturale abitato da angeli e demoni e dal confronto che questi hanno con le vicende terrene, e viceversa. Sotto questo punto di vista è un’opera sorprendente, non convenzionale, che cerca una sua dimensione, tutta a sé nella produzione verdiana, dove la musica riesce a combinare tanti elementi diversi definendoli in una sintesi compiuta. Musica trascinante, fin dalla celebre ouverture, e coinvolgente nel dare raffigurazione ai rapporti umani pervasi e circondati da un sentito afflato patriottico”.

“Di non frequente esecuzione, ripropone, in modo differente, ma complementare, alcuni dei temi trattati nell’ultimo Festival Verdi, dedicato al rapporto nelle opere verdiane con il potere e la storia, e ne anticipa altri che invece saranno affrontati nel prossimo Festival dedicato al rapporto che Verdi ha avuto con Shakespeare, autore, quest’ultimo, che, come pochi altri, ha saputo affrontare la descrizione del legame tra mondo fantastico e mondo reale, del rapporto tra padre e figlia e tra storia e vicende private”.

“Nuovo allestimento del Teatro Regio affidato ad una delle più interessanti e famose protagoniste del teatro di oggi: Emma Dante. Regista di teatro, di opera e di cinema, pluripremiata, amata, discussa, con un notevole senso visivo e grande personalità, punto di riferimento di un teatro che nello studio e nello scavo della tradizione trova tutti gli elementi e gli spunti per dire sempre qualcosa di nuovo, riuscendo sempre a proiettarli nella contemporaneità. Ogni volta in cui si è accostata al teatro musicale ha voluto sempre essere fedele e rispettosa della volontà drammaturgica dell’autore, senza mai però perdere di vista l’analisi e l’approfondimento dei temi a lei più cari come le relazioni familiari, il rapporto tra la vita e la morte, i contrasti sociali, la dissacrazione del potere: tutti temi che Verdi ha affrontato in tutte le sue opere a cominciare proprio da Giovanna d’Arco”.

“Il direttore d’orchestra Michele Gamba, debutta con quest’opera al Teatro Regio.

È uno dei più interessanti e soprattutto poliedrici direttori della nuova generazione. Dirige abitualmente nei più importanti Teatri del mondo e collabora con i migliori complessi orchestrali con una costante curiosità verso i titoli meno frequentati del repertorio e verso i nuovi linguaggi della musica”.

“Più esploravo la partitura di Giovanna d’Arco, – scrive Michele Gamba – più mi affascinava il fatto di poter verificare sempre meglio come il Verdi giovane non sia un musicista rude e grezzo come si è considerato per molto tempo, ma riveli raffinatezze d’impasti e interesse per il colore armonico. E poi mi coinvolge molto la componente del misticismo in questa fase della carriera verdiana. Mi sembra davvero che Verdi si dimostri qui consapevolissimo di quello che stava facendo e nel pieno controllo dei propri mezzi espressivi. Voglio dire che, a dispetto delle idee diffuse sulla musica teatrale di Verdi degli anni Quaranta e a dispetto dei personaggi e dell’ambientazione, qui siamo di fronte a un’opera che potremmo definire cameristica. E sembra proprio che Verdi abbia fatto di tutto per seguire con coerenza questa scelta. […] Devo dire che, oltretutto parlando al di fuori di ogni mia convinzione personale, trovo molto affascinante in Giovanna d’Arco la presenza dell’elemento sacro, che qui si tinge proprio di delirio mistico, e mi sforzo di farlo emergere nella rilettura musicale. Mi incuriosisce anche molto dal punto di vista del percorso personale di Verdi, del suo punto di vista umano, mi sforzo di entrare nella sua testa e nel periodo che viveva durante la composizione di quest’opera, che porta alla rottura con la Scala. Oltretutto nel contesto di quest’opera così intimistica questo aspetto risulta del tutto particolare, e non voglio correre il rischio che venga risucchiato in una dose eccessiva di piglio marziale. […] Insomma Giovanna d’Arco mi ha convinto decisamente sulla necessità di uno sforzo per riscoprire le finezze di scritture del Verdi giovane, che è un lavoro paziente e affascinante: in fondo a suonare un “forte” siamo capaci tutti, trovare un colore e sostenerlo è meno semplice, ma molto più intrigante”.

