IL 51° FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA PROPONE OWEN WINGRAVE di BENJAMIN BRITTEN

Martina Franca (TA)

18 luglio – 3 agosto 2025

Prima rappresentazione italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten

al Festival della Valle d’Itria da domenica 27 luglio.

Dopo oltre cinquant’anni, debutta in Italia, al Palazzo Ducale di Martina Franca, l’opera pacifista del musicista inglese, nata per la televisione nel 1970, con un messaggio, ancora oggi, quanto mai attuale.

Daniel Cohen dirige l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala e un cast di voci specializzato nel repertorio inglese, regia di Andrea De Rosa.

Un forte messaggio pacifista in tema con l’edizione di quest’anno del Festival della Valle d’Itria “Guerre e pace” arriva dalla terza nuova produzione del festival, con la prima esecuzione italiana, a oltre cinquant’anni dalla composizione, di Owen Wingrave di Benjamin Britten, opera in due atti su libretto di Myfanwy Piper, in scena a Palazzo Ducale di Martina Franca domenica 27 luglio (repliche 30 luglio e 3 agosto, ore 21).

A dirigere Daniel Cohen, direttore musicale dello Staatstheater di Darmstadt dal 2018, presente nei cartelloni europei spesso in titoli poco eseguiti, già ospite nelle passate edizioni del Festival, sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, regia di Andrea De Rosa, nome affermato sia nella prosa che nel teatro lirico, al suo debutto al Festival di Martina Franca, scene di Giuseppe Stellato, costumi di Ilaria Ariemme. Tutte specializzate nel repertorio inglese le voci principali del cast, a partire dal baritono Äneas Humm nel ruolo del titolo, il tenore Ruairi Bowen (Lechmere), il soprano Charlotte-Anne Shipley (Miss Wingrave) e il mezzosoprano Sharon Carty (Kate Julian). Importante anche l’apporto delle giovani voci selezionate dall’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” (il soprano Lucía Peregrino nel ruolo di Mrs Coyle, il soprano Chiara Boccabella Mrs Julian, il tenore Simone Fenotti General Sir Philip Wingrave e il tenore Chenghai Bao nel ruolo del Narratore). Sul palco, coinvolgendo le giovani forze del territorio, anche il Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi, diretto da Angela Lacarbonara.

Scritta fra il 1969 e il 1970, dodicesima e penultima opera del massimo compositore inglese del Novecento, l’opera venne commissionata dalla BBC che la trasmise nel 1971, entrando dal piccolo schermo nelle case di tutti gli inglesi. Due anni dopo venne approntata la versione per il teatro che andò in scena per la prima volta al Covent Garden di Londra il 10 maggio 1973. “Ho dedicato la mia vita ad atti creativi, e non posso prendere parte ad atti di distruzione” così ebbe a dichiarare Britten di fronte al Tribunale locale per l’iscrizione degli obiettori di coscienza nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale, pensiero e convinzione ribaditi attraverso la musica con quest’opera, composta negli anni della guerra in Vietnam, contro la quale il musicista britannico prese una posizione ferma e irrevocabile.

LA TRAMA

La vicenda narra di un giovane, Owen Wingrave, che si ribella alle tradizioni militari che hanno dominato la sua famiglia aristocratica per generazioni e che hanno già causato la morte del padre. Per confrontarsi con lui, i congiunti lo convocano a Paramore, l’antica dimora di famiglia, dove soprattutto il nonno paterno Sir Philip, insieme alla zia Miss Wingrave e alla fidanzata Kate Julian cercano inutilmente di rimetterlo sulla retta via. Ma il giovane resta fermo e incrollabile nel suo proposito sicché il nonno lo disereda. Su Paramore grava un’antica maledizione. Un giovane Wingrave, per aver disonorato la famiglia con la sua codardia, venne accidentalmente ucciso dal padre in una stanza, dove poco dopo l’uomo fu trovato morto senza segni visibili di ferite. Da allora, i fantasmi di padre e figlio infestano il castello. Accusato da Kate di mancare di coraggio, Owen accetta la sfida di trascorrere la notte nella stanza maledetta dove nessuno aveva più osato entrare. Il giorno dopo il suo corpo viene ritrovato senza vita.

