Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk: a un mese dal 7 dicembre iniziano gli incontri di avvicinamento

Una serie di appuntamenti approfondiscono gli aspetti musicali, letterari

ma anche culturali e politici di un’opera che non ha cessato di fare scandalo

Inaugura la Stagione d’opera 2025/2026 del Teatro alla Scala Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.

Il Direttore Musicale Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, dirige Orchestra e Coro del Teatro alla Scala.

La regia è di Vasily Barkhatov, le scene sono di Zinovy Margolin, i costumi sono firmati da Olga Shaishmelashvili, le luci sono a cura di Alexander Sivaev.

Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmajlova), Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov), Najmiddin Mavlyanov (Sergej).

Aspettando il 7 dicembre, come ogni anno, il Teatro alla Scala propone un ampio palinsesto di appuntamenti di avvicinamento all’apertura della Stagione d’opera. Agli incontri organizzati dal Teatro si aggiungerà il calendario di eventi compresi nel progetto “Prima diffusa” promosso da Comune di Milano, Rai ed Edison, che sarà annunciato successivamente nel corso di una conferenza stampa.

Qui di seguito il calendario delle prossime settimane.

  • SABATO 8 NOVEMBRE,ore 15:30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro di studio in occasione dell’Inaugurazione della Stagione 2025/2026

La donna e la storia: un’inquietante tragedia satirica

Intervengono: Paolo Nori, Franco Pulcini, Anna Giust

Conversazione con Riccardo Chailly

  • MERCOLEDÌ 19 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Prima delle Prime – Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

In collaborazione con Amici della Scala

Un clamoroso caso di censura

A cura di Franco Pulcini

con la partecipazione del M° Riccardo Chailly

  • LUNEDÌ 24 NOVEMBRE, ore 18, Amici del Loggione, via Pellico 6

Incontro con il M° Riccardo Chailly

  • VENERDÌ 28 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Secondo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli

Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura

Dialogo tra Mariamargherita Scotti e Veniero Rizzardi

  • LUNEDÌ 1° DICEMBRE, ore 18.30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro con il regista Vasily Barkhatov,riservato agli abbonati Under30

  • GIOVEDÌ 4 DICEMBRE, ore 18:Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anteprima Under30

  • VENERDÌ 5 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro dedicato ai lettori di Vivimilano

Dialogo tra Gian Mario Benzing e il M° Riccardo Chailly

  • SABATO 6 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Moda, scene e costume teatrale”, incontro a cura di Fabiana Giacomotti

In collaborazione con ‘Il Foglio quotidiano’. Si ringrazia Bellavista – Terra Moretti

  • DOMENICA 7 DICEMBRE, ore 17.15, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, viale Pasubio 5

Terzo appuntamento del ciclo “Note di storia – musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli.

Prima Diffusa alla Fondazione Feltrinelli: breve introduzione di Carlo Boccadoro all’opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, approfondimento con guida all’ascolto durante la proiezione della Prima.

L’opera

Il compositore, autore anche del libretto tratto dal romanzo di Nikolai Leskov, aveva immaginato l’opera come prima anta di un trittico che avrebbe descritto la condizione della donna in diverse epoche della storia russa. La vicenda, ambientata nella campagna russa negli anni 1860 (la servitù della gleba è abolita nel 1861), vede protagonista la giovane Katerina Izmajlova che, sposata contro la sua volontà a un giovane possidente imbelle e soggetta alle angherie anche sessuali del suocero, è attratta dal garzone Sergej, sfacciato e brutale. Quando il suocero li scopre e frusta Sergej, Caterina lo avvelena con una zuppa di funghi. Al ritorno del marito Caterina e Sergej si liberano anche di lui e si sposano, ma durante la cerimonia un servo scopre il cadavere del primo marito nascosto in cantina. Katerina e Sergej (che nel racconto di Leskov uccidono anche un nipote per sottrargli l’eredità) sono condannati ai lavori forzati. Durante il viaggio Sergej preferisce a Caterina una ragazza più giovane: Katerina la uccide trascinandola con sé nelle acque ghiacciate del fiume.   

Dopo la doppia prima, il 22 gennaio 1934 a Leningrado e due giorni dopo a Mosca, l’opera gode di un clamoroso succès de scandale, sia per la spietata critica sociale sia per l’inedito realismo nella rappresentazione della sessualità. Šostakovič abbandona la vena satirica astratta e surreale della sua prima opera, Il naso, tratta da Gogol’ e andata in scena per sole sei rappresentazioni a Mosca nel 1930, per rifarsi alla ruvida aderenza al vero di Musorgskij, e il pubblico risponde entusiasta: duecento rappresentazioni in due anni tra Leningrado e Mosca. Il vento però sta cambiando, come spiega Galina Vishnevskaya, celebre interprete di Caterina, nelle sue memorie: “I compositori dell’ex-Proletkult che in passato erano stati spietatamente criticati da Šostakovič stavano ora monopolizzando l’Unione dei Compositori proprio di fianco al Cremlino, e covavano il loro rancore verso Šostakovič. Pazientemente si preparavano alla vendetta.

Avevano studiato accuratamente i gusti di Stalin e facevano del loro meglio per assecondarne l’ignoranza”. Ma soprattutto, le direttive di Ždanov, nuovo responsabile della cultura del Partito comunista, chiedono ottimismo, eroi positivi e finali lieti. Nel gennaio 1936 Stalin assiste a una rappresentazione. Il 26 esce sulla Pravda quella che è forse la più celebre stroncatura della storia della musica, che alcune voci attribuiscono al dittatore in persona: “La musica starnazza, grugnisce, ringhia, si autostrangola per rappresentare le scene amatorie nel modo più realistico possibile. L’ «amore» è imbrattato per tutta l’opera nella maniera più volgare… All’estero Lady Macbeth riscuote molto successo presso il pubblico borghese”. E in effetti l’opera era rappresentata in tutto il mondo, anche se i giudizi della stampa “borghese” erano spesso simili a quello della Pravda. The Sun di New York aveva scritto nel 1935: “Šostakovič è senz’altro il più importante compositore di pornografia musicale della storia della musica… è poco meglio di una glorificazione del tipo di cose che sozze matite scrivono sui muri dei gabinetti”. L’articolo della Pravda segna il bando per l’opera in Russia e la disgrazia del compositore, che dura fino agli anni di Kruscëv, quando Šostakovič accetta di curare una versione emendata del suo lavoro che va in scena a Mosca nel 1963 con il nuovo titolo Katerina Ismailova. Le scene di erotismo più acceso sono soppresse, il linguaggio musicale è meno abrasivo. La “nuova” opera aveva suscitato un vivo interesse anche in via Filodrammatici. Il successo planetario del romanzo Il dottor Zivago, proibito dalla censura sovietica e pubblicato per la prima volta dall’editore italiano Feltrinelli nel 1957, aveva creato un’ondata di interesse per le opere del dissenso e il Direttore artistico Francesco Siciliani aveva avviato invano le trattative per ottenere che la prima assoluta della Katerina avvenisse alla Scala. L’opera vi arriva invece solo nel maggio 1964, con la direzione di Nino Sanzogno, la regia di Milo Wasserbauer e Inge Borkh nei panni di Katarina. Negli anni seguenti Mstislav Rostropovich si fa paladino della riscoperta della prima e più radicale versione dell’opera: una battaglia insieme artistica e politica per le ragioni autentiche, ancorché rinnegate, del lavoro poetico. Bisognerà attendere il 1992 perché Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk arrivi anche alla Scala, con una memorabile regia di André Engel e la direzione rivelatrice di un giovane Myung-Whun Chung.