Concerto di Capodanno col Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice

L’è sopra un po’ di fien

Direttore Gino Tanasini

Pianoforte Enrico Grillotti

Coro di voci bianche dell’Opera Carlo Felice Genova

Lunedì 1 gennaio 2024, ore 15.30

Basilica della Santissima Annunziata del Vastato di Genova

Lunedì 1 gennaio 2024, alle ore 15.30, si terrà alla Basilica della Santissima Annunziata del Vastato di Genova il Concerto di Capodanno del Coro di voci bianche dell’Opera Carlo Felice, con la direzione di Gino Tanasini e l’accompagnamento al pianoforte di Enrico Grillotti.

Il programma prevede arrangiamenti, armonizzazioni e adattamenti curati da Gino Tanasini ed Enrico Grillotti, in un percorso che esplora musiche di diverse tradizioni, tra cui brani di Leonard Bernstein, Benjamin Britten, Lorenzo Perosi, Anonimo pop. / Sting, James Lord Pierpont e un medley natalizio.

Il concerto è realizzato in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio.

Ingresso libero

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it

BIOGRAFIE

Gino Tanasini ha compiuto studi musicali al Conservatorio di Genova, diplomandosi in corno e didattica della musica, e studi umanistici alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si è specializzato nella prassi esecutiva del repertorio musicale preclassico in canto, flauto dolce e cornetto al Royaume de la Musique ad Arras, in Francia. In qualità di cantore, ha fatto parte di complessi musicali dediti al repertorio medievale e rinascimentale, partecipando a numerosi concerti e registrazione discografiche. Contemporaneamente, si è dedicato allo studio della composizione e della direzione di coro. In qualità di saggista e critico musicale ha pubblicato studi, articoli e recensioni con particolare riguardo per la storia della musica ligure, per la didattica della musica e per la vocalità. Dal 2005 è Direttore del Coro di voci bianche dell’Opera Carlo Felice.

Enrico Grillotti si è diplomato in pianoforte al Conservatorio di Genova. Ha studiato composizione e ottenuto il diploma di musica corale e direzione di coro. Si è esibito come solista, in duo e in diversi ensemble cameristici, rappresentazioni operistiche e di teatro da camera in Italia e all’estero. Dal 2005 aiuto maestro del Coro di voci bianche dell’Opera Carlo Felice, è stato maestro collaboratore di sala e palcoscenico per lo stesso teatro. Tiene conferenze e guide all’ascolto, condotte direttamente al pianoforte, presso importanti associazioni e circoli culturali. Dal 2015 è docente di ruolo di pianoforte presso le scuole secondarie ad indirizzo musicale.

Il Coro di voci bianche dell’Opera Carlo Felice Genova è stato fondato nel 2006 quale parte di un progetto educativo del Teatro espressamente rivolto alle giovani generazioni di cittadini, con l’obiettivo di coinvolgerle attivamente. Fulcro del progetto è permettere ai ragazzi dagli 8 ai 17 anni di approfondire le proprie competenze musicali attraverso lo studio, la pratica e la partecipazione all’attività del Teatro: i giovani coristi hanno infatti l’opportunità di non essere semplici spettatori di produzioni loro dedicate, bensì veri e propri protagonisti, al fianco di famosi interpreti, di allestimenti lirico-sinfonici in Stagione, alcuni dei quali sono stati registrati e trasmessi da Radio Rai. Attualmente il Coro di voci bianche è composto da 40 ragazzi e ragazze. Grazie all’attività del coro, i coristi e le loro famiglie hanno avuto modo di crescere con la musica, e di scoprire un mondo musicale e produttivo unico nel suo genere. Il maestro del coro è Gino Tanasini.

La Fondazione Teatro Massimo chiude il 2023 con risultati estremamente positivi e alcuni record che testimoniano una crescita costante degli spettatori, dei visitatori e degli incassi.

Il Sindaco Lagalla: “record che dimostrano il grande lavoro mirato al rilancio del Teatro”.

Marco Betta: “Grazie al pubblico e alle Istituzioni che ci danno fiducia e grazie ai lavoratori del Teatro Massimo”.

L’anno che si conclude registra un aumento del numero di spettacoli a pagamento che raggiunge le 341 recite (con 60 produzioni), più 9 recite in tournée e un aumento degli spettatori paganti che cresce fino a 130.000 presenze, con un ricavo da sbigliettamento di 2.220.000 euro. A cui si aggiunge un ricavo per gli abbonamenti di circa 1.260.000 euro, per un incasso da botteghino totale di 3.480.000 euro. Cresce anche il numero dei visitatori al monumento, che raggiunge il risultato più alto mai registrato delle 196 mila presenze con un ricavo di 1.690.000 euro. Significativo anche il dato relativo all’affitto delle sale del Teatro che raggiunge gli oltre 400 mila euro.

Da segnalare anche il grande incremento di tutte le attività sociali, inclusive per la cittàconle quattro formazioni giovanili, sempre più protagoniste delle attività della Fondazione che quest’anno hanno realizzato più di 50 appuntamenti dentro e fuori il Teatro.

La grande fabbrica della Fondazione Teatro Massimo impegna stabilmente ogni giorno circa 400 tra professori d’orchestra, artisti del coro, tersicorei, tecnici ed amministrativi. In ognuna di queste categorie il 2023 ha portato la stabilizzazione di buona parte dei lavoratori precari che attendevano da anni questo traguardo, un processo che proseguirà nel 2024.

“I numeri registrati dal Teatro Massimo quest’anno – afferma il Sindaco e Presidente della Fondazione Teatro Massimo Roberto Lagalla – rappresentano il miglior viatico possibile per il 2024. In alcuni casi stiamo parlando di record che dimostrano il grande lavoro mirato al rilancio del Teatro e il grande sforzo profuso dal Sovrintendente e da tutti i lavoratori”.

“In queste ultime ore dell’anno – aggiunge il Sovrintendente Marco Betta – i principali risultati preconsuntivi 2023 ci riempiono di gioia e sono la conferma dell’apprezzamento del nostro pubblico e della città. Questi numeri sono frutto dell’impegno, della professionalità e della dedizione di tutti i lavoratori del Teatro Massimo e della passione che ciascuno ha dedicato al proprio lavoro e sono il risultato dell’attenzione e dell’aiuto costante delle Istituzioni, del Comune di Palermo, del Ministero della Cultura, della Regione Siciliana, della Città Metropolitana, degli sponsor e dei partner che non ci hanno mai fatto mancare sostegno e collaborazione”.

Martina Franca,17 luglio 2024 : il Festival della Valle d’Itria compie 50 anni

Il 2024 inizia con il Concerto di Capodanno del 1° gennaio alle 18.30 in piazza XX Settembre.

Nella foto il grande spazio interno del Palazzo Ducale in cui si svolgono opere e concerti.

Martina Franca è una città barocca, situata nell’area sud orientali della Murgia, con splendide vedute sull’intera Valle d’Itria, fatta di filari di vite, boschi e ulivi secolari e tanti trulli.

A Martina Franca,   nel 1975, su iniziativa di un gruppo di appassionati musicofili guidati da Alessandro Caroli, con il sostegno di Franco Punzi, allora Sindaco di Martina Franca (e poi,  primo presidente del Festival) e di Paolo Grassi, all’epoca sovrintendente del Teatro alla Scala, è nato il Festival della Valle d’Itria.

Fin dagli esordi il Festival si è caratterizzato per la coraggiosa riproposta di un repertorio e di una prassi esecutiva sottovalutati.

Da 50 anni, infatti, il Festival si è imposto per questa sua peculiarità fatta di scelte audaci, inconsuete e per questo motivo molto coraggiose.

Sin dalla sua nascita, il Festival si è imposto non solo sul panorama musicale italiano ma anche su quello internazionale.

Ha riscoperto titoli operistici e pagine musicali rare o sottovalutate e/o poco eseguite, con accurata attenzione alle versioni integrali ed alle edizioni critiche nonchè alla fedeltà agli intenti dei compositori. 

Quando nel 1980, Franco Punzi assunse la presidenza, felice fu la scelta della direzione artistica affidata a Rodolfo Celletti, grande esperto di vocalità, il Festival riprese forza dopo momenti di difficoltà.

Il Festival ha consolidato la sua identità originaria di rivalutazione del repertorio belcantista e della Scuola musicale napoletana di cui grandi protagonisti furono i compositori pugliesi, pur senza trascurare il grande repertorio europeo e, in particolare, la valorizzazione di elementi del belcanto italiano presenti in opere di autori stranieri. 

La direzione artistica del Festival assunta da Alberto Triola nel 2010, dopo quella di Sergio Segalini, ha riportato l’attenzione sul repertorio belcantistico e sul teatro musicale barocco, ma con importanti aperture all’opera del Novecento e contemporanea. 

Dopo dodici proficui anni di direzione il suo ruolo di direttore artistico è stato assunto da Sebastian F. Schwarz per il triennio 2022-2024.
Schwarz è da due anni anche alla guida del Teatro Regio di Torino, del quale è attualmente direttore artistico; ha svolto una brillante carriera in numerosi teatri e festival europei fra i quali il festival di Wexford, il Theater an der Wien e il Festival di Glyndebourne.

Il Festival della Valle d’Itria ha ottenuto per dieci volte l’ambito riconoscimento del Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale Critici Musicali e l’ultimo lo ha ricevuto proprio quest’anno, ad aprile 2023.

In una nota il Festival ha annunciato i titoli della Stagione 2024: il primo titolo,  ad inaugurare la prossima stagione, sarà la “ Norma ” di Bellini nella versione del 1831, e vedrà due soprani nelle parti di Norma e di Adalgisa, esattamente come nella produzione di Rodolfo Celletti nella versione nel 1977, rispettando le intenzioni originarie di Bellini ed abbandonando la consuetudine che imponeva il timbro del mezzosoprano alla giovane Adalgisa.

Il secondo titolo sarà “ Aladino e la lampada magica” di Nino Rota, terza opera del compositore.

Verrà presentato “ Ariodante” di Händel , la quinta opera del compositore presentata al festival.

L’attesa di questa 50ma edizione è grande, visto il successo della precedente con circa diecimila spettatori, il 10% in più rispetto al 2022, giunti a Martina Franca da tutto il mondo per assistere agli eventi del Festival della Valle d’Itria.

Infine, un’ultimissima notizia: il Concerto di Capodanno del 1° gennaio alle 18.30 in piazza XX Settembre.

Sarà questa un’apertura speciale per un anno speciale del Festival della Valle d’Itria e per la città di Martina.

Protagonista sarà l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal maestro Piero Romano, con il baritono Domenico Colaianni e il soprano Sabrina Sanza. 

L’evento è curato dalla Fondazione Paolo Grassi, dal Comune di Martina e dall’ICO Magna Grecia, in collaborazione con la Regione Puglia e il Ministero della Cultura.

Al Teatro del Maggio il 5 dicembre 2024 alle ore 20 in Sala grande, va in scena il concerto per pianoforte e orchestra della compositrice e pianista Giulia Mazzoni che presenta il suo ultimo album YAS – Your Anima System

 Sul podio, alla guida dell’Orchestra del Maggio, il maestro John Axelrod

 Gli interventi di musiche elettroniche sono curati dal 16 volte vincitore del Grammy Award, Thom Russo

Le coreografie – eseguite dallo YAS Dance Project – sono create da Luca Lupi 

Si apre il nuovo anno al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con una speciale serata che fonde modernità e tradizione: venerdì 5 gennaio 2024 alle ore 20 – in Sala grande – Giulia Mazzoni presenta YAS – Your Anima System, il nuovo album della pianista e compositrice toscana che viene proposto al pubblico sul palcoscenico del Maggio proprio nel giorno della sua pubblicazione.

A dirigere l’Orchestra del Maggio sale sul podio il maestro John Axelrod, che torna al Maggio dopo il concerto tenuto nella primavera del 2018;  Thom Russo, vincitore di ben 16 Grammy Awards, cura gli interventi di percussioni e musica elettronica, Luca Lupi, firma le coreografie eseguite dallo YAS Dance Project e Francesco Baldi le programmazioni (le integrazioni , cioè, tra le basi registrate e i brani eseguiti live dal pianoforte e dall’orchestra).

Oltre alle inedite composizioni di Yas, la compositrice e pianista Mazzoni eseguirà alcuni brani tratti dai suoi precedenti album, incluso Wildness tratto dalla colonna sonora composta per il film Anna di Marco Amenta presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2023. 

YAS – Your Anima System, registrato a Los Angeles, Praga e Firenze, è un concept album in cui la musica strumentale si presenta in una nuova forma, con un linguaggio rinnovato e moderno, che fonde audacemente elementi della tradizione classica con il pop. Il disco ha un’architettura musicale con due sezioni ben distinte: una elettro-sinfonica che ha come protagonista il pianoforte, quasi come se lo strumento fosse il leader di una band in dialogo con programmazioni elettroniche ed elementi ritmici e una di solo pianoforte, più introspettiva. 

Parlando del suo nuovo disco e dell’opportunità di presentarlo sulle scene fiorentine del Maggio, Giulia Mazzoni si è detta emozionata e ha sottolineato alcuni degli aspetti principali del suo lavoro: “Il mio desiderio è quello di rendere il pianoforte uno strumento vivo e senza barriere perché si tratta di uno strumento classico che vive benissimo nella modernità. Per questo motivo il pianoforte è sempre al centro nella mia musica e nelle mie performance e anche durante il concerto al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino sarà il protagonista attorno a cui ruoterà tutto il resto. È per me un grande onore e un’immensa emozione debuttare al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, tempio di eccellenza e custode della tradizione più profonda e sacra della musica classica. Nel corso della mia carriera ho avuto l’opportunità di esibirmi in tanti magnifici teatri dell’opera nel mondo, ma il Teatro del Maggio rappresenta per me qualcosa di speciale, un sogno che si avvera”.

Biografie:

Giulia Mazzoni, compositrice e pianista italiana, vincitrice del Premio Ciampi nel 2013, ha pubblicato due album con musiche originali: “Giocando con i bottoni” e “Room 2401”. Si è esibita nei principali teatri e festival italiani, e all’estero, in particolare in Cina, dove ha suonato concerti di piano solo nei più prestigiosi teatri d’opera, tra questi l’Oriental Art Center di Shanghai e il Tianjin Grand Theater.

John Axelrod è un direttore d’orchestra internazionale con oltre 25 anni di esperienza alla guida di quasi 200 orchestre in tutto il mondo. È noto per il suo repertorio diversificato, che spazia dalla musica classica a quella contemporanea e crossover. Nel 2020 ha ricevuto lo Special Achievement Award rilasciato da International Classical Music Awards per i suoi straordinari risultati e le sue interpretazioni.