LE DICHIARAZIONI

“Il tema sollevato dall’opera è decisamente interessante, e sono stato particolarmente felice di tornare al Festival per un progetto così coraggioso nel contesto attuale della storia – spiega Daniel Cohen –. Owen Wingrave è stata scritta da una delle menti drammaturgiche più geniali della sua generazione, in un’epoca di tentativi pionieristici di combinare l’opera con la televisione. Britten aveva un’idea molto precisa di quello che il linguaggio visivo di quel medium poteva apportare alla composizione. Significava un montaggio molto veloce, e la possibilità di mostrare simultaneamente eventi che hanno luogo in posti diversi. Mi sembra un esperimento molto interessante cercare di tradurre l’originale linguaggio televisivo di quest’opera in quello realistico e concreto del teatro”. Riguardo a considerare il lavoro come l’opera “pacifista” di Britten, specifica: “La questione è più ampia del pacifismo, il tema è la libertà dell’individuo di difendere sé stesso nella società in cui vive. E la lotta è più ampia del mero contrasto tra militarismo e pacifismo, diventa un conflitto tra liberalismo umanistico da una parte e totalitarismo dall’altra. E in questo senso Owen Wingrave è un lavoro coraggioso e quanto mai attuale”.

Sulla stessa linea anche il regista Andrea De Rosa: “Owen non può più continuare a premere il grilletto perché ha visto che le sagome nere contro le quali gli hanno insegnato a scaricare le armi nel poligono di tiro, nella realtà sono fatte di carne, di ossa, di vita. Dietro quegli anonimi bersagli ci sono donne e uomini, soprattutto bambini che soffrono e muoiono davvero. Owen ha visto che oltre la rassicurante immagine dell’anonimo nemico c’è un essere umano che ti guarda negli occhi. Owen ha visto che, nel mezzo di una guerra, la morte dei bambini – rappresentati nell’opera di Britten dal fantasma di un ragazzo morto in circostanze oscure a causa dei valori bellicisti della sua famiglia – non è un accidente o un errore, ma la regola”. E conclude: “durante l’opera Owen cita la frase del grande eroe inglese, il generale Wellington: «Subito dopo le battaglie perse, la più grande vergogna per un soldato sono le battaglie vinte». Come si direbbe con una formula anglosassone, si tratta di una lose-lose situation: non si può veramente vincere una guerra, perché la morte e la distruzione cambiano per sempre il destino degli uomini e delle donne che la combattono. In qualunque guerra, anche i vincitori dovranno sempre provare vergogna.”

L’ALTRO BRITTEN

Per una lettura più completa e stimolante dell’opera, lo scrittore e musicologo Alessandro Macchia sarà al Chiostro del Carmine il 2 agosto (ore 18) – ultimo dei Concerti del sorbetto – per presentare e raccontare alcuni songs per voce e pianoforte di Benjamin Britten. Ad affiancare Macchia, i cantanti e pianisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”. Come da tradizione, al termine dell’incontro, il pubblico potrà gustare un fresco sorbetto.

Riccardo Muti, il 21 febbraio, torna sul palco del Regio di Torino con “Un ballo in maschera”.

