Il Maestro Riccardo Muti al suo attesissimo ritorno sul podio di Orchestra e Coro del Teatro Regio

Chiara Muti firma la nuova produzione del capolavoro di Giuseppe Verdi 

Teatro Regio, martedì 24 febbraio 2026 ore 19

Martedì 24 febbraio alle ore 19 il Maestro Riccardo Muti torna al Teatro Regio sul podio dell’Orchestra e del Coro per dirigere Macbeth di Giuseppe Verdi, melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei dall’omonima tragedia di William Shakespeare. È un appuntamento attesissimo: la quarta presenza del Maestro al Regio in cinque anni, con uno dei titoli verdiani che più ha contraddistinto la sua carriera. Il nuovo allestimento, dal grande impatto visivo e capace di immergere lo spettatore nell’inconscio del protagonista, è firmato da Chiara Muti. In scena, nel ruolo del titolo Luca Micheletti, baritono e attore di straordinaria intensità scenica, sempre più assiduo frequentatore del repertorio verdiano, affiancato da Lidia Fridman, soprano dalla voce di singolare incisività e dal forte magnetismo interpretativo, che torna al Regio dopo il Ballo in maschera del 2024. In un cast d’eccellenza figurano con loro il tenore Giovanni Sala, già applaudito nel Don Giovanni del 2022, e Maharram Huseynov, reduce dal recente successo nella Cenerentola. Le scene sono firmate da Alessandro Camera, i costumi da Ursula Patzak, la coreografia è di Simone Valastro e le luci di Vincent Longuemare. Il Coro del Teatro è preparato dal maestro Piero Monti

L’opera, realizzata in coproduzione con Teatro Massimo di Palermo, va in scena per sei recite dal 24 febbraio al 7 marzo. Tutti i biglietti sono esauriti.

Questo nuovo Macbeth è reso possibile grazie al contributo di Reale Mutua, che rinnova così il suo importante sostegno a progetti di grande valore artistico del Teatro. 

Stefano Lo Russo: Regio punto di riferimento internazionale della città

«Siamo davvero molto contenti di dare il benvenuto al maestro Riccardo Muti per questo ritorno così gradito nella nostra città e al Teatro Regio. La sua presenza conferma, in questa attesa produzione firmata da Chiara Muti, il ruolo del Regio come punto di riferimento per un’offerta musicale e artistica di livello internazionale ma anche di luogo in cui la città si riconosce e si interroga su temi profondi e quanto mai attuali, come il desiderio di supremazia e la tirannia che la tragedia di Macbeth porta in scena».

Mathieu Jouvin: il ritorno al Regio del Maestro Riccardo Muti

«Con Macbeth la nostra Stagione Rosso trova una delle sue espressioni più intense – afferma Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio: l’opera di Verdi, ispirata a Shakespeare, mette in scena il conflitto profondo tra desiderio di potere e responsabilità morale, in quella “regione cruciale” dell’anima dove ogni scelta lascia un segno. È proprio questa tensione, così attuale e universale, che rende il ritorno al Regio di Riccardo Muti con questo titolo un momento di straordinario valore artistico. Si rinnova un legame fondato su stima reciproca, rigore e altissima qualità musicale: il Maestro Muti è un interprete che scava nella partitura fino a restituirne la verità teatrale più profonda, e Macbeth — opera che lo accompagna da tutta la vita — trova in lui una guida capace di coniugare tensione drammatica e lucidità musicale. La nuova produzione firmata da Chiara Muti, con uno sguardo che penetra lo spazio interiore del protagonista e il confine instabile tra visibile e invisibile, indaga il dramma della coscienza e della percezione, dove bene e male si confondono. È un allestimento che parla direttamente al nostro tempo, perché mette al centro la responsabilità individuale, il peso delle scelte e le conseguenze morali del potere. Con Macbeth il Regio conferma così la propria vocazione di teatro che, attraverso la forza della musica e della scena, invita il pubblico a confrontarsi con le domande più profonde dell’essere umano».