Il programma del concerto:

Per aspera ad astra                       Pianoforte, orchestra, programmazioni

YAS                                                    Pianoforte, orchestra, programmazioni, YAS Dance Project

Baires                                                Pianoforte, orchestra, programmazioni

T-Rex                                                 Pianoforte, orchestra, programmazioni

Goldmine                                         Pianoforte, orchestra, programmazioni

Hai paura di volare?                      Pianoforte, orchestra, programmazioni

Wishes                                              Piano Solo

Truman’s sleeps (musica di Philip Glass) Piano Solo

Never Give Up                                 Pianoforte, orchestra, programmazioni

Anima                                                Pianoforte, orchestra, programmazioni

Winter’s Dream                               Piano Solo

Elefantino di pezza                         Toy Piano

Tender Rhodes                                Pianoforte, Fender Rhodes

Love Your Dream                            Pianoforte, orchestra, programmazioni, YAS Dance Project

Giocando con i bottoni                 Piano Solo

Ellis Island                                        Pianoforte, orchestra

Piccola luce                                     Piano Solo

Wildness                                           Pianoforte, orchestra

Rasputin and the white rabbit     Pianoforte, programmazioni

Alaska                                               Pianoforte, orchestra, programmazioni

Your Anima System                        Piano Solo

HAO                                                  Pianoforte, programmazioni, YAS Dance Project

Angeli del fango                             Piano Solo

Dinosaur on a Cheese Planet      Piano Solo

Zziggurat                                          Piano Solo

La locandina:

GIULIA MAZZONI

YAS – Your Anima System

Concerto per pianoforte e orchestra

Compositrice e pianoforte Giulia Mazzoni

Direttore John Axelrod

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Produttore Thom Russo
Programmazioni Francesco Baldi

Coreografia Luca Lupi 

Danzatori  YAS Dance Project

Luci Andrea Locorotondo

Contributi video Giulia Mazzoni, Samuele Alfani, Hermes Mangialardo, Federico Monti, Marco Amenta

Posto unico 25€

Al Verdi di Brindisi la tradizione del “Gran Concerto di Capodanno”

Sipario martedì 2 gennaio alle ore 19 con l’Orchestra Filarmonica Pugliese diretta dal M° Giovanni Minafra. Biglietti – costo 3 euro – disponibili solo presso il botteghino del Verdi.

Anche il 2024 si apre nel segno della tradizione con il“Gran Concerto di Capodanno”, voluto dall’Amministrazione comunale di Brindisi e organizzato dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi. L’atteso appuntamento, in programma martedì 2 gennaio 2024 nel Nuovo Teatro Verdi – con inizio alle ore 19 –, è firmato dall’Orchestra Filarmonica Pugliese, compagine lirico-sinfonica che vedrà la partecipazione di alcuni giovani musicisti che hanno condiviso un’esperienza formativa al Verdi. Biglietti – posto unico, 3 euro – disponibili solo presso il botteghino del Verdi, aperto il giorno del concerto dalle ore 11 alle 13 e dalle 17.30 alle 19. I brani saranno eseguiti con la direzione del M° Giovanni Minafra, direttore stabile dell’Orchestra. Il pubblico sarà accolto nel foyer, a partire dalle ore 18.30, con uno speciale preludio in danza a cura dell’Accademia delle Danze di Brindisi, che proporrà alcuni frammenti tratti dallo spettacolo “Romeo e Giulietta” per le coreografie della Maria Chiara Di Giulio. Condurrà la serata il giornalista Antonio Celeste.

Un’occasione unica per ascoltare celebri valzer viennesi, ouverture, movimenti tratti dalle opere più celebri. Il M° Minafra, protagonista di tournée nei più grandi teatri del mondo e di numerose registrazioni per la Rai e famose case discografiche, è pronto a interpretare un programma che ripercorre la grande tradizione dei concerti di Venezia e di Vienna.

Il concerto si apre con la ouverture da “Le Nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart, che non è solo una scelta di grande raffinatezza, ma anche un omaggio a uno dei più grandi geni delle composizioni operistiche. L’opera, con la sua miscela di humor, romanticismo e una critica sociale sottile, rappresenta uno spaccato vivace dell’Europa del XVIII secolo. Segue l’omaggio a Gioachino Rossini con due delle sue ouverture più celebri. “Il Barbiere di Siviglia” è un’opera che si distingue per lo spirito irriverente e l’energia travolgente, tratti che si riflettono magnificamente nell’ouverture. “L’Italiana in Algeri”, d’altra parte, è un’esemplificazione del talento di Rossini per la commedia musicale, con le sue dinamiche rapide e le sue melodie accattivanti che evocano una commedia degli equivoci. Con l’intermezzo da “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni, il concerto si cala in un universo musicale più intimo e toccante. Il brano, che funge da ponte emozionale nell’opera, è un capolavoro di lirismo e intensità espressiva. La sua melodia, semplice ma profondamente evocativa, tocca le corde dell’anima, portando gli ascoltatori in un viaggio di riflessione e contemplazione. L’Orchestra Filarmonica Pugliese ha eseguito questi primi quattro brani lo scorso 11 novembre nella Großer Saal del Mozarteum di Salisburgo, l’unica orchestra pugliese a essersi esibita in quella che è la casa natale di Mozart e l’unica orchestra italiana nel 2023.

Il concerto incontra la ricchezza di colori e la potenza evocativa della musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij: in programma la celebre “Danza Napoletana”, tratta dal balletto “Il lago dei cigni”. Nel 1871 a Kamenka il musicista aveva inscenato per i suoi nipoti uno spettacolo di danza su alcuni temi musicali improvvisandosi coreografo e ballerino. Tra questi la “Danza Napoletana” che avrebbe poi ripreso e recuperato nel suo balletto più celebre. La melodia è eseguita dal solo della tromba. Il cuore della serata è dedicato a Johann Strauss II, il “re del valzer”, con tre delle sue creazioni più iconiche. “Sul bel Danubio blu” non è solo un valzer ma un simbolo culturale che incarna l’eleganza e la grandezza dell’Impero Austro-Ungarico. La sua melodia fluida e imponente invita a un ballo immaginario lungo le rive del Danubio. Il “Kaiser-Walzer” è un altro gioiello nel repertorio di Strauss, che combina la maestosità di un inno imperiale con la leggerezza del valzer. Il brano è un esempio perfetto di come la musica possa esprimere grandezza e intimità. Con la “Marcia PersianaStrauss dimostra la sua abilità nel creare musiche che riflettono influenze culturali diverse, introducendo elementi esotici che evocano immagini di lontane corti orientali. Il concerto si conclude con “Feuerfest!” di Josef Strauss il quale, pur essendo un ingegnere ma appartenendo alla famosa famiglia di compositori, trovò modo di dedicarsi alla composizione. Il brano – che oggi definiremmo jingle pubblicitario – fu scritto nel 1869 per festeggiare la vendita della ventimillesima cassaforte in ferro dell’azienda Wertheim. Questi produttori viennesi pubblicizzavano le loro casse e casseforti come “feuerfest” – resistenti al fuoco – allestendo perfino scenografiche dimostrazioni pubbliche in cui le casseforti venivano avvolte dal fuoco vivo. Il titolo per la composizione fu quindi scelto molto velocemente. Come effetto singolare e come dedica al mestiere del fabbro, durante tutta la composizione si sente risuonare ritmicamente un’incudine.

Si comincia alle ore 19
Durata dello spettacolo: 70 minuti (tempo unico)

Info T. 0831 562 554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com

Il programma del concerto è così articolato:

Wolfgang Amadeus Mozart, Ouverture da “Le Nozze di Figaro”

Gioachino Rossini, Ouverture da “Il Barbiere di Siviglia”

Gioachino Rossini, Ouverture da “L’Italiana in Algeri”

Pietro Mascagni, Intermezzo da “Cavalleria Rusticana”

Pyotr Ilyich Tchaikovsky, “Il lago dei cigni” (suite): “Danza napoletana”

Johann Strauss II, “Sul bel Danubio blu”

Johann Strauss II, “Kaiser-Walzer”

Johann Strauss II, “Marcia Persiana”

Josef Strauss, “Feuerfest!”

UN ANNO DI GRANDI SUCCESSI PER L’OPERA DI ROMA

Nel 2023 oltre 250mila i biglietti venduti, a cui si aggiungono i 40mila spettatori

delle tournée in Italia e all’estero

Brindisi di fine anno il 31 al termine dello Schiaccianoci e il 1° gennaio esperienze

di visite guidate particolari al Costanzi in collaborazione con due progetti

di inclusione per persone senza dimora

L’Opera di Roma conclude il 2023 con un eccezionale successo di pubblico: sono state più di 250mila le persone che hanno assistito con un biglietto a pagamento agli spettacoli della Fondazione Capitolina nelle sue sedi. Il numero di spettatori è passato da 218.489 nel 2022 a 250.216 nel 2023, un incremento del 14,5%. Il totale comprende anche il pubblico del Caracalla Festival che, con 115.980 biglietti venduti, ha fatto registrare il più alto numero di presenze dal 2001 e segnato un pieno recupero rispetto all’ultimo anno prima della pandemia (106.692 presenze nel 2019). Ai numeri di Caracalla e del Costanzi si aggiungono poi i 40mila spettatori delle tournée effettuate dal Teatro durante l’anno: al Bunka Kaikan di Tokyo e alla Kanagawa Kenmin Hall di Yokohama (Tosca con la regia di Franco Zeffirelli e La traviata firmata Sofia Coppola, entrambe dirette da Michele Mariotti, che da sole hanno fatto registrare 14.259 presenze), al Palais des Congrès di Parigi (Le quattro stagioni di Giuliano Peparini su musiche di Vivaldi), alla Royal Opera House di Muscat in Oman (con Giselle nella versione di Carla Fracci) e al Teatro Comunale di Bologna con la Serata coreografi contemporanei.

Significativa anche la partecipazione dimostrata dal pubblico per le 80 iniziative a ingresso gratuito e rivolte alla comunità cittadina, che hanno segnato un’affluenza oltre i 30mila spettatori. Molti i progetti di inclusione sociale e di apertura del Teatro al territorio che hanno coinvolto tutti e 15 i municipi della Capitale, alcuni importanti centri della città metropolitana e la rete dell’associazionismo diffuso. Si è assistito a spettacoli dal Teatro di Villa Torlonia alle piazze di Tor Bella Monaca, passando per il Lungotevere, i Musei Capitolini (Notte dei Musei) e l’Aeroporto di Fiumicino. Molti di questi hanno visto la partecipazione della Scuola di Canto Corale e di “Fabbrica”, lo Young Artist Program dell’Opera di Roma.

Si chiude così un anno importante, in cui il Teatro ha incrementato la produzione e registrato un aumento del tasso di riempimento della sala, mediamente intorno all’85% – con picchi da tutto esaurito per Aida, Tosca e Schiaccianoci – mentre dati importanti già cominciano a emergere anche per il 2024: il numero degli abbonamenti per la nuova stagione è cresciuto infatti del 15,3% rispetto allo scorso anno.

Anche quest’anno l’Opera di Roma, al termine dell’ultima replica de Lo schiaccianoci del 31 dicembre (ore 18.00), celebra l’anno venturo con un brindisi insieme al Sovrintendente Francesco Giambrone, alla Direttrice della compagnia di ballo Eleonora Abbagnato, agli interpreti dello spettacolo e al pubblico in sala. Un momento di festa a conclusione delle dodici repliche del balletto, che da sole hanno ospitato oltre 17 mila spettatori: Lo schiaccianoci è il secondo maggior successo di pubblico dopo La traviata allestita a luglio a Caracalla (20.330 biglietti venduti).

I festeggiamenti proseguono lunedì 1° gennaio 2024 in occasione della terza edizione di Roma Capodarte 2024, il programma gratuito di eventi culturali distribuiti su tutto il territorio cittadino promosso dall’Assessorato alla Cultura e dal Dipartimento Attività Culturali di Roma Capitale. Dalle 15.30 alle 19.30 sul piazzale antistante il Teatro in Piazza Beniamino Gigli si svolgono una serie di concerti gratuiti con la partecipazione di Riciclato Circomusicale, Little Pier, The Ukulele Tree Orchestra, FanfaRoma ed EtnoMusa. Dalle 16.00 alle 19.00, invece, la platea del Teatro Costanzi è accessibile al pubblico su prenotazione per una esperienza di incontro speciale, grazie alla collaborazione con Binario 95 e il mensile “L’osservatore di strada”, due comunità di accoglienza e supporto per persone senza dimora, le quali condivideranno con i presenti racconti e riflessioni sul Teatro e sul proprio vissuto. L’accesso al Teatro è gratuito previa prenotazione per la fascia oraria desiderata (16.00, 16.30, 17.00, 17.30, 18.00, 18.30) all’indirizzo email promozione.pubblico@operaroma.it entro il 30 dicembre ore 17.00. Il visitatore potrà ritenere la prenotazione acquisita solo in caso di ricezione dell’email di conferma da parte del Teatro. Orari dei concerti e degli incontri su: operaroma.it.

Il Capodanno di Ravello è in Musica

Nella Città della musica a salutare il nuovo anno e a chiudere idealmente la programmazione del 2023 il Concerto di Capodanno.

L’appuntamento con l’oramai tradizionale brindisi in musica per festeggiare il nuovo anno è per le 12 del 1° gennaio, con l’Orchestra Filarmonica G. Verdi di Salerno guidata da Francesco Ivan Ciampa, direttore da tempo affermatosi presso i teatri più importanti del mondo. Il Maestro dirigerà due delle voci più interessanti e ricercate del panorama lirico internazionale, per la prima volta in città: quella del tenore Korchak, interprete dal fraseggio accurato e raffinato e del soprano Jessica Pratt considerata una delle principali interpreti odierne del repertorio più impegnativo del Belcanto. I solisti calcheranno il parquet del Niemeyer affiancati dal Coro del Teatro Verdi di Salerno diretto da Francesco Aliberti.

Il concerto, infatti, prevede un programma ideato per l’occasione che alternerà arie d’opera e sinfonie, da Verdi, Donizetti e Bellini fino a Offenbach e Saint-Saëns.

l’aria “Qui la voce sua soave… Vien, diletto, e in ciel la luna” e da Les contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach l’aria, “Les oiseaux dans la charmille”. A completare il programma la Sinfonia da Guglielmo Tell di Gioachino Rossini e il Baccanale daSansone e Dalila di Camille Saint-Saëns.

Di Giuseppe Verdi saranno eseguite alcune arie celebri da Traviata, “È strano…Follie! Follie!… Sempre libera”, “Lunge da lei…De’ miei bollenti spiriti” e il Coro di Zingarelle e Mattadori; da Rigoletto, “La donna è mobile” e il “Va pensiero” dal Nabucco; da L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti le arie “Esulti pur la barbara” e “Una furtiva lagrima” mentre da Lucia di Lammermoor il duetto “Lucia, perdona”; da I puritanidi Vincenzo Bellini

I biglietti sono acquistabili online e al boxoffice di Piazza Duomo a Ravello. Ricordiamo che la Fondazione Ravello promuove la musica tra i giovani under 25 mettendo a disposizione biglietti a tariffa agevolata (10 euro) per tutti gli eventi fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Su www.ravellofestival.com tutte le info.

