Riccardo Chailly dirige la Filarmonica della Scala in un programma novecentesco: il secondo concerto della Stagione sinfonica scaligera accosta Hindemith a Gershwin

Solo tre anni distanziano la nascita di Paul Hindemith (1895) da quella di George Gershwin (1898), due protagonisti, ognuno a modo suo, della radicale rivoluzione (e parcellizzazione) semantica che investe il mondo della musica a cavallo tra Otto e Novecento. Sarà dedicato a questi due compositori il secondo concerto della Stagione sinfonica del Teatro alla Scala, in programma per lunedì 26, mercoledì 28 e venerdì 30 gennaio, con la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly.  Di Hindemith si propone “Rag Time (wohltemperiert)” per orchestra, oltre a “Der Schwanendreher”, concerto per viola e piccola orchestra, con solista la Prima viola Simonide Braconi. Di Gershwin vengono eseguiti la “Cuban Ouverture” e “An American in Paris”.

Quelli a cavallo delle due guerre mondiali sono due decenni di ricerca dal punto di vista del linguaggio musicale. Dopo la crisi della tonalità, sono numerose le strade che si aprono nel panorama della musica occidentale. Da una parte Hindemith, di cui Riccardo Chailly presenta per la prima volta alla Scala “Rag Time (wohltemperiert)”, composto nel 1921 trascrivendo in chiave di ragtime il soggetto della Fuga in do minore di Bach dal Libro I del “Clavicembalo ben temperato”. Si tratta della prima testimonianza che accosta la musica di Bach ai ritmi e alle armonie del Jazz e dei suoi affini, un filone che, nei decenni a venire, troverà tra i suoi principali rappresentanti Jacques Loussier o The Swingle Singers, artisti che hanno accostato la produzione di Johann Sebastian Bach al linguaggio jazzistico, attraverso arrangiamenti, improvvisazioni e tributi che hanno creato un’interazione tra il classico e il moderno, fondendo il contrappunto barocco con gli stilemi della “Nuova musica”. Il pioniere di questo filone è Paul Hindemith, e “Rag Time” rappresenta una imprescindibile pietra miliare di questo genere. Hindemith riuscì a creare un brano provocatorio per l’epoca in cui venne scritto, armonicamente “distorto”, ritmicamente trasfigurato e timbricamente arricchito grazie all’intrigante orchestrazione moderna. Del resto, questa interessante pagina, assimilata a buon diritto alla Neue Sachlichkeit e più in generale all’Espressionismo, potrebbe essere un po’ eretta a emblema dell’estetica di Hindemith e della postura creativa degli Anni Venti in Europa, in cui i dispositivi stilistici espressionisti vengono combinati con le forme e le strutture barocche in modo tale da generare un effetto quasi caricaturale.

Di Hindemith, affidato alla prima parte scaligera Simonide Braconi, è poi “Der Schwanendreher”, terza tappa compositiva che il musicista dedica alla viola insieme all’orchestra (Hindemith, ancor prima di essere un eccellente compositore, fu un ottimo violista) dopo la Kammermusik n. 5 op. 36 n. 4 (1927) e la Konzertmusik op. 48 (1929-1930), e che porta il sottotitolo “Konzert nach alten Volksliedern” (Concerto su antichi canti popolari), che conferma l’interesse del musicista per l’antica musica vocale popolare tedesca.

Fin dal primo movimento, Zwischen Berg und tiefem Tal, l’orchestrazione e l’andamento quasi improvvisato richiamano l’arte dei menestrelli e segnano un netto distacco dalla tradizione del concerto classico-romantico. Il secondo movimento, Nun laube, Lindlein laube!, sviluppa una malinconica melodia di amore perduto, affidata alla viola solista in dialogo con l’arpa, mentre il terzo, Der Gutzgauch auf dem Zaune saß, utilizza il simbolismo ambiguo del cuculo, portatore anche di presagi oscuri. Il movimento finale, Seid ihr nicht der Schwanendreher?, in forma di variazioni, conferma l’opera come omaggio a un passato musicale e come presa di posizione critica nel clima culturale della Germania degli anni Trenta.

La seconda parte del concerto è invece dedicata a George Gershwin. Prima, “Cuban Ouverture”, nata da un viaggio all’Avana nel 1932 e intitolata inizialmente Rumba, che valorizza in modo particolare le percussioni tipiche cubane, poste in primo piano per esaltarne il carattere ritmico.  Poi, “An American in Paris”, poema orchestrale in cui il newyorkese, dopo un viaggio nella Ville Lumière, dipinge il tumulto delle strade di Parigi con un linguaggio musicale che intreccia classica e blues. Ne risulta un poema sinfonico per grande orchestra che evoca la vita urbana parigina, incluso il traffico cittadino reso celebre dall’uso dei clacson dei taxi, articolato in tre sezioni: una vivace passeggiata tra le strade di Parigi, un momento più lirico e nostalgico ai Giardini del Lussemburgo, e infine un episodio brillante ispirato al charleston.

Lunedì 26 gennaio 2026 ore 20 ~ turno A

Mercoledì 28 gennaio 2026 ore 20 ~ turno B

Venerdì 30 gennaio 2026 ore 20 ~ turno C

Stagione Sinfonica


Filarmonica della Scala


Riccardo Chailly, direttore

Paul Hindemith

Rag Time (wohltemperiert)

per orchestra

Der Schwanendreher

concerto per viola e piccola orchestra sopra antichi canti popolari

Simonide Braconi, viola

George Gershwin

Cuban Overture

An American in Paris

Prezzi: da 110 a 20 euro

Infotel 02 72 00 37 44 www.teatroallascala.