Cristiano Sandri: una produzione di altissima qualità

«Macbeth rappresenta uno dei vertici drammatici e musicali dell’intero repertorio verdiano e occupa un posto centrale nel percorso della nostra Stagione Rosso. È un’opera che unisce forza teatrale, tensione psicologica e modernità di linguaggio, e che trova un interprete d’elezione nel Maestro Riccardo Muti» dichiara Cristiano Sandri, Direttore artistico del Regio, che sottolinea: «Il suo ritorno al Regio con questo titolo rinnova un rapporto artistico profondo con l’Orchestra e il Coro, suggellato anche dalle parole che egli stesso rivolse ai nostri complessi sin dal 2021, riconoscendone l’eccellenza a livello nazionale. La regia di Chiara Muti affronta Macbeth come un viaggio nella coscienza, uno spazio mentale in cui visioni, colpa e desiderio deformano la percezione della realtà. È uno sguardo teatrale intenso e contemporaneo, capace di restituire tutta l’ambiguità e la vertigine morale del dramma shakespeariano filtrato da Giuseppe Verdi. Siamo inoltre particolarmente felici di presentare un cast di grande qualità e forte personalità scenica: nel ruolo del titolo Luca Micheletti, artista di rara intensità teatrale e sempre più autorevole interprete del repertorio verdiano; accanto a lui Lidia Fridman, giovane ma già sorprendentemente matura per presenza vocale e scenica, Maharram Huseynov, che ha recentemente conquistato il pubblico del Regio, e Giovanni Sala, interprete di solida esperienza e sensibilità musicale. Insieme, danno vita a un Macbeth capace di parlare con forza al pubblico di oggi». 

Reale Mutua: continuità e impegno al fianco del Teatro Regio

«Reale Mutua ha una lunga storia di sostegno alle produzioni dirette dal Maestro Riccardo Muti, e rinnovare questo impegno anche in occasione di Macbeth rappresenta per noi un modo concreto di ribadire la vicinanza al Teatro Regio e alle sue eccellenze» – dichiara Luigi Lana, Presidente di Reale Mutua. «Questa edizione, diretta dal Maestro Muti e firmata da Chiara Muti, offre una lettura intensa e profondamente contemporanea dell’opera, confermando la capacità del Regio di coniugare tradizione, qualità e innovazione. Siamo orgogliosi di essere nuovamente al fianco del Teatro in un percorso che promuove talento, creatività e apertura, rafforzando il legame tra cultura, territorio e sviluppo».

Gli eterni temi del bardo, riletti dal genio di Verdi e interpretati da Muti

Quando Verdi mette in musica Shakespeare nel 1847, trasforma la materia teatrale in materia sonora, dando alla tragedia una forza nuova e visionaria, che già anticipa il suo linguaggio futuro. Macbeth è il più tenebroso: una storia di potere e usurpazione resa fisica e concreta, dove il sangue e la colpa dilagano fino a travolgerci, mentre l’avidità del male — che tanto affascinò Verdi lettore di Shakespeare — mostra le sue conseguenze più estreme. Riccardo Muti ne indica il cuore segreto e la schiacciante attualità: «Uccidere per il potere è purtroppo molto attuale, però Macbeth è spinto verso l’omicidio dalla Lady, che lo domina in senso materiale ed erotico: sa che è grande sul campo di battaglia, ma come uomo lo maltratta e lo svilisce» (dall’intervista di Giangiorgio Satragni per La Stampa). E ancora, nel catalogo verdiano «Macbeth è un unicum, anticipa l’espressionismo. Lo sto ristudiando dall’inizio come se non l’avessi mai diretto. Oggi alla mia età, con tanta musica che ho interpretato, scopro particolari di caratteri dinamici, armonici, strumentali che sorprendono, e si ripresentano con occhio diverso» (dall’intervista di Valerio Cappelli per Corriere della Sera).