Boxoffice: tel. 089 858422 – boxoffice@ravellofestival.com   

Lunedì 1° gennaio 2024

Auditorium Oscar Niemeyer, ore 12.00

Concerto di Capodanno

Orchestra Filarmonica G. Verdi di Salerno

Direttore Francesco Ivan Ciampa

Coro del Teatro G. Verdi di Salerno

Direttore del coro Francesco Aliberti

Jessica Pratt, soprano

Dmitry Korchak, tenore

Musiche di Verdi, Donizetti, Saint-Saëns, Bellini, Offenbach

Posto unico € 20

Programma

Gioachino Rossini

Guglielmo Tell, Sinfonia


Giuseppe Verdi

La traviata

“È strano…Follie! Follie!… Sempre libera”

“Lunge da lei…De’ miei bollenti spiriti”

Coro di Zingarelle e Mattadori

Gaetano Donizetti

L’elisir d’amore, “Esulti pur la barbara”


Camille Saint-Saëns

Sansone e Dalila, Baccanale

Giuseppe Verdi

Rigoletto, “La donna è mobile”

Vincenzo Bellini

I puritani, “Qui la voce sua soave… Vien, diletto, e in ciel la luna”

Gaetano Donizetti

L’elisir d’amore, “Una furtiva lagrima”

Jacques Offenbach

Les contes d’Hoffmann, “Les oiseaux dans la charmille”

Giuseppe Verdi

Nabucco, “Va pensiero”

Gaetano Donizetti

Lucia di Lammermoor, duetto “Lucia, perdona”

Il punto di vista dei bambini in Médée diretta da Michele Gamba con la regia di Damiano Michieletto

Il nuovo allestimento del capolavoro di Cherubini, per la prima volta alla Scala in lingua originale francese, è in scena dal 14 gennaio con Marina Rebeka protagonista e sarà ripreso da Rai Cultura per essere trasmesso da Rai 5.

Diretta radiofonica il 14, cui seguirà la differita televisiva.

Un ritorno, anzi una prima volta. Va in scena al Teatro alla Scala per 6 rappresentazioni dal 14 al 28 gennaio Médéedi Luigi Cherubini su libretto di François-Benoît Hoffmann diretta da Michele Gamba con la regia di Damiano Michieletto, le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Alessandro Carletti. Protagonista è Marina Rebeka, accanto al Jason di Stanislas de Barbeyrac al debutto scaligero: entrambi hanno rivestito le stesse parti nella ripresa dello spettacolo di Andrea Breth a Berlino con Christophe Rousset. Nel cast anche Nahuel di Pierro come Créon, Martina Russomanno come Dircé, Ambroisine Bré come Néris e Greta Doveri e Mara Gaudenzi come Confidantes de Dircé.     

È la prima volta che la Scala, che aveva presentato la versione tradotta in prima italiana nel 1909 e poi con Maria Callas nel 1953 e nel 1961, accoglie l’opera nella versione originale francese.

Lo spettacolo sarà trasmesso in diretta da Rai Radio 3 il 14 gennaio e in differita da Rai Cultura su Rai 5.

Un’ora prima dell’inizio di ogni rappresentazione, presso il Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”, si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Raffaele Mellace.

L’opera

Médée va in scena il 13 marzo 1797 al Théâtre Feydeau con la direzione del maestro vercellese Giovanni Battista Viotti. Cherubini, nato e cresciuto a Firenze, ha 37 anni e risiede da 10 a Parigi, dove ha raggiunto la fama con Lodoïska. Il librettista François-Benoît Hoffmann è un autore di successo e paladino dei diritti d’autore, che proprio per questo ha interrotto i rapporti con l’Opéra, cui ha fatto causa per la ripresa di un suo lavoro precedente. Compositore e librettista si ispirano a Euripide per comporre un manifesto del nuovo classicismo postrivoluzionario con cui la Francia si prepara a nuovi fasti imperiali: Napoleone sarà Primo Console dal 1799. La forma di Médée è quella dell’opéra-comique, brani musicali inframmezzati da episodi parlati; l’eredità è quella del declamato di Gluck ma anche del classicismo di Salieri; il contenuto, denso di sapienza contrappuntistica e furia eroica, è grandioso e incandescente come si conviene alla tragedia classica; il successo è eclatante. La circolazione internazionale, comunque non capillare, passa dalla sostituzione dei parlati con i recitativi accompagnati curata da Franz Lachner per una ripresa del 1854 all’Opera di Francoforte. Così Médée, cambiata in Medea dall’infelice versificatore Carlo Zangarini (cui si deve parte della pucciniana Fanciulla), approda in prima italiana alla Scala nel 1909 per esplodere in trionfo al Maggio Fiorentino con Vittorio Gui e Maria Callas nel 1953, poco prima delle recite scaligere. Sarà l’Opéra di Parigi a riproporre il titolo in francese, ma ancora appesantito dai recitativi di Lachner nel 1986 con un allestimento di Liliana Cavani e Shirley Verrett protagonista, mentre al Festival della Valle d’Itria spetta il merito della prima riproposta filologicamente attendibile nel 1995 con Iano Tamar. Alla Scala, dopo le rappresentazioni del 1909, enorme fortuna hanno avuto gli allestimenti dell’opera in traduzione italiana e con i recitativi cantati presentati nel 1953 con la direzione di Leonard Bernstein, la regia di Margherita Wallmann, le scene e i costumi di Salvatore Fiume, e nel 1961 con la direzione di Thomas Schippers e la regia di Alexis Minotis. Di entrambi era folgorante protagonista Maria Callas, che con la maga avrebbe avuto identificazione anche cinematografica nel film di Pier Paolo Pasolini del 1969.

Lo spettacolo

Direttore e regista hanno raccontato sul numero di gennaio della Rivista del Teatro la loro visione di Médée. Intervistato da Luca Ciammarughi, Michele Gamba spiega: “Eseguiamo la versione originale, senza i recitativi di Lachner. I numeri musicali rimangono integri, secondo le indicazioni del compositore presenti sulla partitura autografa e sulle parti utilizzate alle prime di Parigi e Vienna. L’intento è aderire al dettato di una partitura già di per sé iperbolica nella scrittura, resistendo alle sirene dell’ipertrofismo retorico. Se la vocalità di Cherubini trae origine dal gusto del declamato di Gluck, l’audacia espressiva di Médée viene assorbita in una scrittura strettamente interrelata alla trama orchestrale. A mio avviso, così si spiega l’enorme successo che già all’epoca ebbe quest’opera. Il rapporto fra suono e verbo viene superato, a favore di una compenetrazione drammatica che rigetta l’effetto roboante fine a se stesso, in favore di un’efficacia teatrale ineludibile”.

In un serrato dialogo con lo psichiatra e saggista Vittorio Lingiardi, Damiano Michieletto posa lo sguardo sulle figure neglette dei bambini che saranno al centro del suo spettacolo: “Quale visione e consapevolezza possono avere della madre? Come vivono la relazione con il padre che ora si risposa? […] In Euripide ci sono molti momenti in cui i bambini sono presenti in scena ma non parlano. Al tempo stesso hanno rapporti con tutti i personaggi, che spesso si rivolgono a loro. Tutto ruota attorno a loro, mi sono detto. Allora ho deciso di dare più importanza a questi bambini, ho cercato di raccontare i loro pensieri. Al posto dei dialoghi recitati tipici della forma opéra-comique di Cherubini ho introdotto le voci e i pensieri dei bambini. A partire da testi scritti da Mattia Palma, a cui avevo indicato dei punti specifici del libretto, abbiamo creato un linguaggio, immaginato il mondo interno dei figli di Medea. La mia intenzione era quella di fare dei due bambini dei personaggi e non delle appendici liriche”.

Il direttore

Applaudito per il Rigoletto di Verdi, con la regia di Mario Martone, andato in scena nel 2022, Michele Gamba torna sul podio scaligero per un altro attesissimo spettacolo di un grande regista italiano; ma alla fine di febbraio sarà alla Scala anche per Madina di Fabio Vacchi, di cui ha diretto la prima assoluta nel 2021. Molto presente a Milano (dopo le sostituzioni nei Due Foscari e nelle Nozze di Figaro è tornato al Piermarini con L’elisir d’amore e lo scorso 1 dicembre ha diretto anche il concerto della Scala alla Dubai Opera in occasione della Cop28, oltre a collaborare stabilmente con Milano Musica) è tra i direttori italiani più richiesti sulla scena nazionale e internazionale: da ricordare Die Zauberflöte a Dresda, Linda di Chamounix  al Maggio, Le nozze di Figaro ad Amburgo, La bohème e La sonnambula a Stoccarda, Macbeth a Tolosa, Idomeneo e Le nozze di Figaro a Tel Aviv, Rigoletto all’Opera di Roma e alla Deutsche Oper, Aida a Torino. Recenti i successi negli Stati Uniti: dopo l’apertura della stagione della Washington National Operacon Il trovatore, il suo debutto al Metropolitan con L’elisir d’amore è stato segnalato dal New York Times tra le “Best classical music performances of the year” per il 2023.

Il regista

Damiano Michieletto è emerso sulla scena internazionale come uno dei rappresentanti più prestigiosi della nuova scena teatrale italiana. Ha studiato opera e produzione teatrale presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi e si è laureato in Lettere moderne presso l’Università di Venezia, sua città natale. Dopo le prime esperienze a Wexford, ha firmato La gazza ladra in una co-produzione del Rossini Opera Festival di Pesaro con i teatri di Bologna e di Verona (che ha vinto nel 2008 il Premio Abbiati), un ciclo Mozart/Da Ponte al Teatro La Fenice di Venezia e ha debuttato alla Scala con La scala di seta (produzione Rossini Opera Festival) per tornarvi con Un ballo in maschera e Falstaff (produzione del Festival di Salisburgo). A Salisburgo ha debuttato con La bohème nel 2012 e vi è tornato per Falstaff nel 2013, La Cenerentola nel 2014 e Alcina nel 2019. È regolarmente presente al Theater an der Wien, al Covent Garden, alle Opere di Parigi, Amsterdam e Berlino, dove è in scena in questi giorni Jenůfa di Janáček. Nel 2019 ha inaugurato le stagioni di Roma con La damnation de Faust e di Venezia con Macbeth. È attivo anche nel teatro di prosa: al

Piccolo Teatro ha firmato Divinas palabras di Ramón María del Valle-Inclán e L’opera da tre soldi di Brecht / Weill, mentre nel 2021 ha firmato una versione cinematografica di Gianni Schicchi con l’Orchestra del Comunale di Bologna. Tra gli ultimi impegni Animal Farm di Raskatov ad Amsterdam nel 2022, Giulio Cesare a Lipsia e Roma e Aida a Monaco di Baviera. Damiano Michieletto ha firmato l’allestimento di Les contes d’Hoffmann di Offenbach che ha aperto la Stagione 2023/2024 della Fenice di Venezia.

La protagonista

Marina Rebeka, applaudita alla Scala come splendida Violetta nella Traviata con Zubin Mehta, Thaïs con Lorenzo Viotti, Elena nei Vespri siciliani con Fabio Luisi e Mimì nella Bohème con Eun Sum Kim, si è imposta tra le interpreti più attendibili del nostro tempo per equilibrio tra urgenza espressiva e proprietà di stile. Ha appena riscosso un successo personale proprio nella parte di Médée alla Staatsoper di Berlino nella ripresa dell’allestimento di Andrea Breth con la direzione di Christophe Rousset e alla Scala è attesa nel prossimo marzo come Mathilde nella prima milanese del Guillaume Tell in francese diretto da Michele Mariotti con l’allestimento di Chiara Muti. Recentemente è stata applauditissima come Norma al Massimo di Palermo e Leonora nel Trovatore con Pappano al Covent Garden, mentre i prossimi impegni includono il Requiem di Verdi a Monaco con Daniele Gatti e a Milano con Riccardo Chailly, I due Foscari a Piacenza con Matteo Beltrami e Simon Boccanegra al San Carlo con Michele Spotti.

14, 17, 20, 23, 26, 28 gennaio 2024 ~ ore 20

Luigi Cherubini

MÉDÉE

Opera in tre atti

Libretto di François-Benoît Hoffmann

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore MICHELE GAMBA

Regia DAMIANO MICHIELETTO

Scene paolo fantin

Costumi carla teti

Luci alessandro carletti

Drammaturgia mattia palma              

Personaggi e interpreti

Médée                                    Marina Rebeka

Jason                                      Stanislas de Barbeyrac

Créon                                      Nahuel Di Pierro

Dircé                                      Martina Russomanno

Néris                                       Ambroisine Bré

Confidantes de Dircé             Greta Doveri, Mara Gaudenzi

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Alberto Malazzi

Date:

Domenica 14 gennaio 2024 ore 20 ~ Turno Prime Opera

Mercoledì 17 gennaio 2024 ore 20 ~ Turno A

Sabato 20 gennaio 2024 ore 20 ~ Fuori Abbonamento

Martedì 23 gennaio 2024 ore 20 ~ Turno B

Venerdì 26 gennaio 2024 ore 20 ~ Turno C

Domenica 28 gennaio 2024 ore 20 ~ Turno D

Prezzi:

da 250 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Si ringrazia la Fondazione Milano per la Scala

e la signora Aline Foriel-Destezet

Il Concerto di Capodanno in diretta televisiva dal Teatro La Fenice su Rai1

Fabio Luisi dirige Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Solisti il soprano Eleonora Buratto e il tenore Fabio Sartori

È attesissimo il tradizionale appuntamento con il Concerto di Capodanno in Fenice, che anche quest’anno sarà trasmesso da Raicultura in diretta televisiva su Rai1. A dirigere la ventunesima edizione del prestigioso evento sarà Fabio Luisi, che guiderà l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice – quest’ultimo preparato da Alfonso Caiani – e i due solisti, il soprano Eleonora Buratto e il tenore Fabio Sartori. Il programma musicale si comporrà di due parti: una prima esclusivamente orchestrale con l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, e una seconda parte dedicata al melodramma, con una carrellata di arie e passi corali dal repertorio operistico più amato che si concluderà con «Va, pensiero, sull’ali dorate» dal Nabucco e con il brindisi «Libiam ne’ lieti calici» dalla Traviata di Giuseppe Verdi. Ma non solo: è previsto anche un Omaggio ai settant’anni della televisione italiana. Che spettacolo la TV, con un medley musicale delle sigle più amate del palinsesto. Questa seconda parte del programma sarà trasmessa in diretta televisiva da Rai1 alle ore 12.20 del giorno di Capodanno e sarà poi riproposta in differita su Rai5 alle ore 17.15. Il concerto, in programma in quattro repliche venerdì 29 dicembre 2023 ore 20.00, sabato 30 dicembre 2023 ore 17.00, domenica 31 dicembre 2023 ore 16.00 e lunedì 1 gennaio 2024 ore 11.15, sarà trasmesso in versione integrale su Rai Radio3 lunedì 1 gennaio 2024 alle ore 20.30 e su Rai5 giovedì 8 febbraio 2024. L’evento è realizzato in coproduzione con Rai Cultura e in collaborazione con Regione del Veneto, Arte e wdr, con il contributo di Cipriani e Zafferano. È previsto inoltre un live streaming sulla piattaforma digitale SigmArt (https://www.sigmart.net/) che trasmetterà il concerto in tutto il resto del mondo. L’evento verrà raccontato e seguito sui canali social con l’ hashtag #capodannofenice.

Main partner Intesa Sanpaolo.

            Il programma musicale si aprirà con la Seconda Sinfonia in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms: composta quasi di getto, nell’estate del 1877 durante il felice periodo di vacanza trascorso a Pörtschach, in Carinzia, e poi completata a Lichtental, nei pressi di Baden-Baden, dove Brahms si era recato per il compleanno di Clara Schumann, questa pagina sinfonica di assoluta bellezza debuttò il 30 dicembre 1877 nell’esecuzione dei Filarmonici di Vienna diretti da Hans Richter, ottenendo fin da subito un immediato e sincero successo.

