Torna alla Scala in recital Asmik Grigorian insieme a Karl-Magnus Fredriksson e Hyung-ki Joo
Prosegue la programmazione scaligera dedicata ai recital di canto, che offre al pubblico alcuni dei frutti più preziosi del repertorio vocale da camera, produzione che attraversa in lungo e in largo la storia della musica. Domenica 19 ottobre alle ore 20 sono protagonisti Asmik Grigorian, soprano tra i più apprezzati nel panorama internazionale alla sua quarta apparizione sul palco della Scala (dopo Die tote Stadt, La dama di picche e un recital dedicato a Čajkovskij e Rachmaninov) e il baritono svedese Karl-Magnus Fredriksson, insieme al pianista Hyung-ki Joo.
Un ritorno atteso, quello di Asmik Grigorian sul palco del Piermarini, a cui il soprano lituano è particolarmente legato, come afferma in un’intervista: «La mia famiglia ha un legame molto speciale con questo teatro: i miei genitori si sono incontrati all’Accademia della Scala. In un certo senso questo luogo rappresenta i miei inizi e ci sono venuta abbastanza spesso, quando i miei genitori cantavano in questo teatro. Cantare qui è qualcosa di davvero molto speciale per la mia storia personale».
Un vero e proprio viaggio intorno al mondo attraverso la produzione del Novecento. Si parte in Francia, con la Habanera di Maurice Ravel e il Vocalise-Étude di Gabriel Fauré. La prima è testimonianza preziosa dell’amore di Ravel per la musica spagnola, a lui familiare fin dall’infanzia per l’ascolto di canzoni spagnole cantategli dalla madre basca e che sta accanto ad altre composizioni dedicate al mondo iberico, da Alborada del gracioso a Boléro e Rapsodie espagnole. Vocalise-Étude di Gabriel Fauré è composizione datata 1907 ed è una marcia solenne che contiene una serie di sfide vocali, tra cui il canto di intervalli di decima.
Dalla Francia alla Russia, con il Vocalise op. 34 n. 14 di Sergej Rachmaninov, composizione del 1915 in cui l’autore rinuncia al testo. Ne deriva un brano che, pur essendo concepito come un esercizio vocale basato su un breve motivo intervallare ampiamente sviluppato, risulta un lavoro che richiama quasi lo stile melodico di Bach, muovendosi esplicitamente nella stessa chiara atmosfera di divina tranquillità. Dalla Russia agli Stati Uniti, con la Piccola Serenata di Leonard Bernstein, composta per celebrare l’ottantacinquesimo compleanno del collega Karl Böhm ed eseguita nel 1979.
Conclude la prima parte il Preludio in Re maggiore op. 23 n. 4 di Sergej Rachmaninov, eseguito da Hyung-ki Joo, intermezzo che introduce la seconda parte del concerto, che vede Karl-Magnus Fredriksson protagonista nelle Songs of Travel di Ralph Vaughan Williams, composte sulle poesie tratte da Songs of Travel and Other Verses di Robert Louis Stevenson,
una versione squisitamente britannica del “ciclo dei viandanti”, che raccontano in musica le emozioni di un individuo stanco del mondo ma risoluto, che si distingue profondamente dal mugnaio di Schubert in Die schöne Müllerin e dall’abisso esistenziale della Winterreise dello stesso autore e dei Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler. Articolato in nove numeri (The Vagabond, The Beauty Awake, The Roadside Fire, Youth and Love, In Dreams, The Infinite Shining Heavens, Whither Must I Wander?, Bright is the Ring of Words, I Have Trod the Upward and the Downward Slope), Songs of Travel si apre con “The Vagabond”, una presentazione del viaggiatore, protagonista del ciclo, il cui incedere è ben rappresentato dall’accompagnamento scandito da accordi “marcianti”. Il centro del viaggio è senz’altro “In Dreams”, la cui linea vocale è connotata da angosciosi cromatismi dal carattere modulante.
L’ultima canzone, I Have Trod the Upward and the Downward Slope, fu aggiunta al ciclo solo nel 1960 dopo la sua pubblicazione postuma e riassume l’intero ciclo in sole quattro frasi che formano una scena in miniatura, con recitativo e arioso, citando quattro dei brani precedenti del ciclo, prima di terminare con gli accordi iniziali, suggerendo che il percorso del viaggiatore continua per sempre, anche nella morte.
Questo viaggio intorno al mondo attraverso il repertorio vocale da camera si conclude in Mitteleuropa e vede protagonisti Richard Strauss, con i Vier letzte Lieder, Cäcilie op. 27 n. 2, Allerseelen op. 10 n. 8, Morgen op. 27 n. 4 e Zueignung op. 10 n. 1, e Gustav Mahler con i Lieder eines fahrenden Gesellen.
Da una parte, con i Vier letzte Lieder, un sereno congedo di Strauss dal mondo, pagine in cui ogni passione va gradualmente spegnendosi, una tranquilla, olimpica accettazione di un inevitabile passaggio, rappresentando infatti l’ultimo lavoro del compositore tedesco. Dall’altra, un ciclo che Gustav Mahler dedica al “fahrender Gesell”, non ancora tragico viandante (Wanderer) e non più allegro vagabondo. Questa figura rappresenta il “compagno di strada”, l’ “amico girovago”, perfino lo “studente vagante”, colui che gira il mondo senza aver ancora appreso il senso della sua infelicità, afflitto dalla pena d’amore, ma non ancora cosmicamente disperato. “Uno in cammino”, secondo Quirino Principe nella sua monografia mahleriana. E che cosa apprende nel suo cammino? Essenzialmente la sua estraneità dal mondo reale e dalla società dopo che l’amata lo ha abbandonato per sposare un altro e la sua indomita dipendenza dal mondo della natura.
Prezzi: da 60 a 15 euro
Info tel. 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org