Nella lettura di Chiara Muti Macbeth è il dramma dell’antitesi 

Chiara Muti scava nei tormenti dei protagonisti e nel “rosso” più oscuro: quello del sangue versato per sete di dominio, della colpa che non si lava, del desiderio che si tramuta in condanna. «Macbeth è il dramma dell’antitesi – afferma la regista – in scena assistiamo a un capovolgimento dei valori. Sotto i nostri occhi, l’eroe della storia, da positivo, diventa negativo. Sceglie il male, mascherandolo per un bene. Un re da difendere si trasforma in un ostacolo da sormontare. Ecco la straordinaria lezione che racchiude il testo di Shakespeare, in cui le streghe ci prendono per mano all’inizio del dramma, sussurrando una frase che custodisce la chiave di lettura: Bello è il brutto e brutto è il bello. Per sostenere emotivamente le conseguenze dei propri atti, bisogna giustificarne le scelte. Quindi il male diventa un bene e il bene un male. Macbeth non incontra le streghe le genera. Sono l’indicibile materia grigia del suo inconscio confuso, avvelenato da una febbre di onnipotenza» (dall’intervista di Guido Andruetto per d la Repubblica).

Produzione audiovideo per il mercato globale

Macbeth sarà registrato dal Teatro Regio e trasmesso in Italia dalla Rai, per essere successivamente distribuito in tutto il mondo. Un progetto strategico che consentirà di fissare nel tempo una produzione di così alto profilo artistico e di amplificarne la risonanza oltre i confini nazionali. Un’opportunità preziosa per rafforzare ulteriormente la presenza del Regio nel panorama musicale internazionale, valorizzando l’eccellenza dei suoi complessi e la qualità delle sue nuove produzioni.

Biglietti e Informazioni

biglietti sono esauriti. Informazioni e aggiornamenti: www.teatroregio.torino.it

Anteprima Giovani Macbeth al Teatro Regio di Torino

Giovedì 12 febbraio parte la vendita dei biglietti per l’Anteprima Giovani 

Il ritorno del Maestro Riccardo Muti al Teatro Regio per la nuova produzione firmata da Chiara Muti 

Teatro Regio, venerdì 20 febbraio ore 20

Inizia giovedì 12 febbraio alle ore 11, la vendita dei biglietti per l’Anteprima Giovani di Macbeth di Giuseppe Verdi in scena venerdì 20 febbraio alle ore 20
Lo spettacolo è riservato al pubblico under 30. I biglietti a 10 € sono disponibili on line e in Biglietteria, fino a esaurimento dei posti disponibili.

L’appuntamento segna l’attesissimo ritorno – il quarto in cinque anni – del Maestro Riccardo Muti sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio, per uno dei titoli verdiani centrali del suo percorso artistico. La nuova produzione di Macbeth è firmata da Chiara Muti e vede Luca Micheletti nel ruolo del titolo, affiancato da Lidia Fridman (Lady Macbeth), Giovanni Sala (Macduff) e Maharram Huseynov (Banco).

Lo spettacolo è realizzato in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo; scene di Alessandro Camera, costumi di Ursula Patzak, coreografia di Simone Valastro, luci di Vincent Longuemare. Il Coro del Teatro Regio è preparato da Piero Monti. La nuova produzione è resa possibile grazie al contributo di Reale Mutua.

Gli eterni temi del bardo, riletti dal genio di Verdi 

Quando Giuseppe Verdi mette in musica William Shakespeare, nel 1847, trasforma la tragedia in una materia sonora cupa e visionaria, anticipando il suo linguaggio futuro: Macbeth è il dramma del potere e della colpa, della violenza che dilaga fino a travolgere ogni valore umano. Riccardo Muti ne coglie il cuore segreto, la “voluttà del soglio”, dominata dalla figura della Lady, mentre la regia di Chiara Muti legge l’opera come un dramma dell’antitesi, in un mondo dove tutto si rovescia e il desiderio di potere genera i propri demoni, fino a cancellare sonno, amore e pietà, lasciando solo il rumore della coscienza.

In attesa di Macbeth 

Mercoledì 18 febbraio alle ore 17.30 al Piccolo Regio Puccini si terrà la conferenza di presentazione dell’opera a cura di Paolo Gallaratigiovedì 19 febbraio alle ore 13 nel foyer del Toro, è in programma la conferenza stampa di presentazione con la partecipazione dei protagonisti. Ingresso libero per entrambi gli incontri.