La seconda parte della scaletta proporrà una serie di brani amatissimi del repertorio lirico firmati Verdi, Puccini e Ponchielli, ma non solo. Prenderà il via dal coro di Giuseppe Verdi tratto dai Due Foscari: «Alla gioia… Tace il vento, è queta l’onda». A seguire, l’intermezzo orchestrale dalla Manon Lescaut di Puccini farà da introduzione a due pagine celeberrime dalla Tosca, interpretate rispettivamente dal tenore e dal soprano: «E lucean le stelle» e «Vissi d’arte». Ancora il Coro del Teatro La Fenice sarà protagonista nel brano della Traviata di Giuseppe Verdi «Di Madride noi siam mattadori». Seguirà poi un omaggio alla televisione italiana in occasione del suo settantesimo compleanno, con un medley delle sigle più celebri del suo storico palinsesto: dall’apertura della trasmissione Guglielmo Tell alla sigla dell’Eurovisione, passando per le musiche divenute iconiche di Tg1, Carosello, Che tempo fa, Studio Uno, Pinocchio e Gian Burrasca. Il programma proseguirà con i grandi classici del repertorio melodrammatico: di Puccini saranno eseguiti il coro a bocca chiusa e «Un bel dì vedremo» da Madama Butterfly; e «Nessun dorma» da Turandot; di Ponchielli la splendida Danza delle ore dalla Gioconda. Il finale sarà, come ormai consuetudine, con tre brani corali di grandissima presa: «Va, pensiero, sull’ali dorate» dal Nabucco di Verdi, «Padre augusto» dalla Turandot di Puccini e l’immancabile brindisi «Libiam ne’ lieti calici» di nuovo dalla Traviata.

Domenica 31, al Teatro Carlo Felice : Brahms e Haydn

Musiche di Johannes Brahms e Franz Joseph Haydn

Direttore Hartmut Haenchen

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Domenica 31 dicembre 2023, ore 17.00

Hartmut Haenchen sarà alla direzione dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice domenica 31 dicembre, alle ore 17.00, per l’ultimo appuntamento del 2023: il concerto sinfonico Brahms e Haydn. In programma la Serenata n. 2 in la maggiore e le Variazioni in si bemolle maggiore op. 56a di Johannes Brahms e la Sinfonia n. 95 in do minore di Franz Joseph Haydn.

La Serenata n. 2 di Brahms venne composta a Detmold tra il 1858 e il 1859; il compositore aveva allora dato prova del suo talento soprattutto in ambito pianistico e cameristico, ma non ancora nella scrittura per orchestra (avrebbe composto la sua prima sinfonia solo diversi anni più tardi, nel 1876). La serenata era il genere più adatto per i primi approcci alla scrittura sinfonica, per la quale il modello principale di Brahms fu Mozart. Nella Serenata n. 2 – strutturata in cinque movimenti anziché sei (Allegro moderato – Adagio non troppo – Scherzo – Minuetto – Trio) – si colgono riferimenti vari, tra cui anche Schubert. La prima esecuzione si tenne nel 1860 ad Amburgo.

Con le Variazioni su un tema di Haydn, del 1873, Brahms compie un ulteriore passo verso un sinfonismo composito, si tratta infatti della prima composizione di ampio respiro per orchestra. Il tema di riferimento era un corale di marcia che lo stesso Haydn utilizzò in un Divertimento per fiati, particolarmente adatto allo sviluppo e alla variazione per l’andamento chiaro e lineare del basso. Brahms compose otto variazioni sul tema alternando abbellimenti e ornamenti melodici, passaggi dal maggiore al minore, varianti ritmiche, fino all’enfasi del Finale, con un intenso episodio fugato. Sin dalla prima esecuzione, diretta da Brahms il 2 novembre 1873, le Variazioni vennero accolte con grande entusiasmo.

La Sinfonia n. 95 di Haydn risale al periodo londinese, sul finire del ‘700, quando il compositore pubblicò le sue ultime dodici sinfonie, anello di congiunzione tra il sinfonismo classico di Mozart e quello di Beethoven. Queste ultime sinfonie si distinguono per una maggiore caratterizzazione dei quattro movimenti, riconoscibili come parte dell’unità-sinfonia ma più definiti nella propria specificità. La Sinfonia n. 95, in quattro tempi (Allegro – Andante – Scherzo e Trio – Finale), ha inoltre la peculiarità di non iniziare con un’introduzione lenta, bensì con un attacco in medias res.

«Per il concerto di fine anno – dichiara il Sovrintendente – l’Opera Carlo Felice ha invitato un grande direttore internazionale come Hartmut Haenchen alla guida dell’orchestra, impegnata in un programma di rara bellezza. Si chiude nel migliore dei modi un anno costellato di enormi soddisfazioni e successi per il Teatro, grazie al contributo di tutti i lavoratori e di un meraviglioso pubblico che ha seguito la nostra attività al Carlo Felice, al Festival di Nervi, in moltissimi Comuni della Regione Liguria ed anche all’estero. Contiamo di proseguire su questa strada con il pieno e costante sostegno del Comune di Genova, della Regione Liguria, del Socio Privato Iren, del Ministero della Cultura e di diversi partner privati e sostenitori».

Biglietti

I settore 35,00 euro

II settore 30,00 euro

Under 30* 15,00 euro

Under 18*10,00 euro

*tutti i settori

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it

Fondazione Arena saluta il 2023 con il tradizionale Concerto di San Silvestro. Tutto esaurito per l’ultimo spettacolo dell’anno

Al Filarmonico jazz, valzer e sorrisi tra Vecchio e Nuovo Mondo

Programma frizzante da Strauss a Bernstein con Orchestra e Coro di Fondazione Arena diretti dal giovane maestro d’Espinosa e i fratelli Sala

Teatro Filarmonico

Domenica 31 dicembre · ore 19.30

Fondazione Arena di Verona saluta il 2023 con un altro evento da tutto esaurito. Dopo il sold-out della prima di Un ballo in maschera, domenica 31 dicembre, alle ore 19.30, il Teatro Filarmonico ospiterà lo speciale Concerto di San Silvestro. Una seratadedicata ad un avvincente raffronto musicale tra Vecchio e Nuovo Mondo, tra operetta, jazz e musica sinfonica, con brani di Gershwin, Bernstein, Strauss, Offenbach, Nicolai, Lehár, affidati all’interpretazione di giovani artisti italiani apprezzati in tutto il mondo.

Protagonista sarà l’Orchestra di Fondazione Arena, guidata per la prima volta dal direttore palermitano Gaetano d’Espinosa, con la partecipazione dei giovani fratelli Caterina Sala (soprano) e Giovanni Sala (tenore), interpreti apprezzati in teatri e festival italiani ed europei.

Se l’inizio del Concerto sarà dedicato alla musica più accattivante del Novecento americano (Un Americano a Parigi, Candide e West Side Story), nella seconda parte della serata si aggiungerà il Coro di Fondazione Arena, preparato dal maestro Roberto Gabbiani, che porterà sul palco, tra i giri di valzer della Vienna imperiale, le più belle pagine di opere e operette quali Il Pipistrello, La Vedova allegra, Orfeo all’inferno. Non mancheranno autentiche chicche inedite, come il coro scritto da Wagner per il carnevale parigino o l’omaggio a Shakespeare secondo Nicolai con Le Allegre comari di Windsor.

Due ore di grande musica, per celebrare la fine dell’anno e l’arrivo del 2024, assieme agli artisti e al pubblico di Fondazione Arena. L’evento è fuori abbonamento.

Domenica 31 dicembre · ore 19.30

Concerto di San Silvestro

Serata speciale fuori abbonamento

Direttore Gaetano d’Espinosa

Soprano Caterina Sala

Tenore Giovanni Sala

ORCHESTRA E CORO DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA

Maestro del Coro Roberto Gabbiani

George Gershwin

An American in Paris poema sinfonico

Leonard Bernstein

Glitter and be gay da CandideCaterina Sala Cunegonde

Overture da Candide

Maria da West Side Story Giovanni Sala Tony

Tonight da West Side Story Caterina Sala Maria, Giovanni Sala Tony

ÐÑ

Otto Nicolai

Ouverture da Die lustigen Weiber von Windsor

Richard Wagner

Descente de la Courtille

Franz Lehár

Dein ist mein ganzes Herz da Das Land des Lächelns Giovanni SalaSou-Chong

Johann Strauss jr

Wiener Blut valzer, op. 354

Serenade da Eine Nacht in Venedig

Franz Lehár

Vilija-Lied da Die lustige Witwe Caterina SalaHanna Glawari

Johann Strauss jr

Ouverture da Waldmeister

Dieser Anstand, so manierlich da Die Fledermaus Caterina Sala Rosalinde, Giovanni Sala Gabriel

Jacques Offenbach

Le Galop infernal (Cancan) da Orphée aux Enfers

IL RITORNO DI RICCARDO MUTI ALL’OPERA DI ROMCON LA CHICAGO SYMPHONYA PER I CENT’ANNI DELLA BANCA DEL FUCINO

Sono 700 i biglietti gratuiti messi a disposizione del pubblico dalla Banca del Fucino per lo spettacolo unico del 29 gennaio 2024

I biglietti sono prenotabili a partire da lunedì 8 gennaio alle ore 12.00

Riccardo Muti torna sul podio dell’Opera di Roma per la tappa conclusiva della sua ottava tournée europea alla guida della Chicago Symphony Orchestra, di cui è Direttore musicale dal 2010 e di cui è stato nominato, da settembre 2023, anche Direttore musicale emerito a vita. Ultima data del tour italiano dell’orchestra americana – dopo il 26 gennaio all’Auditorium del Lingotto di Torino e il 27 alla Scala di Milano – il concerto, in programma al Teatro Costanzi lunedì 29 gennaio 2024 alle ore 20.00, è offerto dalla Banca del Fucino in occasione del centenario della sua fondazione. La banca è Mecenate della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma dal maggio del 2020, così in questa speciale occasione, e in coerenza con il suo impegno al rilancio e valorizzazione della scena artistica della Capitale, rende disponibili al pubblico della città 700 biglietti gratuiti, 110 dei quali destinati ai licei che abitualmente partecipano alle attività del Teatro. I biglietti, disponibili in ogni ordine di posti (platea, palchi, balconata e posti di solo ascolto), potranno essere prenotati a partire da lunedì 8 gennaio 2024 alle ore 12.00 esclusivamente registrandosi e collegandosi alla pagina Ticketone dei Concerti del Teatro dell’Opera di Roma. È consentita la selezione di un massimo di due biglietti per persona, entrambi nominativi e non cedibili.

Fondata da Theodore Thomas nel 1891, la Chicago Symphony Orchestra (CSO) è considerata una delle migliori orchestre al mondo. Nel corso dei suoi oltre cento anni di storia, alla sua guida si sono susseguiti direttori come Fritz Reiner, Sir Georg Solti e Daniel Barenboim; Pierre Boulez, Carlo Maria Giulini e Claudio Abbado ne hanno inoltre ricoperto la carica di direttori ospiti principali. Con un repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo, la CSO si esibisce in più di 150 concerti l’anno presso il Symphony Center di Chicago e il Ravinia Festival, mentre le sue registrazioni discografiche – insieme a quelle del Coro e comprese le recenti pubblicazioni su CSO Resound, l’etichetta indipendente dell’Orchestra nata nel 2007 – hanno ottenuto ben 64 Grammy Awards. La compagine possiede inoltre una lunga tradizione di tournée internazionali: dal 1982 ne ha effettuate 63, toccando fino a 29 paesi. L’ultimo suo concerto all’Opera di Roma risale al 2012, con il Maestro Muti sul podio.

Come suo decimo direttore musicale, Riccardo Muti si è distinto per la forza del proprio legame artistico con l’orchestra e per la dedizione nell’esecuzione di opere tanto del passato quanto del presente: nel corso di questi anni ha diretto con l’ensemble sedici prime mondiali e registrato dodici album. Un lavoro che ha trovato esito in prestigiosi riconoscimenti: alla 53ª cerimonia annuale dei Grammy Awards nel 2011, la sua esecuzione dal vivo della Messa da Requiem di Verdi con la Chicago Symphony Orchestra e il Coro ha vinto due premi come Miglior Album Classico e Migliore Performance Corale. Con la CSO Muti ha compiuto sette tour europei, l’ultima nel 2020. Tra i più affermati e importanti direttori d’orchestra al mondo, il Maestro è stato precedentemente alla guida del Maggio Musicale Fiorentino (1968-1980), della Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), della Philadelphia Orchestra (1980-1992) e del Teatro alla Scala (1986-2005) e ha diretto tutti prestigiosi ensemble internazionali: dai Berliner Philharmoniker alla New York Philharmonic, passando per l’Orchestre National de France e i Wiener Philharmoniker, che gli ha conferito l’Anello d’Oro. Quest’ultimo è solo uno dei riconoscimenti onorifici ricevuti nel corso della sua carriera, tra i quali si segnalano: Direttore Onorario a Vita della Fondazione Capitolina, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Grande Medaglia d’oro della Città di Milano; la Verdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legione d’Onore in Francia (già Cavaliere, nel 2010 il Presidente Nicolas Sarkozy lo ha insignito del titolo di Ufficiale) e il titolo di Cavaliere dell’Impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II.

La tappa romana della tournée della Chicago Symphony Orchestra si apre con Il lago incantato (Poema sinfonico, Op. 62. 1909) di Anatolij Ljadov: questa scena da favola – come la definisce il suo autore – si ispira alle acque del lago Illmen, in Russia, evocandone lo scorrere placido e indolente delle onde; è la descrizione di uno spazio immobile, misterioso, talvolta mistico. A questa composizione segue la suite dal balletto L’uccello di fuoco (L’oiseau de feu) di Igor Stravinskij, eseguito nella seconda versione del 1919. Il lavoro rielabora in musica la fiaba del principe Ivan che, con l’aiuto di una penna dorata dell’Uccello di Fuoco da lui catturato, dovrà liberare dal mago Kascej – protagonista di una celebre danza poliritmica e ribollente – la principessa Vassilissa. A conclusione del concerto, poi, un’altra nota pagina sinfonica, questa volta di Richard Strauss: la fantasia sinfonica in Sol maggiore op. 16 del 1886 Aus Italien (Dall’Italia). Suddivisa in quattro quadri (Nella campagna romana, Tra le rovine di Roma, Sulla spiaggia di Sorrento e Vita popolare di Napoli) è il primo esperimento straussiano di musica a programma: opera musicalmente coloratissima, intreccio di temi e frammenti di natura descrittiva, dalle tarantelle alle canzonette napoletane (di cui il finale Funiculì Funicolà è il più noto esempio).

Biglietti disponibili da lunedì 8 gennaio (ore 12.00) su Ticketone.it alla pagina:https://www.ticketone.it/artist/teatro-opera-roma/concerti-stagione-20232024-teatro-dellopera-di-roma-3502598/

Dal 23 dicembre al 4 gennaio in scena al Teatro di San Carlo il balletto Don Chisciotte di Nureev

Il Balletto del Teatro di San Carlo porta in scena per Natale il Don Chisciotte, balletto ottocentesco musicato per Marius Petipa da Ludwig Minkus riallestito per la prima volta in Australia nel 1973 da Rudolf Nureev con una nuova coreografia, ripresa da Clotilde Vayer (direttrice del Balletto del San Carlo) e Charles Jude (Fondation Nureyev).  