“Nella mia idea di messa in scena dalle ferite nascono i fiori, – scrive Emma Dante – già nell’overture, infatti, i soldati francesi torneranno dalla guerra mutilati ma fioriti. Alcuni senza una gamba, altri senza un braccio, ma nei punti del corpo in cui sono feriti sbocceranno i fiori. Per tutta la sinfonia iniziale sfilerà un’umanità devastata dalla guerra e dopo che i soldati si strapperanno di dosso la divisa rimanendo a torso nudo, lentamente si accasceranno, attirati dal mucchio di cadaveri, uno sopra l’altro. Una preghiera accoglierà le loro anime, e una volta liberati dalle bende insanguinate, i corpi verranno lavati e ricomposti in una piccola processione funebre da cui affiora una Madonnina mitragliata, dai cui fori uscirà la luce. Dal mucchio dei cadaveri nascerà il grande albero dove il re deporrà le armi, dopo aver sognato la Vergine che gli ordina di abdicare. Il grande albero pieno di rami e radici accoglierà il sogno di Giovanna”.

“La pulzella d’Orléans è ‘diversa’ da tutti e da tutte, ha visioni mistiche, sente le voci, sogna in maniera forsennata. Forse è pazza, forse è una santa ispirata dal cielo, forse è una strega succube degli spiriti malvagi, ma certamente è una donna eccezionale. Un’eccellenza nel suo genere. Indagheremo la sua inquietudine interiore, la sua schizofrenia che la porta ad essere angelica e diabolica allo stesso tempo. La sua lotta per liberare la Francia dagli invasori inglesi è solo un pretesto per aprire un varco tra la fiamma del suo misticismo e il fuoco dell’inferno. Giovanna è posseduta dalle voci e dagli spiriti, è un’anima tormentata, non ha requie. Pur essendo amata dal re, lei non ricambia con amore terreno, lei ama il celestiale, il divino, e forse è attratta dagli inferi. Gli spiriti del bene e gli spiriti del male saranno i suoi compagni di viaggio. Le taglieranno i capelli e l’armeranno, incitandola alla guerra. Giovanna è una donna che sfida con coraggio le convenzioni sociali fino al sacrificio della vita. Alla fine del dramma l’eroina sguaina la spada e corre verso di noi, seguita da un cavallo bianco con un gigantesco drappo bianco macchiato di sangue”.

“Giovanna non sceglie la vita, non vi è salvezza in lei, e quando il re apprende la notizia della sua morte, per metterne in risalto la bellezza, chiede al popolo di riempirle la bara di fiori. Per un attimo Giovanna resuscita e sventola la bandiera in segno di patriottismo, poi ricade esanime nella sua tomba di fiori”.

ELISABETTA REGINA D’INGHILTERRA di Gioachino Rossini al Teatro Massimo di Palermo

Video-design, ledwall e citazioni cinematografiche per la regia di Davide Livermore

Sul podio Antonino Fogliani

A chiudere la stagione lirica ‘23/’24 del Teatro Massimo di Palermo, il 22 ottobre alle 20:00, e in replica fino al 29 ottobre, è Elisabetta, Regina d’Inghilterra di Gioachino Rossini, dramma per musica in due atti, su libretto di Giovanni Schmidt, che torna a Palermo dopo la storica esecuzione di oltre cinquant’anni fa. L’allestimento, con la regia di Davide Livermore, è stato realizzato dal Teatro Massimo in coproduzione con il Rossini Opera Festival di Pesaro, dove è già andato in scena con grande successo.

A dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo è Antonino Fogliani, Maestro del Coro è Salvatore Punturo. Del cast fanno parte grandi interpreti rossiniani, a cominciare dalla protagonista, il soprano georgiano Nino Machaidze, che debutta nel ruolo di Elisabetta, e nel cast alternativo la giapponese Aya Wakizono; il tenore Enea Scala, che aveva già affrontato il drammatico ruolo di Norfolc, fa invece il suo debutto come Leicester e in alternanza è Mert Süngü, mentre a interpretare l’antagonista Norfolc saranno Ruzil Gatin e Alasdair Kent. 

Nel ruolo di Matilde Salome Jicia e nel secondo cast Veronica Marini, giovane interprete anche lei al debutto; infine vi saranno Rosa Bove nel ruolo en travesti di Enrico e Francesco Lucii come Guglielmo. 

Assistente alla regia è Sax Nicosia, assistente del direttore musicale Nicola Pascoli.

L’allestimento conta su una squadra collaudata di creativi che affianca il poliedrico regista torinese Davide Livermore e contribuisce a connotare la sua cifra stilistica e la sua poetica. A partire da Giò Forma che firma le scenografie, i videoartisti D-Wok che trasformano e dilatano lo spazio scenico con il video-design, Gianluca Falaschi, coadiuvato da Anna Verde, che firma i fastosi costumi della corte di Elisabetta e Nicolas Bovey per il disegno luci.

Elisabetta regina d’Inghilterra, dramma per musica in due atti su libretto di Giovanni Schmidt, debuttò a Napoli nel 1815 in quello che fu l’inizio del lungo e fortunatissimo periodo “napoletano” del maestro pesarese. 