Stagione d’Opera e di Balletto 2023/2024

Un ballo in maschera
Riccardo Muti torna al Teatro Regio
Andrea De Rosa firma il nuovo allestimento del capolavoro verdiano

Atteso debutto per Luca Micheletti
 Teatro Regio, dal 21 febbraio al 3 marzo 20

Riccardo Muti è senza dubbio uno dei più prestigiosi direttori al mondo, “l’apostolo del mito italiano” (come lo definì il giornalista Lorenzo Arruga): la sua brillante carriera e la personalità magnetica ne fanno costantemente fonte di ispirazione e di fascino. Sarà nuovamente sul podio del Teatro Regio dopo Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, presentato in streaming nel marzo 2021, e dopo Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, del novembre 2022. In una recente intervista a la Repubblica, raccolta da Susanna Franchi, il Maestro ha dichiarato: «Il Regio è un teatro molto importante, che ha fatto cose importanti, c’è stato Toscanini, ci sono stati grandi direttori, spero possa continuare a migliorare sempre. L’incontro con orchestra, coro e tecnici è stato straordinario, lì c’è un modo di essere che forse deriva dall’eleganza della città. È un ambiente di lavoro eccellente e questa è la ragione per cui sono tornato, ci torno, e spero di tornarci ancora».

Regista teatrale di prosa e opera lirica, Andrea De Rosa è stato direttore del Teatro Stabile di Napoli ed è oggi alla direzione del TPE Teatro Astra di Torino. Con il Maestro Riccardo Muti ha già collaborato per Don Pasquale di Donizetti (Ravenna, Madrid) e Il matrimonio inaspettato di Paisiello (Festival di Pentecoste di Salisburgo). Il pubblico torinese ha potuto apprezzare la sua lettura registica nel Manfred di Schumann/Byron e nel dittico formato da Goyescas di Granados e Suor Angelica di Puccini. Descrive così il suo lavoro: «La corte di Riccardo, il suo palazzo, saranno costantemente immersi in un clima di festa. Sin dalla prima scena, racconterò un’atmosfera di spossatezza, di stanchezza, di ubriacatura, come se fossimo, appunto, alla fine di uno dei tantissimi balli in maschera che si svolgono in questa casa. Ho immaginato un Riccardo giovane che, prima di essere Governatore, è un uomo che sprigiona un’energia vitale simile per certi versi a quella di Don Giovanni. Per un uomo così, l’amore impossibile per Amelia, la moglie del suo più caro amico, diventa il limite invalicabile che egli è tentato di scavalcare. Il lato oscuro di questo amore, che trascina i malcapitati verso la tragedia finale e la morte, avrà il volto di Ulrica, la maga, la veggente che, come le streghe di Macbeth, darà la spinta definitiva a quello che stava già precipitando. La maschera sarà l’elemento centrale, non solo nel ballo finale, ma della messa in scena di tutto lo spettacolo».

Riccardo, conte di Warwick, avrà la voce e il volto del tenore Piero Pretti, artista dalla carriera internazionale, molto amato dal pubblico del Regio, dove ha interpretato ruoli fondamentali in importanti produzioni: I Vespri siciliani, Rigoletto, Lucia di Lammermoor e La traviata nelle Stagioni 2011 e 2012; il premiatissimo La donna serpente nella Stagione 2015-16 e Macbeth nel giugno 2017 per la regia di Emma Dante. Ha lavorato in tutti i più importanti palcoscenici: dall’opera di Parigi alla Staatsoper di Vienna, passando per La Scala. Il suo repertorio, da vero tenore lirico, spazia dai capolavori di Donizetti a quelli di Puccini, includendo tutti i principali ruoli creati da Verdi. E ha partecipato a numerose produzioni dirette dal Maestro Muti.

Così come Luca Micheletti – protagonista dell’ultimo Don Giovanni – che debutta nel ruolo di Renato. Il trentottenne baritono, attore e regista, ma anche saggista, traduttore e drammaturgo con un dottorato in italianistica, è figlio d’arte, erede di una dinastia di artisti girovaghi. Inizia a cantare quasi per caso quando Marco Bellocchio per il film su Pagliacci di Leoncavallo gli chiese di farlo. Dal debutto nel 2018 ha calcato i più importanti palcoscenici dalla Scala, alla Royal Opera House di Londra, da Sydney a Tokyo sotto la direzione di maestri come Riccardo Muti e Zubin Mehta. Amelia, moglie di Renato, sarà Lidia Fridman, astro nascente nel panorama operistico, classe 1996 la cantante russa si è formata presso i Conservatori di Udine e Venezia, interprete sensibile, possiede una voce ben calibrata e fluida e una presenza scenica che si è dimostrata estremamente incisiva; torna al Teatro Regio dopo Norma nella Stagione 2022.