In programma da domani sabato 23 dicembre fino a giovedì 4 gennaio, il balletto in un prologo e tre atti basato su un episodio comico del romanzo di Miguel de Cervantes Don Chisciotte della Mancia, qui nell’allestimento della Royal Swedish Opera, vedrà l’Orchestra del Lirico di Napoli diretta da Johnatan Drlington (per le recite di dicembre) e Maurizio Agostini (in quelle di gennaio).

Scene e Costumi sono di Nadine Baylis, firma le Luci John B Read.

Protagonisti, nei panni di Kitri Claudia D’Antonio (23/12, 27/12, 29/12, 02/01, 04/01) e Luisa Ieluzzi (28/12, 30/12, 03/01) e in quelli di Basilio Salvatore Manzo (23/12, 27/12) / Alessandro Staiano (28/12, 30/12, 03/01) e Danilo Notaro (29/12, 02/01, 04/01).

Rudolf Nureeev aveva ricoperto il ruolo di Basilio già nel 1959, a 21 anni, dandone una brillante interpretazione assieme al Kirov Ballet di Leningrado. Rimise più tardi in scena il Don Chisciotte ideando una nuova versione coreografica basata sulla struttura di Marius Petipa e Alexandre Gorski modificata con aggiunta di nuova musica commissionata a John Lanchbery per per conferire al balletto un carattere più vivace e pieno di ritmo.

“Come diceva Nureev – racconta Charles Jude – Don Chisciotte è una specie di opèra-comique. Il balletto racconta solo una parte della storia originale raccontata da Cervantes: il matrimonio di Basilio a Barcellona. Petipa aveva preso questa parte più comica e il ruolo di Basilio era certamente più semplice e non difficile tecnicamente. Nureev ha aggiunto nella parte di Basilio due variazioni difficili e una per presentare il personaggio, nelle quali ha voluto riassumere e mostrare tutte le possibilità e le difficoltà tecniche della danza classica. Quando si danza la prima variazione di Basilio, è come aver danzato tutte le espressioni del linguaggio classico. Questo era Nureev”.

Note di Maria Venuso nel programma di sala

Don Chisciotte: note storiche di un successo letterario per le scene della danza

«Il Don Quijote rappresenta per Petipa il risultato della maturata collaborazione con Minkus, iniziata nel 1846 con Paquita a Parigi, e il segno tangibile di come la Russia era oramai diventata la patria dell’arte del movimento dei corpi e del gesto simbolico del suono […]. Il Don Quijote si inscrive […] nello sviluppo e nella canonizzazione della danza moderna al cui centro troviamo il Teatro Mariinskij che, insieme al Bol’ŝoj, si erge a tempio e palestra di tale arte […]». Le riflessioni di Leonardo V. Di Staso sul Don Chisciotte di Petipa ci ricordano che esso appartiene, per la danza, al momento culmine della parabola storica di questo titolo, divenendo un archetipo per tutte le versioni del balletto a memoria d’uomo.

In questa breve nota storica si cercherà di ripercorrere il ‘prima’ e il ‘dopo’ Marius Petipa, dedicando qualche riga in più allo sviluppo del soggetto in un momento preciso della storia del Teatro di San Carlo per tentare di scoprire (grazie alle più recenti ricerche in corso) quanto il terreno napoletano sia stato prezioso per la costruzione di ‘innovazioni’ di cui proprio il Don Chisciotte di Rudolph Nureev è considerato portatore. Ma procediamo con ordine.

Volendo ripercorrere la cronologia delle rappresentazioni coreiche derivate dal romanzo El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes (1547-1616), è possibile dire che già nel Seicento, dopo che in Francia era cominciata a circolare la sua traduzione, il soggetto sia utilizzato per la danza. Dalla metà del Settecento, con la riforma del balletto, la danza può tuttavia annoverare nel suo repertorio titoli conservati nella memoria storica, come il Dom Quichot ou Les noces de Gamache di Franz Anton Hilverding per il Teatro Kärntnertor di Vienna del 1740; nel 1743 è la volta di Jean-Barthélemy Lany, che crea le coreografie per la comédie-lyrique Dom Quichotte chez la Duchesse per l’Académie Royale de Musique di Parigi, annoverando tra gli interpreti Marie Camargo, David Dumoulin e Louis Dupré. Nel 1765 Giuseppe Salomoni a Torino dà vita a Il combattimento di Don Chisciotte col Gigante, probabilmente da Hilverding. Nel 1768 Jean-Georges Noverre, all’epoca maître de ballet dei Teatri Imperiali di Vienna, realizza invece Don Chischott per il Burgtheater.

Le creazioni settecentesche non appaiono ancora incentrate sull’amore contrastato tra il barbiere e la figlia dell’oste, che nel romanzo di Cervantes sono Basil e Quiteria (o Chilteria), ed è solo nell’Ottocento che il balletto, così come lo conosciamo oggi, ha iniziato a prendere forma.

Prima di ripercorrere il secolo XIX è però opportuno soffermarsi sul soggetto ispanico al San Carlo di Napoli proprio nel Settecento. Se questo è definito – a ragione – ‘secolo d’oro’ per la musica, è importante sottolineare che esso si configura di privilegiata importanza anche per la danza, dato il vivace dibattito intorno alle arti promosso dal secolo dei Lumi e la pubblicazione, nella stessa città, di una triade di testi cardine per la declinazione italiana della danza europea: il Trattato del ballo nobile di Giambattista Dufort (1728), il Trattato teorico-prattico di ballo di Gennaro Magri (1779) e il libello polemico di Francesco Sgai, Al Signor Gennaro Magri (1779). Altro importante testo coevo, anch’esso citato in vari luoghi del trattato di Magri, è Dell’opera in musica di Antonio Planelli (1772), sempre stampato a Napoli, il quale tuttavia ha una visione della danza come intermezzo dell’opera in musica e insiste ancora una volta sulla funzione morale del teatro.

Il Trattato teorico-prattico di ballo, di Gennaro Magri, dal canto suo, ha la particolarità di essere dedicato sia alla tecnica professionale sia alla danza di sala e, in relazione al ballo teatrale, costituisce la prova della visibilità e dell’importanza dello stile grottesco, non offuscato a Napoli nemmeno dalle novità del ballo pantomimo. Il grottesco, infatti, prosegue attraverso i suoi principali caratteristi anche nel corso delle prime decadi dell’Ottocento, per contribuire alle innovazioni tecniche (come lift, prese, punte) che saranno studiate in loco da personalità quali le sorelle Elssler e la stessa famiglia Taglioni (che le esporterà successivamente nell’Europa continentale). Con la riforma del balletto e l’irradiamento degli allievi di Noverre in tutta Europa, l’arrivo del suo allievo Charles Le Picq a Napoli segna l’ingresso del ballo riformato propriamente detto al San Carlo: quella del 1773-74 è infatti una stagione cruciale, per cui si è spesso parlato di «monopolio del ballet d’action noverriano», a partire proprio dall’arrivo di Le Picq, che coincide con la fine della permanenza di Gennaro Magri al San Carlo.

La gestione dell’elemento esotico gitano non era una novità sulle scene partenopee e lo stesso Magri, nel suo trattato, oltre ad analizzare le posizioni della ‘bella danza’ e quelle ‘false’ tipiche dei grotteschi inserisce anche le posizioni della danza spagnola (per motivi storici essa appariva naturalmente integrata nel ‘lessico’ dei danzatori napoletani). Nella prima parte del suo scritto Magri (capitolo VII detto Delle positure de’ Piedi) fissa le posizioni cosiddette false, in aria, forzate e alla Spagnuola,da lui aggiunte alle posizioni dei piedi canoniche dette vere. Si tratta di eredità che resteranno ben solide nelle danze di carattere di analoga ambientazione fino a Petipa e oltre, nella prassi spettacolare di tutte le compagnie.

A proposito del nostro soggetto invece, Le nozze di Camaccio, o sia Don Chisciotte in casa del Duca di Charles Le Picq, nel 1779, è il secondo ballo nell’opera Creso in Media di Joseph Schuster e costituisce l’unica messa in scena ‘meridionale’, per la danza, del fortunato tema dell’ingegnoso hidalgo. Questo ci permette di salvare un tassello fino ad oggi escluso nel percorso storico degli antecedenti delle messe in scena danzate del romanzo di Cervantes, che appunto con Marius Petipa su musica di Ludwig Minkus sarebbe diventato, a partire dalla prima del 1869, una pietra miliare del repertorio ballettistico internazionale, non certo per il valore della partitura musicale o della elaborazione del tema, quanto per la genialità dell’impianto coreografico. Una selezione di episodi dal soggetto principale, tra cui la rivalità fra Basilio e Camaccio per l’amore di Quiteira e la comicità suscitata dalla follia di Don Chisciotte, sono il fulcro su cui il balletto – nella seconda parte dell’Ottocento – incentrerà il proprio successo permettendo alla coreografia di trionfare. La stessa cosa, da quello che si può intuire dal libretto, accade in questa versione napoletana di Le Picq, con ogni probabilità sulla scorta del noto ballo di Franz Anton Hilverding del 1740.

Ma non è facile, attraverso le fonti posteriori, cercare di intuire se il ballo di Le Picq costituisca un anello di congiunzione efficace nella trasformazione dei generi e nella storia del repertorio in sé. C’è ancora molto da indagare al riguardo.

La prima creazione importante del nuovo secolo si ha nel 1801 all’Opéra di Parigi, con Les Noces de Gamache di Louis Milon (all’epoca maître de ballet adjoint di Pierre Gardel), interpretato da Auguste Vestris nel ruolo di Basil e Jean-Pierre Aumer in quello di Don Chisciotte. Il balletto di Milon diventa un paradigma per le creazioni successive. Il giovane Louis Duport vi interpreta un contadino accanto ai due fratelli Taglioni, Filippo e Salvatore: Les Noces de Gamache, balletto-pantomima-folie en deux actes, Représenté, pour la première fois, à Paris, sur le Théâtre de la République et des Arts, le 28 Nivôse an 9; Par L.-J. Milon […] (Paris: Dupré, [1801]).

Del 1808 è il Don Kikhot di Charles-Louis Didelot, per il Teatro Imperiale di San Pietroburgo, mentre nel 1837 anche August Bournonville crea una sua versione per il Teatro Reale danese, Don Quixote ved Camachos Bryllup, da lui stesso danzato nel ruolo di Basil e da Lucile Grahn in quello di Quiteira.

Una versione italiana dal titolo Le avventure di Don Chisciotte è invece del 1843, creata da Salvatore Taglioni, per il Teatro Regio di Torino.

A dare vita alla versione ‘madre’ del repertorio classico alla fine del XIX secolo è dunque Marius Petipa (1818-1910), ispiratosi al romanzo di Cervantes solo in parte. Costruito sull’archetipo di Milon, la versione di Petipa richiama l’eco dei balletti del primo Romanticismo con l’inserimento dell’atto delle Driadi, tipico ‘atto bianco’ che rappresenta il dualismo tra il sogno e la realtà, sviluppando però un esito a lieto fine. Qui il vecchio cavaliere è circondato dalla modesta realtà della figlia di un oste, promessa in matrimonio dal padre a un ricco quanto sciocco marchese, e di un barbiere povero ma bello, che in un’atmosfera festante e talvolta grottesca riescono a superare gli ostacoli frapposti alla loro unione. Don Chisciotte, eroe triste ed emblema dell’amore per l’impossibile, è il solo palese richiamo al romanzo di Cervantes, dal momento che nell’economia del balletto la ben più semplice storia d’amore fra Kitri e Basilio eleva i due popolani a personaggi principali, ridimensionando quasi totalmente il significato del folle cavaliere e la valenza delle sue gesta.

La prima assoluta al Teatro Imperiale Bol’šoi di Mosca ha luogo il 26 dicembre del 1869, come balletto in un prologo, quattro atti e otto quadri. Scene e costumi sono curati da Pavel Isakov, Fiodor Šenijan e Čanguine; interpreti principali Anna Sobeščanskaja (Kitri), Sergej Solokov (Basilio), Wilhelm Vanner Gillert (Don Chisciotte), Vassilij Geltser (Sancho Panza), Leon Espinosa (Arlecchino), Dimitrij Kuznetsov (Gamache), Polina (Pelageja) Karpakova (Dulcinea).

Si tratta di una creazione presto modificata, poiché il 21 novembre del 1871 al Bol’šoi Kamennyj di San Pietroburgo, il balletto articolato in un prologo, cinque atti e undici quadri, sempre su musiche di Minkus (1826-1917) all’epoca compositore ufficiale dei Teatri Imperiali, va in scena con delle varianti finalizzate ad adattare il tutto al gusto del più raffinato pubblico sapietroburghese. Il soggetto ambientato in Spagna forniva al coreografo l’occasione per introdurre le danze nazionali di quel paese, che egli aveva imparato durante i quattro anni del suo soggiorno a Madrid, dal 1842 al 1846. Infatti, nella prima versione, solo il personaggio di Dulcinea – peraltro ancora distinto da quello di Kitri e perciò interpretato da un’altra ballerina – danzava secondo i canoni accademici puri, mentre si susseguivano diverse danze di carattere spagnolo attinte dal folklore locale, come una zingaresca, una jota aragonese, una seguidilla, un fandango, una lola e una morena danzata da Kitri e Basilio, oltre a una danza di toreri armati di spade.

Per il pubblico moscovita, meno raffinato, il coreografo aveva precedentemente creato un balletto ricco di artifici scenici e di elementi comici e grotteschi (ecco una sorta di ‘continuità’ con quanto detto prima a proposito del San Carlo e dei grotteschi napoletani). Come riporta Valeria Morselli: «nella scena del campo degli zingari, Kitri, scappata di casa vestita da uomo per sfuggire al matrimonio con Gamache, prendeva parte a una danza comica in cui un Arlecchino (il celebre danzatore grottesco Leon Espinosa), con in mano una gabbia per uccelli, cercava di catturare alcune allodole, rappresentate da sei danzatrici oltre alla protagonista. La folle battaglia di Don Chisciotte contro i mulini a vento era dovuta alla sua volontà di soccorrere la luna attaccata da giganti immaginari» e così via per altre scene comiche. La prima versione aveva dunque tutte le caratteristiche di una commedia, nella quale si riversano diversi passaggi del romanzo di Cervantes accompagnati da scene di fantasia trattate con un fine umorismo. Il balletto rappresentato a Mosca aveva ottenuto un gran successo di pubblico, perciò tre anni dopo Petipa lo ripropone nella capitale adattandolo al luogo. La nuova versione del 1781 ha come interpreti principali Alexandra Vergina (Kitri/Dulcinea), Lev Ivanovič Ivanov (Basilio), Timofei Stukolkin (Don Chisciotte), Nikolaj Golz (Gamache). Le modifiche conferiscono ora maggior rilievo alla danza classica pura rispetto agli elementi basati sulle danze nazionali, le quali appaiono qui notevolmente ridotte e stilizzate secondo i canoni accademici, così come sono eliminate le parti comiche e grottesche (la cattura delle allodole, il combattimento con i cactus e la luna in lacrime) ed è modificato totalmente l’episodio del sogno di Don Chisciotte, che diventa un vero e proprio ‘atto bianco’ popolato da esseri sovrannaturali. Nel sogno infatti lo hidalgo, dopo aver ucciso il ragno gigante, viene catapultato nel regno delle Driadi (ninfe dei boschi), a cui fanno corona cinquantadue piccoli Cupidi, interpretati dagli allievi della Scuola di Ballo dei Teatri Imperiali. Inoltre il personaggio di Dulcinea è qui unificato a quello di Kitri e interpretato dalla stessa danzatrice.