Biglietti e Informazioni
Biglietti in vendita alla Biglietteria del Teatro Regio e on line su www.teatroregio.torino.it. Biglietteria: Piazza Castello 215 – Torino | Tel. 011.8815.241/242 | biglietteria@teatroregio.torino.it. Orario di apertura: da lunedì a sabato ore 11-19; domenica: ore 10.30-15.30. Informazioni e aggiornamenti: www.teatroregio.torino.it

Biglietteria
Piazza Castello, 215 – Torino
(da lunedì a sabato 11-19, domenica 10.30-15.30)
Un’ora prima degli spettacoli
+39 011 8815 241/242

Michele Mariotti porta per la prima volta alla Scala Guillaume Tell in originale francese.  

Chiara Muti debutta al Piermarini

Protagonisti Michele Pertusi, Salome Jicia e Dmitry Korchak.

Pochissimi i posti rimasti per le sei rappresentazioni dell’opera dal 20 marzo al 10 aprile

ma il 6 aprile c’è la diretta su LaScalaTv

Dal 20 marzo al 10 aprile Michele Mariotti dirige al Teatro alla Scala sei rappresentazioni di Guillaume Tell di Gioachino Rossini con la regia di Chiara Muti al debutto scaligero, le scene di Alessandro Camera, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Vincent Longuemare e la coreografia di Silvia Giordano.

Nella parte di Tell Michele Pertusi torna a Rossini dopo il trionfo verdiano nei panni di Filippo II lo scorso 7 dicembre; Dmitry Korchak è Arnold e Salome Jicia debutta al Piermarini come Mathilde.

Le danze saranno interpretate dagli allievi della Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala.

L’opera, che manca dal 1988 quando fu diretta da Riccardo Muti in una produzione di Luca Ronconi, ricordata per l’uso allora nuovissimo delle proiezioni in scena, è presentata per la prima volta alla Scala in versione originale francese nell’edizione critica a cura di Elizabeth Bartlet, pubblicata nel 1992 dalla Fondazione Rossini di Pesaro. Sarà eseguita in forma pressoché integrale, con pochi piccoli tagli per esigenze dello spettacolo. Saranno omessi il pas de deux nei ballabili dell’Atto I, l’aria di Jemmy e una sezione del pas de soldats nell’Atto III. Le danze saranno eseguite tutte e si ascolterà il trio Mathilde-Jemmy-Hedwige nel Finale dell’Atto IV.

La rappresentazione del 26 marzo registra il tutto esaurito, per le altre restano pochissimi posti disponibili. Sarà però possibile seguire lo spettacolo su LaScalaTv: la rappresentazione del 6 aprile sarà trasmessa in diretta e resterà visibile fino al 12 aprile.

Considerata la durata dell’opera, le introduzioni all’ascolto prima di ogni rappresentazione – curate dal professor Claudio Toscani – saranno abbreviate e si terranno nel Ridotto dei Palchi alle ore 18.

“Rossini – spiega Michele Mariotti nell’intervista a Barbara Narici inclusa nel numero di marzo della Rivista del Teatro – ha dimostrato di saper abbracciare uno stile, intendo lo stile romantico, che non era all’epoca ancora esploso. Tell non è un’opera romantica ma piuttosto pre-romantica, caratterizzata da un colore diverso. In questi anni ho lavorato molto sullo strumento sonoro, sul colore orchestrale. In quest’opera c’è un nuovo respiro, un nuovo colore, e c’è una presenza della natura stupefacente, che abbiamo visto solo nella Donna del lago. Le esperienze che ho fatto negli ultimi anni vanno in questa direzione. Non snaturerò il Tell, non lo farò diventare un’opera romantica. Per esempio, l’aria di Arnold dell’Atto IV ‘Asile héréditaire’ ha un’orchestrazione diversa da tutto il resto dell’opera e corrisponde all’evoluzione del personaggio. In principio ad Arnold poco interessa la patria, la lotta: è essenzialmente innamorato di Mathilde, e vuole amarla a dispetto dello scontro politico e della differenza di status sociale. È la morte del padre a far sì che egli si accenda e che si dichiari pronto a combattere per vendicarlo; per questo l’aria ha carattere diverso da tutto il resto dell’opera. Non sono d’accordo nel vedere Arnold come un tenore eroico, per me rimane un innamorato. C’è poi il Trio delle donne nell’Atto IV, importante in quanto mette in luce un altro tema, che è il senso di appartenenza, l’attaccamento alle proprie radici, l’amore, oltre alla solidarietà tra Mathilde ed Hedwige, moglie di Tell. Un trio di donne è una rarità, un gioiello, presente solo nell’Orfeo ed Euridice di Gluck e nel Rosenkavalier di Strauss”.

