Semyon Bychkov porta la Filarmonica Ceca sul palco del Teatro alla Scala con Beatrice Rana al pianoforte.

IL secondo appuntamento della Stagione Orchestre ospiti propone

un programma dedicato a Mendelssohn Bartholdy, Ravel e Stravinskij

Direttore principale e musicale della Filarmonica Ceca e, dal 1° agosto 2026, Direttore designato dell’Opéra national de Paris, di cui diventerà Direttore musicale a partire dal 1° agosto 2028, Semyon Bychkov rappresenta da decenni un punto di riferimento nel panorama della direzione d’orchestra. Al Teatro alla Scala il direttore russo-statunitense debutta nella Stagione 1991-1992, ed è tornato regolarmente durante gli scorsi anni, sia come direttore d’opera, dirigendo due memorabili produzioni di Tosca (1997) ed Elektra (2005 agli Arcimboldi) per la regia di Luca Ronconi, sia affrontando un ampio repertorio sinfonico insieme alla Filarmonica della Scala, da Brahms a Haydn, da Berio a Richard Strauss, da Šostakovič a Schumann. Un rapporto di lunga data, raccontato con queste parole sull’articolo de “La Scala – Rivista del Teatro” a firma di Luisa Sclocchis: “Sono tutti ricordi bellissimi. E se penso alla Scala penso a un luogo molto speciale, di una bellezza straordinaria e un’atmosfera davvero maestosa. Perfino le divise delle maschere sono assolutamente straordinarie. E dietro le quinte persiste una certa formalità unita a una grande nobiltà. Non lo dimenticherò mai”.

Sabato 28 febbraio (alle ore 20) Semyon Bychkov torna alla Scala alla guida della Filarmonica Ceca, che aveva già diretto qui nel 2023 nella Stagione della Filarmonica scaligera.  Il programma accosta la Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 di Felix Mendelssohn Bartholdy “Italiana” alle musiche tratte da Pulcinella di Igor’ Stravinskij, balletto con canto in un atto che vede la partecipazione del soprano Stefanie Iranyi, del tenore Eric Finbarr Carey e del basso Jongmin Park. A distanza di poco più di un mese dal suo Recital pianistico alla Scala, Beatrice Rana torna protagonista in questo programma da concerto nel ruolo di solista nel Concerto per pianoforte in sol magg. di Maurice Ravel, gemma preziosa che completa l’impaginato.

Un omaggio all’Italia che si apre con la Quarta Sinfonia di Mendelssohn Bartholdy, tra le pagine sinfoniche più interessanti della produzione del compositore di Amburgo. È durante il soggiorno nel Belpaese, nel 1831-1832, che Mendelssohn compone la Sinfonia “Italiana”, un compendio eccezionale delle suggestioni avute a Venezia, Napoli e Roma, dove il compositore abitava a Piazza di Spagna e, come si evince dalle lettere, dove Mendelssohn si innamora letteralmente della Trinità dei Monti, del Pincio, del Ponte Nomentano. Ne risulta una musica luminosa, piena di gioia, come scrive il compositore: “Si tratta della musica più gaia che io abbia composto”, carica di quella felicità che travolge l’ascoltatore nell’infuocato incipit dell’Allegro vivace e che domina tutto il movimento, e che culmina nel celebre Saltarello finale della sinfonia, una tarantella che si dipana a partire dal turbinio di terzine degli archi, fino ai vertiginosi passaggi in staccato dei legni.

Poi, il Concerto per pianoforte in sol magg. di Maurice Ravel, composto tra il 1921 e il 1931 “nello spirito di Mozart e di Saint-Saëns”, come dichiarò lo stesso compositore in un’intervista al «Daily Telegraph» dell’11 luglio 1931, facendo dunque tesoro di una tradizione compositiva la cui eredità poteva ancora, a detta sua, essere valorizzata. Composto da tre movimenti (Allegramente – Adagio assai – Presto), il Concerto in sol rappresenta una pietra miliare del repertorio pianistico, la cui varietà tematica e di carattere viene valorizzata indubbiamente dalla straordinaria ricerca timbrica di Beatrice Rana.

Chiude l’impaginato Pulcinella di Igor’ Stravinskij, balletto con canto in un atto, che include tre solisti vocali (soprano, tenore, basso). La versione proposta, quella rivista da Stravinskij nel 1965, mantiene le voci previste nella prima del 1920: un soprano, in questo caso Stefanie Iranyi, un tenore, Eric Finbarr Carey, e un basso, Jongmin Park.

Interessante è la genesi di questo lavoro, il cui titolo completo è Pulcinella, ballet avec chant en un acte d’après Giambattista Pergolesi: Sergei Diaghilev, impresario dei “Ballets russes”, sottopose al compositore alcuni lavori di Pergolesi affinché ne ricavasse un balletto basato su un canovaccio napoletano del Settecento. Le indicazioni di Diaghilev furono elastiche riguardo alla realizzazione, e questo permise a Stravinskij di partorire una partitura originale. Con interventi minimi ma mirati, Stravinskij imprime alle musiche di Pergolesi una cifra profondamente personale, facendo sì che l’aspetto più sorprendente di Pulcinella non stia tanto in ciò che è stato aggiunto o modificato, quanto in ciò che è rimasto praticamente intatto. Le melodie di Pergolesi sono conservate nella loro essenza, e le linee di basso sono in larga misura rispettate. Tuttavia, l’apporto di Stravinskij risulta determinante: se alcuni brani mantengono la struttura originaria, altri vengono radicalmente trasformati, l’orchestrazione è completamente rinnovata, l’armonia è attraversata da dissonanze e note volutamente estranee, mentre la scansione ritmica perde la sua regolarità attraverso accenti spostati, sincopi e improvvise sospensioni del tempo. Ne nasce così un affascinante intreccio di rimandi e sovrapposizioni, in cui le identità dei due compositori si confondono, rendendo arduo distinguere ciò che appartiene al Pergolesi del Settecento e ciò che è frutto della sensibilità novecentesca di Stravinskij.

Sabato 28 febbraio 2026 ~ ore 20

Teatro alla Scala

Orchestre ospiti


CZECH PHILHARMONIC
Semyon Bychkov,direttore

Felix Mendelssohn Bartholdy

Sinfonia n. 4 in la magg. op. 90(“Italienische”)

Maurice Ravel

Concerto per pianoforte in sol magg.

BEATRICE RANA, pianoforte

Igor’ Stravinskij

Pulcinella
balletto con canto in un atto

(revisione 1965)

Stefanie Iranyi, soprano

Eric Finbarr Carey, tenore

Jongmin Park, basso

Prezzi: da 110 a 20 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org