L’atto aggiunto, costituito da tre quadri, rappresenta il castello del Duca e della Duchessa, rievocando così un altro episodio del romanzo e divenendo l’ambientazione ideale per il divertissement finale delle nozze dei due innamorati, al quale partecipano anche i cinquantadue piccoli Cupidi dell’atto bianco. Questa versione termina con la morte di Don Chisciotte, in adesione alla trama letteraria.

La versione di Petipa del 1871 rimane in repertorio in Russia per più di trent’anni senza mai essere modificata, fino a quando nel 1900 il balletto è rivisitato dal danzatore Aleksandr Gorskij (1871-1924) per il Teatro Bol’šoi di Mosca, di cui era coreografo principale, con la riduzione a soli tre atti e sei quadri e con la musica di Minkus integrata da brani del compositore Anton Simon.

Nel 1902 Gorskij, allievo di Petipa, porta questa sua stessa versione al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo (già Bol’šoi Kamennyj) con il titolo Don Chisciotte della Mancia e con interpreti d’eccezione quali Matil’da Kšesinskaja (Kitri/Dulcinea), Nikolaj Legat (Basilio), Aleksej Bulgakov (Don Chisciotte), Enrico Cecchetti (Sancho Panza), Pavel Gerdt (Gamache), Ol’ga Preobraženskaja (Mercedes), Tamara Karsavina (Cupido), Anna Pavlova (Juanita). Gorskij integra le parti mimate con elementi realistici ed elimina l’uniformità del corpo di ballo, caratteristica in Petipa, enfatizzando l’individualità di ciascun danzatore con l’assegnazione di una diversa gestualità.

Modifica la danza dei toreri, creando il Grand pas des toreadores eseguito da otto ballerini e dal torero Espada, oltre alle variazioni solistiche della Danzatrice di strada (danza dei pugnali). Un altro suo sostanziale intervento riguarda la scena del sogno, dove introduce il personaggio della regina delle Driadi e la sua variazione (sulla musica di Anton Simon), inserisce la variazione di Cupido estrapolandola dal Grand pas classique di Paquita e aggiunge una nuova variazione per la Kšesinskaja nel ruolo di Dulcinea, con la musica di Riccardo Drigo (1846-1930) creando, sempre per la Kšesinskaja su musica di Drigo, la variazione di Kitri col ventaglio per il Grand pas de deux del terzo atto. Anche se a San Pietroburgo la versione di Gorskij all’epoca non fu apprezzata, è rimasta a lungo sia nel repertorio del Bol’šoi di Mosca sia del Mariinskij di San Pietroburgo ed è stato in questa forma che il balletto si è diffuso al di fuori della Russia.

Tra le versioni successive più note, si ricorda l’introduzione del balletto in Occidente nel 1924 per opera della compagnia di Anna Pavlova (1881-1931), con una versione abbreviata in due atti alla Royal Opera House di Londra, coreografia di Laurent Novikov. Del 1965 la versione di George Balanchine per il New York City Ballet, con la musica di Nicholas Naboko e la versione creata nel 1978 da Mikhail Baryšnikov per l’American Ballet Theater.

È possibile però affermare che una vera rinascita del balletto in Europa si sia avuta per opera di Rudolph Nureev (1938-1993), che nel 1966 ne cura una ripresa per lo Staatsoper di Vienna, modificando la successione di alcuni quadri. Nureev, per carattere, fisicità e tipo di tecnica appare molto affine al personaggio di Basilio: nel 1959, all’età di ventun anni e con Ninel Kourgapkina come partner, lo interpreta brillantemente con il Balletto del Kirov di Leningrado. Una volta scelto di rimanere in Occidente, nel 1961, questo ruolo diviene uno dei suoi cult, mettendo in luce un’altra sfaccettatura del ballerino/attore, il suo spirito malizioso e il suo dono per la commedia. Nureev danza il Pas de deux finale con Sonia Arova già nel 1962 a New York e in seguito rimette in scena l’intero balletto, ideando una nuova coreografia su modello di Marius Petipa e Alexandre Gorskij, appunto, per l’Opera di Stato Vienna nel 1966, chiedendo inoltre a John Lanchbery di lavorare su diversi arrangiamenti della musica di Minkus, in modo da conferirle un carattere più vivace.
Lo riprende nel 1970 per l’Australian Ballet (con Lucette Aldous) e l’anno successivo con il Balletto dell’Opera di Marsiglia, diretto in quel periodo da Rosella Hightower (Maïna Gielgud interpreta il ruolo di Kitri).

Scrive Alexander Bland: «Questa versione mostra ancora più chiaramente il modo in cui Nureyev ha gestito i grandi movimenti sul palcoscenico: i numeri spagnoli vorticano intorno all’enorme piazza del villaggio e formano un’ingegnosa diversità di configurazione volta a dimostrare i passi caratteristici della Spagna.
Sebbene la sequenza puramente classica della ‘visione’ di Dulcinea e delle Driadi sia stata eseguita nella sua interezza – esattamente come è stata tramandata dalla tradizione del Kirov – Nureev la fa precedere da una scena che coinvolge un accampamento di zingari come pretesto per sviluppare un incontro amoroso tra Kitri e Basil: un Pas de deux al chiaro di luna sotto le vele di un gigantesco mulino a vento.
Anche Rudolf Nureev accorcia il balletto a tre atti con prologo: gli zingari, i mulini a vento, il teatro delle marionette diventano un’unica scena, seguita dall’apparizione delle Driadi.
Nureev amplia notevolmente l’aspetto comico. Nella sua versione introduce lo spirito della Commedia dell’Arte, dove Don Chisciotte è Pantalone, Kitri Colombina e Basilio Arlecchino, un brillante, veloce … saltellante maestro di cerimonie, che corre da un capo all’altro del balletto».

Alla luce di quanto brevemente riportato qui e assistendo alla messa in scena del Don Chisciotte di Nureev, sembra che i grotteschi del Settecento siano oggi sopravvissuti attraverso la loro tecnica e che siano ancora attivi sulle scene di oggi; il più grande ‘grottesco’ del Novecento appare proprio Rudolph Nureev, grande innovatore delle riprese dei classici. Nei suoi allestimenti ai danzatori non è dato alcun riposo nei momenti di passaggio da una diagonale all’altra o da un assolo a un manège: è la rivincita di una tecnica che ancora stupisce e i cui movimenti (molti proprio come descritti da Gennaro Magri) Nureev rende significanti e porta in scena nelle sue riprese coreografiche. A questo proposito un piccolo filmato della variazione di Basilio del I atto, per la sua ripresa, nel 1973,  del Don Chisciotte con l’Australian Ballet (disponibile in rete) parla chiaro: gli assemblé all’italiana (ossia quelli con le gambe ritirate che durante il romanticismo maturo servivano a nascondere i piedi delle danzatrici sotto i lunghi tutù e/o a conferire un’altezza maggiore ai salti maschile) sono ripresi da Nureev, formatosi alle danze popolari prima di entrare all’Accademia di San Pietroburgo, e ci ricordano nel lungo e complesso processo di contaminazione dei prodotti coreici quanto l’Italia e Napoli abbiano costruito, in termini di tecnica e stile, la storia della danza europea.

Biglietteria

Galleria Cardinale Siri, 6
16121 GENOVA
Telefono +39 010 5381.433-399
e-mail: biglietteria@carlofelice.it

Per i gruppi è attivo l’indirizzo gruppi@vivaticket.com a cui rivolgersi per le prenotazioni e l’acquisto di biglietti della nostra Stagione.

Orari

Da lunedì al sabato, dalle ore 9.30 alle ore 19.00.

Spettacoli serali: apertura un’ora prima dell’inizio, chiusura 15 minuti dopo l’inizio.
Spettacoli pomeridiani o serali di domenica: apertura due ore prima dell’inizio, chiusura 15 minuti dopo l’inizio.

Sinfonie Pop al Teatro Carlo Felice.

Sabato 23 dicembre, alle ore 20.00, Donato Renzetti sarà alla direzione dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice nel concerto Sinfonie Pop.

Musiche di Maurizio Fabrizio

Mezzosoprano Caterina Piva

Tenore Francesco Pio Galasso

Violino Giovanni Battista Fabris

Direttore Donato Renzetti

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Sabato 23 dicembre 2023, ore 20.00

Sabato 23 dicembre, alle ore 20.00, Donato Renzetti sarà alla direzione dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice, del mezzosoprano Caterina Piva, del tenore Francesco Pio Galasso e del violinista Giovanni Battista Fabris nel concerto Sinfonie Pop. Il programma è dedicato ai grandi classici della canzone italiana composti da Maurizio Fabrizio, eseguiti in diverse versioni e arrangiamenti in omaggio al compositore.

Il programma si apre con I luoghi dell’anima, divertimento per violino e orchestrae Il mondo di Federico, piccola suite per orchestra, dall’album Classique, realizzato da Maurizio Fabrizio con l’Orchestra Filarmonica Gioachino Rossini diretta da Donato Renzetti, e pubblicato nel settembre del 2023. I brani accolgono suggestioni varie, dalla classica alla tradizione italiana della musica per cinema e naturalmente dal mondo della canzone, e si caratterizzano per la ricca varietà di linguaggi e per il melodismo travolgente. A seguire, una selezione dal morality play Everyman, eseguito per la prima volta al Duomo di Milano nel giugno 2010 con interpreti Angelo Branduardi, Mango e Laura Valente. Il libretto di Walter Tortoreto racconta la difficile esistenza dell’uomo nel mondo contemporaneo, fatto di incertezze, e guarda oltre i limiti della storia dell’Occidente, e cerca nella parabola di ciascuno la solidarietà tra gli uomini.

Seguono le versioni orchestrali di due brani protagonisti rispettivamente delle edizioni del 1982 e del 1996 del Festival di Sanremo: Storie di tutti i giorni e Strano il mio destino. Con Storie di tutti – composto da Fabrizio su testo scritto da Riccardo Fogli e Guido Morra – Riccardo Fogli vinse la XXXII edizione del Festival. Il singolo si rivelò da subito un grande successo. Strano il mio destino è stato presentato per la prima volta al Festival di Sanremo nel 1996. Con questa canzone, Giorgia, anche autrice del testo, si classificò terza.

Alla luce del sole, qui eseguita nella versione per mezzosoprano e orchestra, è una canzone scritta da Fabrizio con Guido Morra nel 2001, per Josh Groban. La canzone è la prima traccia dell’album di debutto del cantautore e attore americano, e racconta della speranza che nasce grazie all’amore, che cresce nonostante le difficoltà della vita. Segue la versione orchestrale di Sarà quel che sarà, interpretato da Tiziana Rivale al Festival di Sanremo del 1983, dove si classificò al primo posto. La canzone è una ballad romantica, con sonorità pop tipiche della musica anni ’80. Anche Schiavo d’amore, qui eseguito nella versione per orchestra, è stato un grande successo all’Ariston, nell’edizione del 2007 del Festival. Il brano, su testo di Guido Morra, venne interpretato da Piero Mazzocchetti, che si aggiudicò il terzo posto. Acquarello è la prima traccia dell’omonimo album del cantante e compositore brasiliano Toquinho, ed è stata composta da Fabrizio su testo di Guido Morra e Vinícius de Moraes. (Fabrizio è stato anche produttore dell’album). Il ritmo e le parole dipingono un’atmosfera leggera, quasi fanciullesca, carica di ottimismo e speranza, Acquarello viene eseguita nella versione orchestrale.

Grande successo di Al Bano, È la mia vita è una canzone del 1996 su testo di Pino Marino. Con È la mia vita il cantautore si classificò settimo a Sanremo. Le dinamiche della linea vocale lo rendono particolarmente adatto all’adattamento alla versione per tenore e orchestra. Almeno tu nell’universo è stato uno dei più grandi successi di Mia Martini, che lo presentò al Festival di Sanremo nell’89 vincendo il Premio della Critica. Su testo di Bruno Lauzi, Almeno tu nell’universo si è presto affermata come caposaldo della canzone italiana, venendo anche reinterpretata da alcune tra le voci più interessanti del panorama contemporaneo; viene qui eseguita nella versione per orchestra. Infine, I migliori anni della nostra vita, composta da Fabrizio su testo di Guido Morra. Il brano, affidato a Renato Zero, è presto diventato uno dei più attesi ai suoi concerti, dove è stato spesso eseguito in chiusura; viene eseguito nella versione per orchestra.

Biglietti

I settore 35,00 euro

II settore 30,00 euro

Under 30* 15,00 euro

Under 18*10,00 euro

*tutti i settori

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it

Il Natale di Ravello

A Santo Stefano Vittorio Grigolo e Daria Rybak all’Auditorium Niemeyer

Dopo il prologo con Paolo Fresu, il festival d’inverno organizzato dalla Fondazione Ravello con il sostegno della Regione Campania entra nel vivo: saranno 7 infatti gli appuntamenti che si susseguiranno dal 26 dicembre al 7 gennaio. Musica a Santo Stefano, a Capodanno, all’Epifania, dal jazz alle arie d’opera, dalla tradizione all’innovazione contemporanea.

Si riparte martedì 26 (ore 19) sul palco dell’Auditorium Niemeyer con l’atteso ritorno a Ravello di Vittorio Grigolo, reduce dal grande successo riscosso in occasione del concerto tenutosi recentemente al Senato della Repubblica, con lui l’altra straordinaria voce del soprano Daria Rybak, accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Benevento, diretta dalla bacchetta esperta di Marco Boemi. Il maestro, che nel corso di più di 25 anni di carriera ha lavorato con tre generazioni di grandi cantanti, bissa la direzione del Concerto di Capodanno dello scorso anno nel quale diresse proprio il tenore aretino.

Il programma ideato per il Concerto di Santo Stefano prevede un’inedita alternanza di celebri brani natalizi internazionali come White Christmas, Silent Night, Jingle Bells con brani classici come Adeste fideles e arie e romanze di tradizione come l’Alleluia da Exultate Jubilate di Mozart, le Ave Maria di Schubert e di Bach/Gounod, Mattinata di Leoncavallo, Non ti scordar di me di De Curtis, Musica proibita di Gastaldon, A vucchella di Tosti a pagine prettamente orchestrali quali Christmas Eve Polonaise di Rimsky-Korsakov, estratti da Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky e Pizzicato Polka di Strauss; insomma un medley, come recita il titolo, tra le straordinarie voci di Grigolo e della Rybak e i musicisti della formazione nata nel 2014 per merito dell’intraprendenza di giovani musicisti sanniti.

I biglietti sono acquistabili online e al boxoffice di Piazza Duomo a Ravello. Ricordiamo che la Fondazione Ravello promuove la musica tra i giovani under 25 mettendo a disposizione biglietti a tariffa agevolata (10 euro) per tutti gli eventi fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Su www.ravellofestival.com tutte le info.