20, 23, 26 marzo; 3, 6, 10 aprile 2024

Gioachino Rossini

GUILLAUME TELL

Opéra in quattro atti

Libretto di Étienne de Jouy e Hippolyte-Louis-Florent Bis

Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro

in collaborazione con Casa Ricordi, Milano

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore MICHELE MARIOTTI

Regia CHIARA MUTI

Scene alessandro camera

Costumi ursula patzak

Luci vincent longuemare

Coreografia silvia giordano

Personaggi e interpreti

Guillaume Tell              Michele Pertusi

Arnold Melchtal            Dmitry Korchak

Mathilde                      Salome Jicia

Walter Fürst                  Nahuel Di Pierro

Melchtal                      Evgeny Stavinsky

Gessler                         Luca Tittoto

Jemmy                        Catherine Trottmann

Hedwige                     Géraldine Chauvet

Rodolphe                    Brayan Ávila Martinez

Leuthold                     Paul Grant

Ruodi                          Dave Monaco

Un chasseur                 Huanhong Li*

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Alberto Malazzi

Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala

*Allievo dell’Accademia Teatro alla Scala

Date:

Mercoledì 20 marzo 2024 ore 18.30 ~ Turno Prime Opera

Sabato 23 marzo 2024 ore 18.30 ~ Turno D

Martedì 26 marzo 2024 ore 18.30 ~ Turno A

Mercoledì 3 aprile 2024 ore 18.30 ~ Turno B

Sabato 6 aprile 2024 ore 18.30 ~ Fuori abbonamento

Mercoledì 10 aprile 2024 ore 18.30 ~ Turno C

Prezzi: da 250 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Lo spettacolo

Per Chiara Muti, intervistata da Biagio Scuderi per La Scala – Rivista del Teatro, Guillaume Tell è “una storia di portata biblica; Guillaume è il puro, l’uomo visionario che non ammette il vizio, è un eroe suo malgrado perché, per lui, la morale e il rispetto vengono prima di ogni cosa. Non è così per tutti gli altri, non è così per Gessler che rappresenta il male. Nell’impaginare la drammaturgia mi sono fatta trasportare da Metropolis di Fritz Lang. Mi sono chiesta: qual è la libertà che stiamo perdendo? E ho realizzato che ci stiamo auto-asservendo, senza accorgercene, a un meccanismo che ci imporrà sempre di più regole assurde e disumane che tutti accetteremo per quieto vivere. Lo vedo nelle nuove generazioni, col naso giù per terra, fisicamente prostrati al suolo, non guardano più il cielo ma solo questi orrendi mezzi di comunicazione che ci stanno chiudendo al mondo e la cui luce del display è come il sorriso di Narciso, più lo guardi e più finisci nell’abisso senza rendertene conto”.