Il mezzosoprano Alla Pozniak sarà l’indovina Ulrica, il soprano Damiana Mizzi, il paggio Oscar. Il cast prevede inoltre: il baritono Sergio Vitale (Silvano), il basso Daniel Giulianini (Samuel), il basso Luca Dall’Amico (Tom) e il tenore Riccardo Rados (Un giudice e Un servitore di Amelia).

La nuova produzione si avvale delle scene estremamente raffinate ed eleganti di Nicolas Bovey, Premio Ubu 2021 per la Migliore Scenografia de La casa di Bernarda Alba e Le sedie, Premio Ubu 2022 per il Miglior Disegno Luci de La signorina Giulia e I due gemelli veneziani, Premio Le Maschere del Teatro per la scenografia de Le Sedie. I costumi sono firmati da Ilaria Ariemme, torinese vive e lavora a Milano, allieva di Luisa Spinatelli, Gastone Mariani, Maria Carla Ricotti, Miretta Tovini ed Edoardo Sanchi. I movimenti coreografici sono di Alessio Maria Romani e le luci di Pasquale Mari. Il Coro del Teatro Regio è istruito, come di consueto, dal Maestro Ulisse Trabacchin.

Il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Antonio Somma tratto dal dramma di Eugène Scribe Gustave III, ou Le Bal masqué, debuttò al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859 (e non a Napoli come previsto) dopo un’estenuante disputa con la censura borbonica che impose a Verdi di mascherare i messaggi potenzialmente antimonarchici.

Al centro della vicenda: Riccardo, conte di Warwick e governatore di Boston, Renato, suo segretario, e Amelia, moglie di Renato. Il conte ha organizzato un gran ballo in cui potrà rivedere Amelia, la donna di cui è segretamente innamorato, ma che è sposata con il suo caro amico, Renato. Questi lo avverte di una congiura ordita dai suoi nemici Samuel e Tom, mentre l’indovina Ulrica predice che la morte di Riccardo avverrà per mano di Renato, profezia alla quale nessuno presta ascolto. La scoperta dell’amore tra la moglie e Riccardo, convince Renato a collaborare con i cospiratori per uccidere il conte. Tutto accade durante la celeberrima scena del ballo in maschera, quando Riccardo viene colpito a morte da Renato, accecato dalla gelosia.

Nell’opera, tratta da una storia vera, convivono in equilibrio magistrale il comico e il tragico, la frivolezza del paggio Oscar, unico personaggio en travesti di tutto il teatro verdiano, e la passionalità del duetto d’amore dell’atto II e della grande aria di Renato «Eri tu che macchiavi quell’anima».

L’Anteprima Giovani, riservata agli Under 30, è in programma lunedì 19 febbraio alle ore 20.

L’operasarà presentata mercoledì 14 febbraio al Piccolo Regio Puccini alle ore 18, nella conferenza-concerto a ingresso libero condotta da Susanna Franchi.

Biglietteria e informazioni

I biglietti per Un ballo in maschera sono in vendita alla Biglietteria del Teatro Regio e on line su www.teatroregio.torino.it

Biglietteria del Teatro Regio: Piazza Castello 215 – Torino | Tel. 011.8815.241 – 011.8815.242 | biglietteria@teatroregio.torino.it. Orario di apertura: da lunedì a sabato ore 11-19; domenica: ore 10.30-15.30; un’ora prima degli spettacoli.

Per tutte le informazioni e gli aggiornamenti: www.teatroregio.torino.it