Boxoffice: tel. 089 858422 – boxoffice@ravellofestival.com   

Martedì 26 dicembre

Auditorium Oscar Niemeyer, ore 19.00

Concerto di Santo Stefano

Christmas medley

Orchestra Filarmonica di Benevento

Direttore Marco Boemi

Vittorio Grigolo, tenore

Daria Rybak, soprano

Posto unico € 20

Programma

Franz Schubert

Ave Maria    

Johann Sebastian Bach / Charles Gounod

Ave Maria

Anonimo 

Adeste fideles  

Wolfgang Amadeus Mozart

Alleluia da Exultate Jubilate 

Pyotr Ilyich Tchaikovsky

Lo Schiaccianoci, estratti  

Ruggero Leoncavallo

Mattinata  

Stanislao Gastaldon

Musica proibita

Nikolai Rimsky-Korsakov

Christmas Eve Polonaise  

Francesco Paolo Tosti  

A vucchella

Johann Strauss

Pizzicato Polka

Ernesto De Curtis

Non ti scordar di me  

Franz Lehár

Giuditta / Act IV – Meine Lippen, die küssen so heiss

Franz Xaver Gruber 

Silent night  

Irving Berlin

White Christmas

James Pierpont   

Jingle Bells

Harding dirige Beethoven e Brahms per Natale

Tutto esaurito il 23 dicembre per il tradizionale Concerto che vede la partecipazione del pianista Kirill Gerstein e del Coro diretto da Alberto Malazzi

Sabato 23 dicembre Daniel Harding torna sul podio per il tradizionale Concerto di Natale del Teatro alla Scala, in programma la Fantasia per pianoforte, soli, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven con il pianista Kirill Gerstein e la Sinfonia n° 2 di Johannes Brahms.

Sono passati dieci anni dall’altro Concerto di Natale diretto da Harding, in programma allora l’Elias di Mendelssohn. Dal suo debutto con Idomeneo di Mozart il 7 dicembre 2005, il Maestro di Oxford è tornato regolarmente alla Scala dirigendo opere (Salome nel 2007, Il prigioniero e Il castello del principe Barbablù nel 2008, i sorprendenti Pagliacci e Cavalleria rusticana con la regia Mario Martone nel 2011, Falstaff con la regia di Robert Carsen nel 2013, Fierrabras nel 2018 e Le nozze di Figaro nel 2021), balletti (Serata Béjart nel 2010 per il ciclo di balletti diretti da grandi maestri voluto da Stéphane Lissner e Le spectre de la rose insieme alla ripresa di Cavalleria rusticana nel 2014) e decine di concerti con la Filarmonica ma anche con la London Symphony, la Mahler Chamber e l’Orchestra della Radio svedese.

Daniel Harding tornerà alla Scala dal 25 giugno per Turandot con la regia di Davide Livermore e Anna Netrebko protagonista, mentre dal 29 giugno dirigerà il Requiem di Mozart nella Stagione Sinfonica. Gli altri impegni per i primi mesi del 2024 includono il ritorno sul podio della Staatskapelle Dresden, dei Berliner Philharmoniker, della Philharmonique de Radio France e due importanti tournée europee con l’Orchestra della Radio Svedese e i Münchner Philharmoniker.

Il Concerto di Natale conclude un anno importante per il Coro scaligero, impegnato nello scorso autunno in una densa tournée europea con Riccardo Chailly e nella commovente apertura della Stagione Sinfonica lo scorso 9 novembre con i Quattro pezzi sacri prima del nuovo successo verdiano in Don Carlo. Anche grazie alla nuova camera acustica, gli appuntamenti sinfonici che includono il Coro saranno numerosi, dal già citato Requiem mozartiano con Harding ai ciclopici Gurrelieder ancora con Chailly dal 13 settembre. L’ufficio stampa pubblicherà uno speciale della Rivista del Teatro dedicato al Coro nel prossimo gennaio.

I prossimi Concerti straordinari: a febbraio Alcina con Minkowski

Il calendario dei concerti straordinari, aperto dal memorabile trio formato da Martha Argerich, Janine Jansen e Mischa Maisky, è particolarmente ricco nella Stagione 2023/2024. Il prossimo appuntamento, davvero straordinario, è l’8 febbraio con i Musiciens du Louvre che eseguono Alcina di Händel in forma di concerto diretti da Marc Minkowski; il 29 aprile Marco Armiliato accompagna Lisette Oropesa e Benjamin Bernheim in un programma francese, mentre Riccardo Chailly celebra due capisaldi del canone musicale d’Occidente: il 7 maggio la Nona di Beethoven e il 23 maggio il Requiem verdiano rispettivamente nel bicentenario e nel centocinquantenario delle prime esecuzioni, ma onora anche il centenario pucciniano il 29 novembre con una serata straordinaria con Anna Netrebko e Jonas Kaufmann. Infine, il 30 giugno William Christie e le sue Arts Florissants eseguono in versione semiscenica The Fairy Queen di Henry Purcell.

Sabato 23 dicembre 2023 ~ ore 20

Concerto di Natale

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO ALLA SCALA

DANIEL HARDING

direttore

Ludwig van Beethoven

Fantasia in do min. op. 80

per pianoforte, soli, coro e orchestra

Kirill Gerstein, pianoforte

Cristina Injeong HwangNadia Engheben, soprani
Eleonora De Prez, mezzosoprano
Michele MauroMassimiliano Italiani, tenori
Gabriele Valsecchi, basso

Johannes Brahms

Sinfonia n. 2 in re magg. op. 73

ALBERTO MALAZZI

maestro del coro

Prezzi: da 180 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

I RISULTATI DI FESTIVAL VERDI E VERDI OFF 2023

Eccellenza artistica, promozione dei giovani talenti,

rinnovato impegno sociale, sostenibilità economica, sensibilità ambientale riconfermano l’attrattività, la solidità e il prestigio nazionale e internazionale del Festival Verdi, che per il secondo anno consecutivo raggiunge il valore 3,1 del Social Return on Investment, il più alto della sua storia, e che con Verdi Off  accresce il significativo e ampio impatto positivo sulle comunità e sul territorio.

Il report, realizzato in collaborazione con Università di Parma, è consultabile su teatroregioparma.it

Oltre 19.000 spettatori per il Festival Verdi e 17.000 per Verdi Off, un incasso di €836.592 e un indice SROI (Social Return On Investment) di 3,1 che riconferma, sebbene in presenza di minori risorse, il record nella storia del Festival già raggiunto lo scorso anno; la riconferma del sostegno privato rispetto al 2022 con entrate da Istituzioni, Partner e Sponsor di €2.992.506 che dimostra la fidelizzazione del tessuto economico nei confronti dell’Istituzione e della sua offerta artistica e culturale. Sono questi alcuni dei dati più significativi del Report del Festival Verdi e di Verdi Off 2023 consultabile su teatroregioparma.it, che emergono in seguito al lavoro di monitoraggio e di analisi elaborato in collaborazione con l’Osservatorio permanente istituito insieme all’Università di Parma sul Festival Verdi.

I dati raccolti sono lo specchio di un’edizione che riafferma il suo impatto positivo sul territorio e sulla comunità, in termini economici e sociali e rafforza il suo impegno a favore della comunità. Impatto sociale di Verdi Off che, per la prima volta, è stato oggetto di una valutazione scientifica condotta in collaborazione con l’Università di Parma per determinare, attraverso il racconto in prima persona di educatori, artisti, insegnanti, anziani e genitori coinvolti negli spettacoli e nelle iniziative di Verdi Off, i positivi effetti sociali della rassegna.

La compenetrazione sempre più forte tra il Festival Verdi e il Verdi Of, la coesione con il territorio, con cui il Teatro ha attuato una programmazione condivisa, l’attenzione alle comunità fragili, la prima attuazione del Manifesto Etico del Teatro Regio di Parma e l’ampio coinvolgimento di artisti di nuova generazione sono i tratti distintivi di questa edizione che, allo stesso tempo, rinforza il suo prestigio internazionale, la sua attrattività e solidità in termini di reputazione e una proposta artistica riconosciuta di eccellenza, grazie anche alla rinnovata collaborazione con l’ISNV.

“Il Report del Festival Verdi è uno strumento fondamentale di comunicazione e rendicontazione – dichiara Luciano Messi, Sovrintendente del Teatro Regio di Parma, sia verso le istituzioni, sia nei confronti di tutta la comunità e degli stakeholder. Al contempo, il Report fornisce un supporto indispensabile alla programmazione e alla verifica di tutta la progettualità legata al Festival, grazie a una lettura trasparente di obiettivi e risultati che consente di adeguare periodicamente le strategie per il futuro”.

“Questa profondità di analisi è possibile grazie al supporto scientifico dell’Osservatorio permanente dell’Università di Parma, coordinato dai professori Isabella Mozzoni del Dipartimento di Discipline umanistiche, sociali e delle Imprese culturali, e Giulio Tagliavini del Dipartimento di Scienze economiche aziendali. L’individuazione puntuale di indicatori significativi e il loro costante aggiornamento con nuovi elementi, consente di studiarne l’evoluzione nel tempo e di metterli in relazione ai mutamenti di contesto, restituendo dati estremamente significativi, come l’indice SROI (Social Return of Investment), consolidato a 3,1 sebbene in presenza di minori risorse”.

“Il Report 2023 riflette un’attenzione sempre maggiore alla valutazione d’impatto del Festival Verdi e del Verdi Off, addentrandosi nella percezione del pubblico e degli operatori. Sono state implementate due nuove misurazioni: la prima sul gradimento delle opere al Teatro Regio, che ci ha gratificato con una valutazione pari a 4,25 su un massimo di 5, e la seconda sulla ricaduta sociale degli spettacoli del Verdi Off, che ci ha toccato l’anima per la profondità emotiva delle risposte”.

“Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori della Fondazione e tutti i collaboratori che hanno contribuito alla raccolta e all’elaborazione dei dati, che trovano in questo impegno consapevolezza e stimoli sempre maggiori rispetto al ruolo del Teatro Regio di Parma nelle sfide culturali della società contemporanea”.

“Mi ha riaperto il cuore, dice un ospite di una RSA. É per il loro sorriso che faccio questo lavoro, ribatte un musicista. Queste due frasi racchiudono tutto o buona parte del senso di Verdi Off – dichiara Barbara Minghetti, curatrice di Verdi Off, che ogni anno di più vuole raggiungere con la musica e il teatro (nel senso più ampio del termine, teatro in tutte le sue forme) i luoghi meno usuali e le persone che in teatro non possono o fanno fatica ad arrivare. Verdi Off è relazione e vuole contribuire, con la sua leggerezza e la sua creatività, a ricreare comunità laddove si è persa. Relazione costruita grazie a un tavolo di coprogettazione con le tante realtà dell’associazionismo di Parma e del territorio circostante e grazie a un percorso continuo fatto di scambi e di condivisione. L’altra faccia di Verdi Off, non meno importante, parla di innovazione e di creatività giovanile. Negli anni sono stati commissionati progetti e spettacoli dalla forza dirompente, a volte apparentemente irriverenti, ma sempre di grande qualità e perfettamente aderenti allo spirito della rassegna. Quest’anno A letto con Verdi, lo spettacolo one to one, ha messo le persone di fronte alla forza delle emozioni dei personaggi verdiani; Matteo Franceschini, si è messo alla prova per noi con un Verdi elettronico; Enrico Melozzi ha coinvolto i giovani in un’esperienza immersiva e partecipativa. Queste due anime danno vita a Verdi Off: sono il vicino e il lontano, la comunità e il singolo, il territorio e il mondo. Al centro, le persone, con l’obiettivo di fare comunità grazie al genio, sempre attuale, di Verdi”.

LA MAGIA DEL NATALE ALL’OPERA DI ROMA IN UNA NUOVA PRODUZIONE DE “LO SCHIACCIANOCI” DI ČAJKOVSKIJ FIRMATA DA PAUL CHALMER

Ospiti internazionali Victor Caixeta e Maia Makhateli

I costumi sono firmati da Gianluca Falaschi

«La coreografia di questo nuovo Schiaccianoci si ispira alle tradizionali e iconiche produzioni che ho danzato e ammirato ormai da più di cinquant’anni». Sono le parole di Paul Chalmer, coreografo canadese classe 1962, che torna all’Opera di Roma per la sua ottava produzione dopo quelle firmate tra il 2000 e il 2019. A lui è affidata la creazione del nuovo allestimento de Lo schiaccianoci; a Nir Kabaretti, che dirige l’Orchestra capitolina, sono affidate le celebri musiche composte da Čajkovskij. Il titolo più ambito dal pubblico nel periodo natalizio arriva puntuale al Costanzi proprio nei pressi delle feste, con 12 rappresentazioni dal 21 al 31 dicembre.

Chalmer è legato a Lo schiaccianoci dall’infanzia: è stato il primo che ha visto a teatro e il primo in cui ha danzato. Nella sua carriera di coreografo lo ha affrontato solo due volte. In questa nuova versione cerca la sintesi delle precedenti, quella del Balletto di Lipsia (2007) e quella dell’Opera Nova a Bydgoszcz in Polonia (2015). Molto attesi gli ospiti internazionali Maia Makhateli e Victor Caixeta, che interpretano la Fata Confetto e il suo cavaliere: lei georgiana e lui brasiliano, entrambi principal dancer del Dutch National Ballet, su questo palcoscenico hanno già conquistato gli spettatori ne La Bayadère lo scorso febbraio. Negli stessi ruoli si alternano con loro le étoiles Rebecca Bianchi e Susanna Salvi e la solista Federica Maine con il primo ballerino Claudio Cocino e i solisti Giacomo Castellana e Mattia Tortora. In scena anche le étoiles Alessandra Amato e Alessio Rezza, che interpreta il principe Schiaccianoci, i solisti e tutto il Corpo di Ballo. Partecipano alla produzione anche gli allievi della Scuola di Danza.

«Ciò che mi ha sempre colpito delle numerose produzioni de Lo schiaccianoci che ho ballato e visto, a parte la magnifica partitura, – spiega Chalmer – sono i mondi visivi unici creati da grandi scenografi come Jurgen Rose, Desmond Heeley, David Walker o Nicholas Georgiadis. Anche se la coreografia è senza dubbio di vitale importanza – conclude –, penso che sia la forza degli aspetti drammaturgici e visivi di una produzione a determinare il suo successo nel trasportare il pubblico in un viaggio magico». In stretta collaborazione con il team creativo, che vede Andrea Miglio alle scene, Gianluca Falaschi ai costumi, Valerio Tiberi alle luci e Igor Renzetti e Lorenzo Bruno ai video, il coreografo ha ripensato il balletto ideato da Marius Petipa e Lev Ivanov nel 1891-92, ispirato al racconto di E.T.A. Hoffmann (Schiaccianoci e il re dei topi) nella versione già edulcorata di Alexandre Dumas (Storia di uno schiaccianoci). Gli elementi oscuri e psicologici della trama originale lasciano il posto ad una favola amata da grandi e piccoli che racconta di come, allo scoccare della mezzanotte di un magico Natale, i sogni e i desideri interiori della giovane protagonista, Clara, iniziano a realizzarsi.

Lo schiaccianoci è il primo dei tre balletti musicati da Pëtr Il’ič Čajkovskij nella stagione 2023/24 dell’Opera di Roma. Del compositore russo sono in programma anche Il lago dei cigni (19-27 giugno 2024) e La bella addormentata (14-22 settembre 2024).