Tell alla Scala

Guillaume Tell, opera monumentale, subì tagli e modifiche già nel corso delle prove e delle prime rappresentazioni seguite al battesimo avvenuto all’Opéra di Parigi il 3 agosto 1829. La prima scaligera risale al 26 dicembre 1836 in una versione italiana profondamente modificata: per l’inaugurazione della stagione di Carnevale e Quaresima va in scena per ben 32 rappresentazioni Vallace, “melodramma tragico di Calisto Bassi, composto sulla musica del Guglielmo Tell del Maestro Cavaliere Rossini”. Sempre la versione del Bassi ma con il titolo Guglielmo Tell torna nel 1845, 1858, 1860, 1867, 1881 (con la direzione di Franco Faccio), 1899 (diretto da Toscanini con Francesco Tamagno come Arnoldo), 1930 (direttore Giuseppe del Campo, con Giacomo Lauri Volpi come Arnoldo, Benvenuto Franci come Tell e Lila Bruna Rasa come Matilde), 1939 (sul podio Gino Marinuzzi). Memorabile anche l’edizione diretta da Francesco Molinari Pradelli nel 1965 e ripresa nel 1966, con Gianni Raimondi, Giangiacomo Guelfi e Ilva Ligabue nelle parti principali, la regia di Sandro Bolchi e le scene di Salvatore Fiume. Guglielmo Tell torna in scena per l’ultima volta in italiano per l’inaugurazione della Stagione 1988/89 con la direzione di Riccardo Muti e una fastosa produzione firmata da Luca Ronconi con scene di Gianni Quaranta e costumi di Vera Marzot: in palcoscenico Chris Merritt, Giorgio Zancanaro e Cheryl Studer.

Riccardo Muti sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo di Palermodirige “Don Giovanni”

Il mito del libertino impenitente rivive nel nuovo allestimento del capolavoro di Mozart e Da Ponte, con la regia di Chiara Muti

Il Maestro Riccardo Muti, sarà per la prima volta al Teatro Massimo di Palermo per dirigere un’opera, Don Giovanni,seconda delle tre opere di Wolfgang Amadeus Mozart scritta su libretto di Lorenzo Da Ponte, nel nuovo allestimento realizzato dal Teatro Massimo di Palermo in coproduzione con il Teatro Regio di Torino. L’opera conta sulla regia di Chiara Muti che dopo Le nozze di Figaro (andate in scena al Teatro Massimo nel 2018) e Così fan tutte, completa con Don Giovanni la direzione della trilogia dapontiana.

Il cast di grande livello vede nel ruolo dell’irresistibile cavaliere Don Giovanni il baritono Luca Micheletti, attore (Premio Ubu, 2011 e Premio Internazionale Pirandello, 2015), baritono, regista, scrittore, tra i teatranti più originali ed eclettici della sua generazione che sarà affiancato dal fido Leporello, interpretato dal basso Alessandro Luongo. Le donne sedotte da Don Giovanni sono i soprani Maria Grazia Schiavo (Donna Anna), primo Premio al Concorso di Santa Cecilia e Primo Premio al concorso internazionale di Clermont-Ferrand; Mariangela Sicilia (Donna Elvira), acclamata da «Le Monde» come un “miracolo di saldezza vocale”; e il giovane e già affermato mezzosoprano Francesca Di Sauro (Zerlina); Mentre Don Ottavio è affidato al tenore Giovanni Sala, di ritorno a Palermo dopo La bohème. Infine Masetto ha la voce di Leon Košavić e Il Commendatore quella di Vittorio De Campo. Maestro al fortepianoèAlessandro Benigni. Orchestra e Coro del Teatro Massimo. Maestro del CoroSalvatore Punturo.

Le scenografie, che evocano gli interni di un grande e diroccato teatro di marionette, sono firmate daAlessandro Camera, iraffinaticostumi daTommaso Lagattolla, leluci daVincent Longuemare. Assistente alla regia èPaolo Vettori, Assistente alle sceneAndrea Gregori, Assistente ai costumiFrancesco Ceo. Le marionette sono realizzate dallaCompagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli / Associazione Grupporiani. Repliche fino al 2 novembre.

Opera che mescola dramma e comicità dalla fortuna ininterrotta, Don Giovanni perpetua ancora oggi il mito del libertino inafferrabile, incarnazione del desiderio infinito, nato nel XVII secolo in contrapposizione al clima di repressione puritana e Controriforma. Mosso dal desiderio di conquistare compulsivamente le donne e la vita, Don Giovanni si fa beffe della morale comune interpretando nell’immaginario collettivo il personaggio demoniaco, paladino della libertà e dell’autodeterminazione.