L’opera è ricca di sorprese musicali, a partire dalla sinfonia iniziale, che Rossini riutilizzò poi per il più celebre Barbiere di Siviglia, ma che proveniva già da Aureliano in Palmira che due anni prima aveva inaugurato la stagione della Scala di Milano. Protagonista nel ruolo di Elisabetta fu Isabella Colbran, allora una delle più affermate cantanti, che iniziò in quell’occasione il sodalizio artistico, e non solo, che la legò a Rossini; accanto a lei due tenori anch’essi fondamentali per il compositore pesarese, Andrea Nozzari e Manuel Garcia, padre della Malibran e pochi mesi dopo primo interprete del Conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia.

L’opera di Rossini fu riportata sulle scene da un memorabile allestimento del Teatro Massimo: con la regia di Mauro Bolognini e Gianandrea Gavazzeni sul podio, fu eseguita in apertura di stagione il 9 dicembre 1971, segnando un momento fondamentale degli albori della Rossini Renaissance in cui il Teatro Massimo ebbe un ruolo non trascurabile. A interpretare il ruolo di Elisabetta era Leyla Gencer: il leggendario soprano turco poté esprimere in questo ruolo il suo forte temperamento drammatico, aggiungendo un altro personaggio del belcanto al suo repertorio.

La vicenda racconta l’amore contrastato di Elisabetta I d’Inghilterra per il Conte di Leicester, a sua volta innamorato di Matilde, e le trame del duca di Norfolc che invidioso del successo del rivale rivela a Elisabetta che il suo amato è segretamente sposato con Matilde, figlia della regina di Scozia Maria Stuarda. Rivelazioni che costano a Leicester la condanna a morte ma che nel finale vedono un ribaltamento delle accuse e dei risvolti. La Regina, salvata appunto da Matilde e Leicester, condanna a morte Norfolc per tradimento e riabilita il generale lasciandolo all’amata moglie per dedicarsi interamente alla politica.

La regia di Davide Livermore, con i sorprendenti scenari creati dal videodesign D-Wok, reinventa creativamente il contesto storico in cui si svolge l’azione e la sposta dal 1600 all’Inghilterra degli anni Cinquanta del Novecento, nel regno di Elisabetta II. Il conflitto tra Inghilterra e Scozia diventa la Seconda Guerra Mondiale, e le scene e i costumi citano esplicitamente film come The Queen o fiction televisive di grande popolarità come The Crown.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo sale uno specialista “rossiniano” come il Maestro Antonino Fogliani, direttore musicale del Festival Rossini di Wildbad dal 2012 e direttore ospite principale della Deutsche Oper am Rhein dal 2017. Dopo l’acclamato debutto al Rossini Opera Festival di Pesaro nel 2001 con la direzione de Il viaggio a Reims, è salito sul podio dei più importanti teatri d’opera del mondo dirigendo titoli rari con orchestre prestigiose come l’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia, la Philharmonique di Monte-Carlo, la Düsseldorfer Symphoniker, la Gürzenich-Orchester Köln, la Neue Philharmonie Westfalen Orchestra di Dortmund, la Moscow State Philharmonic Society di Mosca e tante altre. Laureato in Discipline Musicali presso l’Università di Bologna, si è diplomato in Pianoforte al Conservatorio di Bologna e in Direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano. Si è specializzato all’Accademia Chigiana di Siena con Franco Donadoni ed Ennio Morricone. L’incontro con Gianluigi Gelmetti nel 1997 ha segnato una svolta artistica nella sua carriera di direttore, consentendogli di seguire numerose produzioni e concerti come suo assistente. È docente di Direzione d’orchestra presso il Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo. Nel 2018 il Presidente Sergio Mattarella gli ha conferito il titolo onorifico di Ufficiale dell’Ordine “al merito della Repubblica italiana”.

Elisabetta regina d’Inghilterra sarà in scena dal 22 al 29 ottobre ed è preceduta come di consueto da un incontro di introduzione all’ascolto a cura dell’Associazione “Amici del Teatro Massimo” in collaborazione col Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Palermo. L’appuntamento, sabato 19 ottobre alle 18:00 in Sala ONU, è con il musicologo Vincenzo Borghetti. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Dopo la prima di martedì 22 ottobre alle 20:00 (Turno Prime), il calendario prevede altre cinque recite: giovedì 24, ore 20:0 (Turno F); venerdì 25, ore 18:30 (Turno B); sabato 26, ore 18:30 (Turno Opera); domenica 27, ore 17:30 (Turno D); martedì 29 ore 18:30 (Turno C).

I biglietti (da 20 a 145 euro) sono acquistabili presso la biglietteria di Piazza Verdi (aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 15.30, tel. +39 0916053580), su www.ticketone.it, o chiamando il Call Center +39 0918486000, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00, per acquistare anche telefonicamente.