Paul Chalmer è nato a Ottawa. Ha iniziato la carriera al National Ballet of Canada. Primo ballerino dello Stuttgart Ballet di John Cranko (1980) e del Ballets de Monte-Carlo (1985), ha ballato con English National Ballet, Birmingham Royal Ballet e Scottish Ballet, al Colón di Buenos Aires, all’Opera di Roma e alla Scala di Milano. Oltre ai grandi ruoli del repertorio classico ha interpretato coreografie di Balanchine, Tetley, MacMillan, Kylián, Forsythe e Scholz. È stato partner di famose étoiles quali Thesmar, Fracci, Seymour, Makarova, Evdokimova, Savignano e Terabust. Ha intrapreso la carriera di coreografo nel 1996 vincendo il Premio Massine nel 1997 per Il Talismano. Nel 1999 è Ballet Master alla Semperoper Dresden, nel 2000 al Leipziger Ballett di Uwe Scholz. Nel 2005 Chalmer gli succede alla direzione della compagnia. Per l’Opera di Roma ha già realizzato: Il lungo viaggio della notte di Natale 2000, La bella addormentata nel bosco 2002, La gitana 2004, La Vestale 2006, Sogno di una notte di mezza estate 2009, Chopin racconta Chopin 2010, La Sylphide 2019.

Nir Kabaretti ha diretto la Raanana Symphonette Orchestra in Israele (2002-2008), la Santa Barbara Symphony in California (2006) e dal 2014 è Direttore Musicale della Southwest Florida Symphony. Collabora con le maggiori orchestre e i maggiori teatri del mondo. Dopo la laurea all’Università della Musica di Vienna è stato maestro collaboratore e direttore del Coro alla Wiener Staatsoper e al Festival di Salisburgo e poi assistente personale di Zubin Mehta al Maggio Musicale Fiorentino. Ha debuttato alla Scala di Milano nel 2004 con lo storico allestimento di Schiaccianoci.

Dopo la prima de Lo schiaccianoci di giovedì 21 dicembre (ore 20.00), lo spettacolo torna in scena venerdì 22 (ore 20.00), sabato 23 (ore 15.00 e ore 20.00), domenica 24 (ore 11.00), mercoledì 27 (ore 20.00), giovedì 28 (ore 15.00 e ore 20.00), venerdì 29 (ore 20.00), sabato 30 (ore 15.00 e ore 20.00) e domenica 31 dicembre (ore 18.00).

Biglietti in vendita sul sito https://www.operaroma.it/ e al botteghino.

S|CONFINAMENTI – STAGIONE 2023/2024 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Lo schiaccianoci

Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Balletto in un prologo e due atti

Da un racconto di E.T.A. Hoffmann

DIRETTORE Nir Kabaretti

COREOGRAFO Paul Chalmer

Coreografo assistente Gillian Whittingham

Scene Andrea Miglio

Costumi Gianluca Falaschi

Luci Valerio Tiberi

Video Igor Renzetti e Lorenzo Bruno

INTERPRETI PRINCIPALI

Fata Confetto e Cavaliere

Maia Makhateli e Victor Caixeta 21 dicembre, 22 e 23 (ore 20.00)

Rebecca Bianchi e Giacomo Castellana 23 dicembre (ore 15.00) e 30 (ore 15.00)

Susanna Salvi e Claudio Cocino 24 dicembre, 27, 29 e 30 (ore 20.00)

Federica Maine e Mattia Tortora 28 dicembre (ore 15.00)

Rebecca Bianchi e Claudio Cocino 28 dicembre (ore 20.00) e 31

ORCHESTRA, ÉTOILES, PRIMI BALLERINI, SOLISTI E CORPO DI BALLO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma

NUOVO ALLESTIMENTO TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

TEATRO COSTANZI

PRIMA RAPPRESENTAZIONE giovedì 21 dicembre, ore 20.00

REPLICHE

Venerdì 22 dicembre, ore 20.00

Sabato 23 dicembre, ore 15 e ore 20.00

Domenica 24 dicembre, ore 11.00

Mercoledì 27 dicembre, ore 20.00

Giovedì 28 dicembre, ore 15.00 e ore 20.00

Venerdì 29 dicembre, ore 20.00

Sabato 30 dicembre, ore 15.00 e ore 20.00

Domenica 31 dicembre, ore 18.00

Harding dirige Beethoven e Brahms per Natale

Tutto esaurito il 23 dicembre per il tradizionale Concerto che vede la partecipazione del pianista Kirill Gerstein e del Coro diretto da Alberto Malazzi

Sabato 23 dicembre Daniel Harding torna sul podio per il tradizionale Concerto di Natale del Teatro alla Scala, in programma la Fantasia per pianoforte, soli, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven con il pianista Kirill Gerstein e la Sinfonia n° 2 di Johannes Brahms.

Sono passati dieci anni dall’altro Concerto di Natale diretto da Harding, in programma allora l’Elias di Mendelssohn. Dal suo debutto con Idomeneo di Mozart il 7 dicembre 2005, il Maestro di Oxford è tornato regolarmente alla Scala dirigendo opere (Salome nel 2007, Il prigioniero e Il castello del principe Barbablù nel 2008, i sorprendenti Pagliacci e Cavalleria rusticana con la regia Mario Martone nel 2011, Falstaff con la regia di Robert Carsen nel 2013, Fierrabras nel 2018 e Le nozze di Figaro nel 2021), balletti (Serata Béjart nel 2010 per il ciclo di balletti diretti da grandi maestri voluto da Stéphane Lissner e Le spectre de la rose insieme alla ripresa di Cavalleria rusticana nel 2014) e decine di concerti con la Filarmonica ma anche con la London Symphony, la Mahler Chamber e l’Orchestra della Radio svedese.

Daniel Harding tornerà alla Scala dal 25 giugno per Turandot con la regia di Davide Livermore e Anna Netrebko protagonista, mentre dal 29 giugno dirigerà il Requiem di Mozart nella Stagione Sinfonica. Gli altri impegni per i primi mesi del 2024 includono il ritorno sul podio della Staatskapelle Dresden, dei Berliner Philharmoniker, della Philharmonique de Radio France e due importanti tournée europee con l’Orchestra della Radio Svedese e i Münchner Philharmoniker.

Il Concerto di Natale conclude un anno importante per il Coro scaligero, impegnato nello scorso autunno in una densa tournée europea con Riccardo Chailly e nella commovente apertura della Stagione Sinfonica lo scorso 9 novembre con i Quattro pezzi sacri prima del nuovo successo verdiano in Don Carlo. Anche grazie alla nuova camera acustica, gli appuntamenti sinfonici che includono il Coro saranno numerosi, dal già citato Requiem mozartiano con Harding ai ciclopici Gurrelieder ancora con Chailly dal 13 settembre. L’ufficio stampa pubblicherà uno speciale della Rivista del Teatro dedicato al Coro nel prossimo gennaio.

I prossimi Concerti straordinari: a febbraio Alcina con Minkowski

Il calendario dei concerti straordinari, aperto dal memorabile trio formato da Martha Argerich, Janine Jansen e Mischa Maisky, è particolarmente ricco nella Stagione 2023/2024. Il prossimo appuntamento, davvero straordinario, è l’8 febbraio con i Musiciens du Louvre che eseguono Alcina di Händel in forma di concerto diretti da Marc Minkowski; il 29 aprile Marco Armiliato accompagna Lisette Oropesa e Benjamin Bernheim in un programma francese, mentre Riccardo Chailly celebra due capisaldi del canone musicale d’Occidente: il 7 maggio la Nona di Beethoven e il 23 maggio il Requiem verdiano rispettivamente nel bicentenario e nel centocinquantenario delle prime esecuzioni, ma onora anche il centenario pucciniano il 29 novembre con una serata straordinaria con Anna Netrebko e Jonas Kaufmann. Infine, il 30 giugno William Christie e le sue Arts Florissants eseguono in versione semiscenica The Fairy Queen di Henry Purcell.

Sabato 23 dicembre 2023 ~ ore 20

Concerto di Natale

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO ALLA SCALA

DANIEL HARDING

direttore

Ludwig van Beethoven

Fantasia in do min. op. 80

per pianoforte, soli, coro e orchestra

Kirill Gerstein, pianoforte

Cristina Injeong HwangNadia Engheben, soprani
Eleonora De Prez, mezzosoprano
Michele MauroMassimiliano Italiani, tenori
Gabriele Valsecchi, basso

Johannes Brahms

Sinfonia n. 2 in re magg. op. 73

ALBERTO MALAZZI

maestro del coro

Prezzi: da 180 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

TCBO: “IL PIPISTRELLO” DI JOHANN STRAUSS PER CELEBRARE LE FESTE DI FINE ANNO

Debutta nel teatro felsineo e chiude la Stagione la nuova produzione con la regia di Cesare Lievi, co-prodotta con il Carlo Felice di Genova

Sul podio Sasha Yankevych; tra i protagonisti Mert Süngü e Desirée Rancatore

L’operetta è proposta in lingua italiana 

In scena al Comunale Nouveau dal 22 al 30 dicembre 2023

L’atmosfera festosa del periodo natalizio è garantita con la più celebre operetta di Johann Strauss II, Il pipistrello (Die Fledermaus), che chiude la Stagione d’Opera 2023 del Teatro Comunale di Bologna. Il nuovo allestimento firmato da Cesare Lievi, co-prodotto con l’Opera Carlo Felice di Genova dove ha debuttato alla fine dello scorso anno, è in scena per la prima volta nel capoluogo emiliano al Comunale Nouveau da venerdì 22 dicembre alle 20.00 (repliche fino al 30 dicembre). Sul podio il direttore d’orchestra ucraino Sasha Yankevych. Lo spettacolo è inoltre trasmesso in differita sul portale regionale OperaStreaming.com a partire dal 24 dicembre alle 15.30.

Il capolavoro del compositore viennese, su libretto di Carl Haffner e Richard Genée dalla commedia francese Le réveillon di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, è proposto nell’edizione ritmica italiana di Gino Negri – come è stato anche per la rappresentazione al TCBO del 1979 – e con i dialoghi in italiano a cura di Cesare Lievi.

«Il mio Konzept di regia – commenta Lievi nelle note di sala – nasce dall’idea che il titolo dell’operetta potrebbe essere “Il pipistrello, ovvero lo struzzo”. Tutti i personaggi di questo spettacolo sono struzzi, infatti si ingannano a vicenda, si tradiscono, sono sleali tra loro e però non vogliono vedere la situazione, vedere ciò che realmente sono. Ingannando sé stessi – spiega ancora il regista – mettono continuamente la testa sotto la sabbia. Forse non possono sopportare la propria realtà, perché se la riconoscessero capirebbero che non possono continuare a vivere così». Il regista lombardo, che ha collaborato con realtà musicali di prestigio come la Wiener Staatsoper, il Teatro alla Scala e la Metropolitan Opera di New York, torna a lavorare con il teatro felsineo dopo il Peter Grimes di Britten del 2017. Le scene e i costumi del Pipistrello sono firmati da Luigi Perego, le luci da Luigi Saccomandi e le coreografie da Irina Kashkova.

Il cast vede sul palco Mert Süngü nei panni del banchiere Gabriel von Eisenstein, Desirée Rancatore in quelli di sua moglie Rosalinde, al debutto nella parte (22, 28, 30 dicembre), che si alterna con Mihaela Marcu (23, 27, 29 dicembre), Birger Radde nelle vesti dell’imprenditore Dr. Falke, Miriam Albano come Principe Orlofski, Matteo Falcier come tenore Alfred (22, 28, 30 dicembre), in alternanza con Francesco Castoro (23, 27, 29 dicembre), Salvatore Grigoli come l’avvocato Dr. Blind, Anais Mejías che interpreta la cameriera Adele (22, 28, 30 dicembre), alternandosi con Sara Fanin (23, 27, 29 dicembre); e ancora Francesca Micarelli nella parte di Ida, Nicolò Ceriani come Frank e con la partecipazione straordinaria di Vito (il comico Stefano Bicocchi) come Frosch. 

Sul podio dell’Orchestra del Comunale ritorna Sasha Yankevych, classe 1991 e secondo premio al concorso Toscanini del 2021, dopo il concerto in stagione dello scorso 17 novembre. Il Coro della Fondazione lirico-sinfonica bolognese è istruito da Gea Garatti Ansini. Lo spettacolo vede la collaborazione della Bernstein School of Musical Theater di Bologna.

Andò in scena al Theater an der Wien il 5 aprile del 1874 Die Fledermaus, in un clima che ancora risentiva del “maggio nero”, la crisi finanziaria che circa un anno prima aveva colpito la capitale austriaca. Tutt’altra atmosfera domina l’operetta del “re dei Valzer” – mossa da festeggiamenti, balli, intrighi amorosi, travestimenti e burle – che nonostante il difficile contesto del debutto ha avuto numerose riprese in Europa e oltreoceano, diventando un caposaldo della musica mitteleuropea tra Otto e Novecento oggi apprezzato in tutto il mondo.

Le recite saranno precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.

I biglietti – da 15 a 100 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18, il sabato dalle 11 alle 15 (Largo Respighi, 1); nei giorni di spettacolo al Comunale Nouveau (Piazza della Costituzione, 4/a) da un’ora prima e fino a 15 minuti dopo l’inizio. 

Info: www.tcbo.it / https://www.tcbo.it/eventi/die-fledermaus/

Die Fledermaus (Il pipistrello) 

Operetta in tre atti
Libretto di Carl Haffner e Richard Genée 

Musica di Johann Strauss II 

Direttore Sasha Yanchevych

Regia Cesare Lievi

Maestro del Coro Gea Garatti Ansini

Scene e costumi Luigi Perego

Luci Luigi Saccomandi

Coreografia Irina Kashkova

Assistente alla regia Mirko Rizzi

Assistente coreografo Daniele Palumbo

Personaggi e interpreti

Gabriel von Eisenstein Mert Süngü

Rosalinde Desirée Rancatore (22, 28, 30 dicembre) / Mihaela Marcu (23, 27, 29 dicembre)

Frank Nicolò Ceriani

Principe Orlofsky Miriam Albano

Alfred Matteo Falcier  (22, 28, 30 dicembre) / Francesco Castoro (23, 27, 29 dicembre)

Dr. Falke Birger Radde

Dr. Blind Salvatore Grigoli

Adele Anais Mejías  (22, 28, 30 dicembre) / Sara Fanin (23, 27, 29 dicembre)

Ida Francesca Micarelli

Frosch Vito

Attori

Riccardo Dell’Era, Filippo Ferretti, Daniele Giuliani, Daniele Palumbo

Danzatori

Allievi della Accademia di Musical BSMT di Bologna

In collaborazione con la Bernstein School of Musical Theater di Bologna

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con il Teatro Carlo Felice di Genova

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Date

Venerdì 22 dicembre ore 20, Turno Prime

Sabato 23 dicembre ore 18, Turno Pomeriggio 1

Mercoledì 27 dicembre ore 20, Turno Sera 2

Giovedì 28 dicembre ore 20, Turno Sera 1

Venerdì 29 dicembre ore 18, Turno Pomeriggio 2

Sabato 30 dicembre ore 16, Turno Domenica