“Mozart e Da Ponte definiscono l’opera un “dramma giocoso” – dice il Maestro Muti, tra i più grandi direttori d’orchestra del nostro tempo, che torna al Teatro Massimo di Palermo dopo avere diretto il Requiem di Verdi nel 2021 – “Le note scritte dall’autore fanno subito chiarezza: l’inizio dell’opera ha una tonalità funebre ma l’aspetto lieve e giocoso è subito dietro l’angolo. Mai come nella trilogia è importante conoscere il dialogo tra note e testo, l’italiano, i doppi sensi nascosti tra le parole. L’opera va vista come una presa di coscienza dei difetti dell’uomo, un uomo che rincorre le donne ma anche la vita, senza raggiungerla mai”. “Don Giovanni è anche l’unico tra i personaggi dell’opera ad essere coerente – aggiunge la regista Chiara Muti -e ad esseredisposto a scendere all’inferno pur di restare libero, in un mondo popolato invece da figure imprigionate dal loro destino, marionette trattenute da fili come nel bellissimo film di Pasolini Che cosa sono le nuvole? geniale affresco sulla condizione umana. Attorno a Don Giovanni– prosegue – ruotano come in un vortice tutti i personaggi e risuonano alcune delle musiche più belle e potenti che siano mai state scritte. Ma lui, il protagonista, ha solo due arie, veloci, corte, perché è troppo impegnato a corteggiare e sedurre tutte “pel piacer di porle in lista”, mentre corre, nella sua ultima giornata di vita, verso l’Inferno, condannato, come in un girone infernale a inseguire il desiderio senza mai poterlo soddisfare fino in fondo”.

“Siamo grati al Maestro Riccardo Muti, musicista di grande levatura e generosità, che per la prima volta dirige un’opera a Palermo, il Don Giovanni con la regia di Chiara Muti, e torna a guidare il Coro e l’Orchestra della Fondazione. Grazie al Maestro, a Cristina, a Chiara Muti per l’entusiasmo, la dedizione e l’impegno che hanno impresso a questa produzione e per la grandissima lezione artistica che sta attraversando il Teatro e la città di Palermo. La loro presenza in Teatro ha creato grande attesa del pubblico. Non potevamo immaginare un modo migliore e più autorevole per concludere con grande orgoglio la stagione 2023” – dice Marco Betta, Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo.

Lo spettacolo è in scena al Teatro Massimo dal 24 ottobre al 2 novembre ma a causa dello sciopero nazionale indetto per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, la Fondazione Teatro Massimo non è in grado di garantire lo svolgimento della prima rappresentazione dell’opera prevista martedì 24 ottobre alle ore 20:00. Le altre recite (26 ottobre alle 18:30; 28 ottobre alle 18:30; 31 ottobre alle 20:00; e 2 novembre alle 18:30) avranno luogo regolarmente. La Direzione del Teatro sta lavorando per trovare una soluzione alternativa al fine di consentire agli abbonati e ai possessori di biglietto della recita del 24 ottobre di vedere lo spettacolo in altra data. I possessori di biglietti potranno comunque richiedere il rimborso con le modalità indicate sul sito della Fondazione https://www.teatromassimo.it/event/don-giovanni/ .                                                                                                         
Durata
dello spettacolo: 3h 30’ incluso un intervallo al termine del primo atto: (Atto I 90’ – Intervallo 30’ – Atto II 90’). Dopo il debutto l’opera sarà in scena giovedì 26 ottobre alle 18:30; sabato 28 ottobre alle 18:30; martedì 31 ottobre alle 20:00; giovedì 2 novembre alle 18:30. Biglietti: da 16 a 150 euro. Info: https://www.teatromassimo.it/event/don-giovanni/

Domenica 28 ottobre tornaanche “Bambini all’Opera” il laboratorio per bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni a cura di Francesca Cosentino nel corso del quale viene narrata la trama dello spettacolo, si ascoltano alcuni brani, si crea insieme, si disegna e si fa merenda. Al termine del laboratorio i bambini sono accompagnati in Sala Grande per vivere così la magia del Teatro. Infoe prenotazioni tel. 329 7260846. Animazione teatrale: Gisella Vitrano; Interventi cantati: Sonia Sala; Illustrazioni: Giuseppe Lo Bocchiaro.