Umberto Clerici dirige al Teatro Massimo di Palermo la monumentale Missa Solemnis op. 123 per soli, coro e orchestra, di Ludwig van Beethoven.

Orchestra e Coro del Teatro Massimo e un cast internazionale per un evento di profonda spiritualità.

Il nuovo appuntamento sinfonico al Teatro Massimo di Palermo, giovedì 8 gennaio alle 20.30 in Sala Grande, vedrà l’esecuzione di una delle massime espressioni del genio di Ludwig van Beethoven: la Missa solemnis op. 123 per soli, coro e orchestra. L’imponente partitura sarà affidata alla bacchetta di Umberto Clerici, direttore di solida fama internazionale e direttore principale della Queensland Symphony Orchestra, alla guida di un cast vocale di rilievo internazionale: il soprano australiano Eleanor Lyons (specialista del repertorio beethoveniano), il mezzosoprano Sofia Koberidze, il tenore Matteo Mezzaro e il basso Luca Tittoto. Il Coro del Teatro Massimo sarà guidato dal Maestro Salvatore Punturo.

Composta tra il 1819 e il 1823, la Missa Solemnis è uno dei più grandi capolavori della musica sacra del periodo classico e un grandioso affresco dell’animo umano, in costante tensione tra il dubbio, la fede e la speranza di pace. Fu concepita per l’insediamento dell’Arciduca Rodolfo d’Asburgo a Vescovo di Olmütz. Tuttavia, la vastità del lavoro portò Beethoven ben oltre l’occasione liturgica, trasformando la composizione in un testamento spirituale universale. In essa il compositore racchiude l’intera storia del genere sacro – dalle suggestioni del gregoriano alla grande polifonia – reinterpretandola con un linguaggio visionario e profondamente umano, tipico della sua ultima stagione creativa.

Una particolarità distintiva di questo capolavoro è la rinuncia a ogni forma di protagonismo solistico: non vi sono arie o duetti isolati, ma gli interventi dei quattro solisti sono costantemente intrecciati in una complessa trama polifonica che si fonde con le parti del coro. Dalla solennità del Kyrie alla vibrante supplica di pace del finale (Dona nobis pacem), l’opera si configura come un dialogo diretto tra l’uomo e la divinità, suggellato dalla celebre dedica autografa: «Von Herzen möge es wieder zu Herzen gehen!» (Dal cuore possa di nuovo andare al cuore).

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo torna il Maestro Umberto Clerici. Dopo una pluripremiata carriera da violoncellista (vincitore del prestigioso Concorso Čajkovskij), Clerici si è imposto come una delle bacchette più richieste tra Australia ed Europa e affronta qui una delle sfide più ardue del repertorio sinfonico-corale. Ad affiancarlo, il soprano australiano Eleanor Lyons, raffinata specialista del repertorio beethoveniano, insieme a Sofia Koberidze, reduce dai successi all’Arena di Verona, al tenore Matteo Mezzaro, applaudito nei principali teatri nazionali, e al basso Luca Tittoto, voce tra le più apprezzate della sua generazione, regolarmente ospite del Teatro alla Scala.

Biglietti: da 35 a 10 euro; Infohttps://www.teatromassimo.it/ev

Musiche di Prokofiev, Debussy e Ravel per il concerto dell’Orchestra e del Coro femminile del Teatro Massimo di Palermo di sabato 3 febbraio.

Sul podio Umberto Clerici, solista al violino Silviu Dima. Venerdì prova aperta al pubblico.

Il nuovo appuntamento della stagione dei concerti sabato 3 febbraio alle 20:30, vede sul podio Umberto Clerici, virtuoso del violoncello e direttore dalle innumerevoli esperienze internazionali. Insieme all’Orchestra è impegnatoil Coro femminile diretto dal Maestro Salvatore Punturo. Solista Silviu Dima, primo violino dell’Orchestra del Teatro Massimo. Per la prima volta a Palermo, Umberto Clerici, è direttore principale della Queensland Symphony Orchestra e si è affermato come uno dei nomi più richiesti nelle principali orchestre sinfoniche in Australia e Nuova Zelanda.

Il programma prende le mosse dal vibrante Concerto n. 2 per violino e orchestra di Sergej Prokofiev composto durante le sue innumerevoli tournées in Europa e Nord America. Il concerto è permeato dalle influenze cosmopolite dei suoi viaggi ed evoca melodie tipiche della musica popolare russa tradizionale, insieme a risonanze francesi e spagnole, mutando carattere, tonalità e ritmo. Sempre di Prokofiev sonoi Due cori per coro femminile e orchestra op. 7, che saranno proposti a seguire. Composti nel 1909-10 nella primissima fase creativa del compositore, pur formando un dittico basato su poesie del poeta simbolista Konstantin Bal’mont, fanno riferimento a tradizioni differenti. Il cigno bianco si pone nella stessa linea di cori popolari russi di fanciulle, L’onda è invece, fin dal tema acquatico molto vicino ai temi cari a Claude Debussy.

E proprio con Debussy prosegue il programma del concerto che prevede l’esecuzione di “Nocturnes”, il trittico sinfonico per coro femminile e orchestra, considerato uno dei capolavori dell’impressionismo, originale nella forma e nell’orchestrazione. Niente a che vedere con i notturni di altri autori del tempo, come specificò lo stesso Debussy. “Non si tratta della forma abituale del Notturno, ma di tutto ciò che la parola contiene di impressioni e di luci particolari”. “Nuages”, il primo brano, racconta in musica il cielo e la lenta e malinconica processione delle nuvole. Fêtes esprime il movimento, il ritmo danzante dell’atmosfera con bagliori di luce improvvisa, e il movimento colto nella visione di un corteo festoso; Sirènes è il mare e il suo ritmo, “tra le onde argentate di luna, e il canto misterioso delle sirene”. Una pagina di straordinario effetto impressionistico dove il coro femminile che canta senza parole, evoca il fascino del mare e la magia del canto delle sirene. I tre brani che inizialmente riscossero una tiepida accoglienza da parte del pubblico e della critica, oggi sono considerati tra i lavori più popolari di Debussy, ammirati per la loro bellezza.

Chiude il programma La valse,il poema coreografico per orchestra di Maurice Ravel, dedicato al valzer, la forma di danza simbolo del diciannovesimo secolo di cui Ravel era profondamente ammaliato: “Conoscete la mia intensa simpatia per questi ritmi adorabili e quanto io stimi la gioia di vivere espressa dalla danza”. Quando Ravel propose la partitura a Djagilev, l’impresario dei Ballets russes trovò la composizione inadatta per un balletto e la rifiutò. Da allora la La valse viene prevalentemente eseguita in forma di concerto con tutta la sua forza dirompente, articolata in due grandi sezioni in un susseguirsi di pianissimi e fortissimi che toccano le tonalità più svariate, ed esprimono una travolgente vitalità.

Venerdì 2 febbraio dalle 11:00 le prove del concerto sono aperte al pubblico. Studenti 4 €; Intero 10 €